Il campanile di Oroset (episodio 53°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html

Felice Tolfo

 

Seguito:

la terza zona perimetrale (terzo anello) creata esclusivamente come area cuscinetto a salvaguardia della città.

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la terza zona perimetrale (terzo anello) creata esclusivamente come area cuscinetto a salvaguardia della città.

Le larghezze interne del primo e del secondo anello variavano, in base al numero delle strutture presenti, da un minimo di cinque metri ad un massimo di cinquanta metri. Mentre la larghezza del terzo anello non superava i quattro metri. Infine lo spessore di roccia interessato dalle pareti intermedie tra gli stessi anelli era di due metri comodi.

Tutti i laghi sotterranei presi a giusta considerazione si slanciavano in profondità anche piuttosto considerevoli. Alcuni si presentavano con la superficie ghiacciata. Decisamente un inconveniente di poco conto ovviato con l’utilizzo di tecniche appropriate che consentivano il prelievo dell’acqua anche con una certa facilità.

Per il settore alimentare vennero costruite delle maxi serre, basilari per la realizzazione e lo sviluppo dei più svariati sistemi agricoli.

I risultati non mancarono e andarono ben oltre alle più rosee aspettative…!!

Ottimi raccolti ritenuti più che sufficienti a soddisfare il fabbisogno dell’intera città…!!

Tra l’altro nelle serre le piante producevano ossigeno.

Nel complesso in quantità ragguardevoli considerata la loro notevole estensione!

Furono realizzati locali con strutture diversificate per gli allevamenti di polli, tacchini, faraone, conigli, capre e altri piccoli animali da cortile. Garantendo così anche un’ottima produzione di latte e uova.

Il mangime prodotto nelle serre lo si poteva considerare come una vera eccellenza!

Esisteva anche un progetto molto ambizioso, ancora in fase di studio, circa l’allevamento dei pesci d’acqua dolce…??…!!…??

Naturalmente per la materia prima c’era da affidarsi alla generosità dei terrestri…..

Per una buona strategia già sperimentata con pieno successo su altri generi come il nobile vitigno del prosecco.

Magari aiutati dalla oramai mitica Camilla o anche da altri kalloxiani terrestri!

Con la presenza dell’ossigeno nell’intero habitat lunare andavano a stabilizzarsi sia l’attrazione gravitazionale che

la pressione atmosferica.

Realizzato e perfezionato un valido sistema per lo smaltimento dei rifiuti che andava in perfetta sintonia con le loro esigenze di vita. Il materiale che poteva ritornare utile veniva raccolto dalle differenziate per poi essere introdotto nei rispettivi cicli di riciclaggio.

Mentre l’umido, dopo gli opportuni trattamenti, veniva trasformato in un additivo per la formazione del composto lunare.

Tutto quel grande lavoro per vivere una vita

“sufficientemente normale” ricca di grandi valori umani e morali.

Essenziali per mantenere alto sia l’entusiasmo che lo slancio vitale.

Però una domanda mi sorge spontanea:

ma perché proprio io…??

 Non potevate fare a meno di coinvolgermi evitando così quei rischi inutili e pericolosi come,

ad esempio,

far trapelare la vostra esistenza ai terrestri?

Ma tutto questo non vi preoccupa?

Non vi mette paura…??

Assolutamente no! risposero in coro Alfonso, Socrate, Desiderio e Candido, fino a quel momento presenti in un attento e ponderato silenzio.

Giusto così! confermò Aleandro. Perché in questo momento noi tutti ci troviamo a dover affrontare un problema particolarmente difficile che, altrimenti, potrebbe trasformarsi in un disastro colossale per tutti gli abitanti di Selene…!! Ed è proprio per scongiurare questo pericolo che ho pensato ad un aiuto veramente speciale.

Da qui mi è nata l’idea, subito condivisa da tutti,

di far venire sulla Luna

nientepopodimeno che un terrestre!

Il campanile di Oroset (episodio 52°)

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Felice Tolfo

Seguito:

Città dotata di parecchi confort per una vita quotidiana più che gradevole.

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Città dotata di parecchi confort per una vita quotidiana più che gradevole.

Sembra un sogno e invece è tutto incredibilmente vero!!

La sala della pioggia… un’idea favolosa…!!

Con ombrelli oppure senza…??

Uahahah…!!  affermò un sempre più entusiasta Alex.

L’hai detta giusta mio caro Alex!

Ci sono esattamente trenta ombrelli per chi vuole passeggiare sotto la pioggia senza bagnarsi.

Anche se molti preferiscono l’impermeabile tascabile,

quello con il cappuccio.

Dicono che la pioggia,

proprio perché rara,

va goduta in tutte le sue più sgradite sfumature.

Per l’acqua immagino venga utilizzata sempre la stessa per diverso tempo, come nelle nostre fontane?

Esatto, e per mantenerla nella sua purezza cristallina utilizziamo un piccolo ed efficientissimo depuratore.

Ma anche il giardino è un’altra grandiosa idea…??

Certo che sì!

Un piccolo parco di trecentocinquanta metri quadrati

che ti permette di percepire quelle meravigliose sensazioni che si sprigionano unicamente nelle zone ricche di verde.

Un giardino fiorito, rigoglioso e ben curato.

Con diverse specie di alberi e una vasta gamma di piante di varie dimensioni.

Colori a volontà per un posto pieno di brio.

Grazie ad un incredibile sentiero si possono raggiungere tutte le zone dell’oasi di verde.

 Le miniere, egregiamente sfruttate per l’estrazione dei minerali presenti nel sottosuolo,

fornivano di materie prime tutte le industrie create per la produzione di ogni bene necessario a conservare alta la loro garanzia di vita.

Cose utili ma anche dilettevoli che consentivano la serenità in uno stato di perenne agiatezza.

Al momento si era raggiunto un livello di produzione industriale tale da garantire una completa fornitura per l’intera popolazione. In certi ambiti, ma soprattutto nell’elettrodomestico, i magazzini erano talmente ben forniti che le produzioni furono provvisoriamente sospese.

Le miniere e le fabbriche si trovavano lungo circonferenze esterne alla città in una logica esclusiva dai connotati ben noti.

Non fu assolutamente un caso se la città andò a propagarsi seguendo un tracciato circolare.

Alla fine ne poteva venir fuori un cerchio perfetto se non ci fossero stati i presupposti che portavano alla logica naturale espansione di una città viva e in piena crescita.

La popolazione cresceva e la città si doveva adeguare con una espansione appropriata alle proprie particolari esigenze.

L’intervento in un suo tratto ben definito, largo trecento metri e lungo circa un chilometro, in estensione esterna al cerchio stesso.

Saviamente,

per le sue caratteristiche peculiari,

non erano previsti collegamenti con l’esterno.

Uscendo dalla città la prima zona perimetrale allargata al suo esterno (il primo anello) era occupata dalle industrie;

nella seconda (secondo anello) si trovavano le miniere, i laghi, gli acquedotti, i generatori di ossigeno e le centrali elettriche;

la terza zona perimetrale (terzo anello) creata esclusivamente come area cuscinetto a salvaguardia della città.

La barzelletta del giovedì sera…..

 

 

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Felice Tolfo

 

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Lettera di una moglie che lascia il marito.
La moglie scrive:
“Caro marito, ti scrivo questa lettera per dirti che ti lascio per qualcosa di meglio..sono stata una brava moglie per te per sette anni e non devo dimostrartelo.
Queste due ultime settimane sono state un inferno, il tuo capo mi ha chiamato per dirmi che oggi ti sei licenziato e questa è stata la tua ultima cazzata. La settimana scorsa sei tornato a casa e non hai notato che ero stata a farmi i capelli e le unghie, che avevo cucinato il tuo piatto preferito ed indossavo una marca di lingerie. Sei tornato a casa e hai mangiato in due minuti poi sei andato subito a dormire dopo aver guardato la partita…non mi dici più che mi ami, non mi tocchi più. Che tu mi stia prendendo in giro o non mi ami più, qualsiasi cosa sia, io ti lascio.
Buona fortuna!

Firmato: la tua ex moglie
P.s: non cercarmi..tuo fratello e io stiamo andando a vivere a Rimini insieme”.

Il marito risponde: 
“Cara ex moglie, niente ha riempito la mia giornata come il ricevere la tua lettera…è vero che io e te siamo stati sposati per sette anni sebbene l’ideale di brava moglie, a patto che esista, sia molto lontano da quello che tu sei stata. Guardo lo sport così, tanto per cercare di non sentire i tuoi continui rimproveri.
Va così male che non può funzionare, ho notato quando ti sei tagliata tutti i capelli la scorsa settimana e la prima cosa che ho pensato è stata: “sembri un uomo!”..mia madre mi ha insegnato a non dire nulla se non si può dire niente di carino.
Hai cucinato il mio piatto preferito ma forse ti sei confusa con mio fratello, perché ho smesso di mangiare maiale sedici anni fa.
Sono andato a dormire quando tu indossavi quella nuova lingerie perché l’etichetta del prezzo, di 49,99 euro, era ancora attaccata ed ho pregato fosse solo una coincidenza il fatto di aver prestato a mio fratello 50 euro l’altro giorno.
Nonostante tutto questo ti amavo ancora, sentivo che potevamo uscirne.
Così quando ho scoperto che avevo vinto alla lotteria 10 milioni di euro mi sono licenziato e ho comprato due biglietti per la Giamaica, ma quando sono tornato tu te ne sei andata. Penso che ogni cosa succeda per una precisa ragione e spero tu abbia la vita piena che hai sempre voluto.
Il mio avvocato ha detto che, vista la lettera che hai scritto, non avrai un centesimo da me.

Abbi cura di te!

Firmato: ricco come il demonio e libero

P.s: non so se te l’ho mai detto ma mio fratello prima di chiamarsi Carlo..si chiamava Carla e spero che questo non sia un problema.

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by: barzellette.net

Vita moderna

Foto Divertente: Gatto che si fa un selfie

 

Il gatto di casa è il gatto domestico che molti di noi hanno come compagno di vita. Non è catalogato in nessuna razza felina, ma è il più tipico dei gatti, il discendente più autentico del gatto delle origini, giunto in Europa come clandestino a bordo delle navi o al seguito dei legionari romani, e che ha sempre dovuto lottare per guadagnare il proprio spazio vitale.

Il gatto di casa, in genere, è un Europeo senza pedigree. La differenza tra un gatto di casa (detto anche comune, gatto soriano, o di grondaia) e un Europeo, per un amante dei gatti, è insignificante ma per gli allevatori la distinzione ha grande rilevanza: il gatto di casa, al contrario dell’Europeo, non ha uno standard di razza né un albero genealogico.

Al gatto di casa tutto è concesso: non c’è uniformità di taglia, né di struttura ossea né di morfologia; non c’è un gatto uguale all’altro né per l’aspetto né per il carattere.

Anche i mantelli hanno le loro particolarità: ce ne sono a tinta unita, multicolore, tigrati, di innumerevoli combinazioni e sfumature. Il pelo poi può essere lungo o corto così come la coda, che può avere diverse forme e lunghezze, o gli occhi, che a loro volta possono avere le forme e i colori più vari.

Il gatto di casa è un micio forte, molto intelligente ed è conosciuto per la sua capacità di sapersela cavare da solo in tutte le situazioni. Solitamente ha pochi problemi di salute ed è molto longevo.

È sotto tutti i punti di vista un ottimo compagno di vita: è tenero, affettuoso, ama le coccole, ma allo stesso tempo è un animale molto indipendente, dal carattere forte, e che esige, a sua volta, affetto e rispetto da parte nostra. Mangia quello che gli viene offerto e ama fare lunghe passeggiate all’aperto, anche se riesce a vivere benissimo in appartamento.

Il gatto di casa è il gatto ideale per la famiglia. È un gran giocherellone, soprattutto se i suoi compagni di gioco sono i bambini. Ma è anche capace di ascoltare i nostri silenzi, le nostre chiacchierate, i nostri malesseri, ed è sempre pronto a consolarci.

Non richiede cure particolari, ha solo bisogno del nostro amore.

 

by: PETCLUB

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Il campanile di Oroset (episodio 53°)

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la terza zona perimetrale (terzo anello) creata esclusivamente come area cuscinetto a salvaguardia della città.

Le larghezze interne del primo e del secondo anello variavano, in base al numero delle strutture presenti, da un minimo di cinque metri ad un massimo di cinquanta metri. Mentre la larghezza del terzo anello non superava i quattro metri. Infine lo spessore di roccia interessato dalle pareti intermedie tra gli stessi anelli era di due metri comodi.

Tutti i laghi sotterranei presi a giusta considerazione si slanciavano in profondità anche piuttosto considerevoli. Alcuni si presentavano con la superficie ghiacciata. Decisamente un inconveniente di poco conto ovviato con l’utilizzo di tecniche appropriate che consentivano il prelievo dell’acqua anche con una certa facilità.

Per il settore alimentare vennero costruite delle maxi serre, basilari per la realizzazione e lo sviluppo dei più svariati sistemi agricoli.

I risultati non mancarono e andarono ben oltre alle più rosee aspettative…!!

Ottimi raccolti ritenuti più che sufficienti a soddisfare il fabbisogno dell’intera città…!!

Tra l’altro nelle serre le piante producevano ossigeno.

Nel complesso in quantità ragguardevoli considerata la loro notevole estensione!

Furono realizzati locali con strutture diversificate per gli allevamenti di polli, tacchini, faraone, conigli, capre e altri piccoli animali da cortile. Garantendo così anche un’ottima produzione di latte e uova.

Il mangime prodotto nelle serre lo si poteva considerare come una vera eccellenza!

 

Esisteva anche un progetto molto ambizioso, ancora in fase di studio, circa l’allevamento dei pesci d’acqua dolce…??…!!…??

Naturalmente per la materia prima c’era da affidarsi alla generosità dei terrestri…..

Per una buona strategia già sperimentata con pieno successo su altri generi come il nobile vitigno del prosecco.

Magari aiutati dalla oramai mitica Camilla o anche da altri kalloxiani terrestri!

Con la presenza dell’ossigeno nell’intero habitat lunare andavano a stabilizzarsi sia l’attrazione gravitazionale che

la pressione atmosferica.

Realizzato e perfezionato un valido sistema per lo smaltimento dei rifiuti che andava in perfetta sintonia con le loro esigenze di vita. Il materiale che poteva ritornare utile veniva raccolto dalle differenziate per poi essere introdotto nei rispettivi cicli di riciclaggio.

Mentre l’umido, dopo gli opportuni trattamenti, veniva trasformato in un additivo per la formazione del composto lunare.

Tutto quel grande lavoro per vivere una vita

“sufficientemente normale” ricca di grandi valori umani e morali.

Essenziali per mantenere alto sia l’entusiasmo che lo slancio vitale.

 

Però una domanda mi sorge spontanea:

ma perché proprio io…??

 Non potevate fare a meno di coinvolgermi evitando così quei rischi inutili e pericolosi come,

ad esempio,

far trapelare la vostra esistenza ai terrestri?

Ma tutto questo non vi preoccupa?

Non vi mette paura…??

Assolutamente no! risposero in coro Alfonso, Socrate, Desiderio e Candido, fino a quel momento presenti in un attento e ponderato silenzio.

Giusto così! confermò Aleandro. Perché in questo momento noi tutti ci troviamo a dover affrontare un problema particolarmente difficile che, altrimenti, potrebbe trasformarsi in un disastro colossale per tutti gli abitanti di Selene…!! Ed è proprio per scongiurare questo pericolo che ho pensato ad un aiuto veramente speciale.

 

Da qui mi è nata l’idea, subito condivisa da tutti,

di far venire sulla Luna

nientepopodimeno che un terrestre!

Il campanile di Oroset (episodio 50°)

 

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Felice Tolfo

 

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Splendida l’opportunità di poter sfruttare la potente luce del sole.

Ma c’era dell’altro……

 

Ma c’era dell’altro……

Anche i macchinari funzionavano con il kattropurto!

Tutti verniciati con un kattropurto altamente sensibile alla luce.

In grado di caricare, in brevissimo tempo, un piccolo e potente accumulatore incorporato nell’attrezzo stesso!

Dalle dimensioni ridotte ma con una capacità tale di accumulo in grado di far funzionare il mezzo per oltre cinque ore consecutive.

Una ventina di minuti di esposizione al sole erano più che sufficienti per una completa ricarica.

Fortuna volle che l’intera zona operativa si trovava in un determinato spazio temporale dove clima e irradiazione solare permettevano di mantenere la temperatura entro limiti accettabili.

Non si superavano i cinquanta gradi.

 La prima creazione: una centrale elettrica!!

 Uno, due, tre e….. forse quattro colpi di piccozza furono sufficienti

per aprire il lago con uno squarcio.

Semplice infilarci il lungo tubo di aspirazione collegato alla pompa

già ben piazzata lungo il bordo.

Un tubo in uscita per riempire due grandi vasche.

La prima a servizio della turbina e la seconda del generatore dell’ossigeno.

Accanto alla turbina l’attrezzatura che andava a completare la prima, piccola ma efficientissima, centrale elettrica.

L’impresa riuscì grazie a due potentissimi accumulatori in grado di cedere la loro energia kalloxiana alla nuova centrale elettrica.

Trenta minuti furono più che sufficienti per mettere in moto l’intero meccanismo.

E fu così che le due eroiche batterie si “scansarono”

dando il via alla prima centrale elettrica lunare.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          

Un grande momento per la storia dei primi abitanti della Luna…!!

Con l’allargamento di un settore, a circa sedici metri sotto il suolo lunare, completo di lago e grotte, con gli impianti dell’energia elettrica, dell’acqua e dell’ossigeno,

venne realizzato il primo grande habitat lunare perfettamente isolato dall’esterno tramite una doppia porta a tenuta stagna.

Ben presto si aggiunsero altri habitat ancora più estesi!

E quando, con il progressivo avanzamento dei lavori minerari e l’inaugurazione delle prime fabbriche, riuscirono a costruire anche i primi macchinari lunari il ritmo produttivo si elevò alla massima potenza!  Riuscendo nell’impresa di ottenere, giorno dopo giorno, risultati grandiosi che li proiettarono verso un futuro ricco di soddisfazioni, fino ad arrivare alla grande città che di fatto più tardi si sarebbe chiamata

“Selene”!

 

La città con i suoi sessantamila abitanti si estendeva lungo una superficie sotterranea tanto vasta quanto complessa.

Un particolare per nulla marginale riguardava il numero delle tute spaziali che riuscirono a trasportare a bordo delle loro astronavi. Circa duemila! Un numero decisamente inferiore alle aspettative dei cinquantamila. Ma non fu considerato come un vero problema per il semplice motivo che venne sapientemente ovviato con una brillante applicazione di turnover della tuta spaziale…..

 

Da queste parti la vita procede ad una velocità supersonica,

con tanta frenesia ma anche con la lucidità necessaria per viverla serenamente.

Ci sono sempre tante cose da fare e la lista non finisce mai.

 

Ci troviamo tutti in un presente fattivo al cento per cento per un futuro che dovrà andare al mille per cento!

 

Tutto quello che veniva realizzato sulla Luna era il risultato di un lavoro sopraffino che univa la fatica all’ingegno dei lunari.

 

Il gatto sacro di Birmania

nuvola

Nuvola Tolfo

Il Gatto sacro di Birmania

Una bella leggenda proviene dalla Birmania dove esisteva, prima d’essere distrutto, un tempio sotterraneo denominato “Tempio dei Gatti”; al suo interno dimoravano cento gatti, tutti bianchi…
I monaci Khmer avevano costruito questo tempio, situato nella zona di Lao Tsun, agli inizi del XVIII secolo. In seguito, i monaci Kittah lo dedicarono alla venerazione della statua in oro di una bellissima dea dai meravigliosi occhi di zaffiro, denominata Tsun–Kyan–Kse.

Il suo compito era quello di prendersi cura della trasmigrazione delle anime. La statua della dea era sempre accudita da un monaco molto venerato e rispettato di nome Mun-Ha, che amava meditare lungamente davanti alla statua e che aveva come sua unica compagnia, un gatto bianco a lui fedelissimo di nome Sinh.
In una terribile notte, dei briganti uccisero il religioso (che stava meditando dinnanzi alla dea), per portar via la statua d’oro e zaffiri. Nell’istante in cui sopravvenne la morte di Mun-Ha, l’amato gatto s’accucciò sulla sua testa e il suo pelo bianco si tramutò in un manto dorato come quello della statua.

Gli occhi si colorarono con lo stesso blu dello zaffiro; le zampe, la coda e il musetto si tinsero di un bruno vellutato, come il colore della terra su cui la statua poggiava. Soltanto le parti a contatto con il monaco rimasero bianche, in ricordo della sua purezza.
Il mattino successivo, tutti i gatti bianchi del tempio avevano subìto la stessa trasformazione del gatto Sinh e da allora non solo vennero tutelati, ma anche considerati sacri. Qualche tempo dopo, tutta la regione venne invasa dalle popolazioni indù che uccisero molti religiosi e occuparono la gran parte dei templi.
Auguste Pavie e suo marito, il maggiore Russel Gordon, 118 presero le difese dei monaci Kittah aiutandoli a fuggire in Tibet. Fu proprio in quell’occasione che videro, per la prima volta, il Gatto sacro di Birmania venendo a conoscenza della sua storia. Nel 1919, quando i due fecero ritorno in Francia portarono con sé due gatti sacri, un maschio e una femmina, che avevano ricevuto in dono. Purtroppo durante il lungo viaggio il maschio morì, ma fortunatamente la gattina era rimasta incinta e, grazie ancora alla dea Bastet, la razza fu salva.

Una credenza birmana vuole che quando muore un sant’uomo, il suo spirito si incarni in un gatto e che, solo alla morte dell’animale, lo spirito possa salire al cielo.

Il gatto sacro di Birmania

nuvola

Nuvola Tolfo

 

Il Gatto sacro di Birmania

Una bella leggenda proviene dalla Birmania dove esisteva, prima d’essere distrutto, un tempio sotterraneo denominato “Tempio dei Gatti”; al suo interno dimoravano cento gatti, tutti bianchi…
I monaci Khmer avevano costruito questo tempio, situato nella zona di Lao Tsun, agli inizi del XVIII secolo. In seguito, i monaci Kittah lo dedicarono alla venerazione della statua in oro di una bellissima dea dai meravigliosi occhi di zaffiro, denominata Tsun–Kyan–Kse.

Il suo compito era quello di prendersi cura della trasmigrazione delle anime. La statua della dea era sempre accudita da un monaco molto venerato e rispettato di nome Mun-Ha, che amava meditare lungamente davanti alla statua e che aveva come sua unica compagnia, un gatto bianco a lui fedelissimo di nome Sinh.
In una terribile notte, dei briganti uccisero il religioso (che stava meditando dinnanzi alla dea), per portar via la statua d’oro e zaffiri. Nell’istante in cui sopravvenne la morte di Mun-Ha, l’amato gatto s’accucciò sulla sua testa e il suo pelo bianco si tramutò in un manto dorato come quello della statua.

Gli occhi si colorarono con lo stesso blu dello zaffiro; le zampe, la coda e il musetto si tinsero di un bruno vellutato, come il colore della terra su cui la statua poggiava. Soltanto le parti a contatto con il monaco rimasero bianche, in ricordo della sua purezza.
Il mattino successivo, tutti i gatti bianchi del tempio avevano subìto la stessa trasformazione del gatto Sinh e da allora non solo vennero tutelati, ma anche considerati sacri. Qualche tempo dopo, tutta la regione venne invasa dalle popolazioni indù che uccisero molti religiosi e occuparono la gran parte dei templi.
Auguste Pavie e suo marito, il maggiore Russel Gordon, 118 presero le difese dei monaci Kittah aiutandoli a fuggire in Tibet. Fu proprio in quell’occasione che videro, per la prima volta, il Gatto sacro di Birmania venendo a conoscenza della sua storia. Nel 1919, quando i due fecero ritorno in Francia portarono con sé due gatti sacri, un maschio e una femmina, che avevano ricevuto in dono. Purtroppo durante il lungo viaggio il maschio morì, ma fortunatamente la gattina era rimasta incinta e, grazie ancora alla dea Bastet, la razza fu salva.

Una credenza birmana vuole che quando muore un sant’uomo, il suo spirito si incarni in un gatto e che, solo alla morte dell’animale, lo spirito possa salire al cielo.

 

Miciaooooo

nuvola

Nuvola Tolfo

nuvola due

nuvola

 

CANE…E GATTO (LEGGENDA)

Da tempi immemorabili
 il cane e il gatto per vivere, si accontentavano delle briciole che l’uomo donava loro al termine dei suoi pasti.
Un bel giorno però, i due animali dissero all’uomo:
– In cambio dei nostri servigi, pretendiamo una piccola porzione di carne al giorno –
Un po’ a malincuore l’uomo accettò e l’accordo fu scritto, firmato e nascosto nel granaio del gatto.
Il giorno seguente il cane si presentò all’uomo per la sua razione di carne, ma l’uomo rispose
– Mostratemi il contratto ed io vi darò la carne –
Il gatto si precipitò nel granaio ma il contratto era stato totalmente rosicchiato dai topi.
Il cane si infuriò tanto, che da quel giorno tutte le volte che vede un gatto lo insegue per punirlo,
e da parte sua il gatto, quando non è inseguito da un cane, dà la caccia ai topi responsabili di aver distrutto un documento così importante.
storiegatti.it

 

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Il gatto Felix e lo spazio

Oltre al cane Laika e allo scimpanzé Ham fra le stelle viaggiò anche un gatto, Felix, il primo felino nello spazio. Felix era un gatto randagio di Parigi che fu addestrato per il suo viaggio in orbita con un’attenta preparazione.
Nel 1963 iniziò il suo viaggio a bordo di un missile francese in partenza da una base algerina. Felix non entrò in orbita ma il suo volo durò per duecento chilometri, fino a quando la capsula spaziale fece rientro nell’atmosfera ed atterrò con un paracadute. Il gatto Felix fu il primo ad attraversare lo spazio, anche se i francesi due anni prima avevano spedito in orbita proprio il nemico numero uno dei gatti, il topo.

tuttosuigatti.it

 

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La moglie chiede al marito:

“perché il gatto sembra ubriaco?”

Perché mi hai detto di dargli il whisky…..

allora la moglie si mette a urlare e dice:

“whiskas Luigi, ho detto whiskas!”

 

by barzellette.net

 

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Chi e’ riuscito a creare un capolavoro come il gatto,

ha acquisito il diritto di sbagliare tutto il resto.

 

by barzellette.net