Il campanile di Oroset I – libro primo – (EPISODIO 35°)

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 NUOVO EPISODIO

finale precedente:       

<Ciao Aleandro, praticamente siamo ancora distesi ognuno nel proprio letto! Ahahahah…!! Ahahahah…!! Mi devi perdonare…. ma io non volevo prenderti in giro, assolutamente no…!! La colpa è tutta di Alex….. che mi sta contagiando e non poco con la sua fottuta ironia…!!

Mannaggia a lui… mannaggia…!!

Certo che mi andrebbe..… pardon ci va! Il tempo di prepararci e siamo da te!>

 

       

         (35° ep.)      

PROSSIMA USCITA 

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 34°)

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 EPISODIO 34

finale precedente:        

Altra musica per l’uranio. L’averci a che fare aveva portato a considerare tutti i rischi che l’operazione stessa comportava. Così da dover adottare tutte le precauzioni indispensabili per neutralizzare ogni eventuale pericolo.

L’uranio arricchito veniva impiegato, solamente ed esclusivamente, nei reattori nucleari installati a bordo delle astronavi.

       

         (34° ep.)      

Particolarmente colpito nell’osservare immagini sarioriane registrate oltre trecento anni prima. Sbalordito, a dir poco, nel vedere le tre astronavi utilizzate per il trasferimento sul pianeta dove gli stessi sarioriani avrebbero in seguito intrapreso una grandiosa opera di colonizzazione. Per il resto gli abitanti di Irasor, con quella cultura radicata nei loro principi fondamentali dove ogni prototipo di vita racchiudeva in sé un altruismo incondizionato, non temevano il confronto con i terrestri: troppo alto il divario sui principi fondamentali della vita.

Che poi, tutto sommato, rispettare la vita di ogni singola persona altro non poteva essere se non la bellezza dell’onestà…!!

Alla fine, stanchi ma felici, si trasferirono in quella che sarebbe stata, provvisoriamente, la nuova camera da letto di Alex. La stessa che fu dei cari nonni di Isabel. Tanto grande la sua fortuna almeno quanto il letto matrimoniale interamente a sua disposizione.

<Prego mio principe….. A te l’onore di dormire nel lettone…!!>

<Grazieee,

mia bella “regina del cielo”…!!> le ultime parole del dormiente…..

Il crollo fisico di Alex!

Un sonno pesante come un grosso macigno gli cadde sulle spalle. Ma sospinto da un’eroica volontà raccolse le poche forze rimastegli per balzare sul letto con il salto tipico del canguro riuscendo a far volare le scarpe per un più che certo atterraggio d’emergenza…??

Simpaticissimo….. perché così come l’aveva visto Isabel, in quel preciso momento, sembrava volesse semplicemente testarne la consistenza invece di addormentarsi all’istante!

Una bella scenetta che fece emergere in Isabel il sentimento della rassegnazione….. ma forse anche no!

Perché c’era ben poco a cui pensare considerato che anche lei vinta dalla stanchezza riuscì a raggiungere la propria camera per poi zompare sul letto già prigioniera di un sonno che ben presto si sarebbe rivelato anche più profondo del previsto.

quarto”

04 settembre

Esattamente nel momento in cui, alle dodici esatte, il cellulare di Isabel iniziò a squillare la prima notte lunare di Alex apparteneva già al passato…!!

C’era qualcosa di più fastidioso che essere svegliati da un cellulare che strillava…??

Le due camere, poste una di fronte all’altra, avevano le porte spalancate e non ponevano ostacoli di sorta ai dialoghi tra Isabel e Alex. Né tantomeno all’ascolto del suono di una sveglia, un pseudo cordless, un cellulare e via dicendo…..

<Ciao Isabel sono Aleandro, ma come siete combinati..? Vi andrebbe di venire a pranzo da me?>

<Ciao Aleandro, praticamente siamo ancora distesi ognuno nel proprio letto! Ahahahah…!! Ahahahah…!! Mi devi perdonare…. ma io non volevo prenderti in giro, assolutamente no…!! La colpa è tutta di Alex….. che mi sta contagiando e non poco con la sua fottuta ironia…!!

Mannaggia a lui… mannaggia…!!

Certo che mi andrebbe..… pardon ci va! Il tempo di prepararci e siamo da te!>

     

seguirà:

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 33°)

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Felice Tolfo    33

finale precedente:

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

                 

  (33° ep.)                

<Vedi Alex> disse Isabel, <io abiterò qui con te ma, dall’alto del tuo fenomenale intuito, avrai già capito che ognuno di noi

avrà la sua personalissima camera da letto, bagno compreso…!!

Non so se ho reso l’idea…??>

<Altroché…!! L’hai resa proprio bene, direi anche troppo…??> rispose Alex.

<Praticamente sono un’uomo rovinato…!!

Uahahah…!! Uahahah…!!

Così non potrò inventarmi scuse del tipo:

oh cara potrei venire a farmi la doccia,

mi scappa “veloce veloce”…..

Macché macché”…!!

Non ci sono speranze che possano accendere una qualsiasi fiammella…!!

Ahhhhhhhhhh….. Sono disperato…..

Ma come faremo…??

Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahhhhhhhhh….. Che scemooooo….. Te la raccomando la tua fiammella del marziano….. Ahahahah…!! Ahahahah…!!

Uhmmmmmmmmmmmm…!!

Un’uomo disperato perché si è completamente dimenticato il suo cervello da qualche parte, dove non si sa…?? Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<In giro per lo spazio infinito….. Uahahah…!! Diciamo che sto scherzando, ma quanto non lo so…??…!!…?? Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!! Ahahahah…!! Ho capito che tu scherzi sempre, ahimè….. Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Uahahah…!! E’ proprio vero che l’allievo perfetto viene contagiato dal suo maestro più amato! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!!>

<Isabel volevo chiederti un favore, un grande favore…

Purtroppo la curiosità supera di gran lunga quelle che per me sono le condizioni di una logica e corretta tempistica, mi piacerebbe tanto, ma veramente tanto, dare una sbirciatina ai tuoi filmati kalloxiani!

Sai, “quasi quasi” non avevo il coraggio di chiedertelo perché mi rendo perfettamente conto che in questo momento il tuo desiderio più grande è uno solo: andare a letto a dormire!>

<Ormai me l’hai chiesto….. eppoi sta storia che ti manca il coraggio…. valla a raccontare a qualcun’altra! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Ma la mia è pura galanteria! Io sono un gentlemen….. Uahahah…!!>

<Sarai pure un gentlemen però anche un po’ tratopicopico neh…!! Pura galanteria…? Buuuuuuuu….. Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Allora….. visto che sei tanto curioso eccoti la cicacamemory, così come lo chiami tu….. Sbirciatore senza pazienza..!!..??>

Invece di utilizzare dei normali vix lettori optò per una visione maxi schermo. E il televisore, non a caso piazzato di fronte al comodo divano, ne fu il migliore interprete.

Sebbene inebriato dalle piacevoli sensazioni “isabelliane”, Alex riuscì nella grande impresa, degna dell’impavido uomo qual’era, di visionare l’intero pacchetto dedicato a Kallox. Osservare immagini relative ad un pianeta completamente sconosciuto all’intero mondo terrestre gli procurò un’estasi da piacere, tale da immobilizzarlo davanti allo schermo fino alla visione dell’ultimo file. Una personalissima considerazione circa la vita sul pianetlo portò a dolci riflessioni da condividere con la vita terrestre.

Le costruzioni di Irasor esprimevano un’architettura, da quel poco che si riusciva ad intravedere, certamente molto avveniristica ma, complessivamente parlando, vivibile e bene organizzata!

Solamente energia pulita per alimentare l’intera città. Il kattropurto andava molto forte in tutte le sue forme.

L’eolico lo si notava in prossimità di fattorie agricole e, sporadicamente sparso qua e là, in altre mini strutture distribuite lungo il pianeta.

Maestosa una centrale idroelettrica ai piedi di un’area collinare chiusa da un bacino artificiale magistralmente creato per confondersi con la stessa natura che si rispecchiava in una bellezza unica. Alex non disdegnò il facile accostamento terrestre.

Ma non vennero trascurate altre fonti emergenti di energia rinnovabile intesa in tutta la sua purezza.

Le abitazioni, grandi palazzi o piccole case che fossero, producevano energia elettrica in quantità tale da riuscire a coprire l’intero loro fabbisogno. Il settore industriale utilizzava solo ed esclusivamente

energia pulita.

Due le eccezioni: legna e uranio! Anche se il consumo della legna, decisamente trascurabile, non poteva destare funerei pensieri inquinanti:

un migliaio di stufe, altrettanti caminetti e, nelle sole occasioni festaiole, il barbecue.

Altra musica per l’uranio. L’averci a che fare aveva portato a considerare tutti i rischi che l’operazione stessa comportava. Così da dover adottare tutte le precauzioni indispensabili per neutralizzare ogni eventuale pericolo.

L’uranio arricchito veniva impiegato, solamente ed esclusivamente, nei reattori nucleari installati a bordo delle astronavi.

seguirà…..

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Altra musica per l’uranio. L’averci a che fare aveva portato a considerare tutti i rischi che l’operazione stessa comportava. Così da dover adottare tutte le precauzioni indispensabili per neutralizzare ogni eventuale pericolo.

L’uranio arricchito veniva impiegato, solamente ed esclusivamente, nei reattori nucleari installati a bordo delle astronavi.

       

         (34° ep.)      

Particolarmente colpito nell’osservare immagini sarioriane registrate oltre trecento anni prima. Sbalordito, a dir poco, nel vedere le tre astronavi utilizzate per il trasferimento sul pianeta dove gli stessi sarioriani avrebbero in seguito intrapreso una grandiosa opera di colonizzazione. Per il resto gli abitanti di Irasor, con quella cultura radicata nei loro principi fondamentali dove ogni prototipo di vita racchiudeva in sé un altruismo incondizionato, non temevano il confronto con i terrestri: troppo alto il divario sui principi fondamentali della vita.

Che poi, tutto sommato, rispettare la vita di ogni singola persona altro non poteva essere se non la bellezza dell’onestà…!!

Alla fine, stanchi ma felici, si trasferirono in quella che sarebbe stata, provvisoriamente, la nuova camera da letto di Alex. La stessa che fu dei cari nonni di Isabel. Tanto grande la sua fortuna almeno quanto il letto matrimoniale interamente a sua disposizione.

<Prego mio principe….. A te l’onore di dormire nel lettone…!!>

<Grazieee,

mia bella “regina del cielo”…!!> le ultime parole del dormiente…..

Il crollo fisico di Alex!

Un sonno pesante come un grosso macigno gli cadde sulle spalle. Ma sospinto da un’eroica volontà raccolse le poche forze rimastegli per balzare sul letto con il salto tipico del canguro riuscendo a far volare le scarpe per un più che certo atterraggio d’emergenza…??

Simpaticissimo….. perché così come l’aveva visto Isabel, in quel preciso momento, sembrava volesse semplicemente testarne la consistenza invece di addormentarsi all’istante!

Una bella scenetta che fece emergere in Isabel il sentimento della rassegnazione….. ma forse anche no!

Perché c’era ben poco a cui pensare considerato che anche lei vinta dalla stanchezza riuscì a raggiungere la propria camera per poi zompare sul letto già prigioniera di un sonno che ben presto si sarebbe rivelato anche più profondo del previsto.

quarto”

04 settembre

Esattamente nel momento in cui, alle dodici esatte, il cellulare di Isabel iniziò a squillare la prima notte lunare di Alex apparteneva già al passato…!!

C’era qualcosa di più fastidioso che essere svegliati da un cellulare che strillava…??

Le due camere, poste una di fronte all’altra, avevano le porte spalancate e non ponevano ostacoli di sorta ai dialoghi tra Isabel e Alex. Né tantomeno all’ascolto del suono di una sveglia, un pseudo cordless, un cellulare e via dicendo…..

<Ciao Isabel sono Aleandro, ma come siete combinati..? Vi andrebbe di venire a pranzo da me?>

<Ciao Aleandro, praticamente siamo ancora distesi ognuno nel proprio letto! Ahahahah…!! Ahahahah…!! Mi devi perdonare…. ma io non volevo prenderti in giro, assolutamente no…!! La colpa è tutta di Alex….. che mi sta contagiando e non poco con la sua fottuta ironia…!!

Mannaggia a lui… mannaggia…!!

Certo che mi andrebbe..… pardon ci va! Il tempo di prepararci e siamo da te!>

     

seguirà:

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finale precedente:

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

                 

  (33° ep.)                

<Vedi Alex> disse Isabel, <io abiterò qui con te ma, dall’alto del tuo fenomenale intuito, avrai già capito che ognuno di noi

avrà la sua personalissima camera da letto, bagno compreso…!!

Non so se ho reso l’idea…??>

<Altroché…!! L’hai resa proprio bene, direi anche troppo…??> rispose Alex.

<Praticamente sono un’uomo rovinato…!!

Uahahah…!! Uahahah…!!

Così non potrò inventarmi scuse del tipo:

oh cara potrei venire a farmi la doccia,

mi scappa “veloce veloce”…..

Macché macché”…!!

Non ci sono speranze che possano accendere una qualsiasi fiammella…!!

Ahhhhhhhhhh….. Sono disperato…..

Ma come faremo…??

Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahhhhhhhhh….. Che scemooooo….. Te la raccomando la tua fiammella del marziano….. Ahahahah…!! Ahahahah…!!

Uhmmmmmmmmmmmm…!!

Un’uomo disperato perché si è completamente dimenticato il suo cervello da qualche parte, dove non si sa…?? Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<In giro per lo spazio infinito….. Uahahah…!! Diciamo che sto scherzando, ma quanto non lo so…??…!!…?? Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!! Ahahahah…!! Ho capito che tu scherzi sempre, ahimè….. Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Uahahah…!! E’ proprio vero che l’allievo perfetto viene contagiato dal suo maestro più amato! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!!>

<Isabel volevo chiederti un favore, un grande favore…

Purtroppo la curiosità supera di gran lunga quelle che per me sono le condizioni di una logica e corretta tempistica, mi piacerebbe tanto, ma veramente tanto, dare una sbirciatina ai tuoi filmati kalloxiani!

Sai, “quasi quasi” non avevo il coraggio di chiedertelo perché mi rendo perfettamente conto che in questo momento il tuo desiderio più grande è uno solo: andare a letto a dormire!>

<Ormai me l’hai chiesto….. eppoi sta storia che ti manca il coraggio…. valla a raccontare a qualcun’altra! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Ma la mia è pura galanteria! Io sono un gentlemen….. Uahahah…!!>

<Sarai pure un gentlemen però anche un po’ tratopicopico neh…!! Pura galanteria…? Buuuuuuuu….. Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Allora….. visto che sei tanto curioso eccoti la cicacamemory, così come lo chiami tu….. Sbirciatore senza pazienza..!!..??>

Invece di utilizzare dei normali vix lettori optò per una visione maxi schermo. E il televisore, non a caso piazzato di fronte al comodo divano, ne fu il migliore interprete.

Sebbene inebriato dalle piacevoli sensazioni “isabelliane”, Alex riuscì nella grande impresa, degna dell’impavido uomo qual’era, di visionare l’intero pacchetto dedicato a Kallox. Osservare immagini relative ad un pianeta completamente sconosciuto all’intero mondo terrestre gli procurò un’estasi da piacere, tale da immobilizzarlo davanti allo schermo fino alla visione dell’ultimo file. Una personalissima considerazione circa la vita sul pianetlo portò a dolci riflessioni da condividere con la vita terrestre.

Le costruzioni di Irasor esprimevano un’architettura, da quel poco che si riusciva ad intravedere, certamente molto avveniristica ma, complessivamente parlando, vivibile e bene organizzata!

Solamente energia pulita per alimentare l’intera città. Il kattropurto andava molto forte in tutte le sue forme.

L’eolico lo si notava in prossimità di fattorie agricole e, sporadicamente sparso qua e là, in altre mini strutture distribuite lungo il pianeta.

Maestosa una centrale idroelettrica ai piedi di un’area collinare chiusa da un bacino artificiale magistralmente creato per confondersi con la stessa natura che si rispecchiava in una bellezza unica. Alex non disdegnò il facile accostamento terrestre.

Ma non vennero trascurate altre fonti emergenti di energia rinnovabile intesa in tutta la sua purezza.

Le abitazioni, grandi palazzi o piccole case che fossero, producevano energia elettrica in quantità tale da riuscire a coprire l’intero loro fabbisogno. Il settore industriale utilizzava solo ed esclusivamente

energia pulita.

Due le eccezioni: legna e uranio! Anche se il consumo della legna, decisamente trascurabile, non poteva destare funerei pensieri inquinanti:

un migliaio di stufe, altrettanti caminetti e, nelle sole occasioni festaiole, il barbecue.

Altra musica per l’uranio. L’averci a che fare aveva portato a considerare tutti i rischi che l’operazione stessa comportava. Così da dover adottare tutte le precauzioni indispensabili per neutralizzare ogni eventuale pericolo.

L’uranio arricchito veniva impiegato, solamente ed esclusivamente, nei reattori nucleari installati a bordo delle astronavi.

seguirà…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 32°)

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Felice Tolfo    32

finale precedente:

Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

              

 (32° ep.)  

                         L’intera rete dell’aria viaggiava lungo il soffitto della città.

Mentre l’energia elettrica, i cavi onda, l’acqua potabile, gli scarichi bianchi e neri scorrevano distintamente all’interno di un percorso, monitorato e valutato, ricavato sotto la pavimentazione della città stessa.

Una considerazione sull’importanza che rivestivano i numerosi depuratori d’aria distribuiti lungo l’intera area cittadina, fondamentali nel processo di eliminazione delle sostanze tossiche prodotte dagli esseri viventi.

Isabel e Alex, accompagnati da un più che comprensibile elevato tenore emotivo, salirono le scale fino a portare i rispettivi rilevatori olfattivi a sfiorare la porta del loro appartamento al secondo piano. Due giri di chiave precedettero quella che, di sicuro, fu un’entrata trionfale. Dove Alex, sin da subito, ebbe modo di constatare l’assoluta normalità di un appartamento

comunque”

ubicato in una palazzina di una città interamente ricavata nel sottosuolo lunare…!!

Confortevole e accogliente alloggio, dotato di ampie stanze con soffitti alti due metri e cinquanta centimetri. Nella piccola entrata una finestra virtuale appoggiata sulla parete della porta d’entrata, esattamente alla sinistra venendo da fuori. Giusto di fronte, semi appoggiato alla parete, un bel divano pareva trovarsi lì non per caso ma esclusivamente per il piacere di poter ammirare il panorama esterno attraverso la stessa finestra virtuale. Una sala con angolo cottura, soggiorno, divano e tv. Due camere con rispettivi servizi e una stanzetta ad uso lavanderia e ripostiglio, dove accanto alla lavatrice ci stava l’asciugatrice!! Giusto l’asciugatrice….. perché a Selene per asciugare i panni ci si doveva affidare all’elettrodomestico…!!

Due piccoli depuratori d’aria, sotto dimensionati se paragonati alle strutture presenti per le vie della città, entravano in funzione automaticamente dietro impulso delle sonde di rilevazione presenti nell’appartamento. Si trattava di apparecchi dedicati alla depurazione dell’aria con la prerogativa di poterla sia riscaldare che raffreddare.

Un sistema basato sull’utilizzo di piccole piastre di pietra lavica.

Una pietra lavica vecchia, figlia di un’eruzione avvenuta oltre un milione di anni prima, con le caratteristiche di straordinarietà per un uso atto a produrre calore, anche intenso, con un consumo di energia elettrica veramente esiguo.

L’alta tecnologia selenese-kalloxiana consentiva a tutte le apparecchiature elettriche esistenti in città di funzionare efficacemente utilizzando piccole quantità di energia elettrica.

Tutte le abitazioni di Selene, e la casa di Isabel certamente non rappresentava l’eccezione, possedevano delle finestre con tendine elettroniche incorporate che davano all’interno della città. Mentre per l’esterno erano tutte dotate di una propria finestra virtuale.

In sostanza si trattava di una telecamera fissa piazzata all’esterno, opportunamente mimetizzata tra le rocce, con una panoramica che spaziava dal suolo al cielo. Lo schermo interno appoggiato ad una parete ne rilevava il suo significato di finestra virtuale…!!

All’esterno vennero montate circa duecento telecamere.

Cento in esclusivo controllo del suolo e del cielo che consentivano la visione delle immagini in presa diretta con la possibilità di rivederle registrate. Tre delle quali puntavano dritte al cratere hangar delle 240 astronavi.

Mentre per le altre cento, prive di registrazione terminale ma sempre con la visione tra suolo e cielo, valeva l’uso al servizio virtuale delle finestre che guardavano il panorama lunare.

Le telecamere erano tutte a colori e dotate di led infrarossi incorporati a garanzia di una perfetta visione notturna. Opportunamente avvolte da una protezione, solida e trasparente, contro l’aggressione dei rigori dello spazio cosmico.

Solamente cento telecamere per le finestre virtuali dell’intera città significava che una singola telecamera forniva la stessa identica visone per circa duecento appartamenti.

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

seguirà……

Il campanile di Oroset I – libro primo – (EPISODIO 34°)

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finale precedente:        

Altra musica per l’uranio. L’averci a che fare aveva portato a considerare tutti i rischi che l’operazione stessa comportava. Così da dover adottare tutte le precauzioni indispensabili per neutralizzare ogni eventuale pericolo.

L’uranio arricchito veniva impiegato, solamente ed esclusivamente, nei reattori nucleari installati a bordo delle astronavi.

       

         (34° ep.)      

Particolarmente colpito nell’osservare immagini sarioriane registrate oltre trecento anni prima. Sbalordito, a dir poco, nel vedere le tre astronavi utilizzate per il trasferimento sul pianeta dove gli stessi sarioriani avrebbero in seguito intrapreso una grandiosa opera di colonizzazione. Per il resto gli abitanti di Irasor, con quella cultura radicata nei loro principi fondamentali dove ogni prototipo di vita racchiudeva in sé un altruismo incondizionato, non temevano il confronto con i terrestri: troppo alto il divario sui principi fondamentali della vita.

Che poi, tutto sommato, rispettare la vita di ogni singola persona altro non poteva essere se non la bellezza dell’onestà…!!

Alla fine, stanchi ma felici, si trasferirono in quella che sarebbe stata, provvisoriamente, la nuova camera da letto di Alex. La stessa che fu dei cari nonni di Isabel. Tanto grande la sua fortuna almeno quanto il letto matrimoniale interamente a sua disposizione.

<Prego mio principe….. A te l’onore di dormire nel lettone…!!>

<Grazieee,

mia bella “regina del cielo”…!!> le ultime parole del dormiente…..

Il crollo fisico di Alex!

Un sonno pesante come un grosso macigno gli cadde sulle spalle. Ma sospinto da un’eroica volontà raccolse le poche forze rimastegli per balzare sul letto con il salto tipico del canguro riuscendo a far volare le scarpe per un più che certo atterraggio d’emergenza…??

Simpaticissimo….. perché così come l’aveva visto Isabel, in quel preciso momento, sembrava volesse semplicemente testarne la consistenza invece di addormentarsi all’istante!

Una bella scenetta che fece emergere in Isabel il sentimento della rassegnazione….. ma forse anche no!

Perché c’era ben poco a cui pensare considerato che anche lei vinta dalla stanchezza riuscì a raggiungere la propria camera per poi zompare sul letto già prigioniera di un sonno che ben presto si sarebbe rivelato anche più profondo del previsto.

quarto”

04 settembre

Esattamente nel momento in cui, alle dodici esatte, il cellulare di Isabel iniziò a squillare la prima notte lunare di Alex apparteneva già al passato…!!

C’era qualcosa di più fastidioso che essere svegliati da un cellulare che strillava…??

Le due camere, poste una di fronte all’altra, avevano le porte spalancate e non ponevano ostacoli di sorta ai dialoghi tra Isabel e Alex. Né tantomeno all’ascolto del suono di una sveglia, un pseudo cordless, un cellulare e via dicendo…..

<Ciao Isabel sono Aleandro, ma come siete combinati..? Vi andrebbe di venire a pranzo da me?>

<Ciao Aleandro, praticamente siamo ancora distesi ognuno nel proprio letto! Ahahahah…!! Ahahahah…!! Mi devi perdonare…. ma io non volevo prenderti in giro, assolutamente no…!! La colpa è tutta di Alex….. che mi sta contagiando e non poco con la sua fottuta ironia…!!

Mannaggia a lui… mannaggia…!!

Certo che mi andrebbe..… pardon ci va! Il tempo di prepararci e siamo da te!>

     

seguirà:

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 33°)

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Felice Tolfo    33

finale precedente:

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

                 

  (33° ep.)                

<Vedi Alex> disse Isabel, <io abiterò qui con te ma, dall’alto del tuo fenomenale intuito, avrai già capito che ognuno di noi

avrà la sua personalissima camera da letto, bagno compreso…!!

Non so se ho reso l’idea…??>

<Altroché…!! L’hai resa proprio bene, direi anche troppo…??> rispose Alex.

<Praticamente sono un’uomo rovinato…!!

Uahahah…!! Uahahah…!!

Così non potrò inventarmi scuse del tipo:

oh cara potrei venire a farmi la doccia,

mi scappa “veloce veloce”…..

Macché macché”…!!

Non ci sono speranze che possano accendere una qualsiasi fiammella…!!

Ahhhhhhhhhh….. Sono disperato…..

Ma come faremo…??

Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahhhhhhhhh….. Che scemooooo….. Te la raccomando la tua fiammella del marziano….. Ahahahah…!! Ahahahah…!!

Uhmmmmmmmmmmmm…!!

Un’uomo disperato perché si è completamente dimenticato il suo cervello da qualche parte, dove non si sa…?? Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<In giro per lo spazio infinito….. Uahahah…!! Diciamo che sto scherzando, ma quanto non lo so…??…!!…?? Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!! Ahahahah…!! Ho capito che tu scherzi sempre, ahimè….. Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Uahahah…!! E’ proprio vero che l’allievo perfetto viene contagiato dal suo maestro più amato! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!!>

<Isabel volevo chiederti un favore, un grande favore…

Purtroppo la curiosità supera di gran lunga quelle che per me sono le condizioni di una logica e corretta tempistica, mi piacerebbe tanto, ma veramente tanto, dare una sbirciatina ai tuoi filmati kalloxiani!

Sai, “quasi quasi” non avevo il coraggio di chiedertelo perché mi rendo perfettamente conto che in questo momento il tuo desiderio più grande è uno solo: andare a letto a dormire!>

<Ormai me l’hai chiesto….. eppoi sta storia che ti manca il coraggio…. valla a raccontare a qualcun’altra! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Ma la mia è pura galanteria! Io sono un gentlemen….. Uahahah…!!>

<Sarai pure un gentlemen però anche un po’ tratopicopico neh…!! Pura galanteria…? Buuuuuuuu….. Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Allora….. visto che sei tanto curioso eccoti la cicacamemory, così come lo chiami tu….. Sbirciatore senza pazienza..!!..??>

Invece di utilizzare dei normali vix lettori optò per una visione maxi schermo. E il televisore, non a caso piazzato di fronte al comodo divano, ne fu il migliore interprete.

Sebbene inebriato dalle piacevoli sensazioni “isabelliane”, Alex riuscì nella grande impresa, degna dell’impavido uomo qual’era, di visionare l’intero pacchetto dedicato a Kallox. Osservare immagini relative ad un pianeta completamente sconosciuto all’intero mondo terrestre gli procurò un’estasi da piacere, tale da immobilizzarlo davanti allo schermo fino alla visione dell’ultimo file. Una personalissima considerazione circa la vita sul pianetlo portò a dolci riflessioni da condividere con la vita terrestre.

Le costruzioni di Irasor esprimevano un’architettura, da quel poco che si riusciva ad intravedere, certamente molto avveniristica ma, complessivamente parlando, vivibile e bene organizzata!

Solamente energia pulita per alimentare l’intera città. Il kattropurto andava molto forte in tutte le sue forme.

L’eolico lo si notava in prossimità di fattorie agricole e, sporadicamente sparso qua e là, in altre mini strutture distribuite lungo il pianeta.

Maestosa una centrale idroelettrica ai piedi di un’area collinare chiusa da un bacino artificiale magistralmente creato per confondersi con la stessa natura che si rispecchiava in una bellezza unica. Alex non disdegnò il facile accostamento terrestre.

Ma non vennero trascurate altre fonti emergenti di energia rinnovabile intesa in tutta la sua purezza.

Le abitazioni, grandi palazzi o piccole case che fossero, producevano energia elettrica in quantità tale da riuscire a coprire l’intero loro fabbisogno. Il settore industriale utilizzava solo ed esclusivamente

energia pulita.

Due le eccezioni: legna e uranio! Anche se il consumo della legna, decisamente trascurabile, non poteva destare funerei pensieri inquinanti:

un migliaio di stufe, altrettanti caminetti e, nelle sole occasioni festaiole, il barbecue.

Altra musica per l’uranio. L’averci a che fare aveva portato a considerare tutti i rischi che l’operazione stessa comportava. Così da dover adottare tutte le precauzioni indispensabili per neutralizzare ogni eventuale pericolo.

L’uranio arricchito veniva impiegato, solamente ed esclusivamente, nei reattori nucleari installati a bordo delle astronavi.

seguirà…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 32°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    32

finale precedente:

Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

              

 (32° ep.)  

                         L’intera rete dell’aria viaggiava lungo il soffitto della città.

Mentre l’energia elettrica, i cavi onda, l’acqua potabile, gli scarichi bianchi e neri scorrevano distintamente all’interno di un percorso, monitorato e valutato, ricavato sotto la pavimentazione della città stessa.

Una considerazione sull’importanza che rivestivano i numerosi depuratori d’aria distribuiti lungo l’intera area cittadina, fondamentali nel processo di eliminazione delle sostanze tossiche prodotte dagli esseri viventi.

Isabel e Alex, accompagnati da un più che comprensibile elevato tenore emotivo, salirono le scale fino a portare i rispettivi rilevatori olfattivi a sfiorare la porta del loro appartamento al secondo piano. Due giri di chiave precedettero quella che, di sicuro, fu un’entrata trionfale. Dove Alex, sin da subito, ebbe modo di constatare l’assoluta normalità di un appartamento

comunque”

ubicato in una palazzina di una città interamente ricavata nel sottosuolo lunare…!!

Confortevole e accogliente alloggio, dotato di ampie stanze con soffitti alti due metri e cinquanta centimetri. Nella piccola entrata una finestra virtuale appoggiata sulla parete della porta d’entrata, esattamente alla sinistra venendo da fuori. Giusto di fronte, semi appoggiato alla parete, un bel divano pareva trovarsi lì non per caso ma esclusivamente per il piacere di poter ammirare il panorama esterno attraverso la stessa finestra virtuale. Una sala con angolo cottura, soggiorno, divano e tv. Due camere con rispettivi servizi e una stanzetta ad uso lavanderia e ripostiglio, dove accanto alla lavatrice ci stava l’asciugatrice!! Giusto l’asciugatrice….. perché a Selene per asciugare i panni ci si doveva affidare all’elettrodomestico…!!

Due piccoli depuratori d’aria, sotto dimensionati se paragonati alle strutture presenti per le vie della città, entravano in funzione automaticamente dietro impulso delle sonde di rilevazione presenti nell’appartamento. Si trattava di apparecchi dedicati alla depurazione dell’aria con la prerogativa di poterla sia riscaldare che raffreddare.

Un sistema basato sull’utilizzo di piccole piastre di pietra lavica.

Una pietra lavica vecchia, figlia di un’eruzione avvenuta oltre un milione di anni prima, con le caratteristiche di straordinarietà per un uso atto a produrre calore, anche intenso, con un consumo di energia elettrica veramente esiguo.

L’alta tecnologia selenese-kalloxiana consentiva a tutte le apparecchiature elettriche esistenti in città di funzionare efficacemente utilizzando piccole quantità di energia elettrica.

Tutte le abitazioni di Selene, e la casa di Isabel certamente non rappresentava l’eccezione, possedevano delle finestre con tendine elettroniche incorporate che davano all’interno della città. Mentre per l’esterno erano tutte dotate di una propria finestra virtuale.

In sostanza si trattava di una telecamera fissa piazzata all’esterno, opportunamente mimetizzata tra le rocce, con una panoramica che spaziava dal suolo al cielo. Lo schermo interno appoggiato ad una parete ne rilevava il suo significato di finestra virtuale…!!

All’esterno vennero montate circa duecento telecamere.

Cento in esclusivo controllo del suolo e del cielo che consentivano la visione delle immagini in presa diretta con la possibilità di rivederle registrate. Tre delle quali puntavano dritte al cratere hangar delle 240 astronavi.

Mentre per le altre cento, prive di registrazione terminale ma sempre con la visione tra suolo e cielo, valeva l’uso al servizio virtuale delle finestre che guardavano il panorama lunare.

Le telecamere erano tutte a colori e dotate di led infrarossi incorporati a garanzia di una perfetta visione notturna. Opportunamente avvolte da una protezione, solida e trasparente, contro l’aggressione dei rigori dello spazio cosmico.

Solamente cento telecamere per le finestre virtuali dell’intera città significava che una singola telecamera forniva la stessa identica visone per circa duecento appartamenti.

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

seguirà……

Il campanile di Oroset I – libro primo – (EPISODIO 34°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
 NUOVO EPISODIO

finale precedente:        

Altra musica per l’uranio. L’averci a che fare aveva portato a considerare tutti i rischi che l’operazione stessa comportava. Così da dover adottare tutte le precauzioni indispensabili per neutralizzare ogni eventuale pericolo.

L’uranio arricchito veniva impiegato, solamente ed esclusivamente, nei reattori nucleari installati a bordo delle astronavi.

       

         (34° ep.)      

Particolarmente colpito nell’osservare immagini sarioriane registrate oltre trecento anni prima. Sbalordito, a dir poco, nel vedere le tre astronavi utilizzate per il trasferimento sul pianeta dove gli stessi sarioriani avrebbero in seguito intrapreso una grandiosa opera di colonizzazione. Per il resto gli abitanti di Irasor, con quella cultura radicata nei loro principi fondamentali dove ogni prototipo di vita racchiudeva in sé un altruismo incondizionato, non temevano il confronto con i terrestri: troppo alto il divario sui principi fondamentali della vita.

Che poi, tutto sommato, rispettare la vita di ogni singola persona altro non poteva essere se non la bellezza dell’onestà…!!

Alla fine, stanchi ma felici, si trasferirono in quella che sarebbe stata, provvisoriamente, la nuova camera da letto di Alex. La stessa che fu dei cari nonni di Isabel. Tanto grande la sua fortuna almeno quanto il letto matrimoniale interamente a sua disposizione.

<Prego mio principe….. A te l’onore di dormire nel lettone…!!>

<Grazieee,

mia bella “regina del cielo”…!!> le ultime parole del dormiente…..

Il crollo fisico di Alex!

Un sonno pesante come un grosso macigno gli cadde sulle spalle. Ma sospinto da un’eroica volontà raccolse le poche forze rimastegli per balzare sul letto con il salto tipico del canguro riuscendo a far volare le scarpe per un più che certo atterraggio d’emergenza…??

Simpaticissimo….. perché così come l’aveva visto Isabel, in quel preciso momento, sembrava volesse semplicemente testarne la consistenza invece di addormentarsi all’istante!

Una bella scenetta che fece emergere in Isabel il sentimento della rassegnazione….. ma forse anche no!

Perché c’era ben poco a cui pensare considerato che anche lei vinta dalla stanchezza riuscì a raggiungere la propria camera per poi zompare sul letto già prigioniera di un sonno che ben presto si sarebbe rivelato anche più profondo del previsto.

quarto”

04 settembre

Esattamente nel momento in cui, alle dodici esatte, il cellulare di Isabel iniziò a squillare la prima notte lunare di Alex apparteneva già al passato…!!

C’era qualcosa di più fastidioso che essere svegliati da un cellulare che strillava…??

Le due camere, poste una di fronte all’altra, avevano le porte spalancate e non ponevano ostacoli di sorta ai dialoghi tra Isabel e Alex. Né tantomeno all’ascolto del suono di una sveglia, un pseudo cordless, un cellulare e via dicendo…..

<Ciao Isabel sono Aleandro, ma come siete combinati..? Vi andrebbe di venire a pranzo da me?>

<Ciao Aleandro, praticamente siamo ancora distesi ognuno nel proprio letto! Ahahahah…!! Ahahahah…!! Mi devi perdonare…. ma io non volevo prenderti in giro, assolutamente no…!! La colpa è tutta di Alex….. che mi sta contagiando e non poco con la sua fottuta ironia…!!

Mannaggia a lui… mannaggia…!!

Certo che mi andrebbe..… pardon ci va! Il tempo di prepararci e siamo da te!>

     

seguirà:

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 33°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    33

finale precedente:

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

                 

  (33° ep.)                

<Vedi Alex> disse Isabel, <io abiterò qui con te ma, dall’alto del tuo fenomenale intuito, avrai già capito che ognuno di noi

avrà la sua personalissima camera da letto, bagno compreso…!!

Non so se ho reso l’idea…??>

<Altroché…!! L’hai resa proprio bene, direi anche troppo…??> rispose Alex.

<Praticamente sono un’uomo rovinato…!!

Uahahah…!! Uahahah…!!

Così non potrò inventarmi scuse del tipo:

oh cara potrei venire a farmi la doccia,

mi scappa “veloce veloce”…..

Macché macché”…!!

Non ci sono speranze che possano accendere una qualsiasi fiammella…!!

Ahhhhhhhhhh….. Sono disperato…..

Ma come faremo…??

Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahhhhhhhhh….. Che scemooooo….. Te la raccomando la tua fiammella del marziano….. Ahahahah…!! Ahahahah…!!

Uhmmmmmmmmmmmm…!!

Un’uomo disperato perché si è completamente dimenticato il suo cervello da qualche parte, dove non si sa…?? Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<In giro per lo spazio infinito….. Uahahah…!! Diciamo che sto scherzando, ma quanto non lo so…??…!!…?? Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!! Ahahahah…!! Ho capito che tu scherzi sempre, ahimè….. Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Uahahah…!! E’ proprio vero che l’allievo perfetto viene contagiato dal suo maestro più amato! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!!>

<Isabel volevo chiederti un favore, un grande favore…

Purtroppo la curiosità supera di gran lunga quelle che per me sono le condizioni di una logica e corretta tempistica, mi piacerebbe tanto, ma veramente tanto, dare una sbirciatina ai tuoi filmati kalloxiani!

Sai, “quasi quasi” non avevo il coraggio di chiedertelo perché mi rendo perfettamente conto che in questo momento il tuo desiderio più grande è uno solo: andare a letto a dormire!>

<Ormai me l’hai chiesto….. eppoi sta storia che ti manca il coraggio…. valla a raccontare a qualcun’altra! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Ma la mia è pura galanteria! Io sono un gentlemen….. Uahahah…!!>

<Sarai pure un gentlemen però anche un po’ tratopicopico neh…!! Pura galanteria…? Buuuuuuuu….. Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Allora….. visto che sei tanto curioso eccoti la cicacamemory, così come lo chiami tu….. Sbirciatore senza pazienza..!!..??>

Invece di utilizzare dei normali vix lettori optò per una visione maxi schermo. E il televisore, non a caso piazzato di fronte al comodo divano, ne fu il migliore interprete.

Sebbene inebriato dalle piacevoli sensazioni “isabelliane”, Alex riuscì nella grande impresa, degna dell’impavido uomo qual’era, di visionare l’intero pacchetto dedicato a Kallox. Osservare immagini relative ad un pianeta completamente sconosciuto all’intero mondo terrestre gli procurò un’estasi da piacere, tale da immobilizzarlo davanti allo schermo fino alla visione dell’ultimo file. Una personalissima considerazione circa la vita sul pianetlo portò a dolci riflessioni da condividere con la vita terrestre.

Le costruzioni di Irasor esprimevano un’architettura, da quel poco che si riusciva ad intravedere, certamente molto avveniristica ma, complessivamente parlando, vivibile e bene organizzata!

Solamente energia pulita per alimentare l’intera città. Il kattropurto andava molto forte in tutte le sue forme.

L’eolico lo si notava in prossimità di fattorie agricole e, sporadicamente sparso qua e là, in altre mini strutture distribuite lungo il pianeta.

Maestosa una centrale idroelettrica ai piedi di un’area collinare chiusa da un bacino artificiale magistralmente creato per confondersi con la stessa natura che si rispecchiava in una bellezza unica. Alex non disdegnò il facile accostamento terrestre.

Ma non vennero trascurate altre fonti emergenti di energia rinnovabile intesa in tutta la sua purezza.

Le abitazioni, grandi palazzi o piccole case che fossero, producevano energia elettrica in quantità tale da riuscire a coprire l’intero loro fabbisogno. Il settore industriale utilizzava solo ed esclusivamente

energia pulita.

Due le eccezioni: legna e uranio! Anche se il consumo della legna, decisamente trascurabile, non poteva destare funerei pensieri inquinanti:

un migliaio di stufe, altrettanti caminetti e, nelle sole occasioni festaiole, il barbecue.

Altra musica per l’uranio. L’averci a che fare aveva portato a considerare tutti i rischi che l’operazione stessa comportava. Così da dover adottare tutte le precauzioni indispensabili per neutralizzare ogni eventuale pericolo.

L’uranio arricchito veniva impiegato, solamente ed esclusivamente, nei reattori nucleari installati a bordo delle astronavi.

seguirà…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 32°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    32

finale precedente:

Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

              

 (32° ep.)  

                         L’intera rete dell’aria viaggiava lungo il soffitto della città.

Mentre l’energia elettrica, i cavi onda, l’acqua potabile, gli scarichi bianchi e neri scorrevano distintamente all’interno di un percorso, monitorato e valutato, ricavato sotto la pavimentazione della città stessa.

Una considerazione sull’importanza che rivestivano i numerosi depuratori d’aria distribuiti lungo l’intera area cittadina, fondamentali nel processo di eliminazione delle sostanze tossiche prodotte dagli esseri viventi.

Isabel e Alex, accompagnati da un più che comprensibile elevato tenore emotivo, salirono le scale fino a portare i rispettivi rilevatori olfattivi a sfiorare la porta del loro appartamento al secondo piano. Due giri di chiave precedettero quella che, di sicuro, fu un’entrata trionfale. Dove Alex, sin da subito, ebbe modo di constatare l’assoluta normalità di un appartamento

comunque”

ubicato in una palazzina di una città interamente ricavata nel sottosuolo lunare…!!

Confortevole e accogliente alloggio, dotato di ampie stanze con soffitti alti due metri e cinquanta centimetri. Nella piccola entrata una finestra virtuale appoggiata sulla parete della porta d’entrata, esattamente alla sinistra venendo da fuori. Giusto di fronte, semi appoggiato alla parete, un bel divano pareva trovarsi lì non per caso ma esclusivamente per il piacere di poter ammirare il panorama esterno attraverso la stessa finestra virtuale. Una sala con angolo cottura, soggiorno, divano e tv. Due camere con rispettivi servizi e una stanzetta ad uso lavanderia e ripostiglio, dove accanto alla lavatrice ci stava l’asciugatrice!! Giusto l’asciugatrice….. perché a Selene per asciugare i panni ci si doveva affidare all’elettrodomestico…!!

Due piccoli depuratori d’aria, sotto dimensionati se paragonati alle strutture presenti per le vie della città, entravano in funzione automaticamente dietro impulso delle sonde di rilevazione presenti nell’appartamento. Si trattava di apparecchi dedicati alla depurazione dell’aria con la prerogativa di poterla sia riscaldare che raffreddare.

Un sistema basato sull’utilizzo di piccole piastre di pietra lavica.

Una pietra lavica vecchia, figlia di un’eruzione avvenuta oltre un milione di anni prima, con le caratteristiche di straordinarietà per un uso atto a produrre calore, anche intenso, con un consumo di energia elettrica veramente esiguo.

L’alta tecnologia selenese-kalloxiana consentiva a tutte le apparecchiature elettriche esistenti in città di funzionare efficacemente utilizzando piccole quantità di energia elettrica.

Tutte le abitazioni di Selene, e la casa di Isabel certamente non rappresentava l’eccezione, possedevano delle finestre con tendine elettroniche incorporate che davano all’interno della città. Mentre per l’esterno erano tutte dotate di una propria finestra virtuale.

In sostanza si trattava di una telecamera fissa piazzata all’esterno, opportunamente mimetizzata tra le rocce, con una panoramica che spaziava dal suolo al cielo. Lo schermo interno appoggiato ad una parete ne rilevava il suo significato di finestra virtuale…!!

All’esterno vennero montate circa duecento telecamere.

Cento in esclusivo controllo del suolo e del cielo che consentivano la visione delle immagini in presa diretta con la possibilità di rivederle registrate. Tre delle quali puntavano dritte al cratere hangar delle 240 astronavi.

Mentre per le altre cento, prive di registrazione terminale ma sempre con la visione tra suolo e cielo, valeva l’uso al servizio virtuale delle finestre che guardavano il panorama lunare.

Le telecamere erano tutte a colori e dotate di led infrarossi incorporati a garanzia di una perfetta visione notturna. Opportunamente avvolte da una protezione, solida e trasparente, contro l’aggressione dei rigori dello spazio cosmico.

Solamente cento telecamere per le finestre virtuali dell’intera città significava che una singola telecamera forniva la stessa identica visone per circa duecento appartamenti.

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

seguirà……

Il campanile di Oroset I – libro primo – (EPISODIO 34°)

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finale precedente:        

Altra musica per l’uranio. L’averci a che fare aveva portato a considerare tutti i rischi che l’operazione stessa comportava. Così da dover adottare tutte le precauzioni indispensabili per neutralizzare ogni eventuale pericolo.

L’uranio arricchito veniva impiegato, solamente ed esclusivamente, nei reattori nucleari installati a bordo delle astronavi.

       

         (34° ep.)      

Particolarmente colpito nell’osservare immagini sarioriane registrate oltre trecento anni prima. Sbalordito, a dir poco, nel vedere le tre astronavi utilizzate per il trasferimento sul pianeta dove gli stessi sarioriani avrebbero in seguito intrapreso una grandiosa opera di colonizzazione. Per il resto gli abitanti di Irasor, con quella cultura radicata nei loro principi fondamentali dove ogni prototipo di vita racchiudeva in sé un altruismo incondizionato, non temevano il confronto con i terrestri: troppo alto il divario sui principi fondamentali della vita.

Che poi, tutto sommato, rispettare la vita di ogni singola persona altro non poteva essere se non la bellezza dell’onestà…!!

Alla fine, stanchi ma felici, si trasferirono in quella che sarebbe stata, provvisoriamente, la nuova camera da letto di Alex. La stessa che fu dei cari nonni di Isabel. Tanto grande la sua fortuna almeno quanto il letto matrimoniale interamente a sua disposizione.

<Prego mio principe….. A te l’onore di dormire nel lettone…!!>

<Grazieee,

mia bella “regina del cielo”…!!> le ultime parole del dormiente…..

Il crollo fisico di Alex!

Un sonno pesante come un grosso macigno gli cadde sulle spalle. Ma sospinto da un’eroica volontà raccolse le poche forze rimastegli per balzare sul letto con il salto tipico del canguro riuscendo a far volare le scarpe per un più che certo atterraggio d’emergenza…??

Simpaticissimo….. perché così come l’aveva visto Isabel, in quel preciso momento, sembrava volesse semplicemente testarne la consistenza invece di addormentarsi all’istante!

Una bella scenetta che fece emergere in Isabel il sentimento della rassegnazione….. ma forse anche no!

Perché c’era ben poco a cui pensare considerato che anche lei vinta dalla stanchezza riuscì a raggiungere la propria camera per poi zompare sul letto già prigioniera di un sonno che ben presto si sarebbe rivelato anche più profondo del previsto.

quarto”

04 settembre

Esattamente nel momento in cui, alle dodici esatte, il cellulare di Isabel iniziò a squillare la prima notte lunare di Alex apparteneva già al passato…!!

C’era qualcosa di più fastidioso che essere svegliati da un cellulare che strillava…??

Le due camere, poste una di fronte all’altra, avevano le porte spalancate e non ponevano ostacoli di sorta ai dialoghi tra Isabel e Alex. Né tantomeno all’ascolto del suono di una sveglia, un pseudo cordless, un cellulare e via dicendo…..

<Ciao Isabel sono Aleandro, ma come siete combinati..? Vi andrebbe di venire a pranzo da me?>

<Ciao Aleandro, praticamente siamo ancora distesi ognuno nel proprio letto! Ahahahah…!! Ahahahah…!! Mi devi perdonare…. ma io non volevo prenderti in giro, assolutamente no…!! La colpa è tutta di Alex….. che mi sta contagiando e non poco con la sua fottuta ironia…!!

Mannaggia a lui… mannaggia…!!

Certo che mi andrebbe..… pardon ci va! Il tempo di prepararci e siamo da te!>

     

seguirà:

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 33°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    33

finale precedente:

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

                 

  (33° ep.)                

<Vedi Alex> disse Isabel, <io abiterò qui con te ma, dall’alto del tuo fenomenale intuito, avrai già capito che ognuno di noi

avrà la sua personalissima camera da letto, bagno compreso…!!

Non so se ho reso l’idea…??>

<Altroché…!! L’hai resa proprio bene, direi anche troppo…??> rispose Alex.

<Praticamente sono un’uomo rovinato…!!

Uahahah…!! Uahahah…!!

Così non potrò inventarmi scuse del tipo:

oh cara potrei venire a farmi la doccia,

mi scappa “veloce veloce”…..

Macché macché”…!!

Non ci sono speranze che possano accendere una qualsiasi fiammella…!!

Ahhhhhhhhhh….. Sono disperato…..

Ma come faremo…??

Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahhhhhhhhh….. Che scemooooo….. Te la raccomando la tua fiammella del marziano….. Ahahahah…!! Ahahahah…!!

Uhmmmmmmmmmmmm…!!

Un’uomo disperato perché si è completamente dimenticato il suo cervello da qualche parte, dove non si sa…?? Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<In giro per lo spazio infinito….. Uahahah…!! Diciamo che sto scherzando, ma quanto non lo so…??…!!…?? Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!! Ahahahah…!! Ho capito che tu scherzi sempre, ahimè….. Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Uahahah…!! E’ proprio vero che l’allievo perfetto viene contagiato dal suo maestro più amato! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!!>

<Isabel volevo chiederti un favore, un grande favore…

Purtroppo la curiosità supera di gran lunga quelle che per me sono le condizioni di una logica e corretta tempistica, mi piacerebbe tanto, ma veramente tanto, dare una sbirciatina ai tuoi filmati kalloxiani!

Sai, “quasi quasi” non avevo il coraggio di chiedertelo perché mi rendo perfettamente conto che in questo momento il tuo desiderio più grande è uno solo: andare a letto a dormire!>

<Ormai me l’hai chiesto….. eppoi sta storia che ti manca il coraggio…. valla a raccontare a qualcun’altra! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Ma la mia è pura galanteria! Io sono un gentlemen….. Uahahah…!!>

<Sarai pure un gentlemen però anche un po’ tratopicopico neh…!! Pura galanteria…? Buuuuuuuu….. Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Allora….. visto che sei tanto curioso eccoti la cicacamemory, così come lo chiami tu….. Sbirciatore senza pazienza..!!..??>

Invece di utilizzare dei normali vix lettori optò per una visione maxi schermo. E il televisore, non a caso piazzato di fronte al comodo divano, ne fu il migliore interprete.

Sebbene inebriato dalle piacevoli sensazioni “isabelliane”, Alex riuscì nella grande impresa, degna dell’impavido uomo qual’era, di visionare l’intero pacchetto dedicato a Kallox. Osservare immagini relative ad un pianeta completamente sconosciuto all’intero mondo terrestre gli procurò un’estasi da piacere, tale da immobilizzarlo davanti allo schermo fino alla visione dell’ultimo file. Una personalissima considerazione circa la vita sul pianetlo portò a dolci riflessioni da condividere con la vita terrestre.

Le costruzioni di Irasor esprimevano un’architettura, da quel poco che si riusciva ad intravedere, certamente molto avveniristica ma, complessivamente parlando, vivibile e bene organizzata!

Solamente energia pulita per alimentare l’intera città. Il kattropurto andava molto forte in tutte le sue forme.

L’eolico lo si notava in prossimità di fattorie agricole e, sporadicamente sparso qua e là, in altre mini strutture distribuite lungo il pianeta.

Maestosa una centrale idroelettrica ai piedi di un’area collinare chiusa da un bacino artificiale magistralmente creato per confondersi con la stessa natura che si rispecchiava in una bellezza unica. Alex non disdegnò il facile accostamento terrestre.

Ma non vennero trascurate altre fonti emergenti di energia rinnovabile intesa in tutta la sua purezza.

Le abitazioni, grandi palazzi o piccole case che fossero, producevano energia elettrica in quantità tale da riuscire a coprire l’intero loro fabbisogno. Il settore industriale utilizzava solo ed esclusivamente

energia pulita.

Due le eccezioni: legna e uranio! Anche se il consumo della legna, decisamente trascurabile, non poteva destare funerei pensieri inquinanti:

un migliaio di stufe, altrettanti caminetti e, nelle sole occasioni festaiole, il barbecue.

Altra musica per l’uranio. L’averci a che fare aveva portato a considerare tutti i rischi che l’operazione stessa comportava. Così da dover adottare tutte le precauzioni indispensabili per neutralizzare ogni eventuale pericolo.

L’uranio arricchito veniva impiegato, solamente ed esclusivamente, nei reattori nucleari installati a bordo delle astronavi.

seguirà…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 32°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    32

finale precedente:

Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

              

 (32° ep.)  

                         L’intera rete dell’aria viaggiava lungo il soffitto della città.

Mentre l’energia elettrica, i cavi onda, l’acqua potabile, gli scarichi bianchi e neri scorrevano distintamente all’interno di un percorso, monitorato e valutato, ricavato sotto la pavimentazione della città stessa.

Una considerazione sull’importanza che rivestivano i numerosi depuratori d’aria distribuiti lungo l’intera area cittadina, fondamentali nel processo di eliminazione delle sostanze tossiche prodotte dagli esseri viventi.

Isabel e Alex, accompagnati da un più che comprensibile elevato tenore emotivo, salirono le scale fino a portare i rispettivi rilevatori olfattivi a sfiorare la porta del loro appartamento al secondo piano. Due giri di chiave precedettero quella che, di sicuro, fu un’entrata trionfale. Dove Alex, sin da subito, ebbe modo di constatare l’assoluta normalità di un appartamento

comunque”

ubicato in una palazzina di una città interamente ricavata nel sottosuolo lunare…!!

Confortevole e accogliente alloggio, dotato di ampie stanze con soffitti alti due metri e cinquanta centimetri. Nella piccola entrata una finestra virtuale appoggiata sulla parete della porta d’entrata, esattamente alla sinistra venendo da fuori. Giusto di fronte, semi appoggiato alla parete, un bel divano pareva trovarsi lì non per caso ma esclusivamente per il piacere di poter ammirare il panorama esterno attraverso la stessa finestra virtuale. Una sala con angolo cottura, soggiorno, divano e tv. Due camere con rispettivi servizi e una stanzetta ad uso lavanderia e ripostiglio, dove accanto alla lavatrice ci stava l’asciugatrice!! Giusto l’asciugatrice….. perché a Selene per asciugare i panni ci si doveva affidare all’elettrodomestico…!!

Due piccoli depuratori d’aria, sotto dimensionati se paragonati alle strutture presenti per le vie della città, entravano in funzione automaticamente dietro impulso delle sonde di rilevazione presenti nell’appartamento. Si trattava di apparecchi dedicati alla depurazione dell’aria con la prerogativa di poterla sia riscaldare che raffreddare.

Un sistema basato sull’utilizzo di piccole piastre di pietra lavica.

Una pietra lavica vecchia, figlia di un’eruzione avvenuta oltre un milione di anni prima, con le caratteristiche di straordinarietà per un uso atto a produrre calore, anche intenso, con un consumo di energia elettrica veramente esiguo.

L’alta tecnologia selenese-kalloxiana consentiva a tutte le apparecchiature elettriche esistenti in città di funzionare efficacemente utilizzando piccole quantità di energia elettrica.

Tutte le abitazioni di Selene, e la casa di Isabel certamente non rappresentava l’eccezione, possedevano delle finestre con tendine elettroniche incorporate che davano all’interno della città. Mentre per l’esterno erano tutte dotate di una propria finestra virtuale.

In sostanza si trattava di una telecamera fissa piazzata all’esterno, opportunamente mimetizzata tra le rocce, con una panoramica che spaziava dal suolo al cielo. Lo schermo interno appoggiato ad una parete ne rilevava il suo significato di finestra virtuale…!!

All’esterno vennero montate circa duecento telecamere.

Cento in esclusivo controllo del suolo e del cielo che consentivano la visione delle immagini in presa diretta con la possibilità di rivederle registrate. Tre delle quali puntavano dritte al cratere hangar delle 240 astronavi.

Mentre per le altre cento, prive di registrazione terminale ma sempre con la visione tra suolo e cielo, valeva l’uso al servizio virtuale delle finestre che guardavano il panorama lunare.

Le telecamere erano tutte a colori e dotate di led infrarossi incorporati a garanzia di una perfetta visione notturna. Opportunamente avvolte da una protezione, solida e trasparente, contro l’aggressione dei rigori dello spazio cosmico.

Solamente cento telecamere per le finestre virtuali dell’intera città significava che una singola telecamera forniva la stessa identica visone per circa duecento appartamenti.

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

seguirà……

Il campanile di Oroset I – libro primo – (EPISODIO 34°)

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 NUOVO EPISODIO

finale precedente:        

Altra musica per l’uranio. L’averci a che fare aveva portato a considerare tutti i rischi che l’operazione stessa comportava. Così da dover adottare tutte le precauzioni indispensabili per neutralizzare ogni eventuale pericolo.

L’uranio arricchito veniva impiegato, solamente ed esclusivamente, nei reattori nucleari installati a bordo delle astronavi.

       

         (34° ep.)               

PROSSIMA USCITA

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 33°)

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Felice Tolfo    33

finale precedente:

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

                 

  (33° ep.)                

<Vedi Alex> disse Isabel, <io abiterò qui con te ma, dall’alto del tuo fenomenale intuito, avrai già capito che ognuno di noi

avrà la sua personalissima camera da letto, bagno compreso…!!

Non so se ho reso l’idea…??>

<Altroché…!! L’hai resa proprio bene, direi anche troppo…??> rispose Alex.

<Praticamente sono un’uomo rovinato…!!

Uahahah…!! Uahahah…!!

Così non potrò inventarmi scuse del tipo:

oh cara potrei venire a farmi la doccia,

mi scappa “veloce veloce”…..

Macché macché”…!!

Non ci sono speranze che possano accendere una qualsiasi fiammella…!!

Ahhhhhhhhhh….. Sono disperato…..

Ma come faremo…??

Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahhhhhhhhh….. Che scemooooo….. Te la raccomando la tua fiammella del marziano….. Ahahahah…!! Ahahahah…!!

Uhmmmmmmmmmmmm…!!

Un’uomo disperato perché si è completamente dimenticato il suo cervello da qualche parte, dove non si sa…?? Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<In giro per lo spazio infinito….. Uahahah…!! Diciamo che sto scherzando, ma quanto non lo so…??…!!…?? Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!! Ahahahah…!! Ho capito che tu scherzi sempre, ahimè….. Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Uahahah…!! E’ proprio vero che l’allievo perfetto viene contagiato dal suo maestro più amato! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!!>

<Isabel volevo chiederti un favore, un grande favore…

Purtroppo la curiosità supera di gran lunga quelle che per me sono le condizioni di una logica e corretta tempistica, mi piacerebbe tanto, ma veramente tanto, dare una sbirciatina ai tuoi filmati kalloxiani!

Sai, “quasi quasi” non avevo il coraggio di chiedertelo perché mi rendo perfettamente conto che in questo momento il tuo desiderio più grande è uno solo: andare a letto a dormire!>

<Ormai me l’hai chiesto….. eppoi sta storia che ti manca il coraggio…. valla a raccontare a qualcun’altra! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Ma la mia è pura galanteria! Io sono un gentlemen….. Uahahah…!!>

<Sarai pure un gentlemen però anche un po’ tratopicopico neh…!! Pura galanteria…? Buuuuuuuu….. Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Allora….. visto che sei tanto curioso eccoti la cicacamemory, così come lo chiami tu….. Sbirciatore senza pazienza..!!..??>

Invece di utilizzare dei normali vix lettori optò per una visione maxi schermo. E il televisore, non a caso piazzato di fronte al comodo divano, ne fu il migliore interprete.

Sebbene inebriato dalle piacevoli sensazioni “isabelliane”, Alex riuscì nella grande impresa, degna dell’impavido uomo qual’era, di visionare l’intero pacchetto dedicato a Kallox. Osservare immagini relative ad un pianeta completamente sconosciuto all’intero mondo terrestre gli procurò un’estasi da piacere, tale da immobilizzarlo davanti allo schermo fino alla visione dell’ultimo file. Una personalissima considerazione circa la vita sul pianetlo portò a dolci riflessioni da condividere con la vita terrestre.

Le costruzioni di Irasor esprimevano un’architettura, da quel poco che si riusciva ad intravedere, certamente molto avveniristica ma, complessivamente parlando, vivibile e bene organizzata!

Solamente energia pulita per alimentare l’intera città. Il kattropurto andava molto forte in tutte le sue forme.

L’eolico lo si notava in prossimità di fattorie agricole e, sporadicamente sparso qua e là, in altre mini strutture distribuite lungo il pianeta.

Maestosa una centrale idroelettrica ai piedi di un’area collinare chiusa da un bacino artificiale magistralmente creato per confondersi con la stessa natura che si rispecchiava in una bellezza unica. Alex non disdegnò il facile accostamento terrestre.

Ma non vennero trascurate altre fonti emergenti di energia rinnovabile intesa in tutta la sua purezza.

Le abitazioni, grandi palazzi o piccole case che fossero, producevano energia elettrica in quantità tale da riuscire a coprire l’intero loro fabbisogno. Il settore industriale utilizzava solo ed esclusivamente

energia pulita.

Due le eccezioni: legna e uranio! Anche se il consumo della legna, decisamente trascurabile, non poteva destare funerei pensieri inquinanti:

un migliaio di stufe, altrettanti caminetti e, nelle sole occasioni festaiole, il barbecue.

Altra musica per l’uranio. L’averci a che fare aveva portato a considerare tutti i rischi che l’operazione stessa comportava. Così da dover adottare tutte le precauzioni indispensabili per neutralizzare ogni eventuale pericolo.

L’uranio arricchito veniva impiegato, solamente ed esclusivamente, nei reattori nucleari installati a bordo delle astronavi.

seguirà…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 32°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    32

finale precedente:

Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

              

 (32° ep.)  

                         L’intera rete dell’aria viaggiava lungo il soffitto della città.

Mentre l’energia elettrica, i cavi onda, l’acqua potabile, gli scarichi bianchi e neri scorrevano distintamente all’interno di un percorso, monitorato e valutato, ricavato sotto la pavimentazione della città stessa.

Una considerazione sull’importanza che rivestivano i numerosi depuratori d’aria distribuiti lungo l’intera area cittadina, fondamentali nel processo di eliminazione delle sostanze tossiche prodotte dagli esseri viventi.

Isabel e Alex, accompagnati da un più che comprensibile elevato tenore emotivo, salirono le scale fino a portare i rispettivi rilevatori olfattivi a sfiorare la porta del loro appartamento al secondo piano. Due giri di chiave precedettero quella che, di sicuro, fu un’entrata trionfale. Dove Alex, sin da subito, ebbe modo di constatare l’assoluta normalità di un appartamento

comunque”

ubicato in una palazzina di una città interamente ricavata nel sottosuolo lunare…!!

Confortevole e accogliente alloggio, dotato di ampie stanze con soffitti alti due metri e cinquanta centimetri. Nella piccola entrata una finestra virtuale appoggiata sulla parete della porta d’entrata, esattamente alla sinistra venendo da fuori. Giusto di fronte, semi appoggiato alla parete, un bel divano pareva trovarsi lì non per caso ma esclusivamente per il piacere di poter ammirare il panorama esterno attraverso la stessa finestra virtuale. Una sala con angolo cottura, soggiorno, divano e tv. Due camere con rispettivi servizi e una stanzetta ad uso lavanderia e ripostiglio, dove accanto alla lavatrice ci stava l’asciugatrice!! Giusto l’asciugatrice….. perché a Selene per asciugare i panni ci si doveva affidare all’elettrodomestico…!!

Due piccoli depuratori d’aria, sotto dimensionati se paragonati alle strutture presenti per le vie della città, entravano in funzione automaticamente dietro impulso delle sonde di rilevazione presenti nell’appartamento. Si trattava di apparecchi dedicati alla depurazione dell’aria con la prerogativa di poterla sia riscaldare che raffreddare.

Un sistema basato sull’utilizzo di piccole piastre di pietra lavica.

Una pietra lavica vecchia, figlia di un’eruzione avvenuta oltre un milione di anni prima, con le caratteristiche di straordinarietà per un uso atto a produrre calore, anche intenso, con un consumo di energia elettrica veramente esiguo.

L’alta tecnologia selenese-kalloxiana consentiva a tutte le apparecchiature elettriche esistenti in città di funzionare efficacemente utilizzando piccole quantità di energia elettrica.

Tutte le abitazioni di Selene, e la casa di Isabel certamente non rappresentava l’eccezione, possedevano delle finestre con tendine elettroniche incorporate che davano all’interno della città. Mentre per l’esterno erano tutte dotate di una propria finestra virtuale.

In sostanza si trattava di una telecamera fissa piazzata all’esterno, opportunamente mimetizzata tra le rocce, con una panoramica che spaziava dal suolo al cielo. Lo schermo interno appoggiato ad una parete ne rilevava il suo significato di finestra virtuale…!!

All’esterno vennero montate circa duecento telecamere.

Cento in esclusivo controllo del suolo e del cielo che consentivano la visione delle immagini in presa diretta con la possibilità di rivederle registrate. Tre delle quali puntavano dritte al cratere hangar delle 240 astronavi.

Mentre per le altre cento, prive di registrazione terminale ma sempre con la visione tra suolo e cielo, valeva l’uso al servizio virtuale delle finestre che guardavano il panorama lunare.

Le telecamere erano tutte a colori e dotate di led infrarossi incorporati a garanzia di una perfetta visione notturna. Opportunamente avvolte da una protezione, solida e trasparente, contro l’aggressione dei rigori dello spazio cosmico.

Solamente cento telecamere per le finestre virtuali dell’intera città significava che una singola telecamera forniva la stessa identica visone per circa duecento appartamenti.

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

seguirà……

Il campanile di Oroset I – libro primo – (EPISODIO 34°)

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finale precedente:        

Altra musica per l’uranio. L’averci a che fare aveva portato a considerare tutti i rischi che l’operazione stessa comportava. Così da dover adottare tutte le precauzioni indispensabili per neutralizzare ogni eventuale pericolo.

L’uranio arricchito veniva impiegato, solamente ed esclusivamente, nei reattori nucleari installati a bordo delle astronavi.

       

         (34° ep.)               

PROSSIMA USCITA

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Felice Tolfo    33

finale precedente:

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

                 

  (33° ep.)                

<Vedi Alex> disse Isabel, <io abiterò qui con te ma, dall’alto del tuo fenomenale intuito, avrai già capito che ognuno di noi

avrà la sua personalissima camera da letto, bagno compreso…!!

Non so se ho reso l’idea…??>

<Altroché…!! L’hai resa proprio bene, direi anche troppo…??> rispose Alex.

<Praticamente sono un’uomo rovinato…!!

Uahahah…!! Uahahah…!!

Così non potrò inventarmi scuse del tipo:

oh cara potrei venire a farmi la doccia,

mi scappa “veloce veloce”…..

Macché macché”…!!

Non ci sono speranze che possano accendere una qualsiasi fiammella…!!

Ahhhhhhhhhh….. Sono disperato…..

Ma come faremo…??

Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahhhhhhhhh….. Che scemooooo….. Te la raccomando la tua fiammella del marziano….. Ahahahah…!! Ahahahah…!!

Uhmmmmmmmmmmmm…!!

Un’uomo disperato perché si è completamente dimenticato il suo cervello da qualche parte, dove non si sa…?? Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<In giro per lo spazio infinito….. Uahahah…!! Diciamo che sto scherzando, ma quanto non lo so…??…!!…?? Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!! Ahahahah…!! Ho capito che tu scherzi sempre, ahimè….. Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Uahahah…!! E’ proprio vero che l’allievo perfetto viene contagiato dal suo maestro più amato! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!!>

<Isabel volevo chiederti un favore, un grande favore…

Purtroppo la curiosità supera di gran lunga quelle che per me sono le condizioni di una logica e corretta tempistica, mi piacerebbe tanto, ma veramente tanto, dare una sbirciatina ai tuoi filmati kalloxiani!

Sai, “quasi quasi” non avevo il coraggio di chiedertelo perché mi rendo perfettamente conto che in questo momento il tuo desiderio più grande è uno solo: andare a letto a dormire!>

<Ormai me l’hai chiesto….. eppoi sta storia che ti manca il coraggio…. valla a raccontare a qualcun’altra! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Ma la mia è pura galanteria! Io sono un gentlemen….. Uahahah…!!>

<Sarai pure un gentlemen però anche un po’ tratopicopico neh…!! Pura galanteria…? Buuuuuuuu….. Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Allora….. visto che sei tanto curioso eccoti la cicacamemory, così come lo chiami tu….. Sbirciatore senza pazienza..!!..??>

Invece di utilizzare dei normali vix lettori optò per una visione maxi schermo. E il televisore, non a caso piazzato di fronte al comodo divano, ne fu il migliore interprete.

Sebbene inebriato dalle piacevoli sensazioni “isabelliane”, Alex riuscì nella grande impresa, degna dell’impavido uomo qual’era, di visionare l’intero pacchetto dedicato a Kallox. Osservare immagini relative ad un pianeta completamente sconosciuto all’intero mondo terrestre gli procurò un’estasi da piacere, tale da immobilizzarlo davanti allo schermo fino alla visione dell’ultimo file. Una personalissima considerazione circa la vita sul pianetlo portò a dolci riflessioni da condividere con la vita terrestre.

Le costruzioni di Irasor esprimevano un’architettura, da quel poco che si riusciva ad intravedere, certamente molto avveniristica ma, complessivamente parlando, vivibile e bene organizzata!

Solamente energia pulita per alimentare l’intera città. Il kattropurto andava molto forte in tutte le sue forme.

L’eolico lo si notava in prossimità di fattorie agricole e, sporadicamente sparso qua e là, in altre mini strutture distribuite lungo il pianeta.

Maestosa una centrale idroelettrica ai piedi di un’area collinare chiusa da un bacino artificiale magistralmente creato per confondersi con la stessa natura che si rispecchiava in una bellezza unica. Alex non disdegnò il facile accostamento terrestre.

Ma non vennero trascurate altre fonti emergenti di energia rinnovabile intesa in tutta la sua purezza.

Le abitazioni, grandi palazzi o piccole case che fossero, producevano energia elettrica in quantità tale da riuscire a coprire l’intero loro fabbisogno. Il settore industriale utilizzava solo ed esclusivamente

energia pulita.

Due le eccezioni: legna e uranio! Anche se il consumo della legna, decisamente trascurabile, non poteva destare funerei pensieri inquinanti:

un migliaio di stufe, altrettanti caminetti e, nelle sole occasioni festaiole, il barbecue.

Altra musica per l’uranio. L’averci a che fare aveva portato a considerare tutti i rischi che l’operazione stessa comportava. Così da dover adottare tutte le precauzioni indispensabili per neutralizzare ogni eventuale pericolo.

L’uranio arricchito veniva impiegato, solamente ed esclusivamente, nei reattori nucleari installati a bordo delle astronavi.

seguirà…..

Il campanile di Oroaet I – libro primo – (episodio 32°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    32

finale precedente:

Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

              

 (32° ep.)  

                         L’intera rete dell’aria viaggiava lungo il soffitto della città.

Mentre l’energia elettrica, i cavi onda, l’acqua potabile, gli scarichi bianchi e neri scorrevano distintamente all’interno di un percorso, monitorato e valutato, ricavato sotto la pavimentazione della città stessa.

Una considerazione sull’importanza che rivestivano i numerosi depuratori d’aria distribuiti lungo l’intera area cittadina, fondamentali nel processo di eliminazione delle sostanze tossiche prodotte dagli esseri viventi.

Isabel e Alex, accompagnati da un più che comprensibile elevato tenore emotivo, salirono le scale fino a portare i rispettivi rilevatori olfattivi a sfiorare la porta del loro appartamento al secondo piano. Due giri di chiave precedettero quella che, di sicuro, fu un’entrata trionfale. Dove Alex, sin da subito, ebbe modo di constatare l’assoluta normalità di un appartamento

comunque”

ubicato in una palazzina di una città interamente ricavata nel sottosuolo lunare…!!

Confortevole e accogliente alloggio, dotato di ampie stanze con soffitti alti due metri e cinquanta centimetri. Nella piccola entrata una finestra virtuale appoggiata sulla parete della porta d’entrata, esattamente alla sinistra venendo da fuori. Giusto di fronte, semi appoggiato alla parete, un bel divano pareva trovarsi lì non per caso ma esclusivamente per il piacere di poter ammirare il panorama esterno attraverso la stessa finestra virtuale. Una sala con angolo cottura, soggiorno, divano e tv. Due camere con rispettivi servizi e una stanzetta ad uso lavanderia e ripostiglio, dove accanto alla lavatrice ci stava l’asciugatrice!! Giusto l’asciugatrice….. perché a Selene per asciugare i panni ci si doveva affidare all’elettrodomestico…!!

Due piccoli depuratori d’aria, sotto dimensionati se paragonati alle strutture presenti per le vie della città, entravano in funzione automaticamente dietro impulso delle sonde di rilevazione presenti nell’appartamento. Si trattava di apparecchi dedicati alla depurazione dell’aria con la prerogativa di poterla sia riscaldare che raffreddare.

Un sistema basato sull’utilizzo di piccole piastre di pietra lavica.

Una pietra lavica vecchia, figlia di un’eruzione avvenuta oltre un milione di anni prima, con le caratteristiche di straordinarietà per un uso atto a produrre calore, anche intenso, con un consumo di energia elettrica veramente esiguo.

L’alta tecnologia selenese-kalloxiana consentiva a tutte le apparecchiature elettriche esistenti in città di funzionare efficacemente utilizzando piccole quantità di energia elettrica.

Tutte le abitazioni di Selene, e la casa di Isabel certamente non rappresentava l’eccezione, possedevano delle finestre con tendine elettroniche incorporate che davano all’interno della città. Mentre per l’esterno erano tutte dotate di una propria finestra virtuale.

In sostanza si trattava di una telecamera fissa piazzata all’esterno, opportunamente mimetizzata tra le rocce, con una panoramica che spaziava dal suolo al cielo. Lo schermo interno appoggiato ad una parete ne rilevava il suo significato di finestra virtuale…!!

All’esterno vennero montate circa duecento telecamere.

Cento in esclusivo controllo del suolo e del cielo che consentivano la visione delle immagini in presa diretta con la possibilità di rivederle registrate. Tre delle quali puntavano dritte al cratere hangar delle 240 astronavi.

Mentre per le altre cento, prive di registrazione terminale ma sempre con la visione tra suolo e cielo, valeva l’uso al servizio virtuale delle finestre che guardavano il panorama lunare.

Le telecamere erano tutte a colori e dotate di led infrarossi incorporati a garanzia di una perfetta visione notturna. Opportunamente avvolte da una protezione, solida e trasparente, contro l’aggressione dei rigori dello spazio cosmico.

Solamente cento telecamere per le finestre virtuali dell’intera città significava che una singola telecamera forniva la stessa identica visone per circa duecento appartamenti.

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

seguirà……

Il campanile di Oroset I – libro primo – (EPISODIO 34°)

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Altra musica per l’uranio. L’averci a che fare aveva portato a considerare tutti i rischi che l’operazione stessa comportava. Così da dover adottare tutte le precauzioni indispensabili per neutralizzare ogni eventuale pericolo.

L’uranio arricchito veniva impiegato, solamente ed esclusivamente, nei reattori nucleari installati a bordo delle astronavi.

       

         (34° ep.)               

PROSSIMA USCITA

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 33°)

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Felice Tolfo    33

finale precedente:

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

                 

  (33° ep.)                

<Vedi Alex> disse Isabel, <io abiterò qui con te ma, dall’alto del tuo fenomenale intuito, avrai già capito che ognuno di noi

avrà la sua personalissima camera da letto, bagno compreso…!!

Non so se ho reso l’idea…??>

<Altroché…!! L’hai resa proprio bene, direi anche troppo…??> rispose Alex.

<Praticamente sono un’uomo rovinato…!!

Uahahah…!! Uahahah…!!

Così non potrò inventarmi scuse del tipo:

oh cara potrei venire a farmi la doccia,

mi scappa “veloce veloce”…..

Macché macché”…!!

Non ci sono speranze che possano accendere una qualsiasi fiammella…!!

Ahhhhhhhhhh….. Sono disperato…..

Ma come faremo…??

Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahhhhhhhhh….. Che scemooooo….. Te la raccomando la tua fiammella del marziano….. Ahahahah…!! Ahahahah…!!

Uhmmmmmmmmmmmm…!!

Un’uomo disperato perché si è completamente dimenticato il suo cervello da qualche parte, dove non si sa…?? Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<In giro per lo spazio infinito….. Uahahah…!! Diciamo che sto scherzando, ma quanto non lo so…??…!!…?? Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!! Ahahahah…!! Ho capito che tu scherzi sempre, ahimè….. Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Uahahah…!! E’ proprio vero che l’allievo perfetto viene contagiato dal suo maestro più amato! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!!>

<Isabel volevo chiederti un favore, un grande favore…

Purtroppo la curiosità supera di gran lunga quelle che per me sono le condizioni di una logica e corretta tempistica, mi piacerebbe tanto, ma veramente tanto, dare una sbirciatina ai tuoi filmati kalloxiani!

Sai, “quasi quasi” non avevo il coraggio di chiedertelo perché mi rendo perfettamente conto che in questo momento il tuo desiderio più grande è uno solo: andare a letto a dormire!>

<Ormai me l’hai chiesto….. eppoi sta storia che ti manca il coraggio…. valla a raccontare a qualcun’altra! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Ma la mia è pura galanteria! Io sono un gentlemen….. Uahahah…!!>

<Sarai pure un gentlemen però anche un po’ tratopicopico neh…!! Pura galanteria…? Buuuuuuuu….. Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Allora….. visto che sei tanto curioso eccoti la cicacamemory, così come lo chiami tu….. Sbirciatore senza pazienza..!!..??>

Invece di utilizzare dei normali vix lettori optò per una visione maxi schermo. E il televisore, non a caso piazzato di fronte al comodo divano, ne fu il migliore interprete.

Sebbene inebriato dalle piacevoli sensazioni “isabelliane”, Alex riuscì nella grande impresa, degna dell’impavido uomo qual’era, di visionare l’intero pacchetto dedicato a Kallox. Osservare immagini relative ad un pianeta completamente sconosciuto all’intero mondo terrestre gli procurò un’estasi da piacere, tale da immobilizzarlo davanti allo schermo fino alla visione dell’ultimo file. Una personalissima considerazione circa la vita sul pianetlo portò a dolci riflessioni da condividere con la vita terrestre.

Le costruzioni di Irasor esprimevano un’architettura, da quel poco che si riusciva ad intravedere, certamente molto avveniristica ma, complessivamente parlando, vivibile e bene organizzata!

Solamente energia pulita per alimentare l’intera città. Il kattropurto andava molto forte in tutte le sue forme.

L’eolico lo si notava in prossimità di fattorie agricole e, sporadicamente sparso qua e là, in altre mini strutture distribuite lungo il pianeta.

Maestosa una centrale idroelettrica ai piedi di un’area collinare chiusa da un bacino artificiale magistralmente creato per confondersi con la stessa natura che si rispecchiava in una bellezza unica. Alex non disdegnò il facile accostamento terrestre.

Ma non vennero trascurate altre fonti emergenti di energia rinnovabile intesa in tutta la sua purezza.

Le abitazioni, grandi palazzi o piccole case che fossero, producevano energia elettrica in quantità tale da riuscire a coprire l’intero loro fabbisogno. Il settore industriale utilizzava solo ed esclusivamente

energia pulita.

Due le eccezioni: legna e uranio! Anche se il consumo della legna, decisamente trascurabile, non poteva destare funerei pensieri inquinanti:

un migliaio di stufe, altrettanti caminetti e, nelle sole occasioni festaiole, il barbecue.

Altra musica per l’uranio. L’averci a che fare aveva portato a considerare tutti i rischi che l’operazione stessa comportava. Così da dover adottare tutte le precauzioni indispensabili per neutralizzare ogni eventuale pericolo.

L’uranio arricchito veniva impiegato, solamente ed esclusivamente, nei reattori nucleari installati a bordo delle astronavi.

seguirà…..

Il campanile di oroset I – libro primo – (episodio 32°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    32

finale precedente:

Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

              

 (32° ep.)  

                         L’intera rete dell’aria viaggiava lungo il soffitto della città.

Mentre l’energia elettrica, i cavi onda, l’acqua potabile, gli scarichi bianchi e neri scorrevano distintamente all’interno di un percorso, monitorato e valutato, ricavato sotto la pavimentazione della città stessa.

Una considerazione sull’importanza che rivestivano i numerosi depuratori d’aria distribuiti lungo l’intera area cittadina, fondamentali nel processo di eliminazione delle sostanze tossiche prodotte dagli esseri viventi.

Isabel e Alex, accompagnati da un più che comprensibile elevato tenore emotivo, salirono le scale fino a portare i rispettivi rilevatori olfattivi a sfiorare la porta del loro appartamento al secondo piano. Due giri di chiave precedettero quella che, di sicuro, fu un’entrata trionfale. Dove Alex, sin da subito, ebbe modo di constatare l’assoluta normalità di un appartamento

comunque”

ubicato in una palazzina di una città interamente ricavata nel sottosuolo lunare…!!

Confortevole e accogliente alloggio, dotato di ampie stanze con soffitti alti due metri e cinquanta centimetri. Nella piccola entrata una finestra virtuale appoggiata sulla parete della porta d’entrata, esattamente alla sinistra venendo da fuori. Giusto di fronte, semi appoggiato alla parete, un bel divano pareva trovarsi lì non per caso ma esclusivamente per il piacere di poter ammirare il panorama esterno attraverso la stessa finestra virtuale. Una sala con angolo cottura, soggiorno, divano e tv. Due camere con rispettivi servizi e una stanzetta ad uso lavanderia e ripostiglio, dove accanto alla lavatrice ci stava l’asciugatrice!! Giusto l’asciugatrice….. perché a Selene per asciugare i panni ci si doveva affidare all’elettrodomestico…!!

Due piccoli depuratori d’aria, sotto dimensionati se paragonati alle strutture presenti per le vie della città, entravano in funzione automaticamente dietro impulso delle sonde di rilevazione presenti nell’appartamento. Si trattava di apparecchi dedicati alla depurazione dell’aria con la prerogativa di poterla sia riscaldare che raffreddare.

Un sistema basato sull’utilizzo di piccole piastre di pietra lavica.

Una pietra lavica vecchia, figlia di un’eruzione avvenuta oltre un milione di anni prima, con le caratteristiche di straordinarietà per un uso atto a produrre calore, anche intenso, con un consumo di energia elettrica veramente esiguo.

L’alta tecnologia selenese-kalloxiana consentiva a tutte le apparecchiature elettriche esistenti in città di funzionare efficacemente utilizzando piccole quantità di energia elettrica.

Tutte le abitazioni di Selene, e la casa di Isabel certamente non rappresentava l’eccezione, possedevano delle finestre con tendine elettroniche incorporate che davano all’interno della città. Mentre per l’esterno erano tutte dotate di una propria finestra virtuale.

In sostanza si trattava di una telecamera fissa piazzata all’esterno, opportunamente mimetizzata tra le rocce, con una panoramica che spaziava dal suolo al cielo. Lo schermo interno appoggiato ad una parete ne rilevava il suo significato di finestra virtuale…!!

All’esterno vennero montate circa duecento telecamere.

Cento in esclusivo controllo del suolo e del cielo che consentivano la visione delle immagini in presa diretta con la possibilità di rivederle registrate. Tre delle quali puntavano dritte al cratere hangar delle 240 astronavi.

Mentre per le altre cento, prive di registrazione terminale ma sempre con la visione tra suolo e cielo, valeva l’uso al servizio virtuale delle finestre che guardavano il panorama lunare.

Le telecamere erano tutte a colori e dotate di led infrarossi incorporati a garanzia di una perfetta visione notturna. Opportunamente avvolte da una protezione, solida e trasparente, contro l’aggressione dei rigori dello spazio cosmico.

Solamente cento telecamere per le finestre virtuali dell’intera città significava che una singola telecamera forniva la stessa identica visone per circa duecento appartamenti.

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

seguirà……

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 33°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    33

finale precedente:

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

                 

  (33° ep.)                

<Vedi Alex> disse Isabel, <io abiterò qui con te ma, dall’alto del tuo fenomenale intuito, avrai già capito che ognuno di noi

avrà la sua personalissima camera da letto, bagno compreso…!!

Non so se ho reso l’idea…??>

<Altroché…!! L’hai resa proprio bene, direi anche troppo…??> rispose Alex.

<Praticamente sono un’uomo rovinato…!!

Uahahah…!! Uahahah…!!

Così non potrò inventarmi scuse del tipo:

oh cara potrei venire a farmi la doccia,

mi scappa “veloce veloce”…..

Macché macché”…!!

Non ci sono speranze che possano accendere una qualsiasi fiammella…!!

Ahhhhhhhhhh….. Sono disperato…..

Ma come faremo…??

Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahhhhhhhhh….. Che scemooooo….. Te la raccomando la tua fiammella del marziano….. Ahahahah…!! Ahahahah…!!

Uhmmmmmmmmmmmm…!!

Un’uomo disperato perché si è completamente dimenticato il suo cervello da qualche parte, dove non si sa…?? Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<In giro per lo spazio infinito….. Uahahah…!! Diciamo che sto scherzando, ma quanto non lo so…??…!!…?? Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!! Ahahahah…!! Ho capito che tu scherzi sempre, ahimè….. Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Uahahah…!! E’ proprio vero che l’allievo perfetto viene contagiato dal suo maestro più amato! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!!>

<Isabel volevo chiederti un favore, un grande favore…

Purtroppo la curiosità supera di gran lunga quelle che per me sono le condizioni di una logica e corretta tempistica, mi piacerebbe tanto, ma veramente tanto, dare una sbirciatina ai tuoi filmati kalloxiani!

Sai, “quasi quasi” non avevo il coraggio di chiedertelo perché mi rendo perfettamente conto che in questo momento il tuo desiderio più grande è uno solo: andare a letto a dormire!>

<Ormai me l’hai chiesto….. eppoi sta storia che ti manca il coraggio…. valla a raccontare a qualcun’altra! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Ma la mia è pura galanteria! Io sono un gentlemen….. Uahahah…!!>

<Sarai pure un gentlemen però anche un po’ tratopicopico neh…!! Pura galanteria…? Buuuuuuuu….. Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Allora….. visto che sei tanto curioso eccoti la cicacamemory, così come lo chiami tu….. Sbirciatore senza pazienza..!!..??>

Invece di utilizzare dei normali vix lettori optò per una visione maxi schermo. E il televisore, non a caso piazzato di fronte al comodo divano, ne fu il migliore interprete.

Sebbene inebriato dalle piacevoli sensazioni “isabelliane”, Alex riuscì nella grande impresa, degna dell’impavido uomo qual’era, di visionare l’intero pacchetto dedicato a Kallox. Osservare immagini relative ad un pianeta completamente sconosciuto all’intero mondo terrestre gli procurò un’estasi da piacere, tale da immobilizzarlo davanti allo schermo fino alla visione dell’ultimo file. Una personalissima considerazione circa la vita sul pianetlo portò a dolci riflessioni da condividere con la vita terrestre.

Le costruzioni di Irasor esprimevano un’architettura, da quel poco che si riusciva ad intravedere, certamente molto avveniristica ma, complessivamente parlando, vivibile e bene organizzata!

Solamente energia pulita per alimentare l’intera città. Il kattropurto andava molto forte in tutte le sue forme.

L’eolico lo si notava in prossimità di fattorie agricole e, sporadicamente sparso qua e là, in altre mini strutture distribuite lungo il pianeta.

Maestosa una centrale idroelettrica ai piedi di un’area collinare chiusa da un bacino artificiale magistralmente creato per confondersi con la stessa natura che si rispecchiava in una bellezza unica. Alex non disdegnò il facile accostamento terrestre.

Ma non vennero trascurate altre fonti emergenti di energia rinnovabile intesa in tutta la sua purezza.

Le abitazioni, grandi palazzi o piccole case che fossero, producevano energia elettrica in quantità tale da riuscire a coprire l’intero loro fabbisogno. Il settore industriale utilizzava solo ed esclusivamente

energia pulita.

Due le eccezioni: legna e uranio! Anche se il consumo della legna, decisamente trascurabile, non poteva destare funerei pensieri inquinanti:

un migliaio di stufe, altrettanti caminetti e, nelle sole occasioni festaiole, il barbecue.

Altra musica per l’uranio. L’averci a che fare aveva portato a considerare tutti i rischi che l’operazione stessa comportava. Così da dover adottare tutte le precauzioni indispensabili per neutralizzare ogni eventuale pericolo.

L’uranio arricchito veniva impiegato, solamente ed esclusivamente, nei reattori nucleari installati a bordo delle astronavi.

seguirà…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 32°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    32

finale precedente:

Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

              

 (32° ep.)  

                         L’intera rete dell’aria viaggiava lungo il soffitto della città.

Mentre l’energia elettrica, i cavi onda, l’acqua potabile, gli scarichi bianchi e neri scorrevano distintamente all’interno di un percorso, monitorato e valutato, ricavato sotto la pavimentazione della città stessa.

Una considerazione sull’importanza che rivestivano i numerosi depuratori d’aria distribuiti lungo l’intera area cittadina, fondamentali nel processo di eliminazione delle sostanze tossiche prodotte dagli esseri viventi.

Isabel e Alex, accompagnati da un più che comprensibile elevato tenore emotivo, salirono le scale fino a portare i rispettivi rilevatori olfattivi a sfiorare la porta del loro appartamento al secondo piano. Due giri di chiave precedettero quella che, di sicuro, fu un’entrata trionfale. Dove Alex, sin da subito, ebbe modo di constatare l’assoluta normalità di un appartamento

comunque”

ubicato in una palazzina di una città interamente ricavata nel sottosuolo lunare…!!

Confortevole e accogliente alloggio, dotato di ampie stanze con soffitti alti due metri e cinquanta centimetri. Nella piccola entrata una finestra virtuale appoggiata sulla parete della porta d’entrata, esattamente alla sinistra venendo da fuori. Giusto di fronte, semi appoggiato alla parete, un bel divano pareva trovarsi lì non per caso ma esclusivamente per il piacere di poter ammirare il panorama esterno attraverso la stessa finestra virtuale. Una sala con angolo cottura, soggiorno, divano e tv. Due camere con rispettivi servizi e una stanzetta ad uso lavanderia e ripostiglio, dove accanto alla lavatrice ci stava l’asciugatrice!! Giusto l’asciugatrice….. perché a Selene per asciugare i panni ci si doveva affidare all’elettrodomestico…!!

Due piccoli depuratori d’aria, sotto dimensionati se paragonati alle strutture presenti per le vie della città, entravano in funzione automaticamente dietro impulso delle sonde di rilevazione presenti nell’appartamento. Si trattava di apparecchi dedicati alla depurazione dell’aria con la prerogativa di poterla sia riscaldare che raffreddare.

Un sistema basato sull’utilizzo di piccole piastre di pietra lavica.

Una pietra lavica vecchia, figlia di un’eruzione avvenuta oltre un milione di anni prima, con le caratteristiche di straordinarietà per un uso atto a produrre calore, anche intenso, con un consumo di energia elettrica veramente esiguo.

L’alta tecnologia selenese-kalloxiana consentiva a tutte le apparecchiature elettriche esistenti in città di funzionare efficacemente utilizzando piccole quantità di energia elettrica.

Tutte le abitazioni di Selene, e la casa di Isabel certamente non rappresentava l’eccezione, possedevano delle finestre con tendine elettroniche incorporate che davano all’interno della città. Mentre per l’esterno erano tutte dotate di una propria finestra virtuale.

In sostanza si trattava di una telecamera fissa piazzata all’esterno, opportunamente mimetizzata tra le rocce, con una panoramica che spaziava dal suolo al cielo. Lo schermo interno appoggiato ad una parete ne rilevava il suo significato di finestra virtuale…!!

All’esterno vennero montate circa duecento telecamere.

Cento in esclusivo controllo del suolo e del cielo che consentivano la visione delle immagini in presa diretta con la possibilità di rivederle registrate. Tre delle quali puntavano dritte al cratere hangar delle 240 astronavi.

Mentre per le altre cento, prive di registrazione terminale ma sempre con la visione tra suolo e cielo, valeva l’uso al servizio virtuale delle finestre che guardavano il panorama lunare.

Le telecamere erano tutte a colori e dotate di led infrarossi incorporati a garanzia di una perfetta visione notturna. Opportunamente avvolte da una protezione, solida e trasparente, contro l’aggressione dei rigori dello spazio cosmico.

Solamente cento telecamere per le finestre virtuali dell’intera città significava che una singola telecamera forniva la stessa identica visone per circa duecento appartamenti.

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

seguirà……

Il campanile di Oroset I – libro primo – (EPISODIO 33°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    33

finale precedente:

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

                 

  (33° ep.)                

<Vedi Alex> disse Isabel, <io abiterò qui con te ma, dall’alto del tuo fenomenale intuito, avrai già capito che ognuno di noi

avrà la sua personalissima camera da letto, bagno compreso…!!

Non so se ho reso l’idea…??>

<Altroché…!! L’hai resa proprio bene, direi anche troppo…??> rispose Alex.

<Praticamente sono un’uomo rovinato…!!

Uahahah…!! Uahahah…!!

Così non potrò inventarmi scuse del tipo:

oh cara potrei venire a farmi la doccia,

mi scappa “veloce veloce”…..

Macché macché”…!!

Non ci sono speranze che possano accendere una qualsiasi fiammella…!!

Ahhhhhhhhhh….. Sono disperato…..

Ma come faremo…??

Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahhhhhhhhh….. Che scemooooo….. Te la raccomando la tua fiammella del marziano….. Ahahahah…!! Ahahahah…!!

Uhmmmmmmmmmmmm…!!

Un’uomo disperato perché si è completamente dimenticato il suo cervello da qualche parte, dove non si sa…?? Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<In giro per lo spazio infinito….. Uahahah…!! Diciamo che sto scherzando, ma quanto non lo so…??…!!…?? Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!! Ahahahah…!! Ho capito che tu scherzi sempre, ahimè….. Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Uahahah…!! E’ proprio vero che l’allievo perfetto viene contagiato dal suo maestro più amato! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!!>

<Isabel volevo chiederti un favore, un grande favore…

Purtroppo la curiosità supera di gran lunga quelle che per me sono le condizioni di una logica e corretta tempistica, mi piacerebbe tanto, ma veramente tanto, dare una sbirciatina ai tuoi filmati kalloxiani!

Sai, “quasi quasi” non avevo il coraggio di chiedertelo perché mi rendo perfettamente conto che in questo momento il tuo desiderio più grande è uno solo: andare a letto a dormire!>

<Ormai me l’hai chiesto….. eppoi sta storia che ti manca il coraggio…. valla a raccontare a qualcun’altra! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Ma la mia è pura galanteria! Io sono un gentlemen….. Uahahah…!!>

<Sarai pure un gentlemen però anche un po’ tratopicopico neh…!! Pura galanteria…? Buuuuuuuu….. Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Allora….. visto che sei tanto curioso eccoti la cicacamemory, così come lo chiami tu….. Sbirciatore senza pazienza..!!..??>

Invece di utilizzare dei normali vix lettori optò per una visione maxi schermo. E il televisore, non a caso piazzato di fronte al comodo divano, ne fu il migliore interprete.

Sebbene inebriato dalle piacevoli sensazioni “isabelliane”, Alex riuscì nella grande impresa, degna dell’impavido uomo qual’era, di visionare l’intero pacchetto dedicato a Kallox. Osservare immagini relative ad un pianeta completamente sconosciuto all’intero mondo terrestre gli procurò un’estasi da piacere, tale da immobilizzarlo davanti allo schermo fino alla visione dell’ultimo file. Una personalissima considerazione circa la vita sul pianetlo portò a dolci riflessioni da condividere con la vita terrestre.

Le costruzioni di Irasor esprimevano un’architettura, da quel poco che si riusciva ad intravedere, certamente molto avveniristica ma, complessivamente parlando, vivibile e bene organizzata!

Solamente energia pulita per alimentare l’intera città. Il kattropurto andava molto forte in tutte le sue forme.

L’eolico lo si notava in prossimità di fattorie agricole e, sporadicamente sparso qua e là, in altre mini strutture distribuite lungo il pianeta.

Maestosa una centrale idroelettrica ai piedi di un’area collinare chiusa da un bacino artificiale magistralmente creato per confondersi con la stessa natura che si rispecchiava in una bellezza unica. Alex non disdegnò il facile accostamento terrestre.

Ma non vennero trascurate altre fonti emergenti di energia rinnovabile intesa in tutta la sua purezza.

Le abitazioni, grandi palazzi o piccole case che fossero, producevano energia elettrica in quantità tale da riuscire a coprire l’intero loro fabbisogno. Il settore industriale utilizzava solo ed esclusivamente

energia pulita.

Due le eccezioni: legna e uranio! Anche se il consumo della legna, decisamente trascurabile, non poteva destare funerei pensieri inquinanti:

un migliaio di stufe, altrettanti caminetti e, nelle sole occasioni festaiole, il barbecue.

Altra musica per l’uranio. L’averci a che fare aveva portato a considerare tutti i rischi che l’operazione stessa comportava. Così da dover adottare tutte le precauzioni indispensabili per neutralizzare ogni eventuale pericolo.

L’uranio arricchito veniva impiegato, solamente ed esclusivamente, nei reattori nucleari installati a bordo delle astronavi.

seguirà…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 32°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    32

finale precedente:

Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

              

 (32° ep.)  

                         L’intera rete dell’aria viaggiava lungo il soffitto della città.

Mentre l’energia elettrica, i cavi onda, l’acqua potabile, gli scarichi bianchi e neri scorrevano distintamente all’interno di un percorso, monitorato e valutato, ricavato sotto la pavimentazione della città stessa.

Una considerazione sull’importanza che rivestivano i numerosi depuratori d’aria distribuiti lungo l’intera area cittadina, fondamentali nel processo di eliminazione delle sostanze tossiche prodotte dagli esseri viventi.

Isabel e Alex, accompagnati da un più che comprensibile elevato tenore emotivo, salirono le scale fino a portare i rispettivi rilevatori olfattivi a sfiorare la porta del loro appartamento al secondo piano. Due giri di chiave precedettero quella che, di sicuro, fu un’entrata trionfale. Dove Alex, sin da subito, ebbe modo di constatare l’assoluta normalità di un appartamento

comunque”

ubicato in una palazzina di una città interamente ricavata nel sottosuolo lunare…!!

Confortevole e accogliente alloggio, dotato di ampie stanze con soffitti alti due metri e cinquanta centimetri. Nella piccola entrata una finestra virtuale appoggiata sulla parete della porta d’entrata, esattamente alla sinistra venendo da fuori. Giusto di fronte, semi appoggiato alla parete, un bel divano pareva trovarsi lì non per caso ma esclusivamente per il piacere di poter ammirare il panorama esterno attraverso la stessa finestra virtuale. Una sala con angolo cottura, soggiorno, divano e tv. Due camere con rispettivi servizi e una stanzetta ad uso lavanderia e ripostiglio, dove accanto alla lavatrice ci stava l’asciugatrice!! Giusto l’asciugatrice….. perché a Selene per asciugare i panni ci si doveva affidare all’elettrodomestico…!!

Due piccoli depuratori d’aria, sotto dimensionati se paragonati alle strutture presenti per le vie della città, entravano in funzione automaticamente dietro impulso delle sonde di rilevazione presenti nell’appartamento. Si trattava di apparecchi dedicati alla depurazione dell’aria con la prerogativa di poterla sia riscaldare che raffreddare.

Un sistema basato sull’utilizzo di piccole piastre di pietra lavica.

Una pietra lavica vecchia, figlia di un’eruzione avvenuta oltre un milione di anni prima, con le caratteristiche di straordinarietà per un uso atto a produrre calore, anche intenso, con un consumo di energia elettrica veramente esiguo.

L’alta tecnologia selenese-kalloxiana consentiva a tutte le apparecchiature elettriche esistenti in città di funzionare efficacemente utilizzando piccole quantità di energia elettrica.

Tutte le abitazioni di Selene, e la casa di Isabel certamente non rappresentava l’eccezione, possedevano delle finestre con tendine elettroniche incorporate che davano all’interno della città. Mentre per l’esterno erano tutte dotate di una propria finestra virtuale.

In sostanza si trattava di una telecamera fissa piazzata all’esterno, opportunamente mimetizzata tra le rocce, con una panoramica che spaziava dal suolo al cielo. Lo schermo interno appoggiato ad una parete ne rilevava il suo significato di finestra virtuale…!!

All’esterno vennero montate circa duecento telecamere.

Cento in esclusivo controllo del suolo e del cielo che consentivano la visione delle immagini in presa diretta con la possibilità di rivederle registrate. Tre delle quali puntavano dritte al cratere hangar delle 240 astronavi.

Mentre per le altre cento, prive di registrazione terminale ma sempre con la visione tra suolo e cielo, valeva l’uso al servizio virtuale delle finestre che guardavano il panorama lunare.

Le telecamere erano tutte a colori e dotate di led infrarossi incorporati a garanzia di una perfetta visione notturna. Opportunamente avvolte da una protezione, solida e trasparente, contro l’aggressione dei rigori dello spazio cosmico.

Solamente cento telecamere per le finestre virtuali dell’intera città significava che una singola telecamera forniva la stessa identica visone per circa duecento appartamenti.

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

seguirà……

Il campanile di Oroset I – libro primo – (EPISODIO 33°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    33

finale precedente:

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

                 

  (33° ep.)                

 

<Vedi Alex> disse Isabel, <io abiterò qui con te ma, dall’alto del tuo fenomenale intuito, avrai già capito che ognuno di noi

avrà la sua personalissima camera da letto, bagno compreso…!!

Non so se ho reso l’idea…??>

<Altroché…!! L’hai resa proprio bene, direi anche troppo…??> rispose Alex.

<Praticamente sono un’uomo rovinato…!!

Uahahah…!! Uahahah…!!

Così non potrò inventarmi scuse del tipo:

oh cara potrei venire a farmi la doccia,

mi scappa “veloce veloce”…..

Macché macché”…!!

Non ci sono speranze che possano accendere una qualsiasi fiammella…!!

Ahhhhhhhhhh….. Sono disperato…..

Ma come faremo…??

Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahhhhhhhhh….. Che scemooooo….. Te la raccomando la tua fiammella del marziano….. Ahahahah…!! Ahahahah…!!

Uhmmmmmmmmmmmm…!!

Un’uomo disperato perché si è completamente dimenticato il suo cervello da qualche parte, dove non si sa…?? Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<In giro per lo spazio infinito….. Uahahah…!! Diciamo che sto scherzando, ma quanto non lo so…??…!!…?? Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!! Ahahahah…!! Ho capito che tu scherzi sempre, ahimè….. Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Uahahah…!! E’ proprio vero che l’allievo perfetto viene contagiato dal suo maestro più amato! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!!>

<Isabel volevo chiederti un favore, un grande favore…

Purtroppo la curiosità supera di gran lunga quelle che per me sono le condizioni di una logica e corretta tempistica, mi piacerebbe tanto, ma veramente tanto, dare una sbirciatina ai tuoi filmati kalloxiani!

Sai, “quasi quasi” non avevo il coraggio di chiedertelo perché mi rendo perfettamente conto che in questo momento il tuo desiderio più grande è uno solo: andare a letto a dormire!>

<Ormai me l’hai chiesto….. eppoi sta storia che ti manca il coraggio…. valla a raccontare a qualcun’altra! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Ma la mia è pura galanteria! Io sono un gentlemen….. Uahahah…!!>

<Sarai pure un gentlemen però anche un po’ tratopicopico neh…!! Pura galanteria…? Buuuuuuuu….. Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Allora….. visto che sei tanto curioso eccoti la cicacamemory, così come lo chiami tu….. Sbirciatore senza pazienza..!!..??>

Invece di utilizzare dei normali vix lettori optò per una visione maxi schermo. E il televisore, non a caso piazzato di fronte al comodo divano, ne fu il migliore interprete.

Sebbene inebriato dalle piacevoli sensazioni “isabelliane”, Alex riuscì nella grande impresa, degna dell’impavido uomo qual’era, di visionare l’intero pacchetto dedicato a Kallox. Osservare immagini relative ad un pianeta completamente sconosciuto all’intero mondo terrestre gli procurò un’estasi da piacere, tale da immobilizzarlo davanti allo schermo fino alla visione dell’ultimo file. Una personalissima considerazione circa la vita sul pianeta lo portò a dolci riflessioni da condividere con la vita terrestre.

Le costruzioni di Irasor esprimevano un’architettura, da quel poco che si riusciva ad intravedere, certamente molto avveniristica ma, complessivamente parlando, vivibile e bene organizzata!

Solamente energia pulita per alimentare l’intera città. Il kattropurto andava molto forte in tutte le sue forme.

L’eolico lo si notava in prossimità di fattorie agricole e, sporadicamente sparso qua e là, in altre mini strutture distribuite lungo il pianeta.

Maestosa una centrale idroelettrica ai piedi di un’area collinare chiusa da un bacino artificiale magistralmente creato per confondersi con la stessa natura che si rispecchiava in una bellezza unica. Alex non disdegnò il facile accostamento terrestre.

Ma non vennero trascurate altre fonti emergenti di energia rinnovabile intesa in tutta la sua purezza.

Le abitazioni, grandi palazzi o piccole case che fossero, producevano energia elettrica in quantità tale da riuscire a coprire l’intero loro fabbisogno. Il settore industriale utilizzava solo ed esclusivamente

energia pulita.

Due le eccezioni: legna e uranio! Anche se il consumo della legna, decisamente trascurabile, non poteva destare funerei pensieri inquinanti:

un migliaio di stufe, altrettanti caminetti e, nelle sole occasioni festaiole, il barbecue.

Altra musica per l’uranio. L’averci a che fare aveva portato a considerare tutti i rischi che l’operazione stessa comportava. Così da dover adottare tutte le precauzioni indispensabili per neutralizzare ogni eventuale pericolo.

L’uranio arricchito veniva impiegato, solamente ed esclusivamente, nei reattori nucleari installati a bordo delle astronavi.

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 32°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    32

finale precedente:

Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

              

 (32° ep.)  

                         L’intera rete dell’aria viaggiava lungo il soffitto della città.

Mentre l’energia elettrica, i cavi onda, l’acqua potabile, gli scarichi bianchi e neri scorrevano distintamente all’interno di un percorso, monitorato e valutato, ricavato sotto la pavimentazione della città stessa.

Una considerazione sull’importanza che rivestivano i numerosi depuratori d’aria distribuiti lungo l’intera area cittadina, fondamentali nel processo di eliminazione delle sostanze tossiche prodotte dagli esseri viventi.

Isabel e Alex, accompagnati da un più che comprensibile elevato tenore emotivo, salirono le scale fino a portare i rispettivi rilevatori olfattivi a sfiorare la porta del loro appartamento al secondo piano. Due giri di chiave precedettero quella che, di sicuro, fu un’entrata trionfale. Dove Alex, sin da subito, ebbe modo di constatare l’assoluta normalità di un appartamento

comunque”

ubicato in una palazzina di una città interamente ricavata nel sottosuolo lunare…!!

Confortevole e accogliente alloggio, dotato di ampie stanze con soffitti alti due metri e cinquanta centimetri. Nella piccola entrata una finestra virtuale appoggiata sulla parete della porta d’entrata, esattamente alla sinistra venendo da fuori. Giusto di fronte, semi appoggiato alla parete, un bel divano pareva trovarsi lì non per caso ma esclusivamente per il piacere di poter ammirare il panorama esterno attraverso la stessa finestra virtuale. Una sala con angolo cottura, soggiorno, divano e tv. Due camere con rispettivi servizi e una stanzetta ad uso lavanderia e ripostiglio, dove accanto alla lavatrice ci stava l’asciugatrice!! Giusto l’asciugatrice….. perché a Selene per asciugare i panni ci si doveva affidare all’elettrodomestico…!!

Due piccoli depuratori d’aria, sotto dimensionati se paragonati alle strutture presenti per le vie della città, entravano in funzione automaticamente dietro impulso delle sonde di rilevazione presenti nell’appartamento. Si trattava di apparecchi dedicati alla depurazione dell’aria con la prerogativa di poterla sia riscaldare che raffreddare.

Un sistema basato sull’utilizzo di piccole piastre di pietra lavica.

Una pietra lavica vecchia, figlia di un’eruzione avvenuta oltre un milione di anni prima, con le caratteristiche di straordinarietà per un uso atto a produrre calore, anche intenso, con un consumo di energia elettrica veramente esiguo.

L’alta tecnologia selenese-kalloxiana consentiva a tutte le apparecchiature elettriche esistenti in città di funzionare efficacemente utilizzando piccole quantità di energia elettrica.

Tutte le abitazioni di Selene, e la casa di Isabel certamente non rappresentava l’eccezione, possedevano delle finestre con tendine elettroniche incorporate che davano all’interno della città. Mentre per l’esterno erano tutte dotate di una propria finestra virtuale.

In sostanza si trattava di una telecamera fissa piazzata all’esterno, opportunamente mimetizzata tra le rocce, con una panoramica che spaziava dal suolo al cielo. Lo schermo interno appoggiato ad una parete ne rilevava il suo significato di finestra virtuale…!!

All’esterno vennero montate circa duecento telecamere.

Cento in esclusivo controllo del suolo e del cielo che consentivano la visione delle immagini in presa diretta con la possibilità di rivederle registrate. Tre delle quali puntavano dritte al cratere hangar delle 240 astronavi.

Mentre per le altre cento, prive di registrazione terminale ma sempre con la visione tra suolo e cielo, valeva l’uso al servizio virtuale delle finestre che guardavano il panorama lunare.

Le telecamere erano tutte a colori e dotate di led infrarossi incorporati a garanzia di una perfetta visione notturna. Opportunamente avvolte da una protezione, solida e trasparente, contro l’aggressione dei rigori dello spazio cosmico.

Solamente cento telecamere per le finestre virtuali dell’intera città significava che una singola telecamera forniva la stessa identica visone per circa duecento appartamenti.

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

seguirà……

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 33°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    33

finale precedente:

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

                 

  (33° ep.)                prossima uscita 

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 32°)

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Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

              

 (32° ep.)  

                         L’intera rete dell’aria viaggiava lungo il soffitto della città.

Mentre l’energia elettrica, i cavi onda, l’acqua potabile, gli scarichi bianchi e neri scorrevano distintamente all’interno di un percorso, monitorato e valutato, ricavato sotto la pavimentazione della città stessa.

Una considerazione sull’importanza che rivestivano i numerosi depuratori d’aria distribuiti lungo l’intera area cittadina, fondamentali nel processo di eliminazione delle sostanze tossiche prodotte dagli esseri viventi.

Isabel e Alex, accompagnati da un più che comprensibile elevato tenore emotivo, salirono le scale fino a portare i rispettivi rilevatori olfattivi a sfiorare la porta del loro appartamento al secondo piano. Due giri di chiave precedettero quella che, di sicuro, fu un’entrata trionfale. Dove Alex, sin da subito, ebbe modo di constatare l’assoluta normalità di un appartamento

comunque”

ubicato in una palazzina di una città interamente ricavata nel sottosuolo lunare…!!

Confortevole e accogliente alloggio, dotato di ampie stanze con soffitti alti due metri e cinquanta centimetri. Nella piccola entrata una finestra virtuale appoggiata sulla parete della porta d’entrata, esattamente alla sinistra venendo da fuori. Giusto di fronte, semi appoggiato alla parete, un bel divano pareva trovarsi lì non per caso ma esclusivamente per il piacere di poter ammirare il panorama esterno attraverso la stessa finestra virtuale. Una sala con angolo cottura, soggiorno, divano e tv. Due camere con rispettivi servizi e una stanzetta ad uso lavanderia e ripostiglio, dove accanto alla lavatrice ci stava l’asciugatrice!! Giusto l’asciugatrice….. perché a Selene per asciugare i panni ci si doveva affidare all’elettrodomestico…!!

Due piccoli depuratori d’aria, sotto dimensionati se paragonati alle strutture presenti per le vie della città, entravano in funzione automaticamente dietro impulso delle sonde di rilevazione presenti nell’appartamento. Si trattava di apparecchi dedicati alla depurazione dell’aria con la prerogativa di poterla sia riscaldare che raffreddare.

Un sistema basato sull’utilizzo di piccole piastre di pietra lavica.

Una pietra lavica vecchia, figlia di un’eruzione avvenuta oltre un milione di anni prima, con le caratteristiche di straordinarietà per un uso atto a produrre calore, anche intenso, con un consumo di energia elettrica veramente esiguo.

L’alta tecnologia selenese-kalloxiana consentiva a tutte le apparecchiature elettriche esistenti in città di funzionare efficacemente utilizzando piccole quantità di energia elettrica.

Tutte le abitazioni di Selene, e la casa di Isabel certamente non rappresentava l’eccezione, possedevano delle finestre con tendine elettroniche incorporate che davano all’interno della città. Mentre per l’esterno erano tutte dotate di una propria finestra virtuale.

In sostanza si trattava di una telecamera fissa piazzata all’esterno, opportunamente mimetizzata tra le rocce, con una panoramica che spaziava dal suolo al cielo. Lo schermo interno appoggiato ad una parete ne rilevava il suo significato di finestra virtuale…!!

All’esterno vennero montate circa duecento telecamere.

Cento in esclusivo controllo del suolo e del cielo che consentivano la visione delle immagini in presa diretta con la possibilità di rivederle registrate. Tre delle quali puntavano dritte al cratere hangar delle 240 astronavi.

Mentre per le altre cento, prive di registrazione terminale ma sempre con la visione tra suolo e cielo, valeva l’uso al servizio virtuale delle finestre che guardavano il panorama lunare.

Le telecamere erano tutte a colori e dotate di led infrarossi incorporati a garanzia di una perfetta visione notturna. Opportunamente avvolte da una protezione, solida e trasparente, contro l’aggressione dei rigori dello spazio cosmico.

Solamente cento telecamere per le finestre virtuali dell’intera città significava che una singola telecamera forniva la stessa identica visone per circa duecento appartamenti.

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

seguirà……

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 31°)

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Felice Tolfo    31

finale precedente:

Nel traffico cittadino circolavano, liberamente senza l’ausilio delle rotaie, anche dei piccoli treni elettrici.

(31° ep.)

Camminando per le strade di Selene, a quell’ora scarsamente trafficate, Alex rimase impressionato dalla quantità di alberi e piante che ornavano gran parte degli spazi liberi presenti in città. Tanti alberi che riempivano le strade e le piazze.

L’intera città ne era piena.

Sicuramente una componente importante per l’ossigeno che le piante stesse potevano generare. Per la maggior parte si trattava di alberi sempreverdi, anche se le piante di basso fusto facevano la loro onesta figura ornando la città di bellissime aiuole, alcune anche fiorite! Tutte le piante esistenti sulla Luna avevano un denominatore comune: radici non invasive. Questo permetteva la loro posa in buche non particolarmente profonde riempite con del composto lunare, molto simile al terriccio terrestre, ottenuto dagli scarti di serra mescolati con i rifiuti dell’umido.

Scarti di serra uniti ai rifiuti dell’umido.

Un’impasto trattato prima e anche dopo la frullata permetteva di ottenere un composto lunare sano e molto fertile. Ideale per le coltivazioni indoor!

La luce per la vita delle piante non rappresentava un problema in quanto la città rimaneva illuminata ventiquattro ore su ventiquattro, dove per quindici ore l’illuminazione era a giorno!

Venticinque minuti furono sufficienti per raggiungere la loro graziosa palazzina……

Sei appartamenti sistemati su due piani. Un’ampia e comoda entrata si portava ai piedi delle scale adagiate al centro della parete in fondo alla sala. Sei funzionali box magazzino, uno per ogni appartamento, la completavano nei suoi spazi. Due metri e cinquanta centimetri di altezza tra pavimento e soffitto. Venti centimetri di solaio pavimento. Identiche misure adottate ai due piani superiori. Tetto piatto e muretto di sicurezza alto un metro. Mentre erano due i metri di spazio luce tra lo stesso tetto e il soffitto della città. Uno spazio studiato e creato appositamente per facilitare il compito degli addetti ai lavori nei loro periodici controlli sulla tenuta di quella delicatissima parte di città. Praticamente undici metri scarsi di luce sotto luna. In realtà erano a meno quindici.

Nel resto della città esistevano costruzioni ancora più grandi, alte fino a quattro piani. L’edilizia veniva regolata da norme ambientali che ne fissavano i limiti di soglia. Prettamente regole tecniche dettate dalle tolleranze calcolate per le costruzioni in ambienti particolari come il sottosuolo lunare, dove per raggiungere certe altezze si doveva scavare sempre più in profondità creando così dei dislivelli che da zona a zona segnavano l’urbanistica stradale incidendola con caratteristiche tipicamente collinari le cui pendenze, per forza di cose, dovevano rientrare nei parametri prestabiliti.

<Uauuuuuuuu….. finalmente a casa!> esclamò una raggiante Isabel.

Si trattava effettivamente di una bella palazzina….. Un piccolissimo cortile, condiviso con la palazzina confinante, fungeva da ripostiglio per biciclette e motorini.

E così, accomunati dalla medesima voglia di entrare in quella che probabilmente sarebbe stata la loro casetta per un bel po’ di tempo, aprirono la porta varcandone la soglia che Alex, in cuor suo, poteva anche considerare magica. L’entrata discretamente spaziosa e gradevole nel suo aspetto. Sulla parete di destra, in una zona centrale alla fine dei due box, il quadro elettrico, il quadro dei cavi onda e, leggermente distanziate, le valvole dell’acqua. Esattamente di fronte, sulla parete di sinistra, una nicchia porta “Kit ossigeno” piazzata in mezzo agli altri quattro box. Mentre brillava di un rosso fuoco l’estintore incastrato nel suo contenitore sistemato sulla parete del sottoscala, ad un metro da terra, arredandola come meglio non si poteva.

Per difendersi dal fuoco l’intera città disponeva di estintori a polvere esplosiva. Spruzzata sul fuoco dopo cinque secondi generava un’esplosione tale da privarlo completamente dell’ossigeno riuscendo così a spegnerlo all’istante. Tre metri erano considerati più che sufficienti per mantenere l’operatore ad una distanza di sicurezza.

Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

seguirà……..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 33°)

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finale precedente:

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

                 

  (33° ep.)                prossima uscita 

 

 

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 32°)

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Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

              

 (32° ep.)  

                         L’intera rete dell’aria viaggiava lungo il soffitto della città.

Mentre l’energia elettrica, i cavi onda, l’acqua potabile, gli scarichi bianchi e neri scorrevano distintamente all’interno di un percorso, monitorato e valutato, ricavato sotto la pavimentazione della città stessa.

Una considerazione sull’importanza che rivestivano i numerosi depuratori d’aria distribuiti lungo l’intera area cittadina, fondamentali nel processo di eliminazione delle sostanze tossiche prodotte dagli esseri viventi.

Isabel e Alex, accompagnati da un più che comprensibile elevato tenore emotivo, salirono le scale fino a portare i rispettivi rilevatori olfattivi a sfiorare la porta del loro appartamento al secondo piano. Due giri di chiave precedettero quella che, di sicuro, fu un’entrata trionfale. Dove Alex, sin da subito, ebbe modo di constatare l’assoluta normalità di un appartamento

comunque”

ubicato in una palazzina di una città interamente ricavata nel sottosuolo lunare…!!

Confortevole e accogliente alloggio, dotato di ampie stanze con soffitti alti due metri e cinquanta centimetri. Nella piccola entrata una finestra virtuale appoggiata sulla parete della porta d’entrata, esattamente alla sinistra venendo da fuori. Giusto di fronte, semi appoggiato alla parete, un bel divano pareva trovarsi lì non per caso ma esclusivamente per il piacere di poter ammirare il panorama esterno attraverso la stessa finestra virtuale. Una sala con angolo cottura, soggiorno, divano e tv. Due camere con rispettivi servizi e una stanzetta ad uso lavanderia e ripostiglio, dove accanto alla lavatrice ci stava l’asciugatrice!! Giusto l’asciugatrice….. perché a Selene per asciugare i panni ci si doveva affidare all’elettrodomestico…!!

Due piccoli depuratori d’aria, sotto dimensionati se paragonati alle strutture presenti per le vie della città, entravano in funzione automaticamente dietro impulso delle sonde di rilevazione presenti nell’appartamento. Si trattava di apparecchi dedicati alla depurazione dell’aria con la prerogativa di poterla sia riscaldare che raffreddare.

Un sistema basato sull’utilizzo di piccole piastre di pietra lavica.

Una pietra lavica vecchia, figlia di un’eruzione avvenuta oltre un milione di anni prima, con le caratteristiche di straordinarietà per un uso atto a produrre calore, anche intenso, con un consumo di energia elettrica veramente esiguo.

L’alta tecnologia selenese-kalloxiana consentiva a tutte le apparecchiature elettriche esistenti in città di funzionare efficacemente utilizzando piccole quantità di energia elettrica.

Tutte le abitazioni di Selene, e la casa di Isabel certamente non rappresentava l’eccezione, possedevano delle finestre con tendine elettroniche incorporate che davano all’interno della città. Mentre per l’esterno erano tutte dotate di una propria finestra virtuale.

In sostanza si trattava di una telecamera fissa piazzata all’esterno, opportunamente mimetizzata tra le rocce, con una panoramica che spaziava dal suolo al cielo. Lo schermo interno appoggiato ad una parete ne rilevava il suo significato di finestra virtuale…!!

All’esterno vennero montate circa duecento telecamere.

Cento in esclusivo controllo del suolo e del cielo che consentivano la visione delle immagini in presa diretta con la possibilità di rivederle registrate. Tre delle quali puntavano dritte al cratere hangar delle 240 astronavi.

Mentre per le altre cento, prive di registrazione terminale ma sempre con la visione tra suolo e cielo, valeva l’uso al servizio virtuale delle finestre che guardavano il panorama lunare.

Le telecamere erano tutte a colori e dotate di led infrarossi incorporati a garanzia di una perfetta visione notturna. Opportunamente avvolte da una protezione, solida e trasparente, contro l’aggressione dei rigori dello spazio cosmico.

Solamente cento telecamere per le finestre virtuali dell’intera città significava che una singola telecamera forniva la stessa identica visone per circa duecento appartamenti.

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

seguirà……

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 31°)

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finale precedente:

Nel traffico cittadino circolavano, liberamente senza l’ausilio delle rotaie, anche dei piccoli treni elettrici.

(31° ep.)

Camminando per le strade di Selene, a quell’ora scarsamente trafficate, Alex rimase impressionato dalla quantità di alberi e piante che ornavano gran parte degli spazi liberi presenti in città. Tanti alberi che riempivano le strade e le piazze.

L’intera città ne era piena.

Sicuramente una componente importante per l’ossigeno che le piante stesse potevano generare. Per la maggior parte si trattava di alberi sempreverdi, anche se le piante di basso fusto facevano la loro onesta figura ornando la città di bellissime aiuole, alcune anche fiorite! Tutte le piante esistenti sulla Luna avevano un denominatore comune: radici non invasive. Questo permetteva la loro posa in buche non particolarmente profonde riempite con del composto lunare, molto simile al terriccio terrestre, ottenuto dagli scarti di serra mescolati con i rifiuti dell’umido.

Scarti di serra uniti ai rifiuti dell’umido.

Un’impasto trattato prima e anche dopo la frullata permetteva di ottenere un composto lunare sano e molto fertile. Ideale per le coltivazioni indoor!

La luce per la vita delle piante non rappresentava un problema in quanto la città rimaneva illuminata ventiquattro ore su ventiquattro, dove per quindici ore l’illuminazione era a giorno!

Venticinque minuti furono sufficienti per raggiungere la loro graziosa palazzina……

Sei appartamenti sistemati su due piani. Un’ampia e comoda entrata si portava ai piedi delle scale adagiate al centro della parete in fondo alla sala. Sei funzionali box magazzino, uno per ogni appartamento, la completavano nei suoi spazi. Due metri e cinquanta centimetri di altezza tra pavimento e soffitto. Venti centimetri di solaio pavimento. Identiche misure adottate ai due piani superiori. Tetto piatto e muretto di sicurezza alto un metro. Mentre erano due i metri di spazio luce tra lo stesso tetto e il soffitto della città. Uno spazio studiato e creato appositamente per facilitare il compito degli addetti ai lavori nei loro periodici controlli sulla tenuta di quella delicatissima parte di città. Praticamente undici metri scarsi di luce sotto luna. In realtà erano a meno quindici.

Nel resto della città esistevano costruzioni ancora più grandi, alte fino a quattro piani. L’edilizia veniva regolata da norme ambientali che ne fissavano i limiti di soglia. Prettamente regole tecniche dettate dalle tolleranze calcolate per le costruzioni in ambienti particolari come il sottosuolo lunare, dove per raggiungere certe altezze si doveva scavare sempre più in profondità creando così dei dislivelli che da zona a zona segnavano l’urbanistica stradale incidendola con caratteristiche tipicamente collinari le cui pendenze, per forza di cose, dovevano rientrare nei parametri prestabiliti.

<Uauuuuuuuu….. finalmente a casa!> esclamò una raggiante Isabel.

Si trattava effettivamente di una bella palazzina….. Un piccolissimo cortile, condiviso con la palazzina confinante, fungeva da ripostiglio per biciclette e motorini.

E così, accomunati dalla medesima voglia di entrare in quella che probabilmente sarebbe stata la loro casetta per un bel po’ di tempo, aprirono la porta varcandone la soglia che Alex, in cuor suo, poteva anche considerare magica. L’entrata discretamente spaziosa e gradevole nel suo aspetto. Sulla parete di destra, in una zona centrale alla fine dei due box, il quadro elettrico, il quadro dei cavi onda e, leggermente distanziate, le valvole dell’acqua. Esattamente di fronte, sulla parete di sinistra, una nicchia porta “Kit ossigeno” piazzata in mezzo agli altri quattro box. Mentre brillava di un rosso fuoco l’estintore incastrato nel suo contenitore sistemato sulla parete del sottoscala, ad un metro da terra, arredandola come meglio non si poteva.

Per difendersi dal fuoco l’intera città disponeva di estintori a polvere esplosiva. Spruzzata sul fuoco dopo cinque secondi generava un’esplosione tale da privarlo completamente dell’ossigeno riuscendo così a spegnerlo all’istante. Tre metri erano considerati più che sufficienti per mantenere l’operatore ad una distanza di sicurezza.

Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

seguirà……..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 32°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
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Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

                 

                Out Out  (32° ep.)  Out Out 

                         L’intera rete dell’aria viaggiava lungo il soffitto della città.

Mentre l’energia elettrica, i cavi onda, l’acqua potabile, gli scarichi bianchi e neri scorrevano distintamente all’interno di un percorso, monitorato e valutato, ricavato sotto la pavimentazione della città stessa.

Una considerazione sull’importanza che rivestivano i numerosi depuratori d’aria distribuiti lungo l’intera area cittadina, fondamentali nel processo di eliminazione delle sostanze tossiche prodotte dagli esseri viventi.

Isabel e Alex, accompagnati da un più che comprensibile elevato tenore emotivo, salirono le scale fino a portare i rispettivi rilevatori olfattivi a sfiorare la porta del loro appartamento al secondo piano. Due giri di chiave precedettero quella che, di sicuro, fu un’entrata trionfale. Dove Alex, sin da subito, ebbe modo di constatare l’assoluta normalità di un appartamento

comunque”

ubicato in una palazzina di una città interamente ricavata nel sottosuolo lunare…!!

Confortevole e accogliente alloggio, dotato di ampie stanze con soffitti alti due metri e cinquanta centimetri. Nella piccola entrata una finestra virtuale appoggiata sulla parete della porta d’entrata, esattamente alla sinistra venendo da fuori. Giusto di fronte, semi appoggiato alla parete, un bel divano pareva trovarsi lì non per caso ma esclusivamente per il piacere di poter ammirare il panorama esterno attraverso la stessa finestra virtuale. Una sala con angolo cottura, soggiorno, divano e tv. Due camere con rispettivi servizi e una stanzetta ad uso lavanderia e ripostiglio, dove accanto alla lavatrice ci stava l’asciugatrice!! Giusto l’asciugatrice….. perché a Selene per asciugare i panni ci si doveva affidare all’elettrodomestico…!!

Due piccoli depuratori d’aria, sotto dimensionati se paragonati alle strutture presenti per le vie della città, entravano in funzione automaticamente dietro impulso delle sonde di rilevazione presenti nell’appartamento. Si trattava di apparecchi dedicati alla depurazione dell’aria con la prerogativa di poterla sia riscaldare che raffreddare.

Un sistema basato sull’utilizzo di piccole piastre di pietra lavica.

Una pietra lavica vecchia, figlia di un’eruzione avvenuta oltre un milione di anni prima, con le caratteristiche di straordinarietà per un uso atto a produrre calore, anche intenso, con un consumo di energia elettrica veramente esiguo.

L’alta tecnologia selenese-kalloxiana consentiva a tutte le apparecchiature elettriche esistenti in città di funzionare efficacemente utilizzando piccole quantità di energia elettrica.

Tutte le abitazioni di Selene, e la casa di Isabel certamente non rappresentava l’eccezione, possedevano delle finestre con tendine elettroniche incorporate che davano all’interno della città. Mentre per l’esterno erano tutte dotate di una propria finestra virtuale.

In sostanza si trattava di una telecamera fissa piazzata all’esterno, opportunamente mimetizzata tra le rocce, con una panoramica che spaziava dal suolo al cielo. Lo schermo interno appoggiato ad una parete ne rilevava il suo significato di finestra virtuale…!!

All’esterno vennero montate circa duecento telecamere.

Cento in esclusivo controllo del suolo e del cielo che consentivano la visione delle immagini in presa diretta con la possibilità di rivederle registrate. Tre delle quali puntavano dritte al cratere hangar delle 240 astronavi.

Mentre per le altre cento, prive di registrazione terminale ma sempre con la visione tra suolo e cielo, valeva l’uso al servizio virtuale delle finestre che guardavano il panorama lunare.

Le telecamere erano tutte a colori e dotate di led infrarossi incorporati a garanzia di una perfetta visione notturna. Opportunamente avvolte da una protezione, solida e trasparente, contro l’aggressione dei rigori dello spazio cosmico.

Solamente cento telecamere per le finestre virtuali dell’intera città significava che una singola telecamera forniva la stessa identica visone per circa duecento appartamenti.

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

seguirà……

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 31°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html

Felice Tolfo    31

Nel traffico cittadino circolavano, liberamente senza l’ausilio delle rotaie, anche dei piccoli treni elettrici.

(31° ep.)

Camminando per le strade di Selene, a quell’ora scarsamente trafficate, Alex rimase impressionato dalla quantità di alberi e piante che ornavano gran parte degli spazi liberi presenti in città. Tanti alberi che riempivano le strade e le piazze.

L’intera città ne era piena.

Sicuramente una componente importante per l’ossigeno che le piante stesse potevano generare. Per la maggior parte si trattava di alberi sempreverdi, anche se le piante di basso fusto facevano la loro onesta figura ornando la città di bellissime aiuole, alcune anche fiorite! Tutte le piante esistenti sulla Luna avevano un denominatore comune: radici non invasive. Questo permetteva la loro posa in buche non particolarmente profonde riempite con del composto lunare, molto simile al terriccio terrestre, ottenuto dagli scarti di serra mescolati con i rifiuti dell’umido.

Scarti di serra uniti ai rifiuti dell’umido.

Un’impasto trattato prima e anche dopo la frullata permetteva di ottenere un composto lunare sano e molto fertile. Ideale per le coltivazioni indoor!

La luce per la vita delle piante non rappresentava un problema in quanto la città rimaneva illuminata ventiquattro ore su ventiquattro, dove per quindici ore l’illuminazione era a giorno!

Venticinque minuti furono sufficienti per raggiungere la loro graziosa palazzina……

Sei appartamenti sistemati su due piani. Un’ampia e comoda entrata si portava ai piedi delle scale adagiate al centro della parete in fondo alla sala. Sei funzionali box magazzino, uno per ogni appartamento, la completavano nei suoi spazi. Due metri e cinquanta centimetri di altezza tra pavimento e soffitto. Venti centimetri di solaio pavimento. Identiche misure adottate ai due piani superiori. Tetto piatto e muretto di sicurezza alto un metro. Mentre erano due i metri di spazio luce tra lo stesso tetto e il soffitto della città. Uno spazio studiato e creato appositamente per facilitare il compito degli addetti ai lavori nei loro periodici controlli sulla tenuta di quella delicatissima parte di città. Praticamente undici metri scarsi di luce sotto luna. In realtà erano a meno quindici.

Nel resto della città esistevano costruzioni ancora più grandi, alte fino a quattro piani. L’edilizia veniva regolata da norme ambientali che ne fissavano i limiti di soglia. Prettamente regole tecniche dettate dalle tolleranze calcolate per le costruzioni in ambienti particolari come il sottosuolo lunare, dove per raggiungere certe altezze si doveva scavare sempre più in profondità creando così dei dislivelli che da zona a zona segnavano l’urbanistica stradale incidendola con caratteristiche tipicamente collinari le cui pendenze, per forza di cose, dovevano rientrare nei parametri prestabiliti.

<Uauuuuuuuu….. finalmente a casa!> esclamò una raggiante Isabel.

Si trattava effettivamente di una bella palazzina….. Un piccolissimo cortile, condiviso con la palazzina confinante, fungeva da ripostiglio per biciclette e motorini.

E così, accomunati dalla medesima voglia di entrare in quella che probabilmente sarebbe stata la loro casetta per un bel po’ di tempo, aprirono la porta varcandone la soglia che Alex, in cuor suo, poteva anche considerare magica. L’entrata discretamente spaziosa e gradevole nel suo aspetto. Sulla parete di destra, in una zona centrale alla fine dei due box, il quadro elettrico, il quadro dei cavi onda e, leggermente distanziate, le valvole dell’acqua. Esattamente di fronte, sulla parete di sinistra, una nicchia porta “Kit ossigeno” piazzata in mezzo agli altri quattro box. Mentre brillava di un rosso fuoco l’estintore incastrato nel suo contenitore sistemato sulla parete del sottoscala, ad un metro da terra, arredandola come meglio non si poteva.

Per difendersi dal fuoco l’intera città disponeva di estintori a polvere esplosiva. Spruzzata sul fuoco dopo cinque secondi generava un’esplosione tale da privarlo completamente dell’ossigeno riuscendo così a spegnerlo all’istante. Tre metri erano considerati più che sufficienti per mantenere l’operatore ad una distanza di sicurezza.

Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

seguirà……..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 32°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    32

Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

                 

                Out Out  (32° ep.)  Out Out 

                         L’intera rete dell’aria viaggiava lungo il soffitto della città.

Mentre l’energia elettrica, i cavi onda, l’acqua potabile, gli scarichi bianchi e neri scorrevano distintamente all’interno di un percorso, monitorato e valutato, ricavato sotto la pavimentazione della città stessa.

Una considerazione sull’importanza che rivestivano i numerosi depuratori d’aria distribuiti lungo l’intera area cittadina, fondamentali nel processo di eliminazione delle sostanze tossiche prodotte dagli esseri viventi.

Isabel e Alex, accompagnati da un più che comprensibile elevato tenore emotivo, salirono le scale fino a portare i rispettivi rilevatori olfattivi a sfiorare la porta del loro appartamento al secondo piano. Due giri di chiave precedettero quella che, di sicuro, fu un’entrata trionfale. Dove Alex, sin da subito, ebbe modo di constatare l’assoluta normalità di un appartamento

comunque”

ubicato in una palazzina di una città interamente ricavata nel sottosuolo lunare…!!

Confortevole e accogliente alloggio, dotato di ampie stanze con soffitti alti due metri e cinquanta centimetri. Nella piccola entrata una finestra virtuale appoggiata sulla parete della porta d’entrata, esattamente alla sinistra venendo da fuori. Giusto di fronte, semi appoggiato alla parete, un bel divano pareva trovarsi lì non per caso ma esclusivamente per il piacere di poter ammirare il panorama esterno attraverso la stessa finestra virtuale. Una sala con angolo cottura, soggiorno, divano e tv. Due camere con rispettivi servizi e una stanzetta ad uso lavanderia e ripostiglio, dove accanto alla lavatrice ci stava l’asciugatrice!! Giusto l’asciugatrice….. perché a Selene per asciugare i panni ci si doveva affidare all’elettrodomestico…!!

Due piccoli depuratori d’aria, sotto dimensionati se paragonati alle strutture presenti per le vie della città, entravano in funzione automaticamente dietro impulso delle sonde di rilevazione presenti nell’appartamento. Si trattava di apparecchi dedicati alla depurazione dell’aria con la prerogativa di poterla sia riscaldare che raffreddare.

Un sistema basato sull’utilizzo di piccole piastre di pietra lavica.

Una pietra lavica vecchia, figlia di un’eruzione avvenuta oltre un milione di anni prima, con le caratteristiche di straordinarietà per un uso atto a produrre calore, anche intenso, con un consumo di energia elettrica veramente esiguo.

L’alta tecnologia selenese-kalloxiana consentiva a tutte le apparecchiature elettriche esistenti in città di funzionare efficacemente utilizzando piccole quantità di energia elettrica.

Tutte le abitazioni di Selene, e la casa di Isabel certamente non rappresentava l’eccezione, possedevano delle finestre con tendine elettroniche incorporate che davano all’interno della città. Mentre per l’esterno erano tutte dotate di una propria finestra virtuale.

In sostanza si trattava di una telecamera fissa piazzata all’esterno, opportunamente mimetizzata tra le rocce, con una panoramica che spaziava dal suolo al cielo. Lo schermo interno appoggiato ad una parete ne rilevava il suo significato di finestra virtuale…!!

All’esterno vennero montate circa duecento telecamere.

Cento in esclusivo controllo del suolo e del cielo che consentivano la visione delle immagini in presa diretta con la possibilità di rivederle registrate. Tre delle quali puntavano dritte al cratere hangar delle 240 astronavi.

Mentre per le altre cento, prive di registrazione terminale ma sempre con la visione tra suolo e cielo, valeva l’uso al servizio virtuale delle finestre che guardavano il panorama lunare.

Le telecamere erano tutte a colori e dotate di led infrarossi incorporati a garanzia di una perfetta visione notturna. Opportunamente avvolte da una protezione, solida e trasparente, contro l’aggressione dei rigori dello spazio cosmico.

Solamente cento telecamere per le finestre virtuali dell’intera città significava che una singola telecamera forniva la stessa identica visone per circa duecento appartamenti.

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

seguirà……

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 31°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html

Felice Tolfo    31

Nel traffico cittadino circolavano, liberamente senza l’ausilio delle rotaie, anche dei piccoli treni elettrici.

(31° ep.)

Camminando per le strade di Selene, a quell’ora scarsamente trafficate, Alex rimase impressionato dalla quantità di alberi e piante che ornavano gran parte degli spazi liberi presenti in città. Tanti alberi che riempivano le strade e le piazze.

L’intera città ne era piena.

Sicuramente una componente importante per l’ossigeno che le piante stesse potevano generare. Per la maggior parte si trattava di alberi sempreverdi, anche se le piante di basso fusto facevano la loro onesta figura ornando la città di bellissime aiuole, alcune anche fiorite! Tutte le piante esistenti sulla Luna avevano un denominatore comune: radici non invasive. Questo permetteva la loro posa in buche non particolarmente profonde riempite con del composto lunare, molto simile al terriccio terrestre, ottenuto dagli scarti di serra mescolati con i rifiuti dell’umido.

Scarti di serra uniti ai rifiuti dell’umido.

Un’impasto trattato prima e anche dopo la frullata permetteva di ottenere un composto lunare sano e molto fertile. Ideale per le coltivazioni indoor!

La luce per la vita delle piante non rappresentava un problema in quanto la città rimaneva illuminata ventiquattro ore su ventiquattro, dove per quindici ore l’illuminazione era a giorno!

Venticinque minuti furono sufficienti per raggiungere la loro graziosa palazzina……

Sei appartamenti sistemati su due piani. Un’ampia e comoda entrata si portava ai piedi delle scale adagiate al centro della parete in fondo alla sala. Sei funzionali box magazzino, uno per ogni appartamento, la completavano nei suoi spazi. Due metri e cinquanta centimetri di altezza tra pavimento e soffitto. Venti centimetri di solaio pavimento. Identiche misure adottate ai due piani superiori. Tetto piatto e muretto di sicurezza alto un metro. Mentre erano due i metri di spazio luce tra lo stesso tetto e il soffitto della città. Uno spazio studiato e creato appositamente per facilitare il compito degli addetti ai lavori nei loro periodici controlli sulla tenuta di quella delicatissima parte di città. Praticamente undici metri scarsi di luce sotto luna. In realtà erano a meno quindici.

Nel resto della città esistevano costruzioni ancora più grandi, alte fino a quattro piani. L’edilizia veniva regolata da norme ambientali che ne fissavano i limiti di soglia. Prettamente regole tecniche dettate dalle tolleranze calcolate per le costruzioni in ambienti particolari come il sottosuolo lunare, dove per raggiungere certe altezze si doveva scavare sempre più in profondità creando così dei dislivelli che da zona a zona segnavano l’urbanistica stradale incidendola con caratteristiche tipicamente collinari le cui pendenze, per forza di cose, dovevano rientrare nei parametri prestabiliti.

<Uauuuuuuuu….. finalmente a casa!> esclamò una raggiante Isabel.

Si trattava effettivamente di una bella palazzina….. Un piccolissimo cortile, condiviso con la palazzina confinante, fungeva da ripostiglio per biciclette e motorini.

E così, accomunati dalla medesima voglia di entrare in quella che probabilmente sarebbe stata la loro casetta per un bel po’ di tempo, aprirono la porta varcandone la soglia che Alex, in cuor suo, poteva anche considerare magica. L’entrata discretamente spaziosa e gradevole nel suo aspetto. Sulla parete di destra, in una zona centrale alla fine dei due box, il quadro elettrico, il quadro dei cavi onda e, leggermente distanziate, le valvole dell’acqua. Esattamente di fronte, sulla parete di sinistra, una nicchia porta “Kit ossigeno” piazzata in mezzo agli altri quattro box. Mentre brillava di un rosso fuoco l’estintore incastrato nel suo contenitore sistemato sulla parete del sottoscala, ad un metro da terra, arredandola come meglio non si poteva.

Per difendersi dal fuoco l’intera città disponeva di estintori a polvere esplosiva. Spruzzata sul fuoco dopo cinque secondi generava un’esplosione tale da privarlo completamente dell’ossigeno riuscendo così a spegnerlo all’istante. Tre metri erano considerati più che sufficienti per mantenere l’operatore ad una distanza di sicurezza.

Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

seguirà……..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (EPISODIO 32°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    32

Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

                 

                Out Out  (32° ep.)  Out Out 

                         L’intera rete dell’aria viaggiava lungo il soffitto della città.

Mentre l’energia elettrica, i cavi onda, l’acqua potabile, gli scarichi bianchi e neri scorrevano distintamente all’interno di un percorso, monitorato e valutato, ricavato sotto la pavimentazione della città stessa.

Una considerazione sull’importanza che rivestivano i numerosi depuratori d’aria distribuiti lungo l’intera area cittadina, fondamentali nel processo di eliminazione delle sostanze tossiche prodotte dagli esseri viventi.

Isabel e Alex, accompagnati da un più che comprensibile elevato tenore emotivo, salirono le scale fino a portare i rispettivi rilevatori olfattivi a sfiorare la porta del loro appartamento al secondo piano. Due giri di chiave precedettero quella che, di sicuro, fu un’entrata trionfale. Dove Alex, sin da subito, ebbe modo di constatare l’assoluta normalità di un appartamento

comunque”

ubicato in una palazzina di una città interamente ricavata nel sottosuolo lunare…!!

Confortevole e accogliente alloggio, dotato di ampie stanze con soffitti alti due metri e cinquanta centimetri. Nella piccola entrata una finestra virtuale appoggiata sulla parete della porta d’entrata, esattamente alla sinistra venendo da fuori. Giusto di fronte, semi appoggiato alla parete, un bel divano pareva trovarsi lì non per caso ma esclusivamente per il piacere di poter ammirare il panorama esterno attraverso la stessa finestra virtuale. Una sala con angolo cottura, soggiorno, divano e tv. Due camere con rispettivi servizi e una stanzetta ad uso lavanderia e ripostiglio, dove accanto alla lavatrice ci stava l’asciugatrice!! Giusto l’asciugatrice….. perché a Selene per asciugare i panni ci si doveva affidare all’elettrodomestico…!!

Due piccoli depuratori d’aria, sotto dimensionati se paragonati alle strutture presenti per le vie della città, entravano in funzione automaticamente dietro impulso delle sonde di rilevazione presenti nell’appartamento. Si trattava di apparecchi dedicati alla depurazione dell’aria con la prerogativa di poterla sia riscaldare che raffreddare.

Un sistema basato sull’utilizzo di piccole piastre di pietra lavica.

Una pietra lavica vecchia, figlia di un’eruzione avvenuta oltre un milione di anni prima, con le caratteristiche di straordinarietà per un uso atto a produrre calore, anche intenso, con un consumo di energia elettrica veramente esiguo.

L’alta tecnologia selenese-kalloxiana consentiva a tutte le apparecchiature elettriche esistenti in città di funzionare efficacemente utilizzando piccole quantità di energia elettrica.

Tutte le abitazioni di Selene, e la casa di Isabel certamente non rappresentava l’eccezione, possedevano delle finestre con tendine elettroniche incorporate che davano all’interno della città. Mentre per l’esterno erano tutte dotate di una propria finestra virtuale.

In sostanza si trattava di una telecamera fissa piazzata all’esterno, opportunamente mimetizzata tra le rocce, con una panoramica che spaziava dal suolo al cielo. Lo schermo interno appoggiato ad una parete ne rilevava il suo significato di finestra virtuale…!!

All’esterno vennero montate circa duecento telecamere.

Cento in esclusivo controllo del suolo e del cielo che consentivano la visione delle immagini in presa diretta con la possibilità di rivederle registrate. Tre delle quali puntavano dritte al cratere hangar delle 240 astronavi.

Mentre per le altre cento, prive di registrazione terminale ma sempre con la visione tra suolo e cielo, valeva l’uso al servizio virtuale delle finestre che guardavano il panorama lunare.

Le telecamere erano tutte a colori e dotate di led infrarossi incorporati a garanzia di una perfetta visione notturna. Opportunamente avvolte da una protezione, solida e trasparente, contro l’aggressione dei rigori dello spazio cosmico.

Solamente cento telecamere per le finestre virtuali dell’intera città significava che una singola telecamera forniva la stessa identica visone per circa duecento appartamenti.

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

seguirà……

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 31°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html

Felice Tolfo    31

Nel traffico cittadino circolavano, liberamente senza l’ausilio delle rotaie, anche dei piccoli treni elettrici.

(31° ep.)

Camminando per le strade di Selene, a quell’ora scarsamente trafficate, Alex rimase impressionato dalla quantità di alberi e piante che ornavano gran parte degli spazi liberi presenti in città. Tanti alberi che riempivano le strade e le piazze.

L’intera città ne era piena.

Sicuramente una componente importante per l’ossigeno che le piante stesse potevano generare. Per la maggior parte si trattava di alberi sempreverdi, anche se le piante di basso fusto facevano la loro onesta figura ornando la città di bellissime aiuole, alcune anche fiorite! Tutte le piante esistenti sulla Luna avevano un denominatore comune: radici non invasive. Questo permetteva la loro posa in buche non particolarmente profonde riempite con del composto lunare, molto simile al terriccio terrestre, ottenuto dagli scarti di serra mescolati con i rifiuti dell’umido.

Scarti di serra uniti ai rifiuti dell’umido.

Un’impasto trattato prima e anche dopo la frullata permetteva di ottenere un composto lunare sano e molto fertile. Ideale per le coltivazioni indoor!

La luce per la vita delle piante non rappresentava un problema in quanto la città rimaneva illuminata ventiquattro ore su ventiquattro, dove per quindici ore l’illuminazione era a giorno!

Venticinque minuti furono sufficienti per raggiungere la loro graziosa palazzina……

Sei appartamenti sistemati su due piani. Un’ampia e comoda entrata si portava ai piedi delle scale adagiate al centro della parete in fondo alla sala. Sei funzionali box magazzino, uno per ogni appartamento, la completavano nei suoi spazi. Due metri e cinquanta centimetri di altezza tra pavimento e soffitto. Venti centimetri di solaio pavimento. Identiche misure adottate ai due piani superiori. Tetto piatto e muretto di sicurezza alto un metro. Mentre erano due i metri di spazio luce tra lo stesso tetto e il soffitto della città. Uno spazio studiato e creato appositamente per facilitare il compito degli addetti ai lavori nei loro periodici controlli sulla tenuta di quella delicatissima parte di città. Praticamente undici metri scarsi di luce sotto luna. In realtà erano a meno quindici.

Nel resto della città esistevano costruzioni ancora più grandi, alte fino a quattro piani. L’edilizia veniva regolata da norme ambientali che ne fissavano i limiti di soglia. Prettamente regole tecniche dettate dalle tolleranze calcolate per le costruzioni in ambienti particolari come il sottosuolo lunare, dove per raggiungere certe altezze si doveva scavare sempre più in profondità creando così dei dislivelli che da zona a zona segnavano l’urbanistica stradale incidendola con caratteristiche tipicamente collinari le cui pendenze, per forza di cose, dovevano rientrare nei parametri prestabiliti.

<Uauuuuuuuu….. finalmente a casa!> esclamò una raggiante Isabel.

Si trattava effettivamente di una bella palazzina….. Un piccolissimo cortile, condiviso con la palazzina confinante, fungeva da ripostiglio per biciclette e motorini.

E così, accomunati dalla medesima voglia di entrare in quella che probabilmente sarebbe stata la loro casetta per un bel po’ di tempo, aprirono la porta varcandone la soglia che Alex, in cuor suo, poteva anche considerare magica. L’entrata discretamente spaziosa e gradevole nel suo aspetto. Sulla parete di destra, in una zona centrale alla fine dei due box, il quadro elettrico, il quadro dei cavi onda e, leggermente distanziate, le valvole dell’acqua. Esattamente di fronte, sulla parete di sinistra, una nicchia porta “Kit ossigeno” piazzata in mezzo agli altri quattro box. Mentre brillava di un rosso fuoco l’estintore incastrato nel suo contenitore sistemato sulla parete del sottoscala, ad un metro da terra, arredandola come meglio non si poteva.

Per difendersi dal fuoco l’intera città disponeva di estintori a polvere esplosiva. Spruzzata sul fuoco dopo cinque secondi generava un’esplosione tale da privarlo completamente dell’ossigeno riuscendo così a spegnerlo all’istante. Tre metri erano considerati più che sufficienti per mantenere l’operatore ad una distanza di sicurezza.

Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 30°)

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Felice Tolfo    30

Felici e contenti se ne uscirono dal CTS1.

Alex il “turista terrestre” assieme a Isabel, l’amabile cicerone lunare!

(30° ep.)

In città si stava proprio bene. La temperatura naturale oscillava tra i venti e i venticinque gradi. In altri posti dove faceva più freddo si rimediava riscaldando l’aria con i depuratori.

Le strade, ben ripartite sull’intero territorio, portavano certe sfumature riscontrabili nell’arte naif….. Di colore grigio chiaro con i marciapiedi disegnati in orizzontale e colorati di un arancione che brillava di suo.

L’originalità certamente era di casa…!!

Il materiale utilizzato per la realizzazione del fondo stradale era costituito da un composto cementizio pietroso che rendeva la superficie semiopaca effetto antisdrucciolo, molto resistente alle sollecitazioni a cui venivano sottoposte le strade stesse.

Non mancavano le piccole piazze e i parcheggi.

Quei parcheggi che, sistemati all’aperto e nei garage sotterranei,

ospitavano tutti i veicoli della città!

Una scelta conseguente alla logica sulla strategia ambientale che permetteva a chiunque ne avesse avuto necessità di utilizzare il mezzo parcheggiato.

Macchine elettriche prive del tetto, per ovvie ragioni considerato del tutto inutile. Dalle dimensioni contenute: centimetri 250/280 di lunghezza, 140 di larghezza e 130 per l’altezza (calcolando anche il parabrezza). Spinte da un motore elettrico, contenuto nelle sue dimensioni ma capace di prestazioni eccellenti, con un’accelerazione da zero a cento Km/h in sei secondi…!!

Una velocità che, considerato il contesto della città, poteva anche essere pensata virtuale!

Notevoli le prestazioni delle batterie. Strutturalmente sotto dimensionate ma caratterizzate da un’elevata densità di energia grazie ad una serie di microstrutture create appositamente per moltiplicarne la carica.

Le carrozzerie venivano trattate con una vernice a base di kattropurto.

La luce presente in città andava oltre alla quantità richiesta per ricaricare le batterie stesse. Facile pensarle, considerato il parcheggio libero in città, sempre ai massimi livelli di carica. Oltretutto un certo contributo proveniva dall’originalità delle vetture selenesi, adeguate al contesto ambientale, che non incorporavano certi accessori divora corrente presenti nelle macchine terrestri.

La rapidità del kattropurto nel ricaricare le batterie era tale da superare la velocità del loro consumo.

La carrozzeria, nella sua essenzialità, suscitava grandi simpatie oltre ad una efficacia non indifferente. Quattro porte, quattro posti e un piccolo vano posteriore adibito a bagagliaio. Le ruote dimensionate in base alle vetture. Un cerchione leggero in lega d’alluminio e un copertone pieno ottenuto con un materiale plastico prestigioso derivante da una lavorazione complessa e sofisticata. Un suo regolare utilizzo lo portava a reggere nel tempo anche per una decina di anni!

La pressione dei copertoni non aveva ragione di esistere!!

Certamente aiutati dalla realtà selenese dove gran parte delle macchine utilizzate, ad esclusione dei mezzi di servizio, venivano impiegate per tragitti brevi e a velocità ridotte: venti/venticinque, massimo trenta chilometri orari. Per le uscite esterne la velocità veniva limitata dall’incidenza sull’impervietà del suolo lunare. Nel contesto optarono per la costruzione di macchine fuoristrada 4×4 dalla potenza straordinaria ma forzate a non superare i trenta/trentacinque chilometri orari. Con il buio l’autonomia si limitava alla sola durata delle batterie, normalmente dieci ore circa.

Salvo sopperire al piccolo inconveniente con delle batterie di scorta!

Godibile il trasporto pubblico che veniva assicurato da mezzi fedeli alle macchine di serie ma differenti sia nelle dimensioni (500×140/150) che nei motori. Giusto per ospitare un numero di viaggiatori che fosse il più considerevole possibile e che comunque, in ogni caso, non superava mai i 15/16 posti. Altri progetti si concretizzarono nella realizzazione di mezzi a supporto dei servizi di prima utilità per la città. Come l’ospedale, la raccolta differenziata dei rifiuti, il soccorso, il trasporto dei beni di consumo e quant’altro ancora….. Forme e dimensioni per l’efficacia nella versatilità contestuale alle caratteristiche della città. La stragrande maggioranza dei mezzi erano coperti. I più larghi non superavano i 170 cm.

Nel traffico cittadino circolavano, liberamente senza l’ausilio delle rotaie, anche dei piccoli treni elettrici.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (EPISODIO 32°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    32

Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

                 

                Out Out  (32° ep.)  Out Out 

                         L’intera rete dell’aria viaggiava lungo il soffitto della città.

Mentre l’energia elettrica, i cavi onda, l’acqua potabile, gli scarichi bianchi e neri scorrevano distintamente all’interno di un percorso, monitorato e valutato, ricavato sotto la pavimentazione della città stessa.

Una considerazione sull’importanza che rivestivano i numerosi depuratori d’aria distribuiti lungo l’intera area cittadina, fondamentali nel processo di eliminazione delle sostanze tossiche prodotte dagli esseri viventi.

Isabel e Alex, accompagnati da un più che comprensibile elevato tenore emotivo, salirono le scale fino a portare i rispettivi rilevatori olfattivi a sfiorare la porta del loro appartamento al secondo piano. Due giri di chiave precedettero quella che, di sicuro, fu un’entrata trionfale. Dove Alex, sin da subito, ebbe modo di constatare l’assoluta normalità di un appartamento

comunque”

ubicato in una palazzina di una città interamente ricavata nel sottosuolo lunare…!!

Confortevole e accogliente alloggio, dotato di ampie stanze con soffitti alti due metri e cinquanta centimetri. Nella piccola entrata una finestra virtuale appoggiata sulla parete della porta d’entrata, esattamente alla sinistra venendo da fuori. Giusto di fronte, semi appoggiato alla parete, un bel divano pareva trovarsi lì non per caso ma esclusivamente per il piacere di poter ammirare il panorama esterno attraverso la stessa finestra virtuale. Una sala con angolo cottura, soggiorno, divano e tv. Due camere con rispettivi servizi e una stanzetta ad uso lavanderia e ripostiglio, dove accanto alla lavatrice ci stava l’asciugatrice!! Giusto l’asciugatrice….. perché a Selene per asciugare i panni ci si doveva affidare all’elettrodomestico…!!

Due piccoli depuratori d’aria, sotto dimensionati se paragonati alle strutture presenti per le vie della città, entravano in funzione automaticamente dietro impulso delle sonde di rilevazione presenti nell’appartamento. Si trattava di apparecchi dedicati alla depurazione dell’aria con la prerogativa di poterla sia riscaldare che raffreddare.

Un sistema basato sull’utilizzo di piccole piastre di pietra lavica.

Una pietra lavica vecchia, figlia di un’eruzione avvenuta oltre un milione di anni prima, con le caratteristiche di straordinarietà per un uso atto a produrre calore, anche intenso, con un consumo di energia elettrica veramente esiguo.

L’alta tecnologia selenese-kalloxiana consentiva a tutte le apparecchiature elettriche esistenti in città di funzionare efficacemente utilizzando piccole quantità di energia elettrica.

Tutte le abitazioni di Selene, e la casa di Isabel certamente non rappresentava l’eccezione, possedevano delle finestre con tendine elettroniche incorporate che davano all’interno della città. Mentre per l’esterno erano tutte dotate di una propria finestra virtuale.

In sostanza si trattava di una telecamera fissa piazzata all’esterno, opportunamente mimetizzata tra le rocce, con una panoramica che spaziava dal suolo al cielo. Lo schermo interno appoggiato ad una parete ne rilevava il suo significato di finestra virtuale…!!

All’esterno vennero montate circa duecento telecamere.

Cento in esclusivo controllo del suolo e del cielo che consentivano la visione delle immagini in presa diretta con la possibilità di rivederle registrate. Tre delle quali puntavano dritte al cratere hangar delle 240 astronavi.

Mentre per le altre cento, prive di registrazione terminale ma sempre con la visione tra suolo e cielo, valeva l’uso al servizio virtuale delle finestre che guardavano il panorama lunare.

Le telecamere erano tutte a colori e dotate di led infrarossi incorporati a garanzia di una perfetta visione notturna. Opportunamente avvolte da una protezione, solida e trasparente, contro l’aggressione dei rigori dello spazio cosmico.

Solamente cento telecamere per le finestre virtuali dell’intera città significava che una singola telecamera forniva la stessa identica visone per circa duecento appartamenti.

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

seguirà……

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 31°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html

Felice Tolfo    31

Nel traffico cittadino circolavano, liberamente senza l’ausilio delle rotaie, anche dei piccoli treni elettrici.

(31° ep.)

Camminando per le strade di Selene, a quell’ora scarsamente trafficate, Alex rimase impressionato dalla quantità di alberi e piante che ornavano gran parte degli spazi liberi presenti in città. Tanti alberi che riempivano le strade e le piazze.

L’intera città ne era piena.

Sicuramente una componente importante per l’ossigeno che le piante stesse potevano generare. Per la maggior parte si trattava di alberi sempreverdi, anche se le piante di basso fusto facevano la loro onesta figura ornando la città di bellissime aiuole, alcune anche fiorite! Tutte le piante esistenti sulla Luna avevano un denominatore comune: radici non invasive. Questo permetteva la loro posa in buche non particolarmente profonde riempite con del composto lunare, molto simile al terriccio terrestre, ottenuto dagli scarti di serra mescolati con i rifiuti dell’umido.

Scarti di serra uniti ai rifiuti dell’umido.

Un’impasto trattato prima e anche dopo la frullata permetteva di ottenere un composto lunare sano e molto fertile. Ideale per le coltivazioni indoor!

La luce per la vita delle piante non rappresentava un problema in quanto la città rimaneva illuminata ventiquattro ore su ventiquattro, dove per quindici ore l’illuminazione era a giorno!

Venticinque minuti furono sufficienti per raggiungere la loro graziosa palazzina……

Sei appartamenti sistemati su due piani. Un’ampia e comoda entrata si portava ai piedi delle scale adagiate al centro della parete in fondo alla sala. Sei funzionali box magazzino, uno per ogni appartamento, la completavano nei suoi spazi. Due metri e cinquanta centimetri di altezza tra pavimento e soffitto. Venti centimetri di solaio pavimento. Identiche misure adottate ai due piani superiori. Tetto piatto e muretto di sicurezza alto un metro. Mentre erano due i metri di spazio luce tra lo stesso tetto e il soffitto della città. Uno spazio studiato e creato appositamente per facilitare il compito degli addetti ai lavori nei loro periodici controlli sulla tenuta di quella delicatissima parte di città. Praticamente undici metri scarsi di luce sotto luna. In realtà erano a meno quindici.

Nel resto della città esistevano costruzioni ancora più grandi, alte fino a quattro piani. L’edilizia veniva regolata da norme ambientali che ne fissavano i limiti di soglia. Prettamente regole tecniche dettate dalle tolleranze calcolate per le costruzioni in ambienti particolari come il sottosuolo lunare, dove per raggiungere certe altezze si doveva scavare sempre più in profondità creando così dei dislivelli che da zona a zona segnavano l’urbanistica stradale incidendola con caratteristiche tipicamente collinari le cui pendenze, per forza di cose, dovevano rientrare nei parametri prestabiliti.

<Uauuuuuuuu….. finalmente a casa!> esclamò una raggiante Isabel.

Si trattava effettivamente di una bella palazzina….. Un piccolissimo cortile, condiviso con la palazzina confinante, fungeva da ripostiglio per biciclette e motorini.

E così, accomunati dalla medesima voglia di entrare in quella che probabilmente sarebbe stata la loro casetta per un bel po’ di tempo, aprirono la porta varcandone la soglia che Alex, in cuor suo, poteva anche considerare magica. L’entrata discretamente spaziosa e gradevole nel suo aspetto. Sulla parete di destra, in una zona centrale alla fine dei due box, il quadro elettrico, il quadro dei cavi onda e, leggermente distanziate, le valvole dell’acqua. Esattamente di fronte, sulla parete di sinistra, una nicchia porta “Kit ossigeno” piazzata in mezzo agli altri quattro box. Mentre brillava di un rosso fuoco l’estintore incastrato nel suo contenitore sistemato sulla parete del sottoscala, ad un metro da terra, arredandola come meglio non si poteva.

Per difendersi dal fuoco l’intera città disponeva di estintori a polvere esplosiva. Spruzzata sul fuoco dopo cinque secondi generava un’esplosione tale da privarlo completamente dell’ossigeno riuscendo così a spegnerlo all’istante. Tre metri erano considerati più che sufficienti per mantenere l’operatore ad una distanza di sicurezza.

Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 30°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    30

Felici e contenti se ne uscirono dal CTS1.

Alex il “turista terrestre” assieme a Isabel, l’amabile cicerone lunare!

(30° ep.)

In città si stava proprio bene. La temperatura naturale oscillava tra i venti e i venticinque gradi. In altri posti dove faceva più freddo si rimediava riscaldando l’aria con i depuratori.

Le strade, ben ripartite sull’intero territorio, portavano certe sfumature riscontrabili nell’arte naif….. Di colore grigio chiaro con i marciapiedi disegnati in orizzontale e colorati di un arancione che brillava di suo.

L’originalità certamente era di casa…!!

Il materiale utilizzato per la realizzazione del fondo stradale era costituito da un composto cementizio pietroso che rendeva la superficie semiopaca effetto antisdrucciolo, molto resistente alle sollecitazioni a cui venivano sottoposte le strade stesse.

Non mancavano le piccole piazze e i parcheggi.

Quei parcheggi che, sistemati all’aperto e nei garage sotterranei,

ospitavano tutti i veicoli della città!

Una scelta conseguente alla logica sulla strategia ambientale che permetteva a chiunque ne avesse avuto necessità di utilizzare il mezzo parcheggiato.

Macchine elettriche prive del tetto, per ovvie ragioni considerato del tutto inutile. Dalle dimensioni contenute: centimetri 250/280 di lunghezza, 140 di larghezza e 130 per l’altezza (calcolando anche il parabrezza). Spinte da un motore elettrico, contenuto nelle sue dimensioni ma capace di prestazioni eccellenti, con un’accelerazione da zero a cento Km/h in sei secondi…!!

Una velocità che, considerato il contesto della città, poteva anche essere pensata virtuale!

Notevoli le prestazioni delle batterie. Strutturalmente sotto dimensionate ma caratterizzate da un’elevata densità di energia grazie ad una serie di microstrutture create appositamente per moltiplicarne la carica.

Le carrozzerie venivano trattate con una vernice a base di kattropurto.

La luce presente in città andava oltre alla quantità richiesta per ricaricare le batterie stesse. Facile pensarle, considerato il parcheggio libero in città, sempre ai massimi livelli di carica. Oltretutto un certo contributo proveniva dall’originalità delle vetture selenesi, adeguate al contesto ambientale, che non incorporavano certi accessori divora corrente presenti nelle macchine terrestri.

La rapidità del kattropurto nel ricaricare le batterie era tale da superare la velocità del loro consumo.

La carrozzeria, nella sua essenzialità, suscitava grandi simpatie oltre ad una efficacia non indifferente. Quattro porte, quattro posti e un piccolo vano posteriore adibito a bagagliaio. Le ruote dimensionate in base alle vetture. Un cerchione leggero in lega d’alluminio e un copertone pieno ottenuto con un materiale plastico prestigioso derivante da una lavorazione complessa e sofisticata. Un suo regolare utilizzo lo portava a reggere nel tempo anche per una decina di anni!

La pressione dei copertoni non aveva ragione di esistere!!

Certamente aiutati dalla realtà selenese dove gran parte delle macchine utilizzate, ad esclusione dei mezzi di servizio, venivano impiegate per tragitti brevi e a velocità ridotte: venti/venticinque, massimo trenta chilometri orari. Per le uscite esterne la velocità veniva limitata dall’incidenza sull’impervietà del suolo lunare. Nel contesto optarono per la costruzione di macchine fuoristrada 4×4 dalla potenza straordinaria ma forzate a non superare i trenta/trentacinque chilometri orari. Con il buio l’autonomia si limitava alla sola durata delle batterie, normalmente dieci ore circa.

Salvo sopperire al piccolo inconveniente con delle batterie di scorta!

Godibile il trasporto pubblico che veniva assicurato da mezzi fedeli alle macchine di serie ma differenti sia nelle dimensioni (500×140/150) che nei motori. Giusto per ospitare un numero di viaggiatori che fosse il più considerevole possibile e che comunque, in ogni caso, non superava mai i 15/16 posti. Altri progetti si concretizzarono nella realizzazione di mezzi a supporto dei servizi di prima utilità per la città. Come l’ospedale, la raccolta differenziata dei rifiuti, il soccorso, il trasporto dei beni di consumo e quant’altro ancora….. Forme e dimensioni per l’efficacia nella versatilità contestuale alle caratteristiche della città. La stragrande maggioranza dei mezzi erano coperti. I più larghi non superavano i 170 cm.

Nel traffico cittadino circolavano, liberamente senza l’ausilio delle rotaie, anche dei piccoli treni elettrici.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 31°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    31

Nel traffico cittadino circolavano, liberamente senza l’ausilio delle rotaie, anche dei piccoli treni elettrici.

(31° ep.)

Camminando per le strade di Selene, a quell’ora scarsamente trafficate, Alex rimase impressionato dalla quantità di alberi e piante che ornavano gran parte degli spazi liberi presenti in città. Tanti alberi che riempivano le strade e le piazze.

L’intera città ne era piena.

Sicuramente una componente importante per l’ossigeno che le piante stesse potevano generare. Per la maggior parte si trattava di alberi sempreverdi, anche se le piante di basso fusto facevano la loro onesta figura ornando la città di bellissime aiuole, alcune anche fiorite! Tutte le piante esistenti sulla Luna avevano un denominatore comune: radici non invasive. Questo permetteva la loro posa in buche non particolarmente profonde riempite con del composto lunare, molto simile al terriccio terrestre, ottenuto dagli scarti di serra mescolati con i rifiuti dell’umido.

Scarti di serra uniti ai rifiuti dell’umido.

Un’impasto trattato prima e anche dopo la frullata permetteva di ottenere un composto lunare sano e molto fertile. Ideale per le coltivazioni indoor!

La luce per la vita delle piante non rappresentava un problema in quanto la città rimaneva illuminata ventiquattro ore su ventiquattro, dove per quindici ore l’illuminazione era a giorno!

Venticinque minuti furono sufficienti per raggiungere la loro graziosa palazzina……

Sei appartamenti sistemati su due piani. Un’ampia e comoda entrata si portava ai piedi delle scale adagiate al centro della parete in fondo alla sala. Sei funzionali box magazzino, uno per ogni appartamento, la completavano nei suoi spazi. Due metri e cinquanta centimetri di altezza tra pavimento e soffitto. Venti centimetri di solaio pavimento. Identiche misure adottate ai due piani superiori. Tetto piatto e muretto di sicurezza alto un metro. Mentre erano due i metri di spazio luce tra lo stesso tetto e il soffitto della città. Uno spazio studiato e creato appositamente per facilitare il compito degli addetti ai lavori nei loro periodici controlli sulla tenuta di quella delicatissima parte di città. Praticamente undici metri scarsi di luce sotto luna. In realtà erano a meno quindici.

Nel resto della città esistevano costruzioni ancora più grandi, alte fino a quattro piani. L’edilizia veniva regolata da norme ambientali che ne fissavano i limiti di soglia. Prettamente regole tecniche dettate dalle tolleranze calcolate per le costruzioni in ambienti particolari come il sottosuolo lunare, dove per raggiungere certe altezze si doveva scavare sempre più in profondità creando così dei dislivelli che da zona a zona segnavano l’urbanistica stradale incidendola con caratteristiche tipicamente collinari le cui pendenze, per forza di cose, dovevano rientrare nei parametri prestabiliti.

<Uauuuuuuuu….. finalmente a casa!> esclamò una raggiante Isabel.

Si trattava effettivamente di una bella palazzina….. Un piccolissimo cortile, condiviso con la palazzina confinante, fungeva da ripostiglio per biciclette e motorini.

E così, accomunati dalla medesima voglia di entrare in quella che probabilmente sarebbe stata la loro casetta per un bel po’ di tempo, aprirono la porta varcandone la soglia che Alex, in cuor suo, poteva anche considerare magica. L’entrata discretamente spaziosa e gradevole nel suo aspetto. Sulla parete di destra, in una zona centrale alla fine dei due box, il quadro elettrico, il quadro dei cavi onda e, leggermente distanziate, le valvole dell’acqua. Esattamente di fronte, sulla parete di sinistra, una nicchia porta “Kit ossigeno” piazzata in mezzo agli altri quattro box. Mentre brillava di un rosso fuoco l’estintore incastrato nel suo contenitore sistemato sulla parete del sottoscala, ad un metro da terra, arredandola come meglio non si poteva.

Per difendersi dal fuoco l’intera città disponeva di estintori a polvere esplosiva. Spruzzata sul fuoco dopo cinque secondi generava un’esplosione tale da privarlo completamente dell’ossigeno riuscendo così a spegnerlo all’istante. Tre metri erano considerati più che sufficienti per mantenere l’operatore ad una distanza di sicurezza.

Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 30°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    30

Felici e contenti se ne uscirono dal CTS1.

Alex il “turista terrestre” assieme a Isabel, l’amabile cicerone lunare!

(30° ep.)

In città si stava proprio bene. La temperatura naturale oscillava tra i venti e i venticinque gradi. In altri posti dove faceva più freddo si rimediava riscaldando l’aria con i depuratori.

Le strade, ben ripartite sull’intero territorio, portavano certe sfumature riscontrabili nell’arte naif….. Di colore grigio chiaro con i marciapiedi disegnati in orizzontale e colorati di un arancione che brillava di suo.

L’originalità certamente era di casa…!!

Il materiale utilizzato per la realizzazione del fondo stradale era costituito da un composto cementizio pietroso che rendeva la superficie semiopaca effetto antisdrucciolo, molto resistente alle sollecitazioni a cui venivano sottoposte le strade stesse.

Non mancavano le piccole piazze e i parcheggi.

Quei parcheggi che, sistemati all’aperto e nei garage sotterranei,

ospitavano tutti i veicoli della città!

Una scelta conseguente alla logica sulla strategia ambientale che permetteva a chiunque ne avesse avuto necessità di utilizzare il mezzo parcheggiato.

Macchine elettriche prive del tetto, per ovvie ragioni considerato del tutto inutile. Dalle dimensioni contenute: centimetri 250/280 di lunghezza, 140 di larghezza e 130 per l’altezza (calcolando anche il parabrezza). Spinte da un motore elettrico, contenuto nelle sue dimensioni ma capace di prestazioni eccellenti, con un’accelerazione da zero a cento Km/h in sei secondi…!!

Una velocità che, considerato il contesto della città, poteva anche essere pensata virtuale!

Notevoli le prestazioni delle batterie. Strutturalmente sotto dimensionate ma caratterizzate da un’elevata densità di energia grazie ad una serie di microstrutture create appositamente per moltiplicarne la carica.

Le carrozzerie venivano trattate con una vernice a base di kattropurto.

La luce presente in città andava oltre alla quantità richiesta per ricaricare le batterie stesse. Facile pensarle, considerato il parcheggio libero in città, sempre ai massimi livelli di carica. Oltretutto un certo contributo proveniva dall’originalità delle vetture selenesi, adeguate al contesto ambientale, che non incorporavano certi accessori divora corrente presenti nelle macchine terrestri.

La rapidità del kattropurto nel ricaricare le batterie era tale da superare la velocità del loro consumo.

La carrozzeria, nella sua essenzialità, suscitava grandi simpatie oltre ad una efficacia non indifferente. Quattro porte, quattro posti e un piccolo vano posteriore adibito a bagagliaio. Le ruote dimensionate in base alle vetture. Un cerchione leggero in lega d’alluminio e un copertone pieno ottenuto con un materiale plastico prestigioso derivante da una lavorazione complessa e sofisticata. Un suo regolare utilizzo lo portava a reggere nel tempo anche per una decina di anni!

La pressione dei copertoni non aveva ragione di esistere!!

Certamente aiutati dalla realtà selenese dove gran parte delle macchine utilizzate, ad esclusione dei mezzi di servizio, venivano impiegate per tragitti brevi e a velocità ridotte: venti/venticinque, massimo trenta chilometri orari. Per le uscite esterne la velocità veniva limitata dall’incidenza sull’impervietà del suolo lunare. Nel contesto optarono per la costruzione di macchine fuoristrada 4×4 dalla potenza straordinaria ma forzate a non superare i trenta/trentacinque chilometri orari. Con il buio l’autonomia si limitava alla sola durata delle batterie, normalmente dieci ore circa.

Salvo sopperire al piccolo inconveniente con delle batterie di scorta!

Godibile il trasporto pubblico che veniva assicurato da mezzi fedeli alle macchine di serie ma differenti sia nelle dimensioni (500×140/150) che nei motori. Giusto per ospitare un numero di viaggiatori che fosse il più considerevole possibile e che comunque, in ogni caso, non superava mai i 15/16 posti. Altri progetti si concretizzarono nella realizzazione di mezzi a supporto dei servizi di prima utilità per la città. Come l’ospedale, la raccolta differenziata dei rifiuti, il soccorso, il trasporto dei beni di consumo e quant’altro ancora….. Forme e dimensioni per l’efficacia nella versatilità contestuale alle caratteristiche della città. La stragrande maggioranza dei mezzi erano coperti. I più larghi non superavano i 170 cm.

Nel traffico cittadino circolavano, liberamente senza l’ausilio delle rotaie, anche dei piccoli treni elettrici.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 31°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    31

Nel traffico cittadino circolavano, liberamente senza l’ausilio delle rotaie, anche dei piccoli treni elettrici.

(31° ep.)

Camminando per le strade di Selene, a quell’ora scarsamente trafficate, Alex rimase impressionato dalla quantità di alberi e piante che ornavano gran parte degli spazi liberi presenti in città. Tanti alberi che riempivano le strade e le piazze.

L’intera città ne era piena.

Sicuramente una componente importante per l’ossigeno che le piante stesse potevano generare. Per la maggior parte si trattava di alberi sempreverdi, anche se le piante di basso fusto facevano la loro onesta figura ornando la città di bellissime aiuole, alcune anche fiorite! Tutte le piante esistenti sulla Luna avevano un denominatore comune: radici non invasive. Questo permetteva la loro posa in buche non particolarmente profonde riempite con del composto lunare, molto simile al terriccio terrestre, ottenuto dagli scarti di serra mescolati con i rifiuti dell’umido.

Scarti di serra uniti ai rifiuti dell’umido.

Un’impasto trattato prima e anche dopo la frullata permetteva di ottenere un composto lunare sano e molto fertile. Ideale per le coltivazioni indoor!

La luce per la vita delle piante non rappresentava un problema in quanto la città rimaneva illuminata ventiquattro ore su ventiquattro, dove per quindici ore l’illuminazione era a giorno!

Venticinque minuti furono sufficienti per raggiungere la loro graziosa palazzina……

Sei appartamenti sistemati su due piani. Un’ampia e comoda entrata si portava ai piedi delle scale adagiate al centro della parete in fondo alla sala. Sei funzionali box magazzino, uno per ogni appartamento, la completavano nei suoi spazi. Due metri e cinquanta centimetri di altezza tra pavimento e soffitto. Venti centimetri di solaio pavimento. Identiche misure adottate ai due piani superiori. Tetto piatto e muretto di sicurezza alto un metro. Mentre erano due i metri di spazio luce tra lo stesso tetto e il soffitto della città. Uno spazio studiato e creato appositamente per facilitare il compito degli addetti ai lavori nei loro periodici controlli sulla tenuta di quella delicatissima parte di città. Praticamente undici metri scarsi di luce sotto luna. In realtà erano a meno quindici.

Nel resto della città esistevano costruzioni ancora più grandi, alte fino a quattro piani. L’edilizia veniva regolata da norme ambientali che ne fissavano i limiti di soglia. Prettamente regole tecniche dettate dalle tolleranze calcolate per le costruzioni in ambienti particolari come il sottosuolo lunare, dove per raggiungere certe altezze si doveva scavare sempre più in profondità creando così dei dislivelli che da zona a zona segnavano l’urbanistica stradale incidendola con caratteristiche tipicamente collinari le cui pendenze, per forza di cose, dovevano rientrare nei parametri prestabiliti.

<Uauuuuuuuu….. finalmente a casa!> esclamò una raggiante Isabel.

Si trattava effettivamente di una bella palazzina….. Un piccolissimo cortile, condiviso con la palazzina confinante, fungeva da ripostiglio per biciclette e motorini.

E così, accomunati dalla medesima voglia di entrare in quella che probabilmente sarebbe stata la loro casetta per un bel po’ di tempo, aprirono la porta varcandone la soglia che Alex, in cuor suo, poteva anche considerare magica. L’entrata discretamente spaziosa e gradevole nel suo aspetto. Sulla parete di destra, in una zona centrale alla fine dei due box, il quadro elettrico, il quadro dei cavi onda e, leggermente distanziate, le valvole dell’acqua. Esattamente di fronte, sulla parete di sinistra, una nicchia porta “Kit ossigeno” piazzata in mezzo agli altri quattro box. Mentre brillava di un rosso fuoco l’estintore incastrato nel suo contenitore sistemato sulla parete del sottoscala, ad un metro da terra, arredandola come meglio non si poteva.

Per difendersi dal fuoco l’intera città disponeva di estintori a polvere esplosiva. Spruzzata sul fuoco dopo cinque secondi generava un’esplosione tale da privarlo completamente dell’ossigeno riuscendo così a spegnerlo all’istante. Tre metri erano considerati più che sufficienti per mantenere l’operatore ad una distanza di sicurezza.

Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 30°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    30

Felici e contenti se ne uscirono dal CTS1.

Alex il “turista terrestre” assieme a Isabel, l’amabile cicerone lunare!

(30° ep.)

In città si stava proprio bene. La temperatura naturale oscillava tra i venti e i venticinque gradi. In altri posti dove faceva più freddo si rimediava riscaldando l’aria con i depuratori.

Le strade, ben ripartite sull’intero territorio, portavano certe sfumature riscontrabili nell’arte naif….. Di colore grigio chiaro con i marciapiedi disegnati in orizzontale e colorati di un arancione che brillava di suo.

L’originalità certamente era di casa…!!

Il materiale utilizzato per la realizzazione del fondo stradale era costituito da un composto cementizio pietroso che rendeva la superficie semiopaca effetto antisdrucciolo, molto resistente alle sollecitazioni a cui venivano sottoposte le strade stesse.

Non mancavano le piccole piazze e i parcheggi.

Quei parcheggi che, sistemati all’aperto e nei garage sotterranei,

ospitavano tutti i veicoli della città!

Una scelta conseguente alla logica sulla strategia ambientale che permetteva a chiunque ne avesse avuto necessità di utilizzare il mezzo parcheggiato.

Macchine elettriche prive del tetto, per ovvie ragioni considerato del tutto inutile. Dalle dimensioni contenute: centimetri 250/280 di lunghezza, 140 di larghezza e 130 per l’altezza (calcolando anche il parabrezza). Spinte da un motore elettrico, contenuto nelle sue dimensioni ma capace di prestazioni eccellenti, con un’accelerazione da zero a cento Km/h in sei secondi…!!

Una velocità che, considerato il contesto della città, poteva anche essere pensata virtuale!

Notevoli le prestazioni delle batterie. Strutturalmente sotto dimensionate ma caratterizzate da un’elevata densità di energia grazie ad una serie di microstrutture create appositamente per moltiplicarne la carica.

Le carrozzerie venivano trattate con una vernice a base di kattropurto.

La luce presente in città andava oltre alla quantità richiesta per ricaricare le batterie stesse. Facile pensarle, considerato il parcheggio libero in città, sempre ai massimi livelli di carica. Oltretutto un certo contributo proveniva dall’originalità delle vetture selenesi, adeguate al contesto ambientale, che non incorporavano certi accessori divora corrente presenti nelle macchine terrestri.

La rapidità del kattropurto nel ricaricare le batterie era tale da superare la velocità del loro consumo.

La carrozzeria, nella sua essenzialità, suscitava grandi simpatie oltre ad una efficacia non indifferente. Quattro porte, quattro posti e un piccolo vano posteriore adibito a bagagliaio. Le ruote dimensionate in base alle vetture. Un cerchione leggero in lega d’alluminio e un copertone pieno ottenuto con un materiale plastico prestigioso derivante da una lavorazione complessa e sofisticata. Un suo regolare utilizzo lo portava a reggere nel tempo anche per una decina di anni!

La pressione dei copertoni non aveva ragione di esistere!!

Certamente aiutati dalla realtà selenese dove gran parte delle macchine utilizzate, ad esclusione dei mezzi di servizio, venivano impiegate per tragitti brevi e a velocità ridotte: venti/venticinque, massimo trenta chilometri orari. Per le uscite esterne la velocità veniva limitata dall’incidenza sull’impervietà del suolo lunare. Nel contesto optarono per la costruzione di macchine fuoristrada 4×4 dalla potenza straordinaria ma forzate a non superare i trenta/trentacinque chilometri orari. Con il buio l’autonomia si limitava alla sola durata delle batterie, normalmente dieci ore circa.

Salvo sopperire al piccolo inconveniente con delle batterie di scorta!

Godibile il trasporto pubblico che veniva assicurato da mezzi fedeli alle macchine di serie ma differenti sia nelle dimensioni (500×140/150) che nei motori. Giusto per ospitare un numero di viaggiatori che fosse il più considerevole possibile e che comunque, in ogni caso, non superava mai i 15/16 posti. Altri progetti si concretizzarono nella realizzazione di mezzi a supporto dei servizi di prima utilità per la città. Come l’ospedale, la raccolta differenziata dei rifiuti, il soccorso, il trasporto dei beni di consumo e quant’altro ancora….. Forme e dimensioni per l’efficacia nella versatilità contestuale alle caratteristiche della città. La stragrande maggioranza dei mezzi erano coperti. I più larghi non superavano i 170 cm.

Nel traffico cittadino circolavano, liberamente senza l’ausilio delle rotaie, anche dei piccoli treni elettrici.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 31°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    31

Nel traffico cittadino circolavano, liberamente senza l’ausilio delle rotaie, anche dei piccoli treni elettrici.

(31° ep.)

Camminando per le strade di Selene, a quell’ora scarsamente trafficate, Alex rimase impressionato dalla quantità di alberi e piante che ornavano gran parte degli spazi liberi presenti in città. Tanti alberi che riempivano le strade e le piazze.

L’intera città ne era piena.

Sicuramente una componente importante per l’ossigeno che le piante stesse potevano generare. Per la maggior parte si trattava di alberi sempreverdi, anche se le piante di basso fusto facevano la loro onesta figura ornando la città di bellissime aiuole, alcune anche fiorite! Tutte le piante esistenti sulla Luna avevano un denominatore comune: radici non invasive. Questo permetteva la loro posa in buche non particolarmente profonde riempite con del composto lunare, molto simile al terriccio terrestre, ottenuto dagli scarti di serra mescolati con i rifiuti dell’umido.

Scarti di serra uniti ai rifiuti dell’umido.

Un’impasto trattato prima e anche dopo la frullata permetteva di ottenere un composto lunare sano e molto fertile. Ideale per le coltivazioni indoor!

La luce per la vita delle piante non rappresentava un problema in quanto la città rimaneva illuminata ventiquattro ore su ventiquattro, dove per quindici ore l’illuminazione era a giorno!

Venticinque minuti furono sufficienti per raggiungere la loro graziosa palazzina……

Sei appartamenti sistemati su due piani. Un’ampia e comoda entrata si portava ai piedi delle scale adagiate al centro della parete in fondo alla sala. Sei funzionali box magazzino, uno per ogni appartamento, la completavano nei suoi spazi. Due metri e cinquanta centimetri di altezza tra pavimento e soffitto. Venti centimetri di solaio pavimento. Identiche misure adottate ai due piani superiori. Tetto piatto e muretto di sicurezza alto un metro. Mentre erano due i metri di spazio luce tra lo stesso tetto e il soffitto della città. Uno spazio studiato e creato appositamente per facilitare il compito degli addetti ai lavori nei loro periodici controlli sulla tenuta di quella delicatissima parte di città. Praticamente undici metri scarsi di luce sotto luna. In realtà erano a meno quindici.

Nel resto della città esistevano costruzioni ancora più grandi, alte fino a quattro piani. L’edilizia veniva regolata da norme ambientali che ne fissavano i limiti di soglia. Prettamente regole tecniche dettate dalle tolleranze calcolate per le costruzioni in ambienti particolari come il sottosuolo lunare, dove per raggiungere certe altezze si doveva scavare sempre più in profondità creando così dei dislivelli che da zona a zona segnavano l’urbanistica stradale incidendola con caratteristiche tipicamente collinari le cui pendenze, per forza di cose, dovevano rientrare nei parametri prestabiliti.

<Uauuuuuuuu….. finalmente a casa!> esclamò una raggiante Isabel.

Si trattava effettivamente di una bella palazzina….. Un piccolissimo cortile, condiviso con la palazzina confinante, fungeva da ripostiglio per biciclette e motorini.

E così, accomunati dalla medesima voglia di entrare in quella che probabilmente sarebbe stata la loro casetta per un bel po’ di tempo, aprirono la porta varcandone la soglia che Alex, in cuor suo, poteva anche considerare magica. L’entrata discretamente spaziosa e gradevole nel suo aspetto. Sulla parete di destra, in una zona centrale alla fine dei due box, il quadro elettrico, il quadro dei cavi onda e, leggermente distanziate, le valvole dell’acqua. Esattamente di fronte, sulla parete di sinistra, una nicchia porta “Kit ossigeno” piazzata in mezzo agli altri quattro box. Mentre brillava di un rosso fuoco l’estintore incastrato nel suo contenitore sistemato sulla parete del sottoscala, ad un metro da terra, arredandola come meglio non si poteva.

Per difendersi dal fuoco l’intera città disponeva di estintori a polvere esplosiva. Spruzzata sul fuoco dopo cinque secondi generava un’esplosione tale da privarlo completamente dell’ossigeno riuscendo così a spegnerlo all’istante. Tre metri erano considerati più che sufficienti per mantenere l’operatore ad una distanza di sicurezza.

Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 30°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    30

Felici e contenti se ne uscirono dal CTS1.

Alex il “turista terrestre” assieme a Isabel, l’amabile cicerone lunare!

(30° ep.)

In città si stava proprio bene. La temperatura naturale oscillava tra i venti e i venticinque gradi. In altri posti dove faceva più freddo si rimediava riscaldando l’aria con i depuratori.

Le strade, ben ripartite sull’intero territorio, portavano certe sfumature riscontrabili nell’arte naif….. Di colore grigio chiaro con i marciapiedi disegnati in orizzontale e colorati di un arancione che brillava di suo.

L’originalità certamente era di casa…!!

Il materiale utilizzato per la realizzazione del fondo stradale era costituito da un composto cementizio pietroso che rendeva la superficie semiopaca effetto antisdrucciolo, molto resistente alle sollecitazioni a cui venivano sottoposte le strade stesse.

Non mancavano le piccole piazze e i parcheggi.

Quei parcheggi che, sistemati all’aperto e nei garage sotterranei,

ospitavano tutti i veicoli della città!

Una scelta conseguente alla logica sulla strategia ambientale che permetteva a chiunque ne avesse avuto necessità di utilizzare il mezzo parcheggiato.

Macchine elettriche prive del tetto, per ovvie ragioni considerato del tutto inutile. Dalle dimensioni contenute: centimetri 250/280 di lunghezza, 140 di larghezza e 130 per l’altezza (calcolando anche il parabrezza). Spinte da un motore elettrico, contenuto nelle sue dimensioni ma capace di prestazioni eccellenti, con un’accelerazione da zero a cento Km/h in sei secondi…!!

Una velocità che, considerato il contesto della città, poteva anche essere pensata virtuale!

Notevoli le prestazioni delle batterie. Strutturalmente sotto dimensionate ma caratterizzate da un’elevata densità di energia grazie ad una serie di microstrutture create appositamente per moltiplicarne la carica.

Le carrozzerie venivano trattate con una vernice a base di kattropurto.

La luce presente in città andava oltre alla quantità richiesta per ricaricare le batterie stesse. Facile pensarle, considerato il parcheggio libero in città, sempre ai massimi livelli di carica. Oltretutto un certo contributo proveniva dall’originalità delle vetture selenesi, adeguate al contesto ambientale, che non incorporavano certi accessori divora corrente presenti nelle macchine terrestri.

La rapidità del kattropurto nel ricaricare le batterie era tale da superare la velocità del loro consumo.

La carrozzeria, nella sua essenzialità, suscitava grandi simpatie oltre ad una efficacia non indifferente. Quattro porte, quattro posti e un piccolo vano posteriore adibito a bagagliaio. Le ruote dimensionate in base alle vetture. Un cerchione leggero in lega d’alluminio e un copertone pieno ottenuto con un materiale plastico prestigioso derivante da una lavorazione complessa e sofisticata. Un suo regolare utilizzo lo portava a reggere nel tempo anche per una decina di anni!

La pressione dei copertoni non aveva ragione di esistere!!

Certamente aiutati dalla realtà selenese dove gran parte delle macchine utilizzate, ad esclusione dei mezzi di servizio, venivano impiegate per tragitti brevi e a velocità ridotte: venti/venticinque, massimo trenta chilometri orari. Per le uscite esterne la velocità veniva limitata dall’incidenza sull’impervietà del suolo lunare. Nel contesto optarono per la costruzione di macchine fuoristrada 4×4 dalla potenza straordinaria ma forzate a non superare i trenta/trentacinque chilometri orari. Con il buio l’autonomia si limitava alla sola durata delle batterie, normalmente dieci ore circa.

Salvo sopperire al piccolo inconveniente con delle batterie di scorta!

Godibile il trasporto pubblico che veniva assicurato da mezzi fedeli alle macchine di serie ma differenti sia nelle dimensioni (500×140/150) che nei motori. Giusto per ospitare un numero di viaggiatori che fosse il più considerevole possibile e che comunque, in ogni caso, non superava mai i 15/16 posti. Altri progetti si concretizzarono nella realizzazione di mezzi a supporto dei servizi di prima utilità per la città. Come l’ospedale, la raccolta differenziata dei rifiuti, il soccorso, il trasporto dei beni di consumo e quant’altro ancora….. Forme e dimensioni per l’efficacia nella versatilità contestuale alle caratteristiche della città. La stragrande maggioranza dei mezzi erano coperti. I più larghi non superavano i 170 cm.

Nel traffico cittadino circolavano, liberamente senza l’ausilio delle rotaie, anche dei piccoli treni elettrici.

segue…..

Il campanile di Oroset i – libro primo – (episodio 31°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    31

Nel traffico cittadino circolavano, liberamente senza l’ausilio delle rotaie, anche dei piccoli treni elettrici.

(31° ep.)

Camminando per le strade di Selene, a quell’ora scarsamente trafficate, Alex rimase impressionato dalla quantità di alberi e piante che ornavano gran parte degli spazi liberi presenti in città. Tanti alberi che riempivano le strade e le piazze.

L’intera città ne era piena.

Sicuramente una componente importante per l’ossigeno che le piante stesse potevano generare. Per la maggior parte si trattava di alberi sempreverdi, anche se le piante di basso fusto facevano la loro onesta figura ornando la città di bellissime aiuole, alcune anche fiorite! Tutte le piante esistenti sulla Luna avevano un denominatore comune: radici non invasive. Questo permetteva la loro posa in buche non particolarmente profonde riempite con del composto lunare, molto simile al terriccio terrestre, ottenuto dagli scarti di serra mescolati con i rifiuti dell’umido.

Scarti di serra uniti ai rifiuti dell’umido.

Un’impasto trattato prima e anche dopo la frullata permetteva di ottenere un composto lunare sano e molto fertile. Ideale per le coltivazioni indoor!

La luce per la vita delle piante non rappresentava un problema in quanto la città rimaneva illuminata ventiquattro ore su ventiquattro, dove per quindici ore l’illuminazione era a giorno!

Venticinque minuti furono sufficienti per raggiungere la loro graziosa palazzina……

Sei appartamenti sistemati su due piani. Un’ampia e comoda entrata si portava ai piedi delle scale adagiate al centro della parete in fondo alla sala. Sei funzionali box magazzino, uno per ogni appartamento, la completavano nei suoi spazi. Due metri e cinquanta centimetri di altezza tra pavimento e soffitto. Venti centimetri di solaio pavimento. Identiche misure adottate ai due piani superiori. Tetto piatto e muretto di sicurezza alto un metro. Mentre erano due i metri di spazio luce tra lo stesso tetto e il soffitto della città. Uno spazio studiato e creato appositamente per facilitare il compito degli addetti ai lavori nei loro periodici controlli sulla tenuta di quella delicatissima parte di città. Praticamente undici metri scarsi di luce sotto luna. In realtà erano a meno quindici.

Nel resto della città esistevano costruzioni ancora più grandi, alte fino a quattro piani. L’edilizia veniva regolata da norme ambientali che ne fissavano i limiti di soglia. Prettamente regole tecniche dettate dalle tolleranze calcolate per le costruzioni in ambienti particolari come il sottosuolo lunare, dove per raggiungere certe altezze si doveva scavare sempre più in profondità creando così dei dislivelli che da zona a zona segnavano l’urbanistica stradale incidendola con caratteristiche tipicamente collinari le cui pendenze, per forza di cose, dovevano rientrare nei parametri prestabiliti.

<Uauuuuuuuu….. finalmente a casa!> esclamò una raggiante Isabel.

Si trattava effettivamente di una bella palazzina….. Un piccolissimo cortile, condiviso con la palazzina confinante, fungeva da ripostiglio per biciclette e motorini.

E così, accomunati dalla medesima voglia di entrare in quella che probabilmente sarebbe stata la loro casetta per un bel po’ di tempo, aprirono la porta varcandone la soglia che Alex, in cuor suo, poteva anche considerare magica. L’entrata discretamente spaziosa e gradevole nel suo aspetto. Sulla parete di destra, in una zona centrale alla fine dei due box, il quadro elettrico, il quadro dei cavi onda e, leggermente distanziate, le valvole dell’acqua. Esattamente di fronte, sulla parete di sinistra, una nicchia porta “Kit ossigeno” piazzata in mezzo agli altri quattro box. Mentre brillava di un rosso fuoco l’estintore incastrato nel suo contenitore sistemato sulla parete del sottoscala, ad un metro da terra, arredandola come meglio non si poteva.

Per difendersi dal fuoco l’intera città disponeva di estintori a polvere esplosiva. Spruzzata sul fuoco dopo cinque secondi generava un’esplosione tale da privarlo completamente dell’ossigeno riuscendo così a spegnerlo all’istante. Tre metri erano considerati più che sufficienti per mantenere l’operatore ad una distanza di sicurezza.

Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 30°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    30

Felici e contenti se ne uscirono dal CTS1.

Alex il “turista terrestre” assieme a Isabel, l’amabile cicerone lunare!

(30° ep.)

In città si stava proprio bene. La temperatura naturale oscillava tra i venti e i venticinque gradi. In altri posti dove faceva più freddo si rimediava riscaldando l’aria con i depuratori.

Le strade, ben ripartite sull’intero territorio, portavano certe sfumature riscontrabili nell’arte naif….. Di colore grigio chiaro con i marciapiedi disegnati in orizzontale e colorati di un arancione che brillava di suo.

L’originalità certamente era di casa…!!

Il materiale utilizzato per la realizzazione del fondo stradale era costituito da un composto cementizio pietroso che rendeva la superficie semiopaca effetto antisdrucciolo, molto resistente alle sollecitazioni a cui venivano sottoposte le strade stesse.

Non mancavano le piccole piazze e i parcheggi.

Quei parcheggi che, sistemati all’aperto e nei garage sotterranei,

ospitavano tutti i veicoli della città!

Una scelta conseguente alla logica sulla strategia ambientale che permetteva a chiunque ne avesse avuto necessità di utilizzare il mezzo parcheggiato.

Macchine elettriche prive del tetto, per ovvie ragioni considerato del tutto inutile. Dalle dimensioni contenute: centimetri 250/280 di lunghezza, 140 di larghezza e 130 per l’altezza (calcolando anche il parabrezza). Spinte da un motore elettrico, contenuto nelle sue dimensioni ma capace di prestazioni eccellenti, con un’accelerazione da zero a cento Km/h in sei secondi…!!

Una velocità che, considerato il contesto della città, poteva anche essere pensata virtuale!

Notevoli le prestazioni delle batterie. Strutturalmente sotto dimensionate ma caratterizzate da un’elevata densità di energia grazie ad una serie di microstrutture create appositamente per moltiplicarne la carica.

Le carrozzerie venivano trattate con una vernice a base di kattropurto.

La luce presente in città andava oltre alla quantità richiesta per ricaricare le batterie stesse. Facile pensarle, considerato il parcheggio libero in città, sempre ai massimi livelli di carica. Oltretutto un certo contributo proveniva dall’originalità delle vetture selenesi, adeguate al contesto ambientale, che non incorporavano certi accessori divora corrente presenti nelle macchine terrestri.

La rapidità del kattropurto nel ricaricare le batterie era tale da superare la velocità del loro consumo.

La carrozzeria, nella sua essenzialità, suscitava grandi simpatie oltre ad una efficacia non indifferente. Quattro porte, quattro posti e un piccolo vano posteriore adibito a bagagliaio. Le ruote dimensionate in base alle vetture. Un cerchione leggero in lega d’alluminio e un copertone pieno ottenuto con un materiale plastico prestigioso derivante da una lavorazione complessa e sofisticata. Un suo regolare utilizzo lo portava a reggere nel tempo anche per una decina di anni!

La pressione dei copertoni non aveva ragione di esistere!!

Certamente aiutati dalla realtà selenese dove gran parte delle macchine utilizzate, ad esclusione dei mezzi di servizio, venivano impiegate per tragitti brevi e a velocità ridotte: venti/venticinque, massimo trenta chilometri orari. Per le uscite esterne la velocità veniva limitata dall’incidenza sull’impervietà del suolo lunare. Nel contesto optarono per la costruzione di macchine fuoristrada 4×4 dalla potenza straordinaria ma forzate a non superare i trenta/trentacinque chilometri orari. Con il buio l’autonomia si limitava alla sola durata delle batterie, normalmente dieci ore circa.

Salvo sopperire al piccolo inconveniente con delle batterie di scorta!

Godibile il trasporto pubblico che veniva assicurato da mezzi fedeli alle macchine di serie ma differenti sia nelle dimensioni (500×140/150) che nei motori. Giusto per ospitare un numero di viaggiatori che fosse il più considerevole possibile e che comunque, in ogni caso, non superava mai i 15/16 posti. Altri progetti si concretizzarono nella realizzazione di mezzi a supporto dei servizi di prima utilità per la città. Come l’ospedale, la raccolta differenziata dei rifiuti, il soccorso, il trasporto dei beni di consumo e quant’altro ancora….. Forme e dimensioni per l’efficacia nella versatilità contestuale alle caratteristiche della città. La stragrande maggioranza dei mezzi erano coperti. I più larghi non superavano i 170 cm.

Nel traffico cittadino circolavano, liberamente senza l’ausilio delle rotaie, anche dei piccoli treni elettrici.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 30°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    30

Felici e contenti se ne uscirono dal CTS1.

Alex il “turista terrestre” assieme a Isabel, l’amabile cicerone lunare!

(30° ep.)

In città si stava proprio bene. La temperatura naturale oscillava tra i venti e i venticinque gradi. In altri posti dove faceva più freddo si rimediava riscaldando l’aria con i depuratori.

Le strade, ben ripartite sull’intero territorio, portavano certe sfumature riscontrabili nell’arte naif….. Di colore grigio chiaro con i marciapiedi disegnati in orizzontale e colorati di un arancione che brillava di suo.

L’originalità certamente era di casa…!!

Il materiale utilizzato per la realizzazione del fondo stradale era costituito da un composto cementizio pietroso che rendeva la superficie semiopaca effetto antisdrucciolo, molto resistente alle sollecitazioni a cui venivano sottoposte le strade stesse.

Non mancavano le piccole piazze e i parcheggi.

Quei parcheggi che, sistemati all’aperto e nei garage sotterranei,

ospitavano tutti i veicoli della città!

Una scelta conseguente alla logica sulla strategia ambientale che permetteva a chiunque ne avesse avuto necessità di utilizzare il mezzo parcheggiato.

Macchine elettriche prive del tetto, per ovvie ragioni considerato del tutto inutile. Dalle dimensioni contenute: centimetri 250/280 di lunghezza, 140 di larghezza e 130 per l’altezza (calcolando anche il parabrezza). Spinte da un motore elettrico, contenuto nelle sue dimensioni ma capace di prestazioni eccellenti, con un’accelerazione da zero a cento Km/h in sei secondi…!!

Una velocità che, considerato il contesto della città, poteva anche essere pensata virtuale!

Notevoli le prestazioni delle batterie. Strutturalmente sotto dimensionate ma caratterizzate da un’elevata densità di energia grazie ad una serie di microstrutture create appositamente per moltiplicarne la carica.

Le carrozzerie venivano trattate con una vernice a base di kattropurto.

La luce presente in città andava oltre alla quantità richiesta per ricaricare le batterie stesse. Facile pensarle, considerato il parcheggio libero in città, sempre ai massimi livelli di carica. Oltretutto un certo contributo proveniva dall’originalità delle vetture selenesi, adeguate al contesto ambientale, che non incorporavano certi accessori divora corrente presenti nelle macchine terrestri.

La rapidità del kattropurto nel ricaricare le batterie era tale da superare la velocità del loro consumo.

La carrozzeria, nella sua essenzialità, suscitava grandi simpatie oltre ad una efficacia non indifferente. Quattro porte, quattro posti e un piccolo vano posteriore adibito a bagagliaio. Le ruote dimensionate in base alle vetture. Un cerchione leggero in lega d’alluminio e un copertone pieno ottenuto con un materiale plastico prestigioso derivante da una lavorazione complessa e sofisticata. Un suo regolare utilizzo lo portava a reggere nel tempo anche per una decina di anni!

La pressione dei copertoni non aveva ragione di esistere!!

Certamente aiutati dalla realtà selenese dove gran parte delle macchine utilizzate, ad esclusione dei mezzi di servizio, venivano impiegate per tragitti brevi e a velocità ridotte: venti/venticinque, massimo trenta chilometri orari. Per le uscite esterne la velocità veniva limitata dall’incidenza sull’impervietà del suolo lunare. Nel contesto optarono per la costruzione di macchine fuoristrada 4×4 dalla potenza straordinaria ma forzate a non superare i trenta/trentacinque chilometri orari. Con il buio l’autonomia si limitava alla sola durata delle batterie, normalmente dieci ore circa.

Salvo sopperire al piccolo inconveniente con delle batterie di scorta!

Godibile il trasporto pubblico che veniva assicurato da mezzi fedeli alle macchine di serie ma differenti sia nelle dimensioni (500×140/150) che nei motori. Giusto per ospitare un numero di viaggiatori che fosse il più considerevole possibile e che comunque, in ogni caso, non superava mai i 15/16 posti. Altri progetti si concretizzarono nella realizzazione di mezzi a supporto dei servizi di prima utilità per la città. Come l’ospedale, la raccolta differenziata dei rifiuti, il soccorso, il trasporto dei beni di consumo e quant’altro ancora….. Forme e dimensioni per l’efficacia nella versatilità contestuale alle caratteristiche della città. La stragrande maggioranza dei mezzi erano coperti. I più larghi non superavano i 170 cm.

Nel traffico cittadino circolavano, liberamente senza l’ausilio delle rotaie, anche dei piccoli treni elettrici.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 29°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    29

Un pianeta le cui caratteristiche ambientali non permettevano alcun tipo di vita:

attrazione gravitazionale debolissima

atmosfera inesistente

ossigeno non presente

temperatura della superficie: più 130 con luce – meno 170 al buio

presenza letale dei raggi cosmici e dei venti solari.

(29° ep.)

Ciononostante furono costretti a prendere l’unica decisione plausibile: atterrare per effettuare le dovute verifiche circa la presenza di cavità e grotte che potessero offrire una ragione di ospitalità per una vita da vivere nel sottosuolo lunare. E fu un bene perché la squadra che andò in perlustrazione riuscì ad ottenere delle ottime e valide risposte, sia sotto il profilo tecnico che scientifico, circa la possibilità di colonizzare il pianeta.

Ma il dato che, clamorosamente, fece pendere l’ago della bilancia verso un loro indiscutibile futuro sulla Luna fu una scoperta veramente del tutto eccezionale: l’acqua…!! Quell’evento “essenza di magia” si verificò in una delle tante grotte presenti nel sottosuolo quando alla fine di un percorso a serpentina e in marcata discesa, a circa venti metri di profondità, si trovarono di fronte ad un lago ghiacciato.

Avevano trovato un lago…!!

E la loro speranza che non fosse l’unico era suffragata dalla pura disperazione…!!

Trasformare la disperazione in speranza…..

Alternative: inesistenti…!!

E così quelle che erano delle timide sensazioni iniziali si trasformarono in un’unica ed inconfutabile certezza:

la Luna poteva essere colonizzata…!!

Al punto tale che si convinsero di essere in grado di creare sotto luna ampi spazi abitabili ricavabili dall’unione delle grotte naturali con le gallerie artificiali. E in quel contesto, dove il tempo era così importante che un minuto poteva avere la stessa valenza di un’ora, venne presa la tanto agognata decisione di sbarcare sul satellite della Terra!

Sicuramente ci sarebbe stato un gran lavoro da svolgere, tra mille e più difficoltà. Ma quel nuovo percorso di vita lo si doveva improcrastinabilmente intraprendere!

Ad un certo punto Aleandro, con il respiro mozzato dall’emozione, troncò di netto il suo racconto! Notò, con un certo disappunto, che l’orologio stava facendo lo spaccone andando oltre certi limiti a lui cari…..

La mezzanotte si era già scansata per dare spazio alla prima ora del quattro settembre!

Per i ragazzi era arrivato il momento di un meritato riposo!

<Come inizio direi che può anche bastare! Sono stato sufficientemente sadico nel torturavi con le mie storie…!! Ahahahah…!! Ma state tranquilli perché domani riprenderemo con lo stesso identico tormentone….. Ahahahah…!!>

<Uahahah…!!>

<Per l’occasione ci si potrebbe ritrovare nel pomeriggio, magari alle sedici? Okay ragazzi?>

<Ahahahah…!! Ma certo Aleandro! La tua parola è quella che fa la differenza…!! Eh…!!

Comunque che eri un po’ sadico questo lo sapevamo già, solamente Alex ne era escluso, ma ora non più!

Ahahahah…!! Ahahahah…!!> Rispose una Isabel più divertita che mai.

Aleandro lasciò i due amici liberi di raggiungere la loro abitazione…!!

Esattamente….. la loro casa…!!

Perché Isabel non si sarebbe mai sognata di prendere in giro Alex quando gli andava dicendo che avrebbero vissuto insieme sotto lo stesso tetto…!!

Si trattava dell’appartamento dove viveva in completa solitudine da ormai tre anni. Praticamente dalla scomparsa dei suoi nonni materni che tanto, ma proprio tanto l’avevano amata! Erano talmente stanchi che accolsero quell’invito quasi come una liberazione!

Felici e contenti se ne uscirono dal CTS1.

Alex il “turista terrestre” assieme a Isabel, l’amabile cicerone lunare

segue….

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 30°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    30

Felici e contenti se ne uscirono dal CTS1.

Alex il “turista terrestre” assieme a Isabel, l’amabile cicerone lunare!

(30° ep.)

In città si stava proprio bene. La temperatura naturale oscillava tra i venti e i venticinque gradi. In altri posti dove faceva più freddo si rimediava riscaldando l’aria con i depuratori.

Le strade, ben ripartite sull’intero territorio, portavano certe sfumature riscontrabili nell’arte naif….. Di colore grigio chiaro con i marciapiedi disegnati in orizzontale e colorati di un arancione che brillava di suo.

L’originalità certamente era di casa…!!

Il materiale utilizzato per la realizzazione del fondo stradale era costituito da un composto cementizio pietroso che rendeva la superficie semiopaca effetto antisdrucciolo, molto resistente alle sollecitazioni a cui venivano sottoposte le strade stesse.

Non mancavano le piccole piazze e i parcheggi.

Quei parcheggi che, sistemati all’aperto e nei garage sotterranei,

ospitavano tutti i veicoli della città!

Una scelta conseguente alla logica sulla strategia ambientale che permetteva a chiunque ne avesse avuto necessità di utilizzare il mezzo parcheggiato.

Macchine elettriche prive del tetto, per ovvie ragioni considerato del tutto inutile. Dalle dimensioni contenute: centimetri 250/280 di lunghezza, 140 di larghezza e 130 per l’altezza (calcolando anche il parabrezza). Spinte da un motore elettrico, contenuto nelle sue dimensioni ma capace di prestazioni eccellenti, con un’accelerazione da zero a cento Km/h in sei secondi…!!

Una velocità che, considerato il contesto della città, poteva anche essere pensata virtuale!

Notevoli le prestazioni delle batterie. Strutturalmente sotto dimensionate ma caratterizzate da un’elevata densità di energia grazie ad una serie di microstrutture create appositamente per moltiplicarne la carica.

Le carrozzerie venivano trattate con una vernice a base di kattropurto.

La luce presente in città andava oltre alla quantità richiesta per ricaricare le batterie stesse. Facile pensarle, considerato il parcheggio libero in città, sempre ai massimi livelli di carica. Oltretutto un certo contributo proveniva dall’originalità delle vetture selenesi, adeguate al contesto ambientale, che non incorporavano certi accessori divora corrente presenti nelle macchine terrestri.

La rapidità del kattropurto nel ricaricare le batterie era tale da superare la velocità del loro consumo.

La carrozzeria, nella sua essenzialità, suscitava grandi simpatie oltre ad una efficacia non indifferente. Quattro porte, quattro posti e un piccolo vano posteriore adibito a bagagliaio. Le ruote dimensionate in base alle vetture. Un cerchione leggero in lega d’alluminio e un copertone pieno ottenuto con un materiale plastico prestigioso derivante da una lavorazione complessa e sofisticata. Un suo regolare utilizzo lo portava a reggere nel tempo anche per una decina di anni!

La pressione dei copertoni non aveva ragione di esistere!!

Certamente aiutati dalla realtà selenese dove gran parte delle macchine utilizzate, ad esclusione dei mezzi di servizio, venivano impiegate per tragitti brevi e a velocità ridotte: venti/venticinque, massimo trenta chilometri orari. Per le uscite esterne la velocità veniva limitata dall’incidenza sull’impervietà del suolo lunare. Nel contesto optarono per la costruzione di macchine fuoristrada 4×4 dalla potenza straordinaria ma forzate a non superare i trenta/trentacinque chilometri orari. Con il buio l’autonomia si limitava alla sola durata delle batterie, normalmente dieci ore circa.

Salvo sopperire al piccolo inconveniente con delle batterie di scorta!

Godibile il trasporto pubblico che veniva assicurato da mezzi fedeli alle macchine di serie ma differenti sia nelle dimensioni (500×140/150) che nei motori. Giusto per ospitare un numero di viaggiatori che fosse il più considerevole possibile e che comunque, in ogni caso, non superava mai i 15/16 posti. Altri progetti si concretizzarono nella realizzazione di mezzi a supporto dei servizi di prima utilità per la città. Come l’ospedale, la raccolta differenziata dei rifiuti, il soccorso, il trasporto dei beni di consumo e quant’altro ancora….. Forme e dimensioni per l’efficacia nella versatilità contestuale alle caratteristiche della città. La stragrande maggioranza dei mezzi erano coperti. I più larghi non superavano i 170 cm.

Nel traffico cittadino circolavano, liberamente senza l’ausilio delle rotaie, anche dei piccoli treni elettrici.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 29°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    29

Un pianeta le cui caratteristiche ambientali non permettevano alcun tipo di vita:

attrazione gravitazionale debolissima

atmosfera inesistente

ossigeno non presente

temperatura della superficie: più 130 con luce – meno 170 al buio

presenza letale dei raggi cosmici e dei venti solari.

(29° ep.)

Ciononostante furono costretti a prendere l’unica decisione plausibile: atterrare per effettuare le dovute verifiche circa la presenza di cavità e grotte che potessero offrire una ragione di ospitalità per una vita da vivere nel sottosuolo lunare. E fu un bene perché la squadra che andò in perlustrazione riuscì ad ottenere delle ottime e valide risposte, sia sotto il profilo tecnico che scientifico, circa la possibilità di colonizzare il pianeta.

Ma il dato che, clamorosamente, fece pendere l’ago della bilancia verso un loro indiscutibile futuro sulla Luna fu una scoperta veramente del tutto eccezionale: l’acqua…!! Quell’evento “essenza di magia” si verificò in una delle tante grotte presenti nel sottosuolo quando alla fine di un percorso a serpentina e in marcata discesa, a circa venti metri di profondità, si trovarono di fronte ad un lago ghiacciato.

Avevano trovato un lago…!!

E la loro speranza che non fosse l’unico era suffragata dalla pura disperazione…!!

Trasformare la disperazione in speranza…..

Alternative: inesistenti…!!

E così quelle che erano delle timide sensazioni iniziali si trasformarono in un’unica ed inconfutabile certezza:

la Luna poteva essere colonizzata…!!

Al punto tale che si convinsero di essere in grado di creare sotto luna ampi spazi abitabili ricavabili dall’unione delle grotte naturali con le gallerie artificiali. E in quel contesto, dove il tempo era così importante che un minuto poteva avere la stessa valenza di un’ora, venne presa la tanto agognata decisione di sbarcare sul satellite della Terra!

Sicuramente ci sarebbe stato un gran lavoro da svolgere, tra mille e più difficoltà. Ma quel nuovo percorso di vita lo si doveva improcrastinabilmente intraprendere!

Ad un certo punto Aleandro, con il respiro mozzato dall’emozione, troncò di netto il suo racconto! Notò, con un certo disappunto, che l’orologio stava facendo lo spaccone andando oltre certi limiti a lui cari…..

La mezzanotte si era già scansata per dare spazio alla prima ora del quattro settembre!

Per i ragazzi era arrivato il momento di un meritato riposo!

<Come inizio direi che può anche bastare! Sono stato sufficientemente sadico nel torturavi con le mie storie…!! Ahahahah…!! Ma state tranquilli perché domani riprenderemo con lo stesso identico tormentone….. Ahahahah…!!>

<Uahahah…!!>

<Per l’occasione ci si potrebbe ritrovare nel pomeriggio, magari alle sedici? Okay ragazzi?>

<Ahahahah…!! Ma certo Aleandro! La tua parola è quella che fa la differenza…!! Eh…!!

Comunque che eri un po’ sadico questo lo sapevamo già, solamente Alex ne era escluso, ma ora non più!

Ahahahah…!! Ahahahah…!!> Rispose una Isabel più divertita che mai.

Aleandro lasciò i due amici liberi di raggiungere la loro abitazione…!!

Esattamente….. la loro casa…!!

Perché Isabel non si sarebbe mai sognata di prendere in giro Alex quando gli andava dicendo che avrebbero vissuto insieme sotto lo stesso tetto…!!

Si trattava dell’appartamento dove viveva in completa solitudine da ormai tre anni. Praticamente dalla scomparsa dei suoi nonni materni che tanto, ma proprio tanto l’avevano amata! Erano talmente stanchi che accolsero quell’invito quasi come una liberazione!

Felici e contenti se ne uscirono dal CTS1.

Alex il “turista terrestre” assieme a Isabel, l’amabile cicerone lunar

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 30°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    30

Felici e contenti se ne uscirono dal CTS1.

Alex il “turista terrestre” assieme a Isabel, l’amabile cicerone lunare!

(30° ep.)

In città si stava proprio bene. La temperatura naturale oscillava tra i venti e i venticinque gradi. In altri posti dove faceva più freddo si rimediava riscaldando l’aria con i depuratori.

Le strade, ben ripartite sull’intero territorio, portavano certe sfumature riscontrabili nell’arte naif….. Di colore grigio chiaro con i marciapiedi disegnati in orizzontale e colorati di un arancione che brillava di suo.

L’originalità certamente era di casa…!!

Il materiale utilizzato per la realizzazione del fondo stradale era costituito da un composto cementizio pietroso che rendeva la superficie semiopaca effetto antisdrucciolo, molto resistente alle sollecitazioni a cui venivano sottoposte le strade stesse.

Non mancavano le piccole piazze e i parcheggi.

Quei parcheggi che, sistemati all’aperto e nei garage sotterranei,

ospitavano tutti i veicoli della città!

Una scelta conseguente alla logica sulla strategia ambientale che permetteva a chiunque ne avesse avuto necessità di utilizzare il mezzo parcheggiato.

Macchine elettriche prive del tetto, per ovvie ragioni considerato del tutto inutile. Dalle dimensioni contenute: centimetri 250/280 di lunghezza, 140 di larghezza e 130 per l’altezza (calcolando anche il parabrezza). Spinte da un motore elettrico, contenuto nelle sue dimensioni ma capace di prestazioni eccellenti, con un’accelerazione da zero a cento Km/h in sei secondi…!!

Una velocità che, considerato il contesto della città, poteva anche essere pensata virtuale!

Notevoli le prestazioni delle batterie. Strutturalmente sotto dimensionate ma caratterizzate da un’elevata densità di energia grazie ad una serie di microstrutture create appositamente per moltiplicarne la carica.

Le carrozzerie venivano trattate con una vernice a base di kattropurto.

La luce presente in città andava oltre alla quantità richiesta per ricaricare le batterie stesse. Facile pensarle, considerato il parcheggio libero in città, sempre ai massimi livelli di carica. Oltretutto un certo contributo proveniva dall’originalità delle vetture selenesi, adeguate al contesto ambientale, che non incorporavano certi accessori divora corrente presenti nelle macchine terrestri.

La rapidità del kattropurto nel ricaricare le batterie era tale da superare la velocità del loro consumo.

La carrozzeria, nella sua essenzialità, suscitava grandi simpatie oltre ad una efficacia non indifferente. Quattro porte, quattro posti e un piccolo vano posteriore adibito a bagagliaio. Le ruote dimensionate in base alle vetture. Un cerchione leggero in lega d’alluminio e un copertone pieno ottenuto con un materiale plastico prestigioso derivante da una lavorazione complessa e sofisticata. Un suo regolare utilizzo lo portava a reggere nel tempo anche per una decina di anni!

La pressione dei copertoni non aveva ragione di esistere!!

Certamente aiutati dalla realtà selenese dove gran parte delle macchine utilizzate, ad esclusione dei mezzi di servizio, venivano impiegate per tragitti brevi e a velocità ridotte: venti/venticinque, massimo trenta chilometri orari. Per le uscite esterne la velocità veniva limitata dall’incidenza sull’impervietà del suolo lunare. Nel contesto optarono per la costruzione di macchine fuoristrada 4×4 dalla potenza straordinaria ma forzate a non superare i trenta/trentacinque chilometri orari. Con il buio l’autonomia si limitava alla sola durata delle batterie, normalmente dieci ore circa.

Salvo sopperire al piccolo inconveniente con delle batterie di scorta!

Godibile il trasporto pubblico che veniva assicurato da mezzi fedeli alle macchine di serie ma differenti sia nelle dimensioni (500×140/150) che nei motori. Giusto per ospitare un numero di viaggiatori che fosse il più considerevole possibile e che comunque, in ogni caso, non superava mai i 15/16 posti. Altri progetti si concretizzarono nella realizzazione di mezzi a supporto dei servizi di prima utilità per la città. Come l’ospedale, la raccolta differenziata dei rifiuti, il soccorso, il trasporto dei beni di consumo e quant’altro ancora….. Forme e dimensioni per l’efficacia nella versatilità contestuale alle caratteristiche della città. La stragrande maggioranza dei mezzi erano coperti. I più larghi non superavano i 170 cm.

Nel traffico cittadino circolavano, liberamente senza l’ausilio delle rotaie, anche dei piccoli treni elettrici.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 29°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    29

Un pianeta le cui caratteristiche ambientali non permettevano alcun tipo di vita:

attrazione gravitazionale debolissima

atmosfera inesistente

ossigeno non presente

temperatura della superficie: più 130 con luce – meno 170 al buio

presenza letale dei raggi cosmici e dei venti solari.

(29° ep.)

Ciononostante furono costretti a prendere l’unica decisione plausibile: atterrare per effettuare le dovute verifiche circa la presenza di cavità e grotte che potessero offrire una ragione di ospitalità per una vita da vivere nel sottosuolo lunare. E fu un bene perché la squadra che andò in perlustrazione riuscì ad ottenere delle ottime e valide risposte, sia sotto il profilo tecnico che scientifico, circa la possibilità di colonizzare il pianeta.

Ma il dato che, clamorosamente, fece pendere l’ago della bilancia verso un loro indiscutibile futuro sulla Luna fu una scoperta veramente del tutto eccezionale: l’acqua…!! Quell’evento “essenza di magia” si verificò in una delle tante grotte presenti nel sottosuolo quando alla fine di un percorso a serpentina e in marcata discesa, a circa venti metri di profondità, si trovarono di fronte ad un lago ghiacciato.

Avevano trovato un lago…!!

E la loro speranza che non fosse l’unico era suffragata dalla pura disperazione…!!

Trasformare la disperazione in speranza…..

Alternative: inesistenti…!!

E così quelle che erano delle timide sensazioni iniziali si trasformarono in un’unica ed inconfutabile certezza:

la Luna poteva essere colonizzata…!!

Al punto tale che si convinsero di essere in grado di creare sotto luna ampi spazi abitabili ricavabili dall’unione delle grotte naturali con le gallerie artificiali. E in quel contesto, dove il tempo era così importante che un minuto poteva avere la stessa valenza di un’ora, venne presa la tanto agognata decisione di sbarcare sul satellite della Terra!

Sicuramente ci sarebbe stato un gran lavoro da svolgere, tra mille e più difficoltà. Ma quel nuovo percorso di vita lo si doveva improcrastinabilmente intraprendere!

Ad un certo punto Aleandro, con il respiro mozzato dall’emozione, troncò di netto il suo racconto! Notò, con un certo disappunto, che l’orologio stava facendo lo spaccone andando oltre certi limiti a lui cari…..

La mezzanotte si era già scansata per dare spazio alla prima ora del quattro settembre!

Per i ragazzi era arrivato il momento di un meritato riposo!

<Come inizio direi che può anche bastare! Sono stato sufficientemente sadico nel torturavi con le mie storie…!! Ahahahah…!! Ma state tranquilli perché domani riprenderemo con lo stesso identico tormentone….. Ahahahah…!!>

<Uahahah…!!>

<Per l’occasione ci si potrebbe ritrovare nel pomeriggio, magari alle sedici? Okay ragazzi?>

<Ahahahah…!! Ma certo Aleandro! La tua parola è quella che fa la differenza…!! Eh…!!

Comunque che eri un po’ sadico questo lo sapevamo già, solamente Alex ne era escluso, ma ora non più!

Ahahahah…!! Ahahahah…!!> Rispose una Isabel più divertita che mai.

Aleandro lasciò i due amici liberi di raggiungere la loro abitazione…!!

Esattamente….. la loro casa…!!

Perché Isabel non si sarebbe mai sognata di prendere in giro Alex quando gli andava dicendo che avrebbero vissuto insieme sotto lo stesso tetto…!!

Si trattava dell’appartamento dove viveva in completa solitudine da ormai tre anni. Praticamente dalla scomparsa dei suoi nonni materni che tanto, ma proprio tanto l’avevano amata! Erano talmente stanchi che accolsero quell’invito quasi come una liberazione!

Felici e contenti se ne uscirono dal CTS1.

Alex il “turista terrestre” assieme a Isabel, l’amabile cicerone lunare!

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 29°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    29

Un pianeta le cui caratteristiche ambientali non permettevano alcun tipo di vita:

attrazione gravitazionale debolissima

atmosfera inesistente

ossigeno non presente

temperatura della superficie: più 130 con luce – meno 170 al buio

presenza letale dei raggi cosmici e dei venti solari.

(29° ep.)

Ciononostante furono costretti a prendere l’unica decisione plausibile: atterrare per effettuare le dovute verifiche circa la presenza di cavità e grotte che potessero offrire una ragione di ospitalità per una vita da vivere nel sottosuolo lunare. E fu un bene perché la squadra che andò in perlustrazione riuscì ad ottenere delle ottime e valide risposte, sia sotto il profilo tecnico che scientifico, circa la possibilità di colonizzare il pianeta.

Ma il dato che, clamorosamente, fece pendere l’ago della bilancia verso un loro indiscutibile futuro sulla Luna fu una scoperta veramente del tutto eccezionale: l’acqua…!! Quell’evento “essenza di magia” si verificò in una delle tante grotte presenti nel sottosuolo quando alla fine di un percorso a serpentina e in marcata discesa, a circa venti metri di profondità, si trovarono di fronte ad un lago ghiacciato.

Avevano trovato un lago…!!

E la loro speranza che non fosse l’unico era suffragata dalla pura disperazione…!!

Trasformare la disperazione in speranza…..

Alternative: inesistenti…!!

E così quelle che erano delle timide sensazioni iniziali si trasformarono in un’unica ed inconfutabile certezza:

la Luna poteva essere colonizzata…!!

Al punto tale che si convinsero di essere in grado di creare sotto luna ampi spazi abitabili ricavabili dall’unione delle grotte naturali con le gallerie artificiali. E in quel contesto, dove il tempo era così importante che un minuto poteva avere la stessa valenza di un’ora, venne presa la tanto agognata decisione di sbarcare sul satellite della Terra!

Sicuramente ci sarebbe stato un gran lavoro da svolgere, tra mille e più difficoltà. Ma quel nuovo percorso di vita lo si doveva improcrastinabilmente intraprendere!

Ad un certo punto Aleandro, con il respiro mozzato dall’emozione, troncò di netto il suo racconto! Notò, con un certo disappunto, che l’orologio stava facendo lo spaccone andando oltre certi limiti a lui cari…..

La mezzanotte si era già scansata per dare spazio alla prima ora del quattro settembre!

Per i ragazzi era arrivato il momento di un meritato riposo!

<Come inizio direi che può anche bastare! Sono stato sufficientemente sadico nel torturavi con le mie storie…!! Ahahahah…!! Ma state tranquilli perché domani riprenderemo con lo stesso identico tormentone….. Ahahahah…!!>

<Uahahah…!!>

<Per l’occasione ci si potrebbe ritrovare nel pomeriggio, magari alle sedici? Okay ragazzi?>

<Ahahahah…!! Ma certo Aleandro! La tua parola è quella che fa la differenza…!! Eh…!!

Comunque che eri un po’ sadico questo lo sapevamo già, solamente Alex ne era escluso, ma ora non più!

Ahahahah…!! Ahahahah…!!> Rispose una Isabel più divertita che mai.

Aleandro lasciò i due amici liberi di raggiungere la loro abitazione…!!

Esattamente….. la loro casa…!!

Perché Isabel non si sarebbe mai sognata di prendere in giro Alex quando gli andava dicendo che avrebbero vissuto insieme sotto lo stesso tetto…!!

Si trattava dell’appartamento dove viveva in completa solitudine da ormai tre anni. Praticamente dalla scomparsa dei suoi nonni materni che tanto, ma proprio tanto l’avevano amata! Erano talmente stanchi che accolsero quell’invito quasi come una liberazione!

Felici e contenti se ne uscirono dal CTS1.

Alex il “turista terrestre” assieme a Isabel, l’amabile cicerone lunare!

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 28°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    28

<In un tempo non troppo lontano a cinquanta milioni di chilometri da Marte e a duecentocinquanta milioni di chilometri dalla Luna e dalla Terra c’era un pianeta che si chiamava Kallox…!! Ho detto c’era perché ora non esiste più…!! Tragicamente per noi si è disintegrato dopo l’esplosione del suo nocciolo. Caso abbastanza raro perché solitamente la distruzione di un pianeta è conseguente alla collisione con dei grossi meteoriti. Comunque la nostra salvezza, per come si è svolta, la si potrebbe anche definire una salvezza programmata,

figlia di eventi in corso di peggioramento.>

(28° ep.)

Kallox era un pianeta grande due volte e mezza la Luna, come voler dire circa un quinto della Terra, adatto a sostenere la vita esattamente come sulla Terra stessa!

<Tutto ebbe inizio nel gennaio del 1978 quando improvvisamente il pianeta mostrò il suo volto ferito per la presenza delle prime alterazioni strutturali causate dalla fragilità del suo nocciolo che si stava rapidamente deteriorando.

Dovevamo studiare un’azione strategica che fosse di conforto per l’intera comunità. Indispensabile programmare fin nei minimi particolari un piano di evacuazione. L’evento fu monitorato in tutte le sue drammatiche fasi evolutive. Preparati al peggio siamo rimasti su Kallox fino al limite della nostra garanzia di sicurezza.

Le numerose astronavi parcheggiate lungo i bordi delle grandi piste di atterraggio vivevano quei giorni in uno stato di totale allerta pronte per non farsi cogliere impreparate!!

Nel frattempo realizzammo un’impresa che solamente nell’immaginario di un folle pensiero poteva esistere: trasferire sulla Terra, in assoluta segretezza, trenta irasoriani.

Così, nella triste eventualità di una nostra tragica estinzione, almeno trenta di noi si sarebbero salvati!

Il tempo tiranno volò via come un battito d’ali! Due lunghi ed intensi anni sembrarono pochi e vuoti giorni.

Ecco che quel pericolo si trasformò in una crudele e drammatica realtà!

Fu allora che ci vedemmo costretti a mettere in atto l’incredibile piano, virtualmente super collaudato, che avevamo meticolosamente progettato per abbandonare il pianeta…!!>

Giovedì dieci gennaio 1980 ore 5,15:

una flotta di duecentocinquanta astronavi con a bordo

l’intera popolazione di Kallox abbandonò il pianeta!

<La tristezza che sin da subito si impossessò di tutti noi ben presto si trasformò in tragedia…..Dopo due ore e qualche minuto dalla nostra partenza, ad una distanza da Kallox di circa ottocentomila chilometri,

un’esplosione accecante, sconvolgente e interminabile, ci pose di fronte ad una terrificante nuova realtà: il nostro pianeta non esisteva più…!!>

Alex e Isabel, con la bocca spalancata, seguivano incantati il racconto di Aleandro. Si anche Isabel rimase attonita! La storia la conosceva bene, eccome…!! E ogni qualvolta se ne parlava veniva sopraffatta dall’emozione del momento.

Ma c’era un programma da rispettare nel pieno delle sue regole…!! Raggiungere l’obiettivo prefissato: il pianeta Terra e il suo satellite Luna, ovviamente rispettando l’arco temporale di cui potevano disporre! Ma solamente ed esclusivamente la Luna era in grado di offrire la propria ospitalità garantendo loro un anonimato che doveva essere eterno!!

Una rotta già tracciata sulla carta,

sperimentata e collaudata!

La velocità delle astronavi era costante e a tratti la si poteva mantenere anche con i motori spenti sfruttando la forza delle gravità satellitari.

Per aumentarla e soddisfare ogni necessità di spostamento era sufficiente riaccendere i motori.

L’universo infinito e sconosciuto.

Ma ciononostante aleggiasse un’aria indefinibile continuarono a nutrire una grande fiducia riposta nella speranza di vivere una nuova vita in un mondo che quel viaggio doveva, per forza di cose, raggiungere.

Dopo venti giorni di navigazione incominciarono ad avvertire l’immensità terrificante dello spazio…!!

Al ventiseiesimo giorno si avvicinarono ai primi pianeti.

Telescopicamente parlando non autorizzavano a facili illusioni,

ma pur sempre di pianeti si trattava!

Pianeti particolarmente inospitali, caratterizzati da un’evoluzione interna ancora in atto.

Al ventisettesimo giorno, mercoledì sei febbraio 1980, si avvicinarono alla Terra e al suo satellite Luna…!

Tuttavia, vincolati al loro stato di eterna invisibilità, la Terra andava esclusa a priori…!!

Così la Luna diventava l’unica speranza di sopravvivenza!

Alle ore 10,00 entrarono nell’orbita lunare.

Un pianeta le cui caratteristiche ambientali non permettevano alcun tipo di vita:

attrazione gravitazionale debolissima

atmosfera inesistente

ossigeno non presente

temperatura della superficie: più 130 con luce – meno 170 al buio

presenza letale dei raggi cosmici e dei venti solari.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio

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Felice Tolfo    29

Un pianeta le cui caratteristiche ambientali non permettevano alcun tipo di vita:

attrazione gravitazionale debolissima

atmosfera inesistente

ossigeno non presente

temperatura della superficie: dai più 130 con la luce ai meno 170 con il buio

presenza letale dei raggi cosmici e dei venti solari.

(29° ep.)

Ciononostante furono costretti a prendere l’unica decisione plausibile: atterrare per effettuare le dovute verifiche circa la presenza di cavità e grotte che potessero offrire una ragione di ospitalità per una vita da vivere nel sottosuolo lunare. E fu un bene perché la squadra che andò in perlustrazione riuscì ad ottenere delle ottime e valide risposte, sia sotto il profilo tecnico che scientifico, circa la possibilità di colonizzare il pianeta.

Ma il dato che, clamorosamente, fece pendere l’ago della bilancia verso un loro indiscutibile futuro sulla Luna fu una scoperta veramente del tutto eccezionale: l’acqua…!! Quell’evento “essenza di magia” si verificò in una delle tante grotte presenti nel sottosuolo quando alla fine di un percorso a serpentina e in marcata discesa, a circa venti metri di profondità, si trovarono di fronte ad un lago ghiacciato.

Avevano trovato un lago…!!

E la loro speranza che non fosse l’unico era suffragata dalla pura disperazione…!!

Trasformare la disperazione in speranza…..

Alternative: inesistenti…!!

E così quelle che erano delle timide sensazioni iniziali si trasformarono in un’unica ed inconfutabile certezza:

la Luna poteva essere colonizzata…!!

Al punto tale che si convinsero di essere in grado di creare sotto luna ampi spazi abitabili ricavabili dall’unione delle grotte naturali con le gallerie artificiali. E in quel contesto, dove il tempo era così importante che un minuto poteva avere la stessa valenza di un’ora, venne presa la tanto agognata decisione di sbarcare sul satellite della Terra!

Sicuramente ci sarebbe stato un gran lavoro da svolgere, tra mille e più difficoltà. Ma quel nuovo percorso di vita lo si doveva improcrastinabilmente intraprendere!

Ad un certo punto Aleandro, con il respiro mozzato dall’emozione, troncò di netto il suo racconto! Notò, con un certo disappunto, che l’orologio stava facendo lo spaccone andando oltre certi limiti a lui cari…..

La mezzanotte si era già scansata per dare spazio alla prima ora del quattro settembre!

Per i ragazzi era arrivato il momento di un meritato riposo!

<Come inizio direi che può anche bastare! Sono stato sufficientemente sadico nel torturavi con le mie storie…!! Ahahahah…!! Ma state tranquilli perché domani riprenderemo con lo stesso identico tormentone….. Ahahahah…!!>

<Uahahah…!!>

<Per l’occasione ci si potrebbe ritrovare nel pomeriggio, magari alle sedici? Okay ragazzi?>

<Ahahahah…!! Ma certo Aleandro! La tua parola è quella che fa la differenza…!! Eh…!!

Comunque che eri un po’ sadico questo lo sapevamo già, solamente Alex ne era escluso, ma ora non più!

Ahahahah…!! Ahahahah…!!> Rispose una Isabel più divertita che mai.

Aleandro lasciò i due amici liberi di raggiungere la loro abitazione…!!

Esattamente….. la loro casa…!!

Perché Isabel non si sarebbe mai sognata di prendere in giro Alex quando gli andava dicendo che avrebbero vissuto insieme sotto lo stesso tetto…!!

Si trattava dell’appartamento dove viveva in completa solitudine da ormai tre anni. Praticamente dalla scomparsa dei suoi nonni materni che tanto, ma proprio tanto l’avevano amata! Erano talmente stanchi che accolsero quell’invito quasi come una liberazione!

Felici e contenti se ne uscirono dal CTS1.

Alex il “turista terrestre” assieme a Isabel, l’amabile cicerone lunare!

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 28°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    28

<In un tempo non troppo lontano a cinquanta milioni di chilometri da Marte e a duecentocinquanta milioni di chilometri dalla Luna e dalla Terra c’era un pianeta che si chiamava Kallox…!! Ho detto c’era perché ora non esiste più…!! Tragicamente per noi si è disintegrato dopo l’esplosione del suo nocciolo. Caso abbastanza raro perché solitamente la distruzione di un pianeta è conseguente alla collisione con dei grossi meteoriti. Comunque la nostra salvezza, per come si è svolta, la si potrebbe anche definire una salvezza programmata,

figlia di eventi in corso di peggioramento.>

(28° ep.)

Kallox era un pianeta grande due volte e mezza la Luna, come voler dire circa un quinto della Terra, adatto a sostenere la vita esattamente come sulla Terra stessa!

<Tutto ebbe inizio nel gennaio del 1978 quando improvvisamente il pianeta mostrò il suo volto ferito per la presenza delle prime alterazioni strutturali causate dalla fragilità del suo nocciolo che si stava rapidamente deteriorando.

Dovevamo studiare un’azione strategica che fosse di conforto per l’intera comunità. Indispensabile programmare fin nei minimi particolari un piano di evacuazione. L’evento fu monitorato in tutte le sue drammatiche fasi evolutive. Preparati al peggio siamo rimasti su Kallox fino al limite della nostra garanzia di sicurezza.

Le numerose astronavi parcheggiate lungo i bordi delle grandi piste di atterraggio vivevano quei giorni in uno stato di totale allerta pronte per non farsi cogliere impreparate!!

Nel frattempo realizzammo un’impresa che solamente nell’immaginario di un folle pensiero poteva esistere: trasferire sulla Terra, in assoluta segretezza, trenta irasoriani.

Così, nella triste eventualità di una nostra tragica estinzione, almeno trenta di noi si sarebbero salvati!

Il tempo tiranno volò via come un battito d’ali! Due lunghi ed intensi anni sembrarono pochi e vuoti giorni.

Ecco che quel pericolo si trasformò in una crudele e drammatica realtà!

Fu allora che ci vedemmo costretti a mettere in atto l’incredibile piano, virtualmente super collaudato, che avevamo meticolosamente progettato per abbandonare il pianeta…!!>

Giovedì dieci gennaio 1980 ore 5,15:

una flotta di duecentocinquanta astronavi con a bordo

l’intera popolazione di Kallox abbandonò il pianeta!

<La tristezza che sin da subito si impossessò di tutti noi ben presto si trasformò in tragedia…..Dopo due ore e qualche minuto dalla nostra partenza, ad una distanza da Kallox di circa ottocentomila chilometri,

un’esplosione accecante, sconvolgente e interminabile, ci pose di fronte ad una terrificante nuova realtà: il nostro pianeta non esisteva più…!!>

Alex e Isabel, con la bocca spalancata, seguivano incantati il racconto di Aleandro. Si anche Isabel rimase attonita! La storia la conosceva bene, eccome…!! E ogni qualvolta se ne parlava veniva sopraffatta dall’emozione del momento.

Ma c’era un programma da rispettare nel pieno delle sue regole…!! Raggiungere l’obiettivo prefissato: il pianeta Terra e il suo satellite Luna, ovviamente rispettando l’arco temporale di cui potevano disporre! Ma solamente ed esclusivamente la Luna era in grado di offrire la propria ospitalità garantendo loro un anonimato che doveva essere eterno!!

Una rotta già tracciata sulla carta,

sperimentata e collaudata!

La velocità delle astronavi era costante e a tratti la si poteva mantenere anche con i motori spenti sfruttando la forza delle gravità satellitari.

Per aumentarla e soddisfare ogni necessità di spostamento era sufficiente riaccendere i motori.

L’universo infinito e sconosciuto.

Ma ciononostante aleggiasse un’aria indefinibile continuarono a nutrire una grande fiducia riposta nella speranza di vivere una nuova vita in un mondo che quel viaggio doveva, per forza di cose, raggiungere.

Dopo venti giorni di navigazione incominciarono ad avvertire l’immensità terrificante dello spazio…!!

Al ventiseiesimo giorno si avvicinarono ai primi pianeti.

Telescopicamente parlando non autorizzavano a facili illusioni,

ma pur sempre di pianeti si trattava!

Pianeti particolarmente inospitali, caratterizzati da un’evoluzione interna ancora in atto.

Al ventisettesimo giorno, mercoledì sei febbraio 1980, si avvicinarono alla Terra e al suo satellite Luna…!

Tuttavia, vincolati al loro stato di eterna invisibilità, la Terra andava esclusa a priori…!!

Così la Luna diventava l’unica speranza di sopravvivenza!

Alle ore 10,00 entrarono nell’orbita lunare.

Un pianeta le cui caratteristiche ambientali non permettevano alcun tipo di vita:

attrazione gravitazionale debolissima

atmosfera inesistente

ossigeno non presente

temperatura della superficie: dai più 130 con la luce ai meno 170 con il buio

presenza letale dei raggi cosmici e dei venti solari.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 29°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    29

Un pianeta le cui caratteristiche ambientali non permettevano alcun tipo di vita:

attrazione gravitazionale debolissima

atmosfera inesistente

ossigeno non presente

temperatura della superficie: dai più 130 con la luce ai meno 170 con il buio

presenza letale dei raggi cosmici e dei venti solari.

(29° ep.)

Ciononostante furono costretti a prendere l’unica decisione plausibile: atterrare per effettuare le dovute verifiche circa la presenza di cavità e grotte che potessero offrire una ragione di ospitalità per una vita da vivere nel sottosuolo lunare. E fu un bene perché la squadra che andò in perlustrazione riuscì ad ottenere delle ottime e valide risposte, sia sotto il profilo tecnico che scientifico, circa la possibilità di colonizzare il pianeta.

Ma il dato che, clamorosamente, fece pendere l’ago della bilancia verso un loro indiscutibile futuro sulla Luna fu una scoperta veramente del tutto eccezionale: l’acqua…!! Quell’evento “essenza di magia” si verificò in una delle tante grotte presenti nel sottosuolo quando alla fine di un percorso a serpentina e in marcata discesa, a circa venti metri di profondità, si trovarono di fronte ad un lago ghiacciato.

Avevano trovato un lago…!!

E la loro speranza che non fosse l’unico era suffragata dalla pura disperazione…!!

Trasformare la disperazione in speranza…..

Alternative: inesistenti…!!

E così quelle che erano delle timide sensazioni iniziali si trasformarono in un’unica ed inconfutabile certezza:

la Luna poteva essere colonizzata…!!

Al punto tale che si convinsero di essere in grado di creare sotto luna ampi spazi abitabili ricavabili dall’unione delle grotte naturali con le gallerie artificiali. E in quel contesto, dove il tempo era così importante che un minuto poteva avere la stessa valenza di un’ora, venne presa la tanto agognata decisione di sbarcare sul satellite della Terra!

Sicuramente ci sarebbe stato un gran lavoro da svolgere, tra mille e più difficoltà. Ma quel nuovo percorso di vita lo si doveva improcrastinabilmente intraprendere!

Ad un certo punto Aleandro, con il respiro mozzato dall’emozione, troncò di netto il suo racconto! Notò, con un certo disappunto, che l’orologio stava facendo lo spaccone andando oltre certi limiti a lui cari…..

La mezzanotte si era già scansata per dare spazio alla prima ora del quattro settembre!

Per i ragazzi era arrivato il momento di un meritato riposo!

<Come inizio direi che può anche bastare! Sono stato sufficientemente sadico nel torturavi con le mie storie…!! Ahahahah…!! Ma state tranquilli perché domani riprenderemo con lo stesso identico tormentone….. Ahahahah…!!>

<Uahahah…!!>

<Per l’occasione ci si potrebbe ritrovare nel pomeriggio, magari alle sedici? Okay ragazzi?>

<Ahahahah…!! Ma certo Aleandro! La tua parola è quella che fa la differenza…!! Eh…!!

Comunque che eri un po’ sadico questo lo sapevamo già, solamente Alex ne era escluso, ma ora non più!

Ahahahah…!! Ahahahah…!!> Rispose una Isabel più divertita che mai.

Aleandro lasciò i due amici liberi di raggiungere la loro abitazione…!!

Esattamente….. la loro casa…!!

Perché Isabel non si sarebbe mai sognata di prendere in giro Alex quando gli andava dicendo che avrebbero vissuto insieme sotto lo stesso tetto…!!

Si trattava dell’appartamento dove viveva in completa solitudine da ormai tre anni. Praticamente dalla scomparsa dei suoi nonni materni che tanto, ma proprio tanto l’avevano amata! Erano talmente stanchi che accolsero quell’invito quasi come una liberazione!

Felici e contenti se ne uscirono dal CTS1.

Alex il “turista terrestre” assieme a Isabel, l’amabile cicerone lunare!

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 28°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    28

<In un tempo non troppo lontano a cinquanta milioni di chilometri da Marte e a duecentocinquanta milioni di chilometri dalla Luna e dalla Terra c’era un pianeta che si chiamava Kallox…!! Ho detto c’era perché ora non esiste più…!! Tragicamente per noi si è disintegrato dopo l’esplosione del suo nocciolo. Caso abbastanza raro perché solitamente la distruzione di un pianeta è conseguente alla collisione con dei grossi meteoriti. Comunque la nostra salvezza, per come si è svolta, la si potrebbe anche definire una salvezza programmata,

figlia di eventi in corso di peggioramento.>

(28° ep.)

Kallox era un pianeta grande due volte e mezza la Luna, come voler dire circa un quinto della Terra, adatto a sostenere la vita esattamente come sulla Terra stessa!

<Tutto ebbe inizio nel gennaio del 1978 quando improvvisamente il pianeta mostrò il suo volto ferito per la presenza delle prime alterazioni strutturali causate dalla fragilità del suo nocciolo che si stava rapidamente deteriorando.

Dovevamo studiare un’azione strategica che fosse di conforto per l’intera comunità. Indispensabile programmare fin nei minimi particolari un piano di evacuazione. L’evento fu monitorato in tutte le sue drammatiche fasi evolutive. Preparati al peggio siamo rimasti su Kallox fino al limite della nostra garanzia di sicurezza.

Le numerose astronavi parcheggiate lungo i bordi delle grandi piste di atterraggio vivevano quei giorni in uno stato di totale allerta pronte per non farsi cogliere impreparate!!

Nel frattempo realizzammo un’impresa che solamente nell’immaginario di un folle pensiero poteva esistere: trasferire sulla Terra, in assoluta segretezza, trenta irasoriani.

Così, nella triste eventualità di una nostra tragica estinzione, almeno trenta di noi si sarebbero salvati!

Il tempo tiranno volò via come un battito d’ali! Due lunghi ed intensi anni sembrarono pochi e vuoti giorni.

Ecco che quel pericolo si trasformò in una crudele e drammatica realtà!

Fu allora che ci vedemmo costretti a mettere in atto l’incredibile piano, virtualmente super collaudato, che avevamo meticolosamente progettato per abbandonare il pianeta…!!>

Giovedì dieci gennaio 1980 ore 5,15:

una flotta di duecentocinquanta astronavi con a bordo

l’intera popolazione di Kallox abbandonò il pianeta!

<La tristezza che sin da subito si impossessò di tutti noi ben presto si trasformò in tragedia…..Dopo due ore e qualche minuto dalla nostra partenza, ad una distanza da Kallox di circa ottocentomila chilometri,

un’esplosione accecante, sconvolgente e interminabile, ci pose di fronte ad una terrificante nuova realtà: il nostro pianeta non esisteva più…!!>

Alex e Isabel, con la bocca spalancata, seguivano incantati il racconto di Aleandro. Si anche Isabel rimase attonita! La storia la conosceva bene, eccome…!! E ogni qualvolta se ne parlava veniva sopraffatta dall’emozione del momento.

Ma c’era un programma da rispettare nel pieno delle sue regole…!! Raggiungere l’obiettivo prefissato: il pianeta Terra e il suo satellite Luna, ovviamente rispettando l’arco temporale di cui potevano disporre! Ma solamente ed esclusivamente la Luna era in grado di offrire la propria ospitalità garantendo loro un anonimato che doveva essere eterno!!

Una rotta già tracciata sulla carta,

sperimentata e collaudata!

La velocità delle astronavi era costante e a tratti la si poteva mantenere anche con i motori spenti sfruttando la forza delle gravità satellitari.

Per aumentarla e soddisfare ogni necessità di spostamento era sufficiente riaccendere i motori.

L’universo infinito e sconosciuto.

Ma ciononostante aleggiasse un’aria indefinibile continuarono a nutrire una grande fiducia riposta nella speranza di vivere una nuova vita in un mondo che quel viaggio doveva, per forza di cose, raggiungere.

Dopo venti giorni di navigazione incominciarono ad avvertire l’immensità terrificante dello spazio…!!

Al ventiseiesimo giorno si avvicinarono ai primi pianeti.

Telescopicamente parlando non autorizzavano a facili illusioni,

ma pur sempre di pianeti si trattava!

Pianeti particolarmente inospitali, caratterizzati da un’evoluzione interna ancora in atto.

Al ventisettesimo giorno, mercoledì sei febbraio 1980, si avvicinarono alla Terra e al suo satellite Luna…!

Tuttavia, vincolati al loro stato di eterna invisibilità, la Terra andava esclusa a priori…!!

Così la Luna diventava l’unica speranza di sopravvivenza!

Alle ore 10,00 entrarono nell’orbita lunare.

Un pianeta le cui caratteristiche ambientali non permettevano alcun tipo di vita:

attrazione gravitazionale debolissima

atmosfera inesistente

ossigeno non presente

temperatura della superficie: dai più 130 con la luce ai meno 170 con il buio

presenza letale dei raggi cosmici e dei venti solari.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 29°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    29

Un pianeta le cui caratteristiche ambientali non permettevano alcun tipo di vita:

attrazione gravitazionale debolissima

atmosfera inesistente

ossigeno non presente

temperatura della superficie: dai più 130 con la luce ai meno 170 con il buio

presenza letale dei raggi cosmici e dei venti solari.

(29° ep.)

Ciononostante furono costretti a prendere l’unica decisione plausibile: atterrare per effettuare le dovute verifiche circa la presenza di cavità e grotte che potessero offrire una ragione di ospitalità per una vita da vivere nel sottosuolo lunare. E fu un bene perché la squadra che andò in perlustrazione riuscì ad ottenere delle ottime e valide risposte, sia sotto il profilo tecnico che scientifico, circa la possibilità di colonizzare il pianeta.

Ma il dato che, clamorosamente, fece pendere l’ago della bilancia verso un loro indiscutibile futuro sulla Luna fu una scoperta veramente del tutto eccezionale: l’acqua…!! Quell’evento “essenza di magia” si verificò in una delle tante grotte presenti nel sottosuolo quando alla fine di un percorso a serpentina e in marcata discesa, a circa venti metri di profondità, si trovarono di fronte ad un lago ghiacciato.

Avevano trovato un lago…!!

E la loro speranza che non fosse l’unico era suffragata dalla pura disperazione…!!

Trasformare la disperazione in speranza…..

Alternative: inesistenti…!!

E così quelle che erano delle timide sensazioni iniziali si trasformarono in un’unica ed inconfutabile certezza:

la Luna poteva essere colonizzata…!!

Al punto tale che si convinsero di essere in grado di creare sotto luna ampi spazi abitabili ricavabili dall’unione delle grotte naturali con le gallerie artificiali. E in quel contesto, dove il tempo era così importante che un minuto poteva avere la stessa valenza di un’ora, venne presa la tanto agognata decisione di sbarcare sul satellite della Terra!

Sicuramente ci sarebbe stato un gran lavoro da svolgere, tra mille e più difficoltà. Ma quel nuovo percorso di vita lo si doveva improcrastinabilmente intraprendere!

Ad un certo punto Aleandro, con il respiro mozzato dall’emozione, troncò di netto il suo racconto! Notò, con un certo disappunto, che l’orologio stava facendo lo spaccone andando oltre certi limiti a lui cari…..

La mezzanotte si era già scansata per dare spazio alla prima ora del quattro settembre!

Per i ragazzi era arrivato il momento di un meritato riposo!

<Come inizio direi che può anche bastare! Sono stato sufficientemente sadico nel torturavi con le mie storie…!! Ahahahah…!! Ma state tranquilli perché domani riprenderemo con lo stesso identico tormentone….. Ahahahah…!!>

<Uahahah…!!>

<Per l’occasione ci si potrebbe ritrovare nel pomeriggio, magari alle sedici? Okay ragazzi?>

<Ahahahah…!! Ma certo Aleandro! La tua parola è quella che fa la differenza…!! Eh…!!

Comunque che eri un po’ sadico questo lo sapevamo già, solamente Alex ne era escluso, ma ora non più!

Ahahahah…!! Ahahahah…!!> Rispose una Isabel più divertita che mai.

Aleandro lasciò i due amici liberi di raggiungere la loro abitazione…!!

Esattamente….. la loro casa…!!

Perché Isabel non si sarebbe mai sognata di prendere in giro Alex quando gli andava dicendo che avrebbero vissuto insieme sotto lo stesso tetto…!!

Si trattava dell’appartamento dove viveva in completa solitudine da ormai tre anni. Praticamente dalla scomparsa dei suoi nonni materni che tanto, ma proprio tanto l’avevano amata! Erano talmente stanchi che accolsero quell’invito quasi come una liberazione!

Felici e contenti se ne uscirono dal CTS1.

Alex il “turista terrestre” assieme a Isabel, l’amabile cicerone lunare!

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 28°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    28

<In un tempo non troppo lontano a cinquanta milioni di chilometri da Marte e a duecentocinquanta milioni di chilometri dalla Luna e dalla Terra c’era un pianeta che si chiamava Kallox…!! Ho detto c’era perché ora non esiste più…!! Tragicamente per noi si è disintegrato dopo l’esplosione del suo nocciolo. Caso abbastanza raro perché solitamente la distruzione di un pianeta è conseguente alla collisione con dei grossi meteoriti. Comunque la nostra salvezza, per come si è svolta, la si potrebbe anche definire una salvezza programmata,

figlia di eventi in corso di peggioramento.>

(28° ep.)

Kallox era un pianeta grande due volte e mezza la Luna, come voler dire circa un quinto della Terra, adatto a sostenere la vita esattamente come sulla Terra stessa!

<Tutto ebbe inizio nel gennaio del 1978 quando improvvisamente il pianeta mostrò il suo volto ferito per la presenza delle prime alterazioni strutturali causate dalla fragilità del suo nocciolo che si stava rapidamente deteriorando.

Dovevamo studiare un’azione strategica che fosse di conforto per l’intera comunità. Indispensabile programmare fin nei minimi particolari un piano di evacuazione. L’evento fu monitorato in tutte le sue drammatiche fasi evolutive. Preparati al peggio siamo rimasti su Kallox fino al limite della nostra garanzia di sicurezza.

Le numerose astronavi parcheggiate lungo i bordi delle grandi piste di atterraggio vivevano quei giorni in uno stato di totale allerta pronte per non farsi cogliere impreparate!!

Nel frattempo realizzammo un’impresa che solamente nell’immaginario di un folle pensiero poteva esistere: trasferire sulla Terra, in assoluta segretezza, trenta irasoriani.

Così, nella triste eventualità di una nostra tragica estinzione, almeno trenta di noi si sarebbero salvati!

Il tempo tiranno volò via come un battito d’ali! Due lunghi ed intensi anni sembrarono pochi e vuoti giorni.

Ecco che quel pericolo si trasformò in una crudele e drammatica realtà!

Fu allora che ci vedemmo costretti a mettere in atto l’incredibile piano, virtualmente super collaudato, che avevamo meticolosamente progettato per abbandonare il pianeta…!!>

Giovedì dieci gennaio 1980 ore 5,15:

una flotta di duecentocinquanta astronavi con a bordo

l’intera popolazione di Kallox abbandonò il pianeta!

<La tristezza che sin da subito si impossessò di tutti noi ben presto si trasformò in tragedia…..Dopo due ore e qualche minuto dalla nostra partenza, ad una distanza da Kallox di circa ottocentomila chilometri,

un’esplosione accecante, sconvolgente e interminabile, ci pose di fronte ad una terrificante nuova realtà: il nostro pianeta non esisteva più…!!>

Alex e Isabel, con la bocca spalancata, seguivano incantati il racconto di Aleandro. Si anche Isabel rimase attonita! La storia la conosceva bene, eccome…!! E ogni qualvolta se ne parlava veniva sopraffatta dall’emozione del momento.

Ma c’era un programma da rispettare nel pieno delle sue regole…!! Raggiungere l’obiettivo prefissato: il pianeta Terra e il suo satellite Luna, ovviamente rispettando l’arco temporale di cui potevano disporre! Ma solamente ed esclusivamente la Luna era in grado di offrire la propria ospitalità garantendo loro un anonimato che doveva essere eterno!!

Una rotta già tracciata sulla carta,

sperimentata e collaudata!

La velocità delle astronavi era costante e a tratti la si poteva mantenere anche con i motori spenti sfruttando la forza delle gravità satellitari.

Per aumentarla e soddisfare ogni necessità di spostamento era sufficiente riaccendere i motori.

L’universo infinito e sconosciuto.

Ma ciononostante aleggiasse un’aria indefinibile continuarono a nutrire una grande fiducia riposta nella speranza di vivere una nuova vita in un mondo che quel viaggio doveva, per forza di cose, raggiungere.

Dopo venti giorni di navigazione incominciarono ad avvertire l’immensità terrificante dello spazio…!!

Al ventiseiesimo giorno si avvicinarono ai primi pianeti.

Telescopicamente parlando non autorizzavano a facili illusioni,

ma pur sempre di pianeti si trattava!

Pianeti particolarmente inospitali, caratterizzati da un’evoluzione interna ancora in atto.

Al ventisettesimo giorno, mercoledì sei febbraio 1980, si avvicinarono alla Terra e al suo satellite Luna…!

Tuttavia, vincolati al loro stato di eterna invisibilità, la Terra andava esclusa a priori…!!

Così la Luna diventava l’unica speranza di sopravvivenza!

Alle ore 10,00 entrarono nell’orbita lunare.

Un pianeta le cui caratteristiche ambientali non permettevano alcun tipo di vita:

attrazione gravitazionale debolissima

atmosfera inesistente

ossigeno non presente

temperatura della superficie: dai più 130 con la luce ai meno 170 con il buio

presenza letale dei raggi cosmici e dei venti solari.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 29°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    29

Un pianeta le cui caratteristiche ambientali non permettevano alcun tipo di vita:

attrazione gravitazionale debolissima

atmosfera inesistente

ossigeno non presente

temperatura della superficie: dai più 130 con la luce ai meno 170 con il buio

presenza letale dei raggi cosmici e dei venti solari.

(29° ep.)

Ciononostante furono costretti a prendere l’unica decisione plausibile: atterrare per effettuare le dovute verifiche circa la presenza di cavità e grotte che potessero offrire una ragione di ospitalità per una vita da vivere nel sottosuolo lunare. E fu un bene perché la squadra che andò in perlustrazione riuscì ad ottenere delle ottime e valide risposte, sia sotto il profilo tecnico che scientifico, circa la possibilità di colonizzare il pianeta.

Ma il dato che, clamorosamente, fece pendere l’ago della bilancia verso un loro indiscutibile futuro sulla Luna fu una scoperta veramente del tutto eccezionale: l’acqua…!! Quell’evento “essenza di magia” si verificò in una delle tante grotte presenti nel sottosuolo quando alla fine di un percorso a serpentina e in marcata discesa, a circa venti metri di profondità, si trovarono di fronte ad un lago ghiacciato.

Avevano trovato un lago…!!

E la loro speranza che non fosse l’unico era suffragata dalla pura disperazione…!!

Trasformare la disperazione in speranza…..

Alternative: inesistenti…!!

E così quelle che erano delle timide sensazioni iniziali si trasformarono in un’unica ed inconfutabile certezza:

la Luna poteva essere colonizzata…!!

Al punto tale che si convinsero di essere in grado di creare sotto luna ampi spazi abitabili ricavabili dall’unione delle grotte naturali con le gallerie artificiali. E in quel contesto, dove il tempo era così importante che un minuto poteva avere la stessa valenza di un’ora, venne presa la tanto agognata decisione di sbarcare sul satellite della Terra!

Sicuramente ci sarebbe stato un gran lavoro da svolgere, tra mille e più difficoltà. Ma quel nuovo percorso di vita lo si doveva improcrastinabilmente intraprendere!

Ad un certo punto Aleandro, con il respiro mozzato dall’emozione, troncò di netto il suo racconto! Notò, con un certo disappunto, che l’orologio stava facendo lo spaccone andando oltre certi limiti a lui cari…..

La mezzanotte si era già scansata per dare spazio alla prima ora del quattro settembre!

Per i ragazzi era arrivato il momento di un meritato riposo!

<Come inizio direi che può anche bastare! Sono stato sufficientemente sadico nel torturavi con le mie storie…!! Ahahahah…!! Ma state tranquilli perché domani riprenderemo con lo stesso identico tormentone….. Ahahahah…!!>

<Uahahah…!!>

<Per l’occasione ci si potrebbe ritrovare nel pomeriggio, magari alle sedici? Okay ragazzi?>

<Ahahahah…!! Ma certo Aleandro! La tua parola è quella che fa la differenza…!! Eh…!!

Comunque che eri un po’ sadico questo lo sapevamo già, solamente Alex ne era escluso, ma ora non più!

Ahahahah…!! Ahahahah…!!> Rispose una Isabel più divertita che mai.

Aleandro lasciò i due amici liberi di raggiungere la loro abitazione…!!

Esattamente….. la loro casa…!!

Perché Isabel non si sarebbe mai sognata di prendere in giro Alex quando gli andava dicendo che avrebbero vissuto insieme sotto lo stesso tetto…!!

Si trattava dell’appartamento dove viveva in completa solitudine da ormai tre anni. Praticamente dalla scomparsa dei suoi nonni materni che tanto, ma proprio tanto l’avevano amata! Erano talmente stanchi che accolsero quell’invito quasi come una liberazione!

Felici e contenti se ne uscirono dal CTS1.

Alex il “turista terrestre” assieme a Isabel, l’amabile cicerone lunare!

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo (episodio 28°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    28

<In un tempo non troppo lontano a cinquanta milioni di chilometri da Marte e a duecentocinquanta milioni di chilometri dalla Luna e dalla Terra c’era un pianeta che si chiamava Kallox…!! Ho detto c’era perché ora non esiste più…!! Tragicamente per noi si è disintegrato dopo l’esplosione del suo nocciolo. Caso abbastanza raro perché solitamente la distruzione di un pianeta è conseguente alla collisione con dei grossi meteoriti. Comunque la nostra salvezza, per come si è svolta, la si potrebbe anche definire una salvezza programmata,

figlia di eventi in corso di peggioramento.>

(28° ep.)

Kallox era un pianeta grande due volte e mezza la Luna, come voler dire circa un quinto della Terra, adatto a sostenere la vita esattamente come sulla Terra stessa!

<Tutto ebbe inizio nel gennaio del 1978 quando improvvisamente il pianeta mostrò il suo volto ferito per la presenza delle prime alterazioni strutturali causate dalla fragilità del suo nocciolo che si stava rapidamente deteriorando.

Dovevamo studiare un’azione strategica che fosse di conforto per l’intera comunità. Indispensabile programmare fin nei minimi particolari un piano di evacuazione. L’evento fu monitorato in tutte le sue drammatiche fasi evolutive. Preparati al peggio siamo rimasti su Kallox fino al limite della nostra garanzia di sicurezza.

Le numerose astronavi parcheggiate lungo i bordi delle grandi piste di atterraggio vivevano quei giorni in uno stato di totale allerta pronte per non farsi cogliere impreparate!!

Nel frattempo realizzammo un’impresa che solamente nell’immaginario di un folle pensiero poteva esistere: trasferire sulla Terra, in assoluta segretezza, trenta irasoriani.

Così, nella triste eventualità di una nostra tragica estinzione, almeno trenta di noi si sarebbero salvati!

Il tempo tiranno volò via come un battito d’ali! Due lunghi ed intensi anni sembrarono pochi e vuoti giorni.

Ecco che quel pericolo si trasformò in una crudele e drammatica realtà!

Fu allora che ci vedemmo costretti a mettere in atto l’incredibile piano, virtualmente super collaudato, che avevamo meticolosamente progettato per abbandonare il pianeta…!!>

Giovedì dieci gennaio 1980 ore 5,15:

una flotta di duecentocinquanta astronavi con a bordo

l’intera popolazione di Kallox abbandonò il pianeta!

<La tristezza che sin da subito si impossessò di tutti noi ben presto si trasformò in tragedia…..Dopo due ore e qualche minuto dalla nostra partenza, ad una distanza da Kallox di circa ottocentomila chilometri,

un’esplosione accecante, sconvolgente e interminabile, ci pose di fronte ad una terrificante nuova realtà: il nostro pianeta non esisteva più…!!>

Alex e Isabel, con la bocca spalancata, seguivano incantati il racconto di Aleandro. Si anche Isabel rimase attonita! La storia la conosceva bene, eccome…!! E ogni qualvolta se ne parlava veniva sopraffatta dall’emozione del momento.

Ma c’era un programma da rispettare nel pieno delle sue regole…!! Raggiungere l’obiettivo prefissato: il pianeta Terra e il suo satellite Luna, ovviamente rispettando l’arco temporale di cui potevano disporre! Ma solamente ed esclusivamente la Luna era in grado di offrire la propria ospitalità garantendo loro un anonimato che doveva essere eterno!!

Una rotta già tracciata sulla carta,

sperimentata e collaudata!

La velocità delle astronavi era costante e a tratti la si poteva mantenere anche con i motori spenti sfruttando la forza delle gravità satellitari.

Per aumentarla e soddisfare ogni necessità di spostamento era sufficiente riaccendere i motori.

L’universo infinito e sconosciuto.

Ma ciononostante aleggiasse un’aria indefinibile continuarono a nutrire una grande fiducia riposta nella speranza di vivere una nuova vita in un mondo che quel viaggio doveva, per forza di cose, raggiungere.

Dopo venti giorni di navigazione incominciarono ad avvertire l’immensità terrificante dello spazio…!!

Al ventiseiesimo giorno si avvicinarono ai primi pianeti.

Telescopicamente parlando non autorizzavano a facili illusioni,

ma pur sempre di pianeti si trattava!

Pianeti particolarmente inospitali, caratterizzati da un’evoluzione interna ancora in atto.

Al ventisettesimo giorno, mercoledì sei febbraio 1980, si avvicinarono alla Terra e al suo satellite Luna…!

Tuttavia, vincolati al loro stato di eterna invisibilità, la Terra andava esclusa a priori…!!

Così la Luna diventava l’unica speranza di sopravvivenza!

Alle ore 10,00 entrarono nell’orbita lunare.

Un pianeta le cui caratteristiche ambientali non permettevano alcun tipo di vita:

attrazione gravitazionale debolissima

atmosfera inesistente

ossigeno non presente

temperatura della superficie: dai più 130 con la luce ai meno 170 con il buio

presenza letale dei raggi cosmici e dei venti solari.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 29°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    29

Un pianeta le cui caratteristiche ambientali non permettevano alcun tipo di vita:

attrazione gravitazionale debolissima

atmosfera inesistente

ossigeno non presente

temperatura della superficie: dai più 130 con la luce ai meno 170 con il buio

presenza letale dei raggi cosmici e dei venti solari.

(29° ep.)

Ciononostante furono costretti a prendere l’unica decisione plausibile: atterrare per effettuare le dovute verifiche circa la presenza di cavità e grotte che potessero offrire una ragione di ospitalità per una vita da vivere nel sottosuolo lunare. E fu un bene perché la squadra che andò in perlustrazione riuscì ad ottenere delle ottime e valide risposte, sia sotto il profilo tecnico che scientifico, circa la possibilità di colonizzare il pianeta.

Ma il dato che, clamorosamente, fece pendere l’ago della bilancia verso un loro indiscutibile futuro sulla Luna fu una scoperta veramente del tutto eccezionale: l’acqua…!! Quell’evento “essenza di magia” si verificò in una delle tante grotte presenti nel sottosuolo quando alla fine di un percorso a serpentina e in marcata discesa, a circa venti metri di profondità, si trovarono di fronte ad un lago ghiacciato.

Avevano trovato un lago…!!

E la loro speranza che non fosse l’unico era suffragata dalla pura disperazione…!!

Trasformare la disperazione in speranza…..

Alternative: inesistenti…!!

E così quelle che erano delle timide sensazioni iniziali si trasformarono in un’unica ed inconfutabile certezza:

la Luna poteva essere colonizzata…!!

Al punto tale che si convinsero di essere in grado di creare sotto luna ampi spazi abitabili ricavabili dall’unione delle grotte naturali con le gallerie artificiali. E in quel contesto, dove il tempo era così importante che un minuto poteva avere la stessa valenza di un’ora, venne presa la tanto agognata decisione di sbarcare sul satellite della Terra!

Sicuramente ci sarebbe stato un gran lavoro da svolgere, tra mille e più difficoltà. Ma quel nuovo percorso di vita lo si doveva improcrastinabilmente intraprendere!

Ad un certo punto Aleandro, con il respiro mozzato dall’emozione, troncò di netto il suo racconto! Notò, con un certo disappunto, che l’orologio stava facendo lo spaccone andando oltre certi limiti a lui cari…..

La mezzanotte si era già scansata per dare spazio alla prima ora del quattro settembre!

Per i ragazzi era arrivato il momento di un meritato riposo!

<Come inizio direi che può anche bastare! Sono stato sufficientemente sadico nel torturavi con le mie storie…!! Ahahahah…!! Ma state tranquilli perché domani riprenderemo con lo stesso identico tormentone….. Ahahahah…!!>

<Uahahah…!!>

<Per l’occasione ci si potrebbe ritrovare nel pomeriggio, magari alle sedici? Okay ragazzi?>

<Ahahahah…!! Ma certo Aleandro! La tua parola è quella che fa la differenza…!! Eh…!!

Comunque che eri un po’ sadico questo lo sapevamo già, solamente Alex ne era escluso, ma ora non più!

Ahahahah…!! Ahahahah…!!> Rispose una Isabel più divertita che mai.

Aleandro lasciò i due amici liberi di raggiungere la loro abitazione…!!

Esattamente….. la loro casa…!!

Perché Isabel non si sarebbe mai sognata di prendere in giro Alex quando gli andava dicendo che avrebbero vissuto insieme sotto lo stesso tetto…!!

Si trattava dell’appartamento dove viveva in completa solitudine da ormai tre anni. Praticamente dalla scomparsa dei suoi nonni materni che tanto, ma proprio tanto l’avevano amata! Erano talmente stanchi che accolsero quell’invito quasi come una liberazione!

Felici e contenti se ne uscirono dal CTS1.

Alex il “turista terrestre” assieme a Isabel, l’amabile cicerone lunare!

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 28°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    28

<In un tempo non troppo lontano a cinquanta milioni di chilometri da Marte e a duecentocinquanta milioni di chilometri dalla Luna e dalla Terra c’era un pianeta che si chiamava Kallox…!! Ho detto c’era perché ora non esiste più…!! Tragicamente per noi si è disintegrato dopo l’esplosione del suo nocciolo. Caso abbastanza raro perché solitamente la distruzione di un pianeta è conseguente alla collisione con dei grossi meteoriti. Comunque la nostra salvezza, per come si è svolta, la si potrebbe anche definire una salvezza programmata,

figlia di eventi in corso di peggioramento.>

(28° ep.)

Kallox era un pianeta grande due volte e mezza la Luna, come voler dire circa un quinto della Terra, adatto a sostenere la vita esattamente come sulla Terra stessa!

<Tutto ebbe inizio nel gennaio del 1978 quando improvvisamente il pianeta mostrò il suo volto ferito per la presenza delle prime alterazioni strutturali causate dalla fragilità del suo nocciolo che si stava rapidamente deteriorando.

Dovevamo studiare un’azione strategica che fosse di conforto per l’intera comunità. Indispensabile programmare fin nei minimi particolari un piano di evacuazione. L’evento fu monitorato in tutte le sue drammatiche fasi evolutive. Preparati al peggio siamo rimasti su Kallox fino al limite della nostra garanzia di sicurezza.

Le numerose astronavi parcheggiate lungo i bordi delle grandi piste di atterraggio vivevano quei giorni in uno stato di totale allerta pronte per non farsi cogliere impreparate!!

Nel frattempo realizzammo un’impresa che solamente nell’immaginario di un folle pensiero poteva esistere: trasferire sulla Terra, in assoluta segretezza, trenta irasoriani.

Così, nella triste eventualità di una nostra tragica estinzione, almeno trenta di noi si sarebbero salvati!

Il tempo tiranno volò via come un battito d’ali! Due lunghi ed intensi anni sembrarono pochi e vuoti giorni.

Ecco che quel pericolo si trasformò in una crudele e drammatica realtà!

Fu allora che ci vedemmo costretti a mettere in atto l’incredibile piano, virtualmente super collaudato, che avevamo meticolosamente progettato per abbandonare il pianeta…!!>

Giovedì dieci gennaio 1980 ore 5,15:

una flotta di duecentocinquanta astronavi con a bordo

l’intera popolazione di Kallox abbandonò il pianeta!

<La tristezza che sin da subito si impossessò di tutti noi ben presto si trasformò in tragedia…..Dopo due ore e qualche minuto dalla nostra partenza, ad una distanza da Kallox di circa ottocentomila chilometri,

un’esplosione accecante, sconvolgente e interminabile, ci pose di fronte ad una terrificante nuova realtà: il nostro pianeta non esisteva più…!!>

Alex e Isabel, con la bocca spalancata, seguivano incantati il racconto di Aleandro. Si anche Isabel rimase attonita! La storia la conosceva bene, eccome…!! E ogni qualvolta se ne parlava veniva sopraffatta dall’emozione del momento.

Ma c’era un programma da rispettare nel pieno delle sue regole…!! Raggiungere l’obiettivo prefissato: il pianeta Terra e il suo satellite Luna, ovviamente rispettando l’arco temporale di cui potevano disporre! Ma solamente ed esclusivamente la Luna era in grado di offrire la propria ospitalità garantendo loro un anonimato che doveva essere eterno!!

Una rotta già tracciata sulla carta,

sperimentata e collaudata!

La velocità delle astronavi era costante e a tratti la si poteva mantenere anche con i motori spenti sfruttando la forza delle gravità satellitari.

Per aumentarla e soddisfare ogni necessità di spostamento era sufficiente riaccendere i motori.

L’universo infinito e sconosciuto.

Ma ciononostante aleggiasse un’aria indefinibile continuarono a nutrire una grande fiducia riposta nella speranza di vivere una nuova vita in un mondo che quel viaggio doveva, per forza di cose, raggiungere.

Dopo venti giorni di navigazione incominciarono ad avvertire l’immensità terrificante dello spazio…!!

Al ventiseiesimo giorno si avvicinarono ai primi pianeti.

Telescopicamente parlando non autorizzavano a facili illusioni,

ma pur sempre di pianeti si trattava!

Pianeti particolarmente inospitali, caratterizzati da un’evoluzione interna ancora in atto.

Al ventisettesimo giorno, mercoledì sei febbraio 1980, si avvicinarono alla Terra e al suo satellite Luna…!

Tuttavia, vincolati al loro stato di eterna invisibilità, la Terra andava esclusa a priori…!!

Così la Luna diventava l’unica speranza di sopravvivenza!

Alle ore 10,00 entrarono nell’orbita lunare.

Un pianeta le cui caratteristiche ambientali non permettevano alcun tipo di vita:

attrazione gravitazionale debolissima

atmosfera inesistente

ossigeno non presente

temperatura della superficie: dai più 130 con la luce ai meno 170 con il buio

presenza letale dei raggi cosmici e dei venti solari.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 27°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    27

<Quante cose potrò imparare standovi accanto! Mi auguro di non abbandonarvi troppo presto…??>

(27° ep.)

<Guarda che la tua speranza è anche la nostra. Ci siamo impegnati per questo e mica di poco! Ahahahah…!! Ahahahah…!! “Bene bene”….. Allora….. io sono Aleandro, ho la bellezza di sessant’anni e purtroppo, o fortuna mia, vivo da solo! Ahahahah…!!>

Quel nome, d’origine greca, non gli apparteneva dalla nascita ma dal preciso istante in cui la sua volontà lo portò ad una scelta che fu conseguente all’amore sbocciato tra Selene e l’Italia. Esattamente nel momento in cui scoprì il suo vero significato:

uomo che appartiene al suo popolo”.

A quel punto non esitò un solo istante nel far suo un sentimento che lo avrebbe legato alla gente.

<Qui accanto a me, i miei più stretti collaboratori: Alfonso, Candido, Desiderio e Socrate.>

Alfonso,

un uomo di 45 anni, carnagione scura e statura medio alta con un fisico da atleta.

Buona predisposizione all’azione con attitudini al comando. Insegnante di educazione fisica.

Sposato e padre di due figli;

Candido,

anni 38, carnagione chiara, statura alta e fisico da atleta.

Allenatore di pallavolo.

Sposato e padre di tre figli;

Desiderio,

anni 41, carnagione scura, statura medio bassa e occhi azzurri.

Operaio in una vetreria.

Uno scapolo da sposare;

Socrate,

anni 62, carnagione chiara e statura media.

Similitudini con il grande filosofo greco.

Uomo virtuoso e morigerato.

Cittadino modello portato al dialogo con concetti filosofici morali.

Psicologo presso il centro ospedaliero.

Sposato e padre di un figlio.

<Il piacere è tutto mio.> simpaticamente rispose Alex.

<Sono molto contento di conoscerti di persona, amico terrestre…!!> disse Alfonso mentre gli stava porgendo un orologio, dello stesso modello notato sul polso di Isabel, e un cellulare classico stile selenese.

Made in Selene dove tutti gli abitanti, nessuno escluso, ne facevano largo uso.

<Io non so come ringraziarvi….. siete molto attenti nell’essere cortesi che mi sembra tutto così incredibile…..>

<Figurati! Grazie a te per essere qui con noi, mio caro Alex!!> rispose Aleandro.

<Ti va se ti racconto un po’ della nostra storia?>

<Certo che sì! Però ti devo avvisare che un po’ vi conosco….. Sai com’è, il viaggio con Isabel è stato estremamente interessante! In particolare Kallox e alcune delle vostre straordinarie avventure…..>

<Okay….. allora m’impegnerò per essere breve e coinciso, solamente così avrete l’opportunità di raggiungere casa vostra per un riposo più che meritato.>

<Ah! ma non avevi già terminato??

Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!! Okay, mio caro Alex, simpaticone che non sei altro..!

Bene bene”…. allora, come tu già sai, c’era una volta….. un…??…?? Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Pure tu però..! Uahahah…!!>

Ahahahah…!! Uahahah…!!

Senso dell’umorismo e gioia di vivere contagiosi!

<In un tempo non troppo lontano a cinquanta milioni di chilometri da Marte e a duecentocinquanta milioni di chilometri dalla Luna e dalla Terra c’era un pianeta che si chiamava Kallox…!! Ho detto c’era perché ora non esiste più…!! Tragicamente per noi si è disintegrato dopo l’esplosione del suo nocciolo. Caso abbastanza raro perché solitamente la distruzione di un pianeta è conseguente alla collisione con dei grossi meteoriti. Comunque la nostra salvezza, per come si è svolta, la si potrebbe anche definire una salvezza programmata,

figlia di eventi in corso di peggioramento.>

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 28°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    28

<In un tempo non troppo lontano a cinquanta milioni di chilometri da Marte e a duecentocinquanta milioni di chilometri dalla Luna e dalla Terra c’era un pianeta che si chiamava Kallox…!! Ho detto c’era perché ora non esiste più…!! Tragicamente per noi si è disintegrato dopo l’esplosione del suo nocciolo. Caso abbastanza raro perché solitamente la distruzione di un pianeta è conseguente alla collisione con dei grossi meteoriti. Comunque la nostra salvezza, per come si è svolta, la si potrebbe anche definire una salvezza programmata,

figlia di eventi in corso di peggioramento.>

(28° ep.)

Kallox era un pianeta grande due volte e mezza la Luna, come voler dire circa un quinto della Terra, adatto a sostenere la vita esattamente come sulla Terra stessa!

<Tutto ebbe inizio nel gennaio del 1978 quando improvvisamente il pianeta mostrò il suo volto ferito per la presenza delle prime alterazioni strutturali causate dalla fragilità del suo nocciolo che si stava rapidamente deteriorando.

Dovevamo studiare un’azione strategica che fosse di conforto per l’intera comunità. Indispensabile programmare fin nei minimi particolari un piano di evacuazione. L’evento fu monitorato in tutte le sue drammatiche fasi evolutive. Preparati al peggio siamo rimasti su Kallox fino al limite della nostra garanzia di sicurezza.

Le numerose astronavi parcheggiate lungo i bordi delle grandi piste di atterraggio vivevano quei giorni in uno stato di totale allerta pronte per non farsi cogliere impreparate!!

Nel frattempo realizzammo un’impresa che solamente nell’immaginario di un folle pensiero poteva esistere: trasferire sulla Terra, in assoluta segretezza, trenta irasoriani.

Così, nella triste eventualità di una nostra tragica estinzione, almeno trenta di noi si sarebbero salvati!

Il tempo tiranno volò via come un battito d’ali! Due lunghi ed intensi anni sembrarono pochi e vuoti giorni.

Ecco che quel pericolo si trasformò in una crudele e drammatica realtà!

Fu allora che ci vedemmo costretti a mettere in atto l’incredibile piano, virtualmente super collaudato, che avevamo meticolosamente progettato per abbandonare il pianeta…!!>

Giovedì dieci gennaio 1980 ore 5,15:

una flotta di duecentocinquanta astronavi con a bordo

l’intera popolazione di Kallox abbandonò il pianeta!

<La tristezza che sin da subito si impossessò di tutti noi ben presto si trasformò in tragedia…..Dopo due ore e qualche minuto dalla nostra partenza, ad una distanza da Kallox di circa ottocentomila chilometri,

un’esplosione accecante, sconvolgente e interminabile, ci pose di fronte ad una terrificante nuova realtà: il nostro pianeta non esisteva più…!!>

Alex e Isabel, con la bocca spalancata, seguivano incantati il racconto di Aleandro. Si anche Isabel rimase attonita! La storia la conosceva bene, eccome…!! E ogni qualvolta se ne parlava veniva sopraffatta dall’emozione del momento.

Ma c’era un programma da rispettare nel pieno delle sue regole…!! Raggiungere l’obiettivo prefissato: il pianeta Terra e il suo satellite Luna, ovviamente rispettando l’arco temporale di cui potevano disporre! Ma solamente ed esclusivamente la Luna era in grado di offrire la propria ospitalità garantendo loro un anonimato che doveva essere eterno!!

Una rotta già tracciata sulla carta,

sperimentata e collaudata!

La velocità delle astronavi era costante e a tratti la si poteva mantenere anche con i motori spenti sfruttando la forza delle gravità satellitari.

Per aumentarla e soddisfare ogni necessità di spostamento era sufficiente riaccendere i motori.

L’universo infinito e sconosciuto.

Ma ciononostante aleggiasse un’aria indefinibile continuarono a nutrire una grande fiducia riposta nella speranza di vivere una nuova vita in un mondo che quel viaggio doveva, per forza di cose, raggiungere.

Dopo venti giorni di navigazione incominciarono ad avvertire l’immensità terrificante dello spazio…!!

Al ventiseiesimo giorno si avvicinarono ai primi pianeti.

Telescopicamente parlando non autorizzavano a facili illusioni,

ma pur sempre di pianeti si trattava!

Pianeti particolarmente inospitali, caratterizzati da un’evoluzione interna ancora in atto.

Al ventisettesimo giorno, mercoledì sei febbraio 1980, si avvicinarono alla Terra e al suo satellite Luna…!

Tuttavia, vincolati al loro stato di eterna invisibilità, la Terra andava esclusa a priori…!!

Così la Luna diventava l’unica speranza di sopravvivenza!

Alle ore 10,00 entrarono nell’orbita lunare.

Un pianeta le cui caratteristiche ambientali non permettevano alcun tipo di vita:

attrazione gravitazionale debolissima

atmosfera inesistente

ossigeno non presente

temperatura della superficie: dai più 130 con la luce ai meno 170 con il buio

presenza letale dei raggi cosmici e dei venti solari.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 27°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    27

<Quante cose potrò imparare standovi accanto! Mi auguro di non abbandonarvi troppo presto…??>

(27° ep.)

<Guarda che la tua speranza è anche la nostra. Ci siamo impegnati per questo e mica di poco! Ahahahah…!! Ahahahah…!! “Bene bene”….. Allora….. io sono Aleandro, ho la bellezza di sessant’anni e purtroppo, o fortuna mia, vivo da solo! Ahahahah…!!>

Quel nome, d’origine greca, non gli apparteneva dalla nascita ma dal preciso istante in cui la sua volontà lo portò ad una scelta che fu conseguente all’amore sbocciato tra Selene e l’Italia. Esattamente nel momento in cui scoprì il suo vero significato:

uomo che appartiene al suo popolo”.

A quel punto non esitò un solo istante nel far suo un sentimento che lo avrebbe legato alla gente.

<Qui accanto a me, i miei più stretti collaboratori: Alfonso, Candido, Desiderio e Socrate.>

Alfonso,

un uomo di 45 anni, carnagione scura e statura medio alta con un fisico da atleta.

Buona predisposizione all’azione con attitudini al comando. Insegnante di educazione fisica.

Sposato e padre di due figli;

Candido,

anni 38, carnagione chiara, statura alta e fisico da atleta.

Allenatore di pallavolo.

Sposato e padre di tre figli;

Desiderio,

anni 41, carnagione scura, statura medio bassa e occhi azzurri.

Operaio in una vetreria.

Uno scapolo da sposare;

Socrate,

anni 62, carnagione chiara e statura media.

Similitudini con il grande filosofo greco.

Uomo virtuoso e morigerato.

Cittadino modello portato al dialogo con concetti filosofici morali.

Psicologo presso il centro ospedaliero.

Sposato e padre di un figlio.

<Il piacere è tutto mio.> simpaticamente rispose Alex.

<Sono molto contento di conoscerti di persona, amico terrestre…!!> disse Alfonso mentre gli stava porgendo un orologio, dello stesso modello notato sul polso di Isabel, e un cellulare classico stile selenese.

Made in Selene dove tutti gli abitanti, nessuno escluso, ne facevano largo uso.

<Io non so come ringraziarvi….. siete molto attenti nell’essere cortesi che mi sembra tutto così incredibile…..>

<Figurati! Grazie a te per essere qui con noi, mio caro Alex!!> rispose Aleandro.

<Ti va se ti racconto un po’ della nostra storia?>

<Certo che sì! Però ti devo avvisare che un po’ vi conosco….. Sai com’è, il viaggio con Isabel è stato estremamente interessante! In particolare Kallox e alcune delle vostre straordinarie avventure…..>

<Okay….. allora m’impegnerò per essere breve e coinciso, solamente così avrete l’opportunità di raggiungere casa vostra per un riposo più che meritato.>

<Ah! ma non avevi già terminato??

Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!! Okay, mio caro Alex, simpaticone che non sei altro..!

Bene bene”…. allora, come tu già sai, c’era una volta….. un…??…?? Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Pure tu però..! Uahahah…!!>

Ahahahah…!! Uahahah…!!

Senso dell’umorismo e gioia di vivere contagiosi!

<In un tempo non troppo lontano a cinquanta milioni di chilometri da Marte e a duecentocinquanta milioni di chilometri dalla Luna e dalla Terra c’era un pianeta che si chiamava Kallox…!! Ho detto c’era perché ora non esiste più…!! Tragicamente per noi si è disintegrato dopo l’esplosione del suo nocciolo. Caso abbastanza raro perché solitamente la distruzione di un pianeta è conseguente alla collisione con dei grossi meteoriti. Comunque la nostra salvezza, per come si è svolta, la si potrebbe anche definire una salvezza programmata,

figlia di eventi in corso di peggioramento.>

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 28°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    28

<In un tempo non troppo lontano a cinquanta milioni di chilometri da Marte e a duecentocinquanta milioni di chilometri dalla Luna e dalla Terra c’era un pianeta che si chiamava Kallox…!! Ho detto c’era perché ora non esiste più…!! Tragicamente per noi si è disintegrato dopo l’esplosione del suo nocciolo. Caso abbastanza raro perché solitamente la distruzione di un pianeta è conseguente alla collisione con dei grossi meteoriti. Comunque la nostra salvezza, per come si è svolta, la si potrebbe anche definire una salvezza programmata,

figlia di eventi in corso di peggioramento.>

(28° ep.)

Kallox era un pianeta grande due volte e mezza la Luna, come voler dire circa un quinto della Terra, adatto a sostenere la vita esattamente come sulla Terra stessa!

<Tutto ebbe inizio nel gennaio del 1978 quando improvvisamente il pianeta mostrò il suo volto ferito per la presenza delle prime alterazioni strutturali causate dalla fragilità del suo nocciolo che si stava rapidamente deteriorando.

Dovevamo studiare un’azione strategica che fosse di conforto per l’intera comunità. Indispensabile programmare fin nei minimi particolari un piano di evacuazione. L’evento fu monitorato in tutte le sue drammatiche fasi evolutive. Preparati al peggio siamo rimasti su Kallox fino al limite della nostra garanzia di sicurezza.

Le numerose astronavi parcheggiate lungo i bordi delle grandi piste di atterraggio vivevano quei giorni in uno stato di totale allerta pronte per non farsi cogliere impreparate!!

Nel frattempo realizzammo un’impresa che solamente nell’immaginario di un folle pensiero poteva esistere: trasferire sulla Terra, in assoluta segretezza, trenta irasoriani.

Così, nella triste eventualità di una nostra tragica estinzione, almeno trenta di noi si sarebbero salvati!

Il tempo tiranno volò via come un battito d’ali! Due lunghi ed intensi anni sembrarono pochi e vuoti giorni.

Ecco che quel pericolo si trasformò in una crudele e drammatica realtà!

Fu allora che ci vedemmo costretti a mettere in atto l’incredibile piano, virtualmente super collaudato, che avevamo meticolosamente progettato per abbandonare il pianeta…!!>

Giovedì dieci gennaio 1980 ore 5,15:

una flotta di duecentocinquanta astronavi con a bordo

l’intera popolazione di Kallox abbandonò il pianeta!

<La tristezza che sin da subito si impossessò di tutti noi ben presto si trasformò in tragedia…..Dopo due ore e qualche minuto dalla nostra partenza, ad una distanza da Kallox di circa ottocentomila chilometri,

un’esplosione accecante, sconvolgente e interminabile, ci pose di fronte ad una terrificante nuova realtà: il nostro pianeta non esisteva più…!!>

Alex e Isabel, con la bocca spalancata, seguivano incantati il racconto di Aleandro. Si anche Isabel rimase attonita! La storia la conosceva bene, eccome…!! E ogni qualvolta se ne parlava veniva sopraffatta dall’emozione del momento.

Ma c’era un programma da rispettare nel pieno delle sue regole…!! Raggiungere l’obiettivo prefissato: il pianeta Terra e il suo satellite Luna, ovviamente rispettando l’arco temporale di cui potevano disporre! Ma solamente ed esclusivamente la Luna era in grado di offrire la propria ospitalità garantendo loro un anonimato che doveva essere eterno!!

Una rotta già tracciata sulla carta,

sperimentata e collaudata!

La velocità delle astronavi era costante e a tratti la si poteva mantenere anche con i motori spenti sfruttando la forza delle gravità satellitari.

Per aumentarla e soddisfare ogni necessità di spostamento era sufficiente riaccendere i motori.

L’universo infinito e sconosciuto.

Ma ciononostante aleggiasse un’aria indefinibile continuarono a nutrire una grande fiducia riposta nella speranza di vivere una nuova vita in un mondo che quel viaggio doveva, per forza di cose, raggiungere.

Dopo venti giorni di navigazione incominciarono ad avvertire l’immensità terrificante dello spazio…!!

Al ventiseiesimo giorno si avvicinarono ai primi pianeti.

Telescopicamente parlando non autorizzavano a facili illusioni,

ma pur sempre di pianeti si trattava!

Pianeti particolarmente inospitali, caratterizzati da un’evoluzione interna ancora in atto.

Al ventisettesimo giorno, mercoledì sei febbraio 1980, si avvicinarono alla Terra e al suo satellite Luna…!

Tuttavia, vincolati al loro stato di eterna invisibilità, la Terra andava esclusa a priori…!!

Così la Luna diventava l’unica speranza di sopravvivenza!

Alle ore 10,00 entrarono nell’orbita lunare.

Un pianeta le cui caratteristiche ambientali non permettevano alcun tipo di vita:

attrazione gravitazionale debolissima

atmosfera inesistente

ossigeno non presente

temperatura della superficie: dai più 130 con la luce ai meno 170 con il buio

presenza letale dei raggi cosmici e dei venti solari.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 27°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    27

<Quante cose potrò imparare standovi accanto! Mi auguro di non abbandonarvi troppo presto…??>

(27° ep.)

<Guarda che la tua speranza è anche la nostra. Ci siamo impegnati per questo e mica di poco! Ahahahah…!! Ahahahah…!! “Bene bene”….. Allora….. io sono Aleandro, ho la bellezza di sessant’anni e purtroppo, o fortuna mia, vivo da solo! Ahahahah…!!>

Quel nome, d’origine greca, non gli apparteneva dalla nascita ma dal preciso istante in cui la sua volontà lo portò ad una scelta che fu conseguente all’amore sbocciato tra Selene e l’Italia. Esattamente nel momento in cui scoprì il suo vero significato:

uomo che appartiene al suo popolo”.

A quel punto non esitò un solo istante nel far suo un sentimento che lo avrebbe legato alla gente.

<Qui accanto a me, i miei più stretti collaboratori: Alfonso, Candido, Desiderio e Socrate.>

Alfonso,

un uomo di 45 anni, carnagione scura e statura medio alta con un fisico da atleta.

Buona predisposizione all’azione con attitudini al comando. Insegnante di educazione fisica.

Sposato e padre di due figli;

Candido,

anni 38, carnagione chiara, statura alta e fisico da atleta.

Allenatore di pallavolo.

Sposato e padre di tre figli;

Desiderio,

anni 41, carnagione scura, statura medio bassa e occhi azzurri.

Operaio in una vetreria.

Uno scapolo da sposare;

Socrate,

anni 62, carnagione chiara e statura media.

Similitudini con il grande filosofo greco.

Uomo virtuoso e morigerato.

Cittadino modello portato al dialogo con concetti filosofici morali.

Psicologo presso il centro ospedaliero.

Sposato e padre di un figlio.

<Il piacere è tutto mio.> simpaticamente rispose Alex.

<Sono molto contento di conoscerti di persona, amico terrestre…!!> disse Alfonso mentre gli stava porgendo un orologio, dello stesso modello notato sul polso di Isabel, e un cellulare classico stile selenese.

Made in Selene dove tutti gli abitanti, nessuno escluso, ne facevano largo uso.

<Io non so come ringraziarvi….. siete molto attenti nell’essere cortesi che mi sembra tutto così incredibile…..>

<Figurati! Grazie a te per essere qui con noi, mio caro Alex!!> rispose Aleandro.

<Ti va se ti racconto un po’ della nostra storia?>

<Certo che sì! Però ti devo avvisare che un po’ vi conosco….. Sai com’è, il viaggio con Isabel è stato estremamente interessante! In particolare Kallox e alcune delle vostre straordinarie avventure…..>

<Okay….. allora m’impegnerò per essere breve e coinciso, solamente così avrete l’opportunità di raggiungere casa vostra per un riposo più che meritato.>

<Ah! ma non avevi già terminato??

Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!! Okay, mio caro Alex, simpaticone che non sei altro..!

Bene bene”…. allora, come tu già sai, c’era una volta….. un…??…?? Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Pure tu però..! Uahahah…!!>

Ahahahah…!! Uahahah…!!

Senso dell’umorismo e gioia di vivere contagiosi!

<In un tempo non troppo lontano a cinquanta milioni di chilometri da Marte e a duecentocinquanta milioni di chilometri dalla Luna e dalla Terra c’era un pianeta che si chiamava Kallox…!! Ho detto c’era perché ora non esiste più…!! Tragicamente per noi si è disintegrato dopo l’esplosione del suo nocciolo. Caso abbastanza raro perché solitamente la distruzione di un pianeta è conseguente alla collisione con dei grossi meteoriti. Comunque la nostra salvezza, per come si è svolta, la si potrebbe anche definire una salvezza programmata,

figlia di eventi in corso di peggioramento.>

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 27°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    27

<Quante cose potrò imparare standovi accanto! Mi auguro di non abbandonarvi troppo presto…??>

(27° ep.)

<Guarda che la tua speranza è anche la nostra. Ci siamo impegnati per questo e mica di poco! Ahahahah…!! Ahahahah…!! “Bene bene”….. Allora….. io sono Aleandro, ho la bellezza di sessant’anni e purtroppo, o fortuna mia, vivo da solo! Ahahahah…!!>

Quel nome, d’origine greca, non gli apparteneva dalla nascita ma dal preciso istante in cui la sua volontà lo portò ad una scelta che fu conseguente all’amore sbocciato tra Selene e l’Italia. Esattamente nel momento in cui scoprì il suo vero significato:

uomo che appartiene al suo popolo”.

A quel punto non esitò un solo istante nel far suo un sentimento che lo avrebbe legato alla gente.

<Qui accanto a me, i miei più stretti collaboratori: Alfonso, Candido, Desiderio e Socrate.>

Alfonso,

un uomo di 45 anni, carnagione scura e statura medio alta con un fisico da atleta.

Buona predisposizione all’azione con attitudini al comando. Insegnante di educazione fisica.

Sposato e padre di due figli;

Candido,

anni 38, carnagione chiara, statura alta e fisico da atleta.

Allenatore di pallavolo.

Sposato e padre di tre figli;

Desiderio,

anni 41, carnagione scura, statura medio bassa e occhi azzurri.

Operaio in una vetreria.

Uno scapolo da sposare;

Socrate,

anni 62, carnagione chiara e statura media.

Similitudini con il grande filosofo greco.

Uomo virtuoso e morigerato.

Cittadino modello portato al dialogo con concetti filosofici morali.

Psicologo presso il centro ospedaliero.

Sposato e padre di un figlio.

<Il piacere è tutto mio.> simpaticamente rispose Alex.

<Sono molto contento di conoscerti di persona, amico terrestre…!!> disse Alfonso mentre gli stava porgendo un orologio, dello stesso modello notato sul polso di Isabel, e un cellulare classico stile selenese.

Made in Selene dove tutti gli abitanti, nessuno escluso, ne facevano largo uso.

<Io non so come ringraziarvi….. siete molto attenti nell’essere cortesi che mi sembra tutto così incredibile…..>

<Figurati! Grazie a te per essere qui con noi, mio caro Alex!!> rispose Aleandro.

<Ti va se ti racconto un po’ della nostra storia?>

<Certo che sì! Però ti devo avvisare che un po’ vi conosco….. Sai com’è, il viaggio con Isabel è stato estremamente interessante! In particolare Kallox e alcune delle vostre straordinarie avventure…..>

<Okay….. allora m’impegnerò per essere breve e coinciso, solamente così avrete l’opportunità di raggiungere casa vostra per un riposo più che meritato.>

<Ah! ma non avevi già terminato??

Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!! Okay, mio caro Alex, simpaticone che non sei altro..!

Bene bene”…. allora, come tu già sai, c’era una volta….. un…??…?? Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Pure tu però..! Uahahah…!!>

Ahahahah…!! Uahahah…!!

Senso dell’umorismo e gioia di vivere contagiosi!

<In un tempo non troppo lontano a cinquanta milioni di chilometri da Marte e a duecentocinquanta milioni di chilometri dalla Luna e dalla Terra c’era un pianeta che si chiamava Kallox…!! Ho detto c’era perché ora non esiste più…!! Tragicamente per noi si è disintegrato dopo l’esplosione del suo nocciolo. Caso abbastanza raro perché solitamente la distruzione di un pianeta è conseguente alla collisione con dei grossi meteoriti. Comunque la nostra salvezza, per come si è svolta, la si potrebbe anche definire una salvezza programmata,

figlia di eventi in corso di peggioramento.>

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 26°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    26

<Ahahahah…!! Ahahahah…!! Ecco Alex, l’uomo spumeggiante esattamente come ti hanno descritto! Già si nota il personaggio di un certo rilievo, ma forse anche di più…??

Perché essere riuscito a lasciare un segno indelebile nel cuore della cara Isabel non è certamente da persone scarse!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Uahahah…!!>

(26° ep.)

<E non ti sei affatto meravigliato quando poco fa, ancora da perfetti sconosciuti, ti ho chiamato con il tuo soprannome…??…??>

<Fantastico!! Caro Aleandro, hai sentito cos’ha detto Isabel? Cosa ci vuoi fare…. è semplicemente innamorata di me…!!

Magaaaariiiiiiii…..fosse vero…??

Ma comunque ci stiamo già divertendo perché riusciamo a scherzare senza infastidirci…??

Venendo a noi….. No, non mi sorprende di essere conosciuto…!! Era ovvio e pure scontato che fosse così perché è la stessa magia che ho già vissuto ieri durante l’incontro con Isabel…!!

Eh! Eh! Sono un terrestre intelligente….. anche se alle volte non sembra…?? Uahahah…!!>

Ahahahah…!! Uahahah…!!

<Comunque condivido al “milleuno per cento” quanto affermato da Isabel…!! Mi conviene giusto così….!!

Uahahah…!! Uahahah…!!

Io mi trovo ad essere il protagonista di un’avventura meravigliosa che oramai procede ad una velocità supersonica…!!

Vi prego: non interrompetela…….!!>

<Assolutamente vero, devi insistere sul tema per confermarti come il protagonista terrestre!

Prosegui sempre così con questi granelli di vita vera!

Bohboh…!!> rispose il lunare.

<Sentite ragazzi, considerato che sono già passate le ventidue anzi sono “buone buone” le ventitré, io proporrei di scambiarci due parole giusto per soddisfare, almeno in parte, quello che vedo trasparire dallo sguardo del nostro caro Alex:

grande entusiasmo e smaccato interesse…..

Ahahahah…!! Ahahahah…!!

Dopodiché ce ne andremo tutti a nanna!!>

Alex fu l’unico del gruppo a rientrare nel CTS1 con un certo entusiasmo…..

E non poteva essere diversamente….

Infatti, a parte Isabel e l’equipaggio dell’astronave, si trattava pur sempre del suo primo contatto diretto con dei selenesi!

Entrarono in una grande e piacevole sala al secondo piano di una struttura all’avanguardia nelle nuove tecnologie.

Senza premura, interessati e incuriositi, si sistemarono occupando il piccolo divano e alcune simpatiche poltroncine sparse qua e là.

<Caro Alex come puoi osservare anche noi abbiamo le sedie, le poltroncine, il divanetto, eccetera eccetera….!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Simpaticissimo….. Uahahah…!! Uahahah…!! “Vedo vedo” non vi manca proprio nulla, eh eh eh…!! Per un terrestre potervi seguire e non trovare delle vere autentiche diversità sotto il profilo stile di vita penso lo si possa paragonare ad una clamorosa coincidenza universale.

Essere riusciti a creare un piccolo mondo nel sottosuolo lunare con dei risultati sorprendenti vuol dire solamente una cosa:

miracolo dell’ingegno tecnologico fantascientifico!

Ritornando a noi, ma per i materiali come fate?>

<Per i nostri mobili utilizziamo principalmente un composto plastico che viene lavorato e trattato esclusivamente per ottenere strutture, diversificate nelle loro consistenze, che siano in grado di garantire ai costruttori ampi spazi alla fantasia richiesta dalle chiare e semplici esigenze di arredamento.>

<Certamente ricavare la plastica non è per niente un’operazione semplice. Da noi servono il carbonio e l’idrogeno che ricaviamo dal petrolio e dal metano…?>

<Nessun problema al riguardo, sia il carbonio che l’idrogeno li troviamo nella roccia lunare che estraiamo dalle miniere. Ah, e ti dirò di più, sono presenti anche in superficie nella regolite!>

<Incredibile l’ingegno umano dove ti può portare…!!>

<Comunque per i mobili e gli oggetti che arredano la nostra vita impieghiamo anche l’alluminio, il vetro, il ferro, la roccia e altri materiali adattabili agli usi più svariati. Per quanto riguarda la luce abbiamo ipriak, l’equivalente del vostro led. Il procedimento è esattamente lo stesso ma il materiale no. E’ diverso e ne fa la differenza. Il componente elettronico che al passaggio di una minima corrente si illumina è costituitda un micro frammento di asteroide, denominato “priak”. Questi asteroidi si trovano all’interno di alcuni crateri formatisi circa un miliardo di anni fa. Tutta l’illuminazione presente qui a Selene, in ogni forma e genere, è composta da un numero più o meno imprecisato di priakConsumano pochissima energia e sono resistenti nel tempo.>

<Quante cose potrò imparare standovi accanto! Mi auguro di non abbandonarvi troppo presto…??>

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 27°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    27

<Quante cose potrò imparare standovi accanto! Mi auguro di non abbandonarvi troppo presto…??>

(27° ep.)

<Guarda che la tua speranza è anche la nostra. Ci siamo impegnati per questo e mica di poco! Ahahahah…!! Ahahahah…!! “Bene bene”….. Allora….. io sono Aleandro, ho la bellezza di sessant’anni e purtroppo, o fortuna mia, vivo da solo! Ahahahah…!!>

Quel nome, d’origine greca, non gli apparteneva dalla nascita ma dal preciso istante in cui la sua volontà lo portò ad una scelta che fu conseguente all’amore sbocciato tra Selene e l’Italia. Esattamente nel momento in cui scoprì il suo vero significato:

uomo che appartiene al suo popolo”.

A quel punto non esitò un solo istante nel far suo un sentimento che lo avrebbe legato alla gente.

<Qui accanto a me, i miei più stretti collaboratori: Alfonso, Candido, Desiderio e Socrate.>

Alfonso,

un uomo di 45 anni, carnagione scura e statura medio alta con un fisico da atleta.

Buona predisposizione all’azione con attitudini al comando. Insegnante di educazione fisica.

Sposato e padre di due figli;

Candido,

anni 38, carnagione chiara, statura alta e fisico da atleta.

Allenatore di pallavolo.

Sposato e padre di tre figli;

Desiderio,

anni 41, carnagione scura, statura medio bassa e occhi azzurri.

Operaio in una vetreria.

Uno scapolo da sposare;

Socrate,

anni 62, carnagione chiara e statura media.

Similitudini con il grande filosofo greco.

Uomo virtuoso e morigerato.

Cittadino modello portato al dialogo con concetti filosofici morali.

Psicologo presso il centro ospedaliero.

Sposato e padre di un figlio.

<Il piacere è tutto mio.> simpaticamente rispose Alex.

<Sono molto contento di conoscerti di persona, amico terrestre…!!> disse Alfonso mentre gli stava porgendo un orologio, dello stesso modello notato sul polso di Isabel, e un cellulare classico stile selenese.

Made in Selene dove tutti gli abitanti, nessuno escluso, ne facevano largo uso.

<Io non so come ringraziarvi….. siete molto attenti nell’essere cortesi che mi sembra tutto così incredibile…..>

<Figurati! Grazie a te per essere qui con noi, mio caro Alex!!> rispose Aleandro.

<Ti va se ti racconto un po’ della nostra storia?>

<Certo che sì! Però ti devo avvisare che un po’ vi conosco….. Sai com’è, il viaggio con Isabel è stato estremamente interessante! In particolare Kallox e alcune delle vostre straordinarie avventure…..>

<Okay….. allora m’impegnerò per essere breve e coinciso, solamente così avrete l’opportunità di raggiungere casa vostra per un riposo più che meritato.>

<Ah! ma non avevi già terminato??

Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!! Okay, mio caro Alex, simpaticone che non sei altro..!

Bene bene”…. allora, come tu già sai, c’era una volta….. un…??…?? Ahahahah…!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Pure tu però..! Uahahah…!!>

Ahahahah…!! Uahahah…!!

Senso dell’umorismo e gioia di vivere contagiosi!

<In un tempo non troppo lontano a cinquanta milioni di chilometri da Marte e a duecentocinquanta milioni di chilometri dalla Luna e dalla Terra c’era un pianeta che si chiamava Kallox…!! Ho detto c’era perché ora non esiste più…!! Tragicamente per noi si è disintegrato dopo l’esplosione del suo nocciolo. Caso abbastanza raro perché solitamente la distruzione di un pianeta è conseguente alla collisione con dei grossi meteoriti. Comunque la nostra salvezza, per come si è svolta, la si potrebbe anche definire una salvezza programmata,

figlia di eventi in corso di peggioramento.>

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 26°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    26

<Ahahahah…!! Ahahahah…!! Ecco Alex, l’uomo spumeggiante esattamente come ti hanno descritto! Già si nota il personaggio di un certo rilievo, ma forse anche di più…??

Perché essere riuscito a lasciare un segno indelebile nel cuore della cara Isabel non è certamente da persone scarse!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Uahahah…!!>

(26° ep.)

<E non ti sei affatto meravigliato quando poco fa, ancora da perfetti sconosciuti, ti ho chiamato con il tuo soprannome…??…??>

<Fantastico!! Caro Aleandro, hai sentito cos’ha detto Isabel? Cosa ci vuoi fare…. è semplicemente innamorata di me…!!

Magaaaariiiiiiii…..fosse vero…??

Ma comunque ci stiamo già divertendo perché riusciamo a scherzare senza infastidirci…??

Venendo a noi….. No, non mi sorprende di essere conosciuto…!! Era ovvio e pure scontato che fosse così perché è la stessa magia che ho già vissuto ieri durante l’incontro con Isabel…!!

Eh! Eh! Sono un terrestre intelligente….. anche se alle volte non sembra…?? Uahahah…!!>

Ahahahah…!! Uahahah…!!

<Comunque condivido al “milleuno per cento” quanto affermato da Isabel…!! Mi conviene giusto così….!!

Uahahah…!! Uahahah…!!

Io mi trovo ad essere il protagonista di un’avventura meravigliosa che oramai procede ad una velocità supersonica…!!

Vi prego: non interrompetela…….!!>

<Assolutamente vero, devi insistere sul tema per confermarti come il protagonista terrestre!

Prosegui sempre così con questi granelli di vita vera!

Bohboh…!!> rispose il lunare.

<Sentite ragazzi, considerato che sono già passate le ventidue anzi sono “buone buone” le ventitré, io proporrei di scambiarci due parole giusto per soddisfare, almeno in parte, quello che vedo trasparire dallo sguardo del nostro caro Alex:

grande entusiasmo e smaccato interesse…..

Ahahahah…!! Ahahahah…!!

Dopodiché ce ne andremo tutti a nanna!!>

Alex fu l’unico del gruppo a rientrare nel CTS1 con un certo entusiasmo…..

E non poteva essere diversamente….

Infatti, a parte Isabel e l’equipaggio dell’astronave, si trattava pur sempre del suo primo contatto diretto con dei selenesi!

Entrarono in una grande e piacevole sala al secondo piano di una struttura all’avanguardia nelle nuove tecnologie.

Senza premura, interessati e incuriositi, si sistemarono occupando il piccolo divano e alcune simpatiche poltroncine sparse qua e là.

<Caro Alex come puoi osservare anche noi abbiamo le sedie, le poltroncine, il divanetto, eccetera eccetera….!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Simpaticissimo….. Uahahah…!! Uahahah…!! “Vedo vedo” non vi manca proprio nulla, eh eh eh…!! Per un terrestre potervi seguire e non trovare delle vere autentiche diversità sotto il profilo stile di vita penso lo si possa paragonare ad una clamorosa coincidenza universale.

Essere riusciti a creare un piccolo mondo nel sottosuolo lunare con dei risultati sorprendenti vuol dire solamente una cosa:

miracolo dell’ingegno tecnologico fantascientifico!

Ritornando a noi, ma per i materiali come fate?>

<Per i nostri mobili utilizziamo principalmente un composto plastico che viene lavorato e trattato esclusivamente per ottenere strutture, diversificate nelle loro consistenze, che siano in grado di garantire ai costruttori ampi spazi alla fantasia richiesta dalle chiare e semplici esigenze di arredamento.>

<Certamente ricavare la plastica non è per niente un’operazione semplice. Da noi servono il carbonio e l’idrogeno che ricaviamo dal petrolio e dal metano…?>

<Nessun problema al riguardo, sia il carbonio che l’idrogeno li troviamo nella roccia lunare che estraiamo dalle miniere. Ah, e ti dirò di più, sono presenti anche in superficie nella regolite!>

<Incredibile l’ingegno umano dove ti può portare…!!>

<Comunque per i mobili e gli oggetti che arredano la nostra vita impieghiamo anche l’alluminio, il vetro, il ferro, la roccia e altri materiali adattabili agli usi più svariati. Per quanto riguarda la luce abbiamo ipriak, l’equivalente del vostro led. Il procedimento è esattamente lo stesso ma il materiale no. E’ diverso e ne fa la differenza. Il componente elettronico che al passaggio di una minima corrente si illumina è costituitda un micro frammento di asteroide, denominato “priak”. Questi asteroidi si trovano all’interno di alcuni crateri formatisi circa un miliardo di anni fa. Tutta l’illuminazione presente qui a Selene, in ogni forma e genere, è composta da un numero più o meno imprecisato di priakConsumano pochissima energia e sono resistenti nel tempo.>

<Quante cose potrò imparare standovi accanto! Mi auguro di non abbandonarvi troppo presto…??>

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 26°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    26

<Ahahahah…!! Ahahahah…!! Ecco Alex, l’uomo spumeggiante esattamente come ti hanno descritto! Già si nota il personaggio di un certo rilievo, ma forse anche di più…??

Perché essere riuscito a lasciare un segno indelebile nel cuore della cara Isabel non è certamente da persone scarse!! Ahahahah…!!>

<Uahahah…!! Uahahah…!!>

(26° ep.)

<E non ti sei affatto meravigliato quando poco fa, ancora da perfetti sconosciuti, ti ho chiamato con il tuo soprannome…??…??>

<Fantastico!! Caro Aleandro, hai sentito cos’ha detto Isabel? Cosa ci vuoi fare…. è semplicemente innamorata di me…!!

Magaaaariiiiiiii…..fosse vero…??

Ma comunque ci stiamo già divertendo perch