Il campanile di Oroset I (episodio 142°)


felice

Felice Tolfo 

seguito:

 

In un programma settimanale di due/tre turnazioni con il coinvolgimento complessivo di dodici squadre.

L’attenzione particolare e costante alle sedici porte stagne delle otto porte di accesso ne permetteva, nel tempo, una perfetta funzionalità ed efficacia!

Non erano contemplati buchi o cali di tensione nemmeno nei confronti del più insignificante dei particolari…!!

 

In un programma settimanale di due/tre turnazioni con il coinvolgimento complessivo di dodici squadre.

L’attenzione particolare e costante alle sedici porte stagne delle otto porte di accesso ne permetteva, nel tempo, una perfetta funzionalità ed efficacia!

Non erano contemplati buchi o cali di tensione nemmeno nei confronti del più insignificante dei particolari…!!

 

Storie dissimili per gli altri due anelli e la stessa città dove risultavano ancora più severi e rigorosi tutti i necessari controlli di verifica dell’intero habitat

che si poteva tranquillamente definire

un’opera colossale

dall’alto contenuto tecnologico

dalla quale dipendeva la vita dei sessantamila selenesi.

Erano gli stessi addetti ai lavori,

che nulla avevano a che fare con i controller assegnati al terzo anello,

a dover provvedere alle varie fasi gestionali.

 

 “dodicesimo”

  

In venti minuti riuscirono a coprire un percorso che dall’atrio della porta rossa non superava i cinquecento metri.

Altri pochi passi prima di vedere Alfonso costretto a fermarsi

 per un’insolita presenza lungo il muro di sinistra:

una spaccatura sulla parete rocciosa!

 

<C’è qualcosa che non va..?> chiese un Alex più incuriosito che preoccupato!

 

<Già è proprio così…!!

C’è la novità del buco…??

Guardate bene sulla parete di sinistra,

più o meno a dieci metri da qui.

Lo vedete quello squarcio?

Mi sembra anche piuttosto grande…..

 

Comunque la mia sorpresa non è poi il “buco” in quanto tale, perché un crollo ci può stare,

 

ma che si sia verificato sulla parete sinistra dove non c’è nulla, solamente roccia pura, mi suona un po’ strano?  

Anche se a dire il vero potrebbe trattarsi di una grotta simile alle altre centinaia di grotte che contribuiscono a completare il puzzle del nostro habitat…??…!!…??>

 

<Affascinante…!!> affermò un’eccitato Alex. <Sarà nostra l’opportunità per ricavarci una bella e confortevole dépendance, qui….. nel silenzio più assoluto…??

O ancora meglio tanto per essere più realisti, praticamente con i piedi per luna, un magazzino “full optional”…!! Uahahah…!!>

 

Uahahah…!!  Ahahahah…!! Uahahah…!!  Ahahahah…!!

  

segue:

Il campanile di Oroset I (episodio 141°)


felice

Felice Tolfo 

seguito:

<Mi raccomando di prestare un’attenzione particolare al casco…..

Dovrà essere perfetto per il nostro rientro!>

<Mi raccomando di prestare un’attenzione particolare al casco…..

Dovrà essere perfetto per il nostro rientro!>

Il gruppo riprese a passo lento, ma senza indugio alcuno, il cammino in direzione della porta di accesso terza, momentaneamente irraggiungibile dall’interno e comunque decisamente più lontana rispetto al punto in cui si sarebbero dovuti fermare per iniziare le loro ricerche! Oltrepassarono la targhetta della miniera del sale posta a circa 300 metri di distanza dall’atrio della porta rossa.

Certo che vedere un Alfonso così determinato era uno spettacolo a trecentosessanta gradi per la sicurezza dei suoi compagni ma anche per l’emergenza venutasi a creare a causa dei

 tre controller scomparsi….??

 

Il terzo anello, largo quattro metri e alto tre e cinquanta, interamente percorribile per un comodo e disinvolto passaggio sia pedonale che carrabile maestosamente si prestava al compito per il quale fu progettato. La pavimentazione realizzata utilizzando lo stesso materiale impiegato per le strade della città venne opportunamente colorata di un giallo come contribuito qualitativo circa la stimolazione

sull’estroversione intrinseca nelle menti dei controller favorendo così,

in automatismo di scioltezza mentale,

una naturale maggiore capacità di concentrazione.

 

Un’adeguata illuminazione completava il quadro di quella grande opera.

Compito dei controller tenere sotto osservazione le numerose videocamere, le canaline della corrente elettrica, le tubazioni dell’aria ed i sistemi per il trattamento della stessa.

Senza per nulla trascurare la parete confinante con il secondo anello a giusta altezza “targhette”.

 All’interno del terzo anello le apparecchiature per il trattamento dell’aria non avrebbero avuto ragione di esistere se non fosse stato per il passaggio di quei pochi controller costretti ad espletare il proprio servizio.

Così ne furono installate in un numero ristretto ma ritenuto più che sufficiente per una bassa formazione di sostanze tossiche.

Improponibile un confronto con il numero esorbitante delle stesse apparecchiature esistenti nell’intera città.

 

Una totale situazione di normalità permise loro di proseguire serenamente con le ricerche.

La tratta che stavano percorrendo altro non era che una  piccola parte rispetto all’intero territorio perimetrale esterno alla città. Per il controllo del quale venivano impegnate quotidianamente quattro squadre, ognuna composta da tre controller.

In un programma settimanale di due/tre turnazioni con il coinvolgimento complessivo di dodici squadre.

L’attenzione particolare e costante alle sedici porte stagne delle otto porte di accesso ne permetteva, nel tempo, una perfetta funzionalità ed efficacia!

Non erano contemplati buchi o cali di tensione nemmeno nei confronti del più insignificante dei particolari…!!

segue:

Il campanile di Oroset I (episodio 140°)


felice

Felice Tolfo 

seguito:

Ottanta minuti per completare il percorso e fermarsi di fronte ad una solida parete di roccia, esattamente ai piedi di una piccola collina alta non più di sei metri. Dove, abilmente mimetizzata, la porta di accesso seconda stabiliva il confine tra la città e l’esterno ostile e letale.

 

Ottanta minuti per completare il percorso e fermarsi di fronte ad una solida parete di roccia, esattamente ai piedi di una piccola collina alta non più di sei metri. Dove, abilmente mimetizzata, la porta di accesso seconda stabiliva il confine tra la città e l’esterno ostile e letale.

Il cunicolo che portava alla prima delle due porte stagne,

bellamente dipinta con i colori tipici della regolite,

raggiungeva una profondità sufficiente per confonderla con l’ambiente.

La porta dotata di due videocamere con vista a 180 gradi posizionate alle due estremità nella parte alta della prima porta stagna.

Difficile notare anche il piccolissimo ma potente ripetitore onde radio presente in un angolo pensato strategico.

Indispensabile per mantenere il contatto tra la centrale di controllo e coloro i quali si allontanavano dalla città.

Assistenza garantita in un raggio di oltre cinquanta chilometri.

 

Perfettamente mimetizzati anche gli esterni dei portelloni, dell’hangar e del telescopio.

Otto erano le porte d’accesso alla città per sedici porte stagne parimenti dimensionate: larghezza due metri e venti – altezza due metri e trenta.

Dalla centrale di controllo Aleandro in aggiornamento.

<Tranquillo Aleandro>, rispose Alfonso, <proprio in questo istante ci troviamo di fronte alla porta di accesso seconda.>

<Okay Alfonso ma mi raccomando se ci sono delle novità, anche di poca rilevanza, chiamatemi!>

<Certo che sì…… mio grande capo…!!>

Con la fraterna soave assistenza della sala operativa attraversarono le due porte stagne per infilarsi direttamente nella galleria di collegamento con il terzo anello.

Autorizzati a privarsi dei rispettivi caschi grazie all’aria che, copiosa ed equilibrata, fuoriusciva dalle bocchette della tubazione saldamente ancorata lungo l’angolo del soffitto.

Da subito una bella discesa, decisa ma sicura, fino a raggiungere la profondità media della città (diciannove/venti metri). Per ritrovarsi tutti insieme all’interno del terzo anello in una breve pausa riflessiva dove Alfonso la faceva da padrone di casa.

Uno spazio certamente non esagerato ma dall’aspetto ben definito si delineava in un atrio che si schiudeva a quattro rispettive aperture. Una appena attraversata. La seconda, al momento chiusa per lavori, si trovava esattamente di fronte a loro ed era l’unica attrezzata con una porta,

la ben nota porta rossa…..

Due metri e venti di larghezza per due metri di altezza, 

collegava il terzo anello,

esattamente dove si trovavano,

con il secondo anello.

Piazzata nel bel mezzo delle due aperture che conducevano rispettivamente alla porta di accesso terza (direzione ascensionale) e l’altra, chiusa per lavori, alla porta di accesso prima (direzione discensionale).

Così com’era bloccato dai lavori anche il collegamento che dalla terza porta di accesso conduceva alla seconda.

Quella stessa porta rossa, al momento utilizzata esclusivamente dagli addetti ai lavori, fu sicuramente adoperata dal tecnico che si sarebbe dovuto incontrare con i tre controller.

 

Accanto alla porta rossa, esattamente alla sua destra osservandola da fuori, un’efficiente servizio di toilette.

Altrettanti servizi, praticamente un virtuale copia e incolla per le atre sette porte rosse esistenti lungo il terzo anello.

Tutte le aperture che collegavano il secondo anello con il primo ed il primo con la città altro non erano che dei corridoi aperti.

 

<Mi raccomando di prestare un’attenzione particolare al

casco…..

Dovrà essere perfetto per il nostro rientro!>

segue:

Il campanile di Oroset I (episodio 141°)


felice

Felice Tolfo 

seguito:

<Mi raccomando di prestare un’attenzione particolare al casco…..

Dovrà essere perfetto per il nostro rientro!>

 

<Mi raccomando di prestare un’attenzione particolare al casco…..

Dovrà essere perfetto per il nostro rientro!>

 

Il gruppo riprese a passo lento, ma senza indugio alcuno, il cammino in direzione della porta di accesso terza, momentaneamente irraggiungibile dall’interno e comunque decisamente più lontana rispetto al punto in cui si sarebbero dovuti fermare per iniziare le loro ricerche! Oltrepassarono la targhetta della miniera del sale posta a circa 300 metri di distanza dall’atrio della porta rossa.

Certo che vedere un Alfonso così determinato era uno spettacolo a trecentosessanta gradi per la sicurezza dei suoi compagni ma anche per l’emergenza venutasi a creare a causa dei

 

 tre controller scomparsi….??

 

Il terzo anello, largo quattro metri e alto tre e cinquanta, interamente percorribile per un comodo e disinvolto passaggio sia pedonale che carrabile maestosamente si prestava al compito per il quale fu progettato. La pavimentazione realizzata utilizzando lo stesso materiale impiegato per le strade della città venne opportunamente colorata di un giallo come contribuito qualitativo circa la stimolazione

 

sull’estroversione intrinseca nelle menti dei controller favorendo così,

in automatismo di scioltezza mentale,

una naturale maggiore capacità di concentrazione.

 

Un’adeguata illuminazione completava il quadro di quella grande opera.

 

Compito dei controller tenere sotto osservazione le numerose videocamere, le canaline della corrente elettrica, le tubazioni dell’aria ed i sistemi per il trattamento della stessa.

Senza per nulla trascurare la parete confinante con il secondo anello a giusta altezza “targhette”.

 All’interno del terzo anello le apparecchiature per il trattamento dell’aria non avrebbero avuto ragione di esistere se non fosse stato per il passaggio di quei pochi controller costretti ad espletare il proprio servizio.

Così ne furono installate in un numero ristretto ma ritenuto più che sufficiente per una bassa formazione di sostanze tossiche.

Improponibile un confronto con il numero esorbitante delle stesse apparecchiature esistenti nell’intera città.

 

Una totale situazione di normalità permise loro di proseguire serenamente con le ricerche.

La tratta che stavano percorrendo altro non era che una  piccola parte rispetto all’intero territorio perimetrale esterno alla città. Per il controllo del quale venivano impegnate quotidianamente quattro squadre, ognuna composta da tre controller.

 

In un programma settimanale di due/tre turnazioni con il coinvolgimento complessivo di dodici squadre.

 

L’attenzione particolare e costante alle sedici porte stagne delle otto porte di accesso ne permetteva, nel tempo, una perfetta funzionalità ed efficacia!

Non erano contemplati buchi o cali di tensione nemmeno nei confronti del più insignificante dei particolari…!!

segue:

Il campanile di Oroset I (episodio 140°)


felice

Felice Tolfo 

seguito:

Ottanta minuti per completare il percorso e fermarsi di fronte ad una solida parete di roccia, esattamente ai piedi di una piccola collina alta non più di sei metri. Dove, abilmente mimetizzata, la porta di accesso seconda stabiliva il confine tra la città e l’esterno ostile e letale.

 

Ottanta minuti per completare il percorso e fermarsi di fronte ad una solida parete di roccia, esattamente ai piedi di una piccola collina alta non più di sei metri. Dove, abilmente mimetizzata, la porta di accesso seconda stabiliva il confine tra la città e l’esterno ostile e letale.

Il cunicolo che portava alla prima delle due porte stagne,

bellamente dipinta con i colori tipici della regolite,

raggiungeva una profondità sufficiente per confonderla con l’ambiente.

La porta dotata di due videocamere con vista a 180 gradi posizionate alle due estremità nella parte alta della prima porta stagna.

Difficile notare anche il piccolissimo ma potente ripetitore onde radio presente in un angolo pensato strategico.

Indispensabile per mantenere il contatto tra la centrale di controllo e coloro i quali si allontanavano dalla città.

Assistenza garantita in un raggio di oltre cinquanta chilometri.

 

Perfettamente mimetizzati anche gli esterni dei portelloni, dell’hangar e del telescopio.

Otto erano le porte d’accesso alla città per sedici porte stagne parimenti dimensionate: larghezza due metri e venti – altezza due metri e trenta.

Dalla centrale di controllo Aleandro in aggiornamento.

<Tranquillo Aleandro>, rispose Alfonso, <proprio in questo istante ci troviamo di fronte alla porta di accesso seconda.>

<Okay Alfonso ma mi raccomando se ci sono delle novità, anche di poca rilevanza, chiamatemi!>

<Certo che sì…… mio grande capo…!!>

Con la fraterna soave assistenza della sala operativa attraversarono le due porte stagne per infilarsi direttamente nella galleria di collegamento con il terzo anello.

Autorizzati a privarsi dei rispettivi caschi grazie all’aria che, copiosa ed equilibrata, fuoriusciva dalle bocchette della tubazione saldamente ancorata lungo l’angolo del soffitto.

Da subito una bella discesa, decisa ma sicura, fino a raggiungere la profondità media della città (diciannove/venti metri). Per ritrovarsi tutti insieme all’interno del terzo anello in una breve pausa riflessiva dove Alfonso la faceva da padrone di casa.

Uno spazio certamente non esagerato ma dall’aspetto ben definito si delineava in un atrio che si schiudeva a quattro rispettive aperture. Una appena attraversata. La seconda, al momento chiusa per lavori, si trovava esattamente di fronte a loro ed era l’unica attrezzata con una porta,

la ben nota porta rossa…..

Due metri e venti di larghezza per due metri di altezza, 

collegava il terzo anello,

esattamente dove si trovavano,

con il secondo anello.

Piazzata nel bel mezzo delle due aperture che conducevano rispettivamente alla porta di accesso terza (direzione ascensionale) e l’altra, chiusa per lavori, alla porta di accesso prima (direzione discensionale).

Così com’era bloccato dai lavori anche il collegamento che dalla terza porta di accesso conduceva alla seconda.

Quella stessa porta rossa, al momento utilizzata esclusivamente dagli addetti ai lavori, fu sicuramente adoperata dal tecnico che si sarebbe dovuto incontrare con i tre controller.

 

Accanto alla porta rossa, esattamente alla sua destra osservandola da fuori, un’efficiente servizio di toilette.

Altrettanti servizi, praticamente un virtuale copia e incolla per le atre sette porte rosse esistenti lungo il terzo anello.

Tutte le aperture che collegavano il secondo anello con il primo ed il primo con la città altro non erano che dei corridoi aperti.

 

<Mi raccomando di prestare un’attenzione particolare al

casco…..

Dovrà essere perfetto per il nostro rientro!>

segue:

Il campanile di Oroset I (episodio 139°)


felice

Felice Tolfo 

seguito:

<Scusatemi ragazzi….. ma devo interrompervi perché ho ricevuto una comunicazione da parte di un tecnico addetto ai lavori nella parte interna della zona porta di accesso seconda che si sarebbe dovuto incontrare con  tre controller lungo il terzo anello, sembra per dei motivi personali…!!

<Scusatemi ragazzi….. ma devo interrompervi perché ho ricevuto una comunicazione da parte di un tecnico addetto ai lavori nella parte interna della zona porta di accesso seconda che si sarebbe dovuto incontrare con  tre controller lungo il terzo anello, sembra per dei motivi personali…!!

L’appuntamento era fissato per le sei e trenta presso la targa della miniera di sale…..

ma alle sette i tre ancora non si erano fatti vivi!

Adesso sono le sette e quaranta e sono preoccupato perché tutti i tentativi di contattarli via radio sono andati a vuoto.

Nulla di nulla! tutto tace…!!

Spero non sia niente di grave….>

 

Appese alla parete interna del terzo anello, in corrispondenza di ogni singola opera realizzata nel secondo anello, si notavano ben distinte le rispettive targhette di riconoscimento per un riferimento immediato: miniera minerali, miniera uranio, miniera sale, lago, lago con centrale elettrica, ossigeno, acquedotto, eccetera eccetera…!!

Le miniere, come i laghi, gli acquedotti, le centrali elettriche e le macchine per l’ossigeno, si trovavano nel secondo anello. La loro espansione sotterranea fu tale che in alcuni casi oltrepassarono il terzo e ultimo anello lasciando perfettamente inalterate le strutture di superficie.

 

<Va bene è meglio che ci sbrighiamo>, disse uno dei tre controller: Alfonso, il capo del gruppo, <con le tute ci vogliono dieci minuti per raggiungere la porta di accesso prima e due abbondanti per il disbrigo delle porte stagne.>

<Muovetevi…..> aggiunse Aleandro.

 

Oltrepassarono la porta rossa.

La stessa che Alex attraversò il giorno del suo arrivo a Selene.

Nel terzo anello alla loro destra lo sbarramento dovuto ai lavori lungo i canali di transito della seconda e terza porta di accesso.

Nella galleria per salire fino a raggiungere la porta di accesso prima.

Praticamente il momento perfetto per indossare il prezioso casco.

 

Il loro arrivo alla porta fu, per gli addetti della sala operativa, il classico colpo di bacchetta magica che diede il via all’operazione vera e propria dell’apertura della prima delle due porte stagne!

Alle otto precise si trovarono tutti fuori all’aperto…!!

L’ottavo dei quattordici giorni di buio,

con una visibilità certamente scarsa ma non del tutto assente.

Comunque facilitati nel loro percorso dalle luci dei caschi e delle torce.

  Finalmente a contatto con la natura lunare, pensò Alex!

 

Diligentemente in perfetta fila indiana Alfonso capo fila, dietro Desiderio e poi a seguire Isabel, Alex e Candido.

Regnava il buio e i trenta gradi sotto lo zero esaltavano una zona provvisoriamente interessata da una temperatura particolarmente mite.

Valutando la temperatura nei suoi valori estremi c’era da temere il peggio…!!

Ma per fortuna non era sempre così!!

Il panorama “lunare” che si presentava ai loro occhi aveva la forza di una bellezza incomparabile:

si trattava della Luna…!!

 

Una solitudine unica che autorizzava a godere di un panorama infinito!

 

Il suolo si presentava ricoperto dalla regolite con alcune pietre sparse qua e là.

Non troppo distanti alcune colline, pochi crateri vulcanici e ancora più lontano qualche montagna.

Estesi e profondi i numerosi crateri meteoritici.

 

La gita di cortesia brillantemente organizzata per Alex, in affianco ai tre controller, stava prendendo una piega del tutto imprevista. Però al momento non c’era alcun motivo per farsene una ragione di scontento.

Ottanta minuti per completare il percorso e fermarsi di fronte ad una solida parete di roccia, esattamente ai piedi di una piccola collina alta non più di sei metri. Dove, abilmente mimetizzata, la porta di accesso seconda stabiliva il confine tra la città e l’esterno ostile e letale.

segue: