“La canzone di Achille” di Madeline Miller

È una lungo canto d’amore questo romanzo. Una dolce dichiarazione che va oltre i confini con cui di solito si racchiudono e si cercano di imprigionare i sentimenti. Perché nelle parole di Patroclo si respira una forza che i contorni delle parole non possono spiegare. Il suo non è solo amore fisico, la sua non è soltanto cieca passione. E anche tutto questo, ma anche molto di più. Perché l’amore non va spiegato, non può essere limitante e limitato, ma deve toccare tutte le sponde che generano quelle forti sensazioni che da sempre motivano l’uomo.

“Achille era come una fiamma.”

E Patroclo la voce narrante di questo romanzo, il giovane erede di re Menezio. Un figlio scomodo, debole e che viene mandato in esilio per la morte di un suo coetaneo. È lui a parlarci di ciò che siamo abituati a conoscere attraverso le antiche parole di Omero, anche se Patroclo ci mostra la vita quotidiana,  i gesti familiari e intimi di una vita al di fuori delle cantate dei menestrelli. Il rapimento di una Donna, la più bella, una città da assediare, la lotta e le preferenze degli dei. Tutto questo contorna la storia di due ragazzi, di un legame che riscopriamo nelle pagine del romanzo “La canzone di Achille” di Madeline Miller.

"La canzone di Achille" di Madeline Miller

“La canzone di Achille” di Madeline Miller

Se tutti i personaggi dell’Odissea avessero avuto una voce predominante avremmo ascoltato anche Patroclo che parlava, o meglio ci cantava, del suo amore per il ben più famoso Achille. Un amore viscerale che nasce dalla conoscenza, procede per gradi attraverso una vita fianco al fianco fino all’amaro epilogo chi mostra come l’amore possa essere meta ma anche partenza.

Il mito in questo romanzo ci viene mostrato con naturalezza, senza esagerazioni ma senza esitazioni. Le divinità sono parte integrale di una vita fatta di allenamenti, di sacrifici, di profezie. E tutto questo per la gloria. Achille partirà per Troia ben sapendo la sorte che pende sul suo capo, ma la fame della gloria eterna è un miele troppo dolce per potervi rinunciare.

Le aspettative su questo romanzo sono state tutte mantenute. La realtà mitologica e storica è presentata con un linguaggio accurato, ma scorrevole. Tutto è verosimile, anche dove l’autrice ha intessuto attingendo all’immaginazione. Il mito della bellezza di Elena si sposa con la realtà storica di una città situata in un punto strategico, la cui caduta avrebbe portato prosperità per i greci. E, nonostante tutto ciò, è la fama che fa da cornice a tutti gli eventi, anche a quelli intorno a Elena.

“Quindi pensi che abbia fatto scoppiare la guerra di proposito?
“Può darsi. Era già nota come la donna più bella dei nostri regni. Ora la gente dice che è la donna più bella del mondo. Mille navi sono salpate per lei.”

Un romanzo evocativo, un racconto di una voce che si eleva sulle altre, per tramandare la gloria di un eroe, ma per rammentare anche come tutto sia solo di passaggio, persino gli dei.

Siamo soltanto uomini, il breve bagliore di una torcia. Le generazioni future potranno celebrarci o svilirci come vorranno.”

Una voce, un canto. Achille affidato ai posteri come l’aristos achaion, il migliore fra i Greci. Parole per trasmettere ai posteri la grandezza di un uomo che preferì la gloria a una vita lunga. E solo l’amore può rendere questo ritratto così speciale.

“Le cronache di Teseo” di Davide Bottiglieri

UN EROE.
IL MITO E LA LEGGENDA CHE PRENDONO VITA


“Finché il Fato non manifesta il suo volere,
il destino appartiene all’uomo”


Teseo, nato dall’amore fra Etra, figlia del re di Trezene, e il dio Poseidone, è il mitologico eroe destinato a regnare dopo Egeo, re di Atene. Un semidio la cui fama cresce insieme alle imprese a cui viene sottoposto per raggiungere i suoi obiettivi.

Teseo ed Etra - Laurent de La Hyre - 1635/1640

Teseo ed Etra – Laurent de La Hyre – 1635/1640

Dopo aver recuperato il sandalo e la spada del re, sotterrati in un luogo nascosto fino al giorno in cui il giovane potesse recuperarli e reclamare il trono, Teseo deve raggiungere la capitale ellenica.
Può farlo seguendo la via del mare, la più sicura, o quella di terra, dove tuttavia, molti pericoli sono di vedetta per ostacolare il suo cammino. La scelta di un eroe, però, non può mai essere quella più facile.
Da Perifete il licantropo a Sini il Golem, sfidando la Gigàt Fea e scontrandosi con Scirone il lievitano Teseo si fa strada verso il suo destino, usando la forza e l’intelligenza, ma anche i suoi poteri da stregone che, di volta in volta, gli conferiscono armi e magie delle divinità greche o di eroi del passato.
Molte sfide e tranelli attendono il giovane principe ateniese divenuto anche famoso per aver ucciso il mitico Minotauro, annidato nel labirinto dove nessuno era in grado si uscirne vivo.

4132geGjmfLLe cronache di Teseo” di Davide Bottiglieri, edito da Les Flaneurs Edizioni, raccoglie le imprese del mitico eroe greco restituendocele attraverso una chiave di lettura che si avvicina molto al fantasy.
Il Teseo di queste storie è uno stregone, abile nella magia che gli permette di vincere i mostri che incontra lungo il suo cammino. Un eroe molto vicino alle figure che i ragazzi seguono attraverso i cartoni animati, dotato di una spada e di incantesimi che attiva quando ne ha più bisogno. Un ragazzo protetto dagli dei, ma che si fa strada anche grazie alla sua voglia di annientare le presenze demoniache che infestano la sua Terra.

Bottiglieri ci restituisce uno dei miti più famosi della mitologia greca e lo fa rispettando le origini stesse della storia, attraverso uno stile accattivante che emula i cantastorie che, fino all’avvento dei libri e del cinema, intrattenevano la gente narrando degli eroi del passato.
Scegliere di riproporre vicende più che note è sempre un azzardo, sopratutto per chi si lascia tentare dal metterci del suo mentre prende vita la storia. Con Davide Bottiglieri non si corre, però questo rischio: le sue “Cronache” rendono il giusto omaggio al mito vero e proprio, senza che questo ne risulti modificato o alterato.

Teseo, insieme a Ercole, Perseo, Giasone e a Ulisse, fa parte di un ciclo di avventure che da sempre affascina l’uomo. Un eroe, spesso un semidio, che deve sconfiggere un destino avverso, o deve realizzare un cammino già previsto dagli oracoli; un uomo spesso dotato di ingegno, aiutato dagli dei, provvisto di astuzia e nobile coraggio. Un esempio per i contemporanei, un mito per i posteri.

In una società dove le divinità erano capricciose creature troppo simili ai loro imperfetti figli mortali, le figure come Teseo erano un baluardo di luce nelle tenebre dell’inciviltà, dove a regnare forse non erano solo i mostri scaturiti da Echidna.
Gli eroi erano spesso chiamati a risolvere questioni terrene, frutto dell’avidità o della stoltezza umana, dimostrando che un vero eroe è colui che sa anche arrendersi, oltre che vincere.

Astuzia e forza sono le armi di un valoroso paladino, ma spesso è la volontà e la saggezza che guidano i passi di chi è stato designato dagli dei

A tale proposito è molto significativo un capitolo del romanzo che vede Teseo affrontare ancora una volta un ostacolo nel suo viaggio verso Atene.

Quando, infatti, cade nel tranello di Procuste (che dà ospitalità ai viandanti, condannandoli a un sonno di incubi senza risveglio) l’eroe dovrà fare i conti contro le sue paure più nascoste, fino a sfidare se stesso in una lotta impari dove tuttavia c’è una lezione da imparare:

“la grandezza sta nel saper prendere la decisione giusta. Un grande uomo può anche non essere un uomo grande. Un grande uomo fa la cosa giusta.”

Un eroe, dopotutto, è colui che sacrifica se stesso per un bene maggiore.

Buona lettura.