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Zagara&Pepe

La Metamorfosi è uno stato dell'Anima

 

 

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TUTTE LE STORIE DEL MONDO - cap VII

Post n°90 pubblicato il 13 Giugno 2008 da pro_mos

Il suono dello strumento, scaturito dal pizzicare delle dita della ragazza, ancora una volta avvolse tutto il giardino.
Ogni fiore, ogni pianta sembrava danzare ascoltando quelle note.

La grande Buganville oscillava i suoi lungi rami carichi di minuscoli fiorellini colorati, il giglio allungava i suoi fiori verso l'alto
come una sezione di trombe d'accompagnamento, i giacinti ondeggiavano come dolci maracas.

Tutto in quel giardino mi pareva armonia.
La voce di un salice mi sussurrò qualcosa che subito non compresi.

Davanti a me una nuova scena prendeva forma a poco a poco, prima confusa poi sempre più nitida e netta.

Era lì, sopra un letto, immobile, nuda, una ragazza, dalla pelle bianca come la luna. Le braccia e le gambe aperte, il capo appena reclinato. Sopra di lei sudato, un uomo la copriva, come copre un animale, con foga, con silenzio, con il solo desiderio di sfogare, di finire, quella pulsione, che non si trasforma in passione o desiderio,
ma in bisogno urgente da esaudire.

Un sapore amaro mi si sparse in bocca mentre il salice, al limite del giardino, faceva muovere le sue fronde e la sua voce raccontava la scena.

Seduta la ragazza suonava la terza e l'ottava corda. E la guardavo smarrito.
-"Perché tanto dolore?"- le chiedevano la mia voce ed i miei occhi assieme.
-"Perché tanto orrore?"- gridavano assieme la voce ed il mio sguardo, al salice, che mormorava una ninna di sottofondo.
-"Perché qui, se questo è il regno dell'armonia?"-

-"Perché i tuoi occhi non sono puri, e neppure il tuo cuore"- rispose il salice interrompendo la ninna, mentre la ragazza, seduta, continuava a suonare, la terza e l'ottava corda.
-"I tuoi occhi ed il tuo cuore non sono puri, e non è pura nessuna storia, e nessun amore.
Forse non è pura neanche quella ragazza ed un po' di puro c'è, di certo, nel gesto apparentemente animale di quell'uomo"-

La ragazza suonava, immobile in tutto il corpo, con un lieve muovere della sola punta delle dita, la terza e l'ottava corda. Ed anche lei era pallida, la sua pelle aveva il colore della luna, come quello della ragazza che, davanti, mi appariva. Di quella ragazza che l'uomo copriva, che il salice raccontava.

-"Quella ragazza con le braccia aperte, le gambe aperte, il capo reclinato è come una stella, ha la forma di una stella, non trovi? Può forse un uomo coprire una stella? Un uomo, un semplice uomo può coprire una pelle di luna? La luna, il bottone, in cielo, del mantello di dio, e le stelle, miliardi, nell'universo, lentiggini della schiena di dio.
Può un uomo, da solo, coprire il bottone del mantello di dio o una sola delle sue lentiggini?"-

Le parole del salice mi consolavano, mentre continuavo a guardare quella scena che mi paralizzava.
Guardai la ragazza, dalle gambe aperte, le braccia aperte, la testa reclinata, e vidi la sua forma di stella, e vidi la sua pelle, colore di luna, vidi il bottone del mantello di dio, e vidi la sua lentiggine.
-"Un uomo non può coprire il bottone di dio - pensai - né una sua lentiggine. Non può coprire il dio"- pensai.
-"Potrebbe non esistere il dio!"- obiettai al salice -"un dio che permette all'uomo di coprire un suo bottone e ferire una sua lentiggine?
-"Potrebbe - soggiunse il salice lentamente - potrebbe il nulla ammantare l'universo, riempirlo senza speranza, ma resterebbero la luna, bottone del mantello del cielo, e le stelle, lentiggini di quel manto. Quell'uomo ha amato quella ragazza, e lei ha amato lui - continuò il salice - e questa è la storia della deriva dei Continenti -"

Guardai stupito il salice -"Cosa centrano i Continenti?"-
-"E' come coi continenti, la loro origine, il seme della terra, caldo, spinge verso l'alto della materia che allontanandosi dal nucleo si raffredda. Ad un ciclo caldo si alterna ed oppone un altro freddo.
Allora, in certi punti del globo, si aprono delle crepe. Il ciclo caldo, si alterna a quello freddo, le masse di terra si allontanano, si formano i continenti, così le persone si incontrano, nasce il calore della passione, e poi, col freddo che a volte sopraggiunge, certe volte, si distaccano, e danno origine a persone nuove, che portano dentro un poco dell'altro.
A volte è un ricordo, altre un rimpianto, a volte ancora, è solo rancore.
Nulla è come prima, niente resiste alle deriva dei continenti.
Al ciclo caldo si alterna uno freddo, che sposta grandi masse, a volte anche le persone"-

Guardavo la scena che ancora si svolgeva davanti a me. Guardavo l'uomo e ne scoprivo il suo vecchio amore. Sentivo dentro di me, passare, in quel suo ansimare, il peso e l'impotenza per quell'amore che sentiva d'essergli appartenuto e che, adesso, consumava per rabbia, in solitudine.

Guardai la ragazza, muta, immobile, sentii il freddo del suo cuore, e patii con lei quell'amore che le veniva rubato, barattato, per una debolezza, per un rimpianto, per una scelta che non poteva essere maturata.

Guadai quei corpi e ne sentii il disagio, la solitudine mal nascosta.

Il ciclo caldo della passione s'era alternato a con quello freddo del distacco. Due corpi erano uniti fra loro pur essendo ormai partiti per altre mete.
Come nella deriva dei continenti. Le terre s'erano separate così come i loro destini. Nulla sarebbe stato come prima anche se ognuno di loro sarebbe rinato da quel distacco imminente diverso da prima che si fosse unito.

Un poco dell'uno sarebbe partito con l'altro.
Il ciclo freddo, alternandosi con quello caldo avrebbe sancito la fine di quell'amore.

Guardai la ragazza, cercai di fissarne il volto, ma il volto mutava, ogni volta che lo guardavo.
Ed ogni volta era il volto di una donna diversa. A guardarlo bene rimasi inorridito.
Ogni volta era il volto di una donna del mio passato. I loro occhi, le loro facce si alternavano continuamente. Ecco quello di Maria, e di Paola, e di Manuela...ecco in successione tutti gli altri sguardi, e gli altri occhi.
Guardai allora l'uomo di spalle, si girò, incrociai il suo sguardo e.......... sbiancai. Quell'uomo ero io.

-"Non può essere!"- gridai -"non ho mai fatto male a nessuna di loro!"-
I volti continuavano ad alternarsi, ora erano quelli delle ragazze che...avrei potuto ma che non avevo mai avuto, di quelle che s'erano offerte e non avevo voluto.
-"Non può essere, non puoi farmi questo!"- gridavo al salice ed alla ragazza insieme
-"Io non sono così cattivo!...io non sono così cattivo..."- terminai il mio grido fra i singhiozzi.

-"Quell'uomo non è cattivo - disse con voce consolatoria il salice -"è come spesso sono gli uomini, un bambino, che chiede, e chiede ancora, e ancora....come i bambini. Succede spesso, nel gioco dell'amore, che uno sia più egoista.
A volta lo si è in modo inconsapevole, a volte perché si ha paura di dare, altre, addirittura, lo si è pensando di dare"-

Scoppiai in un pianto dirotto guardandomi riflesso in quell'uomo che tentava, goffamente, di coprire una stella, e guardando tutti quei volti sentii tutti assieme i loro pensieri, quelli che mi avevano donato, sentii quel loro amore, tutto assieme, e un profumo intenso di gigli mi avvolse.

Sparì quell'immagine, rimasi di nuovo con la ragazza che, dolcemente, con un bacio, mi asciugò una lacrima sulla guancia sinistra.

(CONTINUA)

 
 
 
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