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Creato da nick66 il 10/12/2005

SOLO JUVENTUS

Il blog di Nick66

 

THE DAY AFTER: La Newventus umiliata a Udine, la Juventus vera gioca a Napoli!

Post n°347 pubblicato il 04 Aprile 2010 da nick66
 

In un turno di campionato in cui le prime tre fanno bottino pieno, continua a fare notizia la discesa negli inferi dei record negativi della Newventus. A Udine la squadra dalla maglia color domopack incassa la dodicesima sconfitta stagionale in campionato. Con 47 gol subiti quella newventina è una delle peggiori difese del campionato, perché peggio di così hanno fatto solo cinque squadre. Subisce gol ad ogni partita ormai da 19 incontri e questa volta non si può nemmeno accampare la scusa della stanchezza per il turno infrasettimanale di Europa League. Non c’è niente da salvare e questa volta la chiamata è forte anche per Zaccheroni. Incomprensibile la formazione iniziale con tre mediani e Del Piero spesso decentrato all’ala, troppo lontano da Amauri, su cui la difesa friulana ha avuto gioco facile. L’ingresso di Giovinco ha portato un po’ di vivacità, ma a quel punto la squadra era già sotto di due gol. In campionato ormai Zaccheroni ha messo insieme 11 partite conquistando 15 punti, mentre Ferrara di partite ne aveva fatte 21 conquistando 33 punti. Per Zaccheroni una media di 1,36 punti, per Ferrara di 1,57 punti. Nell’arco di un campionato quella di Ferrara sarebbe una media da metà classifica, ma quella di Zaccheroni sarebbe invece una media da salvezza poco più che stitica. Incomprensibile poi la scelta del silenzio stampa della società, a meno che non porti a decisioni clamorose, anticipando il repulisti che per forza dovrà esserci a fine campionato. Ci vuole un elettroshock che porti nell’ambiente quell’energia positiva con cui poter salvare il salvabile. Il quarto posto è ancora lì a tre punti, ma prendiamo atto che quella di Zaccheroni è stata l’ennesima scelta sbagliata di una gestione fallimentare, della quale non c’è stata ancora una seria assunzione di responsabilità da parte di chi adesso si nasconde pure allo stadio. Come non pensare in questi giorni che la Juventus, quella vera, stia giocando la sua partita più importante nelle aule del tribunale di Napoli? E’ quella la Juventus che sta lottando per riottenere quegli scudetti che la sentenza di Farsopoli le ha portato via. Questa è una ferita che non si rimarginerà mai per chi ama la Juventus ed è questa la distanza abissale che ci divide da gente che ha tirato una riga dopo Calciopoli, lasciando infangare la storia del club con l'accettazione delle allucinanti decisioni della giustizia sportiva. Da quel peccato originale, macchia indelebile di cui si è macchiata una proprietà che ha ribaltato gli accordi presi da Gianni e Umberto Agnelli, il calcio italiano ha abortito tre scudetti nerazzurri più quello di cartone di cui ancora Moratti si vanta. Se già fosse emersa nell’estate 2006 la grande familiarità fra i dirigenti interisti e i designatori, chissà se quello scudetto sarebbe stato assegnato. Forse sarebbe bastato così poco a cambiare radicalmente la situazione attuale. Quella di oggi vede tre squadre in lotta per il vertice. Insieme agli Onesti per definizione, che sbrigano con una tripletta la pratica Bologna, tiene il passo una Roma più in palla che mai, mentre il Milan è sì vincente, ma con tanti, troppi affanni che non lasciano presagire un salto in avanti. Dietro arranca il Palermo, sconfitto nel derby siciliano dal Catania, che viene raggiunto dalla Sampdoria che porta a casa la posta piena dalla trasferta del Bentegodi contro il Chievo. Il Napoli sopravanza di un punto la Juventus grazie al pareggio rimediato all’Olimpico contro la Lazio. La Newventus è, nonostante tutto, ancora lì, a tre punti. In coda, la vittoria dell’Atalanta nello scontro diretto contro il Siena alza l’asticella della quota salvezza. I bergamaschi hanno la Lazio nel mirino, staccata di tre lunghezze, mentre un punto più su ci sono l'Udinese e il Bologna, che con quella di Milano è alla quarta sconfitta consecutiva. Si fa dura per il Siena e il Livorno, pure capace di strappare un buon pareggio a Marassi contro il Genoa, ma recuperare 8 punti in 6 partite sarà un’impresa veramente difficile.


TOP DI GIORNATA

Maurizio Mosca. Ci ha lasciato alla vigilia di una giornata di campionato. La malattia lo aveva fiaccato visibilmente, ma fino all’ultimo ha continuato con passione a seguire il più grande amore della sua vita: il calcio. Da giornalista a uomo spettacolo il passo è stato breve, nell’era dei processi al campionato e dei pendolini per pronosticare le partite di cartello. Certe “bombe” di calciomercato, anche se spesso fantasiose, hanno sempre avuto un riferimento per antonomasia: il suo. Lascia un grande vuoto di simpatia.



Il Catania. Sotto la gestione di Mihajlovic sarebbe un Catania da Champions League. Meglio degli etnei, nelle ultime 17 partite, hanno fatto solo Roma, Milan e Inter.

Moratti. La prende male, il padrone degli Onesti per definizione, la pubblicazione delle intercettazioni che lo riguardano. La confidenza con Bergamo con cui parla amabilmente di designazioni arbitrali merita il top, così come l’occhiolino che gli strizza il guardalinee di un'Inter-Sampdoria, ma senza dimenticare le visite negli spogliatoi che riempiono gli arbitri di gioia.

FLOP DI GIORNATA

Sky Sport. Quelli del canale 200 sembrano sempre più la bella copia di Inter Channel. La notizia delle intercettazioni di Moratti la chiudono spesso in un panino fra le elucubrazioni di Mourinho e le note dell’agenzia ANSA che, a nome di imprecisati inquirenti, difendono a spada tratta la società nerazzurra che nemmeno è parte in causa al processo. Mah! Lo speaker del notiziario delle 21.30 del venerdì santo commenta con un “giustamente” l’agenzia ANSA in questione, lasciando trasparire il suo pensiero. L’apoteosi si raggiunge con i servizi post partita dedicati, udite udite, a capitan Zanetti che nemmeno ha giocato. Spudorati!

Zaccheroni. Formazione indecifrabile quella schierata ad Udine con un De Ceglie improponibile nella fase difensiva, un Del Piero palesemente fuori ruolo e il ricorso tardivo a Giovinco, che pure poteva tornare utile dall’inizio per trovare lo spazio fra le linee. E’ tempo che anche Zac si assuma le sue responsabilità per scelte discutibili e perdenti.

Il silenzio stampa. Quello di Mourinho è irritante ed è anche una mancanza di rispetto per tutti. Per la Juventus invece il discorso è diverso: è un silenzio evidentemente di disperazione quello imposto dalla società. Ci si domanda se la proprietà, a parte inutili battutine, non possa prendere la situazione in mano facendo sentire il proprio peso. Se c’è una parvenza di attributi bisognerebbe metterla sul tavolo, per non perdere definitivamente anche l’ultimo traguardo, ma anche per dare un segnale ad un popolo mai così disorientato e nauseato per come è stata ridotta questa società.

 

 

 
 
 

Calciopoli: Chi si deve vergognare?

Post n°348 pubblicato il 04 Aprile 2010 da nick66
 

Chi l’avrebbe mai detto che su un blog juventino ci sarebbe mai stato un articolo che da ragione a Moratti? Ebbene, eccolo! Il presidente interista, purtroppo innervosito dalle intercettazioni che lo riguardano, pubblicate dagli organi di informazione in questi ultimi giorni, ha parlato di “vicenda brutta e vergognosa”. Come non dargli ragione? Anche noi conveniamo che la vicenda sia brutta, perché non si era mai sentito un PM come Narducci affermare che certe intercettazioni con telefonate fra Bergamo e altri dirigenti non esistevano, mentre invece c’erano eccome. Non si era mai vista nemmeno una replica “degli inquirenti”, così, in generale, senza un nome né un cognome, prendere le difese di chi nel Processo di Napoli non è parte in causa, dichiarando che “le vittime non possono essere trasformate in autori del reato”. Una presa d’ufficio imbarazzante e grottesca quella dei presunti inquirenti trapelata da un lancio dell'ANSA. “Il reato non è parlare al telefono - recita la nota dell'agenzia - ma è reato quando si stipulano accordi illeciti”. Come dar torto a una simile ovvietà? Sulla stessa linea ci sono state le dichiarazioni di Moratti nel pre partita contro il Bologna che parla di comportamenti vergognosi alludendo evidentemente a chi, secondo lui, si sta difendendo senza scrupoli e a chi gli da spazio. Dove non riusciamo a ritrovare il filo del discorso di Moratti è proprio su questo punto. Chi si deve vergognare? Chi mette in evidenza che le cose non sono andate esattamente come ce le hanno raccontate gli inquirenti o chi concordava con i designatori questo o quell’arbitro come sembra emergere da certe intercettazioni? Dal punto di vista sportivo non c’è un illecito, ma se usassimo lo stesso metro di giudizio utilizzato quattro anni fa, sarebbe difficile non ravvedere in queste telefonate un comportamento identico a quello che, a suo tempo, indusse la giustizia sportiva a sanzionare pesantemente i famigerati membri della Cupola per atteggiamenti che oggi, scopriamo essere stati di uso comune". Se nell’udienza del 13 aprile saranno presentate queste intercettazioni sarà difficile per l’Ufficio Indagini della FIGC non aprire un’inchiesta a questo proposito. Per l’Inter ci sarebbe l’aggravante che certe telefonate riguardano direttamente la proprietà, mentre c’è da verificare l’eventuale differenza se con Bergamo andavano a cena Moggi e Giraudo oppure il compianto Facchetti beccato mentre posteggia l’auto chiedendo informazioni sul parcheggio a Bergamo. In tutta questa vicenda, che non riguarda solo l’Inter, ma sembra poter riguardare anche altri presidenti di società di serie A che intrattenevano rapporti confidenziali con il designatore degli arbitri Paolo Bergamo, è sempre più assordante il silenzio della Juventus nell’evidente consapevolezza di essere ormai arrivata a un bivio: continuare ad ignorare Calciopoli come se la cosa non avesse riguardato la Juventus ed esporsi così a una probabile accusa di mala gestio dei piccoli azionisti, oppure uscire allo scoperto cambiando linea per sostenere la difesa di Luciano Moggi per richiedere davvero la restituzione degli scudetti. Si tratterebbe di una soluzione conseguente alla luce di quanto sta emergendo al Processo di Napoli, in cui la deposizione degli inquirenti, con il Tenente Colonnello Auricchio, ha sommato in particolare una miriade di “non so” e “non ricordo” dimostrando un’indagine oltre modo debole, fondata incredibilmente sulla lettura di alcuni quotidiani sportivi senza altri riscontri. Blanc ha spesso dichiarato che gli scudetti sono 29, ma a parte le dichiarazioni ad uso e consumo di operazioni “smile” per prendere per il naso i tifosi, non ha fino a questo momento mosso un dito in questa direzione. A questo punto è difficile anche riconoscergli la dignità per un passo del genere che sconfesserebbe la sua linea su Calciopoli, ma che sarebbe auspicabile secondo una moltitudine di tifosi bianconeri. Dovrebbe essere qualcun altro a fare ufficialmente qualche passo, qualcuno che abbia veramente a che fare con la Juventus e la sua storia. E’ triste pensare che la Juventus, quella vera, più che giocare ad Udine alla vigilia di Pasqua, giocherà a Napoli il prossimo 13 aprile. Ma così ci hanno ridotto.

 
 
 

Gli interismi di Severgnini su Calciopoli

Post n°349 pubblicato il 04 Aprile 2010 da nick66
 

 



Siamo dei bianconeri ingenui e romantici o dei furbetti?
Gli juventini che guardano al passato, cercando verità e giustizia, sono bollati così, non senza controsenso, da Beppe Severgnini nell’articolo pubblicato nel numero pasquale del Corsera. Un intellettuale del ventunesimo secolo già passato alla storia come autore del Manuale del perfetto interista. Addirittura un trittico di pubblicazioni per l’articolista del quotidiano di Via Solferino. Calciopoli è un’ossessione tossica per i tifosi juventini, scrive forse più il tifoso interista che l’intellettuale. Severgnini ritiene improponibile il confronto fra “quattro chiacchiere piuttosto formali” del suo presidente con il designatore Bergamo rispetto a tutte le presunte colpe di cui si sono macchiati Moggi e gli affiliati alla Cupola ipotizzata da quell’attento lettore di gazzette rosa che risponde al nome del tenente colonnello Auricchio. Non scendiamo nel particolare delle “quattro chiacchiere” anche se impressiona la fede ultrà che Severgnini manifesta sul fatto che siano stati solo pochi scambi di inopportune ma innocenti battute quelle fra i dirigenti interisti e Bergamo. Allo scrittore che tifa Inter forse sono sfuggiti i richiami a “partite da vincere insieme”, arbitri catechizzati dai designatori, strizzate d’occhio dei guardalinee, posteggi di auto sotto la casa del designatore per incontri e intercettazioni fra le massime cariche dell’Inter e lo stesso Bergamo, fino a ieri taciuti dagli Onesti e negati dagli inquirenti di Calciopoli. Questo ci sembra un fatto grave e che pone degli interrogativi per chi ha voglia di porseli. 

Visto che l’autore di besteseller, che vanno dal turismo agli interismi, è pure prodigo di consigli nei confronti di gente che ha la colpa di volere andare oltre alle verità di comodo, anche noi consiglieremmo a Severgnini di andare oltre al fumo del “camion di tritolo” di cui accenna nell’articolo, un fumo che forse finisce per annebbiargli la vista e da cui lo scrittore estrapola le sentenze sportive e quelle di primo grado del rito abbreviato come se si trattasse di oro colato, non riuscendo ad andare oltre per verificare in che cosa le stesse effettivamente consistano. Chissà se Severgnini ha avuto la curiosità di seguire qualche udienza del Processo che si sta svolgendo a Napoli. Forse sì ma evidentemente con scarsa attenzione. E per quanto riguarda il processo sportivo, lo sa Severgnini che cosa si sono inventati i giudici sportivi in assenza di illeciti pur di condannare la Juventus, cercando di sintonizzarsi sul sentimento popolare che si fece sentenza? Non è vero, come scrive Severgnini, che “ci hanno sporcato i sogni”; quella Juventus morta ammazzata nell’estate di Calciopoli è stata una straordinaria realtà che ha vinto in Italia e che in Europa ha raggiunto per quattro volte in dieci anni la finale di Champions League, giocata il più delle volte con poca fortuna. Non abbiamo ceduto improvvisamente al risentimento e alla rivendicazione come nei sentimenti che ci appiccica l’articolo, ma abbiamo cercato di saperne di più leggendo le carte processuali e quelle delle indagini cercando i riscontri alla ricerca solo di verità e giustizia. E’ normale che in camera di consiglio ci si inventi che la somma di comportamenti ritenuti sleali formi un illecito strutturato? 

Attenzione perché seguendo questo criterio sarebbe pericoloso sommare un paio di telefonate sconvenienti di Moratti con Bergamo con altre due di Facchetti. E quando si parla di schede svizzere, come se si trattasse di un fatto accertato, bisognerebbe essere consapevoli che certe dinamiche sono ancora tutte da dimostrare da parte di un’accusa già scivolata in modo rovinoso sul contro esame di quello che veniva considerato l’accusatore principe. Chissà poi se Severgnini è al corrente dell’andamento del processo Telecom, occultato dai principali media, e se è a conoscenza dell’attività portata avanti da Tavaroli e Cipriani proprio negli anni in cui si stava fabbricando quella farsa battezzata “Moggiopoli” per individuare il capro espiatorio ed indirizzare in un solo senso le indagini. E la “pratica Como”? Difficile che nelle letture di Severgnini ci sia stato evidentemente qualcosa del genere visto il fumo di certe consapevolezze. Gli lasciamo tutte le sue convinzioni nel ritenere Moggi il genio del male (o genio “non del bene” come scritto nell’articolo con sottile ipocrisia) e gli lasciamo tutta l’illibata certezza di tifare per una Banda degli Onesti. Ma che almeno abbia il buon gusto di astenersi dal fornire consigli non richiesti ai tifosi juventini dedicandosi pure liberamente ai suoi interismi. E chissà se l’intellettuale riuscirà a prevalere sul tifoso andando un tantino più in là di certi pensieri da salotti della Milano bene trasportati così banalmente sul Corsera. Gli ricordiamo quello che disse Enzo Biagi a proposito di Calciopoli, un intellettuale vero, che a metà agosto dell’estate del 2006 così commento la sentenza sportiva: 

“Una sentenza pazzesca, e non perché il calcio sia un ambiente pulito. Una sentenza pazzesca perché costruita sul nulla, su intercettazioni difficilmente interpretabili e non proponibili in un procedimento degno di tal nome.Una sentenza pazzesca perché punisce chi era colpevole solo di vivere in un certo ambiente, il tutto condito da un processo che era una riedizione della Santa Inquisizione in chiave moderna. E mi chiedo: cui prodest? A chi giova il tutto? Perché tutto è uscito fuori in un determinato momento? Proprio quando, tra Laziogate di Storace, la lista nera di Telecom, poi Calciopoli, poi l’ex Re d’Italia ed ora, ultimo ma non ultimo, la compagnia telefonica Vodafone che ha denunciato Telecom per aver messo sotto controllo i suoi clienti. Vuoi vedere che per coprire uno scandalo di dimensioni ciclopiche hanno individuato in Luciano Moggi il cattivo da dare in pasto al popolino?" 


Cui Prodest Severgnini?

 

 
 
 

Padovan: Con Calciopoli tutti colpevoli, ma solo la Juve ha pagato davvero

Post n°350 pubblicato il 09 Aprile 2010 da nick66
 

 

Giancarlo Padovan, ex direttore di Tuttosport, forse l'unica voce controcorrente su Calciopoli già dall'estate 2006, ha pagato in prima persona subendo l'avvicendamento al vertice del quotidiano sportivo torinese. Padovan ha rilasciato a Ju29ro.com un’intervista quanto mai interessante, in cui si è soffermato a discutere riguardo ai fatti di più stringente attualità, quali la recrudescenza di Calciopoli, con agli annessi e connessi del caso, ed il futuro della Juventus. Ne è venuta fuori una di quelle interviste senza peli sulla lingua, senza praticare sconti a nessuno. Prima di concederci l'intervista Padovan ci ha presentato la sua nuova iniziativa editoriale con cui arriverà nelle edicole di Lombardia, Piemonte e Valle d'Aosta il prossimo lunedì 13 settembre, ma che sarà anche acquistabile on line. Si chiamerà “Calcio GP”, e sarà un settimanale solo calcistico che tratterà di serie A, serie B, Lega Pro 1 e 2, con tutti gli aggiornamenti del fine settimana precedente; ma sarà soprattutto un settimanale di approfondimento e d’inchiesta, una pratica ormai sconosciuta al giornalismo italiano (Ju29ro.com a parte naturalmente...). Fatta questa debita premessa, diamo spazio all'intervista. 


Iniziamo dalle nuove intercettazioni. Com'è possibile, a suo avviso, che siano state “dimenticate” quattro anni fa?

Non sono state dimenticate, ma sono state scartate di proposito dagli inquirenti di Napoli e trascurate dalla giustizia sportiva che evidentemente non aveva interesse ad approfondire quelle indiscrezioni. Io credo che siamo di fronte a una conferma che il processo sportivo dell’estate 2006 è stato gravemente lacunoso e non per caso.

"Tutti colpevoli o tutti innocenti" o è opportuno fare dei distinguo?

Io nel 2006 dissi una cosa dalle pagine di Tuttosport. Se la Juventus è colpevole, date le premesse, è colpevole anche tutto il sistema del calcio italiano ad iniziare dal presidente federale. E’ quello che diceva “bisogna aiutare la Lazio” e poi si arrabbiava con Bergamo perché la Roma, nella partita contro la Juventus, non era stata abbastanza garantita. Era un sistema quindi in cui andavano puniti i vertici dirigenziali e che coinvolgeva sicuramente la Juventus, ma anche il Milan, la Fiorentina, la Lazio e, come dimostrato, anche l’Inter. Date queste premesse non è che tutti allora sono innocenti, sono invece tutti colpevoli e tutti dovevano finire in serie B. Invece le sentenze dei tribunali sportivi hanno deciso in modo inaccettabile che una sola società era colpevole e che doveva finire in serie B e per di più penalizzata e privata di due scudetti strameritatamente e onestamente vinti sul campo, oltre al danno di non disputare la Champions League. Questo rigore non fu per esempio applicato al Milan, che si sapeva cosa aveva fatto. Rileggiamoci le intercettazioni che coinvolsero Meani e quello che ancora sta venendo fuori su Meani. Ebbene il Milan quell’anno non venne retrocesso, si iscrisse alla Champions League e finì addirittura per vincerla! L’assurdità più bieca. E quando l’UEFA scrisse non vogliamo il Milan, allora si levarono i soloni a dire “ma come si permette l’UEFA!”. Ed invece no, l’Uefa si doveva permettere molto di più, perché il suo intervento era sacrosanto. E quindi non è che siccome tutti sono colpevoli allora tutti sono innocenti, i colpevoli erano tanti, ma una sola ha pagato: la Juventus!

Come giudica il comunicato stampa con cui la Juventus è uscita allo scoperto chiedendo la sostanziale parità di trattamento per tutti nel pieno rispetto delle attività dei processi in corso?

Tardivo ed inopportuno, soprattutto da parte chi allora era già al comando e suggerì, o spero solamente avallò, una linea difensiva che diceva “Siamo colpevoli, meritiamo di andare in serie B con penalizzazione”. Fu incoerente allora l’atteggiamento della Juventus e rimane inaccettabile anche a distanza di anni.

Ritiene che dovrebbe essere riaperta l’inchiesta sportiva su Calciopoli alla luce delle intercettazioni emerse in questi ultimi giorni?

Non è riapribile, carte alla mano, perché i reati sono prescritti. Di riapribile c’è solo una cosa: lo scudetto di cartone assegnato all’Inter, celebrato da tutti i giornali sportivi ad eccezione di Tuttosport (che mi pregiavo di dirigere), deve essere revocato. Per il resto non è più possibile emendare un processo che rappresenta una delle più gravi ingiustizie del calcio italiano. Una situazione che aveva un’origine politico-familiare, quella della famiglia Agnelli e della lotta per appropriarsi della Juventus, sfociata in una delle sentenze meno compatibili con la realtà che la storia del calcio ricordi.

Quando Palazzi sentenziò la non procedibilità nei confronti dell'Inter per l'accusa di spionaggio e pedinamenti, il suo Tuttosport fu l'unico giornale a scrivere che era una sentenza inquietante. A memoria, era mai ricorso un caso simile, cioè la decisione di non procedere contro una società perché la vicenda chiamava in causa un tesserato che non c'era più? Non è troppo facile per chi c'è scaricare le colpe, in questo modo? 

Fu disgustoso da parte dell’Inter attribuire a una persona che non c’era più tutte le responsabilità. Se io ho usato il termine “inquietante” mi dolgo di non averne usato uno più forte, perché non era bastevole. E’ assolutamente inaccettabile quanto è successo dalla parte dell’Inter. Purtroppo anche Giacinto Facchetti si era macchiato o aveva praticato quello che altri avevano praticato, ovvero il tentativo di condizionare?... cercare di non essere danneggiati?... Chiamiamolo come vogliamo, ma insomma Facchetti aveva dei rapporti con arbitri in attività e designatori, cosa che non è consentita dal regolamento. Detto questo dire che l’Inter deve retrocedere ce ne passa, come ce ne doveva passare per la Juventus; da questo a dire che l’Inter è la squadra degli onesti e che quindi merita quello scudetto ce ne passa ancora.

Anche per le nuove intercettazioni potrebbe ripetersi in casa Inter lo stesso schema dello scaricabarile?

Assolutamente sì. Si tratta di uno schema che è già stato usato, che ha avuto fortuna e che è già stato accolto e poi adesso c’è una grande voglia di rimuovere Calciopoli. Però fino a quando ha fatto comdo per dire che i campionati erano truccati e che la Juventus era il grande burattinaio, allora andava bene evocarla, Calciopoli! Non siamo di fronte ai due pesi e alle due misure, c’è molto di peggio e credo che la classe giornalistica italiana dia sempre una prova desolante di se stessa.

Christian Vieri non ha mollato. Dove porterà secondo lei l'iniziativa legale dell'ex bomber dell'Inter?

Neanch'io ho mollato! Ho sempre continuato a dire queste cose come ho potuto e da dove ho potuto. Qualcuno degli juventini sostiene che io sia stato giustiziato due volte da qualcuno di potente. Nel novembre del 2006 io ho subito un’aggressione fisica che per molti era premeditata. Io onestamente non ci credo, però l’insistenza con cui mi è stata segnalata un poco mi allarma; dall’altra parte, sempre qualche tifoso juventino sostiene che, se io non sono più direttore di quel Tuttosport che vendeva 120 mila copie e che faceva opinione differenziandosi dagli altri quotidiani sportivi nazionali, forse la ragione non può non ricollegarsi alle mie posizioni ferocemente anti-Inter. Detto questo, Vieri non ha mollato perché vuole essere risarcito per un’attività illecita che ha subìto, ma non credo che la sua sia un’iniziativa volta a far risarcire la Juve. E’ giusto comunque che Vieri sia risarcito e venga punito chi ha compiuto l’attività illecita.

Parliamo di Juventus?

Beh, se per parlare di Juventus dobbiamo giudicare l’intervento di John Elkann pubblicato da Il Corriere della Sera del 7 aprile, allora siamo ancora lontani da una posizione forte, qui siamo in presenza del nulla sotto forma di parola, di un comunicatino stringato scritto non so da chi, ma comunque scritto male, senza alcuna efficacia, che rivendica una parità di trattamento. Ma la parità di trattamento dovevano chiederla allora, non adesso.

Nei mesi scorsi, sulla stampa si è rumoreggiato a proposito di un suo ingresso nel cda Juventus. Alla fine non è andata così, ma una proposta c'è stata o si è trattato di una “bufala”?

Il mio ingresso nel CdA della Juventus? Ne ho sentite tante, ma questa non l’ho mai sentita. C’è però un antefatto. Ad ottobre 2009 mi telefonò un tifoso della Juventus, che è anche un amico e una persona influente nell’ambito juventino, e mi disse che girava la voce che io potessi diventare il capo ufficio stampa della società o direttore delle relazioni esterne della Juventus. Mi chiese conferme, ma io mai ne avevo sentito parlare né, a maggior ragione, nessuno mai della Juventus mi ha chiesto, nemmeno sommessamente, la disponibilità per un incarico nel consiglio di amministrazione bianconero. Si tratta quindi di una leggenda metropolitana che non mi dispiace affatto, perché io non sono juventino, e vedere accostato il mio nome alla Juventus, come quello di una persona più aderente alla realtà bianconera di quelli che ci sono, onestamente è una cosa che fa piacere.

Rifondiamo la Juventus! Se il presidente fosse Giancarlo Padovan cosa farebbe? Chi c'è da cambiare e su chi invece puntare per ripartire?

Intanto mi augurerei di non avere nulla a che fare con la situazione venutasi a creare in particolare nel corso dell’ultimo anno. Nel caso si fosse già incominciato a fare piazza pulita, io completerei l’opera perché, se ho imparato qualcosa nel dirigere, quando arriva qualcuno a comandare si porta appresso la gente in cui crede e paga in prima persona. Oggi la società è da ristrutturare totalmente nei quadri societari. 

E per quanto riguarda il capitolo allenatore che è di stringente attualità?

 

 

La scelta dell’allenatore dev’essere conseguente a un metodo che vuole dire rispondere alle seguenti domande: Dove vogliamo arrivare? Cosa sono venuto a fare come presidente? Che cosa mi chiede insomma questa società? Che risultati posso raggiungere? La risposta a tutte queste domande dev’essere data innanzitutto con trasparenza, fissando obiettivi chiari. Una volta fissati gli obiettivi, allora ci si domanda quale sarebbe l’allenatore più adeguato al raggiungimento dello scopo. L’esperienza Ferrara è fallita non per Ferrara, ma perché non c’è stata una società che l’ha sostenuto. Ferrara poteva essere almeno come Leonardo, se non lo è stato è perché il Milan è una società, mentre la Juventus di oggi non lo è, fuori di ogni dubbio. Avendo fallito quel tipo di profilo professionale ritengo che adesso ci voglia un allenatore in grado di pensare il calcio in maniera totale. Io non impazzisco per Rafa Benitez, ma ritengo che un allenatore così potrebbe andare molto bene, così come Prandelli che però, per essere juventinovero, dovrebbe fare una cosa: come a Firenze agli ex juventini chiedono di rinnegare la propria juventinità, ebbene, se volesse tornare, dovrebbe recidere in modo deciso il cordone ombelicale che lo lega a Firenze, perché le posizioni ambigue non sono sono posizioni che poi fanno convergere il consenso. C'è bisogno di dedizione totale, di una persona convinta, consapevole ed orgogliosa di poter lavorare in una delle società più prestigiose del mondo: la Juventus.


 

 
 
 

THE DAY AFTER: Inter intercettata e sorpassata alla curva Calciopoli

Post n°351 pubblicato il 12 Aprile 2010 da nick66
 

Non sarà lo striscione dell’ultimo chilometro ma poco ci manca. Quando restano solo cinque giornate alla fine del campionato si materializza alla curva Calciopoli il sorpasso della Roma sull’Inter. Sembra un romanzo con un lieto fine forse scritto troppo presto quello della squadra allenata da Ranieri, ma la certezza è quella di poter vivere un finale di stagione più aperto che mai. Ci aspetta una settimana caldissima in cui, senza forse, la partita più importante per il calcio italiano si giocherà in un giorno feriale nell’aula di un Tribunale e si tratterà di una curva in cui qualcuno potrebbe sbandare di brutto. Poi arriveranno due partite dall'incrocio suggestivo come Inter-Juventus e il derby Lazio-Roma. Ma mentre la Roma potrà preparare al meglio il derby disponendo di una settimana di lavoro, i nerazzurri hanno pure la seccatura di una Coppa Italia da non mollare nella partita di andata a Firenze, l’anticipo contro la Juventus da onorare e poi finalmente il sogno della Champions contro il Barcellona. Roba da risvegliarsi ricoperti da gigantografie della squadra sul giornale dalla carta rosa nel caso dovesse andare tutto bene, o magari destarsi tutti sudati dopo un incubo, ritrovandosi a mani vuote, e magari con un processo sportivo riaperto a degradare le truppe morattiane di uno scudetto di cartone e chissà che altro.

L’aria farsopolesca di questi giorni sembra aver chiarito le idee a molti innamorati della Juventus riguardo a come andarono le cose nell’estate 2006. A Torino ci sono stati i soliti inutili e controproducenti cori contro i giocatori, ma il bersaglio grosso della contestazione si è spostato su dirigenza e proprietà. Il motivo prevalente non è nemmeno più quello di aver fallito miseramente il famoso progetto, ma la consapevolezza, ormai radicata nei più, che proprietà e dirigenza non hanno mosso un dito per difendere la società nell’estate di Calciopoli, forse per la troppa voglia di scaricare dirigenti diventati troppo scomodi. Benvenuti a Farsopoli anche per i nuovi arrivati. Il tutto detto senza ironia, ma con molta amarezza. Quanto a proprietà e dirigenza si può dire che comunque ben difficilmente si poteva farla franca prendendo per il naso milioni di (clienti) tifosi toccati sul vivo della propria passione. Il conto da pagare è salato, perché l’unica via d’uscita è quella della totale rifondazione societaria, che allontani gli sventurati protagonisti di questo sfascio nel più breve tempo possibile.

Intanto contro il Cagliari i bianconeri hanno racimolato tre punti di speranza grazie al gol del solito indomabile Chiellini, nonostante la prova non certo esaltante a livello di squadra. Davanti ai sardi in caduta libera (un punto nelle ultime sei partite e, se allarghiamo il quadro, solo due punti nelle ultime nove) Zaccheroni ha schierato un 4-4-2 tutto muscolare, come quando si scende in campo per non prenderle, e buon per lui che Cossu abbia centrato la traversa prima che Chiellini supplisse in fase realizzativa agli impresentabili Amauri e Iaquinta. Nonostante la vittoria, sembra allontanarsi la possibilità di centrare la qualificazione alla prossima Champions per la Juventus per via delle contemporanee vittorie del Palermo, trascinato da un Miccoli dal look sempre più tamarro, ma decisivo quanto basta sul rettangolo di gioco, e della Sampdoria, che si è aggiudicata il derby della Lanterna con il gol decisivo di Cassano. Alla penultima di campionato potrebbe essere decisivo lo scontro diretto Palermo-Sampdoria: entrambe precedono i bianconeri di tre punti ed il Palermo è pure in vantaggio negli scontri diretti. Se la Juventus vuole inserirsi nella lotta fra le due squadre che la precedono ha l’obbligo di inseguire l’intera posta nella prossima trasferta di San Siro contro l’Inter. Il Napoli, che cade inopinatamente in casa nell’anticipo contro il Parma, sembra invece aver perso definitivamente le speranze di agganciare il quarto posto, e anche per un posto nella prossima Europa League è costretto a rincorrere. 


Oltre la palude di metà classifica di squadre che al campionato non hanno più nulla da chiedere, si ravviva la lotta per non retrocedere, in cui l’Udinese compie un decisivo salto in avanti espugnando Livorno; ma anche la Lazio coglie una vittoria fondamentale sulla strada della salvezza vincendo a Bologna ed inguaiando i felsinei, ora solo a quattro punti dalla terzultima piazza occupata dall’Atalanta, battuta all’Olimpico dalla nuova capolista. Alla terzultima giornata è in programma Atalanta-Bologna, che potrebbe emettere verdetti importanti. Rimane appesa a un filo la salvezza del Siena che vince in rimonta contro il Bari, ma che è atteso da un calendario molto impegnativo. Sembra già spacciato il Livorno, solo la matematica non condanna ancora gli amaranto.



TOP DI GIORNATA

Ghezzal (Siena). Se il Siena ha ancora qualche speranza di salvezza lo deve a lui, autore di una decisiva e spettacolare doppietta grazie alla quale raggiunge per ben due volte il Bari sul pareggio, prima che Rosi metta a segno il gol vittoria. Prodigiosa la seconda rete segnata da Ghezzal con una palombella da fuori area che si è insaccata all’incrocio dei pali alla destra di Gillet.

Chiellini (Juventus). Se la Juventus finalmente non incassa gol dopo 19 partite buona parte del merito è sua. Giorgione realizza pure il gol della vittoria bianconera e ne avrebbe addirittura segnati due, se non si fosse intromesso sciaguratamente Iaquinta sulla traiettoria di un gol già fatto.



Ranieri (all. Roma). Non è che la Roma disputi una grande partita, ma quello che è importante è che aggiunge in classifica i tre punti del sorpasso. Nulla è ancora fatto, ma l’essere arrivati in vetta a questo punto rende merito all’allenatore giallorosso, che sta riuscendo ad essere profeta in patria. Durante Juventus-Cagliari ci sono stati due boati ad accogliere i gol della Roma e proprio i lupacchiotti, statene certi, faranno un gran tifo per la Juventus che venerdì scenderà in campo contro l’Inter a San Siro. Miracoli del calcio!

FLOP DI GIORNATA

Bologna. Sciupa il doppio vantaggio e si suicida letteralmente uscendo addirittura sconfitto al Dall’Ara contro la Lazio. Quinta sconfitta consecutiva per i rossoblu che si ricacciano nei guai.

Livorno. Perde gli ultimi spiccioli di salvezza uscendo sconfitto in casa contro l’Udinese. Nel 2010 il Livorno ha messo insieme una vittoria, 5 pareggi e 10 sconfitte. Ora, con 9 punti da recuperare a cinque partite dalla fine, gli amaranto sembrano essere già sull’ascensore che scende diretto in serie B.

Mazzarri (All. Napoli). Perde le staffe e una partita da vincere assolutamente; e si lamenta inutilmente per le scelte arbitrali che ritiene avverse. Ma è il secondo tempo giocato dai suoi che è stato gravemente insufficiente e i tre gol non li ha segnati l’arbitro, ma il Parma.

 
 
 

THE DAY AFTER: Se il vulcano è giallorosso la cenere è bianconera

Post n°352 pubblicato il 19 Aprile 2010 da nick66
 

Nella settimana in cui un vulcano che si ridesta mette in ginocchio mezza Europa, sul calcio italiano è quello giallorosso che continua ad eruttare che è una meraviglia. Due zampilli di Vucinic hanno ribaltato le sorti di un derby che sembrava stesse prendendo una gran brutta piega per Totti e compagnia. Invece, succede che Floccari fallisca il rigore del 2-0 laziale e, in un quarto d’ora, il montenegrino ribalti la partita. E che dire di "cuor di leone" Ranieri che nella ripresa fa accomodare in panca Totti e De Rossi per schierare Menez e Taddei? Giù il cappello, ma è un refrain ormai. A Roma sembra che abbiano già vinto lo scudetto. Calma e gesso, mancano ancora quattro partite, e il vantaggio è solo quello di un punticino. La squadra che dell’Onestà ha fatto una bandiera è, infatti, sempre là, ad un'incollatura, dopo aver regolato la Newventus che annaspa sempre di più in classifica. La colata distruttiva del progetto quinquiennale sui bianconeri sta riuscendo nel miracolo di dare i suoi frutti addirittura con un anno di anticipo: ormai quella che fu la Juventus è ridotta in cenere. Ma, se mai ci fosse la speranza di rinascere come un’Araba Fenice, giammai dovrebbe essere chi l’ha ridotta in questo stato a propinarci pillole di futuro. Ormai sentire Blanc che parla di Juventus è peggio che sentire Moratti parlare di onestà. E il fallimento bianconero spiega meglio di ogni altra parola il perché l’arrogante francese sia riuscito in una impresa tanto imprevedibile come quella di superare un Moratti, nella speciale classifica dell'indesiderabilità. Oggi la Newventus è fuori pure dall’Europa di serie B, con la Sampdoria che vola a +6, grazie a Pazzini che al 94’ scorna il Diavolo, con il Palermo che al 95’ acciuffa il pari a Cagliari andando a +4, con il Napoli che espugna il San Nicola e la scavalca andando a +2. Mancano ancora quattro chiese al termine di questa via crucis e, anche se dovessero arrivare altrettante vittorie, potrebbero non bastare a raggiungere l’obiettivo del quarto posto. Anche il Milan, perdendo a Marassi, ha alzato bandiera bianca riguardo a qualsivoglia velleità di primato, ma il terzo posto raggiunto con gli Oddo e i Favalli in campo, vale come un primato. I rossoneri a fine stagione perderanno pure Leonardo. Inequivocabili le sue espressioni in sala stampa, che dicono molto più di qualunque dichiarazione. La lotta per non retrocedere si accende grazie all’incrocio di alcuni risultati che rilanciano l’Atalanta, ora a soli 2 punti dal Bologna e 3 dalla Lazio. Gli emiliani hanno pure racimolato un punto dalla trasferta di Udine, ma su di loro pesano enormemente le 5 sconfitte consecutive precedenti. Alla terz’ultima c’è in programma lo scontro diretto Atalanta-Bologna, che potrebbe essere un vero e proprio spareggio salvezza. Non si arrende nemmeno il Siena, capace di strappare un punto dalla trasferta di Catania, ma una salvezza a -6 dal quart’ultimo posto, a 4 giornate dalla fine, richiederebbe, a questo punto, un vero e proprio miracolo sportivo. 


TOP DI GIORNATA

Ranieri (All. Roma). Mette in campo la squadra sbagliata e sarebbe da flop; poi nell’intervallo prende il coraggio a due mani e cambia Totti e De Rossi inserendo Menez e Taddei, che risulteranno decisivi nelle azioni dei gol. Sono lontani i tempi in cui gli faceva paura Pieri (un Sampdoria-Juventus finito 0-0 del campionato 2007-2008)

Lavezzi (Napoli). Rilancia il Napoli sulla strada che porta alla Champions League, segnando una doppietta che mette in luce tutte le sue qualità balistiche, grazie alle quali il ciuccio espugna il difficile campo di Bari.

Atalanta. I bergamaschi non si arrendono e vincendo contro la Fiorentina riaprono i giochi per la salvezza. C’è da giurare che sabato prossimo giocheranno a San Siro con il coltello fra i denti.

FLOP DI GIORNATA

Sissoko (Newventus). Riesce a fare peggio di Muntari contro il Catania. In un minuto perde pericolosamente la palla al limite della propria area, quindi entra fallosamente concedendo agli avversari una pericolosissima punizione, poi si fa cacciare per un’entrata scomposta che gli costa il secondo giallo. E’ lui l’uomo partita.

Ledesma (Lazio). Fa la sua partita, ma si fa cacciare per uno stupido applauso ironico dall’arbitro. Una leggerezza che costringerà la Lazio a fare a meno di lui almeno per due partite che si preannunciano delicatissime per i compagni sulla strada della salvezza. Imperdonabile!

Newventus. E’ l’unica in lotta per un posto Champions che non fa punti e vede scappare le antagoniste. Ora 4 successi di fila (?) potrebbero anche non bastare. Intanto è arrivata la sconfitta n° 13. Nell’arco di un campionato, solo nella stagione 1961-62 andò peggio con 15 sconfitte. Non ci sono giustificazioni.

 

 
 
 

LA LEZIONE DEL DOTTORE

Post n°353 pubblicato il 01 Maggio 2010 da nick66
 

 

La speranza è diventata realtà. L’attesa per una presidenza degna della storia e del prestigio della Juventus è stata lunga. Quattro anni sono trascorsi da quel fatidico 7 maggio in cui John Elkann prese le distanze dalla dirigenza che di lì a poco sarebbe stata inghiottita dalle sentenze di Calciopoli. “Siamo vicini alla squadra e all’allenatore” disse il nipote dell’Avvocato, consegnando, di fatto, anche la società alle pesanti sentenze sportive che la condannarono. Lo sconsolante andamento della Juventus di quest’anno ha accelerato un destino che pareva segnato. Andrea Agnelli presidente, riprendendo un solco bruscamente interrotto in quella maledetta estate. Andrea presidente come il nonno Edoardo che guidò la Juventus (dal 1923 al 1935) nella leggendaria impresa di conquistare cinque scudetti consecutivi dal 1930 al 1935, come lo zio Gianni, presidente dal 1947 al 1954, ma soprattutto come il papà Umberto, giovanissimo presidente della Juventus della prima stella, quella di Boniperti, Sivori e Charles, che si aggiudicò tre scudetti in quattro anni. Umbertò rilevò a ventidue anni la società in uno stato di profonda crisi. Dopo un breve periodo di reggenza diventò presidente nel 1956, un anno in cui la Juventus conquistò la salvezza alla penultima di campionato vincendo contro la Triestina. Tale era la crisi che negli ambienti torinesi si vociferava addirittura di una possibile fusione con il Torino che versava in gravi difficoltà. Nell’estate del 1957 arrivarono in un colpo solo Charles e Sivori e la storia bianconera si colorò di una delle pagine più belle e affascinanti della propria storia. La crisi di oggi non è certo paragonabile a quella di allora, ma i punti di contatto sono evidenti. Anche oggi Andrea, come successe a Umberto, è chiamato a rifondare una società dopo un periodo grigio di risultati, aggravato dall’indimenticato atteggiamento rinunciatario assunto dalla proprietà e dalla dirigenza juventina riguardo alla vicenda di Calciopoli. La storia si ripete a cinquant’anni e passa di distanza. Sebbene il Dottore fosse persona razionale con l’occhio lungo sul bilancio, in quella fatidica estate del 1957 prese il coraggio a due mani. Gli arrivi di Charles e Sivori non furono quelli di due giocatori qualsiasi, ma il meglio allora in circolazione. Omar Sivori era considerato il miglior calciatore argentino che avrebbe poi anche vinto il pallone d’oro del 1961 vestendo la maglia bianconera, mentre il gallese John Charles era il meglio che potesse esprimere il campionato inglese. Furbo, rapido e dotato di classe sopraffina Sivori, mentre potenza, colpo d testa e fisicità rappresentavano le caratteristiche del “gigante buono” gallese. Segnarono 50 gol in due nel campionato del decimo scudetto (28 Charles, 22 Sivori) integrandosi alla perfezione nei meccanismi offensivi bianconeri. Furono scelte coraggiose e impegnative economicamente, ma lungimiranti quelle della Juventus della prima stella che consentirono l’apertura di un ciclo di vittorie straordinarie. Arrivarono tre scudetti e due coppe Italia nell’arco di quattro anni in cui mancò l’affermazione in ambito europeo soprattutto per mancanza di mentalità. Contava il campionato e gli intermezzi settimanali della Coppa dei Campioni venivano considerati dai giocatori come delle solenni seccature. Andrea la lezione della storia l’ha certo studiata, lo si è capito dalla breve conferenza stampa di esordio. Il presidente che ogni juventinovero aspettava da almeno quattro anni è chiamato a scelte coraggiose per rifondare quadri societari e tecnici. Si faccia il possibile per tralasciare le vie di mezzo. Serve semplicemente il meglio per riannodare i fili di una grande storia spezzata un’estate di quattro anni fa.

 
 
 

THE DAY AFTER: Ve lo ricordate l'Heysel?

Post n°354 pubblicato il 10 Maggio 2010 da nick66
 



Minacce di morte e una partita a porte chiuse a Genova. Decine di bombe carta e una partita sospesa per qualche minuto a Torino, dove si finisce con il seguire l’alternarsi di risultati che provengono dagli altri campi. Il “boato” sportivo c’è quando segna il Chievo, mentre l’oooohhh della delusione arriva quando pareggia l’Inter; giubilo se segna la Roma e uno striscione per Totti additato come “uno di noi” per aver rifilato una pedata a Balotelli, beccato con il solito coro. Il campionato è Inter-Roma, sui giornali Mourinho e Ranieri si stuzzicano in modo evitabile, mentre la Juventus aspetta solo che questa disgraziata stagione sia consegnata agli archivi in attesa della rinascita che verrà. L’Inter ha rischiato di aggiudicarsi lo scudetto con una partita di anticipo vincendo contro i clivensi sollazzandosi con un pirotecnico 4-3, mentre la Roma è riuscita solo nel finale a rimontare lo svantaggio contro il Cagliari grazie a una doppietta del suo capitano. Tutto rimandato all’ultima giornata con i giallorossi a sperare che il Siena sia per l’Inter quello che il Lecce di Barbas e Pasculli fu per la Roma nel campionato 1985-86. Quella volta la Juventus vinse avendo staccato la Roma alla penultima giornata grazie a una vittoria di misura contro il Milan. Il calendario regala anche quest’anno un Milan-Juventus, che però vale meno di un Trofeo Berlusconi. Il Milan ha già messo al sicuro la terza piazza buona per accedere direttamente al tabellone principale della prossima Champions League, mentre per la Juventus vincere o perdere sarà lo stesso. Anzi, se dovesse perdere eguaglierebbe il record negativo di sconfitte in campionato conseguito nel 1961-62. Niente male su 113 anni di storia! Per il quarto posto valido per accedere ai preliminari per la Champions sgomiteranno fino all’ultima curva Sampdoria e Palermo, che nello scontro diretto si sono equivalse sancendo un pareggio più che mai “di rigore”. Sembra poter essere in discesa il turno della Sampdoria, che affronterà a Marassi il Napoli già sicuro della qualificazione diretta in Europa League grazie alla doppietta con cui Quagliarella ha condannato matematicamente anche l’Atalanta alla retrocessione. Il vero sconfitto di giornata è il calcio italiano, che alza bandiera bianca costringendo un prefetto a far disputare una partita di campionato a porte chiuse e non sa far molto di più che interrompere per pochi minuti partite sui cui spalti continuano a venir lanciate pericolose bombe carta. Eppure la storia del tifo bianconero deve pur aver insegnato qualcosa senza per questo dover scomodare gli angeli dell’Heysel. O no?

TOP DI GIORNATA

Totti. Reagisce, tenendo in corsa la Roma con una doppietta, alle critiche piovutegli addosso dal Presidente della Repubblica in giù. Che aveva fatto? Aveva scalciato Balotelli meritandosi il cartellino rosso senza sapere che, per quel gesto, si sarebbe pure beccato del razzista. Guai a toccare Balotelli in questo paese perbenista che evoca il razzismo ad ogni scemenza!

Di Natale. Con la doppietta di oggi va oltre i 100 gol segnati in serie A e viene incoronato dai compagni di squadra. Con 28 gol segnati è l’ormai imprendibile capocannoniere del torneo. Applausi!

Quagliarella. Anche lui autore di una doppietta, regala la certezza della qualificazione all’Europa League al suo Napoli. Una stagione a luci ed ombre per il bomber napoletano, che comunque ha segnato fini qui 11 gol come gli osannati Cavani e Pellissier. Non male!

FLOP DI GIORNATA

Il calcio italiano. Far disputare Genoa-Milan a porte chiuse è una sicura sconfitta del calcio italiano e delle istituzioni che lo governano. Essere incapaci di fermare e condannare gli idioti che lanciano le bombe carta negli stadi è la più grave dimostrazione di inettitudine in tempi in cui gli stadi sono governati da decine di telecamere. Le istituzioni nostrane sono ancora alle prese con il problema stadi e il comodo scaricabarile sulle società, che con la responsabilità oggettiva rimangono in balia dei ricatti delle parti più becere delle tifoserie. Il nostro è un Paese cui piace evidentemente continuare a fare della demagogia. E qualcuno ha il coraggio di invocare gli Europei 2016 in Italia?

I bombaroli. Ancora una volta all’Olimpico di Torino sono andati in scena loro: i bombaroli. Decine le bombe carta lanciate e inspiegabile come l’arbitro non abbia interrotto prima l’incontro per far sì che smettesse l’increscioso spettacolo. In questo modo certe frange della tifoseria bianconera finiscono per far perdere tutti gli juventini, riuscendo nella poco lusinghiera impresa di far peggio della propria squadra.

Zaccheroni. Ha fallito! E’ riuscito a far peggio pure di Ferrara mettendo insieme una media punti addirittura inferiore (1,37 contro 1,57) a quella di chi l’ha preceduto. Anche oggi tiene in panchina l’elemento più in forma, Candreva, per affidarsi al fallimentare 4-3-1-2 di gente bollita o con la valigia già in mano. Anche in sala stampa si arrovella si dichiarazioni fuori dal tempo riguardo al “potenziale della squadra che non è questo” e al fatto di aver potuto solo “gestire la squadra e non allenarla”. Patetico!

 
 
 

CON JUVENTUS-PARMA, FINALMENTE CHIUSA L'ERA DEL "PROGETTO"

Post n°355 pubblicato il 10 Maggio 2010 da nick66
 

 

Aspettando che inizi l’era di Andrea Agnelli, la Juventus saluta il proprio pubblico con un’altra sconfitta (la sesta casalinga). E’ la quattordicesima in campionato, ne manca solo una per eguagliare il primato negativo della stagione 1961-62. C’ è una sostanziale differenza però rispetto a cinquant’anni fa. La squadra di allora, dopo aver conquistato tre scudetti e due coppe Italia negli ultimi quattro anni, era arrivata alla fine di un ciclo vincente senza sostituire adeguatamente Boniperti, con il vizio di un Sivori bizzoso e con un Charles a mezzo servizio. La Juventus di oggi è invece al capolinea di un fantomatico progetto quinquennale abortito con un anno di anticipo. Sono stati per lo meno un centinaio i milioni di euro dilapidati in disastrose campagne acquisti dalla palese incompetenza di chi si è preso sulle spalle la gestione dell’area tecnica bianconera nel post Calciopoli. E oggi appare inspiegabile come Andrea Agnelli sia costretto ad imbarcare come futuro a.d. il fardello di Jean-Claude Blanc, il maggiore responsabile di questo fallimento, nel progetto di rifondazione della casa bianconera. E' suo il merito del nuovo stadio? Sarebbe un po’ come rendere gli onori all’ultimo staffettista che vince una gara, ignorando chi il testimone del nuovo stadio lo portava già dal 1997, per vederselo sfilare dalle mani nell’imboscata dell’estate del 2006. Fu la fine di un’era, quella dei dodici anni della Triade.

Anche quella contro il Parma è stata a suo modo una partita storica, perché ha segnato la fine di un’altra era, la più disastrosa della storia bianconera. Dalla discutibile gestione di Calciopoli alle cobollate, dall’assenza di un progetto tecnico adeguato alla sciagurata concentrazione delle tre cariche più importanti sulle spalle dell’uno e trino francese. Quello che è successo è una logica conseguenza di scelte tanto tafazziane. L’ultima della serie si è rivelata quella di affidare la panchina a un pensionato che forse nello spogliatoio sarà pure riuscito a fare lo psicologo, ma che come allenatore è riuscito a fare peggio di chi l’ha preceduto. Zaccheroni ha totalizzato una media punti di 1,37 a partita (22 punti in 16 partite), mentre Ferrara ha una media di 1,57 punti a partita (33 punti in 21 partite). Anche nel caso di una vittoria a San Siro lo score di Zac risulterà peggiore di quello di Ciro. Contro il Parma è andato in scena il solito copione. Una squadra improbabile con poco ritmo, e che ha giocato a strappi, incapace di manovrare trame di gioco degne di una squadra di livello. Tutto quello che è riuscita a fare è stato quello di affidarsi a ripartenze senza sbocchi o perché Diego (quello dei due tocchi...) caracollava con la palla fino a quando la perdeva, oppure perché magari Melo sbagliava l’appoggio, mentre Marchisio si ingrigiva con il passare dei minuti e Poulsen si preoccupava del suo compitino. Ma diciamo anche che con la staticità dei due là davanti non dev’essere facile fare i centrocampisti. Poco si poteva pretendere dalla spinta sulle fasce dal rientrante Caceres e da un De Ceglie che ha confermato una volta di più i propri limiti. In difesa sono state forti le responsabilità di un Cannavaro improponibile sul secondo gol degli ospiti, mentre Chiellini, oltre a tamponare, ha cercato generosamente anche di spingersi in avanti, pur se con poco costrutto.

Interesserà la statistica il fatto che Del Piero, con il gol segnato oggi, il numero 177, è arrivato a una sola rete di distanza da Boniperti quanto a reti segnate con la maglia bianconera in campionato. Ci perdonerà il capitano se comunque troviamo stucchevoli le ormai solite celebrazioni autoreferenziali che arrivano dal suo palchetto, visto lo stato in cui versa la squadra. Difficile fare peggio, ma non impossibile, perché ci sono stati i soliti imbecilli che hanno inscenato una protesta a botti di bombe carta, con il rischio di far sospendere la partita. Fra tutte le forme di contestazione quella dei bombaroli ci sembra la più stupida e penalizzante, anche per chi avrebbe tutto il diritto di fischiare e chiedere che qualcuno paghi il conto per lo sconcio di questo campionato.

 

 
 
 

FINE CORSA A SAN SIRO PER LA PEGGIOR JUVE DI SEMPRE!

Post n°356 pubblicato il 16 Maggio 2010 da nick66
 

Finisce nel peggiore dei modi il campionato della Juventus. Un’altra sconfitta, la quindicesima, e pure pesante, a eguagliare il record negativo del campionato 1961-62. Ma quella era una squadra che aveva vinto tanto ed era arrivata a fine ciclo. Quella di oggi è la Juventus più brutta di tutti i tempi in confronto alle aspettative. Si parlava addirittura di scudetto nel ritiro di Pinzolo l’estate scorsa: e un Blanc gonfio di orgoglio si vantava di aver giocato d’anticipo per acquistare Diego e di aver preso Felipe Melo in un lampo. A San Siro i 50 milioni dilapidati dal francese stavano seduti fianco a fianco in tribuna, ufficialmente per noie muscolari. In campo è andata una squadra nemmeno in grado di giocare con dignità. Una Juventus degradata a sparring partner, lunga e accademica, slegata fra i reparti e incapace di essere incisiva, se non con qualche velleitaria conclusione dalla distanza, Ma dopo un quarto d’ora era già sotto di un gol, dopo mezz'ora i gol sono diventati due. E allora Buffon, fra il primo e il secondo tempo, deve proprio aver detto “Basta!” Il portierone è rimasto nellospogliatoio sostituito fra i pali da Manninger. E’ arrivata poi anche la terza rete ad umiliare la maglia bianconera, indegnamente indossata da troppi pedestri protagonisti. Salvare qualcuno è veramente arduo. La voglia di veder fare piazza pulita è forte e mai come in questo caso sembra essere giustificata. Piazza pulita innanzitutto di una dirigenza profondamente inadeguata.

Assurdo che, invece, sembra, nella rifondazione cui è chiamato Andrea Agnelli, si possa salvare proprio l’uno e trino artefice del fallimentare progetto quinquennale. Dispiace per Bettega: se forse non avesse accettato di mettersi con questa armata brancaleone magari farebbe parte, a furor di popolo, del nuovo corso. Si è bruciato da solo; forse sarebbe stato meglio che, ai primi dissapori con Blanc, avesse salutato tutti, a testa alta. Così non è stato e oggi si trova pure lui a vedersi addossate colpe che sono invece soprattutto di chi ha pensato di nascondersi dietro le sue spalle. Congedato un allenatore di passaggio distintosi per aver fatto peggio di chi l’ha preceduto, si arriva alla squadra. Chi tenere, a parte Chiellini e Marchisio, in un progetto di gioco che probabilmente tornerà al 4-4-2? Del Piero? Ho sperato fino all’ultimo in un suo gol a San Siro che gli facesse raggiungere il record di gol in bianconero detenuto da Boniperti: magari si sarebbe convinto a disputare il prossimo campionato negli Stati Uniti o in Giappone, come a fine carriera accadde a Bettega, che poi tornò in veste di dirigente. Dovrebbe pure arrivare prima o poi il momento di dire basta; ma evidentemente per il trentaseienne capitano bianconero questo momento non è ancora arrivato. Ma la fine ingloriosa di questo campionato dovrebbe pur spingere chi è chiamato a rifondare questa società a scelte coraggiose. Quando si raschia il fondo del barile non ci possono essere sentimentalismi che tengano.

 

 
 
 

LA JUVENTUS DEL DOTTORE...

Post n°357 pubblicato il 20 Luglio 2010 da nick66
 

Il 9 giugno 1957 si gioca la penultima giornata del campionato di calcio di serie A. In cartello c’è Juventus - Triestina. Una sorta di spareggio salvezza perché ai bianconeri serve la vittoria per scongiurare il pericolo di retrocedere in serie B. Al termine di una partita rocambolesca Boniperti e compagni vincono 4 a 3 e raggiungono la salvezza matematica. Sono annate strane in casa Juventus perché la società sta attraversando una crisi di risultati che desta serie preoccupazioni riguardo al futuro. Sono anni in cui si vocifera anche di una possibile fusione con il Torino che crea scompiglio e malumore nella tifoseria bianconera. E’ a questo punto che si impone la svolta con Umberto Agnelli “il Dottore” che rompe gli indugi e assume la presidenza della società. Arrivano Charles e Sivori e sarà un ciclo di vittorie raccolte nell’irripetibile atmosfera di quegli anni di boom economico, di un’Italia che si ammala di calcio riempiendo gli stadi e aprendosi agli anni della Dolce Vita. Dal 1957 al 1961 sotto la guida di un presidente ragazzino, arriveranno tre Scudetti e due Coppe Italia a premiare una delle Juventus più forti e suggestive di tutti i tempi. E’ una storia che qui è legata a quella di un’altra Juventus, quella della Triade, perché anch’essa voluta fortissimamente da Umberto Agnelli oltre trent’anni dopo. Arriveranno altri successi fino all’avvento di Calciopoli che ridurrà in cenere una squadra fra le più forti di oltre un secolo di storia bianconera. Riuscirà la Vecchia Signora del calcio a rinascere come l’Araba Fenice?



 
 
 

JUVENTUS-INTER, LA PARTITA FANTASMA...

Post n°358 pubblicato il 17 Agosto 2010 da nick66
 

Juventus-Inter è sempre stata una partita particolare, ma lo è stata ancora di più nel campionato 1960-61. Prima la sospensione dell'incontro con la vittoria a tavolino (...) per l'Inter, poi la decisione di far ripetere la partita. I nerazzurri si demoralizzano, con un "Clamoroso al Cibali!" Sandro Ciotti a "Tutto il calcio minuto per minuto", fa capire che l'Inter sta affondando. Alla Juve basta un pareggino in casa contro il Bari per portarsi a tre punti e aggiudicarsi matematicamente lo scudetto. A nulla servirà il replay di Juventus-Inter passato alla storia per la decisione dell'Inter di schierare la squadra primavera...
 

 
 
 

LA "PRE" RECENSIONE DI ANTONIO CORSA PER WWW.UCCELLINODIDELPIERO.COM

L'amico Antonio Corsa, direttore dell'animatissimo blog www.uccellinodidelpiero.com, mia ha fatto la gradita sorpresa di riservare una "pre" recensione a "La Juventus del Dottore. Un grazie particolare ad Antonio! Questo è il link. Buona lettura...

 
 
 

ACCENDI UN CERO...

Post n°361 pubblicato il 01 Settembre 2010 da nick66
 



Altro che stelle, qui c’è veramente da accendere un cero a questa Juventus. Prima le sentenze di Calciopoli, poi quattro anni di gestione indegna, ed ora qui a ricostruire società e squadra. Quel “ripartiremo dal basso” pronunciato da John Elkann nell’estate del 2006 è tremendamente attuale. Mai come in quest’estate c’è la sensazione di dover ripartire da zero, in una situazione conflittuale con chi si aspettava che finalmente, con il ritorno di Andrea Agnelli, la Juve tornasse a fare la Juve. Come? Vincendo. Fedeli all’invito di Marotta abbiamo aspettato fino all’ultimo minuto che potesse succedere qualcosa di significativo, ma l’attesa è stata vana e anzi, alla fine, mortificante.

Mentre a Milano c’è chi ha assestato un colpo dopo l’altro e chi ha ancora la pancia piena, alla Juventus si chiudono i battenti di una campagna di rafforzamento che desta non poche perplessità. Si tratta di dubbi che non nascono in riferimento ad ardite comparazioni con le milanesi o magari con la Roma. L’obiettivo imprescindibile è raggiungere almeno il quarto posto e la qualificazione agli spareggi per l’accesso al tabellone principale della Champions League. Ma oggi, almeno sulla carta, è difficile poter affermare con sicurezza che la squadra allestita da Marotta e dai suoi collaboratori sia competitiva per raggiungere questo traguardo. Non sembrano essere meno attrezzate Palermo, Napoli, Genoa, Fiorentina e magari qualche altra. E’ il quadro complessivo della campagna acquisti che lascia interdetti. La Juventus è voluta ripartire praticamente azzerando la situazione pregressa, sposando un nuovo modulo con la scelta di Del Neri e il ritorno a un rigido 4-4-2. L’esigenza di allestire una squadra all’altezza dei preliminari di Europa League ha condizionato inevitabilmente il percorso di questa sessione di mercato bianconera, ma al 31 agosto è doveroso tirare le somme, magari sezionando la rosa ruolo per ruolo e abbozzando un personale voto di sintesi.

In porta: E’ stato acquistato Storari pagandolo piuttosto caro se rapportato ai suoi 33 anni, ma è un portiere che dà sicurezza in attesa di recuperare Buffon. Manninger eterno secondo.
Giudizio: Buono

Gli esterni bassi: A destra, a far coppia con Grygera, è arrivato Motta dall’Udinese (via Roma), Ranieri gli ha preferito Cassetti. A sinistra è rimasto De Ceglie e, nelle ultime ore di calciomercato, è arrivato Traoré dall’Arsenal. Le qualità il ragazzo risulta avercele, ma non sono pochi gli infortuni che l’anno scorso l’hanno talmente condizionato da consentirgli di scendere in campo solo 9 volte in Premier League. E’ una bella scommessa, e pure azzardata.
Giudizio: Mediocre

I difensori centrali: Con l’arrivo di Rinaudo dal Napoli è stata completata la quaterna di centrali. L’acquisto più importante è stato Bonucci dal Genoa (via Bari) impiegato in queste prime partite in coppia con Chiellini. Sulla carta è una coppia ottima, ma entrambi avrebbero bisogno di essere guidati da chi in difesa è più portato a dettare i tempi. Proprio per questo Legrottaglie potrebbe tornare molto utile, magari in coppia con Bonucci, con Chiellini spostato sulla fascia sinistra per ragion di stato. A mali estremi...
Giudizio: Discreto

Gli esterni alti: Martinez, Pepe, Lanzafame e Krasic. La Juventus si è data da fare soprattutto sulle corsie esterne assicurandosi giocatori piuttosto duttili, da impiegare indifferentemente su una fascia o sull’altra. Più tecnica con Martinez (infortuni permettendo), più quantità con Pepe, molta corsa con Lanzafame, mentre Krasic, per i 15 milioni pagati, dovrebbe assicurare qualità e quantità. Ma poi non è che Pepe e Martinez siano stati pagati molto meno (intorno ai 12 milioni con formule di acquisto diverse).

Giudizio: Sufficiente

I centrocampisti centrali: Ad aggiungersi a due incontristi, Felipe Melo e Sissoko, e un centrocampista che predilige gli inserimenti, Marchisio, non è arrivato un regista, ma comunque Aquilani, che pure sarebbe stato relegato in panchina a Liverpool, è un acquisto che, per tecnica e attitudine, potrebbe diventare il perno della squadra.

Giudizio: Discreto

Gli attaccanti: E’ un reparto che sulla carta sembra il peggio assortito. Non c’è una vera prima punta e la prolificità di Amauri, Iaquinta, Del Piero e del neoacquisto Quagliarella è un’altra scommessa. La media gol degli ultimi due campionati per Iaquinta e Amauri è stata di 9 gol, di 10 per Del Piero, di 11 per Quagliarella. L’unico che per caratteristiche può fare la prima punta è Amauri, senza di lui è un reparto molto improvvisato. Come nota aggiuntiva che non lascia buoni presagi c’è la ricorrenza degli infortuni occorsi in questo ultimo biennio ad Amauri, Iaquinta e all'ormai trentaseienne Del Piero. Quagliarella, poi, non sarà disponibile per l’Europa League
Giudizio: Mediocre

In sintesi la Juventus appare una squadra che assomma pochi punti di forza con molte e forse troppe scommesse, evidenziando dei punti di debolezza veramente preoccupanti per una società che comunque ha il dovere di raggiungere traguardi ambiziosi. La sufficienza più o meno larga che si ottiene come media al giudizio sui reparti lascia presagire una stagione veramente difficile. “Ci sarà da soffrire”, ha detto Del Neri nel dopopartita di Bari, e non ci sono dubbi che andrà proprio così. Accendiamolo questo cero allora e incrociamo le dita anche se, in questo contesto, appare un delitto aver svenduto Diego e aver fatto volare via Giovinco rafforzando un Parma che, alla stregua dei fatti, diventa un’altra temibile concorrente. Poi ci si augura di sbagliare e che Del Neri sia in grado di plasmare un gruppo dalle qualità non eccelse portandolo a raggiungere i traguardi prestabiliti. Peccato che questa sia solo una speranza frustrata oggi dalla realtà dei fatti che dicono altro.

 
 
 

A GAETANO SCIREA...

Post n°362 pubblicato il 03 Settembre 2010 da nick66
 



Il 3 settembre di 21 anni fa se ne andava Gaetano Scirea...

Gaetano è il mito 
Un fuoriclasse in campo e nella vita 
Lo stile Juve fatto a persona
La leggenda toccata con mano 
Con addosso quella maglia 
La più bella di sempre 
Quella Juve ce l'ho ancora negli occhi
Gaetano è il suo Angelo...

 

 
 
 

LA JUVENTUS DEL DOTTORE - LA RECENSIONE DI WWW.JU29RO.COM

Post n°363 pubblicato il 05 Settembre 2010 da nick66
 

di Angelo Ribelle

‘La Juventus del Dottore’: un’opera della nostalgia per chi, come me, quei tempi li ha vissuti, e ne conserva un ricordo dolce, che nemmeno l’amaro presente riesce ad avvelenare; ma anche un’opera paradigmatica per chi può solo riviverli nei racconti che se ne fanno: paradigmatica perché dimostra, non solo con il raziocinio ma anche col cuore, che dall’inferno si può uscire: da una stagione in cui davvero la Juve aveva rischiato la retrocessione, sul campo, ad uno scudetto, conseguito con otto punti di vantaggio.

 Grazie a chi? Grazie al Dottore che, trasportato da genuina passione e consapevole che le grandi sfide richiedono atti di coraggio, non ebbe paura, al momento giusto, di puntare le sue fichessu due grandi campioni: Omar Sivori e John Charles. Fu quello l’inizio di uno splendido cammino, che avrebbe portato la Juventus a cucirsi sul petto la prima stella e ad offrire ai suoi tifosi un mondo di gioie e di emozioni senza eguali. Fu la Juventus del Dottore, perché Umberto, catapultato al vertice giovanissimo, appena ventunenne, seppe portare l’incosciente coraggio dell’età, unito ad una saggezza adulta e ad una profonda competenza calcistica, propria di chi ha il calcio che scorre nelle vene.

 L’autore quei tempi non li ha vissuti, ma li ha saggiamente e amorevolmente ricostruiti appoggiandosi non solo ai nudi dati dei tabellini, ma anche molto spesso alle parole di chi ha fatto e raccontato l’impresa, comprese alcune nobili firme del giornalismo sportivo (quello sì tale era…).

 

E il mosaico dell’opera si arricchisce di tessere di varia natura, ma tutte essenziali per far rivivere il clima in cui quella leggenda maturò: da quelle che ci mostrano uno spaccato della 
Società di allora, l’Italia del boom economico e della Dolce Vita di felliniana memoria, a quelle che ci presentano ritratti ‘viventi’ che ci fanno incontrare, quasi di persona, oltre ovviamente al Dottore, il bizzoso, ribelle, smodato, inarrivabile Sivori e il gigante buono Charles, così come il carismatico Renato Cesarini; a quelle che ci raccontano episodi cardine della leggenda bianconera, da ‘La partita fantasma’, una delle tante puntate della saga dei piagnoni nerazzurri, a ‘La bella di Parigi’, dove per poco la verve di Omar, in una Juve ridotta in dieci da un infortunio a Charles (allora non esistevano le sostituzioni, era un calcio eroico, in cui i calciatori restavano in campo anche menomati, bendati, pur di non lasciare in compagni in inferiorità numerica), non riuscì ad aver ragione del Real di Di Stefano. 

Ma nell’ultimo capitolo un tiro maldestro manda in frantumi il sogno di purissimo cristallo: se di una favola si tratta, per ora il lieto fine non c’è; siamo ancora nel momento in cui l’antagonista, il Male, tiene sotto scacco la Vecchia Signora: i due cavalieri che, grazie ai loro amorevoli servigi, avevano fatto brillare la stella bianconera, non ci sono più, Atropo ha reciso il filo delle loro vite. E senza il Dottore e l’Avvocato la Juve è più sola; e anche noi siamo più soli. Nell’attesa che arrivi un Principe Azzurro che con un bacio spezzi il malefico sortilegio, ci terrà buona compagnia ‘La Juventus del Dottore’.

La Juventus del Dottore, di Nicola Negro, con la prefazione di Salvatore Cozzolino e la collaborazione di ju29ro.com, SBC Edizioni, 2010, pagg. 170

Il libro può essere acquistato online nell’e-shop di SBC Edizioni, ma anche su Internet Bookshop (con lo sconto del 20%), bol.it,Libreriauniversitaria.itwebster.it e Dea Store. Il libro può essere acquistato o richiesto anche presso le librerie tradizionali.

 La Juventus del Dottore - Video di presentazione

 
 
 

"LA JUVENTUS DEL DOTTORE" NICOLA NEGRO E LA VECCHIA SIGNORA

 

Da "Il mattino di Padova" — 13 settembre 2010   pagina 31   
PADOVA . «Certe passioni che ti prendono da piccolo, di solito entrano, presto o tardi, nello scrigno dei ricordi quando si diventa adulti, ma la passione per la Juventus invece è sempre lì, l’entusiasmo e il trasporto sono sempre gli stessi di quell’età». Nicola Negro, 44enne giornalista pubblicista e collaboratore della testata ju29ro.com, parla così della sua fede bianconera ne «La Juventus del Dottore», libro che racconta la storia della Vecchia Signora durante gli anni della presidenza di Umberto Agnelli, nei quali i bianconeri vissero una vera e propria rifondazione, dopo lo «scampato pericolo» della fusione con gli odiati cugini del Torino. L’opera inizia con una data precisa: il 9 giugno 1957, giorno di Juventus - Triestina, spareggio salvezza. Da quella rocambolesca vittoria, un 4-3 che salvò i bianconeri dalla retrocessione in serie B, prende vita un racconto appassionato, una successione di flash e di storie, che il lettore può rivivere come se fosse davanti alla tv, o vicino alla radio.  E la bravura di Negro è stata proprio nel ricostruire alla perfezione tutte le manovre, tutti i gol, come se fossimo parte di quell’undici che si cucì al petto la «prima stella», trascinato dal talento di Boniperti, la fisicità di John Charles e l’estro di Omar Sivori. E non è finita: aneddoti piccanti sui giocatori, retroscena di mercato e commenti alle imprese bianconere da parte delle firme più autorevoli della stampa sportiva dell’epoca come Gianni Brera o Carlo Bergoglio. Il giornalista, al suo libro d’esordio, non ha dimenticato neppure le grandi sfide contro il Padova del paron Nereo Rocco, che a cavallo degli anni sessanta arrivò ai vertici del calcio italiano grazie ai «panzer» Scagnellato, Blason, Azzini e Moro. Con la stessa eleganza vengono ripercorse le stagioni 1961 e 1962, quando il «Dottore» Umberto Agnelli lasciò la presidenza della Juventus a favore del fratello Gianni, l’«Avvocato». Si arriva così alla Triade Moggi - Giraudo - Bettega che, secondo l’autore, precede la morte della Juventus. E la rinascita. Sì, perché Andrea Agnelli è per i tifosi Juventini il simbolo della speranza.

La Juventus del Dottore, di Nicola Negro, con la prefazione di Salvatore Cozzolino, SBC Edizioni, 2010, pag. 170. - (Francesco Vigato)

 

 
 
 

YESTERDAY...

 

Quando l'amico Stefano mi ha fatto la sorpresa di inviarmi questo video non lo sapeva. Era riuscito a mettere insieme due leggende con cui sono cresciuto, due miti che ho amato molto e che tante emozioni mi hanno dato. Mi aspettavo un video che raccontasse della "Juventus del Dottore" a cui ho dedicato la passione e l'amore di un libro. Ma Stefano ci ha messo qualcosa di più: ci ha messo la magia della voce di Paul McCartney senza sapere che quella voce mi ha accompagnato da sempre, prendendomi per mano anno dopo anno, rassicurandomi sulla sopravvivenza del mio mondo, anche nei momenti in cui sembra che qualcosa mi scivolasse via. Un giorno ho scoperto che mentre stavo nascendo all'alba di una calda giornata di Luglio del 1966, I Beatles, in quello stesso momento, stavano suonando al Budokan di Tokyo uno degli ultimi concerti della loro storia. Che emozione pensare che proprio in quel mentre Paul stava intonando Yesterday, e che bella sensazione riascoltarla associata alle immagini di Sivori, Charles e Boniperti che scorrono sullo sfondo. C'è un filo nemmeno troppo sottile che lega tutto questo ed è la passione, la profonda passione di tutti gli attori in gioco e un velo di altrettanto profonda malinconia. Me lo tengo stretto questo mondo di vecchie e sempre nuove emozioni.

 
 
 

INTER-JUVENTUS, MEZZO SECOLO DI "ONESTE" RECRIMINAZIONI

Post n°366 pubblicato il 03 Ottobre 2010 da nick66
 

 

In principio fu Gianni Brera ad averlo un po’ forzatamente battezzato derby d’Italia a metà degli anni Sessanta, poi specialmente i bauscia della Milano bene che tifa Inter hanno rilanciato la definizione cercando di appioppare un significato particolare a una partita che il più delle volte non ha avuto storia. Fra Inter e Juventus il bilancio per gli incontri di campionato dal 1929-30 ai giorni nostri pende nettamente dalla parte bianconera. Considerando tutte le partite disputate, le statistiche consegnano 72 vittorie alla Juventus, 44 all’Inter e 38 pareggi. E’ vero però che, da Calciopoli in poi, quando si incontrano Juventus e Inter non è più una partita come le altre anche per gli juventini. C’è ancora la rabbia, la consapevolezza di avere subito un’ingiustizia e il sentimento di rivalsa rispetto a una storia deviata dalle sentenze del processo sportivo dell’estate 2006, c’è la voglia di riaffermare un complesso di superiorità che nessuna vittoria interista post Calciopoli ha scalfito davvero. C’è il fuoco della passione che cova sotto quella cenere in cui è stata ridotta la Juventus da quelle sentenze, una società che, con la presidenza di Andrea Agnelli, sta faticosamente provando a rinascere. Dall’altra parte, ribattezzata ormai da quasi un lustro "quella degli onesti", c’è sempre stato, e continua ad esserci, un continuo fare riferimento ai presunti torti subiti nel passato nonostante i successi degli ultimi anni. “L'Inter non ha mai saputo perdere e non ha ancora imparato a vincere” è stata questa la risposta di John Elkann rispetto all’ultima, ennesima allusione di qualche settimana fa del patron interista Massimo Moratti.

C’è una data di inizio per queste lamentele, ma per trovarla bisogna fare un salto indietro di mezzo secolo. E‘ il 16 aprile 1961 quando Juventus e Inter si incontrano al Comunale. Lo stadio straripa, è tutto esaurito con 68.000 spettatori sommando i biglietti venduti e la quota abbonati. Ma fuori c‘è ancora ressa, una folla vuole entrare ed assistere a una partita che potrebbe portare la Juventus a +6 dagli avversari e chiudere virtualmente il campionato a poche giornate dalla fine, oppure riaprirlo, con una vittoria degli ospiti, che si porterebbero a -2 dalla Juventus del trio magico Boniperti, Charles e Sivori. Fatto sta che quattro ingressi cedono e qualche migliaio di tifosi entra nello stadio, sistemandosi ai bordi del campo per assistere all’incontro. La partita inizia regolarmente, si gioca con i tifosi a bordo campo come non di rado accadeva in quegli anni. Dopo mezz’ora però, con il risultato sullo 0-0, l’Inter chiede l’interruzione dell’incontro già sicura di ottenere quella vittoria a tavolino che la commissione giudicante le assegnerà nei giorni successivi. La Juventus del presidente Umberto Agnelli non ci sta e un giovane avvocato, Vittorio Caissotti di Chiusano, istruisce il reclamo dimostrando che l’invasione è stata pacifica e che la Juventus non ha la responsabilità oggettiva per quanto accaduto in quanto non aveva venduto più biglietti di quelli consentiti. La Commissione d’Appello fa quindi dietrofront: si deve rigiocare. Un verdetto che viene reso noto proprio all’immediata vigilia dell’ultima giornata. L’Inter così va a -2 dalla Juventus che ospita il Bari, mentre i nerazzurri giocano a Catania. Si aspettano tutti un turno interlocutorio con la partita da recuperare fissata per il 10 giugno, ma “clamoroso al Cibali!”, l’Inter perde 2-0 e alla Juventus basta un pareggino contro il Bari per aggiudicarsi matematicamente lo scudetto. A niente servirà all’Inter del mago Helenio Herrera schierare provocatoriamente la squadra “De Martino” (la Primavera di allora) se non a dare il via a polemiche e piagnistei da parte di chi, evidentemente, già a quel tempo voleva vincere a tavolino.

Ci riusciranno nell’estate del 2006 a fregiarsi dello scudetto di cartone. sotto la presidenza di Massimo Moratti figlio di Angelo, il presidente della “Grande Inter” degli anni Sessanta. Uno scudetto che, alla luce delle telefonate fra i dirigenti nerazzurri e arbitri e designatori che stanno emergendo in quest’ultimo periodo, potrebbe presto essere ritirato. A rinvigorire le polemiche lanciate a più riprese dal presidente nerazzurro, questa volta ci ha pensato l’a.d. Ernesto Paolillo: “Restituire lo scudetto del 2006? Semmai la Juventus dovrebbe restituirne altri di scudetti all’Inter piuttosto che chiedere la revoca di quello del 2006”, la litania di Paolillo. Ebbene ci si continua a domandare quali siano questi scudetti? Da quel 25 febbraio 1995, primo giorno della presidenza Moratti, al giorno della “benedetta” Calciopoli, che nell’estate 2006 ha fatto piazza pulita delle antagoniste, quante volte è arrivata almeno seconda l’Inter per poter reclamare chissà quali restituzioni? Due volte su undici campionati. La prima nel 1997-98 in cui arrivò a 5 punti di distacco. E’ il campionato del famoso contatto Iuliano-Ronaldo nella Juventus-Inter alla quartultima di campionato. Ricordiamo a questo proposito che la Juventus, prima della partita, aveva un punto di vantaggio in classifica e stava prevalendo sull’Inter per 1 a 0 con gol di Del Piero segnato su azione nel primo tempo. Ammesso e non concesso che l’arbitro Ceccarini l’avesse dato, quel rigore a venti minuti dalla fine, magari l’Inter avrebbe pareggiato, ma sarebbe rimasta dietro. Si “ruba” il campionato quando un’altra squadra lo ha già vinto e in questo caso l’Inter stava dietro. Per gli interisti più ostinati che ancora rimpiangono quel mancato rigore, non sarebbe male stimolare la memoria dando un’occhiata a come Taribo West aveva affossato Inzaghi nella partita di andata (guarda qui). Poi per l’Inter è arrivato lo 0-0 con il Piacenza in casa e quindi la sconfitta a Bari per 2 -1, con i baresi capaci di capovolgere l’esito dell’incontro con due gol negli ultimi quattro minuti. 

Altro capitolo, campionato 2002-03, qui l’Inter arrivò a sette punti dalla Juventus. E’ il campionato in cui a San Siro i nerazzurri riuscirono a pareggiare 1-1 segnando un gol in mischia al 95’ con mezza squadra che caricava irregolarmente Buffon. Guarda caso ad arbitrare c’era lo stesso arbitro che poi sarebbe stato invocato (evitando magari il sorteggio!) dall’allora presidente Facchetti nel corso di una telefonata intercettata con il designatore dei guardalinee Mazzei, alla vigilia di un’altra Inter-Juventus un paio di anni dopo. Ma le dichiarazioni dei dirigenti interisti hanno spesso fatto riferimento anche al campionato 2001-02, quello del fatidico 5 maggio, in cui i nerazzurri letteralmente si suicidarono all'Olimpico perdendo contro la Lazio all'ultima giornata. Anche quello per loro è uno "scudetto rubato". Pazienza se al secondo posto in quell'occasione si classificò la Roma e loro finirono terzi. Probabilmente si trattava di una vera e propria esercitazione in attesa di vincere davvero classificandosi terzi, come è successo in occasione del fatidico "scudetto di cartone" del campionato 2005-06. Insomma in tempi in cui la matematica va di moda per celebrare i fasti dei successi morattiani sulle pagine dei giornali amici (leggi qui), diciamo che dal 25 febbraio 1995 al 14 maggio 2006 l’Inter ha complessivamente totalizzato 703 punti, mentre la Juventus ha conquistato sul campo 819 punti. L’abisso siderale che divide le due squadre è di 116 punti, una distanza forse paragonabile nel calcio a quella fra la Terra e Plutone. Questa era la differenza fra Juventus e Inter prima di Calciopoli, ovvero fino a quando non c’è stata una, dico una partita “comprata”, almeno da parte della Juventus, stando alle risultanze dei processi sportivi. I campionati, almeno fino al 2006, sono stati regolari a prova di smentita. Sulla regolarità di quello che c’è stato dopo, dato il sempre più assurdo cataclisma che l’ha originato, è legittimo nutrire fondati dubbi. 

Ivideo spiega come andarono effettivamente le cose in Juventus-Inter del campionato 1960-61, in quella che è passata alla storia come "la partita fantasma" prima rinviata, poi con vittoria assegnata a tavolino all'Inter, quindi da rigiocare secondo il nuovo verdetto, quindi rigiocata, ma inutile ai fini dell'esito del campionato, fra la Juventus e una squadra di ragazzini...

 

 
 
 

SIAMO TORNATI...

Post n°367 pubblicato il 31 Ottobre 2010 da nick66
 

La mattinata lì fuori è di quelle uggiose che di solito ti mettono malinconia. Ma è “un giorno dopo” radioso questo per la mia carriera di tifoso bianconero. Ieri sera ho sofferto come non accadeva da una vita per la mia squadra. Contro il Milan a San Siro le premesse non erano delle migliori: fatto fuori Krasic da una squalifica controversa, messo fuori causa Chiellini dalla sfortuna, l’avvicinamento alla partita presagiva una serata di una difficoltà estrema. Come se non bastasse poi, a partita in corso, si infortunano anche De Ceglie e Martinez. Siamo contati. In panchina rimangono solo i primavera. Ti aspetteresti un Diavolo che prende il sopravvento sulla malcapitata Vecchia Signora, invece ritrovi la Juventus fidanzata d’Italia, quella di cui ti sei innamorato e che ti si agita ancora dentro quando balla su un tappeto verde. E’ stato come riabbracciare un grande amore. Ritrovare quel isuo spirito indomito, quello che viene fuori nei momenti difficoltà, rivedere il carattere della Juventus vera, di quella che ti hanno portato via nell’afa torrida di quella maledetta estate. Una campagna di odio e istinti suicidi se l’erano portava via. E ora rieccola, certo non ancora forte come allora, ma questa finalmente è Juventus!

 
 
 
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