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Creato da nick66 il 10/12/2005

R.I.P. 1897-2006

Il blog di Nicola Negro (Nick66)

 

THE DAY AFTER: La Mafia vuole la Juve in Champions?

Post n°336 pubblicato il 08 Febbraio 2010 da nick66
 

Mentre le partite di campionato diventano per l’Inter poco più di un allenamento, le altre si scannano per le briciole milionarie dei posti utili per accedere alla prossimaChampions. E’ la Roma, che mantiene le distanze, a fare il colpaccio di giornata espugnando Firenze con un gol nel finale, dopo aver subìto la supremazia dei viola per tutto l'incontro. Ha perso altro terreno il Milan, che a Bologna ha trovato solo due legni sulla propria strada scivolando a -10. Disco rosso per il Napoli ad Udine, ad interrompere l'imbattibilità di Mazzarri (15 partite). Si è trattato di una sconfitta dura da digerire per i partenopei, ridotti in 10 per più di un tempo per l'espulsione di Maggio, e particolarmente sfortunati per gli episodi succedutisi nel corso della gara. Basti pensare che a un minuto dalla fine solo il palo ha fermato quella che poteva essere la palla del successo per il Napoli, mentre solo nei minuti di recupero è arrivata la beffa con due gol di Di Natale. 


Nel dopo partita il presidente De Laurentiis non ha rilasciato nuove dichiarazioni, ma ci ha pensato un senatore della Repubblica a definire “scandalosa” la direzione dell’arbitro Damato. Tale senatore Antonio Gentile ha invitato addirittura De Laurentiis a ritirare la squadra definendo il calcio “in mano alla mafia”. “Questo calcio è rimasto in mano alla mafia e non vuole che il Napoli vada in Champions League - ha sentenziato il senatore - è una vergogna quella che si è vista ad Udine, ed è l'ennesima sconfitta per lo sport. Il Napoli deve essere penalizzato - ha aggiunto Gentile - perché la Juventus non può mancare l'appuntamento in Champions League. Il duo Nicchi-Collina ha colpito anche oggi”. Non ci risulta che il senatore Gentile si sia scandalizzato un paio di anni fa quando l’arbitro Bergonzi assegnò due rigori fasulli al Napoli, per altrettanti tuffi in area di Lavezzi e Zalayeta, e in questo modo la squadra di cui è tifoso riuscì a battere la Juventus reduce dalla serie B, dove era stata relegata da quello stesso sistema su cui il senatore punta il dito. Il calcio italiano, se ha ancora un barlume di credibilità dopo tanti campionati inter-aziendali, dovrebbe pur reagire a dichiarazioni tanto grevi quanto lesive di tutto l’ordinamento calcistico italiano. Ma anche la Juventus dovrebbe farsi sentire a livello istituzionale per la gravità di certe insinuazioni. Si sa però che il nuovo corso preferisce di solito farsi calpestare senza reagire, a livello mediatico. In campo invece i bianconeri, con il punticino che piace tanto al sito istituzionale (vedi i flop di giornata), si assestano a metà classifica, staccati dal Palermo, che regola il Parma, e sorpassati dalla Sampdoria che, con la vittoria di Siena, incassa il terzo successo consecutivo. 

La Juventus, per di più appaiata dal Genoa, è al momento fuori anche dai posti utili ad accedere all’Europa League. Il Napoli è solo a tre punti, ma quello di Zaccheroni è un cantiere aperto e non c’è molto tempo per risalire una china, che non è solo quella dei punti, ma anche quella di un assetto di gioco faticoso da ricostruire. Il nuovo allenatore sta imponendo infatti un nuovo modulo con la difesa a tre, ma nello schieramento bianconero ci sono troppe zone grigie che vanno al di là di certe assenze. Mancano soprattutto adeguati interpreti per sviluppare gioco sulle fasce e in avanti il duo Amauri-Del Piero è sempre più improponibile. Nella pochezza complessiva spiace vedere appassire in panchina un talento come Giovinco. Ha giocato spesso ad inizio stagione quando la squadra sembrava “andare”, ma da quando è rientrato il capitano per lui non c’è più stato spazio, complice anche un infortunio che lo ha tenuto lontano dalla mischia per una ventina di giorni. Cederlo senza dargli le giuste possibilità di mettersi in mostra sarebbe giusto l’ennesimo errore di una gestione con già troppe pecche. In zona retrocessione sono pesanti i tre punti raccolti dal Catania all’Olimpico contro la Lazio: il successo lancia gli etnei in zona salvezza (11 punti nelle ultime 6 partite) facendo sprofondare i laziali al terzultimo posto. L’Atalanta alimenta le proprie speranze di salvezza con tre punti raccolti contro il Bari, mentre si fa sempre più proibitiva la situazione del Siena, sconfitto nuovamente in casa.

TOP DI GIORNATA

Maxi Lopez Nemmeno il tempo di arrivare che segna un gol pesantissimo, grazie al quale il Catania espugna l’Olimpico laziale. L’argentino, che sembrava destinato ad indossare proprio la maglia degli aquilotti, in occasione della rete ha anticipato l’intervento di André Dias, neoacquisto laziale, e poi è andato a festeggiare sotto la tribuna autorità portandosi le mani alle orecchie. Che beffa per Lotito!

Di Natale. Lui, napoletano verace, stende il ciuccio con una tripletta realizzando addirittura due reti nella ribattezzata “Zona Mazzarri” e tornando solitario a guidare la classifica marcatori con 16 centri. 

Il Questore napoletano di Udine. Sette persone, di cui tre agenti delle forze dell'ordine, sono rimaste ferite negli scontri avvenuti fuori dallo Stadio Friuli prima di Udinese-Napoli. Dieci tifosi napoletani, in merito a questi fatti, sono stati fermati e interrogati dalle Forze dell’Ordine. Tutti i contusi hanno riportato ferite guaribili tra gli otto e i quindici giorni. A renderlo noto è stato il Questore di Udine, Giuseppe Padulano, napoletano d'origine, che ha definito particolarmente grave e vergognoso quanto avvenuto. "La dinamica dei fatti, filmata dalle videocamere poste all'esterno dello stadio, lascia infatti pensare a un'azione preordinata: i tifosi napoletani sono infatti scesi da un furgone, appostato davanti all'ingresso della curva che ospita i tifosi friulani e scortato da due o tre auto e, armati di bastoni e spranghe, hanno aggredito la tifoseria bianconera che stava entrando allo stadio." Che penserà dell'accaduto il senatore Antonio Gentile?

FLOP DI GIORNATA

Del Piero e Amauri. Forse dietro la lavagna ci dovrebbe finire qualcun altro, che li schiera dal primo all’ultimo minuto, ma i due insieme sono veramente imbarazzanti. In due non riescono a tirare nemmeno una volta in porta. “Mocio” Amauri si danna senza troppo costrutto e lotta almeno cercando la sponda. Forse gli ci vorrebbe una prima punta ora in infermeria, ma il Del Piero che gioca in queste condizioni è impresentabile e finisce per fare del male a se stesso. Non riesce a saltare un uomo e non mette paura nemmeno a una delle peggiori difese del campionato. In questa situazione non si capisce come non possano trovare spazio Giovinco e Paolucci.

Ballardini. Reduce dal pareggio di Torino contro la Newventus, la sua Lazio frana in casa contro il Catania e scivola in piena zona retrocessione. Il tecnico biancoceleste forse esagera a schierare dal primo minuto addirittura tre nuovi acquisti e paga un atteggiamento troppo aziendalista nei confronti del proprio presidente. A che serve una rosa di 30 giocatori, se poi rinunci dall’inizio a gente come Pandev e Ledesma per l’incapacità di trovare una soluzione? La Lazio potrà pure trovare soddisfazione nei tribunali, ma a che servirà se intanto la squadra dovesse finire in serie B sul campo?

Il sito della Juventus. “Per ora la cura Zaccheroni porta punti e fa muovere la classifica. Dopo l’1-1 con la Lazio, la Juventus ne ottiene un altro sul difficile campo di Livorno”. Sì, avete letto bene, non è il sito del Siena o dell’Albinoleffe, è proprio il sito della Juventus che esalta i risultati ottenuti contro due squadre che lottano per non retrocedere. E poi dicono che non bisogna chiamarla Newventus!

 
 
 

VOGLIA DI RIFONDAZIONE

Post n°335 pubblicato il 04 Febbraio 2010 da nick66
 

"Eh Vecchia Signora mia, le prescrivo un 3-4-3 e vedrà che in un paio di mesi tornerà a sentirsi come una ragazzina... Vedrà che a maggio il terzo posto non glielo toglierà nessuno!" Fra il medico e l'ammalata è più o meno questo il dialogo ideale che emerge da questi primi giorni di cura Zac. Un nuovo modulo come un'aspirina dagli effetti benefici, quasi si trattasse di un dolorino qualsiasi. Un'aspirina che non si sa quali effetti potrà avere, ma che certamente agirà su metà del corpo della paziente, perché l'altra metà è proprio rotta. Marchisio, Poulsen, Camoranesi e Trezeguet ancora nell'infermeria virtuale di Vinovo, per non parlare di Iaquinta, il cui ritorno è diventato un vero e proprio rebus, visto che il suo rientro in squadra è stato ancora rinviato. Un nuovo modulo senza gli interpreti adatti, perché i tre centrali non hanno praticamente ricambi se non Caceres, che è l'unico che può assicurare continuità sulla fascia destra, mentre su quella sinistra dire che la squadra è poco attrezzata è dire un eufemismo. Il centrocampo sulla carta è il reparto più convincente, ma in avanti la coppia Del Piero e "mocio" Amauri è oggi improponibile a certi livelli. Ma abbiamo fatto trenta e facciamo pure trentuno, peggio di questi ultimi due mesi sarà proprio difficile fare.

Oltre al bollettino medico e alle prescrizioni della cura Zac, anche analisti di eccezione oggi si sono occupati della squadra bianconera. Il professor Boniek ha diagnosticato i troppi infortuni e una dirigenza non all'altezza della situazione fra i mali della Juventus. Come non dargli ragione, ma l'ex "bello di notte" ha prescritto anche "meno parole" da parte di quei campioni o presunti tali che in questi ultimi mesi, più che in campo, si sono resi protagonisti di dichiarazioni sopra le righe. Lasciando perdere i proclami estivi di chi in un delirio di onnipotenza riteneva la squadra capace di vincere sia Scudetto che Champions League, anche recentemente chi dovrebbe fare la differenza in campo si è lasciato andare a proclami da interisti dei tempi andati. "Non scelgo fra scudetto e Champions League - dichiara Diego il 9 novembre a Sky - in quanto possiamo vincerli entrambi”. Il 14 dicembre si ridimensiona con un semplice "Possiamo ancora vincere lo scudetto" e il 7 gennaio dopo la fortunosa vittoria di Parma un Diego ancora convinto se ne esce con un "Juve, possiamo ancora vincere lo scudetto". Come si può pensare che un ragazzo di ventitré anni così ingenuo e banale abbia già le palle per essere un campione vero e prendersi sulle spalle la squadra? La differenza che passa fra un giocatore pur forte ed un campione è proprio questa. Di questo avrebbe bisogno la Juventus, di gente carismatica sul campo, mentre il carisma di questa squadra ormai è solo nell'ingiallita carta d'identità di campioni forse ancora utili nel presente, ma che lo saranno difficilmente in un futuro necessariamente alle porte. Sul forum bianconero J1897.com un topic che chiedeva agli utenti se sarebbero stati disposti a sacrificare i sopravvissuti a Calciopoli per rinnovare la squadra ha raccolto in poche ore quasi 500 interventi. C'è stato è vero qualche distinguo, ma la voglia di rifondazione è palpabile: c'è voglia di identificarsi in un nuovo ciclo dai Chiellini e dai Marchisio fino ai Sissoko, tanto per fare tre nomi, mollando certi ingaggi che, con la situazione attuale, sembrano essere più che altro delle palle al piede più che risorse per qualsivoglia nuovo progetto.

Il futuro di questa Juventus è infatti già oggi perché siamo certi che le decisioni "pesanti" dovrebbero essere di questi giorni. Qui non c'è in ballo questo o quel giocatore, un allenatore o un altro, qui c'è da rifondare una società a cominciare dalla dirigenza, dimostratasi profondamente inadeguata nella gestione sportiva. Con la sola eccezione di Bettega, ci si domanda perché mai un Blanc, un Secco o chi raccomandava Baldini, dovrebbero continuare a rappresentare una società che meriterebbe dirigenti ai massimi livelli. La questione allenatore, intestarditasi almeno mediaticamente su Benitez, è un altro tema da sviscerare ora. E' impensabile arrivare a maggio o giugno aspettando i risultati di Zaccheroni, nei quali, sotto sotto, spera la dirigenza per poterlo riconfermare. Certe scelte è necessario farle adesso, assicurandosi le prime scelte, non necessariamente di livello internazionale. Benitez poi ha un ingaggio e una tribù di collaboratori che risulterebbero un peso veramente troppo impegnativo a livello economico. C'è poi il rischio di non centrare la qualificazione alla Champions? Ci verrebbe lo stesso Benitez alla Juventus senza Champions? Giovani italiani come Allegri hanno dimostrato di poter aspirare al grande salto, dopo una breve ma intensa gavetta fatta dai campi della serie C a quelli della serie A. Ma bisognerebbe sposare un progetto di gioco per tempo, impostando una campagna di rafforzamento adeguato insieme al nuovo tecnico, senza comprare i Diego a prescindere. La Juventus non ha bisogno tanto di un grande tecnico, ha invece un disperato bisogno di grandi dirigenti che compiano scelte oculate e consapevoli sotto il profilo sportivo e che sappiano assecondare davvero certe scelte.

C'è un grande bisogno di credibilità nella Juventus che verrà, scelte non procrastinabili di cui si aspettano i primi segnali. Si potrebbe iniziare da un bel biglietto di solo ritorno sulla tratta Torino-Chambéry. Indovinate per chi?

 
 
 

THE DAY AFTER: "Campionato impraticabile, vince l'Inter comunque!"

Post n°334 pubblicato il 01 Febbraio 2010 da nick66
 

C'erano gli "spalti impraticabili" a Parma e non si è giocato. Sì, avete capito bene, perché in Italia ormai, se il campo è praticabile o meno, è un aspetto secondario. Ci sono da considerare gli spalti, le vie di fuga, se si ha più o meno voglia di giocare, se magari si è giocato anche giovedì allora no, meglio non farlo. Che questo sia successo all'Inter è senz'altro una casualità, ma certo che stavolta almeno Moratti e Mourinho non si sono lamentati. Strano che la Lega abbia acconsentito al rinvio della partita, invece di preferire di far slittare di un paio d'ore l'inizio della partita così com'era possibile, visto che alle 15.00 gli spalti erano completamente sgombri di neve. Pur senza scendere in campo l'Inter è riuscita, in un certo senso, a vincere lo stesso. Perché dietro glisparring partners nemmeno sono all'altezza, con un Milan che si fa bloccare sul pari da un coriaceo ma pur debole Livorno, e la tanto strombazzata Roma che trova i tre punti solamente a tempo quasi scaduto, solo grazie ad un improvvisato quanto indovinato colpo di tacco di Okaka. Una sorta di provvidenziale "fattore C" per la Roma che allunga sul Napoli fermato al San Paolo dal Genoa, ma soprattutto sul Palermo, stoppato dal Bari, e sulla Juventus che, nonostante un generoso rigore trasformato da Del Piero, non riesce a superare la solita Lazietta cui bastano cinque minuti per pareggiare. Rosanero e bianconeri sono così a -7 dai giallorossi. Alzi la mano chi pronostica una Juventus davanti a Roma e Napoli a fine campionato! Oggi come oggi è veramente troppo azzardato prevederlo. Piuttosto la Juve ormai deve guardarsi dietro per non scivolare ancora più giù. A un solo punto c'é la Sampdoria, che vince per la seconda volta consecutiva, e a un'altra lunghezza ci sono Genoa, Bari e Cagliari, con i sardi che devono recuperare pure una partita. Anche la Fiorentina deve recuperare contro il Milan e in caso di vittoria appaierebbe la Juventus. Nella giornata contraddistinta da ben sei pareggi su nove partite disputate, in coda non succede molto, se non che Atalanta e Siena, rispettivamente sconfitte contro Sampdoria e Roma, vedono allontanarsi di un altro punticino la zona salvezza, che va - 4 per i bergamaschi e a -8 per i senesi. In estrema sintesi, diciamo che questo è proprio un campionato impraticabile come gli spalti di certi stadi rigorosamente di serie A. Per fortuna che chi è davanti alla tv può sempre cambiare canale!

TOP DI GIORNATA

Lucianone nostro
. Ahinoi! Mentre qui ci danniamo a spiegare Farsopoli con annessi e connessi, lui se ne va da Chiambretti a dire che combatteva "le stesse battaglie di Moratti contro Galliani”. Mah... Si guadagna comunque la presenza fra i top con la complicità della dirigenza newventina, che continua a non alzare un dito contro chi dileggia e infama la storia della Juventus. Ci pensa lui, difendendo se stesso, a difendere dodici anni di storia bianconera. Sabato scorso i suoi legali hanno depositato alla Procura di Roma le denunce per diffamazione aggravata nei confronti dell'ex portiere di Sampdoria e Inter, Gianluca Pagliuca, e dell'ex allenatore di Roma e Lazio, Zdenek Zeman. Pagliuca aveva dichiarato che nel 1998 aveva perso il campionato con la maglia dell'Inter per accertate responsabilità del sistema Moggi. Zeman aveva affermato che dal 1998 non gli era stata più data la possibilità di allenare, indicandone in Moggi il diretto responsabile. 

Cosmi. In settimana aveva rassegnato le dimissioni, poi rientrate a furor di popolo. Sul pareggio rimediato dal Livorno a San Siro c'è il marchio dei suoi zebedei.

Barreto. Nel Bari che travolge il Palermo forse meglio di lui gioca l'imprendibile Alvarez, ma Barreto ha il merito di andare a segno per l'ottava partita consecutiva. Con nove gol nelle ultime otto partite ha fatto più gol lui da solo di tutta la Juventus.

FLOP DI GIORNATA

La Lega Calcio. Ci si lamenta che non ci sono spazi nel calendario e poi si dà l’OK per rinviare Parma-Inter, invece di giocarla al massimo con un paio d’ore di ritardo. Ma questa volta gli Onesti non si lamenteranno, visto che i nerassurri dovevano ancora smaltire l’acido lattico accumulato giovedì sera in Coppa Italia.

De Laurentis e i laser. Mentre al San Paolo il pubblico continua ad accecare i giocatori avversari con i laser, il presidente del Napoli non condanna l’accaduto, ma spiega che i tifosi partenopei si comportano bene e che è difficile perquisire tutti per un oggetto tanto piccolo. Trova invece il tempo di lamentarsi di presunti episodi contrari alla sua squadra. "Se gli episodi continuano con questa continuità antipatica - ha dichiarato De Laurentis - vuol dire che c'é qualcosa che mina la validità del campionato”. Cominciasse a cercare di far sparire i laser dal San Paolo! 

Liverani. Si fa espellere ingenuamente mandando a ramengo le geometrie del suo Palermo. A 34 anni certe stupidaggini si dovrebbero evitare.

 
 
 

NEVICA, GOVERNO LADRO!

Post n°333 pubblicato il 31 Gennaio 2010 da nick66
 

Parma-Inter non si è giocata per la neve. Verso le 11,30 lo ha ufficializzato il questore Gennaro Gallo, per la impraticabilita' degli spalti del Tardini (!) Si è quindi trattato della prima partita della storia rinviata non per impraticabilità del campo, ma per impraticabilità degi spalti (!!!) per la nevicata caduta nella notte. Dieci centimetri di neve fresca. Al giornalista di Sky che a mezzogiorno gli ha chiesto se si poteva giocare un'ora più tardi, la risposta del questore è stata disarmante: “Attualmente gli spalti non sono ancora liberi dalla neve (erano le 12.00), stanno ancora lavorando e ne avranno, credo, ancora per un'oretta buona. Quindi, per le 15.00 non ce l'avremmo comunque fatta. In ogni caso, i tifosi non è che poi potessero entrare allo stadio alle 15.00, dovrebbero entrare almeno un'ora prima, tenendo conto che lo stadio era tutto esaurito. Nel momento in cui abbiamo fatto un sopralluogo, e ancora adesso, credo non ci siano le condizioni per la sicurezza degli spettatori, non parlo del terreno di gioco". Fatto sta che alle 15.00 gli spalti del Tardini erano sgombri di neve. Si è diffusa allora la voce che non si è giocato per "pericolosità delle vie di fuga". Decisione presa dal questore con tanto di Ok della Lega e delle società. Leonardi, direttore sportivo del Parma, ha ammesso che si sarebbe tranquillamente potuto giocare con un paio d’ore di ritardo, ma che sono emersi possibili problemi di ordine pubblico, come se si fosse trattato della prima volta che si aspetta due ore fuori dai cancelli per entrare a vedere una partita. L'aggravante è che il tutto si poteva annunciare a mezzogiorno, con congruo anticipo. E' veramente strano pensare che, di fronte a un calendario con pochi “buchi”, la Lega abbia preferito posticipare la partita anziché differirla di un paio d’ore. Dopo le polemiche sollevate da Via Durini, riguardo alle date delle partite di Coppa Italia, è arrivata quindi subito l’occasione per la Lega di rabbonire Moratti e compagnia. Molto meglio posticipare la partita contro il Parma invece di giocarla, specie considerando di aver giocato solo giovedì sera contro la Juventus in Coppa Italia. E intanto 24 ore prima a Monaco di Baviera, il Bayern giocava la partita di Bundesliga sotto la tormenta di neve battendo il Mainz per 3-0. Chissà com’erano le vie di fuga lì?

 
 
 

JUVENTUS, IMPAZZA IL TOTO ALLENATORE

Post n°332 pubblicato il 26 Gennaio 2010 da nick66
 

Se è raro che la verità dei fatti superi l’immaginazione, ebbene in casa Juve, anche in questi ultimi giorni, quello che sta succedendo lascia basiti. Dopo l’eliminazione al primo turno diChampions League e un filotto di sconfitte senza precedenti, quella di sabato sera contro la Roma sembra sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza di John Elkann. L'addio a Ferrara e l'arrivo di un nuovo allenatore sono un’eventualità che in Corso Galfer dovrebbero aver contemplato da tempo, visto l’andamento della squadra da due mesi a questa parte. Ma allo stato dell’arte l’esonero del tecnico bianconero è ancora in divenire, tanto che i bene informati sono sicuri che dovrebbe essere ancora lui a sedersi sulla panca bianconera giovedì sera contro l’Inter. Dire che si tratta di una situazione paradossale è eufemistico. Mentre i media si sbizzarriscono con il toto allenatore, la società, che pure è quotata in borsa, tiene la bocca cucita, senza nemmeno affidarsi a un laconico comunicato stampa per arginare lo sciacallaggio mediatico che si è scatenato. La consapevolezza che per Ferrara il tempo sia ormai scaduto l'hanno data le pagine de “La Stampa” già domenica mattina, all'indomani dell'ultima sconfitta. Un fatto assodato su cui “il giornale di famiglia” si è sbilanciato con la sicurezza di chi ha una notizia certa in mano. E’ trascorsa una domenica di illazioni, e sono arrivati un lunedì e poi anche un martedì senza una qualsivoglia nota ufficiale della società, in conseguenza di una posizione che “di fatto” ha assunto la proprietà. I nomi fatti in questi giorni comprendono pensionati e commentatori televisivi a portata di mano che la mezza Italia che ci deride vorrebbe appiopparci. Ci sono poi due allenatori come Hiddink e Benitez su cui si stanno sprecando le voci più incontrollate, con il primo nome che aleggia da oltre un mese e quello dello spagnolo uscito prepotentemente nelle ultime ore. Ma è tutta una ridda di voci senza riscontri, che danno l'idea di una situazione ben confusa e complessa da cui sembra difficile uscire nel giro di poche ore. L'impressione è che la dirigenza sia stata spiazzata dalla presa di posizione di John Elkann e adesso stia cercando di venirne a capo sapendo di non poter più sbagliare. Ma far finta di niente e mandare un allenatore totalmente sfiduciato in panchina giovedì sera nella partita di Coppa Italia contro l’Inter è qualcosa di veramente allucinante. Per sgombrare il campo dagli equivoci ci si domanda perché non si sia già provveduto all’esonero dando la squadra in mano al tecnico in seconda o all’allenatore della primavera o al responsabile del settore giovanile, così come avviene quando una società non ha pronto un sostituto. Di fronte all'esonero praticamente "annunciato" si sarebbe evitata una via crucis a Ferrara, ma anche una situazione che, in caso di vittoria, potrebbe diventare un tantino imbarazzante. Si sarebbe trattato di una scelta forse più logica nell’attesa di annunciare il nome del nuovo allenatore, indipendentemente dal fatto che questi possa essere “un traghettatore” o un portatore di un nuovo ehm... “progetto”. La speranza è che almeno la scelta del nuovo tecnico tocchi in toto a Bettega, l’unico lì in mezzo che goda della fiducia del popolo bianconero. Comunque sia, per il prepartita contro l’Inter, è il sito ufficiale della Juventus ad annunciare che la conferenza stampa sarà presieduta da Ferrara. Come dire, a Kafka questa Juventus gli fa un baffo!

 
 
 

THE DAY AFTER: Crisi Juve, la pagliuzza e la trave

Post n°331 pubblicato il 25 Gennaio 2010 da nick66
 

 

Che il campionato sarebbe diventato "Cosa Loro", anche se con i rossoneri solamente relegati al ruolo di sparring partners, Nostradamus Moggi l'aveva pronosticato per tempo, ma che La Juve diventasse quello che è oggi nemmeno i più pessimisti e gli jettatori di professione potevano prevederlo. Con quella maturata contro la Roma siamo a 8 sconfitte su 21 giornate di campionato, mai era successa una cosa simile nella storia bianconera. L'ultimo parziale è di 5 sconfitte su 6 partite, un'andatura da zona retrocessione. In classifica la squadra, fino ad ora allenata da Ferrara, si ritrova ai margini della zona buona solo per entrare nell'Europa di serie B, staccata da Roma e Napoli, scavalcata dal Palermo ed avvicinata pure da Genoa e Cagliari. In due mesi di profonda crisi Monsieur Trinité è stato solamente in grado di richiamare Bettega per nascondersi dietro le sue spalle e niente più. Che Ferrara sia inadeguato e impotente rispetto al ruolo assegnatogli l'hanno capito nel frattempo anche i più riottosi. Intanto gli allenatori sulla piazza si sono tutti più o meno accasati, lasciando disponibili sul mercato solo pensionati che non allenano da un decennio e commentatori televisivi con brevi esperienze da allenatore. Blanc aveva scelto Ferrara senza considerare adeguatamente il rischio che la scelta di un allenatore inesperto poteva comportare (specie dopo l'esonero di Ranieri) e senza pesare per nulla gli scompensi di un eventuale cambio di modulo prospettati comunque dal tecnico testaccino. Alla luce di questo, ecco che l'esonero di Ferrara, inevitabile da tempo per i più, appare in buona sostanza come togliersi una pagliuzza, mentre la trave di questa Juventus è sempre più chiaro che sia rappresentata proprio da Blanc e dal suo fantomatico progetto, in grado di dilapidare centinaia di milioni con scelte dilettantesche, ma risparmiando sugli allenatori, come chi si compra un bell'abito senza preoccuparsi del cappottone per l'inverno. Ma la cosa tanto più sconcertante, quanto evidente, è che costui abbia lavorato sciaguratamente alla costruzione della Juventus di quest'anno avvalendosi dei consigli interessati di qualcuno che non rientrava nei quadri societari, spogliati, e qui sta la gravità, di ogni competenza tecnica. Così facendo questa Italjuve è diventata, di fatto, un laboratorio della Nazionale con l'innesto "a capocchia" di un Felipe Melo e di un Diego, acquistati a prescindere da qualsivoglia contesto tecnico e tattico. Questo manager francese sta riuscendo laddove nemmeno le sentenze dei tribunali sportivi dell'estate 2006 erano riuscite; ovvero sta distruggendo, giorno dopo giorno, l'orgoglio di una tifoseria che sta reagendo in modo sempre più assuefatto e rassegnato allo scempio che si sta compiendo. Da considerare c'è anche il pesante impatto economico che certe scelte quanto meno discutibili stanno comportando, con una svalutazione del parco giocatori di decine e decine di milioni di euro. Ma chi se lo comprerebbe oggi un Amauri o un Felipe Melo a venti milioni e passa di euro? Del resto parliamo dell'unico presidente della serie A che non rischia un euro di suo ma che, nonostante il suo fallimento sia sotto gli occhi di tutti, da quest'annata percepirà di certo una cifra difficilmente inferiore ai tre milioni di euro. Se proprio deve essere così, che almeno lo si liquidi il prima possibile con tutte le spettanze dovute e un bel biglietto di ritorno a Chambéry con su scritto un bell'adieu!



TOP DI GIORNATA

Del Neri. Ha il coraggio di mettere fuori squadra totem Cassano rischiando il linciaggio mediatico e la sua Samp, seppure con un po' di fortuna, espugna Udine con tanto di gol di Pozzi che del canterino barese ha preso il posto. I doriani tornano così alla vittoria dopo otto partite di digiuno.

Mihajlovic. Il suo Catania disintegra il Parma con tre gol cogliendo la terza vittoria nelle ultime cinque partite. La classifica in fondo si fa più corta con gli etnei, terzultimi, che ora hanno nel mirino l'Udinese a un punto, Livorno e Lazio a due punti. Da quando il serbo ha avvicendato Atzori, la marcia del Catania è quella di una squadra da Europa League.

Palermo. Anche in questo caso il cambio fra Zenga e Delio Rossi è stato benefico. Solo il Milan ha fatto più punti nelle ultime sei partite. La vittoria contro la Fiorentina, oltre che netta nelle dimensioni, ha rivelato un promettentissimo Abel Hernandéz, diciannovenne uruguaiano, alla sua prima presenza da titolare in serie A festeggiata con una scoppiettante doppietta.


FLOP DI GIORNATA

La RAI, Sky, Mediaset, la curva romanista all'Olimpico. Strano che certi commentatori, così attenti ai condannabili cori contro Balotelli, abbiano fatto finta di niente riguardo a certi canti provenienti dallo spicchio occupato dai tifosi giallorossi, che hanno dileggiato l'Avvocato, Pessotto e Moggi. Solo sul forum bianconero j1897.com si trova testimonianza delle prodezze della curva giallorossa. In sostanza hanno dileggiato un morto, invitato un altro al suicidio e augurato la morte al terzo. Su tutto questo un assordante silenzio. Che schifo!

Snejider. Si becca un'altra espulsione e lascia i suoi in dieci. Non contento di aver mandato a quel paese l'arbitro con ampia sbracciata solo pochi secondi prima, gli va davanti e lo applaude ironicamente. Rocchi non può continuare a fare finta di niente e lo butta fuori. Certo è che comunque il "buon esempio" lo dà sempre quel signore di Moratti che reagisce all'espulsione del suo giocatore con lo stesso marchio di fabbrica.

Bergomi e Caressa. Per gli interisti più accaniti non c'è nemmeno bisogno di sintonizzarsi sulla telecronaca di Inter Channel, perché l'ineffabile coppia mondiale partorisce una cronaca che più a tinte nerazzurre non si può. Praticamente ignorano l'applauso di Snejider criticando la decisione arbitrale, sorvolano sul brutto gesto di Moratti in tribuna, ignorano un netto fallo di mani in area di Maicon e gridano al rigore per Pandev che si accascia in area. Per la prossima telecronaca, possono direttamente piazzarsi in curva con i boys.


 

 
 
 

24/1/2003-24/1/2010: QUANTO CI MANCHI AVVOCATO, QUANTO CI MANCHI JUVENTUS...

Post n°330 pubblicato il 23 Gennaio 2010 da nick66
 




“E’ un pomeriggio di sole del settembre 1925 quando la Fiat Torpedo 509 di Edoardo Agnelli si ferma davanti allo storico campo di gioco della Juventus di Via Marsiglia. Ad aspettarlo c’è la dirigenza bianconera al completo che lo saluta mentre sta scendendo dall’auto. Il presidente risponde al saluto con un cenno della mano ma esita ad avanzare verso chi lo sta attendendo e si attarda all’interno dell’auto. La sorpresa è generale quando Edoardo scende dall’auto e va verso di loro tenendo per mano un bambino di nemmeno cinque anni che indossa un vestitino bianco e blu alla marinara: è suo figlio Gianni...” 

E’ un momento storico quello che Mario Pennacchia immortala nel suo Gli Agnelli e la Juventus, perché nella spontaneità di un padre che stringe la mano al figlio ci sono colui che allora era il presente e chi sarà poi il futuro di oltre ottant'anni di storia bianconera, vissuta sotto l'indelebile segno della dinastia Agnelli. C’è un filo conduttore che lega quel bambino all’uomo potente che ci ha salutato il 24 gennaio del 2003. E’ la tenerezza che ti suscita l’infanzia, così come una persona cara che se ne va dopo una vita straordinariamente vissuta. C’è il rimpianto sempre vivo per quel che ha significato l’Avvocato per la sua Juventus. A essere juventini oggi ci si sente come orfani di genitori che ti hanno accudito e coccolato praticamente da sempre. Un’eredità raccolta dal papà Edoardo, che della Juventus fu presidente per dodici anni, dal 1923 al 1935, quando scomparve per un tragico incidente. Gianni era troppo piccolo per succedergli già a quel tempo, ma non si tirò indietro quando glielo chiesero qualche anno più tardi. Era il 22 Luglio 1947 quando Gianni Agnelli assunse la carica di presidente della Juventus, che mantenne per sette anni. Due scudetti con una squadra in cui spiccava un giovanissimo Boniperti insieme ai danesi Praest, Karl e John Hansen. Nel 1954 il tempo scadde, gli impegni di un impero, di cui il calcio rappresentava soprattutto il divertimento della domenica, presero il sopravvento. Ma Gianni Agnelli per la Juventus c’è stato sempre, fino all’ultimo, a tesserne le trame della storia. Uno stile ed una presenza inimitabili quelli dell'Avvocato, che passava dall’ironia di brevi e taglienti battute, dette a caldo fra un tempo e l’altro o nel dopo partita, alle telefonate all’alba a calciatori, allenatori e presidenti di turno, per avere direttamente il polso della situazione della squadra. Potevi vincere o perdere sul campo, ma quella sua ironia, la sua capacità di sintetizzare e di colpire il bersaglio con una semplice battuta ti faceva percepire un imbarazzante senso di superiorità rispetto a qualsivoglia altra squadra. Era una Juventus che si rispecchiava nella sua classe. Visse intensamente il fascino di quella emozionante "J" iniziale di Juventus e, grazie anche al suo modo di “essere la Juventus”, ha finito per far innamorare mezza Italia di quella che solo in apparenza era una squadra di calcio, ma che con lui è stata molto di più. L’Avvocato è stato il vero re d’Italia, l’unico fuoriclasse dell’Italia dal dopoguerra fino all’inizio del nuovo millennio. Con i potenti del mondo lui intratteneva rapporti di consuetudine se non di amicizia, come accadde in particolare con Henry Kissinger. "Mentre parlavi con lui - ha ricordato qualche anno fa Kissinger in un'intervista rilasciata a La Stampa - sapeva trasmetterti la sensazione che nulla gli importasse di più. E non si trattava di una posa: era dotato di capacità empatiche fuori dal comune e intuiva al volo i sentimenti del suo interlocutore". 

Ovvio che uno come lui desiderasse per la Juventus chi sul campo di calcio potesse essere un po’ quello che lui rappresentava nella società. Alla Juve voleva portare campioni come Di Stefano, Maradona, poi Platini. Ci riuscì solo con quest’ultimo, mettendoci del suo per farne non tanto un fuoriclasse in campo, ma quello che poi sarebbe diventato il dirigente calcistico più potente d’Europa come presidente dell’UEFA. Da quel lontano 1947 in poi la Juventus è stata prima l’impegno e poi l’hobby da dividere con il fratello Umberto. Le divergenze fra i due ci sono state, com’è ovvio, ma quello che è certo è che i due fratelli alla fine arrivavano sempre a una decisione condivisa per il bene della Juventus. Nel 1997, in una puntata di Mixer dedicata al centenario della società, rispose proprio così a Gianni Minoli che lo intervistava.:“Io e mio fratello abbiamo sempre fatto l’impossibile per la Juventus”. Viene da sorridere amaramente pensando a come questa Juventus è stata ridotta da quando Gianni e Umberto non ci sono più. Chissà se chi ha raccolto un’eredità così pesante potrà dire un giorno di aver fatto l’impossibile per questa Juventus. O forse l’impossibile in un certo senso è stato fatto, perché con l’Avvocato e il Dottore in vita, nemmeno nella più nefasta delle previsioni, si sarebbe potuto immaginare che di quella Juventus sarebbe rimasto solo il cadavere. E’ anche per questo che ogni giorno che passa sembra che, con il suo addio e quello di suo fratello Umberto, anche la Juve, quella vera, se ne sia andata per sempre. Sembrava eterno l’Avvocato, sembrava eterna quella Juventus. "Vinca la Juve o vinca il migliore?" gli chiese con aria furtiva il giornalista di turno prima di una partita, e lui di rimando: "Sono fortunato, spesso le due cose coincidono". 

Quanto ci manchi Avvocato, quanto ci manchi Juventus...

 

 
 
 

THE DAY AFTER: Apocalisse Juventus, Inter-Milan per lo scudetto!

Post n°329 pubblicato il 18 Gennaio 2010 da nick66
 

 

A Verona la Juventus raschia ancora il fondo del barile. Fanno festa i i clivensi, che per la prima volta battono quella che una volta veniva chiamata Vecchia Signora. Adesso, ridotta a "battona", si fa infilare e beffeggiare a destra e manca, senza nessuno che alzi un dito per difendere un po' di onore. Ma chi mai dovrebbe farlo? Forse Blanc? D'accordo che le feste sono ormai andate, ma si è mai visto un tacchino organizzare il cenone di Natale? Certo che no, perché la festa a Natale sono gli altri che la fanno a lui. E Blanc fa proprio la figura di un tacchino. Immobile ed assolutamente impotente davanti allo sfascio bianconero, si avvicina sempre di più alla tavola imbandita su cui la festa dovranno per forza farla a lui. E' inutile cercare tardivi parafulmini "alla Bettega" per celare palesi fallimenti: il primo responsabile dell'attuale sfascio bianconero è l'uno e trino di Chambéry, che sa bene quanto l'esonero di Ferrara segnerebbe una volta di più il proprio fallimento personale. Ma a questo punto a salvare capra (o tacchino?) e cavoli ci dovrebbe essere una proprietà, capace fin qui solo di scelte dissennate (sono i risultati a dirlo) quanto di fugaci ed inutili visite all'ossario di Vinovo (visti i 42 infortuni fin qui occorsi). Adesso la Juventus è scivolata fuori dalla zona Champions e, considerate le partite da recuperare delle altre squadre, anche la qualificazione all'Europa League sarebbe fortemente ballerina ora. La Juve nelle ultime 10 partite ha collezionato ben 6 sconfitte con 18 gol subiti. Solo 6 squadre hanno fatto peggio a livello di punti, mentre le sole Atalanta e Siena hanno perso di più (7 sconfitte) e c'è solo il Siena che ha subito più gol (18 quelli della Juventus, 26 quelli del Siena). Per trovare una Juventus che perde 7 partite nelle prime 20 giornate bisogna andare indietro di 70 anni fino al campionato 1948-49!


Detto di questa apocalisse bianconera, siamo ridotti a guardare al derby fra Inter e Milan che domenica potrebbe riaprire il campionato. Se i rossoneri vincessero andrebbero a soli 3 punti di distacco dai cugini, con una partita da recuperare e il campionato sarebbe più che riaperto, anche se tutto entro il perimetro milanese. Il Milan si avvicina in gran spolvero alla sfida che può valere una stagione, rifilando un poker al fanalino Siena, mentre l'Inter continua a mettere in campo orgoglio e buona sorte, raccattando un punticino nella trasferta di Bari dopo la rocambolesca vittoria rimediata contro il Siena e quella ottenuta per gentile concessione arbitrale contro il Chievo (ricordate la pugnetta di Quaresma all'ultimo minuto?) La Juventus in classifica è scavalcata dalla Roma, che ha strapazzato il Genoa. Nelle ultime 10 partite i giallorossi hanno fatto qualcosa come 12 punti in più dei bianconeri. Ma pure il Napoli adesso sopravanza la squadra allenata da Rocky Ferrara, entrata nel mirino del Palermo (a proposito se mai ci dovesse essere un parallelo cinematografico con questa Juve il film ideale sarebbeZombie più che Rocky). Anche il Cagliari, che ha rifilato un tris al Livorno, ora è a soli 3 punti dalla Juventus, come la Fiorentina inopinatamente sconfitta in casa dal Bologna. Entrambe però hanno una partita da recuperare. In coda i colpi di giornata li mettono a segno l'Atalanta, che stordisce la Lazio con tre gol, e il Bologna corsaro a Firenze. Punto prezioso anche quello del Catania a Marassi contro una Sampdoria relegata a una classifica sempre più anonima. Ma è questa Juventus a lasciare più che mai senza parole. Qualcuno faccia qualcosa e presto per invertire una tendenza che nulla ha a che fare con la sfortuna, poco con gli infortuni, ma molto invece ha a che fare con gravi errori gestionali, di cui aspettiamo una seria assunzione di responsabilità. Mai come in questo caso sembra vero quell'adagio secondo cui il pesce puzza dalla testa.

TOP DI GIORNATA

RONALDINHO. Maramaldeggia sui senesi ridotti in dieci con le giocate dei tempi d'oro e ne mette dentro tre, lanciandosi anche in classifica cannonieri sulla scia di Milito e Di Natale. E' lui l'alfiere di giornata che conduce la rincorsa rossonera sull'Inter.

IL BOLOGNA. Batte la Fiorentina nel derby dell'Appennino e lo fa fuori casa pescando tre punti che valgono come un jolly in una partita di ramino.

TONI e DONI. Quanto a Toni, è una Roma che va forte che lo aiuta a resuscitare. Lui fa la sua parte realizzando una provvidenziale doppietta, con cui si rilancia anche in chiave maglia azzurra. Doni invece trascina l'Atalanta fuori dalla crisi con due reti segnate nei primi sette minuti. I bergamaschi non vincevano dal 22 novembre (1-2 a Siena).

FLOP DI GIORNATA

BETTEGA. Intendiamoci, della Juventus è quello che meno di tutti merita di essere messo dietro alla lavagna, ma lui che fa da parafulmine davanti ai microfoni del dopo partita, al posto di chi sta distruggendo la Juventus è inaccettabile! Non starebbe "al vice" arrivato da un paio di settimane giustificare l'ingiustificabile tracollo della squadra, ma semmai toccherebbe a chi non ha nemmeno avuto l'umiltà di mollare mezza carica di fronte allo scempio che si sta abbattendo sulla Juventus. E allora Bettega è fra i flop perché è sempre più forte il dubbio che non dovesse tornare alla Juventus a certe condizioni. Non starebbe a lui oggi metterci la faccia, per difendere una sciagurata politica societaria che ha ridotto la Juventus a prenderle sul campo la domenica da Chievo e Catania, e tutti gli altri giorni a coprirsi di ridicolo, presa a schiaffi dalle dirigenze di un Parma o di un Genoa qualsiasi. Senza il becco di un quattrino da spendere per correre ai ripari e nemmeno giocatori da utilizzare per fare mercato. E' questo il provvisorio risultato di una gestione dissennata, che ha completamente dilapidato l'eredità tecnica lasciata dalla Triade, quella vera!

MOURINHO. La sua Inter gioca da far schifo e lui trova modo di prendersela con l'arbitro colpevole di assegnargli un rigore senza espellere Bonucci per il fallo su Pandev che ferma una chiara occasione da gol. Bel coraggio ha Mourinho di lamentarsi, dopo che nelle ultime due partite aveva fatto lo gnorri negando l'evidenza a proposito delle due gravi "sviste" grazie a cui si era portato a casa il bottino pieno. Roba da Banda Bassotti più che da Banda degli Onesti. Vabbè che è portoghese (...) ma qualche episodio negativo prima o poi bisognerà pur pagarlo. Comunque sia i conti continuano a non tornare, per le altre si intende.

GROSSO. Gioca da far rimpiangere il peggior Molinaro. Anche in questo caso il suo flop è diretta responsabilità di chi, per presunzione e incapacità, si è incredibilmente affidato ai consigli di un esterno alla società per acquistare una riserva del Lione. E' incredibile pensare che la società più gloriosa d'Italia si sia dovuta ridurre a chiedere delle "consulenze esterne" per fare mercato, non avendo al proprio interno che personaggi specializzati a cianciare inutilmente di fantomatici progetti e ragazzotti abituati ad alzare i cartelli delle sostituzioni improvvisamente promossi dirigenti.

 

 
 
 

THE DAY AFTER: Il campionato è Cosa Loro

Post n°328 pubblicato il 11 Gennaio 2010 da nick66
 

 



Mentre il campionato diventa semmai un affare privato fra le milanesi, cala definitivamente il sipario su quello della Juventus. Lo 0-3 casalingo contro il Milan è una scoppola epocale che è il segnale di fine corsa non solo su Ferrara, ma sul fantomatico progetto dell'uno e trino francese, primo responsabile di questa disfatta insieme a chi ce lo ha messo. La Juventus ora in classifica viene appaiata dal Napoli in serie positiva da 12 partite (7 vittorie e 5 pareggi), mentre la Roma è a un solo punto, forte pure lei di una serie positiva che dura da 9 gare (6 vittorie, 3 pareggi). A questo punto la Juventus entra nella bagarre per la qualificazione alla prossimaChampions League con un cambio tecnico forzato, senza un progetto di gioco, con un ambiente scarico, giocatori in totale confusione tattica e i soliti tanti infortuni di cui in due anni non si è riusciti a venire a capo.

Il Milan è a -8 dall'Inter con la trasferta a Firenze da recuperare e con il derby fra due settimane: e qui si potrebbe chiudere definitivamente il campionato oppure riaprirlo per una corsa a due tutta milanese. Certo che, se l'Inter avesse lasciato sul campo qualche punto contro Chievo e Siena, così come doveva essere, staremmo qui a parlare di una corsa a due già bella e buona, ma così non è stato. Dopo "la pugnetta" di Quaresma al Bentegodi a fare il paio con un altro rigore negato, contro il Siena è stata la volta del "fischio amico", che a due minuti dalla fine ha regalato un calcio piazzato che Snejider ha trasformato, aprendo la strada al gol vittoria di Samuel in pieno recupero.

In zona Europa League c'è davanti la Fiorentina che ha avuto ragione del Bari in una partita tribolatissima. Oltre ai Gilardino e ai Barreto, un grande protagonista è stato l'arbitro Gervasoni, quello che due anni fa assegnò un rigore all'Inter per un colpo di testa di Couto in un Inter-Parma. Ebbene Gervasoni a Firenze si è consacrato uno dei migliori arbitri del nuovo corso, riuscendo ad ammonire, già nella prima mezz'ora, e per motivi veniali, i diffidati Donati e Almiron, cuore del centrocampo barese. Entrambi salteranno la prossima partita del Bari contro l'Inter. Nel calcio pulito post Calciopoli un arbitro così merita per lo meno una promozione ad internazionale!

Ad appaiare i viola ci sono i rosanero palermitani vittoriosi di misura contro l'Atalanta. Senza particolari squilli il resto del cartellone, a parte forse il Parma che a Livorno infila la terza sconfitta consecutiva. Per il resto sono nella norma un Cagliari che espugna Bologna, il Genoa che batte il Catania e il pareggio fra Udinese e Lazio.

TOP DI GIORNATA

Malesani. Per 88 minuti è da top assoluto pur sbagliando i cambi, ma poi al suo Siena viene il braccino e finisce sconfitto. Fra i top un po' per consolazione e un po' perché derubato da una decisione arbitrale "scientifica", come può esserlo una punizione inesistente fischiata a trenta metri dalla propria porta. Non è clamoroso come può esserlo un rigore fasullo, ma il risultato è lo stesso.

Leonardo. Porta il Milan a battere nettamente una Juve che pare l'Ascoli, e si iscrive di diritto alla lotta per il titolo. Ha tenuto duro all'inizio, supportato da una dirigenza vera, e sta raccogliendo i frutti di un lavoro importante. 

Mazzarri. Da quando c'è lui la marcia del Napoli è da scudetto ma, visto da dove è partito, l'aver già raggiunto la zona Champions League è un vero e proprio miracolo sportivo. Mazzarri di miracoli se ne intende e a Reggio se lo ricordano bene. 

FLOP DI GIORNATA

Juventus. Non ci sono più parole per descrivere lo sfascio di una società messa in mano a dei principianti. Nemmeno può valere la scusa degli infortuni perché pure quelli del Milan erano belli pesanti. La speranza è che almeno si approfitti di questa ennesima débacle per programmare un rinnovamento profondo in società, iniziando dai piani più alti, anzi dal piano più alto.

L'arbitro Gervasoni. Dopo il famoso rigore assegnato "per un colpo di testa" un paio di stagioni fa, naturalmente all'Inter, i due gialli che appioppa nella prima mezz'ora di gioco ai "baresi" Donati e Almiron è roba che non riuscirebbe nemmeno a un killer professionista. "Amala, pazza Inter amala!"

Questi arbitri. Ormai il calcio italiano sembra calcetto. Ad ogni piccolo contatto fischiano forse ignorando che il calcio è anche contatto fisico. Stanno ridicolizzando il calcio italiano con la consapevolezza che altrove si fischia ben diversamente. Se poi gioca l'Inter le punizioni si possono pure inventare, ma questo adesso va bene, è il calcio pulito!

 

 
 
 

THE DAY AFTER: La befana è interista!

Post n°327 pubblicato il 07 Gennaio 2010 da nick66
 

Che Calciopoli sia stato uno scandalo vero ormai ci credono solo gli interisti, e mica tutti, che da quella farsa in poi si sia assistito a dei campionati veri ci credono solo i Materazzi, quelli che il 5 maggio 2002 chiedevano “fateci vincere!” agli avversari colpevoli di giochicchiare contro avversari inebetiti. Nonostante i quintali di ridicolo di cui i Materazzi si coprirono quel giorno, oggi continuano a farneticare di chissà quali inghippi per giustificare quel suicidio.

Oggi c’è stata la Befana a portare alla banda degli onesti un paio di regali, grazie ai quali Mourinho e compagnia sono riusciti ad espugnare il Bentegodi. E' stato imbarazzante il guardalinee Calcagno, che sembrava più il libero dell'Inter che non uno della terna arbitrale. Il suo collega non è stato da meno, non ravvisando gli estremi del rigore su Pellissier nel primo tempo. Pierpaoli si era già portato il fischietto alla bocca per fischiare, ma poi gli sarà mancato il fiato. Fatto sta che quelli del Chievo si sono messi a protestare, mentre gli altri sono andati a segnare. Finita qui? No, perché all’ultimo minuto c’è stata l’apoteosi con "la pugnetta" di Quaresma ad anticipare la testa di Yepes in piena area di rigore. Rigore? Ma perché mai? Anzi, l’allenatore degli onesti, imbeccato da Caressa ai microfoni di Sky, ci pensa un attimo e poi sbotta sicuro: “L’ha presa Yepes di testa”. Mourinho, onesto fra gli onesti.

Il campionato è tutto qui. Quello delle altre è un’altra cosa. Il Milan rulla il Genoa con una cinquina e mette paura a una Juventus piccola piccola qual è quella di oggi. I bianconeri, in cerca di qualche sicurezza, trovano una vittoria fortunosa a Parma. Intendiamoci, il 4-4-1-1 schierato da Ferrara, pensiamo opportunamente consigliato, non è stato scandaloso, ma è figlio dell’attuale momento in casa Juve. Schierando una squadra forte nella fase di non possesso palla, Manninger non ha mai rischiato, anche se la Juve è stata spesso schiacciata dalla manovra avversaria. Segnare poi due gol tirando una volta sola in porta è qualcosa che ti può capitare una volta su cento. Di buono per la Juventus c’è il risultato, e forse l’alleggerimento della pressione sulla squadra, che però rimane un cantiere aperto. La Juve di oggi è stata comunque troppo brutta. C’è bisogno di scelte coraggiose, pensando da Juventus. Speriamo proprio non si faccia ricorso al mercato di gennaio per acquistare i vari Ledesma o Zapater che, con tutto il rispetto, son giocatori che vanno bene in squadre con altre ambizioni. Alla Juventus devono arrivare campioni veri (!), possibilmente dopo aver ritrovato un equilibrio di squadra e di gioco che ancora non c’è. Da questo punto di vista le responsabilità di Ferrara sono enormi.

Dietro si sgomita alla grande con il Napoli che stendendo l'Atalanta mette nei guai Conte e scavalca in un colpo solo Roma e Parma. I giallorossi sprecano un doppio vantaggio incassando due gol nei minuti di recupero. Ovvio il commento di Ranieri: "Eh beh, pazienza". La Fiorentina in grande spolvero ne fa cinque al Siena, ma con meno clamore; i suoi punti sono gli stessi dei galletti baresi, che contro l'Udinese raccolgono la quinta vittoria consecutiva fra le mura amiche, e del Palermo che esce imbattuto dal Marassi doriano. Dietro l'Inter la situazione è più fluida che mai. Nelle zone calde sono pesanti le vittorie di Lazio e Catania rispettivamente contro Livorno e Bologna. 


TOP DI GIORNATA

La pugnetta di Quaresma. Non sarà la Mano de Dios di Maradona, ma pure quella del portoghese la fa franca allo stesso modo e merita di essere battezzata in modo confacente. Dopo gli episodi di Verona non vorremmo però si scatenassero le interpellanze parlamentari come se si trattasse della Juventus. Che i campionati inter-aziendali del dopo Calciopoli siano il vero scandalo della storia del calcio non può essere un segreto di Stato, non si sente il bisogno che siano i La Russa a certificarlo.

Il Diavolo. Si fa il Grifone allo spiedo sciorinando lampi di calcio spettacolo. Borriello sugli scudi realizza una doppietta, Ronaldinho si permette di sprecare un rigore, di segnarne un altro, di far tirare il terzo a Huntelaar. Si spera che di gol abbiano fatto indigestione stasera. visto che domenica c'è la Juventus.

Bettega e il sentimento popolare (ma bianconero!). Il Corriere dello Sport riporta l'episodio secondo cui un tifoso della Juventus, durante l'intervallo fra il primo e il secondo tempo di Parma-Juventus, si è avvicinato a Blanc e gli ha detto: "Voi dirigenti siete la rovina di questa società. Tu con la Juve non c'entri nulla. L'unico che può salvarla è quell'uomo coi capelli bianchi", indicando Bettega. Mister X ha interpretato così il sentimento popolare più diffuso fra i sostenitori bianconeri. Dal canto suo Bettega è stato invece stuzzicato da un assessore del comune di Parma, Fabio Fecci, delegato alla sicurezza, che lo ha più volte sfottuto dicendo "La Juve è una squadra di scarponi". Al termine della partita, Bettega si è avvicinato per dare la mano a Fecci con una stretta di mano che sembrava tanto un "ma vai a quel paese". Finalmente alla Juventus c'è di nuovo qualcuno che fa l'antipatico e si fa rispettare!


FLOP DI GIORNATA

La terna arbitrale di Chievo-Inter. A Pierpaoli manca il fiato per fischiare un rigore contro l’Inter e poi, cercando di riparare, esagera con i cartellini, mostrandone ben sei agli onestoni prima di bendarsi gli occhi davanti alla manina di Quaresma. Gli sfugge anche un calcio agli zebedei assestato da Lucio a Pellissier. Un arbitro fra i migliori del nuovo corso, non c'è che dire. I guardalinee non lo aiutano, specie Calcagno che va sempre su con la bandierina per default a rilevare i fuorigioco degli attaccanti clivensi ,anche quando non ci sono. Un'ottima terna post Calciopoli insomma, sbagliano, ma son ragazzi....

Gasperini. Il suo Genoa naufraga a San Siro beccandone cinque nonostante l'iniziale vantaggio. Quelli del Milan si muovono fra le linee e sembrano veramente imprendibili. C'è qualcosa, molto, che non va nel Genoa umiliato dal Milan. Con quelli di stasera, fra l'altro, fanno 32 gol subiti in 18 partite. Peggio del Genoa ha fatto solo il fanalino di coda Siena, che di gol ne ha subito uno in più. Una vera e propria banda del buco.

Conte e Malesani. Atalanta e Siena perdono e lo fanno malamente. Conte risponde a muso duro alla sua tifoseria mettendoci la faccia senza cercare scuse. Malesani naufraga malamente nel derby casalingo contro la Fiorentina incassandone cinque. Troppi anche se sei l'ultima in classifica.

 
 
 

BETTEGA: "LA JUVE E' DA SEMPRE LA MIA VITA."

Post n°326 pubblicato il 28 Dicembre 2009 da nick66
 

"Ho sempre considerato la Juve la realizzazione dei miei sogni. Il calcio per me è la Juve..."


Bettega è tornato a casa. Per lui calcio e Juventus sono la stessa cosa. Non aveva senso rimanere nel calcio senza essere alla Juventus. Umiliato con un contratto di consulenza post calciopoli, è stato poi dimissionato l'anno successivo. Lui non si è tolto sassolini, non ha rilasciato dichiarazioni, ma si è chiuso invece in un silenzio pieno di significati e pieno di speranza. Non solo sua questa speranza, ma anche di chi come lui ama la Juventus. Tornare alla Juventus! E oggi è stato il gran giorno in cui l'ex campione bianconero è stato presentato alla stampa. Sarà vice direttore generale con delega a tutta l'area sportiva. Una delega piena nella sostanza, ma zoppa nella forma per "l'ingordigia" del francese che oggi gli stava indegnamente a fianco. Stiamo parlando dell'"uno e trino", di "trinità", della nuova "triade", il tutto racchiuso in un'unica persona che nonostante la responsabilità di centinaia di milioni di euro gettati al vento in questi anni di errate scelte di mercato mantiene il ruolo di presidenteamministratoredelegatodirettoregenerale. Bettega in conferenza stampa ha fatto buon viso a cattivo gioco. Ai giornalisti che gli chiedevano di Calciopoli, lui ha risposto secco che non rinnega nulla nel passato, ma che guarda al futuro come gli è stato richiesto di fare. E che altro poteva dire? Adesso aspettiamo le prime mosse di Bobby gol. Certo che fare a meno di uno come lui per una società tanto sprovveduta in fatto di competenze calcistiche e di tasso di juventinità è stata una grande pazzia. Speriamo solo che il rientro di Bettega sia solo un primo passo per ritrovare presto la Juventus quella vera. Quella che nulla ha a che fare con la società simil armata brancaleone voluta dal pallido erede nell'estate 2006.

 
 
 

SCUDETTI CHE ABBIAMO VINTO...

Post n°325 pubblicato il 28 Dicembre 2009 da nick66
 

Chissà perché, leggendo le news del sito della Juventus, ci è tornata in mente la celebre e inconsapevole battuta rilasciataci da John Elkann la scorsa estate, in risposta a chi gli chiedeva lumi riguardo al numero degli scudetti della Juventus. Ma questa è un'altra storia (il relativo video è cliccabile alla Vostra sinistra su questo blog).

Il sito della Juventus ricorda il 27 dicembre 1959, giorno in cui si disputò l'ultima gara dell'anno, in cui la Juventus rifilò un 4-0 alla Roma grazie a una doppietta di Sivori e alle reti di Stacchini e Boniperti. Fin qui tutto bene, ma perché mai aggiungere due righe come "L’ennesimo momento da ricordare di un anno, quel 1959, caratterizzato dalla vittoria dello Scudetto della prima stella..."

Peccato che nel 1959 la Juventus non vinse alcuno scudetto, ma si classificò quarta alle spalle di Milan, Fiorentina e Inter. E' vero invece che la stella arrivò nel 1959, e fu istituita sotto la presidenza FIGC di Umberto Agnelli, ma il decimo scudetto era arrivato l'anno prima, nel 1957-58, al primo campionato italiano di John Charles e Omar Sivori. Quest'ultimo, raffigurato nella foto nel sito della società, alza il Pallone d'oro assegnatogli solo nel 1961!

Ahi, ahi, ahi, siamo sempre più simpatici in Corso Galfer, ma pure le basi della storia della società stiamo perdendo!

 
 
 

JOHN WILLIAM CHARLES

Post n°324 pubblicato il 27 Dicembre 2009 da nick66
 

 

 

Il 27 dicembre dev'essere proprio un giorno destinato alla nascita di campioni bianconeri. Se Roberto Bettega festeggia i suoi 59 anni, in questo giorno ricorre anche l'anniversario della nascita di un altro grande, indimenticato campione bianconero: John William Charles, 150 presenze e 93 reti con la maglia della Juventus, messe insieme fra il 1957 e il 1962. Charles nei cinque anni con la Juventus vinse tre Scudetti e due Coppe Italia. Un campione veramente di altri tempi, un gigante del calcio di nome e di fatto, con il suo metro e novanta di altezza; mai ammonito, mai espulso. Come per Bobby Gol il suo pezzo forte era il colpo di testa, nonostante saltasse con le braccia unite al corpo per non far male agli avversari. Boniperti racconta, nel suo "Una vita a testa alta", come durante certe partite, fra il primo e il secondo tempo, lo invitasse a saltare con le braccia larghe per aver ragione più facilmente degli avversari nei contrasti aerei. "Il gigante buono" faceva di sì con il capo, mai poi rientrava in campo e non si azzardava ad allargare quelle braccia, non ne aveva bisogno. Anzi, Charles durante i suoi cinque anni in maglia bianconera si rese protagonista di gesti passati alla storia, iniziando dal suo primo derby contro il Toro dopo poche giornate di campionato: era il 13 ottobre del 1957, la Juventus vinse 1-0 proprio con un suo gol, ma Charles si rese protagonista di un'altra vera prodezza che iniziò a farlo conoscere per il campione di umanità che è stato. Saltò insieme al difensore granata Brancaleoni per contendergli un pallone: lo scontro fu tremendo, mentre l'azione continuava i due rimasero a terra; si rialzò prima il bianconero, che andò a sorreggere il granata che si ritrovò con il viso imbrattato di sangue per la frattura del setto nasale. Charles lo sollevò e lo sorresse fino all'arrivo dei soccorritori, riuscendo ad unire i tifosi della Juventus e del Torino in un unico grande applauso. Questo era John Charles, un campione a tutto tondo, proclamato nel 2005 il miglior giocatore gallese di tutti i tempi, un fuoriclasse assoluto di un calcio che non c'è più. John ci ha lasciato il 21 febbraio 2004. Vederlo adesso ritratto nelle foto in bianconero insieme a Sivori e Boniperti sembra quasi si tratti di una leggenda. Invece è storia vera. Charles in Italia arrivò nel 1957 insieme a Sivori,primi acquisti del giovanissimo presidente Umberto Agnelli, allora ventiduenne. I due fuoriclasse al primo anno segnarono 50 gol in due (Charles 28, Sivori 22) risollevando una squadra che l'anno precedente era arrivata a un soffio dalla retrocessione. Fu subito scudetto, quello della prima stella. "John Charles fu un Re - scrive il duo Bernardi - Novelli in "Tre Re per la Signora" - lo chiamarono King John perché aveva la regalità e la monumentalità degne della statura di un sovrano. John fu il Re dell'Aria, del gioco aereo". Quella scritta da Charles è stata una delle più belle pagine della storia bianconera, una pagina che ancora adesso è sempre piacevole ed emozionante da sfogliare.

 
 
 

IL SIMPATICO INGORDO

Post n°323 pubblicato il 27 Dicembre 2009 da nick66
 


Fra Jean Claude Blanc e John Elkann ci deve essere stato il fatidico colpo di fulmine scoppiato con i fuochi di quel Capodanno. La cena galeotta fu organizzata da amici comuni a Marrakech. Capitarono seduti l'uno di fianco all'altro e iniziarono a parlare di sport, di visioni e trasmutazioni, di come certe esperienze di altri sport potessero riguardare anche il mondo del calcio. Nemmeno il tempo di una stretta di mano per salutarsi che qualche mese dopo Blanc già sedeva nel CdA della Juventus. Un anno di tempo per capire dove si trovava e che cosa ci stava a fare, e poi “il botto” grazie a Calciopoli. Via i cattivi Giraudo e Moggi, dentro Monsieur Blanc de Chambéry. Che fosse sull’ingordo andante se ne sono accorti tutti subito, perché in quella Juve arrivata al dessert, di fette di torta il francese ne volle subito due, sbafandosi in un sol boccone sia il ruolo di amministratore delegato che di direttore generale. 


Stiamo parlando di una persona eclettica, che nel giro di pochi anni è passata dalle Olimpiadi al Roland Garros, dal Tour de France alla Parigi-Dakar per poi approdare al calcio. Blanc si è affermato come un vero e proprio globetrotter dello sport ai massimi livelli. D’altronde, con una laurea in International Business e un Master in Business Administration ad Harvard, qualsiasi cosa avesse fatto nella vita è comprensibile che sarebbe stata fatta ad alti livelli. Ma entrare nel calcio dalla porta principale e diventare in un colpo solo amministratore delegato e direttore generale della Juventus è un po' come aver fame, ma mangiare così tanto da rischiare un'indigestione. Per una società come la Juventus già un impegnativo doppio ruolo doveva essere inusuale, ma invece, dopo tre anni e mezzo, Blanc è diventato anche presidente, accentrando deleghe, competenze, ma anche responsabilità e conseguenti rischi. Il triplo incarico è veramente qualcosa di indigesto, che fatica ancor più ad essere digerito in riferimento alle modalità del ritorno in bianconero di Roberto Bettega in un ruolo dirigenziale. C’è un “vice” di troppo nel ruolo assegnato all’ex campione bianconero, che è un po’ come un rospetto che Blanc non ha voluto ingoiare. Il ruolo che anche formalmente spetterebbe a Bettega, dati gli incarichi assegnati, sarebbe quello quello di direttore generale. D’accordo che bisogna in certi casi badare alla sostanza più che alla forma, ma non si capisce perché, in una Juventus che riunisce i tre più prestigiosi incarichi nel Blanc “uno e trino”, si possa per Bettega solo trovare un angusto spazio nell’inusuale incarico di vicedirettore generale, godendo paradossalmente della piena autonomia nell’area sportiva.
Eppure proprio a livello sportivo gli errori di Blanc, nel corso di questi tre anni e mezzo, sono stati di così particolare rilevanza da giustificare ampiamente il passaggio di deleghe e titoli a chi più preparato in tema di gestione sportiva e più specificatamente di calcio. 

Blanc proprio in fatto di calcio non ne ha azzeccata una, surrogando fra l'altro le prerogative del proprio ruolo con un inquietante “comitato sportivo” bianconero, composto per lo più da gente che poco o nulla ha avuto a che fare con il calcio, con l'unico effetto di trascinare ciascun acquisto in tempistiche assurde e, per di più, di pubblico dominio. In tre anni la maggior parte degli acquisti è stata poi palesemente sbagliata: centinaia di milioni di euro gettati al vento. La prima estate l'unico acquisto fu Boumsong, detto anche "l’anticalcio" dagli addetti ai lavori; l’anno successivo Blanc e soci riuscirono a dilapidare quasi 50 milioni di euro per Tiago, Almiron, mezzo Criscito e Andrade, e si deve mettere nel conto anche Iaquinta relegato inizialmente a far riserva alla coppia Del Piero - Trezeguet. A gennaio si riparò con Sissoko e poi, nei mesi successivi, assicurandosi Amauri. Imparata la lezione? Macché! Blanc prese l’aereo per trattare direttamente Xabi Alonso (sulla base di 15-16 milioni, adesso ne vale 28...). Finalmente ci siamo? E invece no, perché Ranieri disse che Poulsen era quello giusto, che “è più forte di Sissoko”, ma che stesse facendo una cazzata ad acquistare il danese glielo diceva tutta l’opinione pubblica. Ma l’ingordo di Chambéry ha sempre fatto di testa sua, fino ad arrivare agli errori più recenti. Dopo l’esonero di Ranieri, la Juventus sulla scelta dell’allenatore non poteva permettersi di sbagliare: ed invece ecco prima la costruzione della squadra con l’acquisto di Diego a sconvolgere il piano tattico, e solo successivamente l’ingaggio di un allenatore e per di più esordiente. E che dire dell’abitudine di sborsare intere clausole rescissorie per giocatori difficilmente poi vendibili alle stesse cifre (Poulsen, Felipe Melo) e la svendita invece dei propri (Mutu, Zanetti, Marchionni) a cifre irrisorie? 

Ora il fatto di mantenere le tre cariche di presidente, amministratore delegato e direttore generale sembra proprio per Jean Claude Blanc il disperato tentativo di non mollare nemmeno una delega pesante a soli due mesi di distanza dall’ultimo CdA in cui è stata riaffermata con convinzione la bontà del fatidico “progetto”. Ma se l’obiettivo principale della nuova Juventus è veramente quello di “dare ai propri sostenitori le più ampie soddisfazioni sportive (...) proseguendo una tradizione vincente che si è confermata nel corso degli oltre cento anni di gloriosa storia”, così come recita il sito bianconero sotto la voce “Obiettivi e strategie”, allora non basta assegnare un ruolo di vice per correggere i troppi errori evidenziati in tre anni e mezzo di gestione sportiva di cui Blanc è il primo responsabile.

Ci vorrebbe più umiltà e consapevolezza di certi errori e "dare a Cesare quel che è di Cesare", ovvero a Bettega il ruolo di direttore generale, tenendosi stretto il ruolo di amministratore delegato, ben sapendo che presto la presidenza toccherà finalmente a un presidente vero.

PS. Questo pezzo doveva titolarsi "L'ingordo". L'aggiornamento è dovuto alla lettura della recente intervista rilasciata da Jean Claude Blanc al quotidiano francese Le Monde. Uno dei passaggi indelebili dell'intervista sta in un'uscita "alla Cobolli" che riportiamo pari pari tradotta dal francese: "Per noi la serie B è stata un'avventura straordinaria. Quest'avventura vittoriosa ci ha restituito in una stagione il capitale di simpatia che avevamo perso. Ne siamo usciti più umani." Ebbene, se nella parte finale del pezzo si ipotizzava un ridimensionamento di Blanc con un impegno quale amministratore delegato, dopo un'uscita tanto infelice la consapevolezza è che a un manager di siffatta simpatia la collocazione più giusta sia al di fuori della Juventus. L'avventura in serie B sarà stata straordinaria per Blanc e Cobolli Gigli, ma non la pensa così la stragrande maggioranza di juventini cui il presidente Blanc ha mancato di rispetto. Il capitale di simpatia a cui fa riferimento il manager francese in italiano si traduce correttamente con la parola "ridicolo", di cui la nuova Juventus si è coperta in questi tre anni e mezzo di rinnovata gestione. Purtroppo la vera Juventus è ancora ben lontana dall'essere resuscitata. Sono invece battute come quella di Blanc che contribuiscono a scavare un solco fra la Juve morta ammazzata nel 2006 e quella nuova simpatica, soprattutto agli altri, quelli che se la ridono!

 
 
 

THE DAY AFTER: L'era glaciale bianconera

Post n°322 pubblicato il 21 Dicembre 2009 da nick66
 

 

Il freddo gelido si abbatte su mezzo mondo, ma in Italia sembra fare più freddo. In serie A, ben quattro partite su dieci sono state rinviate a data da destinarsi, complici non tanto le condizioni dei terreni di gioco, ma le infrastrutture obsolete di stadi profondamente inadeguati di cui ci siamo già occupati qui.


Gli stadi di Italia '90. Vent'anni fa stadi come Genova, Bologna, Udine e Firenze, sono stati restaurati per ospitare le partite dei Campionati del Mondo di calcio, oggi basta una nevicata, per quanto intensa, a far rinviare partite proprio in quei centri che dovrebbero presentarsi come i più adeguati. Ed invece si può giocare pure al Picchi di Livorno e sabato con la serie B in stadi come Bergamo, Cesena, Brescia e Vicenza, ma negli stadi mondiali no, troppo ghiaccio...

L'Era glaciale. Dimezzato così il tabellone della massima serie non c'è nemmeno la scusa per parlare d'altro se non del freddo pungente di casa Juventus. Fuori dalla Champions League e a -9 in campionato dall'Inter vittoriosa con il minimo sforzo sulla Lazio (1-0), quella bianconera, più che una bassa temperatura, può essere considerata una vera e propria "Era glaciale". Se una partita di novanta minuti può valere una vita calcistica, allora si può anche dire che, dall'estate di Calciopoli in poi, quella vissuta dalla Juventus è una vera e propria glaciazione da cui non merita di salvarsi nessuno. 

"Bisogna lavorare di più". Dopo le prime quattro vittorie consecutive, la Juventus ha infilato complessivamente cinque vittorie, tre pareggi e cinque sconfitte, un ruolino di marcia complessivo di squadra da metà classifica. Dapprima si è trattato di risultati alterni, ma da un mese a questa parte, fra Campionato e Champions, la Juventus ha raccolto cinque sconfitte su sei partite. Si tratta di risultati che in qualsiasi realtà sportiva avrebbero provocato robusti ribaltamenti. Alla Juventus che perde in casa contro l'ultima in classifica succede invece che l'allenatore non si senta in discussione e che il Presidente, non che Amministratore Delegato, non che Direttore Generale, se ne esca con le solite banalità del tipo "Abbiamo perso per un rigore e un gol in contropiede""Bisogna lavorare di più" e altre amenità assortite. Qualcuno si sente preso in giro?

La storia del vice Nedved. Un'altra bella umiliazione arriva via satellite da Roma. Non ci riferiamo certo al risultato con cui la Roma ha liquidato il Parma (2-0) appaiandola al quarto posto, ma ai sassolini che si è tolto Ranieri opportunamente stimolato dal duo Mauro-Sconcerti nel dopo partita. I guai della Juve? "Io volevo un vice Nedved per continuare a giocare con un modulo che la squadra ben conosceva, - ha detto sostanzialmente l'ex allenatore bianconero - i dirigenti hanno voluto acquistare Diego il cui impiego presupponeva un cambio di modulo che la squadra non avrebbe assimilato facilmente. Certe cose le avevo dette prima di essere esonerato. Se ci fossi stato ancora io quest'anno sulla panchina della Juventus sarei già stato esonerato da un pezzo."Alle dichiarazioni di Ranieri, Ferrara ha replicato che "non esiste un vice Nedved", ma noi pensiamo che con 50 milioni, ovvero i soldi spesi per Diego e Felipe Melo insieme, un Ribéry e spiccioli si poteva pure acquistare senza sfigurare.

Tutti a casa? Di fronte al palese fallimento di una dispendiosa campagna acquisti e al fallimento tecnico dato dagli ultimi desolanti risultati, ci si aspetterebbe che i responsabili facessero pubblica ammenda delle proprie responsabilità e, interpretando il pensiero di milioni di tifosi, magari si facessero pure da parte. Quello contro il Catania, fanalino di coda del Campionato, sembra proprio essere, a tutti gli effetti, una sorta di capolinea. Non è certo "lavorando di più" o stando semplicemente "vicini vicini" che è possibile cambiare questo andazzo che è sia tecnico che ormai anche psicologico. Difficile a dirsi anche a che cosa possa servire il ritorno di Bettega in questo contesto. Se il suo ruolo dovesse essere veramente quello di un consulente di raccordo fra dirigenza e allenatore, sarebbe come assumere un'aspirina quando invece si è colpiti da una polmonite. Bettega meriterebbe di tornare alla Juventus con tutti gli onori e con ruoli certamente più adeguati, ma soprattutto meriterebbe di tornare in un'altra Juventus.

TOP DI GIORNATA

Ranieri. La sua Roma corona una lunga rincorsa e appaia il Parma in zona Champions League, dopo aver raccolto cinque vittorie e due pareggi nelle ultime sette partite. Oggi poi si è tolto pure qualche sassolino con i suoi ex datori di lavoro. Che cosa chiedere di più a Babbo Natale?

Inter. Vince con il minimo sforzo ma, vista l'inconsistenza degli avversari, oggi si attacca al petto un altro pezzo di scudetto che, a questo punto, nemmeno con un mezzo suicidio potrebbe perdere. 

Cavani. E' il protagonista di giornata del Palermo. Grazie al suo gol i rosanero colgono la terza vittoria consecutiva e arrivano a soli due punti dalla zona Champions. Dopo essere stato vittima di un'aggressione solo venti giorni fa, con la squadra al tempo relegata in un'anonima posizione di classifica, ora tutto è cambiato per l'attaccante uruguaiano, inseguito anche dalle sirene di radio mercato.

FLOP DI GIORNATA

La nuova Juventus. Lo striscione sposto in curva sud "BASTA DILETTANTI ALLO SBARAGLIO" ben riassume i sentimenti di milioni di tifosi. Non ci si può riferire solo a un allenatore che non riesce a venire a capo della situazione, ma anche alle pesanti responsabilità di scelte dirigenziali. Ma le colpe più pesanti sono quelle di una sciagurata proprietà che a dirigenti digiuni di calcio ha messo in mano una delle società di calcio più importanti del mondo.

Mihajlovic. Nel prepartita contro la Juventus manifesta timori nei confronti della direzione arbitrale. Poi vince con tanto di giusto rigore a favore e fa marcia indietro. Che brutta figura comunque. Interista dentro.

Russo di Nola. D'accordo che l'Inter non ha faticato gran che, ma se Maicon colpisce nettamente il pallone con un braccio in piena area bisogna fischiare il rigore, anche se è contro l'Inter...

 

 
 
 

CHE VERGOGNA... ANDATE A CASA TUTTI!

Post n°321 pubblicato il 20 Dicembre 2009 da nick66
 

  

Quinta sconfitta nelle ultime sei partite. Anche contro l'ultima in classifica, il Catania, la Juventus ha dato il peggio di sé uscendo sconfitta. Il fondo del barile è stato raschiato da tempo, eppure ci tocca ancora sentire dai protagonisti di questa epocale disfatta che non se ne vanno, non abbandonano la nave, oppure le amenità di sempre, che "bisogna stare uniti" e continuare così a sprofondare, ma il precipizio è questo, ci siamo dentro fino al collo. Ferrara sta deludendo come uomo oltre che come allenatore: al suo posto, con un briciolo di dignità, avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni almeno oggi. Cinque sconfitte in sei gare con la pesante eliminazione in Champions League costituiscono un ruolino da imporre scelte drastiche. Ma si tratta solo di una fase terminale di problemi affiorati in questi tre mesi di risultati alterni, per una crisi che arriva da lontano. Sarebbe serrio ed auspicabile aspettarsi le dimissioni di Ferrara che invece non arriveranno. Le colpe però non si limitano certo all'allenatore, perché ad essere cacciati senza se e senza ma, dovrebbe essere una dirigenza che in tre anni ha compiuto errori su errori di mercato dilapidando con i vari Andrade, Boumsong, Tiago, Poulsen, Felipe Melo, etc. un centinaio di milioni di euro. Non si capisce come certi dirigenti possano continuare a sedersi sui loro scranni in presenza dell'evidenza dei fatti a sconfessare il loro operato. C'è tanta presunzione ed arroganza soprattutto "nell'uno e trino", Jean Claude Blanc, uomo a digiuno di calcio che impersona tre ruoli dirigenziali nemmeno fosse un superuomo. Fermarsi a Ferrara sarebbe infatti come guardare alla pagliuzza e far finta che non ci sia la trave data da certe scelte che stanno a monte di tutto il problema Juventus: John Elkann! Sono state le sue scelte a far colare a picco la Juve nell'estate di calciopoli e ha continuato a sbagliare anche dopo, affidando la società a gente a digiuno di calcio. Viene da pensare che il progetto sventolato a più riprese da Blanc sia proprio il ridimensionamento della società, vista la situazione attuale e l'incapacità di assumersi le nececcarie responsabilità. Adesso sembra che ritorni Bettega. Ma che senso ha? Bettega dovrebbe tornare in pompa magna e non a far da raccordo semplicemente fra dirigenza e allenatore quale consulente della società. E' un po' come prendersi un'aspirina quando si ha una polmonite. Speriamo che Bettega non si presti a fare da parafulmine a questa sconclusionata e autolesionista Juventus che merita solo di colare a picco portandosi dietro tutta la mediocrità di una dirigenza assurda che, da Calciopoli in poi, ci fa veramente vergognare di chi ci rappresenta. Questi dovrebbero essere i primi a togliere il disturbo.

 
 
 

UNA SENTENZA COL BUCO!

Post n°320 pubblicato il 14 Dicembre 2009 da nick66
 

C'era grande attesa oggi per la sentenza di primo grado del Processo con il rito abbreviato che vedeva imputato soprattutto Giraudo per cui i PM avevano richiesto la condanna a 5 anni per associazione a delinquere. Ebbene, a essere ingenui ci si aspettava un'assoluzione vista l'assoluta inconsistenza dell'accusa ed è stata grande la delusione una volta appreso della condanna a tre anni. Si va a leggere una nota ANSA che riporta il dispositivo della sentenza e si scopre che Giraudo è stato condannato perchè "ritenuto responsabile di associazione per delinquere e per tre singoli episodi di frode. 


Il primo si riferisce alle presunte dolose ammonizioni e a un'espulsione durante Udinese-Brescia del 2004
 per favorire la squadra bianconera in relazione a Udinese-Juve 0-1 del 3 ottobre 2004.

Giraudo è condannato anche per il sorteggio della terna arbitrale che sarebbe stato pilotato per favorire la Juve per Juve-Lazio del 5 dicembre 2004. Il terzo capo di imputazione per cui è stato condannato l'ex ad bianconero riguarda l'individuazione delle griglie arbitrali e il successivo sorteggio, "atti finalizzati a determinare - si legge nel capo di imputazione - il risultato di Juventus-udinese 2-1" del 13 febbraio 2005. 

Ma attenzione che in Udinese Brescia ci fu espulso solo Jankulovsky dell'Udinese in seguito a una rissa e su segnalazione del guardalinee (non indagato). Per quanto riguarda gli altri ammoniti (Pinzi, Muntari e Di Michele) giocarono tutti e tre contro la Juventus la settimana successiva. 

Strano che alcuni semplici tifosi si possano accorgere di un errore clamoroso, mentre sembra proprio che questo sia stato un fatto servito ad emettere la condanna di Giraudo.

Ma dove siamo?

Per gli altri capi d'imputazione è per lo meno strano che non risultino indagati il notaio e i giornalisti che presiedevano a quei sorteggi. Tutto molto strano e poco credibile, naturalmente nel rispetto delle sentenze, ma con la ferma convinzione che certi capi d'imputazione possano essere ribaltati in Corte d'Appello. 

 

 

 
 
 

THE DAY AFTER: Moggi meglio di Juve, Inter e Milan

Post n°319 pubblicato il 14 Dicembre 2009 da nick66
 


Mentre la Juventus sprofonda nel baratro della crisi (quattro sconfitte nelle ultime cinque partite), il Milan ferma la sua corsa perdendo in casa con il Palermo (0-2) e l'Inter racimola un punticino dalla trasferta di Bergamo (1-1). Risultati che mantengono accesa la fiammella di speranza di iniziare, prima o poi, a vedere un campionato con tinte differenti da quel nerazzurro imperante negli anni post Calciopoli. Si tratta oggettivamente di una speranza con poco fondamento per i colori bianconeri, vista la Juventus di questi tempi che in campionato si deve guardare anche dal Parma che, rimontando vittoriosamente il Bologna (2-1), consolida il quarto posto, portando il proprio distacco a sole due lunghezze.

Effetto Champions? Detto della batosta subita a Bari dalla Juventus, della sconfitta rossonera e del pareggio interista, rimane la Fiorentina, che ha lasciato l'intera posta in palio al Bentegodi contro un indomito Chievo (2-1). Che le fatiche psicofisiche dellaChampions si siano fatte sentire è una certezza (un pari e tre sconfitte per le italiane), ma c'è una bella differenza fra chi ha superato il turno e aspetta il sorteggio per gli ottavi di finale e chi invece è stato retrocesso nella serie B d'Europa, quale è in effetti l'Europa League.

Moggi vs. Lapo. Per uno ju29ro, sbiadito l'interesse per il campionato dopo l'ennesima sconfitta di sabato sera, un po' di spettacolo è arrivato dalle interviste televisive della domenica pomeriggio. Protagonisti, in rigoroso ordine di visione, Lapo Elkann e Luciano Moggi. Lapo, intervistato dalla giornalista Maria Latella su Sky TG 24, ha definito "raccapricciante" la Juventus che è uscita sconfitta in Champions League e a Bari, ma purtroppo il suo bersaglio sono stati solo i giocatori che, secondo Lapo, "non stanno dando il meglio di loro stessi in campo e questo non è accettabile per un tifoso né per la maglia che portano". Eh no, caro Lapo, troppo facile prendersela ora con i giocatori! E' un po' come accorgersi a metà palazzo che sta crescendo storto e prendersela solo con i muratori. E invece a questo punto se proprio Lapo vuole lamentarsi da tifoso, che lo faccia almeno con il fratellino!

Molto meglio Luciano Moggi, ospite della conduttrice Barbara D'Urso su Mediaset. Lucianone è introdotto da un servizio con tanto di"We will rock you" in sottofondo, che sa di riscossa. C'è poco da fare perché è solo lui che mantiene alto l'onore di dodici anni di legittima storia bianconera, gli anni della Triade. E' musica per le orecchie di uno ju29ro sentire Moggi rivendicare i due scudetti sottratti da Calciopoli e soffiare sul vento che sta cambiando direzione. Oggi il Direttore può dire che quello che è successo alla Juventus con Calciopoli è stato causato da una "faida di famiglia" che ha visto soccombere il ramo Agnelli. La cortina di fumo e di mistero si sta pian piano dissolvendo. "Gli unici innocenti siamo stati io, Giraudo e Bettega" sentenzia Lucianone. Per gli scettici basterebbe mettere insieme la sentenza di primo grado del Processo alla GEA, in cui è stata smontata l'associazione per delinquere, e la sentenza del Processo per l'accusa di doping amministrativo, che ha assolto Moggi, Giraudo e Bettega perché "il fatto non sussiste". E nel caso non bastasse, allora bisognerebbe seguire davvero il Processo a Calciopoli in svolgimento a Napoli, dove l'accusa sta facendo sfilare dei testi che paradossalmente stanno facendo crollare il fragile castello accusatorio.

Dove eravamo rimasti con il calcio giocato? Alle prime quattro. Il resto è roba da A2, sembra un altro campionato con Sampdoria e Roma (0-0 nel posticipo) che guidano un plotoncino di nove squadre racchiuse in due punti in zona Europa League. Dietro c'è già il filotto di squadre che, chi più chi meno, hanno a che fare con la zona retrocessione. Magari l'Udinese è l'unica nel limbo, ma dietro Lazio e Bologna, con 16 punti, hanno tre sole[/color] lunghezze di vantaggio sull'Atalanta terz'ultima. 

Sarà che la Juventus di questi tempi è una controfigura di se stessa ma, giornata dopo giornata, si sta profilando un campionato davvero mediocre con un Inter avanti solo per mancanza di avversarie all'altezza della situazione. Il tempo per rimediare in casa Juve c'è, ma tutti dovrebbero mettersi in discussione, perché i risultati sono di molto inferiori rispetto alle attese e alle spese di una campagna acquisti impegnativa. "Il progetto va avanti" continua ad asserire con spocchia francese Blanc, ma attenzione che continuando così si arriva dritti al precipizio. 

TOP DI GIORNATA

Delio Rossi. Il tecnico che ha rilevato Zenga a Palermo coglie una vittoria esterna a San Siro contro il Milan dopo aver battuto, nel precedente turno di campionato, il Cagliari. Battute quindi le due squadre date come le più in forma di questo scorcio di campionato. Ora il Palermo può veramente aspirare a raggiungere un posto utile alla qualificazione nelle coppe europee. Citazione d'obbligo per Miccoli, autore di gol e assist da funambolo.

Poulsen. Nella Juve all'apice della crisi lui emerge come il migliore fra i suoi. Gioca nel suo ruolo preferito come vertice basso del rombo e recupera decine di palloni dal primo all'ultimo minuto di gioco. Quella di Bari è stata per lui la miglior prestazione in maglia bianconera in un anno e mezzo. 

Malesani. Seconda vittoria consecutiva per il suo Siena che in due partite ha fatto tanti punti quanti nelle precedenti 14 giornate. Al suo esordio sulla panca senese, il tecnico era stato piuttosto sfortunato con la sconfitta rimediata a Bari con il gol decisivo subito in pieno recupero, ma contro Catania e Udinese sono arrivate due vittorie pesantissime.

FLOP DI GIORNATA 

Ferrara. Ci dispiace inserirlo fra i flop perché le responsabilità della crisi Juventus stanno più in alto. ma lui ci mette del suo. Rispetto a Ranieri almeno faceva meglio in conferenza stampa, ma adesso anche lì parla di un "Libro Nero" dove appuntarsi i nomi di chi lo critica; e non trova niente da rimproverare a una squadra che prende tre gol a Bari. E' in confusione completa. Se è vero che Hiddink è stato avvistato alla Malpensa (domenica mattina) proveniente da Amsterdam, ben venga chi può prendere veramente in mano questa squadra, almeno fino a giugno. Poi chi ha sbagliato l'ennesimo mercato e mandato allo sbaraglio un allenatore senza la necessaria esperienza si assuma le proprie responsabilità e si faccia da parte con il suo fantomatico progetto.

Diego ed Amauri. I due brasiliani sono quelli che rimediano i voti più bassi nelle pagelle della stampa e dei tifosi. Diego ci ha messo anche la buona volontà ed è possibile sbagliare un rigore, ma quello fallito a Bari è stato un errore pesante che dato il definitivo indirizzo alla partita. Poi del giocatore, sebbene sia rimasto in campo, si sono perse le tracce. Per Amauri il discorso è diverso. Sembra un'auto ingolfata che non riesce ad ingranare su ogni azione. Non ne becca una e, se ci arriva, lo fa sempre in modo maldestro. Si muove male sul terrenodi gioco e la sua condizione fisica sembra tutt'altro che buona.

Mourinho. Continuano a saltare i nervi all'allenatore portoghese che, secondo quanto riportato dai maggiori organi di informazione, ha aggredito verbalmente il giornalista de "Il Corriere dello Sport" colpevole, nel dopo partita di Bergamo, di essersi avvicinato alla postazione di Inter Channel, nei pressi del pullmann interista, tanto da "autorizzare" i pesanti insulti di Mourinho. Ormai non passa giorno che il tecnico portoghese non dimostri la sua insofferenza nei confronti di tutto e tutti. Acido.

 
 
 

CAPOLINEA BARI

Post n°318 pubblicato il 12 Dicembre 2009 da nick66
 

                             

Signori si scende. La Juventus a Bari trova il capolinea, adesso si scende, tutti. Il paradosso è che, delle ultime 5 partite, questa è stata quella giocata meno peggio, anche sfortunata a tratti. Ma perdere ancora (e sono 4!) è inaccettabile, non si parla di jolly esauriti, si tratta di dignità, si tratta di battersi il petto e dire "mea culpa", iniziando dal pallido erede fino ad arrivare all'allenatore e alla squadra. Non fare nulla a questo punto equivale a mostrare una passività di fronte agli eventi davvero autolesionista. Non è  tanto la sconfitta contro il Bari a pesare, quanto Bari come punto d'arrivo di una gimcana di prestazioni altalenanti con un desolante picco negativo di risultati nelle ultime giornate. Il bersaglio è sempre una dirigenza arrogante ed incompetente, ma Ferrara non si può appellare alla sfortuna anche se contro il Bari anche un po' di sfiga ha fatto capolino. Il bicchiere è mezzo vuoto soprattutto per tanti errori compiuti dal mercato in poi. Ferrara non ha spesso convinto per non aver scelto con convinzione un modulo di gioco, tante formazioni criticabili, cambi tardivi, ma è stato anche sfortunato per via di troppi decisivi infortuni. Questa squadra senza Chiellini, Sissoko e Iaquinta perde un'asse importante e questi sono solo gli ultimi infortuni della serie portati dalla maledizione di Vinovo. Ferrara è simpatico, ma qui ci serve un allenatore vero! Non si capisce perché la Juve di questi ultimi anni è diventata una società per apprendisti. Prima Secco, passato da Team Manager a Direttore Sportivo, poi Montali da allenatore di pallavolo a Top Manager cooptato nel cda bianconero, fino a Ferrara che inizia la sua carriera da Mister non da Salerno o Lecce, ma dalla Juventus. Mi sembra troppo pure solo a scriverlo. Dovrebbe succedere qualcosa, ma invece nulla capiterà. Solo sprofondando ulteriormente tutto cambierà veramente e magari ritroveremo presto la vera Juventus. Senza gli usurpatori,

Le pagelle: Buffon 5,5; Caceres 6, Molinaro 6 (Grosso 6); Cannavaro 5,5, Legrottaglie 5; Tiago 5 (Camoranesi sv, Giovinco +), Poulsen 7, Marchisio 5; Diego 5, Amauri 4, Trezeguet 6. All. Ferrara 5.

 
 
 

GIU' SEMPRE PIU' GIU', FINO AL PRECIPIZIO

Post n°317 pubblicato il 09 Dicembre 2009 da nick66
 

                                



Cosa può fare il management per risollevare le sorti della Juventus? Mi vengono i brividi a pensare che cosa possa fare questo management! La dimostrazione di quanto poco assennate siano state certe scelte di mercato dal 2006 sta trovando il suo acme con Felipe Melo. Altri 25 milioni buttati a rimpolpare le casse della Fiorentina. Nonostante l'evidenza dei pesanti sbagli di certe scelte di mercato tutti rimangono al proprio posto. Mi riferisco alla nuova triade Blanc Blanc Blanc (Presidente, A.D., D.G.). Hanno fatto fuori solo Cobolli per aver sforato abbondantemente il limite del ridicolo nel triennio di presidenza "più simpatica" e perdente della storia juventina. Congedare Ferrara per la dirigenza sarebbe come congedare sé stessa ed abiurare lo scellerato patto con Lippi che ha portato un neo patentato a guidare la Ferrari bianconera, e due ronzini ormai sportivamente da abbattere come Cannavaro e Grosso quali perni della nuova Juventus. Rinunciare poi a Nedved e Zanetti per fare spazio a Diego e Felipe Melo aggiungendo una cinquantina di milioni, alla resa dei fatti si sta dimostrando scelta ben poco oculata ma soprattutto di nessuna prospettiva. Forse per Diego bisogna congelare il giudizio, ma Felipe Melo pagato quella cifra è qualcosa di aberrante e ingiustificabile. Che fare adesso? Non vedo altre soluzioni se non "continuare nel procedere con il progetto... " per dirla alla Blanc. Ci sono da serrare i ranghi per andare giù, sempre più giù, fino al precipizio. Solo allora finalmente (forse) John Elkann e i suoi consigliori, dopo aver prodotto tanti indelebili danni alla storia della Juventus, si faranno da parte lasciando la Juventus a gente più adeguata. Questa non è Juventus, è solo una controfigura che ha la stessa personalità del pallido erede di una gloriosa dinastia.

 
 
 
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IL SILENZIO DI JAKI SUGLI SCUDI DI CALCIOPOLI

Poche settimane fa, a Pinzolo, "mi è capitato" di chiedere a John Elkann:  "Ingegnere, richiederà mai la Juventus i due scudetti?" La risposta di John Elkann, dopo 5"27 di silenzio: "Scudetti che abbiamo vinto, noi sappiamo quelli che abbiamo vinto... E quella è quella cosa importante". No comment...

 

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"Per me Juventus vuol dire storia del calcio. Una storia fatta da squadre indimenticabili e da giocatori che con il loro agonismo e la loro genialità hanno scritto alcune delle pagine più belle ed importanti nel libro del calcio mondiale. Juventus vuoi dire cultura e stile che distinguono i dirigenti, gli allenatori ed i giocatori juventini. Infine Juventus vuoi dire passione e amore: la passione che unisce i milioni di tifosi in tutta Italia, in tutto il mondo; l'amore per la maglia bianconera che esplode nei momenti di trionfo e non diminuisce in periodi meno felici."

Michel Platini

 

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INNO ANNI '70: JUVE, JUVE

 

CALCIOPOLI ...


"Una sentenza pazzesca, e non perché il calcio sia un ambiente pulito. Una sentenza pazzesca perché costruita sul nulla, su intercettazioni difficilmente interpretabili e non proponibili in un procedimento degno di tal nome.Una sentenza pazzesca perché punisce chi era colpevole solo di vivere in un certo ambiente, il tutto condito da un processo che era una riedizione della Santa Inquisizione in chiave moderna. E mi chiedo: cui prodest? A chi giova il tutto? Perché tutto è uscito fuori in un determinato momento? Proprio quando, tra Laziogate di Storace, la lista nera di Telecom, poi Calciopoli, poi l’ex Re d’Italia ed ora, ultimo ma non ultimo, la compagnia telefonica Vodafone che ha denunciato Telecom per aver messo sotto controllo i suoi clienti. Vuoi vedere che per coprire uno scandalo di dimensioni ciclopiche hanno individuato in Luciano Moggi il cattivo da dare in pasto al popolino?"

Enzo Biagi su Calciopoli, intervista pubblicata su "Il Tirreno" del 16 Agosto 2006
 

 

PINZOLO 2009: "MAGNIFICENT!"

 

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