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Post N° 10

Post n°10 pubblicato il 10 Agosto 2007 da fanciullodivetro
Foto di Shine_Light

Pubblico il primo post, in questo spazio gentilmente offertomi da shine_light, parlando del mio viaggio recente in Egitto. Lo scopo è di suscitare la curiosità per questi luoghi interessanti, ma anche quello di ringraziare di cuore la stessa shine, per la generosità infinita e l’amicizia nata tra noi.

EGITTO – CRONACA BREVE DI UN BELLISSIMO VIAGGIO

Difficile raccontare la travolgente ondata di novità che un viaggio del genere ha rappresentato, almeno per me.
Partiamo con un colossale ritardo di 10 ore, sopportato probabilmente per il motivo che all’inizio della vacanza si è molto più tolleranti.
Arrivo a Luxor, ora locale circa le 23.00. Siamo subito scortati dalla guida, che ci diffida dal dare confidenza a chicchessia, soprattutto ai finti facchini dei bagagli. Siamo visibilmente occidentali, e bianchi, qualche ragazza indossa una vistosa scollatura, rivelatasi subito come la carta moschicida. I commenti si sprecano, ovviamente incomprensibili, ma con quel tanto di ammiccamento che noi ometti conosciamo bene. Il pulmino parte alla volta del porto, dove una nave estremamente lussuosa, ci aspetta, con un benvenuto a base di panini e banane squisite.
Per la strada è un tripudio di gente sulle scarse aiuole, addossata ai muri e seduta nei bar, a fumare l’inesorabile narghilè, spero si scriva così.
L’indomani levataccia alle 4,30 di mattina per la prima magnifica escursione ai colossi di Memnon, alla necropoli di Tebe, al tempio di Deir El Baharai, alla valle dei re e ai templi di Luxor e Karnak.
La guida spiega in un ottimo italiano, tutto quello che c’è da spiegare: sarà l’ora presta, sarà che sono più incuriosito da ciò che vedo per strada, ma non ricordo praticamente nulla di tutte quelle spiegazioni didascaliche. Sono affascinato da un mondo che pare si sia fermato all’inizio della storia dell’umanità: case di fango malamente erette, con pagliericci come alcova e tetto, una miseria desolante ovunque, ma molti sorrisi distesi, e bambini, tanti, ovunque. Così come i venditori di qualsiasi oggetto possibile, a prezzi stracciatissimi, di un’insistenza che farebbe impallidire i nostri ambulanti da spiaggia di Rimini.
Il caldo comincia a farsi sentire, secco ma ben presto si rivelerà terrificante.
Torniamo la sera, esausti, ma soddisfatti e ricchi delle bellezze archeologiche visitate.
Il mattino dopo l’orario di visita si fa più disteso; ci portano con una specie di carrozzella al tempio di Horus. Il conducente, un ragazzino dall’apparente età di 14 anni, continua a voltarsi per gridare Italia1!. Il bello di questa “passeggiata” è passare in mezzo al paese, con i bambini che ti inseguono per chiederti soldi, per farti una fotografia in cambio di una mancia, o per venderti le immancabili collane, bracciali, finti papiri. La città di chiama Edfu, ma a me sembra Beirut nei servizi del telegiornale. È un tripudio di colori e di anarchia alla stato puro, la strada è una giungla, presidiata dalla polizia, vero leit motiv di tutta la vacanza. La polizia egiziana è ovunque, ti scorta ovunque, fino a piazzarti una guardia armata sul pulman, e ti controlla in continuazione. Ci sono strade percorribili solamente su prenotazione, ad orari ben precisi e a prezzi stabiliti dalla polizia.
Nel pomeriggio visitiamo il tempio delle due divinità, a Kom Ombo.
Tutti i templi sono ben conservati, e portano ben visibili, per un occhio esperto, i segni della storia vissuta.
La navigazione continua, e si rivela una delle cose più interessanti della vacanza. Il Nilo è un fiume imponente, ricchissimo di uccelli di ogni specie e ai suoi margini fiorisce una vegetazione di un verde intensissimo. I pochi abitanti rurali che incontriamo ci salutano dalle sponde, i bambini fanno il bagno in poca acqua, sporca, ma si divertono come i nostri forse non sono più capaci.
Il giorno successivo, visita ad Aswan, compresa la grande diga, frutto della collaborazione preziosa, a loro dire, di russi e italiani. Il paese si fa più ricco di giardini, di case private, ma anche di polizia e d esercito. Nodo strategico importantissimo la diga, sorvegliata ossessivamente. Facciamo visita al palazzo delle essenze, l’unico autorizzato dal governo, alla vendita al dettaglio di tali nettari, che sono alla base di tutti i più famosi profumi del mondo. Dopo una breve dimostrazione della potenza olfattiva che riescono a scatenare, si passa alla contrattazione sull’acquisto. Faccio incetta di sandalo, menta, loto e mirra. Praticamente sto spargendo per tutta casa i profumi magnifici che mi sono portato.
È la volta del tempio di Phile e dell’obelisco incompiuto. Un colosso di granito spezzatosi durante il trasporto e abbandonato dagli scultori.
Ovviamente tutto questo perennemente immersi in un clima da sauna, con i primi sintomi di un malessere che da lì a breve colpirà me e mia moglie inesorabilmente, impedendoci la visita alle piramidi nella piana di Giza.
L’ultimo giorno di crociera è dedicato alla città di Abu Simbel, raggiungibile solamente in aereo.
Qui c’è quella che considero la vera chicca del viaggio i templi di Ramsete II e Nefertari. Imponenti, magnifici, particolari, anche perché interamente smontati e rimontati a una maggiore altezza, per evitare che le inondazioni del Nilo li sommergessero definitivamente.
La sera trasferimento al Cairo.
Una città caotica, rumorosa, disordinata, sporca. Dove gli estremi di questo immenso paese si manifestano in tutta la loro pienezza. Ai quartieri delle classi agiate, ben protetti e decorosi, si alternano veri e propri desolati agglomerati di case allucinanti, labirinti di cemento senza soluzione di continuità, dove ci consigliano vivamente di non mettere piede. Alloggiamo in un albergo faraonico, per dimensioni e lusso, vivo due giorni imbarazzanti, combattuto tra lo schifo che un’esagerazione del genere mi suscita; e lo stupore che esistano posti dove lo spreco è legge.
La notte stiamo malissimo, tanto che il giorno seguente non ci muoviamo dalla camera. Facciamo una capatina in piscina per portare Davide, e nel giro di mezz’ora ci vengono offerti spiedini di frutta, succhi vari, panni umidi e profumati per rinfrescarci e un servizio di pulizia degli occhiali da sole. Il malessere non mi impedisce comunque di visitare l’immenso museo, dove noto con sorpresa che moltissimi manufatti sono alla mercé di chiunque voglia toccarli. Mi convinco definitivamente che siamo alla presenza di ciò che rimane di una civiltà tra le più evolute e interessanti della storia dell’umanità.
Nel pomeriggio visitiamo la cittadella, una sorta di Vaticano del luogo, con la moschea di alabastro. Spettacolo, inutile dirlo. Poi ci portano, e per la prima volta ci lasciano soli, in un mercatino caratteristico. Alice, mia figlia di 22 anni è oggetto delle mire, anche piuttosto pesanti, dei giovani e meno giovani del posto. A dire il vero ho provato un po’ di fastidio e di paura in quel occasione, infatti dopo qualche passo dentro il mercato, siamo tornati al punto di ritrovo. Ovviamente sotto l’assalto dei venditori, dei pulitori di scarpe e di ogni curioso che ci girava intorno. Non me la sono goduta questa, l’ho già detto?
All’alba del lunedì partiamo per gli ultimi giorni al villaggio sul mar rosso. Le procedure negli aeroporti sono lunghe, estenuanti e a tratti, irritanti. Ma non posso fargliene un torto, sono letteralmente terrorizzati da ciò che potrebbe succedere.
Gli ultimi giorni al villaggio sono stati decisamente più rilassanti, ma anche i meno interessanti. Uno ne vedi, li hai visti tutti. Unica chicca, il mar rosso, salatissimo e pieno di pesci dai colori stupendi. La zona dove eravamo noi aveva una secca di parecchie centinaia di metri, prima della barriera corallina, per cui la classica vita da spiaggia con bagno, era impossibile. Ho fatto però un’escursione con una specie di sommergibile, che ha costeggiato per circa un’ora la barriera corallina. Comodamente seduto nella chiglia trasparente ho ripreso l’impossibile.
Complessivamente è un itinerario che consiglio, anche se preferibile nel periodo di marzo, aprile, non oltre. Ci si deve armare di pazienza, coprire bene in tutti i luoghi chiusi perché hanno l’aria condizionata esageratamente in funzione, e soprattutto entrare nell’ottica che per loro noi siamo quasi dei nababbi; non meravigliatevi dell’insistenza con cui vi vogliono vendere qualsiasi cosa, non meravigliatevi della richiesta di mancia ad ogni passo, ad ogni gesto; quale aprirvi le porte, portarvi i bagagli, porgervi i fazzolettini per asciugarvi le mani nei bagni pubblici.
Meravigliatevi invece di ciò che la loro civiltà ci ha tramandato, di come la gente comune sappia sorridere anche nelle peggiori condizioni, della bellezza delle donne nubiane ad Abu Simbel e Aswan.

 
 
 
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