Creato da Shine_Light il 17/07/2007

Romantic House

Accarezzate da dolce vento ...

AREA PERSONALE

 

FACEBOOK

 
 

ULTIME VISITE AL BLOG

marcellobarisonebal_zact1o2doublellefiorlettaunamamma1paolo.p2semplicementecomplicfazuolALDABRA72cuorediselvaggiaquintor86booksfactory_Robertagiorgia1991mauri592
 
Citazioni nei Blog Amici: 4
 

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Tutti gli utenti registrati possono pubblicare messaggi e commenti in questo Blog.
 
 

 

« Impressioni notturne IL'amor cortese... »

Post N° 13

Post n°13 pubblicato il 13 Settembre 2007 da fanciullodivetro

NOME DI FANTASIA

La chiamerò così, anzi non la chiamerò affatto, è solo un nome di fantasia. Il nome di uno di quegli amori acerbi, ma che ti segnano per tutta la vita.

Alle medie ci tiravamo le palline di carta con i messaggi scritti, fitti fitti…messaggi dal tono casto, innocente, a volte un po’ ebete.

Lei mi fece conoscere lo shampoo secco, aveva una cura di sé quasi maniacale, l’abbigliamento non lo comprava alle bancarelle del mercato, come tutti i comuni mortali; no, lei aveva i suoi negozi preferiti, negozi che noi guardavamo distanti, quasi li sporcassimo con gli occhi.

Eppure, nome di fantasia, aveva un padre muratore, e una madre casalinga. Figlia unica, si, ma quanto può guadagnare un muratore?, capomastro, va bene, ma quanto può guadagnare un capo mastro?

Io ho sempre pensato che non possedere un’automobile alla lunga ti fa aumentare il conto in banca considerevolmente. Suo padre non ha mai posseduto un’automobile, e non fosse per un incidente mortale che lo portò via qualche anno fa, posso dire che è sempre vissuto dignitosamente, non s’è mai fatto mancare nulla. Semplicemente non aveva la macchina.

Nome di fantasia era un caso anomalo nel marasma di noi provincialotti, lei guardava avanti, pure troppo. Vedeva in Milano ciò che all’inizio del secolo poteva rappresentare l’America per tantissimi nostri connazionali. Una vita diversa, migliore, all’insegna del voglio tutto, e presto. Io mi accontentavo di acquistare un disco di vinile al mese, scambiarlo con gli amici, e sbirciare qualche giornaletto osceno nascosto in basse siepi. Io mi accontentavo di fumare le nazionali col filtro, pacchetto da dieci, comprate in società con altri bulletti.

Nome di fantasia, no. Liceo privato, il Giusti, qualcuno di Milano forse lo conosce, una sorta di salotto per pupilli della piccola borghesia milanese. Ma suo padre era capomastro, altro che piccolo borghese, e sono sicuro si sarà fatti i debiti per farla studiare, lì. Ma ha fatto bene, quando una c’ha i numeri!

E io l’aspettavo alla fermata della STIE, al santuario di Rho, anche quando pioveva, per fare con lei almeno quel chilometro che ci separava da casa. Io trasandato, stile Deep Purple dei poveri, lei, soprabito lindo, scarpette chissà che marca, e profumo a tutta callara, come si dice a Roma.

Strano rapporto il nostro: io le piacevo, almeno all’inizio, diceva che avevo dei begli occhi, ciglia lunghe, e un viso da buono. A distanza di tempo sono arrivato a pensare volesse solo un ragazzo in più che la adorasse. Si, perché io la adoravo, mi sembrava una di quelle attrici dei film del sabato sera sulla televisione svizzera, la donna fatale che quando bacia ti toglie il fiato. E lei lo toglieva davvero il fiato, da questo punto di vista non si faceva mancare nulla. Due episodi su tutti, per inquadrare il tipo. Un’estate in montagna, a casa di un’amica. Io e il mio amico, ospiti. Lunghe passeggiate, la natura, i pini, il tramonto…e poi a nanna. Io e il mio amico nella camera dei genitori. Di notte, come un ladro, nome di fantasia scavalca il balcone, bussa ai vetri della stanza, entra, mi chiude in bagno. Secondo episodio:abitavamo in case di fronte. A un certo punto mi telefona…mia madre è uscita, vieni a trovarmi, ascoltiamo insieme la radio…seeeee…

Ecco, nome di fantasia era sofisticata, ma anche birichina, il giusto, ma lei non era per me. Cominciò ad uscire con altri ragazzi, per carità, mica avevamo un contratto, ma almeno fallo quando sai che non ci sono io come uno scemo alla fermata del pullman…niente.

Una sera, era la vigilia di Natale, mi regalò una sciarpa, nemmeno mi piaceva ricordo benissimo. Così ti ricorderai di me, mi disse, non venire più, la cosa finisce qui.

Sparisci! volevo dirle, invece piansi come un cretino, per diversi giorni. La sciarpa non la presi, nemmeno mi piaceva, ricordo benissimo

Anni dopo il caso volle che la mattina si facesse un pezzo di strada insieme andando al lavoro. Sposata?, si, figli? No

Felice? Boh??

E stasera? Che si fa, si esce? E perché mai? Siamo sposati, sono passati tanti anni, siamo diversi. Che, mi vuoi rifilare un’altra sciarpa?

No, forse volevamo giocare a fare gli amanti…eccoci, dunque, su questa macchina, bella..si, sai il reddito per fortuna è buono, dove si va?

A casa mia, sono sola. Ma pensi sia il caso?...hai paura?

Io, noooooooo….

Eccoci, dunque in questa casa, un caldo della madonna, e si, quei caldi che devi cominciare a toglierti gli abiti. È bianchissima, bella che mi morderei le mani, ma io non ce la faccio…dopo qualche bacio mi viene in mente la sciarpa, e tack! Mi blocco…

Usciamo, fingiamo di andare in un bar a bere qualcosa, fingiamo di salutarci da buoni amici, fingiamo di dirci che ci vogliamo sempre un gran bene, fingiamo di essere stati bene questa sera, fingiamo di venirci a trovare reciprocamente nelle nostre case.

Ah, dimenticavo, prima di lasciarci lei tira fuori tutto l’occorrente per riordinarsi di tutto punto.

 

 

 
 
 
Vai alla Home Page del blog