Arte...e dintorni
Pensieri sparsi di chi sta provando ad occuparsi di arte.
è meglio affidarsi all'impulso, alla passione,
perchè la ragione generalmente cerca di allontanarci dal sogno,
adducendo la giustificazione che non è ancora arrivata l'ora.
La ragione ha paura della sconfitta.
Ma l'intuizione ama la vita e le sfide della vita.
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Post n°592 pubblicato il 08 Maggio 2013 da calipso81
Ho fatto un sogno. Una persona mi dice che mi porterebbe in vacanza dove voglio: Ti rapisco e ti porto via. Bisogna dare fiducia al destino, sono un ultrà delle sliding doors. Ci sarà un senso al mio passato, all’arte che ho intorno. Stravedo per te, ma non lo do a vedere. Stravedo artisticamente e dialettalmente, ma non so ancora cosa vuol dire. Le cose facili non mi sono mai piaciute. Non metterti mai con uno come me. Mi remo contro lo so. Aspettami sul bordo di una tazzina di caffè.
Psicanalizzatemi. |
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Post n°591 pubblicato il 29 Aprile 2013 da calipso81
1. Passavo di qua Prima tipologia di donna MiBAC, che potrebbe anche essere uomo. Quello/a che si trovava per caso, di passaggio e ora magari è C3 superfantasmagoricoroboanteechipiùnehapiùnemetta. Uno/a che magari è entrato come custode (concorso, se lo ha fatto, per 5 elementare sisssignore), magari da un ente che ormai è stato dismesso, un riciclo insomma, o facendo una banale domanda al collocamento ai tempi della 285/78. C’è poi anche il raro esemplare, ancora operativo, di dipendete che dalla vecchia Pubblica Istruzione, magari autista, transitato al MiBAC che ora è restauratore per miracolo e grazia ricevuta. Tipologia diversa e in cui bisogna operare un distinguo. C’è infatti chi si è dato da fare, perché curioso, perché per indole non riesce ad essere scansafatiche o perché appassionato dell’arte. Insomma uno che guarda i quadri e dice “uhhhhh che belli”. Insomma è il meno peggio. Il guaio grosso dei “passavo di qua” riguarda essenzialmente gli inetti, incapaci o meglio capaci di mandare in malora le opere e che sono convinti di essere i migliori della situazione. Loro sì che possono definirsi storici dell’arte e restauratori. Loro non hanno nulla da invidiare a chi ha studiato arte, ha specializzazione e dottorato; o a chi s’è fatto il cervello grosso all’ICR o OPD. Loro hanno un decreto che li definisce così, uno stipendio, un ruolo e che si sono presi un diploma alle scuole serali che conta? Che non sono laureati in lettere o conservazione dei beni culturali o privi di qualsiasi titolo cosa importa? Loro hanno il pezzo di carta e tu sei solo fuffa! Il guaio della storia dell’arte è che tutti possono dire di occuparsene. Non esiste un albo, non c’è uno sbarramento. Tutti possono scrivere e parlare di tutto. Quindi: diamo fiato alla bocca!
2. Sono la figlia di famiglia bene Ci sono poi quelle/quelli che avevano già i genitori storici dell’arte o professori universitari. Una scelta naturale quella di lavorare al MiBAC. Ovviamente l’età è elevata, sono entrati in tempi di numeri elevati di posti messi a concorso, sono totalmente scollati dalla realtà attuale. Spesso ragionano in termini di bello e brutto e pensano solo all’estetica.
3. Scusate: Ho studiato per quello! Tipologia che adoro. Per me i veri pezzi da novanta. Quelli che si sono fatti il cervello grosso, quelli che hanno passato un concorso infame senza essere “figli di”, senza raccomandazione in tempi dove la politica faceva da padrona (come oggi in effetti). Quelli che hanno davvero passione da vendere per quello che fanno, che hanno lottato e lottano con le unghie e con i denti. Quelli da cui c’è da imparare. La verità è che ingoiata dall’amministrazione non sei più uno storico dell’arte, non sei quello che fa ricerca come tutti credono. Dimentichi talvolta come si fa, perché il tempo è tiranno, perché hai solo pochi giorni, perché ci sono mille palle burocratiche quotidiane a cui devi stare dietro e non riesci a fare lo storico dell’arte. Stai male, fai i salti mortali, ma ti brillano comunque gli occhi e sorridi come un bambino davanti a un vasetto di nutella. Chist è o maestro! Io però ho la consapevolezza di non poter rientrare in quest’ultima categoria. La mia unica chance concreta (forse) è quella dell’insegnamento.
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Post n°590 pubblicato il 18 Aprile 2013 da calipso81
Il post precedente era tosto lo so. Cambiamo argomento. Decisamente più leggero. La mia mamma ha fatto i suoi controlli post intervento per un sospetto nodulo. Tutto ok. Routine di controlli da fare e da mostrare al medico. La sanità campana lascia sempre a desiderare e quindi i costi lievitano: 36 euro di ticket+20 euro a ricetta. Insomma il giro di esami le costerà 250/300 euri. Ma vabbè, l'importante è poterle raccontare le cose. Era un po' giù per tutta la trafila di controlli, medici e ospedali e allora ho chiesto a scuola sabato 27 libero. Le colleghe sono state disponibilissime a sostituirmi nelle 4 ore stabilite, e così potrò fare un fine settimana breve a casa in terronia. Le colleghe, ecco. Una mi ha colpito. Donna, pugliese, arrivata il mese scorso a scuola senza abilitazione (neanche sulla materia), davvero un colpo di fortuna per lei. Mai avuto un'esperienza di sostegno. Niente di niente. Trasferita in Emilia chissà perché, o per come. Dopo Pasqua non è rientrata, lei è l'unica che si è fatta due settimane di "festa", millantando una visita medica giù. Sottolineo il millantando perché poi si è tradita. Quando le ho chiesto se poteva tenermi un ragazzo per due ore (ore già organizzate per lui, nel senso che ho già impostato tutto per lui, e lei deve solo stare a guardare), beh prima ha risposto di sì, ma poi ha cominciato a sfogliare l'agenda nervosamente. Diceva "eh, ora io non posso fare ponte. Sai che c'è mi organizzo e vedo un po' di scendere per il primo maggio. Questi qua al nord non ci potranno mai capire! Io ho bisogno di scendere, di stare a casa. Anche se qui viene mia mamma non è la stessa cosa. Devo stare giù a casa mia. Si sta troppo bene. Penso che anche per te sia lo stesso no?" Io: "guarda che io sono scesa l'ultima volta a Natale. Vado ora per una situazione di "emergenza" per far rilassare un po' la mamma che dovrà sostenere un certo numero di controlli medici. Non avverto la mancanza. Io con Napoli e il sud in generale ho un rapporto di amore e odio. Amore perché è il posto in cui sono nata ed è ricco di potenzialità, odio perché non cambierà mai" La domanda che mi sono posta, e quello che veramente volevo dirle, è che non glielo ha di certo prescritto il medico di trasferirsi e di dare ripetizioni ai ragazzi in casa, visto che non è abilitata e lavora poco a scuola, solo con colpi di fortuna. Che se le manca tanto casa può fare le ripetizioni giù e guadagnare di più, calcolando l'abbattimento delle spese. Perché denigrare un luogo non tuo, se hai deciso consapevolmente di venire qui? Ecco: è un atteggiamento precipuo di alcuni terroni che mi da sempre il voltastomaco! Dulcis in fundo, la collega è palesemente a caccia di una certa compagnia, maschile s'intende. Da un po' di giorni ci sono 3 tirocinanti del nuovo TFA, ragazzi che si abiliteranno sulla materia e che per disorganizzazione del corso indetto dal ministero si ritrovano a dover chiudere 150 ore di tirocinio a scuola, computando anche 18 ore da seguire in aula H con noi per finire entro l'anno scolastico. Beh ieri è toccato a un tirocinante di filosofia, belloccio, che lei ha abilmente placcato, riempito di domande e concupito. Oggi mi ha confermato che sì è carino ma è troppo giovane, 10 anni di differenza sono troppi. E, sempre oggi, si è dedicata ad un altro collega che, ragionando con il cervello inferiore, le ha dato corda sufficiente per intrattenere una lunga conversazione. Bah. Sono proprio tonta! |
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Post n°589 pubblicato il 11 Aprile 2013 da calipso81
La prima lezione di Biagini aveva come tema il lutto del bambimo ideale. "I genitori hanno nove mesi per immaginare di ottenere quello che si aspettano. Quando nasce la persona reale, però, comincia il lutto del figlio che è stato immaginato. Quel bambino non esiste, devono rinunciarci. Il bambino ideale è sano, carino e, in genere, maschio. Non piange quasi mai, mangia quel che ha nel piatto e lo metabolizza. I piedi del bambino ideale sono fatti per camminare, per correre finché non si è richiamati sul marciapiede. Le mani stringono senza pizzicare: aprolo scatole, usano senza difficoltà penne e matite colorate. LA bocca del bambino ideale sbava solo nei primi mesi: la macchia di cioccolato che non riesce a pulirsi è oggetto di fotografie e non di preoccupazione. Il bambino ideale capisce e si esprime, i suoi genitori sono come quelli della pubblicità: senza pensieri. Adesso prendete questo bambino e paragonatelo a uno reale che piange, sporca, si ammala. E' un confronto faticoso, ma nella maggior parte dei casi, si supera in modo naturale. Poi però prendete il bambino ideale e trasformatelo in un bambino disabile. Ecco che il lutto può diventare insopportabile".
Questo passo è tratto da un libro che sto leggendo ora, scritto da una ragazza che si è abilitata in italiano l'anno prima di me a Napoli. Si chiama L'iguana non vuole ed è la sua prima esperienza di sostegno, un po' romanzata. Eppure questa esperienza del lutto del bambino ideale la vivo tutti i giorni. E in fondo, mi dico, è bene che mi abitui. Ho imparato che alla fine nella nostra vita, presto o tardi, diventiamo tutti "disabili". Diventiamo meno autonomi, la testa comincia a far cilecca, siamo meno affidabili, talvolta con le allucinazioni, talvolta faremo fatica perfino ad andare in bagno. Questo l'ho imparato da mia nonna e ora lo vivo quotidianamente a scuola. Il lutto del bambino ideale è sempre vero. |
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Post n°588 pubblicato il 29 Marzo 2013 da calipso81
Auguri a tutti! Mangiate tanta cioccolata, tanto casatiello, tanta pizza fritta, tanta pizza normale...ops...ma quella sono io!!! E vabbè! Buon ingrassaggio a tutti! |
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Post n°587 pubblicato il 12 Marzo 2013 da calipso81
Tempo fa mi aveva telefonato una vecchia compagna di sventura del precedente lavoro al museo. Siamo finite col diventare amiche o comunque piacevoli interlocutrici. Lei toscana, io totalmente innamorata della toscana e di Firenze, luogo per me magico pieno di ricordi e belle esperienze. Ancora vivo e pulsante e concreto per me. Lei era in stage, frequentava la scuola di specializzazione, e il "nuovo" boss l'aveva "portata" con se. Ragazza piacevole e in gamba. Le avevo spiegato, seppure non in modo chiaro e palese, di alcune dinamiche interne e di alcune difficoltà, senza mai esagerare. D'altronde i problemi regnano sovrani, ovunque. Mi ha chiamato per farmi una sonora partaccia. In quel luogo nefasto gliene hanno combinato di tutti i colori. Mi ha "sgridato" perché sono stata fin troppo buona e ho smussato la realtà delle cose. In un certo modo ho addolcito la situazione. Per carità non ce l'aveva con me, anzi. Mi ha ringraziato, seppur ha compreso dopo, il mio tentativo, alle soglie della partenza definitiva da quel postaccio per Firenze, di avvisarla. Eppure mi ha detto una cosa che mi ha sconcertata. Al colpaccio che le hanno tirato lei si è opposta, ma quello che le hanno suggerito le ex colleghe è di stare attenta, calma, perché bastava pensare a me, al fatto che mi avevano "licenziata", mandata via. Lei, che conosceva bene la storia, ha detto di avermi difeso a spada tratta e di aver fatto la voce grossa: di certo facevo un lavoro più interessante di quanto svolto fino a che ero lì e ero più serena. Ecco: devo ringraziarla. Oggi ho rivisto una di queste esimie ex colleghe, gentile ma di quella gentilezza di convenienza. Mi ha presentato il nuovo direttore del museo che mi ha chiesto cosa facessi ora, embè mi sono sentita di dire esattamente quello che pensavo. STO BENISSIMO. E' UN POSTO MERAVIGLIOSO, RICCO DI STIMOLI E ARRICCHENTE. La faccia allibita della tizia era piuttosto eloquente. Ma perché la gente è così? Perché dire che sono stata mandata via, mentre sono stata io ad andarmene? Perché pensare di fare terrorismo psicologico nei confronti di una ragazza brava e precisa nel suo lavoro palesandole l'eventualità di renderle la vita difficile? I dipendenti hanno paura dei poveri cristi esterni come me? Non lo capirò mai. Forse è solo pochezza. |
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Post n°586 pubblicato il 28 Febbraio 2013 da calipso81
all'improvviso mercoledì mattina mi prende il virus gastro instestinale. Sì quello che ti travolge tutta,ti scombussola, ti mette ko. Eppure non poteva arrivare da solo, no. Ci voleva anche un bel 38.5/39 assieme. Ho preso 5 tachipirine, ora sono senza febbre, ma con un gran mal di stomaco. Se sto due ore in piedi, cioè seduta, è tanta roba. Poi mi addormento. E quindi questa settimana, mannaggia la pupazza, niente Firenze. Ma vabbè devo stare meglio e alla svelta, quindi penso a cosa dovrò fare e vedere. Tre mostre mi incuriosiscono in questo periodo - Rovigo Devo solo decidere l'ordine. Forse comincio con Rovigo.
PS. Per Ody: quella al MOMA MET con abiti e dipinti degli impressionisti ha l'aria di essere fantastica! |
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Post n°585 pubblicato il 10 Febbraio 2013 da calipso81
Non sono abituata a ricevere attenzioni. In genere sono quella che passa inosservata, quasi invisibile. Quella "cicciona" e demodé, non propriamente uno schianto. Quella che non rientra negli stereotipi di oggi. Eppure ultimamente mi sono ritrovata a ricevere attenzioni da parte di alcuni uomini e la cosa mi ha lasciata parecchio perplessa. Una cosa che reputavo non per me. Uno è il mio commercialista che, devo dire in modo molto molto brutto e odioso, mi ha chiesto più volte di pranzare con lui perché così potevo consegnargli le scartoffie per il 730, o di andare quando mi pare nel suo studio se devo chiedergli qualcosa. Ai miei rifiuti sono seguite sue arrabbiature, talvolta colorite da scurrilità: "cosa credi che c...o mangi? Prenderò un'insalata. Potevi esserci" Uomo bavosetto.
Ora un collega di scuola, un prof. Uno di quelli dal sorriso smagliante, dal caffé offerto sempre pronto, e dalle gentilezza infinite. Uomo colto e di polso. Meno ruspante e rozzo dell'omino di cui sopra. Ma altrettanto intraprendente. Uno che mi chiede se posso ospitarlo visto che ha il concorsone di scuola da provare lì. Eh no! Divido casa con altre persone, e anche se fossi da sola ti pare normale?!?!? Da quanti giorni ci conosciamo?!?!? Li possiamo contare!
Questa cosa non la capirò mai. Non si fermano davanti ai miei no. E soprattutto non capirò mai perché? Ho perso il mantello di invisibilità? Di certo non sarò diventata la bellezza ora! Mah.
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Post n°584 pubblicato il 06 Febbraio 2013 da calipso81
Ultimamente sono stanca morta. Non riesco a recuperare il sonno e vado sempre in "arretrato". A scuola si accumulano riunioni su riunioni. Vado via da lì e dopo 3 ore devo ritornare. Poi altre 3 ore di riunione/litigi e poi a casa. I ragazzi il 90% delle volte sono tutti un pianto e urla, quindi si torna a casa anche col mal di testa atroce. Perfino Firenze non la godo. Si arriva dopo la sveglia alle 5, si fanno le cose che bisogna necessariamente fare lì tutte di corsa e si da una mano per quanto possibile agli altri. Poi corri a far la spesa, a cucinare, a sistemare la stanza e il giorno dopo si riprende il treno finita la giornata in ufficio. Finisco col dormire, anzi col crollare in ogni luogo a mo' di narcolettica al pomeriggio. Ma dura poco. Mi sveglio subito. Ci si mette anche il terremoto e le scossucce continue. Mi dico che ce la posso fare. Devo!
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Post n°583 pubblicato il 28 Gennaio 2013 da calipso81
Gaspare Traversi, La lezione di disegno.
Ho trovato questo piccolo snack importantissimo. Il maestro non sa di essere maestro e impari col tempo, se vuoi. Ora mi sento allieva in una vita e nell'altra maestra perché cerco di trasmettere delle competenza. Ma è sulla prima vita che vorrei soffermarmi. Allieva. Tempo fa avevo scritto un post riguardo al non sentirmi allieva della prof con cui mi sono laureata. Allievo è chi apprende, impara e ammira qualcuno. In quel caso non ammiravo quella persona e non l'ammiro tutt'oggi. Non poteva essere un alunnato vero e proprio. Ora mi sento allieva. Imparo, piano piano. Ammiro, piano piano. Mi stupisco (non tanto piano). Stimo. Cerco di fare il possibile. Cerco di somigliare (senza grandi esiti). Lo "snack" dice che il maestro non lo sa di essere maestro. Anche il mio non lo sa. Lo dico ora. Magari si rifiuta, si fa una grassa risata, mi manda a quel paese con un biglietto di sola andata. Ody è la mia maestra. Imparo da lei. Ammiro le sue abilità di volteggiarsi tra mille cose. Mi stupisco delle sue vaste conoscenze. Stimo la capacità di essere anche leggera e divertente. Cerco di fare il possibile per aiutare e lavorare al meglio. Cerco di somigliare in questa capacità multitasking e tentacolari che travalica i secoli, senza grandi esiti come dicevo. Ody ti dedico questo snack. Buon viaggio. A presto
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Per i curiosoni: la mia libreria (almeno una parte)







Inviato da: artemisia_gent
il 09/05/2013 alle 18:52
Inviato da: La Stinfia
il 09/05/2013 alle 11:49
Inviato da: calipso81
il 30/04/2013 alle 22:00
Inviato da: artemisia_gent
il 30/04/2013 alle 21:18
Inviato da: calipso81
il 30/04/2013 alle 18:59