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LA VOCE DI KAYFA

IL BLOG DI ENZO GIARRITIELLO

 

 

DA LUX IN FABULA ELEONORA PUNTILLO, PROFESSIONE GIORNALISTA

Post n°1970 pubblicato il 14 Febbraio 2019 da kayfakayfa
 

 

Di seguito la versione integrale dell'articolo pubblicato su comunicaresenzafrontiere

Sabato 9 febbraio presso Lux In Fabula, a Pozzuoli, nell'ambito della manifestazione Quattro Chiacchiere Con l'Autore, si è svolto l'incontro con Eleonora Puntillo. Giornalista dal 1961, nel corso di oltre cinquant'anni di attività ha collaborato con L'unità, Paese Sera, La Repubblica, Il Roma, Il Corriere del Mezzogiorno, Il Corriere della Sera e con la rivista Polizia e Democrazia partendo dal ruolo di cronista fino a rivestire quello di capo servizio e inviato.

In poco meno di due ore di chiacchierata, Eleonora ha raccontato svariati episodi della propria carriera giornalistica, iniziando dalla vicenda di Felice Ippolito da lei narrata nel libro FELICE IPPOLITO UNA VITA PER L'ATOMO edito da EDIZIONI SINTESI, in cui racconta dello scienziato Felice Ippolito che, per le sue vedute avveniristiche in campo energetico tese all'utilizzo dell'energia atomica, fu osteggiato e deriso dai poteri, politici e non, dell'epoca.

Stimolata dalle domande e dalle riflessioni del pubblico, commentando la funzione del giornalismo moderno, la Puntillo ha espresso il proprio parere sull'avvento di internet e del digitale; riconoscendo alle nuove tecnologie il merito di aver reso possibile a chiunque l'accesso alle notizie, ma nello stesso tempo stigmatizzandone l'abuso indiscriminato che a suo dire avrebbe svilito una professione "nobile" dando a chiunque la possibilità di fornire informazioni in rete spesso con l'intento di divulgare falsità al fine di confondere le idee al lettore.

Come si conviene a un giornalista di "vecchio stampo", la Puntillo ha ammesso di essere rimasta indissolubilmente legata alla carta stampata raccontando di quando, inviata a seguire un processo a Salerno, la mattina prima di entrare in aula invitava i colleghi a fare un'abbondante colazione e di come questi invece si limitassero a prendere un caffè per entrare subito in sala, mentre ella si attardava al buffet mangiando di tutto e di più. Ciò comportava che a un certo orario tanti giornalisti, vittime dei morsi della fame, erano costretti a recarsi al bar per mangiare un cornetto "sereticcio", perdendo l'anima della discussione processuale che proprio in quel momento entrava nel vivo. Viceversa lei, proprio in virtù dell'essersi saziata abbondantemente prima che iniziasse il dibattimento processuale, non essendo afflitta dalla fame, era in grado di raccogliere tutte le informazioni e al momento che dettava il pezzo comunicava dettagliatamente al giornale la notizia, a differenza degli altri colleghi i quali, preso atto di questa sua prerogativa, nei giorni a seguire incominciarono a spulciare alle sue spalle quando scriveva, approfittando della leggibilità della sua scrittura chiara e lineare. Per evitare che continuassero a copiare, essendo laureata in filosofia, iniziò a scrivere gli appunti in greco scalzando tutti.

Parlando dello sgombero del Rione Terra avvenuto il 2 marzo del 1970, e di cui tra due settimane si ricorrerà il 49° anniversario, la giornalista non ha potuto fare a meno di manifestare le proprie perplessità sull'effettiva necessità di quel provvedimento che non solo lei reputa quanto meno avventato.

Ascoltare la Puntillo raccontare della propria esperienza professionale è equivalso a presenziare a una lezione di giornalismo dove il professore ha spalancato senza filtri il proprio animo agli "allievi".

Grazie Eleonora!

 
 
 

LETTERA APERTA A LUIGI DI MAIO, 10 MESI DOPO LA PRIMA Share

Post n°1969 pubblicato il 12 Febbraio 2019 da kayfakayfa
 

 

Illustrissimo Signor Ministro del Lavoro Luigi Di Maio,

in data 2 aprile 2018 il sottoscritto Le scrisse da questo blog una lettera aperta in cui sperava che mai faceste un governo con la Lega, così come invece all'epoca si vociferava, adducendo tutta una serie di motivazioni a sostegno delle proprie speranze che non sto ora a ribadirle per motivi di spazio, (se eventualmente volesse conoscerle, basta che clicchi qui.)

In quelle righe senza remore ammisi che, pur turandomi il naso o ingerendo un Malox, avrei preferito faceste il governo con il PD. Viceversa, se quest'ultima opzione si fosse mostrata irrealizzabile per il "niet" di Renzi e c., personalmente avrei preferito vi irrobustiste politicamente restando ancora per una legislazione all'opposizione, tanto con i numeri che avevate in Parlamento, soprattutto alla Camera, avreste influito in maniera incisiva sulle scelte di qualsiasi governo.

Alla fine quelle che sembravano solo voci si concretizzarono e il 1° giugno nacque il governo M5S/Lega ribattezzato governo giallo/verde.

Da allora, seppure più di un addetto ai lavori riconosce che in termini di azioni di governo ha fatto più il M5S che la Lega che per ora si è limitata a partorire il famigerato decreto sicurezza che, sempre stando agli addetti ai lavori, più che aumentarla diminuirebbe la sicurezza, il M5S ha sempre dato l'impressione di essere succube dell'esondante personalità di Matteo Salvini.

Tale impressione sarebbe avallata dai sondaggi che da giugno ad oggi dicono che la Lega avrebbe raddoppiato i consensi mentre il M5S avrebbe perso circa 6 punti scendendo dal 32% del 4 marzo a un attuale 26/27%.

Per carità, nessuno mette in discussione la relatività dei sondaggi che, registrando gli umori dell'elettorato giorno per giorno, possono cambiare in qualunque momento, ma se in più di nove mesi essi davano la Lega in crescita, l'esito elettorale abruzzese, dove il rappresentante del centro destra, di cui facevano parte Lega/FI/FdI, ha preso il 48,03% delle preferenze davanti al candidato della coalizione di centrosinistra con il 31,28%, terzo quello del M5S con il 20,20%, ci dice che su quel territorio, rispetto al 4 marzo in cui prese poco più del 13%, trascurando l'astensionismo anche in questo caso in crescita, la Lega ha raddoppiato le preferenze avendo preso domenica come partito il 26%. Mentre il M5S ha più che dimezzato i voti in quanto, dal quasi 40% del 4 marzo, domenica ha ottenuto circa il 18%, poco meno della metà.

Illustrissimo Signor Ministro del Lavoro Luigi Di Maio,

è vero, come sostengono molti del suo partito, pardon movimento, per minimizzare la sconfitta, che quello di domenica in Abruzzo era un voto locale ma la mazzata c'è stata, è innegabile. Per cui bisogna prenderne atto, anziché comportarsi come un'altra altra forza politica la quale, invece di analizzare la sconfitta del 4 marzo, tuttora l'attribuisce alla stupidità degli elettori scaricandosi in tal modo da ogni responsabilità, oscillando da mesi nel limbo del 15/17% di preferenze...

Quella stessa forza politica, il Pd, domenica, coalizzata in un cartello di centrosinistra che ha preso poco più del 31%, da sola ha ottenuto il 12%, meno di quanto raccolse alle politiche di marzo dove ottenne poco più del 13%.

Ergo il voto abruzzese rifletterebbe ciò che da una vita dicono i sondaggi: da quando è al governo la Lega avrebbe raddoppiato i consensi mentre il M5S li avrebbe persi, attestandosi attualmente intorno al 25%. Una percentuale non certo disprezzabile ma che la dice lunga su quanto stare al governo stia facendo bene a Salvini, non a voi.

Illustrissimo Signor Ministro del Lavoro Luigi Di Maio,

chi vi ha votato, sottoscritto incluso, da quando siete assurti a Palazzo Chigi si aspettava da voi maggiore risolutezza verso quei partiti che hanno sottratto illegalmente denaro allo Stato, come ad esempio la Lega che ha truffato 49 milioni di rimborsi elettorali ed è stata condannata a risarcirli in comode rate da 100 mila euro ogni due mesi per complessivi ottanta anni. Quale cittadino normale potrebbe mai confidare in un simile, privilegiato trattamento? Voi che da sempre vi dichiarate paladini dell'onestà, come potete sopportare ciò?...

Per quanto poi riguarda la richiesta di autorizzazione a procedere avanzata dal Tribunale dei Ministri di Catania contro Salvini accusato di sequestro di persona per la vicenda della nave Diciotti, voi che dal primo Vaffa day predicavate che un politico indagato dovesse dimettersi per salvaguardare la credibilità delle istituzioni, come potrete giustificare un eventuale vostro voto contrario all'autorizzazione adottando come la linea difensiva la tesi che fu l'intero governo ad approvare le scelte di Salvini quindi, nel caso specifico, bisognerebbe processare tutto il governo e non un suo singolo membro? Che opinione pensate si faranno di voi gli elettori nel caso votiate no all'autorizzazione?

Senza contare il Sì al TAV di Salvini rispetto al vostro No: alla fine scenderete a un accordo, pur di non rompere la coalizione o che?...

Illustrissimo Signor Ministro del Lavoro Luigi Di Maio,

vorrei tanto sbagliarmi ma credo che le perplessità che Le espressi nella lettera del 2 aprile trovino conferma ogni giorno che passa: pur di governare vi siete lasciati imbrigliare dall'astuzia politica di Salvini e ora ne state pagando le conseguenze in termini di voti, malgrado siate riusciti a realizzare, con tutti limiti del caso, il reddito di cittadinanza vostro cavallo di battaglie e l'abolizione della Fornero sostituendola con la quota 100 tanto cara non solo a voi ma anche Salvini; non trascurando l'inasprimento alla lotta contro la corruzione nella pubblica amministrazione, altro vostro cavallo di battaglia, seppure anche questo caso pare l'abbiate realizzata con diverse limitazioni rispetto a quanto prevedevate all'origine per non irritare la Lega.

Bene, la realizzazione di tali vostri cavalli di battaglia non sembra rendervi in termini elettorali, domandatevi perché?

Le elezioni europee si avvicinano e, seppure Salvini continui a garantire che mai tradirà il patto di governo, credo che dopo quella data il leader leghista vi presenterà il conto, facendo saltare il banco per prenderselo tutto per sé con gli interessi, contando sull'appoggio incondizionato di Berlusconi e della Meloni, e magari confidando sull'appoggio esterno del Pd, passando da vicepremier a Premier.

Illustrissimo Signor Ministro del Lavoro Luigi DiMaio,

un'ultima cosa e poi la lascio: tuttora mi domando come abbia potuto un figlio del sud quale Lei è stipulare un contratto di governo con chi fino a "ieri" dei meridionali ne diceva peste e corna, non facendosi scrupoli di cantare a una festa di partito, "senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani"?

È vero, Salvini per quelle e tante altre offese alle genti del sud ha chiesto pubblicamente scusa ma, considerando le dichiarazioni di alcuni giorni fa del Ministro dell'Istruzione Busetti secondo il quale al sud non servono più soldi bensì più impegno da parte degli insegnanti, dando l'impressione rispolverasse il mantra leghista dei meridionali fannulloni, personalmente credo che quelle di Salvini siano solo scuse di facciata; un gesto opportunistico per ammaliarsi i meridionali al fine di garantirsene i voti, come sta avvenendo.

Come recita il proverbio, "il lupo perde il pelo ma non il vizio!...

Distinti saluti.

Vincenzo Giarritiello

 
 
 

POZZUOLI: TOBIA IODICE PRESENTA IL SUO SAGGIO SU D’ANNUNZIO A NAPOL

Post n°1968 pubblicato il 12 Febbraio 2019 da kayfakayfa
 

 

A seguire la versione integrale dell'articolo pubblicato su comunicaresenzafrontiere.it

Piacevole serata venerdì 8 febbraio alla Biblioteca Comunale di Pozzuoli dove si è presentato il volume COME UN SOGNO RAPIDO E VIOLENTO di Tobia Iodice, edito da CARABBA: relatori Grazia Ballicu e Matilde Iaccarino; moderatore Antonio Alosco; in rappresentanza delle istituzioni Maria Teresa Moccia di Fraia Assessore alla cultura del comune di Pozzuoli.

Il libro, un saggio in chiave romanzata, narra il soggiorno di Gabriele D'Annunzio a Napoli tra il 1891 e il 1893: in fuga da Roma dove è pressato dai creditori che, alla sua partenza, gli depredano casa, il 31 agosto del 1891 il vate, uomo sconfitto, giunge in treno a Napoli.

Dopo i continui rifiuti dell'editore Treves a pubblicare L'Innocente ritenendolo un romanzo osceno trattando di un infanticidio, grazie alla pubblicazione in appendice dello stesso sul Corriere di Napoli fondato dai suoi amici Eduardo Scarfoglio e Matilde Serao, la figura di D'annunzio come autore e come uomo si riabilita agli occhi dell'opinione pubblica tanto che non sarebbe errato presumere che da Napoli parta la sua inarrestabile ascesa nell'empireo della poesia.

Amante delle donne e della bella vita che lo portano a essere perennemente a corto di danaro, anche a Napoli il poeta non esita a indebitarsi fino al collo attribuendo le cause della propria "sventura" finanziaria a chi gli suggerì di vivere al civico 9 di viale Elena, oggi viale Gramsci, attribuendogli l'etichetta di iettatore e non alla propria sventatezza nello spendere. Questo suo aspetto superstizioso lo spinge a frequentare gli ambienti occultistici di Napoli dove spicca la figura della medium Eusapia Palladino: D'annunzio partecipa ad alcune sedute spiritiche non tanto per sondare la presunta esistenza del mondo ultraterreno ma per avere un bel terno da giocare al lotto.

Narrando questo particolare peridio dannunziano, il volume di Iodice si avvale di una ricca documentazione storica, arricchita da lunghi spezzoni dell'epistolario tra D'annunzio e la sua amante romana Barbara Leoni a cui il poeta nelle sue quotidiane lettere giura eterno amore e fedeltà quando a Napoli aveva già intessuto la relazione con Maria Gravina, moglie del conte di Anguissola, da cui ebbe Renata la sua unica figlia, e altre liaison che ne rafforzano la fama di irresistibile seduttore.

Mentre nel suo intervento la Iaccarino ha tracciato un quadro pressoché completo dell'opera, soffermandosi su come nel libro si evinca un D'annunzio ottimo imprenditore di se stesso, capace di trovare i fondi necessari per la pubblicazione dei suoi libri, la Ballicu ha messo in risalto gli aspetti tecnici della scrittura di Iodice definendola "analitica e raffinata", evidenziando il modo in cui l'autore tratteggia in maniera precisa i vari episodi narrati offrendo al lettore tutti i riferimenti affinché si faccia un'idea chiara di quanto avveniva.

Da fine storico qual è il professore Alosco non si è limitato a moderare il tavolo ma ci ha tenuto a precisare che, contrariamente a quanto si presume, D'annunzio non era affatto un nazionalista ma un radical socialista. A sostegno di questa sua considerazione l'illustre storico ha citato la Costituzione del Carnaro, scritta da D'annunzio e promulgata l'8 settembre del 1920 a Fiume, da tanti esperti ritenuta in assoluto la più bella Costituzione finora mai redatta.

Nel suo intervento conclusivo, dopo aver ringraziato il pubblico in sala, l'Assessore Moccia di Fraia ha supposto che durante il suo soggiorno napoletano D'Annunzio avesse visitato anche Pozzuoli, ricevendo assoluta conferma dall'autore a riprova che in passato anche il capoluogo flegreo era meta ambita degli ambienti culturali dell'epoca.

La serata si è conclusa con l'attore Marco Sgamato che ha letto in maniera intensa e coinvolgente alcuni passi del libro, supportato dal commento musicale del maestro Francesco Maggio.

 
 
 

A POZZUOLI PRESENTATO “ARSENALE DI MEMORIE” DI IDA DI IANNI E MATILDE IACCARINO

Post n°1967 pubblicato il 05 Febbraio 2019 da kayfakayfa
 

 

Di seguito la versione integrale dell'articolo pubblicato su comunicaresenzafrontiere.it


Pozzuoli.

Penso che chiunque abbia avuto la fortuna di assistere venerdì 1 febbraio nella sala convegni di De Gemmis a Pozzuoli alla presentazione di Arsenale Di Memorie, il libro scritto a quattro mani da Ida Di Ianni e Matilde Iaccarino per Volturnia Edizioni, sarà stato scosso in maniera positiva da un "arsenale" di emozioni grazie alla sincerità con cui le due autrici hanno raccontato la genesi dei rispettivi racconti che compongono il volume - LA BAMBINA AMERICANA Ida Di Ianni e DI MADRE IN FIGLIA Matilde Iaccarino.

Le storie, entrambe autobiografiche, narrano rispettivamente del complesso rapporto tra la Di Ianni e il padre, e Matilde e sua madre.

Il padre di Ida, figlio di quella società contadina arcaica dove l'uomo era il "padrone" e la donna la "serva", quando la moglie stava per partorirla, organizzò in casa un buffet per brindare con gli amici alla nascita del maschio; cacciandoli via con rabbia quando gli fu comunicato che era nata "una bellissima bambina".

Con le lacrime agli occhi, spesso interrompendosi per contenere l'emozione, la Di Ianni non ha esitato a condividere con il folto pubblico in sala momenti drammatici della propria esistenza. In particolare quello di questo padre/padrone che giunse a tinteggiare di scuro i vetri delle finestre di casa per impedire alla moglie di guardare fuori.

Un arsenale di memorie forti quello di Ida, addolcito dal ricordo di questa figura paterna invadente e possessiva che però, quando si presentò al colloquio con i professori di liceo, nonostante lei avesse già diciotto anni, non esitò a rivolgersi loro chiedendo "come va la mia bambina?"; dissolvendo in un attimo con quella frase amorevole tutto quel costrutto di autoritarismo che lo permeava, rivelando un animo estremamente dolce.

Il titolo del racconto della Di Ianni prende spunto dal periodo che lei e la sua famiglia vissero in America. Fase esistenziale anche quella non semplice in quanto nessuna delle donne di casa, a partire dalla giovane nonna, accettò il trasferimento oltre oceano.

Momento particolarmente forte della serata è stato quando Ida ha pubblicamente confessato di aver perdonato il padre solo nel momento in cui si ammalò e lei lo accudì facendogli da badante fino alla fine.

Non meno forte per impatto emotivo è stata Matilde Iaccarino parlando della genesi del proprio racconto, un dialogo scritto alcuni mesi dopo la scomparsa della madre con cui non aveva affatto un rapporto semplice ma alla quale deve la propria passione per i libri e il carattere forte e determinato.

Con malinconia l'autrice ha narrato l'episodio che gli raccontava spesso la mamma di quando, poco dopo la guerra, sua madre la portava a vedere il luogo in cui si rifugiavano per ripararsi dai bombardamenti. Indignata per la sporcizia e la promiscuità che lo caratterizzavano, come "risarcimento" pretese in regalo un libro. Da lì non smise più di leggere e i libri sono poi stati il collante per eccellenza attraverso cui lei e Matilde hanno comunicato durante il loro conflittuale rapporto: "hai letto questo libro? Cosa ne pensi? Dovresti leggerlo..."

Con orgoglio Matilde ha narrato che da ragazza la mamma era talmente ribelle da non farsi scrupoli da entrare da sola in un bar per prendere un caffè, suscitando l'indignazione della gente del posto che lo raccontava al padre. Quando questi si lamentò con la moglie, si sentì rispondere: "la ragazza l'ho fatta con due gambe per cui può andare dove le pare!". Da quel momento "mio nonno non disse più niente!"

Come per la Di Ianni con il padre, anche per Matilde la scrittura ha funto da arcolaio su cui dipanare la matassa dei ricordi dando un senso alle ombre che offuscavano il rapporto materno; un mezzo per rielaborare non solo il lutto derivante dalla scomparsa della madre, ma per comprendere, mentre i ricordi fluivano sulla carta, che in realtà quei conflitti erano sintomo del rispetto e dell'amore che nutrivano reciprocamente l'una per l'altra; che il loro era un normalissimo rapporto madre/figlia.

Se la Di Ianni ha sofferto per la presenza di un padre tiranno che giunse a ripudiarla perché non nacque maschio, Matilde ha sofferto la presenza di una madre che, rimasta vedova prematuramente, dovendo sopperire anche alla figura paterna, non si può escludere abbia strutturato il proprio ruolo in virtù di tale assenza dandole affettivamente meno di quanto avrebbe voluto donarle.

Oltre alle autrici meritano di essere segnalati gli interventi dei due relatori, la poeta Angela Schiavone e il professor Magliulo: la Schiavone ha tracciato per grandi linee le trame dei racconti, soffermandosi per lo più a parlare delle autrici che ben conosce essendo loro amica, tagliandosi un ruolo più da moderatrice che non da relatore; Magliulo ha esaltato l'indiscusso valore sociale del libro definendolo "non un libro privato ma pubblico perché narra il costume italiano, ossia come fino a pochi anni fa la donna fosse ancora vista da molti uomini come una creatura inferiore" e, oggi che finalmente sembra essere riuscita a conquistarsi una propria autonomia, sempre più spesso è vittima della violenza maschile a riprova che molti uomini, non accettando tale condizione di libertà, non si fanno scrupoli di comportarsi come quegli stessi musulmani contro cui inveiscono perché impongo alle donne il burqa, il silenzio e la violenza fisica se disubbidiscono.

Ha chiuso la serata l'intervento dell'assessore alla cultura del comune di Pozzuoli Maria Teresa Moccia Di Fraia la quale non ha nascosto la propria emozione per quanto aveva ascoltato, dicendosi felice che al tavolo sedessero quattro insegnanti - le due autrici e i relatori - "visto che oggi tale figura è sempre più svilita da una società in cui si è perso il senso delle parole". Di riflesso l'assessore ha citato Lessico Famigliare di Natalia Ginzburg, invitando alla ristrutturazione del lessico affinché si desse nuovamente peso alle parole visto che oggi molte sembrano aver perso il proprio valore.

 
 
 

INCONTRO CON LA SCRITTRICE MATILDE IACCARINO

Post n°1966 pubblicato il 28 Gennaio 2019 da kayfakayfa
 

 

Di seguito l'intervista integrale pubblicata su comunicaresenzafrontiere.it

Venerdì 1 febbraio alle ore 17,30 a Villa De Gemmis/Villa Avellino - Via Carlo Rosini, 21 - Pozzuoli - si presenterà il libro ARSENALE DI MEMORIE di Ida Di Ianni e Matilde Iaccarino edito da Volturnia Edizioni. Per l'occasione abbiamo posto alcune domande a Matilde Iaccarino, ripromettendoci quanto prima di fare altrettanto con Ida Di Ianni. 

Matilde Iaccarino nasce a Pozzuoli (Na), è giornalista, appassionata di letteratura (ha pubblicato alcune raccolte di poesie e racconti) ed è impegnata da molti anni nella ricerca storica. Si occupa principalmente di storia contemporanea, alternando al lavoro d'archivio quello legato alla storia orale e ai giornali d'epoca. È stata borsista presso prestigiosi istituti di ricerca, come l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e l'Istituto Italiano per gli Studi Storici "Benedetto Croce"; attualmente fa parte della redazione del «Bollettino Flegreo» e insegna italiano e latino presso l'Istituto superiore di Bacoli (Na).

Matilde posso definirti scrittrice di genere?

Scrittrice di genere è una bella definizione ma anche complicata in quanto fa riferimento a quell'area femminista, pseudo femminista o femminile. Io mi definirei "scrittrice di genere non puro". Mi spiego: in quanto donna porto il mio punto di vista di donna in qualsiasi narrazione, ricerca, intervista che faccio. Tuttavia non mi piace parlare esclusivamente di donne o dei soliti topic femminili perché non mi piace l'idea di donne che parlano di donne. Per capirci meglio, rispetto alle vere scrittrici di genere che si occupano esclusivamente di temi inerenti la donna e la sua condizione, io mi guardo intorno e osservo il mondo in toto, non solo quelle delle donne ma anche degli uomini o il sociale in cui sono impegnata e da cui trassi spunto per la mia precedente raccolta di racconti LA TEORIA DELLA BUONA FORMA, per poi dare la mia interpretazione di donna in maniera obliqua e periferica, cogliendo sfumature che invece a un uomo sfuggirebbero in quanto, secondo me, essendo lo sguardo maschile più d'impatto si focalizza su un punto e non lo abbandona più. Ecco perché non mi definirei una scrittrice di genere.

Preferisci essere definita scrittrice, giornalista o professoressa?

La domanda è complicata in quanto attinente al prisma dell'essere donna. Fare l'insegnate è stata una mia scelta ponderata e non un ripiego. Insegno da diciotto anni e non ho mai pensato di aver sbagliato strada: mi appassiona, mi piace, sono una di quelle che quando si sveglia la mattina non ha paura di annoiarsi. Parallelamente quando scrivo, in qualunque momento, percepisco me stessa, la mia autenticità. Il giornalismo è invece l'aspetto che più ho trascurato nel corso degli anni: è stata una grande passione giovanile che come tutti i grandi amori giovanili sono destinati a finire ma ti lasciano un segno che traccerà il prosieguo della tua vita. Io oggi sono un'insegnante e una scrittrice: né l'una cosa prevale sull'altra né l'una smentisce l'altra.

Se non sbaglio sei anche moglie e madre... Come riesci a integrare tra di loro questi ruoli rispetto alla scrittura non rubando spazi alla famiglia?

Ti ringrazio molto per questa domanda che per una donna è fondamentale visto la pluralità di ruoli che è costretta a coprire. Io dedico alla scrittura tutti i momenti morti della mia vita: porto sempre con me un quadernetto nel quale appunto qualsiasi idea mi venga in mente nel corso della giornata per non perderla e nei momenti "morti" scrivo: sia se sono in piscina in attesa che esca mio figlio; sia la sera dopo che si è addormentata la bambina o ho finito di correggere i compiti; o se sono in attesa alla posta. È in quei momenti che la mia creatività si manifesta e do vita alle mie storie. Lasciami inoltre ringraziare mio marito che in questa attività mi ha sempre sostenuta rispettando le mie esigenze da scrittrice, lasciandomi gli spazi necessari perché possa non solo scrivere ma rivedere come si conviene i miei elaborati.

Che letture prediligi?

Da ragazza ho amato molto i grandi classici. Poi c'è stata una fase in cui mi sono aperta all'ultra moderno, andando a caccia di scrittori misconosciuti leggendo la quarta di copertina. Inoltre sono un'appassionata di Simenon, non solo dei Maigret in quanto mi piacciono i gialli, ma soprattutto dei romanzi psicologici in cui a mio parere lo scrittore belga è un maestro.

C'è uno scrittore che ha influito sul tuo stile di scrittura?

Agli inizi molti sostenevano che avessi una scrittura minimalista, accostandomi a Carver. La cosa simpatica è che io Carver non l'avevo mai letto, l'ho letto poi. Mi è sempre piaciuto scrivere storie brevi, essenziali, non a caso finora non ho scritto un romanzo, ma non ho mai avuto un punto di riferimento. Lo stile me lo sono formata da me; oserei dire che è una cosa naturale dovuta alla mia indole artistica.

Venerdì 1 febbraio a Pozzuoli si presenterà Arsenale di Memorie scritto a quattro mani con Ida Di Ianni. Non voglio entrare nel merito perché, mancando l'altra autrice, non mi sembra corretto parlarne, lo faremo in altra sede insieme a Ida. Ti chiedo solo, che libro dobbiamo aspettarci?

Un libro, totalmente diverso da quelli che ho scritto finora. Prima di tutto perché abbandono la tematica sociale e poi perché è un libro molto intimo, molto femminile, molto personale. È il libro che avrei voluto scrivere per mia madre, fondato sulla memoria come farmaco: il ricordo non fa male ma serve a guarire i vuoti e a lenire quelle ferite che ci procuriamo nel corso della vita. È diviso in due sezioni: la prima si chiama LA BAMBINA AMERICANA curata da Ida; la seconda DI MADRE IN FIGLIA è un dialogo tra me e mia madre scritto dopo la sua scomparsa che spazia dalla fine degli anni settanta fino ai giorni nostri in cui ripercorro le parte fondamentali del nostro rapporto che fu molto difficile e conflittuale. Solo dopo che si decise di pubblicarlo, rivedendolo, mi sono accorta che fu semplicemente quello che è il rapporto di ogni madre e figlia.

Progetti per il futuro?

Sto lavorando alla sceneggiatura di PENSIERI DI CARTA un racconto tratto dalla TEORIA DELLA BUONA FORMA e a un libro sul periodo del bradisismo a Pozzuoli nel 1983.

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Speriamo...
Inviato da: kayfakayfa
il 20/06/2018 alle 17:56
 
D'accordissimo con te...non si possono improvvisare...
Inviato da: ansa007
il 19/06/2018 alle 12:42
 
 
 
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