Creato da kayfakayfa il 10/01/2006

LA VOCE DI KAYFA

IL BLOG DI ENZO GIARRITIELLO

 

 

CHI COME ME...

Post n°1957 pubblicato il 13 Dicembre 2018 da kayfakayfa

 

Chi come me è abituato a svegliarsi prima dell'alba per andare a correre e a scendere di casa poco dopo le sette per recarsi a lavoro in auto, fino a quando non sarà costretto a dover andare in ufficio con i mezzi pubblici, difficilmente si renderà conto di quante persone verso le sei del mattino già affollano le fermate di autobus e treni per iniziare la propria giornata di lavoro.

Chi come me è abituato a rientrare a casa poco dopo le sei del mattino da una seduta di allenamento per infilarsi sotto la doccia, difficilmente immaginerà che in quel preciso istante in cui l'acqua scorre sul proprio corpo per lavar via i segni della corsa, centinaia di persone si accalcano alle porte di un treno o di un autobus. Uomini, donne, ragazzi di ogni età e nazionalità nello stesso momento in cui esco dalla doccia e indosso l'accappatoio, soddisfatto per aver iniziato la giornata facendo una tra le cose che più mi piacciono, già sono in strada per dare un senso al proprio esistere; per porre le basi del proprio futuro in una società dove il futuro, soprattutto per i giovani, è praticamente un miraggio.

Chi come me, pur potendo starsene a letto fino alle sei del mattino, si alza a notte fonda per andare a correre, solo quando sarà costretto a dover scendere a sua volta con le tenebre per recarsi a lavoro avrà modo di apprezzare l'umanità.

Le auto incolonnate dalle sette del mattino sulla tangenziale, cui egli si accoda con la propria da più di trent'anni per andare in ufficio, testimoniano l'esistenza di un'umanità inconsapevolmente privilegiata essendole concesso di spostarsi da casa con un certo agio. Viceversa la fila di gente sulla fermata della metro alle sei del mattino certifica che a molte persone non è concesso nemmeno il privilegio di alzarsi con comodo dal letto, fare colazione con i propri cari o guardare il TG mentre sorbisce il caffè.

È a costoro che dovrebbe rivolgere con la mente un rispettoso buongiorno chiunque come me è abituato a scendere da casa all'alba per andare a correre, passeggiare o fare sport. Un'umanità costretta a fare enormi sacrifici per dare un senso al proprio vivere, senza escludere che alla fine in molti subiscano l'umiliazione di uno stipendio da fame.

Un conto è sentire parlare del suo esistere per interposta persona, altro è incrociarla, quest'umanità, per strada imbacuccata nei cappotti e nei giacconi per proteggersi dal freddo umido e pungente del primo mattino, come mi è successo questa mattina quando sono sceso da casa presto per andare anch'io a lavoro con i mezzi pubblici.

A tutte queste donne, a questi uomini, a questi studenti, a questi extracomunitari andrà da oggi il mio rispettoso pensiero ogni volta che la mattina scenderò da casa con il buio per fare jogging .

Chissà, forse è per questo che la vita è fatta di alti e bassi. Diversamente non avremmo la possibilità di apprezzare ciò che abbiamo, fosse solo la possibilità di alzarci presto per andare a correre con gli amici mentre la stragrande maggioranza delle persone a quell'ora si sta avviando alla fermata di un tram per andare a lavoro.

È proprio vero, ci si accorge di quanto si è fortunati solo quando non si è più nella condizione di esserlo.

 
 
 

WALTER MOLINO E LA SUA WEBAPP PER I CAMPI FLEGREI

Post n°1956 pubblicato il 09 Dicembre 2018 da kayfakayfa
 

Di seguito in versione inegrale l'intervista pubblicata su comunicaresenzafrontiere.it  a Rosario Walter Molino ideatore della webapp www.totemgo.com


Pozzuoli presso l' Associazione, Lux In Fabula, nell'ambito della manifestazione "QUATTRO CHIACCHIERE CON L'AUTORE", si è svolto l'incontro con l'informatico  Rosario Walter Molino ideatore della web-app www.totemgo.com.

TOTEMGO  è un'applicazione multimediale e interattiva finalizzata a far conoscere il territorio flegreo. Al termine dell' incontro abbiamo intervistato Molino.

Qual è lo scopo di TotemGo?

Poter divulgare le peculiarità della mia città, Pozzuoli, al mondo intero, creando un maggiore senso di consapevolezza di cosa sono i campi flegrei nel complessivo.

Perché l'hai battezzata TotemGo?

Il nome TotemGo deriva dall'unione delle parole "totem" e "go". Totem perché la App utilizza il paradigma dei totem per descrivere un luogo. Quindi non più in maniera monolitica ma frammentata su più punti grazie all'utilizzo del gps: se voglio descrivere un luogo, non lo descrivo su un'unica pagina bensì frammentato su più punti e geolocalizzato con il gps. L'altra parola, go, che in inglese significa andare , indica la possibilità che la app ti concede di spostarti da un luogo all'altro virtualmente.

Perché creare una web-app anziché la classica app?

La web-app ti garantisce l'universalità, con qualsiasi dispositivo riusciamo a connetterci a TotemGo, per cui c'è la libertà di accesso a qualunque informazione senza dover installare alcune applicazione sul proprio dispositivo.

TotemGo nasce nel 2015, da allora a oggi come si è sviluppato?

Il 31 marzo 2015 sono state create le caratteristiche basilari della app: la creazione dei totem con il gps, le guide, la possibilità di leggere ciò che gli utenti hanno scritto, di fare il download in pdf delle guide e dei totem creati, e la possibilità di creare una sorta di caccia al tesoro con il gps. Il 2016 è stato l'anno della connettività, consentendo agli utenti la possibilità di creare degli eventi legati a una città e con il sistema rss feed far sì che sulla app arrivino i titoli dei quotidiani presenti su internet legati alla città in questione. A esempio per Pozzuoli la connettività permette di consultare i giornali locali online, ovviamente previo consenso da parte loro. Il 2017 è stato l'anno dei geobooks e della realtà aumentata la quale permette che foto e dipinti dell'epoca possono essere sovrapposti a ciò che si sta guardando al momento con lo smartphone, consentendo di appurare le differenze del sito tra ieri e oggi. I geobook è un sistema innovativo che consente di collegare il luogo che si sta guardando ai libri che ne parlano. Se dovessi trovarmi in prossimità del Tempio di Serapide, mi arriveranno i link riguardanti i libri che ne parlano, mediante la connessione con librerie online tipo Città Vulcano messa a punto da Lux In Fabula in cui sono archiviati in forma digitale tutta una serie di volumi che parlano di Pozzuoli e dei Campi Flegrei. Il 2018 è stato l'anno della realtà virtuale, della ricerca e della scrittura vocale. La realtà virtuale permette di inserire foto a 360 gradi, permettendo all'utente di compiere un viaggio virtuale inserendo il proprio smartphone negli occhialini di realtà virtuale. In tal senso la caratteristica di TotemGo è quella di creare in automatico un percorso virtuale servendosi del meccanismo dei totem e del gps.

MOLINO 2

Poiché TotemGo consente agli utenti che si registrano di interagire attivamente con la app inserendo foto, creando percorsi, giochi e quant'altro, possiamo paragonarlo a Wikipedia?

Tipo wikipedia in quanto nel nostro caso è il solo utente il gestore delle proprie informazioni, gli altri non possono modificarle; ma possono segnalare se sul portale viene inserito qualcosa di offensivo o inopportuno, permettendo agli amministratori di intervenire per levarlo e bloccare per sempre chi li aveva inseriti.

Progetti per il futuro?

Al momento sono talmente immerso nello sviluppo e propaganda di questo progetto che non ho tempo di pensare ad altro.

A noi non resta che utilizzare l' app e augurare un forte in bocca al lupo all' intraprendente informatico/geniale puteolano!

 
 
 

CODICE GIALLO

Post n°1955 pubblicato il 27 Novembre 2018 da kayfakayfa

 

Pubblico con piacere il seguente racconto di Clara Cecchi, poetessa e scrittrice fiorentina, per celebrare il giorno contro la violenza sulle donne.


Ho un codice giallo, pur ferita e contusa devo aspettare, non sono a rischio di vita, mi hanno detto.

Dal posto di guardia il poliziotto mi squadra, insospettito dai miei ripetuti lividi. Lo so che ha già capito, come tutti qui...non è la prima volta.

Ho dolori ovunque e voglio urlare la mia rabbia: stavolta lo denuncio, quel bastardo! Prendo fiato. Gli volto le spalle ma so che lui è lì, dietro il vetro mi fissa, un sorriso di avvertimento: il vecchio terrore mi riassale e mi stringe la gola, mi serra le labbra. Non ho scampo. Lo sguardo perso dietro la finestra aperta, vorrei essere una foglia, libera di volare via in questo vento d'autunno.

Invece sono un codice giallo e devo aspettare ancora una volta, e poi ci sarà un'altra volta, e dopo un'altra ancora, io lo so bene, finché non diventerà rosso come il mio sangue.

Allora se mi voglio salvare devo affrontarlo, respiro, raccolgo tutto il mio coraggio e mi volto, lo guardo dritto negli occhi. Frugo fin dentro ogni piega del suo volto immobile, affondo dentro ogni piaga infetta di questo non amore malato. E all'improvviso, come per miracolo, lo vedo per quello che è: un piccolo uomo meschino, un vigliacco degno solo del mio disprezzo. Non ha più potere su di me ora, questa nuova meravigliosa consapevolezza si fa spazio fra l'angoscia e il dolore.

Lo scruto con occhi finalmente disincantati, incredula di tanto amore che ho sparso su di lui, come semi sulla terra brulla che a primavera germoglia fiori e frutta, ma io invece ho raccolto solo violenza. Un amore usato e abusato: non lo permetterò mai più, a nessuno e a nessun costo.

Lo giuro a questa nuova me stessa appena nata mentre gli volto le spalle e mi avvio verso il poliziotto in attesa, lo sguardo dritto davanti a me per non cedere alla paura.

Finalmente libera mi sembra quasi di volare, così in alto che potrei sfiorare perfino il cielo.

Clara Cecchi

 

 

 
 
 

INTERVISTA ALLA REGISTA MARIA DI RAZZA

Post n°1954 pubblicato il 18 Novembre 2018 da kayfakayfa
 

 

Di seguito la versione integrale dell'intervista alla regista Maria Di Razza pubblicata su comunicaresenzafrontiere


Maria Di Razza: regista, nata a Pozzuoli, Campania. Nel 2007 dirige Ipazia. Nel 2013 realizza il premiatissimo cortometraggio di animazione Forbici sul tema del femminicidio, menzione speciale ai Nastri d'Argento 2014. Con il cortometraggio in animazione Facing off  è finalista ai Nastri d'argento 2015, a cui segue (In)Felix, una fantasia animata distopica sulla Terra dei fuochi. 2018 con "Goodbye Marilyn", cortometraggio animato,  partecipa nella sezione Eventi speciali delle Giornate degli Autori alla 75° Mostra del cinema di Venezia. 

Maria Di Razza, regista per caso o per passione?

Sicuramente per passione. Da che ero piccola mi piaceva il cinema. Soprattutto mi incuriosiva capire come nascesse un film, cosa si nascondesse dietro quello spettacolo proiettato su un telone bianco appeso al muro.

Lei è diventata famosa grazie ai film di animazione, eppure il suo primo film non è un cartone.

Prima di cimentarmi con i cartoni animati, mi venne voglia di raccontare il personaggio di Ipazia, la filosofa/scienziata greca uccisa dal fanatismo cristiano. Eravamo nel 2007. L'idea mi venne leggendo il romanzo Il Teorema del Pappagallo dove a un certo punto si accenna a questa donna. Da lì' iniziai a documentarmi su di lei. Il cortometraggio, un lavoro di finzione anziché di animazione, è un prodotto artigianale che, quando lo rivedo, ci trovo sempre delle ingenuità da correggere. Quella era la prima volta che stavo sul set cinematografico, per giunta  dietro la macchina da presa, e avevo la timidezza perfino di dire stop! Dopo quel lavoro, mi presi una lunga pausa. Poi nel 2012 l'incontro con la regista Antonietta  De Lillo ha segnato la mia carriera. Antonietta aveva intenzione di fare un film corale sull'amore, mettendo in gioco il punto di vista di più persone per realizzare una fotografia dell'amore in tutte le sue sfaccettature. Indagandone le facce buie. E fu lei che mi dette lo spunto di raccontare del femminicidio come aspetto di amore-buio, l'amore che si trasforma nel tempo diventando altro. Così nacque Forbici!

"Forbici"  narra di un episodio di cronaca...

Sì, avvenuto a Palma Campania, dove il marito, durante la notte, mentre i figli dormivano, armato di due paia di forbici, uccise la moglie. La nascita di Forbici, se non l'ha cambiata, ha sicuramente dato una sterzata alla mia vita perché da questo piccolo racconto di animazione che dura tre minuti e mezzo, in bianco e nero, fatto con estrema  semplicità, si è scatenato l'incredibile: il film ha girato il mondo, partecipando a decine di festival; ha vinto un mare di premi; ha avuto una menzione speciale ai nastri d'argento.

Perché ha scelto di dedicarsi al cinema di animazione?

Prima di tutto per questioni economiche: l'animazione fatta in maniera semplice costa poco rispetto a un lavoro tecnologicamente curato tipo Disney. E poi l'animazione è un grande escamotage, permette di raccontare qualsiasi storia, perfino quella di un asino che vola! Ci sono due lungometraggi di animazione molto semplici cui sono molto legata, Valzer con Bashir e Persepolis, che pur nella loro semplicità, hanno raccontato storie potentissime arrivando agli Oscar. Il definirli semplici non è riduttivo ma sta a indicarne la diversità rispetto ai cartoni animati delle grandi produzioni i quali hanno un impianto tecnologico notevole, con effetti speciali tali che, nella loro grandiosità, stupiscono lo spettatore ma, probabilmente, lo distraggono dal messaggio contenuto nel film. Un lavoro di animazione "semplice", per giunta senza sonoro, che racconta una storia potente, evidenzia la forza dell'immagine.

I suoi primi tre corto animati, oltre che per la semplicità, sono muti: ciò allo scopo di dare appunto valore alla forza delle immagini?

Anche. Ma soprattutto per dare spazio alle tematiche, consentendo allo spettatore, attraverso le immagini, di riflettere su quanto sta vedendo. In Facing Off il mio secondo corto animato, affronto il tema della chirurgia plastica cui molte persone ricorrono per migliorare il proprio aspetto a scapito dell'identità. Il film è stato anche un pretesto per fare un omaggio  ai grandi del cinema dato che nel suo interno vi sono richiami a capolavori del pasato. Partendo da Hitchcock, il mio mito, per poi proseguire   con Kubrik e tanti altri.

Parliamo del suo terzo corto (In)Felix: lei ha pubblicamente affermato che, tra tutti i film che finora ha realizzato, è quello cui è particolarmente legata.    

Vi sono legata prima di tutto perché parlo di uno spaccato della mia terra martoriata dal dramma della Terra dei fuochi. Precisamente della discarica Resit che, come ha confermato la perizia fatta dal geologo Balestri, sta inquinando le falde acquifere al punto che entro il 2064 lì non ci sarà più vita. Lo spunto lo presi leggendo la perizia di Balestri che si può scaricare da internet, un faldone di oltre duecento pagine, molto complicata perché ricca di termini tecnici. Nel leggerla, apprendendo quello che vi è sotterrato, mi pianse il cuore. Mi sembrava impossibile come l'essere umano potesse uccidere in quella maniera il proprio territorio. Ma, attenzione, la Resit non è un caso isolato. In molte zone di Italia e del mondo vi sono tante altre "Resit", solo che non lo sappiamo!

(In)Felix è caratterizzato dalla bellezza dei disegni

Sì, sono di una bellezza incredibile. L'autore è Domenico Di Francia che ha fatto duecento tavole a china, rigorosamente a mano libera, che poi con Costantino Sgamato abbiamo digitalizzato e animato. Ogni disegno è un quadro: io ce li ho tutti conservati, sono spettacolari.

Se non erro lei per i primi tre corto si è servita di un equipe puteolana!?

Sì, perché anche Angela Aragozzini che ha animato Facing Off è di Pozzuoli. In (In)Felix ci sono le musiche di Antonio Fresa, napoletano, che ha poi fatto la colonna sonora di Goodbye Marilyn.

Con Goodbye Marilyn ha partecipato all'ultimo Festival del Cinema di Venezia, riscuotendo un grosso successo di critica e di pubblico. Pubblicamente non ha avuto problemi a dichiarare che quando ricevette la notizia che il film era stato selezionato per il festival per due giorni è stata su una nuvola.

Penso che chiunque al posto mio avrebbe avuto la stessa reazione. Per anni sono andata a Venezia da spettatrice. Ritrovarmi all'improvviso da protagonista è stata una cosa bellissima. Partecipare a Venezia era il mio sogno e l'ho realizzato! In questo devo ringraziare la casa di produzione Marechiaro Film di Antonietta De Lillo, che ha prodotto il film, per avermi lasciata libera di scegliere a quale festival partecipare, senza intervenire in alcun modo. L'idea di girare Goodbye Marilyn me l'ha data, seppure indirettamente, proprio Antonietta regalandomi a Natale il romanzo da cui ho poi tratto il film. All'epoca ero impegnata nella stesura di un progetto completamente diverso. Non appena lessi il romanzo, mi innamorai della storia e decisi di accantonare il vecchio progetto per realizzare il film su Marilyn che però non poteva essere raccontato senza le parole. A quel punto decisi di fare il cosiddetto salto di qualità.

Lei ha avuto l'ardire di far doppiare Marilyn a Maria Pia Di Meo, la più grande doppiatrice italiana che presta la propria voce a Meryl Streep, e l'intervistatore di Marilyn a Gianni Canova, giornalista di Sky nonché Pro-rettore dell'università IULM.

Riguardo all'ardire, personalmente non so quante doti artistiche possiedo. Quando mi sento definire regista, pensando a Hitchcok o Scorsese, non credo di meritare quest'appellativo. Di sicuro sono una persona determinata. Mi ero  ripromessa di fare il salto di qualità. O lo facevo con queste caratteristiche, oppure tutto finiva ai primi tre corto. Per cui, lentamente, ho iniziato a lavorare al film la cui realizzazione ha richiesto complessivamente un anno e mezzo.

Al di là della delicatezza della storia di Goodbye Marilyn, personalmente, ho molto apprezzato  la colonna sonora di Antonio Fresia.

Ad Antonio ho dato carta bianca. Non sono voluta assolutamente intervenire in quanto con (In)Felix feci l'errore di dargli dei suggerimenti. In particolare sul finale del film, dove c'è la trasformazione degli animali, dissi che mi sarebbe piaciuta una musica del tipo La Cavalcata delle Valchirie di Wagner. Lui invece disse che ci voleva l'opposto perché una musica forte come intendevo io sarebbe stata didascalica. Quindi per Marilyn gli diedi campo libero.

E poi con il suo ardire telefonò alla doppiatrice ufficiale di Meryl Streep

Quella telefonata fu incredibile. Solo per reperire il numero ci avrò messo circa un mese. Poi, attraverso una doppiatrice, finalmente riuscii ad averlo. La chiamai, mi presentai e lei, "ma chi sei?" rispose. Le spiegai il motivo per cui la stavo chiamando. Inizialmente disse di no. Del resto, giustamente: io non sono una regista famosa; il film è un cortometraggio; lei doppia attrici e film da Oscar. Accettando era come se sminuisse la propria professionalità. Probabilmente anch'io avrei fatto lo stesso al suo posto.  Ciononostante, insistetti perché leggesse la storia e visionasse i disegni. Fatto ciò, se ne innamorò e disse sì. Il film le è molto piaciuto. Durante una telefonata dopo Venezia mi ha ringraziata per averle concesso la possibilità di doppiare Marilyn Monroe, seppure in forma animata, dicendosi speranzosa di poter lavorare ancora con me, lusingandomi molto.

La voce maschile è invece di Gianni Canova di Sky 

Altro mio mito: da appassionata di cinema, vedo i film su Sky e lui racconta i film in un modo che ti fa vedere certe cose che sfuggono finanche a un attento osservatore. Mi fa fare delle riflessioni su dei film che diversamente mai avrei fatta da sola. Con lui ci siamo conosciuti all'Ischia Film Festival dove presentavo Infelix che gli piacque molto, facendo una bellissima recensione. Quando gli chiesi se avesse voluto doppiare Goodbye Marilyn, immediatamente rispose di sì! Quando il film è stato proiettato a Venezia, lui era seduto al mio fianco durante la proiezione per la stampa: non credo di esagerare se dico che fosse più emozionato di me!

È tipico dei vincenti puntare in grande, lei punta all'oscar 2020?

A riguardo ci tengo a fare una precisazione. Quando al Rione Terra dissi di puntare magari all'Oscar 2020, lo dissi poiché il mio film è stato selezionato al Tirana International Film, un festival prestigiosissimo dove chi vince passa di diritto alle preselezioni dell'Oscar. Ovvio che se poi arrivasse l'Oscar ne sarei felicissima. Sarebbe una cosa meravigliosa. Ma da buon matematico punto i piedi per terra e evito di lasciarmi prendere dall'entusiasmo. Tenga presente che a livello personale la mia vita non è cambiata affatto: per vivere faccio l'impiegata; continuo a fare la mamma e la casalinga.

Progetti per il futuro?

Questa è una bella domanda. Come ho già detto, prima di lavorare a Marilyn ero impegnata in un altro progetto che ho poi accantonato e non so se lo riprenderò. Ora sono alla ricerca di una storia che mi appassioni come è accaduto per Marilyn, quindi non so nemmeno se il prossimo film sarà un lungometraggio o se continuerò a cimentarmi con il corto. Un lungometraggio di animazione significano almeno cinque anni di lavoro. Non percependo alcun contributo istituzionale per i miei film, finora ho fatto enormi sacrifici economici e ho avuto l'aiuto delle persone che mi vogliono bene. Anche se devo dare atto alla Regione Campania di essersi fatta carico in maniera postuma delle spese inerenti il soggiorno a Venezia di una parte del cast di Marilyn. Per questo motivo, se devo fare un nuovo lavoro, devo trovare una storia convincente che valga i sacrifici necessari per realizzarla.  

Ha mai pensato di fare un film di animazione ambientato a Pozzuoli o nei campi flegrei?

Francamente non ci ho mai pensato. Ma non perché non ami la mia terra. Come lo stesso sindaco Figliolia ha pubblicamente riconosciuto, in tutte le interviste che ho rilasciato a Venezia ho sempre citato Pozzuoli cui sono molto legata al punto che se mi regalassero una casa altrove, rifiuterei. Le mie radici sono qui, a Pozzuoli!

Vincenzo Giarritiello

 
 
 

IN ITALIA SOLO LA COLLETTA SALVA I GENI

Post n°1953 pubblicato il 15 Novembre 2018 da kayfakayfa
 

 

La vicenda del team di studenti napoletani dell'Augusto Righi - Mauro D'Alò, Davide Di Pierro, Luigi Picarella, coadiuvati dai professori di matematica e informatica Salvatore Pelella e Ciro Melcarne -, classificatosi al secondo posto, su trecento scuole di tutto il mondo, in un concorso bandito dal MIT e dalla NASA, e che rischiava di non partecipare alla finale dell'High school tournament "Zero Robotics" che si disputerà negli USA perché l'istituto cui appartiene non ha i fondi per pagare il viaggio, sintetizza quanto siano ristrette le possibilità di realizzazione professionale dei giovani italiani nel proprio paese.

Che in Italia non scarseggino geni, non lo scopriamo oggi. Tanti sono i diplomati e laureati che, non trovando lavoro in patria, anziché ripiegare a lavorare per quattro soldi in un callcenter o altrove, emigrano all'estero per realizzarsi professionalmente, tornando a casa solo per le vacanze.

A tale esodo di menti, la politica, in maniera trasversale, dice di voler porre rimedio con l'attuazione di politiche che favoriscano la meritocrazia. Purtroppo, però, le parole non sono mai seguite dai fatti: lo conferma quanto è accaduto ai tre studenti napoletani che rischiavano di vedere vanificato il proprio lavoro e i propri sogni se a farsi carico delle spese della trasferta americana non fossero intervenuti prima i giornalisti del TG3; a seguire, il Senato che, attraverso il Presidente Elisabetta Alberti Casellati, ha fatto sapere che metterà a disposizione i fondi necessari.

Un bel gesto quello istituzionale. Ma comunque tardivo, a dimostrazione di quanto poco attente siano le istituzioni verso il mondo della scuola. In tal caso, però, la reprimenda non è diretta al Presidente del Senato, al quale va invece riconosciuto il merito di essersi attivata non appena è venuta a conoscenza di quanto stava accadendo. La strigliata va alle istituzioni locali, Comune di Napoli e Regione Campania: sarebbe stato bello se una delle due, o addirittura entrambe in sinergia, fossero intervenute a sostegno dei tre ragazzi.

Come spesso accade in questo paese dalla memoria cortissima, ci siamo già dimenticati dei tanti scandali in ambito universitario, denunciati da studentesse costrette a dimostrasi compiacenti verso i professori per superare un esame o dei professori precari che, prossimi a entrare di ruolo, si sono visti scalzare in un concorso truccato da chi era raccomandato dalla "parrocchia" e invitati a non denunciare il marcio altrimenti rischiavano di non entrare di ruolo nemmeno al prossimo giro?

Speriamo che quanto stava succedendo ai tre giovani napoletani sia d'ammonimento all'intero Sistema.

Se davvero i giovani sono il futuro della società, come ripetono a mo' di mantra in coro i politici, bisogna fornire loro tutti gli strumenti necessari, finanziari e tecnologici, affinché possano portare avanti i propri studi e ricerche al fine di dare smalto al paese e non sentire la necessità di espatriare per vedersi riconosciuti quelli che dovrebbero essere due diritti costituzionali,  studio e lavoro.

Se poi il "sistema" preferisce continuare a favorire i "figli di" a scapito dei geni o di chi ha capacità e competenze, ce lo dicano in modo da prendere atto d'essere un paese senza speranze, traendone le dovute conseguenze!

 
 
 
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