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ENRICO RUGGERI - CONTESSA

Post n°4 pubblicato il 26 Aprile 2008 da musicaitaliana.pa
 

Correva l'anno 1980 e uno sconosciuto gruppo milanese, i Decibel, partecipa a sanremo proponendo una splendida canzone, il cui testo merita davvero tanto, e a volte non è facile scovarlo in quella musica.

Ruggeri, che farà brani meravigliosi, nasce come artista punk-pop, e il suo look lo dimostra chiaramente.

I video sono due, quello sanremese, il primo, e una versione più "tirata", live, che comunque non arriva alla bellezza di un live da noi posseduto, in cui il brano viene eseguito con più grinta ancora e l'audio è migliore.

Scegliete quale ascoltare e prestate attenzione, dopo che al testo, alle movenze e al look di ques'artistone.

                    

                  

Non puoi più pretendere di avere tutti quanti attorno a te
non puoi più trattare i tuoi amanti come fossero bignè.
Vuoi solo le cose che non hai
parli delle cose che non sai
cerchi di giocare ma non puoi
pensi solamente ai fatti tuoi.
Chi sei contessa
tu non sei più la stessa.
Vuoi che io rimanga nel tuo letto per poi sbattermi su e giù
non ti lamentare se domani non ti cercheremo più.
Ma vorrei soltanto averti qui
sei accattivante già così
ti difendi con il D.D.T.
fai pesare troppo quei tuoi sì.
Chi sei contessa tu non sei più la stessa.
Pensi che ogni cosa di concreto sia da riferire a te
tu fai la misteriosa per nascondere un segreto che non c'è.
Nel tuo castello come va ?
Vivi la tua vecchia nobiltà
non sai neanche tu la verità
vendi a caro prezzo la realtà

 
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Post N° 3

Post n°3 pubblicato il 23 Aprile 2008 da musicaitaliana.pa
 

Gino Paoli - Averti addosso

.

Gino Paoli...

E il post potrebbe finire qui.

Oppure potremmo provarci, col vostro aiuto…

Proviamoci…

Ci limiteremo ad una biografia smilzissima: ma rendiamoci conto che non si possono fare miracoli riassuntivi per uno che ha 48 anni di carriera.

Consideratela una prova di pazienza, Paoli ha una biografia che è un romanzo, purtroppo, interessante e commovente, oppure saltatela a piè pari e godetevi la canzone.

INFANZIA
Gino Paoli nasce a Monfalcone, il 23 settembre 1934. Da bambino si trasferisce da Monfalcone (in quanto la madre era originaria della città giuliana) a Genova, (città alla quale rimarrà sempre legato) e precisamente a Pegli dove trascorre l'intero periodo giovanile. La famiglia è originaria della Venezia Giulia e molti suoi congiunti fuggono durante l'esodo giuliano-dalmata. Alcuni suoi parenti perdono la vita durante le operazioni di pulizia etnica compiute dai reparti regolari e paramilitari jugoslavi. La madre suona il pianoforte e trasmette ai figli la passione per la musica. Gino, poco incline agli studi, frequenta un gruppo di amici che condividono questa passione e che costituiranno il primo nucleo della cosiddetta Scuola genovese: Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Fabrizio De André, Umberto Bindi, Joe Sentieri, Giorgio Calabrese, i fratelli Gian Piero e Gianfranco Riverberi.

.

ESORDI
Saranno proprio questi ultimi, musicisti professionisti, a far convocare a Milano Paoli e i suoi amici Bindi e Tenco per una audizione presso la Dischi Ricordi, da poco costituitasi come casa discografica. Sotto la direzione artistica di Nanni Ricordi, Gino realizza i suoi primi 45 giri nel 1959 (“La tua mano”, “Non occupatemi il telefono”, “Senza parole”) senza ottenere alcun successo. Stesso destino sembra avere il successivo “La gatta”, brano autobiografico pubblicato nel 1960, che nei primi tre mesi vende poco più di cento copie. Un incessante passaparola fa sì che più tardi il brano arrivi in classifica, calamitando l'attenzione degli addetti ai lavori e l'interesse del paroliere Mogol, che fa da prestanome al giovane Paoli, non ancora iscritto alla SIAE.

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IL SUCCESSO
Mogol propone a Mina, cantante già affermata, di incidere “Il cielo in una stanza”, scritta da Paoli, ma che porta appunto la sua firma come paroliere e quella del maestro Renato Angiolini (che si firma con lo pseudonimo di Toang) come compositore. L'enorme successo di vendite di questo brano, ispirato a Paoli da un bordello, dove si trovava un giorno, e che rimane in classifica per più di sei mesi, sancisce la definitiva affermazione di Gino Paoli come cantautore. Nel 1961 Gino conosce Ornella Vanoni e intreccia con lei una relazione sentimentale, che ispira alcune delle sue canzoni d'amore più famose: “Senza fine”, “Anche se”, “Me in tutto il mondo”, “Che cosa c'è”.

Del 1961 è anche la sua prima partecipazione al Festival di Sanremo con “Un uomo vivo”, presentata in coppia con il vincitore dell'anno precedente Tony Dallara. Sempre nel 1961 incominciano i suoi problemi con l'alcol, nati quasi per gioco, dopo una sfida con Sergio Bernardini, proprietario della Bussola di Viareggio, e che andranno avanti per 15 anni, fino al 1976. Dopo la morte del fratello, avvenuta in quel periodo, e causata dall'abuso di alcolici, Paoli deciderà di disintossicarsi dal whisky. Nel 1962, in occasione di una lunga tournée nei locali italiani, incontra Stefania Sandrelli, allora giovanissima attrice, e se ne innamora. Dal loro legame, giudicato scandaloso dalla stampa e dall'opinione pubblica (Paoli era sposato e in attesa di un figlio dalla moglie legittima, la Sandrelli ancora minorenne), nascerà Amanda, oggi attrice affermata.

Intanto Nanni Ricordi esce dall'omonima casa discografica e approda alla RCA Italiana. Gino lo segue e incide quello che si rivelerà il 45 giri di maggior successo di tutta la sua carriera. Il titolo è “Sapore di sale”, è arrangiato da Ennio Morricone e Paoli dichiarerà che l'ispirazione per questo brano è nata proprio dalla sua storia con la Sandrelli.

Sapore di sale partecipa al Cantagiro e Gino avrà in questa occasione l'impatto con il grosso pubblico, ma una serie di difficoltà mette in crisi il giovane cantante, che inspiegabilmente tenta il suicidio sparandosi al cuore: si salva, ma è impossibile rimuovere il proiettile dalla cavità toracica.

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LA CRISI
Nel 1964 partecipa al Festival di Sanremo con “Ieri ho incontrato mia madre”, in coppia con Antonio Prieto. Dopo alcune canzoni non scritte da lui (“Lei sta con te”, “Rimpiangerai rimpiangerai”) e un album registrato in studio ma dal vivo e in presenza di pubblico (“Gino Paoli allo Studio A”), si chiude il contratto con la RCA. Gino firma con la CGD, ma il suo periodo d'oro è terminato. La successiva partecipazione a Sanremo con “La carta vincente” è del 1966, ma il brano non arriva in finale. Per anni Gino Paoli non sarà più sotto i riflettori, ricomincia a suonare per pochi soldi nelle balere e nei night della Liguria ed è di questo periodo l'incontro con la droga, da cui riesce a liberarsi solo dopo un terribile incidente automobilistico che per fortuna non avrà conseguenze sulla sua salute.

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IL PERIODO “IMPEGNATO”
Dopo alcuni anni di silenzio, Paoli torna nel 1971 con una trilogia di album incisi per la Durium: “Le due facce dell'amore”, “Rileggendo vecchie lettere d'amore” e “Amare per vivere”: lanciati da Renzo Arbore nelle sue trasmissioni televisive e radiofoniche, questi album testimoniano una visione più matura e concreta della vita, ma il loro successo sarà limitato ad un pubblico di estimatori. In questi anni Paoli si afferma come editore musicale grazie all'acquisizione dei diritti dei successi dei Bee Gees. Le royalties che percepisce attraverso la casa di edizioni "Senza Fine" gli garantiranno una dignitosa sopravvivenza anche quando le altre attività, come ad esempio la gestione di un locale sulla Riviera ligure, si saranno rivelate fallimentari. Il successo di critica lo spingerà successivamente a pubblicare altri lavori "d'autore", come “I semafori rossi non sono Dio”, interamente basato su pezzi del cantautore catalano Joan Manuel Serrat, “Ciao, salutime un po' Zena” cantato in genovese, “Il mio mestiere” (33 giri doppio) e “Ha tutte le carte in regola”, quest'ultimo dedicato a Piero Ciampi. Minore successo avranno invece i suoi singoli, alcuni dei quali parteciperanno senza fortuna a manifestazioni quali “Un disco per l'estate”: si tratta di prodotti dignitosi, ben curati e ben arrangiati, ma il grosso pubblico li snobba e i dischi non vanno in classifica. Tra i titoli: “Se Dio ti dà”, “Non si vive in silenzio”, “Come si fa”, “Un amore di seconda mano”, “La ragazza senza nome”.

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IL RITORNO
Il grande successo di pubblico torna inaspettatamente con “Una lunga storia d'amore”, che Paoli compone in origine come colonna sonora per “Una donna allo specchio”, film del 1984 interpretato dalla Sandrelli, e che diventerà in seguito un evergreen al pari dei suoi vecchi hits. Nel 1985 Gino Paoli e Ornella Vanoni portano in giro per l'Italia un tour trionfale, da cui verrà realizzato il doppio album live “Insieme”. Altri successi sono “Averti addosso” (1984), premiata al Club Tenco, e “Cosa farò da grande” (1986). Nel 1989 partecipa al Festival di Sanremo con “Questa volta no”, ma decide sorprendentemente di non incidere il brano e di regalarlo a Ornella Vanoni che lo includerà in un suo album dello stesso anno, “Il giro del mio mondo”. Il 1991 è l'anno del suo grande successo con “Matto come un gatto”, album il cui brano trainante “Quattro amici” vincerà il Festivalbar: alla fine di esso sono campionati alcuni versi di Vita spericolata di Vasco Rossi. Nel 1992 esce l'album “Senza contorno, solo... per un'ora” , ennesima riedizione dei suoi vecchi successi con l'inedito “La bella e la bestia”, dall'omonimo film della Disney, cantato con la figlia Amanda Sandrelli. Nel 1996 esce “Appropriazione indebita” in cui Paoli rielabora alcuni classici di Charles Aznavour, James Taylor, John Lennon e di altri grandi musicisti internazionali. Il 2002 è l'anno del suo ritorno a Sanremo con “Un altro amore”, che si classifica terzo e vince il premio della critica per il miglior testo dell'anno. Nel 2004 esce il disco di inediti “Ti ricordi? No, non mi ricordo”, realizzato con Ornella Vanoni, e parte un nuovo tour che li vedrà duettare ancora insieme nei teatri d'Italia, testimoniato da un altro doppio live l'anno successivo. Nel 2007 esce la raccolta “Milestones - Un incontro in jazz”, con la collaborazione di artisti come Enrico Rava, Danilo Rea, Flavio Boltro, Rosario Bonaccorso e Roberto Gatto.

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SCOPERTE E COLLABORAZIONI
Come talent scout, Paoli scopre e lancia alcuni dei più grandi nomi della musica italiana: Lucio Dalla e Fabrizio De Andrè. Nel periodo RCA, si occupa della traduzione e dell'adattamento italiano delle canzoni del cantautore francese Alain Barrière e di Aznavour ("Devi sapere"). Sua inoltre è la traduzione di “Ne me quitte pas” di Brel ("Non andare via"), successivamente tradurrà e interpreterà in italiano "Avec le temps" di Leo Ferrè ("Col Tempo"). Molte canzoni scritte da Paoli vengono interpretate da colleghi di rilievo, anche molto distanti dal suo tipo di approccio musicale. Oltre alle già citate Mina e Ornella Vanoni, tra gli interpreti delle canzoni di Paoli ricordiamo: Claudio Villa, Carla Boni, Umberto Bindi, Luigi Tenco (di cui Paoli è stato grandissimo amico), Gianni Morandi, Carmen Villani, Patty Pravo, Franco Battiato e anche Marco Masini (con l'album "Tozzi-Masini") . Il chitarrista Jazz Wes Montgomery, nel suo album del 1967 Movin' Wes inserisce una cover di Senza fine. La collaborazione con la Pravo dà origine a splendide esecuzioni della cantante veneziana di Non andare via (Ne me quitte pas) del 1970 e Di vero in fondo del 1971. Nel 1986 Paoli scrive con Zucchero “Come il sole all'improvviso” e “Con le mani”. Nel 2000 collabora con Giuliano Palma and The Bluebeaters nelle cover di due pezzi storici: “Domani” e “Che Cosa C'è”.

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PARTECIPAZIONI A SANREMO
Paoli ha partecipato alle seguenti edizioni del Festival di Sanremo:
1961 con la canzone “Un uomo vivo”,  cantata con Tony Dallara
1964 con la canzone “Ieri ho incontrato mia madre”, cantata con Antonio Prieto
1966 con la canzone “La carta vincente”,  cantata con Ricardo
1989 con la canzone “Questa volta no
2002 con la canzone “Un altro amore” (terza classificata)

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RICONOSCIMENTI
Gino Paoli ha ricevuto nel 1974 il Premio Tenco. Sempre dal Club Tenco è stato insignito della Targa Tenco nel 1984 per la canzone Averti addosso.

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ESPERIENZA POLITICA
Nel 1987 Paoli si presenta alle elezioni politiche e viene eletto come deputato fra le file del Partito Comunista Italiano (poi PDS) anche se in Parlamento si collocherà nel Gruppo Indipendente di Sinistra in quanto non è mai stato tesserato in alcun partito politico. Nel 1992 darà l'addio all'attività politica. È stato anche assessore nel comune di Arenzano. Durante quest'esperienza ebbe attriti con il consigliere Daniele Barresi per via dell'abolizione del mestiere di parrucchiere ad Arenzano.
(Fonte: Wikipedia)

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Dopo l’invito a visitare il suo sito ufficiale, non ci resta da dire che questa canzone pubblicata in un “mini lp” del 1984 dal titolo omonimo,con soli quattro pezzi, è stata da Paoli inserita successivamente in ben 8 raccolte e live.

A nostro avviso nessuna versione supera quella live.

Averti addosso… “Targa Tenco nel 1984”

 

Se non so dire quel che sento dentro
come un cieco come un sordo,
se non so fare quel che si deve fare
come una scimmia come un gatto,
se non so amare come si deve amare
come un bambino come un cretino,
se non so dare come una tasca vuota
come un problema ormai risolto.
Averti addosso,
sì, come una camicia come un cappotto
come una tasca piena come un bottone
come una foglia morta come un rimpianto.
Averti addosso
come le mie mani, come un colore,
come la mia voce, la mia stanchezza
come una gioia nuova, come un regalo.
E se il mio cuore vuole essere una bocca
che ti cerca e che ti inghiotte
così mi porta dentro la tua vita
questa canzone mai finita

Averti addosso
si, come una camicia come un cappotto
come una tasca piena come un bottone
come una foglia morta come un rimpianto.
Averti addosso
come le mie mani, come un colore,
come la mia voce, la mia stanchezza
come una gioia nuova, come un regalo.
Averti addosso
come la mia estate di San Martino
come una ruga nuova come un sorriso
come un indizio falso come una colpa.
Averti addosso
come un giorno di sole a metà di maggio
che scalda la tua pelle ti scioglie il cuore
e che ti da la forza di ricominciare.
Averti addosso averti insieme
restare insieme, volerti bene.
Averti addosso averti insieme
restare insieme, volerti bene

 
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Nada. Ma che freddo fa.

Post n°2 pubblicato il 22 Aprile 2008 da musicaitaliana.pa
 

Che dire di Nada e di questa splendida canzone?

Nada Malanima nasce a Gabbro, in provincia di Livorno, il 17 novembre 1953.

Quindicenne debutta al festival di Sanremo con questo brano meraviglioso, bellissimo, struggente.
Nel 1970 canta "Pà, diglielo a mà", in coppia con Ron, sempre a Sanremo, mentre nel 1971 vince con "Il cuore è uno zingaro", in coppia con Nicola di Bari.
Dopo due anni, è di nuovo sul podio con "Re di denari" che si classifica al terzo posto.                      

Con l'album "Ho scoperto che esisto anch'io", la giovane cantante abbandona l'immagine adolescenziale costruita dai suoi discografici e coraggiosamente di avvicina ai testi del suo conterraneo Piero Ciampi (avremo modo di parlarne tanto), spiazzando critica e pubblico.
L'album verrà rivalutato solo successivamente.

Si avvicina inoltre alla nuova canzone d'autore italiana, collaborando con alcuni grandi nomi, giunti solo qualche anno dopo alla vera notorietà (come ad esempio Antonello Venditti, Riccardo Cocciante e Claudio Baglioni). Collaborazioni di cui ben poco è stato pubblicato per ragioni discografiche.

Tra la fine  del 1976 e gli inizi del 1977, Nada prova ad esibirsi in concerti con alcuni amici conosciuti alla RCA: sono Piero Ciampi, Paolo Conte e Renzo Zenobi, ma le serate non riscuotono molto successo.

Con il passaggio dalla RCA alla Polydor, Nada torna al grande successo attraverso un repertorio più leggero, con la collaborazione di Mauro Lusini.

(Lusini aveva cantato, ventunenne, una strana canzone, nel lontano 1966, con un tale Morandi e un tale Migliacci, in un inglese maccheronico, poi riscritta dallo stesso Migliacci e intitolata "C'era un ragazzo che come me - amava i Beatles e i Rolling Stones.

Il brano fu molto apprezzato da Joan Baez che lo incluse nel suo repertorio e lo cantò in svariate occasioni, compreso il concerto all'isola di Wight nel 1969).

Tra alti e bassi, censure e incomprensioni con le case discografiche, lunghi silenzi e viaggi musicali che toccano il jazz e la musica sacra, Nada è un'artista estremamente viva e in piena attività, anche per le sue collaborazioni con Claudio Baglioni, Mauro Pagani, Franco Battiato, Adriano Celentano, Piccola Orchestra Avion Travel. 

                              

La sua "Ma che freddo fa" è anche la colonna sonora del film "Mio fratello è figlio unico" di Daniele Lucchetti.
Presentato nella sezione "Un certain regard" del Festival di Cannes 2007, il pubblico in sala lo ha accolto con quasi dieci minuti di applausi ininterrotti.
Il film è riconosciuto come d'interesse culturale nazionale, dalla Direzione Generale per il Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Se qualcuno di voi è interessato ad approfondire la conosenza di questa grande artista, oltre che una bellissima donna, può cliccare qui, sul suo sito ufficiale.

 
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La canzone.

Post n°1 pubblicato il 21 Aprile 2008 da musicaitaliana.pa
 

Comincia una nuova e bella avventura.
Che attraverserà in lungo e in largo la canzone italiana, i suoi interpreti, le sue "scuole", i suoi capolavori.
E c'è da crederci, non sarà solo, un'avventura...

Quale canzone migliore per cominciare:
F.Guccini - Una canzone

Buon ascolto.

La canzone è una penna e un foglio
così fragili fra queste dita,
è quel che non è, è l’erba voglio
ma può essere complessa come la vita.
La canzone è una vaga farfalla
che vola via nell’aria leggera,
una macchia azzurra, una rosa gialla,
un respiro di vento la sera,
una lucciola accesa in un prato,
un sospiro fatto di niente
ma qualche volta se ti ha afferrato
ti rimane per sempre in mente
la scrive gente quasi normale
ma con l’anima come un bambino
che ogni tanto si mette le ali
e con le parole gioca a rimpiattino.

La canzone è una stella filante
che qualche volta diventa cometa
una meteora di fuoco bruciante
però impalpabile come la seta.
La canzone può aprirti il cuore
con la ragione o col sentimento
fatta di pane, vino, sudore
lunga una vita, lunga un momento.
Si può cantare a voce sguaiata
quando sei in branco, per allegria
o la sussurri appena accennata
se ti circonda la malinconia
e ti ricorda quel canto muto
la donna che ha fatto innamorare
le vite che tu non hai vissuto
e quella che tu vuoi dimenticare.

La canzone è una scatola magica
spesso riempita di cose futili
ma se la intessi d’ironia tragica
ti spazza via i ritornelli inutili;
è un manifesto che puoi riempire
con cose e facce da raccontare
esili vite da rivestire
e storie minime da ripagare.
Fatta con sette note essenziali
e quattro accordi cuciti in croce
sopra chitarre più che normali
ed una voce che non è voce
ma con carambola lessicale
può essere un prisma di rifrazione
cristallo e pietra filosofale
svettante in aria come un falcone.

Perché può nascere da un male oscuro
che è difficile diagnosticare
fra il passato appesa e il futuro,
lì presente e pronta a scappare
e la canzone diventa un sasso
lama, martello, una polveriera
che a volte morde e colpisce basso
e a volte sventola come bandiera.
La urli allora un giorno di rabbia
la getti in faccia a chi non ti piace
un grimaldello che apre ogni gabbia
pronta ad irridere chi canta e tace.
Però alla fine è fatta di fumo
veste la stoffa delle illusioni,
nebbie, ricordi, pena, profumo:
son tutto questo le mie canzoni.


 
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