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TE LO DICO SOTTOVOCE

Un viaggio nelle Regioni della bella Italia

 

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OGGI PARLIAMO DI...............

Post n°275 pubblicato il 30 Giugno 2012 da S_O_T_T_O_V_O_C_E
 

 

Tra il Lungotevere Aventino ed il Circo Massimo si trova la chiesa di Santa Maria in Cosmedin, famosa per la Bocca della Verità conservata nel suo portico. Il marciapiede antistante è sempre affollato
di turisti in coda per inserire la mano nella famosa bocca

La Bocca della Verità è situata all’interno del portico della Chiesa di Santa Maria in Cosmedin, edificata nel VI secolo. E’ costituita da un grande disco di marmo –1,80 m di diametro, per un peso di circa 1.300 kg. – murato nel portico della chiesa nel 1632.
Il volto rappresentato è stato attribuito nel corso dei secoli a vari soggetti, fra i quali Giove Ammone, il dio Oceano, un oracolo o, il più probabile, un fauno

Alcuni ritengono si tratti del chiusino di una cloaca...una delle fogne più grandi di tutta Roma.
Bisogna ammettere comunque che non è l'unica ipotesi: c'è chi dice che fosse la copertura del pozzo sacro del tempio di Mercurio, dove gli antichi commercianti romani giuravano la loro onestà durante una compravendita e presso il quale si purificavano per i loro spergiuri. A conferma di questa ipotesi c'è la famosa leggenda medioevale che afferma che se si dice una bugia tenendo la mano nella bocca del mascherone, il mascherone per magia "morde", mozzando così la mano al bugiardo

 

I racconti popolari riferiscono di una giovane e bellissima donna, moglie di un patrizio romano, che era stata accusata di adulterio perché riceveva visite da un altro uomo durante l'assenza del marito. Quando il consorte venne a conoscenza di questa faccenda non si lasciò intenerire dalle lacrime della donna, che si proclamava innocente, e pretese che lei si sottoponesse alla "prova" della Bocca della verità. Il giorno in cui la fanciulla doveva sottoporsi a questo esame, un giovane, all'apparenza sconosciuto, si avvicinò a lei e la baciò. I presenti volevano scagliarsi contro l'intruso ma lei li convinse a lasciarlo andare sostenendo che fosse un povero pazzo. In realtà si trattava di una messa in scena perché poi quando la giovane donna pose la mano all'interno della Bocca poté sostenere fieramente di non aver mai baciato nessuno all'infuori di suo marito e di quel povero demente, che in realtà era il suo amante....
La donna aveva indubbiamente detto la verità...e il popolo lo sapeva...per cui la mano dell'adultera non venne tagliata, e la Bocca della Verità rimase così, per la prima volta nella storia, "imbrogliata".

Morale per gli uomini: per incastrare una donna, non basta nemmeno la magia...

 

Il mito della Bocca della Verità ha ispirato queste ed altre numerose storie, comparendo nel tempo anche in numerosi film. La scena più famosa è quella della pellicola Vacanze Romane, in cui lo sfrontato giornalista Gregory Peck, spaventa la bella principessa Audrey Hepburn, fingendo di aver perso la mano....

anche Alfred Hitchcock... ha rischiato   la mano...

 

 

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Commenti al Post:
maestrino66
maestrino66 il 30/06/12 alle 12:12 via WEB
...ciao...sempre molto interessanti e belli i tuoi post...complimenti...buon finesettimana...
 
 
xxx_bluebaby_xxx
xxx_bluebaby_xxx il 30/06/12 alle 13:04 via WEB
benvenuto grazie buona giornata
 
francoroiter
francoroiter il 30/06/12 alle 14:28 via WEB
Gentile lettrice, gentile lettore, il comma 29 del disegno di legge in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali (rif.) - se approvato dal Parlamento italiano - imporrebbe ad ogni sito web, a pena di pesanti sanzioni, di rettificare i propri contenuti dietro semplice richiesta di chi li ritenesse lesivi della propria immagine. Wikipedia riconosce il diritto alla tutela della reputazione di ognuno - già sancito dall'articolo 595 del Codice Penale italiano - ma con l'approvazione di questa norma sarebbe obbligata ad alterare i contenuti delle proprie voci indipendentemente dalla loro veridicità, anche a dispetto delle fonti presenti e senza possibilità di ulteriori modifiche. Un simile obbligo costituirebbe una limitazione inaccettabile all'autonomia di Wikipedia, snaturandone i principi fondamentali. 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Antica sede del Doge e delle magistrature veneziane, ne ha seguito la storia, dagli albori sino alla caduta, ed è oggi sede del Museo Civico di Palazzo Ducale e fa parte della Fondazione Musei Civici di Venezia (MUVE). Nel 2010 è stato visitato da 1.358.186 persone.[1] Indice [nascondi] 1 Storia 2 Il complesso 2.1 Esterni 2.1.1 Facciate 2.1.2 Porta della Carta 2.1.3 Cortile 2.2 Museo dell'Opera 2.3 Scala dei Giganti e la Scala d'Oro 2.4 Piano delle Logge 2.4.1 Gli ambienti giudiziari del piano loggiato 2.4.2 Ponte dei Sospiri 2.4.3 Prigioni Nuove 2.5 Piano Primo 2.5.1 Appartamento Ducale 2.5.2 Gli ambienti giudiziari del primo piano 2.5.3 Sala del Maggior Consiglio 2.5.4 Sala dello Scrutinio 2.6 Piano Secondo 2.6.1 Sala delle Quattro Porte 2.6.2 Sale dell'Anticollegio e del Collegio 2.6.3 Sala del Senato 2.6.4 Sala del Consiglio dei Dieci, la Sala della Bussola e gli ambienti giudiziari del secondo piano 2.6.5 Gli ambienti dell'Amministrazione 2.7 Pozzi e Piombi 3 Opere d'arte 4 Note 5 Altri progetti 6 Collegamenti esterni Storia [modifica] Il Palazzo Ducale L'edificazione del palazzo iniziò presumibilmente nel IX secolo, a seguito del trasferimento della sede ducale da Malamocco all'odierna Venezia, definitivamente sancito nell'812 durante il dogado di Angelo Partecipazio. Il palazzo era soprattutto la "casa" fortificata di un doge alle cui ambizioni personali la comunità poteva rispondere, spesso, soltanto con la violenza: nel 976 una rivolta demolì il castello, la basilica e buona parte del quartiere circostante. Seguì la ricostruzione avviata da Pietro I Orseolo, un nucleo fortificato costituito da un corpo centrale e da torri angolari, circondato dall'acqua, le cui tracce ancora si intuiscono nell'assetto del piano loggiato. Il complesso subì una prima grande ristrutturazione, che trasformò la fortezza originaria in un elegante palazzo privo di fortificazioni, nel XII secolo durante il dogado Sebastiano Ziani. Un nuovo ampliamento fu realizzato tra la fine del ‘200 e i primi del 300, per servire le nuove esigenze dello stato repubblicano seguite alla Serrata del Maggior Consiglio, la cui sala venne ampliata. Nel 1310 venne represso un tentativo di assalto al palazzo nel corso di una congiura guidata da Bajamonte Tiepolo. A partire dal 1340, sotto il dogado di Bartolomeo Gradenigo, il palazzo cominciò una radicale trasformazione verso la forma attuale. Nel 1404 venne terminata la facciata sul molo, nel 1423, vennero avviati i lavori sul lato verso la piazzetta e la basilica, nel 1439 iniziarono anche i lavori per la Porta della Carta. Dopo il grande incendio del 1483 venne riedificata la parte interna, cioè quella sul lato del rio di Palazzo che termina con il Ponte della Paglia, i cui lavori che proseguirono sino al 1492 e la costruzione della Scala dei Giganti. L’11 maggio 1574 un incendio distrusse alcune sale di rappresentanza al piano nobile. Decisa immediatamente la ricostruzione, la direzione tecnica ed esecutiva venne affidata al "proto" Antonio da Ponte, affiancato da Andrea Palladio. La presenza di Palladio a Palazzo Ducale è documentata pure tra il 1577 e il 1578, per il restauro dell’edificio danneggiato da un secondo grave incendio (20 dicembre 1577) in cui andarono perduti importanti cicli pittorici. Anche in questo caso, le ipotesi di una sua proposta concreta lasciano dubbi tra la critica. Tra il 1575 e il 1580 Tiziano e Veronese vennero a loro volta chiamati a decorare gli interni del palazzo e la loro opera finì per inserirsi nella ricostruzione delle sale dell'ala meridionale seguita all'incendio del 20 dicembre 1577. All'inizio del XVII secolo furono aggiunte le cosiddette Prigioni Nuove, al di là del rio, ad opera dell'architetto Antonio Contin. Questo nuovo corpo di fabbrica, sede dei Signori della Notte, magistrati incaricati di prevenire e reprimere reati penali, viene collegato al Palazzo tramite il Ponte dei Sospiri, percorso dai condannati tradotti dal Palazzo, sede dei tribunali, alle prigioni. Dopo la caduta della Repubblica di Venezia, la cui fine fu decretata nella seduta del Maggior Consiglio del 12 maggio 1797, il Palazzo non venne più utilizzato come sede del principe e delle magistrature, ma fu adibito a sede di uffici amministrativi degli imperi napoleonico e asburgico. Le prigioni, denominate Piombi, conservarono la loro funzione e furono oggetto degli scritti di Silvio Pellico. Con l'annessione di Venezia al Regno d'Italia il Palazzo subì cospicui restauri e nel 1923 venne destinato a museo, quale è tuttora. Il complesso [modifica] Esterni [modifica] Palazzo Ducale si sviluppa su tre ali attorno ai lati di un ampio cortile centrale porticato, il cui quarto lato è costituito dal corpo laterale della basilica marciana, antica cappella palatina. Facciate [modifica] La facciata verso la Piazzetta Le due facciate principali del Palazzo, in stile gotico-veneziano rivolte verso la piazzetta ed il Molo si sviluppano su due livelli colonnati sovrastati da un poderoso corpo a marmi intarsiati aperto da grandi finestroni ogivali, con monumentale balcone centrale, e coronamento di guglie. Gli ariosi loggiati a colonnine ed archi ogivali traforati, delimitati da balaustre, sono sorretti dal portico al piano terreno, che deve l'attuale aspetto ribassato alle successive opere di rialzo della pavimentazione per combattere il secolare innalzamento del livello marino, che hanno conferito un aspetto più massiccio alle colonne sormontate da capitelli finemente scolpiti. Nella parte più antica, rivolta verso il Molo, si trovano capitelli trecenteschi, mentre le sculture angolari sono attribuite a Filippo Calendario o ad artisti lombardi quali i Raverti o i Bregno e raffigurano, nell'angolo verso il Ponte della Paglia, Raffaele e Tobiolo e l’Ebbrezza di Noè, mentre verso la Piazzetta si trovano l’Arcangelo Michele e Adamo ed Eva. Il balcone centrale è di Pier Paolo Dalle Masegne e il coronamento ricostruito nel 1579 dopo il terremoto nel 1511, con il collocamento della Giustizia di Alessandro Vittoria: la statua di San Giorgio è opera di Giovanni Battista Pellegrini, e le altre statue rappresentano San Teodoro, le Virtù Cardinali, San Marco Evangelista, San Pietro e San Paolo. Verso la piazzetta, alla tredicesima colonna del loggiato spicca la Giustizia in trono, mentre sull'angolo verso la Porta della Carta sono il Giudizio di Salomone e l’Arcangelo Gabriele, attribuiti a Bartolomeo Bon. Porta della Carta [modifica] Ingresso monumentale del palazzo, deve il suo nome all'usanza di affiggervi le nuove leggi e decreti oppure alla presenza sul luogo degli scrivani pubblici o dal fatto che vi fossero nei pressi gli archivi di documenti statali. Fu costruita in stile gotico fiorito da Giovanni e Bartolomeo Bon: sull’architrave si legge difatti l'incisione OPVS BARTHOLOMEI (opera di Bartolomeo). Ricchissimo l'apparato scultureo e decorativo, in origine dipinto e dorato. Nei due pinnacoli laterali sono due figure di Virtù Cardinali per lato, attribuite al Bregno, e a coronamento è il busto dell’Evangelista sovrastato dalla figura della Giustizia con spada e bilancia. Centrale nell'apparato è la raffigurazione del doge Francesco Foscari in ginocchio davanti al leone marciano: si tratta di un rifacimento ottocentesco opera di Luigi Ferrari in sostituzione dell’originale distrutto dai Francesi nel 1797. Cortile [modifica] Cortile L'ingresso dei visitatori avviene oggi dalla Porta del Frumento, che si apre sull'ala sud più antica. Il cortile è chiuso, di fronte, in cui Palazzo Ducale confina con la Basilica di San Marco, che era la cappella del doge. Il cortile è completamente cinto da portici, sormontati da logge, riproponenti lo schema esterno dell'edificio. Mentre le due facciate interne meridionale ed orientale, in mattoni, conservano il caratteristico aspetto gotico veneziano delle facciate esterne, la facciata orientale del cortile, sulla quale conduce lo scalone monumentale, è caratterizzata da una decorazione marmorea in stile rinascimentale, su progetto dell'architetto Antonio Rizzo, conseguente alla radicale ricostruzione dell'area a seguito del furioso incendio del 1483. Nel cortile, nel quale si tenevano le cerimonie dell'incoronazione ducale, tornei e un'annuale caccia ai tori, troneggiano due grandi vere da pozzo per l'approvvigionamento idrico del complesso (Pozzo dell'Alberghetti). La pavimentazione in trachite ed elementi marmorei ricalca quella esterna della piazza. Museo dell'Opera [modifica] L'Opera era una specie di ufficio tecnico preposto alla manutenzione del palazzo e della gestione degli innumerevoli interventi di riforma e ristrutturazione subiti e conservava documenti e vestigia della propria attività. I capitelli del Museo dell'Opera sono una parte preziosa e importante dell'apparato di sculture e rilievi che arricchiscono le facciate medievali di Palazzo Ducale. L'allestimento attuale si sviluppa in sei sale. Scala dei Giganti e la Scala d'Oro [modifica] Esecuzione di Marino Falier sulla 'Scala dei Giganti' in un dipinto di Hayez Eretta tra il 1483 e il 1491 su progetto di Antonio Rizzo, la Scala dei Giganti deve il nome alle due statue marmoree del Sansovino raffiguranti Marte e Nettuno qui poste nel 1567. Lo scalone monumentale collega il cortile alla loggia interna del primo piano ed era il luogo deputato alla cerimonia dell'incoronazione ducale. Le due statue colossali dovevano rappresentare la potenza e il dominio di Venezia sulla terraferma e sul Mare. La scale è contigua all'arco dedicato al doge Francesco Foscari, vero arco trionfale, a tutto sesto, a fasce alterne in pietra d'istria e marmo rosso di Verona, coronato da pinnacoli goticheggianti e da un gruppo di svettanti sculture di Antonio Bregno e altri mestri lombardi, che rappresentano le allegorie delle arti. Sul prospetto verso la scala erano anche collocate le due statue di Antonio Rizzo con Adamo ed Eva, ora esposte all'interno del palazzo e sostituite da copie. L'arco è collegato alla Porta della Carta attraverso l'androne Foscari, da cui oggi si esce dal Palazzo. Naturale prosecuzione della Scala dei Giganti è la Scala d'Oro, così chiamata per le ricche decorazioni in stucco bianco e foglia d'oro zecchino della volta, eseguite a partire dal 1557 da Alessandro Vittoria, mentre i riquadri ad affresco, della stessa epoca, sono opera di Giambattista Franco. Nonostante l'ingannevole presenza dello stemma del doge Andrea Gritti in chiave d'arco, la scala d'oro fu costruita durante il dogado del doge Lorenzo Priuli su progetto di Jacopo Sansovino nel 1555 e ultimata dallo Scarpagnino nel 1559. Infatti l'arco con lo stemma del Gritti era stato eretto precedentemente e dava su una scala lignea provvisoria. Quale scala d’onore, la Scala d'Oro conduce su due rampe dal piano delle logge ai due piani superiori, su ciascuno dei quali si apre in un vestibolo con ampie vetrate. La prima rampa è dedicata a Venere e allude alla conquista di Cipro, isola natale della dea. La scala si biforca poi in due rami e in quello verso l'appartamento del doge, la decorazione esalta Nettuno, a significare il dominio di Venezia sul mare. Piano delle Logge [modifica] Commiato del figlio esiliato del doge Francesco Foscari dal padre sulla loggia del palazzo in un dipinto di Hayez In cima alla Scala dei Giganti si trova il vasto sistema di loggiati che, circondando il palazzo dall'interno e dall'esterno e conservando parte dell'impianto della fortezza originaria, sorreggono l'imponente mole sovrastante, conferendo a Palazzo Ducale la tipica sensazione di rovesciamento, con la parte chiusa massiccia al disopra e quella aerea e leggera al disotto. In questo piano trovavano spazio una serie di ambienti minori destinati all'amministrazione e ai servizi del palazzo, oltre alla Cancelleria Ducale Inferiore e la libreria del museo. Sulla parete sono incastonate diverse bocche di leone in cui, a partire dalla fine del XVI secolo, potevano essere introdotte denunce di crimini o malversazioni. Una volta introdotto nella fessura, il biglietto finiva nella cassetta di legno che si apriva dall'altra parte del muro, in corrispondenza dell'ufficio a cui la denuncia era rivolta. Sempre su tale piano trovavano collocazione due importanti ambienti: La Sala dello Scrigno, nella quale trovavano collocazione il Libro d'Oro, in cui erano iscritti tutti i nomi dei patrizi veneziani, e il Libro d'Argento, nel quale erano elencate le famiglie degli Originarii, cioè i cittadini veneziani a pieno titolo, cui erano aperte le porte dell'amministrazione, il tutto corredato da documenti in grado di comprovare la regolarità di tali iscrizioni; La Sala della Milizia da Mar, formato da una ventina di membri del Senato e del Maggior Consiglio, questo organo, istituito a metà del XVI secolo, aveva il compito di reclutare gli equipaggi per le galere da guerra della potente flotta veneziana. Gli ambienti giudiziari del piano loggiato [modifica] Sempre sul piano delle logge si trovano gli ambienti destinati alla giustizia amministrativa: gli ambienti giudiziari costituivano infatti un sistema verticale raccolto nella parte d'angolo tra l'ala del molo e quella del rio di Palazzo e si sviluppavano sull'intera altezza del palazzo, collegandosi tra loro attraverso scale e passaggi. Nel piano a logge trovavano posto: La Sala dei Censori, destinata ai magistrati incaricati di mantenere la morale e reprimere la corruzione nell'amministrazione dello Stato. I dipinti di Tintoretto ritraggono alcuni magistrati e, al di sotto, gli stemmi di coloro che ricoprirono tale carica. La Sala dell'Avogaria de Comùn ospitava una magistratura formata da tre membri eletti dal Maggior Consiglio che erano responsabili del mantenimento della legalità costituzionale. Tra i ritratti di Avogadori, opere di Jacopo e Domenico Tintoretto. Questi spazi conducevano al Ponte dei Sospiri, che, scavalcando il Rio di Palazzo, collegava il Palazzo all'edificio delle Prigioni Nuove. Ponte dei Sospiri [modifica] Usciti dalla Sala del Magistrato alle Leggi e imboccata una piccola scala in discesa, ci si trova in uno stretto corridoio tra pareti in pietra, che non è altro che uno dei due attraversamenti del Ponte dei Sospiri. Costruito per unire al Palazzo Ducale il nuovo edificio adiacente destinato alle Prigioni Nuove, è chiuso e coperto e rivela nell'apparato decorativo esterno un gusto che anticipa le novità barocche. Prigioni Nuove [modifica] Sul finire del XVI secolo le prigioni interne a Palazzo Ducale non bastavano più a contenere i carcerati condannati o in attesa di processo. Fu quindi deciso costruire un nuovo edificio, collegato al palazzo da un ponte per facilitare il trasferimento dei prigionieri dalle celle ai tribunali. La struttura dell'edificio sorprende per la cura dedicata alle condizioni di vita dei circa 300 detenuti che poteva ospitare: celle più grandi, sufficientemente luminose e arieggiate, e un regime tutto sommato più umano. Piano Primo [modifica] Vi da accesso principale la prima rampa della Scala d'Oro. Piano nobile del palazzo, vi trovano collocazione gli ambienti riservati al Doge e gli ambienti destinati alle riunioni e alle votazioni del Maggior Consiglio. Pianta del Palazzo Ducale Appartamento Ducale [modifica] Serie di ambienti destinati al principe, affacciati sul Rio di Palazzo, vi si accede dall'atrio al termine della prima rampa della Scala d'Oro, sulla sinistra. Vi si trovano: La Sala degli Scarlatti, destinata ai Consiglieri Ducali e che dal colore delle cui vesti prende il nome. La Sala degli Scudieri, destinata agli scudieri del Doge. Gli scuderi erano nominati dal doge e dovevano essere sempre a sua disposizione. Svolgevano diverse funzioni, dai servizi di anticamera al portare i simboli dogali nei cortei e nelle processioni. La Sala dello Scudo, nella quale il doge regnante esponeva il proprio stemma araldico e dava udienze private e banchetti, costituisce un unico con la Sala dei Filosofi, assieme alla quale ricostruisce la tipica forma a T degli ambienti di rappresentanza delle antiche dimore veneziane. Data la funzione di ricevimento della sala, la grande decorazione con carte geografiche era stata concepita per sottolineare la tradizione illustre e gloriosa su cui poggiava la potenza dello stato. La lunga e stretta Sala dei Filosofi deve il nome a dodici dipinti con antichi filosofi realizzati da Veronese e altri artisti nella seconda metà del Cinquecento per la sala della Biblioteca Marciana, che venero trasferiti qui, per iniziativa del doge Marco Foscarini (1762-1763) e vi rimasero fino al 1929, sostituiti dalle figure allegoriche ora disposte sulle pareti. Sulla parete sopra la porta è l'affresco di Tiziano con San Cristoforo. La Sala Grimani, la Sala Erizzo e la Sala Priuli, destinate alla vita privata del Doge e con accesso a un giardino pensile. La Sala Grimani prende il nome dallo stemma dei Grimani, raffigurato al centro del soffitto. Questa potente familia diede tre dogi alla Repubblica: Antonio (1521-1523), Marino (1595-1605) e Pietro (1741-1752). Alle parete sono stati riuniti importanti dipinti raffiguranti il Leone di San Marco, uno di Jacobello del Fiore (1415), uno di Donato Veneziano (1495) e il celeberrimo leone di Vittore Carpaccio (1516) con le zampe anteriori sulla terra e quelle posteriori sulle onde a simboleggiare il dominio della Repubblica sulla terra e sui mari. La Sala dei Ritratti e la Sala Corner non hanno una destinazione d'uso definita: adibite alla vita privata del doge e della sua famiglia, mutavano di funzione col variare della personalità e del gusto del doge, o delle esigenze della sua famiglia. Gli ambienti giudiziari del primo piano [modifica] Dal lato opposto rispetto agli appartamenti ducali trovavano posto una serie di spazi dedicati all'amministrazione della giustizia: Sala del Magistrato alle Leggi, destinata ai Conservatori ed esecutori delle leggi e ordini degli uffici di San Marco e di Rialto, responsabili di far osservare le normative che regolava l’avvocatura. Sala della Quarantia Criminal, destinata alla giustizia penale e alla sovrintendenza delle finanze e della moneta. Sala dei Cuoi, dalle decorazioni in cuoio delle pareti, costituiva l'archivio della Quarantia. Sala della Quarantia Civil Vecchia, destinata alla giustizia civile del territorio veneziano e dei domini marittimi. Sala dell'Armamento, collegata con la sovrastante Armeria, aveva la funzione di accogliere un deposito di armi e munizioni, ed era inizialmente collegata alle sale d'Armi e del Consiglio dei Dieci. Attualmente vi sono conservati i resti di un affresco di Guariento che raffigura l'Incoronazione della Vergine, ma fu notevolmente danneggiato nell'incendio del 1577. Questa serie di ambienti da un lato erano raccordati al Liagò, cioè la veranda destinata al passeggio dei nobili durante le pause nelle sedute dell'adiacente Maggior Consiglio, mentre dall'altro erano raccordati con i sovrastanti e sottostanti ambienti giudiziari del secondo piano e del piano delle logge. Sala del Maggior Consiglio [modifica] Sala del Maggior Consiglio Sala principale del Palazzo, situata sull'angolo tra il Molo e la Piazzetta, riceve luce attraverso sette grandi finestre ogivali. È totalmente sgombra da colonne di sostegno interne, e tuttavia la tenuta strutturale del soffitto risulta possibile grazie a un intelligente sistema di travature e di poderose capriate. Le sue enormi dimensioni, 53 metri di lunghezza per 25 di larghezza e 12 di altezza, che ne fanno una delle più vaste d’Europa, erano dovute alla sua funzione di riunione per il Maggior Consiglio, assemblea sovrana dello Stato veneziano, formata da tutti i patrizi veneziani, arrivando a comprendere tra i 1200 e i 2000 membri, che qui trovavano posto su una serie di lunghe panche a doppio seggio poste perpendicolarmente alla parete di fondo, dove trovava posto il podio destinato al Doge e alla Signoria. Ristrutturata una prima volta nel XIV secolo, le nuove pitture furono affidate al Guariento, a Gentile da Fabriano, al Pisanello e Jacobello del Fiore. Distrutta dal fuoco nel 1577, la sala venne nuovamente decorata da Veronese, Tintoretto, Palma il Giovane e Gerolamo Gambarato. Al Tintoretto fu affidata in particolare la decorazione dell'intera parete di fondo, dietro al trono: il Paradiso rappresenta la più grande tela al mondo, realizzata tra il 1588 ed il 1592, in sostituzione del precedente affresco del Guariento. Immediatamente sotto il soffitto corre un fregio con i ritratti dei primi settantasei dogi della storia veneziana (gli altri si trovano nella sala dello Scrutinio). Si tratta di effigi immaginarie, visto che quelle precedenti il 1577 furono distrutte nell’incendio, commissionate a Jacopo Tintoretto ma eseguite in gran parte dal figlio Domenico. Sul cartiglio che ogni doge tiene in mano sono riportate le opere più importanti del suo dogado. Il doge Marin Faliero, che tentò un colpo di stato nel 1355, è rappresentato da un drappo nero: condannato in vita alla decapitazione e alla damnatio memoriae, ossia alla cancellazione totale del suo nome e della sua immagine, come traditore dell’istituzione repubblicana. Sala dello Scrutinio [modifica] Situato nell'ala rivolta verso la Piazzetta e direttamente collegato alla Sala del Maggior Consiglio, questo vasto ambiente venne realizzato durante il dogado di Francesco Foscari, per contenervi la Biblioteca Marciana. A partire dal 1532, tuttavia, essa divenne il luogo deputato agli scrutini, delle frequenti e continue deliberazioni delle assemblee della Repubblica. La biblioteca trovò invece diversa collocazione nel nuovo e prospiciente edificio della Libreria. Devastata anche questa sala dal fuoco del 1577, il nuovo ciclo decorativo, predisposto dal monaco Gerolamo de' Bardi, prevedeva trentanove riquadri dipinti raffiguranti le vittorie navali dei veneziani in Oriente oltre a quella relativa alla conquista di Padova nel 1405. I dipinti furono commissionati quasi tutti a Tintoretto a Veronese e ai loro allievi: tuttavia vi furono alcune variazioni nel programma, cosicché alcuni dipinti sono stati aggiunti nel secolo successivo. Piano Secondo [modifica] Vi conduce la seconda rampa della Scala d'Oro, che termina nel cosiddetto Atrio Quadrato, affacciato sul cortile del palazzo. Sala delle Quattro Porte [modifica] Questo ambiente, riccamente decorato e distinto da quattro maestosi portali marmorei, deve il suo attuale aspetto alla ricostruzione di quest'ala seguita al pauroso incendio del 1574 e affidata ad Antonio da Ponte su progetto di Andrea Palladio e Giovanni Rusconi, con opere pittoriche del Tintoretto, di Tiziano e del Tiepolo. La sala fungeva da zona di passaggio e sala d'attesa per le udienze del Senato e della Signoria. Sale dell'Anticollegio e del Collegio [modifica] Francesco Guardi: Sala del Collegio. Dalla Sala delle Quattro Porte si accedeva Sala dell'Anticollegio, dove tra opere del Veronese, del Tintoretto e di Alessandro Vittoria le delegazioni attendevano di essere ricevute dalla Signoria di Venezia. La Sala del Collegio era destinata alle riunioni del Collegio dei Savi e della Serenissima Signoria, organi distinti, ma tra loro interconnessi, che, quando si riunivano insieme costituivano il cosiddetto "Pien Collegio". Qui si ricevevano gli ambasciatori stranieri, ed era perciò necessario che la sala fosse particolarmente sontuosa. Realizzata su progetto del Andrea Palladio, con decorazioni lignee di Francesco Bello e Andrea da Faenza e tele di Tintoretto e Veronese, tra cui una raffigurazione della Battaglia di Lepanto, reca sulla parete destra uno dei due quadranti dell'orologio che la sala ha in comune con l'adiacente aula del Senato. Sala del Senato [modifica] Dalla Sala delle Quattro Porte si accede a questo ambiente, affacciato sul Rio di Palazzo e destinato alle riunioni del Consiglio dei Pregadi (o Senato), deputato al governo della Repubblica. La sala è detta anche "dei Pregati" in quanto i suoi membri venivano "pregati", per mezzo di un invito scritto, affinché partecipassero alle sedute del Consiglio. Ricca e solenne, con splendidi intarsi e dorature, la sala ospita opere di Tintoretto e di Palma il Giovane, immerse tra le luminose dorature di cui l'ambiente abbonda. Sulla parete di fronte alle finestre si vedono i due grandi orologi, uno dei quali presenta i segni dello zodiaco. Sala del Consiglio dei Dieci, la Sala della Bussola e gli ambienti giudiziari del secondo piano [modifica] La Sala del Consiglio dei Dieci era destinata alla riunione dell'omonimo organo, ristretto ed onnipotente, deputato alla sicurezza dello Stato. Composto di dieci consiglieri e allargato al Doge e ai sei Consiglieri Ducali, il consiglio dei Dieci prendeva posto su un podio ligneo semicircolare dal quale discuteva delle indagini e dei processi contro i nemici dello Stato: un passaggio segreto ricavato in un’armadiatura a legno conduceva alla retrostante stanza dei Tre Capi. Le decorazioni sono di Gian Battista Ponchino, Paolo Veronese e Gian Battista Zelotti, con temi riguardanti la giustizia. Accanto a questa sala era la Sala della Bussola era un'anticamera per coloro che erano stati convocati dalle potenti magistrature. Tra le decorazioni ci sono opere del Veronese e del Sansovino e che deve il nome alla grande bussola lignea che conduce negli adiacenti ambienti giudiziari. Dalla bussola passavano infatti coloro che erano convocati nei vicini ambienti giudiziari: La Stanza dei Tre Capi del Consiglio dei Dieci, con opere di Tintoretto, Veronese, Ponchino e Zelotti, dove di riunivano i capi eletti a rotazione da tale consiglio, cui spettava l'istruzione dei processi; La Stanza dei Tre Inquisitori di Stato, con dipinti del Tintoretto, dove avevano sede i potenti e temuti magistrati incaricati di garantire la sicurezza del Segreto con qualunque mezzo e a loro completa discrezione; La Camera del Tormento, sala di tortura direttamente collegata ai sovrastanti Piombi, dove gli interrogatori erano condotti in presenza dei magistrati giudicanti; L'Armeria, complesso di sale destinate a magazzino per gli armigeri di Palazzo. Gli ambienti dell'Amministrazione [modifica] Dall'Atrio Quadrato si accede alle stanze dedicate all'amministrazione e alla burocrazia di palazzo, con la stanza del Notaio Ducale, segretario delle varie magistrature dello Stato, e quella del Deputato alla Segreta del Consiglio dei Dieci, segretario particolare del potente consiglio. Nell'ammezzato sovrastante trovavano posto gli uffici del Cancellier Grande e del Reggente alla Cancelleria, capo degli archivi, eletto direttamente dal Maggior Consiglio, con l'adiacente Sala della Cancelleria Segreta, in cui erano conservati i più importanti documenti amministrativi e sulle cui pareti risaltano gli stemmi e i nomi dei cancellieri succedutisi a partire dal 1268. Pozzi e Piombi [modifica] Per approfondire, vedi la voce Piombi. Le prigioni sotterranee del Palazzo, collocate al disotto del livello dell'acqua e perciò estremamente umide e malsane, destinate ai prigionieri di condizioni inferiori, rinchiusi in celle oscure ed anguste, prendevano l'inequivoco nome di Pozzi. Una leggenda narra che un tempo ai condannati a morte fosse concessa, come ultima possibilità di scampo, di tentare il giro della colonna. Infatti tuttora una delle colonne del Palazzo Ducale è leggermente più grande delle altre. Il tentativo consisteva nel girare intorno alla colonna, dalla parte esterna, senza scivolare ma quasi nessuno riusciva a completare l'operazione. Al disotto del tetto del palazzo e delle sue coperture erano invec
 
 
xxx_bluebaby_xxx
xxx_bluebaby_xxx il 30/06/12 alle 15:00 via WEB
ciao Paolo ...buon sabato
 
mina_1954
mina_1954 il 30/06/12 alle 20:04 via WEB
Paoloooooo...miiiiii mio Carissimo...cerca di fare risposte più corte....e dai piccole notizie....qui si legge tutta la storia di Roma...ahahahha.....ormai sono finiti gli esami...e pure le tesi...comunque bravissimo...l'unica cosa io e BB ti chiediamo commenti più corti.....lo sai che t'abbracciamo sempre forte forte....e con tanta simpatia Ti vogliamo un mondo di bene...smuackkkkkkda Mina
 
mina_1954
mina_1954 il 30/06/12 alle 20:05 via WEB
Lauraaaaaaa ahahah decisamente io perderei la mano...kissone enorme dalla Tua socia
 
 
KeyLeague
KeyLeague il 30/06/12 alle 20:08 via WEB
AAHAHAHH PROFFFF non ci posso credereeeeeeeee un kissone a te ciaoo
 
francoroiter
francoroiter il 01/07/12 alle 09:04 via WEB
NO IERI HANNO FATTO GLI ESAMI DI MATURITA' ORALI. KISSSSSSSSSSSSSSSSS. PAOLO ROITER
 
 
xxx_bluebaby_xxx
xxx_bluebaby_xxx il 01/07/12 alle 10:10 via WEB
aahahh buona giornataaaaaaaa
 
assia.k
assia.k il 01/07/12 alle 10:36 via WEB
e ce l'ho messa, ma senza timore.. sai perchè? io mio ex, l'aveva messa prima di me, ma non era successo niente... e piu' bugiardo di lui non c'era nessuno... un abbraccio e Buongiorno ...Comunque vada sara' sempre una buona domenica...(clicca)....forza Italia..Kathia.
 
 
xxx_bluebaby_xxx
xxx_bluebaby_xxx il 01/07/12 alle 12:17 via WEB
ahahah non avevo dubbi...sulla salvezza della tua manina hahah buona giornata con un kiss
 
ripensoiltuosorriso
ripensoiltuosorriso il 01/07/12 alle 16:12 via WEB
Fosse vero... chissà quante mani tagliate... ahahahah... bel post interessante... mi ricordo la scena nel film Vacanze Romane.... bel film.... buon pomeriggio con un freco sorriso.... Gianna
 
 
xxx_bluebaby_xxx
xxx_bluebaby_xxx il 01/07/12 alle 19:08 via WEB
ciaoo giusto il tuo sorriso è fresco ahaah qui bolle tutto... veramente chissa' quanti mani eheheh grazie per i complimenti hai ragione Vacanze Romane è un bel film ...un kiss alla prossima ...
 
saverio.ancona
saverio.ancona il 01/07/12 alle 18:41 via WEB
Romaaaaaaaaa! Quanto mi manchiiiiiii!!! Ciao, buona partita, Saverio
 
 
xxx_bluebaby_xxx
xxx_bluebaby_xxx il 01/07/12 alle 19:04 via WEB
ciao Saverio dai vieni ti aspetto.... cosi' metterai la tua mano nella bocca ahahah chissa' cosa capitera' ahahah un kiss ciaooo
 
assia.k
assia.k il 02/07/12 alle 17:50 via WEB
Buona serata bellezza, direi un po' piu' fresco ma non basta, dovrebbe piovere almeno per due giorni... (clicca) un abbraccio Kathia.
 
 
xxx_bluebaby_xxx
xxx_bluebaby_xxx il 03/07/12 alle 12:02 via WEB
ciao Kathia ... qui ci vogliono ghiaccioli... un kiss a presto
 
assia.k
assia.k il 03/07/12 alle 14:54 via WEB
Roma nun fa la stupida stasera, nun me amputa'.. un sorriso Kathia.
 
 
xxx_bluebaby_xxx
xxx_bluebaby_xxx il 03/07/12 alle 23:35 via WEB
ahahah Kathia provare per credere ahahah un kiss ciao
 
assia.k
assia.k il 05/07/12 alle 14:47 via WEB
Buon giovedi, da una milanese che brucia sotto il sole di questa citta' rovente.. un abbraccio Kathia.
 
 
xxx_bluebaby_xxx
xxx_bluebaby_xxx il 05/07/12 alle 22:09 via WEB
ciaoo grazie anche a te buona serata
 
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