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la musica, suonare il pianoforte, suonare il mio violino, la luce del tramonto, ascoltare il mare in una spiaggia deserta, guardare il cielo stellato, l’arte, i frattali, viaggiare, conoscere e scoprire cose nuove, perdermi nei musei, andare al cinema, camminare, correre, nuotare, le immagini riflesse sull’acqua, fare fotografie, il profumo della pioggia, l’inverno, le persone semplici, il pane fresco ancora caldo, i fuochi d’artificio, la pizza il gelato e la cioccolata


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l’ipocrisia, l’opportunismo, chi indossa una maschera solo per piacere a qualcuno, l’arroganza, chi pretende di dirmi cosa devo fare, chi giudica, chi ha sempre un problema più grosso del mio, sentirmi tradito, le offese gratuite, i luoghi affollati, essere al centro dell’attenzione, chi non ascolta, chi parla tanto ma poi…, l’invidia, il passato di verdura





 
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Post n°636 pubblicato il 25 Luglio 2016 da enodas

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Post n°635 pubblicato il 18 Luglio 2016 da enodas

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Post n°634 pubblicato il 14 Luglio 2016 da enodas

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Post n°633 pubblicato il 05 Luglio 2016 da enodas

 

 

Qualche granellino di sabbia scorre, quasi impercettibile. Del resto, é inevitabile, anche quando non c'é vento. E le pale eoliche si muovono lentamente. E' un'immagine lontana ed impressa, questa della sabbia che scorre sopra se stessa, spinta da un vento a tratti irresistibile. La osservo, sbiadita, sotto un giorno di sole, puntando gli occhi verso l'oceano, ed il suo colore verdastro. Ho pensato, ogni tanto che sarei dovuto venire più spesso qui, su queste spiagge, limbi di sabbia adamantina che si monta in dune e colline di cespugli. Paesaggio nordico, é un mare che una volta non conoscevo. Ho pensato che sarei dovuto venire molte più volte, quando abitavo più vicino, magari sciogliendo un po' di pigrizia e quel senso di routine delle cose a portata di mano. Perché le onde che si spengono sulla spiaggia, il rumore dell'acqua, per me hanno sempre avuto questo potere calmante, messaggio nascosto tra le linee di un'onda. Ed in qualche modo, vorrei che quelle immagini sbiadite si riferissero ad altro, mi parlassero di momenti differenti, pensieri diversi. Qualche granellino, del resto, anche quando sembra quasi sia bonaccia, é sempre in movimento.

 

 

Dalle linee di sabbia alle linee di roccia, a fatica gettata nel mare: tutto questo non esisteva. Ed ora, come guardiani, quasi nel mare, si ergono i piloni delle pale eoliche. Anche questo é un luogo particolare. Per me, che qui ci sono passato in varie occasioni, per vedere proprio questo, quasi un'assenza di niente, indefinita e senza voce, e perché poi alle mie spalle passa una strada tracciata dal nulla, estratta dall'acqua, e più in là una schiera di barriere che proteggono una buona parte dei Paesi Bassi. Silenzioese, le pale, si muovono con pigrizia quasi esasperante. Anche se qui, quasi in mezzo all'oceano, c'é sempre un alito che sussurra e ti porta lontano, sia esso un fischio od un rombo assordante, tra spazi e tempi diversi, a seconda di come scendo dalla macchina, e mi arrampico sul molo di pietre e cemento a guardare un profilo, osservare un ponte ormeggiato allo stesso identico modo, e linee quasi astratte e segretamente familiari.

 

 

 
 
 

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Post n°632 pubblicato il 25 Giugno 2016 da enodas

 

 

Sono giorni che contavo alla rovescia, seguendo il calendario. Aprendo e riaprendo una foto. Oggi é arrivato, anche se non proprio come avevo desiderato, e più di un'ombra é passata avvolgendomi. Ma questa é un'altra storia. A volte, si tengono desideri a termpo continuato. E magari, si osservano linee amate da anni. Ho pensato in questi giorni a tanti anni fa, quando ero bambino, un'altra storia. Ed oggi... beh, semplicemente, e letteralmente, non vorrei fermarmi per niente, solo lasciar scorrere la strada...

 

 

 
 
 

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Post n°631 pubblicato il 18 Giugno 2016 da enodas

 

 

Come un'immagine che che si materializza davanti agli occhi, sconosciuta e familare, dopo averla scorta su fogli e locandine sparse qua e là: ha spalancato le braccia metre ancora le corde vibraano, come a lasciar esplodere un'ultima eco, come se quella cascata di note non fossero state finora capaci di tenere la stessa velocità delle dita che le avevano generate. Fotogramma di un film passato come un lampo.
Ho sempre provato un'invidia ammirante - non so nemmeno se questa parola esista - per chi ha saputo raggiungere un tale livello in qualsiasi campo, certo, ma nella musica in particolare. Semplicemente, per un recondito desiderio di poter lontanamente avvicinarmi a tanto. Quel dominio totale delle corde, o dei tasti binco e neri, in questo caso, che permetta all'anima di cantare, letteralmente, ogni canzone sentita, esprimersi, in un  mondo cifrato e chiaro allo stsso tempo. A volte, il sudore della fatica, della dedizione, é invisibile e sconosciuto. E nell'aria svanisce rapidamente come un fotogramma, quest'esplosione di note e questo racconto quasi trascendentale. Del resto, così li chiamava, i suoi studi, un compositore dalla lettura impossibile.

 

 

 
 
 

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Post n°630 pubblicato il 13 Giugno 2016 da enodas

 

 

"...Ideologies are a betrayal of the human in the human.
They give us the illusion of belonging, while they make us strangers to what is most intimate within us..."

(Frederic Brenner, photographer)

 

 

 
 
 

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Post n°629 pubblicato il 01 Giugno 2016 da enodas

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Post n°628 pubblicato il 29 Maggio 2016 da enodas

 

 

Oggi, semplicemente, é "il record". Superato. Può sembrare una cosa un po' infantile, detta così, e rimane tale, scherzandoci sopra. E il tempo passa velocemente, anche su questo, per una volta leggero. Ma non é poi così poco, se dagli occhi spunta una lacrima tanto facilmente, in un mondo dove a volte candore e tenerezza quasi mi lasciano disarmato e, qua e là, questo record ritorna.

 

 
 
 

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Post n°627 pubblicato il 24 Maggio 2016 da enodas

 

 

Sono uscito per strada. Sembrava giorno. Tanto che ho pensato che non fosse così tardi. E invece, era un'illusione. Incredibile, con un sorriso. Tante sono le luci attorno a Times Square che, viste dall'alto, dalla cima dell'Empire State Building, creano un fascio che riesce a spiccare in un panorama che non é esattamente buio profondo, un bombardamento di pannelli mobili sopra la testa quando si cammina, da terra, al centro di questa congestione di sensazioni visive e sonore. Affollatissima in ogni momento, iperattiva, energia allo statto puro, per certi versi pacchiana, oversize, esagerata, non ha importanza: tutti i simboli di new York, dai taxi gialli ai grattacieli svettanti le pensiline d'ingresso ai teatri di Braodway si incontrano qui, tra ricorsi a foto storiche e cliche collettivi, su "una giungla d'asfalto dove si producono sogni".
Sotto questa pioggia di luci, alla fine, mi sono trovato a vagare, tra spettacoli, incontri e semplici passi, quasi inevitabilmente, quasi ritrovandomi ogni volta in questo punto bizzarro e colmo di vita al limite della nevrosi.

 

 

Questo é un musical nella sua definizione più classica. Un musical dove "la città che non dorme mai mette in scena la città dell'amore", come ho letto non so dove. Questo é un musical vecchio stile, tradotto in film, navigato negli anni. La musica di George e Ira Gershwin é indiscutibile, e corona scene di ballo vero e proprio così come grandi numeri di spettacolo. Luci che si irradiano da dietro il palcoscenico, tra vetri e riflessi luminosi. E la storia scorre leggera, come l'ambientazione in una città che lontanamente, nella storia, esce da una guerra, come leggera é questa gioia di vivere che anima la trama, fa volare i personaggi su note danzanti, con brio, delicatezza e romanticismo. D'altri tempi.

 

"...It's plain to see
We found, by finding each other
The love we waited for

I'm yours, you're mine
And in our hearts
The happy ending starts..."

 

[...]

 

 

Le "Arabian Nights" sono le notti del deserto, spazzate da un di sabbiaquasi fosse magia ed una lampada favolosa. Sono le storie raccontate una per notte nell'alcova di un palazzo reale. Sono le notti di Aladdin, direttamente da uno dei cartoni Disney più di successo, almeno per quanto riguarda la mia generazione e la mia idea di cartone animato, con le sue musiche ed il suo genio. E' lui il vero protagonista di questa favola, personaggio dirompente, la cui voce rieccheggia, come un motivo, una volta uscito da teatro. E pure prima, a dire la verità, tanta era l'attesa che avevo creato per questa sera. Così, in bicicletta, canticchiavo il ritornallo della marcia di Agraba. Le notti d'Oriente sono un tappeto magico che fluttua tra le stelle, uno di quei passaggi che in un musical fanno sollevare un sussurro di meraviglia. Alla fine, forse tradito dalle aspettative e dal teatro gremito ed ammassato fino all'ultima fila di posti, nel resto qualcosa mancava, un pizzico di poesia in più, o quella patina da cartone animato, forse, perché fosse uno di quei sogni da Mille e una notte.

 

"...When the wind's from the east
And the sun's from the west
And the sand in the glass is right
Come on down
Stop on by
Hop a carpet and fly
To another Arabian night
[...]
Arabian nights
'Neath Arabian moons
A fool off his guard
Could fall and fall hard
Out there on the dunes..."

 

[...]

 

 

Sono sceso lungo una scala stretta. Uno di quei luoghi un po' mitici cui uno non darebbe un soldo. E' una serata 'sofisticata' in un carto senso, ora che le luci rimangono soltanto lievemente soffuse e suona musica live, quelle note che non sai definire, non sai iscrivere, ed allora, come diceva una battuta in un film, non può essere altro che jazz. Ed allora mi godo questa serata newyorkese, sciogliendo melodie complicate che nascono forse lì sul momento, in un dialogo incontrollato di voci, strumenti diversi, dal timbro caldo e profondo, un po' gutturale, forse, in qualche momento, una musica senza fine, metamorfosi continua, che a tratti quasi mi porta indietro a quadri come ricordi, finché le luci rimarranno silenziose nel buio.

 

[...]

 

 

Sì, é domenica. Folate di vento gelido e cielo limpido, Harlem rimane avvolta in un deserto silenzioso costellato di disegni e colori sulle serrande abbassate. E' una veduta un po' diversa da quanto ci si potrebbe aspettare, ma in fondo qualcosa cambia anche qui. "Good morning! I'm going to sing today... look to the lady with curly hair!", muovendo con ironia le ciocche  sistemate sotto il cappellino.
In uno di quegli angoli dove a poco a poco si anima la domenica: non una chiesa con una facciata distinguibile, ma l'entrata di un vecchio teatro. E già da oltre le mura arrivano le note di un canto gospel, con la voce che sale, piena, ondeggia come il volto di una cantante, del coro, dei fedeli. E sarà pur vero che queste funzioni sono interminabili, ben oltre i momenti di questi canti ricchi di passione e colori, ma aprono una finestra su un mondo che va oltre la musica, di una tradizione cristiana interpretata e vissuta i maniera molto diversa, con forte senso comunitario, aperto peraltro anche agli settatori occasionali, ed una fede che non é soltanto celebrazione, ma lotta per i diritti, storia degli ultimi duecento anni ed anima di un popolo traghettato qui dalla storia. E dalle persone che entravano e con un sorriso salutavano sono tornato a delle immagini raccolte con gli occhi in metropolitana, gesti semplici o intensi, altri di inaspettata generosità: sotto queste note idealmente le ho raccolte in un abbraccio comune.

 

[...]

 

 

 
 
 
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