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la musica, suonare il pianoforte, suonare il mio violino, la luce del tramonto, ascoltare il mare in una spiaggia deserta, guardare il cielo stellato, l’arte, i frattali, viaggiare, conoscere e scoprire cose nuove, perdermi nei musei, andare al cinema, camminare, correre, nuotare, le immagini riflesse sull’acqua, fare fotografie, il profumo della pioggia, l’inverno, le persone semplici, il pane fresco ancora caldo, i fuochi d’artificio, la pizza il gelato e la cioccolata


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l’ipocrisia, l’opportunismo, chi indossa una maschera solo per piacere a qualcuno, l’arroganza, chi pretende di dirmi cosa devo fare, chi giudica, chi ha sempre un problema più grosso del mio, sentirmi tradito, le offese gratuite, i luoghi affollati, essere al centro dell’attenzione, chi non ascolta, chi parla tanto ma poi…, l’invidia, il passato di verdura





 
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Post n°646 pubblicato il 22 Settembre 2016 da enodas

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Post n°645 pubblicato il 19 Settembre 2016 da enodas



Qualche giorno fa era il compleanno di un grande amico. Uno di quelli che si legano a te negli anni dell'adolescenza. Uno di quelli che, nonostante questo, é lontano da molto tempo. Distanze che vanno oltre la metrica. Ma, alla fine, in un certo senso anche questa é la vita di ciascuno che fa il suo corso, non c'é nemmeno una vera ragione o una vera colpa. Qualche giorno fa, quel giorno, mi sono trovato sulla strada, a guidare, per lungo tempo. E guidare, magari in silenzio, apre i pensieri. Ripetendomi di mandare un messaggio, prima o poi, - tanto é rimasto - sono tornato indietro nel tempo, in un accavallarsi di immagini ed istanti emersi d'improvviso, tutti assieme. Seguivo le linee della strada, ma nel frattempo, scendevo condotto da questo filo di Arianna. Scendevo agli anni del liceo, al cuore rapito in un nodo che non é mai stato sciolto, agli istanti che di anno in anno arrivavano fino alla maturità, senza essere necessariamente legati alla scuola. La verità é che non so più bene come guardare a questi ricordi, é come se una parte di me non se ne fosse mai staccata, e rimanessero vivi in un certo modo di sentire e vivere le cose, mentre da un'altra parte diventano immagini sepre più lontane, anch'esse lungo una distanza che non é misurabile. Ho pensato a quanto fosse sorprendente realizzare quente immagini fossero impresse, come dire quante cose importanti siano legate a certi momenti. Nel frattempo, inevitabilmente, altre cose sono successe, e parzialmente sono andate a sovrapporsi, non solo nascondere ma quasi a coprire. E non so nemmeno dire cosa forse avrei dovuto fare meglio, o diversamente, neanche guardando con gli occhi di oggi, perché forse nemmeno oggi saprei muovermi in maniera diversa. Se solo... forse anche una punta... cosa sarebbe stato diverso.

 

 
 
 

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Post n°644 pubblicato il 15 Settembre 2016 da enodas

 

 

Non ho mai capito perché in ogni tentativo di far tornare il Piccolo Principe, lo si debba immaginare perso in quel mondo dei grandi che le sue parole semplici e leggere avevano saputo spogliare fino a renderlo incomprensibile. Come se anche il Piccolo Principe dovesse tradire se stesso crescendo. Credo di aver bisogno di credere che non sia così. Ho aspettato a lungo di vedere questo film animato, con la promesa di una musica che mi prendeva, esattamente come il volo di un aeroplano disegnato su un foglio di carta stroppicciato, e mi faceva provare l'emozione del volo. Ho atteso, ma alla fine il film non mi é piaciuto. Non tanto per la storia in sé, che lo renderebbe anche un racconto piacevole, ma per il collegamento che avrebbe dovuto rappresentare con la sua fonte d'ispirazione. Non mi é piaciuto per la seconda parte, appunto, sfocatamente delineata qui sopra, in cui il Piccolo Principe diventa un ragazzotto imbranato, e non mi é piaciuto per il racconto del libro di Saint-Exupery, povero, senza passione e privo di intensità, con quei passaggi semplici ed indimenticabile quasi svuotati in una opaca banalità. Questo, mi ha deluso. Sarebbe potuto essere meglio? Magari sì, io credo, ma non lo so. Del resto, questo film credo sia passato presto in sordina.
E forse sarà così, che quel libriccino che volendo si legge in un paio d'ore, rimanga perfetto così com'é, tanto che qualunque tentativo di raccontarlo, o di cercarne un seguito, come a volersi interrogare del suo significato, sia destinato a fallire, e che le intenzioni siano più o meno buone non importa, sarà sempre impossibile sfiorare la bellezza delle pagine originali. Forse é questo il suo destino, impresso esso stesso negli appunti stropicciati e nei disegni a matita di un pilota perso nel deserto.

 

 
 
 

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Post n°643 pubblicato il 12 Settembre 2016 da enodas

 

 

Non so se dovrei o meno, ma sono uscito da lavoro con rabbia ed amarezza. Anche se la sera avrebbe dovuto essere altro. Del resto, questa storia del lavoro e tutto quanto vi gira attorno é un tarlo che rode, lentamente, sin dall'anno scorso. Passo falso, trasposizione dei fatti, prospettiva, rimpianti che affiorano. Consuma tutto un'incredibile quantità di energia. Come se avessi lasciato per strada uno di quei nodi irrisolti, che carica i sensi e distorce la vista. O forse no. O forse é un'infelicità che trova più spazio, quel vedere che molte cose sono diverse da quanto mai immaginato e tutta l'incertezza che mi circonda ora che qualcosa é venuto a mancare da quello che si poteva definire un certo equilibio fragile. Ed alla fine, anche se non dovrebbe essere cosi', mi ritrovo questa sera, con un pensiero offuscato, che di rancore e frustrazione appanna il presente.

 

 
 
 

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Post n°642 pubblicato il 04 Settembre 2016 da enodas

 


"La traversata era cominciata e la nave, come un frammento staccato dalla terra, correva solitaria e rapida come un piccolo pianeta. Intorno ad essa gli abissi del cielo e del mare si univano in una irraggiungibile barriera. Una grande solitudine sembrava avanzare tutt’intorno con la nave, sempre mutevole e sempre eguale ed eternamente monotona ed imponente. Di tanto in tanto un’altra vela bianca errante carica di vite umane appariva lontano e spariva diretta verso il suo destino..."

(Joseph Conrad)

 

 
 
 

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Post n°641 pubblicato il 01 Settembre 2016 da enodas

 

"... Non ricorderai i passi che hai fatto nel cammino
ma le impronte che hai lasciato..."

 

[...]

 

 
 
 

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Post n°640 pubblicato il 18 Agosto 2016 da enodas

 

 

 

“La vita si ascolta così come le onde del mare... Le onde montano... crescono... cambiano le cose... Poi, tutto torna come prima... ma non è più la stessa cosa..."

 

Comincerò dalla fine. Come se esistesse un punto, all'infinito, in realtà di questa immagine che mi colma gli occhi ed inonda la mente. Come se davvero potessi raggiungere quella linea che pare sempre un po' più in là. Comincerò dalla fine, forse, perché alla fine il sole é uscito, nascosto magari, oltre una bufera di vento, pioggerellina sottile, ogni tanto, ed onde di sabbia che colmano quel vuoto che mi separano dal mare. Come se fosse vuoto, veramente, questo paesaggio incredibile, inspiegabile, inenarrabile, che si delinea nell'anima, prima ancora di raggiungere i sensi, gli occhi che cercano un punto all'orizzonte, l'olfatto che assapora l'aria di mare, la pelle sferzata dal vento e le orecchie che si tendono ad ascoltare un suono lontano, lontanissimo, di onde. Perché il mare c'é, laggiù, presenza oscura, ma presente, che mi attira come canto di sirena, anche quando é un canto sommerso dal sibilo del vento, canto del'anima, prorompe quando ormai sono giunto a riva, centinaia di metri di spiaggia bianca e deserta alle spalle, e le scarpe sono ormai coperte di sabbia, e le orme dietro di me già sono scomparse. Camminando in questo luogo sospeso, in questo luogo di tutto e di niente, cercando qualcosa, una meta che é quel suono dell'acqua che ogni volta sa ammansire l'anima. Ecco, dunque, perché inizierò da qui, perché, come un cerchio che si chiude, questo luogo dell'anima é un punto invisibile e immensità che mi sommerge.

 

 

"...Ed è qualcosa da cui non puoi scappare. Il mare.
Il mare incanta, il mare uccide, commuove, spaventa, fa anche ridere, alle volte, sparisce, ogni tanto, si traveste da lago, oppure costruisce tempeste, divora navi, regala richezze, non dà risposte, é saggio, é dolce, é potente, é imprevedibile.
Ma soprattutto: il mare chiama.
Non fa altro, in fondo, che questo:chiama
Non smette mai, ti entra dentro, ce l'hai addosso, è te che vuole.
Puoi anche far finta di niente, ma non serve.
Continuerà a chiamarti.
Questo mare che vedi e tutti gli altri che non vedrai, ma che ci saranno, sempre, in agguato, pazienti, un passo oltre la tua vita.
Instancabilmente, li sentirai chiamare.
Senza spiegare nulla, senza dirti dove, ci sarà sempre un mare, che ti chiamerà..."

 

 

 
 
 

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Post n°639 pubblicato il 15 Agosto 2016 da enodas

 

 

Mi sono ritrovato oggi, dopo una corsa diventata improvvisamente frenetica all'aeroporto, con le porte di nuovo chiuse ed il silenzio per le stanze. Ho perso la cognizione del tempo, tra tappe spese nel fine settimana e visite in successione. Immagino sempre quante cose poter fare, anche se non sempre tutto é possibile. Fatico a scrivere, e a raccontare, così rimanendo in silenzio, lo stesso che ritrovo adesso. Note che avevo raccolto in momenti sparsi. Come pensieri, sfumati a ridosso delle emozioni, dei tempi, dei giorni. Eppure, non riesco a scrivere.

 

 
 
 

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Post n°638 pubblicato il 10 Agosto 2016 da enodas

 

 

 

Sono a corto di parole nel cercare di descrivere la bellezza e la sensazione del paesaggio che ho accarezzato in questi giorni. In una toccata e fuga, sono sceso giù, in un cuore di Francia, dove le colline si dipanavano, una dopo l'altra, come onde leggere che si aprivano al passo. Ho sentito la dolcezza, di questo paesaggio, la sua luce, la sua aria, muovendomi lento, paese dopo paese, lungo una strada tortuosa. La dolcezza dell'uva, ancora acerba tra i filari di vite, un'unico, infinito tappeto verde, striato a tracciare ricami geometrici sul terreno ondulato, intervllato da cippi che richiamano etichette celebri, raccolta con cura maniacale, pestata, imbottigliata, nascosta nelle cave scavate nel terreno, e protetta da un forte senso della tradizione e dal prestigio di un nome. Un nome cui ogni cosa, tra queste colline, é intimamente connesso, come i tralci di una vite aggrappati ai propri sostegni, edifici, case, oggetti e mezzi. Ho pensato che questo tempo fosse non abbastanza, tanto che avrei voluto fermarlo, fermare me, tra le viuzze deserte della domenica, un senso diverso della vita ed un sapore diverso dell'aria.

 

"...E perché meno ammiri la parola,
guarda il calor del sole che si fa vino,
giunto a l’omor che de la vite cola..."

 

 

E' sempre sorprendente osservare quanti segni della storia si raccolgano muovendosi tra le regioni francesi. Non potrebbe essere diverso tra le mura di quella cattedrale che ha visto l'incoronazione di quasi tutti i re di Francia, é rimasta semidistrutta nell'ultima guerra, prima di risorgere nelle sue sembianze originali. Non potrebbe essere diversamente, a pochi chilometri dalla linea di trincea della Grande Guerra e sul terreno dell'avanzata alleata in quella più recente. Capita così che tra questi villaggi ed i continui declivi non manchino monumenti commemorativi, se non veri e propri cimiteri militari, le pietre candide allineate, il silenzio attorno. Di arcata in arcata, lungo il perimetro della cattedrale, scorrono i secoli, in una narrazione continua, e solo leggendo si ha per un attimo la sensazone di questo lungo percorso, come se ogni mattone, ogni pietra, fosse parte di uno di questi eventi e fosse stato lasciato lì, aggiunto come testimone, dai re carolingi fino alle guerre mondiali, passando da Giovanna d'Arco ed il Re Sole. Sole, certo, tra l'azzurro riflesso di Chagall ed i colori da miniatura delle vetrate più antiche. Si tinge di colore, anche nella notte d'estate, una facciata coperta che prende vita e, come un colpo di pennello, sembra imprimersi su una tela impressionista.

 

 

Ho sfiorato l'erba, ho allungato la mano verso i tralci. Nella sofferenza della vite, nella necessità di un sostegno che l'uomo le provvede quasi come ricompensa in cambio dei suoi frutti, nel suo arrampicarsi attraversi nodi tracciati nel legno, trova espressione l'amore per la terra. Immagine. Forza, adattamento, trasformazione.
Labirinti striati a perdita d'occhio e silenzio interrotto, da un alito di vento, un rumore dalla strada lontano, il suono di un insetto. Queste onde lasciano lo stesso effetto del mare.

 

 

 
 
 

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Post n°637 pubblicato il 31 Luglio 2016 da enodas

 

 

"...Sabbia a perdita d'occhio, tra le ultime colline e il mare - il mare - nell'aria fredda di un pomeriggio quasi passato, e benedetto dal vento che sempre soffia da nord.
La spiaggia. E il mare.
Potrebbe essere la perfezione immagine per occhi divini mondo che accade e basta, il muto esistere di acqua e terra, opera finita ed esatta, verità - verità - ma ancora una volta è il salvifico granello dell'uomo che inceppa il meccanismo di quel paradiso, un'inezia che basta da sola a sospendere tutto il grande apparato di inesorabile verità, una cosa da nulla, ma piantata nella sabbia, impercettibile strappo nella superficie di quella santa icona, minuscola eccezione posatasi sulla perfezione della spiaggia sterminata. A vederlo da lontano non sarebbe che un punto nero: nel nulla, il niente di un uomo e di un cavalletto da pittore.
Il cavalletto è ancorato con corde sottili a quattro sassi posati nella sabbia. Oscilla impercettibilmente al vento che sempre soffia da nord. L'uomo porta alti stivali e una grande giacca da pescatore. Sta in piedi, di fronte al mare, rigirando tra le dita un pennello sottile. Sul cavalletto, una tela..."

 

 

Affonda, il passo. Si perde, lo sguardo. In questo paesaggio che sembra dipinto direttamente dall'anima. Se c'é una cosa soltanto che dovessi scegliere di fare, quassù, é questa. Una camminata, sospesa nell'infinito, scendendo direttamente nel mare e dal mare approdare quasi naufrago nel nulla e nel tutto che é una linea d'orizzonte, camminare dove c'é il mare, e la sabbia a tratti affonda, a tratti é coperta di piccoli sassi incrostati, conchiglie e gusci di cozze. Un deserto, sospeso, dove il cielo é terra, riflesso, ed il mare come lo intendiamo semplicemente scompare. Un deserto dove il profile di un'isola fortunata é un miraggio che sembra a portata di mano eppure continua a sfuggire. Sempre lontano, e chi mai mi domando, in realtà, avrebbe tutta questa fretta di arrivare, se non fosse fore per la marea, questa forza quasi ancestrale che si fatica a quantificare, se questa é la ricompensa, ogni passo che sembra un balzo nella mente, spazio assoluto, amplificato negli occhi socchiusi, magari in una goccia di sudore che evapora nell'aria intrisa del sapore del mare. Così, ancora una volta, penso a quell'Oceano Mare, che non esiste, forse, ma almeno per un attimo ho l'illusione di poter sfiorare.

 

 

Quale voce viene sul suono delle onde
che non è la voce del mare?
E’ la voce di qualcuno che ci parla,
ma che, se ascoltiamo, tace,
proprio per esserci messi ad ascoltare.

E solo se, mezzo addormentati,
udiamo senza sapere che udiamo,
essa ci parla della speranza
verso la quale, come un bambino
che dorme, dormendo sorridiamo.

Sono isole fortunate,
sono terre che non hanno luogo,
dove il Re vive aspettando.
Ma, se vi andiamo destando,
tace la voce, e solo c’è il mare.

(Fernando Pessoa)

 
 
 
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