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la musica, suonare il pianoforte, suonare il mio violino, la luce del tramonto, ascoltare il mare in una spiaggia deserta, guardare il cielo stellato, l’arte, i frattali, viaggiare, conoscere e scoprire cose nuove, perdermi nei musei, andare al cinema, camminare, correre, nuotare, le immagini riflesse sull’acqua, fare fotografie, il profumo della pioggia, l’inverno, le persone semplici, il pane fresco ancora caldo, i fuochi d’artificio, la pizza il gelato e la cioccolata


Non mi piace


l’ipocrisia, l’opportunismo, chi indossa una maschera solo per piacere a qualcuno, l’arroganza, chi pretende di dirmi cosa devo fare, chi giudica, chi ha sempre un problema più grosso del mio, sentirmi tradito, le offese gratuite, i luoghi affollati, essere al centro dell’attenzione, chi non ascolta, chi parla tanto ma poi…, l’invidia, il passato di verdura





 
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Post n°654 pubblicato il 07 Dicembre 2016 da enodas

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Post n°653 pubblicato il 02 Novembre 2016 da enodas

 

 

Lo so che in queste occasioni scrivo sempre qualcosa di simile. Per questo non so bene cosa scrivere. Però é vero che ogni partenza mi mette sempre in difficoltà, a volte ancora di più, quando le incognite sono maggiori, la distanza aumenta, ed i legami in qualche modo si allentano temporaneamente ed involontariamente. Forse, faccio un po' più fatica. So che ho immaginato questo viaggio tante volte, e tante volte l'ho aspettato, anche se adesso, sul momento, sono un po' in panico. Ho un'immagine, con me, una staccata casualmente dagli ultimi giorni, da guardare col cuore, e una carezza, una lacrima forse. Domani, sarà così. Il resto é sempre un salto nel buio, sperando che sia una bella avventura...

 

 

 
 
 

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Post n°652 pubblicato il 28 Ottobre 2016 da enodas

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Post n°651 pubblicato il 24 Ottobre 2016 da enodas

 

 

Credo che nemmeno ricordi da quanto tempo non lo facevo. Improvvisa, mentre camminavo tra gli alberi scrutando il terreno, mi é passata questa immagine: tra i boschi a raccogliere castagne, un fuoco acceso nel calderone, la scorza bruciata che veniva via anche se le dita saltellavano tanto era calda. Del resto, di castagne sono sempre stato ghiotto, e pensare all'autunno mi fa attendere ogni anno di poter ritrovare il loro sapore, uno di quelli che in qualche modo qui mi manca, dato che non é un uso particolarmente comune mangiare castagne, e soprattutto la qualità scade facilmente. Così, la scorsa domenica, senza che ci avessi mai veramente pensato, sono stato trascinato a cercare castagne direttamente ai margini di un parco appena fuori città. Entrambi ghiotti di questo frutto particolare, per quanto non potrebbero essere differenti i modi di cuocerlo. Era un giorno straordinariamente tiepido, come la luce che si spargeva tra gli alberi e riscaldava il silenzio come colorava le ombre. Tanto che quasi ho pensato di essere penetrato nel cuore di una foresta. Solo il fragore sottile di foglie umide calpestate, ed un'immagine fugace che non sapevo più di avere.

 

 

 
 
 

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Post n°650 pubblicato il 19 Ottobre 2016 da enodas

 

 

[...]

 

"...Voci nella testa
Voci contro il tempo
Che riempiono la vita
Restando nel silenzio

Voci che non sento più
Voci che sai solo tu..."

 

Mi piace pensare che quel cuore gigante, sullo sfondo, racconti un po' l'anima di questo tour e della scelta sulla successione di canzoni. Mi piace pensare, tra anima blues, canti lontani di un fiume gigantesco, antichi relitti di piantagioni e sale nascoste colme di musica tra le vie di New Orleans. Ci sono stato, di passaggio. Un po' in quel "in blues we trust", fa parte del cuore gigante che proietta immagini dietro al palco. Stendendo la mano, al tempo stesso, per sfiorare spighe di grano, e sentire il calore di casa, di un luogo vicino, conosciuto. E come la sequenza di questi paesaggi, di queste immagini, anche le note. Scivolano, su pendii scoscesi, tra esplosioni di energia e tocchi delicati. A tratti, di malinconia.

Io sono rimasto ai suoni di Chocabeck: é il disco che più mi piace in assoluto. Quello nuovo, Black Cat, é un ritorno, in qualche modo, alle musicalità del passato. Mi piace? A tratti. Curioso, sono andato a leggere qualche commento in rete, trovandovi giudizi più che positivi, che condivido a metà. Tra testi non straordinari e ritmi orecchiabili. Sempre con quella alternanza di ritmi indiavolati e canzoni struggenti. Il resto del concerto é stato un richiamo, un viaggio attraverso quel cuore, tra i brani più belli, più noti che fondono la Romagna coi banchi del Mississippi.

 

"Every man has got two cities he needs to be
The one he can touch and the one he can’t see
The one where a stranger’s a friend

Everyman has got one city of Liberty
For me it’s Paris… I love it
Every time I try to lose myself
I seem to find these streets of surrender..."

"...Anche adesso
Ora che il più bello di noi due
È già volato via e non ritorna più [...]

...Ma sì bevi bevi
Bevimi sono la pioggia
Pioggia che passa e rimane
Dentro l’anima
Che si arrende..."


[...]

 

"...Amsterdam is one of the greatest place to live in Europe...
but... but next time you have to come to the Arena di Verona..."


 
 
 

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Post n°649 pubblicato il 16 Ottobre 2016 da enodas

 

 

"...Now it's time to sing along
When your day is night alone
If you feel like letting go..."

 

Ho provato un profondo senso di malinconia questa sera. Per quanto fossimo in una di qelle serate senza fine, insieme come era spesso solo un anno e mezzo fa. Perché ciascuno, uno dopo l'altro se ne va. Frammenti che si sgretolano, ed amici lontano. E' il destino insito di questa lunga esperienza, che ripropone spesso una scena comune. Così, la verità é che sono rimasto con pochi amici, qui, ed é un pensiero che mi fa salire un magone, tra la mia incapacità di svoltare ed il riflesso che invece osservo negli altri. Ma stasera, un po' di più perché ho più ricordi, più sintonia, un legame più fisso nel tempo. Un'amicizia più forte. Un'altra distanza.


 
 
 

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Post n°648 pubblicato il 06 Ottobre 2016 da enodas

 

 

Ogni tanto mi capita che un musicista od un concerto mi colpiscano in modo particolare. A colpirmi é quel legame profondo con la musica ed un dono che é diventato proprio lavoro. In alcuni casi, questa sensazione va profondamente oltre, in una passione ed un amore per quello che si fa che trascende ogni altro aspetto. Questa sera ascoltavo Mozart, lo ascoltavo attraverso i tasti di un pianista venuto dall'Inghilterra, che prima di iniziare parlava al pubblico col suo accento marcatamente British, ed accennava temi su temi al pianoforte, snocciolandoli senza soluzione di continuità dalla sua mente e dal suo studiare tutta una vita. Suonava e dirigeva, allo stesso tempo, come un'immagine di altri tempi, o il frame di un film, con il pianoforte orientato in maniera diversa dal solito ed un'eleganza innata. Così, questo Mozart sembrava un'altra storia. E la sala, di colpo, ho voluto immaginarla come un parco do corte, od uno di quei teatri illuminati a lume candela. Ed il suo genio, quello disarmante intriso nella perfezione della sua musica, splendeva di una luce ancora più brillante.

 

[...]

 


 
 
 

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Post n°647 pubblicato il 28 Settembre 2016 da enodas



"...And forever and forever,
As long as the river flows,
As long as the heart has passions,
As long as life has woes;

The moon and its broken reflection
And its shadows shall appear,
As the symbol of love in heaven,
And its wavering image here."

(Henry Wadsworth Longfellow)



 

 

"...nero di pece, a monte,
stracci di nubi chiare:
tra il nero un casolare:
un’ala di gabbiano."

(Giovanni Pascoli)



“There is peace even in the storm”

(Vincent Van Gogh)

 
 
 

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Post n°646 pubblicato il 22 Settembre 2016 da enodas

 

 

In qualche modo, lo sento. Lo immagino. Come sia, arrivare da lontano, e scendere dal treno, in un luogo nuovo, così lontano, da casa, dagli affetti. Posso solo calibrarlo su di me. Ho immaginato quel giorno, con un leggero nodo allo stomaco. E non so come vivi questo moment, invece, dopo anni, tornando in questa cittadina. Cosa rappresenti, ricordi, sentimenti, qualche pianto, non lo so. Parte di un mondo nascosto e da scoprire. Anche solo per questo, vorrei tenerti in un abbraccio.

Forse é già autunno, o forse qui, una vallata come nascosta, non se ne é ancora andato. Zigzagando tra la foresta... le fronde si sfiorano leggermente, ed al tempo stesso attutiscono la pioggia. Forse sono colori antichi, impastati in un acquerello, massa informe che si sovrappone a se stessa attorno alla rocca. Perché, chissà, poi alla fine c'é sempre un castello, che regna in quello stesso silenzio nel quale si avvolge.

 

 

C'é stato un tempo in cui mi sarebbe piaciuto andare all'Oktoberfest. Tempo fa. Ad oggi, invece, non era così. Ed allora, forse anch un po' aprtendo da questo e da un po' di paura, complice un tempo infelice, il ritorno a Mondaco non é stato di quelli che han lasciato il segno. In qualche modo, i ricordi si cristallizzano ed una volta tornati si scopre con amarezza che qualcosa é diverso. E la sensazione generale di un'accoglienza maleducata, in alcuni casi arrogante oltre l'accettabile, é qualcosa che porto via sulla strada del ritorno. Nel freddo pungente di una domenica pomeriggio, il centro di Monaco era incredibilmente deserto, ogni luogo chiuso, e molto grigio.
E riguardo l'Oktoberfest, sin dal giorno prima, la percezione che ne ho avuto é stata quella di un carnaio soffocante, ancora di più con la scusa che la pioggia costringeva a restare nei luoghi coperti, dove la gente passa, spinge e non risponde. Una sbracatura senza limiti, che in alcuni casi risultava in scene tra lo sconcerante e l'esilarante, misure di sicurezza al limite del ridicolo, in contrasto con quanto pubblicato, dove a fare da discriminante é il distinguo tra una forma a borsa o zainetto, senza un occhio alle dimensioni (il corrispettivo deposito comportava code ed esborso non indifferente), e buttafuori che spingevano gente come animali, come se chiunque fosse imbevuto di alcool fino al midollo.
Tutto questo per me, si é ridotto ad un paio d'ore sotto la pioggia battente ed un paio di scarpe da buttare.
Non differente, e molto meno piacevole di una delle grandi brauhaus tra le strade di Monaco, aperte tutto l'anno, e tutto sommato ben più divertenti. Sempre che non vi capiti un cameriere cafone.

 

 
 
 

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Post n°645 pubblicato il 19 Settembre 2016 da enodas



Qualche giorno fa era il compleanno di un grande amico. Uno di quelli che si legano a te negli anni dell'adolescenza. Uno di quelli che, nonostante questo, é lontano da molto tempo. Distanze che vanno oltre la metrica. Ma, alla fine, in un certo senso anche questa é la vita di ciascuno che fa il suo corso, non c'é nemmeno una vera ragione o una vera colpa. Qualche giorno fa, quel giorno, mi sono trovato sulla strada, a guidare, per lungo tempo. E guidare, magari in silenzio, apre i pensieri. Ripetendomi di mandare un messaggio, prima o poi, - tanto é rimasto - sono tornato indietro nel tempo, in un accavallarsi di immagini ed istanti emersi d'improvviso, tutti assieme. Seguivo le linee della strada, ma nel frattempo, scendevo condotto da questo filo di Arianna. Scendevo agli anni del liceo, al cuore rapito in un nodo che non é mai stato sciolto, agli istanti che di anno in anno arrivavano fino alla maturità, senza essere necessariamente legati alla scuola. La verità é che non so più bene come guardare a questi ricordi, é come se una parte di me non se ne fosse mai staccata, e rimanessero vivi in un certo modo di sentire e vivere le cose, mentre da un'altra parte diventano immagini sepre più lontane, anch'esse lungo una distanza che non é misurabile. Ho pensato a quanto fosse sorprendente realizzare quente immagini fossero impresse, come dire quante cose importanti siano legate a certi momenti. Nel frattempo, inevitabilmente, altre cose sono successe, e parzialmente sono andate a sovrapporsi, non solo nascondere ma quasi a coprire. E non so nemmeno dire cosa forse avrei dovuto fare meglio, o diversamente, neanche guardando con gli occhi di oggi, perché forse nemmeno oggi saprei muovermi in maniera diversa. Se solo... forse anche una punta... cosa sarebbe stato diverso.

 

 
 
 
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