EnodasIl mio mondo... |
... " Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse
la volpe." gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano
dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli
uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!" ...... "Ma piangerai!" disse il
piccolo principe.
"E' certo",
disse la volpe.
"Ma allora che
ci guadagni?"
"Ci
guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".
soggiunse: "Va a rivedere
le rose. Capirai che la tua è unica al mondo". ...
... "Addio",
disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene
che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
"L'essenziale è invisibile agli occhi", ripeté il piccolo
principe, per ricordarselo.
"E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha
fatto la tua rosa così importante".
"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa…" sussurrò
il piccolo principe per ricordarselo.
"Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la
devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai
addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…"
Tutte le foto contenute in questo blog, se non specificato diversamente, sono mie e come tali sono protette da diritto d'autore. Rappresentano un momento, un istante, un'idea un'emozione.
Ho costruito un sito per raccoglierne alcune, e condividere una passione nata e cresciuta negli ultimi anni. Il sito é raggiungibile cliccando l'immagine qui sotto:
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ultimo aggiornamento: 20 Febbraio 2013

Una pagina bianca...
...perchè non ci siano più pagine bianche
[...]
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Non mi piace
l’ipocrisia, l’opportunismo, chi indossa una maschera solo per piacere a qualcuno, l’arroganza, chi pretende di dirmi cosa devo fare, chi giudica, chi ha sempre un problema più grosso del mio, sentirmi tradito, le offese gratuite, i luoghi affollati, essere al centro dell’attenzione, chi non ascolta, chi parla tanto ma poi…, l’invidia, il passato di verdura
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Sonata op.13 “Patetica” (n.8)
Sonata n.2 op.27
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Sonata op.53 “Waldstein” (n.21)
Chopin
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Debussy
Suite Bergamasque
Deux Arabesques
Liszt
Valse Oublièe
Valse Impromptu
Schubert
Impromptu n.3 op.90
Impromptu n.2 op.142
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Post n°407 pubblicato il 18 Maggio 2013 da enodas
Domenica scorsa sono andato ad una rappresentazione un po' particolare. Sul palco, bambini delle scuole elementari, di classi e circoli differenti, davano vita ad un'Aida reinterpretata e ridimensionata a misura di bambino. Senza però sciogliere la storia, né cambiare la musica. Anzi, con stupore, questi bambini armati di xilofoni e percussioni, sostenuti da pochi maestri in veste di strumentisti suonavano Verdi, cantavano Verdi, conoscevano l'opera per la prima volta. Ecco, questo é lo strordinario potere della musica, anche quando é complessa e così lontana dall'orecchio comune, se solo si insegna a leggerla, ad ascoltarla. Ed allo stesso tempo, é il potere di unire, educare, innalzare. Perché sul palco non c'é dubbio che questi bambini rappresentassero tutto, come estrazione, ma anche come culture. Anche questo salta all'occhio, immediatamente. Una scuola diversa da quella che possiamo ricordare, più complessa per certi aspetti, più difficile da gestire. E' un lavoro che inizia da lontano, attraverso la passione e l'impegno degli insegnanti, che spesso hanno a che fare con realtà davvero complicate che assorbono incredibili energie. Ecco, tali progetti di musica fanno parte di questo processo continuo e raccontano un'evoluzione. Delle possibilità di insegnare, dell'educazione, ma anche delle difficoltà della società. In un momento in cui parole come 'ius soli', ius sanguinis', 'immigrazione' ed emigrazione sono nodi sempre più ingarbigliati e delicati, questa é la rappresentazione reale di chi siamo e come siamo. Con risultati, peraltro, davvero eccezionali. Perché la mente di un bambino può essere un mondo aperto, senza pregiudizi, senza distinzioni, almeno non come le intendiamo noi adulti. Ascoltare e conoscere. Per crescere, per arricchire la propria sensibilità, per arricchirsi nell'anima, innanzitutto. |
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Post n°406 pubblicato il 12 Maggio 2013 da enodas
Sono tornato ora. Solo ora. E mi chiedo cosa mi sia rimasto della giornata di oggi. E' rimasta un'immagine. Quella di una ragazza vestita di bianco, in piedi di spalle, che canta una canzone al suo orecchio. E non racconterò altro, perché ogni parola sarebbe incapace di descrivere quello che penso. Anche io cantavo ad un orecchio. E allora é rimasto anche un ricordo. |
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Post n°405 pubblicato il 10 Maggio 2013 da enodas
Non me ne ero nemmeno accorto, eppure il muro passava proprio dietro l'incrocio della palazzina dove avevo una stanza. La cortina tra Est ed Ovest, io in quello che era Est, ancora per pochi passi, girava giù per Bernauer Strasse. Così, senza una meta davvero precisa, la camminata inizia da qui, una doppia fila di tubi color ruggine rimessi per tracciare una linea che la storia ed il tempo hanno coperto. Così come l'erba su delle pietre che tracciano i tunnel, così come l'asfalto su un tracciato di sanpietrini. Non resta molto del muro. Così come non resta molto della spaccatura vissuta da questa città. Qualche centinaio di metri, in punti particolari della città, e pannelli moderni ricchi di spiegazionii e temi, installati qua e là. Ed alla fine è giusto così, oltre quello che dovrebbe il ricordo storico. Come difficilmente si potrebbe immaginare in maniera diversa, dal gigante tedesco che avanza e si trasforma. Le cicatrici vive osservate in città come Budapest, Praga e soprattutto Varsavia sembrano un ricordo appannato degli occhi. No. Qui tutto si è evoluto in maniera veloce, decisa, sicura, con quella potenza che si avverte nell'architetture stessa della città, l'impianto dei sui edifici e lo skyline che in qualunque direzione è costellato dai profili scheletrici delle gru che incessantemente proseguono nei loro lavori in corso. Non ne sono entusiasta. Nel senso che non mi colpisce al cuore. Berlino è una bella città. Elegante, organizzata ed in piena evoluzione, e scintillante di cultura. Qualunque cultura, dalle avanguardie innovative alla classicità gessata, fino a qualsiasi aspetto possa considerarsi alternativo. Culture differenti anche umane, come nei distretti più operai e variopinti. Goni cosa si riassume, idealmente, nell'immagine di un'orchestra, quella dei Berliner Philharmoniker e di quell'edificio che hanno eretto a proprio tempio. Ecco, dietro quell'abbraccio di pubblico che per la prima volta è pensato tutto attorno al palco, dietro il suono straordinario e le regole dei Berliner, dietro l'idea che la musica sia per tutti e tutti debbano avere la possibilità di accedervi, dietro i progetti così come tutti i segni nascosti tra i corridoi di un teatro, ecco, è un po' come se osservassi Berlino. Così come una sera la osservo attraverso le vetrate trasparenti della cupola del Bundestag, che idealmente si apre ai cittadini, si lascia osservare. Ed è probabilmente questa stessa idea, quasi una sicurezza di sè, che permette una rivisitazione storica che colpisce per la capacità critica. Del terrore, degli anni più bui, di quanto di più feroce si possa immaginare. Come se, nella forza della democrazia, si avesse meno paura ad affrontare la propria memoria. Ecco... una cartina, segnata, marcata e stropicciata. Una città enorme, e le scarpe, pronte a camminare. Da una parte all'altra, fino allo sfinimento. Perchè voglio osservare. Tra punti più noti e passaggi semi-deserti. A volte mi perdo, perchè una mappa davvero non l'avevo con me. Cammino. "Il cielo è azzurro sopra Berlino"... con un sorriso mi viene in mente questa frase, qualche volta. Il resto è girovagare per una grande città, con luoghi da visitare, anche solo vedere, in alcuni casi attraversare. |
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Post n°404 pubblicato il 06 Maggio 2013 da enodas
...come il vento sbuffa, sale alle narici l'odore intenso dei glicini. oltre le dune, colline coperte d'erba che nascondono la vista del mare, dell'oceano, così come il suo rumore. E la bicicletta rallenta, sbuffando contro una resistenza improvvisa. E continua. Che il vento spazza la terra in continuazione. Ed ondeggia gli steli dei tulipani, infinite onde colorate, disposte lungo linee rette che disegnano quasi sentieri. Un mare di colore. Di colori. Intensi, vivi, accecanti, sotto un cielo che é quasi limpido ed il sole scalda il viso. Ondeggia, questo mare, e sibila dolcemente come solo l'erba di un campo può fare. Nel momento più bello che vive questo Paese, che a volte non so spiegarmi tutto questo colore, da catturare improvviso, appena c'é la fioritura, prima che arrivino i tagli e poi chissà che ne sarà, quali vie e quali destinazioni, quasi correre col tempo e cercare la giornata giusta. Così come un fiore sbocciato a sorpresa nella fila sbagliata. Bello, brutto anatroccolo. E' uno spettacolo semplice che catturo così, con gli occhi un po' umidi dell'anima, un suono invisibile ed il sapore sul viso, nel respiro a pieni polmoni. Ascolto ed osservo. Alla ricerca della bellezza. |
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Post n°403 pubblicato il 25 Aprile 2013 da enodas
Qualche girono fa ho terminato uno di quei corsi che rendono disponibili sul lavoro sull'assertività. Ecco, già tradurla dall'inglese, assertivity, questa parola ho qualche problema. Non nascondo mai troppo lo scetticismo su certe cose, non mi nascondo, ma seguo, sempre. Ora, tra pagine e punti di vista ed analisi certo sì interessanti ma che alla fine non mi sembrava nascondessero grandi rivelazioni, forse l'errore più grande é personalizzare tutto partendo dalle cose che magari rimangono più complicate e più profonde di quanto qualche talk serale possano fare. Perché io comunque cerco sempre dei fili di Arianna. Il resto, certo importante, ma secondo me rimane gestibile. Credo sia difficile trovare un equilibrio tra quanto si possa fare, quanto dipenda un modo di essere e quanto tutto questo si inserisca in un intreccio di iterazioni. Forse, sicuramente, spesso rimango sbilanciato. Anche nel mio modo di essere e di far sì di essere visto. Non ho mai avuto una formula magica e tutto sommato sono scettico ne esista una, anche tra le pagine di un libro o degli schemi analizzativi. Ho scelto di portare sul tavolo l'argomento dell'arroganza e di quanto mi faccia arrabbiare e perdere anche le più elementari conoscenze scientifiche, ho portato ad esempio i miei incubi universitari e mi son sentito dire che era qualcosa di più di un corso, un trauma. Del resto lo sapevo, come sapevo in quello stesso momento di aver troppo personalizzato nel profondo. Poi c'era un altro caso, che credo verrebbe definito allo stesso modo. Non l'ho portato sul tavolo, ma alla fine, prima di andarmene per l'ultima volta, ne ho accennato, personalmente. E dal corso c'era allora l'obiezione che cercavo, che certe cose non dipendono unicamente da una persona. O forse in gran parte sì, ma spesso quella persona non siamo noi. Ci sono dei limiti, devi prenderti cura di te stesso, una persona può solo aiutarsi da sola. Cinque minuti, senza scavare troppo in profondità. Ti aiuta questo? No, temo di no. Un filo d'Arianna che non c'é. |
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Post n°402 pubblicato il 23 Aprile 2013 da enodas
Come leghiamo i ricordi. Nel bene e nel male. Quando calpestiamo lo stesso suolo, ma non respiriamo la stessa aria. Il vento passa sul ciglio di un bastione, la punta di una stella, scuote l'erba rinverdita ed i germogli sui rami. Come una borgata medievale, oltre il ciglio c'é un fossato, ed oltre la campagna. Sarebbe un altro tempo, non fosse per il profilo di palazzine di là sulla sinistra. Giunchi, acque quasi immobili, esili spigh piegate dal freddo. Tutto, sfiorato, si scuote. Sul camminamento di un fossato. Un dolce di panna e cioccolato, una birra aspra, le guglie di una cattedrale, perfino un'ultima prova d'orchestra, e le pietre squadrate di un cannone. La città che guardavo come più naturale dove spostarsi, più bella, più antica, più calda. Giunchi leggeri piegati dal vento. |
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Post n°401 pubblicato il 11 Aprile 2013 da enodas
Mi ha sempre dato fastidio il blaterare autoreferenziale e straffottente di Vittorio Sgarbi, però quando lo sentivo intervenire, con giornate in differita, un paio di sere fa, un punto su cui batteva, anche al limite di suonare a tratti fuori luogo in una discussione di politica era l'iimenso patrimonio culturale che abbiamo e quanto non siamo capaci di farlo nostro. Perché é vero, magari che nessuno una pieve sperduta ci puo anche stare, ma l'arte che attraversa il nostro Paese, la nostra tradizione e la storia é la nostra storia. Io voglio credere che sia così. E' parte nostra, di noi, della creatività. Dai colori alle forme, dalla letteratura alla musica. E' qualcosa di inestimabile che gli occhi del mondo, in senso buono, ci invidia, e che mi domando a volte, forse non ci meritiamo. Perché come Paese non siamo coscienti del tesoro intellettuale che la storia ci permette ora di custodire. Perché l'ignoranza comune, strillata, quella cultura del più furbo che ci stereotipano addosso é un'espressione di rozzezza. E sarà vero certo che non si sopravvive di libri, ma fino ad un certo punto perché il sistema cultura aprirebbe opportunità in realtà molto concrete. Nella valorizzazione, nel recupero, nella diffusione, rilancerebbe un circolo virtuoso in un settore che fatica a trovare risorse. Conosco persone che scavano reperti archeologici con contratti da stage e posizioni bloccate. Solo per dirne una. Un'offesa, come i musei chiusi per mancanza di personale, gli edifici che crollano, i programmi d'orchestra pavidi ed appiattiti, i restauri in stand-by. E sarebba anche un modo per ripulirci un po', da certa rozzezza. Come dire, il valore e la capacità dovrebbero passare anche da un'espressione culturale di tutt'altro spessore, di tutt'altro entusiasmo. In questo momento, che tutto é bloccato e come sempre chi ha una sedia si guarda bene dal non scollarvisi senza nessuna vergogna, in cui da ogni parte si sventola cambiamento e si raccoglie aria, in una situazione critica, sarebbe bello che qualcuno iniziasse a ricordare chi siamo, anche nella bellezza. |
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Post n°400 pubblicato il 05 Aprile 2013 da enodas
C'é che quando stendo le lenzuola da una sedia all'altra respiro sempre il profumo dei tessuti appena lavati. C'é che penso sempre a quando un giorno chissà li stenderò al sole e sarà l'aria aperta a raccoglierne il sapore e portarlo alle narici. C'é che penso sempre se mai ripeterò questo gesto semplice con una persona al mio fianco, se ci rincorreremo ridendo tra le ombre del sole e le stoffe ondeggianti a nasconderci il volto.
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Post n°399 pubblicato il 03 Aprile 2013 da enodas
Questa sera sono stato ad una presentazione organizzata dal gruppo per il quale lavoro. A parlare, un volontario di un'associazione per le persone affette da autismo, a cui, dallo scorso anno, questo gruppo devolve un contributo fatto anche della conversione, se accettata, di quei doni di scadenze particolari da parte dei lavoratori. Davanti alla prima slide c'erano foto di monumenti illuminati di blu: "Light it up blue" é l'iniziativa che "accende l'attenzione internazionale sull'autismo", nel giornata mondiale dell'autismo. Questa giornata era ieri, il 2 aprile. |
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Post n°398 pubblicato il 31 Marzo 2013 da enodas
Sono qui. Tra poco esco, vedrò una coppia di amici. Sono contento siano rimasti qui su, anche loro. Sarà un po' uno di quei pranzi della domenica che in un altro tempo non ci avrei mai pensato in questo modo, e per questo sarà una bella giornata. Sono qui, alla fine. Quando tutti hanno preso questo giorno in più di vacanza che sarà domani per fare qualcosa; sembra quasi si sia fatto deserto. Ed io, invece, tra dubbi e ripensamenti, alla fine non ho fatto niente. Per queso sono qui. Forse, da qualche parte, sarà un po' una beffa. Ora, invece, penso che sia una scelta sbagliata, un piccolo errore che nei labirintici corridoi dei miei pensieri rimbalza ed entra in risonanza, e mi fa pensare ad altre, di scelte sbagliate. Nel mio mondo, letto ed immaginato, a volte mi pare quasi di vederle come fermo immagine, nei punti più svariati. Anche se la controprova non esiste, anche se cosa possa essere una scelta sbagliata é sempre questionaile, anche se le ritengo tali soltanto io, anche se tutto questo é niente, in realtà. A volte penso che le cose non saranno più uguali. D'altra parte, é sempre un po' così. Intanto, oggi, sono qui. Con un po' di amarezza e di malinconia. |
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