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la musica, suonare il pianoforte, suonare il mio violino, la luce del tramonto, ascoltare il mare in una spiaggia deserta, guardare il cielo stellato, l’arte, i frattali, viaggiare, conoscere e scoprire cose nuove, perdermi nei musei, andare al cinema, camminare, correre, nuotare, le immagini riflesse sull’acqua, fare fotografie, il profumo della pioggia, l’inverno, le persone semplici, il pane fresco ancora caldo, i fuochi d’artificio, la pizza il gelato e la cioccolata


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l’ipocrisia, l’opportunismo, chi indossa una maschera solo per piacere a qualcuno, l’arroganza, chi pretende di dirmi cosa devo fare, chi giudica, chi ha sempre un problema più grosso del mio, sentirmi tradito, le offese gratuite, i luoghi affollati, essere al centro dell’attenzione, chi non ascolta, chi parla tanto ma poi…, l’invidia, il passato di verdura





 
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Post n°702 pubblicato il 22 Giugno 2017 da enodas

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Post n°701 pubblicato il 20 Giugno 2017 da enodas

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Post n°700 pubblicato il 15 Giugno 2017 da enodas

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Post n°699 pubblicato il 12 Giugno 2017 da enodas

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Post n°698 pubblicato il 08 Giugno 2017 da enodas

 

 

 

Non so da dove iniziare. Ho attraversato grandi distanze in un arco di tempo relativamente breve, e sono tornato. Ma un ritorno, in un certo senso, è stato anche questo viaggio. Seppure sia andato in luoghi mai visti e lontani. Il ritorno è stato altrove, a cinque anni di distanza, quando ho preso un volo intercontinentale e, in un certo senso, mi sono affacciato per la prima volta su un mondo: me stesso, innanzitutto, la mia anima ferita, il mio cuore frammentato, ed il mondo attorno a me, poi, con occhi nuovi. Allora, non poteva che essere il più lontano possibile, un viaggio straordinario, che mi sfidava a ritrovare una forza nuova, come ritrovato, con maggior intensità era questo modo di viaggiare e conoscere.
Più o meno consapevolmente, col senno di poi, ho guardato indietro a quel momento, con questa prospettiva. Per questo, in un certo senso è stato un ritorno: perché sono tornato su quelle orme, in quel luogo esatto, anche se è un luogo enorme quanto l'Europa, e chissà quante volte sarebbero necessarie per poterlo esplorare completamente. E perché, per tanti motivi, quella distanza era quasi solo nelle ore di volo: senza le incognite di altri viaggi, senza essere eccessivamente preoccupato. Nuovamente, spinto dal cuore, ho fatto rotta verso Est.

 

 

Il Regno del Dragone. Non so perché, ma questa espressione continuava ad affiorare ogni volta che cercavo un'immagine o guardavo una foto appena scattata. Certo, il luogo è quello. Ma, con un sorriso, in qualche modo, per me, significava altro, un altro che non so spiegare e che rimane senza definizione. Ho attraversato luoghi splendidi, paesaggi la cui bellezza era semplicemente indescrivibile. So che è banale detto così, ma questo è tutto ciò che riesco a raccogliere nella mente come prima impressione. Sono luoghi che vivevano già, nella mia immaginazione, prima che li vedessi, tanto potente era la loro forza evocativa, e tanto famose sono le linee che li descrivono. Sono sceso a latitudini che non conoscevo, per trovare una parte di quel mondo che non avevo potuto visitare per motivi di tempo la prima volta, laddove la tradizione è forse ancora più forte, e per alcuni tratti incontaminata, nel bene e nel male, tanto da tratteggiare immagini iconiche di questo Paese. Ma soprattutto, mi sono trovato ad immergermi in questa cultura a livello profondo, per forza di cose, ad un livello che difficilmente potrei avere l'occasione di raggiungere, osservando ogni cosa da un punto di vista privilegiato e ravvicinato.

 

 

Non sono riuscito a prendere sonno. Non solo le prime notti, appena dopo il volo di andata. No, c’è molto di più. Ho guardato nel buio, magari mi sono girato nel letto duro quasi come il legno. No, ho pensato e guardato a te. L'ho fatto con un senso di tristezza e malinconia, a tratti con sofferenza, silenziosamente dentro di me. Perché forte avverto questa distanza, io che sento su me stesso la mia che pure rimane su scala inferiore. Il cibo, il calore, ogni gesto ed ogni affetto, il paesaggio stesso su cui ognuno di noi si trova casualmente ad atterrare, questo mondo così diverso da quello che è ordinariamente la tua vita adesso. Perché qua e là ho osservato le foto, che guardano indietro, ed io in ogni caso leggo ogni storia raccogliendo emozioni ed una punta di quel senso perduto. Perché provo a leggere la Storia sul volto di chi c’è e chi vi è passato, ed ogni oggi, a volte più intensamente, è il risultato di un ieri, di traversie, eventi e chissà cosa io posso solo ricostruire colmando linee vuote con la mia sola immaginazione. Perché proietto su di te le mie malinconie, le mie paure e le mie tristezze, anche guardando il futuro, secondo certe prospettive, e le sento ancora maggiori, perché maggiore è la distanza da dove viviamo.

 

 

 
 
 

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Post n°697 pubblicato il 23 Maggio 2017 da enodas

 

 

Ero seduto ad ascoltare. Ed all'improvviso quella stessa musica mi ha portato indietro, un giorno preciso, una sala, un momento. Stavo terminando la quinta liceo. Ricordo la maglia che avevo. Lo ricordo perché, pur senza saperlo, file più indietro la ragazza per la quale morivo era seduta e mi aveva visto. Lo ricordo perché era l'ultimo concerto ed in qualche modo era un qualcosa che si chiudeva. E quella musica travolgente che ascoltavo in un certo senso per la prima volta mi accompagnava. Nella passione, in un senso di tristezza, in quello scontro titanico che era nel titolo, "Patetica", secondo quella radice latina, "pathos", che mi guidava dritto in una battaglia. Quest'immagine è risalita alla mente, qualche sera fa, la stessa musica, lo stesso travolgente senso delle note.

 

 

Nella storia della musica, che io ne sappia, questa voce, "Patetica", compare su due spartiti. Autori differenti, strumenti differenti. Ma in entrambi i casi, con esiti da leggenda e con una potenza tale da lasciare solchi profondi. Nel caso di Tchaikovsky, si tratta di una sinfonia, l'ultima scritta, diretta pochi giorni prima di morire in circostanze misteriose. Questa connessione, assieme alla forza della musica, alle idee che vi contiene, ed alla vita tormentata che riguarda il compositore, ha avvolto quest'opera nel mito. Che sia - suggestione - un testamento personale, prima ancora che musicale, un grido disperato, o semplicemente una sfida su uno dei temi fondamentali dell'uomo, questa musica è in effetti una battaglia tra un'indomita forza vitale ed una forza oscura ed invalicabile, di morte e oblivio. Proprio per questo uno scontro impari, raccolto da un cavaliere romantico, sceso in un combattimento che saprà di non vincere. Pathos. Ed al tempo stesso è qualcosa di universale, ineludibile. E le note che lo accompagnano, per una volta, sono assolute.

 

 

"The ultimate essence... of the symphony is Life. First part – all impulse, passion, confidence, thirst for activity. Must be short (the finale death – result of collapse). Second part love: third disappointments; fourth ends dying away (also short)."

[...]

 

 
 
 

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Post n°696 pubblicato il 19 Maggio 2017 da enodas

 

 

Se è vero che ogni saluto mi mette sempre in crisi, non importa come, dove e perché, è anche vero che oggi so che ti rivedrò presto. E sarà dall'altra parte del globo, dove, anche se sono già stato, sarà tutto più nuovo...

 

 
 
 

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Post n°695 pubblicato il 11 Maggio 2017 da enodas

 

 

[...]

 

No, difficilmente posso dimenticare una voce come questa, tanto ho atteso di sentirla una volta dal vivo. Ed ora, eccomi qui, tra stelle e sogni, ed un prato di fiori fatto di luci, ed un sapore lontano d’Irlanda. A tratti. Ho ricordato che la musica sia un modo per gli uomini di cercare la felicità.

 

 

“…I want more impossible to ignore,
Impossible to ignore.
And they'll come true, impossible not to do,
Impossible not to do.

And now I tell you openly, you have my heart so don't hurt me.
You're what I couldn't find.
A totally amazing mind, so understanding and so kind;
You're everything to me. …”

 

 

“…Oh, I thought the world of you.
I thought nothing could go wrong,
But I was wrong. I was wrong.
If you, if you could get by, trying not to lie,
Things wouldn't be so confused and I wouldn't feel so used,
But you always really knew, I just wanna be with you…"

 

 
 
 

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Post n°694 pubblicato il 09 Maggio 2017 da enodas

 

 

 

Il vento, il fango, l'acqua che sale, come un destriero che mi insegue, una volta messo in cammino, sono tutti parte di questo viaggio dentro un infinito che si riassume in una linea tracciata sempre un po' più in là. Ho guardato indietro: passi affondati nel mare, un mare che non c’è, scomparso in questo paesaggio desolato eppure così profondo, come un tuffo nell'anima, vi posso camminare dentro, ogni passo osservandomi affondare. Ho guardato avanti, sapendo che improvvisa apparirà, un'isola misteriosa e silente, fatta di una lunga spiaggia bianca che separa dune coperte di erba ed acqua di mare. L'ho cercata, quest'isola fortunata, come un miraggio, giocando coi riflessi di un sole che tarda ad apparire, spazzare via il cielo plumbeo e quel vento gelido che scompare dopo essersi messi in cammino. Ancora, un passo, dove cielo e mare si fondono, perché possa diventare come questo paesaggio... libero, infinito, e leggero.

 

 
 
 

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Post n°693 pubblicato il 05 Maggio 2017 da enodas

 

 

 

Ho attraversato questo angolo di Francia a ritmo blando e leggero. Lasciati gli spettri di Verdun, mi sono avvicinato al confine con la Germania, ritrovando quel fiume che pochi giorni fa avevo percorso controcorrente oltre confine. In un certo senso è stato come completare un viaggio e chiudere un cerchio. Seguendo le sue rive, ho circondato le mura della città, prima di inoltrarmi in ciò che rimaneva delle strade più antiche, per giungere infine a dei colori istoriati che attraversavano l'arte dal Medioevo fino all'ultimo secolo.

 

 

Non importa sia una caffe la mattina di una domenica assolata, o le luci eleganti di una piazza da Belle Epoque una sera qualsiasi: so solo che questa atmosfera è diversa e che mi fa sentire bene. Sono scatti normali di angoli poco conosciuti, dove quasi mi trovo a fermarmi per caso. Piccoli castelli dai cancelli chiusi e fronde riflesse nell'acqua immobile. Immobile sembra l'aria, a volte, giunto in questi luoghi sperduti nella campagna, un gruppetto di case, ed un silenzio disarmante che trasforma il giorno in deserto e sopprime la sensazione del tempo.

 

 

Da una linea all'altra, da una guerra all'altra. Solo vent'anni eppure molto era cambiato anche qui, sotto le montagne. Sempre sul Fronte Occidentale, lungo quella che era la Linea Maginot. Un'ultima tappa, verso le Ardenne, verso un confine condiviso, oggi come allora. Nuovamente, la terra nasconde nel proprio ventre mostri giganteschi e città sotterranee. Sono quasi tutte in abbandono, mastodontiche opere la cui efficacia rimane discutibile col senno di poi. Mi sono calato in uno di questi labirinti sfiorando pieghe di storia, ascoltando nel silenzio il rimbombo dei passi sordi e pesanti che lasciavo dietro di me, e che morivano, come voci, assorbite dai muri, persi nelle stanze buie che si aprivano ad ogni lato. Prima di riconsegnarlo ai libri di Storia.

 

 
 
 
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