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l’ipocrisia, l’opportunismo, chi indossa una maschera solo per piacere a qualcuno, l’arroganza, chi pretende di dirmi cosa devo fare, chi giudica, chi ha sempre un problema più grosso del mio, sentirmi tradito, le offese gratuite, i luoghi affollati, essere al centro dell’attenzione, chi non ascolta, chi parla tanto ma poi…, l’invidia, il passato di verdura





 
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Post n°531 pubblicato il 03 Marzo 2015 da enodas

 

 

Ho riatteso che si spegnessero le luci, quelle di una sala grande come uno stadio, e si accendessero quelle di un palco, al centro. Ho atteso la musica, una melodia stramba e lontana che mi riportasse in un mondo irreale, popolato di caratteri impossibili, come impossibili appaiono la potenza e le capacità del corpo umano. Tornato, a quel circo, attraverso il mondo di un quadro di Magritte, una bambina annoiata, una selva di personaggi sconosciuti che si affacciano sul palco, incrociando questa strada fantastica.
E' sempre una magia ed un trattenere il respiro quando ad accendersi sono le luci del Cirque du Soleil. Del resto, sono spettacoli che mi piacciono, e non solo a me, vista la frequenza con cui le diverse compagnie del teatro canadese approdano in Olanda. Detto questo, rispetto ad altri spettacoli, questo ha lasciato qualche frase in sospeso. Non tanto sulla storia, del resto spesso piuttosto indefinita, ma con un'atmosfera altamente poetica, quanto piuttosto per il programma, un po' carente - rispetto ad altre performances - dell'elemento spettacolare, del numero impossibile, e di un ritmo sostenuto, troppo inframmezzato dagli interventi dei clown, spesso abbastanza esterni al filo logico della storia narrata.
Di tutti, il numero che più mi rimarrà impresso é sicuramente quello di due figure umane, praticamente nude, un Adamo ed Eva che si ponevano al centro di un oscuro universo, sospese nello spazio e nel tempo come fossero statue, sfidando ogni percezione della gravità, dell'attrito, dell'equilibrio. Due sculture viventi che si fondevano in un'armonia impossibile, immerse in un silenzio surreale sottolineato dalla lentezza dei movimenti e dalla profonda concentrazione degli artisti. Allora, anche il tuo respiro, lo senti, gonfiare il petto, risalire e, come fosse paura di spezzare un filo invisibile, smorzarsi in un alito sottile nell'aria.

 

 

[...]


"Young Zoé is bored; her parents, distant and apathetic, ignore her. Her life has lost all meaning. Seeking to fill the void of her existence, she slides into an imaginary world - the world of Quidam - where she meets characters who encourage her to free her soul.
Quidam: a nameless passer-by, a solitary figure lingering on a street corner, a person rushing past and swallowed by the crowd. It could be anyone, anybody. Someone coming or going at the heart of our anonymous society. A member of the crowd, one of the silent majority. The one who cries out, sings and dreams within us all. This is the "quidam" whom this show allows to speak. This is the place that beckons - a place for dreaming and genuine relations where all quidams, by proclaiming their individuality, can finally emerge from anonymity."

(from: Cirque du Soleil)

 

 
 
 

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Post n°530 pubblicato il 28 Febbraio 2015 da enodas

 

 

 
 
 

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Post n°529 pubblicato il 22 Febbraio 2015 da enodas

 

 

...ho questa immagine impressa, da ieri... quando vediamo qualcuno partire, e lo seguiamo immobili con lo sguardo allontanarsi, quando ci si gira, per un altro saluto, ogni volta un passo più lontano, quando sale un po' di malinconia e di tenerezza, al ritmo di un passo sofferente appoggiato ad un braccio ed una stampella... ho questa immagine, su una strada che scorre sotto le ruote, macino chilometri, uno dopo l'altro, con un senso di tristezza e di silenzi, lunghi come ombre, quasi a sentirsi in colpa di qualcosa, su binari talmente contorti, talmente attorcigliati che non sanno narrare.

 

 

 
 
 

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Post n°528 pubblicato il 20 Febbraio 2015 da enodas

 

 

...perché un numero ogni tanto può avere anche un altro significato, e non é un venerdì come altri, ed un giorno, una sera lontani sono quello che sono per il valore che noi sappiamo dargli...

 


[...]


"...Well, those who speak know nothin'
And find out to their cost
Like those who curse their luck in too many places
And those who fear are lost

I know that the spades are the swords of a soldier
I know that the clubs are weapons of war
I know that diamonds mean money for this art
But that's not the shape of my heart
That's not the shape, the shape of my heart..."


 
 
 

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Post n°527 pubblicato il 19 Febbraio 2015 da enodas

 

La vergogna

 

 

Sono arrabbiato. No, non é nemmeno la parola giusta.
No, sono incazzato. E' una rabbia montante, che cresce ad ogni foto che arriva sui giornali, online o descritta per radio.
Sono arrabbiato per l'ignoranza, innanzitutto.  Perché questa é zoticità allo stato puro. Non ci sono molte parole da spendere
E sono arrabbiato per la provenienza. Esatto. Proprio quel Paese dove mi trovo e dove la gente smebra cresciuta a pane ed arroganza. Ecco, cosa c'entra, uno si domanda. Perché giustamente la vera verità é che gli imbecilli si trovano dappertutto ed anzi si raccolgono spesso come funghi. La stupidità non ha colore. Magari la spocchia, invece, un po' sì. Che onestamente a me queste immagini non mi sorprendono neanche tanto. Che di strade ridotte a spazzatura e fiumi e fumi di alcool non sono una scena molto difficile da trovare. Il mix con una tifoseria tra le peggiori d'Europa, poi, rende il cocktail micidiale. E' di tutta un'erba un fascio? Beh, chiedetelo a chi viene trattato a "pizza, mafia e mandolino", a tutti gli stereotipi che ci appiccicano come adesivi, e poi se ne riparla. Mi fanno bollire il sangue, sempre. Non li ho mai accettati finora, beh ora ho questo schifo in più per continuare a non accettarli.
Io credo che l'immagine che ne viene fuori parli da sola, e valga in un certo senso per il Paese Olanda, una volta. Non perché sono tutti uguali, anzi ritengo questa società capace ed esemplare di grandi esempi di civiltà, come raccontato spesso, e come ha saputo dimostrarsi in contemporanea attraverso le foto che altri Olandesi, a Roma, mandavano davanti a monumenti alla cultura ed alla bellezza che qua nemmeno si immaginano di avere. No, assolutamente. Ma questo é quello che quest'oggi hanno esportato e questo é quello per cui, magari non tecnicamente, ma moralmente dovrebbe essere pagato. Ecco, un altro punto. Un giorno ho noleggiato una macchina, ed ho guidato cinque minuti verso casa per recuperare i miei. Ho accostato, sono andato in cerca del biglietto da pagare, nonostante la sosta breve di prendere le valigie e metterle in macchina. Ecco, in quello che sono stati dieci minuti, due addetti al controllo parcheggio si sono materiallizzati e me li sono trovati a fare una multa. Col biglietto valido, in vista, certo, per il semplice motivo che da due decine di metri iniziasse un tratto per chi era in possesso del tagliando di residenza. Inutile dire che ovviamente non lo sapevo, che le strade erano vuote, lì dove era la mia porta di casa come dieci metri più indietro, inutile mostrare che stavo semplicemente aiutando i miei a salire. 150 euro, inclusa la pratica che passava automaticamente all'agenzia della macchina. E quest'uomo alto ed ignorante che mi diceva di imparare a leggere i segnali quando andavo fuori dal mio Paese. Ecco, questo mi fa incazzare, guardando una foto come quella qua sopra: gli "italiani che si tuffano in area di rigore", gli "stranieri che sono quelli che in realtà vanno veloce nelle autostrade", gli "Europei del sud che non lavorano". Che lo paghino loro questo schifo che hanno fatto imbottiti di birra.
Mi spiace, ma lezioni non ne accetto più.
E questo é l'ultimo punto. Perche sì, sono arrabbiato anche con un certo modo di ragionare italico. Bastava leggere i commenti o aprire una qualsiasi paginetta di social network: ogni volta, qualsiasi occasione é buona per sputare sul proprio Paese e frustarci addosso ramazzate su quanto siamo incapaci. Foto così, e commenti del genere non mancavano, giusto per dire che siamo degli scemi e ce lo meritiamo. Forse sarebbe ora di smetterla di dire che fa schifo tutto. Qui nessuno ha detto di vergognarsi di essere Olandese per questo episodio - che ci si vergognava per un gesto altrui, certo, ma mica per se stessi. L'esatto contrario di qualche italiota che scriveva a base  di queste foto. Perché quegli Italiani che qui "l'Italia é tutto schifo e qui é tutto oro" mi fanno bollire il sangue pure loro. Iniziamo a pretendere rispetto invece di flagellarci con tanto piacere. Io lo faccio, col mio lavoro e la coscienza di quello che porto con me. Che é anche una cultura ed una storia straordinarie, una lingua meravigliosa, una flessibilità mentale ed un senso della bellezza che non sono scontate, assieme a tante altre cose.
Inclusa la Barcaccia del Bernini.

 

 
 
 

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Post n°526 pubblicato il 14 Febbraio 2015 da enodas

 

A volte penso a questa tua bontà che tanto é semplice e cristallina da lasciarmi senza parole. Da mettere a nudo me stesso e tutte le ombre e le ferite che posso nascondere. Agli altri, certo, anche a te, quasi sempre, ma non a me stesso. Allora, le vedo più chiaramente. E nel silenzio nascosto, riesce spesso ad avere l'ultima parola. E' qualcosa di bello che mi sorprende, ogni volta, perhé non é scontata, perché sgorga così, come fosse naturale e con tenerezza. E' un pensiero che addolcisce, allenta leggermente anche i nodi più stretti. E, lievemente, mi disarma.

 


[...]


"...da me non c’erano fiori. La prima a portarmene è stata Bella. Poi in Francia... si può riflettere e pensare a lungo sul senso dei fiori, ma per me sono la vita stessa nella sua smagliante felicità".

 

 
 
 

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Post n°525 pubblicato il 08 Febbraio 2015 da enodas

 

 

Sono rimasto un po' sorpreso dal calore con cui nella sala da concerto la sua musica sia stata accolta con entusiasmo. Così come la presenza di opere in cartellone per la celebrazione di presunte ricorrenze. Sembra che gli Olandesi apprezzino Shostakovic. Una musica moderna, difficile e travagliata, come fu la parabola di una vita di questo compositore che ha attraversato il Novecento ed i suoi drammi.
Ricorrenze. Come quella della Settima Sinfonia, la Sinfonia "Leningrado", scritta sotto il violento assedio nazista. Shostakovich si trovava lì, dentro la città spinta alla fame, alla distruzione ed alla morte. Lì Shostakovich prestava servizio come pompiere, componeva di getto note che narrassero una resistenza eroica ed estrema, chiamava a raccolta.

 

"Un'ora fa ho terminato la partitura della seconda parte di una mia nuova grande composizione sinfonica. Se mi riuscirà di concluderla bene, se riuscirò a ultimare la terza e la quarta parte, allora quest'opera potrà chiamarsi Settima sinfonia. Due parti sono già scritte. Ci lavoro dal luglio del 1941. Nonostante la guerra, nonostante il pericolo che minaccia Leningrado, ho composto queste due parti relativamente in fretta.
[...] Io, leningradese di nascita, che mai ho lasciato la mia città natale, sento adesso più che mai la tensione della situazione. Tutta la mia vita e tutto il mio lavoro sono legati a Leningrado.
Leningrado è la mia patria. La mia città natale, la mia casa. E molte altre migliaia di leningradesi sentono quello che sento io. Un sentimento di infinito amore per la città natia, per le sue ampie strade, per le sue piazze e i suoi edifici incomparabilmente belli. Quando cammino per la nostra città in me sorge un sentimento di profonda sicurezza, che Leningrado si ergerà per sempre solenne sulle rive della Neva, che Leningrado nei secoli costituirà un possente sostegno per la mia Patria, che nei secoli moltiplicherà le conquiste della cultura.
Musicisti sovietici, miei cari e molteplici compagni d’arme, amici miei!
Ricordate che la nostra arte è seriamente minacciata. Ma noi difenderemo la nostra musica, continueremo con la stessa onestà e con la stessa dedizione a lavorare.
La musica che ci è tanto cara, alla cui creazione dedichiamo il meglio di noi, deve continuare a crescere e a perfezionarsi, come è stato sempre. Dobbiamo ricordare che ogni nota che esce dalla nostra penna è un progressivo investimento nella possente edificazione della cultura. E tanto migliore, tanto più meravigliosa sarà la nostra arte, tanto più crescerà la nostra certezza che nessuno mai sarà in grado di distruggerla.
[...] Vi assicuro, a nome di tutti i leningradesi, operatori della cultura e dell'arte, che siamo invincibili e che resteremo sempre al nostro posto di lotta."

 

Questa é la storia della Sinfonia n.7. Mastodontica, tanto da sembrare non finire mai. Venne eseguita in una Leningrado sotto le bombe, dagli orchestrali richiamati dal fronte, dopo che l'artiglieria aveva spazzato la macchina d'assedio nazista per prevenire azioni immediate, e dopo che altoparlanti erano stati puntati contro gli assedianti per gridare loro ed al mondo che Leningrado era viva, che la musica era viva, e non si arrendeva. Era il 9 Agosto 1942.
Pochi mesi prima, la partitura era giunta negli Stati Uniti al termine di un viaggio avventuroso attraverso la Persia e l'Egitto e, sotto la direzione di Arturo Toscanini, era diventata un simbolo di resistenza e di opposizione al regime nazista.

C'é sempre una storia - o molte più - dietro ogni opera. Questa sinfonia ha la sua, così come ha le sue diverse interpretazioni - in quanto musica a programma in senso lato - ed analisi musicali e filologiche. Le dimensioni mastodontiche, il linguaggio diretto e fortemente espressivo, specie nel primo e nell'ultimo movimento sono tutti elementi che contribuiscono al carattere epico e narrativo di un'opera che si colloca in un ben preciso contesto storico. Del resto, per i dettagli e la struttura di questa sinfonia non é complicato trovare dettagliati approfondimenti in rete così come nei commenti che accompagnano i programmi da concerto.

E del resto, di storia si permea tutta l'opera di questo compositore. Un uomo intrinsecamente legato al mondo sovietico, dall'ascesa di Stalina alla guerra fredda. Shostakovich, a differenza di altri grandi artisti, non abbandonò mai la patria russa, nemmeno nei momenti più difficili di confronto col gigante sovietico, forse anche per un intrinseca timidezza che lo portava ad affermare di non saper parlare altra lingua che russo.
Oppositore o sostenitore del regime: é una diatriba su cui si sono concentrati studi su studi ed é un'altro topos che si accosta inevitabilmente al nome di Shostakovich. Di sicuro uno di quei volti gentili che la sfera sovietica cercava di brandire, non senza forzandolo, di fronte al mondo. In realtà, l'intera vita di Sostakovich fu una sequenza di condanne ufficiali, umiliazioni da parte di omuncoli che esercitavano la censura come una clava che dava sfogo alla propria inettitudine (musicale, in questo caso), riconoscimenti, autocritiche e gesti per lo meno discutibili.
Esiste anche un filone interpretativo che vuole individuare - seguendo presunte indicazioni postume del compositore stesso - in ogni opera una fiera, latente opposizione al regime sovietico, ferocemente criticato e messo all'indice in maniera nascosta.
La verità, a mio parere, é che Shostakovich fu un uomo del suo tempo, capace di districarsi - a volte sopravvivere - in un percorso districato e colmo di insidie. Quelle dirette, della contingenza di una vita i cui fili potevano essere recisi in ogni momento, e quelle lasciate al giudizio della storia, della Musica in questo caso. La verità é che l'opera di Shostakovich, soprattutto in alcune partiture, e ben lontana dall'essere una banale e retorica dichiarazione di fede, ma affronta con profondità la caduta di tutte quelle certezze che rappresenta il Novecento.

Devo dire la verità, a me questa sinfonia non piace moltissimo, senza nessuna riserva. Certo, ha il valore ed il significato legati ad un dato momento storico e certo, é di forte presa emotiva, anche a settant'anni di distanza, come ho potuto constatare di persona qualche giorno fa. Per me, semplicemente, é molto lunga, tanto da risultare difficile da seguire. Così come non sono mai rimasto particolarmente colpito dalle altre sinfonie, che scorrono parallele lungo la vita di Shostakovich. Accanto a questo binario, poi, ce ne sono altri, legai ad altri generi e fome musicali, ma soprattutto ce n'é uno che si sviluppa con continuità. E' il filone dei quartetti. E' in questa forma che, a mio parere, si svela tutto il genio e tutto la drammatica riflessione di Shostakovich. Una riflessione, sulla vita, dell'uomo Shostakovich e dell'uomo in generale, dinanzi a tutte le brutture del secolo che si trova ad attraversare, una riflessione sulla morte e sulla tragicità del pensiero. Ecco, questa musica a tratti graffiante, che non permette di fare altro e tenerla in sottofondo, spesso una lotta senza respiro od uno stridore intonato, questa, anche se meno conosciuta ed eseguita sono per me la più bella testimonianza e forse sì - essendo magari un genere meno fruibile e magniloquente - anche lo specchio del filone compositivo di Shostakovich. Una risposta, in un certo senso, a quella diatriba sulla sua posizione dinanzi al regime, ed uno specchio del suo libero pensiero e della sua creatività.

 

 

 

[...]

 

 
 
 

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Post n°524 pubblicato il 02 Febbraio 2015 da enodas

 

 

...straordinariamente brava, incredibilmente bella...

 

 

 
 
 

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Post n°523 pubblicato il 29 Gennaio 2015 da enodas

 

 

Non lo so perché le cose cambino. Specie quando non si vorrebbe fosse così. Osservo amici allontanarsi, silenziosamente, a poco a poco. Anche quando erano perni a cui sostenersi, qui, ora, in questo luogo, in questo mio mondo, sempre un po' sospeso in tante incertezze. Non lo so, non vorrei, ma non so evitarlo. Cosciente che forse a volte sia capitato anche a me, senza una ragione reale. Lo so, lo so che ognuno alla fine ha il proprio mondo, la propria strada, e che a volte per forza di cose le direzioni divergano, che io vivo il mio tempo come chiunque altro vive il proprio. Ma la verità é che a volte sia qualcosa di impercettibile a cambiare, nell'altro, senza che ci sia un punto di partenza. O forse c'é, ma non sembra collegato. Non ho avuto mai moltissimi amici, nel senso che ho sempre cercato e valorizzato quelle amicizie e quelle sintonie che mi sembravano più profonde. Ciononostante, ho imparato in più occasioni che purtroppo non basta, nel senso che anche delle cose su cui si scommetterebbe a piene mani possono diventare rapidamente un'amarezza. Non perché ci si debba necessariamente aspettare qualcosa, anzi. E' successo e succederà.
Ed in questi ultimi tempi, in un silenzioso evolversi che io credo di percepire mi sta accadendo con una coppia di amici per cui ho sempre avuto grande affetto ed ammirazione. E' una cosa che mi amareggia e mi rattrista, in modo particolarmente sensibile quassu, in questo mio mondo un po' fuori posto, ferito a volte di solitudine.

 

 
 
 

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Post n°522 pubblicato il 21 Gennaio 2015 da enodas

 

 

Ogni volta che lo ascolto é un viaggio simile. Non uguale, perché un viaggio non può mai essere lo stesso. Allora, appena attacca il pianoforte, le sue dita per la sua musica, che porta ovunque, d'istinto é come se gli occhi si chiudessero, o rimanessero fissi su quel pianoforte, un po' lontano, illuminato nell'oscurità della sala, e si spalancassero dentro di me. In un mondo profondo, che scava, strato dopo strato. E' un tumulto di ricordi, di immagini, di sentimenti. Un tumulto gentile, come quelle note, che accarezzano l'anima. Ecco, io sono lì, ascolto, sospeso nel buio, con quel respiro profondo che vuole compensare l'emozione che sale, da dentro, come se stesse passando dal petto, e stringo una mano come a trattenere le note. Note che scivolano via, con leggerezza, cristalline. Sui tasti di un pianoforte.

 

 

"... Se la musica è l'alimento dell'amore, seguitate a suonare,
datemene senza risparmio, così che, ormai sazio,
il mio appetito se ne ammali, e muoia. ..."

(W.Shakespeare)


 
 
 
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