Creato da estremalatitudine il 19/06/2008

estremalatitudine

racconti di vita, di sesso

 

 

corto 124

Post n°461 pubblicato il 27 Luglio 2015 da estremalatitudine

Mentre lui ti scopa, messo in ginocchio davanti a te, e le tue gambe sono allacciate ai suoi fianchi e le tue braccia distese dietro la testa, l'altro ti si sdraia vicino, ti mette un braccio sotto la testa e ti bacia una guancia, uno zigomo, un orecchio. Baci dolci. Senza nessun significato che di vicinanza, affetto. sospiri travolta dal ritmo di sotto e lo guardi. Strabuzzi gli occhi nel piacere. Ti giri verso di lui e gli cerchi la bocca. Le lingue si incrociano.

Proprio in quel momento arriva l'orgasmo. Il tuo. Il primo. Altri verranno, quando ti inviteranno a salire sulla giostra e potrai fare quello che vuoi.

Mentre li guardi, insieme, nudi, entrambi pronti, per te, ti chiedi se quello sia il paradiso delle martiri. matrimoniali. se non lo è, ci va vicino.

 
 
 

corto 123 - lettera inventata di una moglie

Post n°460 pubblicato il 27 Luglio 2015 da estremalatitudine
 

Mi dovete dire voi, cari mariti, perché mai noi mogli dobbiamo tenerci in forma, fare ginnastica, andare in palestra, mantenere il cul sodo e le tette ragionevoli e la pancia piatta per venire a letto con voi, pancioni, sudaticci, annoiati e vagamente depressi, col vostro coso che conosciamo da anni e le vostre manie petulanti?

Perché?

Perché negarci quando capitano, se capitano, magari capitassero, avventurette con uomini che anche loro ancora ci tengono e hanno fisici decenti e cazzi che stanno su tutto il tempo che serve e magari anche un pochettino di più?

Vi facciamo mancare niente se ogni tanto la diamo?

se troviamo amici che si prendono cura della nostra passerina e la baciano, la vezzeggiano, la carezzano prima di prenderci con le dovute maniere e darcelo con forza e passione vi spiace?

lo so: vi spiace. ma perché visto che anche a voi la nostra fighetta non interessa poi molto?

a casa poi se c'è da fare qualcosa, magari facciamo. ma tanto voi chiedete poco e noi niente. perché ripeto andare a letto con una pancia molliccia sai che piacere....

mentre una pancia piatta e un signor cazzone, embè scusate se è poco...

 

 
 
 

Corto 122

Post n°459 pubblicato il 27 Luglio 2015 da estremalatitudine
 

siete al mare in vacanza con vostro marito. Lunghe giornate calde. Leggere e fare bagni. Lettino, ombrellone e mare. Cene in pizzeria. Notti a girarvi nel letto in mutandine e basta a cercare aria davanti alla finestra spalancata. Noia.

poi un giorno a meta' settimana cambiano i vostri vicini in spiaggia. Due ragazzi di colore. Lei ha un culo imbarazzante. Enorme. Spropositato. Anche le tette, ma il culo è veramente esagerato. Lui ha un fisico perfetto. Sbirciate da dietro gli occhiali da sole. Quel porco di vostro marito non si perde un movimento di quel culo stratosferico.

lei va a fare il bagno. Raggiunge la piattaforma. La osservate in lontananza. Sale. Enrome il culo ricoperto dal costume azzurro. Vostro marito accenna, ma lo fulminate. Restare lì. Sotto il sole. Finché anche lui si alza per andare a fare il bagno. Nell'alzarsi il pantaloncino gli sale su per la coscia scoprendo una cappella scolpita. Poi il pantaloncino si abbassa. Lui corre verso il mare. Bel culo, pensate.

tornate a leggere, ma quella apparizione non vi torna. Vostro marito dice che ha caldo e voi gli dite "vai tu".

ci ripensate. Di cazzi in vita vostra qualcuno l'avete visto. Prima di sposarvi vi siete un po' divertita. E meno male. Ma.... L'uscita di quel coso dal pantaloncino non vi torna. Troppo in basso. Metà coscia. Va bene che i neri sono dotati, ma metà coscia...

tornano. Si sdraiano. Nient'altro. Non ci pensate più, fino a quando un paio di giorni dopo succede di nuovo. Stavolta esce e ci resta un po'. Sembra quasi mezzo e mezzo. Quella consistenza che basta un niente a tirarlo su. Ricordate. La cappella e' decisamente scoperta  e scolpita, quasi fosse ebreo (una volta ve ne capito' uno e ricordate bene il piacere di passargli la lingua tutto intorno), ma quel che è impressionante e' la grossezza e la lunghezza. Da sotto gli occhiali lo guardate per bene. Lui non se ne è accorto. Lo ricopre dopo minuti. Lo stronzo.

cercate di figurarvelo. Una volta e mezzo quello di vostro marito. Almeno. Il doppio? No, il doppio, no. Lo credo, pensate: per poter scopare con quella culona! Ve li immaginati mentre lo fanno da dietro. Gli ci vuole tutto per arrivare. Con voi non servirebbe. Forse.

la sera, dopo la pizza, in camera fate un pompino a vostro marito. Scopare? Troppo caldo! 

Il giorno dopo in spiaggia siete attentissima, nervosa. Vostro marito non capisce. Lui è perso dietro quel culo. Oggi il figo si è messo un paio di calzoncini più corti. Il pacco gli si vede già bene così. Poi nel girarsi sul lettino il cazzo gli esce di nuovo e gli finisce nudo sotto la pancia. Aspettate che si giri. Un ben di dio per gli occhi. Sembra una statua, di quelle fatte più grandi del normale. Si copre. Avete bisogno di un bagno. vi avrà notato?

nel fine settimana vostro marito rientra in città. Sabato sera avete scopato. Nel farlo quel cretino ha detto: "te li figuri i nostri vicini di spiaggia a letto. Lei con quel colone!" Te li figuravi benissimo. A quel pensiero il signor cazzo di vostro marito e' entrato più facilmente del solito. fino in fondo. Avete sospirato.

sola in spiaggia con quel coso di fianco! Una tortura. Vi siete messe a leggere la posta del cuore. Non c'è nulla di meno arrapante. Girando la pagina, la pubblicità di un profumo con un figo pazzesco vi schiaffeggia gli occhi. Bellissimo. Senza un pelo. Vi consolate dicendovi che quello sicuramente è culo. Ma il vostro vicino no.

Lei si avvicina e vi chiede perché siete sola. Saputolo vi invita a cenare con loro. Non riuscite a tirar fuori una palla per non andare.

Dice di raggiungerli in albergo. Il migliore. Quello proprio di fronte alla spiaggia. Alle otto. Stasera.

alle otto e un quarto entrate. L'aria condizionata e' una benedizione. Ve li figurate in camera nudi con quel bel fresco.

Cenate. Vino. Non siete abituata. sono gli unici clienti di colore. elegantissimi. Non avete capito che mestiere fa lui, ma non importa. Vi gira la testa. Lei a fine cena se ne rende conto è propone che lui vi accompagni a casa. lei si scusa, ma con quel caldo preferisce non uscire dall'albergo.

uscite. Il caldo vi schiaccia. Avete bevuto. Anche lui. Si apre la camicia. Voi vi togliete quella specie di sciarpa di seta che vi copriva le spalle. Camminate. Arrivate. A che piano, domanda. Ultimo, ma non serve, dite. Insiste. Insiste. Gli camminate davanti per il corridoio. Ci sono da fare anche tre gradini prima dell'ascensore. Avvertite quasi in maniera fisica i suoi occhi sul vostro sedere, fasciato di seta.

all'ascensore gli dite di nuovo che non serve. Ma lui ancora una volta insiste. Mai lasciare una signora sola, dice. Giusto, pensate. Ce ne fossero di bianchi così ben educati.

Arrivati, per gentilezza gli chiedete se  vuole entrare. Dice di si. In sala il ventilatore va a manetta. Caldo. Gli offrite da bere. Beve. Voi no. Solo acqua per carità. Suda. La pelle nera gli brilla. Si avvicina e vi stringe alla vita. L'odore della sua pelle è forte, strano. Non spiacevole. Non puzza. Strano. Spostate il dorso più indietro che potete. "Cosa vuoi?" chiedete. Si protende, fino a quando con l'altra mano vi prende la testa e la spinge verso di se'.

se non sapeste quel che sapete l'avreste già buttato fuori a calci. Maleducato.

Ma vi sentite debole. Un'avventura. Un'avventuretta. Niente di più'. Sarà il caldo ma vi lasciate baciare. La sua lingua e' grossa, ruvida e vi invade muovendosi lenta in tondo. Vi abbandonate. Le gambe si piegano.

quanto tempo! Con vostro marito non vi baciate più da un pezzo. Stretta a lui sentite quel che sapete. Vi preme sopra l'ombelico, quasi sotto il seno. Alto. Alto.

quando vi lascia, si guarda intorno, vede il letto di là' dalla porta e vi conduce. Per mano. Lo seguite lenta, come controvoglia. Fate la gatta. Vi tira per la mano. La sua stretta è forte. Arrapato. Troppo? Esiste un troppo?vi chiedete. Vi porta vicino al letto e vi fa sdraiare. Tira su la gonna. Lo aiutate. VI scosta le mutandine. Lo aiutate. Meno male siete pronte. Ci avevate pensato. Un pensiero lontano. Ogni evenienza. E poi quell'albergo a cinque stelle. Vi eravate preparate. Ogni evenienza. Meno male. Vi bacia. Anche quello quanto tempo! Vi bagnate immediatamente come una piccola fontana. Che troietta che sono, pensate. Non dovrei, pensate. Non dovrei bagnarmi così, pensate. Che figura, pensate. Chiudete gli occhi. L'immagine della sua testa nera tra le vostre cosce abbronzate e' irresistibile. Vi rilassate e ve la godete.

Dopo minuti si alza in piedi e si slaccia i pantaloni. La pancia piatta, nera, lucente. Anche voi non aspettavate altro. Gli carezzate l'ombelico, tastando i muscoli elastici. Si scopre. Il cazzo esce pesante come dai calzoncini al mare. Ne seguite la lunghezza con le dita. Poi lo prendete, lo stringete e ne sentite la pesantezza, la consistenza e la grossezza... Da vicino è ancora più grosso. Sembra. Per stringerlo tutto vi servono due mani. la seconda non riesce a coprirgli la cappella che esce. Esce di spora le vostre mani. Nera tra le vostre dita bianche. Troppo lungo. Come dai calzoncini. Vi viene da ridere. Pensate che uno così...... Lo baciate. Con passione. Ingorda. Lo mangiate. Vi ricordate in un flash i primi pompini. Mangiarlo. Un frutto. Il frutto segreto degli uomini. Bello grosso. Sugoso. Con loro che impazziscono dal piacere. e lil cazzo che si tende e diventa incredibilmente teso ed elastico. Lo mangiate ancora. Vi riempie la bocca. Vi riempite la bocca. Sentite la sua cappella sulla lingua che vi preme il palato. Grosso. Proprio grosso. La sua pancia nera. La peluria crespa. Tenendolo con la destra smettete di mangiarlo. La vostra mano su quel grosso affare nero, nero. Poi con la lingua ne seguite la cappella. Lui vi interrompe. "Non c'è tempo stasera. Domani" avete l'aria di una bambina a cui hanno tolto il regalo di Natale. "Mia moglie mi aspetta" "anche lei vuole" adesso e' lui che ride. Ha una risata contagiosa. Aperta. Bei denti bianchi. La concorrenza. Quella culona. Protestate. Debolmente. Voi siete meglio. Senza vantarsi. Senza dubbi. Forse per questo e' così duro. vi fa sdraiare di nuovo, vi apre le gambe ed entra. Cazzo se entra. Siete pronta e lui entra eccome se entra. Entra. Entraentra. Ancora. Di più. Non finisce mai. Ogni tanto smette e voi pensate sia entrato tutto e vi sentite sfinita e poi, poi lui riprende e ce ne è ancora, ancora, ancora. Vi bagnate ancora di più. Non vi sembrava possibile. Non è possibile bagnarsi così. Il cervello vi va in pappa. Più il cazzo vi sale, più il cervello vi va in pappa. Sono una donna sposata. non è la prima volta che scopo. Cazzo! È' l'ultimo pensiero coerente. Poi solo cazzo. Il suo.

l'indomani in spiaggia tutto normale. Finché la culona non va a fare il suo solito bagno fino alla zattera. Ci si sdraia e prende il sole la'. Ci sta delle ore. Al solito. Ve l'ha detto lui la sera prima. Non lo avevate notato. troppo intenta a guardare altro.

Vi alzate. Andate verso l'uscita. Lui vi raggiunge. Il loro albergo e' proprio lì. lui affitta una stanza al primo piano. dà la mancia al cameriere. Una bella mancia. In piedi davanti alla finestra, mentre lo baciate e lo mangiate con gusto, calma, pazienza e assaggiate tutti i suoi sapori, lui, lui ogni tanto guarda fuori. In lontananza la culona e' sempre sdraiata.

mentre vi scopa, prima che voi perdiate completamente ancora la trebisonda, pensate a come organizzarvi per il week end quando torna vostro marito. Glielo dite. "Ma vuoi tutti i giorni?" Vi chiede. "Tutti i giorni! Se vuoi...." Miagolate. Lui vi scopa e al solito quel coso fa la differenza. Alla faccia di quei cretini che dicono che la dimensione non conta. Conta. una donna lo sa. una signora lo sa. lo sa bene. Le ragazzine non lo sanno. Ancora. Poi lo scoprono. Lo scoprono presto. Certe volte da ragazza una delusione. Voglia di fuga. Adesso uguale, ma al contrario. Voglia di rimanere. Eccome. Eccome se lo sapete. Che vostro marito grazie a Dio, ma lui, lui di più. cazzo se di più. "Girati" vi ordina. Lo fate con dolcezza. Vi bagna il buchetto. "No, li no" vi rifiutate con decisione. Troppo. La dimensione conta anche li.

La settimana passa veloce. Scopate quasi ogni giorno. Quando non capita siete nervosa. Lo guardate in spiaggia con odio. Vi scoprite a guardare il culo dei ragazzi. Quando non capita. Anche quando capita. Il desiderio chiama desiderio.

Il week end arriva è vostro marito pure. Ultimi giorni. Venerdì sera vi cerca. Vostro marito. Non è cosa. Troppo caldo, dite. Solo un pompino. Lui è contento. Le differenze vi deprimono. Poi il sapore. Pensate che state per fare due pompini a due uomini diversi in poche ore. che troia! ci pensate un po' e alla fin fine la cosa vi inorgoglisce. Di solito sono quei porci degli uomini a fare cose del genere. Stavolta io, pensate. Bene, pensate. Una volta da ragazzina era già successo. Un caso. Il fidanzato il pomeriggio e poi la sera in discoteca quel tizio che vi aveva fatto girare la testa. Un caso. Li no. Nessun caso. Siamo adulti, pensate.

Il mattino dopo gli avete organizzato una gita in barca tutto il giorno a pescare. Alle dieci parte. La culona dopo mezz'ora va sulla piattaforma. Voi due in camera a scopare. Organizzato. Siete adulti.

Ancora una volta vi gira e vi bacia da dietro. Un animale. La lingua dentro di voi e poi, su, su, nel solco, a girare intorno al vostro buchetto. Un animale. Che vi desidera. L'idea di partire il giorno dopo vi deprime. Lo desiderate ancora di più. Lui che dice che ogni tanto capita in città. Sì... e quando mai.

Vi tocca. Vi accarezza. Col palmo della mano, con le lunghe dita. Entra. con le dita. Dentro. Dentro di voi. Anche li. Il vostro sedere sembra non aspettare altro. È tenero. E' bagnato. Si apre. Come sono tenere le nostre carni in amore, pensate. Perché negare qualcosa ad un amante? "Sei sicura che non vuoi?" L'idea di quel coso enorme dentro di voi anche li vi fa tremare. Come una ragazzina. "Provaci, ma fai piano" fa piano, si appoggia. Spinge piano piano. Vi apre pian piano. Lo sentite grosso. Come in effetti è. Ve lo vedete davanti agli occhi. Il suo cazzo, mentre esce dai calzoncini. Enorme. Il ricordo vi eccita. Lo vedete che entra. Si insaliva, ancora, poi entra, lentamente, entra, entra tutto, lentamente, mentre con le dita lui vi carezza il clitoride, enorme anche quello, sensibile da impazzire. Tendete la schiena. Vi inarcate. I seni vi sfiorano il cuscino. I capezzoli vi sfiorano il cuscino. Quando è dentro tutto, si ferma. Sta fermo. Si abbassa e vi bacia la schiena. A lungo. Le sue labbra calde su di voi. Il fresco del'aria condizionata sul vostro sudore. Poi si rialza e vi prende con forza, ripetutamente, e il sedere si apre, cede, scorre come fosse davanti. Sensazione sconosciuta. Lo sentite scorrere in tutta la sua maestosa lunghezza, mentre la sua mano, la sua mano benedetta vi tiene stretta davanti, appoggiata davanti, le labbra protette dalla sua mano, che nel movimento la sfiorano, la mano, le labbra, il clitoride, mentre il suo cazzo, il suo cazzo benedetto, va su e giù dentro di voi.

qualche volta l'avete fatto con vostro marito. prenderlo lì. Intimo. Molto intimo. Femmina con maschio. Vera femmina. Disponibile. Tutto. A tutto. Intimo, sì intimo, ma, ma così.... il clitoride esplode nella sua mano. Venite in un urlo.

lui si alza e va in bagno. Si lava. A lungo. Sentite l'acqua che scorre. Torna. Gli annusate il pisello. Sa di pulito. È' ancora in forma. Sbagliante. Guarda fuori dalla finestra. "Abbiamo tempo" dice. E viene verso di voi col grosso cazzo nero duro che luccica al sole della finestra. Con grazia socchiudete un poco le gambe, cosicché lui veda il vostro rossore.

e' pronto. siete pronta. Ancora? Ancora.

Tornati in spiaggia, separatamente, lei, la culona, gli domanda cosa ha fatto. "Passeggiato" risponde. "Andiamo in camera a farci una doccia?" Gli propone. "Vai tu che adesso ti raggiungo"

Dopo mezz'ora sale anche lui.

Che uomo! Non ci fa mancare niente. A noi. a noi femmine. ci prende tutto, ma non ci manca niente. cazzo come scopa. Questo si che un uomo con le palle, vi dite. Lontana gelosia. Più che altro ancora desiderio. "Certo che sei proprio insaziabile" vi dite. Il pensiero di lui nudo che scopa, il suo cazzo ancora eretto, le labbra della culona che glielo succhiano... vi inumidite. Piacevole. Come un lontano languore. Vi girate sulla pancia e schiacciate il monte sul lettino. Proprio in quel momento torna vostro marito, che vi da una pacca sul sedere.

"vado a casa a farmi una bella doccia" dice.

"vengo su anch'io" rispondete. La fame e' la fame e l'appetito, appetito.

in casa vi fate prendere più volte. Alla fine, spossato lui dice che erano anni che non scopavate così. "sembravi pronta" dice. Non sa quanto. "Erano anni" ripete. Ha ragione. Anni. Forse mai. con la testa sei tra le sue cosce. ammaliata. ancora.

 
 
 

Corto 121

Post n°458 pubblicato il 27 Giugno 2015 da estremalatitudine

Marito e moglie in vacanza. In macchina. In tenda. Lui più anziano. Lei giovane e bella. Sorridente. Gioiosa. Giro dell'isola. Isola grande. Lunghe tappe.

Spiaggia di nudisti. Erano capitati li praticamente per caso. Seguendo la costa dall'alto avevano visto quella baia stupenda e il piccolo camping. Scesero per la lunga strada sterrata e arrivarono che era già buio. Piantata la tenda s'addormentarono abbracciati. Stanchi. Morti.

la sorpresa il mattino dopo. Ma la baia era davvero bella e loro erano stanchi di girare. Un paio di giorni. Non di più. 

In spiaggia andava praticamente solo lei. Lui sempre al bar a leggere e scrivere. Quando riusciva, distratto come era da quelle ragazze, non tutte, i cui seni sfidavano la forza dei gravi.

lei in spiaggia ogni giorno verso metà mattina e metà pomeriggio non si perdeva l'andata e venire di un gruppo di amici che scendevano a fare il bagno. Tra loro un ragazzo di colore. era magro, magro, alto, elegante, molto magro, esile quasi, con un coso tra le gambe lungo, lungo, scolpito, con la cappella scoperta, quasi fosse ebreo.

il contrasto tra le membra del corpo e la lunghezza del cazzo l'avevano colpita fin da subito, tanto che ne aveva parlato anche a lui, a suo marito, la sera a cena e lui, lui aveva riso, ricordando che anche lui una volta era magro, magro.

'Ti fa gola, eh, puttanella?'

'cosa dici?! Potrebbe essere mio figlio!'

"a parte il fatto che non abbiamo figli, cosa c'entra l'età? Mica parlavo di lui, ma del suo cazzo e il cazzo dopo la pubertà non ha età: o ci sa fare o no"

"e io che ne so? E non voglio neanche saperlo"

"però lo guardi!" "E che male c'è?"

"sei la solita adorabile puttanella!"

"guarda! Eccolo che passa! Lo vedi? Lo vedi com'è?"

il marito si girò e si abbassò anche gli occhiali da sole per vedere meglio. Poi alzando un braccio ne richiamò l'attenzione chiamandolo a se'. Quello si avvicinò. Il lungo cazzo gli ciondolava tra le cosce magre. Lui gli chiese se per qualche soldo andava al bar a prendergli qualcosa e il ragazzo accetto'. 

Parti' di corsa e torno' dopo poco con due bicchieri di coca e rum. 

"Vuoi guadagnare qualche altro soldo?" Gli chiese il marito. Quello rispose di si'. "Vieni, aiutami a spostare nella tenda una grossa valigia. Pesa un sacco." Entrarono. La moglie li segui'.

sollevando da terra la valigia piena zeppa e pesante anche il cazzo sobbalzo', quasi ad alzarsi.

"non ho bisogno d'altro, per oggi." Disse il marito dandogli quanto promesso "passa domani che magari abbiamo qualcos'altro da farti fare"

rimasti soli, la moglie guardo' il marito e scoppio' a ridere.

"in effetti, a guardarlo meglio, da vicino, insomma, non potrebbe essere mio figlio. E poi io figli non ne ho......"

"Non so se domani ti viene in mente qualcosa...."

 
 
 

corto 120

Post n°457 pubblicato il 10 Giugno 2015 da estremalatitudine

la sua amica glielo aveva descritto come il paradiso del sesso e lei, lei era rimasta sbigottita da quei racconti.

"immagina una grande sala, le aveva detto, nella quale entri con un inserviente che dice di scegliere quale è la posizione che preferisci per fare all'amore. tu scegli e poi lo fai così, esattamente come vuoi tu, per il tempo che vuoi tu."

"sì, ma con chi?" le aveva chiesto immediatamente. "ah questo non si sa" rispose la sua amica mettendosi a ridere. "ma tu ci sei stata sul serio?" "un paio di volte, lo giuro, non di più"

"ma spiegati meglio" e lei le aveva spiegato.

Quei racconti, quelle spiegazioni avevano iniziato a turbare le sue notti. Nei sogni quel posto tornava e tornava e spesso di notte si svegliava in preda ad una eccitazione profonda e qualche volta aveva svegliato il suo uomo che però non le aveva dato grande soddisfazione. "dormivo" si giustificava il mattino seguente.

così decise di andare.

la sala era esattamente come gliela aveva descritta. grande, ben illuminata, calda. l'inserviente nel suo caso era una ragazza giovane, giovane, carina che le spiegò tutto per bene e alla fine le chiese come voleva iniziare. "le piacciono i preliminari?"

lei era imbarazzata non poco, ma come rispondere diversamente ad una domanda così stupida.

"allora si tolga la gonna e le mutandine. ecco le metta qui in questo piccolo spogliatoio" le disse indicandole un camerino come quello di un negozio. quando uscì così, solo con la camicetta che le faceva sollecitico sulla pancia nuda la ragazza continuò: " si ricordi che ogni qual volta vuole smettere o cambiare posizione basta che prema il pulsante. ok?"

lei fece di sì con la testa. allora la ragazza la prese per mano e la condusse ad un lettino sulla quale la invitò a sdraiarsi sulla schiena. poi sorridendole la ragazza alzò il lettino un bel pezzo, quasi all'altezza del suo viso. poi, sempre sotto i comandi della ragazza, il lettino si mosse infilandosi in un grosso foro praticato lungo la parete, coperto fin lì da una tenda pesante che si aprì in due per permettere il suo passaggio. Il lettino si fermò a metà del foro. La sua testa e il busto erano al di là del muro. le sue gambe e l'inguine nella stanza da cui proveniva. la tenda le impediva di vedere cosa stava accadendo nella stanza di prima. la voce della ragazza le chiese se vedeva il pulsante. era rosso, grosso, facilmente raggiungibile con la sua mano destra. 

"io vado" disse la voce della ragazza e per un po', dopo, non si sentì più nulla se non musica come da una radio.

il posto in cui era doveva in origine far parte della stanza centrale da cui era arrivata. girando la testa in torno poteva vedere bei quadri con eleganti cornici. c'era un sottile profumo nell'aria con un aroma che conosceva, ma che in quel momento non avrebbe saputo dire quale fosse.

Stava proprio chiedendosi cosa le ricordava quel profumo quando qualcuno iniziò a carezzarle e baciarle la figa. Istintivamente fece un piccolo salto come a sfuggire a quel contatto. da sdraiata quel movimento produsse ben poco spostamento. la bocca, la lingua e le dite continuavano a sfiorarle la passera, che pian piano, lo sentiva, iniziava a scaldarsi e illanguidirsi. non vedeva assolutamente nulla, né si sentiva niente, a parte quelle canzoni della radio. non un sospiro, non un fiato e la tenda, la tenda le impediva di scorgere anche lontanamente chi la stava baciando. era un uomo. così le aveva assicurato la ragazza. ma giovane? vecchio? aitante? non c'era speranza di saperlo e quindi decise che era inutile chiederselo. tutt'al più poteva schiacciare il pulsante e per un poco fu molto tentata di farlo. le dita lo sfiorarono, ma proprio in quel momento il bacio che stava subendo si fece particolarmente delicato e piacevole.

da qualche anno, doveva confessarlo, farsi leccare era diventata una passioncella. da ragazza era troppo imbarazzata, ma adesso spesso si offriva a suo marito che, non sempre, ma spesso ci sapeva proprio fare. sentì le sue labbra su di lei. sapeva che non era vero, ma quel calore proprio in mezzo, quel fiato che le stordiva il clitoride inevitabilmente le ricordarono lui, il suo uomo, e la cosa la eccitò ancora di più.

come se ne fosse accorto immediatamente quello di là prese a baciarla con maggiore passione. quasi fosse diverso. all'inizio sembrava, come dire, inappetente e invece adesso sembrava qualcuno che non lo facesse da secoli. l'idea che potesse essere cambiato, che quello che aveva iniziato potesse essere stato silenziosamente sostituito, sì, insomma un altro uomo, un altra bocca che approfittava di lei e lei di lui, sì, insomma, venne dimenandosi. i baci smisero per parecchi minuti. solo una mano calda e grande si era appoggiata alla sua figa aperta, quasi a contenerla, a proteggerla, in quel momento.

poi i baci ripresero ancora in maniera diversa. questa volta erano più profondi ed entravano in lei, spesso scendendo anche oltre, in una dimensione che lei, lei non aveva mai neanche sognato. quella lingua che le faceva solletico anche oltre, giù, in fondo, era piacevole, stuzzicante e le ricordava, inesorabilmente il suo desiderio. un dito entrò in lei. sospirò. sospirò ancora più forte. il dito, le dita entravano in lei come nel burro e lei le sentiva scorrere con facilità dentro e fuori, dentro e fuori e quel movimento, quel movimento, cazzo, invece di calmarla la agitava ancora di più.

quasi con rabbia schiacciò il pulsante. se ne pentì immediatamente. non poteva finire così. e invece finì. immediatamente. nessuno la toccava. nessuna la baciava. il lettino scorse prima verso il fuori riportandola nella sala di nuovo deserta e poi in basso. ad accoglierla la ragazza di prima che rispettosamente teneva lo sguardo fisso al pavimento. "ha suonato? ha finito?"

interdetta, bofonchiò qualcosa, domandando cosa altro offriva la casa. "tutto quello che vuole" fu la risposta che le fece girare la testa. "mi manca qualcosa..." riuscì a dire come una bimba. "capisco benissimo" rispose lei "se vuole può andare alla toilette e poi torni qui e si sdrai nuovamente."

lei obbedì e scese dal lettino. il dito indice della ragazza le indicò la porta del bagno. lo sguardo sempre fisso al pavimento. lei andò in bagno e si fece un lungo bidè tiepido. poi tornò e, come le era stato consigliato, si sdraiò nuovamente sul lettino, al quale nel frattempo qualcuno aveva cambiato il lenzuolo. era fresco, profumato.

ancora una volta il lettino si alzò. meno. a metà. poi ruotando si diresse verso un'altra tenda simile alla prima, attraverso la quale lei finì al di là del muro. di là era lo stesso. doveva essere una grande sala al centro della quale aveva ricavato quella sala di forma circolare, lungo la quale c'era quelle strane tende. di fianco a lei ancora una volta il grosso pulsante rosso. lo carezzò. ancora una volta il suo busto e la testa erano di qua e le sue gambe e l'inguine di là.

tirò un lungo respro e cercò di rilassarsi al massimo che poteva. l'eccitazione però la rendeva un poco rigida.

qualcosa le toccò la figa, aprendola un poco. qualcosa cercava di entrare in lei. non erano dita e non sembrava neanche un fallo di gomma. troppo caldo, troppo liscio. non poteva che essere quello. l'idea di essere presa da uno sconosciuto di cui non vedeva e sentiva nulla se non la pressione del pisello sulla sua figa era affascinante. si chiese se era lo stesso che l'aveva baciata. poteva, certo, o forse no. nuovamente questo eccesso di maschi la ubriacarono eccitandola definitivamente. il cazzo entrò in lei pian piano, ma senza sforzi e iniziò a prenderla. ancora una volta il primo ricordo fu suo marito, ma durò un attimo. non avrebbe saputo dire perché, ma quella storia le ricordava un suo fidanzato da ragazza che una volta per scherzo l'aveva scopata mettendole un lenzuolo sul viso. era bravo a scopare quel tizio. uno stronzo, ma a scopare tanto di cappello. di cappella, si disse sospirando. i colpi erano profondi, ritmati e lei, lei li stava seguendo, quando per un attimo tutto di fermò per poi riprendere di colpo, con forza, ma c'avrebbe giurato, c'avrebbe giurato che non era quello di prima. le dimensioni completamente diverse. meglio. decisamente meglio. quello sì che era un cazzo. si ricordò quando da ragazzina qualsiasi cosa un ragazzo avesse tra le cosce le sembrava un bel cazzo. no, proprio no. quello sì che era un bel cazzo. sentiva il proprio seno sbalottato sotto la camicetta e sentì il bisogno di slacciarsela e dopo, quando lui prese a cullarla con colpi meno forti, con le mani a fatica se la slacciò sul serio lasciando i seni liberi. meno caldo. aria. e proprio in quel momento i colpi ripreso furiosi. sembrava volesse venire anche lui da quella parte del muro e ancora una volta, ancora una volta ebbe la netta sensazione che l'uomo non fosse lo stesso. l'idea di lei scopata da più uomini di seguito improvvisamente la fece venire profondamente. di là tutto si fermò e nessuno e niente la stavano toccando o carezzando.

non era abbastanza. non era abbastanza. il fatto che non schiacciò il pulsante fece riprendere le danze e ancora una volta le sembrò che fosse un altro. anzi no. era proprio un altro. questo nonostante fosse così, nonostante fosse appena venuta, nonostante il piacere provato, questo non riusciva ad entrare se non del tutto. nei colpi lo sentiva che si fermava, anche perché lei ogni volta che affondava inevitabilmente cacciava un piccolo urlo. grosso. più grosso. troppo grosso. sentiva la cappella dentro di sè e come se l'avesse davanti la immaginò chiaramente del tutto simile a quella di quel nero che una volta suo marito le aveva mostrato ridacchiando. ce l'aveva enorme. la bocca della ragazza in quel film non riusciva quasi a prenderlo tutto e la mano, la mano nel chiudeva solo metà. doveva essere così. rivide la lingua della ragazza rossa su quella enorme cappella nera e la sentì dentro di sè e improvvisamente iniziò a gridare sì, e ancora sì, sì, sì, e più gridava più quello entrava e cominciava a sentire lo sfioramento dei coglioni sulle sue cosce e lui, quello, quel coso, quel cazzo, quel magnifico cazzo era completamente dentro di lei, fino in fondo, fino in fondo e le mani, le sentiva adesso, le sue mani forti le tenevano spalancate le cosce e d'improvviso sentì una lingua leccarle il polpaccio e mangiarglielo, mentre lui, il cazzo, il cazzo, cazzo!, la prendeva completamente.

venne come un fiume in piena d'agosto.

era esausta, ma per stanchezza non schiacciò neanche quella volta il pulsante e dopo poco un altro la prese. più umano. decisamente più umano. sembrava danzarle dentro e sopra sfirandole con la cappella il clitoride, con lentezza e precisione. ci volle del tempo, minuti ancora, mezzora, ma poi lei venne un'ultima volta e subito dopo schiacciò il pulsante, di colpo, d'istinto, quasi a voler scappare, cosicché in capo a mezzora si ritrovò per strada sul far della sera, dopo una brevissima doccia, con la gonna e le mutandine unici indumenti quasi a posto, mentre tutto il resto, compresa lei stessa, era davvero sottosopra.

 
 
 

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Post n°456 pubblicato il 09 Giugno 2015 da estremalatitudine

lei era bella, grande, alta, pannosa, piena di curve morbide nelle quali lui ogni volta si tuffava, cercando le sensibilità più segrete, più nascoste, tra le sue curve, all'interno delle sue valli.

s'era conosciuti ad un corso di ballo e lui le era stato destinato perché era l'unico che più o meno le stava alla pari con l'altezza.

certo all'inizio del corso lui per un po' aveva sbirciato le ragazze più snelle, meno flessuose, non fosse altro perché condurla nel ballo, all'inizio, almeno all'inizio, era stato, come dire, impegnativo. Le sue braccia la contenevano appena e le sue dita affondavano nella sua carne morbida.

poi, serata dopo serata, la sua intelligenza, la sua ironia, la sua risata, la sua bellezza l'avevano ammaliato fino a quando aveva smesso di guardare le altre, era stato felice di avere lei come compagna di ballo e alla fine, dopo qualche settimana, le aveva chiesto di uscire.

lei sulle prime aveva un po' resistito. poi aveva ceduto alla sua insistenza e, dopo qualche cena, qualche aperitivo e qualche cinema, ecco, si erano messi insieme.

adesso quando la vedeva arrivare dal bagni, lui sdraiato nudo sul letto, lei che avanzava lenta, ancora sui tacchi, con i suoi grandi seni che si muovevano un poco a destra e un poco ora a sinistra, e i suoi fianchi, i suoi fianchi, grandi, bianchi, immacolati, come scogliere, sullo sfondo della parete scura, ecco, quando la vedeva arrivare e lei, lei gli si sdraiava di fianco e si lasciava morbidamente fare, ecco, lui, lui impazziva dal desiderio.

muovere quella carne, farla tremare, trovare il punto tra le cosce, in mezzo al sedere, toccato il quale lei aveva un tremito e sospirava, e lui, lui insisteva, con la bocca, con la lingua, lì, proprio in quel punto, esattamente lì, dove la sua carne tremava alle sue carezze e lei, lei si bagnava, affondava nel desiderio, aprendosi tutta alle sue voglie, quella era la ricompensa, quello era il premio, non quelle sciacquette nervose, tutte nervi, che appena le sfiorava squittivano e si dimenavano. lei, la sua donna, lei sì che sapeva aspettare e gustare il piacere pian piano, fino a quando li travolgeva, entrambi, lui dentro di lei, spingendola fino all'estremo, fino a quando la sua carne, tutta, tutta, rispondeva in un attimo alle sue carezze e tutta, tutta era sua e del suo cazzo, che batteva su di lei, sulle sue cosce, sul suo sedere, sulle sue tette, labbra, ciglia, occhi, collo, mani e braccia, insistente e inesorabile come un metronomo lanciato di corsa dal maestro di piano.

 
 
 

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Post n°455 pubblicato il 07 Giugno 2015 da estremalatitudine

Aveva seni pesanti, salati, col capezzolo duro e pronunciato che resisteva senza fremiti o brividi ai continui baci che lui gli offriva.

Era appena salita dalla spiaggia, dopo il bagno. Il figlio era rimasto ancora in acqua a giocare con altri ragazzini. Lei, lei era corsa su, così, praticamente senza asciugarsi, solo avvolta in un telo di quelli di cotone leggero stampato che si comprano sulle bancarelle dei mercati.

lui l'aspettava nervoso, impaziente. la voleva. ne aveva bisogno. glielo aveva scritto. un sms. a rischio che suo marito o il figlio lo leggessero. la voleva.

adesso, riparati alla belle e meglio, in un locale secondario del bar, lui la stava baciando con passione, stingendola a sè per la vita. lei lo sentiva. lui la sentiva. avrebbero potuto farlo, lì dietro, in quella piccola stanza che lui teneva per ripararci i tavolini e le sedie di notte, ma non era possibile. troppo poco tempo. troppo poco. entrambi non amavano le cose fatte di fretta. ci voleva tempo per l'amore, così come per qualsiasi altra cosa. d'altronde lei veniva da una vita di scopate veloci, trasandate, travolte da una passione tanto prepotente quanto veloce. suo marito era un recordman. all'inizio, quando avevano tentato con i preliminari, lui le era venuto in mano in numero impressionante di volte prima di esplodere in un "non mi piace così: voglio entrare in te!" e lei, lei si era adattata. anni. anni senza davvero godere. che toccarsi per lei era peccato, una cosa sporca, infantile, stupida, senza senso.

poi un giorno, anni prima, a forza di andare in quel bar proprio di fronte alla spiaggia lei lo aveva notato. lui era un pezzo che le aveva messo gli occhi addosso. quei seni, quel culo, quel sorriso e quell'eleganza, sempre distaccata, sempre lontana, come una professoressa in vacanza, che lui poi glielo aveva chiesto: ma tu sei una professoressa? e lei, lei si era messa a ridere, lei che di mestiere faceva l'assistente di direzione, come si dice, come diceva lei e anche il suo capo e lui, lui aveva tradotto la segretaria e lei, lei aveva riso di nuovo.

l'aveva notato e si erano piaciuti. niente di più. almeno all'inizio, che tradire il marito era stato un percorso lungo, tortuoso, che solo la pazienza di lui, solo la sua santa pazienza, che se no un altro si sarebbe stufato prima, ma lui, lui era così premuroso e simpatico e paziente e gentile che lei alla fine si era arresa e un pomeriggio di giugno aveva accettato di andare a casa sua e lì era successo.

quel che a lei piaceva, adesso, era che quella gentilezza in camera da letto si trasformava in un fuoco, in una passione che bruciava lenta, ma inesorabile, per ore e lei, lei finalmente poteva godere e baciarlo e leccarlo ed essere leccata e presa, penetrata, violata, tanto che la prima volta che lui la convinse a farlo anche dietro, a sdraiarsi sul letto col cuscino sotto la pancia e lasciarlo fare, lasciarsi baciare anche lì, anche lì e sentirlo premere, premere, fino a quando come un tappo di bottiglia, ma al contrario, al contrario, lui era stato dentro di lei, ecco quella volta per tutto il tempo dopo, per tutta la giornata e la notte seguente e anche dopo lei pensò, sentì che tutti se ne sarebbero accorti, che suo marito, nello sfiorarla, l'avrebbe capito quanto la sua carne s'era fatta tenera e disponibile e disinvolta. Ma lui, il marito, non s'era accorto di niente e quella sera, sì quella sera stessa, l'aveva voluta e lei, lei al solito s'era concessa, per quei pochi minuti, quegli attimi, quei colpi che fragorosi lo fecero venire al solito in un battibaleno. solo che quella sera anche lei venne, vennero insieme e lui fu contento, felice come un bambino e lei, lei era un poco distante, imbarazzata, perchè in realtà a farla venire, ancora una volta, dopo quel pomeriggio di fuochi di artificio, era stato lui, l'altro, il suo ricordo, quel cazzo che l'aveva presa anche lì, anche lì.

dopo averle baciato il seno e averla stretta a sè lui la liberò, inseguendola con un ultimo bacio. "vai, torna da tuo figlio. noi ci vediamo domani pomeriggio da me" e lei si era sciolta dai suoi baci, dal suo abbraccio e sorridendogli e sculettando era uscita da quella stanza tornando alla spiaggia.

lui chiuse la stanza e tornò al bar. dopo poco disse al suo aiutante che doveva stare fuori e che badasse a tutto lui. se tardava chiudesse pure lui tutto.

poi uscì e con passo veloce andò a casa. era in leggero ritardo, ma se conosceva bene il tipo non c'era problema. infatti.

dopo un quart'ora suonò il campanello e dalla porta entrò una valchiria bionda di quasi un metro e ottanta. lui non la lasciò quasi neanche entrare, tanto iniziò a baciarla con furore. lei, lei si divincolò e dandogli una piccola spinta lo fece cadere sul divano. poi sedendogli di fianco e carezzandolo gli disse: "oggi sei proprio carico, amore mio. come ce l'hai duro!" "girati" rispose lui e tirandole su il vestito, dopo averla baciata per bene, la prese con forza.

 
 
 

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Post n°454 pubblicato il 27 Maggio 2015 da estremalatitudine

Quando le capitava di fantasticare se l'era sempre chiesto cosa si provasse ad andare a letto con più uomini contemporaneamente. Nelle fantasie, per la verità, era una cosa che la eccitava parecchio. Se li vedeva tutti lì intorno, adoranti, che aspettavano solo un suo gesto per baciarla, mangiarla, prenderla e farsi prendere. tutti lì intorno pronti e sull'attenti. Si vedeva quelle spalle grandi, quelle braccia muscolose, quei cazzi fiameggianti e sì, dai, insomma si eccitava.

A suo marito ovviamente non aveva mai detto niente, neanche quando erano fidanzati e senza figli. figuriamoci adesso.

Poi un giorno capitò. Capitò che durante una vacanza fu lasciata sola con tre sconosciuti di quel cazzo di villaggio. (suo marito al solito appena dopo cena cascò dal sonno e scomparve nel loro bel bungalow in riva al mare).Capitò che aveva bevuto, capitò che in particolare uno ci sapeva fare e, prima con le parole e poi con qualche carezza, le face ribollire tanto il sangue nelle vene che seguirlo in camera fu naturale. Peccato che anche gli altri due li seguirono. Quello non se lo aspettava. Proprio non se lo aspettava.

e sì perché durante la loro vita coniugale qualche distrazione se l'era presa. niente di che. qualche scopata e via, senza particolari ricordi, né rimpianti. era che se partiva, partiva. come da ragazza, uguale. non era cambiato niente, salvo che stava più attenta a non partire, se non tra le mura domestiche, che poi anche lì, con gli anni non è che si partisse poi molto.

Lui aprì la porta e lei ondeggiando sui tacchi lo seguì. Con la mano, entrando, aveva dato un colpetto allo stipite perché si chiudesse delicatamente dietro di loro, ma gli altri due fermarono il movimento, entrarono e poi chiusero loro, per bene, a chiave.

Si girò di scatto e guardandoli con aria quasi divertita chiese cosa stava capitando.

Uno dei tre, guardandola negli occhi, rispose calmissimo che l'avrebbero scopata. Tutti? le scappò, mettendosi a ridere per il nervosismo.

Nessuno rispose. O mio dio. facevano sul serio. non sapeva che fare. solo si irrigidì senza dire neanche lei una parola.

Il padrone della camera riprese a baciarla e lei, lei era infastidita e distratta, ma lui, lui insisteva e lei, lei, sì, insomma, quando partiva partiva.

La realtà fu un poco diversa dai suoi sogni. I tre non aspettarono suoi gesti o comandi, ma fecero tutto loro, con grande esperienza, dovette poi riconoscere. Per prima cosa mentre quello che la baciava la spogliava, gli altri si denudarono a loro volta. Lui le baciava il collo, mentre con le mani le slacciava, allungandosi dietro di lei, il reggiseno e lei, lei di sopra alla sua spalla guardava come inebetita quei due omoni nudi con il cazzo duro, a prenderselo in mano e scoprirlo e ricoprirlo.

Stringendosi l'uno all'altra, il suo corpo carezzò l'inguine del suo compagno. Era pronto. era pronto anche lui. Le girava la testa. si accasciò sul letto, così mezza nuda e loro, loro le vennero vicini e incominciarono ad occuparsi di lei. in breve le sembrò che nessuna parte del suo corpo rimanesse senza un bacio o una carezza. i fianchi, le cosce, i polpacci, la schiena, le tette e ovviamente là, dentro, sotto, in mezzo, dietro.

una voce a mezzo tono disse agli altri che era pronta.

uno le si offrì da baciare. lei era ancora un po' interdetta. quello le spinse il cazzo sulle labbra e lei giocoforza le aprì. intanto un altro (quale di grazia?) stava cercando di entrare in lei. le aveva aperto le gambe, molli, arrendevoli, e il suo coso giocava sulle sue labbra. era pronta, ma non del tutto. quello strusciamento o forse il sapore dell'altro o il sorriso del terzo che, aprendo gli occhi un attimo, vide di fronte a sè, qualcosa la fece definitivamente partire e alla fine, dopo due ore si ritrovò che urlava dal piacere che le stavano procurando. Non capiva più nulla se non che era in piena balia dei loro desideri. come essere in mare durante le onde. stessa sensazione di lontano pericolo. stessa impossibilità di farci niente. solo lasciarsi andare. la sua testa non pensava nulla. era solo invasa dalle sensazioni, dalle emozioni, d'essere calvalcata e del cavalcare, del non avere tregua, né pace perché loro erano tanti, tanti e tanto grossi, grossi e insaziabili e volevano lei, lei, solo lei.

Tornò al suo bungalow alle quattro del mattino. Il marito dormiva della grossa. Lo svegliò il rumore dell'acqua della doccia.

"ti sei divertita?" "sì, abbastanza"

L'indomani, in spiaggia, uno dei tre le passò davanti e sorridendole le augurò una buona giornata. Lei si chiese se avrebbe resistito altri sette giorni così. poi, chiudendo gli occhi dalla stanchezza accumulata si disse che forse averne più d'uno era il suo destino. chi può opporsi al destino?

tornata a casa si disse che grazie a dio il villaggio era all'altro capo del mondo e i tre erano tutti di città talmente distanti....

poi un giorno, mentre spiattellava una cena decente, il suo cellulare squillò. era uno dei tre. rimase senza parole. l'altro si zittì per un poco e poi riprese. rivedersi? era pazzo! dentro si sè aveva già detto sì, ma, da vera signora, si fece pregare non poco.

quando si rividero e lui si presentò da solo, lei quasi rimase un po' delusa.

più tardi nel letto, dopo, molto dopo, lui le chiese se ci pensava mai, se pensava mai a quella prima sera. "ogni tanto" rispose. le sembrava che il suo tono fosse del tutto atono, senza inflessioni, senza tradire nessun pensiero o emozione, solo un ogni tanto, così, senza malizia, come si risponde quando ti chiedono se ripensi a quella volta che sei rimasto a letto malata per una settimana. evidentemente però qualcosa c'era stato, nel suo tono, o lui in così poco tempo aveva capito tutto di lei, oddio tutto, no, forse, ma molto sì, di certo, fatto sta che avvicinandosi al suo orecchio le sussurrò un "anch'io" e poi dopo una pausa aggiunse "spesso" che era una promessa di nuove avventure.

 
 
 

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Post n°453 pubblicato il 27 Maggio 2015 da estremalatitudine

Immaginate voi signore, mie gentili lettrici, di essere per un giorno una geisha dedita all'arte dei massaggi. Null'altro. Nessun altro obbligo. Solo massaggi. Potete farli come volete e alla parte del corpo che preferite. Potete farli a maschi o femmine. Potete rifiutarvi se il soggetto non è di vostro gradimento. Potete stare vestite, in tuta o come vi pare, oppure mettervi comode in maglietta e costume (la sala massaggi è estremamente calda), oppure andarci vestite di tutto punto, come se andaste in ufficio, dal notaio o ad una festa.

Il vostro complito e rilassare e dare piacere massaggiando il corpo.

Per questo la casa vi ha dato una infinità di olii dai diversi profumi, vi ha dato creme, balsami e guanti, guanti leggeri oppure pesanti, alcuni ruvidi, altri vellutati come rose.

Voi siete in piedi e attendete. Entra un cliente o una cliente e potete scegliere se accettare o meno. Anche loro possono. Vi guardate in silenzio o con poche parole di circostanza e poi i vostri destini si separano oppure proseguono nella cerimonia del massaggio.

Immaginate che sotto le vostre mani oggi ci sia un corpo perfetto, perfetto. Nudo, completamente. Con lentezza si è spogliato, riponendo con cura i vestiti sulla sedia in fondo alla stanza e con lentezza, così nudo, si è avvicinato al lettino. Quel corpo. Uomo o donna. Come volete. Vi siete scelti. Con uno sguardo. Con poche parole. Con un cenno del capo. Avanza. Cammina. E già vedere quel movimento è un piacere. Un vero piacere per gli occhi. E le mani. Non un rilassamento, non un gonfiore eccessivo, perfetto. I muscoli seguono le loro linee flessuose e sfociano gli uni negli altri. si sdraia. sorride. prima di girarsi e poggiare la testa sul cuscino, lasciandovi sole con quella visione. Perfetto. Perfetto. Le cosce. I polpacci, Il sedere. La schiena. Le spalle. Il collo. Lentamente i vostri occhi salgono e scendono da quelle alture. Un corpo perfetto. Sottile, slanciato. elegante. potente. perfetto. Iniziate. Le vostre mani sulla sua pelle. calore. calore contro calore. Salire dalle cosce al ventre e al torace e ridiscendere è piacere di continunità e grazia e armonia.

siete in piedi al suo fianco, in alto, rispetto a quel corpo. Ne osservate ogni particolare. La testa reclinata. Gli occhi chiusi. Come se il vostro tocco l'avesse addormentato. Lo fate girare sulla schiena. se il sedere era un trionfo di solidità e armonia, il davanti un cesto di frutta matura, profumata, pronta al morso e all'assaggio.

Le vostre mani salgono e scendono. entrano e escono. Sollevano o scostano. Le vostre dita sottili spalmano creme e olii in ogni più piccola piega.

Continuate? Smettete? Vi fate più audaci? Nessuno saprà. solo il vostro giudizio. solo il suo giudizio. Soli. Voi due. Voi e quel corpo stupendo. solleva la testa. poi torna supino. Raccogliete altra crema e continuate. Sollevate e scostate. Ritmicamente. Si sveglia. Vi guarda con sorpresa. Uomo o donna. Chi preferite. Vi guarda con stupore. Quel corpo che sembrava dormire rilassato dalle vostre mani e tra le vostre mani adesso è vivo, si muove, trema.

Continuate? Smettete? Nessuno saprà. solo il vostro giudizio. solo il suo giudizio. Soli. Voi due. Voi e quel corpo stupendo.

Gheisha per un giorno, una notte. Solo per chi volete. Solo per il vostro e nostro piacere.

 
 
 

domanda

Post n°452 pubblicato il 26 Maggio 2015 da estremalatitudine

domanda ai miei lettori e lettrici: qui non ci sono immagini. è una scelta per non depotenziare le parole. siete d'accordo? ciao

 
 
 

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Post n°451 pubblicato il 26 Maggio 2015 da estremalatitudine

I patti erano stati chiari. solo un pompino. niente altro. Se quello di cui lui si vantava era vero, allora lei gli avrebbe fatto un pompino, lungo tanto quanto lui avrebbe saputo resistere, ma solo uno, senza vederla mentre lo faceva.

lui aveva riso ed era abbastanza sicuro che poi al dunque tutto sarebbe stato normale, ma lei, lei era stata irremovibile. "solo perché è due ore che mi secchi" gli aveva detto.

Alla fine ovvio aveva accettato. 

Erano andati in camera e lui si era spogliato. era come si era vantato tutta sera. aveva un cazzo grosso e scuro con una cappella ancora più grande.

Lei era andata un attimo in bagno ed era ritornata con una benda nera spessa che con cura legò sugli occhi di lui. Poi lo fece sedere. Il cazzo svettava tra le cosce da atleta.

Lei gli sedette un poco più in là. Si chinò ed iniziò. poi smise. Non era comoda. Cercò la posizione più comoda. Gli chiese di alzarsi. Lui lo fece. Lei lo condusse vicino al divano e poi gli si sedetta davanti. Il cazzo era un po' troppo alto.

Si guardò intorno. Il letto era una specie di letto alla medioevale, molto alto. Allora lei, prendendolo per il coso, lo portò a bordo del letto, dove lei si sdaiò. Era perfetto. Prese a leccarlo e baciarlo, tenendolo con la sinistra, mentre con la destra sollecò la gonna e prese a carezzarsi il clitoride. Era un sogno di quando era ragazzina. Giocare col la lingua sulla cappella di un uomo mentre lei si toccava. E quella era davvero una signora cappella.

aprendo la bocca e mangiandolo tutto pensò a cosa doveva voler dire avere un cazzo così tra le cosce. se quello non fosse stato così insistente e stupido!

glielo mangiò e leccò su e giù, su e giù, dalle palle alla cappella più volte e tenendo la lingua dritta e dura gli solleticò il prepuzio, poi gli baciò a bocca aperta il glande e poi di nuove lo prese tutto in bocca assaporandolo con calma e infinito piacere. Intanto le sue dita le procuravano fitte sottili tra le cosce e un paio di volte fu lì lì per venire e dovette smettere di corsa.

quando iniziò a sentirlo tremare riprese anche lei a toccarsi con decisione e riuscì a venire insieme a lui, che libero le riempì la bocca e il palmo della mano sinistra.

Lei si rialzò, gli intimò di non muoversi ancora, andò in bagno, si lavò le mani e il viso e sempre ordinandogli di stare fermo sparì. L'ultima immagine nei suoi occhi fu quella tenera del suo corpo nudo col grosso cazzo finalmente dormiente.

 

 
 
 

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Post n°450 pubblicato il 26 Maggio 2015 da estremalatitudine

dai racconti delle amiche c'è un momento nel quale la donna che ha iniziato una avventura con un nuovo amante si tranquillizza o si agita o si deprime. Per la verità, mi correggono, ce ne sono molti. Sarà educato come sembra? Sarà spiritoso come sembra? E poi ancora, avrà gusti normali? non sarà mica un maniaco? ah, no, scusate, queste sono domande che vengono dopo, nel durante, quando si ha già iniziato e l'antipasto è stato servito e si inizia a mangiare il primo e qualche secondo.

Quel momento, il momento della verità, quello che può far virare quella che fin lì era una bella serata in una rapida fuga è il momento in cui lui si spoglia e scopre per così dire le carte. Molte non sanno aspettare e indagano prima, ancora da vestiti, oppure cercano di estrarre l'attrezzo dalla sua sede abbassando la zip, come da ragazzine, quando non c'era tempo e modo di spogliarsi, mettersi comodi e, tra l'altro, guardarsi per bene.

Lì è il momento. Normale. Bene. Ben dotato, meglio. Sotto dotato, fuga. Lì la donna si tranquillizza o si agita definitivamente. Ma quando tutto va come dovrebbe sempre andare e le carezze  e la vista e il tatto libero da vincoli e lacci e laccioli confermano alla signora che la scelta è stata fortunata e il signore, che dio l'abbia in gloria, ha davvero ciò che serve ad una signora, ecco, lì comincia la festa. Lei si rilassa e la sua passera con lei. Così iniziano i preparativi veri per accogliere come si deve il suo nuovo padrone.

 
 
 

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Post n°449 pubblicato il 25 Maggio 2015 da estremalatitudine

Lei era bella ed elegante. Lui un truzzo come pochi. Però aveva uno sguardo magnetico e una sensualità nel muoversi che l'avevano colpita fin dalla prima volta.

Era iniziata che lei e suo marito erano arrivati e la società aveva mandato loro una macchina. L'autista era lui., il truzzo. Suo padre faceva l'autista. Quanti anni e quanti sforzi per togliersi quella cadenza e quello strano odore di benzina che lui, il padre, riportava sempre in casa, quando rientrava la sera.

Poi le scuole, l'università con le borse di studio, la laurea e suo marito, carino, colto, di buona famiglia, odore di pulito, in cucina spesso leggerissimamente burro, nelle camere lavanda e le sue mani curate, sempre profumate e lui, il marito, che la voleva, la voleva, la voleva.

Così era stato e lei, lei era orgogliosa della loro casa, dei figli, della donna di servizio, che ci aveva messo anni a trovarne una decente, del terrazzo, dei fiori, di quelle amiche stupidotte, nate ricche, che non sapevano neanche cosa stavano facendo. Era serena e orgogliosa.

Poi quel viaggio a vedere la loro nuova casa di campagna e quel tizio, quello stronzo che le apre lo sportello e si inchina elegante. Lo sguardo. Il gesto dell'aprirle la porta della macchina. Il leggero inchino e il sorriso, il sorriso che voleva dire, senza dubbio, senza dubbio, io le donne le conosco.

Ed era vero. Caspita se era vero. Le conosceva eccome. Di lei ormai sapeva tutto, conosceva ogni piega, ogni rilievo, ogni ruga della sua pelle, del suo corpo e quando facevano l'amore sembrava che lui la suonasse, che le sue dita su di lei accendessero luci, lampadine, suoni e lei, lei sospirava e godeva, godeva, godeva come forse non aveva mai fatto prima.

Eppure ogni volta, ogni volta che lui entrava nella stanza che lei aveva affittato, prima di spogliarsi, prima, ché poi da nudo il suo corpo era perfetto, perfetto, ecco prima che tutto iniziasse e lei, lei lo guardava entrare elegante e sinuoso e gli osservava i pantaloni e le scarpe e la camicia e quell'orecchino orribile che lei per prima cosa gli faceva togliere, ecco lei ogni volta, ogni volta si chiedeva come aveva fatto, come aveva fatto a cascarci, a cadere tra quelle braccia che adesso erano ricoperte da un giubbotto di pelle nera secca e dura. Orribile.

"Spogliati, ti prego." diceva lei ogni volta, seduta comodamente sull'immancabile poltrona delle suite che affittava. "Lo sai che così non ti posso vedere"

Lui si spogliava e completamente nudo si presentava a lei che ancora seduta e vestita si sentiva poggiare una mano sulla testa nel chiaro invito di un pompino.

Grazie a dio lui era sempre pronto e, in quelle attese, anche lei.

 
 
 

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Post n°448 pubblicato il 25 Maggio 2015 da estremalatitudine

le due amiche rimaste sole col tizio decisero che la serata era appena iniziata e che se lui era la metà di quello di cui si vantava quella sera poteva diventare memorabile.

così lo provocarono chiedendogli di scarozzarle nella discoteca più bella della zona.

"ma voi cosa mi date in cambio?"

risate. ammiccamenti. se era solo la metà di quello di cui si era vantato dargliela era l'ultimo dei problemi, pensarono entrambe.

via con la coupè rossa fiammante. I loro lunghi capelli volavano e le risa si perdevano nella valle scura che stavano percorrendo.

La discoteca era bellissima e stracolma. Ballarono stretti tutti insieme. I corpi strusciavano per necessità. "Offrici da bere" gli chiesero. E lui sparì tornando dopo poco con tre vodka ghiacciate e una bottiglietta d'acqua. Dopo le vodke tutte e tre si passarono la bottigletta. Lui ridendo ficcò la lingua dentro al collo della bottiglia. Ma deve essere così volgare per forza? chiese una all'altra, ma l'altra abbracciandola e ridendo le disse di rilassarsi che tutto andava bene.

Alla terza vodka erano rilassate sul serio. Ballavano ondeggiando e scontrando di continuo ragazzi e ragazze che le guardavano in cagnesco e loro, loro si scusavano con dei sorrisi che spesso finivano ancora una volta in risate.

Alle quattro del mattino una delle due tirò l'altra dicendo che si era stufata.

Uscirono e ripresero la macchina. "dove si va?" chiese lui. "in albergo" rispose una delle due, mentre l'altra sembrava dormicchiare.

Arrivati le ragazze scesero e lui rimase appoggiato alla macchina. Una alla volta le amiche passarono da lui e lo baciarono profondamente. Le mani di lui ogni volta carezzarono i loro sederi.

"Finito?"

"In albergo amore mio non ti fanno entrare. Se hai coraggio la finestra del nostro bagno e la scogliera sono vicine. Sarà un metro. Se salti dentro di lì....."

Quella proposta fu adrenalina nelle vene di tutte e tre. Anche l'amica mezza addormentata si svegliò completamente. "ma sei pazza?" chiese alla amica appena rimaste sole.

"io una scopata me la farei per finire la serata. tu no?"

"con quello lì?!?"

"oh, senti: aveva detto che ci avrebbe portato nella disco più bella e in effetti era stupenda. ci ha pagato da bere. è simpatico. bello. dice che scopa come un mandrillo. Di innamorarsi neanche il più lontano pericolo... che vuoi di più?"

"a me sembra un maiale!"

"meglio no, per quello che deve fare!"

si guardarono e salendo le scale si tennero per mano. Poi prima di aprire la porta la dubbiosa disse: "ok, va bene. però lo facciamo insieme. non ti lascio da sola con quello. e poi se no, che faccio dormo nella vasca?"

si guardarono e si misero a ridere all'idea di lei nella vasca, mentre l'altra nel letto scopava.

Aperta la porta lui era già dentro.

Le amiche si guardarono ancora una volta e poi gli andarono incontro abbracciandolo in mezzo a loro.

 
 
 

corto 111

Post n°447 pubblicato il 21 Maggio 2015 da estremalatitudine

Suo marito ce lo aveva piccolo. Da fidanzati ne aveva avuto il sospetto, ma si sa l'amore travolge ogni cosa. Anzi col tempo si era convinta che in fin dei conti, sì, dai, non era enorme, ma era giusto, giusto per lei. E poi lui, suo marito, era adorabile e anche adesso dopo tutti quegli anni era ancora innamorato e la riempiva di attenzioni e l'aiutava in casa e con i figli era stupendo, ma...  fatto sta che ce l'aveva piccolo.

Non che quando scopavano lei non raggiungesse l'orgasmo, anche se, a dir la verità, il desiderio con gli anni era calato e non poco, ma tutto sommato quelle rare volte quando lo facevano era ancora più che soddisfacente, ma..... ce l'aveva piccolo. non c'erano dubbi.

Mannaggia ad internet si diceva e a quando aveva dato una occhiata, per sbaglio, ad altri uomini. oddio, c'era già stata quella volta che quegli strani amici li avevano coinvolti nel vedere un film porno una sera. ricordava le risate e l'imbarazzo reciproco. Anche lì si era meravigliata della virilità di quegli attori, ma, si sa, sono attori, non gente normale.

Adesso, invece, su internet una sera si era incuriosita e aveva fatto un giro e al di là delle schifezze varie che le era toccato vedere non c'era dubbio che la media degli uomini, attori, ma anche sconosciuti, era decisamente, ma decisamente più dotati di suo marito.

Questa certezza le aveva procurato un dolore lontano, come un senso di inutilità, di spreco, di tristezza.

Poi un giorno un tizio in ufficio prese a corteggiarla. All'inizio non ci aveva fatto caso. Le colleghe la prendevano in giro, ma lei non ci credeva. Si sbagliavano sicuramente. Quel tizio forse era addirittura più giovane di lei e lei, sì, certo, era una bella donna, ma talmente seria, che in vita sua solo un paio di volte qualche matto ci aveva provato fraintendo una sua parola o sguardo. Col passare dei giorni e delle settimane dovette convincersene. Quel tizio la corteggiava proprio. Non particolarmente insistente, ma certo quelle attenzioni non erano casuali. Ne fu lusingata. Le amiche le dicevano che non c'era niente di meglio per tirarsi su di un bel corteggiatore. Avevano ragione. Solo a sentirlo parlare, a vederlo, quando arrivava puntuale a trovarla e le si sedeva di fronte con le scuse più assurde, ecco solo a vederlo lei si sentiva meglio, allegra, più contenta.

Dopo un mese la invitò per un aperitivo. Lei sulle prime rispose picche, ma poi accettò. Sto già tradendo? Lo dico a casa? No. Non stava facendo niente di male e non lo avrebbe detto a casa. Aveva diritto ad una vita propria, no?

L'aperitivo fu estremamente piacevole e lui, al solito, galante, educato, simpatico e divertente. Se ne stava invaghendo?

Fatto sta che alla lunga finirono a letto. Lei quando lui si spogliò non smetteva di guardarlo. Solo a guardarlo si ritrovò completamente bagnata. Finalmente, diceva una voce. Finalmente. Lui, nel prenderla, le sussurrò che l'aveva cercata così tanto proprio perché sembrava inarrivabile. Una moglie devota. A sentire la parola moglie invece di bloccarsi lei sentì un brivido dietro la schiena. Un brivido forte. Lui se ne accorse e ripetè ancora e ancora: una moglie devota, una moglie devota, una moglie devota e lei a quelle parole rispose gridando sì, sì, sì, sisìsì.

Quella storia durò un pezzo. Poi lui si stancò della moglie devota e lei per un po' ne pianse in segreto. Non era tipa da passare da un letto all'altro, ma certo che quando una si ritrova con un marito col cazzo così piccolo....

 

 
 
 

corto 110 - rivisto

Post n°446 pubblicato il 21 Maggio 2015 da estremalatitudine

La signora lasciò la porta aperta. Già questo per lei era un brivido. Da quando era rimasta sola la sera chiudeva la porta con tutte le mandate posssibili. Prima a farlo era suo marito, ma da quando lui, quello stronzo, una sera aveva cercato di entrarle in casa ubriaco per fare la pace, lei, lei aveva cambiato tutte le serrature e la sera si chiudeva dentro per bene.

Lasciò la porta aperta e andò in camera da letto. Guardò l'orologio. Giusto. Avrebbe dovuto arrivare tra poco. Gli accordi erano quelli. Dieci minuti tra le 10 e le 10 e dieci. Poi si sarebbe chiusa dentro di nuovo.

Ma lui aveva giurato che sarebbe stato puntuale. La puntualità era essenziale per lei. Odiava quei cazzoni che arrivavano sempre in ritardo inventandosi ogni volta una scusa nuova.

In camera si preparò e si sedette sul letto. Solo la lampadina sul comodino. Di là la luce del corridoio. Basta solo quelle.

Sentì la porta che si apriva e subito dopo le mandate che la richiudevano. Glielo aveva chiesto lei. Con quel che avevano in testa ci mancava qualche balordo o quella testa di cazzo del suo ex marito.

Velocemente si spogliò e spense la luce su comodino. Si sdraiò e attese.

All'inizio i passi furono pesanti. Lo aveva immaginato alto e grosso e quindi dei passi pesanti ci stavano. Pochi passi. Poi niente. Nessun rumore. Cosa faceva? S'era tolto le scarpe evidentemente e evidentemente stava camminando in punta di piedi. Il legno del aprquet attutiva tutto. C'era da impazzire. Istintivamente allungò la mano verso il comodino dove aveva messo un grosso coltello da cucina. Il più grosso. Il manico liscio invece di tranquillizzarla la agitò di più.

Una mano si posò sul letto e cercò le sue gambe. La sorpresa fu così forte che non riuscì a non gridare. Lui le sibilò un ssss, sono io, Estrema. Lei lasciò il coltello. Era lui. L'adrenalina scese improvvisa e il suo corpo, i suoi muscoli immediatamente furono come svuotati. Abbandonata a se stessa. Rilassata. Sfibrata?

S'erano conosciuti in rete e in rete avevano architettato quella cosa. Le fantasie reciproche collimavano. Lei farsi prendere da uno sconosciuto nel buio più completo. Lui conquistare una donna con parole, carezze e baci. Le parole erano state su internet. Adesso mancavano i baci e le carezze.

Infatti.

La sua bocca e le sue mani cominciarono. Esattamente come aveva immaginato. Calde e lisce, secche, anche la bocca, anche la bocca e la lingua, la lingua ruvida come quella di un gatto. Poi si sciolse e la sua bocca con lei.

Quando fu pronta, quando lui si rese conto che i suoi sospiri chiedevano oltre, lui, lui le si avvicinò al buio. Sentì la sua coscia vicino al seno. Allungò una mano e lo prese. Prenderlo, afferrarlo era sempre una emozione. Non c'era cosa più sexi di prenderlo in mano. Un bel bastone. Grosso. Doveva essere grosso, certo, se no era solo schifezza. E quello lo era. Lo era. Lo era. Non aveva mentito. Lei glielo aveva chiesto in chat e lui aveva risposto senza dare misure. Solo ben dotato. Ben dotato. Cazzo, se lo era. Non le aveva mentito. In niente. Poteva fidarsi. Di uno così ci si poteva fidare. Forse. Sì. Decisamente sì, si disse, mentre glielo massaggiava, scapellandolo e ricoprendolo. Poi si avvicinò con le labbra. Mai assaggiato un cazzo completamente al buio. Bellissimo, si disse. E lui, lui si lasciò fare, per un po', per un bel po', fino a quando non si sfilò dai suoi baci e la prese con forza.

Il mattino dopo al risveglio, trovandosi sola nel letto per un attimo si chiese se avesse sognato. Era nuda. Completamente. Non era un sogno. Lei non dormiva mai nuda. Si carezzò e trovò conferme. Non era stato un sogno. Sul comodino un biglietto da visita e un numero di cellulare. Marco, si chiamava. Non Estrema, come sulla rete.

Marco, bello, no?

Si alzò di scatto e andò a chiudere la porta a doppia mandata. Mai più? Non lo avrebbe più rivisto come si era prefissata all'inizio? Fece colazione, abbondante, giocarellando con il biglietto da visita. Se lo rigirava tra le mani e le sembrava che in qualche modo lui fosse ancora lì. Almeno adesso sapeva più o meno quanto era alto e grosso e che voce avesse. Un puzzle. Uno di quei giochi nei quali le informazioni ti vengono date un po' per volta. Voleva giocare ancora? Non ne aveva avuto abbastanza? Sospirando, si alzò per andarsi a lavare e vestire. Poi, quando uscì per andare al lavoro, il biglietto finì sul tavolo in sala insieme ad altri pezzi di carta.

 

ps: ho usato il mio nick per questo racconto (è la prima volta) per non tirare in ballo involontariamente altri sconosciuti internauti. Il racconto nasce da una fantasia confessatami da una amica.

 

 
 
 

corto 109 - rivisto

Post n°445 pubblicato il 24 Aprile 2015 da estremalatitudine

Ripensandoci non avrebbe saputo dire perché aveva accettato. Nei giorni e settimane successive ci aveva ripensato spesso e ogni volta avvertiva come un languore, un senso di spossatezza, stanchezza, qualcosa che le faceva piegare le gambe. la indeboliva, la faceva sentire indifesa, insicura, femmina. Femmina era il termine giusto, si chiedeva? Lei di solito non si sentiva così. Era una donna sana, robusta, con belle spalle e gambe tornite dalla palestra. Era femmina, certo, ma non debole, o insicura, o almeno non sempre. Eppure quella volta e il ripensarci, insomma, quella era la sensazione, il sentimento, ciò che tornava.

Era successo tutto in palestra. Un'amica le aveva detto di quella esperienza strana che le era capitata proprio lì, in palestra, quell'episodio di sesso, perché su questo l'amica era stata chiara, lì, in palestra, le sembrava impossibile, in quelle stanze, negli spogliatoi dove aleggiava sempre quell'odore e calore, che nonostante tutti i ventilatori del mondo e l'aria condizionata non c'era verso di togliere del tutto. Impossibile. Lei, l'amica, non le aveva detto dove, esattamente, o come, insomma su quello era rimasta sul vago e quella vaghezza aveva punto la sua curiosità, quella sì femmminile. Dove? Come? Con chi? Niente. L'amica non aveva detto una parola in più. Solo sesso, lì, in palestra, soddisfacente, molto.

Mitomane? S'era chiesta quella sera facendo la doccia e rivestendosi. Sembrava tutto così tranquillo, normale, senza fronzoli, mai una battuta da parte di nessuno, inservienti, istruttori o clienti. Niente. Una palestra. Bella, certo, la più bella in città, ma solo una palestra.

Era andata a casa e aveva continuato a pensarci. La sua amica forse aveva bisogno, ma lei, lei non aveva bisogno di sesso. Lo faceva ogni volta che voleva e anche bene, no? insomma benino, bene, sì, come due che scopano insieme da ventanni e che sanno tutto, ma proprio tutto dell'altro, dell'altra.

Solo qualche settimana dopo era tornata sull'argomento con quell'amica. Si era detta stupita che avesse potuto capitare lì. Le sembrava impossibile. Lei aveva confermato. Se voleva poteva farglielo capitare. Lei aveva smesso, un bel gioco dura poco, ma sapeva con chi parlare ovviamente. Voleva?

Niente. Ancora niente. Quella volta non aveva detto né sì, né no. La volta dopo, anzi no, dopo altre due volte le aveva detto che sì, voleva provare. Ci aveva pensato davvero su. Un momento per lei, solo per lei, come la palestra, ma di più, lei sempre pronta a tutto per tutti, la spesa, sua mamma, il compagno, sempre pronta, ecco, un momento per lei. e che cazzo!

La volta successiva l'amica le aveva detto che se ancora era interessata si poteva fare per il mercoledì sera della settimana entrante. Bene, si era detta. Mercoledì ci sono le partite in tv. Avrebbe potuto rimanere fuori senza dover raccontare granché. Ok. Fu così che iniziò e finì, anche. Solo una volta, solo una, ma era bastata, ché quando ci ripensava non poteva fare a meno che aggiungere "meno male"."

Quella sera, dopo la doccia ed essersi rivestita con calma, con molta calma, chè la sua amica le aveva detto che doveva aspettare praticamente che la palestra chiudesse, fu avvicinata da una donna che non aveva mai visto. "mi segua" le disse soltanto. E lei, presa la borsa, la seguì.

Nel seguirla per le sale e le stanze, schivando gli attrezzi, si disse che non aveva mai davvero realizzato quanto la palestra fosse grande. Poi in fondo all'ultima sala, la donna aprì una porta perfettamente mimetizzata con la parete.

Oltre c'era solo una poltrona e, al centro, due pali, con degli inserti di cuoio. Un signore corpulento entrò. Gentile le si rivolse e le spiegò che quanto stava per accadere poteva sembrare una sottomissione (al sentire solo la parola un brivido le percorse la schiena), ma in realtà ne era solo una lontana parente. L'avrebbe legata, certo, ma il patto era che il dolore che le avrebbe procurato sarebbe stato sicuramente e perfettamente sopportabile e che comunque lei in qualsiasi momento avrebbe potuto dirgli che voleva finire e lui, lui avrebbe finito. Immediatamente.

Disse immediatamente con lentezza e forza, in modo da non lasciare dubbi che quella fosse la sua volontà. Come non fidarsi?

Poi le chiese di spogliarsi completamente, cosa che lei fece con un certo imbarazzo. Spogliandosi continuava a guardare quell'uomo pesante, in maglietta e blue jeans. Non aveva esattamente l'aspetto di Eros, il dio dell'amore. Ma forse suppliva con la tecnica. La sua amica aveva detto che il sesso era stato estremamente soddisfacente. Mistero.

Quando fu nuda, del tutto, istintivamente si coprì con un braccio il seno e una mano lil pube, che, sempre senza pensarci, teneva ben serrato tra le cosce. Il signore si avvicinò e senza parlare le prese il braccio e lo scostò, Poi andò indietro e la guardò attentamente. Le parve che quel che vedeva fosse di suo gradimento.

Le chiese di indossare delle scarpe. Sandali, con lacci e tacchi molto alti. Stava per mettersi a ridere e dichiarare che lei, non metteva tacchi, non li aveva mai messi, piccola com'era le sembrava qualcosa di esagerato, non suo, insomma. Poi li prese in mano. Erano della sua misura. Da seduta ne indossò uno. Perfetto. Mise anche l'altro e si alzò. Emozione. Paura anche di camminare. Sì, un po' di tacco qualche volta l'aveva messo. Ma quelli erano altissimi. Dodici? Almeno. L'uomo le si fece di fianco e, presela per mano, la aiutò a fare qualche passo. Se andava piano non c'era pericolo.

Quando fu pronta, l'uomo la condusse ai pali, le sollevò i polsi e la legò, con un nodo che stranamente era sia molto resistente che indolore sulla pelle. Meno male, pensò, proprio gente che se ne intende. Al pensiero di lui che faceva quella cosa anche con altre un moto di ribellione. Come se l'avesse intuito l'uomo le carezzò una spalla e chianandosi un poco le baciò la scapola. Le labbra erano secche e calde. Quel contatto la tranquillizzò un po'. E poi non era ormai troppo tardi?

L'uomo facendola piegare in avanti le aprì le gambe. Era stato un movimento lentissimo, attento a non sbilanciarla sui tacchi. Piegata in avanti a novanta gradi. che cazzo di posizione, pensò.

Proprio in quel momento sentì sulla pelle un brivido. L'uomo aveva iniziato a frustarla molto lentamente. Certe volte, nel momento del piacere il suo uomo le aveva dato delle sberle sul sedere, anche ripetutamente e la cosa, strano, ma le era piaciuta e glielo aveva detto, così a volte lui lo rifaceva, mentre lei era sopra di lui, o mentre lo facevano da dietro. quel caldo, estremo, sulla pelle, l'arrossarsi, il suono secco del suo palmo su di lei, il ritmo che si univa a quello dei suoi colpi, ecco, sì, la eccitava. Quei brividi della frusta glielo ricordarono. La cosa andò avanti un po', con colpi alternati. a volte quasi carezze, altre vere e proprie sferzate. sentiva il proprio sedere bollente, proprio come quando lui le dava quelle sberle, mentre la prendeva, deciso, forte.

Poi l'uomo smise e per un poco fu solo silenzio. Non lo vedeva. Messa com'era non vedeva praticamente niente. Solo i pali e uno specchio che le ritraeva il viso e l'inzio del costato. Il suo seno. Libero. Pesante. Libero. I capezzoli s'erano induriti e le sembrarono particolarmente scuri.

Un altro brivido la feca sobbalzare. Un liquido caldo su di lei. Acqua? No, più consistente. Una crema molto liquida, calda, che l'uomo prese a spruzzarle sul sedere e la schiena e le braccia e le gambe, i polpacci, i piedi. E poi le sue mani grandi, calde anche loro che la massaggiavano e gliela spalmavano, gliela facevano assorbire, profumata, e lì sul sedere, sembrava le avessero versato acqua fresca, invece che calda e la sua mano, delicata, passando sulla pelle arrossata sembrava conoscerne la resistenza.

Altro silenzio. Pausa. Sola.

Poi un ronzio, come un rasoio elettrico, un depilatore. Qualcosa le si appoggiò sotto, tra le cosce e vibrava. Sobbalzò e irrigidì il busto. Le pelli che le legavano i polsi si tesero. Quel coso che vibrava continuava a starle attaccato alle grandi labbra, che adesso, le sentiva, le sentiva bene, si stavano ingrossando e aprendo, piano, pian piano, e più si aprivano più il piacere diventava intenso, su verso il clitoride e poi giù, dove la sua rosa s'era fatta più grande, adulta, donna. Altri minuti. Sospiri. Si sentiva respirare e sospirare nel silenzio generale. Dieci minuti, mezz'ora, quanto? non l'avrebbe saputo dire. Si ricordava solo che anche quello finì, improvvisamente, lasciandola come orfana, insoddisfatta, nervosa.

nel silenzio che seguì le luci si abbassarono e la musica del bolero di ravel iniziò a farsi sentire lontana.

Di fronte a lei passò l'uomo corpulento, che, passando, si inchinò alla maniera orientale e scomparve da una porta. Sola. Sola? Cercò di rialzarsi, ma i tacchi e le corde le impedivano i movimenti. 

poi quella stessa porta si aprì ed entrò un pezzo d'uomo così alto e grosso che ne riuscì a vedere il viso solo quando entrò, prima che le si avvicinasse troppo. Bello? Certamente non grasso. Normale. Maschio. Lineamenti normali, forse un po' duri, muscoloso, con un torace sviluppato e le spalle tornite. Nudo. Nudo!?!?! Nudo. Compeltamente. Il suo coso ballonzolava tra le cosce. Era proporzionato, o almeno sembrava. La cappella rosata era mezzo scoperta e lui, il coso, il cazzo, era mezzo eretto, o, meglio, no, consistente, ma non eretto. Gonfio. Gonfio? Ma no, non gonfio, non ancora eretto, ma neanche completamente rilassato. A metà. Consistente. Come un bicipite prima che sollevi un peso. Ecco, sì, così.

Le scomparve alle spalle, in silenzio, muovendosi agile a piedi nudi. Secondi. Tanti.

Poi le ricomparve davanti tenendo con la mano destra la poltrona sollevata da terra come fosse un fuscello. La posò davanti a lei e si sedette.

Iniziò a parlarle, con una voce profonda, baritonale, dicendole quanto era bella, e sinuosa e aggrazziata e proporzionata e quanto era stata brava a sopportare quelle prove in silenzio, senza lamenti o attacchi isterici. Non è da tutte, diceva, e i suoi occhi lo dicono, diceva, che lei non è una donna come le altre, e mentre parlava, mentre le parlava a voce bassa e sicura, e il bolero continuava ossessivo il suo ritornello, lui, quello, seduto, a gambe larghe, cosce massicce, da atleta, s'era preso il cazzo in mano e lo scapellava e lo ricopriva lentamente e lui, quello, il cazzo, aveva smesso di ballonzolare e si induriva sempre più, sempre più grosso, sempre più proporzionato a quella massa di muscoli, senza un filo di grasso, tesi, pronti, rilassati, che gli facevano da contorno, a lui, al cazzo, che aveva una cappella rosso scuro e brillava nella semi oscurità della stanza e lei, lei era nervosa, nervosa, chè quelle pirlate su di lei, lei bella, lei unica, lei forte, lei dagli occhi profondi, che adesso le si chiudevano un poco, dalla stanchezza, dalla voglia, dal desiderio, ammaliati da quel cazzo, bello, grosso, pronto, che lui continuava a menarsi lentamente, tenendole fisso lo sguardo addosso, stronzo, che era pronta, pronta, pronta, non lo capiva?!

Poi lui si alzò e sparì alla sua vista. Dopo poco le mancò il respiro come le capitava sempre quando veniva presa di colpo. Il suo uomo lo faceva spesso, quando erano più giovani. Un'emozione. Di colpo. Di colpo presa. Fino in fondo. Di colpo. E poi, quasi subito, colpi ritmati, secchi, profondi che dopo poco aumentarono il ritmo, molto, di più, forte, quasi che quello la volesse violentare, prendere, aprire e quella foga, quella foga, e il vibratore prima e l'acqua e la crema e le mani ecco tutto, tutto la fece venire con un urlo.

Mentre ancora tremava il suo corpo fu abbracciato da quello di lui, che alto e lungo le si sdraiò sopra, alto com'era, sopra di lei, in piedi, sui suoi tacchi stratosferici, e allungava una mano e le slacciava i polsi, per poi raccoglierla e aiutarla a rimettersi in piedi per abbracciarla, da dietro, ancora dentro di lei, abbracciarla tutta, con le sue braccia grosse che le stringevano le spalle e lei, lei che pensava, per un attimo, un minuto soltanto, ma quanto sei alto, tesoro mio?

Poi lui uscì da lei, veloce come era entrato e la condusse per mano ad un grande divano in fondo alla sala, nascosto da una pesante tenda, dove scoparono ancora e ancora, lentamente stavolta e ogni volta che lui entrava e usciva, che entrava pian piano in lei e poi usciva facendo scorrere lentamente il cazzo lungo le sue labbra, ecco lei lo sentiva e si domandava quanto fosse grosso, e bello, e lungo e ben di dio. A metà lui le strisciò a lungo con la cappella sulle labbra e il clitoride. Poi di colpo la prese e rimase ficcato, fermo, immobile, dentro di lei. Il suo respiro che s'era interrotto nell'essere presa, riprese come dopo uno scampato pericolo. Normale, ma non troppo. Accelerato dalla pressione che il suo cazzo faceva dentro di lei, grosso, lungo, fermo, immobile. Le sembrava quasi di sentire il rilievo della cappella, dentro, dentro di lei, ferma, scolpita, immobile. Poi riprese a danzare dentro e su di lei e la condusse, più volte, al capolinea del viaggio.

quando ad un certo punto lei finalmente riuscì a divicolarsi e farlo sdraiare e mettersi sulla sua pancia e come una gattina leccarglielo e mangiarglielo, ecco lì si rese conto del perché e per come le era piaciuto tanto e per un poco, un minuto soltanto, per un attimo si chiese: ci si può innamorare di un cazzo?

si può, di disse tornando a casa, ma non si deve.

 

 
 
 

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Post n°444 pubblicato il 19 Aprile 2015 da estremalatitudine

Mi capita tutte le volte, cioé non tutte, tutte quelle che andavano a finire bene, con soddisfazione, sì, insomma, bene, no?

La prima volta mi aveva portato un tizio, uno degli amici, quelli che per un po' frequenti, sembrano parte del giro, della tua vita e poi, pluff, spariscono, se ne vanno loro, o forse anche tu, anche io, non so, sì forse anche io li mollo, non so, fatto sta che non ricordo chi cazzo era, che poi cazzo ci sta proprio bene, che mi portò lì la prima volta, e anche la seconda, perché la prima, ricordo, fu proprio una esperienza del cazzo, uno schifo, troppo teso, preoccupato, impaurito.

Me lo aveva detto, giurato e spergiurato, ma io sono fatto così, a me piace il controllo, io voglio sempre sapere prima cosa succederà, prima, esattamente, ecco, forse esattamente no, ma più o meno, insomma niente sorprese e neanche lì ci sono sorprese, certo, ma di sicuro devi abituarti un po', perché, sì, insomma, abbassarsi la patta e infilare il cazzo in un buco, anche se sai che di là c'è una ragazza, o dovrebbe esserci, e se fosse un frocio? ecco non è che la prima volta me la sia goduta proprio. Ma forse neanche la seconda. Non ricordo.

So che la chiave è stata quando ho iniziato a rilassarmi pensando alla bella ragazza che delicata come una foglia stava prendendosi cura del mio bambino, lo stava accarezzando, lo stava baciando, delicatamente, con cura e grazia infinita, mi viene sempre in mente un ballo, un valzer lento, nel quale io e lei balliamo stretti, cullati dalla musica nel caldo di una stanza infinita, illuminata in pieno dal sole, caldo, caldo, caldo.

io e lei balliamo e io vengo come quando apri un tubetto di crema tenuto troppo a lungo in mano. Lo apri e la crema esce spontaneamente e non c'è modo o maniera di fermarla, almeno per un po' e se non ne vuoi tanta, bestemmi, che non sai che cazzo farne dell'altra, di quella che è uscita e non serve. Ecco io vengo così, immaginando quel ballo, quella musica, quel calore, lei mi abbraccia, mi sostiene, mi coccola ancora un po' e poi la musica finisce ed io torno a casa.

Un altro mi ha detto che a lui piace perché può immaginarsi le peggio porche che glielo ciucciano. A me solo l'idea di una vecchia maiala, con le labbra secche dall'età, che me lo prende mi viene da vomitare. Fossi sicuro non ci andrei più, lo giuro. Ma io, io sento la musica adesso, che dirvi, lei balla con me e io, ecco, adesso, io vengo.

 

 
 
 

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Post n°443 pubblicato il 19 Marzo 2015 da estremalatitudine

Notte. Albergo. Fuori per lavoro. Distante. Città straniera. Sola. Non riesce a dormire. Stanchezza, ma anche eccitazione, solitudine, dopo tanto, quella missione improvvisa, la cena, il bar con la televisione che andava e quei tizi che la guardavano sfacciati, maleducati, come ormai in Italia non la guardavano più, non guardano più nessuna, il cubalibre, poi, niente, su, la camera, adesso, ecco, adesso, lì, sdraiata sul letto, senz riuscire a prendere sonno, quella città, bella, rumorosa, ancora rumorosa, piena di vita, straniera, lei, sola, di nuovo, come da ragazza, quando andò negli stati uniti a studiare, quelle camere, come questa, no questa più bella, ci mancherebbe, con quel che costa, tanto paga la banca, fame, ancora fame, non dovrebbe, ma fame, a quell'ora, un grande albergo, d'altronde aveva cenato con poco, imbarazzo quella grande sala, lei, e tutti quei camerieri e ospiti che la guardavano, anche quelli a cena con le proprie mogli, che appena potevano la fissavano, le fissavano le gambe, cazzo la gonna troppo corta, e il seno che si notava sotto la camicetta.

Chiamò. Una voce maschile rispose. "Posso avere qualcosa da mangiare?" "Certamente. Adesso provvedo." "Quanto tempo?" "Poco"

Si mise ad aspettare. I minuti. Passano. Quanti? Troppi! Richiamare? A che serve? Aspettare. Notte. Sonno. Occhi che bruciano. Abbassa la luce. Il minimo. Oscurità diffusa. Tanto busseranno e accenderò allora. Sonno.

Un suono. Un rumore. Mezza addormentata non capisce. Apre gli occhi. Cerca di individuare da dove è venuto il rumore, il suono. Lì vicino. Vicino al letto, di fianco. Ancora un suono, strano, come qualcosa che struscia. Si gira. Un cazzo enorme spunta da un buco nel muro.

Sveglia di botto. Cosa?

Accende le luci. E' un cazzo. Un bel cazzo di un giovane, si direbbe. Ha una strana piega verso destra. Non è eretto, ma quasi. Completamente scoperto. O cazzo!

"chi è?" domanda. Nessuno risponde. Solo ciondola lentamente. Bussa nel muro. Nessun rumore o risposta. Finto? Un sogno?

Lo tocca. Nessun sogno per niente. Reagisce. Si alza. Grosso. Lungo. Eretto. Come se stesse aspettando solo lei, che lei lo toccasse.

Quanto tempo? Quanto tempo che non toccava un cazzo che non fosse quello di suo marito! Tanto. Troppo? Allontanò quel pensiero biricchino. Ma quel coso, come dire, la guardava. Come quegli uomini al bar, al ristorante. Avevano fama di essere ben dotati in quel paese e in effetti.... Lo toccò ancora. Più duro di quel che si ricordasse. Troppo tempo. Troppi anni. Sì, certo, anche suo marito, per qualche minuto era così. ma alla fine, quasi alla fine. Non subito. Doveva essere un ragazzo. L'idea della pancia piatta di un ragazzo le fece girare la testa. Come fa una donna a rimanere insensibile al ventre piatto e duro di un uomo. Addominali. Non eccessivi, certo.

Lo prese in mano e lo carezzò. La cappella immediatamente si bagnò di un liquido trasparente.

Mi vedrà qualcuno? Una telecamera nascosta? Li frego io. Spense le luci e lo cercò al buio. Meglio. Molto meglio. Il suo calore era irresistibile. Un pompino? Se non toccava un cazzo da anni, non faceva un pompino da millenni! Suo marito ogni tanto glieli chiedeva ancora, ma lei non aveva proprio più voglia e quindi aveva smesso. chiuso il negozio, gli diceva. Non del tutto, aggiungeva maliziosa, carezzandogli il cazzo ogni tanto, ma pompini basta, non ne ho proprio voglia. A suo marito. Chè ogni tanto quando le capitava, raramente, di vedere in un film un attore completamente nudo, ecco, sì, insomma, se era ben dotato, un pensierino lì lo faceva, ma ancora quello di suo marito? no, grazie.

Quello lì era meglio. E poi non vedeva nessuno. Gli si avvicinò e gli diede come un bacino sulla punta, proprio dove la cappella era più bagnata. Con le dita corse intorno alla base, proprio dove era attaccato al corpo. Duro e potente. Duro e potente. Cazzo! Cazzo che voglia, pensò, aprendo la bocca e mangiandolo. Quanto mi piaceva fare pompini! E a quel pensiero la figa le si bagnò completamente. Una mano le corse di sotto. Da ragazzina le piaceva da pazzi baciare un pisello e contemporaneamente pian piano toccarsi.

Iniziando ad andare su e giù, tenendolo tra le labbra, il suo sapore e durezza la vinsero completamente. Non mi vede nessuno. Neanche il proprietario di questo cazzo stupendo, pensò, allungando la lingua aperta e slinguandologli tutto sotto la cappella. Quanto tempo!

Non vedere niente. sentire solo sapore e calore e consistenza tra le dita e sulla labbra e dentro le labbra e sulla lingua  e la sua grossezza le ricordò quel ragazzo che aveva lasciato poco prima di incontrare suo marito. Scopavano completamente al buio. Era timida allora. Non voleva farsi vedere. Anche adesso, ma quello, quello era stato il più bravo. Decisamente. Come lo usava lui, cazzo, nessun altro mai più. Era anche dotato, come questo qui, questo qui, questo qui.

L'orgasmo di lui la sorprese e il fiotto dapprima le riempì la bocca e poi le si sparse sulle labbra e le mani. Salata. Non se la ricordava quasi più.  Bugia. Ogni tanto alla fine quando suo marito le veniva in mano lei la leccava un poco.

Il fiotto in bocca era stato troppo violento e quindi aveva tossito e quasi aveva dovuto sputare, lasciando il cazzo per un momento. poi lo riprese gustandosi quella rilassatezza improvvisa. Nessuno mi vede, pensò, raccogliendo con l'indice una goccia di seme e mettendoselo in bocca. Una chicca. Peccato che il cazzo stesse rapidamente mollandosi. Avvicinandosi lo leccò completamente per finire come aveva iniziato, con un piccolo bacio sulla punta della cappella.

Chissà se domani.... in fondo devo fermarmi qualche notte, no? 

 

 

 
 
 

corto 106

Post n°442 pubblicato il 19 Marzo 2015 da estremalatitudine

Mi fanno ridere le mie amiche che dicono che a loro non piace fare i pompini. E' così intimo! E' l'unico momento in cui il cazzo è a nostra completa disposizione. Diamo piacere, certo, ma ne riceviamo altrettanto. Almeno così la penso io. Averlo lì, baciarlo, leccarlo, sentirne la consistenza e il sapore e contemporaneamente, se una vuole, potersi toccare o comunque sfregare, sotto, come da ragazzine... ragazze non mi ci fate pensare....

 

 
 
 
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QUEL CHE C'È E QUEL CHE NON C'È

Qui ci sono storie di sesso. Non necessariamente tutte eccitanti, ma a volte sì. Non necessariamente tutte esplicite, ma a volte sì.

Qui non c'è vita vera, ma solo letteratura, ovvero vita attraverso la tastiera.

Se non vi va di leggere di questi argomenti, lasciate stare.

Se vi interessano, spero di riuscire ad essere all'altezza delle vostre attese.

 

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