Creato da estremalatitudine il 19/06/2008

estremalatitudine

racconti di vita, di sesso

 

 

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Post n°428 pubblicato il 24 Ottobre 2014 da estremalatitudine

immaginate una notte con luce di luna piena che entra dalla finestra socchiusa.

siete in casa da sole e non riuscite a prendere sonno. pensieri. insoddisfazioni. un non so che fisico che non vi lascia dormire.

girate per casa. accendete la tv. guardate qualche stupidaggine. il divano è caldo. lo sentite caldo sotto le vostre gambe nude. mutandine, maglietta, niente più.

spegnete. vi alzate. buio tutto intorno. solo la luce della luna. mezzanotte. la chiesa batte i colpi. entrate in camera. un uomo sta dormendo. vi spaventate. non lo conoscete. il vostro urlo non lo sveglia. tornate sulla soglia. lo guardate meglio. somiglia a qualcuno, a qualcuno di bello, ma non lo conoscete. è maschio. troppo maschio. non lo conoscete.

dorme e sembra un angelo. il viso è rilassato. barba mezza lunga. quasi un sorriso. come sognasse cose piacevoli.

è in mutande anche lui. solo in mutande. il torace grosso si alza e si abbassa regolare.

che fare? chiamare qualcuno? come spiegare? chi è? come ha fatto? mentre eravate di là, ma... perché?

vi avvicinate al letto tenendo in mano la prima cosa che vi è capitata in mano. un coltello. un soprammobile pesante. un posacenere di cristallo. pesante. un'arma. lui dorme. non sente.

lo scuotete. niente. come se non lo aveste toccato. insistete. parlate. urlate quasi. è notte. i vicini.

niente. non si muove. fermo come una statua. che dorme, però.

sorride ancora. un bel sogno. davvero un bel sogno. il cotone delle mutande si tende. un bel sogno. osservate la sagoma. chissà cosa sogna? chissà chi sogna? non voi. non lo conoscete neanche. magari! la cappella si nota. sì, decisamente. un bel sogno. beato lui. decisamente. un bel sogno, sì.

gli toccate una gamba. niente. calda. soda. dura. tutta muscoli. ma nessuna reazione. respiro regolare. gliela carezzate. lo stesso. un pizzicotto. niente. gli posate una mano sul torace. il cuore gli batte tranquillo.

un sogno?

nel sogno gli carezzate il pisello? nel sogno? è caldo, sotto il cotone. è già teso sotto il cotone. nessuno vi vede. sotto il cotone. in camera vostra. al buio. solo la luna. nessun altro vi vede. neanche lui.

scoprirlo e vederlo saltare su come una molla è un brivido che torna nel tempo.

solo un bacio, solo un bacio, solo un bacio, vi dite, solo un bacio, uno solo, ripetete, mentre aprendo la bocca glielo mangiate con gusto. solo uno, solo uno. davvero, solo uno, ben fatto, ma uno, uno solo.

il suo sapore vi riempie e vi ricorda di colpo quanto femmina siete.

 
 
 

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Post n°427 pubblicato il 11 Ottobre 2014 da estremalatitudine

Un invito alle signore che passano di qui.

Gentili signore quando andate a letto con i vostri mariti o amanti, quando vi sdraiate con loro con la chiara intenzione che quella non sia la solita scopata o peggio il riposino pomeridiano, per favore non toglietevi le collane e gli orecchini che hanno impreziosito fin lì la vostra bellezza e se possibile, se avete tempo e modo, prima di farlo, prima, passate al trucco, passatevi matite e rossetti, raccogliete i capelli oppure pettinateli come credete sia meglio.

L'intimo, le mutandine, i reggiseni sono preziosi, certo, ma inevitabilmente qualcosa deve sparire per avere una piena libertà di movimento, ma il fard e il rossetto, la matita sugli occhi, le collane e gli orecchini sono fatti per esaltare la vostra bellezza e regalarla al vostro fortunato amante, non agli sconosciuti nei bar o all'edicolante sotto casa.

Tutto, tutto quello che è seduzione perché tenerlo fuori dalla camera da letto?

 

 
 
 

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Post n°426 pubblicato il 11 Ottobre 2014 da estremalatitudine

Una piscina, una piscina calda, d'inverno, mentre fuori piove, piove poco, fitto, dritto e senza vento, freddo, umido, dentro, dentro alle ossa, fino a quando non entri, lì, al caldo e percorri i corridoi, lunghi, caldi e arrivi agli armadietti e ti fermi a pensare per poi riprenderti e pian piano spogliarti.

Dopo, dopo la nuotata, dopo le vasche, dopo che i muscoli sono allentati e caldi, dopo, esci e ti perdi, ti perdi, incredibilmente, ti perdi.

Esci dall'acqua, raccogli le tue cose, infili le ciabatte di gomma, sali i gradini e ti perdi. Non dovevi svoltare a sinistra? Torni indietro, ma non riconosci più nulla. Non trovi neanche la scala da cui sei appena salita. Nulla. Niente.

Nessuna vasca. Solo luce di traverso da alte finestre e rumore d'acqua che scorre. Caldo, sì, quello è rimasto lo stesso. Caldo e corridoi. Dove? Dove hai lasciato le tue cose? Cammini. Che altro puoi fare?

il corridoio è lungo, largo, luminescente, piena di specchi e di continuo si aprono piccole stanze, uomini e donne semi nudi, spogliatoi, tu che cammini e ti domandi, dove, dove sono, cosa è, perché, perché questo corridoio che non ho mai percorso, perché queste stanze che non ho mai visto, chi sono tutte queste persone che lentamente si asciugano e si rivestono.

Chiedi. Nessuno risponde. Come se non sentissero. Come se non vedessero, non ti vedessero.

Finalmente un inserviente. La tuta, la maglietta, la sigla. Domandi, chiedi, quasi ti aggrappi. Lui ti prende per mano, si gira e inizia a condurti.

Ancora corridoi e stanze. Uomini nudi. Di fianco delle belle signore sedute intente ad asciugarsi le gambe ed i piedi, piccoli, bianchi con le unghie smaltate di rosso scuro.

IL corridoio fa un angolo, un angolo retto. Nello svoltare mani leggere ti afferrano l'accapatoio e te lo sfilano. Rimani in costume e dopo poco lui, la guida, con un tocco ti spoglia completamente, prima di riprendere i passi e tenerti per mano. Lo segui nuda, completamente, completamente nuda, non infreddolita, fa caldo, la frescura dell'acqua è andata, asciutta, solo il suo rumore in sottofondo, acqua che scorre.

Una porta si apre. La sua mano la apre. La mano di un uomo la apre. Una mano forte, grande, virile. Lui si gira ti guarda e scompare.

Entri. La stanza è semibuia, deserta.

Qualche passo. Una mano ti afferra un polso, ti tiene. Un'altra ti sfiora un seno. Brivido. Brivido sulla pelle. Bocche ti baciano. Labbra ti assaggiano. Improvvisa eccitazione. Gambe che tremano. Nuda senti mani ovunque. Ti apri.

Le mani ti fanno sdraiare. Sulla schiena. Tutto intorno corpi nel buio, nella semipenombra. Uomini cnudi he continuamente ti baciano, tutta, da per tutto, dai piedi, dalle caviglie, dai polpacci e su, su, tra le cosce e sui seni e sul collo, sulla pancia, sulle spalle.  I loro corpi. grandi, muscolosi, su di te, intorno, intorno a te. Braccia, gambe, toraci, fianchi, inguini. Ti sfiorano. Tutto ti sfiora. Braccia, gambe, toraci, fianchi, inguini. Labbra secche, calde. Le loro labbra secche e calde. Su di te. Dentro te.  Senza lingua. Senza lingua. Solo labbra. Solo baci, caldi, caldi come l'acqua da cui sei uscita, come la piscina, come quella panca su cui sei sdraiata.

Poi una luce, non forte, illumina una signora che avanza. Bellissima. Nuda. I seni sono perfetti. La pancia tesa e le cosce e i polpacci elastici la fanno camminare verso di te quasi senza scatti, continua, continuamente bella, alta, seria, altera, come i suoi seni pieni.

Gli uomini si aprono, ti lasciano, solo qualche mano indugia, sulla spalla, su un seno. Lei senza parlare s'accosta, si siede, ti scosta le cosce e ti bacia, lì, lì dove sei pronta e la sua lingua, la sua bocca ti pare siano le più morbide ed esperte che mai ti hanno baciato. Lì.

Tremi, violento sta per arrivare il piacere. La sua lingua indugia, ti assaggia ancora un momento. Poi ti lascia e alle sue spalle un uomo nudo, pronto, largo, ti prende le gambe, le sue mani grandi, nodose sotto le tue ginocchia, appena sopra il polpaccio, calde, forti, eccole, ti tira a sé, si avvolge le tue gambe intorno ai propri fianchi, come un abbraccio, come una coperta, ed ecco, entra di colpo in te.

Sospiri violentemente il piacere infinito che ti prende.

 

 

 

 
 
 

Corto 90

Post n°425 pubblicato il 05 Ottobre 2014 da estremalatitudine

Quel figaccione da strapazzo le aveva fatte ridere tutta sera con il suo egocentrismo tipicamente maschile.

lui qua, lui la'. Nel villaggio mai nessuna s'era lamentata. Io qui. Sentite che muscoli, gonfiando il torace. E loro giù a ridere di quella sua ingenuità e maleducazione. 

Erano lì ormai da quattro giorni e in spiaggia l'avevano visto, certo, bel fisico, non c'era dubbio, ma un tale truzzo che c'era giusto da ridere.

al secondo giorno aveva iniziato a fare lo scemo. Con loro! Tre signore che potevano avere almeno dieci anni più di lui. Stagione morta. Solo qualche coppia. Una ragazzina giovane giovane che andava in giro mezza nuda con delle tette statuarie. Loro? Niente male. Prima di andare avevano fatto palestra e pilates per rimettersi in forma e adesso li in costume facevano la loro figura.

poi, quella sera, quella notte, lui l'aveva sparata proprio grossa. "Non ne avete mai visto uno grosso come il mio" Stefania s'era quasi offesa: ma per chi ci ha preso! Giulia s'era messa a ridere per prima, poi Laura l'aveva seguita e alla fine anche Stefania sorrideva di quella stupida vanteria.

lui fece quello che si offendeva. Giulia lo sfido'. Faccelo vedere, dai. Qui? Ti vergogni? Si guardo' in giro. Erano soli. Tutti a dormire. Anche i camerieri.

si alzo' e loro fecero circolo intorno a lui. Lentamente si tiro giù pantaloncini e mutande scoprendo un discreto torello, tutto vene e gonfiori. Le palle di sotto sembravano due piccoli limoni tanto erano gonfie e sode.

pero'! Disse Giulia tirandosi indietro per ammirarlo meglio alla luce del lampione.

vieni, disse Laura, prendendolo proprio per l'uccello e tirandoselo dietro in direzione della spiaggia.

la', in un posto tranquillo, abbastanza illuminato, glielo guardarono ben bene e presero a toccarglielo, facendoglielo diventare duro immediatamente.

poi Giulia inizio' ad assaggiarlo e le altre là guardavano come avessero visto un marziano. Dopo qualche minuto Giulia con le labbra lucide si giro' dalle altre e disse loro di provare che era buono.

neanche Stefania alla fine rinuncio'. 

"Mai fatto un pompino comunitario. Non è male, no?"

 

 
 
 

Corto 89

Post n°424 pubblicato il 05 Ottobre 2014 da estremalatitudine

Erano stati a lungo amanti. Adesso non più. Proprio niente no. Poco. Perché lui che era stato un fantastico amante adesso, da qualche tempo, aveva problemi di erezione. 

Il suo lungo cazzo riusciva poco ad irrigidirsi. Stava lì, tra le cosce, a penzoloni, lungo quanto era, come in attesa.

lungo era lungo. Molto più della media. La prima volta lei era rimasta senza parole. Riusciva a prenderla dove nessuno l'aveva mai presa, in fondo, così in fondo che lei al culmine del piacere si sentiva completamente sua.

poi erano iniziati i problemi.

adesso erano lì, in camera da letto, lui completamente nudo, col suo lungo cazzo mezzo scalpellato tra le gambe. Lei con un completino intimo in pizzo nero che inginocchiata davanti ad un ragazzo faceva un lento, lentissimo, dolce pompino.

il cazzo del ragazzo era tozzo e spesso. La cappella scoperta usciva ed entrava dalla sua bocca.

lui se lo toccava debolmente.

poi d'improvviso, forse per la luce che improvvisamente colpì i suoi occhi verdi, gli si rizzò prepotente. Lei se ne accorse con la coda dell'occhio. Uno spettacolo. Quel cazzo era uno spettacolo, si disse lei. Così lungo, con la punta appena scoperta, che luccicava di quel liquido trasparente. 

Lei gli andò vicino e glielo prese in mano. La mano gliene copriva neanche metà. Come ai bei tempi!

prese a leccarglielo con ingordigia, mentre l'altro, il ragazzo, facendosi vicino inizio a baciarle i capezzoli, mentre la mano le ruotava sul monte di Venere.

questo è quello che voglia,pensò lei, prima di abbandonarsi interamente all'amore. 

 
 
 

Corto 88

Post n°423 pubblicato il 04 Ottobre 2014 da estremalatitudine

Non era iniziata per soldi e in fin dei conti neanche adesso contavano molto.

lei, lei era la portinaia. Una donna forte, sensuale, con una bocca scolpita nei secoli. Io lavoro in casa. Scrivo. Mia moglie lavora in ufficio. Mia moglie, dopo anni, non ha più voglia. Lei sempre. 

Inizio' un pomeriggio che ebbi un problema in casa. Non ricordo. Una perdita, forse. Si, ecco, una perdita. Carla salì a vedere cosa era successo. Era estate. Io in mutande e maglietta, come sto sempre in casa. Lei, ricordo perfettamente, aveva una specie di salopette senza niente sotto. I seni premevano contro la pettorina e tenevano in tensione le bretelle. Vederla girare per casa. Il caldo. Il pomeriggio. Non so. Lei si giro' ed io, io ero troppo vicino. Avevo superato la soglia e lei me lo aveva permesso. Ci baciammo e scopammo immediatamente lì in salotto, per terra, sul parquet, col legno lucido e fresco sotto la pelle.

Di li tutto inizio'. All'inizio tanto, tanto. Tutti i giorni. Bisognava solo stare attenti che i vicini non la vedessero entrare e uscire, ma a casa mia tutti escono la mattina per lavorare e dentro rimangono solo quattro vecchiette.

un problema furono le sue urla. Soffia. Parla. Urla. Che dire? Iniziai a tenere sempre la radio accesa col volume forte. La mia vicina si sotto protesto'. La mandai a cagare. 

Poi, come è' normale, iniziammo a vederci solo un paio di volte la settimana. Adesso una. Secondo me ha un altro. Una donna così non può vivere senza l'amore.

quando ci si vedeva tutti i giorni iniziai a farle dei regali, piccole cose, abbigliamento, biancheria intima, qualche gioiello.

mia moglie una sera me lo disse: hai visto la Carla che ha sempre qualcosa di nuovo addosso?

sull'abbigliamento e anche sulle mutandine non ci azzeccavo mai. Per questo lei, che è una donna pratica, mi propose che se proprio volevo farle dei regali di darle dei soldi che si comprava lei quello che volevo.

ando' avanti così un bel po'. Io dicevo un reggiseno, o una maglietta colorata e le davo i soldi e di li a qualche giorno lei tornava indossando qualcosa di nuovo che si era comprata. Era bello. Complicità'. Si comprava dei completi di intimo da urlo. Se li metteva davanti a me, dopo essersi spogliata completamente nuda. Non c'è niente di più sensuale di vedere una donna che si veste per te. Per poi spogliarla, ovvio.

poi smise di seguire i miei desideri. Faceva di testa sua e andava anche bene. Io dicevo mutandine e lei arrivava con un reggiseno. Io dicevo calze e lei mi faceva vedere che maglietta stupenda si era comprata. E mi ringraziava. E mi abbracciav e. I dava baci in continuazione.  Poi cominciai a notare che non arrivava più niente. Se glielo dicevo lei in effetti di li a qualche giorno mi faceva vedere, ma magari era roba che aveva già in casa. Che importava?

l'importante era che il sesso era stupendo. Ne voleva sempre, esattamente come me, non c'erano tabù o segreti, perfetto, e la sua figa, la sua figa, se posso permettermi, scusate, sembrava esattamente fatta per il mio cazzo, esattamente, mi aderiva perfettamente, tanto che qualche notte vagheggiai che fossimo fatti l'uno per l'altra.

adesso viene una volta la settimana. Me lo dice prima. Io mi preparo. E i soldi, i soldi non sono importanti.

 
 
 

Corto 87

Post n°422 pubblicato il 04 Ottobre 2014 da estremalatitudine

Il desiderio, il sogno, a volte si faceva tanto forte, tanto reale, da costringerla a chiudere gli occhi e attendere che si affievolisse. 

A volte, per ragioni che non riusciva completamente a comprendere, il corpo di un uomo le mancava tanto da sentirne l'assenza fisica dentro di lei.

in quei momenti, non sempre, alle volte, in quei momenti le sembrava che col tizio che aveva di fronte, un barista aitante, un cameriere particolarmente gentile, il collega, il suo capo (ecco si, specialmente con quello) potesse succedere qualcosa, così improvvisamente e in quei momenti qualsiasi cosa facesse non riusciva a concentrarsi, ma solo a sognare, ad odorare, a sentire, a pensare a ciò che avrebbe potuto accadere.

il suo capo, specie il suo capo, sognava, era uno che capiva le donne e l'avrebbe presa un giorno, non avrebbe saputo dire come e dove, ma sì, l'avrebbe presa e proprio perché la capiva, capiva troppo bene le donne dopo averla presa avrebbe ordinato a quel tizio che portava la posta di prenderla anche lui, lui che aveva fama di superdotato, e lei sarebbe stata lì (dove?) con loro, con due uomini, che l'avrebbero portata in estasi.

poi il desiderio diminuiva e lei, lei si vergognava di quel che aveva sognato.

 
 
 

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Post n°421 pubblicato il 02 Ottobre 2014 da estremalatitudine

lei gli parlò. il tono, la voce, le parole, chiaro, tutto chiaro e lui, lui sentì il brivido, il brivido alla schiena, il brivido al cazzo, il brivido della conquista, quello a cui non sapeva resistere.

la guardò. aveva i suoi anni. non era una ragazzina. doveva essere stata bella, molto bella. i lineamenti perfetti, ancora, nonostante la pelle non avesse più quel chiarore dei vent'anni.

lei gli parlò ancora. chiarissimo.

si alzò, la prese per mano e la portò di là. quando una signora comanda.

di là le sollevò la gonna, così senza dire una parola, semplicemente, solo la gonna e scoprì le mutandine, estate, solo quelle, e si chinò, quasi in ginocchio, e la odorò e passò le labbra su di lei e la mano di lei gli carezzò la testa, dolcemente, per poi prenderlo, prenderlo per i capelli e risollevarlo e baciarlo con passione, fuoco, tutto, calore, pelle, calda, vicina, stretta, alla sua.

dopo, dopo il bacio, lui si sedette sul divano e si denudò, quello che serve, solo quello, niente di più e lei, lei apprezzò e toccò e strinse e baciò e si accoccolò su di lui prendendolo tutto, tutto, fino in fondo, inarcando la schiena, sotto la sua mano, che le stringeva la colonna, inarcando e soffiando, giù e su, come voleva lei, esattamente.

tornarono in sala separati, uno alla volta, prima lei, poi, dopo, dopo un minuto intero, d'orologio, lui, piano, guardando per terra, lui cacciatore, lui preda.

 
 
 

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Post n°420 pubblicato il 01 Ottobre 2014 da estremalatitudine

ripensandoci non avrebbe saputo dire perché o cosa lo spingesse ogni volta là dove razionalmente non avrebbe voluto finire.

eppure ogni volta che una signora o una ragazza gli girava intorno per più di pochi secondi era più forte di lui, sentiva l'odore, il profumo e l'istinto, l'istinto si risvegliava.

cominciava a corteggiarla e se avvertiva apertura diveniva insistente, dolcemente aggressivo, diretto, sfacciato, gioiosamente maschio e se poi finivano a letto, non sempre, neanche spesso, ma capitava, capitava più di quanto lui razionalmente avrebbe voluto, se finivano a letto, ecco lui diventava padrone, maschio, alto, grande, sicuro, duro, prepotente, potente, sprezzante e al contempo attento a rispettare la preda, così da poterne godere di più, più a lungo , di più, esattamente come fanno i gatti quando giocano, lanciano in aria, fanno scappare e poi riprendono, sicuri, tranquilli, divertiti.

così faceva lui, baciando, lecccando, toccando, carezzando, scopando, penetrando, fermandosi dentro, uscendo e scomparendo, per poco, quel tanto che lei, la ragazza, la signora, la preda con un gesto, un suono, una carezza lo richiamava a sé, lui padrone, lei schiava, lui preda, lei cacciatrice.

dopo, tornando a casa si chiedeva perché, perché era scattata ancora una volta la molla, con quella poi, sì, certo carina, ma niente di chè e poi oca, oca che neanche le oche l'avrebbero presa e invece lui sì, lui sì, sempre, inevitabilmente.

 
 
 

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Post n°419 pubblicato il 01 Ottobre 2014 da estremalatitudine

il marito durante la cena a casa propria osservava gli ospiti, gli sguardi e i sorrisi. tra gli invitati c'era un noto imprenditore che si era separato da poco e le numerose separate presenti facevano a gara nel stargli vicino. A lui, al marito, non sembrava tutto quest'uomo interessante. Parlava poco. Sorrideva timido. L'unico vero atout era che si era separato da poco.

d'altronde più loro, le separate, lo avvolgevano, più lui si ritraeva, come intuisse le manovre di quelle belle signore e non fosse per nulla desideroso di essere avvolto.

Rideva e conversava tranquillo solo con la padrona di casa, sua moglie, che a sua volta sembrava trovarlo particolarmente simpatico. si faceva aiutare nel servire gli ospiti, si faceva seguire in cucina a prendere le nuove pietanze e lui, l'imprenditore, come liberato da quell'assedio delle separate, la seguiva volentieri, ridendo e scherzando.

cosa aveva quel tizio?

certo era molto in linea con il pensiero comune. mai una opinione veramente originale, mai un paradosso o una battuta fuori luogo o cattiva. Molto a modo, molto educato, moderatamente simpatico, ricco, libero, alto ed elegante.

Non come lui, si disse il marito, basso, inquartato, spesso dedito agli eccessi, alle battute goliardiche, alle passioni. il suo contrario? per questo sua moglie sembrava trovarlo così simpatico?

Li guardò ancora una volta. Erano vicini, in un angolo della sale e parlavano e ridevano e si guardavano con uno strano luccichio negli occhi. La conosceva, la conosceva bene. Era certo che lei provasse una simpatia speciale per quel tizio. Una punta di gelosia. Che coraggio, si disse. Dopo tutte quelle che mi sono scopato riesco ad essere anche geloso!

Improvvisamente gli tornò in mente quel libro nel quale il personaggio principale tra lo stupore generale e lo scherno di tutti si dichiarava l'uomo più fedele di tutti, proprio perché le aveva scopate tutte, ma aveva sempre voluto tornare a casa ogni sera, da lei, da sua moglie, dall'unica donna che, diceva, aveva amato veramente.

era così anche lui? davvero? aveva amato solo lei, sua moglie, lei che adesso, guarda, rideva fascinosa proprio vicino a quel tizio e nel ridere scuoteva i capelli?

un'amica gli si avvicinò e gli sussurrò: "questa festa è una palla! mi porti di là una mezzora?"

come riprendendosi dal sonno la guardò. Era lei, l'ultima con cui era stato a letto. Una amica di famiglia, per così dire. Era bellissima e distintamente, guardandole le labbra ancora socchiuse dopo quella frase, sentì il pisello battergli. Lei sapeva che c'era una stanza in cui nessuno li avrebbe cercati.

in effetti si annoiava anche lui. era stufo di stare lì a osservare sua moglie cincischiare con quel tizio.

si alzò e si fece condurre. Seguendo l'amica si disse che un vero signore non rifiuta mai un favore ad una signora.

 

 
 
 

Lungo 83

Post n°418 pubblicato il 27 Settembre 2014 da estremalatitudine

Lavoro, sempre lavoro, però quel genere di cose che lo rendono un poco meno noioso. Un invito. Una serata. I cinquant'anni di una casa editrice. Un invito. Bene.

si prepara come Dio comanda. Una cosa elegante. Bisogna essere all'altezza. Tacco, tailleur nero con una scollatura rotonda e gonna poco sopra il ginocchio, auto reggenti nere.

il marito la prende in giro: sicura che sia lavoro? Ride, ridono.

quando arriva poche donne. La moglie dell'editore e un paio di sue amiche. Almeno così sembra da come chiacchierano. Cena servita. Al tavolo con un giornalista straniero, il direttore generale di non si sa che cosa e un altro tizio di cui non ha colto il nome.

vino bianco e poi rosso con le carni. Sta attenta, ma già' due bicchieri sono tanti per lei.

dopo cena il responsabile delle pubbliche relazioni invita tutti a visitare le sale della esposizione. Lentamente la gente sciama nella direzione indicata. Lei aspetta. Non c'è fretta. Così evita la calca. E poi vuole godersi la serata da scapola. Non capita mai!

si siede in poltrona ed ascolta distratta un bell'uomo che parla, parla, parla. Chissà cosa dice? Si concentra per un attimo. Lo conosce. Sempre in Tv. I giornali gli attribuiscono più amanti dei capelli che ha in testa. Mentre parla lei si chiede come sarà a letto. Qualcosa avrà imparato a forza di andare a letto con attrici e cantati!?!

dopo la mezzanotte si decide per visitare l'esposizione.

sala semi buia. Stretta e lunga al centro un tavolo di noce incerato, lucido, brillante. Solo lei. Tutti gli altri uomini. Cinque, sei.

Si avvicina al tavolo e osserva il primo libro. Un grosso tomo illustrato con fotografie stupende. Le pagine nere. Carta lucida, pesante. Le sue dita sulla carta. Un piacere fisico toccare. Anche il tavolo, così liscio, perfetto, brillante per la c'era d'api.

seguendo il tavolo il secondo libro. Stessa impostazione. Liscio che è una bellezza. Foto di oggetti bellissimi.

la sua mano segue tavolo e pagine, carta patinata e cera d'api, lisce, perfette.

dietro di lei un signore. Mani abbronzate. Un forte profumo maschile molto costoso. Eleganza ricercata. Lei si chiede chi possa essere. Il signore le si avvicina. Non interrompe la lenta carezza che lei offre al tavolo e ai libri. Solo segue. Vicino. Ancora più vicino. Le sue mani abbronzate, curate, vicino alle sue dita bianche. 

Ormai sono tanto vicini che aprono e osservano i libri insieme. Lui talvolta l'aiuta a girare le pagine. Quando serve.

dall'altra parte del tavolo un altro signore, più giovane, come lei, quasi, forse, anche lui molte elegante, profumato. La guarda. La osserva. Si unisce alla visita. Uno dietro di lei, appena un passo dietro, l'altro dall'altra parte del tavolo.

alza lo sguardo e lo osserva sua volta. Bello. Senza se e senza ma. Bello, si. Come il signore che la segue. No, di più. Sarà l'età, ma è più bello. Meno curato. 

Le mani dell'uomo che la segue sfiorano le sue. Abbronzate. Profumate. Che vuole?

incerta, a disagio, allunga il passo, oltrepassando una tenda posta a divisione della sala. Il tavolo in realtà continua. Sempre lo stesso. Lungo, lunghissimo.

lei oltrepassa la tenda e si gira a guardare l'uomo. Poi osserva il dirimpettaio che a sua volta osservandola le sorride.

anche l'uomo dietro di lei sorride. Anche lei. Di circostanza.

distratta non guarda i libri che continuano a sfilarle davanti. Osserva gli uomini che ormai le sono molto vicini. Ne sente il calore.

le sembra che quello davanti la inviti a leggere il libro. perché? Lo guarda. Capisce. Non lo sapeva.  Non sapeva che quella casa editrice oltre a libri d'arte facesse anche libri erotici. Fotografie.

quello davanti a lei ritrae una bella signor che bacia e viene baciata da due uomini. Sorpresa! Imbarazzo. Guarda meglio. La tizia le somigliA. Stesso taglio di capelli. Viso tondo. Trucco leggero. E anche gli uomini sembrano simili. Uno più giovane e temerario (la bacia). L'altro più vecchio. Si abbracciano. La mano di lei sulle sue spalle. Le unghie rosse fuoco. Guarda le proprie: rosso fuoco.

una mano le prende la mano. Abbronzata. Profumata.

"venga, mia cara." E pronto la conduce in una stanza segreta. Subito appare anche l'altro. Una vertigine. Festeggiare la serata da scapola? Due?

prima che possa pensare qualcosa, le loro labbra sono su di lei. Si sente preda. Ambita. Desiderata. Dopo tanto. Dopo tanto tempo. Uomini che la desiderano. Bello. Davvero. Che importa?

dopo, al rientro, indolenzita, soddisfatta, il marito che russa, ripensare e' un brivido. Due! Bellissimo.

 
 
 

Corto 83

Post n°417 pubblicato il 23 Settembre 2014 da estremalatitudine

Lei si trovo' lì in mezzo, in mezzo tra noi, noi con le spade sguaiate, se capite cosa intendo, impugnandole entrambe, tremante come una verginella, a carezzarli tutti e due, a baciarci tutti e due, prima me, poi l'altro, le nostre lingue, le nostre labbra, fuse insieme, i nostri respiri, fusi insieme, mentre le continuava a tenerci, in mano, saldamente, senza dubbi, stringendo solo un po' troppo, esattamente come una verginella, la prima volta, la prima volta che ne accarezza uno e lo stringe, forte, fidandosi della sua consistenza.

poi si sdraio' sul letto e noi le fummo davanti alla faccia, davanti al viso, alle labbra, lì, li davanti è lei ci guardo' e per primo prese l'altro e io rimasi lì col pisello nella sua mano, mentre lei iniziava un pompino, al cazzo dell'altro, più piccolo, decisamente più piccolo, più corto e sottile, più piccolo, mentre il mio nella sua mano, stretto come in una morsa, andava su e giù, alla svelta, alla svelta, fino a quando lei riapri gli occhi, mi vide, vide il mio cazzo e dimentico' quell'altro.

non è colpa mia se era più grosso....

 
 
 

Corto 82

Post n°416 pubblicato il 23 Settembre 2014 da estremalatitudine

Aspettandola si carezzava il pisello. Su e giù. Giù è su. Lentamente. Ricordava. Ricordava bene l'ultima volta e le altre prima. Sempre grandi scopate.

il fatto che lei prendesse un treno e si facesse ore per andare da lui a farsi scopare lo eccitava e lo rendeva orgoglioso. Una belle donna come lei. Poteva avere tutti gli amanti che voleva e voleva lui. Cazzo!

improvvvisamente l'immagine del suo culo si fece più viva, presente, li', quasi lo potesse toccare e il suo cazzo, il suo cazzo improvvisamente si irrigidì completamente, come il marmo, come il marmo.

smise subito di toccarsi. Non voleva venire. Non subito. Dopo. Con lei. Sapeva quanto amava quando veniva, quando sentiva il suo pisello tremare e poi scoppiare tra le cosce o in mano o in bocca. Doveva trattenersi. 

La mano si tolse. Il cazzo ciò nonostante tremava come dotato di vita propria. "Sto per venire" penso'. "Non devo" penso'.

il pensare che non doveva, il sentire che stava già venendo, insomma scoppio' e sporco' tutte le lenzuola.

"cazzo!" Penso' "domani mattina mi tocca pure cambiare le lenzuola!"

poi se ne dimentico'.

nel letto, dopo, lei annusando il cotone gli chiese ragione.

"pensavo a te" rispose.

lei lo bacio' e ripresero a scopare.

 
 
 

Corto 81

Post n°415 pubblicato il 23 Settembre 2014 da estremalatitudine

Mentre la stavo scopando da dietro sentivo i suoi sospiri, i suoi lamenti, ma non le vedevo il viso, nascosto dal suo sedere e dalla schiena.

poi ad un tratto mi apparve, contorniamo dai capelli neri, bianco, con la fronte bianca e le labbra, le labbra accese.

l'avevo conosciuta da poco. Sposata. Cercava avventura o qualcuno che la liberasse del marito? Che importava, adesso, mentre continuavo ad andare su e giù con forza e lei, lei mi prendeva e sospirava.

il suo viso era strano. Dalle labbra uscivano sospiri e lamenti, ma gli occhi erano seri, distanti, come fosse poco interessata all'argomento.

aveva un gran bel culo, grosso, in rilevo, un po' come quello delle nere. Le mie mani erano appoggiate su di lei. Sospiro' ancora più forte, come se fosse davvero eccitata, ma i suoi occhi...

"che c'è?" Chiesi

"mi fai impazzire" rispose. Mi prendeva per il culo?

mentre mi guardava, mi leccai il medio della destra. Lei forse capì. Un lampo nei suoi occhi. Poggiai la destra in mezzo al suo solco e senza smettere di scoparla la penetrai anche nel culo completamente con il mio medio.

un brivido corse lungo la sua schiena. Si inarco' profondamente. Sospiro' forte e i suoi occhi, i suoi occhi erano persi nel piacere.

"Questo ti piace?" Domanda retorica, la mia. Si muoveva con me con forza mentre il mio cazzo e le mie dita la prendevano contemporaneamente e con lo stesso ritmo.

"Siiii. Siiiiii, si, si, amore mio"

"tuo marito non ti incula?"

scosse la testa e i suoi bei capelli neri disegnarono un arco sul cuscino.

uscii.

lei mi guardo'. Le feci vedere il cazzo duro. Poi le carezzai le natiche e il buchetto e di colpo la inculai. Ringhio'. Sbuffo'. Scosse ancora violentemente il capo. 

Ecco cosa cercava.

 

 
 
 

Corto 80

Post n°414 pubblicato il 23 Settembre 2014 da estremalatitudine

Facevano coppia da un po'. Si erano conosciute in una discoteca per single e dopo poco avevano capito che entrambe erano lì per la stessa cosa: una scopata di una notte e via.

l'avevano capito dagli sguardi con cui entrambe scandagliavano la sala. Nessun romanticismo. Nessuno sguardo insistente su uno o su un altro. Si guardavano in giro come a cercare la preda. L'importante era che gli uomini presenti non se ne accorgessero. Beccarsi delle puttane era un attimo! A quel punto tutti i balordi si sarebbero eccitati e addio caccia seria.

per una scopata di una notte bisognava stare attente. Ci voleva niente a beccarsi uno stronzo.

quando Carla si era avvicinata e avevano iniziato a parlare dopo poco si erano capite e si erano trovate d'accordo. Meglio cacciare insieme. Più sicuro. Più facile.

grazie a Dio a Carla piacevano i dirigenti d'azienda, i giovani rampanti, quelli eleganti, insomma, e con l'aria un po' da stronzo. Ad Angela no. Piacevano normali. Semplici. Senza tanti fronzoli. Simpatici e dalla chiacchiera pronta. Niente di più.

erano d'accordo anche su un altro particolare tecnico: meglio sposati o fidanzati. Per prima cosa sapevano cosa era una donna. E poi c'erano minori pericoli di innamoramento da romantico in libera uscita.

la prima volta fu in un trentenne in carriera e uno che lavorava alla posta. Serata memorabile. Almeno per chi se la ricordava. Angela, che' Carla si era ubriacata come un balcone e non si ricordava niente.

poi altre, molte altre.

fu quando furono proprio in confidenza che Carla tiro' fuori un cazzo finto e soprattutto delle manette.

"perché il cazzo finto?" Le chiese subito Angela. "Non facciamo ste robe proprio per trovarne uno vero?"

"si, certo. Peccato che a volte durino neanche il tempo di un sospiro. Specie se inizi con un pompino. Non fai in tempo a prenderlo che ti ritrovi già' innaffiata che neanche un geranio!"

"E le manette?"

"sicurezza, amore mio, sicurezza! Li leghi alla spalliera del letto, fai credere loro chissà cosa e poi ti fai una bella scopata in sicurezza senza il pericolo che diventino violenti o si mettano in testa di incularti per forza. Sai come sono i maschi: dei coglìoni. Vedono le manette e gli tira il cazzo. E noi cosa vogliamo?" E Carla si mise a ridere e Angela pure.

"e poi devo confessarti una cosa - continuo' Carla - sai che a me piacciono un po' stronzi. Ecco certe volte l'accoppiata manette e cazzo finto e' il massimo. Tu gli fai un pompino, no, e intanto gli carezzi il buchetto con l'indice. Se sei fortunata, specie con quelli un po' più agee, ad un certo punto ti chiedono di incularli e inculare uno stronzo che piagnucola che lo vuole e' davvero il massimo, davvero!"

"che tipo che sei Carla. A volte mi fai un po' paura."

"io strana? Avresti dovuto vedere qualche dirigente con cui ho scopato. Tutti mogli e figli. Tutti certezze assolute e una risposta per tutto. Poi legati al letto.... Uno una volta mi ha detto che voleva prendermi un appartamento per venire a trovarmi senza complicazioni... E gli piaceva tanto il bastone, credimi, oltre alla mia figa"

"ma come parli, Carla, amore mio!" 

 
 
 

corto 79

Post n°413 pubblicato il 17 Settembre 2014 da estremalatitudine

Glielo aveva consigliato una amica. Una cosa divertente, aveva detto, ad un prezzo ragionevole. Dal suo racconto aveva capito poco, per la verità, anche perché aveva detto poco. Era rimasta molto sul vago. L'unica cosa che aveva capito era che c'entrava il sesso e non c'erano pericoli, né di malattie, né e soprattutto di fare esperienze non desiderate.

"Avrai per tutto il tempo la situazione completamente e assolutamente sotto il tuo controllo. Potrai iniziare quando vorrai e finire quando vorrai e anche andarci, dare una occhiata e venire via senza fare niente. Nessun problema. Non dovrai spogliarti se non vorrai, anzi per la verità non è proprio previsto, anche se devo dirti che l'ultima volta ad un certo punto avevo caldo. Insomma, una roba strana, divertente e senza pericolo di nessun genere."

"Uomini?" "Bè, certo, ma vedrai."

Un portone, l'ascensore, un campanello. All'ingresso una bella signora non giovanissima, ma neanche tardona. Trentenne? Quarantenne? Vestita normalmente, truccata normalmente, parlava normalmente, gentile, educata, le chiese cosa desiderava e lei rispose come le aveva detto l'amica. Il prezzo era quello preannunciato. Trenta euro. Si poteva fare. Togliersi una curiosità. Di più non lo avrebbe fatto.

La signora la condusse davanti ad una porta e le chiese se voleva lasciare il cappotto. Lei rispose di no e l'altra replicò che comunque nella stanza c'erano poltrone su cui appoggiarlo in qualsiasi momento.

Entrarono. La stanza era molto grande e arredata con un gusto inglese. Poltrone di pelle. Quadri dell'ottocento. Una lampada liberty illuminata. Un divano molto ampio e ricoperto di un drappo damascato. tappeti persiani ovunque. Molto ampia e luminosa.

La cosa strana era che al centro della stanza stava una specie di cubo evidentemente in carton gesso, le cui pareti non arrivavano al soffitto, ma si fermavano a circa 2 metri di altezza. Alle pareti di quello strano cubo schermi piatti su cui scorrevano immagini marine.

La signora le chiese ancora una volta se voleva lasciare lì il cappotto e ancora una volta lei rispose di no. Allora la invitò ad entrare nel cubo attraverso una porta che poi lei, rimasta fuori, chiuse alle sue spalle.

Anche dentro era abbastanza grande. Non uno sgabuzzino, insomma. Ci stavano due poltrone, una pianta molto alta le cui fronde superavano le pareti e anche lì quattro schermi piatti appesi ciascuno ad una parete.

Poco dopo iniziò una musica e sugli schermi apparvero immagini di atleti e modelli seminudi. Oni schermo proiettava una immagine diversa. Bianco nero. Colori. Interni. Esterni. Nudi, Vestiti. Quegli uomini avevano una unica caratteristica comune: le sembrava che tutti la guardassero. Ovunque si muovesse in quel piccolo cubo gli sguardi dei modelli che scorrevano sugli schermi la seguivano. Bel trucco, ma..... tutto qui,? per trenta euro? ma poi perché la stanza nella stanza?

Stava girandosi intorno cercando di capire distratta a tratti dalle immagini di quegli uomini nudi o seminudi (uno aveva un torace pazzesco) uno degli schermi, quando ad un tratto vicino a lei da un buco fin lì invisibile sulla parete apparve un membro maschile semi eretto. Spaventata, quasi urlò. Si scostò. Era bianco. Nervoso. Semi eretto. Lo guardò con curiosità, lei che aveva avuto così poche esperienze prima del matrimonio. Un altro spuntò vicino al suo viso. Più scuro. Eretto stavolta. Sorrise. Quasi rise. Ecco cos'era. Si allontanò e si mise seduta in poltrona. Proprio vicino al braciolo ne spuntò un altro, questo decisamente nero, dalla cappella violacea. Si chinò a guardarlo da vicino. Il cazzò le dondolò davanti al viso, quasi l'avesse vista avvicinarsi. Si scostò. Dall'altra parte ne spuntò un quarto, di nuovo bianco, ma grosso, molto grosso, decisamente più grosso degli altri, anche di quello nero, notò con una certa sorpresa.

Toccarli? Era tentata. sentirne il calore. Sentirne le vibrazioni. E poi era fare sesso quello? Era tradire? Che cazzate! sicuramente no, no?

Con l'indice seguì il contorno di quello nero. Proprio lì di fianco a quello ne spuntò un quinto, nero anch'esso, girato all'insù e decisamente grosso anche quello.

Più grosso del bianco? Cercò di capirlo, ma così era difficile dirlo.

Le girò la testa e si rimise seduta. Altri cazzi spuntarono vicino a lei. No, non erano nuovi. Erano quelli di prima. Sempre quei cinque. Solo che le stavano tutti intorno. Come caspita facevano?

Ovunque girasse la testa c'era un pisello, senza contare le immagini che continuavano a scorrere sugli schermi. Un cambio di luce improvvisa attirò la sua attenzione. Su uno schermo era apparsa una signora perfettamente vestita e seduta comodamente in poltrona che ben truccata e ben inquadrata in primo piano faceva un pompino. Non aveva mai visto fare un pompino. Li faceva lei, certo, ma vederlo fare era diverso. Quella attrice aveva la labbra piene, rosse fuoco e stava leccando e mangiando un cazzo di dimensioni notevoli.

Quasi inconsapevolmente prese in mano un cazzo. Poi se ne rese conto e lo lasciò cercando uno dei due più grossi. Se doveva ..... 

Anche negli altri schermi erano comparse scene di sesso esplicite.

Iniziò a carezzare il cazzo non riuscendo a togliere lo sguardo dall'attrice che continuava a fare un pompino.

caso volle che sia il cazzo del film che quello che teneva in mano vennero nello stesso momento. L'attrice con la punta delle dita cercò il seme e lo leccò. Lei fece lo stesso.

Si riprese e si gurardò intorno. Gli altri cazzi erano spariti.

Non si alzò. Non ne aveva voglia. Un nuovo film partì. Questa volta l'attrice era seminuda, sdraiata su un letto. Il film era in bianco nero. Di fronte a lei un uomo di colore sembrava offrirle il proprio cazzo.

Quello nero comparve di fianco a lei. Quello grosso. Il più grosso pensò lei dopo averlo preso in mano. L'uomo sullo schermo si avvicinò. Lei non si spostava. Il cazzo quasi le sfiorava le guance. Controluce. Nero sulla sua guancia bianca. La mano di lei sottile. Le unghie scure. La bocca. Le labbra.

Anche lei iniziò un pompino, sporgendosi dalla poltrona.

Buono, caldo, tanto.

 
 
 

corto 78

Post n°412 pubblicato il 17 Settembre 2014 da estremalatitudine

Scese dalla macchina che pioveva a dirotto. Lui passava di lì. Dato che lei non aveva di che ripararsi, lui istintivamente allungò verso di lei il braccio col quale reggeva l'ombrello. Lei rialzandosi gli sorrise per la gentilezza. Un attimo.

Poi l'autista la raggiunse con l'ombrello. Lui si scostò e rimase un attimo fermo a guardarla andar via.

Avevano parcheggiato praticamente sul marciapiede. Una Mercedes gigantesca. Nera. Si diressero verso il portone più vicino. Prima di entrare lei si girò e lo guardò quasi invitandola a seguirla.

Lui se ne accorse, ma fece finta di nulla. Poteva essersi sbagliato. Era la cosa più probabile.

Appena l'autista tornò alla macchina e liberò il marciapiede, lui che quel pomeriggio non aveva molto da fare si avvicinò al portone e scorrendo il citofono cercò di immaginare dove potesse essere andata.

Una bella signora così. Con l'autista. Era un palazzo tutto di uffici. Un notaio al terzo. Probabilmente lì.

Salì fino al terzo ed entrò. Nei pochi attimi prima che la segretaria venisse a chiedergli di cosa aveva bisogno, lui si guardò in giro, allungando la testa a sbirciare nella sala d'aspetto.

Lei era là seduta, con le belle gambe accavallate. I capelli non le si erano bagnati troppo. Lui era stato veloce nel ripararla.

Alla tizia che gli chiese disse che voleva vedere il notaio per una questione riservata. Gli disse che c'era da aspettare. Lo immaginava, rispose. Fu accompagnato alla sala d'aspetto. Pochi passi. 

Erano soli.

Lei sollevò la testa e non parve sorpresa. Forse le capitava spesso che uomini la seguissero. Poteva anche essere, data la sua bellezza evidente.

"Mi ha seguito?" gli chiese

"No, un caso" le donne amano il caso, pensò, anche se non ci credono per niente.

"Grazie comunque" riprese lei.

Iniziarono a parlare del più e del meno. Sorrideva alle sue battute e qualche volta, rara, rideva pure. Niente di intimo, nessuno scivolamento sul personale. Si era sbagliato, in strada, quando gli era sembrato di cogliere nello sguardo di lei un invito? Evidentemente...

Poi sulla porta comparvero due uomini. Uno capì poi che era il notaio. L'altro doveva essere il marito o il compagno, vista la confidenza con la quale le si rivolse.

Lei si alzò e i due uomini si girarono per andare verso la porta dello studio. Nel passargli vicino lei gli lasciò scivolare un biglietto col proprio numero di cellulare.

Quando il giorno dopo la chiamò, lei fece finta di non ricordarsi, ma accettò un appuntamento.

Una pazza, pensò lui, andando quasi di controvoglia all'appuntamento. Vederla arrivare su tacchi alti e gonna al ginocchio gli fece scordare ogni dubbio e ogni prudenza.

Finì il ppomeriggio legato come un salame, intanto che lei lo schiaffeggiava, ancora completamente vestita.

Lui non si divertì per niente. Non erano cose per lui. Il legarsi poteva anche starci, ma farsi menare da una che aveva anche riparato dalla pioggia, no.

 

 
 
 

corto 77

Post n°411 pubblicato il 16 Settembre 2014 da estremalatitudine

Che devo dirvi, amiche mie? detto me l'aveva detto.

Ci stavamo baciando da un po' e le sue mani mi carezzavano un po' da tutte le parti, quando si è interrotto e mi ha detto che c'era un problema.

Sulle prime non ho capito. Credevo si fosse ricordato improvvisamente di essere sposato, di avere un impegno, di non potersi fermare, di essere gay... che ne so?

Poi tutto serio mi ha detto che se andavamo avanti ancora un po' era giusto che io lo sapessi: ce l'aveva troppo grosso. Gli l'avevano detto un sacco di fidanzate. Troppo.

Io mi sono messa a ridere: che dovevo fare?

poi ci siamo ripresi a baciare e un po' per curiosotà, un po' per capire meglio, sì, insomma ho iniziato anche io a dargli qualche carezze e in effetti....

ma davvero non mi sarei aspettata quello che poi ho visto. non avete idea, o forse qualcuna sì, non so. So che io non ne avevo mai visto uno così. dico dal vero che sulla rete ne girano d'ogni. ecco sì un rocco siffredi super, diciamo così

che dirvi? è andata. bene, certo, molto bene.

quando è entrato credevo non ce l'avrei mai fatta. L'ho pregato di fare piano e lui devo dire è stato bravo. Piano piano, sì, insomma è andata. Sì, bene. Proprio bene.

se vi capita non vi tirate indietro, ragazze. niente paura. lo giuro

 
 
 

corto 76

Post n°410 pubblicato il 16 Settembre 2014 da estremalatitudine

Mentre lui la massaggia, lei si rilassa, completamente. Quasi dorme. Poi un tocco la sveglia. Le sua mani forti su di lei la plasmano, come se rimettessero ogni muscolo al proprio posto.

I piedi, i polpacci, le cosce, la schiena, le spalle, il collo. Lentamente, lentamente, con precisione e forza. Solo saltando il sedere, che lei all'inizio ha detto di non volere mostrare.

Sui fianchi un asciugamano bianco. Leggero. E lui sta agli ordini e salta quella parte.

Le sue braccia sdraiate lungo il corpo con le mani che sfiorano quel pezzo di cotone bianco che le copre i glutei. Perchè? Perché le avevano detto di togliersi tutto e proprio completamente nuda era imbarazzante? Perché non le andava che uno sconosciuto la vedesse da dietro? A gambe semiaperte? Fosse stata almeno sdraiata sulla schiena, ancora, ancora, ma sulla pancia.....

ricordava le foto delle modelle o delle attrici sdraiate così. Imbarazzante. Il sedere semiaperto, lo scuro della pelle e poi sotto le labbra aperte. Imbarazzante.

e allora perché continuava a pensarci? perché le sue mani erano così forti, calde, precise?

il profumo del suo corpo, di quel corpo maschile che le gira intorno silenzioso e la prende e la aggiusta. aggiusta? è il verbo più adatto?

quel profumo, misto all'olio che usa. perchè ho detto che il sedere no?

"si giri sulla schiena" le dice. Quale occasione migliore?

Lui si volta. Non guarda neanche. Lei nel girarsi fa scivolare via l'asciugamano. Finalmente!

 
 
 

corto 75

Post n°409 pubblicato il 13 Settembre 2014 da estremalatitudine

Bianca come il latte, di quella carnagione che crema 50 se no le veniva la febbre, sempre il cappello in testa, sempre a riparo, le lunghe gambe accoccolate esattamente dentro il cono d'ombra della tenda, ecco si alza e correndo va verso il mare dove si tuffa senza esitazioni, refrigerio, finalmente, e poi riemerge, lì vicino a riva, mettendosi in ginocchio sott'acqua, solo la testa fuori, capelli rossi fuoco bagnati proprio mentre di fianco a lei, poco, poco distante, ecco, vicino, dopo poche bracciate, si mette dritto un ragazzo di colore, scuro, secco, nudo, completamente, nudo, emerge e lei annota il culo nervoso, le piccole chiappe, la schiena flessuosa, poi lui si rigira, come a guardare l'orizzonte e scopre, nel ruotare, il cazzo più grosso che lei abbia mai visto, nero, scuro, con la cappella leggermente scoperta, rosso cardinale, rosso carminio, rosso profondo.

Bianca come il latte, nero come la pece. Si vede, si immagina, sogna. Un attimo. Si chiede cosa si prova, così grosso, dolore?

Mai provato desiderio di nient'altro. Quello che ha, quello che fa il suo fidanzato basta e avanza. Solo adesso lontano. Lavora. Non poteva quella vacanza tardiva. Per questo sogna, si immagina, si chiede. Intanto lui si rigira ed esce dall'acqua. Camminando quel coso ballonzola tra le cosce e si intravede anche da dietro, tanto è grosso.

Sotto l'ombrellone l'amica sorride. Ha notato la scena. Quando rientra, commenta. Com'è vederselo lì a neanche mezzo metro?

"ma secondo te, come è con uno così?" "beh, immagino si debba fare attenzione, no?" "pian piano..." "e già pianino pianino si fa la strada per Roma, no?" ridono.

Il ragazzo intanto si sdraia, poco più in là, qualche metro, sulla schiena, ovviamente, deve esserne proprio orgoglioso. uomini! come se fosse quello che conta, ecco, sì, insomma. ridono.

La sera a cena lo vedono, tutto tirato, elegante, un nero con i soldi, evidentemente. bene. buon per lui, no? ridono ancora.

fuori stagione, pochi clienti. ragazze solo loro. al bar dopo lui le avvicina e in un inglese perfetto inizia a parlare. la sua amica capisce poco, meno. tocca a lei, bianca come il latte, parlare. Frasi stentate, silenzi, lui la invita a ballare, mai ballato con uno di colore, ci prova, la stringe, niente, nessuno strano contatto, solo il ricordo, quel ricordo, la spiaggia, il caldo, lei bianca che sta all'ombra e si butta in mare e lui, lui che esce completamente nudo lì di fianco a lei.

il suo odore è strano, lo sente preciso sul suo collo, lungo, il collo, più alto di lei, nonostante i tacchi, nonostante tutto, più alto, il collo, profumo, strano. Lui si china e le teste si avvicinano un poco. L'amica li chiama, li richiama, bisogna ordinare da bere, il cameriere nero anche lui. Secondo te? anche lui? ridono ancora.

"facciamocelo portare in camera, no?" propone l'amica. "cosa??" "la capirihna, no? c'è una bella terrazza. Meglio che stare qui sotto, in questa specie di taverna, no?" "sì, va bè, ma sei proprio troia!" risponde ridendo. e acconsente. Lo dice al cameriere. si allontanano. Il nero le segue. Il cameriere pure.

"Adesso lo sappiamo!" "e già" e ridono, il mattino seguente, bevendo caffé e mangiando brioche.

 

 
 
 
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QUEL CHE C' E QUEL CHE NON C'

Qui ci sono storie di sesso. Non necessariamente tutte eccitanti, ma a volte s. Non necessariamente tutte esplicite, ma a volte s.

Qui non c' vita vera, ma solo letteratura, ovvero vita attraverso la tastiera.

Se non vi va di leggere di questi argomenti, lasciate stare.

Se vi interessano, spero di riuscire ad essere all'altezza delle vostre attese.

 

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ciao - passi spesso di qui?
Inviato da: estremalatitudine
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Saluti
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SigniFICAtivo il "vedono le manette e gli tira il...
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il 27/09/2014 alle 08:10
 
Bentornato, idea grandiosa.
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Stronza ingrata!Ma poi lei l'ha slegato?
Inviato da: sciarconazzi
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