Creato da estremalatitudine il 19/06/2008

estremalatitudine

racconti di vita, di sesso

 

 

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Post n°413 pubblicato il 17 Settembre 2014 da estremalatitudine

Glielo aveva consigliato una amica. Una cosa divertente, aveva detto, ad un prezzo ragionevole. Dal suo racconto aveva capito poco, per la verità, anche perché aveva detto poco. Era rimasta molto sul vago. L'unica cosa che aveva capito era che c'entrava il sesso e non c'erano pericoli, né di malattie, né e soprattutto di fare esperienze non desiderate.

"Avrai per tutto il tempo la situazione completamente e assolutamente sotto il tuo controllo. Potrai iniziare quando vorrai e finire quando vorrai e anche andarci, dare una occhiata e venire via senza fare niente. Nessun problema. Non dovrai spogliarti se non vorrai, anzi per la verità non è proprio previsto, anche se devo dirti che l'ultima volta ad un certo punto avevo caldo. Insomma, una roba strana, divertente e senza pericolo di nessun genere."

"Uomini?" "Bè, certo, ma vedrai."

Un portone, l'ascensore, un campanello. All'ingresso una bella signora non giovanissima, ma neanche tardona. Trentenne? Quarantenne? Vestita normalmente, truccata normalmente, parlava normalmente, gentile, educata, le chiese cosa desiderava e lei rispose come le aveva detto l'amica. Il prezzo era quello preannunciato. Trenta euro. Si poteva fare. Togliersi una curiosità. Di più non lo avrebbe fatto.

La signora la condusse davanti ad una porta e le chiese se voleva lasciare il cappotto. Lei rispose di no e l'altra replicò che comunque nella stanza c'erano poltrone su cui appoggiarlo in qualsiasi momento.

Entrarono. La stanza era molto grande e arredata con un gusto inglese. Poltrone di pelle. Quadri dell'ottocento. Una lampada liberty illuminata. Un divano molto ampio e ricoperto di un drappo damascato. tappeti persiani ovunque. Molto ampia e luminosa.

La cosa strana era che al centro della stanza stava una specie di cubo evidentemente in carton gesso, le cui pareti non arrivavano al soffitto, ma si fermavano a circa 2 metri di altezza. Alle pareti di quello strano cubo schermi piatti su cui scorrevano immagini marine.

La signora le chiese ancora una volta se voleva lasciare lì il cappotto e ancora una volta lei rispose di no. Allora la invitò ad entrare nel cubo attraverso una porta che poi lei, rimasta fuori, chiuse alle sue spalle.

Anche dentro era abbastanza grande. Non uno sgabuzzino, insomma. Ci stavano due poltrone, una pianta molto alta le cui fronde superavano le pareti e anche lì quattro schermi piatti appesi ciascuno ad una parete.

Poco dopo iniziò una musica e sugli schermi apparvero immagini di atleti e modelli seminudi. Oni schermo proiettava una immagine diversa. Bianco nero. Colori. Interni. Esterni. Nudi, Vestiti. Quegli uomini avevano una unica caratteristica comune: le sembrava che tutti la guardassero. Ovunque si muovesse in quel piccolo cubo gli sguardi dei modelli che scorrevano sugli schermi la seguivano. Bel trucco, ma..... tutto qui,? per trenta euro? ma poi perché la stanza nella stanza?

Stava girandosi intorno cercando di capire distratta a tratti dalle immagini di quegli uomini nudi o seminudi (uno aveva un torace pazzesco) uno degli schermi, quando ad un tratto vicino a lei da un buco fin lì invisibile sulla parete apparve un membro maschile semi eretto. Spaventata, quasi urlò. Si scostò. Era bianco. Nervoso. Semi eretto. Lo guardò con curiosità, lei che aveva avuto così poche esperienze prima del matrimonio. Un altro spuntò vicino al suo viso. Più scuro. Eretto stavolta. Sorrise. Quasi rise. Ecco cos'era. Si allontanò e si mise seduta in poltrona. Proprio vicino al braciolo ne spuntò un altro, questo decisamente nero, dalla cappella violacea. Si chinò a guardarlo da vicino. Il cazzò le dondolò davanti al viso, quasi l'avesse vista avvicinarsi. Si scostò. Dall'altra parte ne spuntò un quarto, di nuovo bianco, ma grosso, molto grosso, decisamente più grosso degli altri, anche di quello nero, notò con una certa sorpresa.

Toccarli? Era tentata. sentirne il calore. Sentirne le vibrazioni. E poi era fare sesso quello? Era tradire? Che cazzate! sicuramente no, no?

Con l'indice seguì il contorno di quello nero. Proprio lì di fianco a quello ne spuntò un quinto, nero anch'esso, girato all'insù e decisamente grosso anche quello.

Più grosso del bianco? Cercò di capirlo, ma così era difficile dirlo.

Le girò la testa e si rimise seduta. Altri cazzi spuntarono vicino a lei. No, non erano nuovi. Erano quelli di prima. Sempre quei cinque. Solo che le stavano tutti intorno. Come caspita facevano?

Ovunque girasse la testa c'era un pisello, senza contare le immagini che continuavano a scorrere sugli schermi. Un cambio di luce improvvisa attirò la sua attenzione. Su uno schermo era apparsa una signora perfettamente vestita e seduta comodamente in poltrona che ben truccata e ben inquadrata in primo piano faceva un pompino. Non aveva mai visto fare un pompino. Li faceva lei, certo, ma vederlo fare era diverso. Quella attrice aveva la labbra piene, rosse fuoco e stava leccando e mangiando un cazzo di dimensioni notevoli.

Quasi inconsapevolmente prese in mano un cazzo. Poi se ne rese conto e lo lasciò cercando uno dei due più grossi. Se doveva ..... 

Anche negli altri schermi erano comparse scene di sesso esplicite.

Iniziò a carezzare il cazzo non riuscendo a togliere lo sguardo dall'attrice che continuava a fare un pompino.

caso volle che sia il cazzo del film che quello che teneva in mano vennero nello stesso momento. L'attrice con la punta delle dita cercò il seme e lo leccò. Lei fece lo stesso.

Si riprese e si gurardò intorno. Gli altri cazzi erano spariti.

Non si alzò. Non ne aveva voglia. Un nuovo film partì. Questa volta l'attrice era seminuda, sdraiata su un letto. Il film era in bianco nero. Di fronte a lei un uomo di colore sembrava offrirle il proprio cazzo.

Quello nero comparve di fianco a lei. Quello grosso. Il più grosso pensò lei dopo averlo preso in mano. L'uomo sullo schermo si avvicinò. Lei non si spostava. Il cazzo quasi le sfiorava le guance. Controluce. Nero sulla sua guancia bianca. La mano di lei sottile. Le unghie scure. La bocca. Le labbra.

Anche lei iniziò un pompino, sporgendosi dalla poltrona.

Buono, caldo, tanto.

 
 
 

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Post n°412 pubblicato il 17 Settembre 2014 da estremalatitudine

Scese dalla macchina che pioveva a dirotto. Lui passava di lì. Dato che lei non aveva di che ripararsi, lui istintivamente allungò verso di lei il braccio col quale reggeva l'ombrello. Lei rialzandosi gli sorrise per la gentilezza. Un attimo.

Poi l'autista la raggiunse con l'ombrello. Lui si scostò e rimase un attimo fermo a guardarla andar via.

Avevano parcheggiato praticamente sul marciapiede. Una Mercedes gigantesca. Nera. Si diressero verso il portone più vicino. Prima di entrare lei si girò e lo guardò quasi invitandola a seguirla.

Lui se ne accorse, ma fece finta di nulla. Poteva essersi sbagliato. Era la cosa più probabile.

Appena l'autista tornò alla macchina e liberò il marciapiede, lui che quel pomeriggio non aveva molto da fare si avvicinò al portone e scorrendo il citofono cercò di immaginare dove potesse essere andata.

Una bella signora così. Con l'autista. Era un palazzo tutto di uffici. Un notaio al terzo. Probabilmente lì.

Salì fino al terzo ed entrò. Nei pochi attimi prima che la segretaria venisse a chiedergli di cosa aveva bisogno, lui si guardò in giro, allungando la testa a sbirciare nella sala d'aspetto.

Lei era là seduta, con le belle gambe accavallate. I capelli non le si erano bagnati troppo. Lui era stato veloce nel ripararla.

Alla tizia che gli chiese disse che voleva vedere il notaio per una questione riservata. Gli disse che c'era da aspettare. Lo immaginava, rispose. Fu accompagnato alla sala d'aspetto. Pochi passi. 

Erano soli.

Lei sollevò la testa e non parve sorpresa. Forse le capitava spesso che uomini la seguissero. Poteva anche essere, data la sua bellezza evidente.

"Mi ha seguito?" gli chiese

"No, un caso" le donne amano il caso, pensò, anche se non ci credono per niente.

"Grazie comunque" riprese lei.

Iniziarono a parlare del più e del meno. Sorrideva alle sue battute e qualche volta, rara, rideva pure. Niente di intimo, nessuno scivolamento sul personale. Si era sbagliato, in strada, quando gli era sembrato di cogliere nello sguardo di lei un invito? Evidentemente...

Poi sulla porta comparvero due uomini. Uno capì poi che era il notaio. L'altro doveva essere il marito o il compagno, vista la confidenza con la quale le si rivolse.

Lei si alzò e i due uomini si girarono per andare verso la porta dello studio. Nel passargli vicino lei gli lasciò scivolare un biglietto col proprio numero di cellulare.

Quando il giorno dopo la chiamò, lei fece finta di non ricordarsi, ma accettò un appuntamento.

Una pazza, pensò lui, andando quasi di controvoglia all'appuntamento. Vederla arrivare su tacchi alti e gonna al ginocchio gli fece scordare ogni dubbio e ogni prudenza.

Finì il ppomeriggio legato come un salame, intanto che lei lo schiaffeggiava, ancora completamente vestita.

Lui non si divertì per niente. Non erano cose per lui. Il legarsi poteva anche starci, ma farsi menare da una che aveva anche riparato dalla pioggia, no.

 

 
 
 

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Post n°411 pubblicato il 16 Settembre 2014 da estremalatitudine

Che devo dirvi, amiche mie? detto me l'aveva detto.

Ci stavamo baciando da un po' e le sue mani mi carezzavano un po' da tutte le parti, quando si è interrotto e mi ha detto che c'era un problema.

Sulle prime non ho capito. Credevo si fosse ricordato improvvisamente di essere sposato, di avere un impegno, di non potersi fermare, di essere gay... che ne so?

Poi tutto serio mi ha detto che se andavamo avanti ancora un po' era giusto che io lo sapessi: ce l'aveva troppo grosso. Gli l'avevano detto un sacco di fidanzate. Troppo.

Io mi sono messa a ridere: che dovevo fare?

poi ci siamo ripresi a baciare e un po' per curiosotà, un po' per capire meglio, sì, insomma ho iniziato anche io a dargli qualche carezze e in effetti....

ma davvero non mi sarei aspettata quello che poi ho visto. non avete idea, o forse qualcuna sì, non so. So che io non ne avevo mai visto uno così. dico dal vero che sulla rete ne girano d'ogni. ecco sì un rocco siffredi super, diciamo così

che dirvi? è andata. bene, certo, molto bene.

quando è entrato credevo non ce l'avrei mai fatta. L'ho pregato di fare piano e lui devo dire è stato bravo. Piano piano, sì, insomma è andata. Sì, bene. Proprio bene.

se vi capita non vi tirate indietro, ragazze. niente paura. lo giuro

 
 
 

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Post n°410 pubblicato il 16 Settembre 2014 da estremalatitudine

Mentre lui la massaggia, lei si rilassa, completamente. Quasi dorme. Poi un tocco la sveglia. Le sua mani forti su di lei la plasmano, come se rimettessero ogni muscolo al proprio posto.

I piedi, i polpacci, le cosce, la schiena, le spalle, il collo. Lentamente, lentamente, con precisione e forza. Solo saltando il sedere, che lei all'inizio ha detto di non volere mostrare.

Sui fianchi un asciugamano bianco. Leggero. E lui sta agli ordini e salta quella parte.

Le sue braccia sdraiate lungo il corpo con le mani che sfiorano quel pezzo di cotone bianco che le copre i glutei. Perchè? Perché le avevano detto di togliersi tutto e proprio completamente nuda era imbarazzante? Perché non le andava che uno sconosciuto la vedesse da dietro? A gambe semiaperte? Fosse stata almeno sdraiata sulla schiena, ancora, ancora, ma sulla pancia.....

ricordava le foto delle modelle o delle attrici sdraiate così. Imbarazzante. Il sedere semiaperto, lo scuro della pelle e poi sotto le labbra aperte. Imbarazzante.

e allora perché continuava a pensarci? perché le sue mani erano così forti, calde, precise?

il profumo del suo corpo, di quel corpo maschile che le gira intorno silenzioso e la prende e la aggiusta. aggiusta? è il verbo più adatto?

quel profumo, misto all'olio che usa. perchè ho detto che il sedere no?

"si giri sulla schiena" le dice. Quale occasione migliore?

Lui si volta. Non guarda neanche. Lei nel girarsi fa scivolare via l'asciugamano. Finalmente!

 
 
 

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Post n°409 pubblicato il 13 Settembre 2014 da estremalatitudine

Bianca come il latte, di quella carnagione che crema 50 se no le veniva la febbre, sempre il cappello in testa, sempre a riparo, le lunghe gambe accoccolate esattamente dentro il cono d'ombra della tenda, ecco si alza e correndo va verso il mare dove si tuffa senza esitazioni, refrigerio, finalmente, e poi riemerge, lì vicino a riva, mettendosi in ginocchio sott'acqua, solo la testa fuori, capelli rossi fuoco bagnati proprio mentre di fianco a lei, poco, poco distante, ecco, vicino, dopo poche bracciate, si mette dritto un ragazzo di colore, scuro, secco, nudo, completamente, nudo, emerge e lei annota il culo nervoso, le piccole chiappe, la schiena flessuosa, poi lui si rigira, come a guardare l'orizzonte e scopre, nel ruotare, il cazzo più grosso che lei abbia mai visto, nero, scuro, con la cappella leggermente scoperta, rosso cardinale, rosso carminio, rosso profondo.

Bianca come il latte, nero come la pece. Si vede, si immagina, sogna. Un attimo. Si chiede cosa si prova, così grosso, dolore?

Mai provato desiderio di nient'altro. Quello che ha, quello che fa il suo fidanzato basta e avanza. Solo adesso lontano. Lavora. Non poteva quella vacanza tardiva. Per questo sogna, si immagina, si chiede. Intanto lui si rigira ed esce dall'acqua. Camminando quel coso ballonzola tra le cosce e si intravede anche da dietro, tanto è grosso.

Sotto l'ombrellone l'amica sorride. Ha notato la scena. Quando rientra, commenta. Com'è vederselo lì a neanche mezzo metro?

"ma secondo te, come è con uno così?" "beh, immagino si debba fare attenzione, no?" "pian piano..." "e già pianino pianino si fa la strada per Roma, no?" ridono.

Il ragazzo intanto si sdraia, poco più in là, qualche metro, sulla schiena, ovviamente, deve esserne proprio orgoglioso. uomini! come se fosse quello che conta, ecco, sì, insomma. ridono.

La sera a cena lo vedono, tutto tirato, elegante, un nero con i soldi, evidentemente. bene. buon per lui, no? ridono ancora.

fuori stagione, pochi clienti. ragazze solo loro. al bar dopo lui le avvicina e in un inglese perfetto inizia a parlare. la sua amica capisce poco, meno. tocca a lei, bianca come il latte, parlare. Frasi stentate, silenzi, lui la invita a ballare, mai ballato con uno di colore, ci prova, la stringe, niente, nessuno strano contatto, solo il ricordo, quel ricordo, la spiaggia, il caldo, lei bianca che sta all'ombra e si butta in mare e lui, lui che esce completamente nudo lì di fianco a lei.

il suo odore è strano, lo sente preciso sul suo collo, lungo, il collo, più alto di lei, nonostante i tacchi, nonostante tutto, più alto, il collo, profumo, strano. Lui si china e le teste si avvicinano un poco. L'amica li chiama, li richiama, bisogna ordinare da bere, il cameriere nero anche lui. Secondo te? anche lui? ridono ancora.

"facciamocelo portare in camera, no?" propone l'amica. "cosa??" "la capirihna, no? c'è una bella terrazza. Meglio che stare qui sotto, in questa specie di taverna, no?" "sì, va bè, ma sei proprio troia!" risponde ridendo. e acconsente. Lo dice al cameriere. si allontanano. Il nero le segue. Il cameriere pure.

"Adesso lo sappiamo!" "e già" e ridono, il mattino seguente, bevendo caffé e mangiando brioche.

 

 
 
 

corto 34 (bis) seguito

Post n°408 pubblicato il 08 Settembre 2014 da estremalatitudine

Si rivedono dopo una settimana. A casa di lei, con suo marito. Devono discutere i dettagli finali del progetto. La loro nuova casa. Quella che lei desiderava da tanto. Lei si lancia. Suo marito frena. Lei vorrebbe le cose più costose, le più belle. Lui, l'architetto, spesso le dà ragione e, quando il marito non vede, la guarda, la guarda a quel modo, come aveva fatto prima che tutto accadesse, come aveva fatto quella mattina, quando si era rialzato su di lei girata di schiena, era uscito e con lo sguardo aveva seguito la curva piena del culo, la schiena inarcata e gli occhi di lei, soddisfatti, che con la testa appoggiata di fianco sul cuscino lo guardava a sua volta.

Un brivido. Poi di nuovo la casa. Gli accordi. Qualche modifica. Poi serve la firma.

"Passo io da lei, se vuole" propone lei. Lui guarda il marito, immerso in altri pensieri, poi risponde: " va bene. Dopodomani mattina sarà tutto pronto."

Lei si allontana. Il marito allora, come si svegliasse da un sonno, chiede: "quanto il suo disturbo?" L'architetto risponde "il 10% dei lavori, ma vista la rilevanza, va bene anche il 7%" "5%?" "No la prego: non posso" e sorride, lo stronzo, sorride al marito e anche a lei che dalla soglia della stanza lo guarda contenta.

Uscendo una stretta di mano e una conferma: dopodomani mattina.

Neanche la fa entrare, dopodomani mattina. In ingresso la gira contro il muro. la spinge, le solleva la gonna, le sfila le mutandine e scende un attimo a mangiarla, così in piedi, piegata in avanti. Poi si rialza e tenendola sempre ferma con la mano sinistra aperta e pesante sulla sua schiena, tra le scapole, in mezzo, si apre la patta e glielo infila di colpo, la prende, così, sulla soglia e ne assapora lo sciogliersi, il liquefarsi, le appoggia la bocca all'orecchio, la bacia, le parla, sussurra: è questo che volevi?

Lei scuote la testa in silenzio. Sì, sì, sì.

 
 
 

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Post n°407 pubblicato il 30 Luglio 2014 da estremalatitudine

adorava essere baciata lì. sì, certo, si diceva, a chi non piaceva essere baciata lì?

ma il punto era che a lei il resto piaceva poco o punto.

essere presa? no, grazie. le faceva male, praticamente in tutte le posizioni. leccarlo? che schifo!

a volte pensava di essere lesbica, ma poi l'idea di essere baciata da una donna la irritava solo al pensarci.

no, a lei piaceva da pazzi essere baciata e intanto toccarlo, tenerlo in mano, sognarlo, grosso, potente, liscio, umido, massaggiarlo, scoprirlo, ricoprirlo, andare lentamente su e giù, intanto che la sua lingua, le sue labbra, il suo respiro la facevano sua.

impazziva per questo.

era strana? chi non lo è, si rispondeva, mentre facendo svolazzare la gonna si allontanava da lui, che vedendola andare via sorrideva già all'idea della prossima volta che sarebbero stati insieme e avrebbe potuto baciarla. lì.

 
 
 

corto 74 - da donnasofia il seguito del racconto nr 65 e 67

Post n°406 pubblicato il 17 Luglio 2014 da estremalatitudine

Breve riassunto: lei e lui per un week end in campagna. scopano in sala pensando di essere soli. dalla finestra lei vede un tizio fermo davanti alla finestra che la sta guardando scopare.

 

ecco cosa ha pensato Donnasofia. grazie

 

trovo un po' di fresco sotto l'albero, la bici appoggiata al tronco e la mia ragazza che entra nella villa per chiedere se c'è un bagno...  le donne... con tanto verde a disposizione per pisciare devono cercare un bagno, ok accucciarsi non sarà il massimo dell'erotico, ma in realtà non ci vedo neanche niente di così umiliante e in fondo mi piacerebbe guardare una donna che fa pipì accucciata per terra... sa di antico e naturale.

Gironzolo un po' nel verde, c'è la casa padronale, sembra un casale antico. Le finestre aperte, una macchina nel piazzale davanti. Giro di fianco, mi piace l'architettura classica delle case rurali del secolo scorso, sanno di solidità, magari poco fantasiosa, ma affidabile.

Mi cade l'occhio dentro la finestra per puro caso, cazzo! C'è una donna china su un tavolo, è nuda e ... ma cazzo! Sta scopando! Porc..... non riesco a vedere l'uomo dietro di lei, ma di sicuro c'è. Vedo le sue tette sospese nel vuoto ondeggiare per i colpi alle sue spalle, la vedo alzare lo sguardo e vedermi.... Oddio che caldo! Mi tolgo la maglia e mi accarezzo leggermente il torace con i miei capezzoli induriti dall'improvvisa tensione. Dovrei andarmene e invece resto ipnotizzato a guardare la scena... un film porno dal vivo! Porca miseria.... Ci danno sotto sti due... lei mi guarda, e lo fa apposta! La guardo aprire leggermente la bocca ad ogni ondeggio delle sue tette, gliele strizzerei mentre il tizio là dietro la tromba feroce. Apre la bocca... o cazzo... ecco glielo infilerei in bocca mentre quello la scopa a pecorina, spingerei a tempo con lui per infilzarla allo spiedo.... No lo spiedo non è sexi... lei si cazzo, se lo è!  Oddio basta così, devo andare via che mi si sta gonfiando il passerotto che sta diventando un'aquila! Loro tanto hanno finito, si stanno facendo la doccia? Tutto il mondo, dopo, fa un salto al bagno...Mi giro ancora un attimo e la vedo... cazzo viene verso di me... un'attrice porno che fino a un secondo fa era dentro una realtà irraggiungibile e ora sta entrando nel mio mondo reale.... Le sorrido, è bella, è sfatta dal piacere, le vorrei tanto toccare le tette, dopo averle viste agitarsi così compiaciute.... Viene verso di me e io mi protendo... ma la voce   della mia ragazza che mi cerca mi fa girare di scatto. Torno alla mia passeggiata con la mia lei, senza rimpianti, con una contagiosa  allegria e parecchia voglia....  Giuro che stasera me la scopo a pecorina sul tavolo!

 
 
 

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Post n°405 pubblicato il 15 Luglio 2014 da estremalatitudine

Un vero bastardo, non c'è dubbio.

Era evidente che cosa voleva e lo voleva subito, cazzo! E lui invece lì ad indugiare, a continuare a baciarla, proprio lì, che se la sentiva esasperata, tesa, sottile, quasi irascibile, così pronta, così pronta, cazzo.

Lo voleva!

Glielo aveva detto ed era stato peggio. Si era allontanato lo stronzo. L'aveva lasciata lì su quel divano letto, tutto disfatto, pieno di odori, in quella stanza vagamente sporca, non pulitissima, sì, insomma, lei, che continuava a chiedersi cosa ci faceva lì, con quello, con quello lì che l'aveva intortata su, non c'era dubbio, e adesso spariva.

Minuti, inesorabili. Il desiderio invece che diminuire, aumentava. Ricordò situazioni simili, con fidanzati e mariti, che per un contrattempo o qualche altra genialata avevano pensato bene di mollarla lì, sola e il suo desiderio era sparito, praticamente subito, immediatamente, come non fosse neanche mai esistito, solo le bollette e l'indomani di nuovo immediatamente, immediatamente in testa, quegli stronzi. E invece con questo qui, con questo casanova da strapazzo, niente. Non spariva, anzi. Sarà che l'aveva portata all'estremo. Ma quanto l'aveva leccata e baciata e toccata e alitata e soffiata e presa con le dita, quanto? tanto! troppo, cazzo! lo voglio.

La voglia di essere presa era persino dolorosa, come una fitta, in mezzo alle cosce.

lui rientrò e si sdraiò di fianco a lei. aveva una corda tra le mani. "ti prego...." si lamentò lei.

"sssss" rispose lui, carezzandole con le dita le labbra. Poi le girò intorno e le legò le braccia dietro alla schiena.

in quel suo girovagarle intorno lei lo guardò ancora una volta. perfetto. non un filo di grasso. niente tartarughe del cazzo. solo pancia tesa e pettorali normali. perfetto. e quel suo coso che ballonzolava eretto, dritto, teso, tutto scoperto, non lunghissimo, ma grosso, spesso, lucido, dalla capella lucente. miii, lo voglio!

dopo averla legata, la fece inginocchiare, lì sul letto, le lenzuola mezze arrotolate tra le gambe. poi lui le si offrì. il suo cazzo le sfiorava le labbra e lui lo muoveva col bacino, in brevi e incerti movimenti rotatori.

lei cercò di prenderlo. ne sentiva l'odore prepotente, leccandosi le labbra incominciava ad apprezzarne il sapore, ma quando si sporgeva lui si allontanava, di poco, di quel tanto che bastava a che rimanesse sempre fuori dalla sua bocca.

che bastardo! aveva voglia di gridarglielo. farla sentire così. lei, una signora, una che non aveva mai avuto problemi ad avere tutti gli uomini che voleva. le bastava alzare lo sguardo, un sopracciglio. lei bella, regale, alta, slanciata, con quelle tette così grosse, sproporzionate rispetto al suo torace, quasi un miracolo, come un miracolo era quel coso che le ballonzolava davanti, grosso, spesso, lucido, suo, suo, mio, cazzo mio.

sarà stato il suo sguardo, sfinito da desiderio, ma quando ormai aveva quasi perso la speranza lui la prese, le si infilò in bocca e poi, dopo un brevissimo pompino, si staccò e la penetrò, di corsa, per entrare e uscire per minuti e minuti sempre così, in affanno, di corsa, potente, in fondo, fino in fondo, a toglierle il fiato, finalmente, finalmente, con le grida che le uscivano, lei che non gridava mai, con gli occhi strabuzzati, trafelata, presa, finalmente. Finalmente.

Poi rallentò, di colpo, senza un segnale e senza ragione e andò avanti un sacco così, lentamente, più lentamente, ancora più lentamente, quasi fermo, su e giù, pochissimo, a tastarle tutto il corpo, dentro, dentro di lei, per poi infine riprendere fino alla fine, fino alla sua fine, alla fine di lei, che venne, strappando quasi le corde che le fermavano i polsi.

Lui uscì. Il suo cazzo era ancora duro e perfetto come se non avesse fatto niente. Lei lo guardò sorpresa.

"la notte è lunga, se vuoi" le disse.

lei pensò che in fondo era sola in città e per una volta non doveva rendere conto a nessuno.

 

 

 

 
 
 

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Post n°404 pubblicato il 05 Luglio 2014 da estremalatitudine

La capa era lei, punto e basta!

Quel cazzo di azienda se l'era costruita passo per passo e adesso era sua. Era lei la capa, cazzo! Gli azionisti si fidavano solo di lei. Li aveva resi ricchi, quegli stronzi!

Sempre perfetta, inappuntabile, con i tempi della giornata rigorosamente (ed equamente) divisi tra ufficio e palestra, aveva un unico debole che alla lunga un pochino si era risaputo, anche se lei era stata più che attenta a stroncare sul nascere ogni pettegolezzo con licenziamenti immediati, anche a costo di pagare sontuose buone uscite.

La sua debolezza era che prima o dopo voleva che tutti quelli che lavoravano con lei, i suoi primi livelli, i dirigenti, i manager di quella premiata azienda, prima o dopo, tutti, ma proprio tutti, le avessero leccato la figa. Dei loro ammenicoli ridicoli non le interessava un fico. A lei bastava che fossero attenti nel fare quello che lei ad un certo punto non resisteva e ordinava loro, alzandosi da dietro la scrivania, venendo davanti, appoggiandosi al tavolo o al divano e tirandosi su la gonna quanto bastava: leccala.

Non lo chiedeva spesso, né aveva dei preferiti. chi c'era, c'era. dipendeva dal momento. di solito verso fine giornata.

S'alzava, si metteva in piedi e si tirava su la gonna. Le gambe slanciate sui tacchi incorniciavano normalmente un intimo nero, che il fortunato doveva scostare (mai abbassare!) e iniziare a leccare, intanto che lei si aggrappava con le mani affusolate al tavolo o al bordo della poltrona o del divano e conteneva gli spasimi che languidamente la prendevano tutta.

Dopo, lei si rimetteva a posto, tornava alla scrivania e allontanava il dirigente di turno. Facile immaginare di non dover dire niente a nessuno. Chi l'aveva fatto, fuori, immediatamente!

 
 
 

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Post n°403 pubblicato il 05 Luglio 2014 da estremalatitudine

non era un colloquio di lavoro, anche se avrebbe forse potuto esserlo. lui era lui, lo conosceva bene, prima solo di fama, ma da qualche tempo anche di persona.

non lo incontrava spesso. troppo impegnato. spesso all'estero. un gruppo da dirigere.

adesso erano lì, soli in quella stanza, da un po', da un bel po', e lui parlava, parlava, quanto parlava, innamorato di se stesso, forse, che poi in fin dei conti ne aveva anche ragione. tanti di quegli sfigati egocentrici, mai fatto un kaiser nella vita. Almeno lui aveva fatto, eccome. In silenzio. Lavorando. Mai una chiacchiera, su di lui, sul suo gruppo, sempre discrezione e lavoro. Dedizione al cliente, dicevano gli altri, i guru. Lui lo faceva da sempre.

Nell'ambiente era nota la sua mania per la precisione, per la cura dei particolari e lei, lei che faceva lo stesso mestiere anche se da sola, tra mille problemi, arrangiandosi un po', lei si sentiva un po' in imbarazzo a sentirlo parlare, parlare, così alto, impeccabile, con la piega dei pantaloni perfetta, nonostante la giornata, nonostante il caldo, e la giacca, la giacca, perfetta, certamente disegnata da lui, per se stesso, perfetta, nel colore e nel tessuto.

Mentre parlava, lei lo osservava con attenzione. Le mani curate. I capelli lisci e ondulati, tagliati da poco, la pelle liscia delle guance, ma soprattutto le mani, mani eleganti, lunghe affusolate e le sue labbra, che si aprivano poco mentre parlava, giusto quel che bastava, scoprendo di tanto in tanto denti bianchi e luminosi.

Ogni tanto riusciva ad inserirsi nel discorso e lui, interropendosi, stava ad ascoltarla con attenzione, facendo osservazioni azzeccate, spiritose, intelligenti, prima di riprendere il discorso, facendolo ripartire dallo spunto offerto da lei, agganciandosi alle sue parole.

perché parlava tanto? la voleva impressionare? che bisogno ne aveva? lui era lui, no?

Quante donne aveva avuto? tante, tra ufficiali e non. Tante.

Si distrasse. E mentre parlava iniziò a chiedersi come doveva avere l'uccello, come era come amante, forse troppo perfetto? eppure ne aveva avute così tante che qualcosa doveva avere imparato, no? chissà quanto ce l'ha lungo? a giudicare dal naso che era imponente, dalle narici frementi....

a quel pensiero le venne un poco da ridere. lui si interruppe e le chiese cosa ci fosse da ridere.

"niente" rispose lei "niente" come dirgli quel che stava pensando?

 
 
 

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Post n°402 pubblicato il 05 Luglio 2014 da estremalatitudine

aveva sempre pensato al sesso come ad un bisogno, ad un dovere, uno dei tanti: bisogna mangiare, lavorare, andar di corpo, fare sesso, bere, fare la pipì, cose così.

per questo se non lo faceva per tanto tempo le sembrava brutto. non che le mancasse più di tanto. ci si abitua, no? come a mangiare poco. per non parlare delle stitiche!

però era brutto, sì.

poi quando lo faceva, quando tutto era favorevole, nessuno stress, temperatura ideale, mattino successivo senza impegni, figli lontani, ecco lo faceva lasciandosi progressivamente andare e raggiungeva l'orgasmo senza problemi, dopo poco, dieci minuti al massimo, specie se era tanto che non succedeva.

Aveva il suo orgasmo e tant'è: basta. aveva mangiato, no?

 
 
 

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Post n°401 pubblicato il 27 Giugno 2014 da estremalatitudine

in realtà non aveva mai sognato di farlo con due uomini, nel senso che non le piaceva l'idea di essere scopata con forza da un tizio, mentre un altro stava lì a guardarla o a cercare di farselo baciare, ma, invece, l'idea di avere dentro di sè un uomo che si muovesse poco o punto, comunque pianissimo, praticamente fermo, bello grosso, e duro, mentre lei, sempre con calma e messa comoda faceva un pompino, ecco quell'idea le piaceva.

L'amica le chiedeva: ma che differenza fa? la differenza è che se c'è da scopare con foga, da farsi prendere e prendere con forza e passione, allora uno le bastava e avanzava (se era quello giusto), ma invece la sua idea era quella di prendersi lei tutto il piacere, come, quello, ad esempio, di tenerne due in mano, uno a destra e l'altro a sinistra e menarli anche in quel caso con calma e voluttà.

sì quella era un'idea stuzzicante.

 
 
 

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Post n°400 pubblicato il 27 Giugno 2014 da estremalatitudine

quando penso che intere generazioni di donne, secoli e secoli di donne per bene (ché le biricchine ci sono sempre state, ben per loro) non hanno mai provato il piacere di fare un pompino e probabilmente hanno accettato e goduto imbarazzate quando il marito (o l'amante) le voleva leccare, ebbene mi dico che ancora tanto c'è da fare, ma qualcosina le donne si sono guadagnate.

Oggi non credo esista donna, madre, fidanzata che non abbia fatto un pompino.

non che sia una grande conquista, certo, e spesso forse è più una volontà imposta dal maschio piuttosto che un vero piacere femminile (anche se per la verità ho ricevuto più di una confessione a favore del piacere femminile del pompino), ma questa idea che tutte, ma proprio tutte almeno una volta nella vita l'hanno fatto e che molte l'hanno fatto dopo averlo desiderato, ebbene per poco o per tanto mi rallegra.

notte

 
 
 

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Post n°399 pubblicato il 27 Giugno 2014 da estremalatitudine

Dopo avergli parlato e scoperto chi fosse, rientrò in casa.

Lui aveva appena finito la doccia e si era sdraiato sul letto ancora mezzo umido e completamente nudo.

Lei dalla soglia rimase a guardarlo: anche se leggermente appesantito suo marito manteneva quell'eleganza che l'aveva fatta innamorare.

Chissà quante altre l'avevano visto così. Che importava, in fondo. Lui era ancora lì con lei. Segno che non contavano niente. Solo scopate. Quelle che lei non aveva mai fatto con altri. Non le mancavano neanche tanto. Solo il pensiero di aver avuto un solo uomo la disturbava un po', come quando si fa a fare shopping e alla fine si rientra non avendo comprato niente. Leggera delusione. Insoddisfazione.

Anche adesso. Quello fuori l'aveva vista mezza nuda mentre faceva l'amore con suo marito ed era rimasto lì a guardare. Gli piaceva quindi. E anche a lei lui non sembrava male. Era un bel ragazzo, alto, forte, con un bel sorriso e, se sollecitata, una bella chiacchiera. Certo c'era l'imbarazzo di quella improvvisa intimità non voluta. Però lui l'aveva aspettata, fuori, fino alla fine e anche oltre e lei era uscita e avevano parlato e avrebbero potuto mettersi d'accordo e in fondo non le sarebbe dispiaciuto, ma, ma non l'aveva fatto e adesso era lì, sulla soglia che guardava il suo uomo nudo che si menava lentamente il pisello.

Quante volte l'aveva desiderato! E quanto!

La mano di lui abbronzata impugnava e scopriva e ricopriva adagio la cappella, rosata, secca, illuminata dal sole caldo del primo meriggio.

Fece un passo per andare in cucina a prendere una di quelle cose che si erano comprati. La voce di suo marito ruvida gli comandò: "vieni qui"

Tornò a girarsi verso di lui e gli sorrise con tenerezza. Nel frattempo il cazzo si era mezzo irrigidito. Era quello il momento in cui secondo lei il cazzo degli uomini era più sexi. Non completamente eretto e duro, mostruosamente eretto e duro, che lì, in quel momento o uno era davvero superdotato, e forse allora faceva un po' paura, ma certo incuteva rispetto e desiderio, oppure era solo un ridicolo cazzo duro senza scopo (a meno che non fosse già, come dire, a contatto con l'oggetto del suo desiderio). No, il cazzo mezzo duro, come quello di suo marito adesso, con tutte le vene gonfie e la cappella mezza mezza, di quella consistenza che lascia immaginare le sue delizie, senza svelarle del tutto, ecco quello era il momento dell'erezione maschile che preferiva. Spesso andava su internet e cercava foto di uomini in quello stato. Difficile. Di solito erano già tutti completamente sguainati. Ma ogni tanto capitava e lquando capitava, quando le capitava di trovare foto di attori o modelli col cazzo mezzo duro, lei, lei che non aveva mai avuto nessun altro uomo, sognava di averlo lì. lì con lei, quel modello e di iniziare un lento e delicato e insistito e approfondito pompino.

"vieni qui!" ripetè col tono incazzato suo marito, continuando a menarselo.

lei salì sul letto, così vestita.

"no, spogliati completamente"

lei si buttò indietro e si tolse velocemente tutto quello che si era messa addosso velocemente per uscire a parlare con quello. Quando fu completamente nuda, lui gli disse solo "succhialo" e lei prese a succhiarglielo, accocolandosi al suo fianco e tenendolo con la mano destra e andando lentamente su e giù.

quanto le piaceva! quanto le piaceva fare un pompino a suo marito, sentire il suo cazzo che le si irrigidiva tra le labbra, mangiarlo.

"credi che non ti abbia visto prima?" la domanda le arrivò nel cervello come una frusta proprio mentre l'aveva ingoiato tutto e aveva chiuso gli occhi.

"dal bagno" disse lui e lei, lei continuò a mangiarlo, sperando che lui non facesse scenate.

"sei una troietta." disse solo, nel silenzio. sprima e dopo solo il rumore della sua bocca, della sua lingua.

"sì, amore, sono la tua troietta" sibilò lei ad un tratto, tirando fuori la lingua e leccandogli il prepuzio intanto che lo guardava fisso con gli occhi pieni di desiderio. voleva scopare. voleva essere scopata.

"zitta! succhia. continua a succhiare" ripetè lui, come un colpo di bastone per terra. lei chiuse gli occhi, lui pure e le si abbandonò.

Poi d'imporvviso il suo cazzo le si sfilò dalla bocca e lui la girò sulla schiena, prendendola di getto.

"Senti come sei pronta. Davvero pensavi che non ti avessi visto o sentita? Tieni troia"

E affondò completamente dentro di lei.

"sì, amore, sì, amore, sì"

 
 
 

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Post n°398 pubblicato il 27 Giugno 2014 da estremalatitudine

Era tempo che qualcuno si prendesse cura del suo pisello. Lo sentiva con chiarezza. Sentiva con chiarezza il desiderio, la voglia.

Si guardò in giro. La biblioteca era piena di ragazze e signore che studiavano o, semplicemente, leggevano.

Era un gran bel ragazzo e il suo rialzare il capo dal libro e guardarsi in giro non passò inosservato. Sopracciglia si alzarono. Qualcuna corrispose al suo sguardo. Qualcuna addirittura gli sorrise, ma lui, lui era timido, giovane, imbranato. Solo sentiva con chiarezza che qualcuna doveva prendersi cura del suo cazzo. Troppo tempo dall'ultima volta. Non riusciva a rimanere concentrato su quel che doveva studiare. Ma era timido, imbranato, giovane e inesperto.

Per questo quella sera finì a puttane.

La tizia con cui capitò, dopo avergli messo il preservativo, gli fece un pompino. All'inizio era debolmente eretto. Poi il calore della bocca fece il suo effetto e venne di corsa.

Il giorno dopo era tornato a studiare con zelo e concentrazione.

 
 
 

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Post n°397 pubblicato il 22 Giugno 2014 da estremalatitudine

un weekend tutto per loro, finalmente.

dopo tutte le incomprensioni, il lavoro, i tradimenti, di lui, i rimpianti di lei. anni, energie, per tenere insieme quella relazione, per passare sopra a tutto quello che le aveva fatto passare, a quella là e quell'altra, alla "sua amica", la stronza, non riusciva neanche a pensarci, solo vomitare. Erano stati lontani, poi vicini, molto vicini e poi ancora lontani, lontanissimi e adesso, finalmente, quel week end, quel week end tutto per loro.

la vecchia casa in campagna, alla fine di quella stradina tutta sassi e buche, dove bisognava stare attenti, ché se no si spacca tutto.

Prima la spesa, le cose migliori, quelle che piacevano solo a loro, specialmente a loro, buone, buonissime, tante, così da non dover più uscire per tutto il week end, solo loro, loro due, dopo tanto tempo.

appena arrivati, messa la roba in frigo, fatta una doccia, ecco si trovano eccitati da quella idea, un week end tutto per loro, ecco, eccitati, e si baciano, si cercano, si trovano, si spogliano, si mangiano, si baciano, si ribaciano, iniziano a prendersi l'un l'altra, così, in sala, davanti alla finestra spalancata che dà su quella magnifica montagna lontanta e illuminata dal sole del mattino.

solo che, mentre lui la sta prendendo da dietro, con forza e tecnica, uscendo e entrando con calma e perizia, ammirandole la dolce curvatura dei fianchi e il solco profondo mentre lei, lei, sotto, ecco lo prende, lei, lei, rialzando la sguardo, girandosi indietro per guardarlo, per guardare suo marito, con gli occhi annebbiati dal piacere, ecco vede di là dalla vetrata un uomo, giovane? bello, sicuro, alto, forte, a torso nudo, che si è fermato, sembra sudato (lavorava?), si è appoggiato al fico del giardino e la sta guardando. i capelli lunghi gli coprono in parte il viso. il torace è abbronzato. il colore di quelli che stanno all'aria aperta. chi è? che fa? un vicino? uno che passa di lì?

spavento! si ferma, di colpo si ferma, non segue il ritmo, si ferma, e anche lui, il marito, certo si ferma, le chiede, senza aggredirla, non come al solito, solo le chiede, come mai, perché, e lei dice solo "fuori" e fa segno col capo, ma lui niente, lui guarda, ma non vede, perché? allora lei, girandosi, lo guarda, si gira come può, lui ancora dentro di lei, e lo guarda meglio e si accorge che lui, lui non lo vede, non vede quell'altro, non può vederlo, è coperto da un angolo, non vede quello là fuori, fuori dalla finestra che nel frattempo, ridicolo, si è in parte nascosto, poco, quasi niente, e comunque continua a guardarla, attento, mistero, angoli di visuale, lei se ne rende conto, lei ragiona, veloce, lui non lo vede, quindi anche quell'altro non vede nient'altro se non il suo viso, le sue spalle, metà corpo, non il sedere, se no lui lo vedrebbe, che strano, strano, quindi quello non vede, insomma, vede solo il suo viso, meno imbarazzo, eppoi se dice, se parla, lui smette, si incazza, il week end rovinato, scopata rovinata, per cosa? lui non vede, non può, loro non si vedono, meno male, sì, meno male, tensione sparita? no, solo un po' meno, muscolatura che si rilassa, corpo che un poco torna mobido, accogliente e lui, suo marito, a quel segnale riprende, lentamente, il su e giù, lentamente e lei, lei, come cullata, lo segue, pian piano, non più così di corsa, pian piano, mentre quell'altro fuori ancora la guarda, senza far niente, solo guardarla, di là dal vetro semi aperto, estate, lei che gode, lui che la guarda godere, l'altro che la sente godere, ma non la vede, è dietro, la prende da dietro, la sente, la sente godere, vede solo capelli arruffati, e il sedere e il solco, mentre il piacere la scioglie, intenso, ancora di più, ma non la vede, lui, solo quell'altro fuori la vede, giramento di testa, sospiro forte, ansima, lei, ansima dal piacere, dal piacere di lui che la prende, profondo, grosso, come lo ricordava, esattamente come lo ricordava, e da quell'altro, quel ragazzo, quell'uomo, quello lì, quello bello che da fuori la guarda godere.

suo marito non capisce, anzi, crede che sia il piacere e ha ragione, è il piacere, e aumenta il ritmo, approfondisce i colpi e questi sì che le annebbiano ancora di più lo sguardo, le ispessiscono il respiro, lui, il marito, grugnisce godi troia, e lei, lei sorride alla stupidità degli uomini e al piacere che viene e quello di fuori anche, le sorride anche lui, lo vede a occhi socchiusi, ne è certa, assomiglia a qualcuno? le sembra, a quel tizio, giù in ufficio, quello che la fissava, bello, alto, ben fatto, assomiglia? lui che la guarda, come la guardava, come la guarda, la desidera, quasi le vedesse dentro, quasi vedesse tutto, tutto, quello che accade, il cazzo che la prende, ma non può, quello no, solo le ammira il seno che ondeggia, proprio mentre una mano di lui, di suo marito, glielo raccoglie e lo stringe, lo strizza.

lei non dice nulla. più nulla. solo ogni tanto rialza la testa e lo guarda, guarda quello là fuori e lo vede sempre più eccitato o almeno le sembra e la certezza di quegli due uomini che la desiderano la fa venire d'improvviso, come un torrente d'estate.

dopo, mentre lui sta facendo una doccia, lei si riveste veloce, qualcosa addosso, quell'altro che ancora guarda, fuori dalla finestra, ancora là, appoggiato al muro, quasi la stesse aspettando. cosa?

che vuole? chi è? cosa fa? uscire? imbarazzo. curiosità.

solo poche parole. solo sapere chi è.

poi, dopo, dopo quelle poche parole, davvero, ecco il loro week end. il loro week end! dopo tanto. dopo tutto quello che..... il pensiero delle altre.

vestita alla svelta, tanto l'ha già vista praticamente nuda, così alla svelta, solo riordina i capelli, scuotendo la testa e dando un colpo secco col collo li scioglie, esce. il sole del mezzogiorno è caldo e la avvolge completamente. calore sulla pelle. scollatura della camicetta. seni liberi. sotto. i seni liberi premono sui bottoni. calore. capezzoli ancora sensibili, grossi. caldo. lui fa un cenno di saluto con la testa. lei si avvicina. lui, dentro, non deve sentire.

 
 
 

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Post n°396 pubblicato il 17 Giugno 2014 da estremalatitudine

Lei guardava la sua amica, così amica da tanti anni che non si vergognava più dei suoi troppi chili, quei kg che da giovane facevano benessere e che con l’età, perduta ormai la guerra contro la forza di gravità, facevano trascuratezza.

E le raccontava del suo amore scappato, come tutti i maschi di poco conto, con carne più giovane e soda, senza rendersi conto che anche quella è destinata a stagionarsi, e senza mai guardare obiettivamente la propria… le raccontava, e aveva fiducia che lei capisse, non pensasse “ti credo, con tutti quei kg come poteva avere ancora voglia di scoparti…”, sapeva che non lo avrebbe manco pensato.

Le raccontava come era stato bello il sesso per anni, come ogni volta che lei apriva quelle cosce ciambellose di cicca, lui si tuffasse nella sua savana leccandola come un cono gelato… come avevano riso quando a spasso per madrid avevano trovato la statua di botero… le gambe della statua proprio come le sue, identiche, come anche i suoi capelli corposi e intrecciati.

Le raccontava delle parole che le diceva, di quanto era di dolce miele la sua figa, un paradiso di profumi e sapori, da non uscirne più. Di quanto si divertivano e di come dolce fosse la notte, quando stanchi e appagati si accoccolavano vicini in un intreccio di corpi morbidi e duri, accogliente e avviluppante l’uno e forte e scattante l’altro… si amavano così. Diversi e impossibili agli occhi di tutto il mondo. Le raccontava di come era stato bello amare ed essere amati, senza sforzo, con allegria.

Era la prima volta che ne parlavano, la prima volta che si concedeva la nostalgia… la sua amica le chiese…. Ma insomma, ma ti sei vista allo specchio? Perché avrebbe dovuto restare con un elefante? Lui così atletico, così curato? Perché non dimagrisci e diventi come tutti gli altri?

Fu per accontentare gli occhi del mondo che decise di dimagrire, fece palestra e diventò snella e piacente. Uscì col suo nutrizionista e suscitò l’invidia di tutti, amica compresa. Era già dimenticato il suo amore fuggito. Ma la statua di botero a madrid le metteva sempre una strana malinconia…

 
 
 

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Post n°395 pubblicato il 16 Giugno 2014 da estremalatitudine

lei era dolcemente tonda, di una rotondità rassicurante, come il suo sorriso aperto, senza finzioni, allegro, rassicurante.

lui era un palestrato insicuro, ancora alla ricerca, forse, di una mamma perduta. giocava spesso a fare il macho, il maschio, quello che ha ragione, il bello, il superiore, ma, ma la notte le dormiva vicino, vicino, anche d'estate, quasi che le sue carni, le carni di lei, esse sole lo rassicurassero.

spesso, spessissimo lui la desiderava e lei, lei si faceva prendere docile e sorridente, eccitandosi ogni volta a vederlo così muscoloso, pronto, atletico, dotato e voglioso, voglioso di lei.

in quei momenti, entrambi si prendevano lunghe pause per mangiarsi l'un l'altra. "nutre e non ingrassa" diceva lei. "dolce come il miele e senza calorie" diceva lui.

vissero felici e contenti, finché la massa di lei, causa gravità, non ebbe i primi mancamenti. lui se ne trovò una uguale, ma solo più giovane. lei si disse che era ora di mettersi a dieta e in capo ad un anno, smagrita, si era messa con un salutista greco che la conduceva in lunghe camminate montane, baciandola poi con desiderio all'ombra delle prime conifere.

 

 
 
 

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Post n°394 pubblicato il 16 Giugno 2014 da estremalatitudine

Gentili Signore, prima di farlo, prima di essere prese, un bacio, un lungo e appassionato bacio al signor cazzo che si appresta a prendervi è assolutamente e sempre gradito.

Noi uomini siamo davvero come voi ci dipingete: esseri semplici.

Per questo apprezziamo gli omaggi alla nostra virilità, proprio perché consci che essa, la virilità, la possanza, non dipenda assolutamente da noi, ma sia un dono a cui, per l'appunto, va reso omaggio.

Le tecniche poi, le attese, le rincorse, i precipizi, le parole, i sussurrii, le grida, i gesti, quelli sì che sono nostri, intimamente nostri e di quelli dovete semmai , se le avete gradite, ringraziare noi e la nostra lussuria, ma il cazzo, il signor cazzo nel suo ergersi, elevarsi, irrigidirsi, ingrossarsi, gonfiarsi, scottare, ecco di quello il nostro merito è pari al vostro rispetto al seno o al sedere. essi ci sono e se sono naturali, come sempre io auspico, la loro grandezza e consistenza non è merito o colpa di nessuno - se non genericamente ad una vita sana e naturale.

quindi vi prego prima (ma anche durante le pause - se preferite) rendete omaggio alla virilità baciando e leccando con passione il signor pisello del vostro uomo, sia esso marito, amante o fortunato passante.

 
 
 
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QUEL CHE C' E QUEL CHE NON C'

Qui ci sono storie di sesso. Non necessariamente tutte eccitanti, ma a volte s. Non necessariamente tutte esplicite, ma a volte s.

Qui non c' vita vera, ma solo letteratura, ovvero vita attraverso la tastiera.

Se non vi va di leggere di questi argomenti, lasciate stare.

Se vi interessano, spero di riuscire ad essere all'altezza delle vostre attese.

 

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