Creato da roby.floyd il 31/01/2014
un'anima alla ricerca di un chissà

Area personale

 

Archivio messaggi

 
 << Aprile 2017 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
 
 

Cerca in questo Blog

  Trova
 
Citazioni nei Blog Amici: 17
 

Ultime visite al Blog

CherryslNoirNapoletanobetaeta7EMMEGRACEa_solitary_manLa_Cura_dgltobias_shufflecall.me.IshmaelTerzo_Blog.Giusseveral1donadam68jigendaisukeroby.floydmolto.personale
 

Ultimi commenti

Abbiamo la stessa origine, ma siamo cosģ diversi gli un...
Inviato da: Cherrysl
il 15/04/2017 alle 16:42
 
ho fatto male a mettere il video di Men in Black poco tempo...
Inviato da: several1
il 15/04/2017 alle 11:30
 
per motivi di cronaca ti faccio sapere che i miei figli...
Inviato da: several1
il 15/04/2017 alle 11:26
 
sentito il "ragazzo"? ... si fida ... :-/
Inviato da: several1
il 15/04/2017 alle 11:24
 
caspita che bel pezzo ...
Inviato da: several1
il 15/04/2017 alle 11:23
 
 

Chi puņ scrivere sul blog

Tutti gli utenti registrati possono pubblicare messaggi e commenti in questo Blog.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 

 

 

 

 

 

 
 

 

 

Uova

Post n°433 pubblicato il 15 Aprile 2017 da roby.floyd

La vita di ogni uomo è una via verso se stessi...
Ognuno reca con sè fino alla fine residui della propria nascita, umori, gusci d'uovo di un mondo primordiale...
Tutti noi abbiamo in comune le origini, le madri, tutti veniamo dallo stesso abisso; ma ognuno... tende alla propria meta.
Possiamo comprenderci l'un l'altro , ma ciascuno di noi può interpretare soltanto se stesso.

                                                                                             - Hermann Hesse -

 

                                             BUONA PASQUA A TUTTI!!!!

                       E che ognuno possa trovare la vera sorpresa in se stesso.

 

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

I miei vinili: Johnny Winter

Post n°432 pubblicato il 14 Aprile 2017 da roby.floyd

JOHNNY WINTER (1969)

A Roberta e Matteo.

Musicalmente, dopo aver parlato degli ZZ Top, non  potevo 'andarmene' dal Texas non prima di tributare un altro grande di quel luogo, possedendo anche qualche suo vinile che ha contribuito non poco, in special modo allo sviluppo del rock blues.
Nei tardi anni '60 l'esplosione del rock come musica e cultura di massa spinge le case discografiche a cercare in ogni angolo d'America nuovi talenti che possono prosperare e farli prosperare.
Una notte, un dipendente della CBS in platea è presente ad un concerto al Fillmore East di S. Francisco: sono in scena Al Kooper e Michael Bloomfield (grandiosi), i titolari di un disco, proprio per la CBS, che l'anno prima ha letteralmente spopolato e creato una via nuova tra il rock e il blues.
Ad un certo punto Bloomfield chiama sul palco un pressochè sconosciuto chitarrista albino, occhi strabici, magrissimo, i lunghi capelli platino che ondeggiano; viene, appunto, dal Texas e si chiama John Dawson Winter III.
E' cresciuto nei bar e nei locali del Sud, imbevuto di blues, da Muddy Waters a B.B. King, da Elmore James a Bobby Bland  e sull'onda del blues revival di quel periodo rappresenta la sintesi perfetta fra il mondo nero e quello bianco, anzi, una tinta più bianca del bianco... 'a whiter shade of pale!'
La cifra sul contratto è la più clamorosa offerta ad un debuttante: 600 mila dollari, un'enormità a quei tempi.
Il rischio è grande: fino a quel momento esiste soltanto un disco inciso per una piccola etichetta texana, Winter si è basato principalmente sul repertorio dei maestri, ha scritto poco o niente in proprio, però....però suona alla grandissima ed è velocissimo, ma sa anche distillare un blues alla fiamma, è una superstar predestinata.
Dopo succederenno tante cose a Johnny che ci ha lasciato circa 3 anni fa, dopo una carriera piena di altissimi e di bassissimi, salute precaria, dipendenza trentennale da metadone, vari Grammy, produzioni con Muddy Waters, il vecchio maestro rimesso a nuovo e riportato dritto al successo.
Ma nel 1969 deve ancora tutto accadere: in quell'estate suonerà anche al Festival di Woodstock, ma nessuno lo saprà per anni perchè il manager lo convince che non vale la pena esserci sul film... idea geniale...
Esce  l'album, foto di studio che lo rivela in tutta la sua singolarità, non solo estetica; Winter ha un trio solidissimo, il suo è un rock-blues semplice, virtuosistico, immediato, niente affatto banale.
L'album contiene alcuni brani che diventeranno suoi cavalli di battaglia, da "Good Morning Little School Girl" di Sonny Boy Williamson a "Be Careful With a Fool" di B.B. King, e si apre con una sua composizione, "I'm Yours And I'm Hers" con un riff di quelli che non si dimenticano.
Piccolo aneddoto: nell'estate del '69 gli Stones tengono il loro primo concerto ad Hyde Park (Londra) dopo la scomparsa di Brian Jones con tanto di commiato; partono con un riff... possibile che gli Stones tornino a suonare con un pezzo di qualcun altro? Sarà 'Honky Tonk Women'? No, non lo era, possibile che sia... lo era... non so perchè, ma era "I'm Yours And I'm Hers".

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

I miei vinili: Zz Top

Post n°431 pubblicato il 13 Aprile 2017 da roby.floyd

                                       ZZ TOP'S FIRST ALBUM (1971)

Per motivi storico-geografici, lo stato del Texas sì è trovato nelle circostanze favorevoli per ospitare il blues e le musiche circostanti, come il boogie ed il rock'n'roll stesso.
Ma anche la profonda influenza spagnola e messicana, con cui, per ragioni storico-geografiche, il Texas stabilì un immediato contatto.
L'assimilazione di alcuni aspetti di quella cultura, e soprattutto le conseguenze relative al fenomeno dello schiavismo, permisero lo sviluppo di una tradizione che contaminò, forse anche adesso, la produzione musicale proveniente dal sud degli Stati Uniti.
I ZZ Top nascono su queste precise coordinate, primi esecutori di un nuovo linguaggio interpretativo del blues, ma definirlo solo blues sarebbe un'esattezza.
Il trio texano si è sempre autodefinito una 'piccola banda di vecchio boogie' , inserendosi in una più ampia collocazione che racchiude diversi stili in un'unica configurazione.
Il primo album dei ZZ Top riflette totalmente la fiera mentalità texana, privo di soluzioni compositive e sonore che oggi catalogherebbero inesorabilmente il disco.
Nessun riscontro psichedelico, nessuna dilatazione esplorativa, solo un esempio di come dovrebbe essere suonato il blues : onestamente, apertamente e sinceramente, senza infiltrarzioni, se non quelle consentite dal blues stesso.
Il trio forgia il blues caldo e spontaneo, diretto, basato sulla tradizione del genere, sfiorando il purismo.
La sola protagonista è la chitarra di Billy Gibbons, unico mezzo espressivo capace di usare la struttura classica per adeguarla a una rivisitazione che parte dalla sua profonda devozione per il genio di Hendrix.
Gli albums successivi renderanno più evidente il suo debito nei confronti del chitarrista di Seattle, ma il suo stile già ne possiede gli elementi necessari per una ricognizione.
Sulla matrice inasprita e dura, si innestano la slide-guitar e l'armonica, pronte a risolvere ogni ntervento melodico e armonico, a favore di una totale immersione nel genere.
Il piacere della retrospettiva consente la riscoperta di "(Somebody Else Been) Shakin' Your Tree", "Brown Sugar", "Old Man" e "Backdoor Love Affair" , facendo scoprire il forte legame che vincola gli ZZ Top alle radici del blues.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Essenza primordiale

Post n°430 pubblicato il 10 Aprile 2017 da roby.floyd

Cerco di osservare ciò che ho sempre sotto gli occhi: il giardno di casa, la mia strada.

E tutto mi sorprende.

                                                                       - Johann Wolfgang von Goethe -

 

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Connessione

Post n°429 pubblicato il 09 Aprile 2017 da roby.floyd

Quando guardi bene negli occhi di qualcuno sei costretto a guardare te stesso.

                                                                                         - Tahar Ben Jelloun -

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 
« Precedenti Successivi »