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Post N° 224

Post n°224 pubblicato il 24 Ottobre 2007 da Sembrava_Impossibile

UN TRANQUILLO MARTEDÌ DI PAURA

Pensavo fosse una serata come tante passata al cinema con gli amici. Una serata ancor più piacevole considerando che non ci si vedeva da tanto tempo, ultimamente le uscite si erano molto diradate. Dopo il film, ci siamo ritrovati al tavolo di un pub ad aggiornarci sulle nostre vite. Abbiamo fatto un po’ più tardi del solito, ma si sa il piacere della chiacchiera fa andare oltre la resistenza fisica di una giornata passata interamente fuori casa.

L’incubo doveva ancora iniziare.

Per tornare a casa prima decido di passare per una scorciatoia in mezzo alle colline e alle campagne, una strada buia, piene di curve e saliscendi, ovviamente per nulla trafficata: le fronde degli alberi, in alcuni tratti sovrastano, a mo’ di tetto, la sede stradale. Su un pezzo di salita, nello scalare la marcia, la macchina ha un sussulto, e si ferma, con motore acceso, cinquanta metri dopo una curva a gomito e trenta metri prima di una curva cieca. La marcia rimane incastrata, non riesco a sbloccarla. Spengo il motore, tengo accese le luci e le quattro frecce, metto il triangolo a venti metri. Intanto chiamo subito la polizia avvisando che sono fermo in mezzo alla strada in una posizione pericolosissima e il tipo all’altro capo del telefono, con aria annoiata mi risponde “E io che ti posso fa’, chiama il soccorso stradale a questo numero”. Sono le 00:50 e da quel momento inizia il mio calvario: a quel numero un tizio mi dice di chiamare un altro numero. A quest’ultimo numero risponde una tizia dall’altra parte d’Italia, dell’Europe Assistance che mi chiede di attendere in linea. Attendo in linea la bellezza di 40 minuti durante i quali cerco disperatamente di riavviare la macchina, sbloccando la marcia: riesco a innestare la prima, ma non riesco a farla ripartire, dato che è evidente che la frizione è completamente bruciata. Nel frattempo le poche macchine che ahnno il coraggio di avventurarsi da quelle parti sfrecciano a velocità sostenuta… una volte passate il silenzio della foresta, interrotto da ululati, latrati e versi di animali che pensavo in via di estinzione. Per un attimo ho temuto di incontrare lo yeti e il Tyrannosaurus Rex.

Dopo 40 minuti riesco a mettermi in contatto con il soccorso stradale. Attendo altri 50 minuti durante i quali rischio di vedere la mia macchina definitivamente distrutta da almeno 5 pirati della strada. Una macchina piena di rumeni ubriachi accosta e poi si allontana improvvisamente tra urla e risate. Si ferma un’altra macchina sportiva, il tipo scende mettendo la mano in tasca. Per un attimo temo che intenda rapinarmi puntandomi qualche arma contro, poi mi mostra un tesserino: intuisco che deve essere un carabiniere o un poliziotto (più il primo che il secondo) a cui spiego la situazione, capisce e si allontana. Tiro un sospiro di sollievo per aver evitato la nottata in gattabuia.

Alla fine arriva il soccorso stradale che inizia a smadonnare quando scopre che la marcia incastrata è la prima: dopo più di venti minuti riesce a mettere a folle e a caricare la macchina sul mezzo. La sua presenza mi riporta alla realtà fatta di conti, di spese e di bilanci che non quadrano mai. Per fortuna non pago il soccorso, nella mia assicurazione è prevista l’assistenza stradale gratuita.

Nel frattempo arriva Paolo, che mi riaccompagna a casa. Alle 3 di notte mi ficco nel letto. Per fortuna finisce l’incubo. Anzi no. Stamattina la botta finale: cambio e frizione rotti, spesa complessiva 2.200 euro! Un anno di risparmi andati in fumo… rabbia, frustrazione, impotenza…  e per fortuna che non ho famiglia. Io sono uno di quelli che ha osato andare a vivere da solo, pagarsi prima un affitto e poi un mutuo, per non fare il bambascione, per usare un termine tanto caro all’esimio Ministro Padoa Schioppa… e ne pago il prezzo: niente vizi o stravizi, e arrivo al pelo alla fine del mese. E non c’ho neanche famiglia.

Ragazzi, state a casa da mammà finchè potete!!!

 

 
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Post N° 223

Post n°223 pubblicato il 20 Settembre 2007 da Sembrava_Impossibile

L’ingresso in clinica era stato abbastanza tranquillo. La cena era già pronta in camera, il solito brodino con tanto di pera cotta che ho rifiutato dato che ero ancora pieno dal matrimonio di mia cugina del giorno prima. E stavo gioendo per essere l’unico paziente della camera… non mi entusiasmava l’idea di dormire con estranei.

Dopo pochi minuti sono iniziati eventi da me imprevisti (per inesperienza), anche se prevedibili. Alle otto di sera è arrivata l’infermiera dicendo di scendere i pantaloni e di girarmi per fare un clistere, il primo della mia vita: introdotto quel corpo estraneo in una parte del mio corpo fino ad allora inviolata, con cinica professionalità si è raccomandata di trattenere il più possibile. Avendo tutta la cena di matrimonio ancora nell’intestino, ho resistito appena dieci secondi e sono scappato in bagno, arrivando appena in tempo sulla tazza dove ho sostato per mezzora, e da cui mi sono alzato sfinito. Si narra che in molti non facciano in tempo ad arrivare in bagno e si lasciano andare ben prima di raggiungere la meta. Di fronte a questi racconti mi sono sentito fortunato.

Dopo una notte tranquilla, l’indomani è arrivato il momento dell’operazione. L’anestesia spinale è indolore: Se avessi visto l’ago utilizzato prima dell’iniezione mi sarei rifiutato categoricamente… è lungo 15 cm!!! Quel sadico del mio ortopedico ha chiesto esplicitamente di predisporre un monitor davanti ai miei occhi per farmi assistere in diretta all’intervento: in quel ginocchio, a parte i legamenti, era tutto malmesso. Dopo una mezz’oretta di pulizia della cartilagine, sistemazione del menisco varie, sono rientrato abbastanza sereno in camera, dove ho trovato un compagno di camera, un nonnetto di 82 anni.

Al rientro in camera ero cosciente: mi hanno infilato una flebo da mezzo litro nel braccio e lì mi sono lasciato andare ad un sonno ristoratore non prima di aver verificato con mano gli effetti dell’anestesia anche sugli zebedei: non che siano mai stati particolarmente vivaci, ma se mi fossi preso a martellate stile “tafazzi” non avrei sentito nulla. Ma il mio dramma doveva ancora consumarsi.

Al risveglio, dopo un paio d’ore, ho ricevuto la visita del mio amico dei tempi del liceo che lavora come anestesista nella clinica. Ho notato subito uno strano gonfiore sulla pancia, appena sopra il pube; il senso di fastidio, non di dolore, era fortissimo. Il gonfiore, ha confermato subito il mio amico, è effettivamente dovuto alla vescica piena, e anestetizzata (può capitare con l’anestesia spinale). Lui decide che è il momento di intervenire: occorre mettere il catetere… io sbarro gli occhi e urlo “No!” e lui “Si!”. Chiama la moglie, urologa nella stessa clinica che arriva di corsa: questa donnona di un metro e ottanta per novanta chili, chiama a se un’infermiera e in due iniziano ad armeggiare nei paesi bassi: l’operazione è durata dieci minuti, di cui ben cinque dedicati alla ricerca del pipino da seviziare. Non erano esattamente questo che immaginavo nei miei sogni erotici adolescenziali!!!

La scena è tanto agghiacciante quanto surreale: io che guardo nel vuoto con occhio spiritato, il nonnetto che invece di farsi da parte assiste alla violazione di ciò che reputavo inviolabile (ho sempre temuto che qualcuno potesse mettermi un corpo estraneo nel di dietro, ma mai nel davanti), queste due donne prese a seviziare la parte del mio corpo più innocua, una terza infermiera ferma ad osservare lo spettacolo, e il mio amico che con un sorriso satanico osserva il riempirsi della sacca fino ad urlare “Complimenti, un litro e cento!!!”. E infine il dolore immane al momento dell’estrazione del corpo estraneo da ciò che era rimasto dei gioielli di famiglia.

Tralascio i dettagli sulle conseguenze devastanti del catetere (ho pisciato fuoco per cinque giorni causa infiammazione delle vie urinarie) e della nottata insonne dovuta al trauma subito, al fastidio al ginocchio operato, e all’impossibilità di chiudere occhio di fronte al concerto del nonnetto, capace di russare e di emettere altri rumori, per ben nove ore di fila: fortuna che mi aveva detto di soffrire d’insonnia!!! Le stampelle degli ultimi giorni sono uno zucchero in confronto!!!

Ho aperto questo blog più di tre anni fa parlando di amori finiti, di esperienze di vita, di cazzate varie. Ora mi ritrovo a parlare di stampelle, di difficoltà di deambulazione, clisteri e cateteri… il tempo passa e il mio blog sta diventando sempre più geriatrico…

 
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Post N° 222

Post n°222 pubblicato il 07 Settembre 2007 da Sembrava_Impossibile

Considerando che l’ultima volta che ho fatto l’analisi delle urine in TV trasmettevano ancora Goldrake, mi chiedo:

-         Ma è sufficiente fare la pipì in una bottiglietta riciclata di “Gatorade” oppure devo farla dentro qualche contenitore particolare (bottiglia di birra, botte in rovere, ecc.)?

-         Ma soprattutto: la vogliono fresca di giornata oppure si accontentano di un prodotto stagionato e a lunga conservazione? La pipì ha scadenza?

Mah…

 
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Post N° 221

Post n°221 pubblicato il 05 Settembre 2007 da Sembrava_Impossibile

-          Posso capire che uno sparisca senza farsi più vivo per tanto tempo. Sto diventando maestro in quest’ arte tutt’altro che meritoria.

-          Posso capire che la quotidianità assorba a tal punto da riuscire a vederci tre volte negli ultimi otto anni, di cui due volte a un funerale, pur abitando a due chilometri di distanza l’uno dall’altro.

-          Posso capire che pian piano si esca dalla vita delle persone, fa parte del normale corso degli eventi, senza per questo offuscare i bei ricordi, gli affetti e le sensazioni positive.

Ma a questo punto mi chiedo: perché, dopo anni, che gusto si prova a rientrare nella mia vita solo per invitarmi al matrimonio? E’ davvero un motivo sufficiente essere stato quello che li ha fatti conoscere tanti anni fa?

Stavolta credo proprio che non ce la farò a sottopormi all’ennesimo salasso, il quinto quest’anno, e per la prima volta declinerò l’invito… perché dall’alto c’è qualcuno che vede e provvede.

Eh, già… perché proprio oggi a ora di pranzo mi arriva una telefonata da un numero sconosciuto.

“Lei è il Signor Adriano?”

“Si, sono io…”

“Bene, allora si presenti in clinica a digiuno, sabato mattina con un paio di stampelle, un campione di urina e l’impegnativa del medico di base… non si deve operare al ginocchio?”

“Si, ma… ma non è che ultimamente mi abbia fatto così male… ma non si potrebbe avere un preavviso più consistente? Sa, ho tutti i parenti e amici da salutare, le ultime cose a lavoro da sistemare, devo fare testamento … e poi sabato sera ho il tanto atteso matrimonio di mia cugina!!!”

“Non la faccia tragica, è solo un intervento di pulizia della cartilagine, roba che il giorno dopo sarà a dormire nel suo lettone… facciamo così, si presenti sabato mattina e le faremo tutte le analisi, poi tornerà domenica sera per il ricovero e lunedì mattina la opereremo”

“Ok”

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare… e io mi sto già cagando sotto…

 
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Post N° 220

Post n°220 pubblicato il 04 Settembre 2007 da Sembrava_Impossibile

Tutti conoscono la mia avversione verso le posizioni più retrograde, bigotte e reazionarie della Chiesa soprattutto in materia di procreazione assistita, ricerca sulle cellule staminali, uso di contraccettivi, diritti degli omosessuali, ecc. Negli ultimi anni tali posizioni sono l’obiettivo preferito dalla satira più sferzante. Anche sulle pagine dei blog è facile leggere post ironici permeati da un anticlericalismo che, per molti versi, condivido.

Non mi è mai capitato di imbattermi in una satira che prenda di mira l’islamismo nelle sue manifestazioni più eclatanti (ad esempio la neanche troppo latente misoginia). D’altra parte a fare ironia sul Pontefice non si rischia nulla. L’islamismo, invece, fa paura. E anche la satira più intelligente dimostra, sui temi religiosi, di non avere affatto il coraggio che ci si attenderebbe; così, la satira religiosa diventa pretestuosa, scontata, banale, e, soprattutto, di comodo. E, per questo, poco stimolante.

 
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LE OLIMPIADI DI PECHINO... BLEAH!!!

Post n°219 pubblicato il 09 Agosto 2007 da Sembrava_Impossibile

Manca un anno alle Olimpiadi cinesi di Pechino, e già iniziano a girarmi gli zebedei.

Eh, già, perché l’assegnazione delle Olimpiadi alla Cina è stata una cazzata grossa come una casa. Non mi piace la Cina: credo che il suo sviluppo incontrollato negli ultimi dieci anni abbia solo fatto male agli equilibri del Sistema

Innanzitutto sono un paese del Terzo Mondo in tema di rispetto dei diritti umani: la liberta di espressione è ancora una utopia, ogni manifestazione libera del pensiero viene repressa nel silenzio e indifferenza più generale. Per molto meno, giustamente, si vieta alla Turchia di entrare nella comunità europea. Invece la Cina viene vista come “un’opportunità unica”. Ma opportunità per chi? Per le multinazionali, che si trovano a produrre a costo zero, sfruttando lavoratori privi di ogni tutela?

La Cina negli anni è riuscita a farsi una bella fama: quella di vendere prodotti a bassissimo costo. E’ diventata anche famosa per le grandi capacità di contraffazione di tutte le griffe nel settore dell’abbigliamento e della pelletteria, arrivando a scopiazzare (neanche troppo bene) tutto anche nel settore dell’alta tecnologia. L’altra caratteristica dei prodotti provenienti dalla Cina è la scarsa qualità, abbinata all’assenza di garanzie per il consumatore finale. Ma soprattutto nel più totale rispetto delle norme in materia di sicurezza relativamente ai prodotti venduti (assenza di marcatura CE, ecc.).

La cosa più grave è che prodotti copiati, di scarsa qualità e pericolosi per l’utilizzatore, vengono prodotti all’interno di fabbriche in cui gli operai lavoro in condizioni disumane, per sedici ore al giorno con una domenica di riposo ogni due settimane, con salari da fame, senza alcuna tutela sindacale, assicurativa o previdenziale, di fronte ad una inesistente normativa in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. I morti sui luoghi di lavoro, in Cina, sono all’ordine del giorno, ma vengono puntualmente tenuti sotto silenzio dal regime.

Per non parlare dell’inquinamento, i livelli più alti del pianeta, con tutto lo schifo che le fabbriche cinesi buttano nell’atmosfera. Sono a rischio, a causa dello smog, addirittura le gare di resistenza per le olimpiadi (maratona, ciclismo, ecc.). Si produce nel più totale menefreghismo per l’ambiente; la Cina, insieme agli Stati Uniti, ovviamente, non ha ratificato il protocollo di Kyoto sulle emissioni in atmosfera. E’ una vergogna che un paese del genere, si metta in concorrenza con il resto del pianeta… è una concorrenza sleale, basata su ciniche logiche di sfruttamento del lavoro umano (e minorile) e delle risorse naturali, su danni ambientali incalcolabili, su espropri di case e terreni per edificare, costruire fabbriche o centri commerciali, fatti con la violenza, e con l’avallo, e (nel peggiore dei casi) sotto la guida, del regime comunista.

Alexander Solgenitsin, uno degli intellettuali vittima della repressione Stalinista, diceva che il regime comunista sovietico non solo aveva tolto la libertà al popolo, ma gli aveva strappato pure l’anima. Una Cina così mi fa solo paura.

Per questo ho deciso di boicottare tutti i prodotti a basso prezzo che so per certo provengono dalla Cina. E, al massimo, mi dedicherò agli acquisti nei negozi per il commercio equo e solidale.

Ovviamente, non c’entra nulla il fatto che l’I-Pod acquistato su Ebay e proveniente da Hong Kong, mi si sia scassato dopo appena sette giorni…

Vado in ferie, non vedo l’ora di passare i prossimi 15 giorni tra pioggia, vento e temporali, come da previsioni meteo… che culo!

 

 
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Post N° 218

Post n°218 pubblicato il 07 Agosto 2007 da Sembrava_Impossibile

Meno 3 alle ferie e non succede granchè a parte che:

-         C’è chi è riuscito a coronare il suo sogno d’amore: lei, 25 anni, carina, ha sposato in fretta e furia (ovviamente in chiesa) l’uomo che l’ha messa incinta. Lui, 55 anni portati malissimo, ha realizzato il sogno di sentirsi di nuovo giovane a vita grazie a un matrimonio riparatore… che ci sarà poi da riparare non l’ho mai capito…

-         Ancora qualche giorno e poi le agognate ferie, sempre più vicine alla stagione fredda, roba da prenotare una settimana bianca. Ovviamente per la settimana in cui sarò nel Salento è previsto brutto tempo… farò finta di essere in Irlanda e me la godrò lo stesso.

-        In una cena tra amici mi sono ritrovato l’unico a non avere una moglie dell’est Europa… mi sono sentito come quando al liceo ero l’unico senza cinta El Charro e senza piumino Moncler: allora ne sono uscito vivo, dovrei farcela anche stavolta.

-         Dopo secoli, finalmente abbiamo il nuovo chitarrista. E’ medico, neurologo pare. In ogni caso ci risolverà almeno un problema.

-         Per trovare un po’ di voglia di lavorare dovrei drogarmi. Per ora mi accontento di sballarmi con il gasolio che, non si sa come, dai tubi di scarico entra direttamente nell’abitacolo della macchina… un’esperienza al limite del paranormale!

-         Bersani convoca le compagnie petrolifere per discutere del prezzo di benzina e gasolio: e le compagnie si stanno già cagando sotto…

 
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Post N° 217

Post n°217 pubblicato il 27 Luglio 2007 da Sembrava_Impossibile

AFA E DINTORNI, IN ATTESA DELLE FERIE

-          Lo scandalo doping al Tour di quest’anno e le confessioni postume di ciclisti dediti al doping mi hanno scioccato. Gli eroi di quella che era la mia passione più grande negli anni 80 e 90, alla fine, approfittando di controlli inefficaci e, a volte, inesistenti, erano tutti dopati: Bugno, Chiappucci, Pantani, Armstrong, fino ai più recenti Basso, Ullrich, Landis e compagnia bella. Credo di aver somatizzato questo trauma: l’altra notte ho sognato che una ragazza mi lasciava dopo avermi trovato positivo ad un controllo antidoping.

-          Alla ricerca di un punto di riferimento politico in grado di rappresentare le mie idee e le mie esigenze di cittadino, dopo il trauma del nano con la bandana promotore di leggi a sua immagine e somiglianza, e dopo la delusione del Pupazzo Romano in balia di una sinistra radicale reazionaria e antieuropea, ho scritto una mail implorante ad Antonio di Pietro. Mi ha risposto, e già questo mi ha meravigliato: mi ha risposto senza fare errori grammaticali, e qui sono rimasto doppiamente sorpreso, quasi insospettito che non fosse lui. Ma ne ho conferma, leggendo la mail con il tono di voce, la cadenza e l’accento del nostro Ministro per le Infrastrutture.

-          Scusate la schiettezza e una volgarità che, in genere, non mi appartengono. Passano gli anni, cambiano le generazioni, ma il sogno di molte donne rimane ancora quello. Dopo averla data in giro, a destra e manca, come semi ai piccioni in piazza San Marco, dopo essere stata anche con cavalli, cammelli e cani, a volte con tutti insieme contemporaneamente, tanto da necessitare dei rattoppi, con l’ultima apparizione in Chiesa risalente al giorno della prima comunione… ancora con questo mito del matrimonio fatto in chiesa e vestita di bianco?! Ma per piacere…

-          Che poi, strano il mondo, succede anche il contrario: dopo almeno 5 anni (da tanto la conosco anche se non l’ho mai frequentata se non per brevi periodi) passati a tirarsela, a schifare le persone a destra e sinistra per la loro inadeguatezza rispetto a lei, “miss ce l’ho d’oro”, alla soglia dei 36 anni, si è ricordata dell’esistenza del sottoscritto. Non ho mai ricevuto avance tanto insistenti ed evidenti, da essere davvero imbarazzanti: durante i saldi si cerca di raccattare il più possibile da ciò che è rimasto invenduto.

-          Il mutuo è aumentato di altri 20 euro, in totale un 30% in più rispetto al momento dell’acquisto della casa. In più sono arrivati, del tutto inaspettati, quattro avvisi di pagamento (leggasi: inviti al matrimonio). La mia strategia di isolamento dal mondo non ha avuto effetti: quando c’è da invitarti ad un matrimonio, sono capaci di ritrovarti anche sul K2. E l’estate più al verde della mia storia, è solo a metà…

 
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Post N° 216

Post n°216 pubblicato il 01 Giugno 2007 da Sembrava_Impossibile

Ed eccomi di nuovo qui dopo tanto di quel tempo che sembra un’eternità, in tempo per “ammirare” (si fa per dire) il nuovo make up di Digiland. E invece è solo poco più di un mese e mezzo, durante il quale sono successe tante cose e non è successo niente: tanto rumore per nulla. Mi mancava tanto ridere della mia perenne condizione di single alla quale ero ormai abbonato e ora posso tornare a farlo: ho provato a fare il fidanzato, ma non sono durato granchè, neanche due mesi. Non ce l’ho fatta, e ho mollato: stavolta la notizia è questa, non sono stato scaricato ma mi sono fatto da parte per sopraggiunta aridità. Si cambia col tempo, non sempre in meglio.

Non ho le idee molto chiare su ciò che mi è successo, ho ancora bisogno di metabolizzare gli ultimi due mesi. Di sicuro non ho mai sentito il cuore battere, le farfalle nello stomaco o le campane suonare a festa, così come non sento la mancanza della malcapitata di turno. E già questo è sufficiente a dare un po’ di risposte. Ho solo visto un omino sbandierare la bandiera a scacchi a segnalarmi la fine della corsa quando la tipa, dopo solo venti giorni, ha iniziato a fare valutazioni sul mio reddito e sulle possibilità di incrementarlo cambiando lavoro; e ho visto lo striscione del traguardo quando pochi giorni dopo mi sono preso una bella ramanzina per non aver lavato i piatti del giorno prima, a casa mia tra l’altro; per non parlare dei consigli su come cambiare l’arredamento di casa dopo soli 30 giorni. Solo punte di un iceberg fatto di liti e discussioni del tutto immotivate: gli orologi biologici fanno brutti scherzi a certe donne. Muoversi con un caterpillar dentro casa mia avrebbe denotato molta più discrezione. E inizio a pensare che sia durata anche troppo. Però i primi 15 giorni non sono stati niente male.

In questi giorni ho saputo che non una ex qualunque, ma LA EX, si sposa. Forse si sta sposando nel momento stesso in cui sto scrivendo questo post, un finale già scritto parecchio tempo fa. E’ storia vecchia di tre anni, ma questa notizia mi tocca parecchio. Una storia bella come una favola, finita nel modo che non avrei osato immaginare peggiore se non l’avessi vissuto. E’ come se la favola di Cenerentola finisse con le sue sorellastre che convincono il principe azzurro a partecipare a festini a base di droga e sesso e costringessero Cenerentola a prostituirsi.

Roba da spararsi tre anni da uno psicanalista, oppure da mettersi a scrivere un blog per tre anni. Avendo il braccino corto, ovviamente, ho scelto la seconda strada.

Nelle foto del matrimonio ci sarà un errore macroscopico, l’omino al suo fianco. Ma lei, ne sono certo, sarà bellissima come non mai.

Everybody’s Changing – Keane

You say you wander your own land
But when I think about it
I don't see how you can

You're aching, you're breaking
And I can see the pain in your eyes
Says everybody's changing
And I don't know why.

So little time
Try to understand that I'm
Trying to make a move just to stay in the game

I try to stay awake and remember my name
But everybody's changing
And I don't feel the same.


You're gone from here
Soon you will disappear
Fading into beautiful light
'cause everybody's changing
And I don't feel right.

So little time
Try to understand that I'm
Trying to make a move just to stay in the game
I try to stay awake and remember my name
But everybody's changing
And I don't feel the same.

So little time
Try to understand that I'm
Trying to make a move just to stay in the game
I try to stay awake and remember my name
But everybody's changing
And I don't feel the same.

Ooo...
Everybody's changing
And I don't feel the same

 

 

 
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Post N° 215

Post n°215 pubblicato il 13 Aprile 2007 da Sembrava_Impossibile

NON CAPISCO...

Ormai l’essere single mi è penetrato fino al midollo. Tutto, nella mia vita, è legato alla condizione di single: il mio modo di vivere, il mio modo di fare ironia, il mio modo di essere con tutti i pregi ed i difetti.

Per un certo periodo questo blog si è intitolato “Single per caso”: ero davvero convinto di essere single per sbaglio. Non riuscivo a spiegarmi come, dopo aver lottato tanto, mi ritrovassi abbondantemente sopra i trenta senza uno straccio di gratificazione affettiva. E ridevo di questa mia condizione, sul blog come nella vita di tutti i giorni, convinto che sarebbe stata una fase transitoria.

Col tempo, in realtà, le ferite, le lacerazioni dell’anima e le mortificazioni subite hanno smesso di farsi sentire, ma, in silenzio, sedimentandosi hanno creato una scorza arida e impenetrabile. Dentro questo guscio ho sviluppato la liturgia dei miei comportamenti quotidiani, molto attento ad evitare che qualcuno si avvicinasse troppo: con l’autoironia, il sarcasmo, una buona dose di ironico cinismo, spesso semplicemente scomparendo.

L’ultima volta che sono stato innamorato è stato più di tre anni fa, un’eternità. Poi una lenta agonia. Non credo di essere mai più stato veramente felice da allora. E non mi ricordo cosa dice e cosa fa una persona innamorata. Sono riuscito a difendermi dalla semplice possibilità di farmi male di nuovo, e a tenermi lontano dall’inganno dell’innamoramento: ho cercato di fuggire dalla dipendenza dalle persone, dagli sms, dal telefono, ho rotto legami senza quasi neanche dare la possibilità che si creassero, spesso in maniera gretta e meschina, ho mostrato sempre il nulla che sono in grado di dare. Mi sono affezionato alla mia casa in perenne disordine, al mio letto disfatto, alle cene consumate in piedi, al divano pieno di panni da piegare senza nessuno che me lo faccia notare. Ho imparato a compiacermi del fatto di essere “quello dispari” nelle uscite e nelle cene tra amici, abbandonando il senso di disagio provato in altri momenti.

L’essere single mi si è attaccato addosso come una seconda pelle. Non riesco ad immaginarmi con una persona a fianco. Non saprei dire frasi carine, non saprei essere dolce, non saprei dare sicurezza, non saprei non far pesare il mio vissuto, non saprei dimostrare amore, e forse neanche provarne. Non avrei il coraggio di rinunciare alle mie abitudini, alla mia routine, l’unica in grado di darmi uno straccio di sicurezza in questi anni. Troppo orso per essere un fidanzato, forse troppo poco libertino per essere un vero single.

L’altra sera parlavo con alcuni miei amici. Per loro sono il single per antonomasia. Non riescono a concepirmi con una donna al mio fianco; e neanche con un uomo o con un trans. Single, per definizione. Mi hanno confidato che rimarrebbero sconvolti se mi vedessero in teneri atteggiamenti con chicchessia: avrebbero bisogno di una seduta dallo psicologo per riprendersi. Per me prenoterei un ciclo intero di sedute, invece.

Non capisco, oggi a 36 anni, appesantito nel fisico e inaridito nell’anima, cosa ci possa essere di interessante in me, a parte una casa con mutuo venticinquennale e un posto di lavoro fisso... non capisco… valle a capire certe donne…

 
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Post N° 214

Post n°214 pubblicato il 27 Marzo 2007 da Sembrava_Impossibile

IO E L'UNIVERSITA' - parte terza

Le vere lacrime, in realtà, iniziano dopo la laurea, quando si esce da quella campana di vetro, di nome Università, che spesso ha solo il compito di prolungare l’adolescenza: quindici mesi di ricerca del lavoro in cui ho mandato curricula pure sulla luna hanno, alla fine, dato frutti. Oggi, statistiche alla mano, solo un laureato su due lavora ad un anno dalla laurea. Quanto basta per capire che tutta questa esigenza di laureati in realtà il mercato del lavoro non ce l’ha. Si salvano solo le lauree tecniche (ingegnerie varie), informatiche, qualche branca della medicina purchè la laurea sia conseguita in università a numero chiuso, e le lauree in università come Cattolica, Bocconi e LUISS (ovviamente non alla portata di tutti) per l’opportunità di frequentare corsi come se si fosse a scuola e per il contatto diretto con il mondo del lavoro. Qualche chance in più ce l’hanno le lauree di qualunque tipo, purchè conseguite con il massimo dei voti e in tempi estremamente rapidi: una laurea con lode a 23-24 anni è  ancora appetibile per il mercato del lavoro.

Per tutti gli altri c’è da remare e sperare, le maglie per legittime prospettive professionali diventano sempre più strette: chi vuol fare l’avvocato deve fare i due anni di pratica (=lavorare gratis) presso uno studio, il commercialista ne ha ben tre, con la conseguenza che decidono di dedicarsi alla libera professione solo i figli di avvocati di notai e di commercialisti, gli unici ad avere la garanzia di un lavoro assicurato.

Si sono anche inventati i Master di primo e secondo livello, sostanzialmente inutili, che mascherano, sotto le mentite spoglie di formazione specialistica (ma a questo non doveva pensarci l’università?), una megatangente da diecimila euro (ancora più esclusiva) per consentire ai laureati di accedere al mondo del lavoro mediante stage presso multinazionali. All’estero i master vengono pagate dalle imprese, come formazione ulteriore, per il personale con maggiore potenzialità.

Cambiando ambito, l’aspirante insegnante ora deve sciropparsi altri due anni di SIS per ottenere l’abilitazione all’insegnamento. Tutti gli altri devono barcamenarsi tra contratti a termine, a progetto, nella migliore delle ipotesi; nella peggiore non ha mercato perchè non ha esperienza, facendo finire il giovane disoccupato in un circolo vizioso da cui fa fatica ad uscire. Il laureato inizia a lavorare molto tardi, anche dopo i 30 anni, quando per il mercato del lavoro un trentenne è già vecchio. Senza santi in paradiso le prospettive sono sconfortanti.

Nel privato per certi versi la situazione è ancora più deprimente: quando si ha la fortuna di riuscire a strappare un contratto di lavoro, la retribuzione rispetto a un diplomato è praticamente la stessa. Nella mia prima esperienza lavorativa fui assunto insieme ad una collega di 21 anni, figlia del direttore amministrativo, guadagnando la bellezza di 45 mila lire in più. Perché poi, al privato, frega davvero poco del titolo di studio, spesso il laureato è visto come potenziale piantagrane in termini di crescita professionale e retributiva. Quando mi misi in proprio per fare consulenza alle imprese, sentivo dirmi dagli imprenditori locali, con titoli di studio che raramente arrivavano alla scuola dell’obbligo “Voi giovani volete fare tutti i manager, non c’è più nessuno che vuole lavorare davvero”, sottintendendo che per fare soldi non c’era bisogno di titoli accademici: e avevano ragione, loro ne erano la dimostrazione.

In imprese più strutturate, i ruoli direttivi sono ricoperti da persone di fiducia, possibilmente parenti, indipendentemente dal titolo: il nostro attuale direttore commerciale è il figlio del boss e ricopre questa carica da quando aveva 25 anni. E’ l’Italia dei “figli di”, quelli che hanno la strada spianata: e la nostra società, lontana da ogni principio meritocratico, continua ad essere sostanzialmente bloccata.

Alla fine a me è andata di lusso: ho fatto delle scelte professionali che mi hanno portato a giocarmi delle buone carte, e di rivendere la mia professionalità in maniera decorosa: alla fine faccio un lavoro che mi piace ed è discretamente retribuito, ma prima ho dovuto riciclarmi in materie tecniche e informatiche. La cosa più sconvolgente è che nessuna delle materie oggetto di studio mi sono tornate utili per il mio attuale lavoro: alla fine, al di là del titolo, la mia laurea è stata del tutto inutile. Da un punto di vista economico il gap di sette anni di retribuzione più le spese universitarie (un capitale di circa 100 mila euro) rispetto a chi ha fatto la scelta di lavorare sin dai 20 anni non verrà mai colmato. Per fortuna i soldi non fanno la felicità. Ma la mia fortuna è stata un’altra: ho cambiato lavoro un numero di volte sufficiente a farmi capire che non è il lavoro a dare il senso alla mia vita: questo è bastato a farmi vivere con più equilibrio, serenità e giusto distacco la mia attività lavorativa quotidiana.

Lo studio, di per sé importante, in futuro per i giovani tenderà ad essere sempre più un elemento di realizzazione personale e sempre meno uno strumento di realizzazione professionale. Per i giovani la strada migliore, laddove ci sia la possibilità materiale, è quella di intraprendere una propria attività: sempre meglio che tirare a campare nelle incertezze del precariato: se proprio si deve rischiare, meglio rischiare per sè. Se poi si impara un mestiere, meglio: meccanici, idraulici, manovali, imbianchini sono figure richiestissime tanto da diventare i nuovi ricchi.

Perché con la pancia piena, poi, è più facile anche coltivare i propri sogni e, soprattutto, realizzarli.

 
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Post N° 213

Post n°213 pubblicato il 21 Marzo 2007 da Sembrava_Impossibile
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IO E L’UNIVERSITA’ – Parte Seconda

L’anno dopo la mia laurea, anticipando la riforma del 99, l’università ha deciso di ridurre drasticamente il numero di studenti fuori corso nel modo più semplice: modificando i corsi di laurea, cambiando i piani di studio e riducendo le annualità per una laurea quadriennale da 31 a 24. E’ come se nella stessa gara di maratona, alcuni concorrenti dovessero fare i tradizionali 42 km e alcuni 35 km. Chi arriva primo? Ovviamente il numero dei laureati negli anni successivi è salito alle stelle, soprattutto è arrivata la laurea di chi non ci sperava più tanto era indietro con gli esami. E’ stato premiato chi ha fatto meno strada rispetto a chi, pur tappandosi il naso, ne aveva fatta di più, svalutando la laurea di chi il mazzo se lo è fatto davvero.

Ma la più grande buffonata è stata la riforma universitaria del 1999. L’obiettivo era di immettere nel mercato del lavoro giovani laureati, di 22-23 anni, come accade da sempre nel resto d’Europa (e non gente di 28-30 anni dopo anni di fuori corso), ridurre il numero dei fuori corso, creando il sistema delle lauree brevi e delle lauree specialistiche, ponendo dei limiti di finanziamento statale agli istituti con elevato numero di fuori corso.

Questo ha portato alla proliferazione di corsi di laurea tanto numerosi quanto inutili, alla moltiplicazione delle cattedre dove i “baroni” (il vero male delle università italiane) hanno continuato a piazzare con concorsi taroccati i loro adepti (leggi “leccaculo”) a scapito dei meritevoli costretti, a volte, ad emigrare all'estero se intenzionati alla carriera universitaria. L’ignoranza globale dello studente universitario medio è stata la stessa; in più si è instaurato il sistema dei crediti formativi, che consente, in linea di massima, a chi ottiene uno stage di poche settimane presso l’azienda dell’amico passando il tempo a fare fotocopie, di evitare di studiare per gli esami, o per una parte del programma.

Le università dal canto loro, per evitare tagli ai finanziamenti pubblici, hanno come obiettivo quello di ridurre al minimo i fuori corso. L’input è promuovere, sempre e comunque: un paio di amici dottorandi, nauseati di fronte al professore titolare di cattedra che reputava idonei studenti che loro giustamente bocciavano in quanto ignoranti nella materia oggetto dell’esame e nella sintassi italiana, hanno abbandonato la carriera universitaria.

Si assiste in questi anni a un fenomeno molto strano: nelle banche, nella pubblica amministrazione, sono tantissimi coloro che a 40 anni e oltre si iscrivono all’università per ottenere quella laurea che manca al loro curriculum di impiegati, ragionieri, geometri, ecc. L’altro giorno in banca l’impiegata alla cassa mi ha confessato che sette colleghi si sono iscritti alla facoltà di Economia. D’altra parte, in un sistema in cui una laurea non si nega a nessuno, perché rinunciare alla possibilità di farsi belli con un titolo accademico (svenduto), e approfittare di possibilità di carriera o concorsi interni (nel caso della Pubblica Amministrazione)?

Le università continuano a sfornare laureati ancora più ignoranti di prima, senza insegnar loro ciò che effettivamente serve nel mondo del lavoro: il saper fare. D’altra parte da docenti di economia aziendale che non hanno mai vissuto nella realtà concreta di un’azienda, trovandosi a insegnare aria fritta, non possono uscire che giovani cornuti e mazziati.

(segue)

In foto, uno dei momenti più belli del mio corso di laurea: il comizio durante l'aperitvo dopo la discussione della tesi

 
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Post N° 212

Post n°212 pubblicato il 19 Marzo 2007 da Sembrava_Impossibile
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IO E L’UNIVERSITA’ – parte prima

(riuscirà il nostro eroe a diventare blog del giorno?)

Dieci anni fa, più o meno in questi giorni arrivavo finalmente alla tanto sospirata laurea. Fu uno dei pochissimi giorni in cui posso dire di essere stato veramente felice: c’erano tutti, parenti, amici vecchi e nuovi, e anche qualche ragazza particolarmente attratta dall’idea di stare con un laureato. Credo che mai nella mia vita mi sia sentito tanto corteggiato come in quel periodo; in pochi mesi riscattai la mia adolescenza e gioventù da studentello sfigato senza una lira in tasca. Fu uno dei pochi periodi in cui mi sentii davvero figo, di successo e vincente. Ma soprattutto fu uno dei pochissimi periodi che vissi con spensieratezza. Non ero felice per la laurea in sè, ma per quello che succedeva attorno a me.

In realtà vissi la fine del corso di studi come un ostaggio che viene liberato dopo un lungo periodo di prigionia. Mi tolsi un peso e iniziai da allora a vedere un po’ di luce. Il mio corso di studi, iniziato con molto entusiasmo, in realtà, nel tempo mi riservò tante delusioni, non tanto dal punto di vista dei risultati, quanto dell’organizzazione universitaria, slegata dal mondo del lavoro, e governata da leggi non scritte in cui l’interesse meno tutelato è quello dello studente, inteso come soggetto che ha voglia di studiare.

Ciò che mi colpì da subito fu il livello scadente del corpo docente, totalmente incapaci di trasmettere passione e interesse a studenti; mi colpì il loro italiano, vacillante nella grammatica e nella dizione, tale da rendere le lezioni degne delle migliori puntate di Zelig. Mi colpì la furbizia di tanti, che, incuranti dei sette otto libri da studiare per l’esame, riuscivano a procurarsi gli appunti “giusti” per preparare l’esame in tre giorni. Se tra bambini motivo di vanto è fare la pipì più lontano, tra adolescenti avercelo più lungo, tra militari trombarsene di più, all’università è figo chi prepara l’esame in meno giorni. E chi studia è ovviamente considerato pirla.

Io, che sono sempre stato pirla, ho sempre studiato. Negli esami in cui erano possibili le furbate di cui sopra, quelli considerati facili, non ho mai brillato. Ho sempre preso il massimo dei voti negli esami a più alto tasso di bocciatura, perché realmente selettivi. Esami che, giocando furbamente con il piano di studi prescelto, potevano anche essere evitati. Il risultato è stato un livellamento verso il basso, di docenti e studenti, che con gli anni mi ha demotivato, mi ha fatto perdere di vista l’obiettivo finale e mi ha fatto studiare con il naso tappato, con il solo obiettivo di finire il prima possibile.

La sensazione netta era che, salvo rari casi, un diciotto non si negasse a nessuno. La selezione nel corso di laurea si faceva sulla durata e sulla sensazione di inutilità di tante materie (i contenuti di molti esami erano aria fritta, ma che imponevano l’acquisto dei libri del docente che lucrava anche sull’acquisto dei libri di testo): molti o mollavano, o rimanevano iscritti, finendo fuori corso, ma dedicandosi ad altro.

Era l’università dei furbi: rimasi sconvolto quando pochi mesi prima della mia laurea, assistendo alla discussione della tesi di un amico, incontrai il mio compagno di banco del liceo: lui, più volte bocciato prima di venire in classe con me, era famoso per i regali che mi faceva alla fine di ogni anno come segno di gratitudine per i compiti in classe che gli passavo e per i suggerimenti durante le interrogazioni.

E ricordo anche la fuga dei professori più bravi quelli che danno qualità e prestigio ad una facoltà: appena potevano, scappavano in realtà meno provinciali e banali.

(segue)

P.S.: eccomi in foto (13/03/1997) subito dopo la discussione della tesi mentre sono intento in una proficua attività di tacchinaggio

 
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Post N° 211

Post n°211 pubblicato il 08 Marzo 2007 da Sembrava_Impossibile

8 MARZO

Era la sera dell’otto marzo. Ero un ragazzino piccolo, timido e ingenuo di diciotto anni che correva allegramente lungo la riviera per smaltire un po’ di ciccia in eccesso. Si lo so, a 18 anni tanto piccolo non ero, ma gli ormoni si sono ricordati di me molto tardi e ho fatto lo sviluppo quando le persone normali iniziano ad avere problemi alla prostata.

Dicevo… correvo baldanzoso ed elastico quando mi si affiancò una macchina con musica a tutto volume carica di donne gracchianti. Si affacciò una tipa dall’occhio furbetto per chiedermi un’informazione: “Ciao caro”, mi disse “sai dirmi dove posso trovare una buona gelateria?”. Io ingenuamente iniziai ad indicare la strada per la gelateria, mentre sentivo voci gracchianti in macchina che ridevano sguaiatamente “Prosegui per 500 metri, poi gira a sinistra all’altezza del cartello giallo e prosegui per altri 200 metri…” . Lei mi interruppe dicendo “Sai, stasera ho proprio voglia di un bel gelato” e io, in stile Verdone, “L’ho capito, ti stavo spiegando appunto la strada per la gelateria, se mi fai parlare forse ci riesco”. Lei, con voce sensuale e sguardo da pornostar “Ma non ancora l’hai capito, io voglio il TUO gelato!”. Rimasi sorpreso, senza parole; le tipe in macchina risero ancora più sguaiatamente e ripartirono a tutta velocità.

Questa è l’immagine che molte donne si sforzano di dare dell’otto marzo: un’occasione persa se deve servire per emulare il peggio degli uomini. Una serata a far follie, a trasgredire, e il giorno dopo impotenti, a essere giudicate mignotte solo per una minigonna, a faticare il doppio degli uomini per una promozione a lavoro che non arriverà mai, a respingere avances per far carriera o otetnere favori, a lottare per conciliare lavoro e famiglia tra mille sensi di colpa e senza nessun aiuto concreto, ad avere poche chance per esprimere tutte le proprie qualità e realizzarsi, e a lamentarsi, senza costrutto, di una società maschile e maschilista, che, con certi atteggiamenti, non si fa che avallare.

 
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Post N° 210

Post n°210 pubblicato il 06 Marzo 2007 da Sembrava_Impossibile

IL PELO NELLO STOMACO

Non l’ho mai fatto in vita mia: tanto per non essere banali, mai dire mai nella vita: mi è solo capitato di essere scaricato. Non credevo di essere in grado di farlo, non credevo che appartenesse al mio DNA. Sto scaricando qualcuno, non prima di aver trovato un’alternativa adeguata.

E’ quello che stiamo per fare al nostro chitarrista: già più di un anno fa ci avevamo provato, ma il suo sostituto ci diede buca dicendoci che doveva trasferirsi per lavoro in un’altra città. Ma stavolta Christian ha superato ogni limite. Abbiamo iniziato la stagione invernale con le migliori intenzioni: entusiasmo, attività “commerciale” a tappeto per tutti i locali della regione con risultati egregi tanto che, se avessimo voluto, avremmo potuto suonare tutte le settimane. Già… ma più di una volta lui (che non ha mai collaborato nelle attività di ricerca dei locali) ci ha fatto annullare delle date già fissate (esponendoci a delle emerite figure di cacca), poi imponendoci massimo due serate al mese per poter passare più tempo con la moglie (quella del motto “qua il sabato sera si tromba, chi c’è c’è!”), poi chiedendoci di preferire il venerdì, ma poche settimane dopo di preferire il sabato (come se i pub fissassero le serate live in base alle sue esigenze). Negli ultimi tempi chiamavo direttamente la moglie per sapere quale data fosse di suo gradimento.

A tutto questo si aggiunge un sostanziale menefreghismo: è sempre l’ultimo ad arrivare, il primo ad andar via dopo il concerto, per evitare il lavoro sporco di carico-scarico delle attrezzature, con la scusa della moglie che lo aspetta da sola a casa. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la sua indisponibilità per i futili motivi di cui sopra, per una serata fissata già da due mesi e alla quale tenevamo particolarmente: ovviamente si è ricordato di dircelo solo pochi giorni prima.

Abbiamo trovato un nuovo chitarrista, che sta già preparando i pezzi. Sarà pronto tra un paio di mesi. Nel frattempo Christian ci serve ancora per un paio di serate fissate da tempo. Solo dopo gli comunicheremo la notizia che farà felicissima sua moglie. Stavolta mi sono fatto furbo, a quasi 36 anni era anche ora: alle prove stasera comunicherò a tutti la mia intenzione di smettere di suonare dopo l’ultima data. Il gruppo si scioglierà, per tornare miracolosamente insieme, con un nuovo chitarrista, per la stagione estiva.

Mi sento un po’ viscido, suoniamo insieme da 5 anni, ci conosciamo da dieci… devo smettere si essere troppo sentimentale… forse è solo l’effetto “prima volta”, non ho mai avuto troppo pelo nello stomaco per queste cose; dopo, ne sono certo, l’abitudine renderà tutto più facile. E se riuscirò ad essere così anche nelle relazioni sentimentali e negli affetti, la trasformazione sarà completata. E magari riuscirò a togliermi qualche soddisfazione anche lì.

 
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Post N° 209

Post n°209 pubblicato il 12 Febbraio 2007 da Sembrava_Impossibile

IO CI PROVO – PARTE SECONDA

Per il cinema decidemmo per il giovedì della settimana successiva, ma annullò l’appuntamento due ore prima di vederci per problemi a casa; rinviò semplicemente al giovedì successivo (perché non sabato o domenica?): questo mi fece supporre che ero stato eletto uomo del giovedì, che, rispetto a “uomo di scorta”, è per me già un bel motivo d’orgoglio.

Il giovedì successivo l’appuntamento era alle 19 in un centro commerciale, visto che dovevo fare un po’ di compere. Io, in virtù dell’esperienza della cena di due settimane prima, mi feci furbo e andai al centro commerciale, direttamente dal lavoro un quarto d’ora prima: avrei avuto tutto il tempo di fermarmi alla pizzeria o al mc donald del centro commerciale per mangiare senza sentirmi un criminale per il semplice fatto di ingerire calorie senza smaltirle adeguatamente. Parcheggiai dalla parte opposta della pizzeria; attraversando i negozi del centro commerciale mi fermai ad un tabaccaio e comprai un kinder bueno che divorai velocemente, tanta era la fame che avevo “Intanto incamero un po’ di zuccheri” mi dicevo. Nel momento stesso in cui iniziai a fare la fila per lo scontrino in pizzeria mi arrivò la sua chiamata “Sono arrivata, dove sei?”. Era in anticipo, ovviamente non feci in tempo a mangiare.

Fatte le compere, ci dirigemmo alla multisala. Era abbastanza presto pertanto proposi di mangiare qualcosa prima della proiezione: il mio stomaco iniziava a brontolare. Lei, con uno sguardo che era tutto un programma, come a dire “Mangiare? Sei pazzo?!”, rifiutò… riuscii a convincerla per un caffè che lei prese ovviamente senza zucchero.

Vedemmo il film “La ricerca della felicità” di Muccino, che per me, in quel momento, aveva la forma di un hot dog, una bistecca di vitello, un piatto di lasagne, di qualunque cosa fosse in grado di attenuare i sintomi della fame. Alla fine del film non ci vedevo per la fame: ci dirigemmo verso le macchine, e proprio nel momento in cui stavo per chiederle se le andava di mangiare qualcosa insieme, mi disse: “Bene, adesso VAI a mangiare qualcosa?”. Ovviamente le mie braccia si erano staccate dal resto del corpo anche se, non so come, non caddero a terra. Risposi che sarei tornato a casa perché avevo delle camicie da stirare per l’indomani. Il giorno dopo mi mandò un sms un po’ “languido”, sulla tenerezza che le suscitavo per il fatto di stirare le camicie a tarda ora; le risposi un po’ freddamente. In realtà passai la serata non a stirare ma a cucinare una bella bistecca con patatine fritte per riempire la voragine che si era creata nel mio stomaco.

Con molta poca galanteria non mi sono più fatto vivo con lei. Sono convinto che troverà tanti altri uomini in grado di apprezzarla.

Sono diventato un incostante e un intollerante. Non sopporto le mie ossessioni, figurarsi quelle degli altri. La mia misoginia è diventata incurabile; sto diventando sempre più simile ad un vecchio sclerotico che ad un essere umano. E la cosa non mi entusiasma per niente.

-Fine-

 
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Post N° 208

Post n°208 pubblicato il 06 Febbraio 2007 da Sembrava_Impossibile

IO CI PROVO – PARTE PRIMA

Avevo avuto il suo numero di telefono dalla nostra amica comune Francesca da tempo ma, per apatia e menefreghismo, non l’avevo usato per un mese abbondante. Quando mi feci vivo dopo quasi un mese e mezzo per andare a prenderci un aperitivo insieme e andare a fare quattro passi, ovviamente era impegnatissima. Si sarebbe fatta viva quanto prima. La richiamai dopo qualche giorno, e scoprii che era malata. Ci risentimmo qualche volta, poi per qualche giorno sparì, evitando anche di rispondere al telefono. Per me poteva anche bastare così, senza particolari rimpianti, il messaggio era inequivocabile: d’altra parte non la conoscevo abbastanza per poter dire di nutrire qualche interesse.

Dopo un po’ di giorni si è rifatta viva lei, rilanciando la proposta di vederci e andare a mangiare qualcosa insieme. La mia agenda è sempre più vuota rispetto alle fanciulle che incontro: per me poteva andar bene di giovedì. Lei è una ragazza molto carina: alta, magra, gambe lunghe, occhi azzurri, credo che farebbe la felicità di nove uomini su dieci. Io ovviamente sono il decimo.

Uscire con una ragazza al mio fianco nella mia città non è un evento così frequente; per questo il programma era quanto di più banale potesse partorire la mia mente. Il mio scopo tanto meschino quanto patetico, nella peggiore delle ipotesi, era farmi vedere da più gente possibile, per cercare di risollevare la mia immagine di single asessuato. Se poi fosse stata anche una compagnia piacevole, tanto meglio.

Sarà che non è che me ne fregasse tanto, ero abbastanza in forma, nel senso che le minchiate che dicevo mi facevano ridere, anche se non sono convinto che siano sempre state comprese e apprezzate dall’altra parte. Lei, a dire il vero non molto loquace, ha iniziato a parlare un po’ di sé, della sua abitudine di svegliarsi alle sei ogni mattina per fare ogni giorno cyclette, addominali, ginnastica a casa oltre alla palestra tre volte a settimana. Mi ha dimostrato di conoscere perfettamente l’apporto calorico di ogni alimento: 400 calorie per 100 grammi il pandoro, 900 calorie il burro e l’olio d’oliva, ecc.

Io, che a pranzo di solito mi arrangio, la sera ho sempre molta fame: siamo andati nel centro storico dove ci sono ristoranti tipici che preparano piatti molto particolari e stuzzicanti. Tra una minchiata e l’altra esce fuori che ha lasciato da pochissimo l’ex dopo quattro anni di convivenza (aridaje..), causa tradimento. Le sue considerazioni in merito erano “strano, eppure tra i due ero io quella bella…”, oppure “deve essere stato perché negli ultimi tempi ero ingrassata due chili”. E da qui ha cominciato a parlarmi delle pressioni dei familiari per farli tornare insieme, delle sue crisi e dei suoi silenzi tempo prima anche con me:devo avere la calamite per questo genere di situazioni.

Al momento di ordinare, io ho puntato su una bistecca di vitello con contorno di funghi, lei ha ordinato solo un’insalata: mangia solo verdure perché ha la tendenza ad ingrassare. Non contento, ho ordinato anche un dolce della casa che mi sembrava molto stuzzicante. La sua faccia parlava da sola. Ovviamente lei ha finito subito la sua insalata. Credo di aver passato uno dei momenti più imbarazzanti della mia vita, con lei che mi osservava, mentre mangiavo. Nel frattempo mi ricordava che per smaltire quel pasto avrei dovuto correre per 50 minuti con battito cardiaco a 160: per questo il cardiofrequenzimetro era un accessorio importante.

Intanto mi raccontava della sua passione per la discoteca e l’house music, per la cucina (brava a fare la pizza, anche se ha l’abitudine di non assaggiare mai com’è venuta perché c’è l’olio che fa ingrassare) e per la montagna. Io intanto stavo esaurendo gli argomenti per mantenere la conversazione su livelli sufficientemente piacevoli.

Ovviamente ho pagato io, d’altra parte ero stato l’unico a mangiare. Ci siamo salutati, lei mi ha ringraziato per la splendida serata, dandomi appuntamento al cinema per la volta successiva; meglio, mi dicevo, a mangiar da solo sono capace anche a casa mia senza il disagio di essere osservato.

Fine prima parte

 
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Post N° 207

Post n°207 pubblicato il 23 Gennaio 2007 da Sembrava_Impossibile

MISOGINIA E DINTORNI

Mi rendo perfettamente conto che il campione statistico da me analizzato non è assolutamente rappresentativo della realtà; tuttavia devo rilevare come tutte le ragazze che mi capita di conoscere (ad eccezione di quelle conosciute su internet) e poi di invitare ad uscire, generalmente al primo, e a volte anche al secondo invito, rifiutino sempre con garbo e in maniera soft adducendo impegni di vario genere, per accettare sempre al secondo o al terzo invito. Da qui una serie di ipotesi:

-          conosco tutte donne manager super impegnate: impossibile, la stessa scusa mi è stata addotta da una ragazza che era disoccupata

-          sono donne spaventate, per cui istintivamente scappa loro un no; poi a mente lucida, capiscono che non c’è nulla di male. Eppure ho un aspetto molto tranquillizzante, addirittura narcotizzante; non credo sia questo il motivo.

-          Sono donne, amano fare le donne e per questo se la tirano un po’ per far crescere l’interesse dall’altra parte. Tattica sbagliatissima con me, visto che non può crescere un interesse che non c’è in partenza, in quanto il mio invito è dettato solo dal possesso della malcapitata dei requisiti di cui al post precedente.

E’ per questo che rimasi interdetto anni fa quando una ragazza bellissima mi dichiarò di essersi innamorata di me e rimase ancor più interdetta lei quando io le risposi “Si vabbè, le telecamere dove sono nascoste?”

Che poi io non è che abbia aspettative particolari dalle mie uscite pseudo-galanti; tra l’altro non sono neanche pienamente convinto che nelle mutande funzioni tutto alla perfezione: è come quando si deve usare una macchina parcheggiata per mesi, e inutilizzata, in garage: non è detto che il motore parta al primo colpo.

A proposito di mutande ho rivoluzionato il mio guardaroba in fatto di intimo. Dagli acquisti in offerta di stock di sei mutande slip per volta a Oviesse e simili, con le scritte più improbabili sull’elastico (“Furore”, “Maschio”, ecc.), sono passato a un intimo, mi hanno detto, “più decente”, ossia boxer aderenti in tessuti particolari che dovrebbero rendermi meno troglodita. Ho fatto una scelta “commerciale” puntando sul packaging piuttosto che sulla qualità del prodotto; credo che se qualche serata dovesse andare “oltre”, mi potrei ritenere soddisfatto nel sentirmi dire più o meno queste parole: “lo strumento non funziona granchè, però la confezione è accattivante”. Quale uomo non andrebbe orgoglioso di un complimento del genere?

Ecco lo sapevo, mi sono perso in chiacchiere quando in realtà volevo raccontare di una mia uscita recente. Vabbè, sarà per il prossimo post.

 
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Post N° 206

Post n°206 pubblicato il 17 Gennaio 2007 da Sembrava_Impossibile

L’anno è iniziato con un paio di novità. La più recente è che Paolo, il mio amico storico che era venuto ad abitare nell’appartamento di fronte al mio (stile “Friends”) presto andrà via. La sua casa di 75 mq è diventata troppo piccola per due persone; certo, se penso che nei momenti più bui, a casa mia abbiamo vissuto in 5 in 50 mq, la cosa mi fa un po’ sorridere. Si trasferirà nella palazzina di fronte. La cosa un po’ mi dispiace; anche se ci siamo frequentati di meno proprio nel periodo in cui è venuto a vivere vicino a me, causa fidanzamento e successivo matrimonio-lampo, l’idea che avessi vicino qualcuno su cui poter contare mi faceva stare più tranquillo; io avevo la sua chiave, lui la mia. Non sarà più possibile farci visita in pigiama come prima; saranno visite come le altre, un po’ più formali, di quelle che devi chiamare prima per vedere se sono a casa… e col tempo, come è già capitato per altri, ci perderemo ulteriormente di vista.

L’altra notizia è che Rainman è rimasto incinto alla prima trombata, anzi sua moglie. Il suo primo commento (dopo un mese e mezzo di gravidanza) nel darmi la notizia è stato “Cazzo quanto costano i pannolini, e non immagini i fasciatoi!”; il secondo commento è stato “Effettivamente forse sono stato un po’ avventato”. Da vero amico gli ho consigliato di farsi un nodo al pisello che avrà una duplice funzione: sarà il metodo anticoncezionale più economico per le sue già disastrate tasche e gli servirà per ricordarsi quali danni quell’apparente innocua appendice tra le gambe è in grado di fare. Secondo alcuni in realtà non hanno fatto sesso: per gli arretrati che avevano è bastato guardarsi negli occhi per procreare. Credo che lei sia contentissima: estremista cattolica, ha sempre pensato che certe cose vanno fatte solo dopo il matrimonio e per procreare… e poi dicono che con l’avanzare dell’età le donne sono meno fertili! A 38 anni c’è rimasta secca al primo colpo! Lui invece può dire addio alla sua vita sessuale di coppia; credo che tornerà alle pratiche che lo resero celebre negli anni passati e che erano la causa delle sue caratteristiche occhiaie.

La notizia si è diffusa in un batter d’occhio; per giorni giravano sui cellulari battute e battutacce sulla notizia. Rain è sempre stato il nostro riferimento verso il basso, il più grande rappresentante del trash, i suoi complessi e le sue paure erano diventati per noi un vero e proprio termine di paragone (non saliva sugli autobus se c’erano più di cinque donne appena fino a sei-sette anni fa).

Ma finita l’ilarità, è iniziato il periodo di riflessione, alimentato dai benpensanti e da tutti quelli allineati al sistema: tutte le coppie senza figli, ma, a maggior ragione, chi si trova ben due passi indietro, ossia i single, sono stati assaliti da discorsi che nella sostanza, dicevano questo: “Ma non vi vergognate, vi siete fatti superare pure da Rainman! Alla fine pure lui, con tutti i suoi problemi, si è fidanzato con una brava ragazza, si è sposato e ha fatto un figlio! Ma che aspettate a farli questi figli? Lui si che ha fatto passi da gigante… non voi perditempo pigri e cazzeggiatori!”.

Non nego che la cosa mi ha scosso dalla mia apatia. Ebbene sì, sono stato punto nell’orgoglio; sentirmi giudicato peggio di quello che era il mio riferimento verso il basso mi ha avvilito alquanto. E insonni notti di riflessioni mi hanno portato a decidere di reagire. Metterò da parte tutte le mie paure, la mia misoginia, il ricordo delle batoste del passato, il mio atteggiamento da “pezzente e presuntuoso” e mi rimetterò in gioco. I commissari del Guinness dei primati mi stanno per comunicare che sto battendo il record di durata della condizione di single. Ho deciso che uscirò con più ragazze possibili senza fare troppe distinzioni purchè abbiano i seguenti requisiti: 1) siano donne 2) garantiscano il minimo sindacale in fatto di presenza (fisica e dialettica) 3) abitino in nel raggio di 40 km da casa mia. Una volta avrei aggiunto anche il requisito della condizione di single, ma viste le precedenti traumatiche esperienze che mi hanno dimostrato come “singletudine” non equivalga a libertà, ho deciso di escluderlo. Aggiornamenti saranno riportati su questo blog.

Si apre la caccia. E’ proprio il caso di dirlo… che Dio ce la mandi buona!

 
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Post N° 205

Post n°205 pubblicato il 03 Gennaio 2007 da Sembrava_Impossibile

Credo che certe cose possano capitare solo qui. Ho iniziato a scrivere il mio blog due anni e mezzo fa. Un blog nato come sfogo a delusioni e a sofferenze che credevo di poter sopportare in maniera più virile. I miei primi post oggi mi appaiono patetici, anche se forse più veri di adesso, alleggeriti da un velo di ironia e autoironia che è tuttora la mia unica ancora di salvezza.

Eravamo in pochissimi due anni e mezzo fa. Abbiamo imparato a conoscerci attraverso le parole scritte, che, per chi è in grado di apprezzarle, sono molto più penetranti del discorso del più eloquente degli oratori. Chi mi conosce sa che, già scottato, ho sempre tenuto a una certa distanza i contatti nati qui sul blog: per evitare complicazioni, per paura, per incostanza, per bisogno di concretezza, per pigrizia e demotivazione. In realtà per tutto questo tempo è bastato semplicemente scrivere e leggere per avere la sensazione di essere accompagnato da qualcuno di veramente speciale, sempre presente con tatto e discrezione. Due anni e mezzo sono tanti: cambiano le situazioni, le persone, ma queste righe hanno avuto il merito di avvicinare le anime nella maniera più sincera, più pura, più pulita, più bella.

E dopo due anni e mezzo capita di vincere le ultime ritrosie, e ci si ritrova, nella nebbia della Bassa Padana, a parlare per ore davanti a un bicchiere (vabbè… più d’uno) di lambrusco e a un piatto di tortellini, di quelli fatti a mano però, a passeggiare per Piazza S. Stefano, Piazza Maggiore, a osservare da una prospettiva “insolita” il Nettuno, come vecchi amici che si conoscono da un’eternità. E capita di improvvisare una visita all’amica a Venezia per un semplice caffè (perchè non si vuol disturbare troppo in casa marito e figlia)… e di ritrovarsi a tavola davanti a un piatto di gnocchi fumanti, a parlare di noi, a ridere, a brindare, guardandoci negli occhi e associando finalmente visi, espressioni e sorrisi a storie, racconti, ed emozioni riversate per tanti mesi in un blog. E a condividere, finalmente, un momento di vita insieme.

Prima di Natale avevo semplicemente bisogno di cambiare aria. Invece ho fatto il pieno di umanità, disponibilità, semplicità e tanta, tanta signorilità. Sono stato meglio che a casa mia. Tutto ossigeno per la mia affettività disastrata. E alle domande di chi mi chiedeva dove fossi stato, davo l’unica risposta possibile: “tu non puoi capire”.

 
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