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Un blog creato da paghe_contributi il 19/06/2007

Paghe e contabilità

Scienze naturali ed economiche

 
 
 
 
 
 

I LIBRI DI WALTER CAPUTO (ED. FINANZE & LAVORO)

L'ANALISI PER FLUSSI E IL RENDICONTO FINANZIARIO - 2° edizione 2011

CASI SVOLTI DI CONTABILITA' E BILANCIO - 1° edizione 2007

CORSO BASE CONTROLLO DI GESTIONE - 2° edizione 2009

PAGHE E CONTRIBUTI - 6° edizione 2011

CASI SVOLTI DI PAGHE E CONTRIBUTI - 3° edizione 2008

CORSO BASE DI CONTABILITA' E BILANCIO - 6° edizione 2011

T.F.R. 2007 - COSA CAMBIA E COSA FARE - 1° edizione 2007

 
 
 
 
 
 
 

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CORSI RAPIDI, VELOCI ED ECONOMICI ! E C'E' ANCHE CONTABILITA' !!!

Post n°576 pubblicato il 02 Febbraio 2012 da supergigia2000
 

Presso Connet Apple di Via Napione 33 a Torino, l'Accademia Telematica organizza una serie nutrita di corsi di informatica, nuove tecnologie, interior design, giornalismo e un sacco di altri argomenti interessanti! Alcuni corsi sono addirittura gratis, è quindi il caso di approfittarne !!!

Fra i corsi trovate anche il mio corso base di contabilità e bilancio e, se ci sarete, potremo vederci di persona lunedì 2 aprile 2012 alle 19:00. Mi raccomando: non perdetevi per nessun motivo i MISTERI DELLA PARTITA DOPPIA......

A presto.

Walter Caputo - 2 febbraio 2012

 
 
 

VIAGGI E SCIENZA: UNO SGUARDO AL NOSTRO GLORIOSO PASSATO di Walter Caputo - 22/1/2012

Post n°575 pubblicato il 22 Gennaio 2012 da supergigia2000

Oggi molti turisti preferiscono i viaggi completamente organizzati. Nulla deve essere lasciato al caso, a tal punto che è più importante la programmazione di ogni singolo momento del viaggio che non lo scopo del viaggio. C’è persino chi si lamenta della pasta scotta, quando è in vacanza in paesi che con le nostre tradizioni alimentari non hanno nulla a che fare.

Fortunatamente i grandi esploratori di fine Ottocento ed inizio Novecento non erano come i turisti di oggi. D’altronde, se ci pensate, ciò che resta davvero impresso nella memoria al ritorno da un viaggio è proprio l’imprevisto, ciò che non era pianificato o organizzato e, ancora di più, ciò che rimarrà stabilmente fra i ricordi del viaggiatore, è la scoperta.

E allora, se fate sempre viaggi organizzati, perché non gustare un po’ di esotismo e un po’ di sana avventura alla Emilio Salgari? Vi basta leggere “Esploratori perduti” di Stefano Mazzotti, pubblicato da Codice Edizioni (2011) e subito vi immergerete nelle zone più selvagge e inesplorate dei cinque continenti. In questo periodo, come direbbe mia moglie, “sono cascato dentro il libro” in oggetto, rapito dal fascino del viaggio.

Nel libro troverete innanzitutto la Storia, quella che abbraccia un periodo “che va approssimativamente dalla nascita dello stato italiano alla Prima guerra mondiale” (le citazioni sono estratte dal libro di Mazzotti). All’interno di questo periodo leggerete le avventure dei “protagonisti che hanno fatto la storia di quell’epoca”, ovvero “commercianti, avventurieri, missionari, cacciatori, militari, giornalisti, politici, ma anche scienziati di chiara fama, geografi, geologi, zoologi, botanici, antropologi”. Si tratta di persone che “avevano obiettivi, ambizioni e ideali”, sempre più rare nella nostra attuale società. Uomini d’altri tempi, la cui vita era guidata dalla curiosità e dalla conoscenza.

Perché questi uomini sono così importanti? Perché “catalogarono e scoprirono centinaia di nuove specie animali e vegetali, e descrissero usanze e costumi di popoli indigeni primitivi”. In sintesi “dedicarono gli anni migliori della loro vita alle scoperte geografiche, naturalistiche ed etnologiche”. In pratica essi scrissero la storia dell’impresa coloniale italiana, che ebbe inizio soprattutto in seguito al commercio con l’Africa e l’Oriente e al lavoro dei missionari, “religiosi che per primi tentarono di evangelizzare gli indigeni dell’Africa orientale e che tracciarono una prima via d’accesso a questi territori”.

Fra le cose che mi hanno colpito, in questo inizio di lettura, citerei l’interdisciplinarietà degli esploratori, in quanto oggi spesso ci viene imposta una ferrea specializzazione, a causa della complessità raggiunta dalle attuali conoscenze. Invece all’epoca, ad esempio Giovanni Miani “fu un personaggio eclettico, di indole irrequieta e turbolenta, i cui interessi spaziavano dalla passione per la musica alla pedagogia, dall’agricoltura agli studi di egittologia”. Colpisce senz’altro il coraggio di questi pionieri: lo stesso Miani, già sessantenne, “visse per diversi mesi a stretto contatto con le comunità dei temutissimi antropofagi niam-niam”. Inoltre occorre evidenziare come i grandi viaggi di esplorazione, già a partire dal Settecento, hanno “posto le basi per la nascita delle discipline naturalistiche, dalla geografia alla geologia, dalla botanica alla zoologia, dall’archeologia all’etno-antropologia”.

Vi racconterò più avanti ulteriori itinerari di lettura del testo, ma intanto vorrei concludere questa prima e breve presentazione con l’auspicio dello stesso Mazzotti, ovvero che grazie a quest’opera venga riportata ad oggi la passione, l’entusiasmo e la speranza che albergava nell’animo di quei pionieri che ci hanno lasciato una così rilevante eredità scientifica.

Walter Caputo - 22 gennaio 2012

 
 
 

PROTEZIONISMO, LIBERO SCAMBIO E CONCORRENZA di Walter Caputo

Post n°574 pubblicato il 31 Dicembre 2011 da supergigia2000
 

Protezionismo significa limitare al minimo le importazioni (al limite eliminarle) ed agevolare al massimo le esportazioni.

Una politica protezionistica può essere sorretta da una serie di motivazioni economiche, fra le quali proteggere le imprese nazionali dalla concorrenza straniera, salvaguardare l’occupazione ed evitare che i debiti dello Stato verso l’estero crescano.

Sono noti, nella letteratura economica, anche gli svantaggi del protezionismo. Gli altri paesi possono non essere d’accordo con una politica che danneggi le loro esportazioni, quindi potrebbero adottare strategie di ritorsione. Inoltre il paese che intende “chiudersi” al commercio internazionale potrebbe non essere in grado di farlo a causa della carenza di alcune materie prime, oppure per mancanza di know-how di produzione.

Tuttavia c’è un elemento contro il protezionismo dai più ignorato. L’economista liberista Pascal Salin, in “Liberismo, libertà, democrazia” (Di Renzo Editore 2008) evidenzia che la volontà di un determinato governo di chiudere le frontiere commerciali limita la libertà dei singoli individui di esercitare la pratica del commercio. Egli scrive testualmente: “La storia ci insegna che non ha senso obbligare i popoli a sviluppare rapporti commerciali, perché un aspetto fondamentale della libertà degli individui è quello di agire, di contrattare, di scambiarsi beni, merci”. La libertà va tutelata: se i cittadini vogliono commerciare con l’estero devono essere lasciati liberi di farlo. Se non intendono sviluppare rapporti commerciali con l’estero, non li si deve obbligare.

Spesso invece le cose vanno nella direzione opposta. Se un governo intende proteggere un’industria nascente, stabilisce e impone dazi doganali o contingenti all’importazione. Addirittura un governo può essere capace di mantenere in vita un’azienda ormai decotta contro l’opinione di tutti coloro che ritengono sia il caso di smettere di sperperare denaro pubblico per entità commerciali senza futuro. In tali casi si ignora il concetto di specializzazione. Se un Paese non è in grado di produrre determinati beni o servizi, vorrà dire che li acquisterà da altri e si specializzerà in ciò che sa fare meglio e a costi bassi.

Talvolta un governo può imporre determinati comportamenti in maniera più sottile. Ad es. se ritiene che le aziende vendano troppo poco all’estero, può incentivarle fiscalmente affinché le esportazioni crescano. Anche questa azione non rispetta la libertà dei singoli cittadini.

È molto sentito dalle persone il rischio che l’Europa soccomba di fronte alla concorrenza dei Paesi Emergenti. Secondo Pascal Salin occorre innanzitutto introdurre un nuovo concetto di concorrenza. Non quella classica di aziende concorrenti in quanto producono lo stesso tipo di bene o di servizio, ma concorrenza in senso più ampio, nel senso che tutte le aziende “concorrono” per disporre di una parte del reddito degli stessi consumatori. In questa ottica il timore di perdere posti di lavoro a causa dei produttori cinesi va riesaminato e ricontestualizzato.

A tal proposito, Salin scrive: “Sono convinto che i posti di lavoro non vengano sottratti dai produttori cinesi. Immaginate, ad esempio, di trovarvi di fronte ad economie molto flessibili, nelle quali sia possibile per i lavoratori passare da un posto di lavoro ad un altro, da un’attività ad un’altra, da un fattore produttivo ad un altro: non ci sarebbe affatto il  problema della concorrenza da parte dei Paesi emergenti. Il problema della nostra economia non è tanto la paura di perdere posti di lavoro, ma il timore fondato che una volta perso il posto di lavoro è difficile trovarne un altro. E perché ci sono queste difficoltà? Per rigidità imposte dai governi dei nostri Paesi, e con questo mi riferisco in modo prioritario all’eccesso di imposizione fiscale e di regolamentazione”.

Certo, l’idea che ogni lavoratore contratti liberamente con un determinato datore di lavoro tariffa oraria e condizioni di lavoro appare un po’ estrema, ma oggi molti giovani lavorano esattamente in questo modo. Si avvalgono di contratti di prestazione occasionale o di contratti a progetto oppure usano la partita IVA. Se però il mercato del lavoro fosse completamente deregolamentato potrebbe succedere che gli over 50 finiscano fuori da ogni azienda per essere sostituiti da giovani. Se un imprenditore potesse liberamente licenziare un cinquantenne stanco di ripetere gli stessi movimenti in fabbrica da una vita…….

 
 
 

TRA IL MODELLO E LA REALTA' - di Walter Caputo

Post n°573 pubblicato il 28 Dicembre 2011 da supergigia2000
 

Il processo di modellizzazione è alla base della scienza moderna. Da un lato vi è un sistema fisico, ad es. il sistema solare e dall'altro troviamo un modello matematico: punti in uno spazio a tre dimensioni ed equazioni che ne descrivono il moto. Tra il modello e la realtà vi è una corrispondenza: il moto matematico dei punti coincide con il moto osservato dei corpi celesti. Questo è un miracolo.

“Ci siamo abituati talmente a questo miracolo da non pensarci più, eppure continua a restare un mistero, quanto meno per chi scrive queste righe”. Tale affermazione è estratta da “Come funziona il caos – Dal moto dei pianeti all'effetto farfalla” di Ivar Ekeland (Bollati Boringhieri 2010). Ed effettivamente Ivar Ekeland ci ha pensato molto: leggendo il suo testo si comprende benissimo quanta fatica faccia un divulgatore per farsi capire dal grande pubblico. Il risultato è davvero ammirevole, assolutamente in linea con le buone indicazioni fornite da Amedeo Balbi ne “L'apologia di un divulgatore”.

Ma torniamo ai modelli. Ne esistono due tipi: stocastici e deterministici. “Un modello è stocastico se, ad un istante dato, richiede che qualcuno lanci i dadi per usare il risultato del lancio. Nell'ambito della fisica moderna si calcolano delle probabilità: la probabilità che un elettrone passi da un'orbita atomica ad un'altra, la probabilità che un nucleo si disintegri (...)” scrive Ekeland. Si tratta di situazioni in cui non sappiamo cosa succederà in futuro; possiamo semplicemente stilare un elenco di eventi e a ciascuno assegnare una determinata probabilità di verificarsi.

Decisamente più utili sono i modelli deterministici, grazie ai quali è possibile predire gli stati futuri e ricostruire quelli antecedenti, poiché “l'evoluzione del modello è determinata interamente dal suo stato attuale” (tutti i virgolettati di riferiscono a citazioni di Ekeland, salvo dove sia diversamente specificato). Se non esistessero altri tipi di modelli il modello apparirebbe piuttosto triste: o gli esseri umani sono foglie in balia di venti ingovernabili (modelli stocastici) oppure tutto ciò che succede ora determinerà in modo ineluttabile e fatalistico il nostro futuro (modelli deterministici).

Fortunatamente esiste la teoria del caos che, innanzitutto, fornisce nuovi modelli per rappresentare fenomeni irregolari o aleatori. Si tratta di modelli deterministici ma caotici: non serve la presenza (ingombrante) di un lanciatore di dadi, ma si lascia posto anche al caos, cosa che implica “associare una dimensione all'imprevedibile”. In pratica, in matematica sono stati elaborati nuovi strumenti: sta poi al fisico o al biologo o anche all'economista scegliere i mezzi migliori per modellizzare la realtà oggetto del loro studio.D'altronde, a tal proposito, Ekeland scrive: “La teoria del caos è, come la geometria euclidea o la teoria dei numeri, un insieme di risultati matematici dotati di vita propria, indipendentemente dal fatto che si possa applicare o meno a dei fenomeni osservabili”.

Molti pensano che l'incertezza sia necessariamente legata alla complessità. Eppure è possibile generare il caso “anche attraverso meccanismi molto semplici”. Così, anche se vi è un ridotto numero di fattori e ciascuno di essi è fonte di casualità autonoma, il sistema è caotico. Ma come è possibile che un sistema caotico sia anche deterministico? “La risposta sta in quel labile margine che separa lo zero matematico dal quasi niente, l'esattezza assoluta dalla migliore approssimazione possibile”. Purtroppo non siamo in grado di ottenere una precisione senza limiti, né in merito alle condizioni iniziali del sistema, né relativamente ad ogni tappa futura di evoluzione dello stesso. E ciò potrebbe farci sentire completamente impotenti di fronte alla realtà che ci circonda. Tutte le simulazioni numeriche, fornite dai grandi calcolatori, sembrerebbero di fatto inutili.

In realtà, e fortunatamente, esiste lo “shadowing lemma (il lemma dell'orbita ombra)”: esso “ci assicura che, in un certo senso, l'incertezza sulla posizione iniziale e gli errori di arrotondamento si compensano”. Così, sebbene si commettano errori, è possibile calcolare traiettorie “giuste”, grazie – paradossalmente – all'instabilità tipica dei sistemi caotici. Ma dobbiamo sempre tener conto che, fra il modello e la realtà, c'è il calcolo. “Non diremo mai più: questa equazione rappresenta questo fenomeno. Bisognerà aggiungere: il sistema è caotico, il suo tempo caratteristico è di tot, sappiate che al di là di quest'ultimo certi calcoli non rappresentano più nulla (...)”. Ai limiti fisici eravamo già abituati, ora “bisognerà abituarsi al fatto che le teorie abbiano anche dei limiti numerici”.

 
 
 

LA QUALITA' DEI CORSI ON LINE

Post n°572 pubblicato il 21 Dicembre 2011 da supergigia2000
 

In questo articolo si evidenziano molti problemi che affliggono i corsi a distanza. Il risultato è che gli studenti apprendono meno rispetto ai corsi tradizionali in aula.

Secondo il mio modesto punto di vista il problema non è il corso a distanza, ma come viene fatto il corso a distanza. Un corso ben strutturato e ben organizzato può avere degli ottimi risultati.

Un esempio è il corso a distanza offerto dall'Accademia Telematica, i cui studenti sono soddisfatti in quanto è vero che si tratta di un corso on line, ma prevede una serie di caratteristiche che "avvicinano" lo studente al docente. Tale corso coniuga quindi gli aspetti positivi dei corsi a distanza e i lati, altrettanto positivi, dei corsi tradizionali.

Walter Caputo - 21 dicembre 2011

 
 
 
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L'AUTORE DEL BLOG: CHI E' WALTER CAPUTO ?

Ha un diploma universitario in Amministrazione Aziendale, con specializzazione in Finanza. E’ laureato in Economia e Commercio e in Scienze Statistiche. Insegna sia materie economico – giuridico - fiscali che matematico – statistiche.
Sui temi della contabilità, del controllo di gestione e di paghe e contributi ha scritto 8 libri, pubblicati in 22 edizioni. Per divulgare soprattutto statistica, matematica e fisica ha pubblicato 82 articoli. Da novembre 2008 è redattore di Gravità Zero, testata internet di divulgazione scientifica. Dal 19 giugno 2007 gestisce un Blog di Scienze naturali ed economiche.

I suoi libri si trovano qui e qui.

I suoi articoli si leggono qui.

Il suo blog si trova qui.

I suoi corsi si trovano qui.