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seppursogna...
   
 
Creato da seppursognando il 30/09/2008

rimando d'amore 2.0

versi sparsi di un funambolo

 

Della primavera e di te

Post n°123 pubblicato il 04 Settembre 2009 da seppursognando
 

 


[ Grande nudo ]

   

La luna, la notte
lo sa, quello che voglio

ascoltare, nascosto, i sospiri
di scure conchiglie adagiate
sugli angoli nudi di pelle
che il mare non bagna

scrutare nel buio i tuoi occhi
muti di stelle, che cercano ovunque
tremanti, quel brivido perso di cielo
che anche la carne conosce

e rinasco così
da greto di roccia assetata
a fiume montano impetuoso
quando le turgide gemme di rose
fioriscono sulle colline

   

   

 

 

 

 
 
 

Arrivo alla stazione

Post n°122 pubblicato il 23 Luglio 2009 da seppursognando
 

       

     

       


[ Scorcio di lago ]  

        

   

Tu, che ti espandi a due passi da me
rotonda in ciò che di bello possiedi
nel cuore, il respiro si allunga
a sfiorare leggero
l'onda che scorre, lei sola
nel lago in silenzio
affiora una voce, la tua
e si ferma ansimante la corsa
schiumosa carezza
della carrozza nella buia pazzia

    

       

  

 
 
 

Le emozioni dei fiori

Post n°121 pubblicato il 12 Luglio 2009 da seppursognando
 

     

   

 
[ Colori di Primavera ]

   

     

Scorrendo lo sguardo
in un prato, la sera
nasce sul gelso fiorito
un intimo dubbio
quasi speranza
se esista, tra un respiro e il seguente
uno spazio sottile il cui tempo è segreto
guardiano di chi, affidando indifeso
posi il suo giglio sgualcito
un attimo solo a mani congiunte
a raccogliere il piano nascosto
che ami di me

    

      

 
 
 

quell'antico sapore

Post n°120 pubblicato il 08 Luglio 2009 da seppursognando
 

    

     


[ Emozioni di un giorno d'Inverno ]

   

Quando volavo d'un soffio sui campi
delle stagioni aspettavo l'estate
per quel conquistare maestosi ciliegi
ladro di rubini sparsi tra le chiome

ancora sento il sussurro
delle preziose fronde
almeno ogni volta che assaggio
l'umida polpa delle tue labbra

quant'è lontano il profumo
del giardino di casa

   

   

 
 
 

L'altro possibile

Post n°119 pubblicato il 28 Giugno 2009 da seppursognando
 

      

  
[ Fiori ]

    

   

A volte succede
che all'alba la bruma
d'orgoglio si impiglia sul viso
celando il sussurro brillante
che svela chi sono

altro da me
getterei nel profondo
se solo potessi
la sagoma acerba
da dove respiro

ma poi la granata polpa
delle tue labbra
mi precipita addosso
l'uragano di viole
che nascondi nel petto

sei il vento che gira
cantando del sole
e che l'ombra mi scalza
dal fosso e rischiari
di grazia il mio cuore

    

    

    

 
 
 

L'oltre sentire

Post n°118 pubblicato il 17 Giugno 2009 da seppursognando
 

  

     


[ Vento caldo ]

     

Ho sentito chiamare
il tuo nome
quando il silenzio
è inattesa carezza
che brilla al tramonto
              

ho sentito chiamare
il tuo nome
quando la notte
sfiorando le foglie
mi aggrappo a cupi serpenti
       

ho sentito chiamare
e mi sono stupito
che il vento sapesse
il segreto che tengo
in corolle di giglio

   

    

 
 
 

Lo sguardo tuo

Post n°117 pubblicato il 13 Giugno 2009 da seppursognando
 

  

   


[ Incredibile Amore ]

     

  

Non voglio il mio cuore
sasso rotondo
bagnato di luce perfetta
che appeso al filo degli anni
si asciughi da gocce
che lente cadendo
frantumino in sabbia
la gioia nel petto
        
voglio piuttosto la pietra
scheggiata d'aguzzo
dove il profilo
sia vivido istante
pulsante di voci
e di sguardi arrossati
        
è quello che voglio
tutte le volte
che piovono addosso
i tuoi occhi improvvisi

  

   

 
 
 

La notte alla stazione

Post n°116 pubblicato il 04 Giugno 2009 da seppursognando
 

   

   

 
[ Emozioni in movimento ]

    

    Lo sguardo fuggente
scivola
sulle  umide ore
rimasto a contare
i compagni all’attesa


mentre sospesa la notte
vaga
nei silenti fossi
della memoria


e noi
appesi al nulla

   

  

 
 
 

La Grande guerra

Post n°115 pubblicato il 01 Giugno 2009 da seppursognando
 

     

    

 
[ Aerea2 ]

 

   

Solo del vento
lo stupore
non tace il sospiro
a cullare quel che resta
delle primavere
- polvere -

ancora si ode
il muto vibrare
che amaro precipita
dalle corolle

  

  

   

 
 
 

Il breve tempo d'una vita

Post n°114 pubblicato il 27 Maggio 2009 da seppursognando
 

   

 

 


[ aldilà di ogni tempo la vita è l'amore ]

     

ricordo quel libero volare
d'onde e d'emozioni
che da bambino trasportavo
nei miei sogni d'avventura

ed era come rotondo all'alba
che di quiete brilla il viso
quell'impeto del cielo
che il fremito placava

ma venne troppo presto
la fiamma del tramonto
che rotolando nella sera
di stupore giunse a riva

   

     

 
 
 

Veglia : l'innovazione nella poesia di Ungaretti

Post n°113 pubblicato il 22 Maggio 2009 da seppursognando
 

Veglia

Un'intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d'amore

Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita

  

Cima Quattro il 23 dicembre 1915

[ Giuseppe Ungaretti ]

  

  

METRO: versi liberi.

La rivoluzione metrica operata da Ungaretti nelle liriche de “L’allegria” parte dalla critica e dalla successiva demolizione del verso tradizionale. Schematicamente si può dire che la distruzione del verso ha un duplice scopo:

1. eliminare la musicalità della metrica tradizionale, che non può adattarsi ai temi drammatici della guerra.

2. mettere in rilievo la singola parola in tutta la sua potenza semantica e fonica.

Spieghiamo meglio queste affermazioni :
Per Ungaretti gli schemi metrici fissati dalla tradizione costituiscono una prigione in cui non è più possibile esprimersi.
E così il nostro poeta non può accettare una forma come il sonetto, che lo costringe non solo ad impiegare versi della stessa lunghezza, ma anche ad un rigido impianto strofico e ad un preciso schema delle rime (davvero troppo condizionante). E ugualmente rifiuta l’endecasillabo sciolto, che pure è libero dagli obblighi di rima, ma pur sempre costringe ad un’unica misura e, soprattutto, ad un ritmo solo relativamente variabile.
Quindi l’unica soluzione è creare una forma metrica ed un ritmo adatto alle singole occasioni. E è questa la grande novità della sua poesia, ed è da questa intuizione che nasce la straordinaria efficacia delle liriche de “L’allegria”.

Per Ungaretti l’ispirazione deve dettare anche la propria misura espressiva. In questa maniera è possibilire ritrovare il significato autentico della singola parola, che spesso costituisce da sola un intero verso.

In Veglia per tre volte i verbi al participio passato costituiscono un intero verso, e in tutti i casi si tratta di un quaternario. Sono tutti verbi afferenti al campo semantico della sofferenza e del travaglio, e, così isolati, vengono caricati di un’ulteriore potenza espressiva, a cui contribuisce anche l’asprezza fonica di alcuni nessi consonantici.

Struttura:
Versi liberi di vario ritmo [settenari, senari, quinari( versi di 7 sillabe,6 sillabe e 5 sillabe)], raggruppati in due strofe di diversa lunghezza; gli a capo sono frequenti e fuori di ogni regola; sembrano obbligare la voce a sostare nella lettura, quasi a scandire; manca la punteggiatura; il livello fonico è costruito sull'accentuazione del valore e del tono delle sillabe con frequenti allitterazioni (consonanze e assonanze) e anche rime; la struttura sintattica è sorretta, inizialmente, dai participi passati (buttato, massacrato, digrignata, volta, penetrata) fino ai passati prossimi ho scritto e a non sono mai stato; questa particolare sintassi, quasi a segmenti (con la "compiutezza" di quei participi passati e la "prossimità" delle azioni del fante-poeta, passate ma non remote) costituisce una forma di espressionismo poetico.

Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore

Più avanti, quel “tanto”, volutamente isolato, ha un’analoga funzione espressiva: sottolinea ancora di più l’attaccamento alla vita da parte del poeta.

Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita

 

Parafrasi:
Ho trascorso un’intera nottata in veglia, vicino al cadavere massacrato di un compagno di guerra, con la bocca, rivolta verso la luce della luna, deformata in una smorfia, con le mani tumefatte che penetrano nella mia assorta meditazione; in questa tragica notte ho avuto l’impulso di scrivere lettere d’amore per i miei cari e mai, come in questo momento, ho sentito il desiderio di amare gli uomini e la vita.

TEMI FONDAMENTALI ( forma breve ):
- Realtà disumana della guerra.
- Contraddizione nella compresenza di vita e di morte.
- Senso di tragicità, ma riscoperta della vita.
- Essenzialità di linguaggio.
   

Riassumendo, Ungaretti usa versi di una sola parola, per
1) Evidenziare il binomio morte/vita
2) Scelta di essenzialità di linguaggio dettata dall'incomunicabilità del sentimento

TEMI FONDAMENTALI ( Forma Estesa) :
Con questa lirica entra per la prima volta ne "Il Porto Sepolto" ( e poi nell'"Allegria") il tema della guerra: è la prima atroce pagina del "diario di guerra", nel quale il fante-poeta racchiude l'esperienza della trincea (un anno terribile sul fronte del Carso, dal dicembre del 1915 al dicembre del 1916; è bene ricordare che Ungaretti non smise di combattere nel 1916, continuò sul fronte della Champagne, in Francia ). La lirica inizia con la descrizione espressionistica e molto incisiva, nei primi versi, del commilitone morto accanto al soldato Giuseppe.
Dal primo piano a un campo medio, come in una sequenza del cinema muto dell'epoca, l'attenzione viene repentinamente spostata sulla dimensione personale: alla morte, il fante-poeta oppone l'esperienza, la consolazione, l'ancora di salvezza della scrittura, riscoprendo in sé un fortissimo attaccamento alla vita. Nella splendida e silenziosa notte di plenilunio, nasce "la volontà di espressione, necessità d'espressione…esaltazione, quell'esaltazione quasi selvaggia dello slancio vitale, dell'appetito di vivere, che è moltiplicato dalla prossimità e dalla quotidiana frequentazione della morte."
Dando un primo sguardo alla poesia si può capire che parla della prima guerra mondiale; in realtà non è così semplice come appare poichè nasconde un messaggio ermetico. Questo ci viene dimostrato dal primo verbo: "buttato". L'autore con una sola parola estremamente semplice è riuscito a dimostrare e a farci comprendere il suo stato d'animo e le sue sensazioni. Si è sentito vecchio, scartato e inutilizzato dall'intera società; probabilmente non era consapevole che l'unica vera colpevole, di tali sentimenti, fosse la guerra. Così Ungaretti in una sola parola ha costruito un paragone:  lui buttato nel fango come uno straccio usato. In molte altre occasioni utilizza termini che costituiscono un intero verso. E' una dimostrazione dell'ermetismo: ogni singola parola cela un significato nascosto. Nel penultimo verso in cui l'autore si serve di una sola parola, lo spazio bianco sembra quasi volerne prolungare il suono, l'eco. Lo scrittore usa per il compagno ormai sconfitto dalla morte verbi di modo indefinito, mentre per sè utilizza quello finito, attribuendo loro significati precisi. Possiamo trovare altre analogie, stavolta riferite al compagno morente, o meglio alle mani e alla bocca. Quest'ultima ci viene presentata in una espressione d'ira, solita ai cani e non agli uomini; ciò che della metafora ci colpisce maggiormente è l'attenzione posta verso il plenilunio, la luna piena. Infatti essa può essere vista dal soldato come unico simbolo naturale in mezzo a un mondo distrutto dalla guerra. La luna rappresenta il cielo, la terra indifferenti in modo quasi sfacciato al destino degli uomini. Può esserle attribuito un secondo significato: è l'unico punto di riferimento per il soldato che, come il plenilunio, era nel pieno della sua giovinezza. Forse non era solo il dolore a fargli digrignare la bocca, ma l'invidia, la rabbia contro qualcosa che ignara brillava completa nelle tenebre. Impressionante la descrizione di quelle mani tumide, gonfie, perdute, che sembrano voler strappare il cuore silenzioso, straziato dello scrittore. E' un' immagine che può essere intesa diversamente; in senso di supplica verso il compagno vivo, sperando in questo modo di rubargli un pò di vita oppure attirarlo con sé nel vortice della morte. La situazione appare come una condizione: "se muoio io, muori anche tu". E' un egoismo che non merita una punizione da parte dell'autore perchè il compagno è già stato punito da Dio con la morte. Contemporaneamente è scattata nell'autore una voglia bramosa di vita, di amore nei suoi confronti. Proprio in questo punto della poesia, Ungaretti interviene per giungere ad una conclusione decisiva. Tra le due strofe possiamo notare non un segno di punteggiatura che le divida ; è come se l'autore si fosse fermato per far trarre a se stesso e al lettore certe impressioni. Potremmo anche pensare alla poesia come ad un intero ragionamento che termina con una deduzione logica.

Testo e commenti copiati ( ma anche letti ) da Internet

 
 
 

Cosa è la poesia

Post n°112 pubblicato il 17 Maggio 2009 da seppursognando

   

   

 

  poi non scrivete subito poesie d'amore che sono le più difficili
aspettate almeno ... almeno.. una ottantina d'anni
scrivetele su un altro argomento
che ne so.....su un.. sul male il vento su un termosifone su un tram in ritardo,
non esiste una cosa più poetica di un' altra.
Avete capito la poesia non è fuori è dentro.
Cos'è la poesia non chiedermelo più,
guardati nello specchio la poesia sei tu.
E vestitele bene le poesie cercate bene le parole,
dovete SCEGLIERLE,
a volte ci vogliono 8 mesi per trovare una parola,
SCEGLIETELE
,
che la bellezza è cominciata quando qualcuno a cominciato a scegliere.
Da Adamo ed Eva , lo sapete quanto ci ha messo Eva prima di scegliere la foglia di fico giusta?
Come mi stà questa, questa o questa...ha spogliato tutti i fichi del paradiso terrestre..
INNAMORATEVI!!
Se non vi innamorate è tutto morto
morto tutto è
vi dovete innamorare e diventa tutto vivo si muove tutto
DILAPIDATE LA GIOIA!!
Sperperate l'allegria,
siate tristi e taciturni con esuberanza
fate soffiare in faccia alla gente la felicità....
e come si fa?
......
Questo è quello che dovete fare
.....
per trasmettere la felicità bisogna essere felici
e per trasmettere il dolore bisogna essere felici.
Siate felici, dovete patire
stare male soffrire non abbiate paura di soffrire
tutto il mondo soffre.
E se non avete i mezzi non vi preoccupate tanto per fare poesia una sola cosa
è necessaria
...TUTTO..
E non cercate la novità,
la novità è la cosa più vecchia che ci sia
e se il verso non vi viene da questa posizione
da questa da cosi..buttatevi in terra mettetevi cosi!!
E' da distesi che si vede il cielo..guarda che bellezza..
perchè non mi si sono messo prima??
cosa guardate?
I poeti non guardano vedono..
Fatevi obbedire dalle parole..
se la parola è ... muro
muro non vi da retta
non usatela più per otto anni!

cosi impara
Che è questo?... Bho!
non lo so.
Questa è la bellezza
come quei versi la
che voglio che rimangano scritti li per sempre..
....Forza cancellate tutto....

   

   

Un Grazie di cuore a  Kiku0 che ha pubblicato
nel suo blog questo post... così emozionante

 
 
 

Non chiederci la parola

Post n°111 pubblicato il 16 Maggio 2009 da seppursognando
 

     

   

Non chiederci la parola

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

[ Eugenio Montale ]

    

 

Metro : tre quartine di versi di varia lunghezza, con rima ABBA CDDC EFEF.

Di sicuro è una delle poesie più celebri di Montale. E' tratta da "Ossi di seppia" e contiene alcune idee per comprendere il suo pensiero .
Il poeta si rivolge a quel lettore che esige dai poeti verità assolute e definitive, invitandolo a non chiedergli alcuna rivelazione, né su stesso né sull'uomo in genere, e nemmeno sul significato  della vita. Egli, infatti, non ha alcuna segreto risolutivo, ma solo dubbi e incertezze, o anche una conoscenza fondata sul contrasto: l'ultimo verso, infatti, è divenuto famoso e viene spesso menzionato da chi non vuole farsi notare come possessore di fittizie verità.

Parafrasi
Non chiederci la parola,che metta a fuoco sotto ogni profilo, il nostro animo privo di certezze, e a lettere che lo chiariscano rendendolo luminoso come il fiore dello zafferano: perduto in mezzo ad un prato polveroso. Ah l'uomo che se ne va sicuro, senza contrasti con se stesso e con gli altri. E la sua ombra non viene toccata che dal sole nel periodo più caldo dell'estate; proiettata su un muro mancante di intonaco. Non domandarci il segreto che possa rivelarti nuove prospettive di conoscenza del mondo,bensì una distorta sillaba secca come un ramo. Solo questo possiamo in questo momento farti presente, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Figure retoriche
- ENJAMBEMENT (quando un gruppo di parole, ad esempio soggetto-verbo oppure soggetto-aggettivo viene diviso, mettendo il secondo termine nel verso successivo): nei versi 3-4 (croco/perduto)
- SIMILITUDINE (paragone mediante connettivi avverbiali): verso 10 (secca come un ramo)
- ANAFORA (ripetizione di una o più parole all'interno di un verso: verso 12 (ciò...ciò)
- RIMA INTERNA nell'ultimo verso vogliamo siamo...
-c'è la RIPETIZIONE CONTINUA (a volte sotto forma di alliterazione vera e propria, ma più spesso consonanza) della consonante "r" accompagnata anche da c( chiederci domandarci croco)
-EPIFONEMA:Consiste nell'esprimere un motto sentenzioso che, solitamente, chiude con enfasi un discorso(Codesto solo oggi possiamo dirti,ciò che non siamo, ciò che non vogliamo)

 
 
 

Il rimpianto

Post n°110 pubblicato il 13 Maggio 2009 da seppursognando
 

       


[ Studio per volto ]

    

 

una stilla cocente
affiora indifesa
e lenta
trascina
dai gelidi occhi
ai solchi deserti
il rimpianto
per le poche parole
lasciate al confine
di labbra annodate
come fiori recisi
e che bastano
a volte
a tramontare la bruma
di sguardi nebbiosi
in sorrisi d'aurora

   

   

 
 
 

canzone nel cuore

Post n°109 pubblicato il 10 Maggio 2009 da seppursognando
 

   

      


[ rugiada_london ]

   

l'anima mia
ricorda serena
quei giorni bambini
dormivo leggero
come aquilone
nel blu delle ore
a tuffare i miei sogni
nella spuma marina

sento da allora
quella canzone
note di onde
e voce di mamma
dipinta nel cuore
fin quando la luce
galleggia infinita

dal tuo amore
al mio cuore

   

  

tanti auguri Mamma

    

 

 
 
 

Evento

Post n°108 pubblicato il 08 Maggio 2009 da seppursognando
 

        


  

  

 

Grazie alla mia amica Aurora Manfredi
per aver scelto le mie poesie
per accompagnare le sue 30 opere
in un'occasione così importante
quale è una personale di pittura
in un luogo prestigioso
come Firenze

mi scuso per le mie assenze
con i miei Amici
ma gli impegni, in primo luogo di Studio,
e di scrittura
mi sottragono tempo prezioso
per coltivare un sentimento così nobile
un abbraccio a tutti
e un grazie
a chi ha la pazienza
di aiutarmi in questa impresa emozionante

 

 

 

 
 
 

L'immagine

Post n°106 pubblicato il 06 Maggio 2009 da seppursognando

     

  

"Non tutti  hanno vuota la stanza,
non tutti hanno il cuore vuoto:
ci si può lasciare entrare ogni mattino
 un mondo nuovo.”
da "Luoghi Comuni" di J.Rodolfo Wilcock

          

 

Lady_Juliette - kiku0 - seppursognando

Da un consiglio ne è nato un pensiero, trasformato poi in versi..tre menti e tre cuori uniti da un comune denominatore: la poesia.
      

    

Grazie Lady_Juliette & DruMir  

  

 
 
 

Il funambolo

Post n°105 pubblicato il 04 Maggio 2009 da seppursognando
 

 

 


[ il funambolo ]

   

sul filo ingordo
di maschere folli
attraverso l'ultima corda,
frontiera del cielo,
e nell'immane oltrepassare
il confine dei sogni,
sovviene sul ciglio
solo un pensiero
gabbiano

apriti cuore
con ali sincere
per ergerti degno
nell'azzurro infinito

   

   

 
 
 

la rondine

Post n°104 pubblicato il 01 Maggio 2009 da seppursognando
 

  

    

      


[ sensazioni ]

     

Vola
la rondine all'aurora
quel sorriso negl'occhi
illuminati al candore
dalla luna al sereno

Vola
la rondine all'aurora
quel fiammare nel petto
fremente e virile
dal sole ai suoi raggi

Vola
la rondine all'aurora
quel dipingere aereo
i suoi versi d'amore
dal cuore all'azzurro

 
 
 

fulgido briccone

Post n°103 pubblicato il 28 Aprile 2009 da seppursognando
 

    

   


[ Il gatto ]

     

  

ti fai molla con lo sguardo
nell'attesa del mio passo,
tu misuri tutto il mondo,
io sorrido per l'agguato
dallo scatto alla sorpresa
ed è gioia per la preda
esser tuo, fratello mio,
perchè gatto son nato anch'io

    

    

  

 
 
 
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 Ponete in quiete l'animo
e leggete con gli occhi
del cuore
ciò che vedete

 

 

....USARE QUESTO LUOGO....

Al piede d'ogni immagine troverete il titolo dell'opera in arancio. Cliccando su questo verrete indirizzati in un'altra stanza: "Camera con vista", esso è il luogo in cui si dà spazio all'artista, che qui evoca, con i propri quadri,  dei sentimenti associati alle mie parole.  In quel luogo, alla base di ogni riproduzione pittorica, troverete un' altra scritta .. [ poesia ] .. cliccandoci si và alla poesia associata. Un' altra maniera di usufruire di questo spazio sono le riproduzioni su questa colonna, cliccandole avrete maggiori informazioni sugli  autori delle opere che avete scelto.

 

 

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