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Un blog creato da resistenzabianconera il 18/10/2007

Blood black&white

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Conferenza stampa Agnelli - Conte

Post n°897 pubblicato il 29 Maggio 2012 da resistenzabianconera

"Antonio Conte è e sarà il nostro allenatore". Sono quasi le 7 di sera quando Andrea Agnelli pronuncia queste parole a difesa del tecnico della Juventus, iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Cremona per associazione per delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva nell'ambito dell'inchiesta sul Calcioscommesse. Da parte del presidente bianconero arriva una difesa strenua e convinta dell'allenatore dello scudetto, in una conferenza stampa-monologo di 6 minuti totali al centro sportivo di Vinovo. "Il quadro che si sta delineando - rileva Agnelli - è estremamente preoccupante per il mondo del calcio e tutti noi seguiamo la vicenda con apprensione e amarezza. Allo stato non mi pare e non risulta che Antonio Conte faccia parte di questo quadro preoccupante".

Poi il numero uno juventino spiega i motivi: "Dai fatti che ho avuto modo di leggere, il ruolo che sarebbe attribuito ad Antonio è vicino all'insignificante. Conosco Conte da 20 anni e i suoi valori, che sono di onestà, integrità e lealtà, glieli ho visti applicati all'inizio della sua carriera di giocatore, quando ha cominciato ad allenare, e oggi da allenatore della Juventus. E' giusto esprimere rispetto per il lavoro giusto e complesso che i magistrati stanno compiendo. Ed è altrettanto giusto esprimere rispetto per le persone coinvolte nei fatti che sono tutti da verificare, e che sono ora in posizione di debolezza. La società ed io personalmente siamo vicini ad Antonio e a Leonardo Bonucci (il difensore indagato dalla procura di Bari, ndr)", sottolinea.

Poi la conclusione: "Voglio bloccare sul nascere tutte le illazioni, Antonio è e sarà il nostro allenatore. L'anno prossimo abbiamo una Champions da giocare e Antonio sarà colui che ci guiderà". Al suo fianco siede il tecnico che, con gli occhi lucidi, lo ringrazia delle parole e poi offre la sua versione. "Ribadisco l'assoluta estraneità mia e dei miei calciatori - attacca Conte -. Col Siena ho vinto il campionato (di B, ndr) con tre giornate di anticipo con grande sacrificio, sudore, lacrime e soddisfazioni, con un gruppo di ragazzi straordinario. E' stata un'annata fantastica, niente e nessuno la rovinerà". "La mia storia calcistica parla abbastanza chiaro - rivendica il tecnico - ho sempre mostrato integrità morale e onestà, sia da calciatore sia da tecnico". Conte parla tutto d'un fiato: "Sono una persona che vuole vincere e che va anche oltre le sue possibiltà per raggiungere la vittoria. Lo si può chiedere ai miei calciatori, ai miei compagni e agli avversari. Ho subito un'aggressione con bastoni davanti a mia moglie e mia figlia per la mia integrità e la mia onestà, questo è Antonio Conte".

Sulla vicenda giudiziaria dice: "Sono stato indagato per associazione a delinquere, ho subito una perquisizione in casa quando non c'ero, ho letto il provvedimento, ci sono poche parole, e la prima domanda che mi sono posto è: 'come mai non sono stato chiamato dal Pm di Cremona prima di subire una perquisizione e di diventare un indagato?' Mi sarei aspettato di essere sentito prima di essere indagato". La convocazione arriverà, ma non si sa ancora la data. Intanto l'allenatore sarà difeso da un collegio composto dagli avvocati Antonio De Rensis, Luigi Chiappero e Michele Briamonte. Proprio De Rensis, al mattino, dopo che i poliziotti avevano sequestrato un computer (poi restituito dopo l'effettuazione del backup) e di un Iphone nell'abitazione del tecnico, aveva raccontato di un Conte "fortemente determinato a dimostrare la sua totale estraneità ai fatti contestati". Al momento della perquisizione, Conte non era in casa, ma in vacanza con la famiglia; c'era il fratello Daniele ad accogliere gli uomini della Questura di Torino. Antonio è poi tornato in città attorno alle 11 e si è subito diretto a casa, da dove è uscito poco prima delle 13 per pranzare in compagnia della moglie, del fratello e dell'avvocato De Rensis. Nel tardo pomeriggio, l'incontro con la stampa e la chiosa: "Buone vacanze, perché le mie saranno buone vacanze"

 
 
 

Juve, per la fascia piace Muniain

Post n°896 pubblicato il 28 Maggio 2012 da resistenzabianconera

Venerdì a Madrid primo contatto col 19enne dell'Athletic Bilbao. Oggi Marotta incontra l'Udinese per Asamoah: costa 15 milioni

Una chiacchierata per Higuain ed una serata con Muniain. La missione di Fabio Paratici, venerdì a Madrid, è stata intensa e su più fronti, ma ha permesso al ds bianconero di ragionare sul talento dell’Athletic Bilbao. Da spettatore il dirigente juventino ha assistito alla vittoria del Barcellona nella Coppa del Re, l’ultimo trofeo alzato da Guardiola alla guida dei catalani, ma i suoi occhi erano soprattutto per l’esterno basco. Un 19enne che fa impazzire Conte per la fantasia, la capacità di giocare sia sulla fascia sinistra che a centrocampo e per i numeri già mostrati.

La Juve segue Iker Muniain da inizio stagione con diversi osservatori ed ora vuole accelerare le operazioni, anche per bruciare la concorrenza di club stranieri e del Napoli stesso che è sulle sue tracce da tempo. I bianconeri, però, per il centrocampo guarda anche alla serie A ed oggi Marotta incontrerà l’Udinese per trattare Kwadwo Asamoah. La famiglia Pozzo valuta il mediano ghanese sui 15 milioni, ma nell’affare possono rientrare delle contropartite tecniche: da Marrone a Pepe, passando per Immobile e la riconferma di Pazienza.

 
 
 

Arrestati Mauri e Milanetto. Indagati anche Conte e Criscito

Post n°895 pubblicato il 28 Maggio 2012 da resistenzabianconera

Scommesse, altri 19 arrestati. Perquisizioni a Coverciano e nella casa del tecnico juventino. Secondo la procura  il laziale e l'ex genoano erano disponibili a truccare le partite per soldi

Nuova ondata di arresti nell'ambito dell'inchiesta del calcioscommesse. Stefano Mauri, centrocampista della Lazio, e Omar Milanetto, centrocampista del Padova ed ex giocatore del Genoa, figurano tra le persone arrestate stamane nell’operazione "New Last Bet" condotta dalla Polizia di Stato di Cremona, coadiuvata dal Servizio Centrale Operativo (SCO). In mattinata c'è anche stato un blitz della polizia nel ritiro della Nazionale che ha eseguito perquisizioni nei confronti di Domenico Criscito. Secondo quanto si apprende, anche il difensore azzurro è accusato di associazione a delinquere finalizzata alla frode e alla truffa sportiva. Fra gli indagati c'è anche Antonio Conte, per vicende relative al periodo in cui era allenatore del Siena. Anche l'abitazione del tecnico della Juve è stata perquisita. Le accuse a suo carico sono le stesse: associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva.

L’operazione odierna, con 19 provvedimenti restrittivi e numerose perquisizioni, costituisce una nuova tranche dell’inchiesta che lo scorso dicembre ha portato alla cattura di 17 altri indagati. Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi sono compresi giocatori ed ex-giocatori italiani, coinvolti nel fenomeno del calcio-scommesse. Alcuni militano nella massima serie calcistica. Sono in corso di esecuzione anche 30 perquisizioni domiciliari nei confronti di altrettanti indagati. Si tratta di calciatori di serie A e serie B, tecnici e dirigenti di società professionistiche (anche della massima divisione) coinvolti nelle indagini.

Per conto del gruppo criminale transnazionale al centro dell’inchiesta, i giocatori italiani avrebbero agito, a vario titolo, come referenti del sodalizio transnazionale sul territorio italiano per la combine delle partite di calcio. Arresti si stanno effettuando anche in Ungheria nei confronti di 5 esponenti del gruppo criminale transnazionale facente capo al boss singaporiano Tan Seet Eng, colpito da provvedimento restrittivo, nel dicembre scorso, e ritenuto il capo dell’organizzazione internazionale dedita al match fixing.

 
 
 

Conte e il rinnovo, questione di fiducia

Post n°894 pubblicato il 23 Maggio 2012 da resistenzabianconera

A giorni l'annuncio: contratto fino al 2015 per 3 milioni all'anno. Sarà il tecnico più pagato in Italia. Agnelli: combine? Gli crediamo

Così, dopo gli anni dell’inferno, la Juventus ritorna a essere un modello internazionale. La invitano in Inghilterra a parlare alla London Business School, università chicchissima incollata a Regent’s Park, dove hanno organizzato una cosa molto ambiziosa che si chiama «Global Leadership Summit». Che cosa lega il mondo dello sport e quello degli affari? Per rispondere hanno chiamato manager di mezzo mondo, soprattutto gli americani, che parlano di Nba e di Nfl, basket e football, ma come lo giocano loro, con le mani e dandosi un sacco di botte. Per il football come lo intendiamo noi invece ci sono i capoccioni della Premier League e poi Andrea Agnelli, che alle cinque di sera ha uno spazio suo. Mezzora di botta e risposta sulla Vecchia Signora, da Calciopoli alla Champions, passando per lo scudetto degli Invincibili. «L’ambizione non ci manca. Se hai la nostra storia vuoi vincere sempre».

Sembrano passati cent’anni dal 2006 degli scandali. Agnelli e la Juve si erano sentiti isolati, come se una folata di vento avesse allontanato l’intero mondo da loro. Non è stato facile ritrovare la strada. «Abbiamo costruito uno stadio che è destinato a rivoluzionare il calcio italiano, inaugurato il nostro museo, vinto lo scudetto. È stato un viaggio straordinario. Ora aspettiamo che anche la giustizia rimetta le cose in pari. Chiedo semplicemente parità di trattamento. Non ci deve essere differenza tra noi e gli altri club». Su uno schermo gigante appare una domanda a cui anche il pubblico può rispondere. Sostanzialmente dice: nel calcio conta di più il gioco o gli affari hanno preso il sopravvento? Il presidente della Juve sceglie la risposta A. «Passione. Non esiste una famiglia che gestisce una squadra da tanto tempo quanto la nostra. Ci siamo dal 1923. Con noi sono arrivati 29 scudetti». Uno era arrivato prima. «Totale trenta». La sala è un enorme tendone bianco montato in mezzo al prato. Sedie di plastica nera, duecento persone a sedere. Professori universitari e investitori professionisti. Qualche studente. Da fuori arriva la musica leggera di un’orchestrina jazz. I ragazzi della scuola alberghiera servono champagne e finger food al tramonto. Bel mondo. Donne eleganti. Cravatte e doppiopetti. Eppure si parla di pallone. Il progetto Juve è chiaro. La gestione del club non può superare i 150-160 milioni di euro. Tra stipendi e ammortamenti, una cifra che dovrebbe garantire la permanenza costante tra i primi otto club d’Europa.

Intanto, il primo tassello per il Gran Ballo Continentale è di nuovo Antonio Conte. Il suo contratto da 1,5 milioni a stagione scade a giugno 2013. È pronto il prolungamento, fino al 2015, a tre milioni: sarà il tecnico più pagato d’Italia. Si può ufficializzare a giorni. La risposta alle ombre del nuovo calcio scommesse: «Credo che il tecnico abbia ragione quando dice che per ora ci stiamo limitando a leggere opinioni uscite sui media. Aspettiamo. Se e quando qualcuno sarà convocato andremo a rispondere con fiducia agli organi inquirenti». È la prima volta che ne parla. Sul mercato invece svicola. «Per quello c’è Marotta». Lui si preoccupa dei conti, sapendo che è il momento di investire. Davanti ci sono Matri, Quagliarella, Borriello e Vucinic. Se vuoi migliorare, le possibilità non sono molte: Tevez, Suarez, Higuain, Van Persie. E Cavani, il cui agente ha lanciato messaggi. Van Persie ha ribadito ieri la sua disponibilità. Ma vuole 7,5 milioni a stagione. La Juve li avrebbe, ma poi sarebbe difficile spiegare ai compagni perché loro guadagnano la metà. L’equilibrio non è facile. La porta resta aperta, ma Higuain e Suarez, in ordine di preferenze, sembrano più in linea con l’architettura immaginata.

Agnelli lascia il palco. Applausi. Lo braccano. Lo vuole la Bbc, per un quarto d’ora, poi anche ITV. Quindi i giornalisti italiani. «Se all’inizio dell’anno mi avessero detto che avremmo vinto lo scudetto e perso la Coppa Italia in finale ci avrei messo la firma. Forse dopo lo scudetto avremmo dovuto festeggiare di meno e concentrarci sul Napoli. Ma questo traguardo era troppo importante. Per me, per il club, per la squadra, per i tifosi. Era giusto lasciarsi andare». La rivincita di chi si è rifiutato dopo cento anni di gloria di sentirsi all’improvviso un ladro nell’universo domestico di qualcun altro. Un cameriere gli offre un calice di champagne. «Siamo tornati».

 
 
 

Finale Coppa Italia 2011-2012: Napoli - Juventus 2-0

Post n°893 pubblicato il 21 Maggio 2012 da resistenzabianconera
 

Grazie lo stesso ragazzi

Juventus (3-5-2): Storari, Barzagli, Bonucci, Caceres, Lichtsteiner(23' st Pepe), Vidal, Pirlo, Marchisio, Estigarribia, Borriello (27' st Quagliarella), Del Piero (23' st Vucinic). (13 Manninger, 24 Giaccherini, 32 Matri, 34 Marrone). All.: Conte
Napoli (3-5-2): De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Aronica, Maggio, Dzemaili, Inler, Hamsik (41' st Dossena), Zuniga, Lavezzi 6.5 (27' st Pandev), Cavani (48' st Britos). (83 Rosati, 2 Grava, 16 Vargas, 21 Fernandez). All.: Mazzarri
Arbitro: Brighi di Cesena
Reti: 18' st Cavani (rigore), 38' st Hamsik
NOTE: Angoli: 5-4 per la Juve. Recupero: 1' e 5'. Espulso: Quagliarella rosso diretto per fallo su Aronica. Ammoniti: Marchisio, Dzemaili, Cannavaro e Storari per gioco scorretto; Borriello per proteste; De Sanctis per gioco non regolamentare. Spettatori: 60mila

L’accoppiata scudetto Coppa Italia non riesce alla Juventus, punita all’Olimpico di Roma da un rigore di Cavani e da un contropiede di Hamsik, ma uscita comunque a testa altissima da una partita   dura, combattuta e a tratti anche dominata. Resta il rammarico per il double sfumato, ma rimane la consapevolezza di aver disputato un’annata eccezionale e di avere gettato solidissime basi per un futuro ancora più roseo.

La gara dell’Olimpico è subito vivace e il Napoli si dimostra avversario di rango dopo neanche due minuti, quanto Campagnaro se ne va sulla destra e crossa per Zuniga che schiaccia di testa, trovando la smanacciata di Storari.

Nel primo quarto d’ora il pressing degli uomini di Mazzarri è feroce e portato molto alto e la manovra bianconera fa fatica a svilupparsi. Al contrario Lavezzi è bravo a muoversi tra le linee e le sue sgroppate non sono semplici da fermare.

Non appena il Napoli rallenta però, la Juve viene fuori e prova a pungere, prima con un destro di Marchisio dal limite ribattuta da De Sanctis, poi con una sventola di Vidal che colpisce in pieno Aronica.

Pirlo gode di ben poca libertà, anche perché è sempre seguito da uno tra Hamsik, Cavani e Lavezzi, Marchisio è guardato a vista da Inler, mentre Vidal è in moto perpetuo. Il cileno è tra i più attivi, recupera palloni su palloni e non si tira indietro se ci sono da usare le maniere forti.

Il suo carattere è la sintesi di quello della Juve, che dopo aver lasciato sfogare il Napoli e stretto i denti nella prima parte di gara, con il passare dei minuti prende il controllo della gara. Il sinistro di Borriello al 39’ potrebbe premiare gli sforzi dei bianconeri, ma termina a lato di un soffio.

Poco dopo è Marchisio ad avere il pallone buono e il tiro avrebbe probabilmente miglior sorte se Claudio non venisse travolto in area da Aronica. Brighi lascia correre...

La punizione di Del Piero e la respinta da De Sanctis chiudono il primo tempo. La discesa di Dzemaili sulla sinistra e il suo insidioso cross basso aprono la ripresa. E, proprio come in avvio di gara, il Napoli sembra più vivace. La Juve riesce a prendere campo, ma al 18’ concede troppo spazio a Lavezzi che entra in area e viene toccato da Storari. Birghi indica il dischetto e Cavani trasforma.

Cinque minuti e Conte cambia: Alessandro Del Piero termina la sua ultima partita in bianconero lasciando il posto a Vucinc, mentre Pepe rileva Lichsteiner.

Presto diventa un assedio: Bonucci cerca la volé dal limite e De Sancits toglie il pallone dall’angolino e poco dopo Pepe semina il panico in area. Il suo  sinistro viene toccato da Quagliarella, appena entrato al posto di Borriello, ma De Sanctis è ancora pronto.

In campo ora c’è solo una squadra, la Juve ci mette l’anima, ma manca lucidità. Il Napoli si difende con ordine e riparte in contropiede. E con Hamsik colpisce di nuovo. 

I bianconeri cercano di riaprire la gara, lottano fino all’ultimo secondo, ma rimasti in 10 per l’espulsione di Quagliarella  e con poco a tempo a disposizione, non riescono nell’impresa.

La Coppa va al Napoli, l’imbattibilità bianconera termina proprio nell’ultima partita della stagione. Una stagione che rimane comunque straordinaria e per la quale Conte e i suoi ragazzi meritano solo applausi.

L'ultima notte di Del Piero tra lotta e proteste: "Adesso mio fratello dovrà trovarmi una squadra"

La notte, l’ultima, di Alex comincia fra Vidal ed Estegarribia: la foto ufficiale della Juve in mezzo al campo apre il duello finale. Passano sessantotto minuti e la storia bianconera si accomoda in panchina: Del Piero saluta quando il Napoli è in vantaggio e la finale sta sfuggendo via. «Cosa mi porto dietro di questi diciannove anni? Tutto, ma - così il capitano adesso fatemi andare in vacanza, solo staccando la spina dal campionato e dalla Coppa Italia potrò metabolizzare che è finita. Con la Juve, non con il calcio...».

Alex avrebbe voluto scrivere un’ultima tappa dal colore diverso. Invece... «Abbiamo mancato la ciliegina, ma ci siamo portati a casa la torta. Quando sono uscito per Vucinic ho pensato soltanto al fatto che eravamo sotto di un gol. Mi chiedete se andrò negli Stati Uniti o a Dubai? Io in questi giorni ho avuto in testa soltanto il finale di stagione, adesso - sorride Del Piero - sarà mio fratello e manager a lavorare duramente...».

Pinturicchio, ieri sera, ha occupato le zolle del prato amiche da una vita, Borriello si è mosso al suo fianco, Pirlo ha provato ad innescarlo. La prima volta che Del Piero si fa vivo cade dopo poco meno di venti minuti, quando Campagnaro si oppone con i parastinchi ad un colpo da calcetto del capitano. La curva, la Sud, canta il suo nome nel cuore del primo tempo, mentre Alex è in lotta con il Napoli e battibecca con il fischietto di Brighi. E’ nervoso, a tratti fin troppo, il Dieci. Lo è perché, ai suoi occhi, Campagnaro (sempre lui), Aronica e Paolo Cannavaro gli tolgono il fiato non senza spingerlo, urtarlo, colpirlo duro. A metà della prima parte della contesa, ecco un pallonetto con Aronica messo fuori giri: punizione, il popolo della Juve si tappa la bocca, Del Piero lamenta un tocco con la mano (inesistente) del Matador Cavani.

La notte, l’ultima, di Alex va avanti a strappi. Il Napoli lo teme, anzi, teme la sua voglia di lasciare il segno: lo sa Mazzarri, lo sanno i tacchetti di Campagnaro, Aronica, Paolo Cannavaro. C’è un momento in cui la parte bianconera della Capitale si ferma: mancano pochi secondi all’intervallo, Pirlo è ai margini del campo toccandosi il ginocchio, via libera ad Alex per la punizione dal limite. Verdetto? Stavolta la barriera è beffata, ma non i guantoni di De Sanctis che si aprono e respingono la velenosa parabola del Dieci.

Del Piero è al centro del ring. Oggi come ieri: il capitano parla, alla squadra e con gli ufficiali di gara. Parla e prova a spiegare all’arbitro e al quarto uomo perchè su Marchisio c’era un rigore forse non grande come una casa, ma c’era. Così mostra il replay, così mostrano le mani del presidente della Fiat John Elkann, pronte a mimare dalla tribuna la scivolata del «Matador» Cavani non sul pallone, ma sulla sagoma del centrocampista bianconero. Si riparte, Alex è fermato in fuorigioco, dubbio. Si riparte e il Dieci si ritrova ad un niente dal suo popolo perché c’è un calcio d’angolo da calciare: Del Piero ondeggia le mani, le alza e le abbassa e la curva saltella. Poi, Lavezzi, il rigore e Cavani che fa centro. E, Alex? Fra la sua rabbia e la panchina restano pochi attimi e il capitano li vive in difesa della truppa: il bersaglio è ancora Brighi, il direttore di gara.

Il resto è la luce che si spegne su una carriera bianconera lunga una vita, professionale e fatta di passione. Del Piero esce, il minuto è il numero ventitrè del secondo tempo. Entra Vucinic, il capitano si accomoda su una poltroncina blu e guarda: il suo campo, il suo pallone, i compagni. Stavolta niente giro di campo come per il saluto, in casa, di sette giorni prima, nel pomeriggio di Juve-Atalanta. Stavolta c’è da recuperare una sfida senza ritorno. L’ultima.

La prima volta di Conte "Perdere mi brucia"
Sconfitto dopo 42 partite: «Meritiamo i complimenti.
Del Piero? Lo ringrazio per quel che ha dato in campo e fuori"

La fine dell’imbattibilità alla partita numero 43 della stagione lo ha mandato fuori giri e Antonio Conte non fa nulla per nasconderlo: «Mi brucia perdere e quando succede preferisco stare tranquillo e fare decompressione dentro il mio stanzino».

L’allenatore della Juve campione d’Italia risponde così quando è chiamato a parlare dell’ultima uscita di Del Piero. In quell’attimo non riesce a focalizzare l’attenzione sulla domanda sul capitano, perché la sconfitta ancora lo acceca. Poi capisce che sfuggire ai ringraziamenti ad Alex sarebbe poco elegante, così si cala sul tema: «A Del Piero non ho detto niente, non mi piace perdere - continua a ripetere - ma ho grandissimo rispetto di questi ragazzi e a loro va il mio grazie. Ad Alex riservo un ringraziamento speciale, per quello che mi ha dato in campo e fuori. Complimenti anche al Napoli, se li merita, anche se mi aspetto che in generale ci si ricordi di farli anche a noi». Non è aria di frasi al miele e l’uomo della rinascita juventina non si tiene.

Alla finale di Coppa Italia è arrivato passando per giorni non propriamente tranquilli. Conte è stato scaraventato al centro di una vicenda, quella del calcioscommesse, che lui stesso, (non) commentando le accuse piovute dal super pentito Filippo Carobbio, ha voluto definire «il nulla». I tifosi juventini non possono essere un giudice imparziale, quando si parla di un idolo come il tecnico, ma l’attestato che scrivono su c a r t a e d espongono nella curva a loro riservata non può passare inosservato: «Giù le mani da Conte». L’allenatore dovrà presentarsi davanti al procuratore federale Palazzi ai primi di giugno per chiarire la propria posizione: di fronte alle telecamere ha sempre ostentato una certa tranquillità, altra cosa è credere che la questione lo possa lasciare indifferente.

Ma a fargli perdere la pazienza è stato il risultato venuto dal campo, nella notte in cui gli è sfuggito il «double» nell’anno d’esordio sulla panchina bianconera. La sfida personale con Mazzarri, in fondo, si è giocata sulle punte: il numero 10 della Juve da una parte, Cavani e Lavezzi dall’altra, in mezzo i due tecnici. Storie diametralmente opposte, durante la stagione come nella notte dell’Olimpico: Conte richiama il suo capitano dopo che Cavani ha mandato in visibilio Mazzarri e il popolo napoletano. L’allenatore bianconero suggella in modo diverso il rapporto con Del Piero: l’ha centellinato per tutto l’anno e nella sera dell’addio l’ha tolto dalla mischia appena le cose si sono complicate.

Altra questione, quella tra il condottiero azzurro e i suoi attaccanti: su di loro si è aggrappato da quando siede sulla panchina del Napoli e non ha mai smesso di farlo. La loro incidenza non è venuta meno, come il rapporto di fiducia, anche ora che i due sono al centro delle voci di mercato.

In settimana Mazzarri incontrerà De Laurentiis: smaltita la festa, è in agenda il summit per il futuro. Il toscano (che un anno fa fu uno dei candidati proprio alla panchina della Juve, prima che il patron lo bloccasse) è intenzionato ad onorare l’ultimo anno di contratto: «D’ora in poi mi andranno bene accordi annuali, li mio scade nel 2013 e intendo onorarlo». Il toscano vorrà comunque vederci chiaro sui programmi dei partenopei: con chi verrà rimpiazzato Lavezzi? E Cavani, anche lui, partirà? Con l’Olimpico che canta «O surdato ’nnammurato», mentre il Napoli alza la coppa, certi ragionamenti non vengono bene. Tra qualche giorno probabilmente avranno tutti le idee più chiare.

 
 
 

La Juve svela il museo, viaggio high-tech nella storia bianconera

Post n°892 pubblicato il 17 Maggio 2012 da resistenzabianconera

Il club raccontato attraverso cimeli, scatti e video. Andrea Agnelli: "E' il pezzo che mancava"

A vedersi ringhiare in mezzo ai campioni che hanno fatto la storia, rischia di commuoversi addirittura Edgar Davids, il duro dei duri. E' assieme al presidente Andrea Agnelli e, metro dopo metro, percorre- è la prima volta per tutti- il nuovissimo Juventus Museum, che apre domani.

Fotografie, cimeli storici, video, esperienze multimediali: in 1500 metri quadrati il club bianconero archivia oltre un secolo di immagini, a una manciata di metri dal prato su cui domenica sera è stato festeggiato lo scudetto. «E’ il coronamento di una settimana incredibile – dice John Elkann -, la festa per lo scudetto, la fine del campionato imbattuti, la cena con la squadra ieri a Villar Perosa come avevamo promesso se avessimo vinto qualcosa».

Si parte con la sala dei gol, si approda, ed è la logica conseguenza, a quella dei trofei: nelle teche le coppe e gli scudetti, su un monitor i numeri e i racconti delle vittorie. Su e giù nel tempo, su e giù lungo un percorso che porta prima al planisfero con tutti i luoghi in cui ha giocato la Juventus. In mezzo le facce che raccontano tutto: il ringhio dei mediani, il sorriso di Michel Platini. Poi inizia il percorso espositivo vero e proprio: nove pareti che, in ordine cronologico, ricostruiscono il secolo bianconero attraverso cimeli, scatti, video e testimonianze scritte. Raccoglierli è stata un'impresa. Hanno contribuito collezionisti, ex calciatori, addirittura il presidente Agnelli. «Ero un collezionista anch'io» racconta, davanti all'area dedicata all'attualità. Qui, sul lato Est del nuovo stadio, «la storia del club- prosegue Agnelli- si intreccia con la storia d’Italia. Il museo spiega come la Juve sia diventata non solo la squadra di Torino, ma la squadra d’Italia e ci porta al livello dei competitor europei».

Tra le teche c'è di tutto: il manoscritto della famiglia Canfari, le maglie dei giocatori, gli articoli- Hurrà Juventus, La Stampa. E poi le casacche degli azzurri ad alto tasso di juventinità: da Zoff a Paolo Rossi fino alla medaglia d’oro vinta da Buffon a Berlino, e il ricordo delle 39 vittime dell’Heysel (i parenti avranno l’ingresso gratuito a vita).

Il balzo nella nuova tecnologia si fa cinque metri più avanti: sul tavolo multi-touch ci sono tutti i giocatori transitati da Torino, una selezione video delle vittorie più belle, i sei Palloni d'oro e una panchina da cui sbucano, in ologramma, Marcello Lippi e Giovanni Trapattoni. Parlano, il Trap e Lippi, e l'effetto è straniante. Nulla, rispetto alla sorpresa finale, una stanza buia, piena di immagini che esplodono all'improvviso e trasportano il tifoso direttamente in campo. «E' il pezzo che mancava» dice Andrea Agnelli, il presidente che ha voluto il museo e ne ha affidato la realizzazione allo studio Camerana&Partners (in collaborazione con Studio Dedalo) e la presidenza a Paolo Garimberti. Inserito nel circuito museale di Torino e Piemonte, lo Juventus Museum può essere visitato singolarmente o insieme allo stadio.

 
 
 

38^ 2011-2012: Juventus - Atalanta 3-1

Post n°891 pubblicato il 14 Maggio 2012 da resistenzabianconera
 

SALUTATE GLI INVINCIBILI!

JUVENTUS (4-3-3): Storari 6, Lichtsteiner 6, Bonucci 6, Chiellini 6.5 (43' st Barzagli 6), Estigarribia 6 (20'st Quagliarella 6), Padoin 6, Pirlo 6.5, Marrone 6.5, Giaccherini 6, Borriello 6.5, Del Piero 7 (12' st Pepe 6). (13 Manninger, 8 Marchisio, 14 Vucinic, 32 Matri). All. Conte 6.5
ATALANTA (4-4-1-1): Frezzolini 6, Bellini 6, Lucchini 5.5, Manfredini 6, Peluso 5.5, Schelotto 5.5 (7' st Minotti 6), Cazzola 6 (37' st Cigarini sv), Carmona 6, Bonaventura 6.5, Moralez 5 (7'st Gabbiadini 5.5), Denis 5.5. (18 Polito, 32 Ferri, 77 Raimondi, 90 Tiribocchi). All. Colantuono 6.
Arbitro: Gava di Conegliano Veneto 6.
Reti: nel pt 10' Marrone, 28' Del Piero; nel st  37' aut. Lichtsteiner, 45' st Barzagli (rig.).
Angoli: 6 a 3 per l'Atalanta
Recupero: 1' e 2'
Ammoniti: nessuno
Spettatori: 40.944 per un incasso di 1.520.178

TORINO - Finisce in trionfo la stagione della Juventus campione d'Italia 2011/12. I bianconeri vincono anche l'ultima partita casalinga, contro l'Atalanta, e mantengono l'imbattibilità in Serie A. Un 3-1 finale per una partita divertente, giocata bene da entrambe le squadre. Ma a caratterizzare il pomeriggio torinese è stato l'emozionante addio di Alessandro Del Piero. Toccato duro da Cazzola dopo 1', il capitano è rimasto in campo e ha firmato la rete del 2-0. Al minuto 12' della ripresa ecco l'uscita dal campo, tra gli applausi della gente, dei compagni e degli avversari. Tifosi in lacrime sugli spalti hanno invocato il giro del campo che Del Piero ha fatto qualche istante dopo.

GIOIA MARRONE - Per l'ultima uscita in campionato, Antonio Conte dà spazio alle seconde linee e schiera Storari in porta, Estigarribia terzino sinistro, Marrone e Padoin a centrocampo, Del Piero e Borriello in attacco. Formazione-tipo per l'Atalanta di Colantuono al quale manca solo l'infortunato Consigli: gioca Frezzolini. Gli ospiti partono bene, quasi con autorità, ma concretizzano poco. Dopo un colpo di testa di Denis parato da Storari, la Juve passa al 10': Borriello penetra in area e quasi dal fondo sinistro col tacco serve Marrone. Grandissimo tiro del giovane centrocampista con la palla che prende il primo palo e si insacca.

APOTEOSI DEL PIERO - L'Atalanta incassa e prova a reagire, ma i cross di Schelotto e Peluso sono troppo imprecisi e non trovano sbocchi offensivi. La Juventus può manovrare con più tranquillità e Padoin, al 16', in area non conclude ma cerca Del Piero che però viene anticipato. Tutti vogliono il gol del capitano e puntualmente arriva al 28': assist di Giaccherini che serve Alex al limite dell'area, tiro a giro con deviazione di un difensore e pallone in rete. Alla mezz'ora l'Atalanta ha una grandissima occasione con Denis ma il Tanque, solo in area, davanti al portiere spara altissimo. Al 32' è provvidenziale Bonucci che col fisico ferma Cazzola in area.

L'ADDIO DEL CAPITANO - Il secondo tempo si apre con una parata di Frezzolini su Borriello. Colantuono vuole provare a giocarsela e fa entrare Minotti e Gabbiadini per Moralez e Schelotto dopo 7' di gioco. All'11' Chiellini "mura" un tiro a botta sicura di Denis, salvando la sua porta. Al minuto 12, come raccontato, Conte richiama Del Piero per sostituirlo con Pepe. I compagni e gli atalantini stringono la mano ad Alex, la gente sugli spalti piange e invoca il nome del capitano. L'emozione dura diversi minuti e nessuno guarda più la partita.

CHIELLINI NOTA STONATA - In campo lotta ancora l'Atalanta che al 20' prende un palo con Bonaventura; mentre al 38' accorcia le distanze grazie a una deviazione nell'area piccola di Lichtsteiner preoccupato da una palla tesa. Autorete e 2-1. Al 41' la nota stonata del giorno: Chiellini scivola da solo sul terreno e si fa male. Per lui sospetto stiramento alla gamba destra e Europei a forte rischio. Il difensore esce tra le lacrime. La partita termina con un generoso rigore concesso da Gava ai bianconeri. Sul dischetto viene invitato Barzagli, appena entrato. Il centrale non sbaglia e firma il suo primo gol in campionato. Dopo una manciata di minuti di recupero la gara finisce e la festa juventina può scatenarsi.

 
 
 

Quel no di Del Piero alla festa d'addio

Post n°890 pubblicato il 12 Maggio 2012 da resistenzabianconera

Alex non vuole nessun gala. Il n.10 in campo per l'ultima volta a Torino, poi la finale di Coppa Italia ma nessuna celebrazione Domani le tre stelle nel logo sulla maglia.
Blatter: "Complimenti per il 28° scudetto, un grande risultato. Dopo nove anni, la Juve si è nuovamente aggiudicata il titolo di miglior squadra italiana dal '93"
Zeman: "Io ne scriverei 22 o 23..."

TORINO - I tifosi della Juventus si preparano all'ultima partita di Alessandro Del Piero, in campionato, con la maglia bianconera dopo quasi vent'anni. Accadrà domani contro l'Atalanta, nel giorno della festa per lo scudetto. Poi, nessun futuro torinese e nessun nuovo contratto. Il presidente Andrea Agnelli avrebbe voluto organizzarne un'altra, di festa, a fine stagione.

Una gara d'addio per il capitano. L'ultima cosa che Del Piero voleva sentirsi proporre: non pensa di essere una vecchia gloria e rifiuterà l'invito. Il suo ultimo atto con la Juve sarà la finale di Coppa Italia, il 20 maggio all'Olimpico contro il Napoli. E il suo ultimo gesto bianconero potrebbe essere sollevare quel trofeo.

Juventus-Atalanta diventerà una classica passerella ("Forse per i tifosi, noi vogliamo solo vincere", chiarisce Andrea Barzagli), con un tripudio di numeri 30 e di terze stelle. Ormai è il tema dominante: più del risultato sportivo contano l'orgoglio e la ripicca. Quel numero che non figura - né figurerà - negli albi d'oro, ma solo sulla carta intestata della Juventus, è già stato appeso allo stadio, stampato su magliette, sciarpe e bandiere. La famosa terza stella non potrà essere cucita sulla maglia, perché la Federcalcio riconosce solo gli scudetti vinti, non quelli non assegnati o revocati per illecito sportivo, ma verrà inserita nel logo della Juventus, unica parte "privata" della casacca. Così il divieto si aggira e la grafica cambia, previa modifica dello statuto societario. Ma la consegna della Coppa del ventottesimo scudetto da parte del presidente della Lega, Maurizio Beretta, non potrà non accompagnarsi a un leggero imbarazzo istituzionale, nella tana juventina dove ogni cabala dice 30. Poi, tutti sul pullman scoperto per le vie del centro.

Intanto Sepp Blatter, presidente della Fifa e capo del calcio mondiale, si è congratulato con Andrea Agnelli: "Complimenti per il 28mo scudetto, dopo nove anni siete di nuovo i migliori della serie A: bravi". Un messaggio che non è stato accolto benissimo dal club. Perché, in un colpo solo, Blatter è riuscito a ricordare alla Juve che gli scudetti sono 28, e che non si vinceva nulla dal 2003, non dal 2006. Intanto il procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli, forse non solo da tifoso granata ma anche da giudice, dice ad Agnelli: "Le sentenze si accettano e le regole vanno rispettate, gli scudetti bianconeri sono 28, l'ultimo davvero meritatissimo". Invece Zeman fa del sarcasmo: "Io ne scriverei 22 o 23 al massimo".

Domani sarà dunque l'ultima volta di Alessandro Del Piero nello stadio di Torino e in campionato, i tifosi si devono rassegnare, compresi gli oltre 7 mila che hanno scritto a Repubblica. it perché il capitano rimanga: impossibile. Chissà se Conte concederà a Del Piero qualche minuto come non è accaduto a Trieste, nella sera della vittoria. Nell'ultimo allenamento della Juventus, a Vinovo, migliaia di tifosi hanno atteso il capitano all'uscita per chiedergli di restare: non dipende da lui e non accadrà. Hanno pure esibito un eloquente striscione: "Sei nato per scrivere la nostra storia". Questo, in effetti, è successo per due decenni da parte del calciatore più vittorioso, in assoluto, della storia juventina. Ancora una settimana con addosso quella maglia, poi un futuro ancora pieno di calcio, ma all'estero. "Non potrei mai indossare in Italia un'altra maglia".

 
 
 

NOI C'ERAVAMO

Post n°889 pubblicato il 09 Maggio 2012 da resistenzabianconera
 

Quando vincevamo, sempre. Sul campo, più di tutti.
Quando siamo caduti.
Quando non sapevamo che fine avremmo fatto.
Quando l'abbiamo saputo, e l'abbiamo accettato. Lottando per rialzarci.
Quando siamo entrati in campo a Rimini.
Quando  gli altri festeggiavano.
Quando noi stavamo a guardare.
Quando speravano che non saremmo mai tornati.
Quando abbiamo cominciato a risalire.
Quando non riuscivamo a ritrovare la strada.
Quando l'abbiamo ritrovata: vincendo.

Questa è la nostra festa, conquistata fino all'ultima goccia di sudore. 
E' la festa di tutti quelli che ci hanno sempre creduto. 
E' la festa di tutti voi tifosi juventini che al posto di abbandonarci avete fatto sentire ancora più forte la vostra voce. 
E' la festa di quelli che hanno esultato per un gol in serie B come per quello che è valso lo scudetto. 
E' la festa, perché no, degli avversari (non tutti) che ci hanno sempre rispettato. 
E' la festa di Balzaretti, Belardi, Bianco, Birindelli, Bojinov, Boumsong, Buffon, Camoranesi, Chiellini, De Ceglie, Giannichedda, Giovinco, Guzman, Kovac, Lanzafame, Legrottaglie, Marchionni, Marchisio, Mirante, Nedved, Palladino, Paro, Piccolo, Trezeguet, Venitucci, Zalayeta, Zanetti, Zebina. All. Deschamps.
 
E doveva finire così, non ho mai smesso di crederci.
Grazie a tutti, ragazzi. Godiamocela, ce la siamo meritata.
Io c'ero, voi c'eravate. Noi c'eravamo. E ci siamo, finalmente.
Siamo tornati.
Alessandro Del Piero

 
 
 

La bandiera più bella

Post n°888 pubblicato il 09 Maggio 2012 da resistenzabianconera
 

Se vi capita di passare dalle parti di Corso Galileo Ferraris, a Torino, quando arrivate vicino al numero civico 32, alzate lo sguardo al cielo. E ammiratela. Da questa mattina, sventola la bandiera più bella!

 
 
 

38^ 2011-2012: Cagliari - Juventus 0-2 TRENTESIMO SCUDETTO!!!

Post n°887 pubblicato il 07 Maggio 2012 da resistenzabianconera
 

La Juve è campione d'Italia. Esplode la festa scudetto
I bianconeri battono il Cagliari a Trieste, l'Inter stende il Milan
Cagliari (4-3-1-2): Agazzi 6.5, Pisano 5.5, Canini 5, Astori 6, Ariaudo 6, Ekdal 6.5, Conti 5.5, Nainggolan 5.5, Thiago Ribeiro 5 (4' st Cossu 6), Ibarbo 5 (17' st Larrivey 5.5), Pinilla 6. (25 Avramov, 2 Gozzi, 24 Perico, 27 Dessena, 18 Nenè). Allenatore: Ficcadenti.
Juventus (3-5-2): Buffon 6, Barzagli 6.5, Bonucci 6.5, Chiellini 6.5, Licthsteiner sv (26' pt Caceres 6.5), Vidal 6.5 (8' st Giaccherini 6), Pirlo 7, Marchisio 6.5, Pepe 6.5, Vucinic 7, Matri 6 (26' st Borriello 6). (30 Storari, 28 Estigarribia, 10 Del Piero, 18 Quagliarella). Allenatore: Conte.
Arbitro: Orsato di Schio 6.
Reti: nel pt 6' Vidal, nel st 29' Borriello.
Angoli: 5-2 per la Juventus.
Recupero: 4' e 2'.

È scudetto, dopo sei anni, dopo il purgatorio della B, dopo una cavalcata imbattuta, dopo le paure degli ultimi 90’. La Juve torna a vincere nella trasferta più strana, a Trieste, davanti a un Cagliari non arrendevole ma duro, ostinato, deciso ma anche impreciso. E con l’aiuto a distanza dell’Inter, ironia del calcio.

Scudetto numero 28 per gli albi d’oro, numero 30 per i tifosi bianconeri che rivendicano con orgoglio anche i due titoli tolti per Calciopoli. E «30 sul campo» anche per la società, che ha festeggiato con un video su Facebook.

A Trieste è stata una gara emozionante e tesa, anche per le notizie che rimbalzavano da San Siro e infine la gioia repressa dopo tanti anni si è sciolta in un abbraccio tra giocatori e Antonio Conte, il tecnico che ha dato la sua impronta vincente ai bianconeri. E che stasera sul 2-0 ha esultato prima della fine perchè dal Meazza arrivava la notizia del 4-2 sul Milan dell’Inter, rivale di tante polemiche. Per la «gara della vita» lo stadio «Rocco» non fa il tutto esaurito atteso: tranne che per la curva juventina, gli spalti mostrano ampi vuoti; anche tra i sostenitori cagliaritani la disaffezione, più nei confronti di Cellino che della squadra - è evidente.

Conte ripropone a sorpresa Matri in avanti assieme a Vucinic; a destra al posto dell’infortunato De Ceglie torna Pepe. Ficcadenti prova a mettere insieme un attacco «pesante» con Ibarbo fin dall’inizio assieme a Pinilla. La partita si mette subito bene per i bianconeri, che al 6’ fanno l’1-0 con un lancio lungo di Vidal «alla Pirlo», che scavalca la linea difensiva cagliaritana per Vucinic, che entra in area sul filo del fuorigioco e incrocia basso battendo Agazzi. Il Cagliari cerca di reagire e volonterosamente prova a guadagnare terreno, anche con qualche durezza che Orsato consente. Al 14’ un boato scuore lo stadio al primo vantaggio dell’Inter, ma la Juve non forza il ritmo, pur trovando un paio di occasioni al 16’ con un tiro da 30 metri di Pirlo e soprattutto con una botta di Pepe in area un minuto dopo. Preoccupazione al 22’ per Stefan Lichtsteiner, che crolla a terra dopo uno scontro di testa con Pinilla, senza rialzarsi. Intervengono gli operatori del 118 che lo portano per accertamenti all’ospedale di Cattinara. Il Cagliari si fa coraggio e insiste, ma le sue folate risultano confuse e fallose.

La Juve invece comincia a indietreggiare, facendo temere la fotocopia della gara con il Lecce. Al 45’, quando su Trieste inizia a piovere, Pepe cerca la conclusione bassa a rientrare in area da sinistra ma sfiora il palo. A inizio ripresa il gelo si diffonde sugli spalti alla notizia del raddpoppio di Ibrahimovic e del vantaggio milanista, ma poco dopo lo stadio si enusiasma per il pareggio di Milito, proprio mentre all’8’ Cossu - entrato per dare ordine alla manovra - finisce giù in area a contatto con Chiellini, ma viene ammonito per simulazione. Il nervosismo si trasmette anche sugli spalti, con qualche polemica nei confronti dei dirigenti bianconeri. La Juve a questo punto cerca di chiudere il confronto. Più di tutti ci prova Pepe, che al 12’ tira dopo un appoggio impreciso in contropiede di Vucinic. Il macedone risponde al 19’ girandosi bene in area ma tirando alto. Al 27’ ancora lui scambia con Giaccherini e dall’angolo a girare cerca l’angolino, ma Agazzi salva miracolosamente. Infine, la superiorità tecnica juventina viene fuori con il raddoppio al 29’, grazie alla pressione di Borriello che si trova sulla linea di un cross basso di Caceres da destra e viene anticipato sfortunatamente da Canini, che fa un pallonetto al proprio portiere. Quattro minuti più tardi lo stadio esplode per il 3-2 interista, poi al 4-2 è l’apoteosi, con Conte che non sta nella pelle. C’è tempo per l’ultimo tiro di Conti, ma poi la gioia juventina si scatena al fischio finale, con un’invasione di campo attesa per molto, troppo tempo.

Del Piero: "Epilogo strano ma felice". E ora i tifosi gli chiedono di restare
Alex: «Questa sera mi ripaga del 2006». Buffon: «Dopo il Mondiale la gioia più bella». Conte: «Qualcosa di storico»

«Questa serata mi ripaga di tante cose. A cominciare da quel che è successo nel 2006» le prime parole di Del Piero dopo lo scudetto. «È un epilogo strano - ha detto parlando del suo addio al bianconero - Ma lo vivo con gioia: dopo la B stasera ha un sapore speciale. È una bella storia, e sono contento di farne parte».«Oggi festeggiamo uno scudetto che tutti abbiamo meritato e io sono felice di aver dato il mio contributo - ha detto ancora Del Piero -. Io comincio ogni anno per vincere, a volte non capita, ma quello che è successo oggi mi ripaga di tanti anni, a cominciare dal 2006. Fra 15 giorni abbiamo un’altra partita che vogliamo vincere (la finale di Coppa Italia n.d.r.)».

All'arrivo a Caselle Del Piero è stato il più acclamato dai tifosi. «Firma, resta con noi», gli appelli dei tifosi al numero 10. Ci è voluta più di mezzora per far salire tutti i giocatori sul pullman che è arrivato poco dopo a Vinovo.

Conte: "Soddisfatto per me e per il club"
«Oggi mi rendo conto che siamo riusciti a fare qualcosa di super, di straordinario, di storico». Chi parla è Antonio Conte dopo la vittoria dello scudetto a Trieste, grazie al 2-0 sul Cagliari. «Non rinnego quello che ho detto in passato - ha aggiunto - per vincere ci vogliono degli step e invece noi abbiamo vinto subito. È una grande soddisfazione per me e per la società. Sono contento di avere vinto il dopo calciopoli».

Chiellini: "Dedicato a Del Piero e Buffon"
Il commento di Chiellini: «Non c’è bisogno di dire che numero di scudetto è questo: le stelle non sono quelle che cuci sulla maglia, ma quelle che hai nel cuore. La mia dedica va alla famiglia, ma questo scudetto è di Del Piero e Buffon, che ha questa maglia hanno dato davvero tutto».

Buffon: "Ho convissuto con il senso di colpa"
«Dopo il Mondiale vinto nel 2006, questa è la gioia più bella. Per tre giorni - ha raccontato Buffon - ho convissuto con il senso di colpa per l’errore col Lecce. Non posso nascondere che mi ha pesato, ho temuto che qualcuno nella squadra si lasciasse intimidire». Poi la dedica: «Alla mia famiglia, ma anche a Del Piero, a Camoranesi, a Trezeguet, a Nedved», ovvero i giocatori che accettarono la B dopo Calciopoli. «Questo scudetto è un riscatto, è il motivo per cui sono rimasto alla Juve. Non potevo finire senza vincere niente». Buffon ha ripercorso la stagione parlando di «cavalcata incredibile e scudetto meritatissimo. Abbiamo avuto tantissima voglia di sudare, riscattarci e non accettare la sconfitta». Secondo il numero uno della Nazionale, «questo è l’inizio di una grande storia, ma già nello scorso luglio mi ero reso conto che avremmo vinto. Lo dicevo già in giro - ha continuato - anche a qualche ragazzo del Milan: questa è la dimostrazione che il lavoro paga». Parlando invece del ruolo di Alessandro Del Piero, Buffon ha ribadito di essere «contento che ci sia stato anche lui, è stato decisivo - ha notato - in due o tre occasioni e anche lui se lo meritava come me». Il portiere ha poi rifatto l’elenco di una serie di giocatori juventini degli scorsi anni che erano scesi in serie B e a cui voleva dedicare lo scudetto: «Camoranesi, Trezeguet, Nedved e Salihamidzic». «Non era facile scendere in serie B dopo aver vinto il Mondiale o esserne stato protagonista - ha aggiunto - ma lo abbiamo fatto perchè questa società è la storia del calcio».

Festa Juve, ecco lo scudetto più atteso. Tifosi in delirio: "Con questo sono 30"
Cori e caroselli per tutta la notte, squadra assediata all'aeroporto. Il popolo bianconero acclama Del Piero: «Non te ne andare»


 
 
 

36^ 2011-2012: Juventus - Lecce 1-1

Post n°886 pubblicato il 03 Maggio 2012 da resistenzabianconera
 

Papera di Buffon: campionato riaperto
L'errore del portiere regala il pari al Lecce (in dieci) all'85'. Adesso Conte è solo a +1 dal Milan

JUVENTUS (3-5-2): Buffon 4.5, Barzagli 6, Bonucci 6, Chiellini 6, Lichtsteiner 6, Vidal 6, Pirlo 6, Marchisio 6.5, De Ceglie sv (6' Caceres 5.5) Quagliarella 6.5 (26' st Matri 5,5), Vucinic 6 (30' st Del Piero). (30 Storari, 24 Giaccherini, 20 Padoin, 23 Borriello). All. Conte 6
LECCE (3-5-2): Benassi 6.5, Tomovic 6,5, Carrozzieri 6,5, Miglionico 6, Cuadrado 5, Obodo 6 (25' st Bertolacci 6.5), Blasi 6,5, Delvecchio 6, Brivio 6,5, Di Michele 6 (15' st Giacomazzi 6), Seferovic 5 (4' st Muriel 6). (25 Petrachi, 3 Di Matteo, 6 Giandonato, 10 Bojinov). All. Cosmi 6.5
Arbitro: Valeri 7
Reti: 8' Marchisio, 39' st Bertolacci
Angoli: 7 -2
Recupero: 1 e 3
Ammoniti: Cuadrado, Carrozzieri, Obodo, Bonucci per gioco scorretto, Muriel per fallo di reazione e Delvecchio per proteste.
Espulso Cuadrado all'8' st per doppia ammonizione.
Spettatori 38978, incasso 1.324.973

Nel calcio l'imponderabile è la regola ma se gli si dà un aiutino lo diventa anche di più. La Juve ha fatto l'impossibile per riaprire, con il pareggio contro il Lecce ridotto in dieci, un campionato che a 5' dalla fine si poteva dire chiuso. Con il Milan a -1 potrebbero saltare i nervi anche perchè il modo in cui i bianconeri hanno gettato i due punti è incredibile: la gaffe di Buffon che ha consegnato a Bertolacci la palla del pareggio non si poteva immaginare, venendo dall'uomo più esperto del mazzo. Forse la disoccupazione degli ultimi tempi (anche ieri non aveva ricevuto un solo tiro) ha un po'annoiato il capitano juventino che sta prendendo alla lettera l'ordine di Conte di non sparacchiare via i palloni ma di giocarli anche in difesa.

Il problema è che Buffon ha sempre avuto piedi di latta, è l'unico suo limite, e non può permettersi certe raffinatezze: gli è bastato andare con troppa sufficienza su un passaggio arretrato per sbagliare il controllo e favorire il gollonzo. Buffon ha chiesto pubblicamente scusa. Che poteva fare? Rimane la considerazione che se la Juve, dopo il gol di Marchisio all'8, avesse mantenuto la stessa tensione offensiva delle ultime partite anche quell'errore scellerato sarebbe stato ininfluente e se ne potrebbe ridere nello spogliatoio. Invece i bianconeri hanno mantenuto la totale supremazia nel gioco e nel primo tempo hanno azzannato i pugliesi, non permettendo loro di sviluppare un'azione, ma è mancata la convinzione per andare al raddoppio. A parte una conclusione ravvicinata di Vidal, un tiro angolato di Marchisio e, nella ripresa, l'occasione sprecata amcora da Vidal, un tiro fuori di Quagliarella e una parata di Benassi su Matri, la Juve non si è avvicinata al 2-0, non sfruttando bene gli spazi che il Lecce concedeva soprattutto dopo l'espulsione di Cuadrado.

Chissà se quel finale nervoso, quasi fiutassero il pericolo di un colpo isolato o di un errore, è stato casuale o segnala che il braccino si è fatto corto come accade al tennista a un passo dal successo. Se così fosse il rischio di inguaiarsi sarebbe grande. A meno che domenica nel derby di Milano non entri in ballo l'Inter: la nemica più odiata cui chiedere un favore.


La Juve si complica la vita. Avanti dalle prime battute con Marchisio e in superiorità numerica per oltre mezz’ora (espulso Cuadrado), i bianconeri si vedono raggiungere da Bertolacci nel finale complica una papera di Buffon e adesso ha solo un punto di vantaggio sul Milan. Pepe non va nemmeno in panchina e Conte conferma il 3-5-2 con Lichtsteiner e De Ceglie esterni mentre a far coppia con Vucinic c’è Quagliarella e non Borriello. Nel Lecce, con Cosmi in panchina (accolto il ricorso contro la squalifica), Carrozzieri sostituisce Esposito, fermato dal giudice sportivo, Cuadrado torna sulla fascia destra mentre Seferovic viene preferito a Muriel come partner di Di Michele. Panchina anche per Giacomazzi, diffidato.

Sfortunato De Ceglie, costretto a lasciare il campo dopo appena 5’ per un problema muscolare (al suo posto Caceres), ma al 9’ la Juve passa: solito lancio illuminante di Pirlo che in area pesca Marchisio, colpo di testa debole ma preciso, con Benassi che in controtempo non ci arriva. Il Lecce prova a giocare una partita aggressiva e fisica e per alcuni tratti della gara tiene botta anche se dietro rischia il tracollo, con Vidal e Marchisio che fanno tremare i salentini in almeno tre occasioni. La ripresa comincia senza cambi e a ritmi altissimi, ma al 6’ Cosmi gioca la carta Muriel per Seferovic.

Un cambio forse affrettato perchè nemmeno tre minuti dopo Cuadrado si becca il secondo giallo per un fallo su Caceres e lascia i suoi in 10. I bianconeri provano ad approfittarne ma Vidal ’ciccà la palla a tu per tu con Benassi mentre il tentativo al volo di Quagliarella finisce di un soffio alto. Lo stesso ex attaccante del Napoli ci prova da fuori ma ottiene solo un angolo e poco più tardi lascia il posto a Matri, subito pericoloso in contropiede alla mezz’ora. Poco prima, però, sussulto Lecce, con Buffon provvidenziale in uscita. Ma al 40’ clamoroso pari del Lecce: su retropassaggio di Barzagli, il portiere controlla male, Bertolacci va in pressing e firma l’1-1. I salentini sperano ancora.

Buffon e quel dribbling di troppo: "Scusate, è tutta colpa mia"
Da n.1 salvatutto a guastafeste: una leggerezza che pesa. Conte lo assolve: «Un infortunio, sono certo che guarderà avanti».

Un blackout improvviso e tutto torna in discussione. Buffon controlla male un retropassaggio di Barzagli, perde il contrasto con Bertolacci che a porta vuota regala il pareggio al Lecce (in dieci). Conte si copre il volto con le mani, poi a mente fredda spiega: «È stato un infortunio, è come sbagliare un gol a due metri dalla porta. Gigi sta facendo un campionato straordinario, come tutti, ha la forza e la capacità di rimanere sereno. Ci siamo giocati un bonus, ora per lo scudetto siamo obbligati a vincere le ultime due. Se ci riusciremo, complimenti a noi, altrimenti vorrà dire che non siamo ancora pronti e complimenti a chi ci insegue».

«È successo l’imponderabile - continua il tecnico -, molto rocambolesco quello che è accaduto, ma questo è il calcio, anche se brucia perchè è successo alla terz’ultima giornata. Dispiace, però questa partita è un ulteriore motivo di crescita per noi». Conte chiarisce che «ci troviamo in una situazione sulla quale ad inizio stagione avremmo messo non una, ma centomila firme: essere a due giornate dalla fine con un punto di vantaggio sugli avversari». Poi guarda già alla sifda di domenica col Cagliari: «Vincendo avremmo messo una seria ipoteca sul titolo - ammette l’allenatore juventino -, ma adesso bisogna guardare avanti, le ultime due partite faranno ancora parte del nostro percorso di crescita. Finora abbiamo fatto qualcosa di straordinario che vincendo potrebbe diventare super straordinario». È sembrata però una Juve meno rabbiosa del solito. «Partita buttata? Ci sono state le occasioni per raddoppiare, poi è successo qualcosa di imponderabile - chiarisce il tecnico -. La posta in palio era davvero molto alta, magari ci ha tolto qualcosa nella spensieratezza, avremmo dovuto essere più cattivi. Ora dobbiamo cercare di essere sereni e cercare di dare tutto quello che abbiamo nelle ultime due partite».

Buffon ha chiesto scusa a tutto lo stadio e ai compagni, in campo e negli spogliatoi. Claudio Marchisio conferma: «È vero, ma è una cosa che capita a chiunque. È successo in quella metà campo che non è bellissima, ma lasicamo perdere. L’importante è che siamo ancora primi, abbiamo due partite davanti da vincere per mantenere il primato». Ora c’è il rischio che si insinui la paura. «C’è rammarico - chiarisce il centrocampista che aveva firmato il vantaggio - perchè la partita si era messa bene, non stavamo rischiando nulla. C’è stato questo infortunio ma siamo lo stesso primi».

Cagliari-Juve alle 20,45
Intanto è arrivata l'ufficialità dello spostamento di Cagliari-Juve alle 20,45 per garantire la contemporaneità con il Milan. La Lega ha reso noto che il derby di Milano tra i rossoneri e l'Inter, previsto domenica alle 20.45, sarà affiancato dalla trasferta della Juventus a Trieste, contro il Cagliari, inizialmente prevista alle 15, ma posticipata allo stesso orario della stracittadina milanese.

 
 
 

35^ 2011-2012: Novara - Juventus 0-4

Post n°885 pubblicato il 30 Aprile 2012 da resistenzabianconera
 

JUVE, MANI SULLO SCUDETTO

I bianconeri passano 4-0 al 'Piola' (doppietta di Vucinic, Borriello e Vidal) e conservano tre punti sul Milan a tre giornate dalla fine. La squadra di Conte domina dall'inizio dalla fine contro la formazione di Tesser che, nonostante l'impegno, non ha potuto nulla

NOVARA: Fontana; Dellafiore (1’ st Da Silva), Lisuzzo, Paci, Garcia; Porcari, Pesce, Gemiti; Rigoni; Mazzarani (22’ st Radovanovic), Caracciolo (6’ st Morimoto).
A disposizione: Coser, Centurioni, Rinaudo, Mascara.
Allenatore: Tesser

JUVENTUS: Buffon; Barzagli, Bonucci, Chiellini; Lichtsteiner, Vidal (11’ st Padoin), Pirlo, Marchisio (15’ st De Ceglie), Giaccherini; Borriello, Vucinic (20’ st Elia).
A disposizione: Storari, Caceres, Del Piero, Quagliarella.
Allenatore: Conte

Altri tre passi verso lo scudetto. La Juve passa per 4-0 a Novara, centra l’ottava vittoria consecutiva e si avvicina ulteriormente al tricolore. I bianconeri salgono a 77 punti e, con 3 giornate da disputare, conservano 3 lunghezze di vantaggio sul Milan. La formazione di Conte, attesa mercoledì dall’impegno casalingo con il Lecce, archivia il derby piemontese in poco più di 45 minuti davanti ad uno spettatore d’eccezione: in tribuna infatti c’è anche Michel Platini, presidente della Uefa ed ex stelle della Vecchia Signora.

Il Novara, che in teoria può ancora sperare nella salvezza con i suoi 28 punti, si sbriciola rapidamente. La Juve si stabilisce sin dalle prime battute nella metà campo del Novara e va al tiro in sequenza con Borriello, Vidal e Pirlo. Il rodaggio si conclude al 16’, quando Vucinic fa centro. Il montenegrino interviene con un tocco geniale sulla punizione di Pirlo, palla sotto la traversa e 1-0.

I bianconeri continuano a spingere e sfiorano il raddoppio già al 20’, quando Lichtsteiner in scivolata non inquadra la porta da 2 passi. Al 26’ Pirlo innesca Giaccherini, che da posizione defilata cerca la conclusione al volo: mira sbagliata. Il Novara esce dal fortino solo alla mezz’ora, quando Caracciolo si fa vivo con un colpo di testa: Buffon sorveglia senza intervenire.

La Juve rifiata per qualche minuto, ma sfonda quando preme di nuovo sull’acceleratore. Azione avviata come sempre da Pirlo e conclusa da Borriello che, in tuffo, sigla il 2-0. La Vecchia Signora chiude i conti al 50’ con Vidal. Il cileno piomba sul pallone respinto da Fontana sull’incursione di Vucinic: 3-0. L’ex romanista chiude i conti al 64’, quando scarica in rete il pallone del definitivo 4-0.

Con il successo in cassaforte, Conte può svuotare la panchina. Escono Vidal, Marchisio e Vucinic. C’è spazio per l«oggetto misteriosò Elia: l’olandese, praticamente mai impiegato quest’anno, avrebbe l’opportunità di entrare nel tabellino dei marcatori. In mezz’ora, però, l’ex giocatore dell’Amburgo fallisce 3 occasioni per completare la cinquina.

Mercoledì il primo match ball per lo scudetto: in caso di vittoria e contemporaneo ko del Milan Conte potrebbe già festeggiare.

Nel menù dell’ultimo mese, Roma esclusa, la partita con il Lecce, mercoledì sera allo Juventus Stadium, è da tempo indicata come la più dura dallo staff tecnico bianconero. E’, o era, vista la sconfitta interna con il Parma, una delle squadre più in forma della parte finale del campionato. Restano, comunque, avversari pericolosi e rapidi, da Muriel e Quadrado: non a caso, già all’andata, la Juve faticò abbastanza, vincendo con un tap-in di Matri. Oltre al nemico, Conte dovrà gestire ancor più la pressione: se mai il Milan perdesse, a San Siro con l’Atalanta, la Juve potrebbe già allungare le mani sullo scudetto, volando a più sei con due sole partite da giocare e con il vantaggio negli scontri diretti.

Oggi i bianconeri riprenderanno ad allenarsi a Vinovo, recuperando Matri, squalificato a Novara. Per il resto, il tecnico juventino andrà con le truppe fidate, quelle fin qui più utilizzate. Difatti, ieri a Novara, appena messo il risultato in banca, Conte ha richiamato a sedere Vidal e Marchisio, due di quelli che hanno maggior chilometraggio. Per la scelta dell’assetto, dipenderà invece dalla caviglia destra di Pepe: il suo recupero potrebbe far recuperare il 4-3-3, il modulo preferito nella prima parte del campionato. Anche se, nell’ultimo mese, la Juve s’è sempre presentata con il 3-5-2.

Conte: "Non siamo ancora il Barça ma la strada è quella giusta"

"Sento parlare di grinta ritrovata: giudizio superficiale, la Juve gioca a calcio"

Un altro passo verso lo scudetto, sotto gli occhi di chi di scudetti se ne intende, Michel Platini e Giampiero Boniperti. Antonio Conte saluta i due grandi del passato («Sono contento che abbiano assistito ad una partita giocata bene da parte nostra. Mi auguro che soprattutto Platini torni spesso a vederci visto che ha portato bene»), ammette di sentire vicino il traguardo ma veste comunque i panni del pompiere. «I calcoli li sappiamo fare anche noi - sorride -. Ci stiamo avvicinando nella maniera giusta, vincendo, sapendo di avere un grandissimo avversario come antagonista. Sappiamo anche che siamo davanti noi e che siamo i padroni del nostro destino».

La tappa novarese (ottavo successo consecutivo dei bianconeri) è stata superata in scioltezza. «Il facile viene al 95’ - rileva Conte -, abbiamo incontrato una squadra che tre giorni fa ha battuto la Lazio, la terza forza del campionato, e che aveva voglia di farci lo sgambetto. Abbiamo reso noi facile la partita». C’è già chi paragona la Juve al Barcellona di Guardiola, Conte frena: «Stiamo esagerando, loro hanno fatto qualcosa di stratosferico. Noi nel nostro piccolo dobbiamo avere loro come esempio nel modo di essere e di giocare a calcio. Intanto abbiamo creato fondamenta importanti. Abbiamo gente che ha già vinto in carriera e altri che non lo hanno ancora fatto: c’è un mix perfetto che ci può portare a qualcosa di straordinario».

Il pensiero del tecnico juventino è già proiettato alla sfida infrasettimanale con il Lecce. «La difficoltà adesso - dice - è che dobbiamo vincere mercoledì, che è la partita della vita. Bastano due successi per chiudere il discorso? Io preferisco vincerle tutte e tre...». Anche oggi le scelte di Conte sono state vincenti. A cominciare da Borriello, al secondo gol consecutivo. «Marco è in grande condizione, è tornato ad essere ad alto livello dal punto di vista fisico e penso che oggi l’abbia dimostrato accanto a Vucinic. Giaccherini? Dovevamo attaccare e quindi avevo bisogno di un giocatore bravo nel saltare l’uomo, capace di creare superiorità numerica».

E poi c’è l’imprescindibile Vidal, ancora una volta a segno. «Ora - dice il centrocampista cileno - dobbiamo affrontare le prossime tre partite come abbiamo affrontato tutto il campionato. Il Real Madrid? Fa piacere il loro interessamento, ma io sono molto felice alla Juve». Sulla vittoria c’è anche il doppio timbro di Vucinic che apre e chiude il match. Il suo messaggio è chiaro: «Siamo entrati in campo con il piglio giusto, sono rimaste tre battaglie, pensiamo già al Lecce». Il Novara, a un passo dalla retrocessione, di più non poteva proprio fare. Attilio Tesser riconosce il divario con la Juve: «È una squadra straordinaria - spiega il tecnico degli azzurri -, abbiamo fatto il massimo contro la squadra che si sta dimostrando migliore di tutte. Ora dobbiamo provare a fare più punti possibile nelle ultime tre giornate».

 
 
 

Rec. 33^ 2011-2012: Cesena - Juventus 0-1

Post n°884 pubblicato il 26 Aprile 2012 da resistenzabianconera
 

LA JUVE RESTA A +3 SUL MILAN. CESENA IN B

Un gol di Borriello decide (1-0) una partita complicata. Decisivi i cambi di Conte con l'ingresso in campo dell'ex romanista e di Del Piero. Nel primo tempo palo di Pirlo su rigore. I romagnoli salutano la massima serie

CESENA (5-3-1-1): Antonioli 7; Ceccarelli 6, Benalouane 6, Rodriguez 6.5, Moras 6, Djokovic 6.5 (32' s. t. Rossi sv); Santana 6, Colucci 5 (32' p. t. Guana 5.5), Parolo 5; Del Nero 6 (20' s. t. Arrigoni 5.5); Rennella 5.5. (Ravaglia, Comotto, Malonga, Lolli). All.: Beretta 6
JUVENTUS (3-5-2): Buffon 6; Barzagli 6, Bonucci 6.5, Chiellini 6; Caceres 6 (24' s. t. Giaccherini 6), Vidal 6.5, Pirlo 5.5, Marchisio 6, De Ceglie 6 (29' s. t. Del Piero 6.5); Matri 5 (29' s. t. Borriello 7), Vucinic 6.5. (Storari, Lichtsteiner, Marrone, Padoin). All.: Conte 7
ARBITRO: Guida 5.5
RETE: Borriello al 35' s. t.
NOTE: pomeriggio soleggiato, terreno sintetico. Ammoniti: Colucci, Vidal, Rennella, Pirlo, Matri, Guana, Moras. Angoli: 16-3 per la Juventus. Recupero: 3' p. t.; 3' s. t.



CESENA - E finalmente è arrivato anche il primo gol con la maglia della Juventus per Marco Borriello. Un attaccante discusso, contestato e malvoluto dai tifosi bianconeri a gennaio. Ma provvidenziale oggi per piegare la resistenza del Cesena e tenere il Milan (vittorioso contro il Genoa) dietro in classifica di tre punti. I romagnoli hanno tenuto fino al 35' della ripresa quando Borriello ha trafitto la porta di Antonioli. Un ko che certifica la retrocessione matematica degli uomini di Beretta, usciti comunque tra gli applausi della propria gente.

PIRLO, ALTRO ERRORE DAL DISCHETTO
- Antonio Conte schiera un 3-5-2 con una difesa composta da Barzagli, Bonucci e Chiellini. Caceres fa l'esterno destro di centrocampo al posto di Lichtsteiner (in panchina), De Ceglie è a sinistra. Attacco affidato a Matri e Vucinic. Beretta risponde con un 5-3-2: davanti ci sono Santana e Rennella mentre a centrocampo spazio a Del Nero, Colucci e Parolo. I primi minuti di match sono equilibrati: la Juventus conquista subito due corner, ma fa la stessa cosa il Cesena sul fronte opposto. La possibile svolta alla gara arriva al minuto 8: Moras tocca la palla con la mano impedendo a Vucinic di sfondare in area. Il fallo sembra di pochissimo fuori area, ma la terna arbitrale decreta il calcio di rigore, tra le proteste dei romagnoli. Dagli undici metri va Pirlo che, come tre giorni fa contro la Roma, sbaglia: prende il palo alla destra di Antonioli e stavolta non può nemmeno ribadire in rete visto che la palla schizza lontana.

IL CESENA TIENE - Andrea Pirlo sembra accusare il colpo e dà vita ad un tempo fatto di troppi errori per un campione della sua classe. Il Cesena tiene bene in difesa dove erige un muro ben solido. La Juve ci prova allora sui corner o dalla distanza. Al 24' Marchisio calcia da fuori ma la palla termina alta. Al 27', dopo un angolo, Vucinic va di testa sul primo palo: sfera di poco alta. Intanto Beretta è costretto a un cambio: Colucci non è al meglio e cede il posto a Guana. Al minuto 38 l'occasione più ghiotta per la Juventus: punizione dalla destra di Pirlo sul secondo palo dove De Ceglie colpisce di testa. Antonioli, con la complicità del palo, sventa in corner.

GARA IN MANO ALLA JUVE - Il secondo tempo è un dominio juventino. Il Cesena, contrariamente a spezzoni vissuti nei primi 45', non riesce più a ripartire e Buffon fa da spettatore non pagante. L'unica vera chance per i padroni di casa arriva al 4' quando Ceccarelli ci prova al volo, in area ospite. Ma il compagno Rennella intercetta la conclusione. Al 5' il gol juventino pare cosa fatta: Matri, in posizione dubbia, si presenta solo davanti ad Antonioli e lo supera sotto il corpo. Ma il portiere è bravissimo a scattare e smanacciare lontano la palla sulla linea di porta. Marchisio va ancora al tiro da fuori all'8' ma una deviazione gli concede solo un angolo.

I CAMBI DI CONTE
- Mentre Beretta cambia Del Nero con Arrigoni e Conte leva Caceres per Giaccherini, la gara procede sullo stesso copione: Juve in forcing offensivo e romagnoli che si difendono coi denti. Serve una svolta. E a trovarla è Antonio Conte che al 29' fa un doppio cambio: fuori De Ceglie e Matri e dentro Borriello e Del Piero per una Juve a trazione anteriore. I frutti arrivano quasi subito: al 34' una punizione di Del Piero viene miracolosamente salvata da Antonioli. Ma il portiere del Cesena nulla può un minuto dopo: cross di Del Piero dalla fascia destra, sponda aerea di Vucinic e sinistro in controbalzo di Borriello che firma la sua prima rete con la Juventus. Una rete pesantissima, come detto, che tiene il Milan a distanza di sicurezza. Il Cesena non ha più energie e non riesce a imbastire alcuna reazione. La Juventus tiene palla in attacco ed esce dal campo meritatamente vittoriosa.

CONTE SU ALLEGRI: COMINCIA AD ANNOIARMI

Il tecnico elogia la prestazione di Cesena: "Dallo zero che c'era adesso ci sono basi fondamentali. Il milanista dice che succede qualcosa? Sì, per forza succederà qualcosa. Borriello è un attaccante che merita"

CESENA - "E' stata una prova di maturità da parte nostra. E' stata una partita sudata ma anche una vittoria voluta con tutte le nostre forze contro una squadra molto chiusa. Il Cesena è stato un Chelsea italiano? diciamo che il Chelsea sta facendo tendenza...". Queste le parole di Antonio Conte, allenatore della Juventus, al termine del successo bianconero di Cesena.

"ALLEGRI MI ANNOIA" -
"Continua ad annoiarmi". Antonio Conte risponde così alle parole di Massimiliano Allegri relative al fatto che l'episodio del gol non dato a Muntari nel big match con la Juventus resta, per l'allenatore del Milan, "decisivo per il campionato". Ai microfoni di Mediaset Premium il tecnico della Juventus torna sul rigore fallito da Pirlo, il secondo consecutivo: "Il rigore non c'era? Gli ho detto io di sbagliarlo...Anche perchè  quando sbagliamo un rigore vinciamo sempre" "Il rigore sbagliato da Pirlo ha inciso zero - dice ancora Conte ai microfoni di Sky - perché eravamo all'inizio e c'era tutta una partita da giocare. Certo se la palla fosse entrata sarebbe stata un'altra partita, perché il Cesena avrebbe dovuto giocare ed aprirsi. Il prossimo penalty lo batte a Vidal? A questo punto sì. Ultimamente ci hanno dato due rigori, li abbiamo sbagliati però abbiamo vinto quindi va bene se va avanti così".

"BORRIELLO MERITA"
- Belle parole per Borriello. "E' un calciatore che merita - spiega Conte -. E' arrivato in una condizione fisica non entusiasmante, e ha dovuto lavorare per mettersi al passo con gli altri, non era al massimo. Mi dispiace perché a volte è stato bistrattato, invece adesso sta bene ed è al pari con gli altri. E' un giocatore che ha qualità, e sono congento per il suo gol: lo merita per come si comporta durante la settimana e nei confronti di questa maglia".



"QUALCOSA SUCCEDE DI SICURO"
- Allegri ha detto che nelle prossime partite qualcosa deve succedere. "Qualcosa deve succedere nel senso che ci sono quattro partite da giocare - risponde Conte - e per forza di cosa qualcosa succederà. Mi auguro che sia qualcosa di positivo per noi, siamo molto concentrati e facciamo corsa su noi stessi". "Quest'anno abbiamo creato una base su cui lavorare anche nei prossimi anni - continua l'allenatore juventino -. Si è fatto qualcosa di straordinario, ma speriamo che diventi super: dallo zero che c'era prima, adesso ci sono delle fondamenta importanti. Negli anni precedenti abbiamo assistito ai banchetti degli altri, adesso ci siamo seduti e vogliamo mangiare anche noi, i miei sono affamati. Solamente vincendo si entra nella storia della Juventus".


CONTE E LA RINASCITA DI BORRIELLO

Il tecnico ha aspettato e dato fiducia all'attaccante anche nei momenti più bui: è arrivato il primo gol che può valere lo scudetto. Si allunga la  serie dei giocatori recuperati dall'allenatore

TORINO  -  Conte non ha mai negato niente a nessuno, se soltanto intravvedeva la possibilità che gli venisse restituito un poco del molto che lui dà ai suoi giocatori. Qualcuno lo ha abbandonato per strada (Ziegler e Amauri li stroncò dal primo giorno, Elia e Krasic li ha mollati quando ha capito che nessun tipo di semina avrebbe dato un pur minimo raccolto), ma su altri ha lavorato con insistenza, con pazienza, con ostinazione, senza mai arrendersi a quella che per molti poteva essere un'evidenza. È per questo che ieri Borriello ha festeggiato il primo e unico gol juventino stritolando di abbracci il suo allenatore: è stato un gesto di riconoscenza, quasi d'affetto verso un uomo da cui ha sempre ricevuto fiducia, resistendo a ogni ragionevole dubbio. In cambio della sua pazienza, Conte ha ricevuto un gol che potrebbe rivelarsi fondamentale per lo scudetto, un gol che darà un senso ai sei mesi juventini di Borriello, che non segnava da quasi un anno (22 maggio 2011, Roma-Sampdoria 3-1) e che rischiava di passare da Torino senza lasciare traccia se non nel malumore dei tifosi, che non l'hanno mai amato e molti nemmeno accettato visto che, due anni prima, preferì la Roma alla Juve.

Dalla Roma adesso è in prestito e alla Roma probabilmente tornerà (il riscatto costerebbe tanto: 8 milioni), a meno che gli incastri di mercato  -  che porteranno a Torino una punta di primissimo livello e un attaccante del giovane, Destro o Gabbiadini  -  non provochino una cessione economicamente vantaggiosa di Matri (che domenica a Novara sarà assente per squalifica) o Quagliarella. A quel punto, per Borriello gli spazi si riaprirebbero. Dopo tutto Conte lo stima, lo preferisce a Matri per le qualità globali, ne apprezza le potenzialità che così raramente sono state espresse nel corso di una carriera vissuta al di sotto delle possibilità. In questi mesi, Conte non ha mai smesso di pungolare Borriello, di stimolarlo a ritrovare una condizione atletica accettabile (quando è arrivato a Torino, era fisicamente una pena), di convincerlo ad avere fiducia in se stesso, di offrirgli occasioni (è stato, per esempio, titolare in Milan-Juve) anche dopo che troppe erano state sprecate. È un lavoro simile a quello che ha fatto con Bonucci, che si sta progressivamente sfrondando dei suoi difetti classici, cioè la supponenza e una certa superiorità. O con De Ceglie, portato a livelli di rendimento mai visti. O con Quagliarella, che dopo l'infortunio al ginocchio sembrava psicologicamente perduto, che è stato trattato anche con durezza ma che alla lunga è tornato se stesso. O con ragazzi di secondo piano come Giaccherrini ed Estigarribia, che nel loro piccolo hanno finito per portare un contributo determinante. La Juventus sta vincendo lo scudetto senza avere un giocatore di spicco, né un bomber matricolato. Con Borriello, sono diciotto i bianconeri andati a rete in questa stagione. La Juve è di tutti. Ma di Conte soprattutto.

Borriello gol, la Juventus non si ferma. La dedica: "E' per Andrea Fortunato"

L'attacante entra dalla panchina e decide la gara contro il Cesena. Che retrocede combattendo. Nel primo tempo Pirlo sbaglia un rigore, il secondo in due gare

«È un gol da tre punti, però mancano ancora 4 partite e non sarà facile, lo abbiamo visto oggi con il Cesena quasi retrocesso. È anche un gol importante, che dedichiamo ad Andrea Fortunato. Oggi me lo sentivo che segnavo, l’ho detto anche ai ragazzi in panchina». Marco Borriello, dai microfoni di Sky, ha una dedica particolare per la rete che ha segnato a Cesena e che avvicina la Juventus allo scudetto: è per il terzino sinistro bianconero (di origini campane come Borriello) morto per leucemia nel 1995 a soli 24 anni. «Non c’è neanche il tempo di festeggiare - continua Borriello - perché tra due giorni c’è il Novara. Sono arrivato con scarsa condizione, ora spero per il gol mi dia ancora più fiducia. L’abbraccio sul gol? Abbiamo un gruppo straordinario»


 
 
 

Prova tv, tre giornate a Lamela. Punito per lo sputo a Lichtsteiner

Post n°883 pubblicato il 24 Aprile 2012 da resistenzabianconera

Lo sputo indirizzato a Stephan Lichtsteiner nella gara di ieri sera tra Juventus e Roma costa caro a Erik Lamela. Il fantasista argentino dei giallorossi è stato squalificato per tre giornate con l’ausilio della prova televisiva.

Nelle motivazioni del giudice sportivo di serie A, Gianpaolo Tosel, si legge: «le immagini televisive documentano che, nelle circostanze segnalate, il calciatore giallorosso, nella zona centrale del campo ed a notevole distanza dall’azione di giuoco in svolgimento, si avvicinava al calciatore bianconero e gli indirizzava, presumibilmente reagendo ad una irridente gestualità dello juventino, uno sputo che raggiungeva il "bersaglio" alla spalla sinistra (con visibili residui...). Nessun provvedimento disciplinare veniva adottato dal Direttore di gara in quanto, come precisato su richiesta di questo ufficio con e-mail delle ore 11.16 odierne, l’accaduto era sfuggito alla sua attenzione. Non sussistendo alcun dubbio circa l’intenzionalità del gesto compiuto dal calciatore romanista, un gesto biasimevole che per consolidato orientamento interpretativo conforme al dettato dell’Ifab, integra gli estremi di quella "condotta violenta" che, se "non vista" dall’arbitro, rende ammissibile la prova televisiva».

http://multimedia.lastampa.it/multimedia/qui-juve/lstp/137815/

Lichtsteiner fa il gesto del 4-0 a Lamela, l’argentino non gradisce e reagisce indirizzando uno sputo verso il difensore della Juventus. Brutto episodio nel finale di Juve-Roma, anche Luis Enrique lo condanna. «Non è bello quello che fa un giocatore di questo livello - dice lo spagnolo ai microfoni di Sky Sport riferendosi a Lichtsteiner - visto che sta vincendo 4-0, ma non è bello neanche quello che fa Lamela. Non c’è niente di bello, ma non drammatizziamo».

 
 
 
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Bo ... sono un pò perplessa ...
Inviato da: ely
il 24/05/2012 alle 14:06
 
ah bella roba sono rimasta indietro ...
Inviato da: ely
il 24/05/2012 alle 14:05
 
in teoria uno è stato revocato, l'altro non assegnato...
Inviato da: resistenzabianconera
il 21/05/2012 alle 21:50
 
Cmq vorrei capire da quando ci hanno tolto uno scudetto in...
Inviato da: elyrav
il 21/05/2012 alle 08:54
 
:) eccerto che io c'ero e che c'eravamo :)))
Inviato da: ely
il 10/05/2012 alle 08:13
 
 
 
 
 
 
 
 

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