Creato da amelie.21 il 28/01/2007

Il mondo di Valendì

...caffè-consulenza,rapporti precari,dispensatrice di consigli,figure di cacca,vecchiette che amano raccontare la propria vita,pazzi....il culto del Caffè Borghetti...il mio mondo non è poi così favoloso...

 

 

Post N° 29

Post n°29 pubblicato il 31 Gennaio 2008 da amelie.21

Il mio frigorifero di emozioni

 Non è facile rompere il silenzio e interrompere la mia latitanza, dopo mesi in cui mi ero lasciata andare prima a comunicati stampa e denuncie sociali…..e poi al SILENZIO…..Ho deciso di dire basta, stimolata dalle parole di Franca Rame che considera il blog “Un frigorifero di emozioni” e da quelle del giornalista Zarriello, che, in un articolo estrapolato da La Repubblica(Bari)ha detto: «se il blog non è aggiornato, non ha ragione di esistere».Voglio tornare per usufruire di quel “frigorifero” che non solo mi ha nutrita ma non mi ha lasciata sola neanche durante i miei mesi di assenza.

Grazie ai 13.150 e ai fedelissimi che ogni giorno sono venuti,virtualmente,a trovarmi!

Oggi torno senza post che annuncino il mio ritorno. Torno con la voglia di chiacchierare con voi, di raccontarvi le mie nuove esperienze, torno con nuove scelte di vita, torno con un nuovo fidanzato, torno con un nuovo lavoro e torno perchè ho sentito la vostra mancanza….

Il piacere di ritrovarsi in rete, di leggere l’esperienza fantastica di Rattopennuggu, di sorridere con Uto88, di leggere le opinioni politiche di  Piazza delle Erbe o sbirciare le immagini di Massimiliano Oddi.

Il piacere di conoscere le vostre opinioni riguardo a episodi che spesso hanno suscitato in me forti emozioni o semplicemente cogliere le vostre impressioni su tutto ciò che mi passa(utilizzo il presente perché il mio cervello continua a funzionare!) per la testa.

Il piacere di condividere, di discutere e di sorridere, il piacere di vedere dopo una lunga giornata una bustina gialla con un messaggio: “Ma quando torni”?

Eccomi qua, cambiata, energica e pendolare.

Ah,Utino non è più il mio compagno di viaggio

Utilizzerò il metodo Paolo Fox e riassumerò la mia vita in sezioni: lavoro, amicizia, amore,l’addio di Utino,la breve corrispondenza con Roberto Saviano,Nonna Anita,il regionale Bari-Foggia,lo shopping da HeM e molto altro ancora.

Tranquilli, non lascerò passare altro(dico altro)tempo…lo giuro…

 
 
 

Buon Natale

Post n°28 pubblicato il 19 Dicembre 2007 da amelie.21

Vi auguro di trascorrere uno splendido Natale con le persone che amate...

Bacioneeeeeeeeeeeeee

 
 
 

Post N° 27

Post n°27 pubblicato il 06 Settembre 2007 da amelie.21

Valendì sta tornando........

....Grazie per il vostro affetto...Siete stati carinissimi...

Ora sono anche su my spaces:

myspace.com/valendi

 
 
 

Post N° 26

Post n°26 pubblicato il 26 Luglio 2007 da amelie.21

 
 
 

Post N° 24

Post n°24 pubblicato il 29 Maggio 2007 da amelie.21
 

Foggia, tappa della carovana contro la guerra Il 31 maggio isola pedonale in corso V. Emanuele II

Foggia- Giovedi’ 31 maggio alle 17,00 tappa a Foggia  della carovana contro la guerra, per il disarmo e la pace. Il coordinamento foggiano per la Pace ha aderito all’iniziativa, promossa dalle  reti nazionali di “Fermiamo chi scherza col fuoco atomico”, “Disarmiamoli” ed “Assemblea di Sempre contro la guerra”. La carovana è partita il 19 maggio da Novara, Trieste e Sigonella per articolarsi  verso nord/ovest, nord/Est,sud.
Obiettivi della carovana sensibilizzare la popolazione e mettere insieme i soggetti che intendono ampliare le lotte territoriali di questi anni su punti determinanti  di un impegno pacifista; presentazione di due leggi di iniziativa popolare (una per la rimessa in discussione delle basi militari e dei vincoli dei trattati militari internazionali come la NATO, l’altra per chiedere l’allontanamento e il divieto di transito delle armi nucleari in Italia) e raccolta di firme sulla petizione contro il coinvolgimento dell’Italia nel sistema dello scudo missilistico che gli USA stanno approntando in Europa. I coordinamenti territoriali Attac, Benfoggianius, Cord osm-dpn, Coord provinciale delle/dei giovani comuniste, Emergency, Solidaudiana, Verdi, invitano i foggiani alla partecipazione, perché per il capoluogo dauno l’appuntamento “rappresenta l’occasione per ritrovare l’impegno della città a lavorare per la trasformazione dell’aeroporto Amendola in aeroporto civile”.
 

Fonte: "Il Grecale"
 

 
 
 

Post N° 23

Post n°23 pubblicato il 28 Maggio 2007 da amelie.21
 

immaginePer non dimenticare Luigi Pinto e tutte le vittime di Piazza della Loggia

Dopo nove lunghi anni di indagini, segnati da continui imprevisti, difficoltà e richieste di proroghe, la procura di Brescia depositerà finalmente nelle prossime settimane, passato il 32° anniversario, gli atti per un nuovo rinvio a giudizio nei confronti di tre neofascisti per la strage del 28 maggio 1974 in Piazza della Loggia. Nel caso la richiesta fosse accolta si aprirebbe un ennesimo processo, dopo quattro istruttorie e due iter giudiziari, conclusisi, fra il 1979 e il 1989, con un nulla di fatto. L’unica condanna fu in primo grado, il 2 luglio 1979, nei confronti di Ermanno Buzzi (all’ergastolo) e Angelino Papa (dieci anni e sei mesi).

Buzzi, alla vigilia del processo d’appello, dopo aver dichiarato di “voler parlare”, fu assassinato, il 13 aprile del 1981, nel “super-carcere” di Novara, a nemmeno quarantotto ore dal suo arrivo dall’istituto penitenziario di Brescia, su disposizione del Ministero di grazia e giustizia. A strangolarlo nel cortile, durante l’ora d’aria, Mario Tuti e Pierluigi Concutelli, due fra i massimi esponenti del terrorismo nero.

La sua sentenza di morte era stata pubblicata il mese precedente su “Quex”, il foglio di collegamento dei neofascisti incarcerati, stampato a Parigi con l’aiuto di neonazisti francesi, e fatto circolare nello stesso carcere di Novara. Difficile pensare che chi ordinò il suo trasferimento ne fosse totalmente all’oscuro.

GLI IMPUTATI
Con l’accusa di aver materialmente partecipato all’ideazione e all’organizzazione della strage comparirebbero ora sul banco degli imputati alcuni fra i principali dirigenti del gruppo neonazista di Ordine nuovo, divenuti in questi ultimi anni assai noti alle cronache giudiziarie, grazie alla riapertura di diverse inchieste sulle “stragi nere”. I nomi ancora una volta quelli di Delfo Zorzi, all’epoca a capo della cellula di Mestre, oggi cittadino giapponese, condannato all’ergastolo in primo grado per la strage di Piazza Fontana, poi assolto; di Carlo Maria Maggi, il “reggente” di Ordine nuovo nel triveneto, processato, senza esito, per la strage del 12 dicembre alla Banca Nazionale dell’Agricoltura e per quella davanti alla questura di Milano, il 17 maggio 1973. Con loro alla sbarra, in questa occasione, anche Maurizio Tramonte, militante di Ordine nuovo, ma per sua stessa ammissione soprattutto confidente del Sid con il nome in codice di “fonte Tritone”. Carlo Digilio, l’”armiere” del gruppo e depositario di tutti i segreti della struttura clandestina dell’organizzazione, i cui interrogatori avevano consentito di riaprire l’inchiesta, non figurerà invece tra gli imputati E’ deceduto qualche mese fa.

Nel corso di questa inchiesta erano anche stati indagati un’altra quindicina di personaggi la cui storia si è spesso intrecciata con molti episodi della “strategia della tensione”. Tra loro, Pino Rauti, già nell’immediato dopoguerra discepolo di Jiulius Evola e partecipe ai primi gruppi clandestini neofascisti, poi fondatore di Ordine nuovo; Mario Di Giovanni, uno dei più noti squadristi milanesi degli anni ’70; Guérin Sérac, prima nelle Waffen-Ss, poi nell’organizzazione terroristica francese Oas, successivamente al servizio della Cia, animatore a Lisbona della finta agenzia di stampa “Aginter Press”, uno degli snodi organizzativi dell’eversione di destra a livello internazionale; l’ex-generale dei carabinieri Francesco Delfino, capitano nel nucleo operativo di Brescia nel 1974.

LA STRAGE
La
mattina del 28 maggio 1974 a Brescia, sotto un cielo cupo e piovoso, alle 10 e 12 minuti, nel corso di uno sciopero generale cittadino di quattro ore, indetto da Cgil, Cisl e Uil, congiuntamente al Comitato permanente antifascista, in risposta alle ripetute violenze fasciste, mentre in Piazza della Loggia da pochi minuti stava parlando il sindacalista della Cisl Franco Castrezzati, scoppiò una bomba posta in un cestino per i rifiuti, sul lato est, sotto i portici. I morti furono 8 e 103 i feriti. La piazza era già colma di gente, più di 2.500 le persone presenti, ancora in attesa di due dei quattro cortei previsti. Incerta rimase sempre la natura e la quantità dell’esplosivo. Accadde infatti che alle 11,45, a poco più di un’ora e mezza dallo scoppio, senza nemmeno attendere l’arrivo del magistrato incaricato, la piazza venne lavata dai vigili del fuoco con pompe idranti, su decisione della questura, disperdendo i reperti dell’ordigno esplosivo. A nulla false una successiva ricerca nelle fogne.

Ancor prima, nessuno, quella mattina, si era dato pensiero di controllare le cassette metalliche portarifiuti distribuite nelle piazza e sotto i portici, nonostante le forze di polizia sostassero fin dalle 8,30. I netturbini, dal canto loro, avevano provveduto al loro svuotamento tra le 6,45 e le 7,00. Solo il palco era stato controllato dal vice-questore Aniello Diamare, incaricato di dirigere il servizio di ordine pubblico. Eppure una serie impressionante di attentati aveva colpito, nei mesi precedenti, la Lombardia, l’Emilia e la Toscana. Il 28 marzo in Piazza Maspero a Varese lo scoppio di un ordigno aveva ucciso, poco prima dell’apertura del mercato, un ignaro fiorista, e, proprio a Brescia, il 19 maggio Silvio Ferrari, un giovane neofascista, era saltato in aria con il suo scooter mentre trasportava una bomba ad alto potenziale. Silvio Ferrari, figlio di una famiglia agiata, era già a 21 anni un esponente di primo piano dell’estrema destra bresciana. Aveva avuto legami con Anno zero, la reincarnazione di Ordine nuovo dopo il suo scioglimento nel 1973. Diverse le sue amicizie anche fra i sanbabilini. Rimase dilaniato, in Piazza del Mercato, alle tre e cinque di notte, dallo scoppio di una bomba che, in previsione di un altro attentato, stava trasportando sulla pedana della Vespa 125 “Primavera” del fratello Mauro. L’ordigno era composto da un chilo di tritolo e da nitrato di ammonio, già con il detonatore elettrico innescato ed il congegno ad orologeria. Sul suo corpo, alla cintura, venne ritrovata una fondina vuota e a tre metri una Beretta 7,65 con caricatore e il proiettile in canna. A poca distanza alcune copie bruciacchiate della rivista “Anno Zero”. Nella stessa notte, quasi contemporaneamente, un auto, targata Milano, con quattro fascisti a bordo finì inspiegabilmente schiantata contro un muro all’angolo fra Via Villa Glori e Via Milano. Il guidatore morì. Anche in questa circostanza nell’auto furono ritrovate copie di “Anno Zero”. Ai funerali di Silvio Ferrari, comparve, a firma “I camerati”, una corona di fiori con l’ascia bipenne, simbolo prima di Ordine nuovo, poi di Ordine nero.

Sarà proprio a seguito della sua morte che, il 22 maggio, il Comitato permanete antifascista e Cgil, Cisl e Uil, nel quadro dell’escalation terroristica e delle indagini sul Mar (il Movimento di azione rivoluzionaria), indiranno lo sciopero generale cittadino.

IL “PARTITO DEL GOLPE”
Solo qualche giorno prima la bomba di Piazza della Loggia, il 9 maggio, i capi del Mar erano stati arrestati alla vigilia di un piano di attentati a tralicci, porti e aeroporti, previsto in diverse città, tra le altre, Roma, Genova e Firenze. Sullo sfondo l’intreccio tra l’anticomunismo “bianco” animato da Edgardo Sogno, con l’appoggio di settori delle Forze Armate, e l’eversione neofascista coagulatasi attorno ad Ordine nero, la nuova sigla nella quale erano confluite le principali organizzazioni terroristiche, da Avanguardia nazionale alle Sam (le Squadre d’azione Mussolini) Mesi prima il giudice padovano Giovanni Tamburino aveva scoperto le trame della cosiddetta “Rosa dei Venti”, dal simbolo utilizzato da una costellazione articolata di gruppi neofascisti identico a quello della Nato.

Due giorni dopo la strage, il 30 maggio, alle 7 del mattino, a Pian del Rascino, in provincia di Rieti, nel corso di una sparatoria, due guardie forestali e cinque carabinieri guidati dal maresciallo, nonché agente del Sid, Antonio Filippi, uccisero Giancarlo Esposti, 27 anni, uno dei principali esponenti di Ordine nero, il braccio armato del Mar, accampato in una radura.

La dinamica del conflitto a fuoco non venne mai chiarita. Il corpo di Esposti fu ritrovato crivellato di colpi e finito con un colpo alla testa. Furono nell’occasione tratti in arresto Alessandro D’Intino e Alessandro Danieletti, di 21 e 20 anni, legati ad Avanguardia nazionale. Nella Land Rover un fucile di precisione Hammerling Mauser, calibro 7,62 Nato, due mitra, pistole, munizioni, una grossa quantità di esplosivo, tra cui 50 chilogrammi di Anfo, centinaia di detonatori. Nelle tasche di Esposti una tessera della Pide, la polizia politica portoghese appena sciolta dopo la “rivoluzione dei garofani”, una tessera da studente della Sorbona, un’agendina e due foto formato tessera di Cesare Ferri, notissimo neofascista milanese. Carlo Fumagalli, il capo del Mar, chiarirà che l’obiettivo era di arrivare a tentare un colpo di stato, con l’aiuto di nuclei terroristici. Teatro delle operazioni la Valtellina, ma anche il centro Italia. Il gruppo di Esposti si trovava in Abruzzo in attesa di un’azione che avrebbe dovuto fungere da detonatore per l’entrata in azione sua e di gruppi analoghi. Alessandro Danieletti confesserà che la prospettiva golpista si sarebbe dovuta attuare attraverso “una serie di attentati di gravità crescente”, di stragi indiscriminate in città diverse. Sosterrà anche che la missione del gruppo, di cui faceva parte, prevedeva un attentato a Roma, il 2 giugno, in occasione della festa della Repubblica.

Il commando si era mosso da Milano subito dopo l’arresto, il 9 maggio, di Carlo Fumagalli. Secondo D’Intino il piano originario, che prevedeva attentati a raffinerie, linee ferroviarie e dighe, sarebbe dovuto scattare proprio il 28. Colpire tra la folla per seminare il terrore rientrava nei piani dei settori golpisti delle Forze Armate e della destra eversiva, per precipitare il paese nell’abisso di una “guerra civile” o condurlo ad una svolta autoritaria. In quegli anni furono particolarmente presi di mira i treni. Solo sul tratto, di cento chilometri, che collega Arezzo, la città di Licio Gelli, a Bologna, tra il 21 aprile del 1974 e il 7 gennaio del 1975, si consumò una strage, quella del 4 agosto del 1974 con una bomba sul treno “Italicus” (12 morti e 44 feriti), mentre sei altri diversi tentativi andarono a vuoto per un nonnulla. Una linea “maledetta” ancora teatro, negli anni a venire, di spaventosi eccidi: il 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna e il 23 dicembre del 1984 sul rapido Napoli-Milano.

L’ULTIMA INCHIESTA
Due le testimonianze principali che hanno accompagnato l’ultimo lavoro di indagine dei sostituti procuratori di Brescia Roberto Di Martino e Francesco Piantoni: quella di Carlo Digilio, l’ex-artificiere di Ordine nuovo, già alla base con i suoi racconti del procedimento su Piazza Fontana, e quella di Maurizio Tramonte. A fornire l’esplosivo sarebbe stato Delfo Zorzi. Marcello Soffiati, capocellula di Verona, deceduto anni fa, lo avrebbe trasportato. Lo stesso Digilio, in una tappa del percorso, si sarebbe occupato di mettere l’ordigno “in sicurezza”, impedendo che deflagrasse inavvertitamente lungo il tragitto. A Milano fu consegnato alle Sam di Giancarlo Esposti, materialmente incaricate di compiere la strage.

Secondo Maurizio Tramonte fu invece Giovanni Melioli, il capo degli ordinovisti di Rovigo a collocare l’esplosivo. Per la cronaca, Melioli venne rinvenuto morto nel suo letto, nel gennaio del 1991, con mezzo chilo di cocaina sul comodino. Un racconto che se si discosta da quello di Carlo Digilio, si sofferma con dovizia di particolare sulle riunioni preparatorie, ma soprattutto sul ruolo di Carlo Maria Maggi, su quello degli esponenti del Mar di Carlo Fumagalli e di alcuni agenti dei servizi segreti, oltre che di Ermanno Buzzi, il neofascista bresciano condannato all’ergastolo nel primo processo.

Ma di gran lunga l'elemento più interessante è un altro. Agli atti i magistrati allegheranno una fotografia scattata in Piazza della Loggia qualche istante prima lo scoppio della bomba. Confuso tra la folla, con un'attendibilità di riconoscimento, secondo i tecnici, molto alta, attorno al 92 per cento, lo stesso Maurizio Tramonte, la “fonte Tritone” del Sid. Una presenza che riporta alla mente la deposizione di una donna di mezza età, presente quel giorno al comizio, che testimoniò di aver occasionalmente sentito, pochi minuti prima della deflagrazione, cercando riparo dalla pioggia sotto i portici, un dialogo sussurrato fra due giovani. Uno disse all’altro: “Hai pronto la bomba?”. Li perse quasi subito di vista tra la folla.

 
 
 

Post N° 22

Post n°22 pubblicato il 15 Maggio 2007 da amelie.21
 

immaginePrete accusato di pedofilia:nessuno ne parla

Sono indignata perchè nel giorno del Family Day l'informazione ha preferito raccontare e seguire il viaggio dei manifestanti. Molti non hanno saputo neanche spiegare il significato di DICO e alla domanda: "Perchè protestate?"la risposta: "Perchè siamo per la famiglia". In questo stesso giorno un sacerdote, trasferitosi a Taranto, viene accusato di pedofilia da due bambine foggiane. La vicenda non appare sui tg nazionali e viene ridimensionata dal pm che dichiara: "Si è trattato di episodi non particolarmente gravi in sè, se non per il fatto che si sono verificati mentre somministrava un sacramento". No,non è grave inserire la mano tra le gambe della bimba e portare l'altra sulla tonaca in direzione dell´organo sessuale.Vero? Parliamo,invece,dello striscione polemico che hanno montato alcuni parrocchiani della chiesa foggiana di San Luigi.E' una notizia importante perchè ha creato opinione.Tutti orgogliosi di leggere sul Corriere della Sera il testo del proprio striscione "LAICISTI TALEBANI". E'offensivo?No,come pensarlo?Tra le righe non siete riusciti a trovare il vero senso della frase:"PORGI L'ALTRA GUANCIA"?????? Non voglio che cali il silenzio sugli atti di pedofilia.Di seguito la notizia tratta dalla Gazzetta del Mezzogiorno e il link del documentario choc della Bbc sui segreti nella chiesa cattolica. In Italia non lo ha mai trasmesso nessuno. Non sono assolutamente contro la chiesa ma contro la pedofilia, divenuta vittima del silenzio....

 

http://video.google.com/videoplay?docid=3237027119714361315 

Gazzetta del Mezzogiorno del 12 maggio 2007

Un sacerdote di 75 anni, che sino a qualche mese fa prestava la sua opera spirituale nella parrocchia del Sacro Cuore a Foggia, è stato arrestato e posto ai domiciliari con l’accusa di violenza sessuale perché avrebbe molestato alcune bambine, toccandole quando si recavano in chiesa per la confessione. Padre Nicolangelo Rossi, 75 anni, originario di Pesco Sannita un paesino in provincia di Benevento, è stato arrestato ieri mattina in istituto salesiano di Taranto dove si era trasferito da qualche mese proveniente dalla parrocchia foggiana. Adesso si trova detenuto agli arresti domiciliari presso un altro istituto salesiano di Castellamare di Stabia, in attesa di comparire davanti al giudice per le indagini preliminari per fornire la sua versione dei fatti.

L’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari è stata firmata dal gip del Tribunale di Foggia Rita Curci, su richiesta del pm Vincenzo Maria Bafundi, il sostituto procuratore titolare di reati a sfondo sessuale. Il provvedimento restrittivo è stato eseguito ieri mattina dagli agenti della sezione reati contro la persona della squadra mobile che hanno condotto le indagini; i poliziotti hanno poi trasferito il sacerdote accusato di pedofilia nell’istituto salesiano campano. Sulla vicenda

è calato il massimo riserbo, forse considerato il ruolo dell’indagato: i fatti contestati al sacerdote - si tratta di quelli che il codice penale definiva atti di libidine prima della nuova legge sulla violenza sessuale – risalirebbero al 2006 quando padre Nicolangelo Rossi officiava alla parrocchia del Sacro Cuore al rione Candelaro. Sarebbero tre o quattro le bambine che – a dire dell’accusa ed in attesa di conoscere quale sarà la versione difensiva - avrebbero subito le attenzioni moleste del prete.

Pare che alcune delle bambine stessero seguendo il corso di preparazione alla prima comunione; nel confessionale il sacerdote ora arrestato le avrebbe accarezzate e toccate. Gesti ritenuti dall’accusa lascivi e non certo fatti senza alcuna malizia. La vicenda è venuta fuori qualche mese fa perché una delle presunte vittime avrebbe avuto una crisi di pianto davanti alla madre per poi confidarsi e raccontarle cosa sarebbe avvenuto nel confessionale della chiesa. E’ scattata la denuncia alla squadra mobile e la bambina è stata interrogata da assistenti sociali e dai poliziotti specializzati in questo tipo di indagini. Si sarebbe poi risaliti ad altre bambine pure vittima delle attenzioni del sacerdote, secondo l’accusa.

Pm e gip devono aver ritenuto necessario l’arresto del presunto pedofilo - concedendo gli arresti domiciliari considerata l’età - forse sul presupposto del rischio di reiterazione di reati. E’ la seconda volta che un sacerdote viene arrestato in città per reati a sfondo sessuale. Il precedente risale al 2 aprile del ‘98 quando finì prima in carcere e poi ai domiciliari un sacerdote accusato di aver molestato alcuni ragazzini, tra il ‘90 e il ‘97, quando dirigeva una parrocchia di una borgata a pochi chilometri da Foggia. Per questa vicenda l’imputato, che si è sempre dichiarato innocente, fu condannato a 6 anni e 6 mesi in primo grado, pena ridotta in appello a 5 anni di reclusione.

 
 
 

Post N° 21

Post n°21 pubblicato il 01 Maggio 2007 da amelie.21

immagine

Primo maggio

"Per fare storia volgete risolutamente la schiena al passato e, innanzi tutto, vivete. Mescolatevi alla vita. Alla vita intellettuale, senza dubbio, in tutta la sua varietà. Storici, siate geografi. Siate anche giuristi. E sociologi. E psicologi. [...] Ma vivete anche una vita pratica. Non accontentatevi di osservare oziosamente dalla riva quel che avviene sul mare in tempesta. [...] Rimboccatevi le maniche [...] e aiutate i marinai nella manovra. È tutto? No. È addirittura niente, se dovete continuare a separare la vostra azione dal vostro pensiero, la vostra vita di storici dalla vostra vita di uomini. Fra azione e pensiero non c'è separazione. Non ci sono barriere. Bisogna che la storia non vi appaia più come una necropoli addormentata, dove soltanto ombre passano, prive d'ogni sostanza. Bisogna che penetriate nel vecchio palazzo silenzioso in cui dorme, animati dalla lotta sostenuta, ricoperti dalla polvere del combattimento, del sangue coagulato del mostro che avete vinto, e spalancando le finestre, richiamando la luce e il rumore, risvegliate con la vostra vita giovane e bollente la gelida vita della principessa addormentata... "

 
 
 

Post N° 20

Post n°20 pubblicato il 23 Aprile 2007 da amelie.21

La colonna sonora.....Sand Creek

In questo momento particolare,pieno di impegni....di situazioni irrisolte....di crescita e di paure che ancora non riesco ad affrontare...di scelte...di assenze e di affetti vecchi e nuovi...Vi dedico la canzone che sta accompagnando questa mia fase di cambiamento...

Tornerò presto a raccontarvi tutto....lo giuro.

Con l’affetto di sempre

Vale

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Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent'anni
occhi turchini e giacca uguale

fu un generale di vent'anni figlio di un temporale

c'è un dollaro d'argento sul fondo del Sand Creek.

I nostri guerrieri troppo lontani sulla pista del bisonte
e quella musica distante diventò sempre più forte
chiusi gli occhi per tre volte
mi ritrovai ancora lì
chiesi a mio nonno è solo un sogno
mio nonno disse sì

a volte i pesci cantano sul fondo del Sand Creek.

Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso
l'inferno in un orecchio nell'altro il paradiso
le lacrime più piccole
le lacrime più grosse
quando l'albero della neve
fiorì di stelle rosse

ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek.

Quando il sole alzò la testa tra le spalle della notte
c'erano solo cani e fumo e tende capovolte
tirai una freccia in cielo
per farlo respirare
tirai una freccia al vento
per farlo sanguinare

la terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek

 

 
 
 

Post N° 19

Post n°19 pubblicato il 07 Aprile 2007 da amelie.21

Buona Pasqua

immagineNon c'è strada

che porti alla pace

che non sia la pace,

l'intelligenza e la verità.

                           M.K Ghandhi

Auguroni....per una serena Pasqua in famiglia.....

Tornerò presto.....

Con affetto

Valentina 

 
 
 
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UN PÒ DI VALENDÌ

L’8 febbraio 1986 nacque in terra di Braccianti “a rusctell” (bimba con carnagione rossiccia)Valentina. Fin dalla tenera età,la piccola mostrò la sua vena creativa e la sua propensione per la scrittura. Amava,infatti,esprimere le proprie emozioni attraverso lettere, rivolte ora a piccoli corteggiatori che minacciavano di fare pazzie, ora ad insegnanti pronti per il trasferimento. La maestra Wilma,fu tra quelle,che ricevette in dono una corona con materiali naturali, come un cartoncino ricavato da un rotolo di carta-igienica e della carta crespa…un premio che la designò: "Maestra più brava del mondo”.Valentina, diventata adolescente, sentì il bisogno di raccontarsi attraverso un concorso nazionale che prevedeva delle foto che ritraessero il partecipante con un detergente per combattere i brufoli. Così, determinata a partecipare e a diventare il “simbolo della ragazzina senza imperfezioni”, decise di coinvolgere le cugine. L’una si occupò del trucco e della fotografia, l’altra compartecipò all’evento trovando pose buffe che potessero attirare l’attenzione dei giurati…Questo è uno dei tanti episodi di una bimba cresciuta un pò come Amelie….Valendì,però,è reale, senza filtri ed ogni giorno ha sempre qualcosa di buffo da raccontare….

 

"Per fare storia volgete risolutamente la schiena al passato e, innanzi tutto, vivete. Mescolatevi alla vita. Alla vita intellettuale, senza dubbio, in tutta la sua varietà. Storici, siate geografi. Siate anche giuristi. E sociologi. E psicologi. [...] Ma vivete anche una vita pratica. Non accontentatevi di osservare oziosamente dalla riva quel che avviene sul mare in tempesta. [...] Rimboccatevi le maniche [...] e aiutate i marinai nella manovra. È tutto? No. È addirittura niente, se dovete continuare a separare la vostra azione dal vostro pensiero, la vostra vita di storici dalla vostra vita di uomini. Fra azione e pensiero non c'è separazione. Non ci sono barriere. Bisogna che la storia non vi appaia più come una necropoli addormentata, dove soltanto ombre passano, prive d'ogni sostanza. Bisogna che penetriate nel vecchio palazzo silenzioso in cui dorme, animati dalla lotta sostenuta, ricoperti dalla polvere del combattimento, del sangue coagulato del mostro che avete vinto, e spalancando le finestre, richiamando la luce e il rumore, risvegliate con la vostra vita giovane e bollente la gelida vita della principessa addormentata... "

 

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