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Aloha

Post n°664 pubblicato il 17 Maggio 2026 da Zero.elevato.a.Zero
 

Canta il vento
ogni pensiero è ora:
brezza di mare

Rehu Moana

黙想 Mokuso
Inizio con un respiro profondo ed una breve meditazione come è tradizione nel Kendo. Inizio il penultimo post, quello fatto di emozioni estruse, raccontate, traspirate, per lasciare poi il finale solo a pensieri felici: con una favola.
黙想止め Mokuso Yame

Aloha!
Il titolo di questo post è scritto in una lingua che introduce allo scenario del prossimo: le isole delle Hawaii.
In hawaiano, la parola Aloha è molto più di un semplice saluto; è un concetto filosofico profondo che racchiude l'essenza della cultura delle isole. Sebbene venga comunemente tradotta come "ciao", "arrivederci" o "amore", il suo significato etimologico e spirituale è molto più ricco. La parola può essere scomposta in due radici:
Alo: significa "presenza", "faccia a faccia" o "condividere".
Ha: significa "respiro vitale" o "essenza della vita".
Dunque, nel suo senso più puro, Aloha significa "la condivisione del respiro della vita".
È perfetto per il mio blog!

Ogni lettera della parola rappresenta un valore fondamentale letterale:
A Akahai Gentilezza, da esprimere con tenerezza.
L Lōkahi Unità, da esprimere con armonia.
O ʻOluʻolu Piacevolezza, da esprimere con amabilità.
H Haʻahaʻa Umiltà, da esprimere con modestia.
A Ahonui Pazienza, da esprimere con perseveranza.

Anticamente, il saluto tradizionale hawaiano (chiamato Honi) consisteva nel premere la fronte e il naso contro quelli dell'altra persona, scambiandosi letteralmente il "respiro" (Ha) in segno di profonda connessione.

Rehu Moana sarà invece il titolo del prossimo post, anche queste sono due parole in polinesiano, significano Brezza dell'Oceano. Rehu Moana è il nome che ho dato al mio Flying Dutchman, deriva agile, classe olimpica velocissima, terribilmente complessa, la barca che ho amato di più in tutta la mia vita, quella nella foto di introduzione. Anche da lei mi sono dovuto separare sperimentando la necessità di non attaccarmi mai alle cose materiali.
Questa è l'ultima volta che parlo di me su Libero con sentimenti fin troppo palesi, questo indirizzo è stata la casa dei miei pensieri più personali ed intimi per 18 anni, come per Rehu Moana lasciarla non è stata una decisione mia: l'ho accettata. Le cose possono andare, gli affetti restano nel cuore.
Ho voluto intenzionalmente 
uno sfondo nero per questa pagina, in modo che le lettere fossero punti di luce a portare chiarore, illuminazione; sono state la palestra delle mie emozioni, di quelle difficili da tirare fuori, motivo per il quale ho deciso anche io di scrivere su un blog, grazie al consiglio di amici che mi vogliono bene, che desiderano ciò che è buono per me. Mi hanno accompagnato nel percorso della vita e qualcuno ancora lo fa. Questo è il primo Grazie!


Io, che faccio sempre le stesse cose nello stesso modo, che uso gesti rituali col pretesto di non dimenticare mai le cose indispensabili da tenere in tasca, da rendere efficienti i movimenti cercando il movimento essenziale, come nella cerimonia del Thè, io sono costretto a capire, bagnandomi le mani, che il fiume del tempo passa, e le cose cambiano, le persone anche, possono cambiare, ma ancora una volta gli affetti no, sono sempre e per sempre.
Tra qualche mese, allo stesso modo, chiuderò la porta di casa mia per andare ad abitarne un'altra, dopo 28 anni di consuetudine, spero di provare anche allora questa stessa serenità. Di scoprire sullo specchio vicino alla porta che sul viso non ci sono lacrime, nemmeno quelle trattenute o soffocate da uno spirito immobile, ma un enorme sorriso per tutti i ricordi immateriali che non lascio, ma porto con me, imballati con il pluriball nel cuore. Grazie!

La favola che seguirà parlerà di me e delle mie interazioni con chi è passato da "questa Isola". Chi sa come scrivo, ha imparato che il mio studiare i simbolismi fa sì che i nomi non siano quasi mai a caso, anche questa volta sarà così, se qualcuno dovesse riconoscersi è perché è stato fonte di ispirazione. Però, come si dice in questi casi: Questa è un'opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono frutto dell'immaginazione dell'autore o sono usati in modo fittizio. Ogni riferimento a fatti realmente accaduti è puramente casuale. Grazie!

Per ogni grazie un singolo battito di mani, tre, come nei Dojo più tradizionali, il fiato è stato trattenuto abbastanza: è ora del Kiai prima di iniziare il movimento.
Penso di aver detto tutto il necessario, con il dovuto rifiuto alla sintesi che mi è sempre piaciuto tanto e continuerà a piacermi.
Rimane da pubblicare solo la favola di addio, non vorrei fare premesse a questa, scriverò solo il racconto: ne ho fatta un'altra non molto tempo fa, ma questa non si svolge sulle coste toscane, ho scelto le profondità salate altrettanto esotiche delle Hawaii, alle quali la mia barca mi ha legato con il suo nome, senza sapere di questo futuro, ma questo è precisamente il Kharma.
Potrò leggerla alla nipotina, che più avanti capirà che come tutte le favole racconta esperienze veramente vissute, dove la magia e le cose fantastiche sono solo visioni amplificate di questi giorni passati ad aspettare la voglia di scrivere, come quando aspetto il vento, assecondando finalmente la raffica delle parole con il carrello perché la pressione improvvisa possa diventare potenza e non scarroccio; ma sì, ancora parole di vela dall'inizio alla fine. Godspeed!
La nuova isola per scrivere è pronta, ci sono tutti i frutti che ho preso da qui, li ho ripiantati uno per uno; ho voluto tornare ragazzo e imparare i codici di Python. Programmare è sbagliare e correggere fino a che tutto non funziona, così lo provi e lo riprovi per il gusto di vedere che gira. Al codice ho trasfuso il desiderio di non dimenticare niente, non solo le mie povere parole, ma quelle di chi si è fermato a lasciarmi un pensiero, ad ascoltare la musica proposta, nella mia immaginazione cantando con me.

Affondato questo blog negli abissi della rete, mi troverete qui:
https://zallazero.altervista.org/

Chissà se ho detto davvero tutto, non è importante, tra pochi giorni queste parole non ci saranno più, sparite assieme a quelle di migliaia di altre persone che hanno fatto la fortuna di Libero, alcuni hanno trovato una nuova isola della quale conosco la rotta, altri potrebbero lasciare il loro indirizzo nei commenti per non perderci di vista. Io scriverò principalmente su Altervista dove saranno nuovi orizzonti e nuove stelle.
Addio popolo di Orfalese, andiamo a costruire altre torri contro il cielo ad ampliare la visione salendo un altro circolo della spirale, è ora di prendere il mare. Il vento sarà il nostro canto, profumato dalla brezza dell'oceano: Rehu Moana.
Un abbraccio che tende all'infinito,

Max (Zero elevato a Zero)


Elvis Presley - My Way (Aloha From Hawaii, Live in Honolulu, 1973)

 
 
 
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