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Incredible String Band, 'The Minotaur Song'

Post n°27 pubblicato il 12 Gennaio 2008 da fattodiniente

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Angelo Branduardi disse una volta che uno suona soprattutto ciò che non sa di sé; il che è naturale, giacché la musica esprime il nucleo, il caos primordiale di sensazioni e sentimenti che ci costituisce. Specularmente, la scrittura esprime ciò che di noi sappiamo benissimo.
Non essendo io un musicista, non mi sono nemmeno mai posto il problema di cosa suonerei se lo fossi; del resto, mi piace talmente tanta di quella roba, e così diversa sotto tutti i punti di vista, che non saprei nemmeno da che parte prendere il problema.
Tuttavia qualche esperimento musicale, ora che ci penso, l’ho pur fatto. Durante un viaggio in Irlanda, una ventina d’anni fa, imparai a suonare il bodhran – il tamburo irlandese – e il tin whistle – il piffero di latta. Un musicista del piffero, in sostanza. Amor di verità vuole che si ammetta che divenni in breve sufficientemente abile da riscuotere il consenso dgli indigeni nelle mie interpretazione al bodhran, anche se non escluderei l’ipotesi che si trattasse di una forma di cortesia, visto che al di là del bello stile con cui usavo il tamburo (eh beh), dal punto di vista musicale le interpretazioni erano poco meno che scolastiche. Quanto al piffero, l’abilità che acquisii in quel mese mi permise di crearmi un mio repertorio, che da parte sua, diciamo, era alquanto eclettico: ricordo tra l’altro Bandiera Rossa, I’ll Tell Me Ma (un traditional irlandese), Scotland the Brave, Cuore matto di Little Tony e Italia Italia di Mino Reitano, che suppongo rappresentasse la nostalgia per il mio paese lontano. In generale, suonavo – e credo suonerei – qualunque cosa mi passasse per la testa.
Ora, se Branduardi aveva ragione, questo dovrebbe dire parecchio di me. Che cosa precisamente, non saprei dire. Di sicuro mi piacciono le stramberie, l’inaspettato, e le cose suonate per divertimento. Che sia una forma di diverso pensare, lo so anche senza esser sbocciato in quel musicista che promettevo di diventare. Di certo, sarei (stato) un bel problema per l’industria discografica, e la sua mania di catalogare generi, stili e musicisti. In scala più modesta, ammetto di essere un bel problema per chi – per lavoro, o altro – deve aver a che fare con me. Rendo la vita varia, insomma, la mia e quella altrui. E questo è tutto quello che dirò su questa faccenda.
Tornando alla musica, mi piacciono ad esempio da impazzire cose come quelle che faceva – è ormai quasi una quarantina d’anni fa – l’Incredible String Band, nomen omen. Suppongo che sarei un musicista suppergiù di questo taglio. Mantra indiani, medievalezze, filastrocche infantili dadaiste, inni religiosi e marce militaresche, traditional di qualunque posto, e tutto quanto possa essere interessante: il tutto, naturalmente, tutto insieme , ché il bello è quello.
E meno male che preferisco in assoluto la musica alla cucina, o sa Dio cosa ne sarebbe potuto venir fuori.

 
 
 
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