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Un filo rosso lega i violenti disordini in Polonia agli attacchi a papa Giovanni Paolo II e al card. Dziwisz - Prima parte

 

 

Cari Lettori, ho deciso di pubblicare su questo blog un mio articolo già pubblicato ai primi del dicembre 2020 sulla testata online Rec News

La scelta di ripubblicare l'articolo oggi risiede nel fatto che, recentemente, è stato rimosso dalla stessa testata online che lo aveva pubblicato. Questo significa ovviamente che nessuno potrà più leggerlo. 

Ma non è un fatto nuovo: in questi ultimi anni, ad esempio, moltissimi dei miei articoli sono stati censurati da Google nonostante essi avessero occupato per lungo tempo i primissimi risultati di ricerca. 

Ad essere penalizzati, in primo luogo, sono stati quelli che trattavano della sanità e dei colossi farmaceutici. Così, poco dopo l'istituzione da parte del governo Conte della Task Force per combattere le fake news nella primavera 2020, con la scusa del COVID-19 sono totalmente spariti articoli che proprio nulla avevano a che vedere col Coronavirus. 

Da "Arriveranno le vaccinazioni obbligatorie anche per gli adulti?" a "Conflitto di interessi, corruzione, riciclaggio: dati allarmanti sulla sanità italiana", fino ad alcuni articoli che trattavano dei grandi interessi di Big Pharma nella guerra contro il cancro o di nuove promettenti ricerche da parte di scienziati accreditati nella lotta ai tumori, come "Una pillola da un dollaro può sconfiggere il cancro?"

Google, dal canto suo, indicizza solo gli articoli che vuol rendere visibili mentre ne oscura altri non rispondenti ai canoni del pensiero unico; per cui non avrete mai una visione obiettiva nelle vostre ricerche, ma diretta e pilotata dall'alto. 

Altri motori di ricerca, come DuckDuckGo, per fare un esempio, attualmente mostrano - pur censurando comunque - altri risultati che Google invece nasconde.

In questo panorama, che minaccia di farsi ancora più cupo grazie al percorso avviato il 16 giugno 2022 dai regolatori dell'Unione Europea per rafforzare il "codice di condotta" elaborato contro la disinformazione online nel 2018, c'è anche un pontefice che ancora adesso, anche se morto, risulta molto scomodo. 

Come avrete già capito, si tratta di papa san Giovanni Paolo II. 

Ma non solo. Risulta scomodo anche parlare di Chiesa Cattolica sotto feroce attacco o di sovranità nazionale sotto attacco, per le ingerenze e con la regia occulta di potenze straniere. 

L'articolo che segue tratta essenzialmente di questi argomenti: ecco perché non lo considero datato, tanto più che proprio l'Italia, Paese cattolico come la Polonia, è strettamente legata ad essa e soggetta ormai da ormai troppo tempo ad un attacco apparentemente meno violento ma forse più subdolo e insidioso, che trova il suo scopo ultimo nel distruggere la Chiesa Cattolica, la cui sede petrina è proprio nel cuore della Penisola, insieme alla sovranità nazionale del Paese. 

Sottolineo anche come la maggior parte dei cattolici "tradizionalisti" non abbiano mai speso una parola di difesa verso papa Giovanni Paolo II, allorché il Rapporto McCarrick del Vaticano, datato novembre 2020, ha adombrato sul pontefice la colpa gravissima di aver coperto abusi sessuali. Solo l'arcivescovo Carlo Maria Viganò, ad onor del vero, lo ha difeso. 

Ma molti di questi cattolici tradizionalisti sono anche gli stessi che proprio adesso, con la prospettiva delle elezioni italiane del 25 settembre 2022, non hanno esitato ad indicare ai lettori di votare per la destra, in quanto - a loro dire - attuerebbe la demoniaca agenda 2030 di Davos più lentamente. 

Ma niente è più falso di tale affermazione. La destra italiana infatti si è ampiamente dimostrata solidale e forse ancor più efferata della sinistra, sotto certi aspetti, durante il periodo di lockdown e della cosiddetta pandemia. 

Ricordiamo Zaia in Veneto invocare le massime misure restrittive, mentre Meloni chiamava "angeli" le forze dell'ordine impegnate a dare la caccia agli anziani che uscivano per prendere una boccata d'aria o portare a spasso il cane, mentre spacciatori e delinquenti si aggiravano indisturbati. 

Giorgia Meloni, tanto per rinfrescare la memoria labile di tanti cattolici tradizionalisti, era colei che si vantava di essere stata la prima con Fratelli d'Italia a sostenere il certificato verde digitale e di aver offerto "lo scudo penale per i sanitari, i medici e per tutti i vaccinatori".  

Sembra che la profezia del 1969 dell'allora professore di Teologia Joseph Ratzinger sul "piccolo resto" della Chiesa Cattolica sia destinata ad avverarsi. 

Il futuro papa Benedetto XVI, molto vicino a Giovanni Paolo II e come lui sotto il feroce fuoco amico dei tradizionalisti, parlando ai microfoni di una radio tedesca profetizzava una Chiesa che sarebbe divenuta più piccola, perdendo molti dei suoi privilegi, ma fedele al suo Signore Gesù Cristo: 

"Avremo presto, preti ridotti al ruolo di assistenti sociali e il messaggio di fede ridotto a visione politica. Tutto sembrerà perduto, ma al momento opportuno, proprio nella fase più drammatica della crisi, la Chiesa rinascerà. Sarà più piccola, più povera, quasi catacombale, ma anche più santa. Perché non sarà più la Chiesa di chi cerca di piacere al mondo, ma la Chiesa dei fedeli a Dio e alla sua legge eterna. La rinascita sarà opera di un piccolo resto, apparentemente insignificante eppure indomito, passato attraverso un processo di purificazione. Perché è così che opera Dio. Contro il male, resiste un piccolo gregge."     

Ed è proprio in questo spirito, forse insignificante ma comunque indomito, che ritorno a pubblicare l'articolo: il Lettore, infatti, ha tutto il diritto a farsi un'idea personale e autentica dei fatti, senza che nessuno abbia a dirigere subdolamente le sue convinzioni mediante una narrazione totalmente asservita al pensiero unico dominante.    

Buona lettura.

 

La statua di San Giovanni Paolo II spruzzata di vernice rossa in un parco nella città di Kostancin-Jeziorna, vicino Varsavia (Foto: Remix News)   

 

Il 22 ottobre 2020, memoria di san Giovanni Paolo II, la Corte costituzionale della Polonia ha dichiarato l'"aborto terapeutico" (cioè eliminare la malattia uccidendo colui che ne è affetto), che in Polonia è chiamato anche "aborto eugenetico", incompatibile con la Costituzione del Paese. 

L'articolo 4.a della legge del 7 gennaio 1993 sulla pianificazione familiare, la protezione del feto umano e le condizioni per consentire l'interruzione della gravidanza, stabilisce infatti che si possa abortire in alcuni casi specifici, fra cui il caso ove i test prenatali o altre indicazioni mediche indichino un'alta probabilità di un danno grave e irreversibile del feto o di una malattia incurabile potenzialmente letale. 

Le reazioni che ne sono conseguite - la Polonia adesso non ha più una legge che consenta di abortire nel caso specifico - sono state molto violente e stanno interessando una parte cospicua della popolazione. Dal mese di ottobre si verificano attacchi anche alle chiese, profanate ed imbrattate con rifiuti o con il simbolo della protesta: un fulmine rosso.  

Lo scorso 28 ottobre, come riportato da un articolo di Roberto Marchesini - pubblicato il 30 ottobre sulla Nuova Bussola Quotidiana - il Consiglio Permanente dell'Episcopato Polacco ha emanato un appello "Per la tutela della vita e della pace sociale" che afferma: "Osserviamo con grande dolore l'escalation della tensione sociale e dell'aggressività. Anche il linguaggio volgare usato da alcuni manifestanti, la distruzione dei beni sociali, la devastazione di chiese, la profanazione di luoghi sacri o l'impedimento a svolgere in essi la liturgia sono inquietanti. Chiediamo a tutti di impegnarsi in un dialogo sociale significativo, di esprimere le proprie opinioni senza l'uso della violenza e di rispettare la dignità di ogni essere umano. In questo drammatico momento chiediamo ai politici e a tutti i partecipanti al dibattito sociale di analizzare a fondo le cause della situazione che si è venuta a creare e a cercare vie d'uscita nello spirito della verità e del bene comune, senza strumentalizzare le questioni della fede e la Chiesa. Ringraziamo i sacerdoti e tutti i fedeli laici che difendono con coraggio le loro chiese. Nessuno può difendere la Chiesa e gli oggetti sacri meglio della comunità dei credenti. Ringraziamo anche le forze dell'ordine. La Chiesa vuole rimanere aperta a tutti, indipendentemente dalla loro appartenenza sociale e politica". 

Sacerdoti e fedeli sono stati costretti a difendere le chiese fisicamente, mentre si sono registrati anche dei feriti gravi, fra cui un ragazzo colpito alla testa con un manganello telescopico. Quello che appare sconvolgente, oltre ai già gravissimi atti della profanazione delle chiese e delle aggressioni, è la solidarietà che si sta diffondendo in tutto il Paese: in televisione si verifica un continuo sfoggio di fulmini rossi dipinti sulle mani e sulle braccia delle soubrette; anche il circuito calcistico è stato coinvolto: le calciatrici della nazionale polacca sono scese in campo, nella partita contro la Moldavia, con braccialetti recanti il simbolo della protesta. 

Inoltre la banca mBank - appartenente alla tedesca Commerzbank - ha realizzato un video di sostegno alle manifestazioni, dal titolo «Wspieramy» (Noi sosteniamo); il quotidiano liberal Gazeta Wyborcza, appartenente a George Soros, ha annunciato che finanzierà le prossime manifestazioni. Quindi George Soros e una banca tedesca stanno sostenendo economicamente le proteste contro il PiS di Kaczyński e contro la Chiesa Cattolica polacca. 

In un tweet, il giornalista Łukasz A. Jankowski ha scritto: "Probabilmente è una semplice coincidenza, ma a Varsavia è arrivato un gruppo di antifa tedeschi. In effetti, è una vecchia tradizione che i tedeschi, sotto le insegne della Hitlerjugend [il fulmine] insegnino ai polacchi la libertà civile". 

Inoltre, il deputato Robert Winnicki, in un altro tweet, scrive: "Diverse fonti hanno fornito informazioni sulle milizie anarchiche tedesche che si stanno dirigendo in Polonia su invito della sinistra". E sono stati moltissimi i giovani che hanno ricevuto degli sms sul cellulare personale, dove si danno indicazioni sul luogo delle prossime manifestazioni spontanee, sul come vestirsi (si consiglia il nero) e su come comportarsi in caso di fermo o arresto: "Molti di noi scenderanno in piazza nei prossimi giorni per partecipare a raduni spontanei e alla disobbedienza civile. Pertanto, vorremmo ricordarvi le più importanti informazioni anti-repressive: 1. Non dichiaratevi colpevoli dei presunti atti. 2. Rifiutatevi di fornire spiegazioni. 3. Non siete tenuti a firmare nulla. 4. Avete il diritto di contattare l'assistenza legale". 

Infine, vi sono convincenti indizi che portano a ritenere una orchestrazione non casuale nelle manifestazioni che si svolgono con lo slogan Strajk Kobiet (sciopero delle donne). Il bilancio di queste manifestazioni è stato di violenza cieca, danni ad immobili ed auto, oltre alle chiese, vetrine dei negozi in frantumi, e persino furti. Non è chiaro come si sia riusciti ad impossessarsi dei numeri di cellulare di molti ragazzi estranei alla protesta. Poi vi sono stati i "consigli" impartiti, come: non farsi riconoscere, nascondendo i tatuaggi e raccogliendo i capelli; ridurre gli effetti di un eventuale uso di gas, indossando occhiali al posto delle lenti; vestirsi di nero in modo da essere meno visibili la notte. Il luogo del ritrovo è stato fornito soltanto poco prima, allo scopo di cogliere impreparata la polizia.

 

Proteste a favore dell'aborto circondano una statua della Madonna con Bambino nell'autunno 2020 a Wroclaw, in Polonia (Foto: Krzysztof Kaniewski/ZUMA Wire/picture-alliance)  

 

Malgrado quanto accade in Polonia, è bene precisare però come le masse di manifestanti che devastano le chiese e riempiono le principali città, non rappresentano la maggioranza della popolazione, che rimane silenziosa: secondo Agence France-Presse (AFP), in corrispondenza da Varsavia - come riportato da LifeSiteNews in un recentissimo articolo di Jonathon Van Maren - "il devoto Paese cattolico è ben lungi dal diventare favorevole alla scelta". 

"In realtà, negli ultimi decenni, i polacchi sono diventati più favorevoli alle leggi restrittive sull'aborto", scrive Van Maren: "Nonostante l'attuale narrativa secondo cui la Polonia starebbe rapidamente divenendo favorevole all'aborto, è stato vero il contrario per un quarto di secolo, con un sentimento a favore della vita in costante crescita". Mentre il sociologo Katarzyna Zielinski, rivolgendosi all'AFP, ha ricordato che "non c'è stata alcuna rivoluzione sessuale in Polonia. Al contrario, abbiamo avuto un rinnovamento religioso, perché la mobilitazione contro il regime comunista era associata alla religione". 

Diversamente, i tassi di aborto si mantenevano alti sotto il regime comunista

In questo clima infuocato, che solleva parecchi sospetti sul fatto che vi possa essere una regia occulta, esperta ed estranea - collocata fuori dal Paese - ad orchestrare queste manifestazioni in Polonia, si stagliano anche le gravissime accuse che sono state rivolte il 9 novembre al cardinale Stanislaw Dziwisz, segretario di Karol Wojtyla per quarant'anni prima a Cracovia e poi a Roma, dall'emittente polacca Tvn24, di proprietà del colosso televisivo americano Discovery

Il cardinale è stato accusato di aver preso compensi per la partecipazione alle messe papali e per nascondere le accuse di pedofilia a san Giovanni Paolo II. Il presidente della Conferenza episcopale polacca, monsignor Stanislaw Gadecki, ha chiesto l'istituzione di una commissione indipendente che possa far luce sul ruolo ricoperto dall'allora don Stanislaw.   

Le accuse arrivano puntuali proprio mentre il Vaticano ha pubblicato - il 10 novembre - il rapporto sull'ex cardinale arcivescovo di Washington, Theodore Edgar McCarrick, colpevole di aver commesso atti di pedofilia, che papa Bergoglio ha privato della porpora cardinalizia e successivamente ha ridotto allo stato laicale, quando le accuse nei suoi confronti sono state ampiamente provate. 

Il cardinale Dziwisz si è però difeso da tutte le gravi accuse che gli vengono mosse, affermando: "Posso dire in tutta coscienza che mai, ripeto mai, ho ricevuto denaro in cambio di partecipazione alle messe papali; mai, sottolineo mai, ho ricevuto soldi per nascondere atti o fatti destinati alla superiore attenzione del Santo Padre; mai, e infine mai, ho favorito persone indegne a fronte di elargizioni inseribili in qualche perversa logica di baratto". 

Continua ancora il cardinale: "la magnanimità e la benevolenza apprese alla scuola di San Giovanni Paolo II non possono consentire manipolazioni di sorta da parte di chicchessia, fosse pure con il pretesto del pur nobile dovere di cronaca". Sulla commissione d'inchiesta voluta dal presidente dei vescovi polacchi, Dziwisz ha dichiarato: "Non posso che unirmi a questa richiesta e invocare, grazie a essa, l'accertamento della mia condotta trasparente e sempre disinteressata. Invito gli operatori dei media a svolgere la loro missione in modo avveduto e saggio, affinché l'opinione pubblica non venga ulteriormente inquinata da insinuazioni velenose per l'onorabilità delle persone e il rispetto della verità dei fatti". 

Intanto è ormai passato alla ribalta delle cronache un editoriale del New York Times, di eco mondiale, che scrive: "Oggi dopo più di un decennio di dubbi, la reputazione di Giovanni Paolo II è caduta sotto la nuvola più oscura. Dopo che lo stesso Vaticano si è precipitato a canonizzarlo, ha pubblicato questa settimana uno straordinario rapporto che ha posto ai piedi del santo la colpa dell'avanzamento di carriera del cardinale". 

Il porporato a cui si riferisce il New York Times è l'arcivescovo Theodore McCarrick, al centro del recente rapporto del Vaticano, di cui si è già accennato sopra.   

Ma sulla "straordinarietà" del rapporto vaticano, di cui parla la famosa testata americana, ha sollevato molti dubbi l'arcivescovo Carlo Maria Viganò, raggiunto telefonicamente dal conduttore e giornalista televisivo Raymond Arroyo nella sua trasmissione The World Over, intervista poi pubblicata in forma scritta il 12 novembre dalla testata cattolica americana The Remnant.  

Alla domanda di Arroyo: "Eccellenza, il rapporto afferma che 'non si è fatto avanti' per presentare prove per questa inchiesta vaticana: le è stato chiesto di fornire informazioni? Qualcuno l'ha contattata?", la ferma risposta dell'arcivescovo Viganò: "Sono sorpreso di scoprire che un Rapporto in cui sono citato 306 volte mi accusa di non essermi 'fatto avanti' per testimoniare in questa inchiesta vaticana su Theodore McCarrick. Ma secondo la norma del diritto canonico, la convocazione dei testimoni spetta a colui che è incaricato del processo, sulla base delle prove raccolte in fase di indagine. 

Il mio primo intervento su McCarrick, che ho fatto come Delegato per le Rappresentanze Pontificie presso la Segreteria di Stato, risale al 6 dicembre 2006, a seguito di una relazione dell'allora Nunzio negli Stati Uniti, Mons. Pietro Sambi. Successivamente, nel 2008, ho presentato un secondo Memorandum che riportava fatti di tale gravità e in modo così dettagliato da indurmi a raccomandare che McCarrick fosse deposto da Cardinale e che fosse ridotto allo stato laicale. La mia testimonianza dell'agosto 2018 è nota a tutti, così come le mie dichiarazioni successive. 

È del tutto incomprensibile ed anomalo che non sia stato ritenuto opportuno chiamarmi a testimoniare. Ma è ancora più inquietante che questa deliberata omissione sia stata poi usata contro di me. E non possono affermare che mi sono reso irreperibile: la Segreteria di Stato ha il mio indirizzo di posta personale, che è ancora attivo". 

Prosegue Viganò: "Inoltre, mi sembra anche significativo che James Grein, l'unica vittima delle molestie sessuali di McCarrick che ha avuto il coraggio di denunciarlo pubblicamente, non compaia nel Rapporto e che non vi sia traccia della sua testimonianza, nella quale avrebbe riferito anche del viaggio che fece con McCarrick a San Gallo alla fine degli anni Cinquanta.  

Dalle dichiarazioni pubbliche di James Grein, è chiaro che l'inizio della scalata di McCarrick - allora era un giovane sacerdote appena ordinato - coincise con quella visita in Svizzera, in un monastero che fu poi sede degli incontri dei congiurati della cosiddetta 'mafia di San Gallo'. Secondo le dichiarazioni del defunto cardinale Godfried Danneels, quel gruppo di prelati decise di sostenere l'elezione di Bergoglio sia dopo la morte di Giovanni Paolo II sia durante il conclave seguito alle controverse dimissioni di Benedetto XVI. 

Ricordo che durante una conferenza alla Villanova University l'11 ottobre 2013, l'allora cardinale McCarrick ammise di aver sostenuto l'elezione del cardinale Bergoglio all'inizio delle Congregazioni generali prima del conclave che si era tenuto pochi mesi prima [a marzo 2013].  

Mi chiedo che tipo di affidabilità possa avere un organo giudiziario che abbia un conflitto di interessi così evidente a causa del suo passato rapporto con l'imputato. Come possono Bergoglio e la Segreteria di Stato che dipende da lui fingere di apparire imparziali quando McCarrick è andato in Vaticano con una frequenza anomala, quando nel giugno 2013 è stato incaricato [da Bergoglio] di fare un viaggio diplomatico in Cina? E come non pensare che i loro ripetuti tentativi di insabbiamento e negazione della propria responsabilità siano all'origine dello sforzo sistematico di screditarmi come testimone, per non portare alla luce le complicità e le connivenze che esistono tra loro e McCarrick stesso?".  

Continua il conduttore televisivo: "Il Papa, secondo il rapporto, sostiene che lei non lo ha informato delle attività o delle restrizioni di McCarrick nel giugno del 2013. La sua risposta?".     

 

Fine prima parte. Qui la seconda parte dell'articolo.

 
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