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Post N° 140
Post n°140 pubblicato il 28 Gennaio 2008 da your_heaven
Lei ed io…una sola strada.
Riprendere a lavorare al lunedi è sempre traumatico, ma oggi lo è ancora di più perché fino a un’ora fa con me c’era lei. Ed eravamo ancora al mare, a Portofino. E da lì non me ne sarei andato per nulla al mondo. Ma sopratutto non me ne sarei andato da lei. Adesso le nostre strade sono diventate due, ma idealmente siamo su un’unica strada. Perché non c’è attimo che io non faccia qualcosa (un sms, una telefonata, un mms) per riportarla sulla mia strada. Ieri non potevo non approfittare di una bella giornata di sole per un bel giro al mare. Da troppo tempo non eravamo andati al mare. Da quando, ai primi di novembre, abbiamo passato tre stupendi giorni a Portofino Ho colto la palla al balzo ieri mattina, quando mia zia è venuta a trovare tutankamon i miei e a salutarci prima di partire per la montagna. Mentre si pranza tutti insieme e a fine pasto si degusta il mitico limoncello di mia zia, questa con recitazione da oscar se ne esce con la battuta che quest’anno non potremo gustarci la sua prelibatezza perché è da mesi che non va alla sua casetta di Portofino e quindi i suoi limoni saranno tutti in uno stato pietoso. Mi ha commosso talmente tanto parlando dei suoi limoni come se fossero esseri viventi che mi sono sentito un cannibale a bere il suo liquore (ahhahah) Ma quella sua richiesta di aiuto l’ho colta al volo. Da buon nipote mi sono offerto per andare io a Portofino a controllare lo stato dei suoi gioielli gialli. E di andarvi subito. Che ragazzo eccezionale! Dicono tutti mentre sto uscendo con le chiavi della casa al mare. Solo quel bastardo di tutankamon mi ride in faccia e io, sapendo che le sue costole sono di cristallo, mi limito a salutarlo con una pacca sopra, con la grazia di un elefante dentro una cristalleria. Com’è bello vederlo sbiancare dopo averlo visto rosso per le risate! Saluto tutti gli altri e scappo in stazione a prendere lei. Prendo l’auto anche se è una bella giornata di sole, perché vorrei passare la notte a Portofino e vorrei evitarle di viaggiare al mattino presto in moto con il freddo pungente. Lei non c’è abituata. E soprattutto, non sapendo dove la porterò, non ha certo portato con sé il vestiario adeguato ad un viaggio in moto. Arrivo in stazione che il suo treno è già arrivato da mezz’ora. Ma non posso farci nulla, perché in auto non è come in moto, dove eviti facilmente il traffico. In auto è tutto un casino anche per trovare parcheggio. Leggo un suo sms e mi dice di raggiungerla al bar. Solo l’idea che se ne sia stata mezz’ora da sola per la stazione centrale, dove girano individui di ogni sorta, non mi rende molto sereno, e infatti come arrivo al bar la vedo al bancone che si beve un caffè mentre un tipo di circa i miei stessi anni le continua a chiedere se glielo può offrire. Credo che se quel tipo oggi fosse andato all’inferno e tornato non avrebbe incrociato un’altra faccia incazzata come la mia. Non c’è stato bisogno di dirgli altro che era già scomparso misteriosamente dalla mia vista E la mia vista ora è piena di lei. E del suo sorriso. Mi accoglie con una risata fragorosa e so già che vuol dire: ride della mia gelosia. Ma che ci posso fare? Interrompo quella sua risata con un bacio e poi la prendo sotto braccio e me la porto via di corsa, facendo scivolare i piedi sul pavimento mentre lei a fatica riesce a stare in equilibrio sui suoi tacchi alti. Ma tanto ci sono io con la mia presa a tenerla stretta. E non la lascerò mai cadere. Quando vede che non prendo la strada di casa, ma che imbocco l’autostrada mi guarda stupita. E a quel punto sono io che sorrido e la invito ad indovinare dove la porterò. Pensa ovviamente alla montagna, dato che con gli amici abbiamo affittato un appartamento a Cortina, ma le chiarisco subito che non la porto di certo dove ci sono gli altri e non potrei stare solo con lei. Oltretutto ho sentito gi amici e a Cortina c’è un vento che porta via ogni cosa. Solo quando le sventolo davanti agli occhi le chiavi riconosce il portachiavi e capisce che stiamo andando a Portofino. Portofino non ci regala il sole. Anzi, è nuvoloso. Ma la vista del mare, che piace ad entrambi, è favoloso. Anche se il mare è molto mosso e sembra un leone ruggente. Fuori sono 17 gradi e dentro casa c’è un freddo cane. I termosifoni sono al minimo ed è un minimo davvero infimo. Do una toccatina al termostato (e che avevate capito? Ahahahah) , ma per riscaldare tutto l’ambiente ce ne vuole. Ma a quel punto trovo io il modo per scaldarla. Riempio la idromassaggio di acqua bollente.E mentre la vasca piano piano si riempie d’acqua io mi riempio di lei. La bacio, la carezzo, tocco la sua pelle, la spoglio piano piano. Poi la prendo in braccio e la metto in quell’acqua calda, seguendola nella vasca. Siamo rivolti uno di fronte all’altra, le mie gambe attorno alla sua vita per abbracciarla meglio e starle più vicino. Lei ed io siamo adesso una strada sola. Una strada di amore e passione. Una strada nella quale sto da dio e voglio solo guardare avanti. La sua pelle ha i brividi. Almeno per la parte che resta a fior d’acqua. Riprendo a baciarla e toccarla e adesso i brividi sulla sua pelle non sono più dovuti al freddo, ma al piacere che ci stiamo scambiando. Piacere che ubricaca i sensi . Dopo quel bagno di acqua, sesso e passione è il letto che ci accoglie. E in quel letto io vivo del suo corpo, dei suoi respiri, della sua bocca devota. Corpi intrecciati Anime incatenate Finchè la sera, con le sue ombre, avvolge il nostro piacere e la nostra strada. Dopo ore trascorse a letto, la porto fuori almeno per la cena. Ce ne andiamo a mangiare una pizza a Santa Margherita. Quando rientriamo ci fermiano qualche minuto sulla terrazza di casa a guardare il mare in lontananza. Il mare non è più quel leone ruggente che era nel pomeriggio, ma è sempre mosso. La vista sul golfo è bellissima. Mentre l’abbraccio, stringendola da dietro lei scatta qualche foto col suo cellulare. Poi si lascia andare ai miei richiami di animale. Ho voglia di lei. la voglio lì, su quella terrazza, davanti a quel mare imponente e maestoso. Sollevo il suo vestito finchè non sento la sua carne tra le mie mani. Carne bagnata che vuole bagnarsi ancora,di me e con me. E non chiedo altro. Le mani poggiate alla ringhiera, davanti a lei il mare e dietro di lei io, uragano di voglia. I miei colpi di reni come onde sul suo scoglio, finche mare e scoglio non si fondono in un unico grido. Estasi pura. Passione che scivola sulle sue gambe. La mia e la sua passione insieme. E lei ed io siamo una sola strada. Rstiamo così, immersi di noi, e il suo sguardo si fa dolce. Mi chiede se ricordo cosa è successo tre mesi fa, di notte, su questa terrazza. Le dico che è successo esattamente quello che è successo prima, che l’ho desiderata e scopata, proprio qui, sulla terrazza. Lei ride, ma quello sguardo di dolcezza è scomparso dal suo viso. E la sento allontanarsi dalla mia strada. Ma la colpa è solo mia. So bene cosa voleva dire. E ricordo benissimo cosa è successo su questa terrazza tre mesi fa: su questa terrazza non l’ho solo scopata. Su questa terrazza le ho detto per la prima volta che l’amavo. Non l’ho dimenticato! Non ho dimenticato niente dei giorni passati con lei! Solo che sono imbranato coi sentimenti e lascio che la paura dei sentimenti soffochi dentro le parole che vorrei dirle. E che forse lei si aspettava. Cerco di farla tornare da me, sulla mia strada, e con mani e braccia e occhi le dico quello che le parole non riescono a dire. Lei è dolcissima. Mi spiazza guardandomi con i suoi magnifici occhi neri. Quegli occhi che sanno parlare e sanno dare senza chiedere. E quegli occhi mi sciolgono. Avvicino le mie labbra al suo orecchio, come per baciarlo e invece assieme ai baci escono parole. Quelle maledette parole che non so mai dire. Ma non voglio che se ne vada dalla mia strada. Voglio camminare con lei, voglio correre con lei, voglio volare con lei. E le mie parole scorrono libere E siamo sulla stessa strada. Strada che trasforma la dolcezza in passione e ci ritroviamo a letto a percorrere quegli stessi sentieri di piacere che bene ormai conosciamo, ma che ogni giorno sono ancora una nuova scoperta. Questa è la magia della nostra strada. Una strada su sui camminamo tutta la notte, mentre i nostri corpi danzano ritimi di passione su ogni angolo dei nostri corpi. Stamattina quando siamo usciti di casa, Portofino ci faceva sentire il freddo dei suoi 7 gradi. Ci siamo fermati un istante a guardare i mare, che era ancora mosso. Mentre la stringevo e la baciavo siamo rimasti in silenzio. Non avevamo bisogno di parole. Il rumore del mare, quel mare che ieri notte ci ha visto amarci sulla terrazza, sembrava riportarci l’eco delle parole che ci siamo detti ieri sera e a noi bastava solo ascoltarle. Ho lasciato lei davanti al portone del suo ufficio. Le sue colleghe entravano tutte agghindate e lei invece era lievemente scomposta, dopo una notte di sesso e amore, ma il suo viso era il più radioso di tutte. Col suo sguardo dolce e un po’ stanco, ma felice, si è voltata a regalarmi ancora un sorriso e un bacio. Le nostre strade si stavano dividendo, ma io mi sentivo ancora con lei, sulla nostra strada. E inizio questo giorno sentendola con me, accanto a me e dentro di me. E con lei dentro anche la città sembra meno grigia. Entro in ufficio e riprendo in mano le mie scartoffie Poi un sms. Mia zia: “Andre, stiamo partendo per la montagna. Dimmi come stanno i miei limoni”. “Benissimo zia, i tuoi limoni sono in ottimo stato”, le rispondo io. In realtà mi sono completamente dimenticato dei suoi limoni. ;-)
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