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LA TERZA MORTIFICAZIONE
Secondo lui le nostre caratteristiche più apprezzate - libero arbitrio, razionalità e senso di sé - non sono che mere illusioni, e noi tutti siamo i prodotti di forze psichiche inconsce e incontrollabili. Naturalmente, Freud incontrò una notevole opposizione.”
F. Talls,
Breve storia dell'Inconscio

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Post n°48 pubblicato il 02 Luglio 2011 da Blaze_Zen
"La comprensione non si trova entro i confini del tempo. |
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Post n°47 pubblicato il 17 Luglio 2009 da Blaze_Zen
Gli stati emotivi sorgono e si placano in noi proprio come onde .. lunghe, brevi, profonde, superficiali ..
Blaze |
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“Basterebbe che ci dicessero che abbiamo una grave malattia per comprendere che ciò che abbiamo e ciò che siamo ora, adesso, nella sua apparente incompletezza, è già tutto, e che basta. Il benessere è già in noi, è già possibile, la situazione attuale è il terreno migliore per “percepirci”, per sentirci consistere. Ma nella vita ordinaria noi questo non lo vediamo. Ciò che differenzia chi sta bene e chi non sa di star bene - e dunque ne soffre e sta male - è lo sguardo sulla realtà e su noi stessi. Un certo sguardo che non ci hanno insegnato a scuola né altrove. Uno sguardo che avevamo già in noi, da bambini, e che la cultura occidentale ci ha fatto atrofizzare. È uno sguardo che sta lì, con la nostra realtà attuale, istante per istante; la contempla, incantato e rispettoso, e la lascia accadere, come un bambino che guarda una farfalla. Per fortuna questo sguardo c’è ancora. Va solo riscoperto. Perciò non serve lavorare sulle singole parti della realtà, mettendole a posto una a una sperando che un giorno il mosaico sia perfetto per star bene. Accade ciò che deve accadere, ma osservarlo in modo puro, senza intervenire continuamente con giudizi e sforzi di orientarlo dove pensiamo che debba andare, fa accadere ciò che deve accaderci davvero. La contemplazione cedevole della realtà, istante per istante, è l’intervento più profondo, risolutivo e benefico che possiamo fare per agire concretamente su di essa a nostro beneficio. |
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“Tra i Greci, la lettura ad alta voce costituiva la forma originaria della lettura. L’eroe greco sognava, morendo, di conoscere il kleos, la “gloria” - ma kleos significava anche “suono”; e dunque egli desiderava che le sue gesta venissero declamate, recitate davanti ad un pubblico immenso, e così diventassero gloriose. Allora il testo non era, come per noi, una pura sequenza di segni: ne faceva parte la lettura sonora; esso era composto da un ordito scritto e da una trama vocale. Solo la voce completava lo scritto, dandogli l’atmosfera e l’eco musicale di cui aveva bisogno. Leggere veniva spesso indicato come cantare, e canora era la voce che interpretava. Chi leggeva, in Grecia e a Roma, stava in piedi: la voce era accompagnata da gesti e movimenti della testa, del torace e delle braccia; e questa lettura espressiva influenzava a sua volta la stesura del testo, che doveva obbedire alle intonazioni, cadenze e ritmi della tradizione orale. Il libro veniva ascoltato; e scritto per venire ascoltato. |
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“Crediamo di conoscere la giovinezza e la vecchiaia: ma la maturità – la lunga e fugacissima età di mezzo, alla quale dovremmo affidare la parte migliore di noi – continua a rimanerci incomprensibile. Tutti i grandi poemi e romanzi raccontano come un uomo attraversi le soglie che introducono nell’età matura: talvolta senza sforzo e senza pensieri, talvolta dopo incertezze e terribili prove. Nessun libro ci rivela, forse, l’atmosfera, lo spessore, il clima che regnano in quel tempo. |
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"I sogni non mi hanno mai mostrato che cosa dovessi pensare di una persona, ma soltanto ciò che io pensavo effettivamente di lei… " |
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Post n°42 pubblicato il 03 Luglio 2009 da Blaze_Zen
Quando scriviamo, la gioia di esprimerci sembra più pura: cogliamo un pensiero, afferriamo un’immagine, e cerchiamo di fermarli per sempre – netti, definitivi. Sappiamo bene che la gioia maggiore non è nella precisione: ma nella voce lontana che parla in noi, nel remoto vento che ci trascina, giungendo da chissà dove, e ci obbliga a dire cose che non sapevamo. Quando parliamo questa voce è meno forte, ma non è spenta. A volte discorriamo per ore, posatamente, all’esterno di noi, comunicando notizie e informazioni. Ma se siamo con amici, o anche con persone estranee che vogliamo divertire e affascinare, allora quale vento si leva dentro di noi. La voce lontana si risveglia, e all’improvviso diciamo cose che ignoravamo, gorghi di immagini felici vengono alla luce, accecanti intrichi sintattici ci attraversano, scopriamo pensieri che non avevamo mai pensato, e che dimenticheremo cinque minuti dopo. Qualcuno ha detto che la conversazione è soltanto un esercizio superficiale. Non è vero: perché nei momenti di vera ebbrezza dialogica, le parole escono dalle profondità, prorompono dalle tenebre, esattamente come nella letteratura. Allora, diceva Barbey d’Aurevilly, “l’Angelo della conversazione ci prende per i capelli come un profeta”. |
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Post n°41 pubblicato il 01 Luglio 2009 da Blaze_Zen
Noi diciamo: “Il sogno gli dice”. Ma in realtà si tratta unicamente di lui che parla con se stesso, come avrebbe fatto (ma non ha fatto) da sveglio. |
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Post n°40 pubblicato il 29 Giugno 2009 da Blaze_Zen
"L’occhio della volontà è torbido e deforme. Solo quando è assente il desiderio, solo quando la nostra mira diviene osservazione pura si schiude l’anima della realtà, la bellezza. Se contemplo un bosco che intendo acquistare, affittare o ipotecare, in cui voglio far legna o andare a caccia, io non vedo il bosco, ma solo le sue relazioni col mio volere, con i miei piani, con le mie preoccupazioni e il mio portafoglio. Allora il bosco è fatto di legno, è giovane o vecchio, è intatto o degradato. Ma, se mi limito a guardare spensieratamente nella sua verde profondità, ecco che esso è il bosco, è natura è creazione vegetale, è bello. Altrettanto accade con gli esseri umani. L’uomo che guardo con paura, con speranza, con brama, con intenzioni e pretese non è un uomo, ma solo il torbido specchio del mio volere. Hermann Hesse
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Scarta la tua memoria, scarta il tempo futuro del tuo desiderio; dimenticali entrambi in modo da lasciare spazio ad una nuova idea. Forse sta fluttuando nella stanza in cerca di dimora un pensiero, un'idea che nessuno reclama. Wilfred Ruprecht Bion
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Colui che non sa niente, non ama niente.
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Post n°36 pubblicato il 20 Marzo 2009 da Blaze_Zen
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Post n°35 pubblicato il 20 Marzo 2009 da Blaze_Zen
L’inconscio è inteso da Erickson come un grande serbatoio di risorse: "Associa immagini, sensazioni, idee e simboli secondo rapporti di analogia e somiglianza che hanno fra loro, operando in un presente permanente. Queste catene di associazioni si spezzano e si intersecano, si allacciano e si sciolgono in una complessità che sfida qualsiasi analisi razionale. È questo il motivo per cui Erickson considerò l’analisi freudiana dell’inconscio un’impresa prometeica, irrealistica e inefficace. La complessità dell’inconscio e la povertà dei mezzi del conscio sono tali che è meglio lasciare che sia l’inconscio a disfare ciò che ha fatto. La terapia deve solo fornirgli il contesto in cui farlo. Tanto peggio se non comprendiamo il motivo per cui il paziente sta meglio!"
Milton Erickson e la terapia breve
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Post n°34 pubblicato il 12 Marzo 2009 da Blaze_Zen
"Se l'essere (la verità) supera qualsiasi definizione oggettiva come iceberg oscuro la cui punta visibile si affaccia alla comprensione, ma le sfugge sempre, allora esso è ... Trascendenza, perchè rappresenta ciò che l'uomo non può mai abbracciare totalmente ma solo sfiorare, alla vana ricerca di un senso che spieghi lo spettacolo del mondo senza mai offrirsi nella sua interezza. Per questa sua imprendibile ulteriorità l'essere è Trascendenza, cioè totale "Altro" dal mondo. Karl Jaspers
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Post n°33 pubblicato il 02 Marzo 2009 da Blaze_Zen
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Post n°32 pubblicato il 02 Marzo 2009 da Blaze_Zen
«Tra le idee, una di quelle che più mi affascinava era che fare lo scienziato rendesse possibile trascendere il dolore e l'incertezza della vita comune. Comprendere le leggi della natura significava essere connessi a un aspetto dell'universo più duraturo e meraviglioso dei fugaci sforzi dell'esistenza umana». Lee Smolin - Menti Curiose
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Post n°31 pubblicato il 01 Marzo 2009 da Blaze_Zen
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Post n°30 pubblicato il 20 Febbraio 2009 da Blaze_Zen
Le cose che secondo Tolkien offrono a bambini e adulti le fiabe sono Fantasy, Recovery, Escape, Consolation. Nella traduzione del 1976, Recovery è stato reso come "Ristoro" e in taluni casi come "Recupero". La parola vuol dire proprio questo, ma sta anche per "guarigione", "rinnovamento", "reintegro", "ripristino", "correzione". Gianfranco de Turris, Introduzione a Il Medioevo e il Fantastico, di J.R.R. Tolkien |
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Post n°29 pubblicato il 19 Febbraio 2009 da Blaze_Zen
«Quando io uso una parola», disse Humpty Dumpty in tono alquanto sprezzante, «essa significa esattamente quello che decido io ... né più né meno.» «Bisogna vedere», rispose Alice, «se lei può dare tanti significati diversi alle parole.» «Bisogna vedere» replicò Humpty Dumpty, «chi è che comanda... è tutto qua.» Lewis Carroll, Humpty Dumpty, Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, 1871
Lewis Carroll su Liber Liber |

RESEARCH LINK
- Mind and Life Conferences
- Investigating the Mind
- European Brain Research Inst.
- Fondazione Rita Levi Montalcini
- Nobel Prize.org
- Einstein Archives Online
- Sigmund Freud Archives
- Darwin Correspondance Project
- Nature
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Inviato da: Blaze_Zen
il 11/04/2011 alle 02:51
Inviato da: sannyasi
il 08/03/2010 alle 08:17
Inviato da: solonelcielo
il 04/03/2010 alle 06:34
Inviato da: BLACK_DRAGON_00
il 23/10/2009 alle 02:29
Inviato da: Blaze_Zen
il 20/09/2009 alle 14:59