Creato da Bastardo_nel_dna3 il 11/09/2013

Libere Riflessioni

Pensieri in Libertà: osservazioni, riflessioni, considerazioni sul mondo virtuale....ed anche su quello reale

 

 

19 MARZO, FESTA DEL PAPA’

Post n°46 pubblicato il 19 Marzo 2014 da Bastardo_nel_dna3
 

In Italia, e in gran parte dei Paesi di origine cattolica, il 19 marzo si celebra la tradizionale Festa del Papà, giorno che coincide con la ricorrenza di San Giuseppe, padre putativo di Gesù, e protettore dei poveri, degli orfani e dei falegnami.

Da fonti storiche risulterebbe che tale usanza abbia avuto origine negli Stati Uniti, grazie all’intuizione di una certa signora S. Smart Dodd, la quale fu ispirata dal sermone ascoltato in chiesa durante la festa della mamma del 1909; l’anno successivo organizzò la festa del papà il 19 giugno del 1910 a Spokane, Washington, giorno del compleanno di suo padre, veterano della Guerra di Secessione.

Diffusasi in tutto il mondo, tale festività è commemorata in date diverse, quasi sempre con significato religioso; oltre al 19 marzo, in tantissimi paesi la festa del papà ricorre la seconda o terza domenica di giugno; in altri paesi, invece, tale festa assume un significato civile e non religioso: in Russia, ad esempio, si festeggia il 23 febbraio, giorno dedicato ai Difensori della Patria; in Danimarca si celebra il 5 giugno, giorno della Costituzione; in Thailandia si festeggia il 5 dicembre, giorno del compleanno dell'attuale sovrano Rama IX, venerato come Padre della Nazione.

Chiaramente, anche il modo di festeggiare cambia da nazione a nazione. In Francia vi è l’abitudine di regalare una rosa rossa ai papà e una rosa bianca a quelli che purtroppo non ci sono più, ma ancora vivono nel cuore dei figli. In Inghilterra si regalano fiori, dolci e cioccolatini; nell’America del sud si accendono dei falò e si sfidano i papà a superarli con un salto. I papà tedeschi sono invece trasportati per le vie delle città su uno o più carri trainati da buoi.

Quella dei falò è un’usanza molto diffusa anche in molti paesi europei; in Italia, soprattutto nelle regioni meridionali, l’accensione dei Falò di San Giuseppe segna il passaggio beneaugurante dai freddi dell’inverno al tepore dei primi caldi primaverili. Trattasi in realtà di un ritorno agli antichi riti pagani dei tempi romani e medievali (fucarun) quando, nella notte dell'equinozio di primavera, si bruciavano i residui delle potature e con loro tutto il negativo, il male e l'indesiderato, e dove la paura era esorcizzata con grandi salti sopra i falò, soprattutto da parte dei giovanissimi, che dimostravano il loro coraggio e la loro spavalderia a tutta la comunità. Ancora una volta quindi, i riti di una festa religiosa affondano le proprie radici nella notte dei tempi pagani.

E che dire dei tradizionali dolci tipici? Anche qui l’italica “fantasia culinaria popolare” è alquanto varia, passando dai “raviola” delle regioni settentrionali, ai “bignè di San Giuseppe” tipici delle regioni del centro, alle più classiche “zeppole” di noi terronici.


 


 

Auguri a tutti i Giuseppe e a tutti i papà!

 

(BnD)

 
 
 

8 MARZO, UNA FESTA DEGENERATA

Post n°45 pubblicato il 08 Marzo 2014 da Bastardo_nel_dna3
 

L'8 marzo è una "festa" che parte da lontano, e che ha origine nei primi anni dell'800, allorquando le donne erano sfruttate e sottopagate, spesso costrette a lavorare in ambienti malsani, pericolosi, dove abuso e violenza erano all'ordine del giorno; lavoravano 7 giorni alla settimana, 365 giorni all'anno. Non esistevano giorni festivi, men che meno vacanze e riposi; le malattie erano motivo di licenziamento, e gli incidenti sul lavoro erano all'ordine del giorno.
Bisogna attendere il 1907 (VII Congresso della II Internazionale Socialista tenutosi a Stoccarda) per arrivare a parlare della questione femminile e della rivendicazione del voto alle donne.
L'anno successivo, la socialista statunitense Corinne Brown dichiarò il 3 maggio 1908 "Woman's Day", il Giorno della Donna. In occasione di una conferenza tenutasi presso il Garrick Theater di Chicago si discusse infatti dello sfruttamento delle operaie, dei salari più bassi rispetto a quello degli uomini, degli estenuanti orari di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne.
Col tempo tale ricorrenza ha assunto una forte connotazione politica, e le successive vicende della II Guerra Mondiale hanno fatto perdere la memoria storica delle reali origini della manifestazione. Ancora oggi, nonostante le ricerche storiografiche effettuate da associazioni femministe e le susseguenti smentite, circolano fantasiose versioni, secondo le quali l'8 marzo 1908 avvenne la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie a New York.
Pochi e poche sanno, forse, che l'8 marzo coincide con la fine della II Guerra Mondiale; correva l'anno 1946, ed in tutta Italia venne celebrata con manifestazioni pubbliche, e salutata con rametti di mimosa, che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo.
Da allora tale data, e tale simbolo, rappresentano la Giornata Internazionale della Donna.
Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, e purtroppo nel tempo tale ricorrenza ha assunto connotazioni a dir poco tragicomiche, passando dal ricordo delle conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, all'abbattimento delle discriminazioni e delle violenze cui esse sono ancora oggi oggetto, fino ad arrivare, negli anni '70-'80 del secolo scorso, alle manifestazioni femministe che inneggiavano alla legalizzazione dell'aborto, alla libertà omosessuale, alla liberalizzazione del divorzio.
Oggi, purtroppo, tale festa è degenerata in un evento "commerciale", ridottasi ormai a "serata in franchigia" per "desperate housewife" che si recano in qualche locale, illudendosi di essere "donne libere", ed assistere a qualche strip-tease maschile, sovreccitate come bambini dell'asilo in gita alla fabbrica di caramelle. Per dirla con un termine ricorrente, un "giorno di autogestione".



Buon 8 marzo a tutte le Donne, da domani riprende la festa degli uomini!

(BnD)

 
 
 

REALTA’ PARALLELE

Una delle principali strategie di sopravvivenza di molte specie ed organismi viventi, siano essi animali o vegetali, è rappresentato dalla capacità di adattamento, ossia dalla capacità di mutare i propri processi metabolici, fisiologici e comportamentali, consentendo loro di adeguarsi alle condizioni dell'ambiente in cui vivono. E se questo non avviene, ci si avvia all’estinzione.

Anche gli esseri umani cercano di adattarsi, nel corso della vita, alle più svariate situazioni con cui vengono quotidianamente in contatto, e che porta ad una serie di interazioni sociali, dalla famiglia, al luogo di lavoro, alla condivisione di momenti di svago.

Ci sono però alcune persone totalmente incapaci di adattarsi al Mondo, e pretendono che sia il Mondo ad adattarsi a loro; chiaramente questo non avviene poiché il Mondo continua imperterrito a seguire il proprio corso, fregandosene altamente di costoro, inesorabilmente abbandonati al proprio destino.

Essendo privi di strategie adattamentali, questi individui hanno sviluppato altre forme di sopravvivenza, una delle quali è rappresentata dalla costruzione di un proprio mondo ideale e idealizzato, fatto a misura del proprio IO e del proprio ESSERE.

Quanto sopra comporta necessariamente una dissociazione tra corpo e mente, essendo il corpo costretto a vivere nel mondo reale, mentre la mente vaga (e vagheggia) nella irrealtà virtuale, totalmente immersa in una dimensione surreale sconosciuta a coloro che vivono, corpo e mente, nella oggettiva quotidianità.

Vengono automaticamente ad ingenerarsi due realtà parallele, simili a due binari che viaggiano all’infinito, senza mai incontrarsi; ed il passaggio dal mondo reale alla realtà virtuale comporta spesso delle sfasature, degli scompensi psicologici che hanno, come effetto evidente, una distorsione percettiva della vita e dell’esistenza stessa.
Volontariamente isolatisi nella loro realtà irreale, nel loro mondo surreale, seguono una deriva mentale che li allontana sempre più dalla società, ed iniziano le loro “prediche nel deserto”, nella vana speranza e infinita attesa che il resto della collettività li segua nelle loro deliranti farneticazioni.

(BnD)

 
 
 

SEI DI VATTELAPESCA SE.....

Post n°43 pubblicato il 06 Febbraio 2014 da Bastardo_nel_dna3
 

  Una nuova moda spopola e si diffonde sui più comuni social network, Facebook e Twitter su tutti:
                                                 Sei di Vattelapesca se.....
Difficile dire chi sia stato il primo a lanciare l'idea, di certo è stata ripresa e rilanciata alla velocità della luce, del resto viviamo in un'epoca in cui la diffusione di notizie, curiosità, informazione e quant'altro si misura in Kbps (kilobyte al secondo).
Il numero di iscritti ai vari gruppi subisce impennate pazzesche, aumentando in maniera esponenziale giorno dopo giorno. I post si susseguono, uno dietro l'altro, tanto che diventa difficile seguirli tutti, ed i "Mi piace" che gli iscritti esprimono nei vari post, diventano essi stessi motivo di moltiplicazione delle notifiche.
Ed ecco che, nel presente che diventa passato in un battito di clik, il passato "vero" torna prepotentemente alla ribalta, diventando attuale più che mai!
Foto storiche, personaggi vissuti in altri periodi, spaccati di vita popolare, detti e proverbi rigorosamente in vernacolo, hanno la magia di far rivivere ricordi che sembravano perduti, ed hanno la capacità di far ripercorrere momenti di un passato molto lontano, fino alle radici della propria fanciullezza.
Stranamente i ricordi più belli, i detti ed i proverbi più sanguigni e spesso sconosciuti, vengono riproposti dai "meno giovani" che, purtroppo, hanno dovuto cercare fortuna altrove, essendo stati costretti ad allontanarsi dal paese natio per mancanza di lavoro. Forse perché tali ricordi sono cristallizzati nella memoria di costoro che non hanno vissuto, giorno per giorno, i cambiamenti che il trascorrere del tempo ha imposto ai residenti, a coloro che hanno avuto la "fortuna" di restare.
E' pittoresco notare come salgano alla ribalta personaggi vissuti ai margini della società dell'epoca, mendicanti, barboni, a volte persone a cui "mancava qualche rotella", quasi sempre oggetto di sfottò e di derisione generale, ed ai quali oggi si rivolge un "caro saluto", augurandogli di trovarsi ora in un "mondo migliore di quello che hanno lasciato".
E poi, ancora, foto di angoli e di scorci di un paese che non esiste più, sventrato e cancellato dalla cementificazione spinta, dalle necessità della "civiltà moderna", dall'avanzare del progresso, ma che oggi rivive e risplende ancora una volta grazie alla "memoria collettiva".

 



(BnD)

 
 
 

PREOCCUPANTI DINAMICHE SOCIALI

Se qualcuno pensava di essersi definitivamente liberato di me, non solo resterà deluso, ma dovrà anche ingoiare il rospo .
Dopo le vacanze natalizie, ed una settimana sulle nevi del trentino, ho dovuto smaltire un po' di arretrati, ma ora che la situazione è più tranquilla posso tornare a condividere con voi alcune riflessioni.

Stavo leggendo un articolo su un giornale, secondo il quale il Bel Paese continua a mantenere più o meno inalterato il proprio appeal nei confronti degli stranieri:  nello scorso anno infatti sono stati registrati circa 351.000 ingressi (dati ISTAT), di cui 82.000 rumeni e 20.000 cinesi; in crescita anche gli arrivi dai paesi africani. Tutto questo nonostante gli appelli della Direzione Generale Immigrazione e Politiche di Integrazione del Ministero del Lavoro di <non aprire nuovi flussi visto che sul territorio italiano sono già presenti 511.365 stranieri disoccupati "ufficiali">.
Premesso che non sono razzista, mi chiedo come sia possibile accogliere nuovi cittadini nel nostro Paese, pur non essendo capaci di offrire loro alcune garanzie sociali minime (lavoro, assistenza sanitaria, istruzione); è evidente che, in assenza di condizioni di vita dignitose per loro, ma anche per molti italiani, le probabilità di pervenire a tensioni socio-razziali sono molto elevate.
A questo problema se ne associa un altro, di natura culturale, che potrebbe aggravare una situazione già critica: i nuovi arrivati sono caratterizzati da una bassissima scolarizzazione. Nel frattempo i nostri giovani e brillanti laureati, istruiti e con profili di alta specializzazione, emigrano verso altri paesi europei o addirittura più lontano, Usa, Canada, Australia, perché in Italia resterebbero disoccupati o, al massimo, precari sottopagati.
In sostanza, stiamo regalando all'estero competenze e professionalità acquisite in Italia, generando preoccupanti dinamiche sociali e culturali che, purtroppo, il nostro Governo sembra ignorare: la "fuga dei cervelli" è compensata dall'ingresso di bassa manovalanza!

(BnD)

 
 
 

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ULTIMI COMMENTI

Ho letto con molto interesse questo tuo post e concordo...
Inviato da: meionoi
il 05/10/2014 alle 19:11
 
Prego ^_^
Inviato da: Bastardo_nel_dna3
il 21/06/2014 alle 18:24
 
Questo spiega perchè mi sentivo osservato... :-O
Inviato da: Bastardo_nel_dna3
il 21/06/2014 alle 18:24
 
Grazie a te della tua visita nel mio:-)
Inviato da: arw3n63
il 19/06/2014 alle 14:52
 
Volentieri, nn ti seguo da poco peraltro. emme®^
Inviato da: misteropagano
il 19/06/2014 alle 12:05
 
 

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