Creato da: Destino333 il 24/08/2007
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Mistificazioni e magliette.

Post n°11 pubblicato il 06 Ottobre 2007 da Destino333
 

Il volto di Ernesto “Che” Guevara è sempre di moda. Resta il più glorificato, in Italia e nel mondo.Girando a caso sui blog dei sinistri e leggendo i vari post, si nota sempre una cosa. Qualsiasi sia l'argomento trattato nella maggior parte dei casi di fianco al post viene sempre messa una foto del Che Guevara. Quasi sia un sigillo papale atto a giustificare e sostenere le immani puttanate scritte il più delle volte dal sinistro di turno.
 Spesso, ovunque il suo nome lo si vede associato a Gandhi e Martin Luther King.
Più realisticamente, così descrive il personaggio uno scrittore cubano-americano, Humberto Fontova: «Guevara mi sembra una combinazione fra Beria e Himmler». Un altro scrittore americano, Anthony Daniels: «La differenza fra Guevara e Pol Pot era che il primo non aveva studiato a Parigi».
In effetti, raramente le biografie che lo riguardano mettono in evidenza che creò i primi quattro lager di Cuba, dove sono stati massacrati, nei modi più crudeli, centinaia di innocenti.Biografi di regime rivoltano la frittata sostenendo che il “Che” sarebbe stato “usato” da altri responsabili del partito comunista cubano per compiere quegli efferati delitti, ma mentono: il più folle, il più sanguinario, il più crudele fu lui, l’eroe di tutti mondi, protagonista della più “moderna” e della più “avanzata” delle rivoluzioni marxiste.
Con la fuga del dittatore Fulgencio Batista e la vittoria di Fidel Castro, nel 1959, il Comandante militare che aveva condotto alla vittoria la rivoluzione, Ernesto “Che” Guevara, ricevette l’incarico provvisorio di Procuratore militare. Suo compito è far fuori le resistenze alla rivoluzione.
Nel 1960 il neo procuratore Guevara illustra a Fidel e applica un “Piano generale del carcere”, definendone anche la specializzazione. Tra questi, ci sono quelli dedicati ad attori, ballerini, artisti, anche se hanno partecipato alla rivoluzione. Non sono ritenuti “affidabili”.
Pochi mesi dopo, ai primi di gennaio, si apre a Cuba il primo “Campo di lavoro correzionale”, ossia di lavoro forzato. È sempre il Che che lo dispone preventivamente e lo organizza nella penisola di Guanaha. Poi, ancora quand’era ministro di Castro, approntò e riempì fino all’orlo quattro lager: oltre a Guanaha, dove trovarono la morte migliaia di avversari, quello di Arco Iris, di Nueva Vida (per adolescenti) e di Capitolo, nella zona di Palos, destinato ai bambini sotto ai dieci anni, figli degli oppositori a loro volta incarcerati e uccisi, per essere “rieducati” al comunismo. Già, rieducati da carcerieri pedofili, autorizzati a compiere gli abusi più efferati dal loro ispiratore, pedofilo in "corpore" anche lui.
È Guevara a decidere della vita e della morte; può graziare e condannare senza processo. Un dettagliato regolamento elaborato puntigliosamente dal medico argentino fissa le punizioni corporali per i dissidenti recidivi e “pericolosi” incarcerati: salire le scale delle varie prigioni con scarpe zavorrate di piombo; tagliare l’erba con i denti; essere impiegati nudi nelle “quadrillas” di lavori agricoli; venire immersi nei pozzi neri. Sono solo alcune delle sevizie da lui progettate e scrupolosamente applicate.
Il “Che” guiderà la stagione del “terrorismo rosso” fino al 1962, quando l’incarico sarà assunto da altri, tra cui il fratello di Fidel, Raoul Castro, che andrà fino in Romania, per un viaggio di aggiornamento, per vedere come si annientano i dissidenti.
Ma vediamo in dettaglio il genio organizzativo del "Che".
Il carcere “Tres Racios de Oriente” include celle soffocanti larghe appena un metro, alte 1,8 e lunghe 10 metri, chiamate “gavetas”. La prigione di Santiago “Nueva Vida” ospita 500 adolescenti da rieducare. Quella “Palos”, bambini di dieci anni; quella “Nueva Carceral de la Habana del Est” ospita omosessuali dichiarati o sospettati in base a semplici delazioni. Gli omosessuali in quanto tali vengono ammazzati solo perché non corrispondono ai canoni machisti del nuovo prototipo di rivoluzionario. Ne parla il film su Reinaldo Arenas “Prima che sia notte”, uscito nel 2000.
Anni dopo, alcuni dissidenti scappati negli Usa descriveranno le condizioni allucinanti riservate ai “corrigendi”, costretti a vivere in celle di 6 metri per 5 con 22 brandine sovrapposte, in tutto 42 persone in una cella.
Il “Che” lavora con strategia rivolta al futuro Stato dittatoriale. Nel corso dei due anni passati come responsabile della Seguridad del Estado, della Sicurezza dello Stato, parecchie migliaia di persone hanno perduto la vita fino al 1961 nel periodo in cui Guevara era artefice massimo del sistema segregazionista dell’isola. Il “Che”, soprannominato “il macellaio del carcere-mattatoio di La Cabana”, si opporrà sempre con forza alla proposta di sospendere le fucilazioni dei “criminali di guerra” (in realtà semplici oppositori politici) che pure veniva richiesta da diversi comunisti cubani. Fidel lo ringrazia pubblicamente con calore per la sua opera repressiva, generalizzando ancor più i metodi.
Secondo Amnesty International, più di 100.000 cubani sono stati nei campi di lavoro; sono state assassinate da parte del regime circa 17.000 mila persone (accertate), più dei desaparecidos del regime cileno di Augusto Pinochet, equivalente a quelli dei militari argentini.
In conclusione, cari sinistri, prima di apporre sigilli ai vostri post, prima di indossare magliette con relativa faccia, prima di gridare gli slogan a voi tanto cari ed attribuiti al barbuto, insomma prima di alzare il pugno ed inneggiare al comunismo, informatevi. Farete un favore a voi stessi e soprattutto a chi certe cose le sa e non ne può più di vedere la foto di un assassino pedofilo sulle magliette che con tanta leggerezza indossate.
Grazie.

 
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