Creato da lllll_June_lllll il 08/08/2008
Pensieri liberi in un cervello non cablato

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Santoro, Travaglio (e i soldi dei contribuenti) al servizio di Di Pietro

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Considerata la mia insofferenza per i sedicenti moralizzatori, non è stato davvero semplice riuscire a guardare la puntata di ieri sera di “Annozero”, dove di portatori di onestà ve ne erano addirittura tre: Santoro, Travaglio, e Di Pietro.
Ieri Annozero si occupava della tangentopoli napoletana che ha rischiato di travolgere la giunta Jervolino, dello scandalo Global service e dei rapporti dell'imprenditore Alfredo Romeo con i politici.
Ha iniziato Travaglio a fare un soliloquio sull’inchiesta napoletana, partendo addirittura dal 1993. Il precisino Travaglio, che mai omette particolari importanti (salvo quando si tratta di amici: vedi suoi libri), non ha fatto mai il nome di Di Pietro, nemmeno di Di Pietro jr, né ha mai nominato quel Mautone -provveditore alle opere pubbliche di Molise e Campania e vecchia conoscenza di Di Pietro- cui, secondo le intercettazioni, Di Pietro jr gli avrebbe chiesto favori (l’assunzione di amici suoi, imprenditori e tecnici dell’Italia dei Valori), né ha mai parlato di esponenti dell’Idv coinvolti in quell’inchiesta.
La coerenza intermittente del moralizzatore Travaglio è stata messa a dura a prova da questi omissis.
Con un travaglio degno del suo cognome è riuscito a mala a pena a dirci che “è giunta notizia delle dimissioni di Di Pietro junior dall’Idv per un paio di semplici raccomandazioni: un gesto di grande dignità”.
Non ci ha però detto, lui che non omette mai particolari poco dignitosi, che Di Pietro jr, pur signorilmente dimessosi dall’Idv non si è altrettanto nobilmente dimesso anche dal suo incarico di consigliere provinciale.
Beh, da un giornalista integerrimo quale Travaglio si vanta di essere mi sarei attesa che applicasse il famoso teorema Schifani anche a Di pietro Jr: Travaglio ci aveva esplicitato, durante la trasmissione di fazio, “Che tempo fa”, che Schifani è mafioso solo per aver frequentato un personaggio che dopo 15 anni è stato condannato per mafia, e dunque mi attendevo che lo stesso teorema lo applicasse ieri sera anche a Di Pietro jr.  Invece non ha assolutamente parlato per il figlio del suo beniamino quella vicinanza sospetta alla mafia di cui aveva parlato per Schifani.
Del resto il teorema Travaglio pare sia decaduto nel momento stesso in cui Travaglio è stato scoperto essere andato in vacanza con personaggi legati agli ambienti mafiosi.
Era un Travaglio, quello di ieri sera, che ha perso il suo estro di inquisitore. Non si è accanito contro il povero Di Pietro jr, nemmeno ci ha accennato al fatto che quello sia indagato; lui, il castigatore di costumi per cui gli indagati (o per lo meno quelli che non gli piacciono) sono sempre dei presunti colpevoli, ieri era garantista ad oltranza.
Solo Santoro ha osato timidamente far notare a Di pietro che suo figlio Cristiano si è dimesso dal partito ma non da consigliere provinciale e il leader Idv risponde come colomba candida: "Come presidente del partito che faccio? lo prendo a randellate?".
Immaginate se un ospite del centro destra avesse proferito una simile demenziale risposta? I due pitbul di Annozero lo avrebbero bombardato di latrati ingiuriosi. E invece i due pitbull ieri parevano due pavidi chihuahua.
Mi attendevo da giornalisti non trash come Travaglio e Santoro dichiarano di essere (specie quando parlano del giornalismo spazzatura de Il Giornale), che ci parlassero un pochino (mica tanto, eh!)  che chiedessero al loro invitato Di Pietro di offrire ai telespettatori dare maggiori chiarimenti sulla condotta di alcuni esponenti dell’Idv in Campania, sulla condotta di Di Pietro jr e sui suoi rapporti con Mautone e su certi costumi di Di Pietro senior che, dopo che i giornali spazzatura gli hanno fatto rilevare alcune cose poco chiare sullo statuto dell’idv, ha pensato bene e in tutta fretta di cambiarlo.
Avrei anche voluto sapere, da una tv non spazzatura, come Di Pietro aveva saputo che Mautone era indagato: ma pare che questa non fosse tematica importante e dunque Santoro e Travaglio si sono accontentati di un di Pietro che ha detto di non aver mai saputo che il suo figliolo era sotto indagato, ma di averlo solo aver subdorato. Anche paragnosta adesso è questo Di Pietro.
C’erano tante domande che si potevano porre a Di Pietro ieri sera, ma sia Santoro che Travaglio si sono bene guardati dal fargliele; quelle stesse imbarazzanti domande che i due non evitano di propinare e magari a raffica e con toni urlati ad altri ospiti invitati per demolirli.
Travaglio ha evitato di toccare certi tasti e ne è uscita una musica stonata.
Santoro prova, ma con i guanti bianchi , a fare a Di Pietro alcune domande sulle intercettazioni che vedono coinvolto il figlio; ma poi, visto che Di Pietro cominciava a diventare paonazzo in volto, a scaldarsi ed alzare il tono di voce, preferisce lasciar correre.
E’ un Santoro diverso dal solito conduttore arrogante che insulta gli ospiti che non gli aggradano. E’ un anfitrione perfetto, che ascolta Di Pietro, che non obietta, che non fa domande, che ha perfino perso la mimica di scherno cui tanto ci ha abituati.
E quando Mantovano, Pdl, ha tentato signorilmente –da solo contro 5- di chiedere conto a Di Pietro delle accuse di camorra all´Idv Campano, Di Pietro ha sfiorato la lite; ma Santoro e Travaglio l’hanno prontamente evitata. Proprio loro che la lite al cercano sempre.
Chi si attendeva domande dure e pertinenti a un Di Pietro lacunoso; chi si attendeva di vederlo interrogato sulla tangentopoli napoletana, che non risparmia certo l’Idv, e magari per questo vederlo uscire di scena adirato, è rimasto deluso. Ieri non si faceva inchiesta ad Annovero, ma propaganda politica pro Di Pietro.
Solo Emilio Fede quando parla del Cavaliere osa tanto.
Ieri sera i due Torquamda de noantri sono stati anche troppo banali e prevedibili: si sono limitati a dare addosso a pd e centro destra nelle vicende della tangentopoli napoletana, senza minimamente sfiorare Di Pietro e l’idv.
Anzi come due logori demagoghi hanno tentato di farne l’apologia.
ovviamente coi soldi dei contribuenti.

June

 
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Il tovarish D'Alema: un volpino in saldo a caccia di voti

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Massimo D'Alema, roso dalla mancanza di potere e logorato dall’essere una nullità anche nell’Opposizione, ha deciso di riapparire sulla scena mediatica, strumentalizzando le vicende mediorientali per piazzare a buon prezzo il proprio ego ormai in saldo.
Nei giorni scorsi, da più pulpiti, si affannava a dire che quella condotta da Israele nella striscia di Gaza è solo una "spedizione punitiva"; che bruciare bandiere non è grave come far morire bambini a Gaza; che è più attendibile la tv di Al Jazeera che non i media nazionali; che nel suo stesso partito ci sono dei cattivoni che non vogliono riconoscere ad Hamas la dignità di interlocutore.
Sabato, dal palco di una manifestazione contro la guerra a Gaza, svoltasi ad Assisi, il pacifista che per 72 giorni bombardò Belgrado, con toni sprezzanti e denigratori ha invece declamato che esiste un'italia ufficiale (quella del Governo e dei suoi seguaci) che ha falsato la discussione politica sul conflitto nella striscia di Gaza; che il processo di pace non ha fatto nessun passo avanti con il negoziato con Abu Mazen; che il Governo italiano è sbilanciato a favore di Israele; che Hamas è un valido interlocutore politico, come da lui già sostenuto da anni; e che chi la pensa come l'Italia ufficiale e non crede possibile dialogare con Hamas è un' "Italia cinica, reazionaria ed ignorante".
Non dubitavamo che Sua Dalemità rispolverasse anche il tormentone trito e ritrito della propria superiorità morale, volendo volutamente dare l'immagine di un'Italia piccola piccola.
Abbiamo sempre saputo che baffino è affetto, come già il suo idolo Togliatti, dal complesso del "migliore". Solo che ce lo ostenta tante volte che ormai pare più un complesso di inferiorità che non di superiorità.
Così ci tocca sentire D'Alema che si riempie la bocca della parola "pace" e da statista navigante (più che navigato) ci dice che Hamas è un valido interlocutore politico.
Non gli sfiora nemmeno l'idea di dirci che Hamas è una organizzazione integralista e terroristica che si prefigge per statuto la distruzione dello stato di Israele; non ci racconta che i guerriglieri di Hamas combattono volutamente in mezzo ai centri abitati, nella speranza di non essere colpiti e fregandosene che vengano feriti o uccisi dei civili; non ci parla dei bambini che Hamas addestra e poi manda a combattere e morire; non ci parla di come Hamas è bravo ad usare i civili come scudi umani per poi incolpare Israele, che ovviamente reagisce, di genocidio; non ci spiega di come Hamas scelga, tra i siti in cui nascondere i terroristi, scuole, asili, ospedali, case in cui vi siano donne e bambini; non gli sfiora nemmeno l'idea di parlarci dei kassam che Hamas lancia o dei paesi che armano Hamas attraverso tunnel segreti.
E non ci dice nemmeno che la gran parte del popolo palestinese non è pro Hamas e ne è la prima vittima.
D'Alema, spacciando anti semitismo, ci racconta che le colpe sono soloe tutte di Israele e che se non gli crediamo siamo reazionari, cinici e ignoranti.
Nella sua autoreferenzialità D'Alema se l’è perfino presa con quelli di An, rei, a suo dire, di voler "fare del rapporto con Israele la testimonianza del loro aver cambiato pelle, perchè vengono da una tradizione fascista ed antisemita".
Ha proprio una gran faccia di latta il barcarolo nazionale a fare simili asserzioni, lui che i conti col suo passato non li ha proprio mai fatti.
Ed è un passato che, per quanto riguarda gli ebrei, non ha nulla a che invidiare all'antisemitismo di Hitler; un passato che gli ebrei li purgava nei gulag della Siberia e del Kazakhstan.
Finchè il relitto dell'Urss è rimasto in piedi, D'Alema nutriva magari ancora numerose speranze sull'appoggio che l’Unione sovietica dava alla lega araba per annientare Israele.
Poi anche l'Urss è scomparsa, il fascismo ha chiesto venia dei propri passati errori e con pudore ha vestito la kippà.
Il povero baffino nazionale evidentemente deve ora sentirsi politicamente molto solo in Italia a predicare odio contro Israele.
E questa volta lo fa per uno scopo ben preciso: per riacquistare prestigio politico ed attrarre i voti di quella sinistra estrema ed estremista, che è fuori dal Parlamento, e presso la quale cerca di fare proselitismo anche Di Pietro.
Ed è un D'Alema ormai alla frutta, isolato e sconfessato all'interno del suo stesso partito, che tenta disperatamente un'occasione di riscatto.
E' un politico che, sparito Prodi, si è visto surclassato da Veltroni. Poi ha capito che Veltroni ha una smodata vocazione per l'autocombustione, se ne è stato buono buono nell'ombra, ad attendere l'implosione veltroniana, per prendersi finalmente la poltrona di leader del Pd. E invece ultimamente ha scoperto che altri all'interno del Pd vogliano rimpiazzare Veltroni (vedasi Soru) e dunque ora tenta di ritornare sulla scena politica per sponsorizzarsi.
Le vicende mediorientali gli stanno offrendo una occasione di risorgere e di trovare consensi e voti in quella sinistra che è rimasta fuori dal Parlamento
Pertanto ha dimesso prontamente la veste liberal riformsita che aveva finto di indossare ed ha rimesso il colbacco da vecchio tovarish per adescare la sinistra estrema e porla sotto la propria ala, magari sottraendola a Di Pietro, e magari portandosi dietro ulivisti e prodiani.
Povero Pd!
Non solo non ha mai saputo dimostrare di essere la grande forza riformista che si prefiggeva di diventare (e gli ultimi sondaggi Ipsos che lo danno al 23% lo attestano), ma sta disperatamente rafforzando la porta del pollaio senza accorgersi che la volpe è già dentro.

June... cinica, reazionaria e ignorante.

 
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Evitiamo di evocare censure che trasformino Santoro in Sant'Oro.

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Seguo spesso, anche a dispetto della mia ragionevolezza, i programmi televisivi di Michele Santoro.
E non tanto per rendermi conto di come sono spesi i miei soldi di contribuente che paga il canone Rai, ma anche per avere una dimostrazione di cosa il giornalismo, specie quello d'informazione e di inchiesta, non debba essere: faziosità che tende all'infinito, deformazione della realtà ad arte, arroganza manifesta rafforzata dall'assenza di contraddittorio, condizionamento dell'informazione.
E Santoro questa dimostrazione la sa offrire ampiamente.
L'ultima puntata di "Anno zero" è stata un ottimo esempio di pessimo giornalismo e di tv spazzatura: impostazione della trasmissione, che verteva sull'apologia di Hamas; arroganza dei toni e dei modi, trasformazione della soggettività in oggettività, asssenza di contraddittorio, ripudio della critica, mancanza di rispetto per l'ospite, uso improprio della televisione pubblica. 
La faziosità di Santoro credo abbia ormai raggiunto livelli parossistici.
Nemmeno Al Jazeera saprebbe offrirci occasioni peggiori.
La lite tra Santoro e la giornalista Lucia Annunziata, nell'ultima puntata di Annozero, è stato uno spettacolo degno da reality, da tv spazzatura, più che da programma di informazione.
Santoro, che si reputa da anni perseguitato dal centro destra, l'altra sera ha ricevuto gli strali anche da una compagna, che quanto a partigianeria ha un bel pedegrèe pure lei.
E' bastato che l'Annunziata criticasse la faziosità di una trasmissione che al 99,9% difendeva la causa di Hamas, per far saltare i nervi al conduttore, al puntoda accusare ola sua ospite di voler acquisire crediti presso qualcuno.
Passi il fatto che Santoro ha trattato l’argomento oggetto della trasmissione –la guerra tra Hamas ed Israele- perorando la causa di Hamas...anche se più che una trasmissione pro-palestina mi pareva una trasmissione filo terrorista.
Passi perfino che Santoro si sia adirato contro Lucia Annunziata perchè gli ha fatto notare la sua faziosità... del resto la verità offende.
Ma non può passare che in diretta tv un giornalista insinui che una collega, per la sola colpa di aver criticato l'impianto della trasmissione, cerchi di "avere crediti da qualcuno".
E' stato come dirle che qualcuno la paga per protestare. E' stato come dirle che è una venduta. Davvero una bruttissima caduta di stile.
Ma ci sono altre cose, dette in quella puntata di Annozero, che non possono passare senza condanna.
Ad esempio un Santoro che vomita questa frase in diretta tv: "Veltroni andasse a Gaza anziché in Africa".
Perchè dovremmo dimenticare l'Africa, dove migliaia di bambini muoiono ogni giorno vittime di conflitti dimenticati anche dai media, per pensare unicamente a Gaza?
Solo perchè un sedicente giornalista d'inchiesta e informazione ci vuloe spacciare la propria integralistica difesa dei terroristi di Hamas?
E c'è un'altra cosa che non può passare senza condanna: un vignettista da 4 cent come Vauro, che in una vignetta porta i doni ai bambini palestinesi e il carbone ai bambini israeliani.
Non è nuovo come leit motiv: in fondo anche Hitler ne portò molto di carbone ai bambini ebrei.
Ma che colpa hanno i bambini israeliani per meritarsi il carbone?
Mi rincresce veramente che i soldi dei contribuenti, e dunque anche i miei, siano usati per disinformare più che per informare.
Eppure mai invocherei la censura per Santoro & company
Mai!
Guai a chiudere la bocca a questi moralizzatori dalla morale double face.
Equivarrebbe a trasformarli in martiri, in eroi dell'informazione. E questi milionari parassiti tutto sono e tutto devono essere, tranne oppressi.
Lasciamo dunque che, pur col denaro pubblico, continuino a distorcere l'informazione.
Lasciamoli parlare e predicare; lasciamo loro fare pure apologia di terrorismo e facciamogli firmare un contratto a vita.
In fondo di danni non ne fa Santoro, almeno alle anime raziocinanti.
Chi è indottrinato e incapace di ragionare, faccia pure la claque al commediante Santoro ed al suo killeraggio mascherato da giornalismo.
La gente, quella non indottrinta, è invece abbastanza intelligente da distinguere un giornalista, sia pure di parte, che offre servizi alla collettività (di informazione, di inchiesta, di approfondimento), da un imbonitore fazioso e disonesto strumentalizza la propria posizione per indottrinare l'uditorio e fare propaganda politica.
La gente, quella capace di autonomia di pensiero, sa distinguere tra tv di informazione e tv spazzatura.
Lasciamo dunque che Santoro continui i suoi programmi, che ogni giorno di più assomigliano ad un reality.
Annozero, col suo Grande fratello Santoro,  che dal suo confessionale prima pontifica e poi piagnucola congiure ai propri danni, già lo è.

June

 
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Cesare Battisti, un perseguitato politico? No, un assassino.

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Cesare Battisti, ex militante dei Proletari Armati per il Comunismo, le famigerate Pac, condannato all'ergastolo per 4 omicidi e svariate rapine, è di nuovo alla ribalta della cronaca poichè il Governo del Brasile, dove ora Battisti si trova, ha deciso di concedergli lo status di rifugiato politico e impedirne l'estradizione in Italia.
Non trovo affatto che Battisti sia un perseguitato politico, ma solo e semplicemente un assassino.
Questo bieco individuo, che negli anni di piombo si divertiva a premere il grilletto ed uccidere persone oneste, negli anni '80, per sottrarsi alla giustizia italiana, se ne fuggì in Francia, dove la dottrina Mitterand offriva protezione ai terroristi italiani.
Quando a Mitterand successe Chirac, che palesò il suo consenso all'estradizione in Italia di Battisti, questi diventò uccel di bosco e poi se ne fuggì in Brasile, già meta ambita dei criminali nazisti in fuga, dove si trova da qualche anno; quel Brasile che oggi riconosce lo status di rifugiato politico a un assassino.
I rifugiati politici sono persone che fuggono dal paese in cui vivono perché hanno subito o hanno timore di subire persecuzioni politiche, religiose, razziali.
Battisti invece non è nulla di tutto questo.
Battisti è un criminale condannato per delitti efferati, dei quali peraltro non ha mai scontato la pena e dei quali non si è mai pentito. In Italia non lo si vuole perseguitare, ma si desidera unicamente che egli sconti in carcere le pene comminate per i gravissimi delitti che ha commesso.
Invece ora a questo ex terrorista rosso giunge il soccorso rosso del governo del kompagno Ignacio Lula da Silva, che reputa pericoloso per la vita di Battisti un suo ritorno in patria.
E, guarda caso, uno dei legali di Battisti, Luiz Eduardo Greenhalgh, è un ex deputato del Pt, il partito fondato da Lula.
Probabilmente il compagno Lula e la sua accolita pensano che l'Italia abbia carceri come quelle del Brasile, dove i detenuti hanno un trattamento penitenziario indegno di un paese civile, dove la dignità dell'uomo è quotidianamente calpestata e dove la Dichiarazione Universale dei diritti dell'Uomo è carta straccia.
Citiamo un penitenziario modello brasiliano, il carcere di Natal, dove vivono in condizioni disumane anche italiani arrestati in Brasile, che ancora non si sa se sono rei di qualcosa, perchè il Brasile nega loro anche l'assistenza legale. Un carcere modello dove un anno fa una ragazza di soli 15 anni è stata rinchiusa (il caso è stato denunciato dalla 'Children and Adolescent Defense Center') per un mese in una cella con più di 20 uomini che la stupravano ripetutamente in cambio di cibo.
E tutta questa violenza per la gravissima colpa di aver commesso un furto per fame. Mica per essere stata una innocua terrorista come Battisti.
E tuttavia il lustrascarpe Lula,e il suo governo oggi vogliono fare la morale all'Italia, ritenendola pericolosa ed indegna di accogliere nelle sue carceri un nobile assassino quale il kompagno Battisti.
E mette addirittura in dubbia l'equità del processo svoltosi a suo carico in Italia.
Pare che ad intercedere a favore di Battisti sia stato anche il Presidente francese, Sarkozy, che ancora una volta (dopo il caso della terrorista rossa Petrella, cui la Francia ha negato l'estradizione) ha ascoltato le preghiere di Madame Carlà, la sua consorte ex modella, pseudo cantante, ed ora crocerossina dei terroristi.
Tra pochi giorni, con ogni probabilità, Battisti sarà libero e potrà godersi un esilio dorato a Coapacabana.
Tutto sommato non mi dispiace che se ne stia in Brasile: in Italia avremo un terrorista in meno che viene fatto salire in cattedra.
Il mio unico rincrescimento è per le vittime dei delitti di sui si è macchiato, che sono offese una seconda volta. Offese altresì da un Giustizia che non sa funzionare.
La Sinistra italiana, salvo qualche voce isolata, è silente sulla mancata concessione dell'estradizione a Battisti, che va in senso contrario a quanto deciso dal Comitato Nazionale per i Rifugiati, che recentemente aveva respinto la richiesta di asilo politico presentata dagli avvocati di Battisti..
Del resto a sinistra hanno sempre un gran riguardo per i compagni che sbagliano.


June

 
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Etica predicata ed etica (dis)applicata

Post n°60 pubblicato il 14 Gennaio 2009 da lllll_June_lllll
 
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Tempo fa parlai del giornalista-opinionista-scrittore-moralizzatore-censore Marco Travaglio e di una sua condanna in primo grado a 8 mesi per diffamazione nei confronti di Cesare Previti.
Sono garantista e dunque non mi interessa rilevare una condanna in primo grado di un giornalista.
Se così fosse mi porrei allo stesso livello di Travaglio, che giudica mafioso un uomo solo per essere stato amico di persone che dopo 15 anni sono state condannate per mafia (cd. teorema Schifani, ma che a quanto pare non  deve essere applicato, secondo il giornalista, ai rapporti Travaglio-Ciurlo)
Ciò che mi interessa è far rilevare come il censore Travaglio confezioni ad arte, anzi artificiosamente, i propri articoli, omettendo parti importanti di vicende, compresi parti importanti di verbali, in modo da proporre ai lettori conclusioni di sua fantasia, che gettano fango e colpe addosso a qualcuno che gli sta antipatico e far apparire le cose come in realtà non sono.
In un articolo scritto per l’Espresso nel 2002 dal titolo “Patto scellerato tra Mafia e Forza Italia, un uomo d’onore parla a un colonnello dei rapporti di Cosa nostra e politica. E viene ucciso prima di pentirsi”, Travaglio racconta che un uomo d’onore della mafia (certo Luigi Ilardo) fece confidenze, sui rapporti mafia-politica, ad un colonnello dei carabinieri, Michele Riccio, che raccolse le sue confidenze in un rapporto. Tre anni dopo questo fatto l’uomo d’onore della mafia venne ucciso in un agguato mafioso, forse perchè Cosa nostra aveva saputo da una fuga di notizie “quasi certamente istituzionale” (questo lo sentenzia Travaglio) che questi era in procinto di pentirsi.
L’articolo di Travaglio prosegue parlando di un abboccamento nello studio dell’avv Taormina, difensore del colonnello Riccio, tra lo stesso Taormina, Riccio, Marcello Dell'Utri e il tenente Carmelo Canale (questi ultimi due imputati per concorso esterno in associazione mafiosa).
Travaglio scrive che in quell’incontro successero cose losche e secondo quanto riporta un rapporto redatto da Riccio, “in quell’occasione, come in altre, presso lo studio dell’avv. Taormina era presente anche l’onorevole Previti”
E l’articolo di Travaglio finisce lì.
Travaglio ha omesso di riportare parti importanti del rapporto di Riccio, come il fatto che “Il Previti però era convenuto per altri motivi, legati alla comune attività politica con il Taormina, e non era presente al momento dei discorsi inerenti la posizione giudiziaria di Dell'Utri”.
Travaglio questo punto del rapporto Riccio lo omise volutamente e anche per questo, nell'ottobre 2008 è stato condannato per diffamazione ai danni di Previti.
Pare che Travaglio si sia adirato molto per la condanna ed abbia perfino detto che si sarebbe appellato contro la sentenza, anche se si dice contrario all’appello, ma che avrebbe atteso le motivazioni della sentenza, quando queste fossero state depositate.
Ora il deposito delle motivazioni è avvenuto.
Ecco le motivazioni della sentenza:
La circostanza relativa alla presenza dell’onorevole Previti in un contesto di affari illeciti e di pressioni indebite, è stata inserita nel corpo dell’articolo mediante un accostamento indubbiamente insinuante, con l’effetto di gettare una pesante ombra sul ruolo avuto da Previti in quella specifica situazione e con chiara allusione ad un suo coinvolgimento nella vicenda, acquisendo perciò una evidente connotazione diffamatoria”.
“E’ evidente che l'omissione del contenuto integrale della frase di Riccio, riportata solo parzialmente nell'articolo redatto da Travaglio, ne ha stravolto il significato. Travaglio ha fornito una distorta rappresentazione del fatto riferito dalla fonte le cui dichiarazioni lette integralmente modificano in maniera radicale il tenore della frase che nell'articolo è stata agganciata ad arte, in maniera parziale, subito dopo la descrizione del nebuloso contesto di intrecci relativi ad affari illegali, al precipuo scopo di insinuare sospetti sull'effettivo ruolo svolto da Previti».
”Le modalità di confezionamento dell'articolo risultano peraltro singolarmente sintomatiche della sussistenza, in capo all'autore, di una precisa consapevolezza dell'attitudine offensiva della condotta e della sua concreta idoneità lesiva della reputazione di Previti”.

Dalla motivazione del giudice di primo grado, l’immagine che ne esce di Travaglio non è davvero esaltante: ma è quella di un giornalista che omette ad arte e in maniera parziale parti di verbali per stravolgerne il significato, per fornire distorte rappresentazioni dei fatti ed insinuare sospetti, precisamente consapevole dell’attitudine offensiva e della sua concreta idoneità a ledere la reputazione.
Al di là del rilievo penalistico della vicenda, che è assolutamente minimo, e potrebbe essere ribaltato in un successivo grado di giudizio, Travaglio professionalmente ed eticamente non ne esce molto bene da questo ritratto tracciato dal giudice di primo grado nella motivazione della sentenza.
I pro Travaglio dicono: “sì, Travaglio non ha fatto cosa corretta, ma si è fatto trascinare dal fatto che parlava, in fondo, di una persona poco pulita”.
Che razza di giustificazione è mai questa?
Vuol dire forse che una persona condannata per qualche reato è passibile di qualsiasi ulteriore condanna, anche sommaria, e di attacchi gratuiti e inveri da chicchessia proferiti?
E' questo il concetto di stato di diritto per i pro Travaglio?
Scrivere artificiosamente per faziosità politica un articolo per diffamare un avversario politico  -in questo caso non tanto Previti quanto Berlusconi- è operazione piuttosto miserabile che lorda quello che dovrebbe essere l’obbligo morale di un buon giornalista: cercare la verità dei fatti.
Vi propongo cosa Travaglio dice in un suo libro dal titolo “La scomparsa dei fatti”, che qualcuno vorrebbe addirittura fosse adottato nelle università nei corsi di laurea in Scienza della comunicazione: partendo dalla considerazione che gli individui dipendono dai media per conoscere la realtà ed ottenere informazioni, Travaglio ci dice che i fatti sono il cardine dell'informazione e del giornalismo e la funzione storica del giornalismo; che un buon giornalista dovrebbe cercare di mettere in pratica l'imparzialità, intesa quale sinonimo di buona fede; che spesso certi giornalisti fanno opinione anziché informazione; che certi giornalisti, per opportunismo politico, economico, sociale, distorcono la realtà in modo da creare una seconda realtà virtuale, fittizia, ma che la nostra comunicazione di massa riesce a rendere concreta, in qualche misura "vera". Il libro lancia poi pesanti accuse anche all'ordine dei giornalisti, reo, secondo Travaglio, di non radiare dall'Albo i giornalisti che sono stati scoperti e condannati per aver dolosamente comunicato al pubblico notizie false, con il solo scopo di compiacere i "padrini" protettori.
Non ho nulla da aggiungere ad un Travaglio che predica bene e razzola male.

June

 
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