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DONNA CANFORA

Post n°29 pubblicato il 25 Dicembre 2013 da lupa.mora

Un racconto popolare, sempre vivo, nella memoria dei vecchi della zona, parla di donna Canfora, una donna di Ricadi molto bella, con lunghi capelli dolcemente fluenti sulle spalle; fu catturata da saraceni o turchi mentre sulla spiaggia di Torre Ruffa osservava le stoffe che erano state distese per essere vendute. Donna Canfora, rimasta vedova in ancora giovane età manteneva un ricordo sempre vivo del marito. Quando si trovò sulla nave dei musulmani, dopo aver dato un saluto alla sua casa, alla terra natale e agli amici che agitavano le braccia sulla spiaggia di Capo Vaticano in un gesto disperato si buttò risolutamente in mare gridando: “Le donne di questa terra preferiscono la morte al disonore!” Donna Canfora scomparve fra le onde, ma da allora le acque del mare diventarono in quel punto di un azzurro cangiante con le sfumature di colore del velo che la donna di Ricadi portava. Una volta, quando l’eco, che si genera dall’ infrangersi dell’onda sulla battigia, si propaga nella adiacente campagna, i contadini raccontavano ai figli la leggenda di donna Canfora e dicevano che quel mùrmure monotono non è altro che l’accorato lamento con cui la bella donna rapita saluta ogni notte la sua casa e la sua terra natale. Torre Ruffa è ancora oggi là davanti alla spiaggia, davanti a quel mare che di ora in ora cambia colore.

donna.canfora

 
 
 
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A te che sei tutto
E di tutto l’estremo contrario
Non è facile
Levare il canto
Per i molti tuoi doni
E gli insondabili abissi
Tra cui ti nascondi

 

In te
e solo in te
si confondono
regni lontani
quando dei
animali
e piante
e per ultimo l’uomo
si intrecciano
inestricabili
tra le onde dei tuoi capelli danzanti
al ritmo dei tuoi devoti
e dei suoni
che da sempre
abitano
il vasto universo

....
Sei tu che l’ebbrezza
del comune sentire
concedi ai viventi
che in cuore ti onorano
per il dono del vino lucente
che levando lo spirito
dalle strette di affanni infiniti
mette le ali alle dolci
ingannevoli attese

 

......Tu che radici
hai profonde
nella oscura
nell’umida terra
tu parimenti
nell’alto del cielo
scagli le gemme
dei fruttiferi rami
e col canto ispirato
di poeti
che del tuo sangue
si nutrono
scandisci il duro cammino
perché si sciolga
in amabile danza

Tu della vita
ci conduci ai confini
dove la nera soglia
delle tue grandi pupille
ci invita
con riso dolente
ad inoltrarci
in oscuri sentieri
che non hanno ritorno
se la dolce promessa
del tuo eterno rinascere
non ci accompagna
più amica

 
 

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