La Sveglia

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Creato da ociatt0 il 27/10/2007

 

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Un verso al giorno

Poiché tutto quello che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede. Chi è che vince il mondo, se non colui che crede che Gesù è il Figlio di Dio? 1Giovanni 5:4,5 

 

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Luce

Post n°100 pubblicato il 26 Marzo 2009 da ociatt0
 

 

Luce nel mondo.

Noi cristiani siamo sulla terra per un compito molto onorevole: portare luce, essere visibili in un mondo che giace nell'oscurità.

Invece, spesso, succede che i figli della Luce si raggruppano tra di loro, creando delle barriere che ostacolano la propagazione della luce; si chiudono nelle loro belle "case", creando dei circoli religiosi dove vi si può accedere con gli inviti personali. Molti di costoro si dedicano inconsapevolmente alla crescita della loro denominazione di appartenenza cadendo nel formalismo, e così la loro luce si affievolisce.

Dov'è andata a finire la Luce che risplende DAVANTI a gli uomini? Dobbiamo brillare DAVANTI (e non dietro) a chi non conosce lo splendore di Gesù (che dovrebbe rifulgere in noi); non "dietro", nascosti o raggruppati dentro una "casa".

Possiamo testimoniare con il nostro comportamento illuminato da Gesù, comminando nella Luce, in modo che i nostri vicini, i nostri amici non credenti  possono dire: "Anch'io desidero diventare come te. Come hai fatto?" E la nostra risposta dovrebbe essere semplicemente: "GESU'!"

Questo è il nostro compito: portare molte anime alla Salvezza con il nostro buon esempio (Giovanni 15:8). Così La Grande Città posta sopra il monte si vedrà in tutto il suo splendore.

 

 
 
 

CIAO PAPA'

Post n°99 pubblicato il 25 Marzo 2009 da ociatt0
 

OMAGGIO AD UN AMICO (FRATELLO)

Parole tristi. Assai.

 

di Gaetano Di Meglio

Pagina 2 è vuota. Ci sono tre colonne che non parleranno più. Non è il primo nume­ro del Golfo che chiudo in solitudine. Ce ne sono stati diversi, pochi però. Ogni tanto - ma di rado - si regalava qualche vacanza non troppo lontano. Andava vici­no. Amava troppo Ischia per allentarsi un po' di più.

Mentre la sua tastiera mi ricorda tanti gior­ni allegri, ma anche tanti tristi, non posso far altro che asciugarmi le lacrime. Eh, sì. Consolazione umana, asciugarsi le lacri­me.

L'ho sentito domenica sera alle 11, come al solito, sbraitando contro qualcuno. La domenica non mi aspettava, lasciava tutto sulla scrivania, credo tranquillo. Non mi hai mai lasciato scritto niente. Ieri sera noi Un foglio allegro. Dovevo trovare qualcosa da pubblicare. E alla fine, sotto, allineato a destra in times: CIAO PAPA'. Non l'ha mai fatto. Non l'aveva mai fatto prima. Ieri se ne era andato prima. Ora - mentre scrivo - scoccano le prime 24 ore da grande.

Non importa quello che fai nella vita, non importa quello che custodisci nel cuore. Non importa neanche l'angoscia o l'ansia o la preoccupazione di quel che sarà, per­ché - anche se non lo dici o non lo pensi -in fondo in fondo, sai che papa c'è. Quando poi, ti rendi conto che qualcosa cambia in questo equilibrio allora capisci, piano piano, che smetti di essere figlio e diventi grande. Diventi grande! Fino a quando hai papa, allora sei ancora figlio. E' vero, qualcuno che legge senza tanto trasporto potrà dire che c'è mamma. Sì, c'è! Mamma, col suo amore, c'è!, ma l'equilibrio si è "disequilibrato". Abbiamo finito, con Giovanni, ieri sera, più o meno verso mezzanotte. Stamattina (ieri per chi legge) sono dovuto partire per Roma. Un servizio spirituale per Gesù. Mentre lavoravo è arrivata una telefonata brutta. Triste. Assai triste. Una telefonata che non avrei voluto rice­vere. Ma la morte fa parte della vita. 190 chilometri di solitudine, accompagna­to solo dalla silenziosa e rassicurante pre­senza di Gesù. Quella stessa presenza che mi permette, ora, di scrivere e di chiu­dere questo numero del Golfo. Il numero 80. Anno 20. Numero 82, il primo senza il Direttore.

Non ho più forza. Mi fanno male gli zigo­mi.

Mi mancheranno le sue grida, le sue "bestemmie", le sue "sbattute di cornet­ta", le sue "cose assurde e strane". Mi dispiace per tutti quelli che non avranno più mio padre.

Sì, ci sono stati ad Ischia che hanno potu­to godere di privilegi che a me ad Angela sono stati negati per una vita intera. Tanti, su questo scoglio se lo sono trovato nei momenti difficili, tanti hanno trovato in mio padre quella spalla che doveva essere mia. Ma l'ho dovuto dividere con questo giornale, con questa isola, con questa gente che lui amava, forse più di me! Ma eie la speranza. Quella preziosa gèmma che Gesù ci ha lasciato e che, lui stesso coltiva come un bonsai segreto nel segreto del nostro cuore. Avrei dovuto dirgli "Gesù ti ama!", ma non me ne ha dato la possibilità. Diceva agli altri che mi ero segnato, che avevo girato direzione senza capire. Ma con altri termi­ni. Quello stesso Gesù, che oggi mi sostiene è stato, certamente, l'unico che gli ha rivolto le ultime parole. Solo, disteso su quel letto, con il suo giallo avrà sentito la dolce voce di Gesù che ha sussurrato al suo cuore: Apri, sono lo! Oggi, mentre leggete queste righe, scritte con le lacrime che rigano un volto non baciato da tanto, sappiate che avrei potu­to vantare tutti i motivi per stare arrabbiato con lui. Avrei avuto tutto i motivi per esse­re arrabbiano. Ma non lo sono, e non lo voglio essere, e non voglio neanche esserlo domani. Forse queste righe, non riusciranno a raccontarvi le parole tristi che mi dicono le lacrime. Scendono giù delicate e silenziose. Ne ho visto tante, sui volti segnati di tutti quelli che hanno divo-so l'onore di stare qui al Golfo. Qui al suo Golfo, con il Presidente, con Dana e in fine con Leone. Uno zoo. Ma a lui piaceva così.

Sì a Lui a piaceva così. Un pensiero osti­nato. Oggi verso lacrime amare per i tanti Giovanna e Pasquale che non avranno più una roulotte da abitare. Piango per i futuri Fabrizio che non avranno più qualcuno che è pronto a tutto. Piano per tutti i letto­ri di Papa. Tanti sconosciuti, che lo cerca­vano anche per un annuncio, per una cosa che non avrebbe dovuto fare, ma non c'era verso, Lui stava qui per loro. C'è un ricordo sottile che mi rinfranca. Ricordo le lotte allegre sul letto di Fontana. Quelle lotte fatte per imitare Hulk Hogan e Macho Man: vinceva sempre lui. Qualche giorno fa si è fatto installare mysky per registrarsi "Walker Tekas Ranger" e per "Smakmania" Era così il fondatore del Golfo. Era così l'inventore di una modello di informazione senza precendenti. E - scusate la fran­chezza - non credo sia più applicabile. Papa è stato "musa ispiratore" per tante realtà editoriali che, piano paino sono fini­te. Realtà amare che non hanno potuto durare tanto. Era lui la differenza. Una grande differenza, ed ora sorridiamo un po', anche perché è sempre stato in un "evidente stato di benessere da cibo". Stamattina (cioè tra poco) la redazione, questa nostra casa in subaffitto alla vita, sarà affollata di tante persone. Tante lacri­me saranno versate. Tanto dolore sarà nell'aria. Ai lettori di Papa, agli amici di Papa, ai nemici di Papa, a quelli che lo sti­mavano, a quelli che verranno "perché par brutto" vi chiedo, semplicemente, non piangete! Siate forti. Se proprio non ce la fate, alzate gli occhi, troverete Gesù che ha compassione del vostro dolore e - solo Lui - vi saprà consolare. A Mamma, ad Angela, a Michele, ad Agata, a Martina, a Valerla, a Rita, a Domenico, a Michela: forza! Forza! Forza! Forza! Alziamo gli occhi. A Luciano, a Giacomo: forza! Forza! Ad Antonio, a Leonardo e Franca, a Paolo ed Ersilia, a Giovanni, a Maria, ad Isabella, ad Annarita, a Gennaro, a Rosa, a tutti quelli che ora non mi ricordo il nome, non piangete, non piangete, papa non avrebbe voluto, e certamente avrem­mo rotto un'altra cornetta. Il numero di domani sarà più duro. Sarà più atroce. Avrò tante parole ancora più tristi! Saranno amare. Tanto Amare, ma le scriveremo. O almeno, mi dispiace, ma non possiamo fare altro che scrivere, domani ed oggi, parole tristi. Assai.

 

Dal giornale "IL GOLFO"

 

 
 
 

Un ospite a cena

Post n°98 pubblicato il 17 Marzo 2009 da ociatt0
 

Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me. (Apocalisse 3:20)

 

Quante volte abbiamo ascoltato queste parole rivolteci con amore da chi in questo mondo cerca di farci comprendere che Gesù ci ama, e pure quanta poca attenzione diamo al loro significato. Provando un attimo a fermarci e riflettere su quando ci viene detto, non possiamo non accorgerci di quando amore ci sia in questa frase, di quando rispetto della nostra libertà, cosa che oggi viene calpestata da tutto e da tutti. Eppure qui troviamo Gesù il Signore creatore del cielo e della terra che con fare gentile, nel pieno rispetto di noi esseri inutili bussa con educazione alla nostra porta, chiedendoci semplicemente di voler entrare per cenare con noi. Le meravigliose verità che esprime questo verso della Bibbia sono semplici, il Signore rispetta la nostra libertà, quindi prima di entrare e stravolgere la nostra vita, si perché Gesù ci stravolge, Egli ci chiede il permesso. Poi c'è un altro particolare che oltre a bussare Egli ci chiama, si ci chiama per nome perché Egli ci conosce "Ma ora così parla il SIGNORE, il tuo Creatore, o Giacobbe, colui che ti ha formato, o Israele! Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome; tu sei mio!" (Isaia 43:1). Solo che la Sua voce non è arrogante, non è alta, ed a volte viene soprafatta dai rumori dei nostri affari, dei nostri hobby, dei nostri affetti, e non riusciamo a sentirla perché essa ha un suono "...dolce e sommesso..", che mette pace solo ad ascoltarla. Quindi finalmente se riusciamo ad aprire la porta del nostro cuore egli cenerà con noi. Non importa cosa hai per cena, a Gesù non importa cosa hai da offrirgli, nel salmo 50 i versi 14 e 15 dicono: "Come sacrificio offri a Dio il ringraziamento, e mantieni le promesse fatte al SIGNORE; poi invocami nel giorno della sventura; io ti salverò, e tu mi glorificherai". Al Signore interessa il tuo cuore perché vuole fare di te una persona nuova. Bene in conclusione Dio è alla porta del tuo cuore sta bussando, e ti chiama per nome, non attendere oltre aprigli, perché oggi è giorno di buone novelle, e tutti insieme possiamo gridare "la salvezza è entrata in casa tua" Dio ti benedica.

Ociatt0

 

 
 
 

IL SUICIDIO

Post n°97 pubblicato il 09 Marzo 2009 da ociatt0
 

 

"Il carceriere si svegliò e, vedute tutte le porte del carcere spalancate, sguainò la spada per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti. Ma Paolo gli gridò ad alta voce: "Non farti del male..."

                                                                       (Atti 16:27,28)

 

Non sempre coloro che tentano il suicidio e che magari riescono nel loro intento, lanciano coi loro atteggiamenti segnali premonitori circa le loro intenzioni. Infatti, non esiste un comportamento standard, ossia rintracciabile in tutti questi soggetti, e non è semplice neppure individuare le cause reali di un simile gesto. Secondo un famoso psichiatra psicoterapeuta, esistono vari atteggiamenti suicida, cioè: il Suicidio, autodistruzione intenzionale e volontaria; il Tentato suicidio o parasuicidio, sostenuto da una scarsa intenzionalità autodistruttiva, come richiesta di attenzione, attuato sovente con mezzi poco lesivi; e, infine, il Mancato suicidio,  che si verifica quando il soggetto sopravvive a gesti autolesivi, altrimenti capaci di causare la morte. Secondo una ricerca scientifica, inoltre, scopriamo che i maggiori fattori di esposizione al suicidio sono: l'età avanzata, la vedovanza, la depressione, la disoccupazione, la tossicomania, l'isolamento e i deliri di persecuzione. È possibile, inoltre, secondo la classificazione di un famoso sociologo francese, elencare tre tipi di suicidio: egoistico, quando l'individuo non ha o perde la capacità di integrarsi nella società; altruistico, come nei suicidi di massa; e, infine, anomico, nel caso in cui si perdono punti di riferimento e valori.Attualmente, il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani. Le statistiche attestano che per ogni suicidio portato a termine vi sono da 10 a 100 tentativi. Il passo della nostra meditazione narra la conversione del carceriere di Filippi. La causa che spinse quest'uomo a sguainare la spada per togliersi la vita fu il vedere le porte del carcere spalancate. Subito suppose, a buon motivo, che i prigionieri fossero fuggiti e, come unica soluzione a questa disfatta, trovò il suicidio. Che ne sarebbe stato di lui? Quale sarebbe stata la sua fine, quando i suoi superiori gli avrebbero chiesto spiegazioni riguardo l'accaduto? Allora, in una manciata di secondi, pensò che la soluzione perfetta fosse farla finita. Anche i filosofi contemplano l'auto-omicidio: Seneca, ad esempio, lo prescrive come l'ultimo rimedio per coloro che soffrono. Ma, proprio mentre egli pensava di togliersi la vita, Paolo gli stava offrendo la possibilità di una nuova vita in Cristo. "Il carceriere, chiesto un lume, balzò dentro e, tutto tremante, si gettò ai piedi di Paolo e di Sila; poi li condusse fuori e disse: "Signori, che debbo fare per essere salvato?". Ed essi risposero: "Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia". Poi annunziarono la Parola del Signore a lui e a tutti quelli che erano in casa sua...e si rallegrava con tutta la sua famiglia, perché aveva creduto in Dio" (vv.29-34).Ecco alcuni sprazzi di luce provenienti dalla gloriosa Parola di Dio capaci di dissuadere gli uomini dal compiere gesti inconsulti.- Innanzitutto, consideriamo la Verità della Parola di Dio che avverte l'uomo senza Cristo. "Ma Paolo gli gridò ad alta voce: "Non farti del male..." (v.27). Dio sia ringraziato perché Egli ancora oggi avverte gli uomini con il Messaggio potente della Sua Parola. "Non farti del male" sono le parole amorevoli di Dio per quanti probabilmente hanno deciso o tentato di porre fine alla loro vita. La vita secondo la Bibbia è un dono di Dio: infatti "ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono dall'alto dal Padre degli astri luminosi presso il quale non c'è variazione né ombra di mutamento" (Giac. 1:17), perciò la nostra vita non va rovinata col peccato, tanto meno deve essere danneggiata dando spazio ai desideri del cuore, ma bisogna permettere alla Persona gloriosa del Cristo di entrarvi e di prenderne pieno possesso. Non solo la vita biologica è un dono, ma anche la salvezza è un dono di Dio: "infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio" (Ef.2:8). Dio è il donatore della vita fisica e spirituale ed Egli desidera che ogni uomo rispetti questo dono difendendolo dagli attacchi dell'avversario e rimettendolo ogni giorno con gioia nelle Sue benedette mani. Infatti, la Scrittura afferma che questa verità, cioè "Cristo in noi", coincide con la nuova nascita, con la rigenerazione. L'anima, morta nei falli e nei peccati, ha bisogno di una nuova vita, la quale viene impartita per un divino atto di rigenerazione. In tal modo l'individuo che, un momento prima era lontano dalla grazia del Signore, diviene un momento dopo un figliuolo di Dio, membro della Sua famiglia: infatti, è scritto che "Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove" (II Cor.5:17).- In secondo luogo, notiamo la Verità della Parola di Dio che tranquillizza: "Non farti del male, perché siamo tutti qui" (v.27). Poiché il carceriere sarebbe stato il responsabile della fuga dei prigionieri, preso dalla disperazione, sguainò la spada per uccidersi, ma Paolo, guidato da Dio, lo rassicurò dicendogli che i prigionieri non erano fuggiti. È bello sapere che l'Evangelo non soltanto avverte, ma ristora e rassicura circa l'aiuto e l'amore che Dio ha per ognuno di noi: "Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna" (Giov.3:16). Oh anima desiderosa di essere ristorata dalla potenza gloriosa di Cristo, apri il tuo cuore e permetti al Santo Evangelo di consolare e ristorare la tua anima bisognosa di grazia! Soltanto la Buona Novella dell'Evangelo di Gesù Cristo può distogliere la tua vita dal compiere azioni che potrebbero danneggiarti per l'eternità.- Infine, scopriamo la Verità della Parola di Dio che illumina. "Il carceriere...tutto tremante...disse: "Signori, che debbo fare per essere salvato?" (v.29). Quell'uomo, scosso nell'intimo, aveva ben compreso che quanto accaduto era opera dell'Iddio vivente che Paolo e Sila servivano. Senza ombra di dubbio aveva udito della conversione di Lidia, aveva probabilmente visto con i suoi occhi la liberazione di quella ragazza posseduta da uno spirito di divinazione e, quella sera verso la mezzanotte, udì anche i canti e le preghiere che Paolo e Sila innalzavano al Signore. Il terremoto non aveva soltanto spalancato le porte del carcere, ma aveva anche scosso ed aperto il suo cuore tanto che, condotti fuori gli apostoli, chiese loro quale fosse la via della salvezza.Caro amico che leggi queste pagine, permetti alla Parola di Dio di illuminare il tuo sentiero. Forse ti trovi dentro un tunnel, non riesci ad uscirne fuori, attendi l'aiuto, ma questo tarda; hai pensato forse che l'unica soluzione sia quella di farla finita: te ne prego, vai alla Parola, alla Bibbia. Essa ti avvertirà, ti rassicurerà dell'amore di Dio per te e, infine, illuminerà il tuo cammino. Da quel momento in poi non ci saranno più pensieri di morte, ma di vita e di vita eterna con Cristo, perché "ciò che brama la carne è morte, mentre ciò che brama lo Spirito è vita e pace" (Rom.8:6).  Gioacchino Caltagirone                   

 

 
 
 

TRA LE ONDE

Post n°96 pubblicato il 04 Marzo 2009 da ociatt0
 


In questi ultimi tempi grigi, dove si respira un'aria pesante, noi tutti cerchiamo di navigare con la nostra piccola barchetta in questo mare tempestoso e tormentoso.

Non sempre abbiamo la pazienza, la forza e la serenità per affrontare le piccole e grandi onde che vengono contro di noi, rallentandoci la marcia verso il Cielo. Spesso ci facciamo sopraffare dallo scoraggiamento, domandandoci quando finirà tutto questo sballottamento che ci causa nausea e malessere.

Ci sono le depressioni, le ansie e le insoddisfazioni, le quali, come grandi onde, investendoci, si frantumano e generano rabbia, infelicità e sensi di colpa che ci vogliono fare vivere quotidianamente nell'incertezza, come non avendo uno scopo nella vita, trasmettendoci una visione distorta della realtà che ci dona Gesù con il Suo infinito amore.

In quelle circostanze, noi che amiamo Gesù, il nostro migliore amico, Lo chiamiamo in nostro aiuto con tutta la passione e la forza che abbiamo nel cuore, ma a volte diventiamo solleciti quando la Sua risposta tarda a venire.

Ma Gesù viene! E' una certezza, una promessa, e agisce prontamente: Sgrida la nostra tempesta. Rafforziamo la nostra fede!

Il Salmista diceva:" O SIGNORE, Dio mio, io ho gridato a te e tu m'hai guarito". (Salmi 30:2)

Ogni cosa a Lui gli è sottoposta e non tarderà a liberarci e a salvarci dal naufragio.

Gesù non abbandona la barchetta in mezzo al mare in tempesta, perché desidera che vada avanti nella navigazione sino a che arrivi la bonaccia.

Nello stesso tempo, Gesù ci incoraggia ad andare contro le realtà che vogliono sopraffarci, a sgridare, nel Suo Nome, quei sintomi (spiriti) di depressione e di ansia, in modo che siamo Suoi testimoni efficienti, portando avanti il Suo Regno.

Gesù ha bisogno di amici e collaboratori per poter compiere le Sue meravigliose e imprevedibili opere, in modo che tutti insieme possiamo giungere al compimento della Sua Opera.

 

 
 
 

Dio è amore

 

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