Berlusconi quasi ventennio
(26 febbraio 2009)
Berlusconi compie quindici anni di politica. È un “quasi un ventennio”, dice lui, ma esagera sempre. Era il 26 gennaio 1994 quando annunciò la discesa in campo per «un nuovo miracolo italiano».
Disse: «La vecchia classe politica s’è auto-affondata col debito pubblico e il finanziamento illegale». Chissà se lo ripeterebbe oggi, magari a Mediaset che trasmette documentari sulla vita di San Bettino o ad Alemanno che a Craxi sta per dedicare una via di Roma: quella dell’hotel Raphael, dove nel ’93 anche i militanti dell’Msi tiravano le monetine. E gridavano «via Craxi». Ora verranno accontentati.
Craxi e i suoi fratelli ci lasciarono un debito pubblico che ci costa 70 miliardi l’anno solo per interessi. Berlusconi cosa ci lascerà?
Qualcuno lo paragona a Mussolini, qualcuno a Napoleone. Napoleone in quindici anni conquistò l’Europa, dall’Alpi alle Piramidi dal Manzanarre al Reno. Mussolini nei primi quindici anni si costruì il consenso con la previdenza sociale, la bonifica delle paludi pontine, Cinecittà e la radio. E il Cavaliere? «Ho eliminato otto leader della sinistra, ora faccio fuori anche il nono», ha detto, dando il benvenuto a Franceschini. Ma è un po’ pochino, visto che i leader della sinistra riescono a eliminarsi benissimo da soli. Ospite di Celentano a Rockpolitik, Benigni cercò a lungo un’impresa memorabile di Silvio, ma invano. Il solito comunista: dimenticava la legge antifumo e la patente a punti.
Siamo sempre in attesa delle Grandi Opere, a parte il mausoleo egizio di Arcore, che però è roba degli anni Ottanta. Ora il Cavaliere annuncia quattro centrali nucleari, per la gioia dei francesi che sul nucleare perdevano soldi a rotta di collo, e cercavano un socio un po’ gonzo per dividere le spese. Dicono che saranno pronte nel 2020, quando Silvio avrà ottantacinque anni. Ma, visti i tempi medi italiani, è più probabile che dovremo aspettare il suo centesimo compleanno. Intanto Obama investe in auto verdi ed energie alternative rinnovabili. E poi riemerge dalle acque il Ponte sullo Stretto.
Ogni tanto torna su. Già nel 2001 Lunardi annunciava: «Verranno a vederlo da tutto il mondo. Sarà come il Colosseo e le Piramidi: prima pietra nel 2004, opera completa nel 2010». Quindi ci dovremmo quasi essere. Alle comunali di Messina, tre anni fa, il Cavaliere già lo vedeva e prometteva assunzioni a gogò, spiegando: «Chi ha un grande amore dall’altra parte dello Stretto potrà andarci anche alle 4 di mattina senza traghetti». Purtroppo non c’è nemmeno la prima pietra, ma il ponte che non c’è è già costato 250 milioni di euro.
Si dirà: Berlusconi è sfortunato. Nel ’94 stava per dimezzare le tasse, ma Bossi gli fece cadere il governo dopo sette mesi appena.
Nel 2001 era tutto pronto, con tanto di «Contratto con gli italiani », poi Bin Laden gli buttò giù le Torri per rovinargli la festa. Nel 2008 cosa gli va a capitare? La peggiore crisi dal 1929. Ma solo per gli altri, per lui no. Il suo patrimonio è intatto. Le tv pure. Solo i processi sono spariti.
Però abbiamo anche dei record: siamo il secondo paese europeo più corrotto dopo la Grecia: ma davanti a Malaysia, Giordania, Costa Rica, Capo Verde, Bhutan, Macao, Bahrein, Oman, Mauritius, Botswana, Dominica, Qatar, Barbados. Per la Banca mondiale perdiamo 50 miliardi l’anno in corruzione e siamo al 156° posto per lunghezza dei processi. E abbiamo pure il primato mondiale dell’evasione fiscale: 250 miliardi.
Quindici anni fa il cavaliere prometteva la grande rivoluzione liberale e liberista, modello Reagan e Thatcher. Una volta è andato a trovare la Thatcher, ottant’anni suonati, e ha commentato: «La Thatcher è sempre una bella gnocca». In senso figurato, si suppone.
Ma la rivoluzione, come diceva Leo Longanesi dei comunisti, è sempre rinviata a data da destinarsi.
Sono quindici anni che la pressione fiscale deve calare, invece non fa che aumentare: nel 2009 il governo prevede salirà ai livelli record del 2007, quando però c’era quella sanguisuga di Prodi: 43,3 per cento. Ma con quella bocca Berlusconi può dire ciò che vuole: l’altro giorno ipotizza la nazionalizzazione delle banche: e le azioni delle banche crollano all’istante, quelle di Unicredit perdono il 6,39 per cento in un’ora. Poi precisa che l’ipotesi non riguardava l’Italia. Scherzava. Due mesi fa invitò gl’italiani a investire in titoli Enel e Eni: oggi valgono il 10-15 per cento in meno, peggio per chi s’è fidato. Tito Boeri ricorda i mirabolanti annunci di pacchetti fiscali per far fronte al crollo dei consumi: prima 112 miliardi, poi 80, poi 40, poi otto, mai visti nemmeno quelli. Sei mesi fa il governo era partito con la Robin Hood Tax per tosare i banchieri, ora li dobbiamo aiutare con i Tremonti Bond.
L’altro giorno al G7 Berlusconi insegnava etica negli affari: ci vuole un «global legal standard» contro i paradisi fiscali, che inghiottono settemila miliardi di dollari (Tremonti li chiama «la nuova Tortuga»). Intanto, a Milano, veniva condannato Devid Mills per corruzione. Mills, chi era costui? E cosa faceva negli anni Ottanta-Novanta? L’ha detto lui stesso ai giudici: «La Fininvest mi incaricò di creare 40-50 società in paradisi fiscali, isole del Canale e Vergini»: «Comparto B very discreet», 64 società fuori bilancio, All Iberian & C. Silvio lo spiegò nel 2001 agli Industriali di Roma: «Si doveva trovare un modo in Europa per pagare tasse più convenienti.
Se uno compra film in Usa poi li vende in Germania, Francia, Spagna, se passa da società italiane paga le tasse più alte in Europa; se lo fa attraverso una società in Lussemburgo paga meno tasse».
Ma tutto ciò appartiene al passato. Dopo il ventennio berlusconiano non ci sarà bisogno di ricorrere a questi mezzucci. Non sarà come dopo quello mussoliniano. Stavolta la crisi sparirà, tutti avremo un lavoro o anche due, le Grandi Opere saranno finite, i problemi energetici verranno risolti e avremo pure le tasse dimezzate.
O no?
Testo di Marco Travaglio
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