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Poesia scorre

Post n°27 pubblicato il 03 Agosto 2015 da paolof2014

 

Poesia scorre sulle labbra deserte

Asciutte, semplici parole scandite

Dal silenzio interiore ripercorso

Sono parole sbiadite a consolare

Sono fiori frutti di bene e di male

 

La correzione è illogica

Il senso è privo

Nel balbettio della fatica delusa

Non ha quasi più voce e si confonde

Il lamento debole sconnesso

La poesia non eleva la voce è rotta

stonato strumento della vita

 

la sintassi è infranta mentre la logica

simmetrica Delle rime solo cumuli di rifiuti

da smaltire tra assonometrie piane

e svolgimenti strutturali

L’effusione dell’animo non persegue

Stili  non incanala l’amarezza

 

Siamo vittime incalzate dal plagio

L’autore crea spunti di anamnesi e lotte

Quotidiane per affermare un senso

Al di fuori dell’affetto e dell’amore

Non ricercabile più all’esterno

Qui l’errore dell’io riverso sugli steli

 

Alle azzorre andremo nell’azzurro

Tra le volute del cielo sparse nuvole

Cirrotiche e nembi

Di figure in transito veloce lo sguardo

Attinge dal basso ventre e aspira al di là

D’ogni facile vita, lo sguardo smarrisce

Lo scempio della vita che non concepisce

Si ritira emigra espiando corpi

In evoluzione, vede se stesso disteso

Accantona il lessico cieco

Perfora saldando circoli e anelli di vuoto

 

Il danno è irreversibile le sue parole

Vuote, la figura manca nel piano

Il destino svolge impietrito cinico ogni fusione

Il magma s’avvicina

Chi ancora canta un tempo le lacrime agli occhi

Nella dimenticanza nel forte incontenibile

O debolissimo riverbero

Cataste di finimenti leggiadrie di verbi

Losanghe di soldati avanzano

Gli spari in lontananza gli echi

Si confonde tutto anche il viso deluso

Nella verità si perde ogni realtà

Quando mai la poesia è stata rimbombante quale gioia

 

 

 

 

 

 
 
 

Temporale

Post n°28 pubblicato il 03 Agosto 2015 da paolof2014

 

 Temporale

 

 

L’urlo del tuono

Poi il frastuono

Senza riparo

Impetuoso il torrente

In piena carica rabbiosamente

Furente

Indicibile lotta di contrasto

Il sole ritorna, Svanisce

Tracolla , poi bruciando

Asciuga Seccando

Spalanca di nuovo le fauci

Vincendo trionfa l’estiva

Serra serrata alla sera,

l’amore avrà un motivo in più

d’asciugarsi ringiovanito di pioggia

 

 La gente in generale è felice

Gode la pioggia estiva scrosciando

Si ferma gioiosa sotto ponti aspettando

Si ritrova nel  talamo dell’uditorio

E respira placata l’aria ossigenata

Temprata, si rincontra felice pensando

Chi aspettando ansiosa agli amanti

 

Dal caldo e rifugia in alberghi tornando

Rincasa, rintana all’aperta estiva

Giornata non è una tempesta

Le navi e le barche all’approdo

I sensi sicuri da ogni possibile sbalzo

Rinvigoriti i sentimenti più forti

Grandina che sembra neve sui tetti

Dell’auto  delle stamberghe

Dei ritrovi improvvisati picchiando

Chiuse le imposte sugli orti sui luoghi

Le tettoie sono riparo e gli alberi

Folti che gocciano fitti

 

Poi nulla rimane

Forte sui tetti seppur sradicando

Il sole la luce ritorna con arcobaleni

Diademi di nuvole rosa intrecciate

Ai Crepuscoli più seducenti

folti come barche vicine verdastre accostate

azzurrate dagli occhi colle teste accostate

 

la pioggia che colora  e scolora di manti

penetrando il verde osservati

mare e foreste campagne

Rosseggiando l’azzurro e il breve raggio

Si colma di abituale conforme ligia

Speranza, è un temporale ben venga

Non prostra rinfresca dall’afa

 

Si parla della felicità senza sapere cosa sia

Senza capire che già la si possiede

La gente in generale è sempre di tutto quel che accade felice.

Quando poi tutto in breve interviene

Come Protagonista  e finisce,

un rinfresco che infradicio resta un sollievo

o un momentaneo disagio

poi la tempesta svanisce

rifluisce il sentore il caldo riaffiora

 

Non sono in gioco i sentimenti

Al riparo, bensì Soltanto i piacevoli sensi.

 

 
 
 

Un capolavoro letterario, Un grande poema (Vladimir Majakovskij

Post n°29 pubblicato il 04 Agosto 2015 da paolof2014

 

Un grande Poema e una superba interpretazione di Carmelo Bene

 

Di questo

Vladimir Majakovskij
1922-1923



L'arca approda.
Qua i raggi!
La banchina.
Ehi!
Gettate la gomena!
E subito sento sulle spalle
il peso del davanzale di pietra.
Il sole ha essiccato col caldo
la notte del diluvio.

Alla finestra, arroventato, accolgo il giorno.
Solo un monte sul globo è il Kilimangiaro.
Un punto sulla mappa dell' Africa il Kenia.
Il globo dalla testa calva.
Io sopram'incurvo per il dolore.
In quest'ammasso di pena
vorrebbe
il mondo abbrancare
i seni viventi dei monti.

E dai poli, rovente e pietroso,
faccia colare lava lungo tutte le dimore!
Cosi vorrei singhiozzare io,
orso comunista.

D'antica nobiltà era mio padre,
delicata ho la pelle delle mani.

Forse coi versi tracannerò i miei giorni
senza aver visto nemmeno un tornio.
Ma col respiro, con la voce, col palpito,
con tutte le cime dei capelli irti d'orrore,
con i fori delle narici, con i chiodi degli occhi,
col dente che stride nell'urlo ferino,
col riccio della pelle,
con le crespe rabbiose dei sopraccigli,
con un trilione di pori, con tutti i pori, sino all'ultimo,
in autunno, d'estate, in primavera, d'inverno,
di giorno, nel sonno,
io odio
e rifiuto tutto questo,
tutto.

Tutto
che in noi
ha inculcato l'antica schiavitù,
tutto
che, sciame di meschinità,
s'è posato
e si posa sulla vita,
persino nel nostro ordine
imbandierato di rosso.

Non vi darò la gioia
di vedermi
placato sotto un colpo.

Né presto intonerete, dietro a me,
il riposi in pace al mio talento.

Mi avranno soltanto con un colpo alle spalle.
I d'Anthès non mireranno alla mia fronte.

Quattro volte invecchierò,
quattro volte sarà ancora giovane,
prima di scendere nella tomba.

Ovunque io muoia, morirò cantando.
Ovunque io cada, lo so, sarò degno di giacere
con chi è caduto sotto la rossa bandiera.

Ma, comunque vada,
la morte è sempre morte.

È spaventoso non amare,
terribile non osare più.

C'è per tutti un colpo,
per tutti un coltello.

E per me che cosa?
E quando?

Nell'infanzia forse,
sul fondo,
ritrovo in tutto
dieci giorni discreti.


E quel che tocca agli altri?

Per me già basterebbe!

Ma no…

Vedete,
non l'ho avuto!

Credere all'aldilà!


Lieve il viaggio di prova.

Basta tendere la mano,
e in un attimo
il colpo ti traccia
nell'oltretomba
il cammino sibilante.

Ma che fare
se con tutta,
se con tutta l'ampiezza del cuore,
io ho creduto
e credo in questa vita,
in questo
mondo?


Fede

Prolungate l'attesa quanto più vi piace,
io vedo chiaro,
con chiarezza allucinante.

Al punto che
basterebbe sciogliere la rima
per irrompere sopra un verso
in una vita meravigliosa.

Ma dovrò forse chiedermi:
è questa?
è quella?

Vedo,
vedo tutto chiaramente.
Anche i dettagli.

Aria su aria, quasi pietra su pietra,
inaccessibile alla polvere e alla putredine,
rifulgente si leva sui secoli
il laboratorio delle resurrezioni umane.

Eccolo,
il placido chimico, dalla fronte spaziosa,
che si acciglia dinanzi all'esperimento.

Nel libro
tutta la terra ricerca un cognome.

Ventesimo secolo.

Chi risuscitare?

«Majakovskij...meglio un tipo più brillante.
Non era poi gran che bello, quel poeta».


lo allora griderò da questa pagina d'oggi:

"Non sfogliare più oltre!
Fammi risuscitare!»


Speranza
Iniettami sangue nel cuore,
e in tutte le vene!

Ficcami nel cranio idee!


Non ho vissuto sino in fondo la mia vita terrena,
sulla terra non ho avuto tutto il mio amore.

Ero colossale di statura.

Ma perché
èer simili cose già basta una pulce:
cigolare con la penna, rintanato in una stanza,
ripiegato come un paio d'occhiali nell'astuccio.

Quel che vorrete lo farò per niente:
pulire, lavare, bighellonare, spazzare, star di guardia.
Potrò farvi, se vorrete,anche il portiere.
Ne avete portieri, da voi?

lo ero allegro,
ma a che serve l'allegria,
se il nostro dolore è un pantano?

Oggi, quando mostrano i denti,
è solo per stridere e addentare.
Se ne vedono tante!
Fatica, dolore... chiamatemi!

Uno scherzo può sempre servire.
Con sciarade di iperbolie d'allegorie
vi diletterò
burlando in versi.

Ho amato...
non conta rimestare nel passato.

Soffri? Tanto peggio!
Vivi e ti porti la tua pena.

Amo anche gli animali.
E voi ne avete?
Prendetemi allora come guardiano!
lo amo le bestie.
Se vedo un botolo
(ce n'è uno dal fornaio
tutto spelacchiato),
sono pronto a donargli il mio fegato.
Non importa, cane, toh, mangia!


Amore

Forse, forse un giorno,
da un viottolo dello zoo
lei, lei che ama le bestie,
entrerà nel parco sorridente,
come nella foto sul tavolo.

È tanto bella lei,
certo rinascerà.

Il vostro trentesimo secolo
sorvolerà lo sciame di inezie
che dilaniano il cuore.


Ci ripaghiamo ormai
dell'amore non vissuto
con le stelle di notti senza fine.

Risuscitami,
non foss'altro perché da poeta
t'ho atteso,
ripudiando le assurdità d'ogni giorno!

Risuscitami
anche solo per questo!

Risuscitami
voglio vivere tutta la mia vita!

Perché non ci sia più l'amore
ancella di matrimoni
di lascivia
e d'un pezzo di pane.

Maledicendo i letti,
balzando su dal materasso,
si espanda l'amore in tutto l'universo.

Perché il giorno,
che il dolore degrada,
non sia mendicato
per amor di Cristo.

Perché tutta la terra
si rivolti
al primo grido:
«Compagno!».

Per non essere più vittime
dei covi delle case.

Perché possa
nella famiglia
d'ora in poi
essere padre almeno l'universo
essere madre almeno la terra.

 

 

Commento personale: poema di grande intensità emotiva, scritto per delusioni sia d'amore con Lilya Brik, che per delusioni pratiche-politiche bene già dal poeta intravedute. Scritto con grande maestria e talento  nonchè stile, poichè anche rifacendosi ai grandi temi esisitenziali dell'uomo e della modernità, dell'infanzia, dell'amore, della religione,  i temi di sempre della modernità, di un futurismo atipico, o futuribile risalente ad una antichità, se vogliamo.

Il lettore perciò, cerchi di attualizzarne il contenuto che pur essendo legato ad una storicità anche precisa, possiede una grande intensità e prescinde anche totalmente da quella storicità, sfociando nelle realtà attuali , si legga ancora una fede e un ideale vero, una verità sua contenuta, il dolore e soprattutto l'autenticità, come dire la fierezza e la grande delusione, la reazione e il talento poetico dell'amore , tuttavia espresso .  La fede, l'onestà, l'idea e l'ideale, l'amore e la grandezza di un grande poeta.

Nota: l'interpretazione di carmelo Bene, che evidentemente comprende anche una sorta d'immedesimazione dell'attore, come del resto ogni attore dovrebbe essere in grado di attuare recitando un poema di una certa portata, è unica e irrepetibile, ovvero straordinaria.

 

 

 

 
 
 

Stadio germinale

Post n°30 pubblicato il 05 Agosto 2015 da paolof2014

 

Un conto è esistere, un altro conto è vivere

 

A maggio la primavera checchesenedica

Comincia ad affermarsi, e si afferma

Con misteri strani, le feste del lavoro

Inspiegabili, coincidenti con altro

Il mistero del cotone sparso in giro

Chissà dove e come , ma come faccia ancora

La natura a impollinare, e ad arrivare alle estreme

Extreme periferie non più essenti delle città

Stranite, da esordi di traffico e di vangeli apocrifi

Dove tutti i negozi restano semichiusi ­­­­-chiusi -aperti e si consolidano furbi e ruberie

A secondo delle località

Crisi che si abbattono sui malnutriti e che si abbattono sui miscredenti

Crisi che si abbattono sui sottotenenti, sui poco tenenti

Crisi che si dibattono persino sui pezzetti di terre rimosse e sui pezzenti

Sugliamori devastati,inseriti in un progetto paralitico, del paleolitico

E paralizzato , ripianificato, germinale, sulnascente,  solnascente

Tutte le case dei soli rinascenti , decaduti confiscati, derubati travolti, tra bordelli e tribunali

Crisi che si divincolano ferme come  assestate riassettate di sete di ingiustizia, assetate

Di sete  molto preziose di punizioni di soldi correnti sui conti di giustizia

Assetate di soldi e di mentecatti, sperperi d’ogni tipo evangelico

Evangelista, pasquale sotterraneo, colpevole di neoplasie neofite

Di divulgazione , crisi di risentimenti, sovrabbondanza di carni cani e cagne

Carni, cani e cagne, di ogni tipo taglio e fattezza, per ogni fabbisogno personale,  più che di

solitudine O di compagnia . Crisi delle vocazioni e delle volontarietà

 

La crisi si ristagna sui pezzenti, che rimangono così come il comune stato delle cose

Li tollera o li vuole, per li nutrirli di angosce sociali e più civili, li vorrebbe aiutare

 

Se si possono sfruttare per progetti in essere e avvenire, i poveri sono necessari

Più necessari ancora dei ricchi per i ricchi, per la mentalità e l’apertura civile che possiedono

nonostante tutto, non possedendo niente,

nulla neanche da perdere, ma che possiedono e che hanno invece posseduto i ricchi

Devastatoridelle ricchezze dele terre d’abbandono, dallequali i povri provengono o ristagnano

E che loro possiedono per il bisogn che di loro hanno

Ma per puro senso di amore viscerale verso il prossimo

Perché non possano

I confini scialbi dell’emarginazione

La mancata affermazione dell’individuo

Che trova consolazione nella collettività

Il prescelto nell’attesa del riscatto senza felicità

Il micro-macrocosmo aderente a leggi che sottostanno

Alla violenza e alla moralità del grado posseduto

Il ricorso alla legge di un tribunale dell’estorsione

Di ogni legittimità, l’attesa di un beneficio

La speranza fonte di vitalità , l’uomo sopraffatto (la donna invece no - son finiti quei tempi -  ne resta comunque il suo mistero)

Dalla credulità, l’onore, il grado della verità, l’illusione, raramente la bontà

Ma che irrimediabilmente viene compromessa, dalla ingenuità la germinalità, la spontaneità

Uccise spesso sul nascere. Poi L’idiozia,  la falsità, l’assurdità nel suo compiacimento, l’incapacità

 

Un conto è esistere  un altro conto è vivere.

 

Nota:  già pubblicato qua sopra primo giugno 2015 - ripostato ora per errata cancellazione.

 

 
 
 

A piena voce - Vladimir Majakovskij- Un grande poema

Post n°31 pubblicato il 08 Agosto 2015 da paolof2014

 

A PIENA VOCE


Spettabili
compagni discendenti!
Frugando
nell'odierna
merda impietrita,
studiando le tenebre dei nostri giorni,
voi,
forse,
chiederete anche di me.
E, forse, vi dirà
un vostro dotto,
coprendo d'erudizione
lo sciame delle domande,
che visse, pare, un certo
cantore dell'acqua bollita
e nemico giurato dell'acqua corrente.
Professore,
toglietevi gli occhiali-bicicletta!
Io stesso narrerò
di quel tempo
e della mia persona.
Io, pulitore di fogne
e acquaiolo,
dalla rivoluzione
mobilitato e chiamato,
andai al fronte
dai giardinaggi nobiliari
della poesia,
donnetta capricciosa.
Possedeva un leggiadro giardino:
una figlia,
una villa,
un laghetto,
la calma.
"Ho piantato da sola il mio giardino,
da sola lo innaffierò"
Chi versa versi dall'innaffiatoio,
chi ne spruzza
dalla bocca piena,
riccioluti Mitrèjki,
saccenti Kudrèjki ,
chi diavolo li sbroglierà!
Per questa massa non c'è quarantena,
smandolinano sotto le mura:
"Tara-tìna, tarà-tina,
t-en-n ..."
Non è soverchio onore
che da siffatte rose
si ergano le mie statue
nei giardinetti
in cui sputa un tubercoloso,
in cui stanno puttane, teppisti
e sifilide.
A me
l'agitpròp
è venuto a noia.
Vergare
Romanze per voi
Sarebbe stato
più lucroso
e più seducente.
Ma io
dominavo
me stesso, schiacciando
la gola
della mia propria canzone.
Ascoltate,
compagni discendenti,
l'agitatore,
lo strillone-capo.
Soffocando
torrenti di poesia,
scavalcherò
i volumetti lirici,
come vivo
parlando coi vivi.
Verrò verso di voi
nella distanza del comunismo
non come
un canoro paladino di Esènin.
Il mio verso giungerà
superando crinali di secoli
e teste
di poeti e di governi.
Il mio verso giungerà,
ma non al modo
d'uno strale
in una caccia di amorini e di lire,
non come giunge
al numismatico un logoro baiocco
e non come la luce delle stelle morte.
Il mio verso
a fatica
squarcerà la mole degli anni
e apparirà
ponderabile,
ruvido,
lampante
come nei nostri giorni
è entrato l'acquedotto
costruito
dagli schiavi di Roma.
Nei tumuli dei libri,
sepolcri di poemi,
scoprendo a caso le làmine dei versi,
voi
le palperete
con rispetto
come arma vecchia,
ma minacciosa.
Io
non sono avvezzo a vezzeggiare
l'orecchio
con la parola:
l'orecchio d'una vergine
tra i capellini-bùccoli
non arrossirà,
se sfiorato da frasi scurrili.
Spiegate in parata
le truppe delle mie pagine,
passo in rassegna
il fronte delle righe.
I versi stanno
con pesantezza di piombo,
pronti alla morte
e alla gloria immortale.
I poemi si sono rappresi,
spianando compatte
le bocche da fuoco
dei titoli spalancati.
Arma
fra tutte prediletta,
pronta
a lanciarsi con un grido di guerra,
si è raggelata
la cavalleria delle arguzie,
levando le aguzze
lance delle rime.
E tutte queste truppe
armate sino ai denti,
che per vent'anni volarono
da una vittoria all'altra,
sino
all'ultimissimo foglietto
io le consegno a te,
proletario del pianeta.
Ogni nemico
della classe operaia
è mio vecchio
ed acerrimo nemico.
Ci ordinarono
di andare
sotto la bandiera rossa
gli anni di fatica
e i giorni d'inedia.
Noi aprivamo
ogni torno
di Marx,
come in casa
propria
si aprono le imposte,
ma anche senza leggervi
noi comprendevamo
da quale parte andare,
in qual campo combattere.
Noi
la dialettica
non l'imparammo da Hegel.
Con lo strepito delle battaglie
irrompeva nel verso,
quando
sotto i proiettili
dinanzi a noi fuggivano i borghesi,
come noi
fuggivamo una volta
dinanzi a loro.
Dietro
i geni,
vedova sconsolata,
si trascini la gloria
in marcia funebre, -
muori, mio verso,
muori come un gregario,
come, sconosciuti,
morivano i nostri all'assalto!
Me ne infischio
dei massi di bronzo,
me ne infischio
del muco marmoreo.
Mettiamoci d'accordo sulla gloria,
dacché siamo tra noi,
ci serva
di monumento comune
il socialismo
edificato
nelle battaglie.
Discendenti,
controllate i gavitelli dei dizionari:
dal Lete
affioreranno
residui di parole
come " prostituzione ",
" tubercolosi>,
" blocco."
Per voi
che siete
sani e destri
il poeta
ha leccato
gli sputi polmonari
con la lingua scabra del manifesto.
Con la coda degli anni
io assumerò l'aspetto
dei mostruosi
fòssili caudati.
Compagna vita,
orsù
percorriamo più in fretta
nel piano quinquennale
i giorni che ci restano.
A me
nemmeno un rublo
i versi hanno messo da parte
gli ebanisti
non mi hanno ammobiliata la casa.
E tranne
una camicia lavata di fresco,
dirò in coscienza
che non mi occorre nulla.
Dinanzi
alla C.C.C.
dei futuri
anni radiosi,
sopra la banda
dei poetici
profittatori e scrocconi
lo leverò
come una tessera bolscevica
tutti i cento tomi
dei miei
libri di partito.

 

Nota: il prologo di un poema incompiuto , l'ultimo scritto prima della sua morte. Il suo testamento poetico. Purtroppo i video da you tube non si riescono più a caricare, perchè non viene più indicato il codice d'incorporamento. é un peccato, perchè c'era la recitazione di un frammento di Majakovskij , molto bella, di Vittorio Gassman, in sostanza la lettera di commiato, che qui riporto precisando che frammenti invece è una poesia molto più ampia della lettera di commiato, dove comunque vi sono frasi e versi in comune. Anche in questo caso di  "A piena voce" e direi soprattuto, il lettore cerchi di attualizzare il testo, poichè va molto al di là delle frasi o parole di una storicità precisa, e non va inquadrato in quella, o per quelle.

 

Lettera di commiato:

«A tutti. Se muoio, non incolpate nessuno. E, per favore, niente pettegolezzi. Il defunto non li poteva sopportare. Mamma, sorelle, compagni, perdonatemi. Non è una soluzione (non la consiglio a nessuno), ma io non ho altra scelta. Lilja, amami. Compagno governo, la mia famiglia è Lilja Brik, la mamma, le mie sorelle e Veronika Vitol'dovna Polonskaja. Se farai in modo che abbiano un'esistenza decorosa, ti ringrazio. [...] Come si dice, l'incidente è chiuso. La barca dell'amore si è spezzata contro il quotidiano. La vita e io siamo pari. Inutile elencare offese, dolori, torti reciproci. Voi che restate siate felici».

Nota : Con la sua morte si chiude l'utopia civile di "una generazione che ha dissipato i suoi poeti".

Altra nota personale: trovo che la lettera di commiato, per certi versi, assomigli aquella del nostro Grande scrittore Cesare Pavese.

 

 

 

 
 
 

Frammento

Post n°33 pubblicato il 14 Agosto 2015 da paolof2014

 

Città sfavillano

E i poveri si danno ai ricchi

Di muta, potente eloquenza

Il centro doro per tutti

Una pulizia globale anti e multietnica

Se l'apparenza inganna

La festa è per tutti nel caldo

Afoso di luglio

La città doro di ricco turismo

Emargina, la città uffici elavoro

Emargina ai quartieri miseria

Ma il centro sfavilla con guardie a cavallo

I prezzi altissimi nelle gallerie di pregio

Si vende ancora arte, la gente ha bisogno

Di credere , di pensare agli affari

Borghesi di miniatura e ricchi vassalli

Mondani uomini di mondo

I controllori del mondo, coloro che sanno

Il mercato, coloro che inventano la crisi

Che stringono iferri che in evolution

La scoperta scientifica apre le porte a tutti

Offre le speranze, potere fare, potere il mondo vedere

Il mondo girare, sentire ascoltare

I ricchi stagnanti, deportano felicità, scavando fogne sugli inermi.

 
 
 

Framenti - Vladimir Majakovskij

Post n°34 pubblicato il 14 Agosto 2015 da paolof2014

Frammenti  (Vladimir majakovskij )

 

Io non conosco le forze delle parole
conosco delle parole il suono a stormo.
Non di quelle
che i palchi applaudiscono.
A tali parole
le bare si slanciano
per camminare
sui propri
quattro piedini di quercia.
Sovente
le buttano via,
senza strapparle, senza pubblicarle.
Ma la parola galoppa
con le cinghie tese,
tintinna per secoli
e i treni strisciando s'apprestano
a leccare
le mani callose della poesia.
Io conosco la forza delle parole.
Parrebbe un'inezia.
Un petalo caduto
sotto i tacchi d'una danza.
Ma l'uomo con l'anima,
con l'anima, con le labbra, con lo scheletro...

 

Mi ama - non mi ama.
Io mi torco le mani
e sparpaglio le dita spezzate.
Così si colgono,
esprimendo un voto,
così si gettano in maggio
corolle di margherite sui sentieri.
La rasatura
e il taglio dei capelli
svelino le canizie.
Tintinni a profusione
l'argento degli anni!
Spero,
ho fiducia
che non verrà mai da me
l'ignominioso bonsenso.

 

Sono già le due.
Forse ti sei coricata.
Nella notte la Via Lattea
è come un'Oka d'argento.
Io non m'affretto
e non ho ragione
di svegliarti e turbarti
coi lampi dei telegrammi.
Come suol dirsi,
l'incidente è chiuso.
La barca dell'amore
s'è infranta contro la vita.
Tu ed io siamo pari
A che scopo riandare
afflizioni,
sventure
ed offese reciproche.
Guarda
che pace nel cosmo.
La notte
ha imposto al cielo
un tributo di stelle.
In ore come questa
ci si leva e si parla
ai secoli,
alla storia
e all'universo...

 

 

Vladimir Majakovskij 

 

 
 
 

Confessioni di un malandrino - Sergej Aleksandrovic Esenin

Post n°35 pubblicato il 14 Agosto 2015 da paolof2014

Mi piace spettinato camminare
col capo sulle spalle come un lume
così mi diverto a rischiarare
il vostro autunno senza piume.

Mi piace che mi grandini sul viso
la fitta sassaiola dell'ingiuria,
l'agguanto solo per sentirmi vivo
al guscio della mia capigliatura.

Ed in mente mi torna quello stagno
che le canne e il muschio hanno sommerso
ed i miei che non sanno di avere
un figlio che compone versi

ma mi vogliono bene come ai campi,
alla pelle ed alla pioggia di stagione
raro sarà che chi mi offende scampi
dalle punte del forcone.

Poveri genitori contadini
certo siete invecchiati, ancor temete
il signore del cielo e gli acquitrini
genitor che mai non capirete

che oggi il vostro figliuolo è diventato
il primo fra i poeti del paese
ed ora con le scarpe verniciate
e col cilindro in testa egli cammina.

Ma sopravvive in lui la frenesia
di un vecchio mariuolo di campagna
e ad ogni insegna di macelleria
alla vacca s'inchina sua compagna.

E quando incontra un vetturino
gli torna in mente il suo concio natale
e vorrebbe la coda del ronzino
regger come strascico nuziale.

Voglio bene alla patria benché
afflitta di tronchi rugginosi
mi è caro il grugno sporco dei suini
e i rospi all'ombra sospirosi

son malato d'infanzia e di ricordi
e di freschi crepuscoli d'aprile.
Sembra quasi che l'acero si curvi
per riscaldarsi e poi dormire.

Dal nido di quell'albero le uova
per rubare salivo fino in cima
ma sarà la sua chioma sempre nuova
e dura la sua scorza come prima.

E tu mio caro amico vecchio cane
fioco e cieco ti ha reso la vecchiaia
e giri a coda bassa nel cortile
ignaro delle porte dei granai.

Mi sono cari i miei furti di monello
quando rubavo in casa un po' di pane
e si mangiava come due fratelli
una briciola, all'uomo ed una al cane

io non sono cambiato,
il cuore ed i pensieri son gli stessi
sul tappeto magnifico dei versi
voglio dirvi qualcosa che vi tocchi.

Buonanotte, la falce della luna
si cheta mentre l'aria si fa bruna
dalla finestra mia voglio gridare
contro il disco della luna.

La notte è così tersa
qui forse anche morire non fa male
che importa se il mio spirito è perverso
e dal mio dorso penzola un fanale.

O pegaso decrepito e bonario
il tuo galoppo è ora senza scopo
e giunsi come un maestro solitario
e non canto e non celebro che i topi.

Dalla mia testa come uva matura
gocciola il folle vino delle chiome
voglio essere una gialla velatura
gonfia verso un paese senza nome.

 

Sergej Alexsandrovic Esenin - 1920.

 
 
 

Confessioni di un teppista - Sergej Aleksandrovic Esenin

Post n°36 pubblicato il 14 Agosto 2015 da paolof2014

 

CONFESSIONE DI UN TEPPISTA

(Sergej Alexsandrovic Esenin)

 

Non tutti son capaci di cantare

 

E non a tutti è dato di cadere

 

Come una mela, verso i piedi altrui.

 

 

 

È questa la più grande confessione

 

Che mai teppista possa confidarvi.

 

 

 

Io porto di mia voglia spettinata la testa,

 

Lume a petrolio sopra le mie spalle.

 

Mi piace nella tenebra schiarire

 

Lo spoglio autunno delle anime vostre;

 

E piace a me che mi volino contro

 

I sassi dell'ingiuria,

 

Grandine di eruttante temporale.

 

Solo più forte stringo fra le mani

 

L'ondulata mia bolla dei capelli.

 

 

 

È benefico allora ricordare

 

Il rauco ontano e l'erbeggiante stagno,

 

E che mi vivono da qualche parte

 

Padre e madre, infischiandosi del tutto

 

Dei miei versi, e che loro son caro

 

Come il campo e la carne, e quella pioggia fina

 

Che a primavera fa morbido il grano verde.

 

Per ogni grido che voi mi scagliate

 

Coi forconi verrebbero a scannarvi.

 

 

 

Poveri, poveri miei contadini!

 

Certo non siete diventati belli,

 

E Iddio temete e degli acquitrini le viscere.

 

 

 

Capiste almeno

 

Che vostro figlio in Russia

 

È fra i poeti il più grande!

 

Non si gelava il cuore a voi per lui,

 

Scalzo nelle pozzanghere d'autunno?

 

Adesso va girando egli in cilindro

 

E portando le scarpe di vernice.

 

 

 

Ma vive in lui la primigenia impronta

 

Del monello campagnolo.

 

Ad ogni mucca effigiata

 

Sopra le insegne di macelleria

 

Si inchina da lontano.

 

Ed incontrando in piazza i vetturini

 

Ricorda l'odore del letame sui campi,

 

Pronto, come uno strascico nuziale,

 

A reggere la coda dei cavalli.

 

 

 

Amo la patria. Amo molto la patria!

 

Pur con la sua tristezza di rugginoso salice.

 

Mi son gradevoli i grugni insudiciati dei porci,

 

E nel silenzio notturno l'argentina voce dei rospi.

 

Teneramente malato di memorie infantili

 

Sogno la nebbia e l'umido delle sere d'aprile.

 

Come a scaldarsi al rogo dell'aurora

 

S'è accoccolato l'acero nostro.

 

Ah, salendone i rami quante uova

 

Ho rubato dai nidi alle cornacchie!

 

È sempre uguale, con la verde cima?

 

È come un tempo forte la corteccia?

 

 

 

E tu, diletto,

 

Fedele cane pezzato!

 

Stridulo e cieco t'hanno fatto gli anni,

 

E trascinando vai per il cortile la coda penzolante,

 

Col fiuto immemore di porte e stalla.

 

Come grata ritorna quella birichinata:

 

 

 

Quando il tozzo di pane rubacchiato

 

Alla mia mamma, mordevamo a turno

 

Senza ribrezzo alcuno l'un dell'altro.

 

 

 

Sono rimasto lo stesso, con tutto il cuore.

 

Fioriscono gli occhi in viso

 

Simili a fiordalisi fra la segala.

 

Stuoie d'oro di versi srotolando,

 

Vorrei parlare a voi teneramente.

 

 

 

Buona notte! buona notte a voi tutti!

 

La falce dell'aurora ha già tinnito

 

Fra l'erba del crepuscolo.

 

Voglio stanotte pisciare a dirotto

 

Dalla finestra mia sopra la luna!

 

 

 

Azzurra luce, luce così azzurra!

 

In tanto azzurro anche morir non duole.

 

E non mi importa di sembrare un cinico

 

Con la lanterna attaccata al sedere!

 

Mio vecchio, buono ed estenuato Pégaso,

 

Mi serve proprio il tuo morbido trotto?

 

Io, severo maestro, son venuto

 

A celebrare i topi ed a cantarli.

 

L'agosto del mio capo si versa quale vino

 

Di capelli in tempesta.

 

 

 

Ho voglia d'essere la vela gialla

 

Verso il paese cui per mare andiamo.

 

 

 

[1920]

 

 

 
 
 

La sera di fiera - Dino Campana

Post n°37 pubblicato il 21 Agosto 2015 da paolof2014

 

La sera di fiera (dai Canti Orfici - Notturni )

 

(un vero capolavoro poetico )

 

Il cuore stasera mi disse: non sai?
La rosabruna incantevole
Dorata da una chioma bionda:
E dagli occhi lucenti e bruni colei che di grazia imperiale
Incantava la rosea
Freschezza dei mattini:
E tu seguivi nell’aria
La fresca incarnazione di un mattutino sogno:
E soleva vagare quando il sogno
E il profumo velavano le stelle
(Che tu amavi guardar dietro i cancelli
Le stelle le pallide notturne):
Che soleva passare silenziosa
E bianca come un volo di colombe
Certo è morta: non sai?
Era la notte
Di fiera della perfida Babele
Salente in fasci verso un cielo affastellato un paradiso di fiamma
In lubrici fischi grotteschi
E tintinnare d’angeliche campanelle
E gridi e voci di prostitute
E pantomime d’Ofelia
Stillate dall’umile pianto delle lampade elettriche

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Una canzonetta volgaruccia era morta
E mi aveva lasciato il cuore nel dolore
E me ne andavo errando senz’amore
Lasciando il cuore mio di porta in porta:
Con Lei che non è nata eppure è morta
E mi ha lasciato il cuore senz’amore:
Eppure il cuore porta nel dolore:
Lasciando il cuore mio di porta in porta.

 

 
 
 

D'impeto, era un grido di libertà

Post n°38 pubblicato il 23 Agosto 2015 da paolof2014

 

Un grido di libertà

Un messaggio di speranza

Ribellione interiore

Solidarietà nel gruppo

Che dovrebbe sostenere

Nella fratellanza

Un grido di libertà

Verso chi detiene il potere

Verso chi ti tiene nelle sue mani

In modo arrogante e incivile

Un grido eun messaggiodi speranza

Per i deboli i più deboli o sottomessi

A quel poere a quell’autorità

Che li sottomette in modo ingiusto

Li trattiene servendosene per

Minaccare la tua vita, qello è il blues

Quello oriiginariamente era il blues

Il dare loro una forza , una speranza

 

E un messaggio di speranza

Verso.

 

Punto,  ora tutto è diverso, cambiato

Il potere è totale nella manipolazione totale

E nelle legislazioni delle tolleranze e delle intolleranze

Ora tutto è potere, ora tutto è minaccia

Peggioreperchè senza più alcuna distinzione

Senza più carattere,perché è òa solita legge

Priva di ogni fondmento umano

Senza arroganze eccessive, senza tolleranze

Senza intolleranze,

ora la minoranza non può piùin alcun modo insorgere

non può nemmeno più avere una sua musica

è la legge di sempre, non quella degli esclusi

perché non cisonopiù esclusi , ma accolti

la pietà e la colpa , la misericordia ha accolto tutti nella ua prigione

nella sua legge imperante dei ricchi e dei miseri

senza più alcuna distinzione, nèdi sesso, né di religione, né di niente

èla verità di sempre,  la generalità,  Laiche e Cattoliche dell’ambiguità

non cè più niente da rivendicare, tutto è già assolto e assunto nelle giuste e più

patetiche assurde leggi delle regole delle sottoregole dei sottoposti degli avamposti

delle circolazioni degli indotti dellefalse libertà acquisite conquistate Laiche e

Cattoliche funzioni delle finzioni delle umanità raccolte

delle umanitàraccolte, superate, distinte , inadeguate, delle commoventi

delle meschinità dele fortune, delle leggi di mercato, Laiche  Cattoliche e false

che intaccanoqualunque cosa,  Laiche e Cattoliche, ambigue.

Ricche . (per gli aspetti d'un'umanità del tutto indifferente, ma piena e gonfia di bellissime parole )

 
 
 

Greve è il declino verde

Post n°39 pubblicato il 29 Agosto 2015 da paolof2014

 

Greve è il declino verde

sull'avvento azzurro

tra rossi troppo accesi

rimestato fra buie divisioni

d'erba d'anni e di stagioni




Il grigio assumerà atmosfera

toni di lucentezza

fra contrastate luci

sfumature argentee

mentre chiaroscuri vivi

 

smorti traggono imprevisti

nelle tempre estive naturali

che si fanno di riaccese spente




Verde non si confonde

con l'azzurro alto e

col marrone mischia

steli e gambe sciolte

immerse nella terra




Giallo arso e aranciato sole

brucia un attimo d'estate

 

 


d'attesa allora il brulichio

riporta ogni rapporto di colore

 



Bianco rosea  pelle bionda

rossastra nella voce scura

che profuma pelle bruna

tinta nera un po' scalfita

in quel brillante bianco

quale marmoreo del sorriso

avorio suono di mulatta

che respira ogni felicità

scarlatta d’una principesca cera.

 




Autore:
Paolo Faccenda

 
 
 

Visualizzazioni

Post n°40 pubblicato il 31 Agosto 2015 da paolof2014

 

Visualizzare il presente

scabro  assente

dunque le rotte delle navi

all’ancora

I nuovi mondi fantasiosi

Lontani, inimmaginabili

Il mondo vecchio richiuso

 

Basterebbe una barca

A salpare

Da quel piccolo porto

 

Le rondini s’inseguono

E avvicendano in un continuo

Riandare su se stesse

E un vivaio che tragitta

Negli stessi versi

E ribatte azioni verticali

E all’orizzonte d’uno specchio

 

Di là a notte a volte

È concesso di salire

Scendere lente le scale

A ritrovarsi in poca

Autonomia la marea

Ora alta ora bassa

Sullo stesso insediamento

Come preme sulle case

Di venezia

 

E’ una luce sempre accesa

Al tavolino alla finestra

Per le strade desolate dell’estate

È una figura vana s’un giaciglio

Su di un letto di onde che ristagna

Che ritrae e che riavanza lenta

Come il suono giungendo

Sbatte chiuso persiste e si rimuove

 

 
 
 

TO C. FROM C. (CESARE PAVESE )

Post n°41 pubblicato il 01 Settembre 2015 da paolof2014

Da "Verrà la morte e avrà i tuoi occhi "

 

Di Cesare Pavese

 

  To C.  from  C.

 

You,

dappled smile

on frozen snows –

wind of March,

ballet of boughs

sprung on the snow,

moaning and glowing

your little  <<ohs>> ‑

white-limbed doe,

gracious,

would I could know

yet

the griding grace

of all your days

the foam-like lace

off all your ways –

to-morrow is frozen

down on the plain –

you, dappled smile,

you, glowing laugther.

 

Tu, screziato sorriso

su nevi gelate –

vento di Marzo,

balletto di rami

spuntati sulla neve,

gemendo e ardendo

i tui piccoli <<oh!>> -

daina dalle membra bianche,

graziosa,

potessi io sapere

ancora

la grazia volteggiante

di tutti i tuoi giorni,

la trina di spuma

di tutte le tue vie –

domani è gelato

giù nella pianura –

tu, screziato sorriso,

tu, risata ardente.

 
 
 

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi - CESARE PAVESE

Post n°42 pubblicato il 03 Settembre 2015 da paolof2014

 

Da "Verrà la morte e avrà i tuoi occhi "

di  Cesare Pavese

 

In the morning

You always come back

 

 

Lo spiraglio dell’alba

respira con la tua bocca

in fondo alle vie vuote.

Luce grigia i tuoi occhi,

dolci gocce dell’alba

sulle colline scure.

Il tuo passo e il tuo fiato

come il vento dell’alba

sommergono le case.

La città abbrividisce,

odorano le pietre –

sei la vita, il risveglio.

 

Stella perduta

Nella luce dell’alba,

cigolio della brezza,

tepore, respiro –

è finita la notte.

 

Sei la luce e il mattino.

***

 

Hai un sangue, un respiro.

Sei fatta di carne

di capelli di sguardi

anche tu. Terra e piante,

cielo di marzo, luce,

vibrano e ti somigliano –

il tuo riso e il tuo passo

come acque che sussultano –

il tuo tenero corpo

in una zolla di sole.

 

Hai un sangue , un respiro.

Vivi su questa terra.

Ne conosci i sapori

Le stagioni i risvegli,

hai giocato col sole,

hai parlato con noi.

Acqua chiara, virgulto

primaverile, terra,

germogliante silenzio,

una nube, che sgorga

come polla dal fondo.

Ora ridi e sussulti

Sopra questo silenzio.

Dolce frutto che vivi

sotto il cielo chiaro,

che respiri e vivi

questa nostra stagione,

nel tuo chiuso silenzio

è la tua forza. Come

erba viva nell’aria

rabbrividisci e ridi,

ma tu, tu sei terra.

Sei radice feroce.

Sei la terra che aspetta.

 

 

***

 

 

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi –

questa morte che ci accompagna

dal mattino alla sera, insonne,

sorda, come in vecchio rimorso

o un vizio assurdo. I tuoi occhi

saranno una vana parola,

un grido taciuto, un silenzio.

Così li vedi ogni mattina

Quando su te sola ti pieghi

nello specchio. O cara speranza,

quel giorno sapremo anche noi

che sei la vita e sei il nulla.

 

Per tutti la morte ha uno sguardo.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.

Sarà come smettere un vizio,

come vedere nello specchio

riemergere un viso morto,

come ascoltare un labbro chiuso.

Scenderemo nel gorgo muti.

 
 
 

Ci furono momenti (racconto in forma di poesia)

Post n°44 pubblicato il 14 Settembre 2015 da paolof2014

 

 

Ci furono momenti ( un racconto in forma di poesia )

 

La voce si fa diafana

Il messaggio inaridito e indistinto

Si sente sempre meno

Non si vede quasi più

L’abbiamo persa 

Il percorso era sterile linguaggio

Inebetito dal telefono

La voce forse immaginaria

Girava lungo questi fili come un grido

Un appello disperato

Forse falso ma con un auditorio virtuale

La commessa ibrida di avance

Rigirava i numeri verdi per telepatia

Aspettava la sera chattando con smartphone

Spediva foto di se a chi le domandava

Con naturalezza e garbo poi lei si spogliava

 

S’inoltrava in camicia d’estate

A bere la notte cava sorseggiando

I discorsi allusivi dell’amorfa gente

In tentativi mimetici d’attracco

Coinvolta dichiarava sé stessa

All’amore verso tutto in nome dell’amore

L’invito inspiegabile dell’intontimento

D’isolata raffigurazione d’isolamento

O di quale strana grazia perversa se era

Il gioco a prendere o il reale desiderio

D’avventura al di fuori per celia

Ci furono momenti di totale smarrimento

 

Ci furono momenti di smarrimento

Poi trasognata

 costruiva siti e blog

di fantasiose virtualità sognando

Come in una favola che qualcuno entrasse

In un’anima apparente surrogata da parossismi

Di virtualità e chiusa come bene protetta da essa

Come mistero nuovo suo di contemplazione

Come fosse una divinità , una compensazione

Del sogno trafugato da un corpo reale in attesa

Con raffigurazioni costruite e mediate d’illusioni

Banalmente ottiche e didattiche della magia

Da creare come doni di se stessa per se stessa

Nella negazione assoluta e in una compensazione

Del reale mancante e desiderato,

una creatività rivolta a colpire, attraente

in un rifulgere del tutto vano di un sé come musica

inesistente, la sua integrità d’illusione, la spiritualità

e il concerto della carne come sublimazione dell’esistenza

concetti

di anima isolata ma desiderata dal mondo esterno. Uno spazio

irreale ,  virtuale, dove fluttuare fra contraddizioni

del sogno e della veglia, riposando fra eventi inesistenti

il suo godimento intimo di essere in qualche modo

pervasa da quel suo universo , assorbita ,  penetrata.

 

 

Il desiderio di essa ,di essere vista e osservata nelle

Sue bellezze e forme, forse un tempo davvero possedute, 

o  ancora adesso in un tempo giovanile realmente possedute,

 

o forse immaginate soltanto si esprimeva in quel modo anonimo

ma nella realtà chi fosse e chi potesse essere, non aveva per lei

più nessuna importanza poiché le relazioni fisse

non potevano andare oltre a una sessualità conforme

 

la creatività erotica venìva perciò espressa in quel modo oscuro

e mistico, falsamente spirituale,  ma anche spiritualmente

era in realtà una creatività innocente

artificiosa e artificiale, smembrata, un’illusione di piacere

e di essere immaginata, come divinità capace di infondere

il mistero dell’illusione, atemporale e venerea, virtuale

al punto di essere desiderata, di essere immaginata nell’inconscio

personale, composto da un collettivo comune, quello degli incontri

casuali, ma finalizzati al sesso inteso come intellettuale, emotivo o erotico; misterioso, come onanistico, innocente, spirituale e fisico. 

 

 

 

 

 
 
 

Virtualità

Post n°45 pubblicato il 17 Settembre 2015 da paolof2014

 

Fecondazione in vitro

 

 

Il cuore affigge coralli rossi diramati sulle innervature

Delle diramanti vene , non parliamo di aorta o di porta

Non parliamo di traffico, estremità fredde e raggiunte

Non parliamo d’arterie , scie nebulose comete delle salvezze

Lancinanti, spezzano il senso della vita

 

In tempo o troppo tardi, la partenza , l’arrivo

 

Il circo massimo

L’ultra vessilli arcobaleno sono i foulards

Che confondono i colori con un allegria autoctona

Presidiata autonomia

 

L’auriga ha spostato cyrano spesso un dito di crema

Pittorica sulla faccia imbellettata di profumi del tempo

Immortale , anche l’onniscienza dei fabbisogni surreali

Dell’informatica che informa e rinnova se stessa, convoglia

Ogni tipo di pensiero senza dignità, riformando interamente

Obbligatori consiglieri e aneddoti di storie vissute,

la virtualità paga, esibizioni in pubblico

platee inesistente deliranti

i deliri di twitter portavoce governativo buono

seguici su facebook ritrovi d’infanzia cresciuti

pulsando i pulsanti trasformati della terza rivoluzione

industriale, la politica attraversa i fili telematici

assorbe tutte particelle resistenti e informa sui gusti del pubblico

ottenendo forum devastanti  di approdi e di naufragi

la coscienza è libera mentre il cuore freddo stacca fogli

di inebriata stampa , la tua opinione ci interessa, la tua opinione conta

un’industria ibrida, ti sta fregando un sacco di soldi, mentre paghi

un surrogato di decenza, un illusione, una proposta un percorso

itinerante , qualunque esso sia.

L’astrattismo nacque per contrapporsi alla fotografia che aveva praticamente

Soppiantato la pittura, l’ebook sostituisce il libro

Il contenitore dei giga sostituisce te.

Tu non ci sei più il tuo cuore si è Nascosto già là dentro.

 

 Fecondazione in vitro.

 
 
 

La luna chiara

Post n°46 pubblicato il 13 Ottobre 2015 da paolof2014

 

La luna chiara – Sogno d’amore

 

I)

 

La luna chiara tracimava i campi ancora verdi col suo splendore

E le avvenenti notti sfolgoravano di carne bianca ingioiellata

Della bellezza nell’incarno delle dolci dame attraenti vestite a corte

Correndo nelle stelle dei cieli baciando di esse le bellezze

Ricche di ricami e intrecci con il verde degli anni fulgidi di carne

Rosea e bianca in un orgia di piacere era la festa della sera di fiera

Delle fiere e dei mercati delle grosse e grasse carminie pulsanti belle fattrici

Longilinee Del sud italia ricche di culi e seni e poppe, e carne e lingue da baciare

Da godere, la ricchezza d’immagini e le bellezze delle feste

Nelle sale adibite all’amore, al cercarsi, con le musiche , a danzare

Con esse , nel buio, quando tutte aspettano l’amore, il bacio dell’amante

Nel desiderio d’essere toccate , strette, abbracciate, prese, desiderate

Desiderate a morte, Mentre chi restava a sedere, con l’amica a parlare,

quante stelle giravano nelle teste, nelle menti, sulle labbra, quante cose,

sui vestiti, sui comportamenti, sulle vesti sugli abiti, sulle conoscenze

e poi , alla settimana dopo le feste le fiere , i mercati, e ritrovavi il gusto

delle belle ragazze, e delle belle tabaccaie, e delle benzinaie, e delle

fioriste, e delle loro voglie dei maschi, e dell’unica voglia di amore .

 

II)

 

Le belle e dolci addormentate come marmellate seguivano l’incanto

Delle sere e formicolando recavano il sorriso spargendo bocche

E corpi in giro spargendo se stesse agli ammiratori , dicendo guardateci

E osservate come siamo fatte e come siamo belle

E chi è la più bella, e chi vale di più, e le mie carni

E il mio culo e le mie tette sode, non sono così tonde e rassodate ?

Come la mia bocca, le mie labbra , i miei denti candorei, il mio smalto.

 

 

Tra tanti poi dovrò sceglierne uno, ma prima dovrò divertirmi, come Layla

Anche se correrò il rischio d’essere una facile,  beh in fondo lo sono,

Perché io non dovrei godere il sesso, e avere tanti amanti

Ed essere desiderata, almeno da uno , da uno almeno, almeno da uno

Da uno che mi piaccia e che mi ami ? anche da più di uno anzi e che siano in tanti a desiderarmi

Poi ad uno soltanto dedicherò il mio amore, tutto il mio amore, ma che qualcuno ora adesso

Mi ami e mi ami per davvero, almeno.  Almeno in sogno !

 

 

 

Sogno d’amore di una giovane ragazza, ancora adolescente.

 

 

 

 
 
 

Canto la modestia

Post n°48 pubblicato il 29 Ottobre 2015 da paolof2014

 

Canto la modestia

E la serenità del cuore

Unite alla dignità

Della propria consistenza

 

Canto la quintessenza

Della liberazione

Fede credenza religione

 

Il tocco magico della virtù

Che È l’amore

 

Canto la fede

E non la mia incertezza

La passione sovrana racchiusa

Nello scrigno della consapevolezza

 

Canto quello che manca

E che uno di voi desidera

Chi lo identifica fuori nell’oggetto

 

Chi nella sapienza saggia

Chi ripone quel tepore tenue

Immacolato innocente

In qualche volontà che non sia

Ogni presunzione

Ma io canto quello che non ho

 

L’attenzione rivolta

All’ascolto ai frammenti della vita

Alla rinascita della gioia

Naturale alla soddisfazione pacata

Nelle cose

Natura che apprezzi

In silenzio l’approccio delle volgarità

 

Il gregge

 

Il solitario sbandato cane urla

Stride abbaia latra

Percuote la terra

Nella paura

Non so chi personifica

Sotto l' antico, soltanto l'idiozia

 

Cerco  me stesso ma non trovo

Al di fuori Significato valore qualità

 

L’idiosincrasia, lo sdegno, il dubbio

L’amarezza, la taciuta cosa

Il timore, l’aiuto

L’aiuto che trovo soltanto nell’amore

Nel donare, nell’amare e nell'attenzione

 

Non c’è la virtù senza l’amore. Ma non è una cosa facile.

 
 
 

Musica del dolore

Post n°49 pubblicato il 26 Gennaio 2016 da paolof2014

 

Musica del dolore

 

 

Musica del dolore

musica del piacere

pesantezza e assenza

logica del cuore

sensualità espressione

 

Bella figliola quanti petali

ha la tua viola. Arte e struttura

il pensiero racchiuso in immagine

la bellezza nei tratti di penna

ritoccano il viso prudente

enigma d’un sorriso beato

 

voglio illudermi ancora

col mare coll’erba nel fondo

voglio ancora guardare

ancora assaggiare bere mangiare

fotografare risalire scalare

discendere a valle

specchiarmi nell’acqua

vedere le trecce inseguire le tracce

volare d’azzurri biondissimi

occhi profondi di cielo e di mare

spegni l’impulso appaga la mente


Madre divina figlia dorata!!!

Tremula voce casta e impudica

Scopri il tuo manto

Il tuo volto avvicina

In un bacio prolunga

Il mio soffio dismesso

Mi manchi

Metà della vita.

 
 
 

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