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« Giulia e le altre.Verità e bugie di guerra. »

Quando tocca a noi.

Post n°2909 pubblicato il 08 Dicembre 2023 da fedechiara
 

Di leggende e dintorni. - 08 dicembre 2015
Quando prendiamo definitivo congedo dai genitori entriamo e ci stipiamo in quella vasta lounge planetaria dove si smaltisce - con una dolce e ragionata lentezza, per fortuna - la lista d'attesa del nostro stesso congedo corporale. Tocca a noi, ci diciamo - e le notti sono fitte di sogni tormentati e i pensieri molesti, nel dormiveglia, ci spaventano per i troppi misteri del nostro prossimo viaggio e le improbabili e oscure destinazioni, ammesso e non concesso che ve ne siano, - a parte le leggende religiose e le consolanti e/o spaventose figurazioni medioevali che hanno riempito le nostre deboli e condizionabili zucche di bambini fragili e spaventati di tutto.
E' una lounge confortevole, in verità, con tutti i comforts che la nostra generazione ha saputo/voluto apprestare per i suoi anziani e vecchi: luoghi di cura e di socializzazione un po' venati di tristezza e rimpianti, ma chi è 'autosufficiente' riesce ancora a progettare viaggi e partecipare con un certo impegno e residua autorevolezza alla 'vita sociale' – e facebook aiuta, certo, pur se è da usarsi 'cum grano salis' e considerarlo un giocattolo un po' stupido e vanesio, quale effettivamente è per molti, troppi di noi. E pericoloso, se consideriamo l'uso distorto che ne fanno i troppi 'bulli' delle nostre scuole e le 'radicalizzazioni' para islamiche contorte e stupide che vi avvengono e, finalmente, vengono monitorate dalle 'intelligences' dei vari paesi sotto attacco terroristico
E sarà per il fitto calendario funerario dell'ultimo mese appena scorso, durante il quale ho ficcato gli occhi in quelli spaventati dei morituri - e ne coglievo gli angoscianti interrogativi e le segrete paure - la dimensione dell'Ade, dell'Aldilà mi è diventata familiare e, di recente, ho recuperato quel dialogo sapido e pieno di sensatezza filosofica antica di Socrate con i suoi discepoli e l'ho comparato con tutte quelle promesse di Paradisi e Purgatori (gli Inferni no, non sono più di moda, al tempo di Francesco e del suo Giubileo della Misericordia che si celebra in pompa magna e con gran battage pubblicitario dei media servili e 'più realisti del re') che mostrano la corda delle nefaste e incorrotte narrazioni medievali. E mi è venuto da sorridere quando un radio-giornalista mi ha spiegato che il riferimento antico della 'porta santa' era ad un capro sacrificale – segno che la nostra e le altre religioni non si sono mai troppo distaccate dai tempi mitologici dei popoli pastori che le hanno partorite e riempite delle loro vetuste simbologie e riferimenti rituali e sacrificali, a partire da Isacco, salvato dall'Angelo.
E, per i presenti celebranti e i loro plasmabili 'fedeli' dai percorsi mentali labirintici e fittamente nebbiosi, è una manna che la Scienza non abbia saputo produrre altrettanti accattivanti e chiari riferimenti simbolici sostitutivi di quelle leggende fruste e inadeguate a coniugare il presente – che si dibatte, infatti, nei conflitti indotti dallo scontro tra 'verità rivelate' (ebraiche, cattoliche e islamiche) da sempre contrapposte e ugualmente riferite alla pastorizia delle origini e ai belati dei caproni sacrificali.
Perché, se la luce della Scienza e relativa Conoscenza, - in questi tormentati decenni di medioevi che ritornano e si scontrano nelle strade di Parigi e nei caffè danesi e musei tunisini e nelle redazioni della libera stampa e negli istituti per handicappati di san Bernardino - se quella luce avesse sfolgorato e prodotto le sue auguste e maestose simbologie di vera e piena Conoscenza non saremmo qui a piangere i nostri morti innocenti e farli benedire in quelle stesse chiese in cui si predicano le verità asfittiche e storicamente violente del nostro scontento (leggetevi la 'crociata contro gli Albigesi' o 'la notte di san Bartolomeo' e le altre guerre di religione su Wikipedia e ne avrete contezza).
Luce, fate luce!' si dice che abbia esclamato il Poeta morente. Ce n'è un gran bisogno, in effetti. Non fosse altro che per illuminare il Buio dell'Ade e dirlo il confortante Nulla che ci ha partorito e a cui ritorneremo. Amen e così sia.
Nessuna descrizione della foto disponibile.
  • Socrate - I vivi e i morti
    "Consideriamo anche da questo punto
    di vista come sia molto probabile che la
    morte sia un bene. Il morire è infatti una
    di queste due cose: o è come se il morto
    non esistesse per nulla e non provasse
    alcuna sensazione, oppure - come
    dicono - la morte è una sorta di
    cambiamento, una migrazione dell'anima
    da questo luogo ad un altro. Se dunque
    nella morte non vi sono sensazioni, essa
    somiglia ad un sonno senza sogni. Ma
    allora essa è un meraviglioso guadagno.
    Sono convinto infatti che se uno dovesse
    scegliere e paragonare una notte senza
    sogni con altre notti ed altri giorni della
    sua vita, dopo averci ben riflettuto io
    credo che non solo un privato cittadino,
    ma anche il Gran Re non troverebbe
    molte notti e giorni più tranquilli e
    gradevoli di quella notte. Se questa è la
    morte, è davvero un guadagno, dico io:
    tutta la durata del tempo così non
    sarebbe più lunga di una sola notte! Se
    poi la morte somiglia ad un migrare da
    qui ad un altro luogo, e se è vero quel
    che si dice, che là vi sono tutti i morti,
    allora quale bene potrebbe essere più
    grande di questo, o miei giudici?
    Sarebbe forse una brutta cosa la
    trasmigrazione di un uomo che, giunto
    nell'Ade, liberatosi di questi uomini che
    dicono di essere giudici, trovi i veri
    giudici che, si dice, amministrano là la
    giustizia, Minosse Radamanto Eaco,
    Trittolemo, e gli altri semidèi che furono
    giusti in vita? E d'altra parte non
    accettereste di pagare qualsiasi prezzo
    per trovarvi con Orfeo, con Museo, con
    Esiodo, con Omero? Se la morte è così,
    allora io voglio morire più volte. Poiché
    per me in particolare sarebbe infatti
    stupendo passare il tempo lì,
    incontrando Palamede o Aiace
    Telamonio o chiunque altro sia morto per
    un processo ingiusto. Come sarebbe
    bello dialogare con queste persone e
    paragonare le mie sciagure alle loro! E
    più d'ogni altra cosa mi piacerebbe
    passar la vita ad esaminare ed indagare
    le persone anche lì, come faccio qui in
    vita, per sapere chi di loro è sapiente e
    chi invece non lo è affatto, ma si crede
    egualmente sapiente. Che prezzo non si
    pagherebbe, o giudici, per interrogare
    quell'eroe che condusse il grande
    esercito a Troia, o Ulisse, o Sisifo, o gli
    infiniti altri che si potrebbero citare.
    uomini e donne. Sarebbe il colmo della
    felicità conversare e stare insieme ad
    essi. Quelli di laggiù non ti uccidono
    certamente per questo: essi sono più
    felici dei vivi, in primo luogo perché sono
    immortali per il resto del tempo - se pure
    è vero ciò che si dice. Ma anche voi,
    giudici, dovete esser pieni di speranza di
    fronte alla morte e pensare che questa
    sola cosa è vera: niente può fare male a
    un uomo buono, né durante la vita, né
    dopo la morte. Gli dei hanno cura della
    sua sorte. Del resto anche la mia
    vicenda non è andata a finire così per
    caso, ma sono ben certo che ormai
    morire ed essere libero da tutte le cose
    era meglio per me. Per questo la voce
    del demone non si è mai rivolta a me ed
    io non sento rancore per coloro che mi
    hanno condannato e per i miei
    accusatori. Eppure non con questo
    intento essi mi hanno accusato e hanno
    votato contro, ma pensando di
    danneggiarmi, e per questo vanno
    biasimati. Tuttavia di questo li prego: i
    miei figli, quando saranno divenuti adulti,
    rimproverateli, cittadini, state loro
    addosso come facevo io con voi se vi
    sembra che si preoccupino delle
    ricchezze o di qualcos'altro prima che
    della virtù; e se, senza valere niente,
    credono di essere qualcuno,
    svergognateli come facevo io con voi,
    perché non si curano di ciò che bisogna
    e pensano di essere qualcosa, senza
    valere nulla. Se farete questo, avremo
    ricevuto da voi ciò che è giusto sia io sia
    i miei figli." Socrate - 'Discorso prima di
    morire.'

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