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Messaggi di Luglio 2020

Arridatece Fanfani e Rumor.

Post n°1288 pubblicato il 05 Luglio 2020 da fedechiara
 

 

Il segno dell'età che mi ritrovo addosso, più che dal numero rotondo che la convalida e le rughe del mattino che invano provo a distendere è dato dal fatto che mi riconosco – riconosco tracce del mio vissuto - nei documentari in bianco e nero stinto di Raistoria – con Fanfani o Rumor che tagliano i nastri di inaugurazione delle tratte autostradali (chissà se anche quello del Ponte Morandi) e tutta una fila di italiani in vacanza stivati in cinque o sei (se bambini) dentro le mitiche Cinquecento e le più lussuose Seicento. Multiple nel caso di figliolanza copiosa e parti plurigemellari o 'truccate Abarth' per i giovanotti in vena di conquiste. 
'Tutti al mare a mostrar le chiappe chiare.' Che anno era?

E sono quasi contemporaneo di Umberto Eco buonanima, di cui leggevo le gustosissime 'bustine di Minerva' sull'Espresso in formato lenzuolo e so chi era (e ne ho ascoltato la strana voce pastosa in apertura di adolescenza) Edith Piaf e Josephine Baker, cinta nelle banane, ed ho imparato a memoria e so cantare discretamente bene 'Les feuilles mortes' di Yves Montand su testo poetico di Jacques Prèvert con effetto vibrato commovente e voce bassa e profonda.

E ricordo mia cugina vergine (all'epoca si andava al matrimonio, uno solo, in cotal stato e il vestito bianco lo testimoniava, bei tempi!) che cantava con voce sopranile, a gola spiegata, 'Il cielo in una stanza' e la madre-zia mi preparava certi gnocchi di patate impastati davanti a me con un ragù fisso 'da capottarse' – come scrive delle sue fragole e ciliege il fruttivendolo di via Roma qui a Mogliano.

Dunque sono un 'testimone del tempo' quasi leggendario e vanto pure qualche record - come quello di non avere mai ballato alcun ballo, giuro, prima dei fatali cinquanta e mai una volta in discoteca. Ma ho capitolato, di poi, negli abbracci del tango-pensiero-triste-che-si-balla fino al drammatico epilogo del corona virus che ha sterilizzato e distanziato ogni cosa - e si torna a ballare solo se 'congiunti' da almeno un decennio e con autocertificazione obbligatoria che scagiona i maestri di tango spaventati di perdere la licenza e finire ai domiciliari in caso di focolaio milonghero.

Si stava meglio quando c'era Fanfani, mannaggia.

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L'estate dei nostri scontenti.

Post n°1287 pubblicato il 04 Luglio 2020 da fedechiara
 

L'estate dei nostri scontenti.

E, mentre prendono a correre i primi giorni di una estate mai così intensamente agognata, emergono, dai flutti di una informazione impazzita (una e propria 'infodemia' ), le verità che intuivamo confusamente, depressi e reclusi nelle prigioni domestiche, ma una marea di 'esperti' filo governativi le contrastavano efficacemente dai video e nelle voci di una stampa 'embedded', vera e propria stampa di regime s-governativo.

E molto di ciò che ci è stato raccomandato, le separazioni, i 'distanziamenti', le atroci mascherine sui visi, - plastica raffigurazione di una demenza collettiva che si sfilaccia nei giorni caldi dell'estate al mare e sui monti – ci appare sempre più essere stata una delle tante onde di tsunami di una follia globale e planetaria le cui distruzioni e le faticose rinascite ci raccontano gli storici che rivisitano la Storia, una volta sedata la convulsa narrazione della tragedia.

E su quell'onda che ci ha travolti abbiamo sacrificato le economie e i posti di lavoro già precari di loro e tutti i fragilissimi equilibri che reggono il p.i.l. – e abbiamo chiuso tutto da notte come lugubri guardiani e rallentato le sinapsi neuronali di ognuno e tutti, al punto che gli abbracci, il sale delle vite nostre, fatichiamo tuttora a darceli anche fra 'congiunti'.

'Congiunti' : nuova parola d'ordine che si insinua nella ragnatela dei divieti e dei decreti della presidenza del consiglio dei ministri e degli occhiuti governatori e ci permette di guardarci finalmente negli occhi e cogliere il respiro libero del nostro prossimo. Quel respiro che abbiamo soffocato dietro le orrende mascherine che non vediamo l'ora di gettare nei bidoni del 'secco' fuori di casa.

Liberi tutti dagli incubi notturni che ancora ci capita di sognare, maledizione! complici le predizioni a tamburo battente degli uccelli del malaugurio pandemico che ancora impazzano nelle tivù e sui giornali e trovano eco negli uffici regionali e di s-governo.



  • Finalmente i nodi vengono al pettine. (dal web)


    Il ricercatore Paquale Bacco, insieme al virologo Giulio Tarro e al magistrato Angelo Giorgianni, presenteranno un esposto contro il Governo e faranno ricorso alla Corte di Giustizia europea per le misure adottate durante la pandemia.
    I tre esperti lo faranno attraverso la loro associazione "L'Eretico" cui fanno parte già circa 2mila medici e giuristi. Nell'esposto, come si legge in una nota stampa, si mettono in evidenza una serie di aspetti della malagestione dell'emergenza Covid-19 in Italia, in particolare sotto il profilo medico-scientifico, epidemiologico e giuridico.

    "Approcci diagnostici sbagliati, cure inappropriate, misure di contenimento del contagio e di sicurezza scriteriate, in vigore ancora oggi: per gli esperti dell'Eretico sono stati calpestati i diritti dei cittadini tutelati dalla Costituzione italiana e in sede internazionale" scrivono Tarro, Bacco e Giorganni nella nota.

    "Noi abbiamo ucciso le persone anche se in buona fede perché si era dinanzi ad una situazione nuova, ma in terapia intensiva è stata applicata una cura sbagliata. Si diceva di non utilizzare gli antinfammatori che ora invece sono alla base della nuova terapia, non veniva utilizzata l'eparina ed è stata effettuata la ventilazione profonda. Io ho visto le basi dei polmoni di pazienti Covid, durante le autopsie, ed erano completamente ustionate perché l'ossigeno puro mandato ad una certa pressione ha creato una vera e propria ustione. Poi si creavano le tromboembolie perché l'ossigeno non circolava in quanto i polmoni erano occlusi. I medici hanno seguito le linee guida del governo utilizzando un protocollo completamente sbagliato. È stato come curare un diabetico con lo zucchero." ha dichiarato a ilGiornale.it Pasquale Bacco.

    Non è finita. Sotto accusa, nell'esposto, c'è anche l'uso delle mascherine, "per il quale lo stesso ministero della Salute prevede possibili controindicazioni", e la somministrazione del vaccino. Il comitato legale dell'associazione "L'Eretico" ha già predisposto il modulo che i cittadini potranno utilizzare per chiedere al proprio datore di lavoro (o al dirigente scolastico, in caso di scuole) "di assumersi la responsabilità civile e penale per gli eventuali danni alla salute derivanti dall’uso del dispositivo. Un modulo analogo è stato preparato per l’assunzione di responsabilità del medico o del pediatra di libera scelta nei confronti del paziente (e dell’Asl nei confronti del medico) laddove sia disposta la somministrazione di un vaccino obbligatorio. Il consenso informato del paziente è richiesto per legge: eventuali controindicazioni derivanti dalla cura devono essere indicate dal medico perché il paziente possa decidere se accettare o meno la cura e i suoi possibili danni" scrivono gli associati. I moduli sono stati pubblicati sul sito dell'associazione ed "è possibile scaricarli gratuitamente" come fa sapere Bacco.

    "La cosa più brutta - ha concluso il medico legale -è che nessuno ha chiesto scusa, ora è un dato che sono state applicate le terapie sbagliate e nessuno ha detto 'Abbiamo sbagliato'".
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    Il Dottor Massimo Citro la dittatura sanitaria un inganno globale chiamato COVID19
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Come ti gabbo lu santu qui a nord

Post n°1286 pubblicato il 03 Luglio 2020 da fedechiara
 

Già gabbato lu santu.

Non ci hanno messo molto i popoli nordici 'frugali', gli stati-formiche - che condannano le cicale del sud Europa a 'fare da soli' (domandona: e l'Europa che ci sta a fare in questi casi?) - non ci hanno messo molto a tirarsi indietro e fare fronte comune per obbligare gli stati-mendicanti, l'Italia in primis, a usare del maledetto Mes (denaro in prestito e controllo stretto e feroce della Trojika al seguito) e smettere, di conseguenza, il sogno fradicio di un 'recovery fund' stellare post pandemia che salvi le economie al collasso.

Non si sarà nessun 'recovery fund' a settembre, controllate le dichiarazioni di Rutte (Olanda) e della Merkel e del famigerato Dombrovskis, angelo guardiano con spada fiammeggiante di un paradiso perduto (l'Europa solidale) alla quale versiamo, di contro, dei sonanti miliardoni che ne foraggiano le varie e diverse attività degli stati membri.

Lu santu patrono della pandemia e del collasso dell'economia è stato gabbato pubblicamente con grandi titoli sui giornali senza neanche aspettare che si spegnessero tutti i focolai residui del corona virus perciò, per tutti coloro che si mettessero in questo momento in lettura, passi lunghi e ben distesi verso un futuro di btp nostrani e apertura di una vertenza seria e severa che ipotizzi e/o realizzi una 'italexit' prossima ventura – con conseguente cambio di governo in corsa a settembre.

E chi ha fantasia e competenza per proporre azioni di governo forti e capaci di far decollare una economia di guerra si faccia avanti. Non è più tempo di promesse stupide e raccomandazioni ecumeniche. I 'padri fondatori' di una tale Europa in evidente declino e inadeguatezza a far fronte alle emergenze si rivoltano nella tomba.

SCENARIECONOMICI.IT
Oggi qui vogliamo da un lato dirvi, chiaramente, perché la Germania vuole imporre l’applicazione del MES e quindi mostravi come un giornale sia disposto a raccontare una marea di palle...
Ieri accadeva - 3 luglio 2015 · 

Estati e autunni (per le primavere si vedrà)

C'è di buono, nella crisi greca, che, comunque vada, potremo anche noi (e la Spagna e il Portogallo e la Polonia e chiunque avrà grossi problemi di economie in declino) 'fare come i greci'. Si è 'creato un precedente' che peserà per sempre nell'incerto futuro di quell'accozzaglia di paesi l'un contro l'altro armato che ci ostiniamo a chiamare 'Europa'.

Chiederemo, perciò, all'Europa, alla Trojka, al Fondo Monetario internazionale, comunque vadano le cose da lunedì post diluvio referendario di 'salvarci': di concedere ulteriori aiuti alle banche, ristrutturare e/o cancellare (meglio la seconda) il debito che abbiamo verso di loro perché, altrimenti 'l'Europa affonda': parola di Stieglitz (premio nobel), di Noam Chomsky (che va su ogni pietanza, come il prezzemolo e Cacciari), parola di quella dozzina di padri nobili della sinistra internazionale che non ne hanno azzeccata una, ma va loro dato atto che la situazione internazionale è complessa e sempre in divenire.

Perciò non fasciamoci la testa prima di averla rotta, chi vivrà vedrà e, per certo, 'i cocci saranno nostri' – rivisitiamo i proverbi e i detti popolari, fonte di suprema saggezza.

E, se è vero che l'Isis incalza e sostituisce i suoi morti con altri zombies provenienti da ogni dove del pianeta globalmente impazzito e mette l'assedio ad Aleppo (e molti e vieppiù saranno i profughi sparati di qua e di là in Europa) – se è vero che sarebbe meglio chiudere le radio e le tivù che fanno informazione e non leggere più i giornali bensì i libri perché altrimenti ci deprimiamo e pensiamo che il mondo sia avviato alla sua prossima distruzione e immensa catastrofe abbiamo, però, luminosi esempi, nei documentari di Rai Storia, ad esempio, di come non si stava poi così male durante il primo e il secondo conflitto mondiale e che, insomma, 'il peggio non è mai morto', ma 'in qualche modo abbiam vissuto'.

E rispolveriamo, in finale, l'Ungaretti de: 'Si sta / come d'autunno / sugli alberi / le foglie' e subito sapremo qual'é il nostro posto nel mondo e nel futuro prossimo. E ci sentiamo rincuorati da tanta struggente poesia dell'esistere precario.

Prendete su la borsa, sentite ammé, stipatela di asciugami e costumi e andate al mare con la settimana enigmistica infilata sulla tasca esterna. E provate a indovinare la quinta verticale: sei lettere per dire: 'animale veloce che mette la testa dentro la sabbia per non vedere quanto gli accade intorno'. 
Non fermate il cervello ogni cinque minuti, fate la settimana enigmistica, foglioline mie belle.

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A coloro che verranno

Post n°1285 pubblicato il 03 Luglio 2020 da fedechiara
 

03 luglio 2014  - guerra di trincea

 

E sarà che mio padre aveva dalla sua quella condizione specialissima di sopravvissuto - che, dopo, se sopravvivi, ti senti immortale e puoi tuffarti da una piattaforma di cento metri di altezza a testa in giù e, quando riaffiori, hai un sorriso stampato in faccia e ti avanza di fare l'occhiolino a chi non ti credeva capace.
E quando mi diceva: 'Un fià de guera ve voria' capivo bene la mia/nostra condizione di giovanotti privilegiati assolti dalla guerra e nessuna 'prova di iniziazione' mai da affrontare e uscirne vittoriosi e temprati nello spirito. Mollaccioni, eravamo, che delle bistecche di rosbif staccavamo i nervetti e li lasciavamo sul piatto - lui che era stato protagonista, invece, di una sua privata anabasi e, dopo l'otto settembre, se ne era tornato dalla costa atlantica a piedi e sui carri merci e sui cassoni dei camions scassati e, una volta a Venezia, aveva passato mesi a nascondersi in soffitta da suo cognata e correva di tetto in tetto per nascondersi alla vista dei fascistoni incattiviti della repubblica di Salò che reclutavano a forza i disertori e minacciavano di morte le famiglie che li proteggevano.

E quando ascolto i reportages dal passato che si commemora in questi giorni della guerra di trincea che hanno vissuto i nonni e i bisnonni - quel loro vivere nel fango e nel rigore dei ghiacci dolomitici e, coi guanti sbrindellati e le pezze ai piedi, trovavano il tempo di scrivere lettere alle famiglie e alle spose promesse di straordinario nitore e bravura di giovani scrittori in erba. E in gioco era la vita: ad ogni ora del giorno, ad ogni passo che facevi e dimenticavi di abbassare la testa, sentivi il fischiare di una pallottola del cecchino appostato da ore – o non la sentivi, bensì un dolore acutissimo che ti trapassa l'elmetto e il cranio e ti precipita nel buio e ti ritrovi col nome stampato e il grado su una lapide nei 'cimiteri di guerra'.

E quando ascolto quei reportages delle generazioni perdute mi ci immedesimo e li faccio miei e capisco bene il senso dei versi di B. Brecht: '(…) voi che siete emersi dai gorghi / in cui siamo stati travolti...' e l'amarezza dell'invito che ci rivolge, - a noi sopravvissuti, 'a coloro che verranno' - di ricordarli tutti, un'intera generazione, di milioni di morti e nemici involontari e per caso.

Ricordarli con la necessaria pietas e misericordia. E ridare loro, nei pensieri dolenti, l'effimera vita di un ricordo e di una sentita commemorazione. Amen e cosi sia.

 

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Un'idea di futuro prossimo e remoto.

Post n°1284 pubblicato il 02 Luglio 2020 da fedechiara
 

 

 

Lettera aperta ai maggiorenti della fazione guelfa.

Sto pensando che, forse, è giunta l'ora di stipulare un armistizio, una tregua d'armi, che so, di darci una pausa abbastanza lunga che consenta alle opposte croci rosse di raccogliere i cadaveri sul campo di battaglia, curare i feriti, numerare i dispersi di questa lunga guerra tra le fazioni degli accoglienti buonisti (d'ora in avanti nominati 'guelfi') e quella opposta di noi cattivisti salviniani anti o.n.g. taxi del mare e anti naufragi organizzati che nomineremo 'i ghibellini'.

Non che, con ciò, voglia mandarvi all'inferno, no, nell'immondo girone degli ipocriti - come fece Dante il 'ghibellin fuggiasco', che si prese le sue belle vendette in poesia sui suoi nemici politici.

Penso che dovremmo considerare che siamo al punto in cui è evidente che questa guerra degli scafisti assassini e dei loro numerosissimi clienti che pagano salatissimo il prezzo del biglietto della lotteria del mare (incluso l'annegamento) non possiamo/potete vincerla, né noi né voi, e perciò è stucchevole che si continui a bastonarci sui social dicendovi noi 'buonisti' e 'zecche' e, di contro, che voi vi mettiate a intonare 'Bella ciao' (e siete pure stonati, mannaggia) a gola spiegata ogni volta che qualcuno dei vostri santi in pectore della Mare Ionio o della Open Arms si avvicina ai nostri porti con il carico da novanta di una cinquantina o più sedicenti 'naufraghi' e 'profughi' (compito che spetta alle apposite commissioni preposte il dirli tali).

Stipuliamo un trattato, che so, redigiamo un memorandum, mandateci i vostri migliori diplomatici, magari un filo scafati e disincantati e che prendano in seria considerazione che noi ghibellini siamo la maggioranza nel paese con trend in continua crescita e non potete avanzare troppe pretese e tirare troppo la corda. 
Vi offriamo, per contro, la sede di Venezia, magari l'isola di san Giorgio, e/o Parigi (che è una location troppo a rischio di attentati islamo-radicali, però) e un hotel a cinque stelle, colazione a buffet inclusa e perfino un giro turistico nelle banlieues/enclaves del disagio sociale degli immigrati storici, così che vi possiate rilassare e la smettiate di rifilarci le solite giaculatorie pie e le geremiadi tipo 'fame/guerra/carestia/cambiamenticlimatici' per giustificare la vostra tesi che dobbiamo farci carico di ognuno e tutti i centomila e/o il milione o più di persone che si mettono e si metteranno in marcia verso il loro illusorio Bengodi nei prossimi mesi e anni.

Perché saranno respinti, questo lo sapete, e, forse, si costruirà il muro tra il Friuli e la Slovenia (e magari si avvierà una raccolta fondi sui social a un tale scopo) - e lo saranno perché tutta questa miseria sociale del terzo e quarto mondo in marcia verso l'Europa/bengodi è una iattura, una sventura, una catastrofe epocale; e so per certo che neanche voi guelfi ci credevate alla stupidaggine politica di dirli 'risorse' e 'ci pagano le pensioni' al tempo di Renzi e Alfano e della carica dei settecentomila sulle nostre coste che il vostro Minniti fermò giusto un attimo prima che arrivaste al tre per cento del consenso elettorale.

E sappiamo che anche tra voi guelfi ci sono delle discrete menti ed intelligenze capaci di intendere che niente di buono potrà scaturire da questa 'guerra dei mondi' e si impone una 'mozione d'ordine' europea capace di far argine e muro alto e solido nei confronti dei barbari 'popoli del mare' e di terra che potrebbero mandare a gambe all'aria una civiltà urbana consolidata e con precisi valori di riferimento che non vogliamo vedere dissolti e seppelliti sotto l'urto di un islam aggressivo e prevalente come a Moellenbeck, come a Malmoe, Svezia.

Questioni di grande rilevanza politica sul tappeto, come leggete, e che disegneranno l'orizzonte futuro di questo nostro disgraziato continente. 
Mettetevi una mano sulla coscienza e sedetevi al tavolo, ne va di una idea di futuro prossimo e remoto.

 

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