Creato da bellicapellidgl3 il 19/11/2014

Pettino Pensieri

Oggi è un giorno perfetto per volare

 

Legąmi

Post n°27 pubblicato il 29 Settembre 2015 da bellicapellidgl3


Siamo tutte pronte.

Aspettiamo questo evento da mesi, hai deciso di finire in grande i tuoi 40 anni, sembri una bambina la notte di Natale e questo vale più di tutto.
Vale più di tollerare qualche fata piena di malanimo che hai scelto di invitare, più di convivere per qualche ora con persone che sono stata costretta ad allontanare dalla mia vita.
Niente potrebbe impedirmi di esserci, quel giorno.

Il tuo giro di boa, ti ho detto ieri.

“Io lo strozzo quel boa”.
E ne saresti capace, la tua vitalità potrebbe abbattere qualunque serpente, aprire qualunque porta, darti accesso ai meandri  più blindati. Perché disarma senza far sentire indifesi,  accoglie senza  pretendere una contropartita.

Te ne vai in giro, in scooter e ballerine, piena di capelli e hai questo modo immediato  di farmi sentire che ci sei:
”Tu per me sei superimportante”, mi dici.
Superimportante mi fa molto sorridere.

E’ la tua festa, eppure tu continui a preoccuparti del mio vestito,  del mio stato d’animo, delle mie scarpe, dei soldi che potrei spendere, della mia voglia di ballare, dell’ora in cui arriverò, della mia voglia di esserci.
Questa sei tu.
E sarai pure “psicologicamente inclusiva”, come qualcuno ti ha detto, ma lo sei solo ad uno sguardo disattento. Quelli che lasci davvero entrare, gli inclusi, fanno parte di un circolo ristretto.
Lo sai tu e lo so io.

“Ti accompagno io a scegliere il vestito” mi hai detto seduta in quel bar.
E mi fai sentire la festeggiata che non sono.
“Diamoci un appuntamento, giorno e ora”.

Poi ci ripenso, ho un vestito che ho indossato solo due volte, mi sembra perfettamente adeguato. Eppure.

Mi piacerebbe sentirmi dentro qualcosa di nuovo per quella sera, mi sembra di dovertelo.
Perché sei una delle poche persone al mondo che chiamerei nel cuore della notte se mi sentissi sgomenta, sapendo che mi accoglieresti come fosse mezzogiorno. 

Perché non c’è cosa che avrei remore a confessarti, anche quella per cui provo più vergogna di me stessa.

Perché so con indubitabile certezza che nessuno potrebbe mai esprimere un giudizio blandamente negativo su di me in tua presenza, senza essere incenerito all’istante.

“Se il vestito ce l’hai, non spendere soldi inutilmente. Sarai bellissima comunque” mi dici in modo finto sbrigativo.
Ma entrambe sappiamo che faremo il nostro raid di shopping.
Stiamo solo aspettando che il discorso ci porti lì.

“Sì, in effetti “ rispondo un po’ interlocutoria.

E quindi torni a portarmi dove voglio andare:
”Beh una capatina possiamo comunque farla.. diamo un’occhiata”.
“Mhm”.
E infine il tuo assist:
” Se poi troviamo  una cosa che proprio ti folgora, una cosa per cui dici «Ma come cavolo avrò fatto a vivere fino ad oggi senza questo vestito?», allora lo compriamo!”

Ridiamo.

E in quel momento penso che è proprio questo il nocciolo di tutta l’esistenza.
Le persone che amiamo e da cui riusciamo a farci amare. 
Sembra quasi un miracolo.
E forse un po’ lo è.

Buon compleanno, amica mia.

 

 

 

 
 
 

Cose che nessuno sa

Post n°25 pubblicato il 17 Giugno 2015 da bellicapellidgl3

 

 

Non gestisco più la mancanza.
Ho aspettato troppo a lungo come in apnea, è la mia strategia non indugiare col pensiero su chi potrebbe mancarmi in modo troppo doloroso.
A volte funziona,  altre no.
E comunque mai sul lungo percorso ( sono più una che brucia nei cento metri).

Però ora sono diventata impaziente, fremente, sento quasi una mancanza fisica.
Ho bisogno del suo odore, di quel finto silenzio sornione che è invece una musica per chi ha imparato a decifrare il suo linguaggio.

Ed io lo conosco bene. So quanto possa accogliermi.
Prevedo che, non appena  lo rivedrò, dopo tutti questi mesi  in cui l’ho chiuso dentro uno dei miei retrobottega, mi esploderà con violenza ovunque, negli occhi, nel naso, dritto al cuore come una freccia.
Mi restituirà a me stessa come solo lui sa fare, più di chiunque altro.
So già che,  appena mi starò avvicinando, sentirò pizzicarmi gli occhi, è già accaduto, nonostante mi senta così scema e così fiera di riuscire ancora ad emozionarmi, dopo tutto questo tempo.

Nessuno può capirmi a fondo, riguardo a questo.
Per cui evito di spiegare, sviscerare, ci ho rinunciato. Posso capirlo davvero solo io quello che mi provoca. La serenità estatica che mi regala, la proiezione verso una sorta di dimensione spostata su un piano diverso da quello quotidiano.

Con lui mi sento a casa.

Lui non mi aspetta, sta lì, sempre in movimento, misterioso e immenso.
Mai spaventoso.

Come ho fatto a scegliere allora di vivere lontano?
Come ho potuto darlo per scontato? 
E’ mio, lo sento infantilmente mio, come una scoperta segreta, come se avessi solo io occhi che vedono. 
I suoi colori non sono mai gli stessi, ma il suo odore sì, posso sentirlo prima ancora di raggiungerlo con gli occhi.

Manca poco.

 

Rivedrò il mio mare.

 
 
 

Qui e ora

Post n°24 pubblicato il 22 Aprile 2015 da bellicapellidgl3

 

 

Tra pochi giorni è il mio compleanno.

E non me li sento davvero tutti questi anni alle spalle, sulle spalle o forse sì, ci sono mattine in cui mi pesano addosso come un macigno, perché ho questo senso di sospeso con cui convivo da sempre, questo mio vivere sull’onda di una aspettativa che mai ho messo a fuoco davvero.
I luoghi che avrei già voluto vedere, le persone che avrei voluto dentro di me e in cui sarei potuta entrare, le parole che avrei potuto dire e sono rimaste lì, congelate, ferme; le donne che sarei potuta diventare. I libri che avrei voluto leggere.

Sono stati belli i miei compleanni, tutti.

Era come fosse sempre sabato, perché il giorno dopo è festa, sempre, tutti gli anni.

Mi ricordo quella casa con quel portico enorme, si riempiva di motorini e minigonne e pacchetti regalo. Io avevo quella camicia rosa, con delle righe verticali, mi sentivo felice e nuova ed era arrivata la primavera.
E i miei amici erano tutti lì, per me, sotto quel patio che profumava di ginestre.

Oggi quella casa non esiste più e nemmeno quella camicia. E forse nemmeno quella giovane donna piena di aspettative, che fingeva noncuranza quando iniziava un lento e di sottecchi sbirciava quel ragazzo, sperando che la invitasse a ballare.

Oggi c’è questa donna, la guardo e sento di essere più indulgente con lei che in passato.

Perché ho capito.

Ho capito che forse la parte più bella della mia vita è proprio qui e ora, ho smesso di essere sempre sporta in avanti, distratta a guardare cosa mi sta per riservare il futuro, facendo l’errore imperdonabile di lasciarmi sfuggire il bello che sta accadendo qui e ora. 
Finalmente ho capito di essere stata amata in molti modi, anche se non erano sempre quelli che avrei voluto io, oggi sarei più benevola verso tutto quell’ amore che mi è stato offerto. Saprei accoglierlo diversamente.
Ho imparato che non esiste un amore “senza se e senza ma”, ma non per questo perde il suo enorme valore.
Ho imparato a prendere, senza pretendere, senza irrigidirmi perché qualcuno non mi dà qualcosa che non possiede.
A riconoscere cosa posso aspettarmi da ciascuno, così da poter fruire del meglio.
Ho smesso di guardare la mia immagine riflessa negli occhi degli altri, sforzandomi di essere quello che loro credevano di vedere e perdendo parti di me. Forse le più luminose.

E per quest’anno il mio compleanno voglio trascorrerlo in mezzo alle persone che amo, quelle che mi fanno sentire me, senza giudicarmi, quelle di cui conosco il tocco amorevole.
Le persone che mi fanno ridere. E a volte piangere.
Perché poi è tutta lì la magia dei rapporti veri.
Scelgo loro per ballare sui tavoli e ricordarmi che tutto il bello è proprio qui e ora.

Oggi sono questa, mi mancano pezzi, è vero, come tutti.
Pezzi di cuore ricresciuti malamente.
Pezzi di occhi e di mani.
Ma mi alzo al mattino col desiderio di mettermi un vestito leggero.
Ascolto chi mi parla in modo pieno, riesco a vedere l’essenza e a scremare i fronzoli.
Mi scopro a sorridere mentre cammino e a cantare mentre guido.
Riesco a commuovermi davanti alla limpidezza.

E so di essere più bella.

Ho mostrato a mia figlia per la prima volta il Colosseo. Le ho spiegato che in tutto il mondo quello è il simbolo di Roma, della nostra città. Chiunque guardi il Colosseo, così elegante e fiero, sa cosa sta guardando.
E lei, con la sua innocenza disarmante di bambina, lo ha osservato attentamente, in silenzio. E poi, un po’ contrariata dalle bizzarrie dell’adulto, ha commentato:

” Ma è tutto rotto…”

Allora ho provato a guardarlo attraverso i suoi occhi.
Sì, ha ragione. E’ tutto rotto.
Ma è proprio questo che lo rende se stesso. Nella sua maestosa meraviglia.

 

 

 
 
 

Non mi piace

Post n°23 pubblicato il 02 Marzo 2015 da bellicapellidgl3

 

 

Non sopporto i padroni della Terra, quelli che corrono in Suv (ma la smart è uguale e, secondo me, ancora peggio) e strombazzano: attenti, passo io.

Quelli che hanno fatto i soldi e credono sia un loro preciso dovere farlo sapere agli altri.

Chi mi chiede: ”Di che segno sei?”

Quelli che maltrattano le parole e dicono “un attimino stretto” o “un momentino corto”.

Quelli che mi salutano con un “Ciao, cara” o “Ciao bella” che significa, scusa ma al momento non mi ricordo come ti chiami.

I piacioni, i poco motivati, i troppo motivati.

Quelli che ostentano buon umore quando sono nera.

Quando torna l’ora solare.

La pappa pronta e le minestre riscaldate.

I fanatici, quelli che parcheggiano in doppia fila, quelli che buttano le cicche sulla spiaggia.

Quelli che mettono la musica al massimo, che fanno squillare i cellulari al cinema, a teatro, in chiesa, al ristorante.

Quelli con l’ego in bragoni e gli occhiali da sole.

Quelli che arrivano e sbracano.

I furbi, gli scafati, quelli che riescono ad approfittarsi degli altri e se ne vantano.

Chi non fa domande.

Chi risponde senza mai rispondere.

Quando voglio salutare con un bacio perché è più intimo, invece me ne danno due.

Quando vorrei entrare e non mi danno chiavi di accesso e sbatto il muso ad ogni tentativo.

Chi pretende di farsi visitare senza appuntamento sbandierando una divisa o una posizione sociale o una conoscenza autorevole. Di solito li visito per ultimi.

Chi parla male degli assenti e, quando mostro il mio disappunto, ritratta e crede di darmela a bere.

Chi dice:” Sai come sono fatto..” e io penso che non so niente, invece; non so nemmeno come sono fatta io.

Quelli gradassi coi deboli e cortigiani coi forti.

Chi si autocommisera e si attribuisce meriti:” Non meritavo questo trattamento”,  non sapendo che sono gli altri a stabilire i meriti. E che ti trattano come ti fai trattare.

Gli ipocriti. Preferisco i ladri.

Quando vorrei sentirmi dire:” Ti voglio bene” oppure “Mi sei mancata” e invece non lo dicono. E potrei provare a estorcerlo, ma non sarebbe la stessa cosa.

 

 

 
 
 

Mi piace

Post n°22 pubblicato il 15 Febbraio 2015 da bellicapellidgl3

 

 

 

 

Quando fuori è buio e fa freddo e sono in cucina. Allora accendo le luci della veranda e mi sembra di rubare uno scampolo di estate.

Le lenzuola pulite contro i piedi nudi.

Quando Paola si sfila i suoi occhiali da sole e m dice: ”Mettili tu ché ti stanno meglio”.

Il silenzio.

Quando sono seduta fuori al bar e muoio di freddo e penso che questo inverno non passerà mai. E poi, nell’angolo in fondo alla strada, mi accorgo che c’è una mimosa in fiore.

La mia crema per il corpo.

Quando mi innamoro di un paio di stivali in una vetrina e ci sono i saldi e sono rimasti pochi numeri. Allora provo a entrare e mi dicono: ”E’ rimasto solo il 40”.

Quando mia figlia disegna mentre canta una canzone di De Gregori.

Quando devo comprare il pane e ho i minuti contati e c’è una fila pazzesca al banco; allora vedo le baguette appena sfornate, tutte in fila già prezzate e ne prendo una. E mangio la punta croccante.

Quando vado a dormire con una t-shirt.

Quando vengo da mondi sconosciuti col navigatore e finalmente riconosco una strada amica.

Il cambio di stagione, tirare fuori i pantaloni bianchi.

Quando, mentre faccio accomodare un paziente, gli chiedo: ”Come sta?” e spero intensamente che mi dica bene oppure meglio e lui dice: ”Bene” oppure “Meglio”

Quando faccio benzina al self service e c’è sempre qualcuno che mi aiuta perché non sono capace.

Rivedere un film che amo con qualcuno che non l’ha mai visto prima.

Quando, mentre parlo con le altre, Vane mi abbraccia inaspettatamente da dietro, mi dà un bacio e mi dice: “Ti voglio bene”

Camminare scalza sul parquet.

Il mare. Il mare. Il mare.

Quando mi avventuro a fare il ciambellone allo yogurt e provo a metterci dentro un po’ di cioccolato e, quando lo taglio, il cioccolato c’è.

Le librerie, quando ho due ore di tempo per me.

Quando arriva la bolletta del gas e leggo: totale fattura zero virgola zero zero. I pagamenti delle fatture precedenti sono regolari, grazie.

Quando sto smanettando col cellulare e sono sovrappensiero e leggo un messaggio con il tuo numero che dice:” Sei e sarai sempre unica nella mia vita”. E sento che è vero.

 

 

 

 
 
 

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