Un blog creato da AracnoMania il 20/09/2006

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« Ultimo giorno d'estateMessaggio #3 »

Scogli bianchi

Post n°2 pubblicato il 22 Settembre 2006 da AracnoMania
 
Foto di AracnoMania

Il vento era cambiato, volgeva ad Ovest. Sbrillo seduto davanti a decine di fiale, flaconi e bottigliette colorate fu destato dalla propria concentrazione quando la finestrella di legno sbattè colpita dalla forza del vento e portò via le esalazioni chimiche degli strani composti alchemici che il giovane trattava per conto di maghi e streghe. Ricominciando a respirare ossigeno e profumo di oltremare sentì che era arrivato il momento di far salpare la sua adorata Cammella, una piccola imbarcazione a vela che già lo aveva trasportato in lungo e in largo per l'arcipelago della Rannisula.
Lasciò tutto come si trovava, richiuse qualche flacone per non far evaporare il contenuto e quindi sprigionare le forze magiche e richiuse l'uscio dietro se con un catenaccio rosso dalla ruggine che la vicinanza del mare creava su tutto ciò che fosse metallico.

Inquietudine...non era solito partire con un tempo così incerto, ma sperava che il mare gli fosse benevolo in quella situazione. Come sempre l'ansia e i pensieri pesanti vorticavano nella sua mente rendendolo schiavo di un silenzio esteriore. Il colore del mare e il susseguirsi di scogliere a picco sul mare, la meccanicità dei controlli della Cammella e il vento fresco e salato tra i capelli ricci distoglievano dai pesanti pensieri il giovane Arachiù.

Il sole di fronte al marinaio scendeva lentamente contrastando il blu del mare e il bianco degli scogli. Il tempo di cercare un ormeggio era arrivato, non sentiva il bisogno di spingersi oltre. Il posto che aveva scelto era nascosto da un insenatura, non era molto sicuro se il mare si fosse ingrossato, ma il suo istinto aveva deciso per lui ed eliminò il pensiero dalla mente. Scese a terra, si tolse gli stivali di Polistas, puzzavano come se avesse pestato una carogna di topo, ma il vento portò tutto via. La luna si rifletteva sulle rocce calcaree e rendeva una visione incatantata del luogo. Sbrillo si muoveva in silenzio, il rumore del risacca accompagnava i suoi passi morbidi sulla sabbia umida. Contemplava i riflessi della luna sull'acqua, si accovacciò e rimase immobile per alcuni minuti, prese dalla sacca una bustina di pelle verde limone e ne estrasse fuori una manciata di tabacco prese una foglia di eucalipto sistemò il tabacco per la lunghezza della foglia secca la arrotolò e le diede fuoco con il suo Pirox. Prendeva ampie boccate e soffiava il fumo il più in alto che poteva, sentiva che poteva essere un modo di scacciare i suoi mali interiori, la sua inquietudine non manifesta. Quando ebbe finito si rialzò, la schiena ebbe qualcosina da ridire, ma con qualche movimento azzeccato riuscì a zittirla.

Cercando un riparo per la notte incontrò un Aracno di mare, il personaggio alquanto taciturno sapeva comunque comunicare telepaticamente come se fosse un umano...

 
 
 
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LE AVVENTURE DI MOTANGA

Il vento soffiava leggermente da Nord. Sbrillo esausto contemplava il cielo strappato di nuvole, mentre sorseggiava quella bevanda denominata Adrenina, dal sapore dolciastro e il colore purpureo, sedeva su una sedia in una terrazza del centro del paese di Faglie. Dal balconcino si affacciò Otto, era sudato con gli occhi spiritati, aveva avuto una litigata con una delle sue donne e poi l'aveva posseduta per due ore abbondanti. 
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Sbrillo aveva capito che Otto voleva la sua pozione magica, magari per concludere in bellezza con la dama o magari per riuscire a dirle che era meglio non vedersi più. Controvoglia preparò l'intruglio, lo assaggiò, e lo mise di fronte alla porta di Otto, bussò e si diresse nuovamente in terrazza. Sapeva che in una decina di minuti sarebbe stato lì accanto a lui e avrebbero deciso finalemente il da farsi.
Erano anni che si frequentavano e si scambiavano opinioni varie, avevano avuto la possibilità di fare alcune traversate insieme, ma adesso si trattava di scegliere se formare una ciurma e rimettere in sesto Motanga o continuare ognuno per la propria strada come sempre.

Passarono altre due ore, l'attesa uccideva Sbrillo che nel frattempo aveva cominciato a mischiare Tequila, Adrenina e il suo personale intruglio a base di Foglia del Diavolo. Decise di muoversi, andò a cercare la Musa dei Cerchi di Fuoco.
Faglie era la città natale di Sbrillo, ma non ci si muoveva a suo agio, preferiva viaggiare e stare continuamente in balia della corrente. Ma si sa: i sogni per realizzarsi hanno bisogno di tempo, vera volontà e fatica.
Per sua fortuna trovare una Musa non era un sogno, sua personale confidente era entrata nella vita del giovane Sbrillo poco tempo prima ed aveva occupato immediatamente un ruolo stabilizzante. Infatti Arachiù, così lo conoscevano in paese, era solito avere momenti di follia incontrollabile che manifestava con un arrossamento del viso (diventava magenta in alcuni casi) e un'insaziabile bisogno di sputare veleno e acido citrico su chiunque fosse alla portata della sua voce. Il compito che la Musa assolveva con tenerezza era quello di portarlo nuovamente nel mondo razionale che solitamente ordinava il giovane marinaio.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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