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Vi regalo due maschere della Comedia dell'Arte

Post n°124 pubblicato il 03 Marzo 2011 da luli.11
 

Pagliaccio - Luli.11 mlm 2011

La maschera del Pagliaccio, affermatasi soprattutto in Francia con Pierrot, o in Inghilterra con i clown da circo, è nata dalla fantasia di un cantastorie emiliano del ‘500, Giulio Cesare Croce, che compendiò le sue pubbliche narrazioni in un libro intitolato «Vita di Bertoldo e di suo figlio Bertoldino»cui, dopo la morte del Croce (1609), Camillo Scaligero aggiunse in appendice una «Vita di Cacasenno», figlio di Bertoldino. Padre, figlio e nipote immaginari diventarono in quegli stessi anni personaggi di teatro fondendosi per fantasia degli attori — che a quei tempi recitavano a soggetto, anziché imparando le battute a memoria — in un’unica figura, Bertoldino, ingenua eppur sentenziosa, maliziosa e balorda, che la compagnia di Juan Ganassa presentò poi in Francia, per la prima volta, col nome di Pagliaccio, probabilmente derivato da bajaccio, cioè dicitore di burle (baje) In Francia, a sua volta, Pagliaccio si confuse con un personaggio locale, detto Gros-Guillaume, fornaio e perciò cosparso di farina, e si specializzò nelle parti di valletto, in concorrenza con Arlecchino, assumendo talvolta anche i nomi di Piero, Pierro e Pedrolino. Molière, notato il successo degli italiani, ne derivò il personaggio di Pierrot che, come Pedrolino era stata la personificazione del contadino italiano, finì col diventare quella del contadino francese. Da allora andò gradualmente verificandosi una totale trasformazione del Pagliaccio: eliminata ogni grossolanità, affinato il costume, il comico francese Jean-Baptist Debu reau, uno dei maggiori della prima metà dell’ 800, arriverà a completare la figura del Pierrot moderno infondendole sangue freddo,indifferenza, sensibilità morbosa e un fondo di inguaribile malinconia, motiviche bastano a spiegare perché Pierrot sia una delle poche maschere ancora attuali, non costretta, ormai, a trovar rifugio negli spettacoli di marionette. 

All’antico carattere del Pagliaccio, frequente nelle recite a soggetto che i comici italiani, abilissimi improvvisatori, importarono in Francia, nacque nel teatro parigino dei Funamboli, ai primi dell’ 800, il tipo del moderno Pierrot. Ai Funamboli si erano dati in un primo tempo spettacoli di cani ammaestrati e di danza sul filo, intercalati da qualche pantomima: fu verso il 1830 che,soprattutto per merito dell’abilissimo comico Deburau, il teatro si specializzò nella rappresentazione di pantomime e vaudevilles, al centro delle quali figurava il pagliaccio. Talvolta buono e perfino generoso più per insofferenza che per indole, altra volta ladro, bugiardo e perfino avaro, vile eppur temerario, poverissimo, arricchito e dilapidatore di fortune, incorreggibile nella pigrizia e nella ghiottoneria.L’eccezionale abilità del Deburau finì addirittura con lo stravolgere l’antico carattere del Pagliaccio che, per due secoli, si era pur andato adeguando all’indole e al gusto dei francesi; la petulanza ha ceduto posto al sangue freddo, non è più il fantoccio che si agita senza ragione, ma lo storico moderno che cede alle impressioni del momento, un personaggio senza passione, senza parole e quasi senza volto, che esprime tutto, pur infischiandosi di tutto. La parte del Deburau fu continuata, dopo la sua morte, dal figlio, uno dei più squisiti ed eleganti Pierrot che la storia del teatro ricordi. Con lui il personaggio che aveva commosso il cuore dei parigini entrò nella moda, interessò poeti,scrittori, drammaturghi, musicisti, divenne la maschera preferita di un secolo di carnevali, e andò fissandosi nelle arti e nel costume proprio negli anni in cui tutte le altre maschere del vecchio repertorio incontravano un inevitabile tramonto ritirandosi, nella migliore delle ipotesi, nel teatro delle marionette.

Pierrot - Luli.11 mlm 2011

Liberamente tratto da internet Luli

 
 
 
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Giorni tumultuosi


onde gigantesche infrangono scogli inesplorati


coperti da alghe vermiglie ...


Come l'anima mia quando si rivolge a Te


cerca di nascondersi fra la nebbia


ma tu Rossa la riconosci


accogliendola


 leggera la fai nuotare  per mari inesplorati


dove si cela


il silenzio delle cose.

 

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... cullate dal vento."

 

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La bicicletta

 

Nell’ombra della notte si ritorna soli.

È l’ora che preferisco

per viaggiare in bicicletta,

al raggio delle stelle su la strada vuota,

per la bianchezza della quale l’occhio

vede da lungi sicuramente.

Dove si corre?

 

Alfredo Oriani

 

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Paris di notte

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Tre fiammiferi accesi

uno per uno nella notte

Il primo per vederti tutto il viso

Il secondo per vederti gli occhi

L’ ultimo per vedere la tua bocca

E tutto il buio per ricordarmi queste cose

Mentre ti stringo fra le braccia.

 

Jacques Prèvert

 

La Libellulla

"La libellula,

la creatura del vento,

simboleggia

l'illusione e il cambiamento.

Le sue ali cangianti

ci ricordano

tempi e mondi magici,

rendendoci coscienti

del fatto che la realtà

di questo mondo

è solo un'apparenza.

Il suo insegnamento

ci dice che niente

è in realtà come ci appare

e che dobbiamo sforzarci

di liberarci dalle illusioni

dei nostri sensi.

Inoltre essa fa da tramite

per portarci messaggi d

egli elementali

e degli spiriti del

mondo vegetale."

 

 

 

 

 

 rose rosa

 

 

 

Luli.11 Il mio profilo

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"Tienimi per mano al tramonto,

quando la luce del giorno si spegne

e l’oscurità fa scivolare

il suo drappo di stelle…

Tienila stretta quando non riesco a viverlo

questo mondo imperfetto …

Tienimi per mano …

portami dove il tempo non esiste …

Tienila stretta nel difficile vivere.

Tienimi per mano …

nei giorni in cui mi sento disorientata …

cantami la canzone delle stelle

dolce cantilena di voci respirate …

Tienimi la mano, e stringila forte

prima che l’insolente fato

possa portarmi via da te …

Tienimi per mano e

non lasciarmi andare… mai…"

 

Herman Hesse

 

 

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