MARE DENTRO
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Ma questo lo chiamiamo ancora calcio?
La vergognosa esibizione di pitecantropi incivili e violenti nelle strade circostanti lo stadio di Catania e soprattutto la morte di un agente di Polizia di soli 38 anni colpito da una bomba in quella che a tutti è sembrata una guerra, mi costringono oggi a scrivere indignato su un argomento di cui non mi importa nulla, ovvero il calcio. Devo premettere che se guardo qualche partita – evento ormai sempre più raro – non mi importa di chi vince o perde ma mi piace vedere un bel gioco, veloce e spettacolare. Non tifo per nessuna squadra, mi piace piuttosto guardare sport più belli come la pallavolo, il basket, lo sci e il tennis o l’atletica.
Ieri sera hanno deciso di anticipare la partita a rischio Catania-Palermo perché oggi c’erano i festeggiamenti della Santa patrona di Catania, Sant’Agata. La partita era a forte rischio, tant’è che hanno mandato un esercito di 1500 tra poliziotti e carabinieri per controllare la situazione. Non è servito a nulla. La violenza è esplosa nelle strade, completamente gratuita. La guerra, che noi vediamo solitamente nei telegiornali in paesi lontani, ce l’abbiamo in casa nostra, e si rischia ogni domenica, quando sui campi di serie A, B e perfino di serie inferiore, il testosterone alle stelle del solito gruppo di cerebrolesi cavernicoli (anche minorenni, nel caso di Catania) senza valori né cultura si scatena in assalti violenti. E' successo a Catania stavolta ma poteva succedere ovunque. E sono sicuro che i primi a vergognarsene indignati sono proprio i catanesi.
E non ci appelliamo, vi prego, al solito buonismo dello psicologo che vede in queste manifestazioni espressioni e sfoghi di situazioni disagiate. Allora sapete quanti precari sottopagati, sfruttati, o chi dopo avere studiato tanto è ancora disoccupato, sapete quanti di loro ogni giorno dovrebbero andarsene in giro a spaccare vetrine e incendiare macchine? Io stesso ne so qualcosa, di tali situazioni di disagio. Il disagio si combatte cercando di migliorare.
Parliamo piuttosto di uno Stato ridicolo, assente, che non fa paura a nessuno, ipergarantista, che non tutela il cittadino. Parliamo di uno Stato in cui la legge non funziona, le pene non sono applicate, in cui nessuno ha timore delle leggi e c'è un'illegalità diffusa in tutti i settori. Parliamo di uno Stato in cui un teppista che stava per uccidere un uomo a calci e pugni viene rilasciato dopo tre giorni, invece di passare almeno un anno della propria vita non in carcere, nooooo, bensì nei servizi sociali, a spazzare le strade, a spaccare pietre, oppure a pulire ed accudire vecchi ammalati.
Ma c’è di più. Quei 1500 uomini mobilitati per la partita di Catania e gli altrettanti mobilitati ogni domenica che vanno a rischiare la vita su un campo dove 22 “magnafranchi” superpagati e trasformati in divi corrono appresso ad una palla di cuoio, CHI LI PAGA? Li paghiamo noi contribuenti, li pago io con le mie tasse. Ma quei soldi io li vogli spendere per altre cose, per migliorare la vita di tutti. Se dipendesse da me questo calcio lo butterei nella pattumiera. Superstipendi, cifre da capogiro versati dalle Società per comprare questo o quello, investimenti miliardari che indirizzati in altre cose potrebbero migliorare la vita di molti.
Il campionato si ferma per una giornata. Per me potrebbe fermarsi per sempre. Non sarebbe una grave perdita. Ma per quelli che comandano sì, che sarebbe grave. Perché l’uomo, questo strano animale, dimentica seduto allo stadio o in poltrona, tutti i problemi della sua vita di uomo. Il calcio è una droga, un’ ottima medicina per tenere impegnato in altri ragionamenti il cervello di chi di cervello ne ha già poco, invece di chiedersi se lo Stato e i politici che ci governano o i baroni che muovono i bottoni di poche stanze di potere ci prendono per il sedere. E’ una droga come il sesso, il gossip ed altre menate del genere. Così non è importante quanto ci mangia lo Stato dalla nostra busta paga e soprattutto dove vanno a finire quei miliardi, ma chi vince la domenica, o chi esce dalla casa del Grande Fratello, o chi ha messo incinta Valeria Marini!
E intanto politici che hanno fatto i deputati hanno pensioni da paura, nel frattempo magari fanno i sindaci e vivono da nababbi, mentre pensionati o giovani coppie e single stentano ad arrivare a fine mese. Senza contare la faccenda delle pensioni, meglio lasciare l’argomento ad un altro post……..
Per concludere, tornando al tema sportivo, penso istintivamente al progetto, già bocciato dal ministro Melandri, della costruzione di un altro stadio a Napoli, che Regione e Comune vorrebbero populisticamente costruire nel “deserto” della periferia nord. Applaudo al secco “NO” del ministro, ma pare che la Campania non demorda. Ebbene io penso che non ce ne sia proprio bisogno di un altro stadio. Fate altre cose, fate servizi, strade, date lavoro. Queste iniziative borbonico-populiste lasciatele perdere, anche perché le fate con i soldi dei contribuenti, anche con quell’addizionale IRPEF e quell’ICI che adesso sono aumentati.
E vogliamo dimenticare la tassa regionale sul carburante che fa della benzina napoletana la più cara d’Italia?
Ma non voglio fare più polemiche regionali. Quello che importa è che un agente di Polizia di 38 anni di nome Filippo è morto per una partita di calcio. Il signor Filippo lascia moglie e figli. A loro deve andare il pensiero di tutti, perché una vita non la restituiscono il minuto di silenzio o la sospensione di un giorno del campionato. Servono leggi, pene applicate, politiche sociali, educazione, non partite e Grandi Fratelli o feste di Piazza. L’Italia sta scivolando in un baratro di ignoranza, violenza, mancanza di valori e ideali. Vediamo di fare qualcosa tutti, a cominciare da chi ci governa e “dovrebbe” dare il buon esempio.
Alla famiglia dell’agente ucciso vanno le mie più affettuose, sentite condoglianze.
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