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DiCo: ovvero regole di buon senso in un paese civile

Post n°96 pubblicato il 08 Febbraio 2007 da lo_slavo
Foto di lo_slavo

Non si chiamano Pacs, Ma DICO. Diritti di Convivenza. Sono la giusta, moderata, equilibrata proposta di legge che riconosce alcuni diritti a coloro i quali convivono da anni, pur non equiparandone pienamente diritti e doveri a quelli di cui godono le famiglie fondate sul matrimonio. L’ammodernamento, finalmente cominciato, della vetusta società italiana, mi sembra assolutamente giusto; è regola del buon senso cercare di capire le esigenze di persone conviventi ai quali si devono riconoscere alcuni, non tutti i diritti delle famiglie. Ed è giusto includere anche persone dello stesso sesso conviventi che non per forza devono essere omosessuali; tanti pensionati o persone anziane o amici convivono per dividere anche le spese. Chi discute di diritti e doveri e di perdita del valore della famiglia dovrebbe partire innanzitutto da un punto fondamentale: si deve parlare di famiglie unite in matrimonio civile, ovvero di quelle persone come me, che oltre a acquisire e fornire al coniuge i diritti, si sobbarcano però anche una bella serie di oneri, responsabilità e doveri dinanzi alla legge; credo che nessuno avrebbe mai fatto una legge per dare solo diritti senza addossare doveri e responsabilità. Il primo che si sarebbe incazzato sarei stato io. Invece mi sembra molto giusto quanto deciso oggi. E chi critica? Dall’altro lato abbiamo una destra di difensori demagogici della famiglia fatta da separati, conviventi, divorziati, sposati in terze nozze, etc. Ma per favore……..
Non ammetto per questo la reazione scandalizzata di alcuni e soprattutto la solita reazione del mondo cattolico.
Cosa significa minare la famiglia e soprattutto come si può dire in TV che episodi come quelli di Catania sono provocati dal disgregamento delle famiglie? Quelli che hanno buttato i sassi e preso a sprangate non sono forse nati e cresciuti in “apparentemente” sane famiglie cattoliche? Una buona educazione familiare la possono impartire anche due conviventi, l’importante è l’esempio che si da. Basta solo che le due persone si vogliano bene veramente e ne vogliano anche a coloro che generano e che soprattutto gli insegnino a volerne agli altri. Non significa nulla se sono uniti in matrimonio oppure no, l’importante è la qualità delle persone. E insomma basta con i soliti preti che già troppo onnipresenti (dall’inaugurazione di un teatro a quella dell’anno giudiziario) nella vita civile del Paese predicono la fine della famiglia. Io credo che proprio loro dovrebbero pensare allo spirito ed all’amore, non al potere delle parrocchie ed ai soldi che chi si sposa può sborsare.…….. e credo che il primo che gioirebbe di un mondo in cui vince l’amore sarebbe proprio Gesù Cristo. Infine, ma chi l’ha detto che due gay dovrebbero per forza far crescere un figlio omosessuale? Allora perché tanti figli di coppie normali si scoprono con una diversa sessualità? Anzi, credo che due genitori omosessuali, proprio perché vittime da sempre di una certa emarginazione da parte della società, educherebbero un figlio alla non violenza ed alla tolleranza. Il che è augurabile, visti gli ultimi fatti di cronaca.
In breve: io voto e sono per l’amore, di qualsiasi colore esso sia.
Una buona notte dallo Slavo


 
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