Creato da scricciolo68lbr il 17/02/2007

Pensieri e parole...

Riflessioni, emozioni, musica, idee e sogni di un internauta alle prese con la vita... Porto con me sempre il mio quaderno degli appunti, mi fermo, scrivo, riprendo il cammino... verso la Luce

 

 

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ALZA GLI OCCHI AL CIELO... E GUARDA DENTRO DI TE!

Post n°1380 pubblicato il 24 Novembre 2022 da scricciolo68lbr

Dovremmo essere più consapevoli sul fatto che l’Universo, ci parla in ogni momento ed in ogni modo possibile. A volte la comunicazione avviene con un semplice tramonto, quando il sole se ne va e un po’ di tristezza ci pervade. Quella tristezza che pervade a volte le nostre giornate e che invece noi tentiamo in ogni maniera di scacciare. Altre volte è una notte piena di stelle che, con la sua magnificenza, ci fa provare gioia e una profonda connessione con il Creatore. Altre volte ancora un sogno piacevole che al nostro risveglio ci fa sentire leggeri ed in pace con l'Universo.

L’Universo ci dà anche altri segnali, non solo astronomici.

Come ha scritto Paulo Coelho nell’Alchimista:

«Per arrivare fino al tesoro dovrai seguire i segnali.
Dio ha scritto nel mondo il cammino che ciascun uomo deve percorrere. 
Dovrai soltanto leggere quello che ha scritto per te».

Non credo sinceramente che tutto sia scritto, penso solo a quelle due o tre tappe obbligatorie, fissate per ciascuno di noi, che fanno parte delle esperienze che dobbiamo affrontare nella nostra vita per crescere.

Quante volte nella vostra vita avete pensato oppure detto: «È un segno del destino... »
Ma sapete che cosa significa? Ci avete mai pensato? La frase è molto comune.

E significa che tutti siamo convinti che l’Universo mandi dei segni. Sono delle sensazioni a volte che ci guidano. Eppure appena iniziamo un po’ più a razionalizzare il concetto, ecco che ci mettiamo subito sulla difensiva. «Io non credo a queste cose.»  «Si tratta di superstizioni.» Ed ecco che ci troviamo subito nel campo del «caso», che il pensiero dei secoli scorsi è arrivato a mitizzare al punto tale da elaborare teorie scientifiche riconosciute: tutto avverrebbe per caso, e non esisterebbe alcun programma o Piano Divino a determinare la nostra esistenza e quella dell’Universo intero. Tutto sarebbe nato dal caos.

A questa visione atea e materialistica ho sempre opposto la convinzione che il caso, e quindi anche una coincidenza, è il modo in cui Dio compie un miracolo, restando anonimo.

Voglio riportarvi a questo proposito un testo del famoso iniziato del secolo scorso Omraam Mikhaël Aïvanhov, che ha lasciato scritto quanto segue:

“Benché la Terra sia altamente popolata, molte delle angosce percepite dagli esseri umani derivano dalla sensazione di essere stati proiettati nel mondo come in un deserto dove si trovano soli, smarriti, senza nessuno che risponda alle loro domande e alle loro richieste!

Ebbene, no, essi non sono soli, e se ne renderanno conto il giorno in cui prenderanno coscienza che fanno parte di un tutto, che questo «tutto» è vivo e che, essendo vivo, possono avere ininterrottamente scambi con esso: se parlano, da qualche parte ci sono sempre delle creature che li sentono e che rispondono.

Per tutto quello che facciamo, diciamo o chiediamo, riceviamo risposte: conferme o obiezioni, approvazioni o condanne.

Il mondo invisibile è continuamente presente, qui, intorno a noi: ci guarda, ci ascolta e ci dà sempre delle risposte. Il suo linguaggio, molto diverso dal nostro, non è di facile comprensione; e sta a noi interpretare”.

Si, avete compreso bene. Anzi abbiamo! Il mondo invisibile ci risponde sempre!

Da sempre il caso ha turbato il sonno di filosofi e scienziati. La legge di causa ed effetto, su cui si fonda parte del pensiero scientifico, ha dato origine a delle linee di credenza assai definite, eppure anche Isaac Newton, creatore della scienza moderna, ha lasciato scritto che: «Dio guida gli uomini attraverso la Divina Provvidenza».

Un concetto, questo, che non va visto solo nel suo significato religioso ma, ancora una volta focalizzando il suo significato, l’esistenza di una connessione permanente tra individuo e mondo invisibile.

Molti di noi sono convinti che una cosa non può succedere se non ne siamo la causa.

«Questa abitudine a pensare in termini di causa ed effetto è talmente integrata nella cultura occidentale», scrive Robert Hopcke in Nulla succede per caso, «che non ce ne rendiamo più conto: oppure ce ne rendiamo conto quando ci troviamo di fronte a una sequenza di eventi sincronici (coincidenze, segni) che per la loro stessa natura indicano nessi di tutt’altro tipo

È infatti l’esistenza di eventi sincronici che mette in crisi la nostra abitudine a pensare che tutto deve essere l’effetto di una causa definita. Lo stesso autore ci offre un convincente esempio che ci conduce nel regno dell’«acausale», cioè degli eventi che non si verificano secondo una logica di causa ed effetto. Una donna a distanza di molto tempo tentò di mettersi in contatto con il suo primo amore, per un improvviso desiderio di rincontrarlo. Dopo un anno di tentativi infruttuosi, un’amica sensitiva le consigliò di scriverne il nome su un foglio, di inserirlo in una cornice e di guardarlo tutti i giorni. Trascorsi alcuni mesi, ecco che il primo amore le telefonò. Disse che aveva cominciato a sentire nostalgia di lei e che aveva chiamato sua sorella per sapere dove rintracciarla. I due alla fine si rincontrarono. In questo caso non si può dire che ci sia stato un meccanismo di causa ed effetto, tipo azione e reazione. Eppure la donna ha ricevuto la sua risposta. 

Da chi? Dal Cielo?

Cominciate a capire? Lo so, non è sempre facile essere consapevoli di tutto questo, ma un conto è accettarle e non essere sempre connessi, un conto è rifiutarle a priori e tagliarsi fuori dal TUTTO. Nell’Universo ci sono altri fili che legano gli eventi. Ogni giorno quanto ci accade, sembra portare una comunicazione che proviene da altre dimensioni. Occorre esserne consapevoli.  In questo momento, mentre leggete, e mentre io scrivo, siamo circondati da messaggi. Che ne siamo consapevoli o meno, siamo sempre attorniati da segni, coincidenze, eventi significativi. I segni, soprattutto, sono potenti indicatori che riguardano noi, le nostre scelte, le azioni da intraprendere o meno.

Come abbiamo in parte già visto, i popoli antichi conoscevano e comprendevano il linguaggio dei segni, i presagi, gli omen. Spesso il destino di una tribù, di una città, perfino di una nazione, veniva deciso da un segno. Tuttavia, dopo il secolo dei Lumi, l’affermarsi di una scienza “materialista” e delle nuove tecnologie, ha isolato sempre più gli uomini dalla loro connessione con la saggezza della Madre Terra e dell’Universo e le dimensioni dell’invisibile. Abbiamo perduto la capacità di «leggere» i segni che ci vengono dati, i messaggi segreti che ci pervengono ogni momento in “grande quantità”. Perché, che ci crediate o no, che ne siate consapevoli o meno, l’Universo comunica con noi incessantemente, attraverso premonizioni, segni, coincidenze!

Potrei raccontare qui di tante storie che ho letto nel web tanti in anni di studio. Tutte storie vere, nelle quali è possibile riconoscere eventi accaduti anche a voi, o a chi vi sta intorno, ma a cui magari non siete riusciti a dare una risposta.

Nello Scopo della tua vita, Carol Adrienne racconta che in uno dei momenti di maggiore indecisione della sua vita, combattuta sulla carriera da intraprendere, urlò all’Universo di aiutarla: «Questo è ciò che so fare, questo è ciò che sono. Tirami fuori di qui, perché non so che cosa decidere». Lo urlò due o tre volte. Pestò perfino i piedi per terra. La settimana dopo cominciò a ricevere varie proposte per conferenze e incontri, e grazie a una serie di coincidenze arrivò a conoscere James Redfield, con il quale scrisse la Guida alla Profezia di Celestino, il libro che la rese famosa in tutto il mondo.

Ha chiesto e ha ricevuto.

Come dice il Vangelo: «Chiedete e vi sarà dato […] Bussate e vi sarà aperto».

Quante volte tutto questo accade nella nostra vita? 
In continuazione.

Ma non è tutto. Perché questi eventi inattesi, insoliti, e inspiegabili secondo la solita logica della causa che genera un effetto, non sono soltanto segni o coincidenze che ci sorprendono, ma ci fanno anche distinguere nel nostro cammino uno scopo più grande, forse “divino”.

Ho letto ad esempio il caso di Eleonora, che da ragazza andava in vacanza con la famiglia in Puglia, a Vieste. Lì aveva conosciuto Gaetano, un ragazzo di cui si era subito innamorata. Poi, per la lontananza – lei abitava a Roma – non si videro più. Eleonora ebbe altre storie, ma non riuscì mai a trovare l’uomo giusto. Trascorsero così oltre dieci anni. Nell’estate del 2006, voleva passare le vacanze in Sardegna, ma le sue due amiche insistettero per andare a Ostuni, in Puglia. Quando furono là, dopo qualche giorno decisero di fare una gita a Vieste, sul Gargano. E lì Eleonora ripensò a Gaetano, che lavorava nell’agenzia immobiliare del padre. E provò a ricontattarlo. Lo trovò e scoprì che anche lui non si era sposato. Ai due bastò rivedersi per sentire di nuovo i sentimenti di un tempo. Non si lasciarono più. E poi si sono sposati. L’Universo aveva fatto in modo che Eleonora non andasse in Sardegna per ritrovare il suo Gaetano.

Tutti forse, conosciamo storie come questa. Purtroppo spesso pensiamo che sia un «caso» e non ci rendiamo conto che invece è la volontà del Cielo. Sarebbe opportuno che tutti noi recuperassimo questa capacità innata di comprendere il linguaggio con cui ci parla l’Universo, come facevano i nostri più lontani antenati e progenitori e come ancora oggi succede per i popoli più legati al proprio passato. Naturalmente è necessario renderci conto che quanto ci è accaduto è o può essere un segno, e quindi dobbiamo essere in grado di creare le migliori condizioni per riconoscerlo e poi interpretarlo.

Che cosa è il caso? Il già citato Robert Hopcke, dopo aver dichiarato che nulla accade per caso, fa una domanda comune a tanti di noi: «Come mi può accadere un fatto qualsiasi, se non ne sono stato io la causa?» La realtà è che non siamo noi la causa. Per i credenti è il Piano Divino che governa ogni cosa, dal moto delle stelle alla nostra vita. Tanti di noi lo chiamano «caso». Diverso da ciò che gli antichi chiamavano «Fato», «Destino» o «Sorte». Concetti che definiscono gli eventi come soggetti a una Volontà Superiore, a un Piano già programmato.

Il «caso» invece è diverso. È più vicino al concetto di caos (è costituito dalle stesse lettere), cioè qualcosa che accade e basta. Senza che ci sia alcuna predeterminazione. In tanti hanno provato a definirlo: Herbert Fritsche lo considera come un «morbido cuscino di coloro che vorrebbero eliminare dal Cosmo tutto ciò che è divino, che ha un significato, e che è capace di indicarci una meta, per far posto alla vuota favola che l’Universo non ha alcun senso e si sarebbe creato da solo». Sébastien-Roch Nicolas de Chamfort diceva che il caso è un «soprannome della Provvidenza». Altri lo hanno chiamato «Dio in incognito».

Scienziati e filosofi hanno analizzato a fondo l’essenza del «caso». Ad esempio Wolfgang Pauli, tra i fondatori della meccanica quantistica, di Arthur Koestler, di Rupert Sheldrake, di Ken Wilber, e certamente di Carl Gustav Jung. A me piace molto la definizione che mi fu insegnata da un antico Maestro di saggezza:

«Il Caso è la volontà di Dio», che ci riporta al fatto che nulla avviene per caso.

O meglio che il «caso» non esiste. È l’idolo di chi ha una “convinzione scientifica”. A questo punto sorgerà spontanea una domanda in molti: ma se niente avviene per caso e tutto è già predeterminato, come possiamo esercitare il nostro libero arbitrio? Che senso ha la vita se il copione è già scritto, e dobbiamo solo interpretarlo? Effettivamente a questa domanda sembra difficile rispondere.Guardiamo al libero arbitrio da un altro punto di vista.

In tutto l’Universo vige la legge dell’Armonia, che è una declinazione della parola «Amore». Da quando sono state creati, stelle, pianeti e galassie seguono le leggi dell’Universo: di gravità, magnetismo, attrazione. A nessuna stella verrebbe mai in mente di svegliarsi una mattina e di invertire il suo corso. Come tutti gli alberi crescono verso l’alto, i gatti miagolano e i cani abbaiano. Tutto è ordine e armonia. A queste stesse leggi dovrebbe sottostare l’uomo. Distaccarsi dalla materia densa e tornare a essere Uno con Dio, con tutto il Creato. Ma a noi esseri umani, come se fosse un esperimento messo in atto sul nostro Pianeta, è stata data la possibilità di esercitare il libero arbitrio, andando contro le leggi naturali che ci governano. Perché accade ciò? È una delle domande a cui le più fervide menti dell’umanità non hanno saputo dare risposta. Come se Dio avesse voluto dare agli abitanti della Terra la possibilità di disobbedire, di fare di testa loro, cominciando da Adamo ed Eva che, contravvenendo al comandamento del Signore, furono costretti a lasciare il Paradiso Terrestre. Abbiamo la possibilità di disobbedire alle leggi dell’Universo, decidendo di fare di testa nostra, rifiutando il piano di Amore predisposto dall’Unjverso divino. Con il concetto di libero arbitrio, gonfiamo il nostro Ego, e proviamo a sentirci simili a Dio.

Ma dove conduce l’umanità questo modo di comportarsi? Ad una scalata per ogni individuo, verso la Luce, che comunque fa parte di una sperimentazione divina, di cui la nostra Terra è il teatro principale. Gli induisti definiscono la vita il «gioco» di Dio. Ecco allora che ogni vita rappresenta un’esperienza che il Divino compie attraverso di noi, come per verificare dove ci porta la concessione di questa libertà. Gli Arcangeli, gli Angeli, gli Esseri di Luce che parlano dal Cielo agli uomini, ci rivelano che anch’essi, quando si avvicinano alla Terra, vengono dotati di libero arbitrio. Ma dal momento che il loro desiderio più grande, come accadrà alla nostra anima disincarnata, è quello di compiacere il Creatore, a nessuno di questi è mai passata per la mente l’idea di contravvenire alla sua volontà.

A me piace molto ricordare quanto lessi a proposito di un Maestro di saggezza e di quanto disse ad uno scrittore, di cui non ricordo adesso il nome. A una richiesta dello scrittore al riguardo il Maestro gli rispose: «Il libero arbitrio è il tempo. Il tempo che ci vuole all’uomo capace di dire sempre no (per più vite) al compimento di quello che dovrebbe essere il suo destino, e cioè a dire finalmente di sì». Un programma di vita che possiamo respingere o accettare, nello stesso modo in cui possiamo ribellarci o accettare ogni prova che la vita ci porta. Dopo tante «legnate», come le definisco io, ho compreso che «accettare» è forse la più grande risorsa che ci è dato di avere. Ma c’e molto da fare...

 

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