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L’IMPERO AMERICANO È AL COLLASSO!

Post n°1544 pubblicato il 12 Luglio 2023 da scricciolo68lbr

Lo scrittore statunitense William T. Vollmann descrive la civiltà americana come un impero prossimo al collasso, una civiltà quella statunitense, piena di difetti, arroganza e desiderio di potere. Ho estrapolato alcuni passi dalla intervista rilasciata a MARIAGLORIA FONTANA e riportata sul quotidiano La Verità del 11 luglio 2023.

 

Lo scrittore statunitense: «Siamo responsabili di cose orribili ma ci crediamo dei buoni. Donne sconfitte in Afghanistan»

di MARIAGLORIA FONTANA

A venti anni ha combattuto in Afghanistan assieme ai mujahidin contro l’invasione sovietica, ha scritto opere torrenziali, ha rischiato la vita in Bosnia, in Somalia e al Polo Nord. Da ragazzino, mentre sorvegliava sua sorella minore, si distrasse e la piccola morì annegata. William T. Vollmann, scrittore statunitense tra i più acclamati, è mistico e folle, umile e geniale. Sguardo liquido, sorriso generoso, ironico e alla mano, «Bill», così si fa chiamare, questa sera sarà ospite di Letterature - Festival Internazionale di Roma. Tra i suoi libri più famosi c’è Afghanistan picture show, che racconta la sua esperienza in quella zona ai tempi del conflitto con i sovietici. Che pensa dell’Afghanistan di oggi e del ritorno dei talebani? «Sono contento che gli afghani abbiano di nuovo il loro Paese. Ovviamente, non sono d’accordo con quello che, a volte, fanno i talebani però, probabilmente, per il popolo è meglio che abbiano scelto loro con consapevolezza anziché le imposizioni sanguinarie da parte degli americani o dei sovietici. Purtroppo, in ogni società, ci sono dei vincitori e dei
vinti. Le persone che sono più vinte in quella società sono le donne, a cui non è permesso studiare o seguire le proprie vocazioni. Questo è molto grave. La cosa importante da notare dei talebani è che, essendo l’Afghanistan un Paese principalmente rurale, per le donne che lavorano nei campi, quindi donne che non hanno studiato, paradossalmente la situazione è migliore: nei campi non devono indossare il burqua e non hanno paura di essere violentate o molestate perché per i talebani vige un controllo totale».
Che idea si è fatto del conflitto russo-ucraino?
«Vladimir Putin si è sentito tradito dall’Occidente e dagli Usa perché, quando crollò l’Unione Sovietica, Stati Uniti e Nato avevano promesso che non avrebbero cercato di far entrare i Paesi ex sovietici nella Nato, nella nostra sfera di influenza. Non è stato così e anche quando Hillary Clinton è stata candidata alle presidenziali, ha basato gran parte della sua campagna elettorale sulla demolizione della figura di Putin e lui, chiaramente, non l’ha presa bene. C’è anche da considerare che molte regioni del Donbass sono a favore della Russia. Tuttavia Putin, attaccando l’Ucraina, ha commesso un crimine di guerra così come l’avevano commesso gli Stati Uniti invadendo l’Iraq. [...]. Non è giusto, però, che artisti, musicisti e sportivi russi vengano puniti dall’Europa e dagli Usa per il loro essere patrioti, perché non è compito degli artisti essere esperti di politica e non possiamo prendercela per le loro opinioni». In questi anni, anche a causa delle varie guerre, si è creato una sorta di fronte antioccidentale che riunisce varie nazioni asiatiche e africane. Lei è stato spesso in quei Paesi e li ha raccontati.
Che cosa ha sbagliato l’Occidente?
«Non posso parlare per l’Europa, ma gli errori principali commessi dagli Stati Uniti sono stati l’avidità e l’arroganza. Gli americani vogliono continuare a pensare di essere i buoni ma, dopo tutte le cose orribili che abbiamo fatto in Iraq e altrove, non possiamo più essere percepiti come tali. Se gli americani sono i migliori, gli altri sono dei diavoli. Tutti i Paesi possono essere immorali e crudeli, però gli americani fanno finta di non esserlo. Il nostro impero sta collassando ma vogliamo sempre stabilire cosa sia giusto e cosa non lo sia. Gli altri popoli si sono stancati di sentirsi dire dai presidenti americani cosa devono fare. Abbiamo pessimi trascorsi sul problema del cambiamento climatico, ci rifiutiamo di essere sottoposti alla Corte dell’Aja per i criminali di guerra ma ci piace sottoporvi gli altri». È affascinato dal tema della violenza, ne ha scritto molto.
È vero che ama le armi e ne possiede?
«Sì. Amo le armi allo stesso modo in cui mi piacciono i manufatti dell’uomo come
le spade antiche. Mi affascina anche la meccanica di come sia costruita un’arma,
di come possa funzionare. Ciascuno dovrebbe, per il diritto di difendersi e per
difendere gli altri, avere un’arma ma anche scegliere di rifiutarsi di farlo. Se ci
fosse un pulsante per far sparire tutte le armi del mondo lo premerei. Però, magari, la gente si ammazzerebbe con le pietre come fanno in Afghanistan. E allora tu diresti che le pietre sono un oggetto cattivo?».
Non concede nessuna pietà e conforto la sua scrittura. Ci lascia sospesi, attoniti davanti a questa iniezione di sangue in noi lettori.
«Cerco di trasmettere questa sensazione ma insieme a tante altre. Più invecchio e più provo dolore fisico ed emotivo anche guardando il dolore degli altri. Niente è permanente, il dolore è una parte della vita e non possiamo fare nulla. L’anno scorso mia figlia alcolizzata è morta ed è stato un dolore immenso sia per lei sia per tutte le persone che le stavano attorno. Io non voglio negare né sminuire questo dolore, ma il fatto che me lo porterò per sempre dietro non significa che sia l’unica cosa che c’è nella mia vita». 
Il fantasma di sua sorella è un altro dolore presente. I fantasmi sono reali più della realtà? «Fantasmi e divinità sono proiezioni dei nostri desideri, in particolare il desiderio di avere un senso, di essere consapevoli di ciò che ci accade. Possono essere reali in modi che neanche immaginiamo. La questione non è che siano reali o meno ma quanto siamo disposti a rispettare questi fenomeni perché il modo in cui li percepiamo ha un un potere su
di noi».

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