Creato da scricciolo68lbr il 17/02/2007

Pensieri e parole...

Riflessioni, emozioni, musica, idee e sogni di un internauta alle prese con la vita... Porto con me sempre il mio quaderno degli appunti, mi fermo, scrivo, riprendo il cammino... verso la Luce

 

 

VOGLIAMO LA PACE, ALLA FACCIA DI DRAGHI!

Post n°1948 pubblicato il 16 Aprile 2026 da scricciolo68lbr
 

CI SIAMO ROTTI IL CAZZO DI DARE I NOSTRI SOLDI A SNIFFOLO!

 
 
 

PERCHÈ OBAMA FINANZIAVA L’IRAN?

Post n°1947 pubblicato il 16 Aprile 2026 da scricciolo68lbr
 

La politica del predecessore del POTUS Donald Trump, Barack Obama, verso il regime iraniano si è basata sull'engagement diplomatico, culminato nel Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) del 2015. Questo accordo nucleare prevedeva la revoca delle sanzioni economiche in cambio della limitazione del programma nucleare iraniano. L'obiettivo era integrare l'Iran nella comunità internazionale e rafforzare le componenti moderate, approccio poi abbandonato dall'amministrazione Trump nel 2018. 
Obama firmò l’Accordo Nucleare (JCPOA) nel 2015, con il contributo attivo della infame burocrazia dell'UE, per limitare l'arricchimento dell'uranio iraniano al 3,5%, garantendo un uso civile e bloccando potenziali scopi militari. Dissero che alle armi preferivano il dialogo, cercando di risolvere le ostilità decennali senza conflitti armati. Obama (lo stinto) rimosse le sanzioni, in cambio del rispetto degli obblighi, monitorati dall'IAEA. L'idea di fondo era che maggiori relazioni commerciali avrebbero rafforzato la componente laica e filoccidentale in Iran. Molte però furono le critiche: in tanti considerarono l'apertura come un atto di ingenuità o di sottovalutazione della natura del regime integralista islamico, specialmente dopo le contestazioni interne in Iran verso il regime autoritario. 
Pochi parlano del denaro: l'amministrazione Obama trasferì 1,7 miliardi di dollari in contanti al governo iraniano nel gennaio 2016. Tuttavia, il contesto di questa operazione è oggetto di dibattito politico, poiché l'amministrazione Obama lo ha definito un rimborso di un vecchio debito, mentre i critici lo hanno visto come un riscatto mascherato, perchè di lì a poco l'Iran libero quattro ostaggi americani.
Il pagamento di 1,7 miliardi di dollari era composto da 400 milioni di dollari di capitale originale — versati dall'Iran prima della rivoluzione islamica del 1979 per acquisti militari mai consegnati — più 1,3 miliardi di dollari di interessi stimati.
Il denaro è stato consegnato in contanti (valute straniere come euro e franchi svizzeri) tramite aerei cargo, a causa dell'impossibilità di utilizzare il sistema bancario internazionale per le sanzioni ancora in vigore contro l'Iran.
Il pagamento dei primi 400 milioni è avvenuto in coincidenza con la liberazione di quattro prigionieri americani detenuti in Iran. Questo tempismo ha alimentato le accuse secondo cui si trattasse di un "riscatto" mascherato, affermazione smentita fermamente dall'amministrazione Obama.
Barack Obama ha difeso l'azione, sostenendo che si trattava della soluzione più economica per gli Stati Uniti, evitando il rischio di dover pagare una somma molto più alta davanti a un tribunale arbitrale internazionale. Quante falsità.
L'approccio di Obama è stato drasticamente invertito da Donald Trump, che ha definito l'accordo di Obama come “disastroso", pericoloso... tornando alla politica delle sanzioni nei confronti del regime dittatoriale islamico.

 
 
 

OBAMA PAGAVA L’IRAN.

Post n°1946 pubblicato il 16 Aprile 2026 da scricciolo68lbr
 
Tag: #obama

Pochi ricordano oppure ignorano che la tanto decantata amministrazione di Obama (lo stinto) ha trasferito 1,7 miliardi di dollari in contanti al governo iraniano nel gennaio 2016. Anche se il contesto di questa operazione è oggetto di dibattito politico, l'amministrazione Obama ha abbozzato la scusa che questa dazione di danari fosse solo un rimborso di un vecchio debito, mentre i critici, e forse giustamente, lo hanno visto come un riscatto. 
Ecco i dettagli chiave della vicenda:
  • Natura del pagamento: Il pagamento di 1,7 miliardi di dollari era composto da 400 milioni di dollari di capitale originale — versati dall'Iran prima della rivoluzione islamica del 1979 per acquisti militari mai consegnati — più 1,3 miliardi di dollari di interessi stimati.
  • Modalità di trasferimento: Il denaro è stato consegnato in contanti (valute straniere come euro e franchi svizzeri) tramite aerei cargo, a causa dell'impossibilità di utilizzare il sistema bancario internazionale per le sanzioni ancora in vigore contro l'Iran.
  • Tempistica e prigionieri: Il pagamento dei primi 400 milioni è avvenuto in coincidenza con la liberazione di quattro prigionieri americani detenuti in Iran. Questo tempismo ha alimentato le accuse secondo cui si trattasse di un "riscatto" mascherato, affermazione smentita fermamente dall'amministrazione Obama.
  • Posizione Usa: Barack Obama ha difeso l'azione, sostenendo che si trattava della soluzione più economica per gli Stati Uniti, evitando il rischio di dover pagare una somma molto più alta davanti a un tribunale arbitrale internazionale. 
Quindi, è vero ed è un fatto incontrovertibile, che il regime iraniano ha ricevuto "denaro" contante sotto l'amministrazione Obama (lo stinto).

 
 
 

Amazon slow but inexorable death...

Post n°1945 pubblicato il 11 Aprile 2026 da scricciolo68lbr
 

Starting May 20, 2026, Amazon is ending support for Kindle e-readers and Fire tablets released in 2012 or earlier, meaning these devices will no longer be able to register, purchase, or download new books. Existing content on these older devices will still be readable, but they will lose Kindle Store access. 
  • Affected Devices: Models from 2012 and older (e.g., Kindle 5th Generation, Kindle Paperwhite 1st Gen).
  • What is Changing: Users cannot access the Kindle Store, register, or sync new content on these devices after May 20, 2026.
  • What Still Works: Books already downloaded to the device remain accessible, provided the device is not factory reset or de-registered.
  • Action Needed: To continue downloading new books, users with affected devices must upgrade to a newer model. 
Note on Kindle Unlimited: If you are asking about the "Kindle Unlimited" subscription service, it has not been cancelled, but you can cancel it via your Amazon Memberships & Subscriptions page. 
I am sure, in addition to the millions of customers that Amazon loses every day, there will be others after this decision.

 
 
 

UN PO’ DI “ZUCCHERO”.

Post n°1944 pubblicato il 03 Febbraio 2025 da scricciolo68lbr
 

Zucchero Fornaciari, pseudonimo di Adelmo Fornaciari è un cantautore e musicista italiano. 

Classe 1955, Adelmo Fornaciari è nato il 25 settembre in provincia di Reggio Emilia, per poi trasferirsi con la famiglia in Toscana, prima a Forte dei Marmi e poi a Carrara.

Studi da perito elettronico prima e da veterinario poi (non ha completato l’università), ha quindi deciso di inseguire il grande amore per la musica. E mentre tentava una carriera in questo ambito ha lavorato dedicandosi ai lavori più disparati.

I primi anni (dal 1968 al 1978) sono stati all’insegna di progetti con alcuni gruppi, poi nel 1981 è arrivata la vittoria con Canto te al Festival di Castrocaro e l’inizio di un nuovo percorso musicale.

Il 1982 è l’anno della sua prima partecipazione al Festival di Sanremo: lo ha fatto con Una notte che vola via con cui si è piazzato al penultimo posto, seguito solo da Vasco Rossi con Vado al massimo, nel 1983 ci ha riprovato con Nuvola ma anche questa volta non gli è andata bene, così come è accaduto al suo primo album Un po’ di Zucchero.

La terza partecipazione alla kermesse canora sanremese è con il brano Donne, uno dei suoi brani più celebri, che però a Sanremo si è classificata penultima ma che ha conquistato ugualmente il cuore del pubblico: il brano fa parte del suo secondo disco Zucchero & The Randy Jackson Band, registrato a San Francisco.

L’ultima volta di Adelmo Fornaciari a Sanremo è datata 1986 con Canzone triste, con cui si è piazzato nuovamente in penultima posizione. Ma questo non segna la fine della carriera, anzi, arriva la vera svolta: con il terzo album (Rispetto) Zucchero si impone sul mercato discografico italiano. Mentre nel 1987, con Blue’s, ha vinto il Festivalbar, e poi ha dato vita a pezzi come Con le mani, Senza una donna, Non ti sopporto più e molti altri.

Sono anni di importanti collaborazioni da Joe Cocker a Miles Davis, Randy Crawford, ma anche di esibizioni dal vivo con Ray Charles, Eric Clapton e Paul Young, solo per citarne qualcuno.

Tra gli altri successi si può ricordare il disco Oro, incenso e birra che può contare la cifra di 8 milioni di copie vendute in tutto il mondo.

Poi ci sono stati Miserere, Spirito DiVino, Shake, Fly, Chocabeck, La sesion cubana, Black cat e DOC, e tantissimi brani di successo che lui ha scritto per altri. Due esempi? Nel 2001, rispettivamente al primo e il secondo posto della classifica del Festival di Sanremo, ci sono due canzoni di cui è autore: Luce (tramonti a nord-est)cantata da Elisa e Di sole e d’azzurro cantata da Giorgia.

Fra i concerti internazionali a cui ha preso parte si possono ricordare, ad esempio, il Freddie Mercury tribute Concert dedicato al cantante dei Queen: era il 1992 e Zucchero era l’unico italiano presente, sul palco ha portato Las palabras de amor, ha suonato alla House of blues con Dan Aykroyd e John Belushi, ai Grammy Award cantando Va, pensiero, mentre nel 2009 è stato l’unico artista del nostro Paese al Nelson Mandela International Day. Questi sono solo alcuni dei tantissimi progetti e delle collaborazioni importanti che caratterizzano la carriera dell’artista.

Adelmo Fornaciari ha scelto il nome d’arte Zucchero perché così veniva chiamato da una maestra delle elementari.

Nel corso della sua vita ha avuto due relazioni importanti. La prima è quella con la ex moglie Angela Figliè, con lei ha avuto due figlie.

Zucchero si è sposato due volte. Dal primo matrimonio, quello con Angela Figliè appunto, ha avuto due figlie: Irene, cantante, e Alice. Dal secondo matrimonio con Francesca Mozer ha avuto un figlio: Adelmo Blue, laureato in giurisprudenza e dal 2024 talent scout dell'Inter.

Dopo la separazione  con Angela Figliè (e l’uscita dell’album di grande successo Oro, incenso e birra nel 1989) l’artista aveva raccontato di essere stato male. A Sette di Il Corriere della Sera aveva spiegato: “All’inizio degli anni Novanta ho attraversato un periodo di depressione totale dopo la separazione dalla mia prima moglie – si legge -. Stavo male ovunque fossi. Provai a tornare dai miei a Roncocesi, ma dopo una settimana fuggii. Mio padre non aveva capito che avevo successo. Non ero più quello che suonava nelle balere e mi svegliava alla mattina alle 6 per farmi andare a lavorare nei campi con lui. In una pizzeria incontrai Enrico Ferri, l’ex ministro, che mi offrì un aiuto per trovare casa a Pontremoli di cui era sindaco”.

Da quel momento il cantante ha cercato (e poi trovato) il luogo dove oggi ha casa e vive con la nuova compagna Francesca Mozer, dalla quale ha avuto un figlio Adelmo Blue: una vera e propria fattoria.

Della nuova compagna, Zucchero aveva detto in un’intervista rilasciata a Vanity Fair datata qualche anno fa: “Stiamo insieme da tanti anni. Parla cinque lingue, le piace seguirmi quando le chiedo di seguirmi e mi lascia libero quando ho bisogno di essere lasciato libero”.

Sconfitte, successi, momenti difficili e altri di gioia, la vita di Zucchero è stata un po’ come quella di tutti: fatta di impegno, sacrifici, di risultati, traguardi ma anche di momenti complicati.

Tra le cose belle che caratterizzano il suo profilo professionale ci sono – ad esempio – i tanti riconoscimenti, come una candidatura ai Grammy o il Premio Tenco alla carriera. Inoltre, è stato insignito dell’onorificenza di commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana.

Tra i momenti difficili quello della lotta contro la depressione di cui ha raccontato di aver sofferto: “Tra il 1990 e il ’92 ero così depresso che solo l’idea di stare meglio mi spaventava – si legge su Vanity Fair -. In quel periodo capitavano le cose più incredibili: mi chiamava Brian May per il tributo a Freddie Mercury, quelli del successo di Senza una donna con Paul Young, della versione italiana di Mad About You di Sting, dei concerti con Pavarotti. Ma io non me le godevo, anzi non avevo voglia di farle: non me ne fregava niente”.

Poi la casa e il cambiamento: “Mi sono ricostruito sistemando la casa, stando coi contadini, mettendo animali, andando dai rigattieri. In un paio d’anni stavo meglio”.


 
 
 

LA STORIA DIETRO UN BRANO FAMOSO NEL MONDO

Post n°1943 pubblicato il 03 Febbraio 2025 da scricciolo68lbr
 

Gelato al cioccolato, il vero significato della canzone. Malgioglio: "Non è il membro di un ragazzo africano...".

Qual è il vero significato della canzone “Gelato al cioccolato“? Ce lo siamo chiesto in molti, soprattutto dopo le voci che volevano avesse un doppio senso a sfondo sessuale. Le dichiarazioni discordanti però di Pupo e Cristiano Malgioglio alimentano il mistero attorno al brano.

Nel testo del brano, scritto da Cristiano Malgioglio, si parla di un gelato al cioccolato “dolce un po’ salato”, e molti hanno pensato, effettivamente a un messaggio subliminali. È stato lo stesso Pupo, però, a confessarlo a TMNews un bel po’ di tempo fa, svelando che proprio l’autore di quel testo, Malgioglio, lo scrisse di ritorno da una vacanza in Tunisia che fu per lui di grandissima ispirazione. “Lo ha scritto Cristiano Malgioglio, io non mi ero mai interessato da dove avesse tratto l’ispirazione – confessò Enzo Ghinazzi, in arte Pupo - poi qualche anno fa, quindi a distanza di anni, quando la canzone era ormai un grande successo mondiale, Malgioglio mi raccontò tutto… Ecco da qual momento quando canto ‘Gelato al cioccolato’ non sono più lo stesso…”. 

Chiaramente, dopo aver scoperto come Cristiano Malgioglio avesse trovato la sua ispirazione per la stesura di questo brano, il modo in cui Pupo ha interpretato la canzone è cambiato, come lui stesso ha ammesso nel corso dell’intervista. “Ecco, io ogni volta che canto ‘Gelato al cioccolato’ mi vedo il tunisino con il gelato al cioccolato…” Un retroscena ormai non più tanto inedito quello del vero significato di “Gelato al cioccolato” ma sempre simpatico da ricordare.

Ma quello che Pupo racconta sul retroscena del brano Gelato al cioccolato, rappresenta davvero la verità su come Cristiano Malgioglio abbia tratto ispirazione, e cioè dall’incontro con un ragazzo tunisino durante una vacanza? Il paroliere ha sempre smentito questa versione. In un’intervista a Radio Deejay, ai microfoni di Linus e Nicola Savino, raccontò una storia diversa in merito al significato della canzone: “Mi avevano chiamato per scrivere una canzone e mi dissero ‘Fai una cosa sul gelato’. Stavo lavorando con Mina, non me la sentivo, poi sono tornato a casa e quel giorno mi preparo un budino. Solo che al posto dello zucchero ho messo il sale e così è venuto ‘dolce e un po’ salato’, voi pensate sempre al doppio senso, ma dico la verità“.

Una versione quella di Pupo che Cristiano Malgioglio ha smentito anche a Rai Radio2 nel format I Lunatici condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio: “Su questa canzone gira una leggenda metropolitana che si basa su una storia raccontata da Pupo. Il gelato al cioccolato in realtà non è il membro di un ragazzo africano, questo è molto lontano dalla mia testa, Pupo ha inventato questa cosa, magari per far ridere qualcuno mentre faceva uno spettacolo“.

 
 
 

MEDIA E TV IN STATO DI REGIME SULLA VICENDA DELLO STOP DEL GAS RUSSO!

Post n°1942 pubblicato il 06 Gennaio 2025 da scricciolo68lbr
 

Hanno esultato, quei nazisti vigliacchi e senza dio degli ukraini: «Abbiamo interrotto il transito del gas russo, un evento storico. La Russia sta perdendo mercati e subirà perdite finanziarie». Così il ministro ucraino dell’Energia, German Galushchenko, ha ufficializzato che le forniture di gas russo all’Europa attraverso l’Ucraina sono definitivamente cessate, a seguito della scadenza del contratto quinquennale firmato tra le due parti alla fine del 2019. Il ministero dell’energia ucraino ha affermato di aver concluso l’accordo «nell’interesse della sicurezza nazionale».

Dal primo gennaio 2025, infatti, il gas russo ha smesso di arrivare in Europa attraverso l’Ucraina. L’accordo del 2009 tra la russa Gazprom e l’ucraina Naftogaz è scaduto il 30 dicembre 2024. Kiev ha colto la palla al balzo per interrompere la via di transito, segnando, così, un nuovo passo nel processo di allontanamento dell’Europa dalle forniture di gas dalla Russia. Mentre si cerca di comprendere l’impatto geopolitico ed economico e le ripercussioni per i Paesi più colpiti, secondo Kiev, il danno per il Cremlino sarà nell’ordine dei 5 e 6,5 miliardi di dollari all’anno, mentre l’Ucraina rinuncia a circa 800 milioni di dollari in accise sul transito verso i Paesi UE. 

La decisione ha già creato problemi nell’Europa orientale, con la Moldavia che ha dichiarato lo stato di emergenza e la Slovacchia che col presidente Fico, ha minacciato Kiev di ritorsioni.

Sebbene Bruxelles ostenti sicurezza e richiami tutti alla calma, complice l’abbassamento delle temperature in buona parte d’Europa, il mancato rinnovo del contratto per la fornitura di gas con Mosca ha fatto schizzare i prezzi del gas naturale in UE, risalendo ai livelli raggiunti durante la crisi energetica dell’ottobre 2023.

Nonostante la ripercussione economica che riguarderà anche Kiev, lo stop del gas russo dall’Ucraina verso l’Europa è stato presentato da Zelensky in un post su X come «una delle più grandi sconfitte di Mosca»: «Quando Putin ha preso il potere in Russia più di 25 anni fa, il pompaggio annuale di gas attraverso l’Ucraina verso l’Europa era di oltre 130 miliardi di metri cubi. Oggi il transito di gas russo è pari a 0». Nel post, il presidente ucraino spiega anche che «Mosca ha perso uno dei mercati più redditizi e geograficamente accessibili» e che Kiev deve «superare l’isteria di alcuni politici europei che preferiscono schemi di tipo mafioso con Mosca alla politica energetica trasparente». Il messaggio si conclude con un appello a Trump, in modo che le forniture di gas americano possano segnare la fine definitiva della «dipendenza dell’Europa dalla Russia». Ha parlato madama Butterfly, lurido e squallido nazista.

Kiev ha bloccato la storica rotta – che risale all’epoca sovietica – che porta il combustibile fossile da Mosca in Europa, rifiutando di estendere l’accordo sul transito (corretta, per esempio, la ricostruzione di Rai News.itKiev ferma il gas russo per l’Europa. Zelensky: “La più grande sconfitta di Putin”). Quello che non si comprende, è se tale decisione sia stata presa arbitrariamente o in maniera concertata con gli altri premier europei. Per ora non è dato sapere, visto che tutti tacciono!

Su questa notizia,ntutti i media mainstream europei, italiani soprattutto, sono riusciti, con un colpo a effetto, a ribaltare la narrazione e a far credere che sia stata la Rusia, ossia il Cremlino a decidere lo stop alla fornitura di gas: «La Russia interromperà la fornitura di gas all’Europa attraverso l’Ucraina», titola Euronews, lasciando intendere che la decisione sia stata presa dal Cremlino, sebbene poi nell’articolo si specifichi che la responsabilità è di Kiev: «Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha di recente annunciato di non avere intenzione di rinnovare l’accordo». 

Lo scollamento tra titoli a effetto e le notizie è una tecnica nota per acchiappare clic, deviare l’attenzione e manipolare le menti della collettività: in questo caso, si sta facendo credere, soprattutto alla maggior parte delle eprsone che si fermano a leggere soltanto i titoli, che la decisione sia stata presa da Mosca e che rientri in una specie di braccio di ferro per far schizzare i prezzi in Europa e sabotare gli alleati europei di Kiev. Niente di più FALSO, come ho appena spiegato.

La ricostruzione fantasiosa e avulsa dalla realtà dei media mainstream di regime, acquisisce i contorni di una spy story per alcune testate che arrivano addirittura a insinuare l’esistenza di “ricatti”, riprendendo come oro colato l’accusa di Zelensky che denuncia il «cinico ricatto energetico» dei russi. «Stop al gas russo dall’Ucraina, Zelensky: basta ricatti», titola la versione online di la Repubblica, che nella versione cartacea del 2 gennaio titola addirittura: «Putin blocca il metano che attraversa l’Ucraina. Zelensky: basta ricatti». A parlare di ricatti è anche Alberto Clò per Ilsole24ore: «Il ricatto del gas russo», in cui si spiega che «Ci è voluta una guerra per capire le sciagurate scelte che ci hanno reso ostaggio del gas russo». L'Europa non era ostaggio di nessuno, tantomeno della Russia, aveva col Cremlino un contratto vantaggiosissimo, che ci permetteva di acquistare gas di buona qualità a un prezzo concorrenziale, che avvantaggiava Europa e Russia. Adesso invece Trump ha già minacciato l'Europa, dicendo che o acquista più gas dagli USA, oppure riempirà di dazi i prodotti europei importati in America. Ci mancava solo Trump a rompere... gli equilibri già precari.

Segue a ruota Affari Italiani: «Stop al gas russo, ma la Slovacchia mette Zelensky e l’Ucraina alle strette: il ricatto». Secondo Francesco Crippa, ci troveremmo dinanzi a «una mossa che sembra l’ennesimo tentativo di mettere in difficoltà Kiev». Peccato che solo poche righe dopo, si legga: «In seguito allo stop del flusso di gas russo attraverso l’Ucraina deciso da Volodymyr Zelensky, il primo ministro slovacco Robert Fico ha minacciato di sospendere gli aiuti economici previsti per i circa 130mila ucraini rifugiati in Slovacchia». Come giustificare l’esistenza di un ricatto ai danni di Kiev, se la decisione dello stop al gas russo è stata presa da Zelensky? Ci sarebbe lo zampino di Fico che «ha preso in considerazione l’ipotesi di tagliare gli aiuti ai profughi ucraini […] ma anche quelle di chiedere risarcimenti e di stoppare le forniture di energia elettrica a Kiev». 

Insomma, si tratterebbe dell’«ennesimo tentativo di mettere in difficoltà Kiev, nella speranza di accelerare in questo modo le trattative di pace. La vicinanza del premier slovacco alla Russia, del resto, è cosa nota e lo stesso Zelensky ha accusato Fico di aiutare il Cremlino a «finanziare la guerra e a indebolire l’Ucraina». Anche quando a farne le spese è la Russia (e l’intera Europa), la colpa deve per forza ricadere sul Cremlino o sui suoi sodali, con buona pace dell’informazione di regime.

 
 
 

IL PERCHÈ DEL DIVORZIO TRA ALBANO E ROMINA.

Post n°1941 pubblicato il 28 Dicembre 2024 da scricciolo68lbr
 

Ce li ricordiamo anche per i loro brani più famosi: “Felicità” (1982), “Ci sarà” (1984) con cui vinsero il Festival di Sanremo e “Sempre, sempre”, (1986). In tempi non sospetti, però tutti abbiamo creduto che la favola degli «innamorati d’Italia», Romina Power e Al Bano Carrisi, si fosse spezzata bruscamente per via della misteriosa scomparsa della primogenita Ylenia a New Orleans (nella notte tra il 31 dicembre 1993 e l'1 gennaio 1994). Fu quel dramma, si diceva, ad aver segnato l’inizio di una crisi culminata nel 1999, (nel 1998 si separarono) dopo più di 29 anni di solidità matrimoniale, in una clamorosa separazione legale (ufficializzata nel 2012). Trascorsi venticinque anni dall'addio, Al Bano della rottura diede una spiegazione ben diversa da quella raccontata dalle cronache dell’epoca. Intervistato da Oggi, il cantante ha spiegato che in realtà il loro matrimonio finì perché la moglie Romina fumava troppa spesso marijuana: «Romina fumava quella robaccia anche quattro volte al giorno. E lo faceva da anni, ancor prima della scomparsa di Ylenia. Era un’altra donna. Fumava ed era allegra; finito l’effetto, si intristiva e piangeva. Era irriconoscibile. Non esprimeva più quell’attaccamento alle cose, la passione per la vita, per quello che avevamo vissuto e costruito quegli anni. Fu l’inizio della fine».

Una versione della storia a cui Romina volle replicare attraverso un'intervista che concesse a La Stampa: «Le relazioni durano quando tutti e due si è impegnati nella crescita insieme. È importante che esista il dialogo e la comprensione, ma soprattutto che ci si ascolti a vicenda. In America diciamo: “Happy wife, happy life”, ossia “moglie felice, vita felice”. Come la terra ci insegna, un seme, per quanto prezioso, non può essere lasciato alla mercé delle intemperie ma ha bisogno di protezione all’inizio e poi cura e attenzione costante. Ha bisogno di calore e di sentirsi nutrito». Una risposta pacata che la cantante e pittrice chiuse così: «Non serve portare rancore. Voltiamo pagina e andiamo avanti».

 

La diatriba a distanza seguita tra i due, probabilmente fu una doccia gelata per chi - nonostante Al Bano ormai da tempo si fosse rifatto una vita (tra alti e bassi) con Loredana Lecciso da cui ha avuto due figli - non ha mai smesso di sognare il ritorno di fiamma della «coppia più bella del mondo». Ad alimentare i sogni dei romantici, d'altronde, ci furono varie reunion professionali degli ex coniugi: i due, infatti, sono tornati sul palco insieme più volte dopo l'addio. La prima volta nel 2013 a Mosca, l'ultima nel maggio 2023 all'Arena di Verona in occasione del concerto per festeggiare gli ottanta anni di lui (Cellino San Marco, 20 maggio 1943).

Durante quello show, gli ex coniugi si erano scherzosamente punzecchiati. Ravvivando le speranze dei fan. Ma poi arrivarono le dichiarazioni di Al Bano a proposito di Romina che «fumava troppa marijuana», a cui seguirono quelle contenute nella replica della Power che proprio non sembrarono lasciare spazio a una possibile reunion di cuori: «Non serve portare rancore. Voltiamo pagina e andiamo avanti». Albano Carrisi però perdette la calma, dopo aver saputo delle parole pronunciate dall’avvocato Annamaria Bernardini de Pace, che difese la sua ex moglie Romina Power nel loro storico divorzio, e rispose per le rime alla professionista. «Che si calmi sennò non la chiamerò mai più de Pace ma de Guerra», replicò all’epoca il cantante di Cellino San Marco all’avvocato matrimonialista che, in un’intervista, alla domanda “qual è il divorzio celebre più sanguinoso che ha seguito?”, rispose: «Quello di Romina Power e Al Bano. Si erano conosciuti giovanissimi, si erano amati tantissimo, poi erano emerse le differenze tra la mentalità americana e quella del Sud Italia. Però, furono bravi a preservare i figli». Romina Power e Albano Carrisi si separarono nel 1999, il divorzio arrivò qualche anno dopo. «Se sanguinoso è stato, una bella impostazione l’ha data lei. Prendiamoci le responsabilità», disse Al Bano su Libero. «Chi è stato il generale di questa armata? Non voglio entrare in polemica. Solo mi difendo da battute che reputo infelici».

 
 
 

CARUSO NON SAREBBE STATA MAI SCRITTA SE…

Post n°1940 pubblicato il 03 Novembre 2024 da scricciolo68lbr
 

Le canzoni nascono da sole, come i sogni... Secondo Lucio Dalla, Caruso è una canzone predestinata. Senza dubbio con una genesi magica... e particolare.


Lucio Dalla se ne andava più di 12 anni fa, il primo marzo del 2012, poco prima di quel celeberrimo 4 marzo che ha cantato e in cui avrebbe spento 69 candeline. I numeri della vita attirano spesso la nostra curiosità, forse perché in qualche modo cierchiamo di trovarvi dentro significati, connessioni e presagi che svelino il mistero del nostro passaggio su questa terra. Al destino Lucio Dalla ha creduto sempre moltissimo e pensava che riguardasse non soltanto gli uomini, ma anche le canzoni. «Noi per casualità intendiamo i grandi movimenti che ci sono sulla nostra testa e soprattutto sulla nostra anima. Io credo che tutto sia scritto prima, ognuno ha il suo destino e il destino di una canzone è come quello di un uomo, perché la canzone ha un valore assolutamente umano».

Lo dice a proposito di Caruso, una delle sue canzoni più celebri, che rappresenta anche uno dei brani italiani più conosciuti e cantati nel mondo. La scrive a Sorrento, nel 1986, grazie a una serie di incastri perfetti, come spiega lui stesso: «Se non mi si rompeva la barca tra Sorrento e Capri… se non chiamavo un amico a trainare la mia barca e se questo mio amico non fosse stato proprietario dell’albergo dove Caruso morì… se non mi avesse dato la stanza di Caruso e se io non avessi fatto tre note sul piano di Caruso... E se il barista della Scogliera non mi avesse raccontato la storia di Caruso innamorato di questa ragazza giovane che lui, con la scusa di insegnarle a cantare… lei era una cagna bestiale.

Se… se… La canzone l'ho scritta in dieci minuti».


Lucio Dalla a Sorrento capitò davvero per caso, il giorno in cui Catarro, il suo fuoribordo, decide di “lasciarlo a piedi” nel bel mezzo del golfo. L’amico che gli viene in soccorso è il proprietario dell’Hotel Excelsior di Sorrento e, dopo aver trainato il cantautore fino al porticciolo, gli offre ospitalità proprio nella suite in cui il tenore Enrico Caruso aveva trascorso i suoi ultimi giorni di vita. 

La sua permanenza in quel luogo ricco di storia venne resa ancora più magica dai racconti più o meno romanzati del barista. Sua zia aveva servito Caruso in quei giorni per lui di convalescenza dopo una pleurite e ricordava la presenza di una giovane donna. Il tenore, che le dava lezioni di canto, se ne era perdutamente innamorato. Una sera, consapevole di essere ormai in punto di morte, si sedette al pianoforte sulla terrazza dell’albergo e intonò il suo ultimo canto disperato.
Lucio Dalla venne profondamente toccato da quella storia romantica e, anche grazie alla complicità della vista dalla stessa terrazza, scrisse una canzone immortale.

“Qui dove il mare luccica e tira forte il vento, su una vecchia terrazza davanti al golfo di Surriento, un uomo abbraccia una ragazza dopo che aveva pianto, poi si schiarisce la voce e ricomincia il canto.”

La storia ci dice che in realtà Caruso esalò il suo ultimo respiro a Napoli, all'hotel Vesuvio. Ma che importa, la favola di Dalla è talmente bella, che le concediamo volentieri qualche “licenza poetica”.

Qui una cover dello splendido brano: https://youtu.be/C8_Sjcl5inM?feature=shared.

Questo brano, in grado di fondere sapientemente l’eredità dell’opera e la tradizione musicale partenopea - Dalla ha sempre studiato quest’ultima con grande curiosità e passione - non soltanto spianerà la strada più pop ad artisti come Pavarotti e Bocelli (entrambi si cimenteranno con Caruso), ma nel 2009 darà anche a Lucio la possibilità di portare nei teatri la sua personale rielaborazione moderna della Tosca di Puccini. 

«Se canto il pop è colpa di Caruso», dichiarò Pavarotti. Pare incredibile, ma per interpretarla, il tenore dovette abbassarla di un tono. «Lui che per me è il più grande cantante degli ultimi settant’anni, non ci arrivava. Io lì, preso in questa specie di furore trans-mistico-canoro-cinematografico riuscii a beccare anche note altissime».

 
 
 

MATERNITÀ SURROGATA: IN ITALIA ADESSO È “REATO UNIVERSALE!”.

Post n°1939 pubblicato il 18 Ottobre 2024 da scricciolo68lbr
 

Il Senato della Repubblica ha approvato in via definitiva una nuova legge che rende “universale” un reato che in Italia già esiste da 20 anni (era il 2004, primo ministro Silvio Berlusconi) e che i vari governi di sinistra (Prodi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte II) non hanno mai modificato, pur avendone la possibilità. Da oggi anche chi andrà all’estero ad affittare uteri potrà essere perseguito, una volta rientrato in Italia, come se avesse fatto ricorso alla “gestazione per altri” nel Belpaese.

Tra le forti tensioni percepite in aula, il giorno 17 ottobre 2024, data storica, il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge per rendere la maternità surrogata “reato universale”, con 84 voti favorevoli e 58 contrari. La Gestazione per altri (Gpa), come previsto dal testo a prima firma della deputata FdI Carolina Varchi («è stata messa la parola fine ad una barbarie»), sarà dunque punibile anche se un cittadino italiano vi ricorrerà in uno Stato in cui la pratica dell’utero in affitto è legale. La pena prevista va da tre mesi a due anni, a cui si aggiunge una multa da 600mila euro a un milione di euro.

La gestazione per altri è una forma di procreazione assistita nella quale una donna, solitamente dietro pagamento, porta avanti una gravidanza per conto di un'altra coppia (cioè gli aspiranti genitori del nascituro) o di un genitore designato.

È stata una seduta lunga, e fiammeggiante fin dall’inizio, quando l’aula ha respinto le tre questioni pregiudiziali presentate dalle opposizioni. Più volte i presidenti di turno hanno minacciato di sospendere i lavori per le continue interruzioni degli interventi e i botta e risposta a distanza tra senatori di schieramenti opposti. Copione simile anche durante il voto degli emendamenti. Sei quelli presentati, tutti respinti. Tra questi anche quello del senatore di Italia viva Ivan Scalfarotto che chiedeva, per evitare «un pregiudizio per i diritti e gli interessi del minore», che fossero «garantiti in ogni caso gli adempimenti previsti in materia di stato civile ai fini del riconoscimento del rapporto filiale instauratosi con i genitori di fatto, cui è attribuita la responsabilità genitoriale».

Durissimi gli interventi delle opposizioni, altrettanto dure le repliche dei membri della maggioranza e così anche le note stampa diffuse dagli staff di decine di senatori. La pentastellata Elisa Pirro ha bollato il ddl come «un volgare attacco alle coppie omosessuali», figlio di «un delirio di onnipotenza» del centrodestra. «I reati sono universali quando la comunità internazionale li riconosce come tali – ha incalzato – non perché lo dice l’Italia». Chiaro segnale di rodimento, visto che per una volta l'Italia funge da esempio positivo e non da paese in primafila per la vergogna dei provvedimemti approvati durante la info-psico-pandemenza, come sieri benedetti obbligatori, green pass, sospensioni dal lavoro e dallo stupendio, altro che terzo Reich!!!

Di «furore legislativo» contro i figli nati dalla Gpa ha parlato il dem Filippo Sensi, che ha tirato in ballo la propria fede personale sostenendo che anche un cattolico può essere per la Gpa (gestazione per altri ), «perché a cuore del messaggio cristiano c’è solo l’amore».

Dalla parte opposta ha provato a mettere un po’ d’ordine l’azzurro Pierantonio Zanettin, spiegando che è improprio parlare di “reato universale”, perché nel caso specifico «ci si limita a punire un cittadino italiano che all'estero ricorre alla maternità surrogata utero in affitto), fattispecie già vietata nel nostro Paese». 

Fuori dall’aula la ministra della Famiglia, Eugenia Roccella, ha rivendicato la bontà del provvedimento: «Con il voto del Parlamento italiano i diritti non sono stati negati, ma al contrario sono stati riaffermati e resi finalmente effettivi». «Le opposizioni accusano FdI di ideologia – ha commentato il presidente dei sentori di FdI Lucio Malan –. E siamo d'accordo, se per ideologia si intende difendere la dignità di esseri umani, delle persone, delle madri, dei bambini, che hanno diritto di sapere chi è il loro padre, chi è la loro madre ed hanno diritto a non essere merce».

Ma che cosa significa reato universale? Il disegno di legge nasce dalla proposta della capogruppo di Fratelli d'Italia in Commissione Giustizia della Camera, Carolina Varchi, approvata a Montecitorio nel luglio del 2023 con 166 sì, 109 no e 4 astenuti. Il testo Varchi riprendeva quello presentato da Giorgia Meloni nella precedente legislatura.

In Italia la maternità surrogata è vietata già dal 2004, con la Legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. Ma ora si inserisce nella Legge 40 la prescrizione che "la proibizione riguarda anche se la Gpa è praticata all'estero". 

Il testo appena approvato è formato da un solo articolo, che modifica l'articolo 12 della legge 40 che, al comma 6, prevede: "Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità, è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro". A questa disposizione dunque si aggiunge un paragrafo per cui "se i fatti di cui al periodo precedente, con riferimento alla surrogazione di maternità, sono commessi all'estero, il cittadino italiano è punito secondo la legge italiana".

L’approvazione della modifica della legge che qualifica l’utero in affitto "reato universale”, rende la giornata del 17 ottobre 2024, una giornata storica, perché assesta un colpo durissimo all’osceno mercato internazionale di bambini alimentato dalla maternità surrogata.

Da oggi l’Italia non sarà più complice, neanche indirettamente, di una pratica che sfrutta il corpo delle donne come un vero e proprio “forno” con cui produrre bambini su misura come se fossero oggetti da vendere e acquistare.

È chiaro che da oggi, ancor più di prima, i Giudici dovranno rigettare le richieste di trascrivere nelle anagrafi, gli atti di nascita presentati da coppie che hanno affittato uteri altrui all’estero per dotarsi di figli altrui.

Esprimo pieno apprezzamento per le forze politiche che hanno votato a favore di questa legge di civiltà, mentre non ci meraviglia il voto contrario del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra colonizzati dalla Lobby Lgbtqia+.

Questa giornata corona anni di battaglie culturali e politiche, fatte da comuni cittadini, associazioni, di convegni, affissioni stradali, incontri delle associazioni con la cittadinanza, manifestazioni, flash mob.

Il voto del Senato ha reso definitiva la legge sull’utero in affitto "reato universale", dunque perseguibile anche quando commesso all’estero da cittadini italiani.

L'allargamento di questo reato ha una sua fondatezza: se ritengo illecito pagare una donna italiana per "produrre" un bambino, devo ritenerlo tale anche se vi faccio ricorso all’estero. Non c’entra nulla la “propaganda sulla pelle dei bimbi” che denuncia il segretario Dem, Elly Schlein, né tantomeno si tratta di “un obbrobrio”. Se lo fosse, dovrebbe valere anche per la legge 40 del 2004 che però il Pd ha mantenuto intatta nonostante abbia governato per almeno un decennio.

Diverso il discorso se sarà efficace, se passerà le forche caudine dei vari ricorsi in Tribunale che di sicuro verranno presentati. Sono questioni da azzeccagarbugli. Poco ci importa se sia giusto considerare il ricorso a questa pratica un “reato” o meno. Di sicuro è uno schifo: usare il corpo di una donna per produrre un figlio da “consegnare” a chi ha effettuato l’ordine è un limite che forse la società non avrebbe dovuto superare, benché la scienza lo abbia reso possibile. Riterremmo giusto vendere un rene? Riterremmo giusto vendere o affittare un neonato? Buttarla sulla donazione non ha senso, visto che ad essere “donato” in questo caso sarebbe un pargolo.

Sgombriamo inoltre il campo da un equivoco: la “Gpa altruistica” non esiste, se non in casi residuali. Lo spiega bene Francesca Izzo, filosofa femminista: “Possono verificarsi rarissimi casi di surrogata altruistica tra madre e figlia, tra sorelle, tra parenti o amici strettissimi” ma in generale “la cosiddetta ‘altruistica’, che adotta sempre la forma del contratto e maschera sotto la formula ipocrita del ‘rimborso spese’ il passaggio di denaro, è nei fatti una ‘commerciale’ che si vergogna”.

“Ma perché impedire a chi vuole un figlio di farlo partorire da un’altra donna?”, domandano alcuni. Primo appunto: è una finzione ritenere che la gestante che porta avanti la gravidanza sia solo una incubatrice e non la “madre” del bambino, cioè non instauri una qualche relazione con lui, solo perché secondo un contratto deve cederlo ad altri. E poi proviamo a ribaltare il ragionamento. Premessa: la “maternità surrogata” può avere molteplici fattispecie, a seconda del tipo di partecipazione della donna esterna alla coppia (mette solo l’utero? o anche l’ovulo?), senza contare il possibile ed eventuale intervento anche di un donatore di gameti maschili. Dunque imaginiamo – per pura accademia – una Gpa in cui il gamete maschile non sia quello della coppia che “chiede” il bambino, al pari della gestante e del gamete femminile. Se riteniamo lecito attraverso tecniche di inseminazione far partorire ad una donna X il figlio di X e di Y, per poi cederlo a Z, per quale motivo non permetterlo anche “naturalmente”? Paolo e Chiara su richiesta (e magari dietro ‘rimborso spese’) fanno l’amore, mettendo così a disposizione l’utero e i gameti, e nasce Alberto, il quale però viene subito consegnato a Jack. Poi Paolo e Chiara lo rifanno, ma a favore di Mario. Non vi sembrerebbe un orrendo mercimonio di neonati?

 
 
 
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