Creato da scricciolo68lbr il 17/02/2007

Pensieri e parole...

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Al Ministero dei Trasporti è sparito l’archivio sulle stragi e gli anni della strategia della tensione!

Post n°1453 pubblicato il 15 Gennaio 2023 da scricciolo68lbr

E SE UN PAESE INTERO NON SI INDIGNA NEPPURE DI FRONTE A QUESTO, VUOL DIRE CHE DI FATTO, IL PAESE NON ESISTE PIÙ!

 

Al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sono spariti i documentiriguardanti il periodo più sanguinoso delle stragi, compreso tra il 1968 e il 1980. In particolare, a mancare è tutta la documentazione del ministro e del suo Gabinetto. La conferma arriva direttamente dalla sottosegretaria del Mit Fausta Bergamotto (FdI) la quale, rispondendo a un’interrogazione parlamentare, ha ammesso che, anche a seguito delle ispezioni effettuate da delegazioni del ministero stesso, della documentazione non vi è traccia.

A denunciare il fatto era stata la presidente dell’Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica, Daria Bonfietti, in un articolo redatto per il manifesto, nel quale sottolineava come «ci si trovi totalmente fuori da ogni applicazione della legislazione esistente sulla conservazione e trasmissione agli Archivi di Stato della documentazione delle Amministrazioni Pubbliche». L’emersione di un fatto di tale gravità arriva al termine di un percorso, iniziato nel 2014 grazie a una direttiva di Renzi, di desecretazione dei documenti relativi alle stragi avvenute tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’80 e che aveva già dimostrato «l’inadeguatezza del materiale reso disponibile» dai ministeri. «Bisogna ricordare – aggiunge Bonfietti – che l’insufficienza della documentazione è sempre stata al centro delle critiche e delle denunce delle Associazioni, ed è stato negli anni la causa del contendere all’interno del Comitato nei confronti con le Amministrazioni. Una continua disputa-scontro tra carte mancanti, elenchi di nominativi non consegnati, carte clamorosamente censurate, intere parti coperte con vistose cancellature proprio nel momento della loro desecretazioni».

Bonfietti cita quindi un documento del 12 ottobre 2022, ovvero la relazione annuale del Comitato consultivo sulle attività di versamento all’Archivio Centrale dello Stato. All’interno del documento si legge che, tra i vari sottogruppi che compongono il Comitato, quello che “ha dovuto affrontare maggiori problematiche è stato quello relativo al Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. I versamenti effettuati da quest’ultimo negli anni presentano una sostanziale lacunosità sia per la scarsità di documenti versati sia per la totale assenza di documentazione coeva alle stragi interessate dalla Direttiva del 2014. Queste problematiche non derivano certo da una mancanza di collaborazione ma sono imputabili spesso a una scarsa cura nei decenni trascorsi nella conservazione, gestione e ordinamento degli archivi di deposito da parte delle Amministrazioni”, dovuto alle frequenti trasformazioni istituzionali avvenute negli anni che hanno comportato il continuo spostamento del materiale e “dispersioni o perdita di fonti rilevanti per la ricerca storica”.

Vista la gravità di quanto emerso, sono state mosse verso il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, alcune interrogazioni parlamentari. All’ultima di queste, sottoposta dal deputato Luigi Marattini (Italia Viva), la sottosegretaria Bergamotto ha risposto confermando la sparizione della documentazione. Il Mit, riferisce Bergamotto, ha effettuato un sopralluogo «da parte di una delegazione mista di personale del ministero e dell’Archivio di Stato presso l’Archivio di deposito di Ciampino, in esito al quale non è stata rinvenuta alcuna documentazione afferente agli avvenimenti di interesse del Comitato né atti secretati. Analogamente, i responsabili degli archivi di Pomezia e di Cesano hanno escluso la presenza nelle loro strutture di detta documentazione». Alcuni sopralluoghi sono stati effettuati anche da una Commissione istituita appositamente dal ministero il 13 settembre 2022 (la «Commissione per la sorveglianza e lo scarto degli atti di archivio del Gabinetto e degli uffici di diretta collaborazione») e incaricata di «attività di sorveglianza sulla documentazione del patrimonio documentale del Gabinetto dell’On. ministro e degli uffici di diretta collaborazione», oltre che di ricostruzione degli archivi. I lavori della Commissione, per il momento «ancora in corso», non hanno prodotto risultati differenti da quanto rilevato dal Comitato.

«Che non sia stato trovato nulla è qualcosa che meriterebbe una riflessione, perché in quegli anni le infrastrutture di trasporto sono state oggetto di attentati in questo Paese. Sarebbe un po’ strano se il ministero competente non avesse documentazione in merito a stazioni che vengono fatte saltare in aria o aerei che cadono» ha replicato il deputato Marattini. Come sottolineato da Bonfietti, la situazione attuale non permette in alcun modo nemmeno di conoscere le indicazioni del ministero riguardo agli eventi stragistici e lascia un enorme buco nero proprio in quelli che sono gli anni più violenti della storia contemporanea del nostro Paese.

Dal quotidiano L’Indipendente - [di Valeria Casolaro]

https://www.lindipendente.online/2023/01/14/al-ministero-dei-trasporti-e-sparito-larchivio-sulle-stragi-e-gli-anni-della-strategia-della-tensione/

 

 
 
 

BIDEN E IL MISTERO DELLE CARTE SEGRETE TROVATE NEI SUOI UFFICI.

Post n°1452 pubblicato il 14 Gennaio 2023 da scricciolo68lbr

Era il 10 gennaio 2023. Il giorno in cui furono rinvenute le prime carte segrete. La Casa Bianca dovette correre ai ripari dopo l’ennesima gaffe del presidente Biden. Nella giornata del 9 gennaio, infatti, i media statunitensi pubblicavano la notizia secondo cui il numero uno degli Usa avrebbe tenuto in un proprio ufficio alcuni documenti classificati per due anni. Il periodo risale tra il 2017 ed il 2019, proprio quando Joe Biden aveva appena terminato il ruolo di vicepresidente degli States (Presidenza Obama) ed usufruiva degli uffici al Penn Biden Center, un think tank di Washington, quando era professore onorario della University of Pennsylvania.

La scoperta è avvenuta grazie ai “suoi avvocati”, che hanno subito informato gli Archivi Nazionali, prendendo possesso del materiale e trasmettendo al dipartimento di Giustizia. Il procuratore generale degli Usa, Merrick Garland, ha incaricato il procuratore del distretto settentrionale dell’Illinois, John Laus, di esaminare i documenti ed i fascicoli rinvenuti, aprendo di fatto le indagini.

Il caso risulta essere particolare per almeno due motivi principali. Il primo: la notizia è pervenuta al grande pubblico solo nella giornata di ieri, ma i fatti risalirebbero addirittura al 2 novembre scorso. Guarda caso, sei giorni prima dell’appuntamento elettorale di midterm, che ha visto resistere i democratici alla temuta onda rossa prevista dai sondaggi nazionali. Un arco temporale (forse) casuale, ma che si pone in linea continua con lo scandalo del figlio Hunter Biden, risalente alla campagna elettorale per le presidenziali 2020, prontamente censurato da Twitter (come ha rivelato Elon Musk nei Twitter Files) e rinvenuto solo dopo la vittoria di Biden padre contro il Tycoon.

Il secondo aspetto è il cortocircuito politico, in cui l’attuale presidente Usa si è cacciato. Dopo la fine del mandato di Trump, infatti, i democratici contestarono al leader del Gop di non aver trasmesso alcuni documenti classificati agli Archivi di Stato, tenendoli nella sua casa in Florida. Ad agosto, inoltre, gli agenti della Fbi sequestrarono tutti i file in questione, aprendo un’indagine federale ancora in corso. Per Biden, quello fu un atto “irresponsabile”, ma che – come ieri si è scoperto – era già stato compiuto dallo stesso ex vicepresidente degli Usa, durante il duplice mandato di Barack Obama.

E, a questo punto, il team di Trump ha deciso di seguire la strada più facile, quella dell’attacco: “Ci è stato detto per mesi – ha affermato il figlio di The Donald, Donald Trump Jr. – che questo era tradimento e motivo di impeachment e meritevole di pena di morte. Ma adesso ho la sensazione che non succederà niente”. Dopo qualche ora, è stato proprio l’ex presidente degli Stati Uniti, dalle colonne del suo social Truth, ad intervenire direttamente sulla vicenda: “Quando la Fbi farà un raid nelle molte case di Joe Biden, forse anche alla Casa Bianca? Quei documenti erano sicuramente non declassificati”.

Successivamente al primo rinvenimento ne è avvenuto un secondo. Adesso Joe Biden fugge dalle domande dei mediasullo scandalo delle carte top secret trovate nella sua abitazione. E i Dem provano a fare quadrato ipotizzando complotti nei confronti dell’attuale inquilino della Casa Bianca. Intanto però, la Commissione Sorvegkianza del,a Camera chiede alla Casa Bianca di consegnare “tutti i documenti classificati recuperati”.

Nonostante gran parte della stampa abbia dato la notizia un po’ sottotono, è una burrasca degna del film di Otto Preminger, “Tempesta su Washington”, quella che sta investendo la Casa Bianca. Una burrasca scatenatasi dopo che, l’altro ieri (giovedì 12 gennaio), il procuratore generale degli Stati Unit, Merrick Garland aveva annunciato la nomina di Robert Hur a procuratore speciale, per indagare sui documenti classificati, risalenti all’amministrazione Obama, che erano stati rinvenuti in un vecchio ufficio di Joe Biden a Washington e nel garage della sua abitazione privata di Wilmington.

È in questo quadro che ieri il presidente della Commissione Sorveglianza della Camera, James Comer, ha domandato alla Casa Bianca di consegnare “tutti i documenti classificati recuperati dagli assistenti o dagli avvocati di Biden in qualsiasi luogo”. È sempre ieri, è stata avviata un’indagine del presidente della Commissione Giustizia della Camera, Jim Jordan. Dall’altra parte, i Dem stanno stanno facendo quadrato attorno al presidente.

In particolare il deputato Hank Johnson - noto per avere paragonato Donald Trump ad Adolf Hitler nel 2019 - ha ipotizzato che gli incartamenti classificati potrebbero essere stati messi apposta nel garage dell’inquilink della Casa Bianca. 

 
 
 

LA SINISTRA DEGLI SCANDALI DA LEZIONI SULLA COSTITUZIONE.

Post n°1451 pubblicato il 14 Gennaio 2023 da scricciolo68lbr

Premetto di essere ormai equidistante dalla politica italiana, oramai il carrozzone dei nostri politici è diventato solo qualcosa dicostoso, inutile, dove chi si fa eleggere non lo fa per impegno sociale e di rappresentanza di esigenze del popolo, ma solo per il proprio tornaconto. Tuttavia, detto questo, mi appassiono da anni alle vicende della sinistra italiana, nata come partito della classe operaia e contadina, sino a transitare negli ultimi trent’anni, dalla parte degli industriali prima, e dei ricchi finanzieridelle élite globaliste, nell’ultimo decennio.

In particolare, se pensiamo a come il Prof. Prodi abbia sconfessato le sue parole, le sue promesse e tradito la fiducia degli elettori della sinistra e non. Ricordate ielle parole non è vero? Siete tutti più o meno consapevoli, di come l’ingresso dell’italia nell’Ue non ci abbia giovato sotto nessun punto di vista. Eppure la sinistra non perde occasione per smentire le sue posizioni, quando è al governo, per poi sposare la posizione mantenuta dalle opposizioni (divenute maggioranza di governo), quando l’opposiozne la fa la sinistra.

Enrico Letta ad esempio, ha chiuso l’ultima campagna elettorale impegnandosi a difendere la Costituzione. Si avete sentito bene, difendere la Costituzione. Quella stessa Carta fondamentale che in questi ultimi tre anni hanno sistematicamente vessato in tutti modi, scavalcandola ed interpretandola a proprio piacimento. Ecco, qua,che giorno fa, Letta così ha detto: “Non permetteremo che venga stravolta da questa destra”. Nell’occasione ha aggiunto anche che la destra non sarebbe riuscita a cambiarla perché gli italiani avrebbero dato “una direzione di marcia completamente differente”. 

Le urne però hanno indicato una direzione di marcia diversa dai desiderata di Letta & Co, Pazienza, in campagna elettorale vale tutto, ostentare ottimismo e parlare a sproposito, rientra nel rituale. Lo fanno quasi tutti i partiti. Però alla propaganda ad un certo punto, per decenza, dovrebbero porsi dei limiti. Pronunciare frasi contenenti Costituzione, Resistenza ed antifascismo, andrebbero evitate. Bisognerebbe farne a meno, soprattutto se si hanno così tanti anni di esperienza in campo politicio. Purtroppo Pierluigi Bersani non sente né il peso degli anni e neppure quello delle parole. “Siamo un Paese che ha fatto la resistenza con armi e politica. In nome di questo, si è dato una Costituzione che piace agli italiani e che è dichiaratamente antifascista”. Comunque sia, “la vacca in corridoio” resiste tranquillamente all’inesorabile trascorrere del tempo. Questa metafora della mucca nel corridoio è stata coniata appunto da Bersani nel 2015 circa, ma molti all’epoca, non ne compresero il significato e per primo non la capì neppure Renzi, che disse, non so a cosa si riferisca Bersani, ma anche gente comune mi ha spesso domandato “ma che vuol dire… vedere la mucca nel corridoio?”. Molto semplice, la mucca è un animale di così grandi dimensioni, che è impossibile non accorgersi della sua presenza in un corridoio, ma la mucca è la destra (che avanzava anni fa), ora è al governo, e anche il PD alla fine, si è accorto che il Paese avrebbe subito una svolta a destra. Impossibile schiodare comunque la metafora della vacca dall’analisi di Bersani se, a suo parere, la principale preoccupazione degli italiani innamorati della Costituzione consiste nell’avere al Governo Giorgia Meloni. Nonostante venga data in quasi tutti i sondaggi, oltre il 30 per cento, il popolo non gradirebbe “una destra fuori da questa storia che spesso e volentieri non la riconosce e da dell’antifascismo una chiave di lettura passionale”. 

Prendiamo per buona questa affermazione. Ma al contempo, sempre a proposito del tempo, proviamo ad immaginare cosa direbbero della sinistra di oggi i compagni del tempo che fu. Mi riferisco a quei politici sinceramente antifascisti, in grado di fare la storia della sinistra italiana, un tantino di più di Letta e di Bersani. Ad esempio all Congressi del Pci del 1966, il primo dopo l’improvvisa scomparsa di Palmiro Togliatti: Pietro Ingrao si smarca dall’ortodossia stalinista e guida la componente di sinistra nella battaglia congressuale. Si fronteggia apertamente con la destra di Giorgio Amendola su aspetti di portata epocale. Pur avendo entrambi il neocapitalismo quale comune nemico, propongono visioni e strategie alternative per combatterlo. L’oggetto del contendere occupava il mutamento socio economico e il posizionamento del partito in Italia e nel contesto internazionale.

insomma volavano decisamente alto. Adesso il Pd prepara il congresso ponendo al centro del dibattito politico questioni del tipo voto on line si o no... è Bersani insiste con la storia della vacca nel corridoio? Bersani si tolga la storia della vacca dalla testa e lasci la Resistenza a chi la fece. Se proprio non ci riesce, provi ad immaginarsi un paio di partigiani in un faccia a faccia con Antonio Panzeri, che spiega loro il Qatargate!

 

 
 
 

I TEMPI CHE VIVIAMO... DOVE L’OSCURITA TENTA DI LRENDERE IL SOPRAVVENTO!

Post n°1450 pubblicato il 14 Gennaio 2023 da scricciolo68lbr

Il lavorio di una parte dell’umanita, quella di una perversa oligarchia, ha già dato i suoi frutti, che sono sotto gli occhi di tutti, tutti quelli naturalmente, che vogliono vedere.


Negli ultimi decenni è aumentata la povertà, materiale ma soprattutto di valori etici e morali; è aumentata la precarietà, nel lavoro, nei diritti garantiti ai cittadini dalle costituzioni dei rispettivi Paesi; il livello dell'istruzione e della sanità si è abbassato, soprattutto in seguito ai tagli operati ai bilanci dallo stato, almeno in Italia, da una sinistra complice e le Gaga a doppio filo alle élite finanziarie del pianeta; si sono moltiplicate le guerre., vedi crisi Russia-Ucraina.

Un solo dato dimostra in maniera inequivocabile ciò che sta accadendo. Negli Stati Uniti, il paese faro, il Paese guida dell'Occidente, dove nascono tutti quei processi poi destinati a generalizzarsi,​ negli altri Paesi occidentali, in controtendenza purtroppo, rispetto ai dati degli ultimi due​ secoli, è diminuita negli ultimi dieci anni, l'aspettativa di vita e l'altezza media della popolazione. Mentre, come trionfalmente ricorda il filosofo pupillo di Soros, Harari, nel suo folle libretto "Homo deus", la “perversa oligarchia” sogna l'immortalità per se stessa, pensando assurdamente di poter un giorno campare quattrocento o cinquecento anni, grazie a innovative cure mediche, da essa lautamente finanziate, dicevo mentre c’è chi sogna l’immortalita la vita delle persone “comuni” si degrada progressivamente.

Mentre c’è chi dipinge questi individui come filantropi, dovremmo forse noi pensare che questa scellerata oligarchia, allontanatasi da Dio, da principi etici e morali più basilari, desiderosa solo di accrescere esponenzialmente la propria autorità​ e ricchezza, dominata da un incontrollabile “delirio di onnipotenza”, si sia dunque improvvisamente trasformata in qualcosa di magnanimo ed abbia a cuore i destini dell'umanità?​
No... no, mille volte no!!!

Il lupo resta lupo, perde il pelo, non il vizio e non diventa agnello. Al massimo, da agnello può travestirsi, per mettere in atto più agevolmente i suoi crimini e questo, per l'appunto, è ciò che sta accadendo.

L'agenda 2030 di Davos e del WEF, non è il programma di un gruppo di miti filantropi.​ È l'ipocrita copertura ideologica ad uno dei più perversi “progetti” che mai siano stati concepiti. Ma ribadisco sono esseri ormai, perduti, a causa del proprio egoismo, lontani dalla misericordia e dalla grazia di Dio.

Comprenderlo è la premessa (non sufficiente) necessaria, per cercare di evitare il peggio nel futuro. Capisco che quanto dico vi sembrerà assurdo, in quanto va in radicale contrasto con la narrazione vigente da parte di TV, TG, quotidiani e trasmissioni mainstream, come nelle scuole di ogni ordine e grado. Penso, però, che... sia mia dovere dirvi la verità. Quella, almeno, che io ritengo, sulla base di riflessioni ponderate, essere la verità. Chiedo sempre l’aiuto del buon Dio, affinché mi aiuti a saper leggere i tempi, con estrema saggezza ed equilibrio.

Un saluto a tutti e... buona fortuna.

 
 
 

IL BUCK DELL’OZONO SI STA RIDUCENDO.

Post n°1449 pubblicato il 14 Gennaio 2023 da scricciolo68lbr
 

Dopo anni di discussioni e preoccupazioni ambientali, il buco dell’ozono dovrebbe presto chiudersi. Almeno secondo le Nazioni Unite, a parere delle quali entro il 2040 potrebbe sparire completamente nella maggior parte del mondo. Merito delle strategie adottate dai Paesi negli ultimi decenni dopo l’adozione del Protocollo di Montreal del 1987, tra cui la diminuzione dell’utilizzo di sostanze chimiche dannose come i clorofluorocarburi, solitamente contenuti in bombolette spray, sistemi di refrigerazione e condizionatori. La massima estensione raggiunta negli anni dal buco dell’ozono si è registrata a settembre del 2000, quando la sua superficie ha toccato i 28,4 milioni di km², un’area equivalente a quasi sette volte il territorio dell’UE. Da quel momento in poi, le sue dimensioni si sono tendenzialmente ridotte.

Il buco era stato scoperto dagli scienziati nel 1985, due anni prima del protocollo: dopo la sua adozione lo strato di ozono è migliorato costantemente e il 99% delle sostanze chimiche responsabili del suo assottigliamento sono state gradualmente eliminate. La chiusura del buco dell’ozono ha avuto e sta avendo per questo motivo un effetto a catena positivo sul riscaldamento globale, principalmente perché alcune delle sostanze chimiche dannose eliminate sono considerate gas serra piuttosto nocivi.

Per l’ONU, se le attuali politiche continuano ad essere mantenute, lo strato di ozono tornerà ai valori del 1980, praticamente prima che comparisse il buco. In ogni caso, se per la maggior parte della Terra questo accadrà nei prossimi due decenni, l’Antartide dovrà aspettare il 2066: qui il danno è stato piuttosto grave, il peggiore. Per l’Artico invece è previsto che il ripristino accada attorno al 2045.

Ma perché negli anni il buco dell’ozono ci ha fatto preoccupare? Il motivo principale è la sua composizione e funzione. Lo strato di ozono (o scudo di ozono) è una “regione” sottile della stratosfera terrestre, situato tra i 15 km e 30 km sopra la Terra, che assorbe la maggior parte della radiazione ultravioletta del Sole. Se questa si assottiglia o si fora, le radiazioni fino a quel momento bloccate sono libere di raggiungere la superficie terrestre, causando numerosi danni. I raggi ultravioletti, infatti, possono danneggiare il DNA e causare scottature solari, aumentando il rischio, dopo ripetute e lunghe esposizioni, di ammalarsi di cancro della pelle.

Nonostante per Meg Seki, segretaria esecutiva del Segretariato per l’ozono delle Nazioni Unite, il fatto che il recupero dell’ozono sia sulla buona strada «è una notizia fantastica», non bisogna assolutamente abbassare la guardia. Gli esperti dicono che il progresso, continuo fino ad ora, potrebbe rapidamente invertire la rotta se ostacolato da scelte sbagliate.

Fonte: L’Indipendente. (Gloria Ferrari).

 

 

 

 
 
 

STRAGE ANNUNCIATA DI VALORI MORALI!

Post n°1448 pubblicato il 13 Gennaio 2023 da scricciolo68lbr

Non comprendono il problema di fondo. In TV, sui quotidiani e nelle trasmissioni mainstream parlano solo ed esclusivamente di risvolti materiali: tutti preoccupati dell’aumento dei costi delle materie prime, delle fonti energetiche, del pane, del latte, dei generi alimentari e beni di prima necessità. Ora non voglio dire che questi problemi non siano importanti, ma sono consequenziali al vero e principale problema: quello del superamento dei temi etici e dell’implementamento incessante della “disunione umana”, causata dai vari sviluppi economici, dall’egoismo, dall’imperialismo anglosassone ed americano, dalla pochezza dei politici, privi di valori spirituali, dall’eccessivo benessere materiale di paesi e popoli. Sono problemi che coinvolgono il lato spirituale del genere umano, di cui oramai, nessuno pare avere più interesse. Tutti focalizzati sul lavoro, chi lo ha, sui guadagni, la bella auto, appartamenti confortevoli, alimentazione piena di sprechi, dove si bada solo al non farsi mancare nulla, i vaccini e tutto si ferma qui! Del rispetto invece tra individui, tra nazioni, moralità ed eticità in coloro che ricoprono incarichi statali, pubblici, a livello nazionale ed europeo, notate ancora qualcuno che nutre interesse per questi aspetti?

Li considerano forse secondari al benessere materiale? Viene prima questo rispetto al malessere che gli individui, a cui solo apparentemente non manca nulla, provano nel profondo di sé? Nell’anima?

Allora tenetevi questi politici, tenetevi questi giornalisti faziosi e prezzolati, questi governanti che promettono in campagna elettorale e poi non mantengono, nella sinistra italiana che in questi ultimi trent’anni, vendendosi all’atlantismo e alle élite globaliste, ha portato il Paese lontano dalla spiritualità che nutre il cuore, cavalcando falsi temi di libertà ed uguaglianza (guardate i casi Sumahoro e Qatargate).

Auguri!

 
 
 

CIÒ CHE STA DENTRO, È CIÒ CHE STA FUORI.

Post n°1447 pubblicato il 10 Gennaio 2023 da scricciolo68lbr

Dovremmo sempre tenere a mente che il mondo che ci circonda è la fedele riproduzione di ciò che siamo interiormente, l’esterno è interno e la realtà ci fa praticamente da specchio.

Questo concetto espresso in pochissime righe, rappresenta il contenuto della “Legge dello Specchio”, una delle Leggi Universali strettamente correlata con la Legge di Risonanza, della quale parlerò in un altro post.

Ma cosa significa che la realtà circostante ci fa da specchio?

Hermann Hesse, nel suo romanzo capolavoro intitolato “Demian“, così scrive: “Quando odiamo qualcuno, odiamo nella sua immagine qualcosa che è dentro di noi”. In poche parole ci spiega come tutto ciò che nel mondo ci piace, tutto ciò che ammiriamo e che ci procura delle belle sensazioni, in realtà sta rispecchiando aspetti di noi che abbiamo già integrato, e che si trovano al nostro interno.

Allo stesso modo, tutto ciò che nel mondo circostante ci procura invece fastidio, rabbia, odio e che proprio non riusciamo a sopportare, altro non è che il riflesso di quegli aspetti della nostra coscienza che ancora non accettiamo e rifiutiamo.

La maggior parte degli esseri umani vive immersa in uno stato di sonno, convinta che il mondo che ci circonda sia qualcosa di “esterno” rispetto al nostro mondo interno (la coscienza) e di conseguenza avvertono il mondo come qualcosa di totalmente separato da se, si sentono separati dall’esterno, e ancora sono convinti del fatto di non aver alcun potere di modificare la propria realtà.

La Legge dello Specchio rappresenta quindi un valido aiuto e ci permette di vedere all’esterno L’immagine pressoché speculare di quelle “zone buie” di noi stessi che preferiamo non vedere e cerchiamo di nascondere nel nostro subconscio. Tutti abbiamo quelle zone oscure. Quindi se pensiamo di vedere qualcosa di sbagliato all’esterno, nelle persone, nelle circostanze o nelle varie situazioni, in realtà stiamo semplicemente “osservando” un qualcosa che si trova al nostro interno. E così sentiamo crescere in noi una delle emozioni che non ci fa stare bene più comuni e diffuse negli esseri umani: il fastidio.

Se ci dà fastidio la gelosia del nostro partner è perché anche noi abbiamo gelosia al nostro interno; se proviamo rabbia per la cattiveria dei nostri governanti e/o politici, ecco che quell’atteggiamento fa parte anche di noi; se ci dà fastidio l’aggressività del nostro collega è perché evidentemente anche l’aggressività fa parte di noi. Spesso succede che quegli stessi sentimenti magari li reprimiamo, ma dall’interno si specchiano comunque all’esterno. Non a caso i nostri fastidi attirano, in base alla Legge di Risonanza, tutte quelle persone e situazioni che ci permettono di osservare più da vicino ciò che è al nostro interno! E poi dicono che l’Universo non ci vuole bene 

La Legge dello Specchio rappresenta una forma “passiva”, quindi un semplice guardare ed osservare; questa si completa con la sua forma “attiva”, ovvero la Legge di Risonanza, dove il simile attrae il simile, proprio per… specchiarsi meglio !

Ora che siamo venuti a conoscenza un po’ meglio di questa Legge Universale, sarebbe il caso la adoperassimo e c’è ne servissimo per lavorare su noi stessi, attraverso l’autosservazione.

Osserviamo i nostri fastidi e cerchiamo di capire per quale motivo proviamo questo sentimento verso una determinata persona oppure in una determinata situazione. Questo lavorio col tempo diverrà preziosissimo e ci permetterà d’indagare meglio su chi siamo noi realmente, cosa c’è al nostro interno e, cosa più importante, su quale aspetto dobbiamo “lavorare” maggiormente per uscire dal mondo illusorio che abbiamo costruito attorno a noi, da questo sonno profondo della nostra coscienza o se preferite… da questo stato ipnotico.

La prima fase porterà alla comprensione che in realtà i difetti non sono presenti negli altri, ma sono semplicemente nostre proiezioni, quindi sono aspetti che appartengono a noi, ma non dobbiamo spaventarci: si tratta semplicemente di conoscere, di “accettare” totalmente questi difetti come nostri, affinché essi non si manifestino più all’esterno. In pratica l’accettazione è la parola chiave, poi amare e perdonare noi stessi, perché là fuori non c’è niente e nessuno da perdonare!

All’inizio non risulterà affatto semplice come lavoro, in quanto ci vuole una buona dose di sincerità e di autocritica per riconoscere in noi stessi quei difetti che abbiamo sempre criticato negli altri, ma osservandoci con costanza, quotidianamente, soprattutto nei momenti in cui gli altri ci fanno letteralmente imbestialire, possiamo fare delle “scoperte” impensabili su noi stessi e vedere come gli altri non sono altro che la gigantografia degli aspetti della nostra psiche; aspetti che non vogliamo vedere e tantomeno accettare. Spesso combattiamo contro qualcuno o qualcosa, fino ad arrivare al punto di odiarlo profondamente, senza neanche minimamente immaginare che stiamo semplicemente soffocando un nostro aspetto interioreQuesto è il sonno nel quale siamo immersi.

La Legge dello Specchio, ci da l’opportunità di riconoscere che la persona che ci sta di fronte e che ci sta facendo arrabbiare è soltanto uno specchio, che ci da l'opportunità di stare di fronte ad una parte di noi che “rifiutiamo”. Tutto questo ci offre così la possibilità di conoscerci e migliorarci. È una grande opportunità! Questo non vuol dire che non dobbiamo arrabbiarci (sarebbe bello ma difficile); dobbiamo invece sfruttare quest’opportunità che ci è concessa, perchè diventa un nuovo modo di vedere le cose. A volte arrabbiarsi fa anche bene, permette di sfogare un’energia che altrimenti resterebbe repressa se non si è ancora capaci di tramutare. Invece arrabbiarsi con consapevolezza è positivo, per il semplice fatto che in questo modo ammettiamo la piena responsabilità di ciò che proviamo. Vediamo nell’altra persona soltanto un nostro aspetto, e decidiamo liberamente di arrabbiarci.

La conferma di tutto ciò possiamo averla dal fatto che il fastidio di per sé, non è mai oggettivo, bensì soggettivo. Una determinata situazione o persona, può essere fastidiosa per me, ma non per qualcun altro ad esempio. Questo ci fa capire come in realtà non è la situazione o la persona in se ad essere sbagliata, ma siamo noi che ci auto-conferiamo una facoltà di giudizio, convinti di avere a che fare con qualcosa che sta all’esterno di noi.. mentre in realtà stiamo solo “giudicando noi stessi”.

Il buon Gesù, che la Legge dello Specchio la conosceva, disse chiaramente in un passaggio del vangelo di Matteo: “Non giudicate, e non sarete giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate, sarete misurati”. Il giudizio rivolto verso gli altri e quello rivolto a noi stessi, sono semplicemente due facce della stessa medaglia.

Basterebbe l’applicazione unanime della Legge dello Specchio per mutare il comportamento della nostra civiltà, in quanto il mondo non riflette ciò che desideriamo ma ciò che siamo.

Non lasciamo che la realtà esterna, che è una nostra proiezione mentale, prenda il sopravvento sul nostro mondo interno, che invece quello sì che è reale, perché noi siamo gli artefici del mondo, non un risultato di esso.

Quando realizzeremo che il mondo è solo una nostra  proiezione, allora e solo allora, saremo liberi da esso. In caso contrario, come accadde a Narciso nella mitologia greca, annegheremo nel mondo, convinti in maniera irreversibile, che il nostro “riflesso” sia dotato di vita propria!

“Ricordiamoci che nulla accade per caso, e che ogni persona incontrata è uno specchio, ogni dolore un’opportunità di crescita, ogni crisi un punto di rottura da cui rinascere a nuova vita.

Cambiamo ciò che sta dentro, se vogliamo che cambi ciò che sta lì fuori.

 
 
 

UE, OK ALLA COMMERCIALIZZAZIONE IN EUROPA DEGLI INSETTI AD USO ALIMENTARE!

Post n°1446 pubblicato il 09 Gennaio 2023 da scricciolo68lbr
 

Insetti nel piatto: sicuro che non ci siano rischi per la nostra salute?

Dopo le tarme e le locuste anche i grilli approdano sulla tavola degli italiani. La Commissione Europea ha infatti autorizzato la commercializzazione del grillo domestico (Acheta Domesticus) come 'nuovo alimento' nei paesi della UE

Il via libera è arrivato l'8 dicembre scorso, dopo che l'Efsa ha valutato che il consumo dell'insetto è sicuro. Il via libera a una nuova specie di insetti per l'alimentazione dell'uomo, è arrivato dalla Commissione europea, che ha autorizzato la commercializzazione dei grilli domestici (Acheta domesticus) come nuovo alimento nell'Unione. Si tratta del terzo tipo di insetto approvato per il consumo sulla tavola da Bruxelles. Le precedenti autorizzazioni hanno interessato la vendita e il consumo delle tarme delle farina essiccate, a luglio 2021, e della locusta migratoria, il cui semaforo verde definitivo è arrivato lo scorso novembre. Come nel caso delle locuste, anche per i grilli domestici saranno disponibili gli insetti interi congelati, interi essiccati e in polvere.  

Anche gli insetti, come del resto accade per la carne o il pesce, possono crearci qualche problema se non li conserviamo (e li consumiamo) correttamente.

Allevare insetti per il consumo umano: i rischi da considerare, dall’impatto ambientale alla biosicurezza.

Man mano che si allarga il numero di insetti autorizzati a scopo alimentare in Europa, si rende necessario ragionare sull’impatto e la biosicurezza dell’allevamento di questi animali. Ne parla Giovanni Ballarini, in un articolo pubblicato da Georgofili.info, il sito dell’Accademia dei Georgofili.

Mangeremo solo insetti in futuro? Diversi aspetti sono poco considerati, come l’alimentazione degli insetti in allevamenti industriali, l’impatto ambientale di questi allevamenti e non ultimo i virus di cui questi animali sono portatori. Argomenti importanti perché gli insetti sono ciò che mangiano, e prima di usarli per l’alimentazione umana bisogna essere sicuri che siano allevati e nutriti con matrici non a rischio. Per questo sono necessarie normative per garantire la loro sicurezza partendo dai materiali organici usati nel loro allevamento, stabilendo quindi limiti per quanto riguarda contaminazioni microbiologiche, metalli pesanti, micotossine, pesticidi e altri residui indesiderati.

Gli insetti possono avere un ruolo significativo nell’alimentazione umana e degli animali solo se allevati in grandi quantità, quindi in impianti industriali. Questa non è una novità, e la bachicoltura e l’apicoltura ne sono un antico esempio. Non bisogna dimenticare che proprio nel baco da seta (Bombyx mori) Agostino Bassi nel 1835 dimostra come il mal del calcino che devasta gli allevamenti è causato dal fungo deuteromicete Botrytis (o Beauveriabassiana, così chiamato in suo onore, in questo precedendo le scoperte di Louis Pasteur sulle malattie infettive degli animali e degli esseri umani. È inoltre noto che le api (Apis mellifera), di cui abbiamo una lunga e approfondita esperienza nell’allevamento, si nutrono di polline che può contaminare il miele rendendolo inidoneo all’alimentazione umana per la presenza di diversi microrganismi tra i quali il Clostridium botulinum, cagione del botulismo alimentare infantile, tossine e molecole psicoattive come quelle di Rhododendron ponticum, Rhododendron luteum e Erythroxylum coca, senza dimenticare il rischio della presenza di pesticidi.

Gli insetti non sono quindi efficienti ‘filtri’ di popolazioni microbiche e molecole dannose per gli esseri umani, che sono presenti in quanto loro mangiano. Se vogliamo allevare insetti, in particolare le loro larve, come cibo per le persone e gli animali produttori di alimenti, è necessario usare matrici alimentari sicure, allo stesso modo di qualsiasi animale da reddito, con vegetali sani, come farina di cereali e farina di leguminose, non usando quindi materiali di scarto e sottoprodotti organici di riciclaggio alimentare incontrollato, se non selvaggio. Una condizione che indubbiamente potrebbe ridurre la competitività di produzione di proteine da insetti rispetto a quelle ottenute da altri animali e, in futuro, da sintesi biotecnologiche.

Un aspetto poco considerato è l’impatto ambientale degli allevamenti intensivi di insetti. È vero che gli insetti emettono molti meno gas serra (anidride carbonica e metano) e che la Life cycle assessment, che valuta l’impatto ambientale associato a tutti gli stadi di vita di un prodotto, per gli insetti commestibili è inferiore a quella delle proteine ottenute da allevamenti di animali tradizionali, ma le larve per svilupparsi ed evolversi devono essere mantenute in ambienti riscaldati a circa 28°C. Inoltre i materiali derivanti dagli allevamenti, prima di essere utilizzati, devono essere sterilizzati. L’energia necessaria per produrre calore di riscaldamento e sanificazione dei residui di allevamento ha un’origine diversa e un’impronta di carbonio più o meno alta in base al paese produttore. Ad esempio gli alimenti d’origine larvale provenienti da allevamenti della Cina probabilmente riscaldati a carbone hanno un’impronta di carbonio superiore a quelle di allevamenti riscaldati con energie rinnovabili.

Attualmente dodici sono le specie di insetti segnalate dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) per un utilizzo nell’alimentazione umana nell’Unione Europea (di cui tre già autorizzati) e un nuovo aspetto non riguarda tanto i prodotti ottenuti, quanto la biosicurezza degli allevamenti industriali. Gli insetti non sono possono essere vettori di infezioni virali per gli esseri umani, ma costituiscono il più grande gruppo di animali sulla Terra in termini di biodiversità di virus capaci di infettare, causare malattia e portare alla decimazione in breve tempo intere colonie. Non è neppure da sottovalutare la capacità di trasmissione dei virus a persone e ad altri animali. Una revisione sistematica della letteratura scientifica sui virus delle specie di insetti di interesse per la nutrizione umana (coleotteri, ditteri, lepidotteri e ortotteri) permette di individuare più di settanta specie di virus, appartenenti a ventidue famiglie diverse. Se la situazione per ora sembra essere rassicurante per il rischio di trasmissione alle persone di virus tramite gli alimenti prodotti da insetti, tutto da stabilire è il rischio di infezioni in allevamenti industriali, considerando che le loro larve sono allevate a temperature che si avvicinano ai trenta gradi, vicini a quella dei mammiferi.

Un'alimentazione a base di insetti sembrerebbe tuttavia essere, per la UE, la soluzione a tanti problemi che affliggono l'umanità e il Pianeta in cui viviamo: porrebbe un freno alla fame nel mondo, ridurrebbe le emissioni di gas a effetto serra e il consumo di acqua e suolo, e allo stesso tempo darebbe al nostro organismo la quantità di proteine, acidi grassi e micronutrienti fondamentali di cui ha bisogno. Ma esiste (anche) un lato “oscuro” a quella che sembra la panacea di (quasi) tutti i mali. E la domanda se la sono posta alcuni esperti di alimentazione dell'Università di León (Spagna), secondo i quali occorre fare ATTENZIONE AI RISCHI SANITARI connessi al consumo di insetti.

SOSTANZE ANTINUTRITIVE E TOSSICHE. Tanto per cominciare, gli insetti potrebbero contenere alcuni antinutrienti, cioè composti che si formano con processi di degradatazione, conservazione, cottura ecc., presenti in vegetali e animali, che impediscono o rendono più difficile l'assorbimento dei nutrimenti: tra questi, il più diffuso negli insetti è la chitina, principale componente dell'esoscheletro degli artropodi, che ha un effetto negativo sulla digeribilità e l'impiego delle proteine. Altri esempi di sostanze antinutrienti sono i fitati e gli ossalati, che riducono l'assorbimento di minerali come il calcio, lo zinco, il manganese, il ferro e il magnesio.

Esistono poi anche due categorie di insetti tossici: i fanerotossici, le cui tossine vengono attivate nel tratto gastrointestinale e la cui pericolosità per l'uomo è limitata a possibili danni provocati durante il passaggio dalla bocca all'esofago; e i criptotossici, portatori di sostanze tossiche per l'uomo. Tra questi vi sono ad esempio alcuni scarafaggi che contengono testosterone, e il cui consumo prolungato nel tempo può provocare, tra gli altri, problemi di fertilità e cancro al fegato.

BATTERI. Come i pesci, anche gli insetti possono essere contaminati da alcuni patogeni come la salmonella, l'E. coli o il Campylobacter. La soluzione in questo caso è piuttosto semplice e consiste nella cottura: le alte temperature eliminano, o comunque riducono sostanzialmente, la presenza di microorganismi patogeni.

PARASSITI. A volte poi gli insetti ospitano parassiti: è il caso, ad esempio, di mosche e scarafaggi, nei quali sono stati ritrovati diversi tipi di protozoi e vermi parassiti in varie fasi di sviluppo. Anche in questo caso, basta congelare gli insetti per eliminare il rischio contaminazione, poiché le basse temperature uccidono i parassiti pluricellulari.

 

SOSTANZE CHIMICHE CONTAMINANTI. C'è poi anche la contaminazione chimica, uno dei rischi maggiori collegati al consumo di insetti, principalmente quelli selvatici: nel 2007, ad esempio, diversi bambini e donne incinte della comunità di Monterrey (California) si intossicarono mangiando cavallette importate dal Messico che presentavano alti livelli di piombo. Tra le sostanze che si trovano frequentemente negli insetti vi sono alcuni metalli pesanti (come piombo, appunto, rame e cadmio) e pesticidi.

ALLERGIE. Un ultimo rischio è quello relativo alle allergie, un tema ancora poco studiato: la sintomatologia associata al consumo di insetti è varia, e va dal semplice prurito allo shock anafilattico. Probabilmente però, sostengono gli esperti, è sufficiente che gli insetti vengano correttamente processati per ridurne la potenzialità allergenica.

Insomma, non sembra esistano grossi impedimenti sanitari al consumo di insetti, ma bisogna prestare particolare attenzione all'elaborazione e alla conservazione (come già facciamo con carne e pesce) di questi novel food. Per ora, l'ostacolo più grande da superare in Occidente è quello normativo, oltre a una certa naturale repulsione che noi occidentali abbiamo verso questi cibi esotici: ad oggi, l'Europa ha autorizzato il consumo di solo tre tipi di insetti – le tarme della farinale locuste migratorie e i grilli domestici.

 


 
 
 

Julian Assange: perché mai tanto accanimento?

Post n°1445 pubblicato il 07 Gennaio 2023 da scricciolo68lbr
 

Stefania Maurizi è la giornalista che ha seguito in modo meticoloso la complicaticata ed intricata vicenda riguardante il caso del giornalista Julian Assange.

Ha scritto un libro (“Il potere segreto”, 2022) di cui è prossima la versione inglese. Si tratta di un testo fondamentale, che reca la prefazione di Ken Loach.

La prima domanda è: perché mai WikiLeaks e il suo fondatore Julian Assange sono caduti in una simile morsa diabolica?

Maurizi. Innanzitutto, voglio chiarire il mio lavoro. Dal 2009 ho iniziato a interessarmi ai documenti di WikiLeaks, quindi non solo mi sono occupata del caso, ma ho lavorato proprio ai file segreti di WikiLeaks, insieme con grandi team di giornali internazionali, dal Washington Post al Der Spiegel. Quella documentazione mi ha permesso di capire qual è la realtà della politica estera e della strategia militare degli Stati Uniti, I file riguardano anche l’Italia e praticamente tutti paesi del mondo. Sostanzialmente, da lì è nato il mio profondo interesse per il caso di Julian Assange e di WikiLeaks, perché ho capito che quei giornalisti si esponevano a un enorme rischio in termini di procedimenti legali per la rivelazione dei file.

In quei documenti, il segreto non viene utilizzato per proteggere la sicurezza dei cittadini, bensì per proteggere la criminalità di stato, e assicurare l’impunità alle istituzioni e agli apparati che commettono crimini. Ho lavorato negli ultimi 13 anni a quella documentazione, e fin dall’inizio mi resi conto che Julian Assange e i giornalisti di WikiLeaks rischiavano letteralmente la testa per pubblicarla e, purtroppo, la realtà mi ha dato ragione. Da quando ha pubblicato i file segreti del governo americano Julian  Assange non ha più conosciuto la libertà. Prima è finito dentro un caso di presunto stupro e molestie in Svezia, uno dei più anomali che abbia mai visto. Me ne sono occupata a livello giornalistico in modo così minuzioso, da innescare una battaglia legale che va avanti ancora oggi  ed è in corso da sette anni. Assange è inizialmente finito, per questo caso, agli arresti domiciliari per 18 mesi con un braccialetto elettronico intorno alla caviglia; poi è rimasto sette anni confinato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra.

Contemporaneamente, è finito in un’inchiesta del governo americano sulla pubblicazione dei documenti segreti, iniziata proprio nel 2010 e da cui non è mai più uscito.

Nonostante le  Nazioni Unite siano intervenute nel caso con decisioni e  denunce sia da parte del Working Group on Arbitrary Detention sia del Relatore Speciale contro la tortura, niente e nessuno è riuscito a restituirgli la libertà. Oggi la sua vita è appesa a un filo perché, nel giro di poco tempo, la giustizia inglese deciderà se verrà estradato negli Stati Uniti e chiuso per sempre in una prigione di massima sicurezza.

Ecco la sintesi del caso: un giornalista rischia di finire a vita in prigione per aver rivelato documenti segreti del governo americano, che hanno permesso di far conoscere crimini di guerra e torture, incluse quindicimila vittime civili nella guerra in Iraq, mai conteggiate prima, che possono sembrare statistiche; ma quelle vittime sono essere umani: sono padri, madri, figli, fratelli, sorelle.

Altre rivelazioni cruciali, che emergono dai documenti segreti di WikiLeaks, sono le pressioni sul governo italiano e su quello tedesco, affinché garantissero l’impunità agli agenti della Cia responsabili delle extraordinary rendition sia di Abu Omar a Milano sia di Khalid El-Masri, un cittadino tedesco che è stato rapito, stuprato e torturato, fino a quando la Cia non l’ha rilasciato, perché si era trattato di un errore di persona: non era un pericoloso terrorista.

I documenti di WikiLeaks sull’Italia aprono uno squarcio sulla nostra storia, punteggiata di stragi e di misteri in cui non siamo arrivati alla verità.

Vita. Nell’ipotesi di condanna a 175 anni di carcere non è valsa la tutela del Primo Emendamento della Costituzione americana, che pure servì a evitare che Daniel Ellsberg, un analista militare che durante la guerra del Vietnam diede settemila pagine al New York Times e al Washington Post.

Vi è stato il ricorso ad una legge del 1917, l’Espionage Act.

Maurizi. Le legge del 1917 è la stessa utilizzata contro Daniel Ellsberg, ma, nel caso di Ellsberg, il caso giudiziario crollò.

Ellsberg era  un analista militare, che lavorava per un famigerato think tank con importanti legami con il Pentagono: la RAND Corporation, che aveva contribuito a mettere in piedi una dettagliata analisi sulla guerra in Vietnam: un report entrato nella leggenda con il nome di Pentagon Papers. Da quell’analisi classificata top secret emergeva che il governo americano sapeva benissimo come non ci fosse alcuna speranza di vincere, eppure mandava i suoi ragazzi a morire per nulla.

Ellsberg aprì la cassaforte, estrasse una copia dei Pentagon Papers e la notte iniziò a fotocopiare una per una le settemila pagine con le fotocopiatrici di allora, che erano molto più rudimentali di quelle di oggi.

I Pentagon papers permettevano per la prima volta nella storia di squarciare il velo della nebbia sulla guerra, di scoprire cosa accadeva e di averne una visione di insieme, mentre il conflitto era in corso e non dopo 40-50 anni, quando ormai non interessava più a nessuno, se non agli storici di professione. Quarant’anni dopo accadrà lo stesso con i documenti sulle guerre in Afghanistan e in Iraq pubblicati da WikiLeaks e passati all’organizzazione da un’altra fonte eroica: Chelsea Manning. Daniel Ellsberg fu incriminato con l’Espionage Act e rischiava una condanna a oltre 100 anni. Però, il governo americano fu così senza scrupoli da mettere insieme una serie di operazioni clandestine, cui lavoravano mercenari al servizio della Cia, per cercare di ammazzarlo.

L’allora  presidente repubblicano Nixon aveva un odio leggendario per la stampa.

Nixon mise in piedi una squadra di plumbers, cioè gli idraulici che dovevano fermare le perdite, le leaks, che rischiavano di minare la sua amministrazione. Il nome di WikiLeaks deriva proprio da questo termine: “leaks”, ovvero le fughe di informazioni sensibili non autorizzate. Gli uomini di Nixon furono così spregiudicati da spiare le conversazioni di Ellsberg e da introdursi nello studio del suo psichiatra, nella speranza di trovare segreti con cui intimidirlo e ridurlo al silenzio.  Alla ricerca di chi faceva uscire informazioni compromettenti sull’amministrazione Nixon, i plumbers si spinsero anche ad accedere al famoso edificio del Watergate, in cui  aveva sede il partito Democratico americano: una violazione questa che innescherà lo scandalo Watergate.

La scoperta degli abusi commessi dall’amministrazione Nixon nel caso di Ellsberg portò al crollo delle accuse contro di lui.

Oggi la legge del 1917 che va sotto il nome di Espionage Act viene usata per la prima volta negli Stati Uniti non contro una fonte giornalistica, come era Daniel Ellsberg, bensì direttamente contro un giornalista, Julian Assange, spiato persino nelle sue conversazioni con i suoi avvocati.

Si tratta di un caso del tutto unico: l’Espionage Act è una legge che non consente alcuna forma di difesa nel pubblico interesse: mette sullo stesso identico piano i whistleblower dotati di grande coraggio morale, come Daniel Ellsberg e Chelsea Manning che, rivelando la verità, hanno reso un servizio all’opinione pubblica, e i traditori che passano informazioni al nemico per soldi o per danneggiare gli Stati Uniti.

Vita. Ecco, Stefania, così come a un certo punto crollò l’accusa contro Ellsberg, non potrebbe di nuovo crollare adesso?

Maurizi. È una bellissima domanda, la domanda cruciale, visto che anche nel caso di Julian Assange si sono verificate delle anomalie terribili. È venuto fuori che la Cia ha pianificato di ammazzarlo. Anche nel caso di Daniel Ellsberg il governo americano aveva pianificato di “neutralizzarlo”, un termine che, nel linguaggio delle operazioni coperte della Cia, voleva dire ammazzarlo.

E, come Ellsberg, anche Julian Assange è stato spiato,  le conversazioni con il team legale sono state ascoltate e i documenti copiati dall’azienda che lavorava all’interno dell’ambasciata dell’Ecuador a Londra  – dove Assange si era rifugiato – e che in teoria doveva garantire la sicurezza dell’ambasciata: l’impresa spagnola di sicurezza UC Global.  Secondo almeno due ex lavoratori della UC Global, che sono diventati due testimoni sotto protezione ed interrogati nell’ambito di un’inchiesta condotta dai magistrati dell’Audiencia Nacional di Madrid, queste attività di spionaggio sono state condotte dall’azienda spagnola UC Global per conto dell’intelligence americana: la Cia. La sorveglianza prevedeva di filmare e registrare non solo Julian Assange, ma anche i suoi legali,  e pure noi giornalisti che andavamo a fargli visita nell’ambasciata. L’indagine in corso a Madrid sta cercando di fare luce su tali vicende.

Simili fatti danno una misura dei tempi preoccupanti in cui viviamo. Niente fa più scandalo: nel caso di Daniel Ellsberg questo tipo di operazioni illegali portarono al crollo delle accuse, 50 anni dopo, nel caso di Julian Assange niente fa scandalo, neppure  azioni illegali di questa portata.

La High Court di Londra ha sentenziato che Assange è estradabile negli Stati Uniti, sebbene il media americano Yahoo News! avesse già rivelato che la Cia aveva pianificato di ammazzarlo. Tali rivelazioni dei media americani hanno confermato quanto avevano già dichiarato davanti alla corte di primo grado – la Westminster Magistrates’ Court – due testimoni protetti che lavoravano per la UC Global. Loro per primi avevano raccontato che l’azienda aveva discusso con l’intelligence americana un piano per eliminarlo, avvelenandolo; oppure lasciando aperta la porta dell’ambasciata di notte, in modo che qualcuno entrasse e lo rapisse.

Nonostante la gravità di queste dichiarazioni dei testimoni protetti, la giudice Vanessa Baraitser della Westminster Magistrates’ Court ha dichiarato che non le sembrava opportuno occuparsi di una faccenda che, al momento, era  al centro di un’indagine penale da parte della magistratura spagnola.

Visto che la questione non era stata esaminata in primo grado, si sperava che almeno nell’appello i giudice della High Court del Regno Unito le dessero la giusta rilevanza, anche perché nel frattempo, grazie all’inchiesta giornalistica di Yahoo News!, erano arrivate conferme del piano della Cia di ammazzare Julian Assange. E invece, anche la High Court ha ignorato questi gravissimi fatti. La High Court ha stabilito che Assange è estradabile perché gli Stati Uniti hanno dato garanzie diplomatiche alle autorità inglesi che verrà trattato in modo umano: non verrà imprigionato sotto il regime di massimo isolamento che prende il nome di SAM e non andrà nella prigione più “estrema” degli Stati Uniti: la ADX Florence, in Colorado, dove sono rinchiusi i  criminali più pericolosi in assoluto, come il re del narcotraffico, El Chapo. Ma c’è un ma: se una volta arrivato sul suolo americano, Assange dovesse fare qualcosa che, secondo le autorità americane, richiede l’applicazione del regime SAM e l’incarcerazione nella prigione più estrema degli Stati Uniti, allora quelle garanzie diplomatiche salteranno. Amnesty International ha subito denunciato queste garanzie come inaffidabili e ha chiesto insistentemente la liberazione di Assange, ma senza alcun risultato.

I giudici di secondo grado hanno sì riconosciuto il rischio di suicidio, in base al quale nel grado precedente il giudice aveva negato l’estradizione. Tuttavia, hanno deciso che le garanzie diplomatiche offerte dagli Stati Uniti sono sufficienti a mitigare questo rischio. Tutte le più grandi organizzazioni per i diritti umani del mondo hanno chiesto di non estradarlo e di liberarlo.

Vita. Stefania,  mi pare che tu l’abbia scritto (è un po’ il sottotesto) nel tuo libro. Il caso di Julian Assange è un po’ la prova generale di un cambio di regime -anche giudiziario- verso la libertà di informazione.

Maurizi. E’ un punto di svolta. Per la prima volta nella storia, WikiLeaks ha aperto un profondo squarcio in quello che chiamo il potere segreto, cioè il potere blindato dal segreto di stato, dove quest’ultimo viene abusato: non vi si ricorre per proteggere i cittadini e la loro sicurezza, bensì per tutelare la criminalità di stato e garantire l’impunità agli uomini delle istituzioni.

Negli Stati Uniti ci sono circa 4 milioni 800 mila persone che hanno accesso a documenti segreti: si tratta di un numero enorme.

Le autorità americane sono terrorizzate che esca fuori non solo una nuova Chelsea Manning, ma ne escano fuori cento o mille o forse diecimila. Per la legge dei grandi numeri è chiaro che più è elevato il numero di  persone ad avere accesso ai documenti segreti, più è elevato il rischio che i documenti escano.

Gli Stati Uniti vogliono richiudere questo squarcio, aperto da WikiLeaks, e vogliono farlo con una brutalità tale che sia una lezione per tutti: non vi azzardate a far uscire i nostri sporchi segreti o fate la fine di Assange.

Penso che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sia una delle pochissime speranze, mentre non ho alcuna fiducia nella giustizia inglese, che non ha mai avuto alcun problema a tenere un uomo chiuso dentro un’ambasciata per sette anni senza mai un’ora d’aria e senza accesso alle cure mediche.

L’unica speranza, allora, è la Corte europea. Però, c’è un problema. I conservatori inglesi vogliono assolutamente portare fuori la Gran Bretagna dalla giurisdizione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Ci riusciranno? E riuscirà Julian Assange a farvi ricorso prima che sia troppo tardi?

Mi pongo questa domanda perché i documenti del governo inglese, che ho ottenuto con una lunga battaglia legale basata sul Freedom of  Information Act (Foia), hanno permesso di scoprire che, quando Assange era indagato in Svezia per presunti reati sessuali, la Svezia e la Gran Bretagna avevano discusso confidenzialmente di estradarlo prima che Assange potesse fare ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Vita. Finalmente, il mondo giornalistico si è mosso. L’Ordine nazionale ha dato la tessera ad honorem a colui che fu attaccato anche perché “non giornalista”, come se un Ordine esistesse ovunque, In Australia, ad esempio, non c’è. La Federazione della stampa si è fatta carico direttamente, insieme all’Associazione “Articolo 21”, del caso. Ed è nato un comitato dove, a parte le presenze importanti dell’universo della cultura e dello spettacolo e dell’associazione degli autori (Anac) o di figure come Laura Morante, c’è anche una presenza esplicita del mondo giornalistico.

Maurizi. I media e i giornali che erano media partner di WikiLeaks, e quindi hanno pubblicato scoop su scoop grazie ai documenti segreti condivisi con loro da WikiLeaks, si sono voltati dall’altra parte quando Julian Assange è stato incriminato con l’Espionage Act. Piano piano le cose sono cambiate e ora vediamo che c’è una crescente solidarietà da parte dei più grandi media del mondo. Non c’è dubbio che il caso si potrebbe chiudere immediatamente se tutta la stampa mondiale facesse squadra e si pronunciasse in modo netto e risoluto, scrivendo che la vicenda è abnorme: l’incriminazione di Julian Assange e il rischio concreto che finisca in una prigione di massima sicurezza per sempre sono incompatibili con la libertà di stampa in una democrazia.

Negli Stati Uniti la stampa gode di protezione costituzionale. Se le cose vanno così dove la stampa gode di una protezione costituzionale, pensiamo che accade e accadrà dove non gode di protezione giuridica. Questo caso innescherà un effetto domino sulla libertà di stampa in tutto il mondo.

Se i media facessero squadra e si pronunciassero in modo netto, condannando l’estradizione, e se chiedessero all’unanimità di porre fine a questa vicenda, che apre una gravissima ferita nella libertà di stampa in democrazia, il presidente Biden potrebbe chiudere il caso già domani.

E, invece, vediamo una grande timidezza e un imbarazzante silenzio da parte di certi media, anche se non di tutti.

Voglio fare solo l’esempio del quotidiano “la Repubblica” e del settimanale “l’Espresso”, che hanno beneficiato per oltre dieci anni degli scoop di WikiLeaks. Parlo con cognizione di causa, perché li ho portati io e, quindi, so di cosa parlo. Non hanno mai scritto una sola riga per condannare l’incriminazione di Julian Assange: mai una parola.

È un atteggiamento molto grave.

Vita. Mi pare che si possa dire in conclusione che ai paesi tradizionalmente inclini ad opprimere la libertà di informazione (dalla Russia, alla Cina, all’Iran, alla Turchia, all’Ungheria e potremmo andare avanti) si unisce con un posto di primo piano anche il famoso occidente “libero” e “sereno”.

Vita. Un’ultima domanda, Qual è la prossima tappa?

Maurizi. La difesa ha fatto richiesta di appello. Ora si tratta di capire se verrà concesso e poi quando si terrà l’udienza. Siamo in attesa di capire quale sarà la prossima decisione dei giudici inglesi. L’appello si dovrebbe tenere nell’autunno del 2022  e andare avanti con tutta probabilità fino ai primi mesi del 2023. Con tutta probabilità dico, perché se non venisse concesso, si andrebbe subito alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Non bisogna mollare.

Tratto dal sito del “Centro per la riforma dello Stato”.

 
 
 

L’EPIFANIA... SIGNIFICATO FORSE NON A TUTTI CHIARO!

Post n°1444 pubblicato il 06 Gennaio 2023 da scricciolo68lbr
 

La solennità dell’Epifania ci spinge a proporre alcune osservazioni di carattere “simbolico-scientifico”, le quali intendono contribuire innanzitutto al chiarimento di un evento evangelico che pare non aver trovato ancora, a tutt’oggi, una piena e soddisfacente comprensione: l’Astro dei Magi.

Tuttavia, ci sia concesso di auspicare parimenti il perseguimento di alcuni ulteriori obiettivi.

Il soffermarci infatti su tale evento risponde, altresì, tanto alla necessità di mostrare una volta di più la realistica e rigorosa pregnanza ermeneutica che è propria della cosiddetta “scienza sacra”; quanto di invitare il “pensiero umano” (logos) al ripristino dell’attuazione di una “conoscenza” dal carattere più puramente tradizionale, per controbattere in tal modo le moderne insidie “trans-umanistiche” che vorrebbero snaturarlo.

Secondo la prospettiva di verità perseguita dalla scienza sacra, il logos non può e non deve autolimitarsi ad una profana e superficialmente “orizzontale” attività di indagine dalle finalità meramente tecniche (τεχνη): pena la sua degenerazione ontologica. Piuttosto, il suo atto “conoscitivo” deve attuarsi tramite un impegno che colga “verticalmente” le simboliche implicazioni sacrali, latentemente eppur ordinatamente inerenti al creato: il che altro non è, poi, se non l’espressione della evidente presenza attiva ed operante, in esso creato, del Cristo-Logos Creatore. Tutto ciò, insomma, affinché, nella pienezza di tale consapevolezza, il logos umano si ponga in “dia-logos” con il Logos divino, beneficiando così della Sua sapienziale grazia santificante attraverso il reintegro ontologico in Esso.

In tal modo, mantenendo veramente integra la propria natura fatta ad “immagine e somiglianza” di Dio, il credente potrà vivere oltretutto con maggior pienezza anche la propria vita religioso-sacramentale; senza cioè quelle cadute fideistiche e devozionalmente emotive che purtroppo, indebolendone lo spessore e invero allontanandola dalla Verità, caratterizzano la confessionalità così come oggi esercitata da gran parte dei componenti della Ecclesia Christi.   

 

Premessa astronomica

Nel dibattito concernente la natura del fenomeno astronomico narrato nell’episodio evangelico di Mt 2,1-12, comunemente noto come la “stella di Bethleem”, la tesi più accreditata rimane quella che lo relaziona ad un’eccezionale congiunzione avvenuta tra i pianeti Giove e Saturno: fenomeno particolarissimo che avviene, peraltro, secondo scadenze secolari.

Risale già a Keplero la proposta di porre in relazione l’“Astro dei Magi” con la cosiddetta coniuctio aurea Giove-Saturno: e, specificatamente, con quella avvenuta nell’anno 7 a.C.

Tuttavia, seppur nel corso del tempo tale tesi sia stata più volte autorevolmente ripresa, a tutt’oggi essa parrebbe inevitabilmente destinata a rimanere ancora confinata solo al livello di una mera seppur affascinante ipotesi, non potendo essere “documentalmente” suffragata da nessuna verifica rientrante nella prassi “scientista”.

Comunque sia, è un fatto che la sua plausibilità le deriverebbe da ben determinate circostanze.

Da una parte essa si basa sulla consapevolezza che l’anno zero dell’era cristiana dovrebbe effettivamente retrodatarsi di 6/7 anni, giacché la sua fissazione fu frutto di un errore di calcolo operato da Dionigi il Piccolo. D’altro canto, è acclarato quanto la grande congiunzione Giove-Saturno del 7 a.C. sia stata di particolare ed eccezionale significatività astronomico-astrologico-simbologica, in quanto avvenuta per ben tre volte proprio tra quei due particolari pianeti (simbologicamente accostati al Vecchio ed al Nuovo Adamo) e, oltretutto, sempre ed emblematicamente all’interno della sola costellazione dei Pesci (simbolo cristico per eccellenza). Non da ultimo, la certezza che proprio in quegli anni non si verificò né il passaggio di alcuna cometa, né la comparsa di luminosissimi fenomeni d’altro genere quali una nova o una supernova, avrebbe convinto del fatto che l’“Astro dei Magi” – a meno di non considerarlo una pura leggendaria invenzione dei primi cristiani – non dovrebbe allora interpretarsi semplicemente come un “singolo corpo celeste” (come vorrebbe il racconto evangelico), ma piuttosto come un ben più “complesso ed articolato evento astronomico”.

In questa sede non ci soffermeremo sui dettagli esplicativi delle due interpretazioni (singolo corpo celeste vs. articolato evento astronomico), proprio in quanto già da più parti sufficientemente illustrati. Quello che ci proponiamo di formulare si configura invece come una nostra integrazione all’intera questione.

Come vedremo tra breve, la nostra interpretazione intende assumere piuttosto una posizione intermedia; in maniera tale che, corroborando tali supposizioni con ulteriori più evidenti acquisizioni (evincibili tramite un approccio ermeneutico di carattere, questa volta, “sacro-scientifico” piuttosto che “scientista”), intendiamo giungere a dimostrare che la sussistenza di una certa qual relazione tra la coniuctio aurea del 7 a.C. e l’evento evangelico dell’“Astro dei Magi” non sia solamente da ritenersi plausibile, ma vada indubitabilmente acquisita come certa. Eppure, se tutto ciò possa rimanere vero, lo può essere soltanto alla luce di alcuni distinguo, che ci confermano contestualmente anche la precisione e veridicità del racconto evangelico.

 

Il “Praesepe

Premesso ciò, affermiamo dunque immediatamente che il fenomeno astronomico della coniuctio aurea tra Giove e Saturno del 7 a.C. costituì in effetti solamente il “prodromo”, il “segno indiziale”, per così dire, di quello che, verificandosi di lì a poco con immediata consequenzialità temporale, andò invece a rappresentare il vero e proprio evento celeste direttamente espressione dell’Epiphaneia del Signore: ossia, della Sua “manifestazione luminosa”.

Durante tale evento, insomma – con buona pace sia dei detrattori della veridicità del Vangelo, sia di coloro che, come i protestanti o i cattolici d’indole modernista, propendono solo per una interpretazione allegorica delle Scritture – fu in effetti proprio un reale e ben individuabile “astro” a rivestire un ruolo fondamentale e decisivo.

I nostri studi – i quali vedranno presto una pubblicazione e di cui quel che segue rappresenta una sintetica anticipazione – si sono avvalsi non solo delle osservazioni di alcune contingenze astronomiche, ma altresì dell’applicazione dell’ermeneutica gematrica e di interpretazioni di carattere simbologico.

Come già dicevamo, il presupposto – su cui daremo conto più avanti – è stato quello di considerare la congiunzione tra Giove e Saturno del 7 a.C. soltanto come un’indicazione che, fornita sì di un’eccezionalità astronomica, avrebbe tuttavia prospettato qualcosa di ancor più notevole in corrispondenza della immediatamente successiva data del 5/6 gennaio; la quale data, come è noto, da sempre è tradizionalmente riportata come essere stata proprio quella della Epiphaneia.

Ebbene, avvalendoci di un software astronomico (nella fattispecie: EZCosmos 3.0 Skyplot), abbiamo riscontrato che alla data del 5 gennaio del 6 a.C., alla latitudine di Gerusalemme, esattamente alle h. 12, la “luna piena” era al centro della costellazione del Cancro, a sua volta facilmente riconoscibile per la sua tipica forma di Y rovesciata.

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È abbastanza curioso come sino ad oggi possa essere sfuggita la significatività del fatto che la posizione del “plenilunio”, nel giorno del 5 gennaio del 6 a.C., verificandosi peraltro contestualmente alla “pienezza del sole” nell’ora del mezzogiorno (ambedue contingenze astronomiche simbologicamente significative), sia venuto a coincidere con quell’ammasso stellare M44, situato al centro del Cancro, che è anche emblematicamente denominato “praesepe” (gr. φατνη).

Per una circostanza di carattere “metastorico”, tale appellativo compare già esplicitamente citato secoli addietro dall’astronomo Eudosso (408-355 a.C.), oltre che, in seguito, anche da Arato e da Eratostene, nel III sec. a.C. Anzi, la sua origine sembrerebbe essere addirittura retrodatabile di 3 secoli, per risalire sino alla civiltà mesopotamica.

Il termine praesepe traduce “greppia, mangiatoia, recinto, mensa”; la qual cosa trova per noi ulteriore significatività nel fatto che tale ammasso stellare risulta collocato tra le stelle “gamma e delta” del Cancro, a loro volta denominate, guarda caso, “i due asinelli” (Asellus borealis – Asellus Australis)[1].

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Già alla luce di questo, ci sembra che cominci ad apparir chiaro quanto l’eccezionalità della Epiphaneia di Cristo Signore – avvenimento temporalmente scisso dalla Sua vera e propria Natività, ma che è comunque rappresentante, con quest’ultimo, del sopraggiunto momento della “pienezza dei tempi” – non poteva che essere, per così dire, la “manifestazione” microcosmicamente riflessa in terra di una contingenza posta in Cielo in maniera macrocosmicamente latente. E tale contingenza raggiunse il suo culmine il 5 gennaio del 6 a.C., nel cielo della regione di Gerusalemme.

Ma vi sono ulteriori dettagli che ci confortano in tal senso.

Va ancora premesso che il Cancro rappresenta il simbolo dell’acqua originaria, dell’acqua-madre, del germe nascente, del feto. Il granchio, che poi lo rappresenta, in quanto animale racchiuso in una corazza rimanda ad un luogo chiuso e protetto; conseguentemente esso si identifica con l’archetipo materno, il principio uterino e nutritivo, la profondità, l’abisso, il pozzo, la grotta, la caverna[2].

Non è un caso inoltre che, astrologicamente, il Cancro sia il domicilio proprio della Luna, la cui relazione con l’acqua e con la ciclicità femminile rimane abbastanza nota.

L’accostamento dunque della “luna”, nel suo massimo splendore, con la figura della S. Vergine Maria, appare allora più che ragionevolmente opportuno; ed è quindi proprio tale “luna in Cancro” a doversi interpretare come l’“Astro” di Mt 2,1-12. D’altro canto, va pure ricordato che col termine greco “aster” (αστηρ) anticamente si indicavano tanto i pianeti, quanto il sole e, appunto, la luna stessa.

Ma per supportare tale interpretazione, riproponiamo dunque la conformazione “stilizzata” dell’evento astronomico.

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Un “geroglifico” nel Cielo

La prima cosa da notare è che la Y rovesciata, forma della costellazione del Cancro, corrisponde in verità alla lettera greca lambda (λ), la quale è esattamente l’iniziale della parola Logos (λογος). Come non arguire, quindi, che quello che appare come un raggio che attraversa la luna piena, biforcandosi subito dopo esserne fuoriuscito, non venga ad evocare il Soffio divino, lo Spirito Santo, che penetra nell’umano grembo della S. Vergine per fecondarlo? Come non inferire che quella biforcazione, dopo la penetrazione nel seno materno, starebbe a significare la “manifestazione”, l’Epiphaneia del Verbo divino, nella Sua duplice natura di “Dio e Uomo”?

A parte tutto ciò, vi è ancora un ulteriore aspetto su cui val la pena di soffermarsi.

Anticamente, in greco si usava abbreviare l’aggettivo “sacro, santo” – tradotto per esteso con aghios (αγιος) – esprimendolo, quasi fosse una sigla, con la sola lettera gamma (γ). Ebbene, se volessimo tradurre la locuzione “sacro astro” diremmo allora: “g aster” (γ αστηρ). Ma tale locuzione, una volta pronunciata nel suo insieme, diviene in pratica: “gaster” (γαστηρ), che significa “ventre, utero, seno materno”, confermandoci in tal modo il sussistere di una coincidenza tra l’uno e l’altro.

Dopo aver incidentalmente notato come sia abbastanza emblematico che tale geroglifico della “luna in Cancro” mantenga una perfetta rassomiglianza proprio con l’immagine della “stella di Bethleem”, così come espressa nel Mosaico dell’Epifania presente nella volta dell’anti-Battistero della Basilica di S. Marco, a Venezia (vd. supra, immagine in evidenza); proponiamo adesso un’altra via per arguire quanto tale fenomeno astronomico debba essere effettivamente considerato l’espressione macrocosmica dell’evangelico “Astro dei Magi”.

Ricordiamo che il geroglifico astrologico del segno del Cancro assume tale conformazione:

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Concependo tale geroglifico come un’immagine delle cifre 6 e 9, ed inserendovi tra di esse uno “zero”, quale allusione alla presenza in esso della luna piena, otteniamo il n. 609.

Poiché in lingua greca è possibile abbinare ad ogni parola un valore numerico, dato dalla somma dei valori corrispondenti alle proprie singole lettere (= gematria), ebbene, otteniamo che 609 corrisponde, guarda caso, proprio alla parola greca aster, che significa “astro”[3].

È d’altro canto interessante osservare che, da parte sua, il n. 69 corrisponde ad akme (ακμη), che significa il “punto più alto, sommo”, il “momento opportuno”[4]: con chiara allusione al momento di “plenilunio” in quanto culmine delle fasi lunari, nonché alla “pienezza dei tempi”, nonché infine alla posizione della “stella” posizionatasi in alto sul luogo della Natività. Ma tale valore 69 equivale gematricamente pure a g ghene (γ γενη), che significa “sacra nascita / sacro luogo e sacro tempo della nascita”[5], nonché pure a kalie (καλιη), che significa “baracca di legno, capanna”: con esplicito e più preciso riferimento al suddetto medesimo luogo della Natività.

Sempre in merito al “luogo” ove avviene tale “Nascita” del Signore, si può anche dire quanto segue: dato che la lettera greca lambda, la quale esprime la forma della “costellazione” del Cancro, possiede un valore gematrico pari a 30, ebbene, sommando tale valore al 69 esprimente da parte sua il geroglifico “astrologico” sempre del Cancro (oltre che tutti gli altri predetti significati), abbiamo: 30 + 69 = 99, il quale è il valore gematrico di Bethleem (βηθλεεμ)[6].

Ma la lettera lambda non finisce qui di fornirci interessanti sviluppi. Ne citeremo soltanto alcuni, tra i più significativi.

Riprendendo la precedente immagine stilizzata, possiamo desumere che quel suo valore gematrico pari a 30 possa anche considerarsi, secondo una propria “polarizzazione” operata in corrispondenza della sua biforcazione, pari a 15 + 15.

 

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Ebbene, sorvolando sul significato simbolico del n. 15 (notoriamente legato in maniera particolarissima alla S. Vergine, in quanto numero costitutivo della struttura del S. Rosario), gematricamente 15 e 15 corrisponde ad aghia gaia (αγια γαια), la quale locuzione traduce “Terra Santa”[7]. Con tale simbologia, al di là di ogni identificazione geografica, la patristica ha sempre indicato la “verginità” della Madonna, ponendola in relazione con la terra pura ed incontaminata del Paradiso.

Volendo poi scendere ancor più nel dettaglio della “polarizzazione”, si potrebbe inferire che i due valori debbano allora porsi secondo una disposizione contrapposta (come tipicamente avviene, ad esempio, nei fenomeni di polarizzazione elettrica o magnetica). Avremo pertanto:

51- 15, o viceversa 15 – 51.

Prendendo in considerazione solo il primo caso, desumiamo le seguenti contingenze.

  1. 51 + 15 è pari a 66, il quale valore, come si è già visto in precedenza, equivale al termine ghene, che significa “nascita”.
  2. Sintetizzando le due polarità abbiamo 515, che è il valore di parthenos (παρθενος), parola che significa “Vergine”[8].
  3. Moltiplicando 51 x 5 (che ottiene, peraltro, il medesimo risultato di 15 x 15) otteniamo 225, il quale è il valore di paidion (παιδιον), che significa “bambino, fanciullino”[9].

In sintesi, siamo al cospetto della realizzazione completa del passo di Is 7,14, là dove si profetizza della “Vergine che concepisce e dà alla luce un figlio”.

Sulla congiunzione Giove-Saturno

Per concludere questa breve disamina, vogliamo adesso finalmente ritornare alla triplice congiunzione Giove-Saturno. Facciamo pertanto riferimento ai 3 giorni in cui avvenne tale fenomeno; essi furono: il 29 maggio, il 30 settembre ed il 5 dicembre del 7 a.C.

Considerando le reciproche distanze in giorni abbiamo:

  1. 29 maggio –    29 settembre            = 124 gg.
  2. 30 settembre – 4 dicembre             =   66 gg.

I due numeri chiave sono pertanto: 124 e 66.

Ebbene:

  1. 124 è il valore di Magoi (μαγοι), che traduce “Magi”[10];
  2. 66 è il solito valore di ghene, “nascita”;
  3. 124 + 66 è pari a 190, che è il valore di ploi (πλοι), che traduce “in viaggio”[11].

Se computiamo adesso anche i giorni che separano l’ultima congiunzione Giove-Saturno con il giorno dell’Epiphaneia, abbiamo: 5 dicembre (7 a.C.)   –   5 gennaio (6 a.C.)  =   32 gg.

E allora, alla luce dei tre valori 124, 66 e 32 otteniamo che la loro somma è pari a 222, il quale è il valore di plea-mene (πλεα-μηνη) che significa “luna piena”[12].

Quindi, gli elementi così desunti possono essere sinteticamente intesi quale espressione di una circostanza; quella secondo cui: “i Magi / per giungere al luogo della Natività / si posero in viaggio / perseguendo astronomicamente la luna piena”.

Conclusione

Seppur possa apparire sorprendente, nei suoi esiti e nelle sue metodiche, l’approccio da noi adottato non fa altro che adeguarsi ad una semplice verità di fede, oltre che metafisica: l’incarnazione del Logos non poteva che avvenire se non informando tutto il creato alla Sua perfezione, in quanto Sapienza. Questa si manifesta attraverso l’ordine, la proporzione, il numero; e per poter fruire della Sua presenza non vi è via migliore che quella di “conformarsi” a tali ordine, proporzione e numero: ossia, conformando il logos con il Logos.

L’Astro dei Magi, per chi ne sappia cogliere la verità latente, ne è testimonianza e monito!

Foto: Mosaico dell’Epifania (Volta dell’anti-Battistero della Basilica di S. Marco), Venezia

5 gennaio 2023

[1] La denominazione è di origine mitologica. A seguito alla caduta dei Titani, Giganti e Dei vennero a battaglia. In quanto questi ultimi sopraggiunsero cavalcando due asini, i Giganti, non conoscendo tali bestie, furono spaventati dal loro ragliare e messi in fuga. Fu così che Dioniso, per premiare i due asini, mise il praesepe nel cielo, in mezzo a loro.

[2] Cfr. J. CHEVALIER – A. GHEERBRANT, Dizionario dei Simboli, vol I, Ed. BUR, Milano 1992, pp. 182-183.

[3] αστηρ = 1 + 200 + 300 + 8 + 100 = 609.

[4] ακμη = 1 + 20 + 40 + 8 = 69.

[5] γ γενη = (3) + (3 + 5 + 50 + 8) = (3) + (66) = 69.

[6] βηθλεεμ = 2 + 8 + 9 + 30 + 5 + 5 + 40 = 99.

[7] αγια γαια = (1 + 3 + 10 + 1) + (3 + 1 + 10 + 1) = (15) + (15) = 30.

[8] παρθενος = 80 + 1 + 100 + 9 + 5 + 50 + 70 + 200 = 515.

[9] παιδιον = 80 + 1 + 10 + 4 + 10 + 70 + 50 = 225.

[10] μαγοι = 40 + 1 + 3 + 70 + 10 = 124.

[11] πλοι = 80 + 30 + 70 + 10 = 190.

 

[12] πλεαμηνη = 80 + 30 + 5 + 1 + 40 + 8 + 50 + 8 = 222.

 

di Cosmo Intini.


 
 
 

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