Creato da scricciolo68lbr il 17/02/2007

Pensieri e parole...

Riflessioni, emozioni, musica, idee e sogni di un internauta alle prese con la vita... Porto con me sempre il mio quaderno degli appunti, mi fermo, scrivo, riprendo il cammino... verso la Luce

 

Messaggi di Novembre 2023

AIFA CONFESSA: OK ALLA CIECA SUI VACCINI.

Post n°1675 pubblicato il 28 Novembre 2023 da scricciolo68lbr

Altro interessante articolo di Maddalena Loi, grande penna del quotidiano La Verità del 28 Novembre 2023. Non posso non riportarlo integralmente, poichè a livello istituziomale hanno mentito a tutti gli italiani e questo è piuttosto grave!

"L’Agenzia Italiana del farmaco (Aifa) non ha mai ricevuto da Ema i dati sull’efficacia del vaccino anti covid-19, né quelli su rischi e benefici, tanto meno gli studi a sostegno del fatto che i vaccini impediscano la trasmissione del virus Sars Cov-2". È questa l’incredibile risposta fornita dall’Agenzia italian del farmaco al Tar del Lazio, che ha replicato in questi termini ad un’istanza presentata dal team dell’avvocato italo-tedesco Francesco Golinelli, che si occupa di diritto sanitario.
Per comprendere su quali evidenze scientifiche si fosse basato il governo guidato da Mario
Draghi per imporre il greenpass - governo Draghi che ha privato di istruzione, lavoro e mobilità milioni di italiani - lo studio Golinelli già a luglio 2022 aveva inviato direttamente ad Aifa una "prima richiesta" di accesso agli atti sulle caratteristiche dei preparati anti Covid, alla quale Aifa aveva risposto a dicembre 2022 in maniera sibillina e incompleta, senza fornire alcuna fonte. A questo punto l’avvocato, valutando la risposta di Aifa come un silenzio, ha impugnato la richiesta, cui ha dato seguito il Tar dichiarando tale ricorso infondato con un’argomentazione stupefacente quanto inoppugnabile: "non po-
tete avere accesso a quei documenti semplicemente perché Aifa non li ha". Stando a quanto riportato nella sentenza, Aifa ha dichiarato al Tar che questa documentazione «fa parte del dossier di autorizzazione depositato presso Ema, che Aifa non detiene». «Aifa ha dichiarato» - si legge nell’atto del Tar - di non essere in possesso della documentazione richiesta». Possibile? La procedura di autorizzazione dei farmaci centralizzata è coordinata dall’Agenzia europea per i medicinali (Ema), che lavora con i 27 Stati membri attraverso il suo Comitato scientifico per i medicinali per uso umano (Chmp). Il Chmp è composto dai rappresentanti di ciascuno Stato membro e dai loro vice: il rappresentante italiano, nominato l’11 settembre 2020, era allora il professor Armando Genazzani, membro del Cts di Aifa. E il suo sostituto nel Chmp di Ema era proprio quel Nicola Magrini, direttore generale di Aifa, che è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Roma, insieme con l’allora ministro della
salute Roberto Speranza, per i reati di omicidio, somministrazione di medicinali guasti, somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica, falso ideologico e false dichiarazioni.
Entrambi i funzionari Aifa, insomma, erano membri della commissione dell’Ema, che ha preso per buona e condiviso la documentazione fornita da Pfizer, dando il via libera in tutta Europa ai primi vaccini. Appare quindi inverosimile che Aifa «non sia in possesso della documentazione richiesta», ma questo è quanto ha comunicato Aifa al Tar del Lazio. È importante ricordare che il 23 dicembre 2020, in conferenza stampa con Luca Zaia, il neo eletto presidente di Aifa Giorgio Palù dichiarava testualmente: «Questo vaccino previene
addirittura l’infezion e, quindi dà un’immunità sterilizzante, lo stanno già misurando adesso, quindi io vi anticipo dei dati che sono quelli che ci ha trasmesso l’Ema e che noi abbiamo visto in Aifa». Palù parlava proprio dei dati che ha chiesto l’avvocato Golinelli nella sua richiesta e che, stando a quanto ha detto Aifa al Tar del Lazio, l’Agenzia non avrebbe. Un corto-circuito non indifferente da parte dell’organismo guidato da Palù: nel 2020
dichiara di avere i dati da Ema e nel 2021 e 2022, in tutte le comunicazioni ufficiali, conferma tanto l’efficacia quanto la sicurezza dei vaccini sulla base di dati che, nel 2023, dichiara di non avere. Ma i nodi sono ormai venuti al pettine.
Palù allora disse una verità e una doppia bugia. La verità è che Ema i dati li ha evidentemente condivisi con i 27 Stati membri Ue, come da procedura, in seno al Chmp. La doppia bugia è che Ema non può aver inviato i dati sul contagio ad Aifa, né li ha mai «misurati», perché non sono mai stati disponibili. «Non li abbiamo mai fatti», ha testimoniato la rappresentante Pfizer Janine Small al Parlamento europeo già un anno fa; «i rapporti Ema rilevano la mancanza di dati sulla trasmissibilità» ha recentemente confermato l’Agenzia per i medicinali, rispondendo a una lettera inviata da alcuni eurodeputati. Si sapeva già allora, insomma, che questi dati non c’erano, ma forse Aifa non aveva interesse a farlo sapere ai cittadini: tirarli fuori avrebbe significato, allora come oggi, che il green pass imposto da Draghi si basava sul nulla scientifico. «Io sono un garantista, può anche darsi che quel giorno Palù abbia detto la sacrosanta verità e che poi Aifa abbia cercato tra i cassetti e non abbia più trovato i documenti», commenta sarcasticamente l’avvocato Golinelli. C’è di più: «Una mia collega tedesca ha intentato una causa simile direttamente contro Ema - riferisce l’avvocato - e si è trovata di fronte un muro di gomma». Ema, a differenza dell’Fda americana, non richiede alle aziende i dati grezzi né fa le analisi per conto proprio, ma si accontenta di vedere i report presentati dalle stesse aziende, sulla base dei quali poi redige il suo Clinical Study Report. Ebbene - racconta Golinelli - «l’Agenzia europea avrebbe risposto che i dati grezzi sono segretati come i contratti di acquisto», quelli concordati da Ursula von der Leyen direttamente col ceo Pfizer Albert Bourla al di fuori di qualsiasi procedura di trasparenza. Già, la trasparenza: più passa il tempo, più l’opacità sembra aver contrassegnato le decisioni adottate dalle massime autorità scientifiche e politiche del Paese, da Mario Draghi a Roberto Speranza e Pierpaolo Sileri, passando per Giorgio Palù e Nicola Magrini. È forse per questo che, sulla base degli atti acquisiti dalla Procura di Roma, le indagini dovrebbero andare avanti, insieme con i lavori della commissione Covid, le cui ambizioni sono state ridimensionate dopo le dichiarazioni da parte del capo dello Stato Sergio Mattarella . I cittadini italiani, però, sono sempre più in vigile ma impaziente attesa.
 
 
 

QUANDO NAPOLITANO SCELSE IL VINCITORE A SANREMO!

Post n°1674 pubblicato il 28 Novembre 2023 da scricciolo68lbr
 

Invito a leggere questo interessantissimo articolo a firma Maurizio Belpietro, edito sull'edizione odierna 28 Novembre 2023 del quatidiano La Verità.

Da Sanremo a chi fa il premier:
Il Quirinale sceglie per gli italiani!

L’aneddoto di Pupo: «Io ed Emanuele Filiberto eravamo primi a Sanremo ma una telefonata di Napolitano
cambiò la classifica». È un piccolo grande esempio di quant’è fasulla la storia della neutralità presidenziale.
Ci voleva Pupo, al secolo Enzo Ghinazzi,
personaggio poliedrico, cantante, conduttore, paroliere e anche scrittore, oltre che giocatore d’azzardo incallito, per
strappare il velo d’ipocrisia che avvolge il Quirinale e in particolare la figura di (Re ndr) Giorgio Napolitano, primo presidente della Repubblica a essere rieletto per una seconda volta. (Quando la prima agli italiani era più che bastata ndr). Per anni ci hanno raccontato che il capo dello Stato è un’istituzione super partes, che ha il solo compito di rappresentare l’unità della nazione e mai esonda dal proprio ruolo. Beh, in un’intervista a Repubblica,  Pupo racconta che nel 2010, con la canzone Italia amore mio, lui ed Emanuele Filiberto di Savoia, che sul palco dell’Ariston cantava il brano insieme al tenore Luca Canonici, avevano vinto il Festival di Sanremo, ma dal Colle giunse una telefonata che impose agli organizzatori di cambiare, perché un erede del re non poteva conquistare il primo posto. Per di più, il brano era un inno al futuro, alla giustizia e al lavoro, un elogio verso un Paese «più normale» (lontano dagli ideali della sinistra italiana, ndr), con una frase che parlava di chi non poteva tornare pur non avendo fatto niente di male.
Un riferimento che al Quirinale forse qualcuno considerò un po’ troppo monarchico.
Al di là dell’episodio divertente, di una presidenza della Repubblica che si
preoccupa dello «scandalo» di un erede al trono che vince la competizione canora
più importante d’Italia, con la pretesa che il trio destinato al successo sia retrocesso
al secondo posto, la vicenda svela il segreto di Pulcinella. Ovvero che il capo dello Stato è tutt’altro che una figura super partes designato dalla Costituzione a tagliare nastri, ricevere ambasciatori e sollecitare ogni tanto il Parlamento all’unità nazionale e al rispetto dei principi condivisi. Non so come sia stato nel passato, quando al Quirinale c’erano Giuseppe Saragat , Giovanni Leone o Sandro Pertini, ma a partire da Oscar Luigi Scalfaro, passando da Giorgio Napolitano per finire a Sergio Mattarella , con forse l’unica eccezione di Carlo Azeglio Ciam-
pi, i presidenti della Repubblica hanno esercitato spesso un ruolo politico, intervenendo nelle scelte di governo e Parlamento e non di rado condizionandole. Nel 1994, fu Scalfaro a rassicurare Umberto Bossi, promettendogli che non avrebbe sciolto le Camere se lui
avesse tolto l’appoggio al primo governo di Silvio Berlusconi. E fu sempre il Campanaro (così lo chiamavamo a l’Indipendente per quella sua aria un po’ bigotta) a far da ostetrica all’esecutivo di
Lamberto Dini, il cui compito principalmente fu scaldare la sedia in attesa che la occupasse Romano Prodi.
Il più attivo nel manovrare le leve della Repubblica tuttavia, pare sia stato Giorgio Napolitano, che da comunista applaudì l’invasione russa dell’Ungheria per poi trasformarsi in atlantista e applaudire gli aerei americani, inglesi e francesi
che bombardarono la Libia.
Quando è scomparso, tutti si sono affrettati a erigergli un monumento, smentendo che avesse brigato per far
fuori Silvio Berlusconi e mettere al suo posto Mario Monti. Balle. Io stesso ho
raccolto la testimonianza di un importante uomo politico tuttora sulla scena che fu
testimone delle pressioni dii Napolitano su Gianfranco Fini, affinché l’ex leader di
An e all’epoca presidente della Camera togliesse la fiducia al Cavaliere con una
scissione del Pdl. Del resto, Marco Reguzzoni, a quei tempi capogruppo alla Camera della Lega, ha raccontato di aver egli stesso ricevuto pressanti inviti dell’al-
lora capo dello Stato a cambiare cavallo e quando respinse i solleciti ricevette in
cambio una velata minaccia.
Accompagnandolo alla porta, Napolitano gli avrebbe infatti suggerito di non met-
tersi contro. Che l’ex comunista asceso
ai vertici dello Stato fosse solito fare e disfare, peraltro lo ha rivelato proprio ieri lo
stesso capo della Procura di Napoli, Nicola Gratteri. Il magistrato pare fosse stato
scelto da Matteo Renzi come ministro della Giustizia, ma il Colle avrebbe detto no, bocciandolo. Ora scopriamo che Napolitano non solo si intrometteva nella scelta dei ministri (che ancora in qualche misura ci può stare, visto che tocca al presidente della Repubblica nominarli
su indicazione del premier), ma metteva bocca perfino sui vincitori di Sanremo.
Tutto ciò, oltre a essere divertente, mi porta a un paio di considerazioni. La prima
è che non serve fare una riforma del premierato, è più urgente fare la riforma
presidenziale, così almeno saremo noi e non i partiti a scegliere chi deve salire al
Colle. La seconda riflessione riguarda non tanto come siano andati i festival di Sa-
nremo, ma come sarebbe stata l’Italia senza Scalfaro e Napolitano e senza i governi tecnici. Che i capi dello Stato
abbiano spesso scippato agli italiani il diritto a decidere da chi essere governati ormai è assodato. Ma senza i Ciampi, i Dini, i Monti, i Draghi il nostro Paese sarebbe stato padrone del proprio destino e non vittima di scelte fatte da chi, in nome
del bene per l’Italia, ha deciso contro gli italiani (per il proprio bene ndr).
 
 
 

META FACEBOOK E I BAMBINI.

Post n°1673 pubblicato il 28 Novembre 2023 da scricciolo68lbr
 

META HA CONSAPEVOLMENTE PROGETTATO LE SUE PIATTAFORME PER ATTIRARE I BAMBINI 
La società madre di Facebook, Meta Platforms, ha deliberatamente progettato le sue piattaforme social in modo da attirare i bambini e sapeva, senza però mai rivelarlo, di aver ricevuto milioni di reclami sulla presenza di utenti minorenni su Instagram. Meta avrebbe disabilitato solo una piccola parte di quegli account. È quanto emerge da un reclamo legale, la cui esistenza è stata rivelata da due articoli del Wall Street Journal e del New York Times.
La denuncia, originariamente resa pubblica in forma redatta, è stata la salva di apertura di una causa intentata a fine ottobre dai procuratori generali di 33 stati.
Nei documenti aziendali citati nella denuncia diversi funzionari Meta riconoscono che l'azienda ha progettato i suoi prodotti in modo da sfruttare le carenze della psicologia giovanile, come il comportamento impulsivo, la suscettibilità alla pressione dei coetanei e la sottovalutazione dei rischi. Altri hanno riconosciuto che Facebook e Instagram erano popolari anche tra bambini di età inferiore ai 13 anni ai quali, secondo le norme aziendali, non è consentito utilizzare il servizio. 

Fonte: Associated Press

 
 
 

FEMMINISTE E PSYOP

Post n°1672 pubblicato il 26 Novembre 2023 da scricciolo68lbr
 

Ieri 25 novembre si è tenuta a Roma una piccola manifestazione con un esiguo corteo che, in occasione della giornata internazionale contro la violenza di genere, si è snodato per le strade della Capitale, tra il Circo Massimo e Piazza San Giovanni. "Dall’inizio dell’anno sono stati registrati più di 100 casi (assolutamente falso) di femminicidi e transcidi, e anche le aggressioni omolesbobitransfobiche e razziste sono sempre più numerose”, hanno scritto le organizzatrici riportando i dati del "loro osservatorio".

La mobilitazione nazionale del 25 novembre, ha avuto a Roma e Messina le due piazze principali, non dovrà essere “un momento rituale ma la precipitazione di una mobilitazione quotidiana - nelle scuole, nei posti di lavoro, nei quartieri, al fianco dei centri antiviolenza femministi e transfemministi - che con il ritrovamento del corpo di Giulia Cecchettin si sta riversando in cortei spontanei nelle piazze di tutta Italia”. E probabilmente a Roma arriverà anche Elena Cecchettin, la sorella della ragazza 22enne di Vigonovo, che ha suscitato polemiche per essersi presentata davanti alle telecamere per rilasciare interviste con un vistoso simbolo "satanista" sulla felpa, sorella dicevo di Giulia, uccisa a coltellate dall'ex fidanzato Filippo Turetta. “Se domani non torno, sorella distruggi tutto. Se domani tocca a me, voglio essere l'ultima” sarà lo slogan di apertura del corteo al quale si attendono almeno 10mila persone.

Ecco qui il corto circuito dell'ipocrita Sistema Criminale: nella manifestazione indetta da "Non una di meno", le femministe (anti-violenza) hanno assaltato la sede di Pro Vita: non è violenza questa?

Il bluff ipocrita dietro la psyop del "patriarcato" e delle altre fesserie studiate ad hoc, si è già rivelato per quello che è: l'ennesima operazione disarmonica, del "divide et impera", parte della strategia dedita alla divisione della società, come lo fu durante la psico-pandemia, all'attacco alla famiglia, alla femminilizzazione dell'uomo e alla distruzione dei valori fondanti (la famiglia appunto) della società.

La strategia, basta farci caso, è sempre la stessa: fingono di avere a cuore un certo gruppo di persone, per poi creare fazioni all'interno e dividerlo, spaccare la società al fine di ottenere i loro obiettivi.
Che Sbadigli: noiosi, ripetitivi e prevedibili, oramai!

Il femminismo adoperato come un parassita, azionato ed agente per il Sistema.
Fortunatamente si è visto un po' di buon senso: il Prefetto Francesco Messina mette fine alla psy-op dei "femminicidi" e del "patriarcato", dimostrando con i numeri che non vi è nessuna emergenza in corso: «Gli omicidi di individui di sesso femminile in Italia, compreso quello di Giulia, sono 40, non 100, come dichiarato dalle femministe. E sono in diminuzione rispetto ai 51 dell'anno scorso».

«Se andiamo poi a vedere i numeri di 10-15 anni fa i numeri erano altissimi e non se ne parlava».

Infatti, si è visto come negli scorsi anni non è scattata la fiction del patriarcato e della ri-educazione del "maschio" (termine dispregiativo per definire gli uomini) che stiamo vedendo oggi. Gli omicidi, di qualunque tipologia, in Italia vengono puniti dal Codice Penale.
Il Prefetto Messina mette i numeri al loro posto e fornisce una spiegazione tecnica sull'esatto significato di "femminicidio".

Come ai tempi delle altre due fiction, quella della "psico-pandemia" (del virus assassino immaginario) e quella del "climate change" di origine antropica, gonfiano e speculano sui numeri per disegnare "emergenze" che poi coi fatti, si dimostra come non esistano.

È simile ad un circo, composto da clown che non fanno neanche ridere.

Prossima psyop?
 
 
 

CASO CECCHETIN, QUANTE BUGIE!

Post n°1671 pubblicato il 25 Novembre 2023 da scricciolo68lbr

Ci avevano detto che Giulia Cecchettin era stata uccisa a coltellate e ora nemmeno questo è più sicuro. Nella macchina di Filippo non risultano esserci tracce evidenti di sangue nonostante avrebbe viaggiato per 139 km con il cadavere di Giulia. Solo due cose sono sicure in questa storia. Ci hanno mentito e vogliono utilizzare questa morte per promuovere la venefica agenda femminista.

Questo tentativo da parte dell'infetto mondo liberal-progressista di voler far ingoiare per forza agli italiani il ciarpame femminista dopo che lo stesso mondo ha provocato la strage dei sieri ed eseguito la farsa pandemica è un altro grave errore di questo sistema in declino. Produrrà esattamente gli effetti contrari a quelli desiderati.

Se andate sui siti del Ministero della Giustizia e dell'Inerno, potreste ad esempio vedere che i numeri sono crudi e non mentono mai. I dati del ministero della Giustizia e dell'Interno sulle denunce per maltrattamenti e violenze domestiche contro le donne finiscono in più del 90% de casi con proscioglimento, archiviazione e assoluzione. Solo nel 5% dei casi c'è una condanna penale. Vuol dire una cosa molto semplice, signori. Le donne che presentano denuncia per abusi mentono nella stragrande maggioranza dei casi e non pagano mai per aver gettato fango sul loro compagno e averlo diffamato ingiustamente. Il governo Meloni e Eugenia Roccella con il suo ddl hanno appena dato nuova linfa vitale a queste calunniatrici di professione.

 
 
 

QUANDO VEDREMO IN ITALIA IL CROLLO DELLE VECCHIE IDEOLOGIE DI DESTRA E SINISTRA?

Post n°1670 pubblicato il 25 Novembre 2023 da scricciolo68lbr

Periodo di riferimento: 1992 - 2023
La nascita della seconda repubblica è stata caratterizzata da un conflitto ideologico forte ed anacronistico che ha mascherato i fallimenti e la mancanza di progettualità e capacità della classe politica. Lo scontro tra destra e sinistra è stato condizionato da ingombranti eredità storiche, che ha costretto i partiti a confrontarsi più su realtà storiche del passato più che su tematiche attuali, così i partiti hanno mostrato incapacitá di cogliere i mutamenti avvenuti nel frattempo nella società italiana.

"Destra Sinistra", la canzone di Giorgio Gaber recita: "L'ideologia, l'ideologia malgrado tutto credo ancora che ci sia, è il continuare ad affermare un pensiero e il suo perché con la scusa di un contrasto che non c'è se c'è chissà dov'è, se c'é chissà dov'é." Era il 2001 e le categorie politiche di destra e di sinistra venivano descritte ironicamente e liquidate nel finale con un perentorio "basta", tuttavia in quegli anni l'attaccamento della politica italiana a questo schema di pensiero era ancora forte e Silvio Berlusconi furbescamente, ha saputo abilmente cavalcare lo scontro tra destra e sinistra ancora per un decennio, oltre a radicalizzare lo scontro con certa parte della magistratura, coinvolgendo gli italiani nelle sue beghe giuridiche.

Ad essere precisi, le categorie politiche "destra" e "sinistra" vennero aggiornate in "centrodestra" e "centrosinistra" a causa della legge elettorale che favoriva le coalizioni, legge soprannominata il "Porcellum", ma la sostanza dello scontro ideologico non cambiò.

Alla base delle ideologie che dagli anni '90 in poi hanno alimentato lo scontro tra destra e sinistra in Italia, vi sono ingombranti eredità storiche, ma anche vistose distorsioni rispetto all'evoluzione del pensiero politico in Europa e nell'occidente in generale. La storia d'Italia, già segnata dal periodo fascista, a partire dal secondo dopoguerra è stata tormentata da un violento conflitto tra forze politiche di destra e di sinistra, nel contesto della guerra fredda tra le due superpotenze USA e URSS, una lotta senza esclusione di colpi con assassinii, stragi e strumentalizzazioni ai fini della strategia della tensione, uno scontro tra due mentalità e due diverse visioni del "passato", che hanno condizionato la valutazione del oresente e la progettazione del futuro. del presente e del futuro. Nel mezzo di questi aspri conflitti barcamenandosi tra estremismi di destra e di sinistra, la Democrazia Cristiana riuscì comunque ad indirizzare una società tendenzialmente polarizzata nelle ideologie, ma accomunata nello stile di vita e nei consumi.

Con il crollo del muro di Berlino nel 1989 i media italiani evidenziarono che con il muro sarebbero crollate anche le ideologie che avevano portato alla sua creazione, auspicando la normalizzazione dello scontro tra destra e sinistra in Italia, una lotta politica troppo ideologica ed estrema che in realtà aveva di fatto IMPEDITO l'evoluzione del sistema politico italiano e al fiorire di una società civile più libera e moderna.

Molti elementi dello scenario sociale, politico ed economico di quegli anni sembravano indicare una evoluzione in questa direzione. La maggior parte della società italiana si scoprì liberale e affidò i suoi sogni alla neonata formazione politica "Forza Italia" e all'imprenditore Silvio Berlusconi, uomo esperto di media e comunicazione che grazie alla concentrazione di poteri politici, mediatici ed economici avrebbe dovuto compiere l'agognata rivoluzione liberale. Silvio Berlusconi, invece, rivitalizzò il conflitto manicheo tra destra e sinistra ideologica e confermò ancora una volta l'italica tradizione gattopardesca.

Il significato del termine "manicheo" è sufficiente a spiegare il senso di questa strategia politica:

Manicheo [ma-ni-chè-o] agg., s.

  • aggettivo riferito a ideologia, teoria, dottrina che ponga in netto contrasto il bene e il male;
  • sostantivo che indica chi accentua le differenze di opinioni, teorie, posizioni ritenendole inconciliabili;

Tuttavia il crollo del muro di Berlino e la sincera e sofferta riflessione politica che ne seguì non riuscirono comunque a svincolare la discussione politica italiana dalle catene ideologiche delle ormai forzose e anacronistiche categorie della destra e della sinistra italiane.

Per più di un ventennio l'Italia è rimasta ferma con la politica ancorata ad uno scontro ideologico tra berlusconiani e antiberlusconiani, tra finti liberali e finti comunisti, tra destra e sinistra, mentre la Germania, ad esempio, avviava pragmaticamente una costosa riunificazione ed una poderosa stagione di riforme economiche e sociali.

Si arriva così alla fine del 2011 quando una strana maggioranza parlamentare costituita dal centrodestra e dal centrosinistra votò la fiducia al governo tecnico di Mario Monti. Certo si trattava di un governo tecnico, ma considerando che in Italia è il Parlamento a esprimere il capo dell'esecutivo e ad approvare decreti e proposte di legge del Governo, fu chiaro che durante la XVI legislatura con il sessantunesimo Governo della Repubblica Italiana il centrodestra di Berlusconi e il centrosinistra di Bersani stavano governando assieme il paese. I media evidenziarono come la nascita del Governo Monti avrebbe avviato una nuova fase nella politica italiana, una fase di pacificazione in grado di smorzare i conflitti ideologici, una fase di normalizzazione necessaria per inaugurare una stagione di riforme strutturali ormai indispensabili per il paese, una nuova occasione di emancipazione del dibattito politico dallo scontro manicheo tra destra e sinistra in favore di una visione politica più pragmatica e rispondente alle esigenze dei cittadini.

Invece ad un anno di distanza il centrodestra si sfilò dal Governo Monti, trasformandolo mediaticamente nel capro espiatorio di tutti i mali d'Italia, avviò una campagna elettorale di nuovo orientata allo scontro ideologico tra destra e sinistra, infarcita dei soliti luoghi comuni. A sorpresa con le elezioni politiche del 2013, l'elettorato, manipolato da forze èlitarie e globaliste, che misero su binari democratici il malcontento dorte serpeggiante in Italia, si sfilò dallo scontro ideologico tra destra e sinistra e penalizzò entrambe le coalizioni, premiando il Movimento 5 Stelle. In una parte dei cittadini si era insinuato il sospetto che la rappresentazione data dai media mainstream del quadro politico, con la mistificazione del quadro politico reale, nascosto dalla rappresentato dallo scontro manicheo tra destra e sinistra, fosse solo una "messa in scena" di una rappresentazione di un conflitto politico in realtà inesistente, funzionale solo ai politici di centrodestra e centrosinistra per perpetuare i propri privilegi di casta e per nascondere l'esistenza di accordi mutualistici sottobanco tra parte del centrosinistra ed il centrodestra di Berlusconi. Poi si scoperse che il Movimento Cinqie Stelle era in realtà un farsa carnascialesca, che avrebbe preso in giro milioni di italiani, sino a dissolversi nel dimenticatoio.

Disorientati dai risultati delle elezioni politiche e dalla situazione di stallo che si era creata in Parlamento, centrosinistra e centrodestra furono di nuovo costretti ad accordarsi per eleggere il Presidente della Repubblica, affidando il secondo mandato a Re Giorgio Napolitano, e per formare il governo delle "larghe intese" guidato da Enrico Letta.

Dopo il tentativo del centrodestra di far cadere il Governo Letta, dopo la scissione del PdL e la nascita del Nuovo Centro Destra, dopo l'ascesa di Matteo Renzi a segretario del Partito Democratico e la nascita del governo Renzi, dopo l'ormai ennesimo accordo raggiunto tra centrodestra e centrosinistra sulle riforme istituzionali con un'ondata di illazioni sul cosiddetto "patto del Nazareno", dopo la consacrazione alle elezioni europee 2014 di un Partito Democratico apparentemente più pragmatico e libero dalle pastoie delle vecchie ideologie, sembrava che lo scontro manicheo tra destra e sinistra fosse definitivamente tramontato.

Invece non è andata così. 

I sommovimenti dei sindacati e della minoranza del Partito Democratico hanno rinfocolato la polemica sulle peculiarità che dovrebbero caratterizzare la sinistra italiana, rivitalizzando idologie ormai anacronistiche ancorate a logiche politiche ed economiche del '900.

Insomma, una sinistra troppo ancorata al passato per mancanza di idee, che non vuole saperne di evolversi e di cercare via alternative e strumenti più efficaci per una più equa distribuzione della ricchezza. Una sinistra che ha fatto finta di credere di poter far leva esclusivamente sul mercato del lavoro per migliorare il benessere della popolazione, nonostante la quota di reddito spettante al lavoro nei paesi di prima industrializzazione sia ormai in calo da decenni, nonostante le persone che ricorrono al mercato del lavoro per vivere abbiano sperimentato un peggioramento delle loro condizioni di vita e delle loro aspettative anche nei paesi dove hanno governato le sinistre, nonostante il divario tra ricchi e poveri sia generalmente aumentato ovunque. Mentre in realtà era lei stessa ad essersi trasformata nella longa mano della globalizzazione in Italia!

Se lo scontro tra la destra e la sinistra italiana è sembrato artificioso, se ha rappresentato solamente l'eredità di un anacronistico scontro ideologico, se è stato interpretato come un gioco delle parti messo in scena dalla casta dei politici per distogliere l'attenzione dei cittadini dalla mancata soluzione di problemi concreti, allora è molto probabile abbia contribuito a determinare quell'ondata di antipolitica, di disprezzo delle elite, di "complottismo" e, in ultima analisi, di populismo che ha inondato la democrazia italiana.

Ad oggi il 63% degli aventi diritto, non va più a a votare, stanca di teatrini e false promesse della politica e dei politici italiani. 

Le vecchie ideologie della destra e della sinistra così come propagandate in Italia hanno costituito e costuiscino ancora oggi un "freno" alla soluzione concreta dei problemi dei cittadini e alla nascita e diffusione di una "mentalità politica" pragmatica, costruttiva e orientata ai risultati.

 
 
 

L’EX MINISTRO DELLA SALUTE SPERANZA INDAGATO PER “OMICIDIO” DALLA PROCURA DI ROMA.

Post n°1669 pubblicato il 23 Novembre 2023 da scricciolo68lbr
 

L'ex ministro iscritto nel registro insieme a Nicola Magrini, ex direttore generale dell'Aifa.ADESSO L'ULTIMA PAROLA SPETTA Al Tribunale dei ministri: procedere o archiviare.

 

I reati contestati a Speranza e Magrini: la vicenda dei vaccini e dei farmaci somministrati scaduti.

L'ex ministro della Salute ROBERTO SPERANZA e il direttore dell'Agenzia del farmaco NICOLA MAGRINI sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Roma, per vicende legate al Covid. I reati contestati - si legge sul quotidiano La Verità, in edicola oggi 23 Novembre 2023 - sono gravissimi: si va dalla somministrazione di medicinali scaduti, alle false dichiarazioni, per arrivare all,kaccusa di omicidio.

Tutto questo è frutto di un'indagine di "Fuori dal Coro", la trasmissione di Rete 4, condotta da MARIO GIORDANO.

I documenti interni ad Aifa sono finiti in una denuncia presentata da alcuni sindacati di polizia e Guardia di finanza e dal Comitato Ascoltami, che raduna i danneggiati dal siero e tutti quelli che non hanno creduto e non credono alle menzogne dei vaccini.

Ieri, durante la trasmissione in diretta di Giordano, è stato mostrato il documento che attesta l'avviso di garanzia.

Il conduttore Giordano è andato durissimo avverso l'ex Ministro Speranza, l'uomo dal sempre vigile sguardo. C'è scritto - leggendo il quotidiano La Verità - che Roberto Speranza e Nicola Magrini sono entrambi iscritti nel registro degli indagati per i reati sopra citati. Il Procuratore Francesco Lo Voi, leggendo la denuncia con tutti i documenti svelati, ha ritenuto che ci fossero i presupposti per aprire un fascicolo. Uno dei documenti chiave riguarda la prima omissione della campagna vaccinale. All'Agenzia del farmaco erano ben consapevoli che non esistessero dati che garantivano l'efficacia e la sicurezza dei sieri sulle persone fragili. Con tanto di messaggio interno sottolineato da un esperto dell'Agenzia e con frase scritta in rosso: "Attenzione! I pazienti fragili rientrano tra le popolazioni non studiate"

Affetti avversi dei vaccini sui neonati incompleta

Altro capitolo riguarda i dati sugli effetti avversi delle vaccinazioni ai neonati. Cancellati di colpo. “Già dal secondo report sulla sicurezza dei vaccini -scrive Marianna Canè-  quello di febbraio 2021,venivano segnalate reazioni avverse in neonati allattati al seno da mamme vaccinate. A fine febbraio 2021 ci sono due segnalazioni. Nel report del mese successivo, le segnalazioni salgono a sei. Quello dopo diventano otto e poi a fine maggio arrivano a 11. E da giugno 2021 in poi? Il nulla”. Nella bozza del sesto rapporto sulla sicurezza, quello che riportava i dati di fine giugno 2021, “viene riportata la frase del report precedente, che poi doveva essere aggiornata con i nuovi dati. Nella bozza si legge: «Undici segnalazioni sono relative a nove bambini allattati al seno la cui madre era vaccinata». Ma nelle note a margine un dirigente dell’Agenzia del farmaco suggerisce: «Togliamo?». E infatti verrà tolta, da quel report e da tutti i successivi”.

Astrazeneca e mortalità cardiovascolare, Aifa:  “Troppa enfasi, così si uccide un vaccino”.

Tra quei documenti prodotti e consegnati alla Procura di Roma c’è n’è un altro molto grave, a firma di Nicola Magrini. “Da una ricerca interna all’Aifa a marzo 2021, emerge «un eccesso di mortalità cardiovascolare», come scrivono gli esperti, dovuto al vaccino Astrazeneca. Ma Nicola Magrini decide di mettere tutto a tacere scrivendo: «Mi sembra tutto troppo, troppa enfasi a eventi non correlati. Così si uccide questo vaccino»”. Prima della “salvezza” di un vaccino dovrebbe venire la sicurezza delle persone, o almeno la loro informazioni di possibili effetti avversi.

A gelare l'entusiasmo di Giordano, arriva dopo qualche ora dall'annuncio durante la trasmissione, il legale di Speranza, l'avvocato Danilo Leva: "Si precisa che gli atti sono stati inoltrati al competente tribunale dei ministri con contestuale richiesta di archiviazione". 

"E' una inchiesta, tutto deve essere dimostrato, nessuno è colpevole - sottolineava Giordano -, tra l'altro a Speranza deve essere dato ancora il via libera all'indagine dal Tribunale dei ministri. Però qualcosa si muove, forse c'è uno spiraglio di verità. E tutto questo perché? Perché abbiamo avuto il coraggio di denunciare".

Preme sottolineare, come riferito dallo stesso conduttore televisivo, che per quanto riguarda Speranza manca un passaggio. Essendo Speranza un ministro della Repubblica all'epoca dei fatti contestati, per poter avviare l'indagine sulla sua persona, manca un'autorizzazione, spettante al Tribunale dei ministri, che entro 90 giorni dovrà decidere se concedere o meno il via libera.

L'ex ministro scriveva nel suo imperdibile libro, "Perchè guariremo", pubblicato e subito ritirato dal mercato, che non riusciva a dormire ai tempi della psico pandemia, quando sentiva passare la sera in macchina o sentiva piccoli assembramenti. Chissà se riuscirà a dormire ora che sa di essere indagato dalla Procura di Roma... 

 
 
 

UNO SCIOPERO ORGANIZZATO PER NOSTALGIA DEL CO**D!

Post n°1668 pubblicato il 20 Novembre 2023 da scricciolo68lbr
 

LO SCIOPERO DI VENERDÌ 17 NOVEMBRE SCORSO, ORGANIZZATO SEMPLICEMENTE PER NOSTALGIA DELLE RESTRIZIONI DA CO**D?

 

 

Tutta una serie di emendamenti "inutili", ben "51 pagine", è questa la mole del testo della manovra finanziaria alternativa ed integrativa del 2023, proposta dalla Cgil e dal suo segretario barricadero, Maurizio Landini. Un lavoro di un certo spessore insomma, consegnato alla Commissione Bilancio del Senato e commentato già da Open, con Franco Bechis che ne ha saputo evidenziare bene i costi spropositati. Rispetto al testo originale della manovra, si tratta di una previsione di maggiori spese per lo Stato per un ammontare di ben 87 miliardi, 32 milioni e 650.000 euro. Secondo la proposta dei sindacalisti ci sarebbero le coperture per circa 13 miliardi, ai restanti 70 miliardi e più dovrebbero pensarci il presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti recuperandoli dall’evasione fiscale. Un miracolo, praticamente! Quindi in pratica si parla di proposte senza alcuna reale copertura finanziaria. Più di tutto colpisce come si possa proporre un testo che costi alle casse pubbliche più di quello originale prodotto dal governo. Soprattutto quando la contestazione della sinistra, ma in particolare quella dei sindacati, si fonda sull’accusa di «mandare a sbattere il Paese». Lo ha detto proprio Landini il 14 novembre scorso, in un’intervista al Corriere del siero. Uno schianto che per il segretario della Cgil avverrebbe per questi motivi: «Una manovra una tantum e bonus, con l’indebitamento che non cala e previsioni sul 2023 e 2024 fasulle. Il Paese ha bisogno che si facciano investimenti in sanità, scuola, per creare buona occupazione e politica industriale prendendo i soldi dall’evasione, dalle rendite e dai profitti. Invece questa è una manovra elettorale», conclude il marziano Landini. La parte più divertente, se così si può dire, del testo di bilancio proposto dalla Cgil, è quella dei contenuti: un emendamento in particolare, quello all’articolo 85, risulta pressoché incomprensibile. Si chiede infatti che vengano assunti più agenti di polizia locale adducendo questa particolare motivazione: «Al fine di assicurare lo svolgimento dei controlli per il rispetto delle misure connesse al perdurare dell’emergenza dovuta al siero co**d 19 e le attività correlate alla fase post emergenziale». L’assunzione di nuove forze dell’ordine per incrementare la sicurezza nelle nostre città, sempre più pericolose (vedi Milano, ma non solo), non potrebbe che essere una buona, anzi ottima notizia. Peccato che il marziano Landini e i suoi intendano proporre di assumere personale che si occupi della garanzia di misure che oggi non esistono più. Garantire che si mantenga la distanza di sicurezza tra persone, che si indossi la mascherina, che si igienizzino le mani nel giusto modo. Che i tavoli dei ristoranti si trovino a 4 metri di distanza l’uno dall’altro, che le palestre non si riempiano troppo. Che non si sfori il coprifuoco. Tutte misure che oggi sono decadute per cessata emergenza. Un’emergenza quella del co**d che, va ricordato, è anche e soprattutto terminata per l’Organizzazione mondiale della Sanità il 5 maggio del 2023, mentre più di un anno prima e quindi quasi due anni fa, il 31 marzo 2022 è terminato per decreto lo stato di emergenza co**d-19 in Italia. A cadere dal primo maggio di quest’anno anche l’obbligo di indossare le mascherine negli ospedali, una delle ultime misure in vigore. Vengono i brividi a pensare a quel periodo, ma forse il marziano Landini ne ha nostalgia. Insomma, delle due l’una: o la Cgil deve dire qualcosa al Paese, ovvero che prevede il futuro e sa che ripiomberemo nell’emergenza della pandemia, con annesse misure restrittive, oppure più banalmente non rilegge i testi delle leggi che propone. A essere buoni si tratta di un episodio, piuttosto grave, di sciatteria insomma. Un «copia e incolla» venuto male preso da chissà quale altra proposta di legge scritta chissà quando e chissà da chi. Peccato che il più grande sindacato italiano si sia posto ripetutamente come garante del popolo, controllore di questo governo brutto e cattivo, incapace di guidare il Paese, tanto da rischiare «di portarlo a sbattere». I membri della Commissione Bilancio in Senato, ricevuto il testo, sono rimasti quanto meno basiti. «Non so se siamo in presenza di nostalgici di un tempo e di misure che non vorremmo mai più vedere, certo è che nella propria foga dilapidatoria di una manovra invece espansiva ma al tempo stesso prudente, la Cgil dimostra di prendere sonore cantonate», commenta a La Verità Lavinia Mennuni, senatrice di Fratelli d’Italia e membro della Commissione Bilancio di Palazzo Madama. «Per altro le misure emergenziali del co**d che abbiamo dovuto subire, non verrebbero di certo applicate dall’attuale governo. Consiglio alla Cgil di lasciar stare la politica e di occuparsi dei lavoratori.

Se ancora ci riesce». Un commento che si direbbe severo ma giusto, quello di Mennuni. La Cgil ormai da anni non si occupa più di lavoro né di lavoratori. I suoi iscritti, come dimostrato da un’inchiesta pubblicata su queste colonne ormai più di un anno fa, sono per la maggior parte pensionati. Il più grande sindacato in Italia, infatti su 5 milioni di iscritti, ne conta quasi tre di pensionati (2.745.846 per la precisione). A ben vedere, un sindacato nostalgico, visto che due milioni di lavoratori iscritti, sono la parte minoritaria dei suoi tesserati. 

 
 
 

LO SCANDALO DEI PATRONATI ALL’ESTERO LEGATI AL PD.

Post n°1667 pubblicato il 19 Novembre 2023 da scricciolo68lbr
 

Scoppia lo scandalo dei patronati all'estero INCA CGIL legati al PD. Anziani inesistenti e migliaia di voti che alle elezioni vanno al PD, che all'estero risulta sempre vincente, anche nel 2022, quando in Italia ha vinto il centro-destra.

Cambiato il colore politico del governo è finita la pacchia. La vicenda che lega a stretto filo Cgil, patronati all’estero e Partito Democratico non può che partire da questa considerazione: come mai davanti a denunce ed evidenze in alcuni casi eclatanti, datate 2015-2016, solo adesso viene scoperchiato il vaso di Pandora e si procede alle ispezioni sulle pratiche gonfiate dai centri di assistenza oltreconfine? Risale al 2015 la lettera del sindacalista Antonio Bruzzese all’allora presidente del Senato Pietro Grasso per evidenziare la mancanza di trasparenza e il fatto che i conti sul numero utenti che chiedono aiuto all’Inca, il patronato della Cgil, non tornavano. Soprattutto in Brasile,

Argentina, Canada, Stati Uniti, Svizzera e Austria sembravano palesemente gonfiati.
Più dettagliata la relazione dell ’anno dopo, siamo nel 2016, quella approvata dal comitato parlamentari per le questioni degli italiani all’estero che finisce sul tavolo del ministero del Lavoro. Senza conseguenze. Almeno fino al cambio di governo. E arriviamo al 2022. Quando, appunto, il vaso inizia a scoperchiarsi.
«Quello che emerge», spiega alla Verità Andrea Di Giuseppe, eletto alla Camera con Fratelli d’Italia nel collegio all’estero del Nord Centro America, «è un sistema ben radicato che io denuncio da tempo. Si parte dai patronati che hanno le liste dei pensionati e di buona parte degli italiani
che votano all’estero e si arriva come abbiamo visto di recente alla catena comunicativa della Cgil, sempre focalizzata contro il governo Meloni e più in generale contro il centrodestra, e al voto che guarda caso anche nelle ultime elezioni, stravinte da Fdi, Lega e Forza Italia, ha premiato la sinistra. Com’è possibile?
Gli elettori del Pd si sono tutti trasferiti all’estero? Sarà un caso che almeno in una sede del patronato Inca in Canada si sono svolte le primarie del Pd? O che, come oggi si scopre, che molti anziani esistono solo sulla carta? O ancora, come si dice da tempo, che in alcuni casi siano i patronati
stessi a votare? Ricordiamolo l’Inca Cgil è il primo patronato in Italia e all’estero per volume di attività, con oltre 5 milioni di persone in Italia e 600.000 connazionali residenti all’estero». A cosa fa riferimento Di Giuseppe? In primis alla denuncia del comitato parlamentare sulle sedi Inca-Cgil
di Brasile, Argentina, Canada, Svizzera, Stati Uniti ed Austria, che ha messo in luce
le rilevanti incongruenze ed un giro di affari «di svariati milioni di euro». Sono state scoperte pratiche fittizie (solo a New York
444 pratiche fiscali), con mandati inesatti, che fanno riferimento, per esempio, a
pensioni di anni prima o addirittura presentate da cittadini non italiani o residenti in Stati diversi da quello ispezionato. Il punto è che l’Inca Cgil ottiene dei soldi dallo Stato italiano (precisamente dall’Inps che utilizza un fon-
do alimentato con lo 0,20% dei contributi versati da tutti i lavoratori) per ogni pratica
evasa. Se quindi le pratiche sono fittizie, sta ricevendo dei soldi ai quali non avrebbe
diritto. E che fine fanno questi soldi? Nel bilancio della Cgil, secondo una recente inchiesta del Giornale, il patronato della Cgil Inca risulta socia con una quota del 15,5% della Futura Srl, società, creata da
Landini con il compito di gestire la comunicazione della Cgil. E sulla comunicazione «politicizzata» della Cgil, come emerge anche dai fatti emersi in questi giorni, ci sarebbe da scrivere libri.
Ma non finisce qui. Perché stando sempre alla denuncia di Di Giuseppe (che ha pre-
sentato un volantino che lo dimostra), in alcuni patronati canadesi si sarebbero addirittura svolte le primarie
dem. Il caso specifico riguarda l’Enasc (ente nazionale assistenza sociale ai cittadini) sede di Vaughan, nella pro-
vincia dell’Ontario, dove lo scorso 26 febbraio 2023 si sono svolte le primarie del Partito Democratico. E poi è bene ricordare che i patronati fanno in un certo senso anche da anagrafe dei cittadini italiani all’eestero. Tant’è che lo stesso deputato di Fratelli d’Italia in occasione delle ultime elezioni parlamentari ha presentato un esposto in procura denunciando la miracolosa esistenza in vita di 45.441 italiani con un’età tra gli 80 e gli 89 anni, oltre 21.000 che arrivano fino
alla soglia dei 98 anni e più di 2.000 che hanno superato quota 99 anni. Se si considera che i centenari italiani sono
appena 17.000, qualche dubbio viene.
In attesa delle nuove ispezioni e che la magistratura eventualmente faccia il suo
corso, non si può non chiudere con la tristissima storia documentata qualche ora fa da Fuori dal coro, di Mario Giordano, che ha come protagonista tale Antonio Giacchetta, ex direttore dell’Inca di Zurigo che tra il 2001 e il 2009 aveva dilapidato, secondo i giudici elvetici, ben 45.000 euro al mese in automobili e orologi di lusso sperperando 35 milioni di franchi svizzeri
che sarebbero toccati tra gli altri a 480 pensionati italiani. Giacchetta è stato arrestato, ma di soldi neanche l’ombra.  Chi risarcisce i pensionati fregati? L’Inca Svizzera, che aveva ignorato le segnalazioni dei truffati, ha chiuso e poi riaperto con altro nome e la Cgil non ci pensa neanche lontanamente a risarcire le vittime. Nonostante ci sia una sentenza della giustizia italiana che la condanna e rispetto alla quale il sindacato dei lavoratori ha fatto ricorso. Del resto i pensionati che sono in attesa da circa 15 anni di riavere i contributi versati in una vita di lavoro, di tempo a disposizione ne hanno tanto: se ne riparlerà a giugno del 2024.

 
 
 

Air… aria fritta però.

Post n°1666 pubblicato il 17 Novembre 2023 da scricciolo68lbr
 
Tag: #air

Siamo nell’anno del Signore 1984: Donald Reagan sta alla Casa Bianca, la Apple lancia sul mercato il suo primo Macintosh e Michael Jordan deve ancora mettere piede su un parquet NBA. Ma con quali scarpe? In due, Converse e Adidas, si spartiscono l’intero capitale delle squadre delle Conference, delle stelle sui poster e dei senior universitari. Nike, invece l'azienda che prende il nome dalla dea della vittoria e che nessuno sa pronunciare, arranca molto più indietro. E per Phil Knight, suo co-fondatore, runner al college e nell'anima, questo non può andare bene.

E cosi a Sonny Vaccaro, da qualche tempo assunto nella divisione basket talent scout, che ha varcato i palazzetti liceali e universitari di mezzi Stati Uniti, dove ha stretto la mano a tutti i coach, agli assistenti e ai giocatori a cui è riuscito ad arrivare, giunge il lampo di genio. Dopo una riunione amministrativa, in cui si discutono i noni dei big NBA da mettere a libro paga, per Vaccaro il nome è uno e uno soltanto, firmare la prossima star NBA sulla rampa di lancio verso il tabellone. L'obiettivo, in vista del draft del 1984, quello con in lista Hakeem Olajuwon, Charles Barkley, John Stockton ed Oscar Schmidt, è uno e soltanto uno: Michael Jeffrey Jordan, da Brooklyn, New York, junior di North Carolina. 

Sonny Vaccaro resta folgorato durante la visione delle video cassette dal tiro che nel 1982 ha dato il titolo a North Carolina contro Georgetown (MJ, 19 anni);
È il 1984 e Jordan doveva decidere se lasciare o meno North Carolina un anno prima dei quattro previsti, passare attraverso gli scouting NBA per capire quale sarebbe stata la sua squadra e scegliere con quale marchio sportivo annodare la sua immagine. Per l’intero film il campione Jordan non è mai inquadrato in volto, assume su di sé il ruolo di un’icona, il peso di una metafora, l’aureola di un mito. Per tutto il film si parla solo di danaro, soldi, ingaggi, lotta tra aziende sponsorizzatrici. Dello sport, dell’etica dello sport non vi è traccia. Air raffigura un gruppo di uomini che rappresentano il capitalismo al suo zenit; un capitalismo che ovviamente si compiace e si autocelebra, in perfetto stile americaneggiante. Un film americano insomma, fino al midollo, nel bene e nel male, senza mai fornire un benché minimo sussulto umano. 

 

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     IL TIBET NASCE LIBERO

  LASCIAMO CHE RESTI TALE

                             i

Le parole.

                       I

Le parole contano
dille piano...
tante volte rimangono
fanno male anche se dette per rabbia
si ricordano
In qualche modo restano.
Le parole, quante volte rimangono
le parole feriscono
le parole ti cambiano
le parole confortano.
Le parole fanno danni invisibili
sono note che aiutano
e che la notte confortano.
                                  i
 
 

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