Creato da scricciolo68lbr il 17/02/2007

Pensieri e parole...

Riflessioni, emozioni, musica, idee e sogni di un internauta alle prese con la vita... Porto con me sempre il mio quaderno degli appunti, mi fermo, scrivo, riprendo il cammino... verso la Luce

 

Messaggi di Dicembre 2023

IMMONDIZIA DI ROMA: ODISSEA SENZA FINE! GUALTIERI DOVREBBE FARE MEA CULPA E DIMETTERSI,

Post n°1710 pubblicato il 28 Dicembre 2023 da scricciolo68lbr
 

Malagrotta è out. A Roma non resta altro che pagare per evitare che l'emergenza rifiuti diventi un dramma. La totale insufficienza nella gestione dello smaltimento dei rifiuti delle giunte di sinistra, costerà alla città (meglio ai romani) 400 mln di euro in 3 anni.Ama e Comune porteranno via dalla città e dalla regione Lazio, tutti i rifiuti che non si riuscirà a trattare nei pochi impianti ancora in efficienza.

A Gualtieri non resta che arrendersi all'evidenza, fare mea culpa e rassegnare le dimissioni: ha fallito!

Il piano del Campidoglio per ovviare alla situazione che vede Malagrotta al tappeto, dove i due impianti di trattamento meccanico biologico sono fuori uso a causa dei due incendi che li hanno devastati, a leggere il superbando milionario con cui Ama si ripromette di mantenere la città a livelli di igiene accettabili, evidenzia tutta la verità sul progetto del termovalorizzatore di Gualtieri e Caltagirone. Nonostante le procedure in corso e al netto dei nuovi ricorsi amministrativi presentati singolarmente dai Comuni di Albano, Marino, Ardea e Ariccia, l'impianto per bruciare i rifiuti di Santa Palomba non sarà pronto prima del, udite udite 2027 e quindi a Giubileo ormai bello che finito. E meno male che solo qualche tempo fa il sindaco Gualtieri, ospite di Lucia Annunziata, prometteva una rapida soluzione del problema rifiuti! 

Il Comune di Roma traccia un progetto farcito di fanta demagogia, annunciando il bando per “smaltire" 2 milioni di tonnellate di rifiuti. Scrive il Campidoglio: “Mettere in sicurezza la gestione del ciclo dei rifiuti nella città di Roma, alle porte e in vista del Giubileo. È l’obiettivo della maxi-gara, pubblicata sulla piattaforma telematica Invitalia, la più grande mai proposta da AMA, in accordo e in coordinamento con Roma Capitale, per il trasporto, scarico e trattamento/recupero per i prossimi 3 anni (2024-2026) di circa 2milioni di tonnellate complessive tra rifiuti solidi e rifiuti urbani residui(indifferenziato). L’ordine di grandezza di 2 milioni di tonnellate complessivi di rifiuti è già comprensivo di una quota eccedente stimata per l’anno giubilare (2025)”.

Ancora il Comune: “L’importo complessivo massimo di spesa dell’accordo quadro è pari a circa 400 milioni di euro (più iva). La procedura, aperta ai sensi degli art. 59 e 71 del d. lgs. n. 36/2023, riguarda la conclusione di accordi quadro con uno o più operatori economici per l’affidamento del “servizio di trasporto, scarico e trattamento/recupero dei rifiuti solidi prodotti dagli impianti di trattamento di AMA e dei rifiuti urbani residui prodotti nel territorio di Roma Capitale – eccedenti le quantità trattate presso gli impianti AMA e gli altri impianti regionali – su territorio nazionale ed estero”, suddiviso in 7 lotti, per un periodo di 36 mesi. Il termine per il ricevimento delle offerte o delle domande di partecipazione è fissato al 6 febbraio 2024”.

Il bando è aperto anche per operatori extra Italia. L’azienda, pertanto, si rivolge al mercato extra regionale e soprattutto estero per tali tipologie di servizi, proponendo un ampio e articolato accordo programmatico. All’interno della procedura, per la prima volta, AMA inserisce anche un lotto che rende possibile il recupero di materia dai rifiuti; in particolare un combustibile alternativo utilizzabile soprattutto nell’industria dei cementifici.

“Dopo le importantissime gare su mezzi pesanti, nuovi cassonetti e cestini getta-carte, con questa maxi-gara, la più grande mai bandita, AMA intende mettere in sicurezza anche il fronte del trattamento/recupero soprattutto dei rifiuti indifferenziati - sottolinea il Presidente di AMA Daniele Pace -. Se, come auspichiamo, la gara andrà a buon fine, verranno stipulati contratti tracciabili e con la massima trasparenza sulla base delle migliori offerte del mercato. Stiamo lavorando al massimo per garantire il decoro della Capitale, che si prepara a dare la migliore accoglienza ai milioni di fedeli che parteciperanno al Giubileo del 2025”.

E se Gualtieri si dimettesse prima dello sfascio totale delle casse comunali?

 
 
 

LA CHIESA AI TEMPI DI BERGOGLIO E NUOVO SCISMA ALLE PORTE.

Post n°1709 pubblicato il 26 Dicembre 2023 da scricciolo68lbr

NUOVO SCISMA ALLE PORTE.

Vescovi in fibrillazione


“Quello che dobbiamo fare è una legge sulle unioni civili; hanno diritto di essere protetti legalmente”. Da questa dichiarazione/benedizione di Francesco delle coppie gay, tutto è cambiato, molti speravano in un’apertura radicale della chiesa sul tema delle unioni civili. Di questa dichiarazione del Papa fatta al regista Evgeny Afineevsky, il vaticano si è mosso per disconoscerla. In questi mesi oltre alla psicopandemia, l’argomento delle unioni civili fa molto discutere, soprattutto per le posizioni poco innovative della chiesa. 

Uno scisma pragmatico in atto.

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 25.12.2023 – Andrea Gagliarducci] – Già nel 2017, il sito Campari & De Maistre evidenziava la possibilità di uno scisma [QUI]. Osservava, tuttavia, che il pericolo di divisione non si riscontrava in Germania, nonostante tutte le pressioni già provenienti dalla Chiesa qui. Invece, il pericolo doveva essere cercato in America Latina [QUI].

L’America Latina – sosteneva il sito – stava vivendo una sostanziale evoluzione socio-politica, nella quale una fondazione territoriale omogenea si stava traducendo in un discorso teologico potenzialmente scismatico. Oggi, quel ragionamento sullo scisma della Chiesa in America Latina appare drammaticamente attuale. Me lo è venuto in mente all’improvviso, ripercorrendo l’incredibile attivismo del Dicastero per la Dottrina della Fede guidato dal Cardinale Víctor Manuel Fernández.

L’ultimo documento del Dicastero è Fiducia supplicans [QUI], in 45 punti con – come sempre – citazioni del magistero di Papa Francesco, ma raramente citazioni dei Padri della Chiesa o del Catechismo, si inerpica su un terreno accidentato: la benedizione delle coppie irregolari, siano esse divorziate risposate o quelle composte da persone dello stesso sesso. L’ultimo ragionamento è che, no, non si può benedire altro che un matrimonio, e nessuna unione diversa dal matrimonio tra un uomo e una donna aperti alla vita è accettata dalla Chiesa Cattolica. Sono però ammesse benedizioni individuali, perché chi chiede una benedizione, chiede la grazia di Dio. Non è l’unione ad essere benedetta, ma le persone, anche le persone in stato di peccato.

Tutto questo è, ovviamente, buon senso. Abitualmente, il buon senso è stato di evitare di dare benedizioni pubbliche ad unioni diverse dal matrimonio, di gestire nel privato alcune situazioni limite e di lasciare al discernimento del sacerdote la decisione su cosa fare e come farlo. Dopotutto, era dato per scontato, che il sacerdote agisse secondo retta dottrina e coscienza, rimanendo fedele al deposito della fede, senza venir meno ad accompagnare ogni situazione problematica.

La Dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede è scritto con argomentazioni poco chiare. Come ha detto il domenicano francese Thomas Michelet: “Manca di precisione” [QUI]. Non c’è mai la parola “conversione”; non c’è mai, nel testo, una descrizione di cosa sia il peccato. Alla fine non esiste alcuna idea di vocazione cristiana, secondo la quale si cerca di vivere secondo criteri specifici chiamati dottrina. È attraverso questa vocazione, che si evidenzia la possibilità del peccato. È per questa vocazione, che ci confessiamo. Ma la mancanza di precisione del testo risiede proprio nella diversa mentalità tra teologia classica e teologia latinoamericana.

Ecco due approcci diversi, il secondo sicuramente più pragmatico e meno basato sul pensiero filosofico. Tanto è vero, che le idee filosofiche impiegate dalla teologia latinoamericana sono sempre state prese in prestito dal mondo occidentale. La teologia della liberazione, ad esempio, è nata su categorie marxiste, che i teologi latinoamericani hanno imparato in Europa (Boff ha studiato in Germania, Gutierrez in Francia). Papa Francesco ha portato questa mentalità al centro della Chiesa Cattolica.

Fin dall’inizio, il Papa ha alternato un approccio populista (l’immagine del pastore in mezzo alla gente, che paga l’albergo anche se diventa Papa, che porta personalmente la sua borsa sull’aereo, che usa una croce d’argento e non d’oro) con la volontà di riportare al centro una serie di questioni che, viste dall’America Latina, sembravano sottovalutate.

«È dalla periferia che si vede meglio il centro», ha detto Papa Francesco spesso. In questo modo sosteneva, che esisteva un mondo che non solo non era compreso, ma era addirittura trascurato da Roma e che era Roma a non capire. In altri casi, Papa Francesco ha sottolineato che la teologia latinoamericana è chiamata a diventare “teologia fonte”. E anche questa è una pretesa importante, perché il pensiero teologico non è chiamato ad evolversi, ma ad essere un esempio.

In questo pontificato, il Papa ha poi attuato una sorta di rivoluzione culturale basata sul pragmatismo, come dimostra l’ultima riforma della Pontificia Accademia di Teologia [QUI], dove si dice chiaramente che non bisogna aver paura di prendere in prestito categorie da altre discipline. Con passi successivi – il Papa ha esordito, chiedendo la multidisciplinarietà e un approccio alla persona umana, non limitato solo a certi principi, ma aperto alle istanze sociali – Papa Francesco ha così riportato l’idea latinoamericana al centro della Chiesa.

Papa Francesco non ha riferimenti culturali solo latinoamericani. Eppure, in generale, sembra che il Papa sia stato sovra-interpretato nelle sue radici intellettuali. È un gesuita che non ha mai terminato il dottorato, che viene da studi tecnici, e che comunque ha vissuto una realtà complicata dove l’azione veniva prima della visione.

Non dovrebbe essere sottovalutato. Finora, però, la visione del Papa si è armonizzata, o almeno è entrata in dialogo, con una diversa visione istituzionale della Chiesa legata alla storia e alle tradizioni. Papa Francesco aveva cambiato qualcosa che lo riguardava personalmente, come il protocollo per l’accoglienza dei capi di Stato divorziati risposati, o, fin dall’inizio del suo pontificato, il rifiuto di indossare la mozzetta rossa, che fa parte del vestiario pontificio da sempre, e che è stato associato erroneamente ad un simbolo del potere temporale.

Dopo dieci anni di pontificato, però, il passaggio generazionale è terminato. Anche la morte di Benedetto XVI ha chiuso un’epoca. Papa Francesco, così, ha portato Víctor Manuel Fernández dalla periferia al centro, lo ha creato cardinale e lo ha messo a capo del Dicastero per la Dottrina della Fede, mettendo nero su bianco, che alcuni metodi utilizzati in passato dal Dicastero non dovrebbero essere utilizzati più. Il Papa non solo si è vendicato della Curia, che non approvava la sua scelta di Fernández come Rettore dell’Università Cattolica, ma ha anche rivendicato la necessità di rompere con la storia, salvo che anche il presente può essere visto con pregiudizio.

Fin dal suo arrivo, Fernández ha portato la lettura latinoamericana della situazione ecclesiale. Lo ha fatto con responsa ad dubia spesso pubblicati, rispondendo a domande che sembravano evidenti perché, in generale, tutto è sempre stato lasciato al discernimento di vescovi e sacerdoti. Potete fare un giro per le parrocchie: i casi di comunione negata alle ragazze madri sono pochissimi e rientrano in una situazione particolare, perché non si è mai pensato di negare semplicemente la comunione, anche quando le situazioni sono difficili; le benedizioni non sono mai state negate a nessuno; la rigidità di pensiero non è mai stata una vera discriminante, e va detto che riguardava i fedeli, più che i pastori. Poi, ci sono casi particolari e abusi. Tuttavia, queste situazioni non influiscono sul quadro generale della storia.

Del resto, prima non c’era bisogno di una risposta, perché queste domande rientravano in una mentalità tipica e in un linguaggio comune. Ma quello che si sta cercando di fare ora, è cambiare il linguaggio e, così facendo, cambiare la natura della Chiesa. Viene imposta una visione del mondo, mentre il Papa accusa tutti coloro che si oppongono a questa nuova visione del mondo di arretratezza, e addirittura complica la vita ai tradizionalisti.

Ci siamo spesso chiesti, perché molte scelte del Papa, pur logiche e nemmeno troppo devastanti, abbiano avuto un impatto così disastroso, almeno nella percezione della gente. E la risposta sta proprio nel linguaggio, nella visione imposta del mondo. Non è il fatto, ma la visione del mondo a determinare la paura per il futuro della Chiesa sotto Papa Francesco.

Non è antipapismo, ma incomprensione di un’invidia particolare, che si percepisce ogni volta che il Papa descrive situazioni che non condivide. E le descrizioni a volte sono ingiuste, perché alimentate dal pregiudizio della periferia, che si sente emarginata. In questo modo, si conferma uno scisma, e si porta al centro della Chiesa lo scisma pratico formatosi in America Latina. È uno scisma che nasce da una visione popolare e populista, dalla necessità di rispondere a una società che si è formata senza una struttura filosofica, con una mentalità neocoloniale e, allo stesso tempo, colonizzata. È una rivolta di coloro che si sentivano schiavi e che ora possono prendere le decisioni. Tuttavia, non hanno elevato il loro livello culturale, né imparato una nuova lingua. Hanno chiesto che le istituzioni si abituassero al loro linguaggio.

Solo che una lingua ha bisogno di profondità, per essere percepita e vissuta. Ha bisogno di storia. Ha bisogno di nutrirsi di sostanza. Non è un’idea astratta, né una teoria, ma vive nella storia della Chiesa. Si dirà, che il linguaggio del Papa è concreto, mentre quello della Chiesa è rimasto confinato in un empireo. Trovo che sia esattamente il contrario.

I testi del Papa, le risposte di Fernández, sono pieni di espressioni idiomatiche da spiegare, a volte anche vaghe. Papa Francesco, inoltre, ha condotto una vera e propria battaglia ideologica contro il neo-gnosticismo e il neo-pelagianesimo, anche se il modo in cui spiega questo ritorno alle antiche eresie è del tutto personale. In alcuni casi le questioni vengono decontestualizzate, come quando il Papa parla di mondanità spirituale [QUI].

Questioni per un dibattito intellettuale? Forse. Ma, quando parla il Papa, il dibattito intellettuale non può essere ignorato. Il linguaggio del Papa non segnala un nuovo modo di descrivere il mondo. Eppure, l’imposizione di una visione diversa, forse trascurata negli ultimi anni, non è certo centrale per comprendere le cose della Chiesa.

Finora, questo scisma pratico è stato sperimentato solo in America Latina, ma adesso è arrivato al centro della Chiesa. Lo stato sinodale permanente voluto da Papa Francesco alimenta la confusione, perché, da un lato, tutti si sentono in diritto di essere ascoltati, ma dall’altro la Chiesa ha bisogno di unità di intenti. Il fatto è, che questa unità non può esistere quando la lingua cambia in modo così improvviso e quasi brutale.

Sono tutti temi su cui riflettere, con serenità, cercando anche di trarre il buono da questo approccio del Papa, ma senza negare che ci sono dei problemi.

Dopo Fiducia supplicansThe New York Times ha immediatamente documentato Padre James Martin che benediceva una coppia gay, che ha poi pubblicato un articolo in cui lodava l’apertura della Chiesa e raccontava il suo matrimonio. E così, anche la battaglia al Sinodo dei Vescovi, dove i padri sinodali hanno eliminato ogni riferimento alle coppie LGBTQ+, per parlare in modo più cattolico di “orientamento sessuale”, è andata in qualche modo perduta.

Insomma, il cambiamento del linguaggio permette anche il perpetuarsi di un’ideologia, che vuole cambiare il modo in cui la Chiesa percepisce se stessa. Ma la Chiesa non è il pregiudizio che viene denunciato. La Chiesa non è mai stata così lontana come sembra. La Chiesa non è mai stata soltanto portatrice di pregiudizi. Ed è sorprendente che, all’interno della Chiesa, il pregiudizio sia accettato come un dato di fatto, e si lavori per scrollarlo di dosso utilizzando non la verità ma la pubblicità. O, come direbbe il Papa, offrendo un sacrificio “sull’altare dell’ipocrisia”.

Questo articolo nella nostra traduzione italiana è stato pubblicato dall’autore in inglese sul suo blog Monday Vatican [QUI].

 

FONTE:

http://www.korazym.org/99123/uno-scisma-pragmatico-in-atto/

 
 
 

TRANSUMANESIMO… L’OBIETTIVO DELLE ÈLITE GLOBALISTE!

Post n°1708 pubblicato il 26 Dicembre 2023 da scricciolo68lbr

Transumanesimo e cyborg: l’uomo sarà trasformato dalla tecnologia?

In quali contesti si sviluppano le teorie proposte dal transumanesimo e dal postumanesimo e quale concezione dell’uomo ne è alla base?

Al fondo del progetto transumanista vi è una concezione naturalizzata del fenomeno umano che nega l’esistenza di diversi livelli di realtà, così come di differenze qualitative tra i viventi. L’uomo viene pertanto concepito, al pari di ogni altro ente naturale, nei termini di un meccanismo affascinante quanto complicato, frutto di un processo evolutivo che lo vede, al momento, fortunato vincitore della lotteria della vita. Meccanismo che, allo stato attuale, accanto a elementi di indubbia eccellenza, presenta altresì limiti e fragilità che lo rendono esposto alla sofferenza e all’infelicità. Spesso quel meraviglioso meccanismo si inceppa; altre volte si guasta, e non sempre è possibile porvi rimedio: in alcuni casi perché i danni appaiono troppo seri, in altri perché non è neppure possibile venire a capo del problema. Bisognerebbe conoscere la macchina nei suoi più intimi dettagli di funzionamento ma, come lamenta il transumanista Max More in una celebre Lettera a Madre Natura (1999), non siamo stati dotatati di un libretto di istruzioni. Tuttavia, questo è vero solo per il passato: oggi ciò che Madre Natura non ha voluto concederci ce lo stiamo conquistando con le nostre mani e stiamo pian piano ricostruendo il progetto del nostro corpo biologico. E quando di un dispositivo si conosce esattamente il funzionamento, è possibile intervenire con efficacia per riparare i guasti.

Se poi i singoli pezzi risultano irrimediabilmente compromessi è possibile sostituirli con degli artefatti che ne suppliscano le funzioni. Infine, e qui si apre il grande tema dello human enhancement, una volta che conosco a fondo una macchina, posso intervenire su di essa non solo per riparare un guasto, ma anche per potenziarne le prestazioni, magari aggiungendovi migliorie non previste nel progetto iniziale.

E ancora: posso progettate ex novo – ad esempio tramite tecniche di gene editing – modelli totalmente originali, capaci di far apparire obsolete e superate le macchine attualmente in circolazione. Questo è il grande sogno del postumano: l’avvento di una nuova era nella quale l’evoluzione della specie non sia più eterodiretta dall’azione lenta e casuale della selezione naturale, bensì guidata con mano ferma dal desiderio e dall’intelligenza dell’uomo.

Quali sono i principali progetti perseguiti dai transumanisti?

Diverse sono le vie suggerite per trascendere la nostra condizione attuale e per giungere al traguardo di un’umanità 2.0.

Innanzi tutto, c’è chi ha ingaggiato una guerra senza quartiere contro la più mortale delle patologie: la vecchiaia, considerata come una lunga malattia debilitante che conduce inevitabilmente alla morte. Capire i meccanismi dell’invecchiamento cellulare rappresenta pertanto la precondizione per arrestare lo scorrere del tempo e, possibilmente, per sospingere indietro le lancette dell’orologio biologico.

In secondo luogo, vi è chi si impegna per assicurare i ricordi personali su un supporto meno fragile del nostro cervello biologico, operando il cosiddetto mind uploading, ovvero un’opera di salvataggio dei nostri contenuti mentali su un computer (senza parlare degli scenari che si aprirebbero mettendo in rete la nostra identità psicologica).

Ancora, vi è chi scommette sulla possibilità di ampliare la nostra capacità sensoriale, dotandoci di facoltà di cui la natura non ci aveva fatto dono e potenziando le capacità attuali (forza, memoria, intelligenza) a livelli oggi inimmaginabili.

Altri seguono poi il sentiero della bionica e della robotica, immaginando di poter sostituire pezzi del nostro corpo biologico con prodotti artificiali capaci di garantirci livelli superiori di performance. Il cyborg rappresenta l’esito ultimo di tale processo di progressiva ibridazione uomo-macchina.

Da ultimo, ma l’elenco delle mirabilia potrebbe in realtà continuare, vi sono coloro che auspicano la possibilità di conseguire un pieno governo del nostro mondo emotivo, controllando i centri del piacere e garantendo un’esistenza felice e priva di turbamenti.

Il transumanesimo è un movimento filosofico che ipotizza di dare origine a un essere umano oltre l’umano. Quali differenze vi sono rispetto allo human enhancement, che mira a migliorare la condizione umana attraverso dispositivi bio-tecnologici?

Il desiderio di migliorarsi rappresenta una costante nella nostra storia. Grazie alla tecnica, l’uomo ha sempre cercato di arginare la sua fragilità e potenziare le proprie performance psico-fisiche. Negli ultimi decenni, la cosiddetta GNR revolution – convergenza di genetica, nanotecnologia e robotica – ha prodotto un’accelerazione impetuosa, alimentando il sogno “postumanista”.

Per certi versi, “il futuro postumano” è già tra noi. Possono considerarsi bionici quegli individui che hanno incorporato la tecnologia nella forma di un pacemaker, di una protesi acustica, di un arto artificiale etc. La tecnologia non consente solo il ripristino di funzionalità compromesse, ma anche di potenziare quelle dei soggetti sani, come ad esempio il doping sportivo, o le tecniche di procreazione artificiale, volte a soddisfare i desideri dei genitori.

Se davvero fosse possibile migliorare in modo radicale la condizione umana, perché non dovremmo abbracciare con entusiasmo tale opportunità? Del resto, l’uomo ha da sempre ingaggiato una lotta serrata con i propri limiti biologici. Questa, però, non è la domanda giusta da porre. Occorre invece riflettere sul senso (umano) del limite, distinguendo tra quei limiti che ostacolano le capacità umane e ne impediscono una piena espressione e quelli che, invece, ne disegnano i confini. I primi vanno sfidati con coraggio, anche grazie al progresso tecno-scientifico; i secondi vanno riconosciuti e accettati in quanto custodiscono il senso della nostra umanità.

Ciò che combattiamo, con intelligenza e perseveranza, non sono i nostri limiti reali, che ci rendono uomini, ma piuttosto i nostri limiti presunti. Un po’ come accade nello sport, dove la sfida con se stessi e con i propri limiti è pane quotidiano: ciò a cui lo sportivo mira non è superare i limiti del suo corpo biologico, ma esprimere fino in fondo le sue autentiche potenzialità. Se il superamento del limite, di ogni limite, fosse il fine della pratica sportiva, allora lo sport migliore sarebbe quello in cui ogni potenziamento bio-tecnologico (doping, protesi) sarebbe non solo lecito, ma dovuto. E invece, in quel superamento esasperato del limite, noi avvertiamo che qualcosa di prezioso è stato sciupato e che il senso della pratica sportiva è stato violentato.

Per essere autenticamente umano, ogni desiderio deve mantenere l’equilibrio tra il tecnicamente possibile e l’umanamente sensato. Per farlo è però necessario porre nuovamente al centro la questione antropologica, chiedendoci non tanto come andare oltre i limiti dell’umano, quanto piuttosto che cosa rende autenticamente umana la nostra esistenza.

Crioconservazione e mind uploading sono alcune pratiche previste dal transumanesimo. Cosa vi è di oggettivo e scientificamente attendibile nelle ipotesi di ibernazione dell’uomo o di informatizzazione delle sue cognizioni cerebrali?

Crioconservazione e mind uploading muovono da un medesimo assunto di fondo, ovvero dalla persuasione che tutta la realtà – compresa la vita e l’attività mentale ­­– sia completamente riducibile alla sola dimensione fisica. Di diritto, dunque, non vi è nulla che non possa essere compreso in termini fisici.

Certo, oggi non abbiamo ancora una conoscenza chiara di cosa siano esattamente “vita” e “mente”: ci mancano le informazioni necessarie per riattivare un corpo che si è irrimediabilmente “guastato”, così come non siamo solo all’inizio della nostra opera di enhancement delle performance mentali. Tuttavia le cose potrebbero presto cambiare.

La criopreservazione promette allora di conservare in modo soddisfacente il corpo-macchina in attesa di tempi migliori, quando le patologie che hanno portato alla morte del soggetto – unitamente ai danni provocati dai processi di vetrificazione utilizzati per la crioconservazione – saranno finalmente curabili. Al fondo di questa grande apertura di credito nei confronti della crionica vi è l’idea che l’identità personale sia custodita all’interno delle strutture cellulari del cervello e che per non disperdere l’esperienza soggettiva di un individuo occorra, al sopraggiungere della morte biologica, salvare le informazioni relative alle sue reti neuronali.

Quella del mind uploading, d’altro canto, rappresenta una delle piste più suggestive battute dai teorici del postumano. Essa prefigura la possibilità di trasferire l’identità psicologica, che normalmente “gira” su un supporto biologico (il cervello), su un hardware artificiale (un computer). I fautori del mind uploading muovono dalla persuasione che l’identità psicologica sia il mero prodotto dall’attivazione delle connessioni neurali del cervello; pertanto, una volta che si sarà in grado di trasferire l’informazione relativa a quelle reti di connessioni su un computer avremo, di fatto, trasportato la mente su un supporto non biologico e decisamente più duraturo, conquistato così l’immortalità terrena. Per conseguire tale risultato si potrebbe, ad esempio, condurre una scansione della struttura sinaptica di un cervello, così da realizzarne un duplicato digitale in scala 1:1. A quel punto sarebbe anche possibile implementare le capacità computazioni neurali normalmente condotte sul substrato biologico.

Molti dubitano della realizzabilità di tali scenari futuribili, proprio a motivo dell’assunto meccanicistico su cui si reggono. A ogni modo oggi siamo sicuramente molto lontani da poter considerare realistiche tali promesse di immortalità terrena, per quanto non manchino persone pronte a pagare in vita un’assicurazione che garantisca loro, al sopraggiungere della morte, una speranza di rinascita conservata a bassissima temperatura.

Quale giudizio etico si può formulare nei riguardi del transumanesimo? Come si rapportano le prospettive del transhumanism e dello human enhancement con la visione ebraico-cristiana dell’essere umano come creatura a immagine e somiglianza di Dio?

La Rivelazione ebraico-cristiana ci parla di un essere umano dotato di una propria natura, normativa per ciò che l’essere umano è. Ma ci parla anche di libertà e di costruzione della storia, dunque di un compito e di un affidamento, quello del creato. La verità dell’essere umano è il progetto di Dio creatore su di lui: ciò che l’uomo è e ciò che, in quanto fatto a immagine e somiglianza di Dio, è chiamato a realizzare. In questo progetto svolgono un ruolo importante il progresso scientifico e il miglioramento delle condizioni umane di vita, ma non la scelta prometeica di farsi uguali al Creatore e sfuggire dalla propria condizione di creatura. Gli episodi del “peccato originale” (Genesi, cap. 3) e della “Torre di Babele” (Genesi, cap. 11), sono abbastanza illustrativi al riguardo.

Il pensiero transumanista sembra stravolgere questa visione presentandosi come una filosofia neo-gnostica: rifiuto del limite, svalutazione della dimensione materiale, persuasione che l’uomo possa redimersi per mezzo della conoscenza. Suggestiva, inoltre, appare l’analogia tra l’ascesa dell’uomo pneumatico alla verità del tutto e la prefigurazione di quella “tecnosfera” di cui parla molta parte della letteratura postumanista e che annuncia un’espansione illimitata dell’intelligenza umana capace di permeare di sé anche la materia e l’energia.

Vi sono tratti della cultura transumanista che si oppongono alla tradizione di pensiero di ispirazione cristiana. In primo luogo, un rapporto malato con il tempo e con lo spazio, incapace di uno sguardo pacificato con il proprio presente, osservato solo nei suoi aspetti negativi. Atteggiamento, questo, che sollecita inevitabilmente alla fuga dal contesto di vita attuale e alla proiezione in un futuro utopico della possibilità di un reale appagamento del proprio desiderio di felicità.

In secondo luogo, un rapporto deformato con la conoscenza tecnico-scientifica, considerata non come strumento al servizio della fioritura dell’umano, bensì eletta a fine ultimo in ordine al quale tutto ciò che è possibile, in quanto conoscibile, deve essere altresì fattibile e, inevitabilmente, fatto.

In terzo luogo, un rapporto deformato con il corpo, rifiutato nei suoi aspetti di fragilità e di corruttibilità, considerato oggetto di potenziamento indefinito per adeguare la propria attrezzatura fisica alla perfezione a cui l’uomo-nuovo si sente chiamato. Questa idolatria del corpo – che conduce paradossalmente fino all’abbandono del corpo biologico – spinge altresì al dominio sul corpo altrui.

Ancora: un rapporto deformato con il piacere, inteso quale soddisfazione dei propri desideri e realizzazione delle proprie preferenze individuali, facendo del “principio di piacere” l’unico criterio di discernimento etico.

Infine, una comprensione riduttiva della libertà umana, intesa in senso esclusivamente negativo, come libertà da vincoli e costrizioni; libertà da ogni progetto e da ogni senso che preceda l’uomo e lo interpelli.

 

 
 
 

ROTHSCHILD, CHI SONO I VERI PADRONI DEL MONDO!

Post n°1707 pubblicato il 26 Dicembre 2023 da scricciolo68lbr
 

Forse tutti abbiamo creduto alle favole raccontateci sui libri di storia, ai moti rivoluzionari spontanei dei popoli, alle democrazie nate dalle ceneri delle rivoluzioni, ai governi liberi che decidono e scelgono per il bene dei loro elettori. Ebbene è tutto falso! Quella che ci hanno sempre raccontato è solo una verità di comodo, tanto per illuderci di saziare la nostra sete di cinoscenza degli eventi storici che hanno condotto i popoli nei secoli e che ci hanno portato all'assetto geo politico odierno.

In questo approfondimento cercheremo di parlare in maniera succinta della storia della famiglia Rothschild che ha effettivamente governato gli eventi di questo pianeta dal punto di vista umano, visto che neppure loro sono a conosvenza che è Dio l'unico Signore degli eserciti che governa realmente l'Universo, e della sua ascesa nel sistema finanziario globale.

La famiglia Rothschild molto spesso è stata associata a teorie del complotto. Più volte sono stati accusati di controllare segretamente l’economia, di finanziare guerre e anche di manipolare il clima. Cercheremo però di fare un po' di chiarezza, partendo dalla loro storia.

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Gli inizi.

La famiglia Rothschild inizia la sua ascesa a partire dal 18 secolo quando Mayer Amschel fonda l’impero di famiglia. Nasce nel ducato d’Assia nel 1744 a Francoforte nella Judengasse (ghetto ebraico), figlio di un commerciante di seta e cambiavalute. 

                           Casa dei Rothschild- Fonte The Rothschild Archive

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Ha iniziato a lavorare con il padre fin da giovane, il suo primo compito è stato quello di smistare monete rare che il padre acquistava alle fiere. I suoi genitori muoiono quando lui aveva 12 anni e subito dopo viene mandato ad Hannover come apprendista alla Simon Wolf Oppenheimer, un’importante banca ebrea.

                                                   Mayer Amschel
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Ritorno a Francoforte

Nel 1763 torna a Francoforte dove diventa commerciante di monete rare e ottiene il patrocinio dal principe Guglielmo d’Assia, che lo aiuta a sviluppare legami finanziari con altri nobili. Nel 1769 ottiene il titolo di fattore di corte, diventando così consigliere del principe, il che lo porta a conoscere la figlia di un altro fattore di corte, Gutle Schanpper. I due si sposano nel 1770, dando alla luce 10 figli, 5 maschi e 5 femmine. Durante questi anni si afferma come principale commerciante di Francoforte, non solo di monete rare ma anche di oggetti di antiquariato. L’impero ha una crescita ulteriore durante la rivoluzione francese quando a Mayer viene affidato il compito di gestire i pagamenti dalla Gran Bretagna per l’assunzione di soldati mercenari dell’Assia. Si stima che il suo patrimonio in quel momento si aggirasse intorno a 150.000 fiorini ( circa 15.000 sterline). 

Pensate che la rivista Forbes lo ha classificato come il settimo uomo d’affari più influente di tutti i tempi.

Agli inizi del 1800 i figli maschi sono inviati come emissari nelle principali città d’Europa, con il primogenito che rimane a Francoforte.

Morte di Mayer

Le fortune della famiglia arrivano con le guerre napoleoniche, quando oltre a servire il principe, forniscono servizi finanziari e prestiti alle potenze europee impegnate nelle guerre contro Napoleone. Allo stesso tempo si sono dimostrati in grado di sviluppare e organizzare una efficientissima rete di agenti, spedizionieri e corrieri che attraversano tutta l’Europa, distribuendo oro per gli armamenti. Nel 1812 Mayer muore e lascia disposizioni su come gestire le finanze e  delinea un rigido sistema di successione, dove l’eredità poteva passare solo per linea maschile. Questo incentiva i matrimoni misti. Tra il 1824 e il 1877 ci sono 36 matrimoni di discendenti maschi di Mayer Rothschild. Di questi, 30 all’interno della famiglia, solo quattro donne Rothschild e due uomini sposano partner con cui non erano imparentati.

                                       Albero genealogico-Fonte Storia Occulta.
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Nathan Mayer

Nathan Mayer nel 1810 aveva fondato la NM Rothschild, banca che ancora oggi è in funzione con più di 40 sedi in tutto il mondo. Esiste una leggenda dove si dice che Nathan fosse a conoscenza della sconfitta di Napoleone a Waterloo un giorno prima rispetto agli organi governativi.

Si racconta che l’avrebbe fatto con un’operazione che ora chiameremmo di insider trading, cioè diffondendo la voce che a Waterloo avesse vinto Napoleone e iniziando lui stesso a vendere i titoli del debito pubblico inglese in suo possesso, per provocarne il crollo in Borsa. Nel frattempo, in gran segreto, avrebbe ordinato ai suoi agenti di ricomprarli a prezzi stracciati, prima che la notizia della vittoria si diffondesse e che il valore di quei titoli andasse alle stelle.

Le cinque frecce

Il figlio inviato a Vienna, Salomon Rothschild, finanzia il debito austrico e nel 1822 entra a far parte della nobiltà austriaca quando l’Imperatore Francesco I gli conferisce il titolo di barone. Nonostante lavorassero a distanza i cinque fratelli operano nello stesso modo, su titoli di stato, cambi valutari e metalli preziosi. Inoltre prestano denaro alle nazioni con alti tassi di interesse. Il simbolo della famiglia sono cinque frecce all’interno di uno scudo che si intersecano in unico punto.

                         Stemma di famiglia – Fonte The Rothschild Archive

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La famiglia interviene prestando denaro e oro alla banca d’inghilterra in seguito alla crisi finanziaria del 1825, chiamata anche dagli storici la prima crisi finanziaria moderna.

                                       Figli di Meyer- Fonte Storia Occulta

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Investono nel settore pubblico, finanziano le reti ferroviarie di Austria, Francia, Italia  e del canale di Suez. Nel 1935 Nathan si assicura i diritti sulle miniere di mercurio in Spagna ottenendo un monopolio sull’elemento chimico fondamentale per l’estrazione di oro e argento.

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I Rothschild finanziano l’unità d’Italia

La famiglia Rothschild finanzia anche l’Unità d’Italia. Quando il Regno di Sardegna nel 1849 viene sconfitto nella prima guerra di indipendenza, accumula 75 milioni di lire di debito nei confronti degli austriaci. In questo momento i banchieri vedono un’opportunità e offrono un prestito immediato con tassi di interesse al 5%. Nel 1860 il debito pubblico del Piemonte ammonta a circa un milione e mezzo di lire, il più alto tra tutti gli stati. L’unico modo per il regno di salvarsi è quello di andare di nuovo in guerra contro lo stato Borbonico in modo da poter mettere la mani sul loro patrimonio in caso di vittoria. Quindi lo stato, per finanziarsi,  non ha altra scelta se non quella di chiedere aiuto finanziario ai Rothschild. Nonostante la sua iniziale riluttanza a finanziare la guerra contro il proprio stato, alla fine la famiglia accetta di rinegoziare il debito precedente e  di fornire il denaro richiesto, incidendo così anche sull’unità d’Italia.

La filiale di Napoli della banca chiude nel 1863 e la mancanza di eredi maschi porta alla chiusura della filiale di Francoforte nel 1901.

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Decadenza 

Dal ventesimo secolo inizia la decadenza della famiglia. La loro posizione inizia a declinare con lo scoppio dei due conflitti mondiali. Le restrizioni sui movimenti di capitali tra gli stati, durante questo periodo, limitano la capacità delle banche di concedere prestiti alle nazioni impegnate nel conflitto (cosa che li aveva arricchiti in passato). 

Il governo di Vichy in Francia espropria le proprietà dei Rothschild Bordeaux durante la guerra e i nazisti confiscano opere d’arte e altri oggetti preziosi per milioni di dollari dal ramo austriaco della famiglia. Nel corso degli anni, le sontuose proprietà dei Rothschild vengono donate ai governi britannico e francese e ad altre organizzazioni e università. Molti membri della famiglia Rothschild vengono perseguitati dai nazisti durante la guerra, e sono costretti a emigrare negli Stati Uniti, dove spostano il loro centro di affari. Negli anni ’70 rimangono tre banche ai Rothschild: le filiali di Londra e Parigi e una banca svizzera fondata da Edmond Adolphe de Rothschild. 

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La famiglia Rothschild oggi

Ma veniamo ai giorni nostri, con un patrimonio e una scala d’affari assai più contenuti, si sono comunque affacciati nel mondo dei grandi finanzieri. Non si hanno stime precise sul loro patrimonio, poiché gran parte delle loro attività sono gestite attraverso una serie di trust che non devono necessariamente rendere pubbliche le loro attività.

                                 Famiglia Rothschild – Fonte La Stampa

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Sono comunque ancora attivi nell’ambito bancario e finanziario con una serie di banche e società di investimenti. Si conoscono sostanzialmente due gruppi: quelle che fanno capo alla Edmond de Rothschild Group e alla Rothschild & Co. Il gruppo Edmond de Rothschild è un gruppo bancario e di gestione patrimoniale di proprietà privata fondato dal barone Edmond de Rothschild nel 1953 con sede Ginevra. Mentre la  Rothschild & Co è una società di consulenza finanziaria e gestione patrimoniale.

                       Rothschild & Co – Fonte https://www.rothschildandco.com/

Le radici dell’attuale struttura di Rothschild & Co risalgono a una fusione nel 2012 tra l’allora banca francese separata e la banca d’affari britannica NM Rothschild & Sons. E’ conosciuta da tutti per la sua divisione affari che fino al 2014 vedeva impiegato il presidente francese Emmanuel Macron.

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Ritiro dai listini

Alexander Rothschild, che ora guida il gruppo, ha annunciato l’intenzione di presentare un’OPA ai fini del ritiro dal listino di Parigi. Concordia, la holding della famiglia e principale azionista della banca, ha presentato un’offerta pubblica di acquisto al prezzo di 48 euro per azione dividendo annesso. Il giorno dell’annuncio il titolo ha guadagnato il 16%.

                                     Rotschild&Co titolo - Fonte TradingView

La banca  ha fatto parte di alcuni dei più grandi affari in Europa negli ultimi anni, tra cui la Ipo di Porsche da parte di Volkswagen o ad esempio la nazionalizzazione del gruppo energetico tedesco Uniper e la combinazione degli operatori satellitari Eutelsat e OneWeb.

Nel terzo trimestre 2023 ha registrato un aumento delle entrate per circa 864 milioni di euro, mentre i ricavi per consulenza globale sono aumentati del 18% YoY per 547 milioni.

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Conclusioni

La famiglia Rothschild è sicuramente stata, come abbiamo visto, una famiglia che negli ultimi 3 secoli ha influenzato il panorama economico sociale mondiale. Hanno ricevuto molte critiche e sono stati accusati di teorie complottistiche. Molte di queste accuse si sono rivelate autentiche, pochissime quelle prive di fondamenta, le persone che si adoperano per cercare e proporre le prove delle loro teorie sono state accusate di pregiudizi culturali. Quello che possiamo dire è che un fondo di verità esiste, come in tutte le cose.

Se pensate, ad esempio, che un tale come Bill Gates, senza titoli medici, né cariche istituzionali, dirige o perlomeno, si sforza di farlo, la medicina e le terapie mediche a livello mondiale solo perchè ha tantissimi soldi, ha interessi nel settore farmaceutico essendo proprietario di aziende che producono sieri benedetti. E corrompe politici, dirigenti, magistrati ed organi di controllo, pur di cefcare di ottenere e raggiungere i suoi scopi.

Bisogna dunque apprendere e dimostrare una visione critica dei fatti, e ricordarsi che è importante distinguere tra false teorie del complotto raccontate dal mainstream per screditare coloro che dissentono e chiedono la verità e fatti storici realmente accaduti, occultati dai media per lasciare il popolo vivere nell'igmoranza e poterlo manipolare meglio, per portarlo verso il Transumanesimo, la razza perfetta, scollata dalla parte spirituale ed animica, più vicina alle forze delle tenebre e ai suoi principi!

Cos’è il transumanesimo? Per chi non lo sapesse, il transumanesimo è quel movimento che sostiene le innovazioni scientifiche e tecnologiche che mirano ad aumentare le capacità intellettuali, fisiche e fisiologiche dell’uomo per migliorarlo e permettergli di superare i processi di deterioramento dovuti all’invecchiamento e alla malattia.

Una definizione più chiara di transumanesimo venne fornita nel 1957 dal biologo Julian Huxley, il quale lo definì come “l’uomo che rimane umano, ma che trascende sé stesso, realizzando le nuove potenzialità della sua natura umana, per la sua natura umana”. Allontanandosi dalla sua vera natura divina.

Le origini filosofiche del transumanesimo possono essere rintracciate in due correnti principali. La prima è rintracciabile nell’umanesimo rinascimentale, che pone l’uomo al centro dell’universo e che possiede una visione razionale delle cose. La seconda si può trovare nell’illuminismo del XIX secolo, che si propone di sfruttare la conoscenza umana come strumento per il miglioramento dell’uomo e più in generale della società.

Dal punto di vista storico, la prima riunione formale dei transumanisti si tenne all’inizio degli anni Ottanta presso la University of California, dove lo scrittore FM-3000 illustrò la teoria futurista degli “upwingers”. Più avanti FM-3000 si incontrò con John Spencer e Natasha Vita-More e i tre iniziarono a tenere numerose riunioni per i transumanisti presso Los Angeles. Nel 1982 fu pubblicato da Natasha Vita-More il “Transhumanist Art Manifesto” (manifesto delle arti transumane), che chiarisce i punti focali della filosofia transumanista. Fantascienza, ma non troppo.

Una piccola curiosità sul transumanesimo: Come riportato da Umberto Macchi nell’interessantissimo articolo pubblicato sulla rivista Rewriters ( https://rewriters.it/mind-uploading-ovvero-la-possibilita-di-essere-macchine-coscienti/) una delle teorie più tenebrose del transumanesimo è quella del Mind Uploading, ossia quell’ipotetico processo tramite il quale potremmo riposizionare personalità capacità intellettive e ricordi di un individuo dal suo cervello ad un substrato computazionale progettato artificialmente.

Sarebbe la fine del genere umano! E la AI rappresenta il braccio armato di questo tenebroso e satanico progetto.

Non praevalebunt!!!

 
 
 

POESIE DI NATALE.

Post n°1706 pubblicato il 25 Dicembre 2023 da scricciolo68lbr
 

Il Natale rappresenta l'evento centrale nella cultura cattolica occidentale, e illustri scrittori italiani come Gianni Rodari e Giuseppe Ungaretti hanno dedicato versi a questo tema. In occasione delle festività natalizie, è comune che le persone ricercano poesie in versi da declamare in compagnia dei propri cari o da includere in cartoline augurali. Queste composizioni poetiche possono essere indirizzate ai più piccoli o esplorare concetti come la pace e la solidarietà, ma l'elemento dominante è sempre il tema del Natale.

Il Natale, come dicevamo, è una grande fonte di ispirazione: se ai giorni nostri lo è per film, fumetti o serie TV, in passato quando la TV non c'era, lo è stato anche per i più importanti autori della letteratura italiana. Guido Gozzano si è ispirato al Natale quando ha composto Notte Santa, ma anche Giuseppe Ungaretti e Salvatore Quasimodo hanno dedicato al Natale un loro componimento. Oppure Gianni Rodari, con le poesie in versi o ancora Umberto Saba con A Gesù Bambino. Insomma: la letteratura italiana vanta una lunghissima lista di componimenti di tenore e stile diverso ispirati al Natale. Ecco quindi la raccolta delle poesie di natalefamose per le vacanze!

I poeti italiani e stranieri hanno affrontato questo argomento sotto molti aspetti: ad esempio Pirandello, con il suo celebre racconto il Sogno di Natale, oppure Ungaretti con le sue poesie che raccontano il congedo natalizio di un soldato che ha visto troppa distruzione e non riesce a tuffarsi nella città in festa.
Di tenore totalmente diverso le poesie sul Natale di Madre Teresa di Calcutta e Giovanni Paolo II da cui emerge una profonda religiosità ed un sentito spirito natalizio.

Guido Gozzano: La notte santa.

La notte santa è una poesia che Guido Gozzano ha scritto nel 1914, ed è destinata ai bambini. Rievoca proprio la notte della nascita di Cristo, contraddistinta da un forte senso religioso nel quale ripercorre tutta la vita di gesù Cristo raccontata nei Vangeli 

- Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell'osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.

Il campanile scocca
lentamente le sei.

- Avete un po' di posto, o voi del Caval Grigio?
Un po' di posto per me e per Giuseppe?
- Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe

Il campanile scocca
lentamente le sette.

- Oste del Moro, avete un rifugio per noi?
Mia moglie più non regge ed io son così rotto!
- Tutto l'albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:
Tentate al Cervo Bianco, quell'osteria più sotto.

Il campanile scocca
lentamente le otto.

- O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno
avete per dormire? Non ci mandate altrove!
- S'attende la cometa.

 

Tutto l'albergo ho pieno
d'astronomi e di dotti, qui giunti d'ogni dove.

Il campanile scocca
lentamente le nove.

- Ostessa dei Tre Merli, pietà d'una sorella!
Pensate in quale stato e quanta strada feci!
- Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella.
Son negromanti, magi persiani, egizi, greci...

Il campanile scocca
lentamente le dieci.

- Oste di Cesarea... - Un vecchio falegname?
Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?
L'albergo è tutto pieno di cavalieri e dame
non amo la miscela dell'alta e bassa gente.

Il campanile scocca
le undici lentamente.

La neve! - ecco una stalla! - Avrà posto per due?
- Che freddo! - Siamo a sosta - Ma quanta neve, quanta!
Un po' ci scalderanno quell'asino e quel bue...
Maria già trascolora, divinamente affranta...

Il campanile scocca
La Mezzanotte Santa.

È nato!
Alleluja! Alleluja!

È nato il Sovrano Bambino.
La notte, che già fu sì buia,
risplende d'un astro divino.
Orsù, cornamuse, più gaje
suonate; squillate, campane!
Venite, pastori e massaie,
o genti vicine e lontane!

Non sete, non molli tappeti,
ma, come nei libri hanno detto
da quattro mill'anni i Profeti,
un poco di paglia ha per letto.
Per quattro mill'anni s'attese
quest'ora su tutte le ore.
È nato! È nato il Signore!
È nato nel nostro paese!
Risplende d'un astro divino
La notte che già fu sì buia.
È nato il Sovrano Bambino.

È nato!
Alleluja! Alleluja!

 
 
 

L’IMPERO FERRAGNI STA PER CROLLARE! IL BALOCCO GATE COSTA CARISSIMO ALLA INFLUENCER!

Post n°1705 pubblicato il 25 Dicembre 2023 da scricciolo68lbr
 

Chiara Ferragni nonostante passino i giorni continua ad essere al centro delle polemiche per il cosiddetto Balocco gate legato alla finta beneficenza, a cui è seguito il secondo capitolo sulle uova di Pasqua, sempre con le stesse accuse. Che - si legge su Milano Finanza - stanno mettendo in crisi il regno di Chiara Ferragni. Un impero da oltre 30 milioni l’annodi fatturato (dati al 2022) che nell’ultima settimana ha iniziato a scricchiolare. Prima con la multa dell’Antitrust che ha sanzionato Fenice e Tbs Crew, le società che fanno capo all’influencer, con una multa da 1,075 milioni per pratica commerciale scorretta. Poi nel mirino sono finite anche le uova di Pasqua, sulle quali, ma si è saputo soltanto venerdì 22 dicembre, la Procura di Milano ha aperto un'inchiesta poche ore prima. "Quello che è inconsueto stavolta è la persistenza del caso", spiega Andrea Barchiesi, ceo di Reputation Manager, "perché questa crisi sta favorendo la nascita di una sorta di storytelling".

Secondo l’esperto è il prototipo di un caso nuovo, con dinamiche da studiare. "Si sta serializzando e ha impatti proprio sul core value, perché per un'influencer il prodotto è se stessa", prosegue Barchiesi, "e nel momento in cui cessa la sua credibilità e la sua funzione etica, perché un brand dovrebbe associarsi? Quando un influencer da valoriale diventa disvaloriale, il problema si fa serio". Giovedì 21 Safilo - prosegue Milano Finanza - ha annunciato l’improvvisa interruzione dell’accordo di licenza per il design, la produzione e la distribuzione degli occhiali a marchio Chiara Ferragni. Una stringata nota ha spiegato la decisione con la "violazione di impegni contrattuali assunti dalla titolare del marchio".

Alla richiesta di chiarimenti, Safilo non ha fornito ulteriori dettagli, ma è presumibile pensare che l'accordo prevedesse un generico rispetto di principi quali correttezza e buona fede nella condotta, non rispettati nelle vicende pandoro e uova. L’attività di Ferragni come influencer è a rischio? "Anche qui dipende da quello che succederà, ma deve ricostruire la sua credibilità e non sarà facile", sottolinea Barchiesi. "Però è chiaro che in generale questo meccanismo della finta beneficenza, di cui in questo momento Ferragni è diventata il parafulmine, deve terminare". Il rischio di un effetto a catena e le inevitabili conseguenze milionarie restano tra le ipotesi in campo in questo Balocco gate che continua a tenere banco.

 
 
 

LUI LA TRADISCE? LEI GLI TAGLIA IL PENE E LO GETTA NEL WATER!

Post n°1704 pubblicato il 25 Dicembre 2023 da scricciolo68lbr
 

DOVE SONO ADESSO GLI SCIACALLI DEL PATRIARCATO? DOVE STA DIN FABIO FAZIO, CHE NON FA ALTRO CHE PIANGERE RACCONTANDO BUGIE SULLA SUA DIPARTENZA DALLA RAI, MENTRE È STATO LUI A CAMBIARE AZIENDA PER TANTI TANTI SOLDINI, CHE INTERVISTA CECCHETTIN FINO A SGANASCIARCI I GABBASISI? DOVE SONO REPUBBLICA, CORRIERE DELLA SERA, LA STAMPA E I CANALI TV MAINSTREAM, A ROMOERCI GLI AMMENNICOLI COLLA STORIA DEL PATRIARCATO E DEI FEMMINICIDI COME CRISI SOCIALE?

VE LE RACCONTO IO ALLORA LE COSE CHE ACCADONO, MA CHE IL MAINSTREAM TIENE NASCOSTE... PERCHÈ NON DEVONO INQUINARE LA LORO FALSA NARRATIVA DELLA REALTÀ!"Donna taglia il pene al marito e lo getta nel wc per vendetta!".

Una storia quasi "surreale", a tratti folle, che ha come protagonisti una coppia di giovani innamorati. Lei brasiliana 34enne, lui con quattro anni in più. Apparentamente felici, i due vivono la loro relazione quotidiana tra lavoro, casa e famiglia.

Fino a quando un giorno lei scopre un "presunto tradimento". Decide quindi e architetta la sua vendetta: taglia il "pene" del marito, getta l'organo sessuale nel water e, dopo aver tirato lo sciacquone, va a confessare il delitto al commissariato di polizia più vicino, dove è stata poi arrestata. Lo scrive in principio il portale brasiliano online Uol. 

La notizia è stata poi rilanciata da diverse testate italiane, come Tgcom24. 

"Buonasera, sono venuta a costituirmi, perché ho appena tagliato il pene a mio marito", ha detto la donna, presentandosi in questura insieme al fratello, come trascritto nel verbale di polizia.

Il marito, di 39 anni, è stato ricoverato in ospedale. Il suo stato di salute non è stato reso noto. Il caso è avvenuto a casa della coppia. La donna ha raccontato di essere stata informata che, nel giorno del suo compleanno, suo marito l'aveva tradita con la nipote, un'adolescente di 15 anni. Per vendetta, ha affermato di aver eccitato il marito e di avergli legato le mani con le mutandine durante il rapporto sessuale. Quindi ha tagliato il pene dell'uomo con un rasoio, fotografato l'organo con il cellulare, per poi gettarlo nel wc e tirare lo sciacquone, con l'intenzione che l'organo non venisse reimpiantato.

Povere donne, vittime della violenza e della prepotenza maschile, fanno una pena... 

Torniamo alla cronaca: il fratello della donna, che vive nelle vicinanze della residenza della coppia, sentendo l'uomo gridare aiuto, lo ha raggiunto e portato al pronto soccorso di Cerejeiras per cure mediche. La donna è stata interrogata e rilasciata perché si è presentata spontaneamente alle forze dell'ordine. Il caso è stato registrato presso la stazione di polizia di Atibaia (San Paolo) come "tentato omicidio".

 
 
 

ROMA È TROPPO SPORCA: GUALTIERI DOVREBBE DIMETTERSI!

Post n°1703 pubblicato il 24 Dicembre 2023 da scricciolo68lbr
 

Roma è veramente sporca, come non si è mai visto, i romani pensavano di avere toccato il fondo con il sindaco Raggi, ma Gualtieri evidentemente vuole battere ogni record negativo. Sull'emergenza rifiuti nella capitale a giugno scorso, era arrivato già il mea culpa del primo cittadino Roberto Gualtieri, quando ospite di Lucia Annunziata a «Mezz'ora in più», ammetteva candidamente il pasticcio e chiedeva scusa ai romani. «In alcuni quartieri di Roma - spiegava il sindaco alle telecamere del programma di RaiTre - c'è stato un aggravamento delle condizioni di pulizia e me ne scuso». Ma i romani delle sue scuse se ne fregano! Pagano le tasse più care d'Italia senza ricevere un servizio adeguato. Gualtieri aveva poi voluto dettagliare il motivo dell'ennesima crisi nella gestione dei rifiuti nella Città Eterna. Ossia «irregolarità che Ama (la società del Campidoglio che si occupa del ciclo dei rifiuti, ndr) ha scoperto, nel modo di esternalizzare la manutenzione dei mezzi. Si pagava troppo per fare cose che si potevano fare internamente». In conseguenza della magagna, proseguiva il sindaco, «l'azienda ha cambiato il processo, ha anche licenziato chi era responsabile di queste irregolarità», eppure nonostante l'operazione di pulizia, non tutto è filato liscio. Perché, ammetteva ancora Gualtieri, «in un cambiamento di questa portata ci sono stati dei problemi in questi giorni nella manutenzione dei mezzi, che quindi in alcuni quartieri non c'erano». Mentre c'era eccome l'immondizia, e nessuno la portava portata via. E ancora oggi, mentre scrivo, l'immondizia sta ancora lì.

Per onore della cronaca, va anche detto, quanto all'Ama, che «irregolarità» e anomalie sono tutto fuorché episodiche. Solo negli ultimi mesi, prima del caso delle fatture della manutenzione mezzi, cioè per i pezzi di ricambio, gonfiate, senza contare le migliaia di dipendenti assunti ma in tutto o in parte inabili alle mansioni loro assegnate, c'è stato moltiplicarsi dei licenziamenti di netturbini sorpresi a non lavorare. Assenteisti cronici nella migliore delle ipotesi, visto che almeno uno è stato sorpreso dagli investigatori dell'azienda mentre, a bordo del compattatore Ama, se ne andava a zonzo tra cornetterie e sale slot, per concludere il turno notturno con un pisolino e una visita a una prostituta.

Eppure Gualtieri, dopo le scuse e il mea culpa, sceglieva di mostrarsi ottimista quanto alle prospettive del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti in città. Promise infatti una capitale più pulita, in tempi nemmeno troppo remoti e assicurò che la gestione dei rifiuti della città fosse già, dal suo punto di vista, «in costante miglioramento». «Tranquillo lo sarò solo quando avremo raggiunto l'obiettivo, ma stiamo sulla strada giusta», spiegava a Lucia Annunziata, dicendosi sicuro che: «il problema dei rifiuti sarà risolto sicuramente entro la fine del mio mandato, io spero che già con il Giubileo, che sarà una sfida, saranno evidenti i miglioramenti».

Pure sulla disastratissima società Ama, il primo cittadino di Roma rivendicava l'avvio di un percorso «di modernizzazione» con cui la giunta capitolina conta di trasformarla «in un'azienda efficiente», il tutto anche «con scossoni e contraccolpi» inevitabili, stando a Gualtieri, «quando si cambiano cose consolidate». Insomma, così riassumeva il sindaco, che anche se tra «alti e bassi» le cose nel complesso, starebbero andando meglio: «Stiamo assumendo giovani, abbiamo ridotto il numero di inabili a lavorare sulle strade, il nuovo management sta lavorando con grande determinazione», spiegava sei mesi fa.

Oltre ai guai dell'Ama, però, un nuovo corso dello smaltimento dei rifiuti romani passa dal termovalorizzatore. Il sindaco Gualtieri ha scelto Santa Palomba, in provincia di Pomezia. «È fondamentale per Roma questo impianto», concludeva il sindaco dem, «visto che Roma sarebbe l'unica capitale che non ha un impianto di questo tipo: spendiamo soldi per mandare i rifiuti in altre discariche e termovalorizzatori in giro per l'Europa, una cosa scandalosa».

"Abbiamo scoperto che Roberto Gualtieri, oltre a non sentire, riesce però anche a non vedere: non sente perché non è riuscito ad ascoltare tutte le motivazioni per le quali costruire un termovalorizzatore, come lo chiama lui – anche se di fatto è un vero e proprio inceneritore - a Santa Palomba è una follia; non vede perché non è riuscito ad accorgersi delle centinaia di persone arrivate sotto il Campidoglio a manifestare contro la costruzione di questo ecomostro". Sono le parole del sindaco di Pomezia, Veronica Felici, una replica alle dichiarazioni rilasciate da Gualtieri nel corso della trasmissione "Un giorno da pecora" su Rai 1. 

Il primo cittadino Gualtieri, ha detto che "non ci sono molte proteste" per la realizzazione del termovalorizzatore/inceneritore. Una frase che non è piaciuta a chi sul territorio, ormai da mesi, porta avanti la sua battaglia quotidiana contro l'impianto. 

"Noto con piacere che il sindaco di Città Metropolitana riporti analisi su come le altre città europee gestiscano lo smaltimento dei rifiuti" conclude il sindaco di Pomezia. "Si dimentica sempre però che non sta parlando di piazzare un inceneritore della città di Roma, ma in un territorio che coinvolge la città di Pomezia e i Comuni limitrofi. Avesse fatto tutte queste belle considerazioni "green" perché intenzionato a istallare l’inceneritore nel territorio del Comune di Roma, lo avremmo ascoltato molto volentieri. Così, invece, Roberto Gualtieri continua a fare l'ecologista con il Comune degli altri".

Insomma Gualtieri proprio non ne azzecca una: il piank rifiuti della capitale è un vero e proprio disastro, mentre anche la scelta del metodo migliore, a suo dire, di costruire un inceneritore, non raccoglie consensi, e non poteva essere altrimenti: chi vorrebbe un inceneritore pericoloso per la salute sotto casa? Il mandato del sindaco Gualtieri si fa tutto in salita, e chissà mi domando, se riuscirà mai a concluderlo degnamente!

 
 
 

CANCELLARE GESÙ NON SIGNIFICA INTEGRAZIONE E MULTICULTURALISMO!

Post n°1702 pubblicato il 23 Dicembre 2023 da scricciolo68lbr
 

CI RISIAMO. QUANDO ARRIVANO LE FESTE I FANATICI DEL GLOBALISMO CI PROVANO SEMPRE.

Anche quest’anno come ogni anno da un po' di tempo a questa parte, riparte l'attacco e si registrano manifestazioni di intolleranza nei confronti delle tradizioni religiose del nostro Paese, indebitamente fatte passare per possibili lesioni di altrui convincimenti oppure azioni atte a non urtare la sensibilità altrui: stupidaggini! E c’è pure chi vuole la profanazione del Santo Natale, trasformandolo in "festa dell’inverno" oppure registriamo chi decide in autonomia, di sostituire in una recita natalizia (accade a Padova) Gesù con un anonimo «cucù».

Costoro devono avere l’onestà intellettuale di ammettere che si tratta di una scelta propria e non scomodare altre religioni, perché con questi sistemi l’Italia conferma la sua debolezza nel difendere tradizioni che hanno valenza anche di natura culturale.

Tuttavia, al di la delle buone intenzione o della malizia in certe scelte, quando in una scuola si arriva a cancellare dalla canzoncina di Natale, destinata ad un pubblico composto di bambini senza malizia, la parola Gesù sostituendola con «cucù» (la cometa viene giù non per annunciare Gesù ma per fare cucù), come è successo ad Agna, in provin-
cia di Padova, significa che certi individui sembrano senza speranza. In nome di un malinteso multiculturalismo, in nome dell’accoglienza, in nome dell’integrazione, finiamo per dimenticare chi siamo. Io mi domando da anni: come si fa a dialogare con qualcuno se
smettiamo di essere noi stessi? Come si fa a integrarsi con qualcun altro se distruggiamo tutto quello che siamo? Se cancelliamo la nostra storia e le nostre tradizioni? Stiamo fa-
cendo di tutto per tagliare le nostre radici. Eppure dovremmo sapere che le civiltà sono come gli alberi: senza radici, risecchiscono e muoiono.

 
 
 

IL NO AL MES NON È UNA TRAGEDIA!

Post n°1701 pubblicato il 23 Dicembre 2023 da scricciolo68lbr
 
Tag: #mes

LA STAMPA MAINSTREAM DIPINGE LA DECISIONE DEL PARLAMEMTO ITALIANO DI NON RATIFICARE LA MODICA AL MES COME UNA TRAGEDIA. VI SPIEGO PERCHÈ NON È COSÌ.

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"Una tragedia". Per i giornalai e la stampa nostrana mainstream (di sinistra), l'aver votato "no" al Mes, meccanismo europeo di stabilità, equivarrebbe, per il nostro Paese, a un danno incalcolabile. Le pagine del gruppo Gedi (ossia di Repubblica e della Stampa, vale a dire di casa Elkan Agnelli) sono lenzuolate di dolore, con titoli da far tremare le vene dei polsi. «Un no che Meloni pagherà caro», strilla Marcello Sorgi sul giornale sabaudo, che vagamente sa pure un po' di beanche tanto celata minaccia. «Grave errore, Roma isolata nella Ue», va in soccorso Tito Boeri sul medesimo quotidiano. «Strappo con l’Europa», si preoccupa la testata fondata da Eugenio Scalfari. «Scelta folle che isola il Paese e lo rende più debole dentro e fuori», rincara la dose Romano Prodi, che da una settimana a questa parte è resuscitato dall’oltretomba. «Danni a tutta la Ue. L’Italia inaffidabile torna a preoccupare alleati e mercati», sentenzia in sovrappiù il giornale diretto da Maurizio Molinari. Per non essere da meno anche il Corriere della Sera ha voluto dire la sua, scomodando un becchino d’eccezione, ovvero Mario Monti. «Adesso l’Italia esca dall’angolo» è il titolo dell’editoriale in cui si presuppone che votando contro il Mes sia finita. Pezzo di approfondimento dello stesso tono degli altri: «La (brutta) fiera delle ambiguità. Così si riaffaccia il fronte populista». Ho voluto fare una piccola rassegna stampa, restringendo il campo ai giornaloni, e posso serenamente dire quanto sia facile per questi quotidiani e gli editori che li controllano deformare la realtà. Infatti, a testate unificate qualcuno ha deciso (neppure troppo difficile da immaginare chi sia), che dire no al Mes, ossia al fondo Salva Stati (ma sarebbe meglio dire "Salva banche", degli altri, in particolare della Germania) sia un grave errore che l’Italia pagherà a caro prezzo. Anzi, secondo l’organo unico del partito catastrofista, sta già pagando, con l’aumento dello spread e un crescente isolamento. Ma né l’una né l’altra cosa si stanno verificando. La prima, ossia il differenziale fra i nostri titoli di Stato e quello dei bund tedeschi, è semplicemente un’aspettativa di quanti sperano che il nostro Paese sia punito perché loro non hanno ottenuto ragione. Da Monti a Prodi, i principali becchini del Mes, passando per i vari commentatori, erano tutti certi di una reazione negativa dei mercati di fronte alla bocciatura del Meccanismo europeo di stabilità: peccato che il giorno dopo il voto parlamentare che ha messo la parola fine su una discussione che andava avanti da anni, i cosiddetti investitori internazionali non hanno fatto un plissé. Anzi: lo spread è leggermente calato. Dunque, invece di reagire negativamente, si può dire che se il mercato non l’ha presa con favore, di certo la decisione del Parlamento italiano non ha spaventato nessuno, men che meno i grandi fondi d’investimento internazionali. Del resto, se rifiuti di assoggettarti alle norme capestro per assicurarti di avere credito anche in una futura crisi bancaria e finanziaria, vuol dire che ritieni di non correre alcun rischio e dunque il no al Mes si traduce in pratica in un messaggio rassicurante, che non può certo allarmare i desk delle società che pianificano su quali mercati puntare. Quanto all’isolamento in Europa e alla preoccupazione degli alleati, di cui a Repubblica e in altre redazioni sono tanto sicuri, forse è bene segnalare che sulle principali testate del Vecchio continente non c’è traccia né della decisione presa ieri alle Camere né dei giudizi allarmati ed allarmanti che sarebbero stati emessi dalle principali cancellerie. Non c’è giornale che abbia espresso critiche nei confronti della decisione, né articolo che abbia messo in dubbio l’affidabilità del nostro Paese, che - evidentemente - sta tutto nelle teste dei colleghi che ieri hanno steso veli funebri e articoli a tinte fosche. Però, oltre ai riflessi negativi che non si sono verificati, c’è un altro aspetto interessante ed è costituito dal fatto che la grande stampa pare sorpresa che Giorgia Meloni abbia tenuto fede alla parola data. Evidentemente abituati a politici burattini sinistroidi che promettono una cosa e poi ne compiono un’altra, i cronisti parlamentari di parte nostrani, invece di lodare la coerenza del presidente del Consiglio, la bacchettano. Fino all’ultimo infatti, avevano scommesso che il governo sarebbe stato costretto a fare retromarcia, ma una volta sbugiardati, invece di fare ammenda se la prendono con chi ha mantenuto la parola. Semmai ci sarebbe stato da prendere per i fondelli altri personaggi, come ad esempio Giuseppe Conte o il Pd. Loro sì hanno dimostrato di essere facili banderuole. Il capo dei 5 stelle nel 2018, prima di accoppiarsi con i compagni, era un fiero avversario del Mes, poi nel 2021, quando già era spacciato, ignorando le disposizioni del Parlamento, diede il via libera alla procedura di ratifica. Giovedì, dopo aver sparato a zero su Giorgia Meloni, è tornato sui suoi passi votando contro: un normale esempio di politico che segue il vento, pronto a tutto e al contrario di tutto. Lui si, Conte, il principe degli indecisi e dei cambio idea all'ultimo minuto. Anche nel Pd un tempo erano contrari, da Enrico Letta a David Sassoli non ne volevano sapere del Mes. Ma poi è arrivata Elly Schlein, che credo capisca di Mes quanto io di fisica nucleare, ed ecco rivoltata la frittata. Quei pochi che il trattato che regola il Meccanismo europeo di stabilità lo hanno letto veramente, come ad esempio il nostro Giuseppe Liturri, sanno che cosa ci siamo evitati e si rallegrano per la decisione della maggioranza. Gli altri parlano per partito preso. O meglio, per il partito che vorrebbero essere, vale a dire la sinistra tedesca e francese, che a differenza della nostra fa l’interesse del proprio Paese.

 

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