|
|
Creato da Spitama il 17/06/2009
Impressioni e pensieri di uno qualunque
|
Pensiero del giorno
L'egoismo consiste nel fare la propria felicità dall'infelicità di tutti gli altri. (Henri Lacordaire)
Area personale
Menu
... MA INSOMMA CHI È ?

Ultimi commenti
I miei Blog Amici
- sara 1971
- BEFFA.NAAAAAAAAAAA
- AsCoLtA Il CuOrE
- lamia borsarossa
- rieccomi
- navigando
- assicuratriceinrosa
- Il mio blog
- campo_di_marzo
- paesaggi dell'anima
- urania
- che dire?
- gira se la voi gira'
- gipsytizzy
- per la vita
- sexythink
- il mio mondo
- un mondo d'amore
- comunicare
- leggerezze
- diario di bordo
- un mondo di fantasia,originalità e tanta demenzialità!
- ITALIANOinATTESA
- pensieri e varia umanità
- Fumetti e Parole
- C'è vita solo dove c'è amore
- anima controversa
- finestra sul mondo
- semplicemente Me
- albatrho.s
- Astenersi perditempo
- articolo 21
- per te marilù
LO SCAFFALE
La “mente”, cioè la nostra coscienza consapevole del mondo, è un aspetto fondamentale della società. Con questo libro Paul Davies, uno scienziato che non professa alcuna religione tradizionale, afferma che c'è un livello più profondo di comprensione e spiegazione, che si può chiamare Dio, per cui, anche se non si può dire che noi siamo il fine dell'esistenza dell'universo, gli esseri umani sono una parte essenziale dell'organizzazione del mondo.

----------///-----------///-------///----------///----------
Rchard Dawkins, biologo evolutivo e membro della Royal Society, con questo suo libro non solo vuol dimostrare, con stile piacevole e argomentazioni provocatorie, l'assoluta improbabilità di un essere superiore, creatore del cielo e della terra, ma soprattutto denunciare come ogni forma di religione possa trasformarsi in fondamentalismo, fomentare guerre e condizionare la mente dei bambini.

----------///-----------///-------///----------///----------
Se volete conoscere i pensieri di un chimico alquanto stravagante, che con i suoi alambicchi si costruiva ogni tipo di “sballo”, e nonostante ciò è riuscito a guadagnarsi, nel 1993, un premio Nobel per la Chimica. Leggetevi questo libro. Simile ad un esplosivo laboratorio di idee, Kary Mullis ci sfida a mettere in discussione l'autorità della scienza dogmatica. Dalla sua penna scoprirete come vive, lavora e si diverte una delle menti più brillanti dell'ultimo secolo.

----------///-----------///-------///----------///----------
<< La nostra vita è un opera d'arte, che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no>>, questo pensiero è tratto dal libro con il quale lo scrittore ci propone la sua soluzione personale al secolare problema di come deve essere una vita felice. Se volete scoprire un nuovo metodo per apprendere l'arte di essere felici e forgiare la propria vita in modo originale, leggetevi questo libro. E, dalla penna di uno dei pensatori più noti e influenti al mondo, potrai conoscere il suo pensiero e ascoltare i suoi consigli, a mio avviso, utili e attuabili.

BACHECA PARROCCHIALE: AVVISI
Gentili parrocchiane, non dimenticate la vendita di beneficenza. È un buon modo per liberarvi di quelle cose inutili che vi ingombrano la casa. Portate i vostri mariti.
----//----
Venerdì prossimo alle ore 17 ci sarà il primo incontro del Gruppo Giovani Madri. Tutte le ragazze della Parrocchia che desiderano diventare giovani madri possono rivolgersi al parroco, nel suo studio.
----//----
Il Gruppo di recupero della fiducia in sé stessi, si riunisce venerdì sera alle ore 19. Per cortesia usate la porta sul retro.
----//----
Per favore mettete le vostre offerte nella busta, insieme ai defunti che volete far ricordare.
----//----
Un nuovo organo è stato installato in Chiesa. E' stato donato da uno dei nostri parrocchiani, in memoria di sua moglie.
GLI INTRAMONTABILI
I VIZI CAPITALI
ACCIDIA
In un giardino, un vagabbonno dorme
accucciato per terra, arinnicchiato,
che manco se distingueno le forme.
Passa una guardia: - Alò - dice - Cammina !
Quello se smucchia e j' arisponne: - Bravo !
Me sveji propio a tempo ! M' insognavo
che stavo a lavorà ne l' officina !
GLI INTRAMONTABILI
I VIZI CAPITALI
AVARIZIA
Ho conosciuto un vecchio
ricco, ma avaro; avaro a un punto tale
che guarda li quattrini ne lo specchio
pe' vede raddoppiato il capitale.
Allora dice: - Quelli li do via
perché ce faccio beneficenza;
ma questi me li tengo pe' prudenza...
E li ripone nella scrivania
GLI INTRAMONTABILI
I VIZI CAPITALI
GOLA
Un Gatto s' incontrò con un amico
Come va ? - Se campicchia... - E indove stai ? -
Dice: - Lavoro in quer palazzo antico.
Uh ! Li sorci che acchiappo ! Nun te dico
Nun finischeno mai !
Che strage ! Che macello !
Fa piacere a vedello !
Però nella soffitta der palazzo,
c'è la moglie d'un sorcio co' la fija
e quelle, poveracce, nu' l' ammazzo:
prima per un riguardo a la famija
eppoi perché me fanno
trecento sorci all' anno...
In certe circostanze è necessario
un po' de sentimento umanitario
GLI INTRAMONTABILI
I VIZI CAPITALI
INVIDIA
Su li stessi gradini de la chiesa
c'è uno sciancato co' la bussoletta
e una vecchietta co' la mano tesa.
Ogni minuto lo sciancato dice:
- Moveteve a pietà d'un infelice
che so' tre giorni che nun ha magnato...
E la vecchia barbotta: - Esaggerato !
GLI INTRAMONTABILI
I VIZI CAPITALI
IRA
Lidia, ch'è nevrastenica, è capace
che quanno liticamo per un gnente
se dà li pugni in testa, espressamente
perché lo sa che questo me dispiace.
Io je dico: Sta' bona, amore mio,
ché sennò te fai male, core santo...
Ma lei però fa peggio, infino a tanto
che quarcheduno je ne do pur'io
GLI INTRAMONTABILI
I VIZI CAPITALI
LUSSURIA
Pe' un ladro, un assassino o un mentitore
c'è sempre un modo pe' arriva' ar Signore
l'importante è che ce sia er pentimento
pure che fosse a l'urtimo momento
La Chiesa vanta tanti pensatori
furgide menti, ma prima peccatori
che passorno la vita a fa' baldoria
prima de sorge a 'na Cristiana Gloria
Frate Abelardo fu propio uno de questi
che prima de studia l' Antichi Testi
era famoso pe' certe inclinazioni
che perse poi cor tajo dei cojoni
GLI INTRAMONTABILI
I VIZI CAPITALI
SUPERBIA
Quello che te fa danno è la modestia:
- disse un Cavallo a un Ciuccio- ecco perché
nun sei riuscito a diventà una bestia
nobbile e generosa come me ! -
Er Ciuccio disse: - Stupido che sei !
S'io ciavevo davero l'ambizzione
de fa carriera, a st'ora già sarei
Ministro de la Pubbrica Istruzzione
| « Otto marzo: Viva le donne ! | Elogio della Cellula » |
A Roma in quei giorni
Era il 17 settembre del 1870, quando sul sagrato della basilica di San Pietro fu rinvenuta vicino ad un ombrello un perversa e profetica “pasquinata”. << Santo Padre benedetto / ci sarebbe un poveretto / che vorrebbe darvi un dono / questo ombrello. È poco buono, / ma non ho nulla di meglio. / Mi direte: “A che mi vale ?” / Tuona il nembo, Santo Veglio, / e se cade il temporale ? >>.
Neanche a dirlo e due giorni dopo la Roma papalina viene totalmente circondata e la mattina del 20 si apre il fuoco con pezzi di artiglieria sul tratto di mura fra Porta Pia e Porta Salaria. Alle 10 del mattino si apre un breccia, attraverso la quale i bersaglieri italiani entrano in città e giungono subito a ridosso della città Leonina. Alle 14 i generali Cadorna e Kanzler firmano a Villa Albani la capitolazione della città; il giorno dopo Cadorna, su richiesta del Papa, occupa anche la città Leonina, tranne il Vaticano. È la fine della Roma di Pio XI e del potere "temporale" dei Papi.
Così Roma inizia la sua storia “italiana” all'insegna dell'euforia. Il cambiamento del suo stato da capoluogo pontificio a capitale d'Italia, diffonde in tutta la popolazione una frenesia per il nuovo che si manifesta prima di tutto nell'atto fondamentale che va compiuto; quello dell'assenso dei romani a entrare a far parte dell'Italia. Che, secondo legge, è regolato da un plebiscito. A organizzarlo è la giunta di governo nominata dal generale Raffaello Cadorna il 23 settembre; la presiede il duca di Sermoneta, Michelangelo Caetani. Se ne discusse la formula; il governo avrebbe voluto che fosse espressa una riserva sull'indipendenza spirituale del Papa, ma la Giunta ritenne opportuno attenersi al sistema già adottato per le altre annessioni. Piuttosto furono esclusi gli abitanti di Borgo, quartiere a ridosso del Vaticano, perché si pensava che quella zona rientrasse nella giurisdizione di quest'ultimo, dove Pio XI si era rinchiuso considerandosi “prigioniero” dello Stato italiano. Il plebiscito si tenne il 2 ottobre.
Avevano diritto al voto a Roma 45.000 cittadini, escluse le donne e i bambini, e nel resto del Lazio 127.000; poco meno di 5000 si astennero dalle urne romane, e poco più di 32.000 nel resto del Lazio. Il risultato diede a Roma 40785 voti al "sì" e solo 46 al "no"; mentre nel resto del Lazio si ebbero 92.809 “sì” e 1464 “no”. Però gli abitanti della Città Leonina esclusi dal voto vollero egualmente esprimere il loro parere ed eressero un urna in piazza Pia; fu un assenso totale, con 1566 “sì” e nessun contrario. Un vero trionfio, tanto che ogni 2 ottobre per molti anni venne celebrata sulla piazza del Campidoglio la << Festa del plebiscito >>, e una strada ancora oggi ricorda l'evento, tra piazza Venezia e piazza del Gesù.
Da parte sua Pio XI il primo novembre del 1870 emanava l'enciclica Respicientes, nella quale dichiarava l'occupazione dei domini della Santa Sede << ingiusta, violenta, nulla e invalida >>, affermando di versare in tale cattività di non poter esercitare liberamente e sicuramente la suprema autorità pastorale. Dichiarava pertanto che erano incorsi nella “più grave scomunica” tutti quelli che insigniti di qualsivoglia dignità, anche degna di specialissima menzione, avevano perpetrato l'usurpazione dello Stato Pontificio e della città di Roma. Era dunque impossibile qualsiasi dialogo tra la Santa Sede e, non solo il Governo italiano, ma anche quelle persone impegnate a livello romano nell'amministrazione della Città.
Come a dire: Pio XI vedeva ancora pioggia a catinelle da tutte le parti e nessuno riusciva a fargli capire che il “temporale” era ormai bello che finito. Eppure il popolano di Roma era da tempo che glielo ricordava con tutta una serie di detti e proverbi marcatamente anticlericali, a stigmatizzare l’opinione che, a ragione, si era costruita nei confronti delle istituzioni e soprattutto del clero. Detti e proverbi nei quali si riscontravano tutti i limiti della condizione umana, in un vasto campionario di peccati e bassezze varie che non si potevano denunciare apertamente ma che risultano più che evidenti in tutta una serie di locuzioni che esprimevano, inequivocabilmente e con il solito linguaggio arguto e dissacrante, la considerazione che i romani avevano del potere cui erano sottomessi: “A Roma Iddio nun è trino ma quatrino” , “Chi a Roma vo’ gode’, s’ha da fa frate”, “Indove ce so’ campane, ce so’ puttane”, “Li Santi nun se ponno creà senza quatrini”, “Piove o nun piove, er Papa magna”,“Sta scritto su la porta der curato: chi s'empiccia mor'ammazzato”. Guardatevi come era Porta Pia in quei giorni, e come si vestivano a quei tempi....

|
|





Inviato da: simona_77rm
il 05/03/2013 alle 17:39
Inviato da: raffabis2
il 12/09/2012 alle 14:01
Inviato da: ginevra1154
il 04/09/2012 alle 21:56
Inviato da: giramondo595
il 26/08/2012 alle 21:58
Inviato da: ba_rm
il 12/05/2012 alle 20:57