Creato da fiumecheva il 06/05/2005

Fiumecheva

E continuo a camminare

 

 

Correvo veloce

Post n°1166 pubblicato il 05 Agosto 2020 da fiumecheva
 

Correvo veloce.
Oh si! Come correvo!
Vento tra i capelli, sulle zolle appena arate nei campi.
L’odore della terra smossa inebriava, era fresca e umida.
Non ero sola, i miei fratelli mi seguivano in quasi ogni impresa.
Una vita fa.
Ma io ancora corro come il vento dentro di me e l’odore della terra mi dafelicità totale.
E ci sono ancora i miei fratelli accanto a me.
Ci sono giorni che il camminare mi fa sentire parte del suolo che calpesto,come se radici sottilissime si diramassero nel profondo fino ad arrivare al cuoredella terra.
C’è stato un periodo della mia vita in cui al mattino al risveglio invece dibuongiorno come prima parola pronunciavo “Vaffanculo!!!!”.
 Vaffanculo, è di nuovo giorno.
Vaffanculo a questa vita che chiede solo e soltanto.
Ora mi alzo e felice mi dico:” Wow! Sono ancora qui!”
 La vita non ha smesso di pretendere, ilgiorno nuovo spesso è la ripresa delle difficoltà del giorno prima. Ma sonoancora qua e la voglia di combattere non mi è passata.
Quest’anno ho compiuto sessant’anni, e mi sento vecchia.
Non è la “nonnitudine”, no, anzi, il mio piccolo scricciolo, mi fa sentire piùviva che mai e soprattutto al posto giusto.
No, è semplice consapevolezza, che io vivrei bene se non fossi qui in questaepoca fatta di momenti effimeri e superficiali.
Ho compiuto sessant’anni in un anno strano, fatto di chiusure e semi riapertureche mi ha tolto la libertà di respirare e mi ha fatto scoprire ancora di piùquanta gente è cattiva e incoerente.
Un giorno, le stesse persone, sono al balcone a sparare al vecchietto solitarioche passa e pochi giorni dopo sono in giro per ristoranti e spiagge. Un giornopiangono miseria e pochi giorni dopo vanno in vacanza a destra e a manca (manon erano senza soldi?). Un giorno piangono per gli amici lontani, poi quandofinalmente si possono incontrare…. Ma per carità che mi stia lontano!
Questo anno strano ha fatto emergere tanti affetti da bipolarismo.
E io? …. Forse qualche segno è rimasto anche su di me
Ho bisogno di pace e lentezza, di piedi ben piantati a terra, che a correre cipensa il mio cuore.
La mia famiglia si unisce di più nelle difficoltà.
Ma spesso mi accade, ultimamente, che nel colmo della felicità nell’osservarela mia famiglia, io mi senta come in una bolla.
Sono nella mia bolla e vedo i frutti della mia vita andare avanti senza di me.
Sono felice, ma anche triste…. No… non triste… non so….
Vado i giardino a sentire la terra sotto i piedi…
sono parte di questo….
Il cuore della terra mi chiama.

 
 
 

Matrimonio

Post n°1165 pubblicato il 05 Agosto 2020 da fiumecheva
 
Tag: Diario

16/07/2020
Ed eccoci al momento.

Domani si entra in scena e io inizio ad avere ansia.
Veramente già ieri mattina , mentre ero in auto per andare al lavoro, così senza motivo la gola si è chiusa e ho iniziato a piangere dall’emozione improvvisa che mi aveva sorpreso.
Del giorno del mio matrimonio ho, a un certo punto, perso la memoria.
Ricordo la sarta che mi aiutava a vestire la parrucchiera che mi pettinava e poi la mia discesa per le scale di casa e sotto tutti i parenti. Mio zio Giordano che si commuoveva alla mia vista e mio padre che scherzosamente gli diceva:” Cosa fai piangi tu? E’ mia figlia, non la tua, io devo piangere”
baci di mio padre non sono stati tanti, lui dimostrava il suo affetto in altro modo, e quindi me li ricordo tutti, uno l’ho ricevuto proprio quel giorno.
Ebbene si, scendevo le scale, i parenti le voci gioiose e poi il vuoto.
Il giorno dopo mi sono svegliata nella mia nuova casa, molto prima di lui. Ho fatto un giretto, tutto era nuovo e l’odore del legno impregnava l’aria. Mi sono seduta in sala da pranzo, appoggiata al lucido tavolo ho osservato le mie mani, la fede mi sembrava così grossa e pesante e mi chiedevo se sarei stata in grado di fare tutte le cose che avevo sempre visto fare a mia madre.
Era il dicembre 1980, domani dopo quasi 40 anni rifarò quel corridoio della stessa chiesa.
1980 era al braccio di mio padre, 2020 sarò a quello di mio figlio per accompagnarlo all'altare.
Ora sfido chiunque a non avere neanche un minimo di emozione.
Avrò scelto il vestito giusto?
Riuscirò a camminare senza inciampare?
Non farò sfigurare i miei adorati ragazzi?
Riguardo la foto di quel giorno: Mio padre era tutto impettito e io sembro crollare dal sonno, forse è per quello che non ricordo nulla, dormivo!
Domani voglio ricordare tutto.
Sarà un bellissimo giorno.
Soprattutto per Il Bel Tenebroso e La Principessa Sorriso   
Dai! Speriamo non mi prenda un attacco di narcolessia!
Un bel respiro … 1… 2… 3… pronti e via!!!!!

 
 
 

60 anni

Post n°1164 pubblicato il 18 Maggio 2020 da fiumecheva
 
Tag: Diario

17-05-2020

Ultimamente, moralmente, non sono al top.
Diciamo che ho momenti on e altri off.
Mi sento bene e magari sto pure ridendo divertita, ma ecco che all’improvviso mi sale la malinconia che presto diventa tristezza, la gola mi si chiude e le lacrime sono li a pungermi gli occhi.
Non mi riconosco allo specchio e nelle foto che mi fanno, la vista del mio orizzonte si avvicina sempre più…
Nel periodo di lockdown.
Il silenzio di questi ultimi due mesi, mi ha fatto stare bene e l’idea che tutto torni come prima un po’ mi angoscia.
Scrivo di me.
E’ giusto che il mondo si riprenda e sono triste per chi ha subito troppi danni da questa situazione.
Ma scrivo di me, di questo bisogno di lentezza e tranquillità.
Tutto corre troppo velocemente.
Il tempo soprattutto.
Ed ecco l’orizzonte che si avvicina sempre più.
Ieri ho compiuto 60 anni.
E tra i vari pensieri da depressa, che spesso tengo per me, ecco che accade una cosa bellissima.
Il mio compagno mi porta nel grande prato dietro casa, li dove c’è il pozzo e dove di fianco ho fatto piantare un salice ( un giorno ai piedi di quel salice riposerò, ecco i miei pensieri depressi che fanno capolino, mannaggia!)
Non c’è il sole, ma avvicinandomi, appena la casa non copre più la vista del prato, ecco che il sole è come se ci fosse più splendente che mai.
Li su quel prato tutta la mia famiglia si è riunita e un lungo tavolo, con sopra la torta più bella che abbia mai visto, spicca in mezzo a tutto quel verde….
Ho una famiglia meravigliosa.
Beh! Ragazzi, piango un altro po’, ma di felicità….
Il resto ve lo lascio immaginare


 
 
 

Quarantena

Post n°1163 pubblicato il 03 Maggio 2020 da fiumecheva
 
Tag: Diario

Viviamo da due mesi in un tempo sospeso dove tutto è rimasto …. Fermo.
Mi fa tornare in mente un vecchio film visto parecchio tempo fa e che mipiacque così tanto che l’ho ancora nel cuore: Brigadoon. Un film del 1954diretto da Vincente Minnelli e con il mitico Gene Kelly nelle vesti del protagonista.
Due turisti americani, amici, capitano per sbaglio in un villaggio scozzese,Brigadoon, che ha una particolarità: compare per un solo giorno ogni cento anni.I due turisti vivono una giornata intensa tra balli e canti. Il protagonista,interpretato da Gene Kelly, si innamora perdutamente di una ragazza del villaggio. Ma arrivata la fine del giorno, i due amici devono ripartire e il paese scompare nella nebbia dove non apparirà che fra 100 anni. Il protagonista ritorna alla sua vita di sempre, nel cuore ha sempre la dolce ragazza di Brigadoon,ma sa che non la rivedrà mai più. Spera forse di dimenticarla ma non è così e tormentato e forse un po’ folle torna in Scozia. Dove sorgeva Brigadoon c’è solo una vallata vuota, ma la forza del suo amore sveglia il villaggio eccezionalmente prima del tempo…
Ora ho voglia di rivedere il film…

 
 
 

Accade che...

Post n°1162 pubblicato il 01 Maggio 2020 da fiumecheva
 
Tag: Diario

Sono nella veranda della sala da pranzo, seduta in una vecchia poltrona con a fianco il mio nipotino di quasi tre anni. Stiamo mangiando noci e semi di zucca. È un rito ormai. Io sbuccio i semi e lui li mangia
“Sei proprio uno scoiattolino”
“Tu sei nonna scoiattolo!”
E mi porge un pezzetto di noce che io velocemente mangio.
È felice e ogni tanto appoggia la testolina sulla mia spalla. Ho il cuore gonfio.
“Sei il mio cocchino? Sei il cocchino della nonna!”
“No tu sei cocchina!”
“Io sono la tua cocchina?”
“Allora siamo due cocchini, tu il mio e io la tua?”
Fa sì con la testolina, mentre con la bocca piena mastica i semi.
“Mangione! Ne hai messi troppi in bocca!”
Lui mi sorride con lo sguardo da furbetto
Tira un forte vento, che fischia tra i tetti e agita paurosamente i pini difronte a casa, ma noi siamo al riparo.
“Nonna, quanto vento!”
“Eggià! Speriamo non butti giù i nidi degli uccellini!”
Guardiamo tutti e due preoccupati le chiome che ondeggiano.
A volte ci mettiamo seduti sul dondolo, nei nostri pomeriggi in veranda, e mentre il sole filtra tra i rami, tra un gioco e la lettura di qualche favoletta,  restiamo in ascolto del canto degli uccelli, è rilassante.
Il cinguettio degli uccellini è il nostro sottofondo musicale, siamo preoccupati per loro. E per tutto questo vento.
Ma qualcosa ci distrae
Si apre all’improvviso il cancello elettrico.
Guardare l’orologio è un arco riflesso.
E’ mio figlio, il padre del piccolo, che torna dal lavoro.
Entra col furgone rosso della ditta per cui lavora
E accade che, è un attimo, la gola mi si chiude e le lacrime pungono le ciglia.
Sono qui seduta su questa vecchia poltrona, vecchia e cigolante come me, e nello stesso tempo sono proiettata in un’altra epoca. Anche allora dal cancello entrava un furgone rosso. Rosso era il colore che avevo scelto io. Non aveva insegne, ma ci avevo applicato delle lettere adesive per formare il suo nome e così tutti, in città riconoscevano il suo furgone.
Nonno scoiattolo ormai manca da due anni e scoiattolino non può ricordarlo,aveva solo nove mesi.
Il cuore fa male.
Sospiro.
Accade che a volte al colmo della felicità, nei momenti più sereni, sprofondi nella malinconia.
Mi riprendo e guardo orgogliosa mio figlio che abbraccia suo figlio.


 
 
 
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