Creato da fiumecheva il 06/05/2005

Fiumecheva

E continuo a camminare

 

 

Cesena o Alessandra?

Post n°1169 pubblicato il 24 Marzo 2021 da fiumecheva
 
Tag: Diario

“Allora Alessandro, che nome vorresti dare alla tua sorellina?”
Mi sorride e mi guarda con la sua solita aria da furbetto
“Cesena!”
“Cesena?!! No dai non puoi chiamare la tua sorellina Cesena!”
“Allora Alessandra!”
“Alessandra è un bel nome, ma ci sei già tu di Alessandro, unico e inimitabile”
Allora inizio l’elenco di nomi.
Per primi quelli che mi piacciono
“No quello no”
“No quello ce lo abbiamo già (forse riferendosi al fatto che ha zie amichedella mamma che già portano quel Nome)”
“No quello è come quello della mia maestra.”
Poi quelli così così
“No quello non mi piace”
“Anche questo: nooooo.”
E menomale penso io!
Poi anche quelli Improponibili che lo fanno scompisciare dalle risate.
E giù di solletico e di nuovo risate.
Insomma non c’è un nome che gli piaccia più di Cesena o Alessandra
“Vabbè! Un nome salterà fuori, come è accaduto per te un po’ all’ultimo minuto.
 E sarà bellissimo come la sorellina chearriverà”

Cara Sorellina di Alessandro,
                                   questoè solo uno dei tanti giochi che faccio con il tuo fratellone.
Mamma e babbo decideranno il tuo nome.
Intanto Ale ed io siamo qua che tra un gioco e l’altro ti aspettiamo insieme atutta la nostra grande famiglia.
Siamo tanti sai? Tra nonni, bis nonni, zii e prozii.
Una bimba.
Non vedo l’ora che tu nasca, ma non avere fretta, ogni cosa ha il suo tempo.
Che già il tempo per me va troppo veloce. No, non avere fretta, voglio godermiquesta impazienza, e immaginarti fino a quando sarà giunto il momento giusto.
Mi attende un’estate meravigliosa come 4 anni fa…

“Allora Ale, come chiamerai la tua sorellina?”
“Cesena!!!!”
“Ma dai!!!!!”

 
 
 

Cinque biscotti

Post n°1168 pubblicato il 18 Marzo 2021 da fiumecheva
 
Tag: Diario

Mi sveglio, come ogni mattina, molto prima del sorgere del sole.Gli occhi gonfi e lacrimanti, il solito mal di testa, per non parlare della schiena. Ah! La vecchiaia!I mici, dietro la porta chiusa della camera, reclamano la loro colazione.Con i capelli dritti e gli occhi appannati esco dalla camera, i miei “bambini” mi dimostrano gioia appena mi vedono. Ma non è per me che sono così affettuosi, ma per la pappa che presto gli servirò. Mi accompagnano verso le scale strusciandosi alle gambe e a volte tagliandomi la strada. Un giorno di questi riusciranno nel loro tentativo di uccidermi facendomi ruzzolare dalle scale… Ah! No! Li attende la pappa, e forse, solo per questo mi stanno risparmiando il colpo finale.Eccomi! Sono in cucina e naturalmente prima di tutto bisogna riempire le ciotole, così poi sarò libera di dedicarmi a me.Gli occhi continuano a lacrimare, il naso è chiuso ed evito accuratamente di guardarmi allo specchio. Perché come ogni mattina sono felice e non voglio guastarmi l’umore. Amo quell’ora prima di andare a lavorare, prima che il sole sorga, con il silenzio nelle strade e in casa, ora che i mici soddisfatti hanno i loro musini affondati nelle ciotole.Quest’ora è solo per me.Mi lavo e mi vesto, nel frattempo le mie birbe hanno finito di far colazione ed è il momento per farli uscire in giardino. Escono tutti e tre come razzi.L’aria è decisamente “frizzante”! Brrr!Ed ora mentre loro scorrazzano in giardino, metto panni in lavatrice e faccio partire il programma.Solo lo swish della lavatrice e in lontananza il rumore del mare e stamattina del ventoAll’improvviso un lampo nel cielo e un tuono.Precipitosi come sono usciti, i miei tre coraggiosi tre moschettieri, rientrano, hanno deciso che in casa si sta meglio. Mi risparmiano di richiamarli prima di uscire per andare al lavoro.Quando sono via preferisco che stiano in casa, e c’è un modo perfetto per farli accorrere: il suono dei premietti, o meglio dello scrocchiare della busta che li contiene. Oggi non c’è stato bisogno, ma i premietti li servo comunque.Loro si mettono comodi e io mi aggiro lentamente per casa, il mal di testa e alla schiena si attenuano, gli occhi continuano a lacrimare e nonostante il disastro che ho visto poco prima allo specchio ( purtroppo ho dovuto farlo), sono felice.C’è pace nella mattina ancora buia e sono felice. Anche quando a volte mi sento triste.Mi siedo al tavolo per il mio corso si spagnolo. Un quarto d’ora a ripetere o completare frasi. L’unico viaggio che ho fatto è stato 2 anni fa, verso la meta dei miei sogni da ragazzina: Spagna.Vorrei tornarci un giorno e magari con il mio compagno.Intanto studio spagnolo e mi diverto.Si avvicina il momento di andare al lavoro.Preparo la mia solita colazione, caffè, latte e biscotti.Ho messo su tanti kg in questo ultimo anno. Guardo la scatola dei biscotti… devo fare qualcosa.Da ora in poi la mattina inzupperò solo cinque biscotti.

 
 
 

Tu lottavi contro i pitoni

Post n°1167 pubblicato il 04 Marzo 2021 da fiumecheva
 
Tag: Diario

Tu lottavi contro i pitoni e nell’arena con i leoni.
Ti arrampicavi sugli alberi come Tarzan.
E’ così che i miei figli ed io ti abbiamo sempre descritto.
Si, un po’ ti prendevamo in giro, con affetto, per i tuoi racconti coloriti, dai toni forti e che sapevano un po’ delle storie di Indiana Johns.
Esagerato forse, ma forte lo sei sempre stato per davvero, nella tenacia, nelle scelte di vita, per amore della tua compagna, e di quel figlio preso da ragazzino, per amore della terra .
La mia primogenita era piccolissima, quando sei entrato a far parte della famiglia, faticava a pronunciare il tuo nome. “Zio Pisso” ti chiamava e tu le sorridevi sempre.
Sei stato il padrino del mio secondogenito ed eri a fianco alla madrina, la tua compagna per la vita, per il battesimo del terzogenito.
Se anche non lo sei di sangue, di fatto sei lo zio dei miei figli.
Non mi sono dimenticata di tutte le volte che sei venuto in nostro soccorso, le volte che ci hai aiutato nei traslochi, conoscevi ormai bene ogni vite e chiodo dei mobili che ci portavamo dietro. La prima potatura ai pini del giardino di casa ce l’hai fatta tu. Se volto lo sguardo in su verso le loro chiome, ancora è viva in me l’immagine di te arrampicato tra i loro rami.
Poi la separazione e per tanti motivi non ci siamo più visti fino a quel periodo triste che si è concluso con la scomparsa di quel cognato, il padre dei miei figli, che a volte ti faceva arrabbiare, ma al quale eri affezionato come a un fratello. Ti ho conosciuto che avevi i capelli e baffi neri. Ti ho ritrovato imbiancato, ma sempre forte e sanguigno e allo stesso tempo tenero coi ragazzi.
Due notti fa te ne sei andato e….. Cavolo! Non è giusto!
Una fetta di paradiso ti spetta, devono dartela per forza. Devono lasciarti coltivare il tuo orto, e lavorarlo con il tuo trattorino ” ruznon” (Rugginone per tutta la ruggine che aveva quando lo hai acquistato).
Si, una fetta di paradiso deve essere per forza tua per tutte le volte che ti sei speso per gli altri senza mai chiedere nulla in cambio.
Io non ho dimenticato….😢

 
 
 

Correvo veloce

Post n°1166 pubblicato il 05 Agosto 2020 da fiumecheva
 

Correvo veloce.
Oh si! Come correvo!
Vento tra i capelli, sulle zolle appena arate nei campi.
L’odore della terra smossa inebriava, era fresca e umida.
Non ero sola, i miei fratelli mi seguivano in quasi ogni impresa.
Una vita fa.
Ma io ancora corro come il vento dentro di me e l’odore della terra mi dafelicità totale.
E ci sono ancora i miei fratelli accanto a me.
Ci sono giorni che il camminare mi fa sentire parte del suolo che calpesto,come se radici sottilissime si diramassero nel profondo fino ad arrivare al cuoredella terra.
C’è stato un periodo della mia vita in cui al mattino al risveglio invece dibuongiorno come prima parola pronunciavo “Vaffanculo!!!!”.
 Vaffanculo, è di nuovo giorno.
Vaffanculo a questa vita che chiede solo e soltanto.
Ora mi alzo e felice mi dico:” Wow! Sono ancora qui!”
 La vita non ha smesso di pretendere, ilgiorno nuovo spesso è la ripresa delle difficoltà del giorno prima. Ma sonoancora qua e la voglia di combattere non mi è passata.
Quest’anno ho compiuto sessant’anni, e mi sento vecchia.
Non è la “nonnitudine”, no, anzi, il mio piccolo scricciolo, mi fa sentire piùviva che mai e soprattutto al posto giusto.
No, è semplice consapevolezza, che io vivrei bene se non fossi qui in questaepoca fatta di momenti effimeri e superficiali.
Ho compiuto sessant’anni in un anno strano, fatto di chiusure e semi riapertureche mi ha tolto la libertà di respirare e mi ha fatto scoprire ancora di piùquanta gente è cattiva e incoerente.
Un giorno, le stesse persone, sono al balcone a sparare al vecchietto solitarioche passa e pochi giorni dopo sono in giro per ristoranti e spiagge. Un giornopiangono miseria e pochi giorni dopo vanno in vacanza a destra e a manca (manon erano senza soldi?). Un giorno piangono per gli amici lontani, poi quandofinalmente si possono incontrare…. Ma per carità che mi stia lontano!
Questo anno strano ha fatto emergere tanti affetti da bipolarismo.
E io? …. Forse qualche segno è rimasto anche su di me
Ho bisogno di pace e lentezza, di piedi ben piantati a terra, che a correre cipensa il mio cuore.
La mia famiglia si unisce di più nelle difficoltà.
Ma spesso mi accade, ultimamente, che nel colmo della felicità nell’osservarela mia famiglia, io mi senta come in una bolla.
Sono nella mia bolla e vedo i frutti della mia vita andare avanti senza di me.
Sono felice, ma anche triste…. No… non triste… non so….
Vado i giardino a sentire la terra sotto i piedi…
sono parte di questo….
Il cuore della terra mi chiama.

 
 
 

Matrimonio

Post n°1165 pubblicato il 05 Agosto 2020 da fiumecheva
 
Tag: Diario

16/07/2020
Ed eccoci al momento.

Domani si entra in scena e io inizio ad avere ansia.
Veramente già ieri mattina , mentre ero in auto per andare al lavoro, così senza motivo la gola si è chiusa e ho iniziato a piangere dall’emozione improvvisa che mi aveva sorpreso.
Del giorno del mio matrimonio ho, a un certo punto, perso la memoria.
Ricordo la sarta che mi aiutava a vestire la parrucchiera che mi pettinava e poi la mia discesa per le scale di casa e sotto tutti i parenti. Mio zio Giordano che si commuoveva alla mia vista e mio padre che scherzosamente gli diceva:” Cosa fai piangi tu? E’ mia figlia, non la tua, io devo piangere”
baci di mio padre non sono stati tanti, lui dimostrava il suo affetto in altro modo, e quindi me li ricordo tutti, uno l’ho ricevuto proprio quel giorno.
Ebbene si, scendevo le scale, i parenti le voci gioiose e poi il vuoto.
Il giorno dopo mi sono svegliata nella mia nuova casa, molto prima di lui. Ho fatto un giretto, tutto era nuovo e l’odore del legno impregnava l’aria. Mi sono seduta in sala da pranzo, appoggiata al lucido tavolo ho osservato le mie mani, la fede mi sembrava così grossa e pesante e mi chiedevo se sarei stata in grado di fare tutte le cose che avevo sempre visto fare a mia madre.
Era il dicembre 1980, domani dopo quasi 40 anni rifarò quel corridoio della stessa chiesa.
1980 era al braccio di mio padre, 2020 sarò a quello di mio figlio per accompagnarlo all'altare.
Ora sfido chiunque a non avere neanche un minimo di emozione.
Avrò scelto il vestito giusto?
Riuscirò a camminare senza inciampare?
Non farò sfigurare i miei adorati ragazzi?
Riguardo la foto di quel giorno: Mio padre era tutto impettito e io sembro crollare dal sonno, forse è per quello che non ricordo nulla, dormivo!
Domani voglio ricordare tutto.
Sarà un bellissimo giorno.
Soprattutto per Il Bel Tenebroso e La Principessa Sorriso   
Dai! Speriamo non mi prenda un attacco di narcolessia!
Un bel respiro … 1… 2… 3… pronti e via!!!!!

 
 
 
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Eggià, triste ma vero casetta2.... Ciao :-)
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Grazie Cherrysl :-) Ciao :-)
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Grazie :-) Si sto bene :-)
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Grazie La.cozza :-)
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