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Fratel missionario

Post n°2579 pubblicato il 30 Marzo 2018 da namy0000
 

Biagio Conte, “fratel, il missionario laico, l’eremita, il pellegrino che a Palermo dagli anni 1980 offre accoglienza e nuovi motivi di vivere ai senzatetto della città, ospitandoli nelle case della Missione “Speranza e carità”, ha trascorso dieci giorni e dieci notti di digiuno e preghiera, sotto il colonnato delle Poste centrali di via Roma a Palermo, coricato su un giaciglio buttato sul freddo lastricato. Proprio lì qualche tempo fa trovarono morto Vincenzo, un senza fissa dimora che era stato assistito dalla Missione, e dove tanti altri senzatetto bivaccano anche oggi cercando un po’ di protezione dalle ingiurie dell’inverno e de passanti. Lo ha fatto per scuotere le coscienze insensibili di fronte alle esigenze dei più bisognosi che in città sono sempre numerosi. ‹‹Ma come è possibile››, ci dice, ‹‹che nel 2018 in una grande città come Palermo, come in tutte le altre, con le risorse e la tecnologia che oggi possediamo, si possa ancora morire di stenti per strada, abbandonati da tutti?››. ‹‹Ritornando in Sicilia, a settembre, dopo un lungo pellegrinaggio per l’Italia a portare la Croce di Gesù nelle piazze, ho visto le nostre case d’accoglienza strapiene. Ma per i mille senzatetto che ospitiamo, almeno altri cinquecento sono nelle condizioni di dormire all’addiaccio e magari morire per strada››, racconta il missionario. L’ultimo è stato Giuseppe, un palermitano di 57 anni, accolto alla Missione allo stremo delle forze e morto dopo nove giorni d’agonia in una stanza d’ospedale. ‹‹Così ho iniziato il digiuno, per scuotere le coscienze di tutti. Per schiaffeggiare l’indifferenza verso questi fratelli. Perché ognuno faccia la sua parte››. Aveva già fatto un digiuno, fratel Biagio, nel 1992, quando scelse la Stazione Centrale, dove si erano rifugiati una settantina di clochard. ‹‹L’intento era lo stesso: gridare alla città intera che non poteva più far finta di nulla, dimenticarsi di chi viveva senza più speranze ai suoi angoli››. E poi un’altra volta ancora, davanti al vecchio “disinfettatoio comunale” in rovina, per altri 13 giorni, fino a quando l’amministrazione decise di concedergli lo stabile di via Archirafi 31 per aprire la prima delle case d’accoglienza della Missione. ‹‹Quello che è accaduto nei giorni scorsi a Palermo sotto i portici delle Poste è stato un vero miracolo e noi lo possiamo testimoniare››, dice Riccardo R., giornalista freelance, uno dei volontari storici della Missione che ha dormito accanto a fratel Biagio le notti scorse, mettendo a repentaglio la salute minata da seri problemi respiratori, sperimentando con lui ‹‹l’umiliazione di quando ti negano di entrare in una toilette, ma soprattutto l’enorme solidarietà dei tantissimi che ci hanno fatto compagnia e con la loro presenza ci hanno detto di tener duro››. Migliaia di palermitani sono andati a portare un saluto al missionario, una parola, una stretta di mano, un grazie. Tra di essi tanti senzatetto: ‹‹Loro m’hanno insegnato a costruirmi il giaciglio con le scatole di cartoni e le coperte di pile››, dice il missionario. Loro sono andati ad asciugare l’acqua piovana sul porticato, a dargli un bacio prima di tornare sulle strade a chiedere l’elemosina. A visitare Conte è stato un lento solidale fiume umano che nell’ultimo giorno fino alle due di notte ha quasi travolto fisicamente il fondatore di “Speranza e carità”, stremato dal digiuno. Gente comune, giovani, anziani, religiosi e autorità: da una delegazione del Parlamento Belga, all’arcivescovo di Palermo, che alla seconda visita ha voluto portare con sé, dalla cattedrale, centinaia di giovani. ‹‹Ho visto tanti commuoversi e piangere, altri pregare con lui, anche di diverse fedi o non credenti. Qualcuno perfino convertirsi, davanti alla forza spirituale del missionario››, afferma Rossi. Come quel giovane di Enna, racconta Riccardo, che ha confessato a Biagio di aver perseguitato a lungo un alcolista, per puro bullismo. Ora ha deciso di ospitarlo in casa propria. ‹‹Anche Giuseppe, dopo aver girato attorno al missionario che digiunava per ore, alla fine ha preso coraggio e lo ha avvicinato. E adesso aprirà la sua abitazione ai senzatetto››, racconta Rossi. Biagio Conte rammenta un altro incontro: ‹‹Un giovane padre, disoccupato e senzatetto, s’è inginocchiato davanti a me per salutarmi, Alla fine, prima di rialzarsi, ha messo le mani in tasca. Ci stavano solo 30 centesimi. “Tienili, Biagio, è tutto quello che ho”, mi ha detto. Era l’evangelico obolo della vedova. Ma se un povero fa questo, cosa può fare una città intera per i suoi ultimi?››, commenta il missionario. ‹‹Anche per questi gesti intimi di solidarietà ho deciso di smettere il mio digiuno. Ora so che c’è speranza per questi nostri fratelli››. Poi rilancia: ‹‹Si apra un luogo d’accoglienza in ognuno dei 24 quartieri della città. I poveri hanno bisogno del nostro aiuto, ma anche noi abbiamo bisogno di loro, perché solo donando ci si salva››” (FC n. 7 del 18 febbr. 2018).

 
 
 
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