Creato da namy0000 il 04/04/2010

Un mondo nuovo

Come creare un mondo nuovo

 

Messaggi di Luglio 2020

La focaccia

Post n°3376 pubblicato il 12 Luglio 2020 da namy0000
 

La focaccia

Una focaccia preparata e cotta  obbedendo. Un’obbedienza fatta tutta di fede e di umiltà, come la focaccia, fatta tutta di farina e di olio. Elia aveva fede, e ha trasmesso la sua fede alla donna pagana di Zarepta. Questa ha ubbidito, ha fatto la focaccia per Elia, e Dio l’h premiata: infatti la farina e l’olio dei suoi recipienti non finiva mai, per tutto il tempo della carestia. Così Gesù vuole che i suoi ubbidiscano, perché siano sale della terra e luce del mondo.

Ubbidire….. parola antipatica, non ti pare? Ma diventa sinonimo di benedizione quando esprime fede. I discepoli debbono accogliere le sue parole ubbidendo, senza sostituirle con i pensieri del mondo privo di Dio.

Che meraviglia! Discepoli poveri, mansueti, misericordiosi, puri di cuore, operatori di pace, decisi a fare la volontà del Padre pur se perseguitati, sono una meraviglia e un prodigio più grande della farina e dell’olio che, invece di calare, crescono nei recipienti della vedova povera. Una vera benedizione per il mondo e benedetti essi stessi! Proviamo a ubbidire!

 
 
 

Il ritorno dei pattini

Post n°3375 pubblicato il 12 Luglio 2020 da namy0000
 

Il ritorno dei pattini

(Il Post 11 luglio 2020)

A causa delle restrizioni per il coronavirus e di TikTok, da mesi è pieno di ragazzi che ballano e fanno acrobazie pattinando

Pattinare sta tornando di moda a causa delle restrizioni imposte per contenere il coronavirus e grazie a TikTok, il social network più usato dagli adolescenti per condividere brevi e divertenti video. Il fenomeno è particolarmente diffuso negli Stati Uniti ed è stato raccontato da molti giornali, dal New York Times a BuzzFeed, ma sta arrivando anche in altri paesi e regioni, tra cui l’Europa.

Le restrizioni agli spostamenti e l’imposizione del distanziamento fisico hanno comportato la sospensione degli sport di squadra, costretto molte persone a fare sport in modo solitario a casa, in giardino o nei dintorni della propria abitazione; inoltre molti stanno cercando modi alternativi ai mezzi pubblici per spostarsi, come le biciclette e i monopattini. Tutte queste ragioni hanno portato al successo del pattinaggio, che si può praticare in garage, nella strada sotto casa, al parco senza creare assembramenti, e che permette anche di spostarsi per tragitti non troppo lunghi. In più pattinare è divertente e non troppo difficile, non è costoso e permette di comprarsi un oggetto colorato che mette di buon umore. Per finire, soddisfa la nostalgia per gli anni Settanta, Ottanta e Novanta, che negli ultimi anni è stata un fattore importante nel determinare anche come ci vestiamo.

I pattini, sia i quad a quattro ruote che quelli con le rotelle allineate (i cosiddetti pattini in linea), non si vedevano così tanto dagli anni Novanta: da allora erano stati soppiantati da altre forme di trasporto e divertimento all’aperto. Ad aprile però, dopo l’approvazione delle misure restrittive in alcuni degli Stati Uniti, le vendite dei pattini sono aumentate. Tom Hyser, uno dei direttori del marketing di Rollerblade, l’azienda fondata nel 1980 che ha reso popolari i pattini in linea, ha raccontato al sito GearJunkie che c’è stato un aumento nelle richieste del 300 per cento negli ultimi due mesi. John Rushin, direttore del marketing di K2, un altro grosso produttore di pattini in linea, ha detto che prima delle restrizioni «le vendite erano paragonabili a quelle dell’anno precedente. In quel momento niente faceva pensare che sarebbe successo qualcosa di grosso. Poi, una volta arrivato aprile, l’interesse e le vendite per i pattini in linea sono aumentati all’improvviso».

Secondo Rushin, questo successo «ha qualcosa a che fare con l’interruzione della stagione degli sci e degli sport invernali» a causa del coronavirus, perché i pattini in linea assicurano un’esperienza simile a quella degli sci, del pattinaggio e dell’hockey su ghiaccio. Inoltre gli adolescenti che negli anni Ottanta e Novanta passavano i pomeriggi sui Rollerblade, ora sono adulti che spesso hanno figli a cui insegnare a pattinare. Sia Rollerblade che K2 hanno notato che lo sport si è diffuso in varie fasce demografiche: tra giovani, adulti, uomini, donne e classi socioeconomiche diverse.

Contemporaneamente, i social network, soprattutto Instagram e TikTok – dove l’hashtag #roller-skating ha più di 2 miliardi di visualizzazioni – si sono riempiti di video di gente che pattina e di tutorial su come farlo, con la conseguente nascita di nuovi marchi di pattini e abbigliamento dedicato. Il New York Times ha parlato, per esempio, con Marawa Ibrahim, che vende una linea di pattini e di vestiti: ha raccontato che «da quando è iniziato il lockdown, le vendite sono salite. Siamo rimasti completamente senza pattini, come tutti i rivenditori». Secondo lei, che pattina da quando aveva due anni, il motivo «è il connubio perfetto tra social media come TikTok, il lockdown e gente in cerca di cose visualmente kitsch».

Tra le persone che più hanno contribuito alla moda dei pattini su TikTok c’è l’attrice e ballerina Ana Coto, che ha 29 anni e vive a Los Angeles. Coto ha iniziato a pattinare tre anni fa, e a febbraio ha aperto un account su TikTok interamente dedicato a video in cui la si vede pattinare ballando nelle strade della città. Uno dei suoi video più famosi, sulla colonna sonora di Jenny From the Block di Jennifer Lopez, è stato visto più di 2,1 milioni di volte su TikTok.

Coto non è l’unica: sui social ci sono sempre più video di ragazzi impegnati in acrobazie sui pattini e ragazze che danzano, eseguendo complicate coreografie. Tra loro c’è Marician Dedeaux Brown, che ha 23 anni, vive in California e fa parte del corpo dei Marines: ha iniziato a pattinare tre mesi fa dopo aver visto video di ragazze che lo facevano su TikTok e ora ha aperto anche lei un account: ha quasi 120mila followers e alcuni suoi video hanno superato le 600mila visualizzazioni. Secondo Brown, pattinare aiuta a scaricare la tensione, ma è terapeutico anche per chi deve restare in casa a causa del lockdown perché trasmette un senso di leggerezza e divertimento.

Per finire, il ritorno dei pattini è in qualche modo legato alle proteste contro il razzismo in seguito alla morte di George Floyd e alla richiesta di maggior attenzione verso le persone nere, le minoranze in generale e la loro cultura. Il pattinaggio è stato molto praticato dalla comunità nera e ha avuto un ruolo importante anche nella nascita dell’hip hop, visto che molti rapper si esibivano sulle piste di pattinaggio quando gli era proibito farlo altrove, come ha raccontato anche il documentario United Skates, uscito nel 2019.

In molti hanno raccontato che nella comunità afroamericana underground il pattinaggio non era mai passato di moda e si tenevano feste a tema. Toni Bravo, una ventenne che vive in California, ha creato un account su TikTok per spiegare come la cultura nera abbia aiutato a definire la cultura del pattinaggio. C’è anche chi ha partecipato sui pattini alle manifestazioni antirazziste del movimento Black Lives Matter.

 
 
 

Venite a me

Post n°3374 pubblicato il 10 Luglio 2020 da namy0000
 

Il giogo leggero della libertà da noi stessi

‹‹Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero›› (Matteo 11,25-30).

Quando lo Spirito santo entra nel cuore porta con sé una serie di regali – sette per l’esattezza – e uno di questi è l’Intelletto. Questo dono non è una caratteristica personale, non lo detiene solo chi è intelligente, altrimenti non sarebbe per tutti, come lo Spirito santo, che è Signore e dà la vita a tutti, e quindi non può essere classista, non è precluso a coloro che sono meno dotati.

Eppure è capacità di capire il “nesso” delle cose, verrebbe dal latino intus-legere o intus-ligare, ossia quell’attività di intendere come le cose sono connesse fra di loro (ligare) e consente di vedere oltre (legere) l’apparenza sconnessa dei fatti e delle espressioni. Comunque la sua caratteristica è uno sguardo interiore (intus) sulle cose. Ancora di più viene da pensare che sia roba per cervelloni.

Il nesso più profondo delle cose è la trama dell’opera di Dio, il filo rosso della Provvidenza che si dipana dentro la storia e che, come si dice, scrive diritto sulle righe storte.

E se tutto questo sembra qualcosa che richieda enormi capacità intellettive, va detto che non siamo sulla cattiva strada: non richiede, infatti, abilità inaudite, ma del tutto fuori portata dell’intelligenza umana. Qui è il punto del Vangelo di questa domenica: intendere il nesso provvidenziale delle cose non si fa per capacità propria, ma per dono di Dio.

‹‹Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli››.

Per conoscere il segreto bello di tutto non bisogna essere colti o qualificati, ma piccoli. Questa Sapienza, altro dono dello Spirito santo, entra per un’intuizione umile di sé, che è ben altra Scienza (ulteriore dono divino) che non è l’erudizione, ed è quella che ogni liturgia eucaristica ci invita a praticare come porta di ingresso della celebrazione: ‹‹per celebrare degnamente i santi misteri, riconosciamo i nostri peccati››, si accede alla luce perché si viene dalla tenebra.

 

Conoscere la propria povertà, ma non nel senso dei propri difetti, di cui magari si è analizzatori indefessi per quell’orgoglio  che mal sopporta i limiti e odia le fragilità, ossia per superbia; si tratta invece di riconoscere i peccati, il male fatto in pensieri, parole , opere e anche omissioni, che poi sono le più gravi, visto che il male fatto è di certo brutto, ma mai quanto il bene non fatto di cui ha preso il posto, la cosa bella che si doveva fare “invece” e che era da praticare.

Dio rivela i suoi segreti a coloro che conoscono la propria miseria, a quelli che ricordano il loro blackout di amore e hanno consapevolezza della parte nera del proprio cuore.

Con Dio si vince quando si perde, si diventa forti quando si ammettono i peccati, si diventa sapienti quando ci si trova stupidi, si diventa adulti quando ci si ammette piccoli, si entra nella pace quando si riconoscono le proprie ossessioni.

C’è un giogo leggero da prendere, quello che Cristo sa donare ed è pieno di Spirito santo: è il giogo della libertà da noi stessi (Fabio Rosini, FC n.27 del 5 luglio 2020).

 
 
 

Identità misteriosa

Post n°3373 pubblicato il 09 Luglio 2020 da namy0000
 

LAIKA, l’artista di strada dall’identità misteriosa che fa coparire le sue opere di denuncia e solidarietà sui muri di Roma

(FC n. 27 del 5 luglio 2020)

Nome in codice: Laika. Nessuno conosce la sua identità, anche se è una delle più importanti street artist italiane.

Noi la sentiamo al telefono, la sua voce è modificata.

Nelle foto si presenta con una maschera bianca, una maglia con il cappuccio e i capelli di colore arancione come i pantaloni. Ama affiggere le sue opere ai muri e si definisce una “attacchina”. Ma di sicuro è molto di più. Attraverso il suo tratto sa rielaborare una contemporaneità grigia, dove a trionfare sono gli eccessi. Laika dosa bene l’ironia, strizza l’occhio ai tifosi della Roma con il tributo a Daniele De Rossi, si scaglia contro la brutalità con l’immagine di Giulio Regeni che abbraccia Zaki, (detenuto nelle carceri egiziane ndr). Le sue due ultime opere sono ancora più militanti: Ni Una Mas e Wall of Shame. ‹‹Una delle piaghe della nostra società è la violenza sulle donne. Ho avuto l’onore di poter partecipare a un’asta di beneficenza con altre artiste su questo argomento, e così è nata Ni Una Mas. Attraverso i miei lavori voglio approfondire certe tematiche, sensibilizzareportare alla luce l’orrore. Sono andata in Messico, una terra dove il tasso di femminicidi è altissimo. Sono stata a Ciudad Juárez, mi sono immersa in quella realtà, raccontata soprattutto dallo scrittore Roberto Bolafio in 2666. Sento la necessità di prepararmi prima di esprimermi. Invece Wall of Shame è un grido che nasce dalla rabbia. Bisognava trasmettere un messaggio forte: stop al razzismo, ai leoni da tastiera che discriminano sui social, che si accaniscono sugli indifesi. Viviamo in un periodo di forti tensioni, che si trasformano in odio. Non dobbiamo accettarlo, il sangue non è mai una soluzione. Nel documentarmi il malessere mi è entrato dentro. È una questione culturale, radicata nel silenzio, a volte anche nell’inconsapevolezza. Il mio desiderio è di far ragionare sul senso di uguaglianza. Le parole d’ordine devono essere accoglienza, inclusione, integrazione. Siamo un unico popolo, la diversità è un dono. La sconfitta più grande è guardare negli occhi chi ci sta vicino e vedere che non ha più niente di umano, perché ormai è divorato dall’egoismo››, spiega Laika.

Da dove nasce il nome Laika?

‹‹È un omaggio al primo essere vivente mai stato nello spazio: la cagnolina Laika, nel 1957, sullo Sputnik 2. La scoperta di nuovi universi, le stelle, i pianeti, è qualcosa che ci spinge a essere ambiziosi. Cerco sempre di tirare fuori il meglio da me stessa, di cambiare i punti di vista per avere una visione più chiara delle cose››.

Perché ha scelto l’anonimato?

‹‹Dietro a Laika c’è una persona normale, con una vita uguale a quella di tutti gli altri. Voglio mantenere intatti i miei affetti, la mia quotidianità. La maschera è un filtro che mi permette di esprimermi liberamente. Posso essere ironica, contraddirmi, eccedere, indignarmi. Sono sempre stata un’appassionata dell’arte visiva, specialmente della sua componente urbana. Passeggiare per strada, attraverso la mia Roma, mi aiuta molto nell’ideazione di un nuovo lavoro. Ho bisogno di osservare, di superare l’apparenza. Dietro a ogni facciata c’è un’avventura che aspetta››.

Come ha reagito quando è diventata famosa in tutto il mondo per l‘abbraccio tra Regeni e Zaki?

‹‹Sono rimasta sorpresa. Non mi aspettavo che avesse tanta risonanza. In precedenza il caso Zaki aveva ricevuto solo dei trafiletti nella cronaca locale. È terribile quello che è successo a Regeni, e in quel momento stava capitando ancora. Volevo dare un barlume di speranza: “Stavolta andrà tutto bene”, ma era anche un monito per i carcerieri. Forse con quell’immagine sono riuscita a esprimere la gravità della situazione e a spronare nella ricerca della verità. La vittoria è stata far prendere coscienza a tutti della tragedia che si stava consumando. L’obiettivo era far uscire Zaki dalle prigioni egiziane e riportarlo in Italia››.

Come difinirebbe la sua arte?

‹‹È un veicolo di storie che abbracciano più ambiti. Storie di lotta, dalla parte dei diritti universali. Storie che provano ad andare oltre i confini della cronaca. Questo è quello che faccio››.

Lei partecipa spesso a iniziative benefiche.

‹‹Fa parte di me, del mio sentirmi parte costruttiva della comunità››.

 
 
 

Celine

2020, Avvenire 4 luglio.

Caro direttore,​
sono una studentessa di 18 anni che abita a Bergamo. Sono figlia di genitori stranieri: sono nata e cresciuta in Italia. La prima e unica lingua e cultura che i miei genitori mi hanno insegnato da quando sono venuta al mondo è quella italiana. La cultura di origine dei miei genitori mi è quasi completamente estranea. A gennaio, dopo 18 anni, mi hanno consegnato un mio diritto, un diritto molto prezioso per me e per molti altri miei coetanei figli di stranieri residenti: la cittadinanza italiana.

Sin da quando ero piccola, il mio sogno è sempre stato lo stesso: diventare astronauta. Ho sempre saputo che la strada che voglio intraprendere sarebbe stata difficile e, per questo, mi sono impegnata sin dall’inizio in tutto: scuola e sport. I miei genitori hanno fatto (e tutt’ora fanno) molti sacrifici per assicurare a me e ai miei fratelli di poter andare nelle scuole migliori e che in generale non ci mancasse nulla. Dal 2015 al 2018 ho frequentato un liceo scientifico aeronautico: desideravo molto fare esperienze di scambio all’estero dove avrei acquisito un bagaglio culturale linguistico e che mi avrebbe aperto a nuovi orizzonti. Però ogni anno vedevo che tali viaggi erano costosi e i miei genitori non potevano permettersi tale spesa, essendo cinque in famiglia e con mio padre che, ai tempi, non lavorava. Nonostante ciò non ho mollato le ricerche e, grazie alla mia determinazione, ho trovato una scuola che rispecchiava esattamente il mio ideale di scuola: il Collegio del Mondo Unito, 18 scuole internazionali sparse in tutto il mondo dove i ragazzi, provenienti da diverse culture, religioni e situazioni socio-economiche, studiano secondo un programma scolastico internazionale prestigioso (Baccalaureato Internazionale), credendo nell’educazione come una forza che unisce i popoli. Inoltre, il Collegio offre borse di studio in base alla situazione economica della famiglia dello studente. Non ho perso tempo e mi sono iscritta alle selezioni, un processo dove mi sono messa alla prova con ragazzi in gamba provenienti da tutta Italia. Alla fine sono riuscita a entrare nel Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico (UwcAd, Trieste) in un progetto sostenuto dalla Fondazione Cariplo. Questa è stata una grande soddisfazione e manna dal cielo sia per me sia per la mia famiglia: un’opportunità e come primo passo per la realizzazione del mio sogno.
Da poco mi sono diplomata e grazie al Collegio del Mondo Unito ad agosto partirò per gli Stati Uniti, dove studierò Ingegneria Aerospaziale all’Università di Oklahoma con una borsa di studio totale. Desidero molto condividere la mia storia con i miei coetanei e anche con giovani più grandi per ispirarli e incoraggiarli a osare sognare e a non smettere e di combattere per il proprio sogno. Spero, direttore che mi dia l’opportunità di condividere questa storia attraverso il suo giornale. Grazie e cordiali saluti - Celine P. - UwcAd 2018-20

 
 
 

AREA PERSONALE

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Luglio 2020 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31    
 
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

FACEBOOK

 
 
Citazioni nei Blog Amici: 3
 

ULTIME VISITE AL BLOG

namy0000moon_Iil_tempo_che_verralicsi35peIuliaLorenzoletizia_arcurivololowcomelunadinonsolopolpoeta_semplicethorn777les_mots_de_sableCherryslkimtygiacinto.garceasurfinia60
 

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom