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L'aiuola

Post n°3567 pubblicato il 08 Aprile 2021 da namy0000
 

2021, don Luigi Ciotti, FC n. 14 del 4 aprile.

Due immagini potenti e celeberrime aprono e chiudono l’Inferno di Dante: la «selva oscura» in cui il Poeta si «ritrova» nel «mezzo del cammin di nostra vita» smarrita «la diritta via», e le “stelle”, che Dante e Virgilio “rivedono” conclusa la loro discesa nell’abisso infernale.

La «selva oscura» e le «stelle»: la Divina Commedia continua a parlarci, a 700 anni dalla nascita del Poeta, con quella forza che solo possiede la poesia che muove dall’esplorazione della condizione umana, dei suoi abissi e delle sue vette. Poesia ribelle alla vita apatica, inerte, chiusa alla sete di infinito – di Altro e di Oltre – insita nell’animo umano. La vita «sanza infamia e sanza lodo», la definisce Dante, di chi vive solo per sé, indifferente alle storture e ingiustizie del mondo.

La «selva oscura» è immagine quanto mai calzante alla situazione attuale. Da un anno, infatti, la pandemia ci ha gettati in una regione oscura e inesplorata, dove la previsione del futuro è condizionata da molte incognite. Regione dove coabitiamo con un’incertezza alla lunga logorante, nell’impaccio di relazioni mediate da tecnologie che “liofilizzano” l’incontro con l’altro e nella fatica di progetti suscettibili di continue correzioni o revoche. Logorio che in certi casi deprime o persino paralizza lo slancio vitale.

Ma non per tutti, però. C’è chi nell’oscuro e nel torbido da sempre è abituato a razzolare e ingrassare: mafiosi, corrotti, dittatori. Con le rispettive reti criminali. Da sempre il male si rafforza nell’oscurità, nella menzogna e nell’apatia morale, in quelle zone d’ombra dove lecito e illecito non si distinguono e la sola legge riconosciuta è quella del potere. L’uscita dalla pandemia richiede dunque una conversione morale, una trasformazione del cuore e della mente. Sì, perché essa non ha fatto che evidenziare, e in certi casi acuire mali preesistenti, di cui troppi sono stati indirettamente complici con i loro silenzi, le loro inerzie, la loro diserzione etica.

Ma quali sono le guide che nel buio della selva oscura possono condurci fuori, nel punto dove, come Dante e Virgilio, potremo rivedere le stelle? È presto detto: sono gli ultimi, i fragili, gli esclusi. Sono i giovani, nel cui cuore arde potente la sete di infinito. I migranti, vittime di un sistema economico che ha provocato disuguaglianze intollerabili, sfruttando e desertificando il Pianeta.

Infine i poveri, che come ci dice papa Francesco, sono una categoria teologica prima che sociologica e politica. I poveri che, con la loro sola presenza, i loro sofferti silenzi, il loro disperato sperare ci indicano le coordinate per uscire dalla selva oscura dell’ingiustizia e della sopraffazione per rivedere le stelle della giustizia e della verità. Stelle di un mondo a misura di relazione: relazione tra noi umani e tra noi e la Terra che ci ospita e nutre. Casa comune non più recintata e sfruttata dalla brama di possesso dell’Io, ossia dell’«aiuola» - per usare ancora le parole di padre Dante - «che ci fa tanto feroci».

 
 
 

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